Link utili (spero)

willy-wonka-blog

Era da un po’ di tempo che volevo condividere alcune delle mie fonti che considero più affidabili e che potrebbero essere meno note di altre, almeno in Italia (es. non ho messo http://thesaker.is/ perché voglio augurarmi che tutti i “contro-informatori” lo conoscano).
Cercherò di aggiungere altri link man mano che mi verranno in mente.
Per altri aggiornamenti con altri link
https://plus.google.com/+StefanoFaitFuturAbles

FILOSOFIA, SPIRITUALITÀ

Jacob Needleman http://www.jacobneedleman.com/

ECONOMIA

Michael Hudson http://michael-hudson.com/

Ellen Brown http://itsourmoney.podbean.com/

Yanis Varoufakis (tiene un blog, da molti anni): http://yanisvaroufakis.eu/

Gustavo Piga: http://www.gustavopiga.it/

http://conscience-sociale.blogspot.it/

GEOPOLITICA

Scozia (fondamentale per capire il mondo dopo la caduta dell’Impero): http://newsshaft.podbean.com/

Singapore (fondamentale per capire la meta finale dell’Impero – Singapore è il prototipo di città-stato che desiderano ai piani alti): http://www.theonlinecitizen.com/

Cina: https://soundcloud.com/44-days / http://www.chinafile.com/

The Diplomat: http://thediplomat.com/

Clarissa: http://www.clarissa.it/

WikiSpooks: https://wikispooks.com/wiki/Main_Page

Moon of Alabama: http://www.moonofalabama.org/

The East is Read: https://eastisread.wordpress.com/

CONTROINFORMAZIONE E INFORMAZIONE ALTERNATIVA

http://www.sott.net/

http://www.wanttoknow.info/newsstories

http://21stcenturywire.com/

http://www.caseyresearch.com/gsd/criticalreads

https://thepolypus.wordpress.com/

MUTAMENTO CLIMATICO (E PLANETARIO)

http://www.climatemonitor.it/

ADAPT 2030: https://www.youtube.com/user/MyanmarLiving

http://www.suspicious0bservers.org/

http://www.attivitasolare.com/

http://www.freddofili.it/

https://sunshinehours.wordpress.com/

http://www.laterredufutur.com/accueil/

http://www.sis-group.org.uk/news

ANTROPOLOGIA, SOCIOLOGIA, SCIENZE POLITICHE

Richard Sennett http://www.richardsennett.com/site/senn/templates/home.aspx?pageid=1&cc=gb

Stephen F. Cohen http://jordanrussiacenter.org/author/scohen/

Adam Greenfield http://urbanscale.org/about/adam-greenfield/

James C. Scott http://politicalscience.yale.edu/people/james-scott

Ian Tattersall http://www.iantattersall.com/

Richard Klein https://web.stanford.edu/dept/anthropology/cgi-bin/web/?q=node/107

Dominique de Villepin http://www.richardsennett.com/site/senn/templates/home.aspx?pageid=1&cc=gb

SALUTE, ALIMENTAZIONE, SCIENZA

http://wholehealthsource.blogspot.it/

http://www.i-sis.org.uk/index.php

NATO (eurozona? UE?) al capolinea…

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Vi era una grande e meravigliosa dinastia regale che dominava tutta l’isola e molte altre isole e parti del continente: inoltre governavano le regioni della Libia che sono al di qua dello stretto sino all’Egitto, e l’Europa sino alla Tirrenia [di Matteo Renzi, la storia si ripete NdA].

Tutta questa potenza, radunatasi insieme, tentò allora di colonizzare con un solo assalto la vostra regione [Grecia], la nostra [Egitto], e ogni luogo che si trovasse al di qua dell’imboccatura [Mediterraneo].

Fu in quella occasione, Solone, che la potenza della vostra città [Atene] si distinse nettamente per virtù e per forza dinanzi a tutti gli uomini: superando tutti per coraggio e per le arti che adoperavano in guerra, ora guidando le truppe dei Greci, ora rimanendo di necessità sola per l’abbandono da parte degli altri, sottoposta a rischi estremi, vinti gli invasori, innalzò il trofeo della vittoria, e impedì a coloro che non erano ancora schiavi di diventarlo, mentre liberò generosamente tutti gli altri, quanti siamo che abitiamo entro i confini delle colonne d’Ercole. Dopo che in seguito, però, avvennero terribili terremoti e diluvi, trascorsi un solo giorno e una sola notte tremendi, tutto il vostro esercito sprofondò insieme nella terra e allo stesso modo l’isola di Atlantide scomparve sprofondando nel mare.

