Meglio pensare al dopo Renzi e al dopo “Partito della Nazione”…

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Non ho mai capito perché abbiano scelto lui. Forse doveva rassicurare le mamme italiane e conquistare i voti dei fan di Pieraccioni?
Fatto sta che non funziona. Solo una minoranza di persone è felice di farsi governare da qualcuno che considera più mediocre di lui/lei, specialmente sulla scena internazionale (noi italiani, come tutti i popoli narcisisti, amiamo criticarci ma non perdoniamo chi ci fa sfigurare e non perdoniamo le critiche altrui).
Così nei sondaggi Renzi è stabilmente sotto il 40%, tallonato dai vari G.W. Bush e Hollande nei loro momenti peggiori:

http://www.ilvelino.it/it/article/2015/04/30/sondaggi-ixe-italiani-bocciano-renzi-su-fiducia-italicum/8d27262e-3558-418e-82b2-506a61e8a52c/
http://www.termometropolitico.it/1172090_sondaggio-datamedia-pd-ancora-in-difficolta-fiducia-in-renzi-in-declino-3004.html

Solo una situazione di marcata instabilità sociale potrebbe farlo risalire, ma a patto che fosse in grado di gestirla senza troppe bischerate, incertezze, ambiguità, smargiassate. Direi che non ha alcuna chance. E’ un ganassa, uno sbruffone nato. Per questo si è lasciato usare e per questo è già sulla via del declino.
I suoi avversari politici sono potenti e sono pronti a fargli le scarpe:

“Dal partito del Divo Giulio, Enrico Letta ha ereditato anche l’afflato terzomondista che gli costa la poltrona a Palazzo Chigi: inserendosi senza essere invitato nel gioco delle grandi potenze sul nucleare iraniano, il governo Letta invia a Teheran il ministro degli Esteri Emma Bonino già nel dicembre del 2013; sfidando il boicottaggio di Washington e delle cancellerie occidentali che ha come pretesto la violazione dei diritti degli omosessuali (il regime change ucraino è ancora in gestazione), Enrico Letta partecipa all’inaugurazione dei Giochi Olimpici di Sochi nel febbraio 2014; è fautore di una politica araba che non subordina la questione palestinese ai diktat israeliani e dei falchi americani. Cerca insomma di ritagliarsi un margine di manovra all’interno dei paletti fissati dagli USA, attirandosi lo scherno delle figure italiane più vicine a Tel Aviv ed ai repubblicani, come il giornalista Giuliano Ferrara che lo definisce sprezzantemente un “giovane vecchio”.
http://federicodezzani.altervista.org/aspettando-il-partito-della-nazione/

Come abbiamo visto, i suoi sponsor neocon non se la passano bene.
Non gliene va in porto una, sono sulla difensiva e probabilmente non riusciranno a far eleggere Hillary Clinton:

“Dichiarato già negli anni ’80 persona “non grata” dall’ammiraglio Fulvio Martini a capo del SISMI, non solo Ledeen non si allontana dall’Italia ma interferisce ancora con la politica nostrana, segnalando a Washington gli amici fidati di USA ed Israele: risale infatti al 2007 l’articolo che Ledeen scrive per l’influente rivista conservatrice National Review, dove racconta di aver avuto due anni prima (2005) uno scambio di battute con con giovane amico italiano sui vini del Bel Paese. Il commensale con cui discetta di bottiglie è un rampante e brillante politico toscano, appena rieletto alla presidenza della provincia di Firenze: Matteo Renzi.

Abbiamo quindi uno storico del fascismo, studioso e collaboratore di Renzo De Felice, invischiato in traffici illegali d’armi, inserito nei servizi segreti americani e forse israeliani, neo-conservatore affiliato all’American Enterprise Institute, che diventa mentore di Matteo Renzi fin dal 2005 e, quasi sicuramente, ne segue passo dopo passo la scalata al potere.

È lecito supporre che alla base delle incredibili somiglianze tra gli esordi di Benito Mussolini e Matteo Renzi, ci sia lo studioso del fascismo Micheal Ledeen? Sì, è lecito.

Il Partito della Nazione, nella sua gestazione e nei tratti che sta assumendo, è la versione aggiornata del fascismo-regime o partito-nazione che Dino Grandi e Benito Mussolini concepirono nel 1922-1923.

Micheal Ledeen sta suggerendo a Matteo Renzi come resuscitarlo, passo dopo passo, fiducia dopo fiducia, giorno dopo giorno”.
http://federicodezzani.altervista.org/la-legge-acerbo-si-ripete-con-la-farsa-italicum/

Non ci sarà alcun Partito della Nazione perché la ripetizione farsesca della storia è come un cinepanettone che diventa realtà: l’entusiasmo è passeggero e la gente passa presto a occuparsi delle cose serie della vita.

 

SCHEDA

Il neocon, sionista, ultraguerrafondaio Michael Ledeen è uno dei principali sponsor di Matteo Renzi.
Questo spiacevolissimo dato di fatto è stato confermato da:

Corriere della Sera

http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/politica/2012/6-settembre-2012/quella-rete-americana-asse-clinton-blair-2111718004332.shtml

L’Espresso

http://espresso.repubblica.it/attualita/2013/11/04/news/ecco-chi-e-marco-carrai-il-gianni-letta-di-matteo-renzi-1.139920

L’Unità

http://cerca.unita.it/ARCHIVE/xml/2490000/2486104.xml?key=bersani&first=341&orderby=1

Il Giornale

http://www.ilgiornale.it/news/interni/strana-amicizia-premier-lamericano-indesiderato-1012850.html

Il Sole 24 Ore (N.B. descrivere Tony Blair e i neocon come se fossero su fronti opposti è straordinario)

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-01-15/i-due-consiglieri-atlantici-e-opposti-sindaco-064225.shtml?uuid=ABU5pop

Gad Lerner

http://www.gadlerner.it/2014/04/22/lamico-amerikano-di-renzi-e-il-giornale-complottista

Fatto Quotidiano

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/28/renzi-a-nozze-con-i-poteri-forti-da-cimbri-a-palenzona-tutti-al-matrimonio-di-carrai/1136057/

Formiche: “Ledeen, ormai settantatreenne, non ha mai smesso negli Stati Uniti di occuparsi d’Italia e d’italiani. Lo dimostra il suo articolo di elogi a Mattarella appena pubblicato da The Wall Street Journal. Non più tardi dell’autunno scorso egli ha partecipato in Toscana al ricevimento nuziale di Marco Carrai, tanto giovane quanto storico amico di Renzi, suo testimone di nozze”.

http://www.formiche.net/2015/02/19/mattarella-renzi-usa-libia-isis/

Michael Ledeen

http://www.wsj.com/articles/michael-ledeen-a-chance-for-italy-to-distinguish-itself-1424206385

 

Le 3+1 cause della nuova crisi irachena

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

 

Mosul

La premiata ditta Isis, che ufficialmente si compone di militanti islamisti, si occupa di:
narcotraffico;
traffico d’armi;
schiavismo (!);
contrabbando;
rapimenti;
riscossione del pizzo;
distruzione di moschee;
uccisione in massa di musulmani;
stupri di massa di musulmane;

Il Profeta ha detto:
“Dio non ha pietà per coloro che non hanno pietà per gli altri”.
“Nessuno di voi è un vero credente finché non desideri per i suoi fratelli ciò che desidera per sé”.
“Colui che mangia a sazietà mentre il suo vicino è senza cibo non è un credente”.
“L’uomo di affari onesto e affidabile è paragonabile ai profeti, ai santi, ai martiri”.
“Potente non è colui che getta a terra l’avversario, bensì è potente colui che controlla se stesso in un attacco di ira”.
“Dio non giudica basandosi sulle vostre apparenze o sul vostro fisico, ma scandaglia il vostro cuore e osserva il vostro operato”.
“Un uomo che percorreva un sentiero fu assalito dalla sete. Raggiunto un pozzo vi si calò dentro, bevve a sazietà e ne uscì. Poi vide un cane con la lingua penzolante, che cercava nel fango qualche goccia per placare la sua sete. L’uomo, accortosi che il cane era assetato come lo era stato lui poco prima, discese di nuovo nel pozzo, riempì la sua scarpa d’acqua e fece bere il cane. Dio perdonò i suoi peccati per questa azione”.
Fu chiesto al Profeta: “Messaggero di Dio, siamo ricompensati per la gentilezza verso gli animali?” Egli disse: “C’è una ricompensa per la gentilezza verso ogni essere vivente.”

SONO PIU’ MUSULMANO IO DI LORO.
Chi li ha creati? Chi li finanzia? Chi li organizza? A quale scopo? Come può pensare di poterli controllare?

E’ l’ennesima operazione occidentale camuffata da “fondamentalismo islamico”

Sono poche migliaia di militanti circondati da 6 milioni di musulmani e cristiani che li considerano blasfemi o comunque nemici: quanto potrebbero resistere, senza assistenza?

Più importante ancora:

  • Chi li ha addestrati a usare e fare la manutenzione di armi sofisticate lasciate molto opportunamente dagli americani nei depositi che hanno assalito?
  • Chi ha preparato i loro espertissimi comandanti, che sembrano così versati nelle strategie e tecniche di combattimento di quarta generazione?
  • Quali sono le loro linee di rifornimento e perché dovrebbe essere così arduo reciderle?
  • Da dove partono?
  • Chi compra il petrolio da loro e perché lo fa?
  • Quali sono gli oleodotti che trasportano il petrolio venduto e perché non si possono sigillare?
  • Chi eroga servizi finanziari a questa gente e chi ha educato alcuni di loro a muoversi su un terreno così delicato e complicato come quello dei mercati internazionali? (la stessa domanda vale per i guerriglieri libici di Bengasi, diventati improvvisamente degli specialisti della finanza in grado di inaugurare dopo poche settimane dall’inizio della rivolta una loro propria banca centrale e una borsa del petrolio).

Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (SIIS – ISIS in inglese): Organizzazione islamista sunnita che al momento infesta un’area che si estende da Aleppo fino al Kurdistan iracheno.

Generosamente finanziata da sauditi e kuwaitiani

http://www.independent.co.uk/voices/iraq-crisis-sunni-caliphate-has-been-bankrolled-by-saudi-arabia-9533396.html

Non dai qatarioti, che sono in rotta con le altre petromonarchie del Golfo e rischiano di essere invasi dai sauditi

http://www.futurables.com/2014/03/17/mauro-ottobre-gli-imprenditori-trentini-e-lo-scontro-tra-le-petromonarchie-del-golfo/

In lotta contro governo siriano, governo iracheno e gli sciiti (Iran e Hezbollah).

CHI SPONSORIZZA QUESTA PARTICOLARE OFFENSIVA DI ISIS?

Si dà per scontato che i sauditi siano gli sponsor di questo attacco all’Iraq (che è un attacco all’Iran)

http://www.foreignpolicy.com/articles/2014/06/12/iraq_mosul_isis_sunni_shiite_divide_iran_saudi_arabia_syria

Anche se ISIS sembra operare anche contro il regime saudita

http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2014/05/isis-saudi-arabia-qaeda-terrorism-syria.html

L’Iran accusa invece Israele e Stati Uniti

http://www.jpost.com/Iranian-Threat/News/Iran-intelligence-minister-blames-Israel-US-for-Iraq-crisis-359296

In effetti sappiamo dalla documentazione ufficiale che la spartizione dell’Iraq (e la balcanizzazione del Medio Oriente in nazioni deboli e instabili) è un tassello fondamentale della politica estera israeliana:

“La dissoluzione della Siria e dell’Iraq in aree distinte su base etnica o religiosa, come già avviene in Libano, è l’obiettivo primario di Israele sul fronte orientale. L’Iraq, ricco di petrolio da una parte, e dall’altra lacerato internamente, è certamente  candidato ad essere preso di mira da Israele. La sua dissoluzione è per noi addirittura più importante di quella della Siria. L’Iraq è più forte della Siria. A breve termine, è proprio la potenza irachena che rappresenta la più grande minaccia per Israele. Una guerra tra Iran e Iraq frazionerà l’Iraq e causerà la caduta del suo regime interno. Addirittura prima che esso sia in grado di organizzare una lotta su un ampio fronte contro di noi. Ogni tipo di scontro inter-arabo sarà a nostro favore nel breve periodo e accelererà il nostro scopo più importante che è quello di frantumare l’Iraq in vari staterelli come in Siria e in Libano. In Iraq è possibile realizzare una divisione in province su base etnica o religiosa come avveniva in Siria durante l’impero ottomano. Così tre (o più stati) si formeranno intorno alle tre principali città: Bassora, Baghdad e Mosul, e così le regioni sciite del sud si staccheranno dal nord sunnita e curdo.”

Oded Yinon, funzionario del ministero israeliano degli Affari Esteri

http://www.tlaxcala.es/imp.asp?lg=it&reference=227

http://www.amazon.com/Zionist-Plan-Middle-Special-Document/product-reviews/0937694568/ref=dpx_acr_txt?showViewpoints=1

https://archive.org/details/TheZionistPlanForTheMiddleEast

In questo documento [“A clean break”] potremmo trovare le ragioni di fondo del singolare sviluppo della politica statunitense in Iraq, il cui fallimento nel pacificare il paese è parso a tutti incredibile: se la logica è quella di giocare le une contro le altre le fazioni islamiche (sunnisti e shiiti) e shiiti irakeni, legati alla monarchia Ashemita, con shiiti iraniani – allora l’incomprensibilità del quadro trova una spiegazione, così come la suddivisione di fatto dell’Irak in tre aree geografiche, di cui, non a caso dunque, gli Stati Uniti cercano di controllare quella centrale pro Israele….Solo comprendendo il profondo lavoro compiuto da questi gruppi dirigenti misti israelo-statunitensi, si comprende allora anche il fatto che gli USA abbiano assunto in Medio Oriente posizioni sempre meno comprensibili, rispetto ad una normale logica di puro interesse statunitense.

http://www.clarissa.it/editoriale_int.php?id=173&tema=Divulgazione

http://en.wikipedia.org/wiki/A_Clean_Break:_A_New_Strategy_for_Securing_the_Realm

Neocon americani sulla stessa linea, dai tempi dell’invasione in poi:

http://www.nytimes.com/2003/11/25/opinion/the-three-state-solution.html

Al Maliki (Iraq) aveva chiesto agli USA di aiutarli contro ISIS, prima che la cosa degenerasse. Non è arrivato nessun soccorso

http://www.nytimes.com/2014/06/12/world/middleeast/iraq-asked-us-for-airstrikes-on-militants-officials-say.html?_r=1

In cambio ISIS ha razziato le armi americane in depositi dove giacevano inutilizzate (perché?)

http://www.ilgiornale.it/news/esteri/rapida-avanzata-delle-milizie-islamiche-costringe-casa-1027311.html

È falso che la Casa Bianca non sapesse che ISIS stava tornando ad est, dopo aver gettato nel caos il nord della Siria e, prima ancora, il nord dell’Iraq. Era una notizia già apparsa sulla stampa libanese

http://www.dailystar.com.lb/News/Middle-East/2014/Mar-14/250272-al-qaeda-splinter-group-in-syria-leaves-two-provinces-activists.ashx#axzz34Pm6wbRZ

In alternativa significa che Obama è stato tenuto all’oscuro di tutto dalla CIA e dal Pentagono e questa nuova invasione dell’Iraq è un’operazione targata neocon e destra sionista (altamente probabile).

McCain è già passato all’offensiva, accusando Obama di inettitudine

http://www.politico.com/story/2014/06/john-mccain-iraq-obama-us-heavy-price-107825.html

Obama è anche accusato di aver liberato il leader di ISIS

http://www.dailymail.co.uk/news/article-2657231/Revealed-Obama-RELEASED-warlord-head-ISIS-extremist-army-five-years-ago.html

La crisi irachena sta rinviando la morte del petrodollaro (la detronizzazione del dollaro)

http://uk.reuters.com/article/2014/06/13/uk-markets-global-idUKKBN0EO0S120140613

The Project for the New Middle East

IL FATTORE CURDO

I miliziani di ISIS hanno occupato l’Iraq del nord, lasciando in pace i kurdi che hanno anzi colto l’occasione per impadronirsi di una città irachena, Kirkuk, che considerano la futura capitale di uno stato indipendente curdo che ancora non esiste.

