L’Ucraina può essere salvata

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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[Per arrestare la violenza] bisogna fermare la polizia, fermare i manifestanti, imporre una DMZ, una zona demilitarizzata e spostare questo conflitto dalle strade al Parlamento. Voglio essere molto franco: il governo non controlla la polizia antisommossa ed è molto difficile per l’opposizione controllare Maidan. E ci sono una serie di forze che sono prive di controllo. Questa è la verità … è il caos, ora. L’Ucraina è in un gran casino

“To stop the riot police, to stop the protesters, to impose a DMZ, like demilitarized zone, and to move this conflict from the streets to the Parliament. I would be very frank that the government does not control the riot police and its very difficult for the opposition to control Maidan. And there are a number of forces who are uncontrolled. This is the truth…is in chaos now. Ukraine is in a big mess”

Arseniy Yatsenyuk, il leader dell’opposizione che fa riferimento alla Casa Bianca

http://www.rte.ie/news/player/2014/0220/20529559-ukraine-is-in-a-big-mess-yatsenyuk/

Tener conto che l’Ucraina proprio in quanto terra di “frontiera” tra Europa e Russia, in virtù della sua storia, della forte presenza di minoranze russe non può essere assimilata forzatamente e sic et simpliciter all’Unione Europea. E poi quali sono gli interessi che sono dietro quella manovra. Allora perché non pensare ad una forma “ibrida”,nella quale si tenga conto della diversità culturale ed etnica dell’Ucraina, che non può fare a meno né della Russia né dell’Europa? Ma non della Russia che è rappresentata dalla politica di potenza di Putin o dell’Europa delle lobby economiche. Ci vuole uno sforzo di creatività, quando i conflitti sono così complessi e si intrecciano al pregresso storico, agli interessi geopolitici e geostrategici, alle contraddizioni mai risolte degli stati-nazione. Allora per iniziare si sgombri il campo da estremismi, si chieda subito che le armi tacciano da una parte e dall’altra, si faccia chiarezza su chi c’è dietro le manifestazioni a Maidan (ci vuole poco a capire che ci sono forti infiltrazioni di gruppi paramilitari di destra e nazisti che sparano come sparano le forze di sicurezza governative), si portino ad un tavolo di trattativa le forze politiche “vere”, da una parte e dall’altra. Si ragioni su ipotesi come quella proposta nell’articolo di Pagina99, di una “doppia partnership” che veda l’Ucraina in parte legata alla UE in parte al nascente blocco eurasiatico costruito da Mosca. Le zone di frontiera, i territori “faglia”, nei quali non sono stati mai sopiti gli effetti di guerre devastanti come la Seconda guerra Mondiale, non possono esser governati secondo i criteri propri degli stati-nazione. Perché sono zone culturalmente, etnicamente, religiosamente ibride. Terre cerniera. Ed allora le soluzioni dovranno tenerne conto. E se l’Unione Europa oggi è troppo coinvolta direttamente, (o meglio Berlino) allora perché non affidare al Consiglio d’Europa la proposta di una mediazione?

Francesco Martone, da facebook

http://www.futurables.com/2014/02/20/la-via-del-dialogo-per-la-salvezza-dellucraina-e-delleuropa/

Ucraina, Jugoslavia, comete di Natale e stelle cadenti di Capodanno – COMBO BOOKIQUE

A cura di Stefano Fait

Paradiso Riconquistato [blog per riformatori - multilingue]

Web Caffè Bookique [Facebook]

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maxresdefaultIl “boss” in uno dei suoi momenti più lucidi (uhuhuhuh)

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2013/07/28/news/ho-inventato-la-bookique-in-un-angolo-dimenticato-1.7496051

Tornando ai temi della serata di mercoledì 18, alle 20:45

LOCALIZZAZIONE: Bookique, via Torre d’Augusto 29, 38122 Trento

http://www.openstreetmap.org/node/1367888812#map=19/46.073017716407776/11.126221418380737

Parleremo di Ucraina e di comete, di come entrambi gli eventi sfiorando la nostra realtà possano influenzare le nostre vite.
1. L’Ucraina come potenziale pericolo di una riedizione della guerra fredda;
2. La cometa ISON, ormai morta, i cui frammenti, cadendo sulla Terra, potrebbero, nello scenario più estremo, generare rischi per la nostra salute o, nello scenario ideale, offrirci uno spettacolo “pirotecnico”;
3. La Cometa di Natale, dal nome benaugurante di Lovejoy.

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Interverranno: Irina, testimone diretta delle proteste a Kiev (in questi giorni è tornata ancora una volta in Ucraina) e Christian Lavarian, astrofilo e divulgatore del MUSE, con proiezioni di filmati, animazioni java, video da internet, ecc.
http://it.euronews.com/2013/12/10/nato-il-futuro-dell-ucraina-e-nell-ue/
Christian Lavarian
www.muse.it
http://www.muse.it/it/il-muse/Chi-Siamo/Staff/Pages/Christian-Lavarian.aspx

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UCRAINA, CAMPO DI BATTAGLIA DELLA NUOVA GUERRA FREDDA

La difficoltà di avere una certa equidistanza necessaria per commentare senza partito preso la situazione è legata anche al fatto che “noi”, inteso come pubblico europeo, siamo una parte in gioco. Mi sembra che rimanga forte la convinzione europea di essere in un certo senso inevitabilmente “i più belli” e che tutti debbano essere attratti da noi. Se qualcuno mostra perplessità, certi della nostra inevitabile attrattiva, cerchiamo e siamo disposti ad accettare solo forza e ricatto da parte dell’Altro (inevitabilmente più brutto) come spiegazione.

Se la premessa è “noi siamo belli, loro sono brutti” rimane difficile comprendere la politica ucraina degli ultimi dieci anni (se non altro perché la riduce a un contrasto tra noi e loro).

Peraltro, può anche essere curioso pensare al narcisismo forse implicito in certa attenzione dedicata alle proteste. È evidente che le proteste meritano attenzione, ma certo vedere centinaia di migliaia di persone che scendono in piazza per dire a noi europei “siete i più belli”… insomma, un po’ di narcisismo forse lo solletica.

Scusa per l’estrema semplificazione (a partire dalla personalizzazione del “noi”), era solo per condividere qualche pensiero. Il mio è uno spunto di riflessione, non l’espressione di un pensiero compiuto (Per intenderci, è evidente che questa gente è in piazza per tanti motivi e non solo per dirci quanto siamo belli, ecc., mille sono le precisazioni e gli appunti possibili)

In bocca al lupo per la serata del 18 e buon proseguimento con le serate alla Bookique!

Giorgio Comai

http://www.dcu.ie/iicrr/Giorgio_Comai.shtml

Ho voluto usare questa comunicazione personale di Comai come “prefazione”, perché la mia presentazione della serata non sarà per nulla equidistante. Sarà la nostra testimone ucraina, che è stata tra i manifestanti, a controbilanciare la mia analisi estremamente critica. Tanto più che i media nostrani, come quasi sempre accade, stanno ascoltando una sola campana – cf. “Noi occidentali, con tutti i nostri difetti, rappresentiamo comunque la maggior approssimazione al Bene, con tutto quel che ne consegue (by default)” – e quindi è essenziale documentare l’altra versione dei fatti.

Il senatore Usa McCain in missione a Kiev per sostenere le proteste. Il repubblicano, ex candidato alla corsa per la Casa Bianca e famoso per le posizioni anti russe, ha incontrato il leader dell’opposizione Klichko.

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Ucraina-il-senatore-Usa-McCain-in-missione-a-Kiev-per-sostenere-le-proteste_32994836617.html

“La can­cel­liera tede­sca ha in mente di schie­rare un nuovo gio­ca­tore in que­sta par­tita, Vitali Kli­tschko. Il cam­pione del mondo dei pesi mas­simi si alle­nerà per diven­tare l’avversario filoeu­ro­peo del filo­russo Janu­ko­vyc, spe­rando che sia lui a fir­mare un accordo di asso­cia­zione con l’Ue», scrive «Der Spie­gel». Secondo il gior­nale Angela Mer­kel e il Ppe avreb­bero scelto Klicko, lea­der dell’Alleanza demo­cra­tica ucraina per le riforme (Udar), come il can­di­dato da soste­nere alle pre­si­den­ziali del 2015 con­tro Janukovyc.

http://ilmanifesto.it/merkel-punta-su-vitali-klitschko/

Tra il 2005 e il 2010 l’Ucraina dovrà essere pronta per un confronto serio con la NATO. Dopo il 2010, il principale nucleo della sicurezza in Europa consisterà in Francia, Germania, Polonia e Ucraina.

Zbigniew Brzezinski (geostratega di riferimento del Pentagono e della Casa Bianca), “La Grande Scacchiera”, 1998

Il futuro dell’Ucraina è in Europa.

Generale Alexander Vershbow, numero due della NATO, al termine dell’incontro annuale della Commissione bilaterale Nato-Ucraina, 10 dicembre 2013

http://it.euronews.com/2013/12/10/nato-il-futuro-dell-ucraina-e-nell-ue/

La possibile entrata dell’Ucraina nella NATO equivale a un’esplosione nucleare tra Mosca e i paesi occidentali. I tentativi di tirare Kiev dentro l’Alleanza Atlantica porteranno a una crisi di enormi proporzioni in Europa, in campo sia militare sia politico. E la stessa Ucraina assisterà a una profonda crisi interna visti i diversi orientamenti culturali della sua popolazione. L’Occidente sottovaluta l’importanza della questione ucraina per la Russia e non percepisce a dovere come Kiev possa rappresentare un grave fattore di destabilizzazione nelle sue relazioni con Mosca. Credere che la Russia sarà prima o poi costretta a mandar già l’entrata dell’Ucraina nell’Alleanza Atlantica è pratica pericolosa che può portare a un’evoluzione catastrofica degli eventi. Del resto molti in Occidente non credevano, fino ad agosto 2008, che la Russia osasse condurre un intervento militare in Georgia. 

Ruslan Pukhov, consulente del ministero della Difesa russa, Limes, dicembre, 2013, pp. 87-88

5 ministri degli esteri di paesi NATO (Germania, Polonia, Svezia, Stati Uniti, Canada) che aizzano la folla contro il governo. Se fosse un ministro cinese o russo a farlo a Londra come reagirebbe la Casa Bianca?

Tra i politici occidentali che si sono subito recati in Piazza dell’Indipendenza a Kiev per promettere il pieno sostegno del proprio paese ai manifestanti figura anche il vicesegretario di Stato Usa, Victoria Nuland – moglie di Robert Kagan, un neoconservatore cofondatore del “Progetto per un nuovo secolo americano” un think tank che aveva scelto come ragione sociale nientemeno che la supremazia americana planetaria.

Un altro ministro degli esteri coinvolto in quest’opera di aizzamento della folla è il neoconservatore svedese Carl Bildt, responsabile di aver condotto la Svezia in una profonda crisi economica e colossale indebitamento (per gli standard svedesi) e noto per la sua ossessione per i sottomarini russi pronti ad invadere la Svezia, nonché uno degli ultimi europei a negare che il golpe contro Allende sia stato orchestrato con l’aiuto della CIA.

Mark Brzezinski, figlio del geostratega polacco-americano Zbigniew Brzezinski, è ambasciatore di Washington in Svezia. È un caso?

Klitschko, ex pugile campione del mondo dei pesi massimi, e probabile sfidante di Janukovyc, ha goduto del sostegno di Rudy Giuliani (già sindaco repubblicano di New York e candidato alla presidenza degli Stati Uniti) per la candidatura a sindaco di Kiev. È amico personale di Angela Merkel.

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“L’EST È L’EST, L’OVEST È L’OVEST E MAI SI INCONTRERANNO”

LA NUOVA JUGOSLAVIA?

Quasi la metà degli ucraini è di madrelingua russa o è comunque molto legata alla lingua e cultura russa.

Il nuovo meme sui media occidentali recita che l’Ucraina occidentale parla ucraino ed è cattolica, mentre quella orientale parla russo ed è ortodossa e quindi: “L’est è l’est, l’ovest è l’ovest e mai si incontreranno” (Kipling).

Sta agli ucraini dimostrare se le loro differenze sono davvero insormontabili o se il mondo ha imparato qualcosa dalla tragedia jugoslava:

Quei popoli si rincontreranno di nuovo

quando la smetteranno di contemplare

il proprio ombelico

Stojan Cerović

Nella crisi jugoslava Alpe Adria ebbe effetti negativi, più che costruttivi: la componente austriaca e quella italiana (capitanata dalla DC friulana) incoraggiarono in diversi modi la Slovenia a staccarsi dalla Jugoslavia, dietro la promessa di nuovi rapporti e vantaggi politici ed economici in Europa…L’Austria, il Vaticano e soprattutto la Germania avevano già deciso di riconoscere le repubbliche separatiste, anche a costo di rompere il fronte europeo. Agli altri paesi sarebbe toccata la responsabilità di decidere se adeguarsi e mantenere in vita il processo di integrazione europea o andare alla rottura con la Germania e l’Austria.

Giulio Marcon, “Dopo il Kosovo”

Nella sua essenza questa era la medesima rappresentazione fabbricata dai regimi di Croazia e Serbia per convincere l’Occidente ad assecondare la spartizione della Bosnia: la guerra doveva risultare uno scontro ‘spontaneo’ tra popolazioni portatrici di ‘civiltà’ inconciliabili. […] È la fabbrica d’una vulgata in cui “civiltà” ha la spiacevole tendenza a funzionare come un’altra pseudocategoria, “razza“, cioè a spalmarsi in ogni individuo, quale che siano le sue idee, come si trattasse d’un patrimonio genetico.

Guido Rampoldi, “L’Occidente allora trovò la sua missione”, Repubblica, 11 luglio 2005

Spiegare la guerra con l’odio tribale è come spiegare un incendio doloso col grado di infiammabilità del legno da costruzione, e non col fiammifero…La teoria dell’odio tribale per spiegare la guerra dei Balcani…è la più astuta delle bugie costruite dai massacratori per nascondere le loro responsabilità e raggiungere i loro obiettivi. Essa ci porta alla follia geopolitica di credere che smembrare un tessuto sociale in parti etnicamente pure sia indispensabile alla sua pacificazione. Solo a scomposizione avvenuta scopriamo che ciascuna delle parti non solo riproduce ma accentua al suo interno le tensioni di prima: c’è più banditismo, più corruzione, più sradicamento, più squilibri sociali, più armi, primitivismo, repressione, censura, fondamentalismo, povertà, odioAnche in Occidente – dalla Catalogna alla Scozia, dal Belgio alla Grecia – l’Europa è piena di ringhiose identità avvitate su se stesse, di anticentralismi frustrati, insofferenze etniche, rabbie metropolitane, vittimismi regionali e provinciali, nazionalismi popolari e microprotezionismi assolutamente identici fra loro eppure sicuri di essere unici nelle loro diversità. Tutti pronti a farsi collettori di tensioni sociali e a farsi cavalcare con ebete arrendevolezza dal primo capopopolo e da vecchie volpi trasformiste munite di giornali e TV. E tutti, ovviamente, certi del proprio incrollabile europeismo e della propria estraneità planetaria ai Balcani.

Paolo Rumiz, “Maschere per un massacro”

NOTA BENE: L’Irlanda del Nord sembrava una causa persa, ora è in pace. Le squadre di basket della ex Jugoslavia sono tornate a giocare nella stessa lega dal 2001.

http://it.wikipedia.org/wiki/ABA_Liga

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EIN REICH, EIN VOLK, EIN MARKT!

IL TTIP COME CAVALLO DI TROIA DELLA NATO?

L’accordo commerciale tra Ucraina e Unione Europea prevede una progressiva “convergenza in politica estera e sulla sicurezza”.

L’accordo di libero scambio transatlantico (Transatlantic Trade and Investiment Partnership – TTIP), includerà anche l’Ucraina, creando un unico mercato standardizzato e controllato dalle multinazionali che si estenderà dalla California al Don.

Ecco lo scatto che compie la storia: una crisi generata dall’asservimento della politica a poteri finanziari senza legge viene ri-raccontata come crisi di democrazie appesantite dai diritti sociali e civili. Senza pudore, JPMorgan sale sul pulpito e riscrive le biografie, compresa la propria, consigliando alle democrazie di darsi come bussola non più Magne Carte, ma statuti bancari e duci forti. Le patologie europee sono così elencate: “Esecutivi deboli; Stati centrali deboli verso le regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; tecniche di costruzione del consenso sfocianti in clientelismo; diritto di protestare se vengono proposte sgradite modifiche dello status quo”. Di qui i successi solo parziali, in Sud Europa, nell’attuare l’austerità: “Abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle Costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna), dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia)”.

Barbara Spinelli, Il giudizio universale di JPMorgan

http://www.repubblica.it/politica/2013/06/26/news/il_giudizio_universale_di_jpmorgan-61862080/

Il nuovo strumento giuridico che consentirà alle grandi compagnie multinazionali di influire sulle scelte sociali e politiche dei singoli Stati europei, allo scopo di affrontare da posizioni rafforzate la competizione globale per l’egemonia sull’economia-mondo del XXI secolo…eliminando quanto più possibile strumenti a garanzia del consumatore come possono essere, ad esempio, controlli, etichettature e certificazioni, ritenuti tutti “barriere indirette” al libero scambio. Il tutto in una gamma di business che va dalla chimica-farmaceutica alla sanità, dalle auto all’istruzione, dall’agricoltura ai cosiddetti commons (i beni comuni come l’acqua), agli strumenti bancari e finanziari. L’esempio più semplice è quello degli organismi geneticamente modificati…le grandi imprese economiche compiono un passo decisivo nella storia del loro rapporto con il potere regolatorio degli Stati: acquisiscono cioè la capacità di intervenire direttamente sul piano legale contro leggi e regolamenti che esse ritengono non conformi ai propri interessi di profitto.

G. Colonna, Clarissa

http://www.clarissa.it/stampa_n.php?id=1900&lan=

L’Ucraina si è detta disposta a siglare un accordo che non la costringa a rescindere precedenti, analoghi accordi con la Russia, la cui economia è molto integrata con la sua. L’Unione Europea ha finora rifiutato. Ma Russia, Bielorussia e Kazakhstan saranno costrette ad alzare le tariffe doganali con l’Ucraina (per evitare di essere invase da merci europee a basso costo), quando quest’ultima abbasserà quelle con l’UE. Questo significa che i maggiori mercati per le merci ucraine saranno persi e non è detto che siano concorrenziali sui mercati europei. Bulgaria, Romania, Moldavia e la stessa Ungheria (in stagnazione dopo due recessioni) non se la stanno cavando benissimo. In cambio le imprese ucraine potrebbero essere spazzate via dalla concorrenza europea. L’UE si è rifiutata di finanziare l’ammodernamento del settore manifatturiero ucraino e ha chiesto di scegliere: o l’Unione o la Russia.