Platone, “Timeo”, 24e-25d

Stanno strangolando la Grecia e il resto d’Europa [quanti siamo che abitiamo entro i confini delle colonne d’Ercole] per salvare certe banche europee che hanno preso il vizietto angloamericano di fregarsene della loro funzione sociale.

Più stringono il collo di Atene, più questa si allontana da Bruxelles a si avvicina a Mosca.

Mosca ha salvato la sua base navale di Sebastopoli, in Crimea, l’unica che può usare tutto l’anno (specialmente in caso di glaciazione) ma ha bisogno di un porto nel Mediterraneo.

Ha provato con Bengasi (> rivolta anti-Gheddafi) e ha provato con Tartus (> rivolta anti-Assad).

Ma ora tutto è più facile.

Cipro (che non ha dimenticato la gestione europea della sua crisi bancaria) ha detto sì alla marina della Russia (che non ha dimenticato come sono stati trattati i suoi correntisti a Cipro)

http://www.analisidifesa.it/2015/02/cipro-apre-i-suoi-porti-alla-marina-russa/

La Grecia potrebbe dire sì ai missili russi

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=11275

L’Egitto ha già stretto accordi coi russi: “Russia ed Egitto hanno concordato di creare una zona di libero scambio e una zona industriale russa nei pressi del Canale di Suez. Secondo la tv russa Russia Today il Cairo vuole entrare nella zona di libero scambio Euroasiatica… Le imprese russe hanno partecipazioni in più di 400 aziende egiziane. La Russia aiuterà l’Egitto a sviluppare centrali nucleari e a creare una nuova industria nucleare nel paese. Lukoil, la seconda più grande compagnia petrolifera russa produce più del 16% del petrolio proveniente dall’Egitto”.

http://www.askanews.it/nuova-europa/accordo-sisi-putin-zona-libero-scambio-egitto-e-unione-eurasia_711226416.htm

Il filo-russo Assad è ormai inamovibile

http://www.lastampa.it/2015/04/24/blogs/caffe-mondo/dottrina-lavrov-armi-ad-assad-per-sconfiggere-isis-c6efA7PzijZ7tQ1cEKzVKI/pagina.html

La Turchia si sta sfilando dalla NATO

http://www.limesonline.com/south-stream-addio-il-gas-di-putin-va-in-turchia/67521

http://www.linkiesta.it/russia-accordi-energia-nucleare-diplomazia-atomo

http://www.agichina24.it/focus/notizie/cosa-rivela-il-contratto-sino-turcobr-

http://rt.com/news/233803-turkey-china-antimissile-defense/

Israele protesta ma non ha alcuna intenzione di farsi vetrificare atomicamente da Mosca.

I missili russi alla Grecia (il ministero della difesa greco, Panos Kammenos, è molto vicino a Mosca e Pechino) servono per tenere buona la NATO e quelli all’Iran mandano un messaggio a Tel Aviv: “datevi una calmata, l’accordo sul nucleare è stato siglato, che non vi sfiori l’idea di attaccare l’Iran”

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Israele-Netanyahu-grave-fornitura-missili-S300-da-Russia-a-Iran-560abaa4-f0fa-4dc3-bb9a-aeb0866047ea.html

Il Mediterraneo orientale sta per diventare, di fatto, un mare russo e, in virtù dell’alleanza sino-russa, non c’è assolutamente nulla che l’Occidente possa fare per evitarlo.

Se l’offensiva diplomatica di Putin è trionfale è proprio perché Washington, non Mosca, è sempre più isolata:

http://www.opinione.it/economia/2015/03/31/lettieri_economia-31-03.aspx

Mentre la Russia si occupa dello scudo militare, la Cina si occupa di quello finanziario e sta già facendo shopping nel comparto agricolo in Grecia, Spagna e Italia, rivitalizzando delle salme.

Questa sinergia rassicura il crescente numero di paesi che hanno deciso di sfidare l’egemonia americana e condanna alla rovina l’ordine esistente.
Se NATO, Unione Europea e eurozona sono ormai inestricabilmente avvinghiate l’una all’altra, allora la sorte dell’una sarà anche quella delle altre.

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Poi dovremo pensare alla ricostruzione, mettendo gli interessi e i bisogni della gente comune al primo posto.