Uno stato curdo alimenterebbe il separatismo curdo in Iran, in Siria e in Turchia.

Israele è schierato coi curdi dal 1964

http://www.meforum.org/3838/israel-kurds

e, ancora più strettamente, dai tempi della guerra in Iraq

http://www.newyorker.com/archive/2004/06/28/040628fa_fact

http://www.timesofisrael.com/is-a-free-kurdistan-and-a-new-israeli-ally-upon-us/

Gli Stati Uniti (amministrazione Obama) sono l’unico ostacolo all’indipendenza del Kurdistan, auspicata invece da Israele, che la considera imminente, dopo il completamento di una conduttura petrolifera che consente al Kurdistan iracheno di esportare il suo greggio in maniera del tutto indipendente, aggirando Bagdad: Tel Aviv potrebbe essere la prima capitale a riconoscere l’indipendenza del Kurdistan, come già fece con il Sudan del Sud

http://www.jpost.com/Middle-East/Iraqi-Kurds-close-to-declaring-independence-355717

Ora i curdi si sono ripresi Kirkuk praticamente senza dover sparare un colpo, grazie al collasso dell’esercito iracheno (generali corrotti?): il loro sogno si è avverato con una facilità che ha dell’incredibile e hanno risolto in un colpo solo le dispute territoriali: ogni area “arabizzata” ora tornerà sotto la sovranità kurda

http://www.haaretz.com/news/middle-east/1.598650

Potrebbe essere una pericolosa illusione. Se la minoranza sunnita in un eventuale Kurdistan indipendente chiedesse aiuto a ISIS, quest’organizzazione non potrebbe rifiutarsi di combattere anche i kurdi, oltre agli sciiti.

Sarebbe il caos assicurato per tutte le nazioni con forti minoranze curde: Turchia, Iran, Siria, Iraq. Forse è proprio questo l’obiettivo.

Ci sono comunque forze e interessi curdi, visibili anche sui principali media mondiali, contrari alla balcanizzazione di quell’area del Medio Oriente, in quanto perfettamente consapevoli del fatto che i curdi sarebbero le principali vittime dell’anarchia

http://www.theguardian.com/commentisfree/2014/jun/13/iraq-separate-sunni-shia-regions-kurds-autonomy

Questi interessi preferirebbero sfruttare le proprie risorse petrolifere senza scatenare il caos separatista.

Uno scenario (sponsor saudita) non esclude l’altro (sponsor destra sionista), dato che sauditi e israeliani sono in buoni rapporti (per ora)

http://www.richardsilverstein.com/2014/03/08/saudi-arabia-finances-most-of-israels-weapons-build-up-against-iran/

IRAN

Le azioni di ISIS rendono più probabile la virtuale annessione dell’Iraq sciita all’Iran (già ora Baghdad è completamente allineata alla politica estera iraniana)

http://www.huffingtonpost.com/raghida-dergham/isis-achievements-in-iraq_b_5490381.html?utm_hp_ref=world&ir=WorldPost

Il collasso dell’esercito iracheno può essere spiegato con la corruzione dei generali e la salvezza dell’Iraq potrà venire solo dagli sciiti, dai pasdaran iraniani, dai miliziani di Hezbollah e dall’assistenza siriana, ora che Assad sta riprendendo il controllo della nazione.

BRICS

La Russia è stata premiata dal governo siriano per la sua lealtà: giga-contratto petrolifero

http://rt.com/op-edge/syria-russia-war-oil-528/

“Nonostante una serie di attacchi a grandi impianti e terminal petroliferi, a marzo la produzione di oro nero è arrivata a oltre 3 milioni e mezzo di barili al giorno (tornando ai livelli del 1989). A marzo, la russa Lukoil ha cominciato a pompare petrolio dal mega giacimento West Qurna-2 (uno dei più grandi del mondo, con riserve stimate in 14 miliardi di barili), nella zona di Bassora. Il governo di Baghdad spera che entro la fine dell’anno la produzione possa raggiungere i quattro milioni di barili al giorno.  “Sarebbe un traguardo straordinario, perché permetterebbe al governo di aumentare le entrate e attuare il suo programma di sviluppo”, ha detto il ministro del Petrolio, Abdul Kareem Luaybi. Nonostante queste buone notizie il nuovo Parlamento iracheno dovrà tentare di risolvere una delle questioni più importanti per il futuro del Paese: il rapporto con la regione del Kurdistan. I curdi hanno avviato lo sfruttamento e l’esportazione di petrolio verso la Turchia aggirando il controllo di Baghdad così da non versare denaro nella casse statali”.

http://www.formiche.net/2014/04/28/elezioni-iraq-il-futuro-passa-dal-petrolio/

L’Iraq guarda(va) a est (Iran, Russia, Cina, India)

http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2014/02/baghdad-gradual-return-east-china-russia-iran.html

http://www.ndtv.com/article/india/iraq-s-prime-minister-nouri-al-maliki-to-begin-four-day-visit-to-india-today-408755

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POSTA IN GIOCO

A mio avviso ci sono 4 obiettivi principali.

1. Il petrolio curdo;

2. L’egemonia israeliana e saudita sul Medio Oriente (finché Israele non deciderà di averne abbastanza dei sauditi);

3. Il controllo iraniano del petrolio medio – orientale (Golfo Persico);

4. La difesa del dollaro e quindi dell’egemonia americana sul pianeta;

http://www.futurables.com/2014/06/22/the-isis-crisis-a-regime-change-too-far/

http://www.futurables.com/2014/05/29/festival-delleconomia-2014-elefanti-ignorati-scheletri-occultati-tabu-intatti/ 

Se ISIS dovesse essere sconfitta rapidamente, prima che gli indipendentisti curdi prendano il sopravvento sugli autonomisti, l’Iran si ritroverebbe con uno stato vassallo e i piani di balcanizzazione del Medio Oriente fallirebbero, con grave smacco per gli ultranazionalisti israeliani e neocon.

La via maestra è sempre quella diplomatica – Miliband (UK) e Villepin (Francia)

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Vers un monde nouveau sans rien rompre de ses liens avec son milieu originel, son ambiance antérieure et ses affinités profondes.

Saint-John Perse

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Netanyahu, lo sconfitto

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Se Giordania, Egitto, Canada e Italia si rifiutano di assistere l’attacco americano è perché questa è la volontà della Casa Bianca e del Pentagono. La decisione di Obama di lasciare che sia il Congresso a decidere – ben sapendo che il voto sarà contrario (e farà in modo che lo sia) – è la riprova che Putin, Cameron, Obama e Hollande erano contro un’escalation e si sono accordati per salvare la faccia a tutti e mettere nel sacco Netanyahu; il quale ha ricevuto un messaggio forte e chiaro: NESSUNO INTENDE ATTACCARE L’IRAN.

301199_296336940377443_1554510342_nIl monocolo Polifemo è da sempre il riferimento simbolico degli psicopatici, che vedono il mondo a due dimensioni e non sono in grado di prevedere le conseguenze delle loro azioni (wishful thinking). Vignetta magistrale.

Solo Israele e i neoconservatori americani (che al Congresso saranno attaccati dal Tea Party quando si voterà sull’attacco) vogliono questa guerra e, per qualche ragione che va forse ricondotta agli eventi dell’11 settembre, pare che molti governi cerchino di compiacere questa piccola Prussia mediorientale, anche se solo all’apparenza. Un false flag contro la Tour Eiffel e/o il Big Ben non è un’eventualità piacevole.

http://www.repubblica.it/esteri/2013/08/09/news/parigi_evacuata_tour_eiffel_per_un_allarme_bomba-64543469/

Israele non la prenderà bene e agirà d’impulso, commettendo quasi certamente un errore grossolano. Attendiamo speranzosi che Netanyahu si impicchi con la sua stessa corda e che lo stesso succeda a Bandar e all’Arabia Saudita

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Nel frattempo, riporto i pareri di due leader politici, uno inglese e l’altro francese, che prediligono il dialogo e l’accordo con la Russia e la Cina.

 Mandate for Change

Ed Miliband, leader dell’opposizione laburista al governo conservatore britannico di David Cameron:

“Ci sarà chi crede che il voto di giovedì alla Camera dei Comuni significa che la Gran Bretagna non può aiutare concretamente i civili siriani innocenti che soffrono per una simile catastrofe umanitaria. Non sono d’accordo. Dobbiamo usare l’incontro del G20 della prossima settimana in Russia, che avrà gli occhi del mondo puntati sulla Siria, per cercare di riunire la comunità internazionale e costringere le parti coinvolte nel conflitto verso quella soluzione politica che è indispensabile.

[…].

Alcune persone hanno sostenuto che il significato di questo episodio è che la Gran Bretagna sta facendo un passo indietro rispetto al suo ruolo da protagonista nel mondo. Si è parlato di un giorno cupo e deprimente. Ci sono stati avvertimenti che la Gran Bretagna sta scivolando in un gretto isolazionismo, una dottrina che danneggia nel lungo termine gli interessi del nostro paese e che minaccia la pace e la sicurezza del mondo.

Non sono d’accordo. Gli inglesi sanno che il nostro paese prospera quando ci vogliamo al mondo, non quando ci ritiriamo in noi stessi. E il popolo britannico è disposto ad accettare i nostri obblighi verso gli altri, come lo era quando i miei genitori sono stati accolti come rifugiati in questi lidi al tempo della seconda guerra mondiale.

[…].

I britannici si aspettano però che la politica estera del nostro paese sia condotta in modo diverso da come è stato fatto in questi ultimi anni. A dieci anni dall’inizio della guerra in Iraq, è fondamentale dimostrare che abbiamo imparato la lezione. Ci ricordiamo come le decisioni di allora sono state raggiunte sulla base di prove meno che convincenti, con una perentorietà che ha impedito agli ispettori delle Nazioni Unite di avere il tempo di cui avevano bisogno per riferire. Dobbiamo ricordare anche che le vitali istituzioni internazionali vitali sono state aggirate in momenti cruciali. E dobbiamo ricordare che le conseguenze di un’azione militare non sono stati ponderate a sufficienza.

[…]

Il voto in parlamento ha dimostrato che…ci aspettiamo che la serietà delle nostre deliberazioni corrisponda alla gravità delle decisioni che siamo chiamati a prendere. L’evidenza delle prove deve sempre precedere le decisioni e, indipendentemente dalla forza delle emozioni, i britannici hanno il diritto di attendersi una leadership pacata e riflessiva.

In secondo luogo, quando si tratta di interventi militari, è chiaro che un impegno efficace con le istituzioni internazionali è essenziale. La Gran Bretagna deve quindi sempre cercare di lavorare con le Nazioni Unite e in conformità con il diritto internazionale, non respingendo l’ONU come nel migliore dei casi un fastidio e nel peggiore un ostacolo.

[…]”.

http://www.theguardian.com/commentisfree/2013/aug/30/britain-still-difference-syria

 franciaDominique-de-Villepin

Dominique de Villepin, ex primo ministro francese e uno dei leader dell’opposizione gollista al governo Hollande:

Non cediamo all’illusione della scorciatoia militare – apparso su Le Figaro, 29 agosto 2013

“L’indignazione per i massacri perpetrati in Siria gas è unanime. Non ci sarebbe peggior politica che non fare nulla. Ma una politica del peggio sarebbe quella di aggiungere guerra alla guerra senza prove inconfutabili e senza strategia. La determinazione del presidente Hollande e dei nostri partner è lodevole, ma  che cosa vogliamo veramente? Punire? Non è il ruolo di un esercito, ma quello di un tribunale internazionale. Placare la nostra coscienza? Farlo a rischio di peggiorare la situazione dei civili sarebbe cinico. Un cambio di regime? Non sta a noi decidere, soprattutto in assenza di un’alternativa credibile.

No, proteggere i civili è il compito primario della comunità internazionale. L’unico dibattito deve riguardare come farlo.

Ciò implica riflettere sulle esperienze passate. La strategia occidentale in Medio Oriente è un vicolo cieco basato sull’illusione di forza che non ho mai smesso di denunciare.

Si oscilla infatti tra la guerra contro il terrorismo e la guerra contro i tiranni. Vorremmo unificare i due obiettivi, ma abbiamo imparato a nostre spese che non è così che funziona la cosa. L’occupazione dell’Iraq ha alimentato un terrorismo senza fine. L’operazione in Libia ha armato, direttamente o indirettamente, tutti i jihadisti del Sahara, portando a una nuova guerra in Mali. Il circolo vizioso non si ferma qui. Preoccupati per l’islamismo in Egitto, consentiamo nuovi colpi di stato che, da sempre, sono un terreno fertile per i tiranni di domani. Dobbiamo una buona volta imparare la lezione in merito al ricorso alla forza. Ovunque, in Libia, Iraq, Afghanistan si è verificato il collasso di una nazione e la destabilizzazione della regione.

[…].
La spedizione punitiva simbolica che incombe su di noi metterebbe a rischio ingranaggi regionali che coinvolgono Libano, Iran e Israele, con pochi benefici per i siriani. Il futuro della Siria, dopo una nuova avventura militare, sarebbe la frantumazione etnica e territoriale e la radicalizzazione degli estremismi.

La Siria non esisterebbe più.

Attacchi di droni su personalità ritenute responsabili della strage sarebbero in linea con la nuova guerra al terrorismo dell’America di Obama. Ma possiamo uccidere gli assassini senza abbattere l’idea stessa di giustizia internazionale ?

Una grande offensiva, con l’obiettivo di un cambio di regime ? Gli stessi stati maggiori occidentali hanno smesso di crederci.

La guerra per procura armando ulteriormente l’opposizione? Ma come prevedere contro chi saranno rivolte queste armi, domani?

Rimane un’ultima opzione, l’azione a fini umanitari, combinando strumenti politici e militari per una strategia sostenibile di corridoi umanitari, zone cuscinetto e soprattutto zone interdizione al volo, l’unica soluzione per evitare massacri ed assumersi la responsabilità di proteggere la comunità internazionale.

Riducendo la violenza, creeremo le condizioni per un necessario intervento.

A volte è necessario effettuare la politica del “meno peggio”. Oggi potrebbe portare a una risoluzione delle Nazioni Unite, sostenuta dal Sud del mondo, e dare un mandato per attuare una no-fly zone o per creare una forza di pace internazionale. Penso che sia possibile, i russi potrebbero accettarla [N.B. Villepin mantiene rapporti molto amichevoli con l’establishment russo, essendo ostile alle politiche anti-russe della NATO].

Con questi strumenti la comunità internazionale avrebbe la migliore occasione per rilanciare i negoziati politici che per il momento si trovano in un vicolo cieco, coinvolgendo le potenze regionali e la Lega Araba.

Non dobbiamo cedere alla tentazione della scorciatoia militare che aumenterà i problemi della regione.

Dobbiamo scegliere invece la via della pace e della responsabilità collettiva”.

http://www.republiquesolidaire.fr/11791-ne-cedons-pas-aux-illusions-du-raccourci-militaire-29082013/

“La politica internazionale , non è un’avventura”.

Nel 2003 si oppose alla guerra in Iraq. Dieci anni più tardi Dominique de Villepin ritiene che l’intervento militare in Siria “non è la soluzione giusta”

“Non credo che possiamo decidere una strategia militare senza una visione politica”, ha detto mercoledì a BFM TV.

Dopo aver precisato che non ci sono prove che Assad abbia usato le armi chimiche [inizio dell’intervista, non riportata dalla sintesi che sto traducendo], pur comprendendo “la volontà del presidente di non rimanere con le mani in mano” dopo la strage di Damasco, l’ex primo ministro ha detto che “degli attacchi militari allontaneranno una soluzione politica e non daranno alcun sollievo al popolo siriano”.

[…].