I giovani manifestanti sanno che l’Unione Europea non ha mai promesso di semplificare le procedure per ottenere i visti, figuriamoci la cittadinanza europea?

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DOMANDE

Nel 1998 Zbigniew Brzezinski, architetto della politica euro-asiatica degli Stati Uniti, di origine polacca, pubblicava “La Grande Scacchiera”, in cui scriveva: “Tra il 2005 e il 2010 l’Ucraina dovrà essere pronta per un confronto serio con la NATO. Dopo il 2010, il principale nucleo della sicurezza in Europa sarà costituito da Francia, Germania, Polonia e Ucraina”.

DOMANDA 1: Cosa ne pensano, in genere, gli ucraini, della NATO? Accetterebbero di di diventare la “prima linea” della NATO nell’Est Europa?

L’impressione – dall’esterno – è che Viktor Janukovych non possa permettersi di perdere le elezioni del 2015 perché, come i suoi rivali (es. Tymoshenko), ha molti scheletri nell’armadio e, se vincessero gli altri, probabilmente finirebbe in prigione.

DOMANDA 2: È davvero così? Esistono dei politici ucraini che possono governare il paese in modo onesto, senza svendere l’Ucraina all’Occidente o alla Russia?

Circola da tempo l’idea di separare l’Ucraina in due tronconi, uno pro-NATO (il nord-ovest più povero) e uno pro-Russia (il sud e l’est più ricchi).

DOMANDA 3: gli ucraini dell’est e dell’ovest si sentono davvero così diversi, oppure alla fine preferirebbero stare assieme? C’è un rischio jugoslavo?

Si dice che l’accordo con l’Europa (e con il FMI) significherà austerità, aumento del prezzo del gas del 40%, tagli al welfare, congelamento dei salari. Questo in un’economia già in sofferenza.

DOMANDA 4: Cosa pensano i manifestanti di tutto questo?

Due dei tre partiti dell’opposizione non hanno mai nascosto i loro legami con la Germania.

Il Partito della Patria di Julia Tymoshenko è vicino alla CDU/CSU di Angela Merkel e alla galassia delle sue fondazioni e think tank.

L’Alleanza per la Riforma Democratica dell’Ucraina del campione mondiale di pugilato Vitali Klitschko (che ha terminato la sua carriera in Germania e ricevuto un’onorificenza per aver migliorato le relazioni tra Ucraina e Germania) è anch’essa sponsorizzata dall’istituto Konrad Adenauer.

DOMANDA 5: cosa pensano gli Ucraini dell’influenza tedesca? Ci sono ancora nostalgici della “liberazione” nazista dal comunismo? Pensano che la Germania porterà benessere, oppure che sfrutterà l’Ucraina?

Svoboda (Libertà) è un partito guidato da Oleh Tyahnybok, che dice di voler lottare “contro la mafia ebreo-moscovita che governa l’Ucraina”. Ha legami con l’ultradestra europea.

DOMANDA 6: Quanta influenza esercita Svoboda tra i manifestanti?

Le Femen hanno urinato su una foto di Yanukovych a Parigi, davanti all’ambasciata ucraina.

DOMANDA 7: cosa pensano le donne ucraine dei loro metodi e stile?

Radek Sikorski è uno dei politici polacchi che sembrano quasi voler guidare la protesta anti-governativa ucraina. È molto vicino agli ambienti neoconservatori americani e forse sarà nominato segretario generale della NATO.

DOMANDA 8: cosa pensano i manifestanti di questo “protagonismo polacco”? È sincero e solidale o c’è qualcos’altro dietro?

Personalmente la mia paura è che l’Ucraina possa diventare il Messico d’Europa, ossia un serbatoio di risorse e manodopera a basso costo che resterà comunque sempre escluso dall’Unione Europea.

DOMANDE 9, 10 e 11: cosa pensano gli ucraini dell’Unione Europea? Non sarebbe meglio non dipendere esclusivamente dall’UE e non considerare la NATO come il suo ticket per la UE? L’Ucraina non potrebbe essere il perfetto intermediario tra Russia e UE, evitando alla Russia la sindrome dell’accerchiamento (es. Ucraina e Georgia nella NATO)?

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LA COMETA DI NATALE E LE STELLE CADENTI DI CAPODANNO – NON CI FACCIAMO MANCARE NULLA!

La cometa Ison è stata scoperta da degli astronomi dilettanti in Russia e Bielorussia nel settembre 2012

Comet C/2012 S1 (ISON), LA EX COMETA DEL SECOLO

Nata 4.5 miliardi di anni fa, disgregatasi il 28 novembre 2013, a 4,5 miliardi di anni di età. [ma sarà davvero così?]

Matthew Knight e io ci stiamo strappando i capelli in questo momento, perché sappiamo che così tante persone tra il pubblico, i media e tra i ricercatori vogliono sapere cosa è successo. Ci piacerebbe saperlo anche noi! [...] Abbiamo una nuova serie di incognite, e questo ridicolo, pazzo, dinamico e imprevedibile oggetto continua a stupirci, confonderci e meravigliarci oltre ogni limite

Karl Battams, astrofisico della NASA incaricato di seguire ISON (dal suo blog)

Il risultato [dell’incontro tra la Terra e i detriti di Ison] sarà una, due, o una manciata di stelle cadenti in più nel cielo sopra di noi per un paio di notti, all’inizio del prossimo anno.

Karl Battams, National Geographic

È naturale restare delusi perché non potremo vedere una cometa spettacolare a occhio nudo, ma per certi versi credo che ISON sia stata un enorme successo. Il modo in cui il mondo si è connesso con ISON attraverso i social media è stato fenomenale. Il nostro sito a tema si è conquistato oltre un milione di visualizzazioni e ho avuto problemi a scaricare le immagini vicino al perielio perché i server della NASA erano enormemente sotto pressione. Quindi forse ISON è stata davvero “la Cometa del Nuovo Secolo.

Matthew Knight

http://phys.org/news/2013-12-comet-ison.html#jCp

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LOVEJOY, LA COMETA DI NATALE

Anche se la cometa ISON è stata ufficialmente dichiarata morta, a Natale 2013 ci sarà comunque una stella cometa a illuminare il cielo. Parliamo di Lovejoy, che farà il passaggio radente attorno al Sole il 22 dicembre prossimo. Non rischia di fare la fine di ISON perché la sua orbita non la porterà così vicina al Sole da rischiare di scioglierla.

http://www.tomshw.it/cont/news/lovejoy-le-foto-esclusive-della-cometa-di-natale/51828/1.html#.Uq2ssyc6wXQ

È assolutamente incredibile. Non pensavo che il nucleo ghiacciato della cometa fosse abbastanza grande da sopravvivere tuffandosi attraverso la corona solare a vari milioni di gradi per quasi un’ora. Eppure la cometa Lovejoy è ancora con noi.

Karl Battams, Naval Research Lab di Washington DC e NASA, dicembre 2011

http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2011/16dec_cometlovejoy/

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COMETE ZOMBIE

Abbiamo trovato un cimitero di comete”, spiega Ignacio Ferrin, astronomo colombiano. “Immaginate tutti questi asteroidi che orbitano attorno al Sole per eoni (unità geocronologica usata in geologia, nda), senza alcun segno di attività. Abbiamo scoperto che alcuni di essi non sono rocce morte, dopotutto, ma sono comete dormienti che potrebbero ritornare in vita, se solo l’energia che ricevono da Sole incrementasse di poco”. Questo non è poi così improbabile: Giove influenza con la sua gravità l’orbita di molti oggetti della fascia degli asteroidi, facendo sì che essi si avvicinino o allontanino dal Sole, quindi aumentando o diminuendo l’energia da esso ricevuta

http://www.galileonet.it/articles/5201f4d3a5717a682b0000df

http://www.ras.org.uk/component/content/article/224-news-2013/2325-a-cometary-graveyard

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Hartley 2 e Tempel 1

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COMETE O ASTEROIDI?

Si era pensato che ISON fosse enorme, dato che splendeva immensamente quando era ancora all’altezza dell’orbita di Giove, a 600 milioni di chilometri circa dal Sole e, stando ai dati raccolti da Hubble, la sua chioma misurava la bellezza di 5.000 chilometri. Che le è successo?

Perché un disfacimento del genere mentre altre comete, come ci spiegano gli astrofisici, “like it hot” e danno il meglio di sé quando si “incendiano” passando vicino al Sole per poi pavoneggiarsi nel cielo? Cosa determina questa differenza di “comportamento”?

Perché negli ultimi giorni si è accesa e spenta a intermittenza, mentre nei mesi precedenti la sua luminosità era assolutamente stabile?

Perché le comete producono una chioma e una coda anche quando la temperatura è sotto zero o vicina allo zero?

Perché molte comete continuano ciclicamente a passare vicino al Sole, anche migliaia di volte (es. Halley 2300 volte), senza sciogliersi e svanire, mentre la povera ISON, che si presumeva fosse enorme (era stata soprannominata la “Cometa del Secolo”), ha fatto flop?

Le immagini dei nuclei delle uniche cinque comete osservate da vicino con delle missioni spaziali (Halley, Hartley 2, Tempel 1, Borrelly, Wild 2) mostrano corpi rocciosi con impatti di crateri. Che differenza c’è rispetto agli asteroidi? Cosa distingue un asteroide da una cometa? Perché il modello prevalente pressupone che le comete siano palle di ghiaccio sporco?

Panspermia

COMETE FONTI DI VITA (E DI MORTE)?

È comunque interessante sapere, a questo punto, che intorno al 12 di gennaio 2014 la Terra attraverserà una scia di piccolissimi detriti lasciati dalla ISON sulla sua orbita mentre si avvicinava al Sole. Non sarà, pare, una pioggia di meteore. I detriti misurano qualche millesimo di millimetro, e scenderanno al suolo come una rada e finissime nevicata. Solo qualche sporadico frammento un po’ più grande potrà ardere nel cielo.

http://www.lastampa.it/2013/12/02/scienza/il-cielo/cometa-ison-in-gennaio-respireremo-la-sua-polvere-FMVejfzGqfqfURxYDcyqMN/pagina.html

“Quando l’astrofisico inglese Fred Hoyle parlò per la prima volta dell’ipotesi della panspermia, pochi lo presero in considerazione. L’idea che i mattoni della vita fossero giunti sulla Terra dal cosmo, magari “a bordo” delle comete, suonava davvero eterodossa, per non dire fantascientifica. D’altronde, Hoyle si divertiva anche a scrivere romanzi di fantascienza (il più famoso dei quali resta La nuvola nera, recentemente riproposto in Italia), per cui… Ma negli ultimi anni, le prove a favore della teoria della panspermia si stanno accumulando al punto che ben pochi scienziati sarebbero oggi disposti a bollarla come pura fantasia. Una nuova conferma questa volta “visiva” giunge dal sistema stellare di Eta Corvi, a sessanta anni luce dalla Terra. Qui, il telescopio spaziale della NASA, Spitzer, che scruta lo spazio nella gamma dell’infrarosso, ha notato una nuvola di polvere che sarebbe il prodotto della collisione tra una gigantesca cometa e un corpo delle dimensioni di un pianeta come la Terra…In un articolo pubblicato sulla rivista Nature, due ricercatori dell’Università di Hong Kong hanno addotto prove a sostegno del fatto che le stelle produrrebbero composti chimici organici di elevata complessità….In pratica, le stelle sarebbero le grandi fabbriche della vita. Al termine della loro esistenza, espellerebbero insieme a numerosi elementi chimici inorganici anche le basi della vita, capaci di resistere al vuoto cosmico per anni o millenni. Queste molecole complesse, poi, viaggerebbero nell’universo a bordo delle comete e degli asteroidi“.

http://scienze.fanpage.it/a-60-anni-luce-dalla-terra-le-comete-stanno-seminando-la-vita/

Batteri, virus e archei (archeobatteri) operano come messaggeri genetici intergalattici, acquisendo geni in un luogo e trasferendoli su altri pianeti

Rudolf Schild, Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics e Rhawn Joseph, Brain Research Laboratory.

http://www.dailygalaxy.com/my_weblog/2011/02/radical-theory-says-life-had-multiple-origins-in-the-universe.html

Qual è il retroterra ideologico del signore dell’Alto Adige, Michl Ebner?

Twitter [non in italiano]

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Su Arno Kompatscher in quanto persona non posso pronunciarmi, giacché come Landeshauptmann non l’ho ancora visto all’opera. Quello che posso dire, però, è che la sua candidatura è stata favorita dal quotidiano Dolomiten, e dunque della famiglia Ebner. E qui siamo proprio nuovamente davanti a uno di quei nodi del sistema che io critico nel mio libro: gruppi d’interesse, lobby, personaggi influenti legati ad altri personaggi influenti, soprattutto nel campo dell’economia. In questo modo vengono create vere e proprie bolle di consenso tutt’altro che trasparenti. In un certo senso, pensando a Kompatscher, il mio libro esercita allora un ammonimento: attento, stai molto attento a non farti stritolare.

Hubert Frasnelli

http://www.salto.bz/it/article/14102013/hubert-frasnelli-il-sistema-ce-ancora

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Ottone d’Asburgo Lorena e Michl Ebner

Ottone d’Asburgo Lorena (1912-2011) è uno degli eroi della destra sudtirolese, che include l’ala economica della SVP guidata, tra gli altri, da Michl Ebner. Ebner, fratello di Toni Ebner, direttore del Dolomiten, di gran lunga il maggior quotidiano di lingua tedesca dell’Alto Adige, è un ex senatore ed ex europarlamentare, amministratore delegato del più grande gruppo editoriale dell’alto Adige (Athesia), presidente della Camera di Commercio della provincia di Bolzano, vicepresidente della Banca di Trento e Bolzano, regionalista e nemico del melting pot (fusione di culture, tradizioni e destini), come spiega in un intervista per “Il Cristallo” (“Regioni e Unione Europea”, 2011), pur tuttavia fautore del plurilinguismo “per comunicare efficacemente con clienti e fornitori all’estero” (Alto Adige, 5 novembre 2012).

Ebner è stato amico, collega e collaboratore di Ottone d’Asburgo.

Il pensiero economico dell’ultimo arciduca ereditario d’Austria e d’Ungheria non era particolarmente raffinato, ma s’inseriva a pieno diritto nella tradizione della scuola austriaca, fondata da Carl Menger (1840-1921), rampollo della piccola nobiltà boema, fondatore della scuola austriaca di economia, consulente economico presso la casa d’Austria, nonché tutore, confidente ed amico intimo del principe ereditario Rudolf. Da Menger si dipana un filo rosso neoliberista (Younkins 2005) che, passando per Hayek (ammiratore di Pinochet), von Mises (ammiratore dei cancellieri austriaci integralisti cattolici e proto fascisti Ignaz Seipel ed Engelbert Dollfuss), Ayn Rand – arcinemica dello stato sociale e dei poveri, finché la salute cagionevole non la indusse ad avvalersene – e Milton Friedman (implacabile critico della democrazia, teorico dell’“economia dello shock”, anche nota come “capitalismo dei disastri”), arriva alla destra radicale statunitense dei Tea Party Patriots (il loro referente per l’Italia è Oscar Giannino) ed alle politiche di austerità della troika, criticate da ben 8 premi Nobel per l’economia e, paradossalmente, da una mezza dozzina degli stessi analisti del FMI e della Banca Mondiale.

Il lettore prenda nota: il Ludwig von Mises Institute ed il Cato Institute, due think tank neoliberisti, hanno dimostrato nella loro storia una marcata simpatia per le privatizzazioni, i secessionismi e i confederati (quelli che fortunatamente hanno perso la guerra civile). Giusto per inquadrare il retroterra ideologico degli aderenti a questa scuola di pensiero.

Dopo essere fuggito dall’Europa in quanto ebreo perseguitato, Von Mises sopravvisse fino al 1969 negli Stati Uniti solo grazie ai finanziamenti della Rockefeller Foundation e del mecenate Lawrence Fertig, che gli pagava il salario da docente all’Università di New York. Prima di poter insegnare a New York ricevette un incarico da Ottone d’Asburgo, anch’egli in esilio negli Stati Uniti, nel Comitato Nazionale Austriaco, che riuniva espatriati austriaci nostalgici dell’impero e che riuscì, grazie al suo lobbismo, a cancellare la complicità dell’Austria nel Terzo Reich, creando il mito della prima vittima di Hitler:

La cosa non riguarda solo ambienti dell’estrema destra o conservatori: qui è tutta la cultura politica austriaca, le forze politiche che hanno governato nel secondo dopoguerra a considerare l’Austria solo come una vittima del nazismo, assolutamente incolpevole. Non c’è motivo perché debba fare i conti con il proprio passato nazista perché l’Austria non è stata nazista. Ora questa è una falsificazione storica colossale, perché si sa benissimo che l’adesione degli austriaci al nazismo è stata più radicale, più convinta di quella dei tedeschi al Terzo Reich. Il libro di Hillberg lo dimostra molto chiaramente: fra i funzionari della macchina di sterminio la presenza austriaca è fortissima, Eichmann non è affatto un caso isolato. Così Hillberg documenta molto bene come il primo sistematico sterminio di ebrei avvenne in Serbia intorno al ’41, prima, cioè, che venisse lanciata la soluzione finale, e fu compiuto direttamente dagli austriaci della Wehrmacht. Questi sono dati che troppo facilmente vengono oscurati e dimenticati (Pier Paolo Poggio 2000).

 

Mises continuò a rivolgersi a Ottone chiamandolo “Sua Altezza Imperiale” anche negli anni Sessanta. Negli anni Quaranta, in un suo rapporto sulla possibilità di una restaurazione della monarchia in Austria dopo la sconfitta del nazismo, Mises concluse che sarebbe stata fattibile ed accettabile, se la popolazione l’avesse approvata con un referendum, perché solo un sovrano eletto avrebbe potuto garantirsi una base di consenso sufficientemente ampia da potergli permettere di regnare. Questa, e non una qualche irrefrenabile vocazione democratica, è la sconveniente origine della tanto acclamata fede referendaria-plebiscitaria di Ottone d’Asburgo (Hulsmann 2007).

Il Dolomiten del suo carissimo amico e strettissimo collaboratore all’europarlamento Michl Ebner (come gli altri media conservatori di entrambe le sponde dell’Atlantico), ha celebrato le gesta di un uomo che aveva come scopo precipuo nella sua vita quello di riprendersi ciò che riteneva gli spettasse di diritto: la sovranità sulla Mitteleuropa.

Non che abbia mai cercato di nasconderlo in alcun modo. Nel 1976, in uno dei suoi tanti saggi – “Idee Europa: Angebot der Freiheit” – scriveva: “L’idea imperiale risorgerà nella forma dell’unificazione europea” (Die reichische Idee wird in Gestalt der europäischen Einigung neu erstehen).

