La Brexit e la democrazia della paura

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Non chiedetemi di andare a vivere a Orlando

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La strategia del terrore sintetico

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Metà degli austriaci ha conservato un minimo di buon senso, un passo in avanti rispetto a 80 anni fa

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#‎NorbertHofer‬, pochi giorni dopo il suo pellegrinaggio in ‪#‎Israele, rischia di diventare il nuovo presidente austriaco.

Campi di internamento/prigionia, “marchiature”, deportazioni, moltiplicazione di stereotipi del tutto analoghi a quelli riservati agli ebrei il secolo scorso: lussuriosi, barbari, avidi, conquistatori, guerrafondai, terroristi, contagiosi, ecc.

Il nuovo ‪#‎antisemitismo‬ europeo, quello che le masse impaurite e confuse dalla propaganda delle destre islamofobe e filo-israeliane/sioniste non vedono, non capiscono, non riconoscono, arriva al potere in una nazione europea occidentale.

La prima volta milioni di semiti ci hanno lasciato le penne.
Questa volta non succederà nulla del genere, ma gli austriaci hanno nuovamente dimostrato di essere un popolo che si fa menare per il naso con estrema facilità dai potentati manipolatori (e dalla loro nuova “strategia della tensione”).

Mi spiace, perché nutro affetto per l’‪#‎Austria‬ e specialmente per la meravigliosa ‪#‎Vienna‬.

CHE POLLI, CARI AUSTRIACI, CHE POLLI!

Pagliacci torturatori

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Non è neanche più sconcertante…

L’America non è (con)dannata. Non ancora

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A tutti quelli che vorrebbero proibire le armi dico solo che se gli ebrei europei avessero avuto il diritto di portare armi prima dell’Olocausto i nazisti e i loro collaboratori avrebbero avuto un bel daffare nell’attuare la “Soluzione Finale”. (Questo tipo di situazione era precisamente il motivo per l’introduzione del 2° emendamento – serviva ad eliminare il monopolio di Stato sulla violenza, armando la popolazione). Questo è il problema fondamentale che riguarda il controllo delle armi in America. Senza un’arma da fuoco si è in balia del linciaggio, la vostra sicurezza dipende dalla buona volontà degli altri cittadini. Se improvvisamente questi se la prendono con te perché sei ebreo, musulmano, nero, gay, o qualsiasi altra cosa, allora tanti saluti. Per questo esiste un’associazione ebraica in favore del secondo emendamento come baluardo contro l’antisemitismo e per la stessa ragione il movimento delle Pantere Nere (Black Panther) lottò strenuamente contro il divieto di portare armi. Un’arma da fuoco dà alle minoranze una serie di diritti che non potrebbero altrimenti essere difesi, in particolare la garanzia di protezione dalla tirannia.

Anonimo

Questo è il punto di vista di molti difensori del secondo emendamento negli Stati Uniti. È il sintomo di una società moralmente e psicologicamente allo sbando, corrosa dall’interno da una cultura della prevaricazione e dell’iniquità sistemica che è stata proiettata verso l’esterno (Pinochet, Idi Amin, Suharto. Fulgencio Batista, Duvalier, Francisco Franco, la monarchia saudita, Mobutu, Pol Pot, Stroessner, Somoza, Videla, Somoza padre e figlio, ecc.). Una società che andrebbe aiutata a rimettersi in piedi, perché il mondo ha bisogno di un’America che torni a credere agli ideali fondativi, che si meriti di essere amata.

Ogniqualvolta si annuncia una stretta sulle vendite di un certo tipo di armi e caricatori, gli acquisti si impennano. Il che significa che prima che una legge restrittiva sia approvata il numero di armi d’assalto in circolazione sarà aumentato a dismisura (come quello delle armi non registrate).

È evidente che l’America sarebbe un posto molto più sicuro se ci fossero meno armi in circolazione, ma questo lo sanno anche i cittadini americani che vogliono tenersi le loro armi.