Per Dominique de Villepin la Francia e la comunità internazionale devono concentrarsi principalmente sulla risposta umanitaria in Siria per proteggere le persone. Questo implica, secondo lui, una migliore organizzazione di “zone cuscinetto”, con “la possibilità di utilizzare corridoi umanitari” e la creazione di una no-fly zone [concordata con i russi e i cinesi, “dettaglio” che la sintesi omette, facendo pensare ad un pretesto per un “cambio di regime” come in Libia che Villepin ha sempre rifiutato categoricamente e condannato nel caso libico].

“Se è per evitare stragi, non è troppo tardi”, dice l’ex inquilino di Matignon .

“L’attacco è un salto nel buio…cosa faremmo se non cambiasse nulla?”. Ha continuato dicendo di aspettarsi una “vera e propria strategia” sul lungo termine e non una “strategia cieca”. “La politica internazionale non è un’avventura ( … ) non credo che la scorciatoia militare sia la soluzione ideale in emergenze complesse”. “La scelta non è tra fare qualcosa o non fare nulla, ma cosa fare e come farlo”.

Perché, secondo lui, “se la Francia decide di impegnarsi militarmente nella guerra civile siriana, ne diventerà parte e sarà responsabile del destino siriano, mese dopo mese, anno dopo anno”.

http://www.republiquesolidaire.fr/11788-villepin-la-politique-internationale-ce-nest-pas-laventure-jdd/

“Qual è il senso di un’azione da parte dei paesi europei o paesi occidentali se viene eseguita al di fuori del diritto internazionale e perfino al di fuori di una logica di efficienza, con il solo desiderio di placare le nostre coscienze?”

“Per almeno un decennio si è prodotta una militarizzazione delle menti nelle democrazie occidentali”. “L’ipotesi è che la risposta a tali disastri dovrebbe essere quasi sempre essere di natura militare”. “Io non la penso così”, ha detto de Villepin, che si era opposto all’intervento francese in Mali nel gennaio 2013.

http://www.republiquesolidaire.fr/11780-villepin-en-syrie-la-solution-militaire-nest-pas-la-bonne-28082013/

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60 domande per Matteo Renzi

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Ecco chi è Marco Carrai, il Gianni Letta di Matteo Renzi

– la sua famiglia si è riprodotta e si è moltiplicata riuscendo ad amnistiare la memoria del nonno di Marco, il Carrai su cui pesava l’accusa infamante di aver fatto parte della banda Carità, il gruppo fascista che opera in Toscana tra il ’43 e il ’45 a caccia di partigiani, tra esecuzioni sommarie e torture;

– il 19enne Marco al primo voto politico si impegna nei club della nascente Forza Italia di Silvio Berlusconi;

– ha trovato a Firenze un segretario provinciale ragazzino che nel ’94 aveva frequentato le tv berlusconiane da concorrente della “Ruota della fortuna” di Mike Bongiorno: Matteo Renzi.

– eletto con le preferenze assicurate da Comunione e Liberazione e dalla Compagnia delle Opere che in Toscana è presieduta da Paolo Carrai e da Leonardo Carrai, alla guida del Banco alimentare, altra opera ciellina: i cugini di Marco;

– Nel 2006, quando esce il film tratto dal romanzo di Dan Brown, pubblica un agile pamphlet su “Il Codice Da Vinci. Bugie e falsi storici”, con lo storico Franco Cardini e il professor John Paul Wauck, prete dell’Opus Dei, molto felice dell’iniziativa. Nel 2007 si presenta al cimitero degli Allori per deporre un cuscino di fiori in onore di Oriana Fallaci, scomparsa un anno prima;

– in quota Monte Paschi di Siena, membro dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze che è azionista di Banca Intesa;

– il fratello Stefano Carrai è in società con l’ex presidente della Fiat Paolo Fresco nella società Chiantishire che tenta di mettere su un gigantesco piano di appartamenti, resort, beauty farm nella valle di Cintoia, a Greve, bloccato dal Comune;

– Fresco è tra i finanziatori della campagna per le primarie del 2012 di Renzi, con 25 mila euro, insieme al finanziere di Algebris Davide Serra (quello delle Cayman), acclamato anche quest’anno alla stazione Leopolda;

L’uomo del governo israeliano, per alcuni («Ho da fare a Tel Aviv», ripete spesso), di certo vicino agli americani di ogni colore. Frequenta con assiduità Michael Ledeen, l’animatore dei circoli ultra-conservatori del partito repubblicano, antica presenza nei misteri italiani, dal caso Moro alla P2. È in ottimi rapporti con il nuovo ambasciatore Usa in Italia John Phillips, amante del Belpaese e della Toscana, proprietario di Borgo Finocchietto sulle colline senesi;

– C’è anche Carrai quando Renzi banchetta con Tony Blair o quando va ad accreditarsi con lo staff di Obama alla convention democratica di Charlotte del 2012. E quando tre mesi fa il sindaco vola a sorpresa a Berlino per incontrare la cancelliera Angela Merkel, accanto a lui, ancora una volta, c’è il ragazzo di Greve, Carrai;

– C’è chi ha visto la sua manina dietro la nomina di Antonella Mansi alla presidenza di Mps;

http://espresso.repubblica.it/attualita/2013/11/04/news/ecco-chi-e-marco-carrai-il-gianni-letta-di-matteo-renzi-1.139920

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  1. Sembra avercela con chiunque sia anche solo di pochi anni più vecchio di lei: ha mai pensato di soffrire di gerontofobia?
  2. Cosa ne pensa del governo Monti?
  3. Cosa ne pensa della gestione Marchionne della FIAT?
  4. Cosa ne pensa del semipresidenzialismo? Ambisce a fare il sindaco d’Italia?
  5. Ha dichiarato che il suo modello è Tony Blair e Tony Blair ha sostenuto la sua candidatura a guidare il PD e l’Italia: Tony Blair è vicino ad ambienti sionisti e neoconservatori, lo è anche lei?
  6. Perché un leader tendenzialmente di sinistra dovrebbe frequentarli?
  7. Quale soluzione proporrebbe per sanare il conflitto israelo-palestinese?
  8. L’invasione dell’Iraq è stata la scelta giusta?
  9. Blair è favorevole a un’escalation militare in Siria: lo è anche lei?
  10. Blair ha approvato il golpe militare egiziano che ha rimosso un governo democraticamente eletto: è d’accordo con il suo giudizio?
  11. Il suo modello, Tony Blair, è dal 2011 consulente del dittatore kazako Nazarbayev. Cosa ne pensa alla luce della recente polemica riguardante l’espulsione di Alma Shalabayeva e del figlio?
  12. Perché l’aspirante “sindaco d’ITALIA” ha scelto come consulente economico un israeliano, Yoram Gutgeld (n0n andava bene l’italiano Piga, tanto per fare un nome tra i tanti possibili)?
  13. Un leader del centrosinistra necessita dell’imprimatur di JP Morgan?
  14. “Sono stufo di questo Pd”. “Sono stufo di questo fuoco di sbarramento incomprensibile su ogni cosa che faccio”. “Andare avanti con questo clima di guerriglia permanente è davvero incomprensibile”. Perché restare in un partito in declino, che non la ama, la ostacola, la saboterebbe (com’è successo a Bersani)? Perché cercare di diventarne il leader?
  15. Cosa ne pensa dei rapporti tra Stato italiano e Vaticano?
  16. Liberalizzazioni e tagli al settore pubblico sono la strada per il rilancio dell’economia e la creazione d’impiego?
  17. Cosa ne pensa dell’euro?
  18. Le decisioni del governo Merkel hanno fatto bene o male all’Unione Europea e ai paesi dell’eurozona?
  19. Gli stati dell’eurozona sono pronti per formare uno stato federale?
  20. Quale sarebbe il peso di Berlino negli Stati Uniti d’Europa?
  21. Cosa ne pensa del sistema di sorveglianza globale costruito dagli americani prima e dopo l’11 settembre?
  22. E’ credibile che tutte le componenti dell’establishment americano – quello di Echelon, per intendersi – siano state prese in contropiede dall’11 settembre?
  23. Cosa ne pensa del “Progetto per un nuovo secolo americano”?
  24. Cosa ne pensa di questa considerazione contenuta nel suddetto progetto (p. 50): “ll processo di trasformazione [delle strategie e delle missioni militari americane], anche se porterà un cambiamento rivoluzionario, risulterà molto lungo, se non si dovesse verificare un evento catastrofico e catalizzante, come una nuova Pearl Harbor”?
  25. Che misure intende introdurre per regolare il sistema bancario? Come intende far rispettare le regole?
  26. Intende ridurre progressivamente il gap tra i molto ricchi e il resto del paese? Come intende farlo?
  27. Intende contribuire a ridurre progressivamente il gap tra i paesi molto ricchi e il resto del mondo? Come intende farlo?
  28. Le politiche di contenimento delle emissioni di anidride carbonica sono utili? I loro costi sono giustificati dai risultati?
  29. Si è interessato alle ragioni addotte per spiegare la pausa nella crescita del riscaldamento globale?
  30. Come avrebbe votato sugli F35?
  31. Quale è il suo giudizio sulla NATO?
  32. L’Unione Europea dovrebbe cercare di stringere legami più forti con la Russia?
  33. Quali politiche energetiche per l’Italia?
  34. Quali politiche nell’ambito del Mediterraneo e del mondo arabo?
  35. La creazione di una zona transatlantica di libero mercato non è destinata a favorire gli Stati Uniti?
  36. Qual è la sua posizione sugli OGM?
  37. Lei farebbe costruire una centrale al torio in Italia?
  38. Qual è il suo giudizio sull’amministrazione Obama?
  39. Cosa ne pensa delle autonomie regionali e provinciali?
  40. Sarebbe favorevole a una riforma in senso autenticamente federale dello stato italiano?
  41. Cosa ne pensa del M5S?
  42. Qual è la sua posizione sul testamento biologico, la procreazione assistita, la ricerca sulle staminali?
  43. Qual è la sua posizione sul programma nucleare iraniano?
  44. Perché scegliere come spin doctor Giorgio Gori, legato a Mediaset?
  45. Vendola o Monti?
  46. Come si contrasta la corruzione?
  47. E l’evasione?
  48. Cosa ne pensa dei paradisi fiscali?
  49. Come si difendono le gole profonde/whistleblower?
  50. Presidente della provincia di Firenze a 29 anni: non è una scalata al potere un po’ troppo rapida persino per un enfant prodige?
  51. È stato accusato di avere diversi conflitti di interessi da presidente della provincia e da sindaco: ha in mente qualche progetto di legge sul conflitto di interessi?
  52. La sua posizione sulle coppie di fatto?
  53. E sulle adozioni per coppie omosessuali?
  54. Come si risolve il problema degli esodati?
  55. Chi le ha pagato la campagna per le primarie e chi copre le spese dei suoi tour europei?
  56. Quali sono i suoi rapporti con Comunione e Liberazione e qual è il suo giudizio su Opus Dei?
  57. Le sembra normale fare tour elettorali e di pubbliche relazioni in Italia e in giro per il mondo mentre amministra Firenze? Onora così il suo incarico e le sue indennità?
  58. A che titolo incontra i governanti occidentali? In qualità di sindaco di Firenze?
  59. E’ una democrazia sana quella in cui i media implorano l’avvento di un “salvatore della patria”?
  60. E’ normale che il sindaco di Firenze affitti Ponte Vecchio a privati per una cena di gala?

“Così il giovane putto di Rignano sull’Arno si è autoeletto “a nuovo che avanza” e ce lo ribadisce con un martellamento che non conosce tregua.

Poco male se l’iconicizzazione di quel nuovo è il giubbetto di Fonzie, il meccanico rubacuori star della serie televisiva americana degli anni Settanta “Happy Days”. Infatti quel capo d’abbigliamento stravisto ha un vantaggio importante per la promozione del prodotto: è assolutamente riconoscibile (non a caso la Coca Cola non cambia la grafica del suo logo). E qui da noi siamo ormai imprigionati da decenni nei condizionamenti televisivi di una americanizzazione da poveracci. Che Renzi sfrutta con una certa cinica sapienza.

Per di più il prodotto viene certificato a mezzo strombazzamenti vari per i suoi effetti salvifici immediati, come quegli sciroppi miracolosi venduti dal solito guaritore pataccaro in qualche fiera di paese. Anche questo aspetto funziona alla grande, considerata la diffusa credulonità di una cultura nazionale che rimane ancora in larga misura contadina. Peccato che l’annunciato salvatore della Patria non riesca neppure a risolvere i problemi di buona amministrazione nella città di cui è sindaco.

Ma basta non farlo sapere, che non se ne parli”.

http://temi.repubblica.it/micromega-online/matteo-renzi-come-la-coca-cola/

Golpe anti-Morsi > impeachment di Obama > rivoluzione pan-araba? Le ripercussioni degli eventi egiziani nel mondo

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i carri armati egiziani sono ancora schierati nella capitale, in attesa – il numero delle vittime dell’uso della forza da parte dell’esercito sta montando

 https://twitter.com/stefanofait

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L’Egitto è sull’orlo di una guerra civile come quella siriana
Vladimir Putin 7 luglio 2013

Chris Riddell 07 July 2013

Interessante scoprire come gli editorialisti mainstream internazionali siano così inturgiditi all’idea di un golpe militare.

New York Times: “questi straccioni egiziani sono inadatti alla democrazia” (è più forbito ed elegante di così)

http://www.nytimes.com/2013/07/05/opinion/brooks-defending-the-coup.html

Wall Street Journal (cf. dell’oligarca Murdoch): “auspichiamo che un Pinochet egiziano governi la transizione” (!!!)

http://online.wsj.com/article/SB10001424127887324399404578583932317286550.html#articleTabs=article

IL FARDELLO DELL’UOMO BIANCO: Già, questi assurdi arabi che non sono neppure disposti a disfarsi di una tradizione che va avanti da 1400 anni. Ma vi pare? Una tale insensata ostinazione! Per fortuna che c’è chi ha capito come si fa: facciamo finta che l’Islam sia un’imbarazzante parentesi nella vita di decine di milioni di egiziani e procediamo oltre. 

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Terribile leggere i commenti di chi afferma che siccome i manifestanti anti-Morsi erano molto più numerosi dei manifestanti pro-Morsi, allora il “cambio di regime” era legittimo. E’ questo che ora chiamiamo democrazia? Il plebiscito della folla sostenuto dalle armi? Fino a quando il prossimo demagogo agiterà le folle europee? Non è democrazia, questa, bensì OCLOCRAZIA al servizio di un’oligarchia tirannica (ossia l’essenza del peggio).

E’ un caso che proprio nelle settimane immediatamente precedenti al golpe siano venuti a mancare generi alimentari e carburante, creando colonne e facendo infuriare la popolazione? E’ un caso che proprio l’esercito egiziano controlli direttamente o indirettamente le forniture di carburanti e gas?

http://www.guardian.co.uk/world/2013/jul/05/mohamed-morsi-downfall-egypt-rebels

La mia tesi è che le “rivolte” in Brasile e in Egitto sono un terribile inganno che porterà alla rovina gli egiziani, ma non i brasiliani (quella brasiliana è una democrazia che sta maturando più in fretta e ha una storia più lunga. Inoltre l’economia brasiliana è su un altro pianeta rispetto a quella egiziana).
Sarà molto presto chiaro che l’intervento dell’esercito in Egitto non solo non ha risolto nulla e ha aggravato la situazione, dimostrando agli egiziani che la loro presunta democrazia è una “gentile” concessione, non un diritto, e ai musulmani che votare per un partito che ha fatto del welfare e del riscatto delle masse la sua bandiera – e che per questo cercava finanziamenti a 360 gradi e non solo dagli strozzini del FMI – vuol dire rischiare di trovarsi i carri armati per le strade.
Più importante ancora. Qualunque analisi professionale delle primavere arabe vi dirà che nel 2011 la richiesta di democratizzazione del sistema si è innestata in una precedente protesta contro la disoccupazione crescente (massiccia tra i giovani) e l’inflazione sui beni alimentari; più forte perché la crisi globale del 2007-2008 ha interrotto il rilancio dell’economie arabe e ha traumatizzato la popolazione, che si era formata aspettative ben diverse (un po’ come in Brasile, con la differenza che lì c’è una democrazia molto più radicata e un governo che ha i mezzi per attutire l’impatto della crisi).