Carlo, figlio di Ottone, destinato a portare avanti la crociata del padre, ha assicurato  che “i principi dell’idea di Impero come ordine sovranazionale, assieme al principio di sussidiarietà come struttura a base cristiana della nostra società, possono costituire il piano regolatore per il futuro” (Cardini et al. 2008, p. 6).

Nel 1999 Ottone si recò in Alabama, al Ludwig von Mises Institute di Auburn, per omaggiare l’economista al quale è stato intitolato l’istituto (“The Mises I Knew”, 5-6 febbraio 1999), raccontando come l’aveva conosciuto, che impressione se n’era fatto e quale lascito teorico ne aveva ricavato.

Il militante mitteleuropeista esordiva ripetendo per l’ennesima volta la frottola che aveva raccontato per oltre 50 anni, ossia che l’Austria era stata conquistata dai nazisti contro la sua volontà e ne era la prima vittima; inoltre lui si era dovuto battere come un leone per ristabilire la verità storica contro quelli che chiamava i “fanatici politici di alcune nazioni confinanti con l’Austria” ed anche contro certi politici austriaci in esilio pronti a tradire (dal suo punto di vista) l’Austria. Secondo lui Von Mises – che nel 1922 celebrava la riuscita della Marcia su Roma – era un eroe che aveva affrontato la tempesta, senza seguire l’esempio dei traditori.

Lo definiva un faro nella notte, un aristocratico nel vero senso della parola, per i servigi che aveva reso al suo paese ed al mondo. Di quel tipo di aristocrazia che rappresenta un nuovo genere di nobiltà che stava emergendo già allora, indipendentemente dall’ordinamento dello stato in cui viveva. La paragona al sistema feudale giapponese, un’evidente, seppure implicita, allusione a “Un’utopia moderna” di H.G. Wells (“A Modern Utopia”, 1905), un romanzo che l’autore britannico aveva concepito anche come un programma politico di edificazione di uno stato mondiale diretto da un’élite di samurai – così li chiamava – una nobiltà volontaria di tecnocrati specialisti nella gestione dei problemi globali che ricevono speciali privilegi ed onori nell’adempimento dei propri compiti.

È molto probabile che il favore con cui guardava agli auspici di Wells gli fosse stato trasmesso da Richard Coudenhove-Kalergi, aristocratico per parte paterna e materna (la madre era giapponese, discendente di samurai, legata agli ambienti della potentissima setta Soka Gakkai), ideologo di un’Europa neo-aristocratica, vicino all’austrofascismo, fervente nietzscheano, ostile al suffragio universale, fondatore di Paneuropa, collega, amico e sostenitore di Ludwig von Mises.

Nel suo primo articolo, Platons Staat und die Gegenwart (1919), Coudenhove-Kalergi, esprimeva la sua ammirazione per il progetto platonico di una società guidata da un’oligarchia di esperti (una tecnocrazia).

In seguito divenne fautore di un progetto di riforma politica dall’alto che prevedeva: (a) il superamento dello stato-nazione, principale responsabile dell’abolizione dell’aristocrazia; (b) la concentrazione del potere nelle mani di intrecci di poteri privati; (c) la restaurazione di una società aristocratica capace di sposare la tradizione con la volontà di potenza di stampo nietzscheano (Gusejnova 2012).

Ottone/Otto, suo amico e discepolo, proseguirà questo stesso progetto, guarnendolo con una generosa spolverata di neoliberismo, acquistata all’ingrosso della Mont Pelerin Society.

Nel suo intervento, Ottone descriveva la Mont Pelerin Society, di cui fece parte, come un’organizzazione quasi decisiva per le sorti del mondo. È un centro studi della destra liberista neoconservatrice – quella, per intenderci, di Reagan, Pinochet, Thatcher, Bush padre e figlio, Sarah Palin, del laissez-faire darwinista sociale, nemica delle campagne per i diritti civili e contraria alle proteste contro le guerre. Estremamente ostile alle politiche economiche espansive di F.D. Roosevelt e di Charles De Gaulle.

Molti dei suoi membri partecipavano anche alle iniziative di Paneuropa, l’associazione presieduta da Ottone d’Asburgo, che caldeggiava il sorgere di un’Europa delle Regioni che smantellasse gli stati.

Non è per un accidente del caso che l’Istituto von Mises sia stato inaugurato nello stato più razzista e reazionario degli Stati Uniti, l’Alabama: come detto, i neoliberisti, salvo rare eccezioni, simpatizzano per i Confederati, ossia per i difensori della schiavitù, della supremazia bianca, del latifondismo, del patriarcato, di una società castale ed iper-competitiva, ma priva di qualunque rete di salvataggio e pezza di appoggio per chi non ce la fa (Mirowski/Plehwe 2009).

La partecipazione alle riunioni della Mont Pelerin Society, ricordava quel giorno del 1999 “mi fornì quelle conoscenze economiche di base che sono indispensabili per cominciare una carriera politica”.

Osservava come nella metropolitana di Vienna la vista di un nero fosse diventata una cosa normale, ma aggiungeva che ciò avrebbe creato enormi problemi, tensioni internazionali di incredibile gravità.

Per porre rimedio alla crescente confusione del mondo, concludeva il suo intervento auspicando più democrazia diretta, elezione diretta dei capi di stato, la frammentazione del mondo in piccole comunità, perché la libertà è meglio protetta in piccole entità. “Le grandi federazioni del futuro saranno grandi condomini con tanti piani e tanti appartamenti”, annunciava profetico, “solo così sarà possibile togliere di mezzo tremendi dittatori come Slobodan Milosevic e Saddam Hussein e ristabilire la pace nel mondo”.

Il pensiero politico ed economico di Ottone d’Asburgo armonizza perfettamente i due filoni della destra, che hanno l’obiettivo comune di prendersi una rivincita sulla Rivoluzione Francese, sul socialismo e sul costituzionalismo repubblicano (Luverà 1999; Caramani/Mény 2005; Salzborn, 2005).

Paneuropa, nel corso degli anni, si è così riproposta di realizzare l’unità del mondo cristiano europeo (1953); ha ammonito che “se la cristianità dovesse scomparire dal continente, l’Europa morirebbe a sua volta, perché non è la Croce ad aver bisogno dell’Europa, ma l’Europa ad aver bisogno della Croce” (1976); ha ribadito che la cristianità è l’anima d’Europa (1980); si è incaricata, dagli anni Novanta in poi, di portare avanti la ri-evangelizzazione del continente (Neuevangelisierung).

Ottone d’Asburgo, integralista cattolico, legato agli ambienti oligarchici ed etnonazionalistici più reazionari è stato commemorato per 13 giorni in Austria e per una settimana sul Dolomiten, come se fosse morto un imperatore ed un padre dell’Europa futura. L’Europa futura di Ottone d’Asburgo sembra però piuttosto una proiezione delle fantasie di chi vorrebbe riesumare un passato che non vuole passare, in cui le élite governano le masse senza incontrare resistenze, il cattolicesimo funge da collante e disinnesca le tensioni causate dalle disparità sociali e dall’autoritarismo, le gerarchie tra i popoli, le classi, le razze, le culture, i sessi sono stabilite una volta per tutte, inamovibili. È un mondo patriarcale, vetero-testamentario, sessista, omofobo, anti-democratico, xenofobo, al servizio dei grandi poteri privati, omologante in cui l’utile giustifica quasi ogni mezzo. Ma tutto questo viene mascherato da un ossequio di facciata al multilinguismo, ai diritti fondamentali (dei popoli, non dei singoli), all’unificazione europea, al consociativismo come baluardo contro la tirannia dei mercati, all’universalismo cattolico (che però esclude la pari dignità dei non-cattolici).

Nel 2000, al parlamento della Repubblica Ceca, il figlio di Ottone, Carlo (Karl von Habsburg), studioso del conservatorismo di Edmund Burke – uno dei massimi oppositori della rivoluzione francese e del carattere liberal-progressista di quella americana – ha pronunciato un peana per il suo mentore Russell Kirk, uno studioso che, negli Stati Uniti, incarna la quintessenza del pensiero conservatore. Reaganiano indomabile, è l’autore di “The Conservative Mind: From Burke to Santayana” (1953), in cui riassume i valori fondativi della mentalità contro-rivoluzionaria ed anti-illuminista. Per questi ideologi il mondo non è stato creato accidentalmente, ma con un fine preciso, provvidenziale. Lo stesso vale per la struttura della società. Il riformismo sociale è contrario alla volontà divina (o della natura) ed è destinato a fallire perché la nostra comprensione è limitata. Ogni cambiamento dovrebbe essere modulato in modo tale da limitarne gli effetti sociali. La società è governata da un’aristocrazia naturale composta dagli individui migliori e più potenti. L’unico diritto naturale è quello della proprietà privata. La democrazia minaccia la proprietà privata attribuendo poteri al volgo. Istinti e pregiudizi hanno una funzione importante e debbono guidare il comportamento umano: infatti una persona può anche essere stolta, ma la specie è saggia. Ne consegue che la tradizione non può e non deve essere sovvertita da un gruppo di riformisti.

Karl ha avuto come precettore Thomas Chaimowicz (Università di Salisburgo e Istituto Internazionale di Studi Europei “Antonio Rosmini” di Bolzano), un cosiddetto paleo-conservatore (persino Kirk definisce “arcaica” la sua visione del conservatorismo), amico personale e consigliere di Ottone d’Asburgo, al quale si rivolgeva chiamandolo, pure lui, “imperatore”.

Michl Ebner, al centro di un importante conflitto di interessi in Alto Adige, è un neoliberista fautore di un’Europa che superi la forma organizzativa degli stati-nazione e che si componga di regioni con un profilo etnolinguistico fortemente radicato (intervista al “Cristallo”, LIII 1, 2011).

La festa di compleanno per i suoi 60 anni e per i 40 anni di attività all’Athesia si è svolta nientemeno che nell’abbazia di Stams, in Austria, legata alla figura del suo fondatore, il conte Mainardo II, considerato il progenitore della nazione tirolese. Centinaia di invitati, due ore circa di liturgia solenne celebrata dall’abate stesso, alla presenza delle élite di Tirolo, Trentino, Slovenia, Croazia e di politici giunti direttamente da  Roma, Vienna e Bruxelles. Un’aristocratica pomposità auto-celebrativa che non si vedeva dai tempi dell’impero asburgico o, meglio ancora, da quello carolingio, in un luogo che fu impiegato dai nazisti per accogliere gli optanti sudtirolesi per il Reich.

C’è la speranza che queste ritualità non siano in alcun modo collegate ad un eventuale progetto di restaurazione di un ente sovranazionale, nato sulle ceneri dell’Unione Europea. Una sorta di impero multinazionale (multi-comunitario), federalista, regionalista e, soprattutto, cristiano, sul modello asburgico, ma anche carolingio, però declinato secondo le sensibilità contemporanee: la famosa terza via tra l’imperialismo mercantile ed il nazionalismo.

http://www.diploweb.com/La-fin-de-l-Etat-Nation-Surprise.html

È un’idea che circola da tempo negli ambienti politologici della cosiddetta Nuova Destra ed è stata elaborata, tra gli altri, da Alain de Benoist, Franco Cardini, Guy Héraud e Ottone d’Asburgo.

L’europarlamentare Biagio De Giovanni, nell’apprendere i contorni di questo progetto dei democristiani tedeschi, denunciò nel corso del dibattito svoltosi a Strasburgo il 28 settembre 1994 la forzatura che si stava programmando di mettere in atto:

L’Europa unita non può nascere dall’interno dell’egemonia di un direttorio politico o di un imperialismo federativo. Si tratta di una forzatura politico-culturale che va contro il Trattato di Maastricht, si tratta dell’affermazione di un’Europa carolingia che registra i rapporti di forza e li stabilizza così come sono, rafforzandoli anche per il futuro secondo una progressione geometrica”.

Un paio di anni dopo, in occasione di una conferenza tenuta a Praga nel gennaio del 1996 (l’intervento era intitolato “La NATO in Jugoslavia. Perché?” ed è facilmente reperibile in rete) Sean Gervasi, già consulente economico nell’amministrazione Kennedy – rassegnò le sue dimissioni in segno di protesta per la disastrosa tentata invasione di Cuba del 1961 – e docente alla London School of Economics ed all’Università di Parigi-Vincennes,  nonché  Consulente del Comitato delle Nazioni Unite sull’Apartheid, prefigurò precisamente il tipo di evoluzione del progetto europeo paventato da De Giovanni:

Il centro sarà la regione più sviluppata da tutti i punti di vista: sarà la più avanzata tecnologicamente e la più ricca; avrà i livelli salariali più alti e i redditi pro capite maggiori; si dedicherà esclusivamente alle attività economiche più profittevoli, quelle che la pongono in posizione di comando del sistema. La Germania si occuperà perciò di pianificazione industriale, progettazione, sviluppo tecnologico, ecc., di tutte le attività insomma di programmazione e coordinamento dell’economia delle altre regioni. Via via che ci si allontana dal centro, i vari cerchi concentrici avranno livelli di sviluppo, ricchezza e redditi più bassi. […]. La Germania dunque, coll’appoggio degli Stati Uniti, punta a una razionalizzazione capitalista di tutta l’economia europea intorno a un potente nucleo tedesco. La crescita e gli alti livelli di ricchezza del nucleo devono essere sostenuti dalle attività subordinate della periferia. La periferia deve produrre generi alimentari, materie prime e prodotti industriali per l’esportazione verso il nucleo e i mercati d’oltremare.…Gran parte dell’Europa orientale e dell’ex Unione Sovietica è dunque destinata a rimanere un’area permanentemente arretrata o relativamente sottosviluppata. Realizzare la nuova divisione del lavoro in Europa significa vincolare per sempre queste regioni a una condizione di arretratezza economica”.

La crisi dell’eurozona ha reso molto più concreta questa prospettiva, che Lucio Caracciolo (Caracciolo 2010, p. 56) ha condannato senza appello:

Questa forse è la peggiore delle derive della tecnocrazia, che tendendo a esautorare la politica riporta in auge gli stereotipi culturali. Come se vi fossero Paesi geneticamente dediti a spendere e spandere, e altri Paesi costitutivamente dediti alla virtù. In ogni stereotipo, come in ogni leggenda, c’è una base di verità. Farne però la regola immutabile, il destino di un popolo, è la fine della politica. Nel caso dell’euro, concepire come hanno fatto e tendono di nuovo a fare i tedeschi, un Euronucleo di Paesi automaticamente virtuosi, è un modo di ragionare antipolitico. Una sorta di etnomonetarismo. Trascurando..che la stessa Germania, oltre naturalmente alla Francia, ha allegramente deviato dalle presunte virtù e dalle regole scritte in più di un’ occasione. E dimenticando che gli altri europei hanno pagato un prezzo molto alto per l’unificazione tedesca, contribuendo allo sforzo di Berlino volto a riempire il buco nero della Rdt con enormi trasferimenti finanziari, dai risultati peraltro discutibili. E purtroppo questo etnomonetarismo si sposa con analoghe tendenze interne agli Stati membri. Penso anzitutto al Belgio, ma anche all’Italia, alla propaganda leghista sull’inconciliabilità fra Nord e Sud.

Un piano di ingegneria istituzionale su scala continentale che non si discosta da quello già rifiutato da Luigi Einaudi circa un secolo fa perché “[una tale federazione] avrebbe corso il rischio di essere dominata dalla Germania e in tal modo si sarebbe riproposto lo schema di una Mitteleuropea sotto l’egemonia tedesca, che era il progetto di tanti intellettuali e politici degli Imperi Centrali” (cit. Cressati, 1990, p. 27).

Euroslavia – No allo smantellamento dell’Unione Europea!

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https://twitter.com/stefanofait

C’è la tendenza a pensare che la Grecia è lontana e il resto d’Europa non subirà le conseguenze del suo crollo. Ma mi si mostri un esempio di unione politica, di una confederazione, che sia rimasta intatta dopo che una sua parte se n’è andata. Ciò che accelerò la secessione del Sud nel 1860 è stata l’uscita del South Carolina. La Jugoslavia è collassata dopo l’uscita della Slovenia, l’Unione Sovietica è crollata dopo la secessione dei Paesi Baltici, che erano davvero molto piccoli in relazione al resto. Ci sono effetti cumulativi che operano molto rapidamente.

James Galbraith

L’apertura del mercato statunitense potrà giovare solo alla Germania, e da qui il ruolo centrale di Berlino per il raggiungimento dell’accordo. La contrazione della domanda dei paesi dell’UE verrebbe controbilanciata dai nuovi sbocchi che si aprirebbero nel mercato USA: lo spazio europeo, costruito dagli Usa attorno alla Germania, viene consegnato da Berlino nelle mani degli USA, e si può ben comprendere il ruolo di perno della Germania nella trasformazione della zona Euro da Unione Monetaria a libero mercato degli Stati Uniti. Il rifiuto di ristrutturare il debito della Grecia e le posizioni di punta contro la “frode fiscale” hanno favorito lo spostamento di grandi capitali nella zona del dollaro americano e rafforzato la posizione centrale del biglietto verde.

Il processo che conduce all’apertura del grande mercato transatlantico va oltre la liberalizzazione degli scambi: il perno di questa costruzione politica è il nuovo ruolo di egemonia degli Stati Uniti nei confronti dei paesi della zona dell’euro: le parti si sono, infatti, impegnate a creare, entro il 2014, una “zona di cooperazione” in materia di libertà, sicurezza e giustizia”. La zona di libero scambio è in realtà una zona di libero controllo degli U.S.A. sul continente Europeo, già dall’inizio delle negoziazioni.

Il processo che conduce all’instaurazione di questo grande mercato unificato è l’opposto del metodo comunitario. Se il mercato comune europeo è nato, come struttura economica basata sulla liberalizzazione degli scambi, il grande mercato transatlantico realizza un’unione politica; una risoluzione del Parlamento europeo del 25 aprile 2007 anticipa già la  creazione di un’assemblea transatlantica.

Jean-Claude Paye [ecco perché Marchionne sta facendo quel che sta facendo]

AVVERTENZE: Le anime belle che credono che il potere non cospiri sono pregate di rivolgersi altrove: questo post e questo blog sono altamente sconsigliati per cardiopatici, psicopatici, troll e allocchi. Circolare!

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(io vi avevo avvertito)

La situazione attuale è quella di un’Europa di nazionalismi risorgenti aizzati da un’oligarchia a cui fa comodo mettere un popolo contro l’altro e fare in modo che gli italiani se la prendano con i tedeschi e i tedeschi coi greci, anche se la gente comune è del tutto innocente.

Il futuro è tetro per l’Europa.
In caso di dissoluzione dell’eurozona, indipendentemente da chi abbandonerà la moneta comune, l’unico modo per ridurre le proprie disastrose perdite sarà quello di scaricarle il più possibile sugli altri. Quindi il nucleo che terrà l’euro cercherà di danneggiare il più possibile chi esce e vice versa. Difficile che la cosa si possa risolvere pacificamente vista l’esorbitante quantità di denaro che è in gioco.