È l’individualismo che li spinge a concepire l’idea che un certo numero di morti innocenti sia tollerabile per potersi sentire meno passivi e meno vulnerabili, per poter (pensare di) avere un certo livello di controllo personale sulla propria sicurezza. Il loro interesse principale non è la sicurezza della società ma la sicurezza della propria famiglia. Una logica della corsa agli armamenti devastante per la società perché più sono le armi in circolazione, meno ha senso essere tra quelli che si faranno trovare disarmati nell’affrontare dei loro potenziali aggressori. È come vivere in uno stato di guerra fredda permanente.

La popolazione statunitense potrebbe essere disposta a disfarsi delle armi semiautomatiche, ma solo a patto che il governo federale fosse considerato in grado di bandirle totalmente. I cittadini che si sono armati l’hanno però fatto proprio perché non si fidano né dell’efficienza né della buona fede del governo federale. Oltre alla questione della reazione violenta di quelle migliaia di cittadini che vogliono tenersi le loro armi acquistate legalmente – che godrebbero del sostegno di molti stati repubblicani –, bisognerebbe preventivare la trasformazione degli Stati Uniti in una gigantesca Gaza, con passaggi e cunicoli che attraversano le frontiere con il Messico e con il Canada per introdurre armi, come ai tempi del Proibizionismo.

Ad un’escalation proibizionista corrisponderà un’escalation del risentimento, della paura, dell’aggressività.

Per proseguire l’analisi, che pone alcuni quesiti e suggerisce una possibile soluzione, rimando al testo integrale su Medium:

L’America non è (con)dannata. Non ancora.

 

#SueMeSaudi

La trappola della Guerra al Terrore permanente dopo l’11 settembre parigino

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Quello di cui oggi abbiamo bisogno in più è che a Parigi si incontrino subito Obama, Putin, Xi Jinping e Juncker per decidere insieme su come proteggere noi e le prossime generazioni da un nemico crudele e terribilmente ramificato…
Il terrorismo si vince con la politica e con gesti coraggiosi come quello di Papa Francesco che, nel suo prossimo viaggio in un paese devastato da una lotta sanguinosa fra bande armate di cristiani e mussulmani, ha deciso di essere presente nella cattedrale cattolica e nella moschea.
Con grande coraggio personale ma con altrettanta lungimiranza politica
.
Romano Prodi, Obama, Putin, Xi Jinping e Juncker si incontrino subito a Parigi per decidere insieme come proteggerci, 15 novembre 2015

Caro direttore Alberto Faustini, col tempo, invecchiando, ho imparato ad apprezzare gran parte delle sue prese di posizioni equilibrate in risposta alle riflessioni o provocazioni dei lettori.
In questo caso, però, non mi trovo d’accordo con l’incipit del suo editoriale (il resto è davvero molto bello): “Siamo in guerra. La prima guerra globale”.

Mi è del tutto chiaro che lo spavento, anche per ragioni personali, sia stato indescrivibile ed è comprensibile che la reazione sia conseguente, però questo meme della guerra, del nostro essere in guerra e della nostra determinazione a risolvere la questione bellicamente è pericoloso, nella stessa misura in cui, specularmente, lo sarebbe un meme pacifista passivo.
È pericoloso perché fa il gioco di questa “internazionale del terrorismo”.
La Guerra al Terrore prosegue ininterrottamente dal 2001 e a quali risultati ha portato? Diverse nazioni in pezzi, milioni di profughi (afgani, iracheni, curdi, yemeniti, somali, palestinesi, siriani, ecc.) e organizzazioni terroristiche ancora più agguerrite ed espansive di prima.