Ormai l’Egitto è entrato nella spirale della folla che attende il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. I disordini non si fermeranno più, perché la questione principale è la miseria. In effetti ai fratelli musulmani converrebbe tenere un basso profilo e aspettare che il prossimo governo “laico” vada verso il disastro finale:

http://www.repubblica.it/economia/2013/07/05/news/merryl_lynch_l_egitto_ha_solo_sei_mesi_di_vita-62424215

A quel punto le folle saranno nuovamente nelle piazze a protestare, ma stavolta i cannoni saranno puntati contro di loro.

UNIONE AFRICANA ED EGITTO
L’Unione Africana, meno ipocrita e meno serva di quella Europea, ha definito golpe e quindi atto incostituzionale la destituzione di Morsi. Ha pertanto sospeso l’Egitto da tutte le attività dell’organizzazione.

SIRIA ED EGITTO

Assad ha irriso Morsi, dopo la sua caduta, cercando di accreditarsi come paladino della laicità contro l’islamismo (i Fratelli musulmani sono al bando in Siria dal 1980). È la sua vendetta postuma per la politica anti-governativa di Morsi che, per procacciarsi il denaro disperatamente necessario a salvare l’economia egiziana dalle borse degli emiri del Golfo, ha scimmiottato la loro posizione sul cambio di regime in Siria.

18 giugno 2013: “Il Cairo e Damasco sono ufficialmente nemici. Sabato sera il presidente egiziano Mohamed Morsi ha annunciato la completa rottura delle relazioni diplomatiche con il regime del presidente siriano Bachar al Assad.

Morsi, che appartiene alla corrente religiosa dei Fratelli musulmani, si è espresso davanti a migliaia di islamisti radunati per una conferenza di sostegno alla Siria e ha annunciato la prossima chiusura dell’ambasciata siriana al Cairo, così come il rimpatrio dell’ambasciatore egiziano a Damasco.
Ha inoltre chiesto l’attuazione di una no-fly zone sopra il territorio siriano, denunciando l’intervento del Hezbollah sciita libanese accanto alle truppe del regime di Damasco.

[…].

Le dichiarazioni del presidente Morsi sono un evidente sostegno a questa guerra santa e si distanziano dalla prudenza mostrata dai vicini libici e tunisini. Potrebbero incitare alla radicalizzazione di taluni islamisti e minare la sicurezza anche in Egitto.

Molti paesi arabi temono il ripetersi di uno scenario afghano. La loro paura è giustificata. Abbiamo diversi casi di persone partite combattere in Afghanistan e che una volta tornate in patria hanno condotto una guerra santa interna – ha commentato Dhia Rashwan, ricercatore presso il Centro al-Ahram per gli studi politici e strategici.

http://www.ticinolive.ch/2013/06/18/gli-islamisti-egiziani-pronti-a-una-guerra-santa-in-siria/

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L’esercito siriano ormai controlla Hama, ha accerchiato Zabadani (nord-ovest di Damasco), rotto l’assedio della base aerea di Menagh e sta riconquistando Homs (sono già nel centro storico e i ribelli sono assediati). Se non intervengono fattori esterni, Aleppo sarà ripresa entro la fine dell’estate e Assad avrà vinto. Una guerra civile in Egitto farebbe defluire guerriglieri islamisti che si recherebbero lungo le sponde del Nilo, riconsegnando ad Assad la Siria.

Obama non sfiderà i russi – per questo è il male minore e bisogna tifare per lui – ma le conseguenze dello smacco saranno terribili, forse fatali.

Nondimeno, Israele difficilmente resterà a guardare mentre una Siria molto più forte di prima attende solo il momento giusto per riprendersi le Alture del Golan, occupate illegalmente da Israele, e rafforza Hezbollah con armi russe. Prima della caduta di Aleppo c’è da aspettarsi un’iniziativa sconsiderata sionista che precipiterà il Medio Oriente nel caos (in Siria ci sono forze russe, libanesi, iraniane).

ISRAELE ED EGITTO

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Iniziativa sconsiderata?

“Nel passato del Mossad, anche ai tempi dei fallimenti più clamorosi, nessuno ha mai contestato la necessità di uccidere i nemici”, conferma Yossi Melman, autore di un’importante storia dei servizi segreti israeliani. Non avvenne in occasione del celebre “affare Lavon” nel 1954. L’allora ministro della Difesa, Pichas Lavon, fu costretto alle dimissioni quando fu rivelato al mondo il progetto del Mossad di compiere una serie di sanguinosi attentati contro gli interessi inglesi e americani in Egitto al fine di criminalizzare il regime di Nasser. Pochi anni dopo venne alla luce il piano di eliminare per mezzo di lettere – bomba gli scienziati tedeschi che collaboravano con l’industria militare egiziana” [NB scienziati russi uccisi perché collaboravano con l’Iran]

http://archiviostorico.corriere.it/1997/ottobre/14/Mossad_sempre_licenza_uccidere_co_0_971014661.shtml

Come parte di un’operazione false flag, un gruppo di ebrei egiziani fu reclutato dai servizi segreti militari israeliani per far saltare in aria bersagli egiziani, americani e britannici. Gli attacchi sarebbero stati imputati ai Fratelli Musulmani, comunisti egiziano, o “nazionalisti locali”, allo scopo di creare un clima di violenza e instabilità sufficiente per indurre il governo britannico a mantenere le sue truppe di occupazione nella zona del Canale di Suez. L’operazione non causò vittime, salvo i membri della cellula terrorista che si suicidarono dopo essere stati catturati.

IRAN ED EGITTO

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Mohamed Morsi ”è il presidente in carica in base al voto popolare” e le Forze armate, che hanno detto di voler ”sostenere un percorso di riconciliazione nazionale”, devono ”rispettare il voto del popolo”. Lo ha detto il vice ministro degli Esteri iraniano, Hossein Amir Abdollahian

http://www.asca.it/news-Egitto__Iran__Morsi_eletto_da_cittadini__Esercito_rispetti_voto-1293125-ATT.html

Economist condanna avvicinamento Morsi-Iran (maggio 2013)

http://www.economist.com/news/middle-east-and-africa/21577117-president-muhammad-morsis-efforts-befriend-iran-upset-his-other-allies-pious

Washington Post condanna avvicinamento Morsi-Iran (febbraio 2013)

http://www.washingtonpost.com/blogs/worldviews/wp/2013/02/05/mohamed-morsis-strange-gamble-on-iran-and-ahmadinejad/

TURCHIA ED EGITTO

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La Turchia giudica il colpo di stato militare che in Egitto ha rovesciato ieri il presidente islamista Mohamed Morsi antidemocratico e invita il paese a “tornare alla democrazia”. “Il cambio di potere in Egitto non è stato il risultato della volontà del popolo. Il cambiamento non è stato nel rispetto della democrazia e della legge”, ha chiarito il vicepremier Bekir Bozdag. “In tutti i paesi democratici – ha aggiunto – le elezioni sono il solo modo di arrivare al potere”.

http://www.internazionale.it/news/egitto/2013/07/04/turchia-rovesciamento-morsi-non-democratico/

 

CINA ED EGITTO

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2012: La scorsa settimana il neo-presidente Morsi ha rilasciato un intervista a Reuters in cui ha annunciato di voler intraprendere una politica estera “bilanciata”, nel senso di meno esplicitamente pro-Washington. Si tratta chiaramente di una voluta rottura con il precedente regime di Hosni Mubarak, fidato bastione della politica statunitense e garante dello status di primo paese arabo a siglare una pace con Israele.

Da qui la scelta, a suo modo coraggiosa, di rivolgere lo sguardo a est e volare a Pechino. Ad accompagnarlo una delegazione di 80 businessmen egiziani, intenzionati a discutere progetti di investimento congiunto con circa 200 soggetti economici cinesi. I risultati non sono mancati: le due parti hanno firmato numerosi accordi di cooperazione nel settore agricolo, delle infrastrutture e delle telecomunicazioni.

http://www.meridianionline.org/2012/09/10/la-cina-ruba-egitto-agli-stati-uniti/

RUSSIA ED EGITTO

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Morsi, in aprile, si era rivolto a Putin per chiedergli di investire pesantemente in Egitto (centrali atomiche, sfruttamento dell’uranio, importazioni di grano russo) e aiutarlo a far fronte alla terribile crisi economica:

http://www.arabtimesonline.com/NewsDetails/tabid/96/smid/414/ArticleID/195360/reftab/69/Default.aspx

 

GERMANIA ED EGITTO

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Guido Westerwelle ha definito il golpe militare «un grande passo indietro per la democrazia in Egitto»

http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/silenzio-Israele-Erdogan-inaccettabile.aspx

GOLFO PERSICO ED EGITTO

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Al-Jazeera (Qatar) è pro-fratellanza musulmana, Al-Arabiya (Arabia Saudita) è anti-Morsi e fratellanza musulmana

http://www.dailystar.com.lb/News/Middle-East/2013/Jul-04/222475-qatar-saudi-arabia-in-screen-war-over-arab-spring.ashx#ixzz2Y5jtw4RV

Quindi i due maggiori sovvenzionatori della ribellione anti-Assad sono su fronti opposti nella incipiente guerra civile egiziana

OBAMA ED EGITTO

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Obama indebolito da Snowden. Sondaggi lo danno al 45% con un crollo tra i giovani:

http://edition.cnn.com/2013/06/17/politics/obama-poll-decline

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1 americano su 4 pensa che Obama potrebbe essere l’Anticristo (!!!)

http://www.guardian.co.uk/world/2013/apr/02/americans-obama-anti-christ-conspiracy-theories

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In un servizio dall’Egitto dedicato all’oceanica manifestazione di protesta al Cairo che ha spinto l’esercito a prendere il potere deponendo Mohamed Morsi, la Cnn riferisce che la gente radunata in piazza Tahrir se la prendeva con il presidente dei Fratelli Musulmani eletto un fa, ma almeno altrettanto con il suo sostenitore più importante, il presidente americano Barack Obama, accusato dalla folla di aver appoggiato incautamente un «dittatore» e un «terrorista»

Egitto, in piazza Tahrir Obama è come Morsi | Tempi.it

Gli Stati Uniti finanziano lautamente l’esercito egiziano in cambio della sua fedeltà

http://www.bbc.co.uk/news/world-us-canada-23167490

Tuttavia Obama, per il tramite dell’ambasciatrice Anne Patterson, ha espresso la sua contrarietà rispetto al golpe che ha rimosso una figura che, educata negli Stati Uniti e sempre molto obbediente, fino a pochi mesi fa godeva dell’appoggio – economicamente molto tangibile – americano (Obama, Clinton, Kerry):

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=167248

http://www.lapresse.it/mondo/nord-america/clinton-incontra-morsi-importante-garantire-sicurezza-diplomatici-1.220860

http://rt.com/usa/guccifer-clinton-emails-second-678/

http://english.ahram.org.eg/News/72308.aspx

Una legge americana interrompe il flusso delle erogazioni in caso di golpe, quindi le forze armate egiziane, se non riescono a convincere gli Americani che non è stato un colpo di stato, perderanno 1 miliardo e 300 milioni di dollari di “aiuti” per il 2014. Non sono bruscolini. Se qualcuno si chiedeva come mai ieri il meme dominante nei forum dei quotidiani di lingua inglese fosse “non è un golpe”, questa è la risposta: golpe = 0 dollari.

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Il meme che circola nei forum dei quotidiani di lingua inglese è: Morsi era il burattino di Obama, è caduto, questo è l’ennesimo fallimento di Obama (e della Clinton). Inoltre Obama si è comportato come Morsi, ha tradito il mandato elettorale e la costituzione, e perciò non c’è alcuna ragione che giustifichi la sua permanenza alla Casa Bianca.

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Questo significa che, tra non molto, il Tea Party e i repubblicani chiederanno la testa di Obama.

L’analisi della caduta di Morsi di parte iraniana è molto condivisibile: al di là della crisi probabilmente irrimediabile finché l’FMI determinerà le politiche economiche del paese, il grande errore di Morsi è stato quello di non aver rimpiazzato i vertici dell’esercito, delle forze dell’ordine e dell’intelligence con uomini a lui fedeli.

http://www.foxnews.com/world/2013/07/04/iranian-lawmaker-says-egypt-president-toppled-because-failed-to-exert-influence/

Altrove le purghe sono arrivate appena in tempo:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/25/altre-notti-dei-lunghi-coltelli-negli-usa-grecia-e-turchia/

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I neoconservatori stanno preparando l’offensiva finale. La loro strategia è quella di imputare a Morsi l’attacco terroristico di Bengasi

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-09-12/attacco-consolato-americano-bengasi-082017.shtml?uuid=AbykfEcG

con l’assistenza dei loro tirapiedi in Libia e in Egitto, che possono mettere fuori gioco i candidati islamici e bandire i partiti di ispirazione islamica dal presentarsi alle elezioni in tutti i paesi arabi (con gran gioia di Assad e degli Israeliani):

“Negli interrogatori i jihadisti egiziani arrestati a Bengasi avrebbero confessato che l’attacco al consolato americano è stato pianificato e finanziato al Cairo con il coinvolgimento diretto di molte figure chiave del mondo politico egiziano a partire dal presidente Mohamed Morsi. Tra i nomi dei “padrini” di Ansar el-Sharia anche il candidato salafita alle elezioni presidenziali egiziane dell’anno scorso Hazim Salih Abu Ismail e l’uomo d’affari saudita Mansour Kadasa, proprietario della tv satellitare egiziana al-Nas vicina ai Fratelli Musulmani… La pagina del rapporto degli 007 di Tripoli va certo presa “con le molle” anche perché non spiega i dettagli né circa l’attendibilità delle informazioni raccolte (o estorte) né di come sia stato possibile risalire al coinvolgimento di Morsi e degli altri egiziani nell’azione terroristica dell’11 settembre scorso. Il documento libico apre però scenari importanti (e inquietanti) innanzitutto perché dimostrerebbe la sostanziale coincidenza di interessi tra Fratelli Musulmani e salafiti nell’obiettivo comune di imporre l’Islam più radicale non solo in Egitto ma in tutto il “Califfato”.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-07-04/denuncia-tripoli-cera-morsi-112750.shtml?uuid=AbwpaBBI

In questo modo le forze armate egiziane riprendono il completo controllo dell’Egitto, gli israeliani si tolgono di torno un governo potenzialmente nemico, mentre i neoconservatori fanno un altro passo avanti verso l’impeachment di Obama, “che non poteva non sapere, ma ha continuato a difendere Morsi: alto tradimento, in base all’articolo 3, paragrafo 3, comma 1 della Costituzione Americana”

http://www.presstv.ir/detail/2013/05/16/303768/gop-gins-up-benghazi-event-to-rap-obama/

dopo aver già messo fuori gioco la Clinton per la corsa alle presidenziali del 2016

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/12/attacco-a-bengasi-verita-insabbiate-a-rischio-corsa-di-clinton-alla-casa-bianca/591757/

 Benghazigate+v+Watergate

L’attentato di Bengasi è invece stato quasi certamente un inside job dei neoconservatori che hanno usato ogni mezzo per convincere gli elettori americani che Obama è debole, indeciso, incerto, morbido, incapace di garantire la loro sicurezza e il loro tenore di vita:

http://www.giornalettismo.com/archives/491641/lattentato-in-libia-era-premeditato/

http://www.presstv.ir/detail/2012/11/19/273240/coup-and-countercoup-in-washington/

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=38049

The-Muhammad-Movie-Producer-enigma
Collegato al tentativo dei cristiani copti (es. Magdi Allam?) di ripristinare lo status quo precedente alla primavera araba in Egitto
:

“L’innocenza dei musulmani”, anzi è sufficiente dire i 14 minuti del “Muhammad Movie Trailer”, non è la causa diretta dell’attentato in cui ha perso la vita l’ambasciatore americano in Libia (un’azione così non si improvvisa o realizza emotivamente): assomiglia piuttosto a un dispositivo incendiario a orologeria piazzato sotto la sedia di Morsi, il leader egiziano e confezionato da mani e teste cristiano copte istruite al Cairo. Il bersaglio  sono i Fratelli Musulmani che, raggiunto il potere al culmine di un processo cominciato con la primavera araba, tentano di accreditarsi come forza moderata che non spaventi l’Occidente e concili allo stesso tempo la ragione sociale della loro investitura.