Se invece si accelerasse con l’integrazione, ora che l’opinione pubblica è massicciamente contraria, ci sarebbe ugualmente il rischio di un’esplosione delle proteste e un’implosione dell’Unione Europea, con tutto quel che ne consegue.

In entrambi i casi, da protettorati ci trasformeremo in province dell’impero.

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Il cammino della democrazia ha come destinazione finale l’autogoverno dei cittadini, delle comunità, dei popoli, delle nazioni e delle federazioni di più nazioni. La crisi dell’eurozona ha però fatto sì che l’alternativa imposta agli europei sia diventata quella tra (a) la morte dell’euro e il ritorno a un mercato comune dominato dalle mutlinazionali e banche statunitensi; (b) la subalternità satellitare a uno stato federale mitteleuropeo, che includerebbe anche Polonia, Repubblica Ceca, Slovenia, paesi baltici e Finlandia (ma non la Francia, l’Italia e gli altri paesi “immeritevoli”) e che conserverebbe l’euro – un euro-marco – ed espellerebbe i reprobi.

Pare invece che l’opzione più saggia di una progressiva federalizzazione e democratizzazione dell’Unione con la Banca Centrale Europea che fa gli interessi dei cittadini e non delle banche sia stata prorogata a data da destinarsi.

Si possono chiamare scelte? Sono il risultato di un dispotismo che ricorda da un lato la strategia adottata da Bismarck per unificare la Germania annettendola alla Prussia (egemonia neo-bismarckiana?) e dall’altro la politica imperiale britannica/statunitense del divide et impera. La contrapposizione USA vs. Germania lascia il tempo che trova, come quella tra Turchia e Israele (ma chi ci crede?).

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Il governo dell’Unione ha dimostrato in questi anni un’allarmante propensione a omologare, livellare, plasmare esattamente nella direzione richiesta dal modello anglo-americano, che differeisce davvero poco da quello tedesco. L’euro, che doveva unire gli europei in una proficua collaborazione, è stato intenzionalmente usato come un randello per fare a pezzi i diritti economici e sociali del 90% della popolazione dell’eurozona (e non solo), per costringere ogni paese a ripudiare il suo “genio particolare” e diventare più neoliberista e più puritano (ossia più simile ad un modello che gli stessi tedeschi, stremati, abbandoneranno entro la fine di questo decennio, se vogliono sopravvivere) e per scavare un fossato tra nordisti e sudisti che richiederà almeno una generazione per essere colmato.

 

Il costituzionalista Joseph H.H. Weiler illustra la vergognosa decomposizione del carattere democratico del progetto europeista

Arsène Heitz ha riferito di aver inventato il simbolo dell’Unione Europea ispirandosi alla “Donna dell’Apocalisse” (12:1, 2 e 5).
Le curiose coincidenze!
http://it.wikipedia.org/wiki/Donna_dell%27Apocalisse#La_corona_di_stelle_dell.27Unione_Europea

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L’ALTERNATIVA È UN FEDERALISMO CHE DIFENDA I CITTADINI DAL NEOLIBERISMO, OSSIA DALLO STRAPOTERE DEGLI INTERESSI PRIVATI

Mi pare di poter dire che la ricetta migliore non sia quella dei celebrati Monnet e Spinelli, che erano autoritari:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/15/altiero-spinelli-un-cattivo-maestro/

ma quella, più sensibile, pluralista ma allo stesso tempo pragmatica, di Charles De Gaulle – un europeista convinto ma anche fiero difensore del principio secondo cui l’unità non può essere realizzata a discapito delle diversità –, di due federalisti europeisti meno noti, ma non meno apprezzati, come Denis de Rougemont (intellettuale svizzero) e Salvador de Madariaga (diplomatico e storico spagnolo), ribadita ai nostri giorni da tre eccellenti costituzionalisti come il francese Louis Favoreu, il sudafricano Joseph H.H. Weiler e il tedesco Dieter Grimm (Zagrebelsky 2003).

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Madariaga era un tenace censore dei miti etnici e nazionalisti, nonché dei misticismi europeisti. Soleva dire che era del tutto vano sostituire una falsa mistica nazionale con un’altrettanto falsa mistica europeista che avrebbe richiesto gli stessi rituali alientanti, slogan propagandistici, dedizione assoluta, immolazione dello spirito critico sull’altare di un nuovo nazionalismo su scala maggiore. L’Europa si doveva fare un passo dopo l’altro, per ragioni pratiche e senza volontaristiche e dogmatiche fughe in avanti. Riteneva che fosse indispensabile unire l’Europa il più presto possibile, ma il meno possibile (confederalismo, o federalismo leggero) perché non esisteva un popolo europeo se non come ideale disincarnato.

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Denis de Rougemont, in un magistrale intervento ad una confederenza tenutasi a Montreux nel 1947 (“L’attitude fédéraliste” 1947), ha riepilogato esemplarmente il genuino spirito federalista/confederalista, che ha poco a che vedere con il federalismo funzionalista in voga ai giorni nostri, e ancor meno con l’etnofederalismo delle destra radicali.

Per Rougemont il federalismo è un principio dinamico che trasforma tutte le attività umane, è una sintesi di libertà e di solidarietà organica che permette lo sviluppo della persona nella vita di tutti i giorni e rinuncia ad ogni idea di egemonia organizzatrice e spirito di sistema.

Il saggista elvetico, conscio dei pericoli insiti nei grandi progetti di ingegneria socio-politica, mette in guardia dal rischio di “non suscitare altro che piani razionali e sistemi”. Raccomanda di attenersi a 6 principi guida appresi dagli svizzeri nella loro storia unitaria e che si oppongono, punto per punto ed in maniera categorica, ai dogmi totalitari.

Il primo principio è la neutralizzazione di ogni velleità egemonica di una o più nazioni sulle altre. Dunque nessuna Unione a guida francese o tedesca e nessun direttorio franco-tedesco. Un tale assetto avrebbe peraltro vita breve: “Tutta la storia svizzera illustra questo principio. Ogni volta che uno dei cantoni (come Zurigo) o anche un gruppo di cantoni cittadini (più ricchi o più popolati degli altri) hanno creduto d’imporre il loro primato, gli altri si sono costituiti in lega contro di loro, li hanno obbligati a rientrare nei ranghi e in questo modo l’unione federale ha marcato un progresso… È per questo motivo che la Svizzera non guarderà mai senza un certo timore tali “Grandi” arrogarsi l’iniziativa di una federazione continentale o mondiale. Lo scacco di Napoleone e poi quello di Hitler, nei loro tentativi di unificare l’Europa sono utili avvertimenti. Ci confermano nella convinzione che non si può raggiungere l’obiettivo, che è l’unione, grazie a mezzi imperialisti. Questi non possono che condurre ad un’unificazione forzata, caricatura dell’unione autentica”.

Il secondo principio è la “rinuncia ad ogni spirito di sistema”. De Rougemont designa come “imperialismo” ogni ideologia che imponga all’intero continente soluzioni sistemiche uniformi (il pensiero va, naturalmente, alla disastrosa austerità neoliberista che è riuscita a fiaccare o mandare in recessione persino le economie della ex-area del marco). L’intellettuale svizzero enfatizza la necessità di rinnegare ogni tentativo di applicare una logica rigida e semplicistica, sia pure esteticamente accattivante, perché è “al tempo stesso infedele al reale, vessa le minoranze e distrugge le diversità che sono la condizione di ogni vita organica. Ricordiamo sempre che federare non è mettere in ordine secondo un piano geometrico, a partire da un centro o da un’asse; federare non è altro che mettere insieme, comporre in un modo o nell’altro queste realtà concrete ed eteroclite che sono le nazioni, le regioni economiche, le tradizioni politiche, ed è metterle d’accordo secondo i loro caratteri particolari, che vanno rispettati e articolati in un tutto”.

Il terzo principio è che nel federalismo le minoranze non sono un problema. Non lo sono nemmeno nel totalitarismo, che le sopprime, ma un ordinamento federalista non antepone i criteri quantitativi a quelli qualitativi. Quindi il piccolo può prevalere sul grande.

Il quarto principio è che una federazione non si pone come obiettivo quello di fondere le diversità in un unico blocco, ma le salvaguarda: “La ricchezza dell’Europa e l’essenza stessa della sua cultura sarebbero perdute se si tentasse d’unificare il continente, così da mescolare tutto e ottenere una sorta di nazione europea in cui latini e tedeschi, slavi e anglosassoni, scandinavi e greci si vedrebbero sottomessi alle stesse leggi e agli stessi costumi, che non potranno soddisfare nessuno di questi gruppi e che li distruggerà tutti. Se l’Europa deve federarsi è perché ciascuno dei suoi membri possa trarre beneficio dall’aiuto di tutti gli altri e riesca così a conservare le proprie particolarità e la propria autonomia, che non sarebbe in condizione di difendere da solo dalla pressione dei grandi imperi che lo minacciano. Ciascuna delle nazioni che compongono l’Europa rappresenta in essa una funzione propria e insostituibile, come quella di un organo dentro un corpo. Come la vita normale del corpo dipende dalla vitalità di ciascuno dei propri organi, allo stesso modo la vita di un organo dipende dalla sua armonia con tutti gli altri. Se le nazioni dell’Europa arrivassero a concepirsi in questo ruolo di organi diversi all’interno di uno stesso corpo, esse comprenderebbero che la loro armonia è una necessità vitale e non una concessione che si domanda loro o una domanda del loro proprio valore. Esse comprenderebbero anche che in una federazione esse non avrebbero a confondersi, ma a funzionare di concerto, ciascuna secondo la propria vocazione. Non sarebbe nemmeno una questione di tolleranza, virtù puramente negativa e che nasce il più delle volte dallo scetticismo. Ad ogni nazione sarebbe chiesto di dare il meglio di sé, alla propria maniera e secondo il proprio genio. Dopo tutto il polmone non deve “tollerare” il cuore. Tutto ciò che gli si domanda è di essere un vero polmone, quanto più gli è possibile e, in questa misura, di aiutare il cuore ad essere un buon cuore”.

Il quinto principio è che il federalismo non si limita a tollerare e rispettare la complessità (culturale, psicologica, economica, ecc.), la ama. Al contrario, il totalitarismo ama l’uniformità e l’ipersemplificazione (cf. “non ci sono alternative”, NdR)

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/13/il-mito-del-consenso-unanime-e-la-crisi-del-patto-civile-con-lo-stato/

“Quando gli stranieri si stupiscono dell’estrema complessità delle istituzioni svizzere (di questa specie di movimento d’alta orologeria che compone i nostri ingranaggi comunali, cantonali e federali, così variamente accordati), bisogna mostrare che tale articolazione è la condizione stessa delle nostre libertà…È chiaro che leggi o istituzioni concepite in uno spirito unitario, giacobino o totalitario vesserebbero necessariamente uno o più di questi gruppi, tenderebbero a ridurre la loro varietà e mutilerebbero così in molte delle loro dimensioni le persone stesse che in essi si riconoscono. Certo è più facile elaborare decreti su una tabula rasa, semplificare le realtà con una tratto di penna, realizzando progetti in un ufficio e forzando quindi la loro realizzazione: distruggendo tutto ciò che resiste o semplicemente ciò che emerge. Ma ciò che si distrugge in questo modo è la vitalità civica di un popolo. Una politica federalista preoccupata di misurarsi con la realtà, sempre complessa, esige infinitamente più cure, maggiore ingegnosità tecnica e una migliore comprensione dei popoli che governa. Essa esige molto più autentico senso politico. Infine, se ci si riflette, si percepisce che la politica federalista non è nient’altro che la politica tout court, la politica per eccellenza, cioè l’arte di organizzare la città a beneficio dei cittadini; i metodi totalitari, invece, sono anti-politici per definizione, dato che semplicemente sopprimono le diversità a causa della loro incapacità a comporle in un tutt’uno organico e vivente”.

Infine, il sesto principio è che una federazione si forma dal basso e dalla periferia, non dall’alto e dal centro. Si forma con una progressiva, graduale convergenza fatta di accordi culturali, economici, politici, di persone che danno luogo ad interscambi, incontri, relazioni: “E tutto ciò che appare così frammentato e spesso così poco efficace forma un po’ alla volta strutture complesse, disegna i lineamenti di un’ossatura e il sistema dei vasi sanguigni di ciò che diventerà un giorno il corpo degli Stati Uniti d’Europa. Al di sopra e al di sotto dei governi, l’Europa è molto più pronta ad organizzarsi di quanto non sembri. Essa è già molto più unita, in realtà, di quanto non si creda. È sul piano dell’azione governativa che le opposizioni e le rivalità esplodono, è solo là che sono irriducibili”.

60 domande per Matteo Renzi

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Ecco chi è Marco Carrai, il Gianni Letta di Matteo Renzi

- la sua famiglia si è riprodotta e si è moltiplicata riuscendo ad amnistiare la memoria del nonno di Marco, il Carrai su cui pesava l’accusa infamante di aver fatto parte della banda Carità, il gruppo fascista che opera in Toscana tra il ’43 e il ’45 a caccia di partigiani, tra esecuzioni sommarie e torture;

- il 19enne Marco al primo voto politico si impegna nei club della nascente Forza Italia di Silvio Berlusconi;

- ha trovato a Firenze un segretario provinciale ragazzino che nel ’94 aveva frequentato le tv berlusconiane da concorrente della “Ruota della fortuna” di Mike Bongiorno: Matteo Renzi.

- eletto con le preferenze assicurate da Comunione e Liberazione e dalla Compagnia delle Opere che in Toscana è presieduta da Paolo Carrai e da Leonardo Carrai, alla guida del Banco alimentare, altra opera ciellina: i cugini di Marco;

- Nel 2006, quando esce il film tratto dal romanzo di Dan Brown, pubblica un agile pamphlet su “Il Codice Da Vinci. Bugie e falsi storici”, con lo storico Franco Cardini e il professor John Paul Wauck, prete dell’Opus Dei, molto felice dell’iniziativa. Nel 2007 si presenta al cimitero degli Allori per deporre un cuscino di fiori in onore di Oriana Fallaci, scomparsa un anno prima;

- in quota Monte Paschi di Siena, membro dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze che è azionista di Banca Intesa;

- il fratello Stefano Carrai è in società con l’ex presidente della Fiat Paolo Fresco nella società Chiantishire che tenta di mettere su un gigantesco piano di appartamenti, resort, beauty farm nella valle di Cintoia, a Greve, bloccato dal Comune;

- Fresco è tra i finanziatori della campagna per le primarie del 2012 di Renzi, con 25 mila euro, insieme al finanziere di Algebris Davide Serra (quello delle Cayman), acclamato anche quest’anno alla stazione Leopolda;

- L’uomo del governo israeliano, per alcuni («Ho da fare a Tel Aviv», ripete spesso), di certo vicino agli americani di ogni colore. Frequenta con assiduità Michael Ledeen, l’animatore dei circoli ultra-conservatori del partito repubblicano, antica presenza nei misteri italiani, dal caso Moro alla P2. È in ottimi rapporti con il nuovo ambasciatore Usa in Italia John Phillips, amante del Belpaese e della Toscana, proprietario di Borgo Finocchietto sulle colline senesi;

- C’è anche Carrai quando Renzi banchetta con Tony Blair o quando va ad accreditarsi con lo staff di Obama alla convention democratica di Charlotte del 2012. E quando tre mesi fa il sindaco vola a sorpresa a Berlino per incontrare la cancelliera Angela Merkel, accanto a lui, ancora una volta, c’è il ragazzo di Greve, Carrai;

- C’è chi ha visto la sua manina dietro la nomina di Antonella Mansi alla presidenza di Mps;

http://espresso.repubblica.it/attualita/2013/11/04/news/ecco-chi-e-marco-carrai-il-gianni-letta-di-matteo-renzi-1.139920

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  1. Sembra avercela con chiunque sia anche solo di pochi anni più vecchio di lei: ha mai pensato di soffrire di gerontofobia?
  2. Cosa ne pensa del governo Monti?
  3. Cosa ne pensa della gestione Marchionne della FIAT?
  4. Cosa ne pensa del semipresidenzialismo? Ambisce a fare il sindaco d’Italia?
  5. Ha dichiarato che il suo modello è Tony Blair e Tony Blair ha sostenuto la sua candidatura a guidare il PD e l’Italia: Tony Blair è vicino ad ambienti sionisti e neoconservatori, lo è anche lei?
  6. Perché un leader tendenzialmente di sinistra dovrebbe frequentarli?
  7. Quale soluzione proporrebbe per sanare il conflitto israelo-palestinese?
  8. L’invasione dell’Iraq è stata la scelta giusta?
  9. Blair è favorevole a un’escalation militare in Siria: lo è anche lei?
  10. Blair ha approvato il golpe militare egiziano che ha rimosso un governo democraticamente eletto: è d’accordo con il suo giudizio?
  11. Il suo modello, Tony Blair, è dal 2011 consulente del dittatore kazako Nazarbayev. Cosa ne pensa alla luce della recente polemica riguardante l’espulsione di Alma Shalabayeva e del figlio?
  12. Perché l’aspirante “sindaco d’ITALIA” ha scelto come consulente economico un israeliano, Yoram Gutgeld (n0n andava bene l’italiano Piga, tanto per fare un nome tra i tanti possibili)?
  13. Un leader del centrosinistra necessita dell’imprimatur di JP Morgan?
  14. “Sono stufo di questo Pd”. “Sono stufo di questo fuoco di sbarramento incomprensibile su ogni cosa che faccio”. “Andare avanti con questo clima di guerriglia permanente è davvero incomprensibile”. Perché restare in un partito in declino, che non la ama, la ostacola, la saboterebbe (com’è successo a Bersani)? Perché cercare di diventarne il leader?
  15. Cosa ne pensa dei rapporti tra Stato italiano e Vaticano?
  16. Liberalizzazioni e tagli al settore pubblico sono la strada per il rilancio dell’economia e la creazione d’impiego?
  17. Cosa ne pensa dell’euro?
  18. Le decisioni del governo Merkel hanno fatto bene o male all’Unione Europea e ai paesi dell’eurozona?
  19. Gli stati dell’eurozona sono pronti per formare uno stato federale?
  20. Quale sarebbe il peso di Berlino negli Stati Uniti d’Europa?
  21. Cosa ne pensa del sistema di sorveglianza globale costruito dagli americani prima e dopo l’11 settembre?
  22. E’ credibile che tutte le componenti dell’establishment americano – quello di Echelon, per intendersi – siano state prese in contropiede dall’11 settembre?
  23. Cosa ne pensa del “Progetto per un nuovo secolo americano”?
  24. Cosa ne pensa di questa considerazione contenuta nel suddetto progetto (p. 50): “ll processo di trasformazione [delle strategie e delle missioni militari americane], anche se porterà un cambiamento rivoluzionario, risulterà molto lungo, se non si dovesse verificare un evento catastrofico e catalizzante, come una nuova Pearl Harbor”?
  25. Che misure intende introdurre per regolare il sistema bancario? Come intende far rispettare le regole?
  26. Intende ridurre progressivamente il gap tra i molto ricchi e il resto del paese? Come intende farlo?
  27. Intende contribuire a ridurre progressivamente il gap tra i paesi molto ricchi e il resto del mondo? Come intende farlo?
  28. Le politiche di contenimento delle emissioni di anidride carbonica sono utili? I loro costi sono giustificati dai risultati?
  29. Si è interessato alle ragioni addotte per spiegare la pausa nella crescita del riscaldamento globale?
  30. Come avrebbe votato sugli F35?
  31. Quale è il suo giudizio sulla NATO?
  32. L’Unione Europea dovrebbe cercare di stringere legami più forti con la Russia?
  33. Quali politiche energetiche per l’Italia?
  34. Quali politiche nell’ambito del Mediterraneo e del mondo arabo?
  35. La creazione di una zona transatlantica di libero mercato non è destinata a favorire gli Stati Uniti?
  36. Qual è la sua posizione sugli OGM?
  37. Lei farebbe costruire una centrale al torio in Italia?
  38. Qual è il suo giudizio sull’amministrazione Obama?
  39. Cosa ne pensa delle autonomie regionali e provinciali?
  40. Sarebbe favorevole a una riforma in senso autenticamente federale dello stato italiano?
  41. Cosa ne pensa del M5S?
  42. Qual è la sua posizione sul testamento biologico, la procreazione assistita, la ricerca sulle staminali?
  43. Qual è la sua posizione sul programma nucleare iraniano?
  44. Perché scegliere come spin doctor Giorgio Gori, legato a Mediaset?
  45. Vendola o Monti?
  46. Come si contrasta la corruzione?
  47. E l’evasione?
  48. Cosa ne pensa dei paradisi fiscali?
  49. Come si difendono le gole profonde/whistleblower?
  50. Presidente della provincia di Firenze a 29 anni: non è una scalata al potere un po’ troppo rapida persino per un enfant prodige?
  51. È stato accusato di avere diversi conflitti di interessi da presidente della provincia e da sindaco: ha in mente qualche progetto di legge sul conflitto di interessi?
  52. La sua posizione sulle coppie di fatto?
  53. E sulle adozioni per coppie omosessuali?
  54. Come si risolve il problema degli esodati?
  55. Chi le ha pagato la campagna per le primarie e chi copre le spese dei suoi tour europei?
  56. Quali sono i suoi rapporti con Comunione e Liberazione e qual è il suo giudizio su Opus Dei?
  57. Le sembra normale fare tour elettorali e di pubbliche relazioni in Italia e in giro per il mondo mentre amministra Firenze? Onora così il suo incarico e le sue indennità?
  58. A che titolo incontra i governanti occidentali? In qualità di sindaco di Firenze?
  59. E’ una democrazia sana quella in cui i media implorano l’avvento di un “salvatore della patria”?
  60. E’ normale che il sindaco di Firenze affitti Ponte Vecchio a privati per una cena di gala?