Prosegue su Medium
https://medium.com/@stefano_fait/la-trappola-della-guerra-al-terrore-permanente-dopo-l-11-settembre-parigino-eb33f03ea10

Il post-11 settembre francese – previsioni

Il senatore neoconservatore John McCain, già sfidante di Obama, in compagnia del califfo ISIS Abu Bakr al-Baghdadi, 2013

Il senatore neoconservatore John McCain, già sfidante di Obama, in compagnia del califfo ISIS Abu Bakr al-Baghdadi, 2013

McCain (2013): we should arm ISIL

http://bluenationreview.com/john-mccain-circa-2013-arm-isis/

  • Questi attacchi terroristici non potrebbero mai essere stati eseguiti da rifugiati straccioni appena arrivati in Europa: un’operazione del genere richiede logistica, contatti e appoggi, depositi di armamenti, coperture, documenti contraffatti, sorveglianza, addestramento, comunicazioni criptate, un’organizzazione in grado di compartimentalizzarsi restando efficiente. Quanti jihadisti di ISIS sono addestrati alla guerriglia urbana (la più sofisticata e complicata di tutte) in un contesto ad altissima sorveglianza, con migliaia di agenti a controllare il territorio? E quanti attentatori suicidi si porterebbero dietro il passaporto (autentico)?
  • Diventerà sempre più chiaro che una strategia della tensione è stata orchestrata dall’alto (non dal basso), con al centro l’Islam, allo stesso modo in cui una generazione fa si usava il babau comunista (e la minaccia nucleare sovietica di allora corrisponde alla presunta minaccia nucleare iraniana di oggi);
  • L’obiettivo è seminare il terrore tra gli europei, già indeboliti e angosciati da una crisi economica artificialmente indotta, per addomesticarli all’imposizione di una “democratura” (democrazia dispotica al servizio di interessi oligarchici) e prevenire qualunque sforzo per riallinearsi al di fuori della sfera del petrodollaro e del TTIP. Ci saranno altri attacchi ad infrastrutture ed eventi sportivi-culturali;
  • Questo non significa negare che ISIS sia al 90-95% un fenomeno islamista. È un’organizzazione mafiosa islamofascista infiltrata e manovrata esattamente come succedeva ai brigatisti di un tempo che uccide 1000 musulmani per ogni cristiano ammazzato;
  • Ci saranno, purtroppo, altri fallimenti dell’intelligence che dovrebbe proteggerci. Chi però insinua che l’intero apparato statale o europeo sia connivente ha torto. Ci sono fior di patrioti (ad ogni livello) che cercano di fare il loro dovere ma non ricevono le informazioni necessarie in tempi utili (e questo succede di proposito). Ciò vale anche per molti giornalisti mainstream. Questi cittadini esemplari soffrono anche più di noi, per il senso di impotenza, frustrazione, rabbia;
  • La nuova guerra fredda non comporterà alcuno scontro militare tra l’UE e la Russia, né in Ucraina né tantomeno nell’Armageddon siriano-iracheno;
  • I neocon-sionisti diventeranno sempre più sbrigativi e disperati, moltiplicando gli errori commessi e rivelando gradualmente alle masse la natura della “mano invisibile” orchestratrice (nulla di nuovo rispetto all’Operazione Northwoods);
  • Uno dei moventi principali è la paura che il baricentro del potere – al momento posizionato nell’Atlantico del nord – si sposti verso l’Asia, a detrimento di Lockheed Martin, Raytheon, Hewlett-Packard, Boeing, McDonnell Douglas, Monsanto, IBM, ecc. e degli oligopoli bancari che dominano Wall Street e la City di Londra;
  • Il tentativo fallirà. Le 8 visite di Angela Merkel in Cina in 10 anni cancellierato significano una sola cosa: Singapore, Hong Kong, Shanghai, Shenzhen, Tianjin avranno i loro quartieri europei, come un secolo fa, ma questa volta senza alcuna velleità imperialistica;
  • una volta che il petrodollaro sarà morto – e manca poco, certi presidi militari e operazioni clandestine diventeranno economicamente insostenibili e gran parte del caso mondiale cesserà.

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https://medium.com/@stefano_fait/le-scelte-dopo-l-11-settembre-francese-2c02b822d748

https://medium.com/@stefano_fait/la-trappola-della-guerra-al-terrore-permanente-dopo-l-11-settembre-parigino-eb33f03ea10

Le scelte dopo l’11 settembre francese

Cloud Atlas - Yoona-939

Cloud Atlas – Yoona-939

PARTE PRIMA (COMPLOTTISTA)

La titolazione del Corriere della Sera indica la nuova rotta dell’informazione e della geopolitica europea?