Morsi, che ricevette indirettamente l’endorsement di Obama quando questi stoppò le pretese della giunta militare contro le deliberazioni democratiche del popolo egiziano, cammina sul filo dell’equilibrista. L’obiettivo del caos prevedibile suscitato dal film non è Maometto ma la difesa degli interessi della comunità cristiana in Egitto, una minoranza del 10% ricca e cosmopolita preoccupata dal rovesciamento del vecchio regime di Mubarak che gli assicurava  sicurezza e protezione in un ambiente radicalmente ostile. Come inizia infatti il trailer? Con un assalto alle proprietà cristiane di una massa di musulmani inferociti mentre un poliziotto ostentatamente fa finta di non vedere.

Un conflitto di classe con pretesti religiosi”.

http://www.blitzquotidiano.it/politica-mondiale/innocenza-musulmani-complotto-cristiani-copto-sam-bacile-nakoula-1342907/

copti egizi e neoconservatori americani sono pappa e ciccia:

http://mondoweiss.net/2012/09/coptic-christian-leader-of-organization-that-produced-anti-muslim-film-spoke-at-pamela-gellers-anti-mosque-rally.html

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Amdin Sabahi potrebbe salvare l’Egitto. È anti-islamista e anti-neoliberista, insomma è una persona mentalmente sana e coscienziosa. Al giorno d’oggi è già molto:

http://www.nytimes.com/2012/12/26/world/middleeast/egypts-hamdeen-sabahy-vs-islamists-and-free-markets.html?_r=0

Ma non ha nessuna chance: entrambe le fazioni in lotta detestano un politico del genere.

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The revolution is over?

PREVISIONE: la situazione sfuggirà di mano ai falchi neocon-sionisti-copti-golpisti. Milioni di musulmani – non solo in Egitto – si renderanno presto conto di essere stati turlupinati per la seconda volta in tre anni (3 se consideriamo la Siria) e faranno in modo che non succeda più. Sarà un macello e l’unico aspetto positivo della cosa è che forse in questo modo non finiremo in una terza guerra mondiale. Si sacrificheranno gli arabi al posto nostro.

Scemo e più scemo alla campagna di Siria, ovvero scemo di guerra

Scemo di guerra

https://twitter.com/stefanofait

Cosa intendiamo fare rispetto al problema che nel nostro [sic!] mondo di oggi c’è un leader dittatoriale e brutale che sta usando armi chimiche sotto il nostro naso contro il suo popolo?

David Cameron, aspirante criminale di guerra, giugno 2013

Il regime di Saddam Hussein è spregevole, sta sviluppando armi di distruzione di massa e non possiamo permetterglielo. È una minaccia per il suo popolo e per la regione e, se gli sarà concesso di sviluppare queste armi, diventerà una minaccia anche per noi.

Tony Blair, criminale di guerra, aprile 2002

Il governo siriano ha usato armi chimiche contro i ribelli: è la conclusione a cui sono giunte le autorità americane ed europee secondo quanto riporta il New York Times. Le autorità militari americane propongono una ‘no fly zone’ in Siria al fine di armare i ribelli e proteggere i rifugiati. Lo riferisce il Wall Street Journal citando una funte dell’amministrazione Obama.

Ansa 14 giugno

“Non è chiaro come l’amministrazione Obama sia giunta a queste conclusioni definitive circa l’uso di armi chimiche in Siria”.

http://www.nytimes.com/2013/06/14/world/middleeast/syria-chemical-weapons.html

Se non è chiaro è perché sono stronzate.

Quel che è chiaro è che ci stanno trattando come:

Scemo-e-più-scemo-locandina

Un funzionario dell’amministrazione Obama si affretta a specificare che “sarà una no-fly zone limitata che non richiederà la distruzione delle batterie anti-aeree siriane”. Messaggio ai russi: non vi attaccheremo.

Qualcuno mi sa spiegare come sia possibile istituire una zona d’interdizione al volo su uno stato sovrano senza attaccare la sua contraerea?

AGGIORNAMENTO: Rhodes ha precisato che non c’è alcuna intenzione di imporre una zona di interdizione di volo e non ha chiarito che tipo di supporto militare intende fornire
http://nbcpolitics.nbcnews.com/_news/2013/06/13/18940169-us-offers-syrian-rebels-military-support-alleges-assad-used-chemical-weapons?lite

Quindi il New York Times e il Wall Street Journal hanno gonfiato e distorto la notizia, citando una fantomatica fonte interna all’amministrazione che o parla a titolo personale e quindi dovrebbe essere rimosso, oppure rivela la duplicità di Obama. Sospetto che questo funzionario non esista, oppure che Obama non sia veramente padrone di casa nella Casa Bianca. E’ un’ulteriore prova del fatto che Obama è estremamente riluttante e che la lobby della guerra controlla buona parte dei media e non solo.

Per come la vedo io questo non è un tentativo di Obama di distrarre l’attenzione dallo scandalo datagate. Mi pare più plausibile che Obama sappia che questa guerra è un’idiozia e stia concedendo ai neocon-sionisti-anglo-francesi solo il terreno che gli serve per allontanare la prospettiva dell’impeachment e quindi dell’avvento di un presidente guerrafondaio e apertamente dispotico. Ma se i lealisti non si affrettano a porre fine alla guerra civile (sviluppo certamente non auspicato da Obama, perché sarebbe una vittoria russo-iraniana), si avvererà lo scenario pronosticato da Brzezinski, che è totalmente contrario all’intervento: contagio dell’intera regione; conflitto con l’Iran; Russia e Cina coinvolti per ridimensionare l’egemonia americana e per ristabilizzare Medio Oriente a loro vantaggio:

http://swampland.time.com/2013/05/08/syria-intervention-will-only-make-it-worse/

Non è stata presentata alcuna prova dell’uso di armi di distruzione di massa da parte dell’esercito regolare siriano, mentre sono stati arrestati in Turchia degli insorti siriani che preparavano un attentato chimico. La cosa non sembra interessare i governanti ed i media occidentali che hanno cancellato quella notizia dal panorama dell’informazione italiana (Democrazia? Informazione obiettiva e pluralista? Puah! Per noi straccioni basta la propaganda: ci siamo bevuti Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, le larghe intese, la riforma elettorale, la luce in fondo al tunnel, ecc.):

http://qn.quotidiano.net/esteri/2013/05/30/896917-siria-opposizione-minaccia-non-partecipare-conferenza-pace-turchia-ribelli-gas-nervino.shtml

Finora pretendono che ci fidiamo ciecamente di politici che fin dall’inizio volevano la guerra e che hanno spudoratamente mentito sull’austerità e l’assenza di una qualunque alternativa al taglio dei nostri diritti sociali sanciti dalla dichiarazione universale dei diritti umani, come hanno mentito sul vasto consenso popolare siriano per il cambio di regime (se i ribelli sono in rotta è perché i siriani hanno potuto constatare che Assad è il male minore).

Vogliono che entriamo in una probabile guerra mondiale senza fornirci alcuna prova, solo sulla parola. Alcuni di noi andranno a morire sulla fiducia, altri vedranno un’esplosione del costo della vita e la dovranno sopportare passivamente, sulla fiducia.

Hagel, Biden, Kerry, Rice erano pro-guerra in Iraq e ora sono pro-guerra in Siria. Obama li ha nominati per guadagnare tempo ed allentare la pressione neocon su di lui ma sa, come il suo mentore Brzezinski, che l’escalation militare in Siria sarebbe un suicidio per la NATO. Non è un pacifista o un democratico, è semplicemente un pragmatico che non vuole la fine dell’egemonia globale americana, che sarebbe la conseguenza certa di una sconfitta in Medio Oriente.

Domandiamoci perché il rapporto su uso delle armi chimiche in Siria non era convincente prima ma lo è diventato adesso?

Forse perché i lealisti stanno riprendendo il controllo di Aleppo?

Magari perché non è stato possibile inventarsi qualche orribile eccidio nelle ormai numerose città riprese dal regime e visitate dai giornalisti occidentali?

Perché gli americani e gli israeliani usano il fosforo bianco e l’uranio impoverito e nonostante questo si sentono autorizzati a stabilire a loro discrezione linee rosse da non oltrepassare?

Questa è una guerra decisa dal Bilderberg, che nel 2012 aveva appoggiato la candidatura di Romney proprio perché garantiva l’escalation e che ora, verosimilmente, ha approvato l’offensiva anti-Obama:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/06/07/la-siria-e-il-golpe-anti-obama-il-momento-monica-lewinsky-di-obama/

Gli oligarchi sanno benissimo che una solida maggioranza dell’opinione pubblica di ogni paese NATO (specialmente negli USA e Regno Unito) è contraria all’intervento militare in Siria (figuriamoci nelle altre nazioni) ma…come dire…se ne fottono.

A voi vi hanno detto che le proteste di massa turche sono iniziate per difendere degli alberi, quando invece risalgono all’attentato nella cittadina turca di Reyhanli che Erdogan ha imputato ad Assad, come se quest’ultimo fosse così scemo da cercare rogne con la NATO uccidendo civili del suo stesso gruppo etnico senza alcun obiettivo strategico (nessun convoglio, nessuna base degli insorti, nessun deposito d’armi, niente). I turchi sono meno scemi di noi e hanno fatto partire le manifestazioni contro il governo. In caso di attacco turco alla Siria capirete presto se sono gli alberi al centro dei loro pensieri. Il parco ha catalizzato il risentimento, ma le motivazioni trascendono le ansie ecologiste ed estetiche:

http://www.foreignpolicy.com/articles/2013/06/11/how_the_war_in_syria_has_helped_to_inspire_turkeys_protests?wp_login_redirect=0

Se vivessi in un mondo in cui i giornalisti fanno il loro dovere non dovrei perdere tempo con queste cose.

*********
A proposito di Coluche e Grillo:
Il 30 ottobre del 1980, in un periodo critico per la Francia,in cui la disoccupazione e l’inflazione galoppavano, durante una conferenza stampa presso il théâtre du Gymnase annunciò di volersi candidare alle elezioni presidenziali francesi del 1981. Tutti pensavano stesse scherzando, anche se in seguito perfino alcuni intellettuali del calibro di Pierre Bordieu, Félix Guattari e Gilles Deleuze presero a sostenerlo accaloratamente; abbandonò il progetto a causa delle forti tensioni scatenate dai sondaggi a lui favorevoli (alcuni dei quali rilevarono fino al 16% dei consensi). In tale occasione, il suo collaboratore René Gorlin fu assassinato, ed egli ricevette anche delle minacce. Per questo motivo, nell’aprile del 1981, annunciò il suo ritiro dalla candidatura.
http://it.wikipedia.org/wiki/Coluche

Il golpe anti-Obama e la provincia italica dell’Impero – uno scenario tra i tanti possibili

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http://it.wikipedia.org/wiki/Sette_giorni_a_maggio

Quando piccoli uomini proiettano grandi ombre vuol dire che il tramonto è vicino
Proverbio cinese

Già il mese scorso si era cominciato a parlare apertamente di impeachment per Obama, quasi si volesse massaggiare l’opinione pubblica preparandola al successivo scandalo, tempestivamente pervenuto:
http://www.huffingtonpost.com/2013/05/23/impeach-obama-scandals_n_3313801.html
http://www.huffingtonpost.com/2013/05/21/obama-impeachment-poll_n_3313087.html

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Ora la strada è segnata. Bob Woodward (Watergate) lo paragona a Nixon, ma proprio Woodward è stato molto probabilmente usato (consapevolmente? Dopo tutto lavorava per il Washington Post, un quotidiano completamente controllato dall’establishment) dalla CIA per incastrare Nixon (in alternativa, Nixon era seriamente stupido).

E LA PROVINCIA ITALICA?

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Il guru economico di Matteo Renzi è l’israeliano Yoram Gutgeld (con un cognome del genere vai sul sicuro…)

http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/politica/2012/25-settembre-2012/ecco-guru-economico-renzi-2111967008122.shtml

Qui le sue “ricette” (montiane, ça va sans dire) per salvare l’Italia (condanna il decentramento dei poteri, affidati alle amministrazioni locali)

http://www.italiaoggi.it/giornali/stampa_giornali.asp?id=1791416&codiciTestate=1&accesso=FA

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“Saranno stati i dubbi espressi sul riconoscimento da parte dell’Onu della Palestina come Stato Osservatore o l’aver portato alla luce l’atteggiamento “anti-israeliano della sinistra”. Fatto sta che, negli ultimi giorni, sui forum e siti considerati vicini alla comunità ebraica, la campagna elettorale ha virato in maniera netta a favore di Matteo Renzi”.

http://www.cadoinpiedi.it/2012/12/02/fatelo_per_israele_votate_renzi.html

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Uno degli sponsor di Matteo Renzi negli USA è il neocon, filo-sionista Michael Ledeen

http://www.matteorenzi.it/rassegna-stampa/22-stampa/280-matteo-il-cattolico-liquido-tra-gli-scout-e-l-arcivescovado

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/18/appuntamento-con-renzi-ai-campi-flegrei/

guerrafondaio desideroso di arrivare alla resa dei conti con Russia ed Iran, in Siria

http://pjmedia.com/michaelledeen/2013/05/06/its-not-about-syria-stupid-think-russia-and-iran-and/

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Un altro sponsor di Matteo Renzi è il neocon di sinistra Tony Blair

http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2012/1-giugno-2012/tony-blair-pranza-renzi-201434225578.shtml

favorevole all’escalation militare in Siria

http://www.bbc.co.uk/news/world-21602723

modello di Matteo Renzi

http://www.huffingtonpost.it/2013/04/24/intervista-di-matteo-renzi-alla-stampa-estera_n_3144066.html

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Enrico Letta è più vicino alle posizioni di Obama, che preferisce le vie diplomatiche (Brzezinski: rivoluzioni colorate, non guerre)

http://www.liberoquotidiano.it/news/1246007/MO-Obama-Letta-soluzione-pacifica-per-Siria-e-preoccupazione-per-Libia.html

Letta e Obama sono il male minore.

 Barack Obama ed Enrico Letta

Obama è a forte rischio di impeachment da parte dei neocon.

Teme per la sua vita: Ha paura di quello che è successo a Martin Luther King Jr. E ho saputo da un buon amico che era presente ad una piccola cena con i suoi sostenitori progressisti che, dopo che questi gli avevano chiesto perché non teneva fede alle sue promesse, Obama si era voltato di scatto, dicendo: “Non ti ricordi cosa è successo a Martin Luther King?

http://mondoweiss.net/2013/06/reneged-progressive-promises.html

Letta è sotto ricatto continuo da parte di un Berlusconi i cui quotidiani e periodici sono ferocemente anti-obamiani (N.B. No, non lo sono sempre stati).

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DATAGATE

Il data-gate è chiaramente una montatura. Obama ha tutte le colpe del mondo, ma non certo questa. È il caso dell’alce che dà del cornuto al cervo (la pagliuzza, la trave, ecc.). Questo stesso “scandalo” era già esploso nel 2007, sotto l’amministrazione Bush, sostenuta da quegli stessi ipocriti, corrotti ed autoritari repubblicani che ora chiedono l’impeachment di Obama

http://www.wired.com/threatlevel/2007/03/fbi_confirms_co/

http://americablog.com/2007/10/senate-dems-cave-even-more-to-bush-will-give-verizon-and-att-immunity-for-helping-the-feds-spy-on-you-illegally.html

CURIOSO come la memoria dei media sia così corta – solo 6 anni fa!