“Così il giovane putto di Rignano sull’Arno si è autoeletto “a nuovo che avanza” e ce lo ribadisce con un martellamento che non conosce tregua.

Poco male se l’iconicizzazione di quel nuovo è il giubbetto di Fonzie, il meccanico rubacuori star della serie televisiva americana degli anni Settanta “Happy Days”. Infatti quel capo d’abbigliamento stravisto ha un vantaggio importante per la promozione del prodotto: è assolutamente riconoscibile (non a caso la Coca Cola non cambia la grafica del suo logo). E qui da noi siamo ormai imprigionati da decenni nei condizionamenti televisivi di una americanizzazione da poveracci. Che Renzi sfrutta con una certa cinica sapienza.

Per di più il prodotto viene certificato a mezzo strombazzamenti vari per i suoi effetti salvifici immediati, come quegli sciroppi miracolosi venduti dal solito guaritore pataccaro in qualche fiera di paese. Anche questo aspetto funziona alla grande, considerata la diffusa credulonità di una cultura nazionale che rimane ancora in larga misura contadina. Peccato che l’annunciato salvatore della Patria non riesca neppure a risolvere i problemi di buona amministrazione nella città di cui è sindaco.

Ma basta non farlo sapere, che non se ne parli”.

http://temi.repubblica.it/micromega-online/matteo-renzi-come-la-coca-cola/

Ritornello atlantideo (2013-2015) – i protocolli di un savio fautore della Pax Americana

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Questo non è un parto della mia fantasia. Sono le analisi di un membro dell’élite statunitense che preferisce mantenere l’anonimato ma non riesce a trattenersi dall’esporre le sue opinioni in un forum internazionale online (classico ganassa).
Per comodità possiamo chiamarlo Mustafà Mond. La sua visione del mondo rivela la tensione hybristica che condurrà alla rovina l’impero americano (così lo definisce lui stesso). È la mentalità di un bullo e sapete cosa succede ai bulli? Le sue vittime, alla fine, si coalizzano contro di lui e gli insegnano come si sta al mondo.

Sarà verosimilmente la Siria a scatenare l’inferno, perché l’esercito sta battendo i ribelli, e questo è chiaro già da aprile (però non ai media italiani):

http://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/they-may-be-fighting-for-syria-not-assad-they-may-also-be-winning-robert-fisk-reports-from-inside-syria-8590636.html

http://articles.washingtonpost.com/2013-05-11/world/39297570_1_urban-warfare-government-forces-rebels

http://www.theatlantic.com/international/archive/2013/05/why-assad-is-winning/276229/

http://www.usatoday.com/story/news/2013/05/23/syria-rebel-city/2351423/

http://www.tribunodelpopolo.it/servizi-segreti-tedeschi-damasco-sta-vincendo-ribelli-alle-corde/

È l’ennesima sconfitta americana e con buona pace del nostro Mustafà Mond, i bulli non si possono permettere di perdere l’aura di invincibilità.

23 nazioni europee e, in un diverso voto, 71 nazioni ONU, hanno preso le distanze dalla NATO. Le stesse Nazioni Unite, al di là della facciata, mostrano una notevole indipendenza di giudizio e d’azione:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/05/28/siamo-tutti-rossobruni-nazioni-unite-unione-europea-brasile-e-india-tutti-alleati-di-assad/

Il Nobel per la Pace non può permettersi di perdere la Siria, è in gioco la credibilità della NATO/Nuova Atlantide.
Andranno fino in fondo e ci ritroveremo in guerra.

Per un utile confronto, segnalo le posizioni pubbliche dello stratega Zbigniew Brzezinski sugli stessi temi:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/10/brzezinski-atlantide-e-la-supernova/

MORALITÀ E CINISMO

Non è tortura finché un tribunale americano non decide che lo è.

Per quanto riguarda l’influenza morale, è un concetto privo di senso nella geopolitica. Di che influenza morale possiamo parlare quando usavamo l’Agente Arancio, o demolivamo il Vietnam del Nord con i B-52, orchestravamo colpi di stato in America Latina, dividevamo la popolazione negli anni ’60 e costringevamo un presidente a dimettersi, facevamo a pezzi la Jugoslavia per conto dei nostri alleati tedeschi negli anni Novanta? Quando abbiamo promesso alla Russia che non avremmo esteso la NATO verso est e poi abbiamo fatto l’esatto contrario?

La geopolitica è fatta di strategia ed interesse egoistico. Non importa se ci piace o no o come la gente ci percepisce. Con il passare del tempo gli Stati Uniti continueranno ad agire per perseguire i propri interessi in tutto il mondo e l’odio non potrà che aumentare. È necessario che gli americani crescano e smettano di coltivare questa idea che sia imperativo che gli altri popoli ci amino.

ARABI

La maggior parte delle masse medio-orientali non è allo stesso livello evolutivo di quelle occidentali o di gran parte del mondo. L’unica cosa che l’Occidente e il resto del mondo possono fare fino a quando esse non evolveranno è utilizzare gli scismi interni al mondo arabo per proteggere i propri interessi … oppure schiacciarli con una guerra totale per poi ricostruire tutto, come in occasione della seconda guerra mondiale (ma non è un’opzione fattibile né è morale). Sarebbe bello se potessimo isolarli con dei muri ed ignorarli, ma le forniture di petrolio sono di vitale importanza per l’Europa e l’Asia (solo il 10% delle forniture statunitensi viene dal Medio Oriente ed è un dato in calo).

Carthago delenda est: è applicabile al Medio Oriente.

PAX AMERICANA

Gli europei si sono combattuti per secoli fino a quando gli Stati Uniti hanno pacificato il continente. Le nazioni asiatiche dell’Estremo Oriente sono state anch’esse in lotta per secoli, fino a quando gli Stati Uniti hanno portato stabilità. Gli americani si sono uccisi a vicenda nella più sanguinosa guerra civile della storia dell’umanità. E così via. Alla fine, matureranno ed avranno la loro illuminazione. Speriamo.

Dopo un eventuale ritiro dei legionari (sic!) americani, gli europei ricomincerebbero ad ammazzarsi. I cinesi non si fiderebbero mai dei giapponesi e viceversa. Si riaccenderebbe la corsa agli armamenti. Piccole nazioni come Paesi Bassi, Filippine, Singapore, ecc. sarebbero inghiottite dai loro vicini più potenti o diventerebbero delle marionette [mentre adesso cosa sono? NdT].

GLI OBIETTIVI GEOPOLITICI

Ci sono un sacco di minacce che terranno occupata l’Alleanza Americana (sic!).

Sovvertire delle aspiranti potenze egemoni regionali è una priorità strategica per gli Stati Uniti. Il contenimento della Cina è stato accelerato, come potete aver constato da voi stessi se avete prestato attenzione alle iniziative degli Stati Uniti nel Pacifico nel corso degli ultimi due anni. Poi ci sono i russi e la loro Unione Eurasiatica e l’influenza iraniana, un altro punto critico che sarà affrontato attraverso l’alleanza tra Turchia ed Arabia Saudita.

Qualunque nuovo presidente continuerà a gestire il mondo nel segno della dottrina della Pax Americana: (1) controllo degli oceani e protezione delle linee commerciali, che dà agli Stati Uniti il controllo del sistema del commercio internazionale e assicura che tutte le principali economie mondiali traggano vantaggio dal collaborare con gli Stati Uniti; (2) il sovvertimento di tutte le possibili potenze egemoni regionali che possono presentare una sfida per il sistema statunitense (nel prossimo decennio: Cina, Russia, Iran).

A meno che il popolo americano non decida di accettare un drammatico declino del suo tenore di vita e ricchezza, tutti i presidenti continueranno a gestire l’impero secondo gli interessi geopolitici di cui sopra, dal momento che è nel migliore interesse degli Stati Uniti il mantenimento della loro egemonia globale. Gli standard di vita e ricchezza di Europa, Giappone, Corea del Sud, Australia, Cina, India, Russia, ecc. scenderebbero drammaticamente se il sistema statunitense dovesse andare in pezzi e la competizione senza quartiere dovesse prevalere.

Tutte queste sciocchezze senza senso sul mondo multipolare lasciano il tempo che trovano. Il futuro appartiene agli Stati Uniti e ad alcuni blocchi regionali.

Siamo in grado di rimuovere qualsiasi nazione dal sistema del commercio internazionale (vedi Cuba, Iran, Corea del Nord, ecc.). Questa è la sorgente della potenza americana sul resto del mondo. Europa, Cina, Giappone, India, Brasile, Corea del Sud, ecc. beneficiano di questo sistema.

Il diritto internazionale esiste solo perché gli Stati Uniti sono disposti ad applicarlo. Se decidessimo di modificarlo a nostro vantaggio, lo faremmo.

Gli Stati Uniti continueranno con il multilateralismo finché gli interessi americani possono essere assicurati in questa maniera; diversamente, non si sentiranno vincolati da istituzioni che avevano un significato in un’altra epoca.

Abbiamo guadagnato questo diritto con il sangue e il denaro che abbiamo speso per costruire la Pax Americana. Gli attacchi dei droni vanno a vantaggio dei non-barbari di oggi. Non c’è motivo per cui gli Stati Uniti dovrebbero tornare allo status quo degli anni 90, quando un paio di missili erano l’unica risposta alla minaccia terroristica. Gli USA puniscono chiunque si metta sulla loro strada e quella dei loro alleati. Nessuno è in grado di sfidare l’egemonia globale americana.

Quale nazione ha oltre 700 basi in tutto il mondo e delle forze navali più potenti della somma delle marine del resto del mondo? Che nazione impiega i droni come giudice, giuria e boia contro i nostri nemici? Quale nazione ha la valuta di riserva mondiale assieme al controllo del sistema monetario internazionale? Che nazione ha un’economia più grande della somma della seconda e terza economia mondiale? Che nazione ha a malapena il 5% della popolazione mondiale ma consuma il 25% delle risorse del mondo? Quale nazione è accusata di imperialismo culturale? Che nazione ha pacificato Europa dopo secoli di incapacità di essere in grado di farlo da soli, portato stabilità nell’Estremo Oriente e garantisce risorse per le economie mondiali?

Come nel caso dell’impero romano e britannico, molti americani respingono l’idea di impero e non la riconoscono. Però è un dato di fatto. Molti inseguono infantilmente il desiderio di essere amati dal resto del mondo. Roma non era amata.

Questo sarà lo status quo per la maggior parte di questo secolo, per cui sarà meglio che vi abituiate.

Tra Russia e Stati Uniti la Cina sceglierà gli USA e l’India non si alleerà mai con Pachistan e Cina contro gli Stati Uniti. Non c’è un nuovo ordine mondiale alternativo a questo, che è agli albori. Il resto è retorica.

Quella che potrebbe essere un’esperienza traumatica per i popoli dell’Iraq, Panama, Serbia, Pakistan, Somalia, Grenada, ecc. non è altro che un evento transitorio per il popolo americano. Noi non subiamo le conseguenze dei nostri interventi in tutto il mondo e questo provoca ancora maggior risentimento. Non diversamente dagli inglesi e dai romani al tempo dell’impero e da qualunque grande potenza nel corso della storia umana.

Gli Stati Uniti hanno appreso dall’Impero Britannico: divide et impera, intervenendo solo quando l’equilibrio di potere in una regione è diventato svantaggioso, prevenendo ogni coalizione regionale / blocco che possa sfidare l’egemonia americana [Europa confederata, ma tanto gli euroscettici questo non lo vogliono capire: gli basta aver trovato un capro espiatorio NdT].

FINANZA AMERICANA

Il tetto del debito non ha alcuna importanza. Gli Stati Uniti non potranno mai volontariamente fare default. Il tetto del debito è solo una reliquia procedurale. Così funziona l’attuale sistema monetario. Gli Stati Uniti rimarranno la superpotenza economica, per l’abbondanza di risorse e perché sono ancora uno dei maggiori esportatori del mondo. Il mercato interno è di gran lunga il più ricco del mondo. Inoltre la Cina è una tigre di carta poiché non esercita alcuna influenza sugli Stati Uniti ed è zavorrata da 800 milioni di persone che vivono con un dollaro al giorno.

IRAN

Se l’Iran chiude lo Stretto di Hormuz anche solo per un secondo, ciò sarà usato come pretesto (sic!) per distruggere le sue forze armate e infrastrutture attraverso continui e massicci attacchi aerei.

La guerra con l’Iran non è affatto imminente. È solo diplomazia e manipolazione dell’opinione pubblica internazionale. Le uniche operazioni contro l’Iran in Iran saranno clandestine, per una miriade di ragioni. L’obiettivo è abbattere Assad, alleato dell’Iran. Un importante vantaggio per l’Arabia Saudita e la Turchia.

Roma se l’è cavata piuttosto bene dopo aver spazzato via Cartagine dalla carta geografica. Lo stesso è successo agli Stati Uniti dopo aver aiutato a distruggere l’impero tedesco, quello giapponese e quello sovietico. Mi aspetto che la Repubblica Islamica subirà la stessa sorte se l’Iran continuerà ad operare aggressivamente contro gli interessi americani nella regione.

SIRIA

Il regime siriano, alleato dell’Iran, dev’essere rimosso con qualsiasi mezzo necessario, dato che questo metterà i bastoni tra le ruote delle strategie egemoniche iraniane nella regione.

L’opzione militare in Siria è complicata, con conseguenze impreviste per i partner alleati americani nella regione (Israele, Turchia, Arabia Saudita). La Siria non è la Libia. Gli iraniani sono già in Siria e renderanno la vita difficile a qualsiasi intervento militare (vedi Iraq) e potrebbero portare ad un’escalation della guerra. L’isolamento internazionale e un golpe, approfittando della guerra civile, è la migliore opportunità per azzoppare l’egemonia iraniana senza un intervento militare diretto. Alcuni regimi ci mettono un po’ a cadere [N.B. lo scriveva due anni fa, ora persino Al Jazeera e Washington Post ammettono che Assad sta avendo la meglio, NdT].

Gli Stati Uniti possono pubblicamente asserire di prendere le distanze dai ribelli, mentre li aiutano attraverso Turchia, Arabia Saudita e Qatar. È una buona occasione per sconfiggere l’Iran e volgere al peggio le sue sorti nei territori palestinesi e in Libano.

Speriamo che il regime tirannico di Assad venga deposto entro un paio di anni [lo scriveva nell’agosto del 2012].

I russi non faranno nulla per la Siria quando la situazione si farà delicata [agosto 2012 / smentito nel maggio 2013: russi direttamente impegnati con una flotta, armi antinavali ed antiaeree – è così che si arriva alla propria Stalingrado, senza rendersene conto].

Gli Stati Uniti possono agire a propria discrezione perché Russia e Cina non sono abbastanza potenti per sfidarli su una questione come la Siria. La scelta di non intervenire militarmente dipende dal fatto che non è l’opzione migliore. Finché c’è caos, a Washington va bene così.

Come ho già detto nel novembre del 2011, la pressione e l’isolamento continueranno per tutto il 2012 e il 2013. Ci vorrà del tempo per rovesciare un regime come quello di Assad senza intervento militare. Se i siriani sono così stupidi da coinvolgere la Turchia, allora gli Stati Uniti avranno il pretesto per  passare dall’intervento clandestino a quello alla luce del sole [Lo scriveva nell’ottobre del 2012, NdT].

Chiunque emergerà sarà preferibile rispetto ad Assad e dipenderà dai regimi sunniti della regione. Sarà un regime debole che governerà su un paese destabilizzato. Gli Stati Uniti saranno in grado di esercitare la loro influenza con un governo islamista sunnita attraverso i classici incentivi finanziari (Banca Mondiale, FMI, ecc.). Questo non era possibile con Assad.

RUSSIA E CINA IN SIRIA

I cinesi e i russi sono degli utili idioti. L’inazione pubblica da parte delle potenze mondiali per fermare la violenza può essere facilmente imputata a loro mentre in privato la destabilizzazione permanente del regime di Assad sta procedendo a pieno ritmo.