«Erano BIANCHI, erano giovani sui 25 anni». E ancora: «Sembravano soldati delle FORZE SPECIALI».
http://www.corriere.it/esteri/15_novembre_14/attentati-parigi-testimoni-terroristi-erano-bianchi-sparavano-come-soldati-forze-speciali-e184e4ee-8ab3-11e5-8726-be49d6f99914.shtml

Così presto?

Intanto, in Baviera (già schierata dall’altra parte): “L’ arrestato ha 51 anni e sarebbe originario del MONTENEGRO. Nella sua auto c’erano pistole, bombe a mano ed esplosivi e il suo COLLEGAMENTO CON GLI ATTENTATORI DI PARIGI è stato CONFERMATO ANCHE DAL PREMIER BAVARESE HORST SEEHOFER”.
http://www.ilgiornale.it/news/mondo/attacco-parigi-arrestato-germania-sarebbe-collegato-agli-att-1194431.html

mmmh qui qualcuno ha fatto un grosso errore nei suoi calcoli e il boomerang colpirà prima del previsto e colpirà duro, anche indietro nel tempo, fino alle radici dell’abominio attuale:
– documento di identificazione “sbadatamente” perduto nel corso dell’assassinio di Kennedy;
– passaporto “miracolosamente” sopravvissuto intatto alla polverizzazione (letterale) di due aerei e delle Torri Gemelle;
– passaporto “accidentalmente” smarrito nella fuga dopo l’attentato a Charlie Hebdo;
– passaporto “sorprendentemente” spuntato fuori durante l’11 settembre parigino;

Sì, certo…

PARTE SECONDA (ANTROPOLOGIA POLITICA)

Osserviamo i segni dei tempi. Questo è un tempo apocalittico. Segni premonitori e letteratura, analisi dotte ed elevate (non ciarpame new age o ciarlatani pseudo-religiosi e millenaristi) colgono nel tempo presente segni catastrofistici che spianano la strada a una mentalità apocalittica, scriveva Gustavo Zagrebelsky nel magnifico “La felicità della democrazia: un dialogo” (2011).

Aveva visto giusto. Il 2012 ce lo siamo lasciato alle spalle e continuiamo a trovarci in un clima da fine dei tempi (con tanto di Armageddon siriano): ci sono i “credenti” (integrati) e i “non credenti” (scettici), l’apostasia, lo scontro di civiltà, la calunnia, l’empietà, l’abominio, la vanagloria, l’idolatria, la slealtà, l’edonismo più abbrutente, la brama di potere non meno sconfinata.

Vediamo intellettuali e politici occidentali che, interrogati rispetto alla crisi dei rifugiati, usano senza alcuna vergogna, scrupolo o inibizione espressioni come “campi di internamento”, “deportazione”, “soluzione definitiva”, “grande muraglia”.

Tuttavia l’idea che siamo impotenti di fronte a quel che sta accadendo e all’appassimento della democrazia è errata e autolesionistica.

Proprio quando l’oscurità sembra volerci inghiottire, la luce è più abbagliante.

Occorre porre l’accento sull’opportunità storica che questa crisi ci offre, un’opportunità di dimostrare un sussulto di dignità e di orgoglio, di ridare un senso più profondo e attuale alla parola “democrazia” e alla prassi democratica.

Il compito di una classe dirigente in una democrazia rappresentativa non è mai stato quello di porsi al servizio degli eccessi emotivi dell’elettorato, o di agitare quest’ultimo prima di usarlo demagogicamente.

Pertanto, dopo questo “11 settembre francese”, governati e governanti si trovano di fronte a una scelta epocale, da fine dei tempi.

Da una parte c’è l’evoluzione, dall’altra l’involuzione.

Il resto prosegue qui:

https://medium.com/@stefano_fait/le-scelte-dopo-l-11-settembre-francese-2c02b822d748

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