I metadati sono le specifiche delle chiamate, non riguardano il contenuto delle stesse e, specialmente negli USA, sono raccolti anche da banche, datori di lavoro, motori di ricerca, multinazionali, ecc. Obama non avrebbe mai potuto rinnegare la legislazione post-11 settembre, sarebbe stato come negare che ci sia mai stato un pericolo terroristico ed esporsi all’accusa di alto tradimento in caso di un attacco (false flag ordito dai neocon-sionisti?)

È incredibile la baraonda che si sta facendo su questa cosa, quando ci sono mille altre ragioni di allarme in merito alla continuità della presidenza Obama rispetto a quella di Bush

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/14/amerikarma-obamamania/

 Timeless_Whoppers_Rand_Paul

È un complotto per rimuovere Obama dal potere e sostituirlo, magari con Rand Paul, che ha appoggiato la candidatura di psycho-Romney

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/03/se-romney-vince-siamo-tutti-nel-guano/

è targato Tea Party (fascisti filo-oligarchici)

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/10/tea-party-il-totalitarismo-anarchico-alla-conquista-degli-stati-uniti/

e ha già cominciato a fare le sue mosse, ottenendo spazio sul Guardian (come se Alfano scrivesse un editoriale su Repubblica!!!)

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/jun/07/nsa-verizon-surveillance-constitution

Un devoto della sociopatica Ayn Rand, crede fermamente che i datori di lavoro possono discriminare le minoranze, è pro-austerità, pro-natalista, anti-unioni gay, anti programmi per lo sviluppo del terzo mondo (se non sono privati!), pro-detassazione delle imprese e dei ricchi perché solo così si possono creare posti di lavoro, pro-tagli selvaggi al welfare, pro-lobby petrolifere, pro-uscita degli USA dalle Nazioni Unite (!), contro le restrizioni alla vendita di certe armi, contro riforma sanitaria, pro-privatizzazioni, no gay nelle forze armate, nessuna posizione su lavoro e povertà

http://www.ontheissues.org/senate/Rand_Paul.htm

 David-Petraeus

Prima di lui, temporaneamente, al potere ci arriverà il generale in pensione ed ex capo della CIA David Petraeus, già potenziale sfidante di Obama alle presidenziali del 2012

http://www.loccidentale.it/node/88096

purgato da Obama assieme ad altri alti ufficiali per il loro tradimento a Bengasi (11 settembre 2012)

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/25/altre-notti-dei-lunghi-coltelli-negli-usa-grecia-e-turchia/

http://www.democraticunderground.com/10021797006

ospite d’onore al Bilderberg 2013

http://www.upi.com/Top_News/World-News/2013/06/07/Bilderberg-Group-meeting-draws-protesters-to-London-suburb/UPI-12601370581380/

LA GUERRA IN SIRIA

Il tutto va visto nel quadro della guerra in Siria e dello scontro tra superpotenze. Qatar, Arabia Saudita, sionisti e neocon hanno investito troppo nell’impresa per permettere all’esercito siriano di sbaragliare la ribellione (i loro mercenari, squadroni della morte). Agli appelli ONU per l’aiuto umanitario seguirà molto probabilmente un appello per un cessate il fuoco “umanitario” che servirà a riorganizzare e rinforzare i ribelli in rotta, prima che Aleppo sia ripresa dalle truppe governative (ossia entro una settimana/una decina di giorni):

http://www.corriere.it/esteri/13_giugno_07/siria-medici-senza-frontiere_0b6cee18-cf78-11e2-b6a8-ee7758ca2279.shtml

L’obiettivo finale è, in ogni caso, la Russia, che ostacola la NATO.

GOLPE NEOCON NEGLI USA? UN POSSIBILE SCENARIO

È in corso una guerra tra fazioni (con ripercussioni in Italia, una provincia dell’impero), come al tempo del declino dell’Impero Romano.

I cospiratori neoconservatori ed oligarchici che vogliono liberarsi dell’imperatore Obama, come i loro predecessori a Roma, preferiscono evitare la guerra civile. Agiranno “legalmente”, per quanto possibile, destabilizzando gli USA con l’impeachment o una rivoluzione colorata, dopo il fallimento della campagna elettorale del loro Romney.

Poiché non sono abbastanza svegli per farcela (la fazione “obamiana” è decisamente più scaltra: non sono solo leoni, ma anche volpi, cf. Machiavelli), saranno costretti ad usare la forza. Sfrutteranno la questione del controllo delle armi e del secondo emendamento per aizzare una parte della popolazione, specialmente negli stati “confederati”, contro il governo federale e scatenare l’inferno (Denver come Bengasi?).

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Scritto da James Vanderbilt

Obama si troverà in una posizione già molto debole e tenteranno la via del colpo di stato, istituendo una giunta militare sotto il comando di David Petraeus, come previsto da Charles J. Dunlap Jr. nel 1992:

Il colonnello dell’aviazione Charles J. Dunlap Jr. (oggi maggiore generale/generale di divisione), con una specializzazione da giurista al National War College, fu il vincitore dell’edizione del 1992 di un concorso per saggi di strategia sponsorizzato dal presidente dello Stato Maggiore (Joint Chief of Staff). Il saggio che gli valse il primo premio si intitolava “Le origini del golpe militare del 2012” e delineava un futuro tetro, susseguente alla sconfitta americana in una guerra contro l’Iran, e descritto dal punto di vista del suo protagonista, “Prigioniero 222305759”, un alto ufficiale che stava per essere giustiziato per essersi opposto ad un colpo di stato militare negli Stati Uniti, realizzato però in modo del tutto legale: “il risultato di tendenze che erano già visibili fin dal 1992”, incluso il re-impiego dell’esercito per scopi civili, in appoggio a o in sostituzione delle forze di polizia [Maratona di Boston, NdR]. Questa commistione di compiti fece sì che l’esercito americano si trovasse nella posizione di dover e voler prendere il potere – a causa dell’erosione del controllo civile delle forze armate, di una crisi socio-economica apparentemente senza via di uscita, della crescente esasperazione all’indirizzo del metodo di governo democratico e del desiderio di trovare facili ed immediate soluzioni manifestata dalla popolazione. Ma, allo stesso tempo, perdette lo spirito marziale che doveva servire a difendere la nazione. Nel 2012, dopo la morte del presidente, il generale Brutus si fece nominare plenipotenziario militare, con la legittimazione di un referendum (democrazia diretta!)

Charles J. Dunlap, “The Origins of the Military Coup of 2012″, Parameters Magazine, Winter, 1992-93, pgs. 2-20.

http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/garden-plot-e-rex-84-le-origini-del.html

qui il testo completo:

http://www.newciv.org/nl/newslog.php/_v45/__show_article/_a000308-000350.htm

BRUTUS, PETRAEUS…

[Non escluderei che la militarizzazione delle forze di polizia sotto Obama servisse a neutralizzare questo scenario]

Adam Kokesh, veterano attivista del Tea Party (Rand Paul è uno dei leader del Tea Party – N.B. Oscar Giannino è il referente italiano del Tea Party), promotore di una marcia di migliaia di militanti armati per le vie di Washington il 4 luglio, è una pedina importante in questa partita:

Questo sarà un evento non-violento, a meno che il governo non scelga di renderlo violento…C’è una remota possibilità che ci possano essere atti di violenza da parte del governo, come è già successo e penso che dovrebbe essere chiaro che se un qualche partecipante sarà avvicinato con rispetto dagli agenti, si sottometterà all’arresto senza opporre resistenza. Stiamo veramente dicendo nel modo più sottile possibile che preferiamo morire in piedi che vivere in ginocchio.

Adam Kokesh, 2013

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/05/26/nato-il-4-luglio-gli-schuetzen-americani-del-2013-e-il-fallito-golpe-del-1934/

IL PRECEDENTE (1933-1934)

La commissione ha raccolto prove che dimostrano che alcune persone hanno effettuato un tentativo di dar vita ad una organizzazione fascista in questo paese…Non vi è alcun dubbio che questi tentativi sono stati discussi, sono stati pianificati, e potevano essere attuati, se e quando i finanziatori lo avessero ritenuto opportuno.

Relazione finale della commissione d’inchiesta del Congresso sulle accuse del generale Smedley D. Butler

James E. Van Zandt, comandante nazionale dei veterani di guerra era stato contattato da Butler subito dopo la riunione del 22 agosto con MacGuire ed avvertito che … stava per essere avvicinato dai golpisti…Confermò che, proprio come gli era stato anticipato da Butler, era stato avvicinato “da agenti di Wall Street”, che avevano cercato di arruolarlo nella loro trama.

New York Times, 23 novembre 1934

Il colpo di stato mirava a rovesciare il presidente Franklin D. Roosevelt con l’aiuto di mezzo milione di veterani di guerra. I congiurati, che sono stati accusati di coinvolgere alcune delle più famose famiglie in America (proprietari di Heinz, Birds Eye, Goodtea, Maxwell Hse e il nonno di George Bush, Prescott Bush) credevano che il loro paese avrebbe dovuto adottare le politiche di Hitler e Mussolini per battere la grande depressione. Mike Thomson indaga le ragioni per cui si sa così poco sulla più grande minaccia della storia alla democrazia americana in tempo di pace

http://www.bbc.co.uk/radio4/history/document/document_20070723.shtml

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“White House Down” è diretto da Roland Emmerich, il “profetico” ed elitista regista di:
“Independence Day”
“L’alba del giorno dopo”
“2012”

A ciascuno le sue visioni manipolative:
https://it.wikipedia.org/wiki/Anna_Katharina_Emmerick

BlowUp-labeled

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Fight Club

Per una più completa ed allarmante analisi di questi eventi e dei precedenti degli anni Trenta, rimando a Webster G. Tarpley:
http://www.presstv.com/detail/2013/06/08/307786/uk-france-goading-us-into-striking-syria/

https://twitter.com/stefanofait

L’America e il Bene

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NOTA ESPLICATIVA: Per capire questo post è necessario fare un passo oltre il consueto parallelo tra il “Dio è con noi” dell’eccezionalismo americano e il “Gott mit uns” nazista.

Quel che voglio far risaltare è l’uso della stessa formula ripetuta come un mantra, da repubblicani e democratici, nel corso di molti anni. Finché uno non constata la sua ricorsività non può veramente capire che non è il risultato di superbia o superficialità: è un lavaggio del cervello scientemente implementato ai danni degli Americani e del mondo, anche da quei politici che generalmente i non-statunitensi considerano “buoni”.

Invito quindi ad essere un po’ più indulgenti nei confronti dei cittadini americani, che non possono essere ritenuti completamente responsabili di quel che fa la loro nazione (lo stesso vale per Israele): sono ancora più schiavi di noi perché sono ancor meno consapevoli di esserlo.

Ciò non toglie che la minaccia sia reale. In ultima analisi è assai probabile che esista un complotto ordito ai danni di centinaia di milioni di Americani e che si protrae da diverse generazioni per spingerli a tradire la Costituzione senza rendersene conto, trasformando una repubblica in un impero che, in prospettiva, se i cittadini americani non si daranno una svegliata, potrebbe non essere sufficientemente dissimile dal Terzo Reich e farà la stessa fine (assieme ad Israele).

Quest’altro post inquadra meglio il complotto, citando gli ultimi presidenti che hanno tentato di salvare l’America (leggere per credere, l’ignoranza non è una scusante):

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/27/presidenti-americani-schiettamente-complottisti/

E questo credo dimostri ogni ragionevole dubbio che Barack H. Obama è un uomo pericoloso e che gli obamiani avranno molte, ma davvero molte questioni in sospeso da dibattere con la propria coscienza nei prossimi mesi ed anni (il candore non garantisce l’immunità dai rimorsi e dal senso di vergogna):

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/14/amerikarma-obamamania/

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Gli Stati Uniti sono la più straordinaria forza di pace e di progresso che il mondo abbia mai conosciuto.

Hillary Clinton, 23 gennaio 2013

http://www.businessinsider.com/hillary-clinton-benghazi-testimony-2013-1

L’America è sempre stata una delle più grandi forze del bene che il mondo abbia mai conosciuto.

Mitt Romney, candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti, 24 settembre 2012

http://blogs.wsj.com/washwire/2012/09/25/text-of-romneys-address-to-clinton-global-initiative/

Agiremo nella convinzione che gli Stati Uniti siano ancora la più grande forza di pace e libertà che questo mondo abbia mai conosciuto.

Paul Ryan, candidato repubblicano alla vice-presidenza, 28 agosto 2012

http://www.npr.org/2012/08/29/160282031/transcript-rep-paul-ryans-convention-speech

Gli Stati Uniti sono… la più grande forza del bene che si sia mai vista su questo pianeta

Michelle Bachmann, candidata repubblica alla presidenza degli Stati Uniti, 4 gennaio 2012

http://transcripts.cnn.com/TRANSCRIPTS/1201/04/se.06.html

Il governo federale degli Stati Uniti è la più grande forza del bene nella storia umana. Punto.

Paul Begala, giornalista già consulente di Bill Clinton, 12 settembre 2011

http://www.thedailybeast.com/newsweek/2011/09/11/paul-begala-why-now-is-the-time-to-defend-big-government.html

L’America è la più grande forza terrena del bene che il mondo abbia mai conosciuto.

Sarah Palin, già candidata repubblicana alla vicepresidenza, 30 giugno 2010

http://www.politicususa.com/palin-obama-america.html

Credo che siamo la più grande forza del bene nella storia del mondo

Robert Gates, già direttore della CIA, segretario di Stato nella prima amministrazione Obama, Time Magazine, 3 febbraio 2010

http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,1960261,00.html

L’America è la più grande forza del bene nella storia del mondo

John  McCain, secondo dibattito presidenziale, 7 ottobre 2008

http://www.cbsnews.com/2100-503283_162-4508405.html

L’imperialismo degli Stati Uniti è stata la più grande forza del bene nel mondo per tutto il secolo scorso.

Editoriale del Council on Foreign Relations, 13 maggio 2003

http://www.cfr.org/iraq/us-imperialism-force-good/p5959

i legami di questo think tank neocon con multinazionali, banche d’affari e politici americani (es. i Clinton, che in teoria dovrebbero essere avversari dei neocon) http://en.wikipedia.org/wiki/File:CFR-Interlocks-2004.jpg

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/16/la-perniciosa-influenza-planetaria-delle-fondazioni-e-think-tank-degli-stati-uniti/

La nostra nazione è la più grande forza del bene nella storia

George W. Bush, 14 giugno 2002

http://georgewbush-whitehouse.archives.gov/news/releases/2002/06/20020614-1.html

Gli Stati Uniti sono una nazione indispensabile perché abbiamo dimostrato di essere la più grande forza del bene nella storia umana.

John  McCain, senatore repubblicano, 1999

http://www.huffingtonpost.com/jacob-heilbrunn/john-mccain-neocon_b_82530.html

Gli Stati Uniti d’America sono stati la più grande forza del bene nel ventesimo secolo

Daniel Pipes, celebre intellettuale neoconservatore e sionista, 1999

http://www.danielpipes.org/977/zionism-islamism-and-jewish-politics-in-america

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La parola greca hybris esprime meglio di qualunque altra la natura di questo atteggiamento. Per i greci indicava l’arroganza dell’eccesso, l’orgogliosa tracotanza, la sconfinata presunzione dell’uomo che cerca di acquistare gli attributi di Dio. Certamente gli Stati Uniti vivono sempre più in un regime di hybris e in pochi si rendono conto che con questo atteggiamento si stanno guadagnando un’ostilità crescente da parte del resto del mondo e in particolare da parte delle vittime della loro arroganza. […] Raggiungeremo un senso del limite quando riusciremo a percepire questa ricerca dell’eccesso, della crescita illimitata, del dominio sulle alterità come un tentativo di rimozione della propria mortalità.