I russi e cinesi stanno giocando a dama, mentre l’Alleanza Americana sta giocando a scacchi. Pubblicamente, l’Alleanza continuerà a lamentarsi che il loro veto impedisce di fare qualunque cosa, mentre segretamente lavorerà con sauditi e turchi per continuare il processo di destabilizzazione della Siria e limitare l’influenza iraniana.

La Siria guardava dall’altra parte mentre gli insorti affluivano in Iraq. Ora stiamo restituendole il favore.

DOLLARO CONTRO EURO

Il mondo non ha alcuna intenzione di smettere di usare il dollaro come valuta di riserva mondiale. Quello era un miraggio degli eurocrati privi di una prospettiva finanziaria. Gli investitori e la comunità finanziaria mondiale capiscono che l’Europa ha raggiunto l’apice della sua crescita e avrà maggiori problemi a causa del suo profilo demografico. Inoltre gli europei non hanno alcun potere politico o militare per sostenere la loro valuta né sono capaci di parlare con un’unica voce. L’élite politica ha fallito e ha perso la fiducia della comunità mondiale.

“L’Europa” è formata da 27 (o 17) economie diverse e relativamente piccole, con solo un paio in grado di avere un impatto significativo sul mondo. Gli Stati Uniti sono il paese più sviluppato del mondo con un profilo demografico positivo. Gli Stati Uniti hanno un impero militare, finanziario e politico che non ha paralleli sulla scena mondiale.
Vedremo chi ha ragione:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/03/30/dollaro-contro-euro-e-come-carta-contro-forbice/

OBAMA

La gente che si aspetta che Obama si distingua da Bush deve capire la forza dei vincoli di politica interna ed estera. I presidenti americani sono deboli sul fronte interno e sono costretti ad essere realisti nella sfera internazionale: guerra di droni, graduale disimpegno dall’Afghanistan, contenimento ed accerchiamento di Iran, Russia e Cina, mantenere delle relazioni cordiali con il Brasile, l’unica nazione che potrebbe essere una potenza egemone a livello di emisferico, in futuro.

In politica estera, Obama ha continuato la dottrina della Pax Americana e l’ha resa ancora più potente e unilaterale, pur creando una parvenza di multilateralismo (!!!). Ha elegantemente tenuto conto del fatto che la questione israelo-palestinese era intrattabile e non era importante per gli interessi strategici americani. Sta mettendo i cinesi sulla difensiva. Sta ricalibrando e riequilibrando la politica estera americana dalla priorità al terrorismo e mondo islamico verso un’assunzione di responsabilità più eterogenea (Cina, Europa centrale, Medio Oriente, ecc.). Ha contribuito a sviluppare l’impero appena nato dopo un decennio in cui non si era compresa la potenza raggiunta (’90), seguito da un decennio di enfasi su un unico tema (il terrorismo). Sulla politica estera, non si può che encomiarlo.

DRONI

La CIA è responsabile di una gestione pasticciata dei detenuti della guerra al terrore. Almeno abbiamo adottato misure correttive. Droni, omicidi mirati e una morte rapida. Molto più pulito e molto meno chiassoso.

Potremmo sempre tornare a bombardare a tappeto le città: gli attacchi di droni sono un segno della misericordia americana nei confronti dei selvaggi (uncivilized) [cf. John il Selvaggio vs Mustafà Mond (A. Huxley, Brave New World), NdT]

 

GUERRE UMANITARIE

L’invasione dell’Iraq serviva più che altro a far rigare dritti i sauditi dopo che ci avevano chiesto di lasciare il loro paese in seguito all’11 settembre, ad inviare un messaggio all’Iran e alla Siria, ed era un messaggio rivolto a tutto il mondo, in risposta alla percepita debolezza americana negli ambienti geopolitici degli ultimi due decenni (Beirut, Somalia, innumerevoli attacchi terroristici contro gli interessi statunitensi e alleati durante gli anni 90, e così via).

L’Arabia Saudita si stava smarcando, il Pakistan esitava. L’Afghanistan non era bastato a dimostrare la nostra risolutezza.

Alla fine il messaggio ha avuto successo. L’Arabia Saudita è saldamente nell’alleanza e non ci sarà un riavvicinamento tra sunniti e sciiti. Inoltre, fino a quando il mondo islamico sarà in fiamme e frammentato, l’interesse strategico di prevenire l’emergenza di una potenza regionale che sfidi gli Stati Uniti resta intatto. Entro qualche decennio l’impero dovrà fare di una nazione un nuovo esempio. Qualcuno s’indignerà, ma va fatto.

Il fallimento dell’occupazione è stato un grande errore strategico, ma si possono perdere delle piccole guerre se non si perde quella grande. Gli inglesi hanno perso le colonie americane, ma il loro impero ha raggiunto l’apogeo solo un secolo dopo. Finché il petrolio fluisce del Medio Oriente, i nostri interessi sono al sicuro.

AMERICA LATINA

Gli Stati Uniti non hanno alcun un interesse strategico in America Latina a meno che non intervenga una forza esterna in grado di interferire nel nostro emisfero. Non vi è alcuna Unione Sovietica di cui preoccuparsi. Chavez, Morales, ALBA e gli altri pagliacci sarebbero già svaniti se ce ne curassimo davvero.

L’unica vera potenza in formazione è il Brasile, ma hanno ancora una lunga strada da percorrere prima di poter rivaleggiare con la potenza americana.

SECONDA GUERRA CIVILE AMERICANA?

L’esercito degli Stati Uniti non sarebbe in grado di controllare il popolo americano! Questa è un’idea assurda. Guardate quanto è stato difficile lottare contro le insurrezioni in Iraq o Vietnam. Gli USA sono vastissimi ed hanno una popolazione di 320 milioni di abitanti. Nessuna rivolta sarebbe controllabile. Inoltre l’esercito statunitense è composta da americani e distruggere o opprimere il proprio paese non sarebbe tollerato a lungo.

IL SEGRETO DEL SUCCESSO DI UNA CIVILTÀ

Noi siamo il mondo civile, noi facciamo la storia, al momento.

L’”Occidente” è arrivato a dominare il pianeta grazie alla geografia e le cose non cambieranno tanto presto. L’Europa ha la pianura nord-europea, fiumi navigabili che permettono al capitale di fluire liberamente, ecc. Questo ha permesso all’Europa settentrionale di svilupparsi più velocemente e costruire flotte per espandere le loro economie in tutto il mondo.

Gli Stati Uniti hanno il fiume Mississippi che collega il Midwest ai bacini commerciali del Golfo del Messico, Pacifico e Atlantico ed altri canali che arrivano alle coste. Sono stati benedetti da una delle geografie più ideali del mondo per costruire una società. Chiunque controlli le suddette zone è destinato ad essere una potenza mondiale. Una volta che gli Stati Uniti catturarono New Orleans e controllarono il fiume Mississippi, era inevitabile che gli Stati Uniti si sarebbero trasformati in una potenza mondiale. C’è una ragione per cui l’Europa del Nord è più ricca di quella del sud, ed è la geografia.

Cina e India sono sfavorite dalla loro geografia e non saranno mai in grado di costruire società ricche come gli Stati Uniti o l’Europa. Non c’è abbastanza terra coltivabile in Cina e le precipitazioni sono troppo scarse. L’India è messa anche peggio in una regione che predispone alla sovrappopolazione ed alla mancanza di centralizzazione.

UNIONE EUROPEA

Qualcuno potrebbe dire (e io non sarei d’accordo) che è l’Europa che sta ricominciando a somigliare alla Germania nazista. L’Europa comincia a regionalizzarsi. Avete leggi che prendono di mira i musulmani con il pretesto della laicità, nei Paesi Bassi, Francia, Italia. Dalla Svizzera, al Regno Unito, alla Francia, all’Italia, ecc. ci sono partiti eletti sulla base di programmi estremisti che farebbero sembrare moderato il Tea Party [dubito, NdT]. Deportate i Rom, trasformate gli “indesiderabili” in capri espiatori. Avete flash mob neonazisti in aumento in Germania. L’unica cosa che vi salva è che questo non è un mondo multipolare e ci sono centinaia di migliaia di legionari americani in Europa e intorno all’Europa che assicurano che l’Europa resti circoscritta ed impotente (!!!). [siamo vassalli, le loro sono truppe di occupazione, NdT]

Chi se ne frega di quello che gli europei o pakistani pensano del nostro presidente? È irrilevante e non ha alcuna incidenza sulla geopolitica. Dovrebbero essere molto più preoccupati di quello che pensiamo noi di loro (se lo facciamo).

CRISI DELL’EUROZONA

Le banche di investimento americane avevano scommesso che il mercato immobiliare non sarebbe mai crollato tutto d’un colpo. Si sono ritrovate insolventi a causa del crollo immobiliare. Possiamo parlare di derivati, CDS, modello di cartolarizzazione imperfetta, la mancanza di una regolamentazione efficace, le ripercussioni a lungo termine delle scelte della Fed dopo la recessione del 2001, l’abbassamento degli standard di prestito e molti altri fattori; tuttavia, nulla  di tutto questo assolve l’Europa per le proprie decisioni.

Sì, gli Stati Uniti sono stati il catalizzatore primario della crisi finanziaria del 2008 (così come della crescita economica che l’ha preceduta), ma allo stesso tempo gli Stati Uniti hanno salvato il sistema finanziario mondiale nel 2008 per impedire una catastrofe maggiore. Nel frattempo gli europei hanno esitato ad intervenire fin dall’inizio della crisi del debito sovrano, anche se era preventivabile. L’élite europea avrebbe potuto evitare un sacco di dolore all’Europa se avesse agito all’inizio del 2010.

Inoltre, gli Stati Uniti non hanno creato il corrotto stato greco [il regime dei colonnelli l’hanno sponsorizzato loro, fino a metà degli anni Settanta, NdT]. Non sono stati gli USA a costringere le banche europee a prestare denaro all’edilizia spagnola o irlandese, o per speculare sulle valute dell’Europa orientale, a sviluppare una relazione incestuosa con lo Stato [come se tutte queste cose non fossero accadute anche negli USA! NdT], ecc.

Gli Stati Uniti non hanno creato un’eurozona difettosa, che è il vero problema. L’Unione Europea non ha futuro. Solo l’Unione Sovietica la teneva unita. Nei prossimi anni si regionalizzerà, frantumandosi [Non sembra considerare la possibilità che possa unirsi contro gli Stati Uniti, una volta che le attuali classi dirigenti corrotte ed incapaci saranno rimosse, NdT]

GOLFO PERSICO

Il Qatar fa parte della alleanza sunnita che gli Stati Uniti hanno costruito per riequilibrare la potenza iraniana dopo il crollo del precedente contrappeso (Iraq). La Turchia dovrà sostituire l’Iraq, ma ci vorrà del tempo.

DEMOCRAZIA E GIUSTIZIA SOCIALE

La nostra è una Repubblica Costituzionale. La democrazia era vista con sospetto dai padri fondatori e oggi si capisce che avevano ragione. La democrazia odierna è poco più che la tirannia della folla e le elezioni si rivolgono unicamente al denominatore comune più popolare, non certamente alla classe colta e professionale, che ne prende le distanze per il degrado delle discussioni e l’utilizzo di slogan semplicistici e di luoghi comuni [non posso che dargli ragione, ma il compito dell’élite dovrebbe essere quella di educare la popolazione, non quella di accentuarne e sfruttarne l’inebetimento per promuovere i propri interessi egoistici a discapito di quelli collettivi, NdT].

Le sole persone che non riescono a vivere il sogno americano sono quelle che non ce l’hanno messa tutta, che hanno preferito il divertimento all’impegno e ora danno la colpa agli altri.

MESSICO

Se il Messico perde il controllo della guerra al narcotraffico estenderemo l’uso dei droni in Messico e se il governo protesta ci annetteremo la Baja California (!).

 

RUSSIA

Gli Stati Uniti possono creare problemi in Russia attraverso le ONG e cose del genere

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/12/la-spontaneita-dellopposizione-russa-a-putin/

e gli Stati Uniti hanno sparato un altro colpo di avvertimento utilizzando le Pussy Riot come scusa per stigmatizzare pubblicamente la Russia,

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/31/vagine-in-rivolta-i-nuovi-idoli-dei-media-occidentali/

avvertendo che possiamo causare disordini civili (come abbiamo fatto altrove). È un continuo botta e risposta. La Russia minaccia gli Stati Uniti di chiudere il corridoio nord

http://aurorasito.wordpress.com/2012/04/03/il-corridoio-nord-sud-le-prospettive-del-commercio-multilaterale-in-eurasia/

dopo che gli Stati Uniti hanno approvato una BMD riveduta

http://www.geopolitica.info/nord_america/ballistic_missile_defence.htm

che è a sua volta una risposta all’invasione della Georgia [veramente era la Georgia, partner di USA e Israele, l’aggressore, NdT] dopo le “rivoluzioni” in Ucraina [rivoluzioni colorate, dottrina Brzezinski

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/11/rivoluzioni-colorate-e-primavere-arabe-preludio-alla-terza-guerra-mondiale/]

e l’espansione della NATO verso est, ecc.

ISRAELE

La difesa degli interessi dei palestinesi è priva di valore strategico e danneggerebbe i nostri rapporti con un leale ed utile alleato.

Israele ha cercato di ottenere l’assenso delle ultime due amministrazioni alla partecipazione nell’attacco all’Iran, ma con scarso successo, perché a noi vanno bene le cose come stanno.

L’attacco all’Iran è stato pianificato per anni. Ma Israele vuole far credere che è sul punto di attaccare l’Iran, senza mai poterlo fare perché gli Stati Uniti glielo impediscono. Sa che un attacco fallimentare sarebbe estremamente controproducente. Quanto più si parla di un attacco pubblicamente, meno possibilità ci sono che Israele passi all’offensiva.

L’Iran vuol far credere che è sul punto di sviluppare armi atomiche. Gli Stati Uniti vogliono far credere che trattengono Israele, mentre stanno utilizzando il pretesto del programma atomico per imporre sanzioni e indebolire la potenza iraniana nella regione. Questo balletto va avanti ormai da anni.

Sono stati gli Stati Uniti / Turchia / Arabia Saudita a guidare la destabilizzazione della Siria. Israele era inizialmente contrario e preferiva Assad, perché lo conosceva ed aveva delle relazioni di collaborazione con lui. Tuttavia, con il ritiro dall’Iraq e l’Iraq diventato un alleato dell’Iran, gli Stati Uniti avevano bisogno di fare qualcosa per contenere l’Iran nel Levante e la Siria rappresentava un’opportunità strategica. Israele ha accettato suo malgrado, perché non aveva altra scelta e non gli dispiace nuocere all’Iran, anche se un governo sunnita potrebbe andare al potere a Damasco.

L’ossessione per Israele è insensata. Non controlla gli Stati Uniti, altrimenti Bush non avrebbe detto di no quando Israele voleva attaccare il programma nucleare iraniano. Si tratta di un piccolo paese con una proiezione di potenza limitata il cui principale interesse strategico è avere una frontiera stabile [Cazzate! Vuole annettersi la Palestina e sarà questo a fregare la Pax Americana, oltre all’avidità incontrollabile della finanza anglo-americana, NdT]. È una delle numerose nazioni che compongono l’Alleanza Americana.

Gli Stati Uniti e Israele hanno interessi comuni relativi al contenimento della potenza iraniana.

INFORMAZIONE E MEDIA

Usiamo i social media per creare disordini sociali se la cosa si allinea con i nostri interessi. Usiamo i mezzi di comunicazione per inviare messaggi politici ed influenzare l’opinione pubblica. La stragrande maggioranza degli articoli sul NY Times, WSJ, Guardian, Telegraph, ecc non rientrano in questa politica ma, di tanto in tanto, “fonti anonime” aiutano ad inoltrare certi messaggi geopolitici.

REGNO UNITO

Noi sovvenzioniamo il vostro sistema sanitario finanziando l’economia britannica. Se decidessimo di tagliar fuori la vostra piccola isola dalle risorse del Medio Oriente e l’accesso al bacino commerciale dell’Atlantico settentrionale, il Regno Unito dovrebbe costruire una marina abbastanza forte da proteggere le proprie linee commerciali e basi militari, sottraendo risorse al welfare. Siamo in grado di trasformare la Gran Bretagna in una Cuba, Iran, Corea del Nord, con un semplice ordine presidenziale e togliere agli inglesi o a chiunque altro l’accesso all’economia globale. Ma il Regno Unito non è la nostra “puttana”. Le nostre richieste non sono irragionevoli. Blair scelse liberamente di partecipare all’invasione irachena. Ogni popolo deve assumersi le sue responsabilità, senza scaricarle sempre sugli americani.

https://twitter.com/stefanofait

Come uscire dalla crisi senza rieditare l’episodio

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L’ORIGINE DELLA CRISI

La Spagna (e la Catalogna), come l’Irlanda, gli Stati Uniti e il Regno Unito, non hanno voluto controllare la loro bolla immobiliare. Liquidità facile, economia in piena espansione, e poi crash: tutte queste economie sono entrate in recessione dopo un collasso finanziario che ha colpito gli untori che disseminavano titoli tossici ed altri speculatori azzardati. In generale, i bassi margini di profitti ricavabili nell’economia reale occidentale e l’ancora più bassa propensione al rischio degli investitori hanno spinto il capitale verso il mattone e la bolla finanziaria. Il comportamento idiota di chi pensa solo al profitto immediato.

Così ci veniva detto che stavamo diventando sempre più ricchi anche se eravamo sempre più indebitati. Ricchezze inventate.

I BRICS crescono ma dipendono dalle esportazioni in Euro-America, ossia dal nostro progressivo indebitamento.

Intanto gli elusori fiscali hanno accumulato una quantità di capitali non tassati che sarebbe sufficiente a coprire il deficit europeo e inglese.

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I RISCHI DI IPERINFLAZIONE E LA CLEPTOCRAZIA

L’inflazione causata dalla continua emissione monetaria è tenuta a bada solo dal fatto che: (1) queste “ricchezze” non arrivano sul mercato ma rimangono congelate nelle banche; (2) quel che va in circolazione è controbilancio dalla spinta deflattiva dei consumatori che non si possono più permettere di spendere – da notare che, in Occidente, da un secolo a questa parte la crescita è dipesa principalmente dai consumi: non si investe più nell’economia reale e così il tasso di disoccupazione strutturale continua a crescere, mentre le bolle finanziarie si moltiplicano.

Le banche centrali occidentali non stanno facendo altro che seguire il pessimo esempio di Alan Greenspan, ex presidente della Federal Reserve, oggi quasi universalmente ritenuto responsabile del disastro finanziario che ha causato l’attuale crisi. Come lui, stampando denaro a manetta, stanno gonfiando altre bolle che prima o poi esploderanno, con conseguenze molto più disastrose delle precedenti (col passare del tempo le bolle diventano sempre più grandi perché servono per tappare buchi sempre più grandi). Come lui, lo fanno per salvare economie decrepite e banche insolventi (zombie banks) che ne approfittano per continuare a spacciare titoli tossici, nella certezza che tanto i contribuenti appianeranno ogni perdita.