Marco Deriu, “Dizionario critico delle nuove guerre”, 2005

Voci autorevoli che non la pensano come Bersani sulla guerra nel Mali

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8 indizi (per una volta debitamente riportati dalla stampa internazionale) che fanno supporre che la questione sia un po’ più complicata di come la descrive Pierluigi Bersani:
1. La base di droni americana che sarà costruita nel Niger, vicino al confine con il Mali;
2. I numerosi testimoni che hanno segnalato la presenza di un canadese e di due francesi alla testa della banda di jihadisti che ha sconfinato in Algeria per prendere degli ostaggi (Tigantourine);
3. La presenza sul terreno di forze speciali americane per operazioni clandestine qualche mese prima dell’intervento francese;
4. Il fatto che nell’area tra Mali e Niger vi siano alcune tra le più importanti riserve mondiali di uranio (terzo posto nel mondo), oltre a petrolio e gas;
5. I recenti accordi commerciali e di sfruttamento delle risorse siglati da Mali, Niger e Cina;
6. Il fatto che gli jihadisti siano finanziati quasi certamente dal Qatar e probabilmente anche dall’Arabia Saudita, entrambi alleati della NATO;
7. L’opposizione algerina alle politiche NATO nel Nord-Africa (ma potrebbero anche cambiare casacca);
8. Il coinvolgimento dei presunti fondamentalisti islamici nel narcotraffico e nel traffico d’armi e il loro precedente servizio reso alla coalizione anti-Gheddafi (= il fattore religioso è secondario ma ai governi occidentali fa comodo continuare a sfruttare l’infinita Guerra al Terrore);

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Senza alcun dibattito parlamentare, il governo inglese ha già deciso che invierà un corpo di spedizione nel Mali.
Solo due settimane fa Cameron l’aveva escluso categoricamente.
Giusto perché sia chiaro che la guerra è appena agli inizi.
Dovremo partecipare anche noi? Ce lo chiederà l’Europa? Qualche caduto italiano per poterci sedere al tavolo delle trattative e delle spartizioni?

Anche tralasciando la parte in cui Al-Qaeda viene creata a tavolino dagli americani (cf. Brzezinski) per combattere i russi in Afghanistan, la parte in cui l’amministrazione Bush ignora sistematicamente ogni avvertimento dell’intelligence statunitense pre-11 settembre 2001 e la parte in cui Al-Qaeda viene incolpata di tutto, dal riscaldamento globale, alle fantasmatiche armi di distruzione di massa irachene, al tasso di obesità americano, la Guerra al Terrore rimane una criminale bestialità.

Serve solo ad ingigantire lo status dei terroristi: “l’America contro i terroristi yemeniti”, “Israele contro Gaza”, “la Francia contro i terroristi maliani”, “gli Stati Uniti e la Francia contro i terroristi somali”: i terroristi si spostano, riaffiorano carsicamente in un altro paese, godono di un’aura di invincibilità e di persecuzione da parte dei poteri forti che li rende “cool” e l’immagine dell’occidente finisce per deteriorarsi fino a rassomigliare a quella del patetico Wile E. Coyote alle prese con l’imprendibile ed invincibile “struzzo” Beep Beep.

In questo modo gli jihadisti sono consacrati agli occhi di migliaia di giovani musulmani che vedono i droni e i missili occidentali che causano eccidi di civili e che decidono a loro discrezione quali siano i tiranni da abbattere e quali invece quelli da sostenere anche contro la volontà dei loro sudditi.

In particolare, nel Mali, l’intervento francese in appoggio al Sud del Mali servirà solo a rinsaldare un’alleanza tra tuareg e jihadisti che era in crisi e che ora troverà nuovo vigore, con migliaia di combattenti che conoscono molto bene la regione e le tecniche di guerriglia.

Invece di isolare i terroristi dalla popolazione, quest’ultima si rassegnerà all’idea che sono l’unica autorità che possa tenere insieme il nord del Mali e proteggerli dalla pulizia etnica dei maliani del sud.

Contemporaneamente, il Sud del Mali diventerà uno stato fantoccio della Francia, tenuto in vita a forza per evitare l’anarchia, non diversamente dal Vietnam del Sud degli anni Sessanta e Settanta. L’unico risultato sarà quello classico (es. Iraq, Libia, Siria, Somalia, Yemen, Afghanistan): frammentazione e partizione dello stato, islamizzazione e terrorismo.

Poiché queste cose ormai non possono non saperle, ne consegue che lo fanno apposta: ordo ab chao.

L’obiettivo primario è la destabilizzazione dell’Algeria

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/23/fallimento-in-siria-ci-si-gioca-lalgeria/

e il controllo del Niger

http://www.lettera43.it/cronaca/africa-occidentale-forse-una-base-per-droni-usa_4367581683.htm
il Mali consente di prendere due piccioni con una fava.

Non tengono però conto del fatto che il boccone è troppo grosso persino per la NATO – evidentemente danno per persa la Siria, ma poi dovranno spiegare la cosa a milioni di persone che per mesi hanno ascoltato una singola versione dei fatti (“mancano pochi giorni alla caduta di Assad”, “la popolazione siriana non lo tollera più”, ecc.). Hanno commesso un enorme errore strategico.

LE VOCI DEL DISSENSO

“Un intervento armato internazionale è destinato ad aumentare l’entità delle violazioni dei diritti umani a cui stiamo già assistendo in questo conflitto… All’inizio del conflitto, le forze di sicurezza del Mali hanno risposto alla rivolta bombardando civili tuareg, arrestando, torturando e uccidendo la gente tuareg apparentemente solo per motivi etnici. L’intervento militare rischia di innescare nuovi conflitti etnici in un paese già lacerato da attacchi contro i Tuareg e altre persone di pelle più chiara”.

http://www.amnesty.org/en/news/armed-intervention-mali-risks-worsening-crisis-2012-12-21

“Il Mali, un paese amico, crolla. Gli jihadisti avanzano verso sud, e c’è una certa urgenza.

Ma non facciamoci prendere dal riflesso condizionato della guerra per la guerra. Quest’unanimità per l’andare in guerra, questa evidente precipitazione, argomenti già sentiti sulla “guerra al terrore”, mi preoccupano. Questa non è la Francia. Dovremmo aver tratto delle lezioni dal decennio di guerre perse in Afghanistan, Iraq, Libia. Queste guerre non hanno mai costruito uno Stato forte e democratico. Al contrario, hanno rinfocolato il separatismo, il fallimento degli Stati, la ferrea legge delle milizie armate.

Non hanno permesso di sconfiggere i terroristi che sciamano nella regione. Al contrario, ne hanno legittimate di ancora più radicali.

Nessuna di queste guerre ha assicurato la pace in una data regione. Al contrario, l’intervento occidentale ha consentito a tutti di scaricare le proprie responsabilità.
Peggio ancora, queste guerre sono un ingranaggio. Ciascuna crea le precondizioni per la prossima. Sono le battaglie di una singola guerra che si sta espandendo dall’Iraq verso la Libia e la Siria, dalla Libia verso il Mali inondando il Sahara con il traffico di armi di contrabbando. Tutto questo deve finire.

Nel Mali, non esiste una sola premessa per un successo finale. Combatteremo al buio, privi di un obiettivo bellico. Arrestare la progressione jihadista verso sud, riconquistare il nord, sradicare le basi AQIM: ciascuna di queste è una guerra a parte.

Noi ci dovremo battere da soli, senza un solido partenariato maliano. La rimozione del presidente a marzo e del primo ministro a dicembre, il collasso di un esercito del Mali segnato dalle divisioni, il generale fallimento dello Stato, a cosa ci appoggeremo?

Combatteremo nel vuoto per mancanza di un forte sostegno regionale. La Comunità degli Stati dell’Africa Occidentale si muove al rallentatore e l’Algeria ha espresso la sua contrarietà.

Solo un processo politico è in grado di portare la pace nel Mali.

Ci vuole una dinamica nazionale per la ricostruzione dello stato del Mali. Puntiamo sull’unità nazionale, sulle pressioni sulla giunta militare, sul processo di garanzie democratiche e dello Stato di diritto attraverso politiche di cooperazione forti.

Occorre anche una dinamica regionale, coinvolgendo l’Algeria, che ha un ruolo centrale in quell’area, e la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale, per promuovere un piano di stabilizzazione del Sahel.

Serve infine una dinamica politica per negoziare, isolando gli islamisti ed accordandosi con i tuareg su una soluzione ragionevole.

Come è possibile che il virus neoconservatore abbia potuto conquistare tutte le menti? No, la guerra non è la Francia. È tempo di porre fine ad un decennio di sconfitte. Dieci anni fa, in questi giorni, eravamo riuniti alle Nazioni Unite per intensificare la lotta contro il terrorismo. Due mesi dopo è iniziato l’intervento in Iraq. Da allora in poi non ho mai smesso di impegnarmi per risolvere le crisi politiche e per uscire dal circolo vizioso della forza. Oggi il nostro paese può fare da battistrada per abbandonare questo stallo bellico, se si inventa un nuovo modello di impegno, fondato sulle realtà della storia, sulle aspirazioni dei popoli e sul rispetto per la diversità. Questa è la responsabilità della Francia di fronte alla storia”.

Dominique de Villepin, ex primo ministro francese

http://www.lejdd.fr/International/Afrique/Actualite/Villepin-Non-la-guerre-ce-n-est-pas-la-France-585627

Autore del celebre ed “eroico” discorso contro la guerra in Iraq, che non gli è mai stato perdonato dai neocon

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/25/la-nostra-capacita-di-costruire-un-mondo-migliore-buon-natale/

“La questione della guerra è entrata prepotentemente dentro la campagna elettorale. Si è aperta un’interessante dialettica fra Sel e il Pd, quest’ultimo immediatamente pronto a sostenere Hollande e a rendersi disponibile per un’avventura italiana. In effetti che non si tratterà di una marcia trionfale se ne è accorto anche Il Sole 24 Ore che dedica al tema l’editoriale di oggi firmato da Vittorio Emanuele Parsi (docente alla Cattolica di Milano, se non ricordo male): “Le guerre inutili dell’Occidente“, un articolo e un titolo sorprendenti per il luogo dove sono collocati. Come giustamente scrive Parsi: “più diventavamo consapevoli della insufficiente efficacia dello strumento militare e più ci abbiamo fatto ricorso: in parte perchè le circostanze lo consentivano in virtù della nostra straordinaria superiorità logistica e tecnologica; in parte perchè non sapevamo che altro fare in assenza di un altrettanto rampante superiorità politica”. Eh già, proprio così: l’Europa come soggetto politico non esiste”.

Alfonso Gianni, 18 gennaio 2013

“Sono deluso dalle potenze occidentali. Adesso, ad esempio, c’è la Francia che si è impegnata in Mali. Vorrei chiedere: qual è lo scopo reale del coinvolgimento militare, adesso, della Francia? È ancora una ri-colonizzazione? … Quando vedo interventi di altri Paesi europei, quando si decide – ad esempio – che non si daranno più aiuti finanziari a questo Paese, non si concederà più questo o quell’intervento, io mi domando: è proprio per fare fronte a quella crisi, oppure per creare una situazione molto più difficile, di dipendenza sempre maggiore dall’Europa?”

Charles Palmer-Buckle, arcivescovo di Accra, capitale del Ghana

http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/mali-mali-mali-21477/

“L’intervento francese sa molto di un’ennesima ingerenza di tipo neo-colonialista. Personalmente non lo vedo molto di buon occhio. E penso che non riusciranno a sconfiggere i terroristi.  Forse, però, anche noi, come Chiesa del Mali, avremmo dovuto fare molto di più in questi anni per mettere in guardia le autorità, far pressione sulle forze più moderate, denunciare le violazioni dei diritti umani e i molti traffici di cui tutti sapevano, ma pochi parlavano”.

padre Alberto Rovelli, per vent’anni missionario dei Padri Bianchi in Mali

http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/mali-mali-mali-21477/

“Quando si entra in un conflitto, si accendono dei fuochi che poi non si possono spegnere. E se la cura fosse peggiore del male? Il Burkina Faso e l’Algeria sono particolarmente restii all’idea di un intervento militare e sono due paesi estremamente importanti in quell’area. Senza un loro coinvolgimento le difficoltà si moltiplicheranno. Non sarà un intervento militare a risolvere la questione dell’unità del Mali, soprattutto quando si vede che il Mali è uno stato al collasso. Prendere il controllo del Nord senza che vi sia alcun fattore di disciplinamento equivale a fondare l’intera impresa sul vuoto”.

Rony Brauman, già presidente di Medici Senza Frontiere – Francia, attuale direttore di ricerca presso la Fondazione Medici Senza Frontiere

http://www.journaldumali.com/article.php?aid=5513

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In Mali per ragioni umanitarie

“È la Françafrique, termine divenuto peggiorativo per la penna di François-Xavier Verschave, che la denunciò nel 1998 come organizzazione criminale segreta incistata nelle alte sfere della politica e dell’economia transalpina. Basata sulla corruzione, sui rapporti personali con questo o quel dittatore/padrone (franco)africano, sugli interessi dei “campioni nazionali” dell’industria transalpina, specie nel settore energetico e minerario. Una macchina da soldi, infatti ribattezzata France-à-fric da giornalisti malevoli.

Sarkozy prima e Hollande poi hanno preso le distanze dalla Françafrique, ma chiunque voglia vederle ne trova ancora forti tracce nei territori africani già inglobati nell’impero tricolore. Vi restano anzitutto i privilegi della grande industria, che incarna interessi strategici irrinunciabili (per esempio, lo sfruttamento dell’uranio nigerino da parte di Areva, vitale per la produzione energetica nazionale).

Parigi non rinuncia al ruolo di gendarme nella “sua” Africa – anche oltre, come dimostra il caso libico. Nel Continente nero restano schierati in permanenza circa 7.500 soldati francesi. Nel solo teatro maliano, il ministero della Difesa prevede di impegnarne a breve 2.500, e forse non basteranno per evitare l’insabbiamento della missione antiterrorismo. Certo, l’epoca dell’“unilateralismo” è passata, oggi Parigi cerca (e talvolta non trova) il sostegno degli alleati occidentali e dei paesi africani più vicini alle zone di crisi.

Più che una scelta, il “multilateralismo” – ossia l’impiego di risorse altrui per fini propri, o almeno il tentativo di farlo – è una necessità. Alla fine, quel che conta è proteggere il rango dell’Esagono nel mondo, la grandezza della Francia. Anche per questo, nelle carte mentali dei decisori francesi la memoria dell’ex (?) impero campeggia vivissima”.

Lucio Caracciolo

http://temi.repubblica.it/limes/quel-che-resta-del-colonialismo/41614

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“Mali, la guerra per l’uranio. Nell’area vi sono le più importanti riserve mondiali di uranio, oltre a petrolio e gas”.

http://www.peacelink.it/conflitti/a/37528.html

“I movimenti tuareg laici e progressisti sono stati marginalizzati, in particolare a causa dell’ascesa del gruppo salafita Ansar Dine. Potente e abbondantemente armato, quest’ultimo si è alleato con il gruppo islamico di Al Qaida nel Magreb (Aqmi), presentando un rischio sempre più evidente per le attività francesi di estrazione dell’uranio nel Nord del Niger. La Francia ha sostenuto con grande costanza i governi corrotti che si sono succeduti in Mali, portando a un indebolimento dello stato. È probabilmente questo crollo che ha condotto i gruppi islamisti a incalzare e ad avanzare verso Bamako.

Similmente, la Francia ha mantenuto da 40 anni il potere in Niger, in uno stato debole e dipendente dall’antica potenza coloniale e dalla sua compagnia di estrazione dell’uranio, la Cogéma, ora Areva. Mentre i dirigenti nigerini cercano di controllare in qualche modo ciò che Areva fa, la Francia riprende il controllo con il suo intervento militare.

I recenti movimenti di gruppi islamisti non hanno fatto altro che precipitare l’intervento militare francese che era in corso di preparazione. Si tratta indubbiamente di un colpo di forza neo-coloniale, anche se le forme sono state rispettate con un opportuno appello di aiuto del Presidente ad interim del Mali, la cui legittimità è nulla visto che lui è in funzione in seguito al colpo di stato che ha avuto luogo il 22 marzo 2012″.

http://www.peacelink.it/conflitti/a/37532.html

“Per il momento, non vogliono testimoni nè giornalisti pullulando nella zona del conflitto. Non vi chiedete per caso perchè non avete ancora visto nessuna immagine di quello che sta succedendo sul terreno? Dove sono le vittime? I feriti? Gli edifici bombardati? Le truppe in combattimento?