Non sono plutocrati, sono cleptocrati, forse con un’alta concentrazione di psicopatici, altrimenti non si spiega non tanto la totale assenza di scrupoli, ma la dissennatezza di chi si comporta come se il mondo dovesse comunque finire domani e quindi tutto è lecito perché tanto non ci saranno conseguenze.

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L’ATTUALE GUERRA VALUTARIA

Questo fiume di liquidità anglo-americana è solo l’inizio di una guerra valutaria mondiale. Brasile, Cina e gran parte degli altri paesi emergenti hanno subito uno tsunami di valute che non sono carta straccia solo perché il Pentagono è ancora una formidabile macchina da guerra. Questa virtuale carta igienica chiamata “dollari” e “sterline” s’infiltra nelle loro economie e crea scompiglio nei loro mercati interni, strutture produttive ed esportazioni (le loro monete si rivalutano). Finora non hanno scelto la strada del protezionismo.

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EFFETTI DELLA SVALUTAZIONE

La svalutazione è un’altra forma di austerità. Quando una moneta si svaluta, la popolazione che la usa diventa più povera rispetto a chi non svaluta.

Ungheria, Bielorussia, Repubblica Ceca, Croazia, Regno Unito e Ucraina non sono nell’eurozona, eppure se la stanno passando davvero male.

Qui alcune scomode verità sull’economia islandese, esposte da un economista islandese piuttosto preoccupato per la prossima bolla in formazione e la scarsità di investimenti:

http://icelandicecon.blogspot.it/

Quanto al Giappone: il fallimento è grandioso ed allarmante. Svalutazione ed ulteriore indebitamento hanno solo reso ancora più vulnerabile l’economia nipponica e preoccupati gli investitori. I giapponesi non riescono a risolvere i loro problemi esportando perché i mercati sono saturi e i consumatori non spendono.

La svalutazione è una spada a doppio taglio. Le esportazioni crescono. Però Spagna, Grecia ed Italia hanno già esportazioni record, perché le “cure” neoliberiste puntano tutto sull’esportazione, come se esistesse una qualche civiltà invisibile o aliena che assorbe generalmente le esportazioni di tutti i paesi del mondo per evitare che qualcuno s’indebiti (l’hanno fatto per decenni gli USA e il loro debito è fenomenale).

Il rovescio della medaglia è che aumentano anche i prezzi delle importazioni (niente botte piena e moglie ubriaca). Poiché circa il 40% delle nostre esportazioni dipendono da beni semilavorati che abbiamo importato e trasformato e poiché dipendiamo dalle materie prime importate, ci troviamo ad importare inflazione (per questo l’inflazione inglese è molto alta rispetto alla nostra – 2,4% contro 1,1% -, sebbene i consumi inglesi siano ai minimi – senza che le loro esportazioni siano ripartite).

In un mondo che è radicalmente cambiato rispetto a quello della grande svalutazione 1992-94, credi che svalutare risolva tutti i nostri problemi: saremo in grado di riprenderci le produzioni che sono state progressivamente trasferite in Cina e nell’Europa dell’est (tessile, abbigliamento, mobili, etc.) ? Saremo all’altezza di fare concorrenza alle produzioni ad elevata intensità di capitale/ricerca su cui la Germania ha costruito il suo export e che le permettono alle aziende tedesche di pagare già oggi un costo del lavoro superiore del 40% rispetto all’Italia ? L’unica certezza è che pagheremo di più petrolio e materie prime (70 mld di import netto nel 2011) e tutte le altre cose che non siamo più in grado di realizzare in Italia (chimica fine, farmaceutica, elettronica, aeromobili, etc.).

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/11/emilio-l-un-punto-di-vista-scomodo-su-eurozona-ed-economia-italiana/

“Proporre l’uscita dall’euro è un tentativo di aggirare il problema senza risolverlo: tra il 1992 ed il 1995 la lira perse il 40% del proprio valore rispetto al marco tedesco, dandoci un sollievo solo temporaneo che non ci ha impedito di impattare in una nuova crisi ancora più drammatica. Oggi poi, gli esiti di una tale manovra sarebbero molto più incerti, considerate le tensioni a livello internazionale ed il fatto che le produzioni italiane occupano una posizione più marginale in un mercato mondiale divenuto nel frattempo molto più affollato e competitivo”.

http://marionetteallariscossa.blogspot.it/

La svalutazione è la tecnica preferita dai perdenti che non sanno gestire la propria economia e vogliono un rimedio istantaneo che non li costringa a sanare le proprie magagne. Il Regno Unito ha svalutato nel 1949, 1967, 1991, 2008 e ora è un paese deindustrializzato, senza alcuna prospettiva economica, che sopravvive solo grazie alla finanza predatoria (e all’inglese). Noi siamo messi meglio, ma non possiamo certo dare la colpa ai tedeschi per la nostra situazione (il governo tedesco è responsabile del gravissimo rifiuto di ogni possibile soluzione che non trasformi il Sud Europa in un protettorato tedesco – es. grandi investimenti su scala continentale che riducano la disoccupazione: quel che è venuto prima è colpa nostra).

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L’EUROZONA COME CAPRO ESPIATORIO: IL PROBLEMA È IL CAPITALISMO

Incredibilmente, molte persone di sinistra sono salite sul carro dell’anti-europeismo e ci sono rimaste, pur avendo constatato a più riprese che di stratta di un movimento contro-rivoluzionario erede del thatcherismo. Una forza populista reazionaria guidata da demagoghi razzisti, saltimbanchi, ciarlatani (Farage, Sarrazin, Berlusconi+Lega Nord, Le Pen, Viktor Orban, Geert Wilders, Heinz-Christian Strache, che è ancora più a destra di haider) e da media controllati dalla finanza internazionale (Economist, Wall Street Journal, Financial Times, Telegraph, ecc.).

È come essere tornati indietro agli anni Venti e Trenta, quando i comunisti tedeschi erano più intenti a combattere i socialdemocratici che i nazisti.

Noi, come gli inglesi, spagnoli, ecc. ci siamo trovati nella pessima posizione di chi non può competere con tedeschi e giapponesi sulla qualità e men che meno con cinesi ed indiani sulla convenienza.

La gente deve capire che questo è il capitalismo. È un modello di sviluppo iniquo che amplifica le disparità. Il centro (e la sommità della piramide) fanno la parte del leone, periferia (e base della piramide) si accontentano degli avanzi e delle briciole. La periferia della zona euro, dell’Italia, del Trentino, della città di Trento non sarà mai competitiva con il centro. Anche trasferendo i lombardi in Puglia e i pugliesi in Lombardia, la Lombardia continuerà a restare l’area egemone del paese. La Germania dell’Est non recupererà mai il gap che la separa dal resto della Germania. Anche privando il Trentino Alto Adige della sua autonomia, la regione continuerà a trarre vantaggio dalla sua posizione intermedia tra Baviera e Val Padana.

Questo perché il dinamismo del nucleo centrale attira ed agglomera capitali, innovazione, crescita e sinergie: ciò conferisce considerevoli vantaggi in quei settori chiave nei quali le regioni più arretrate non possono competere. Di conseguenza il divario non potrà che acuirsi. A meno che il Mediterraneo non torni ad essere un’area strategica del commercio mondiale, il Nord Europa si allontanerà sempre di più dal Sud Europa. E questo a prescindere dall’esistenza della zona euro.

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PICCOLO È BELLO – IL MANTRA DEGLI EUROFOBI

Piccolo è efficiente; grande è inflessibile e poco gestibile e, in ultima analisi, condannato alla frammentazione ed alla disintegrazione.

Lo si chieda a sloveni e croati (in recessione). Eurofobi e secessionisti vorrebbero il riavvolgimento della storia europea, per tornare ai piccoli principati con proprie monete di nessun conto in un mondo globalizzato e una sovranità sui loro tassi di interesse del tutto fittizia in un sistema in cui gli oligopoli finanziari e le grandi potenze fanno il bello e il cattivo tempo. Tali “entità” indipendenti sarebbe presto riassorbito nelle sfere d’influenza degli stati più grandi, dovrebbero ancorarsi comunque a valute di peso mondiale e le loro politiche economiche sarebbero determinate dall’esterno. È evidente che Hong Kong, Singapore, Qatar, Bahrein, Kuwait, Liechtenstein, Lussemburgo, Costa Rica, Belize, Panama, Brunei ecc. resteranno “sovrani” solo finché potranno tornare utili ai mercati.

Le uscite a catena dall’eurozona causerebbero un’escalation della guerra valutaria e commerciale che è già in corso. Tutti PIIGS correrebbero al ribasso, cercando di impoverirsi, deliberatamente, per ottenere un vantaggio competitivo rispetto ai vicini, esportando i loro problemi verso il vicino meno rapido e scaltro: bellum omnium contra omnes. Poiché lo faranno tutti assieme, ciò potrà solo aggravare la crisi. I bassissimi tassi di interesse ed il caos generalizzato saranno manna per gli speculatori – che si divertono a mettere una valuta contro l’altra e quindi più ce ne sono  meglio è (cf. Soros: l’euro è nato proprio per fermare quelli come lui, ma noi lo invitiamo con tutti gli onori al festival dell’economia di Trento) –, come lo furono negli anni Trenta e, non serve dirlo, per i paladini del dollaro.

Naturalmente la disgregazione non si fermerà necessariamente al livello degli stati nazionali. I movimenti separatisti e secessionisti spezzetteranno Belgio, Spagna, Italia e anche il Regno Unito, che pure non è nell’eurozona (se la Scozia se ne va, non ci sarà ragione di trattenere l’Irlanda del Nord). I tedeschi del sud vorranno continuare a sovvenzionare berlinesi e tedeschi dell’est?

Nella lotta dei piccoli contro un capitale predatorio, mobilissimo, transnazionale, ci può essere un solo, intuibile, vincitore.

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LA MORTE DEL CAPITALISMO

Non ci sarà alcuna ripresa, ma solo una crisi incessante (1987, 1991, 1997, 2000, 2007, 2013?) una lotta continua per il controllo di risorse insufficienti (sarebbero abbondanti ma il capitalismo prospera solo in un regime di scarsità reale o artificiosa). Fino all’inflazionistico collasso finale. L’assenza di un’alternativa condannerà noi e le generazioni future ad un’esistenza non invidiabile.

Le cose cambieranno comunque, radicalmente, semplicemente perché nulla è immutabile. La disintegrazione del capitalismo neoliberale sarà caotica e si verificherà che noi lo si voglia o meno, perché il sistema non è più in grado di perpetuarsi indefinitamente, è insostenibile. La sorte del comunismo ora tocca al capitalismo finanziario (occidentale, anglo-americano) e l’America farà la fine dell’Impero Romano (o del Terzo Reich).

In piena coerenza con i suoi presupposti: se il fallimento è la giusta punizione dei perdenti, allora il capitalismo è destinato al fallimento e il colpo di grazia giungerà dai fallimenti a catena delle banche zombie (JP Morgan Chase, HSBC – la banca che aiutava i cartelli della droga e i terroristi, Goldman Sachs, Bank of America, Citigroup, Deutsche Bank, ecc.), tenute in vita benché già morte, a spese dei contribuenti.

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CHE FARE?

C’è chi è sufficientemente ingenuo ed ignorante (selettivamente informato) da credere che proprio i suoi carnefici possano essere i suoi salvatori.

Penso a Mario Monti

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/17/il-grigiocrate-mario-monti-nellera-dei-mediocri-di-augusto-grandi-il-sole-24-ore-premio-saint-vincent/

a Thilo Sarrazin

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/03/26/chi-vuole-la-morte-delleuro-e-perche-dellinsostenibile-superficialita-eo-malafede-degli-eurofobi/

oppure a Nigel Farage, l’ex trader/broker della City che vuole più deregolamentazione, più condizioni di lavoro à la Wal-Mart (= Marchionne), più disuguaglianza, solo sindacati compiacenti, più divisioni geopolitiche, più servilismo nei confronti di Washington

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/06/chi-e-veramente-nigel-falange-cioe-farage/

In alternativa, per attenuare l’impatto della catastrofe, occorre adottare, congiuntamente (nessun paese, da solo, può fronteggiare i mercati) provvedimenti come i seguenti:

1. Lavori pubblici e programmi per ridurre la disoccupazione. Reddito minimo garantito;

2. Nazionalizzazione di tutte le istituzioni bancarie e creazione di una banca nazionale;

3. Controlli sui capitali in entrata ed in uscita;

4. Norme e trasparenza nel settore finanziario e nella politica e più pluralismo sui media;

5. Abolizione dei paradisi fiscali e dei vari trucchi che favoriscono gli elusori/evasori fiscali;

6. Ritiro delle truppe dalle varie guerre “umanitarie” ed abbandono della NATO;

7. Armonizzazione delle aliquote per le imprese all’interno dell’UE (per impedire una corsa al ribasso);

8. Fine dello status di riserva globale goduto dal dollaro;

9. Indicizzazione dei salari, pensioni e tassi di interesse all’inflazione;

10. Transizione da tassazione indiretta (IVA) a imposte dirette (es. imposta unica sul valore fondiario);

http://versounmondonuovo.wordpress.com/tag/imposta-unica-sul-valore-fondiario/

Inoltre:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/14/gli-economisti-francesi-contro-lausterita-unalternativa-in-12-punti/

È facile immaginare che una tale riforma sarebbe ferocemente avversata dalle oligarchie finanziarie e le elite di moltissimi paesi. Per questo è necessario che questa vera e propria rivoluzione sia esportata rapidamente in ogni recesso del pianeta. L’Europa ne sarà sicuramente la culla ed essa sarà poi esportata negli Stati Uniti, ricambiando il favore di fine Ottocento. Lì avrà vita durissima: tutto è pronto (giuridicamente, militarmente), per sopprimere ogni velleità di cambiamento, se possibile sfruttando il feticismo delle armi come pretesto per sopprimere ogni protesta:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/05/04/under-the-dome-linvoluzione-degli-stati-uniti-verso-un-quarto-reich/

Troverà comunque l’entusiastico supporto di miliardi di persone. Mentre due secoli fa il gap delle ricchezze tra paesi più ricchi e paesi più poveri era di 3:1, ora è di quasi 100:1 (UN Development Report). D’altro canto un nero ha più possibilità di vivere a lungo in Giamaica che negli USA.

I bambini greci stanno letteralmente morendo di fame (New York Times, 18 aprile 2013)

Buona Pasqua

Le prossime generazioni penseranno a noi con disprezzo, se non ci ribelliamo a questa carneficina, che riguarda tutti, l’intero pianeta:
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/18/breve-lista-dei-crimini-commessi-contro-il-popolo-greco-dai-premi-nobel-per-la-pace/

*****

[...].

“Neanche nei miei peggiori incubi mi sarei aspettato di vedere la situazione in cui ci troviamo” racconta il signor Nikas. “Abbiamo raggiunto un punto in cui i bambini in Grecia stanno venendo a scuola affamati. Oggi, le famiglie hanno difficoltà non solo  a trovare lavoro, ma a sopravvivere”.

L’economia greca è in caduta libera, dopo essersi contratta del 20 per cento negli ultimi cinque anni. Il tasso di disoccupazione ha superato il 27 per cento, il più alto in Europa, e 6 persone su 10 tra chi sta cercando lavoro non lavora da più di un anno.

Queste crude statistiche stanno ridisegnando la vita delle famiglie greche, con sempre più bambini che arrivano a scuola affamati o denutriti, secondo lo stesso governo.

L’anno scorso, circa il 10 per cento degli studenti delle scuole elementari e medie ha sofferto di ciò che i professionisti della sanità pubblica chiamano “insicurezza alimentare”, cioè hanno affrontato la fame o sono stati sull’orlo di farne esperienza, ha detto la dottoressa Athena Linos, docente all’Istituto di Medicina dell’Università di Atene, che dirige anche un programma di assistenza alimentare a Prolepsis, un’organizzazione non governativa di salute pubblica che ha studiato la situazione. “Quando si tratta di insicurezza alimentare, la Grecia è ora scesa al livello di alcuni paesi africani” ha aggiunto.

[…].
Quest’anno il numero dei casi di malnutrizione è esploso. “Un anno fa, non era così”, ricorda Alexandra Perri, un’insegnante, trattenendo le lacrime. “La cosa spaventosa è la velocità con cui sta accadendo.”

Mr. Nikas, il preside della scuola elementare di Pantelis…è arrabbiato per l’indifferenza europea ai problemi della Grecia.

Non sto dicendo che dovremmo solo aspettare che gli altri ci aiutino”, ha detto. “Ma se l’Unione Europea non comincia a comportarsi come questa scuola, dove le famiglie si aiutano perché siamo una grande famiglia, siamo spacciati.

http://www.nytimes.com/2013/04/18/world/europe/more-children-in-greece-start-to-go-hungry.html?pagewanted=all&_r=2&

L’unica cosa buona della Thatcher (la paleodieta)

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Non ci sono alternative.

Margaret Thatcher, conferenza stampa, Londra, 25 giugno 1980

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/13/il-mito-del-consenso-unanime-e-la-crisi-del-patto-civile-con-lo-stato/

Ha scoraggiato ciò che c’era di meglio in noi ed incoraggiato ciò che c’era di peggio.

Anonimo internauta inglese

PRAGMATISMO e fermezza della Lady di Ferro, sono qualità rare in politica in questo momento in cui sembra prevalere il tatticismo ed equilibrismo….. E mentre gli inglesi si professano conservatori ma spesso agiscono da rivoluzionari, gli italiani si professano riformatori ma sono fondamentalmente conservatori..se non reazionari…al massimo trasformisti… Oggi è necessario cambiare marcia in Italia e che l’azione politica di Margaret Thatcher possa essere d’esempio per realizzare finalmente il cambiamento; il vero CAMBIAMENTO da parte di chi quel cambiamento può rappresentare credibilmente…. Verso la contemporaneità..[punteggiatura originale, NdR]

Nadia Ginetti, neo-senatrice del Pd vicinissima a Matteo Renzi (da FB)

LA FAMIGLIA

4

I figli (gemelli) della Thatcher hanno affidato la madre alle cure di badanti e dell’hotel Ritz, dove è morta. Ha trascorso gli ultimi Natali da sola, mentre i figli se la spassavano, separatamente, uno ai Caraibi e l’altra nelle Alpi, con i soldi piovuti dal cielo, grazie alla benevolenza materna ed al suo potere (alla faccia della retorica “meritocratica” della loro mammina):

http://www.dailymail.co.uk/news/article-2080536/The-Iron-Lady-Margaret-Thatcher-ignored-children-Christmas.html

Ha sempre avuto pessimi rapporti coi figli, anche quando era al governo. In un certo senso, si sono dimostrati il prodotto della filosofia di vita della Lady di Ferro: avidità, individualismo, carenza di empatia e solidarietà.

Ma c’è un altro aspetto della sua vita famigliare che merita attenzione: Carol Thatcher non ha mai nascosto il suo avvilimento e risentimento per il modo in cui, pur essendo gemelli, la madre abbia sistematicamente favorito il fratello Mark, anche con ostentazioni pubbliche. Una madre che divide e contrappone, diventa un premier che divide e contrappone (divide et impera).

Mark ha trascorso la sua vita comportandosi come un vero psicopatico/sociopatico – privo di coscienza, privo di morale, privo di decenza, privo di sensibilità, privo del benché minimo senso del limite:

http://www.agi.it/estero/notizie/201304081615-est-rt10279-thatcher_mark_figlio_playboy_e_golpista_che_la_fece_disperare

Margaret si è sempre comportata come un’inflessibile maestrina – con i figli come con i cittadini – e il figlio l’ha ripagata prendendo con comodo un volo per l’Inghilterra dopo il decesso della madre. La popolazione inglese l’ha ripagata celebrando la sua morte in cortei e manifestazioni spontanee.

GLI AMICI

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Non si può valutare l’operato della Lady di Ferro prescindendo dal suo incondizionato appoggio all’apartheid, a Pinochet, Mubarak, Saddam Hussein, Suharto (“One of our very best and most valuable friends”) e Pol Pot. Quando i vietnamiti invasero la Cambogia per fermare il genocidio, Margaret Thatcher si schierò con Pol Pot e contro i vietnamiti, anche perché l’Occidente aveva addestrato i terrificanti Khmer rossi, responsabili della morte di almeno un quinto della popolazione cambogiana

http://www.newstatesman.com/node/137397

http://www.guardian.co.uk/world/2000/jan/09/cambodia

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2009/feb/21/cambodia-human-rights-john-pilger

http://bloodandtreasure.typepad.com/blood_treasure/2011/08/mrs-thatcher-explains-the-khmer-rouge-to-british-children.html

IL WELFARE

Per quelli che “ma la Thatcher non era contro lo stato sociale”: “È quindi opportuno prendere in considerazione l’obiettivo di porre progressivamente fine alla prestazione di assistenza sanitaria da parte dello stato per la maggior parte della popolazione, in modo che le strutture sanitarie divengano di proprietà e gestione privata, e che i malati debbano pagarne i servizi” (un progetto di riforma del welfare così radicale che incontrò l’opposizione di diversi membri del suo stesso governo – a dimostrazione del fatto che può esistere una destra non neo-liberista)

http://www.guardian.co.uk/politics/2012/dec/28/margaret-thatcher-role-plan-to-dismantle-welfare-state-revealed

“Fin dall’inizio, giornalisti veterani del Telegraph, Times e Daily Mail offrirono volontariamente i loro servigi. Ogni sabato, in una vineria chiamata “the Cork and Bottle”, i ricercatori di Margaret Thatcher e gli editorialisti e giornalisti del Times e Telegraph incontravano il personale dell’Adam Smith Institute e dell’Institute of Economic Affairs. Durante il pranzo, “pianificavano la strategia per la settimana successiva”. Queste riunioni “coordinavano le nostre attività per massimizzare la nostra efficacia collettiva”. I giornalisti poi si incaricavano di tradurre in editoriali le proposte dell’istituto mentre i ricercatori s’incollavano ai ministri ombra.

Molto presto, riferisce Pirie, il Mail iniziò a pubblicare articoli di sostegno volta che l’Adam Smith Institute pubblicava qualcosa. L’allora direttore del giornale, David English, curava in prima persona la loro stesura ed aiutava l’istituto a migliorare le sue argomentazioni.

[…]

Pirie si prende, tutto o in parte (e fornisce un mucchio di prove a sostegno) il merito della privatizzazione delle ferrovie e di altre industrie, dell’appalto di servizi pubblici a società private, dell’imposta procapite (indipendente dal reddito e quindi favorevole ai ricchi), della vendita di case popolari, delle liberalizzazioni nel campo dell’istruzione e della sanità, della creazione di penitenziari privati e, successivamente, delle politiche fiscali dell’attuale governo Cameron [neoliberista].

Pirie, restando anonimo, scrisse anche il manifesto dell’ala neoliberista del governo Thatcher, “No Turning Back”.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/19/prossima-mossa-neoliberista-chi-non-paga-abbastanza-tasse-perde-il-diritto-di-voto-george-monbiot-sul-guardian/

L’EUROPA

Come de Gaulle e molti altri, sospetto che l’europeismo della Thatcher fosse un cavallo di Troia inteso ad ostacolare il percorso di integrazione europea. Osservo che, nei suoi discorsi, la Lady di Ferro non si esprimeva diversamente da Nigel Farage, che amico dell’Unione Europea certamente non è.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/06/chi-e-veramente-nigel-falange-cioe-farage/

Sono celebri i suoi tre no ad una delle proposte che potevano servire ad evitare l’attuale disastro dell’eurozona e la deriva tecnocratica dell’Unione Europea

http://notizie.tiscali.it/articoli/esteri/13/04/08/frasi-celebri-thatcher-scheda-123.html

L’ECONOMIA

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15 grafici sui risultati delle politiche thatcheriane

http://www.guardian.co.uk/politics/datablog/2013/apr/08/britain-changed-margaret-thatcher-charts

Il Regno Unito è oggi una nazione così impoverita nel manifatturiero e così dipendente dalla finanza che si trova con le esportazioni in calo persino dopo una svalutazione di un terzo della sterlina.

“Le religioni primitive sono antropomorfe. Esse credono in dèi che ricordano gli esseri umani per condizioni fisiche e di carattere. L’economia della signora Thatcher è antropomorfa, in quanto crede di poter applicare all’economia nazionale gli stessi principi e regole di comportamento che sarebbero considerate opportune per un singolo individuo o una famiglia: pagare di tasca propria, tagliando le proprie spese in modo che si adattino ai propri guadagni, evitando di vivere oltre le proprie possibilità e di contrarre debiti. Si tratta di ben misurati principi di prudenza nei comportamenti per una persona, ma se applicati come ricette politiche per un’economia nazionale conducono ad assurdità.

Se un individuo taglia la propria spesa non dovrà ridurre il suo reddito. Tuttavia, se un governo taglia il proprio programma di spesa pubblica in relazione alle aliquote fiscali e alle tasse, ridurrà la spesa totale nell’economia e, quindi, la produzione totale e il reddito. Esso contribuirà a ridurre il gettito prodotto dalle imposte esistenti e causerà l’espansione della spesa pubblica per i sussidi di disoccupazione e per il sostegno delle imprese in difficoltà e per altri cose simili” (cf. l’Italia di Mario Monti, 2012).

Nicholas Kaldor. Discorso pronunciato il 18 marzo 1981 alla Camera dei Lord, tratto da “The Economic Consequences Of Mrs Thatcher”.

http://keynesblog.com/2013/04/09/leconomia-primitiva-di-margaret-thatcher/

LA SOCIETÀ

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Mi è stato chiesto se stavo cercando di ripristinare i valori vittoriani. Ho subito detto che era proprio così. Ed è così – M. Thatcher, discorso alla comunità ebraica britannica, 1983.

Ho mantenuto molte delle sue riforme (Tony Blair, 8 aprile 2012).

Margaret Thatcher ha salvato il nostro Paese. La sua eredità resterà non solo negli anni a venire, ma nei secoli (David Cameron, 8 aprile 2012).

Il thatcherismo prima ed il blairismo poi hanno reso il Regno Unito meno coeso, più egoista e più iniquo

http://www.ifs.org.uk/publications/4637

E anche molto violento:

http://www.telegraph.co.uk/news/uknews/law-and-order/5712573/UK-is-violent-crime-capital-of-Europe.html

Blair afferma che “la Thatcher può aver anche diviso l’opinione pubblica, ma si deve riconoscere la forza della sua personalità e il radicalismo delle sue politiche”. Si potrebbe dire la stessa cosa di qualunque dittatore.

La Thatcher è stata una pessima statista proprio perché non ha mai ricercato equilibri e compromessi tra le diversità. Al contrario, come ogni politico antidemocratico, ha usato la sua posizione di forza per schiacciare gli avversari ed imporre, con evidente entusiasmo, un pensiero unico neo-castale che deresponsabilizza i ricchi ed incolpa i poveri di ogni male sociale.

Il Regno Unito che ci ha lasciato non è per nulla meritocratico, è solo social-darwinista. In quanto a mobilità sociale, è messo persino peggio degli Stati Uniti e dell’Italia:

http://www.progre.eu/2012/01/27/mobilita-sociale-italia-agli-ultimi-posti/

È una società impoverita, dove i ricchi sono diventati più ricchi e i poveri più poveri e dove il governo thatcheriano di Cameron punisce i disabili per la colpa di essere nati o diventati tali

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/18/la-soluzione-finale-alla-questione-dei-disabili-secondo-il-governo-inglese-cazzi-loro/

e non sanziona né regolamenta il settore finanziario.

La proporzione di poveri è esplosa proprio sotto i suoi governi:

http://www.guardian.co.uk/news/datablog/2011/dec/02/poverty-working-fmailies-with-children-uk

 

HANNO DETTO DI LEI

Martin Rowson cartoon 13/04/2013

Non c’è niente di male in lei, ovviamente, è solo che non è il tipo di persona che uno vorrebbe invitare a cena (Willie Whitelaw, segretario di Stato di M. Thatcher)

Margaret Thatcher mi ha sempre dato mal di testa. (Helmut Kohl)

Occhi da Caligola, labbra da Marilyn Monroe (Francois Mitterrand)

Che cosa vuole, questa casalinga? Le mie palle su un vassoio? (Jacques Chirac)

Per noi non è la Lady di ferro. Lei è la cara signora Thatcher (Alexander Dubcek)

Lady Thatcher mi ha onorato della sua stima e amicizia fino al punto di intervenire anche a mia difesa, contro l’aggressione mediatico giudiziaria di cui sono bersaglio da vent’anni e mi ha sostenuto con più lettere nelle mie campagne elettorali (Silvio Berlusconi).

Margaret Thatcher ha mostrato di amare le società “fredde” e di disprezzare le comunità “calde”.

I suoi elogi funebri, anche i più entusiastici, sono stati freddi, mentre i festeggiamenti per la sua morte sono stati decisamente caldi.

Chi mal semina, mal raccoglie.

L’UNICA COSA BUONA DELLA THATCHER – FACEVA LA PALEODIETA ED È MORTA AD 87 ANNI

ThatcherDiet

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/29/quali-celebrita-seguono-la-paleodieta/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/11/alimentazione-per-un-mondo-nuovo/

Chi è veramente Nigel Falange…cioè Farage?

Nigel Farage

Lo stato è oggi ipertrofico, elefantiaco, enorme e vulnerabilissimo, perché ha assunto una quantità di funzioni di indole economica che dovevano essere lasciate al libero gioco dell’economia privata. [...] Noi crediamo, ad esempio che il tanto e giustamente vituperato disservizio postale cesserebbe d’incanto se il servizio postale, invece di essere avocato alla ditta stato, che lo esercisce nefandemente in regime di monopolio assoluto, fosse affidato a due o più imprese private. [...] In altri termini, la volontà del fascismo è rafforzamento dello stato politico, graduale smobilitazione dello stato economico.

Benito Mussolini. Opera Omnia., XVI, p. 101

Lo stato deve esercitare tutti i controlli possibili immaginabili, ma deve rinunciare ad ogni forma di gestione economica. Non è affar suo. Anche i servizi cosiddetti pubblici devono essere sottratti al monopolio statale.

Benito Mussolini, cf. Sternhell, “Nascita dell’ideologia fascista”, 2008, p. 315.

Una dittatura può essere un sistema necessario per un periodo transitorio. [...] Personalmente preferisco un dittatore liberale ad un governo democratico non liberale. La mia impressione personale – e questo vale per il Sud America – è che in Cile, per esempio, si assisterà ad una transizione da un governo dittatoriale ad un governo liberale.

Friedrich von Hayek, nume tutelare dei neoliberisti, intervistato da Renée Sallas per El Mercurio”, il 12 aprile 1981.

La mano invisibile del mercato non funzionerà mai senza un pugno invisibile. McDonald’s non può prosperare senza McDonnell Douglas e i suoi F-15. E il pugno invisibile che mantiene il mondo sicuro permettendo alle tecnologie della Silicon Valley di prosperare si chiama US Army, Air Force, Navy e Marine Corps.

Thomas L. Friedman, “A Manifesto for the Fast World”, New York Times, 28 marzo 1999

L’eurofobia induce a venerare i propri carnefici, come Nigel Farage, molto presente sul blog byoblu di Claudio Messora (consulente della comunicazione per i parlamentari grillini) ed intervistato dai quotidiani della destra berlusconiana:

http://www.ilfoglio.it/soloqui/17348

qui da David Parenzo (la Zanzara)

http://www.ilgiornale.it/news/leurodeputato-nigel-faragela-germania-merkelvi-sta.html

Farage: Mio nonno e mio padre erano entrambi agenti di cambio ed io ho trascorso 20 anni sul London Metal Exchange. Entrambi i miei figli lavorano nella City, e voglio lottare per difenderla

http://www.londonlovesbusiness.com/business-news/tobin-tax/nigel-farage-who-will-defend-the-city/949.article

La City di Londra: Stato nello Stato che apre le porte dei paradisi fiscali. La roccaforte finanziaria che Cameron ha difeso a costo di rompere con l’Europa ha la sua polizia e il suo sindaco, eletto anche dalle banche. Prima regola: tasse al minimo e saldi legami con Cayman, Jersey, Bermuda. Un quartiere di Londra che non dipende dall’amministrazione comunale, bensì una realtà a parte. Per l’esattezza una corporazione a sé stante – la dizione esatta è City of London Corporation – che ha un suo sindaco, un suo organo consiliare composto da 100 membri, suoi magistrati e forze dell’ordine.

L’elezione dei consiglieri è prerogativa dei (pochi, solo 8 mila) residenti e delle (molte, solo le banche sono oltre 500) compagnie attive nella City, con il piccolo dettaglio che chi ha più dipendenti e di conseguenza un giro d’affari maggiore ha più potere di voto. Tanto per fare un esempio, un’impresa con 3.500 membri di staff ha diritto a ben 79 voti. Chi comanda disegna a suo piacimento le norme e i regolamenti per la maggior parte destinati a limitare al massimo la pressione fiscale….Secondo John Christensen, del Tax Justice Network, la City è il più grande paradiso fiscale del pianeta, con diramazioni nelle Cayman Island, a Jersey, nelle Bermuda, a Singapore o a Hong Kong.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/12/city-londra-stato-nello-stato-apre-porte-paradisi-fiscali/177067/

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È quindi del tutto ridicolo descrivere quest’uomo come un difensore delle sovranità nazionali. È vero esattamente il contrario: è un globalista [l’internazionalismo è socialista, il globalismo è neoliberista] tra i più determinati, nemico degli stati-nazione come lo sono tutti i ricchi che tosano le masse ed eludono le tasse.

Nigel Farage è un europarlamentare inglese, leader dell’Ukip (United kingdom indipendence party) e capodelegazione del gruppo “Efd” (European freedom and democracy), di cui fanno parte anche la Lega nord e altri partiti dell’estrema destra xenofoba.

[…]. Accusa l’Europa di essere a tratti troppo debole, a tratti soffocante, se la prende con la mediocrità delle Istituzioni, provoca gli Europarlamentari più in vista, boccia senza appello ogni proposta legislativa.

[…] Nel Regno Unito ha ottenuto il 3.1% dei voti e 0 seggi in parlamento.

[…] Lo stipendio di 7000 euro mensili che percepisce ed al quale, per quel che mi risulta, non ha ancora rinunciato, gli viene pagato proprio dal budget dell’Unione – e cioè dai cittadini europei.

[…] Non si conoscono infatti proposte di legislazione, emendamenti, risoluzioni di una certa rilevanza che l’Ukip abbia presentato. A meno che non si considerino tali le “tirate” in difesa della City di Londra, dei banchieri, dei fondi di investimento della cui pressione lobbistica l’Ukip è il principale megafono. 

Una specie di Lega nord, insomma, che grida “Bruxelles ladrona” e all’ombra dell’Atomium ingrassa felice.

http://www.ilfuturista.it/alfonso-ricciardelli-eurocrats/il-paradosso-di-nigel-farage.html

Amico di Israele e contrario ai finanziamenti EU alla Palestina: la nostra battaglia contro il progetto europeo non è dissimile dalla battaglia per la sopravvivenza di Israele.

http://www.thejc.com/news/uk-news/ukip-leader-attacks-trendy%E2%80%99-israel-hate-eu-parliament

Beniamino di Rupert Murdoch, il Berlusconi del mondo angloamericano:

Rupert Murdoch, il magnate australiano che guida un impero nel mondo dei media (Sky, Times, Fox News, tanto per dire), ha voluto conoscere personalmente Farage invitandolo a cena a casa nel quartiere londinese di Belgravia.

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/nigel_farage_murdoch_grillo/notizie/257390.shtml

Uno dei siti di riferimento degli eurofobi è:

http://www.observatoiredeleurope.com/

ed è un parto del suddetto edf

http://www.efdgroup.eu/

l’edf è presieduto congiuntamente da Nigel Farage e dal nostro Francesco Speroni, Ambasciatore del Parlamento del Nord.

Speroni non ama l’Italia

http://archiviostorico.corriere.it/1998/gennaio/30/Bossi_contro_Stato_chiesto_rinvio_co_0_9801301550.shtml

e ha difeso Mario “le idee di Breivik sono condivisibili” Borghezio

“Le idee di Breivik sono a difesa della civiltà occidentale – ha affermato l’ex ministro delle Riforme del governo Berlusconi I -. Se le idee sono che stiamo andando verso l’Eurabia e cose del genere, che va difesa la civiltà cristiana occidentale, sì, sono d’accordo”.

http://www.giornalettismo.com/archives/135173/borghezio-speroni-la-vergogna-delleuropa-siamo-noi/

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Durante un incendio nella foresta, mentre tutti gli animali fuggivano, un colibrì volava in senso contrario, con una goccia d’acqua nel becco. “Cosa credi di fare?” gli chiese il leone. “Vado a spegnere l’incendio!” rispose il colibrì. “Con una goccia d’acqua?” disse il leone, con un sogghigno ironico. E il colibrì, proseguendo il volo, rispose: “Io faccio la mia parte”. (Favola africana)

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La lotta di classe non è soltanto il conflitto tra classi proprietarie e lavoro dipendente. È anche «sfruttamento di una nazione da parte di un’altra», come denunciava Marx Il punto di vista del pensiero meridiano è il punto di vista dei Sud del mondo, dall'America Latina al nostro Mezzogiorno, quella parte della società schiava di squilibri ancor prima di classe che territoriali.

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