Le ragioni possono essere molteplici e sicuramente si può pensare che si stia cercando di evitare che si producano nuovi sequestri o di garantire la nostra sicurezza. Ma il risultato è solo uno: si sta occultando la possibilità di informare, e pertanto, si sta attaccando la libertà di stampa, e la verità. Ricordo una frase che ho imparato all’università (credo che non sia stato al bar, ma non ne sono sicuro), e diceva che “nelle guerre la prima vittima è la verità”. E in questa, come in altre, si corre lo stesso rischio se non arrivano presto i giornalisti al fronte.

E se il problema è la nostra sicurezza, solo aggiungo che ognuno dei giornalisti presenti in Mali è cosciente dei pericoli che può o che vuole assumere, e ognuno arriverà fino a dove gli sembri ragionevole nel suo desiderio di informare nella maniera più veridica e adeguata. Quello che voglio dire è che siamo persone adulte. Quello che voglio dire è che non mi piace che mi si limiti nel mio dovere di informare. E che i miei rischi sono miei, e solo miei. Non so come voi la vedete”.

http://www.peacelink.it/conflitti/a/37538.html

Entra Renzi, esce Berlusconi – il cambio della guardia e la minaccia autoritaria

Aperitivo su Renzi e i poteri forti

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/15/matteo-renzi-giovane-rampante-plastico-pericoloso/

Renzi il neoliberista

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/17/sto-con-marchionne-si-al-nucleare-si-al-tav-io-i-referendum-per-lacqua-non-li-voto-matteo-renzi/

Renzi beniamino della destra

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/26/la-destra-chiede-ai-suoi-di-votare-renzi-alle-primarie-del-pd/

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MATTEO RENZI E I POTERI FORTI INTERNAZIONALI

“Il sindaco non parte da zero, come dimostra anche la genesi dell’incontro americano, nato dai contatti fra Giuliano da Empoli, l’architetto del programma elettorale renziano, e Matt Browne, già direttore del Policy Network — think tank fondato da Tony Blair, Gerhard Schroeder, Goran Persson e Giuliano Amato — che oggi è nel Center for American Progress, il pensatoio fondato da John Podesta. Ma il sindaco fra i suoi rapporti politici in America, oltre ai Dem tipo Kerry Kennedy, può contare anche su relazioni trasversali, grazie anche alla vicinanza di Marco Carrai, che cura la raccolta fondi di Renzi, a Michael Ledeen, animatore del think tank repubblicano American Enterprise Institute”.

http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/politica/2012/6-settembre-2012/quella-rete-americana-asse-clinton-blair-2111718004332.shtml

Chi è Michael Ledeen?

Il miglior programma in assoluto di educazione alla democrazia si chiama “Esercito degli Stati Uniti”.

Michael Ledeen, American Enterprise Institute for Public Policy Research (AEI)

La stabilità è una missione indegna per l’America, ed anche un concetto fuorviante. Non vogliamo la stabilità in Iran, Iraq, Siria, Libano, e perfino nell’Arabia Saudita, vogliamo che le cose cambino. Il vero problema non è se, ma come destabilizzare.

Michael Ledeen, Wall Street Journal, 4 settembre 2002

La potenza formidabile di una società libera dedicata ad una sola missione è qualcosa che [i nostri nemici] non riescono a immaginare … La nostra vittoria inaspettatamente rapida in Afghanistan è il preludio di una guerra molto più vasta, che con tutta probabilità trasformerà il Medio Oriente per una generazione almeno, e ridefinirà la politica di molti paesi più vecchi in tutto il mondo.

Michael Ledeen, «The War against the Terror Masters» New York: St. Martin’s Press, 2002.

Daniele Capezzone, il segretario radicale, è andato a Washington, il 9 marzo scorso, all’American Enterprise Institute, a parlare di “globalizzazione della democrazia”, invitato da Michael Ledeen, definito da Radio Radicale “uno dei maggiori esponenti del pensiero neocon. Peccato che Ledeen è un nome che ricorre nelle memorie di Francesco Pazienza e negli atti della Commissione P2, oltre che nella relazione di minoranza della stessa, quella stesa da Massimo Teodori, ai tempi radicale anch’egli un uomo dei servizi segreti, che l’ammiraglio Fulvio Martini, capo dell’intelligence tricolore, bollò come “persona sgradita” in Italia.

[…].

E’ l’onorevole Giovine a realizzare la migliore sintesi sul personaggio: “Pensiamo al ruolo di Michael Ledeen, che entrava e usciva dal Viminale in quei giorni [quelli del sequestro Moro, ndr]. Michael Ledeen non è uno qualsiasi, ma è forse il più esperto, non teorico ma pratico, della disinformazione americana. Michael Ledeen peraltro è anche un intellettuale apprezzato: è lui per esempio l’autore dell’intervista a De Felice sul fascismo. All’epoca del caso Moro era uno dei più abili giocatori di poker a Roma. E’ l’uomo che ha congegnato il cosiddetto “Billygate”, cioè che ha incastrato il fratello del presidente Carter con una operazione in Libia di altissima scuola fra i cosiddetti “dirty tricks”. […] Pazienza è un ragazzo di bottega rispetto a Michael Ledeen, e io ho citato solo una delle sue imprese. E poi chi troviamo all’altro capo del telefono quando Craxi parla col presidente Reagan la notte di Sigonella? Michael Ledeen, che traduce per Reagan. Ho citato solo due episodi: Ledeen è un uomo di punta di tutto l’ambiente che grava intorno al generale Alexander Haig, personaggio cruciale dell’ambiente nixoniano, uomo poi caduto sull’affare Iran-Contras, il cui ruolo è centrale. […] Ledeen, ripeto, ha contatti con il giro di Alexander Haig, che è un giro particolare, di una massoneria particolare e di Servizi di un certo tipo, come del resto è noto alle cronache. Michael Ledeen è uomo che il ministro Cossiga fa entrare direttamente nella vicenda Moro: non mi interessano i rabdomanti e la corte dei miracoli, ma che, all’interno di questi vi sono anche gli uomini forti. Michael Ledeen è un uomo forte in questo tipo di azione. E’ mai stato chiesto il suo ruolo? E’ mai stato chiesto a Cossiga perché si è rivolto a Michael Ledeen? Perché lo ha mandato, con quale scopo? Scusatemi questa valutazione politica, ma altri come lui possono essere stati coinvolti da Cossiga, di cui neanche sappiamo i nomi” [Atti della commissione stragi, 38/1998].

Ledeen appare anche nelle motivazioni della sentenza su Ustica. Vale la pena di riportare il passo in questione, è un ulteriore bel ritratto: “Veniva anche trasmesso un carteggio concernente Mike Ledeen, relativo alla richiesta di pagamento di onorario per 30.000 dollari da lui avanzata al nostro Governo. L’onorario richiesto risaliva ad un incarico ricevuto nel 1978 dall’allora Ministro dell’Interno prima che questi lasciasse il dicastero, pertanto prima o durante il sequestro dell’onorevole Aldo Moro. L’incarico era relativo ad uno studio sul “terrorismo”. Sul punto non possono non richiamarsi le affermazioni del prefetto D’Amato rese alla Commissione P2, in cui riferendosi a Ledeen precisa che “era stato addirittura collaboratore dei Servizi italiani, perché aveva tenuto, insieme a due ex elementi della CIA, dei corsi dopo il caso Moro” (v. audizione Federico Umberto D’Amato, Commissione P2, 29.10.82

http://www.carmillaonline.com/archives/2004/05/000789print.html

Tutta la documentazione disponibile relativa alle operazioni dei servizi segreti italiani, americani ed israeliani che hanno coinvolto Ledeen  – 11 settembre 2001, fantomatiche armi di distruzione di massa in mano a Saddam Hussein, Iran-Contra, Stategia della Tensione, attentato a Giovanni Paolo II e molto altro – la potete trovare qui:

http://www.historycommons.org/entity.jsp?entity=michael_ledeen

“Una presentazione di Ledeen che cerca di diversificare a tutti i costi il fascismo dal nazismo facendo perdere di vista i temi del volume”

http://www.sissco.it/index.php?id=1293&tx_wfqbe_pi1[idrecensione]=2500

Qual è la natura della contiguità tra Matteo Renzi e Michael Ledeen, ultraconservatore, ultrasionista, islamofobo da sempre in favore della destabilizzazione del Medio Oriente?

Perché un politico che aspira a guidare il maggior partito di “sinistra” in Italia ed un eventuale governo dovrebbe essere associato ad un neocon guerrafondaio con il suo passato a dir poco ambiguo tra terrorismo e servizi segreti?

MATTEO RENZI E I POTERI FORTI NOSTRANI

Anche se Renzi negli anni si è sempre più laicizzato, è sempre Carrai a tessere relazioni con il mondo cattolico, in modo trasversale alle congregazioni delle fede e quindi mantenendo buoni rapporti sia con Comunione e Liberazione che con l´Opus Dei.

Il manager toscano vanta conoscenze importanti non solo tra le élite italiane. È sempre lui ad aver messo in contatto Renzi con l’ex primo ministro britannico laburista Tony Blair e con Michael Ledeen, animatore del think tank repubblicano American Enterprise Institute.

[…]

Il giornalista del Corriere Fiorentino David Allegranti, nel suo libro “Matteo Renzi. Il rottamatore del Pd” (Editore Vallecchi 2011), lo ha definito il “Gianni Letta” del primo cittadino di Firenze. E quindi forse, come per Berlusconi, se non ci fosse Carrai, non ci sarebbe Renzi. Anche se quasi nessuno lo sa.

http://www.formiche.net/dettaglio.asp?id=31213&id_sezione=

“…in questa fase pre-elettorale e pre-discesa in campo sono soprattutto gli ultimi due – De Siervo e Da Empoli – ad avere avuto un ruolo importante nella formazione della squadra, del programma e dell’organizzazione della campagna del sindaco di Firenze.

Luigi De Siervo, 43 anni, fiorentino, figlio dell’ex presidente della Corte Costituzionale Ugo De Siervo, ex consulente a Firenze dello studio dell’avvocato David Mills [“Consulente della Fininvest per la finanza estera inglese, è stato condannato in primo e secondo grado per corruzione in atti giudiziari e falsa testimonianza in favore di Silvio Berlusconi nei processi Arces (tangenti alla Guardia di Finanza) e Al Iberian – fonte: wikipedia].

De Siervo, tra le altre cose…è stato scelto ancora una volta dal sindaco per allestire i contenuti e gli elementi scenici del suo primo e itinerante Big Bang nazionale

Accanto a De Siervo, poi, sul lato dei contenuti, la persona da tenere bene a mente si chiama Giuliano Da Empoli. Da Empoli – 39 anni, scrittore, saggista e figlio di Antonio Da Empoli, ex consigliere economico di Bettino Craxi – nel 2009 è stato scelto da Renzi come assessore alla Cultura del Comune di Firenze e dopo due anni e mezzo di esperienza in giunta su richiesta del sindaco ha cambiato più o meno mestiere e si è messo alla guida di quel piccolo think tank che dallo scorso ottobre elabora e rielabora a getto continuo i contenuti del programma del sindaco.

I contributors di Renzi (ce ne sono di curiosi e interessanti, non solo Pietro Ichino e Alessandro Baricco, ma, per dire, anche Oscar Farinetti, inventore di Eataly, e David Serra, numero uno del Hedge Fund italiano più famoso d’Europa, Algebris)…Luigi Zingales (economista neoliberista firmatario insieme con Oscar Giannino anche del documento “Fermare il declino”)

Di Roberto Reggi, ex sindaco di Piacenza ed ex coordinatore dei lettiani del nord e centro Italia, invece si sa che è il responsabile della macchina organizzativa di Renzi mentre si sa meno che è proprio lui la persona che più degli altri in questa fase è stata incaricata di lanciare messaggi positivi ai montiani di tutto il mondo (lunedì mattina, per dire, intervistato a “Omnibus”, Reggi ha ripetuto che in un governo Renzi ci potrebbe stare perfettamente un Mario Monti ministro dell’Economia).

 …il costituzionalista Francesco Clementi, classe 1975, professore di Diritto pubblico comparato alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Perugia… il giurista che materialmente ha scritto una parte importante del programma del Rottamatore: quella legata alla riforma istituzionale di cui Renzi si farà promotore durante la campagna elettorale. Una riforma che punta a rafforzare l’esecutivo proponendo, in nome della “trasparenza e della responsabilità”, un sistema di governo neoparlamentare sul modello del sindaco d’Italia, sul modello delle democrazie anglosassoni e in particolare sul “modello Léon Blum”. Blum, forse qualcuno lo ricorderà, fu lo storico presidente del Consiglio che negli anni Trenta diede il “la” alla riforma della Terza Repubblica francese e che nel 1936 mise nero su bianco nel pamphlet “La Réforme gouvernementale” (tradotto in Italia proprio da Clementi) le linee guida di quella che sarebbe diventata la futura rivoluzione presidenziale francese. “Il presidente del Consiglio – scrive Blum in questo pamphlet di cui il sindaco di Firenze ha letto alcuni estratti – deve essere come un monarca, un monarca a cui furono tracciate in precedenza le linee della sua azione: un monarca temporaneo e permanentemente revocabile, che possiede nonostante ciò, durante il tempo nel quale la fiducia del Parlamento gli dà vita, la totalità del potere esecutivo, unendo e incarnando in sé tutte le forze vive della nazione”.

Cosimo Pacciani, dirigente della Royal Bank of Scotland (la banca dei Rothschild , NdR);

http://www.ilfoglio.it/soloqui/14879

Il non-programma politico di Matteo Renzi

Renzi stesso non lo ha definito un programma, introducendo le 26 pagine che dovrebbero rappresentare il suo manifesto politico, ma che di politico hanno ben poco. A leggere questo documento non si scorge affatto quella novità e quella freschezza, che Renzi sembrava promettere con il suo giovane viso. A leggerlo bene, questo documento porta una serie di formule liberiste che di nuovo hanno ben poco, accanto a qualche slogan e molta ideologia.

[…]

La sua continuità programmatica e politica con il governo Monti poi è impressionante: maggiore integrazione europea (ergo maggiore cessione di sovranità nazionale); dismissione del patrimonio pubblico; riduzione del 20-25% degli investimenti e dei trasferimenti alle imprese; obbligo per le Università di stabilire accordi con almeno tre banche per erogare mutui agli studenti; accelerazione sulle liberalizzazioni; priorità alle manutenzioni e alle piccole e medie opere; attrazione degli investimenti stranieri (Renzi lo sa che sono comunque un debito?); politiche del lavoro incentrate sulla flexsecurity (la precarizzazione del lavoro vista da sinistra); nessun ritocco alla riforma previdenziale introdotta da Elsa Fornero; incentivi alle fonti rinnovabili elettriche; riduzione del numero delle forze di polizia. Infine Renzi si dice completamente a favore del Fiscal Compact, dell’integrazione della vigilanza bancaria europea presso la BCE e dell’aumento di fondi al neo-costituito ESM.

[Su Fiscal Compact e ESM: https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/09/francia-una-nazione-con-la-spina-dorsale/]

http://www.movisol.org/12news193.htm 

Cene, viaggi, fiori, pasticcini La Corte dei Conti indaga su Renzi. Sotto esame i rimborsi del periodo 2005-2009, quando il sindaco di Firenze guidava la Provincia. Gli esborsi riguardano anche 70mila euro per attività di rappresentanza negli Stati Uniti e spese al ristorante per 17mila euro… Nel lungo elenco di ricevute e spese che gli inquirenti stanno verificando ci sono anche le fatture di fioristi, servizi catering, biglietti aerei e società vicine all’attuale sindaco. A cominciare dalla Florence Multimedia che riceve complessivamente 4,5 milioni di euro dall’ente.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/21/renzi-e-spese-allegre-mentre-era-presidente-della-provincia/359496/

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