Dopo che gli squali anti-putiniani (naturalmente!) si saranno scannati a vicenda:

La «guerra» dei Rothschild. Il blasone unisce e divide la dinastia

o saranno stati messi fuori gioco dai non più mansueti ex sudditi

Leading Indonesian family behind rival to Rothschild bid for Arms

Indonesian group takes on Nat Rothschild with proposed bid for ARMS

TerraNova – economia, finanza e geopolitica del futuro:
http://www.futurables.com/category/economia-futura/

AGGIORNAMENTI
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Dicono di Putin

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La Crimea ha scelto la Russia e non glielo si può rimproverare…L’Ucraina deve conservare la sua vocazione di ponte tra Europa e Russia. Il suo destino non è quello di far parte dell’Unione Europea…Condividiamo la nostra civiltà con la Russia. Gli interessi degli americani in relazione ai russi non coincidono con quelli europei.

Nicolas Sarkozy a una riunione dei leader dell’UMP, Ukraine – Nicolas Sarkozy refuse de critiquer l’annexion de la Crimée par la Russie, Metro, 7 febbraio 2015

La Francia deve pertanto convincere gli europei a tamponare la deleteria influenza di coloro i quali, negli Stati Uniti come in Europa, in particolare in Polonia, continuano a confondere Putin con Hitler. E anche di quelli che, come negli organi di governo della NATO, stanno allegramente inventandosi un nemico immaginario per giustificare la loro stessa esistenza. È della massima urgenza che ci si consulti con la Russia per incoraggiare i nostri partner europei a considerare questo Paese come un potenziale alleato e non un nemico immaginario.

Jacques Attali, già consigliere particolare di François Mitterrand, La Russie doit être notre alliée, L’Express, 9 febbraio 2015

Il mondo ha bisogno della Russia. Come potremmo immaginare di trovare soluzioni in Medio Oriente o raggiungere un accordo con l’Iran, senza la Russia? Ma anche la Russia ha bisogno del mondo, in particolare per la sua ripresa economica e la diversificazione industriale. Sono un europeo per convinzione e so che l’Europa e la Russia hanno un destino comune e un futuro comune.

Dominique de Villepin, già primo ministro francese sotto la presidenza di Jacques Chirac, Discours de Dominique de Villepin au Club International Valdaï à Sotchi, 24 ottobre 2014

L’invasione della Crimea è un fatto molto serio e molto grave. Ma c’era un impegno quando cadde l’Unione Sovietica di non portare la Nato verso quei confini. L’atto finale del mio governo, nel 2008 alla riunione di Bucarest, vide l’Italia, assieme a Germania e Francia, votare contro la proposta di Bush di inserire Ucraina e Georgia nella Nato. Negli ultimi tempi l’Europa ha invece solo subito la politica americana, salvo in questi ultimissimi momenti di rinascita di una politica tedesca. Registro che le sanzioni non colpiscono gli Stati Uniti. Siamo andati a traino di una politica che non era né nel nostro interesse né in quello della pace.

Romano Prodi, Prodi: «Da Tripoli a Kiev questa Europa è assente su tutto», Il Piccolo, 14 febbraio 2015

Il diritto internazionale è molto importante, ma è stato violato molte volte. Per esempio l’ingerenza nella guerra civile in Libia: l’Occidente ha ben ecceduto il mandato del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Lo sviluppo storico della Crimea è più importante del diritto internazionale. Fino ai primi anni Novanta l’Occidente non ha dubitato che Crimea e Ucraina fossero parti della Russia.

Helmut Schmidt, ex cancelliere tedesco, Helmut Schmidt: “Contro Putin è sbagliata la linea dura”, Repubblica, 27 marzo 2014

L’azione di Vladimir Putin in Crimea, in risposta alla rivolta in Ucraina (considerata ostile a Mosca), è ”comprensibile”. È l’opinione dell’ex cancelliere Helmut Schmidt. Schmidt – come altri ‘grandi vecchi’ della politica tedesca e internazionale, da Henry Kissinger a Mikhail Gorbaciov allo stesso Helmut Kohl.

Ucraina: Helmut Schmidt, capisco Putin, ANSA, 26 marzo 2014

Vi è stata una mancanza di sensibilità nel trattare con i nostri vicini russi, in particolare con il presidente Putin.

Helmut Kohl, ex cancelliere tedesco, Altkanzler Kohl kritisiert Umgang des Westens mit Russland, Telekom online, 11 marzo 2014

Gli stessi giornalisti mi attaccarono duramente durante il confronto con gli Usa sulla guerra in Iraq. Secondo loro dovevamo combattere con gli americani in Iraq. Io allora cancelliere ebbi ragione, e oggi ritengo giusto parlare col presidente russo…Bisognerebbe parlare meno di sanzioni, e parlare anche di interessi di sicurezza russi. Una Ucraina nella Nato per loro non è accettabile. E invece sento solo dire che l’Occidente deve isolare la Russia e Putin. Una cosa è sicura: sanzioni e isolamento non portano a nulla”.

Ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, Schroeder: “L’Europa sbaglia, non tradisco l’amico Putin”, Repubblica, 12 maggio 2014

http://www.futurables.com/2014/09/02/la-crisi-ucraina-vista-da-mosca/

Aggiornamenti
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Syriza e Podemos

Alexis Tsipras (Syriza) & Pablo  Iglesias (Podemos)

Alexis Tsipras (Syriza) & Pablo Iglesias (Podemos)

SYRIZA

È un fatto che la nostra cleptocrazia ha stretto un’alleanza con le élite europee per propagare menzogne, sulla Grecia, convenienti per gli eurocrati ed eccellenti per le banche fallimentari.

Alexis Tsipras, leader di Syriza al Kreisky Forum di Vienna, 20 settembre 2013.

Renzi presenta un forte dualismo, è come se si trattasse, quasi, potremmo dire, di una personalità scissa
[…]
L’altra metà del profilo, tuttavia, è quello di un politico che avanza come un’asfaltatrice, allo scopo di imporre le riforme neoliberiste all’interno del paese, nella riorganizzazione produttiva e la liberalizzazione dell’economia, misure dalle quali, ovviamente, può trarre giovamento solo l’elite con le lobby economiche.

Alexis Tsipras

http://espresso.repubblica.it/palazzo/2015/01/12/news/matteo-renzi-ha-una-personalita-scissa-cosa-pensa-alexis-tsipras-dell-ex-rottamatore-1.194682

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Tsipras, il grimaldello di Vladimir Putin per scardinare l’Ue. In cambio di miliardi

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/31/tsipras-grimaldello-putin-per-disgregare-lue/1383609/

I lettori hanno capito:
“Questo articolo è una VERGOGNA! Il direttore del Fatto Q dovrebbe chiederci scusa. Pura propaganda USA, a Cohen è stata passata la velina dei Servizi USA e il Fatto l’ha pubblicata! VRGOGNA!”
*****
“Lo so, è dura ingoiare “articoli propaganda” ma si chiama libertà di stampa . Cohen, tanta esperienza buttata nel cesso. C’é più giornalismo, informazione e idee in questi commenti che in qualsiasi riga dell’articolo”
*****
“è VERGOGNOSO e fazioso questo articolo! gli stessi fatti possono essere raccontati con un’ottica completamente opposta, oppure -come dovrebbe essere!- con imparzialità. non fa onore al FQ, di cui sono abbonata”.
*****
“Devo ammettere che prima ero scettico su Tsipras che alcuni hanno incautamente paragonato a Renzi, ma in realtà questo sembra almeno all’inizio essere un fior di politico molto pragmatico che si sta muovendo bene per gli interessi del suo paese… Della serie qulacuno dovrebbe prendere lezioni invece di continuare a prendere ordini (contro i ns. interessi) dai Tedeschi e dagli USA”.

Grecia, altro schiaffo alla troika: stop alle privatizzazioni

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-01-28/tsipras-altro-schiaffo-troika-congelate-privatizzazioni-110206.shtml?uuid=ABtELKlC

“…qualcuno, ieri, ha paragonato il governo Tsipras a quello di Renzi, perché anche il leader greco ha dovuto allearsi con un partito di destra (nella foto sopra, il nuovo premier di Atene con il capo dei Greci indipendenti, Panos Kammenos). Qualcuno ha tentato addirittura di legittimare il Nazareno. Grammaticalmente, tuttavia, il paragone è un errore da matita rossa: perché il premier italiano ha chiesto e ottenuto un’alleanza all’interno del vecchio blocco delle larghe intese, mentre qui parliamo di una coalizione tra due forze esterne e alternative a quel blocco. Insomma, sono cose diverse se non opposte, in termini di logica formale…Renzi sembra aver fatto la scelta del Partito della Nazione, quindi di arroccarsi nel vecchio duopolio. E che non si tratti di una grande idea, mi sembra piuttosto chiaro dai segnali che vengono da mezzo Continente”.

http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/01/27/di-tsipras-renzi-e-altre-asimmetrie/

«Ah quanto non vedo l’ora di vedere Tsipras alla prova dei fatti», ha scritto ieri su Facebook il mio buon amico L., renziano. Anch’io, naturalmente, perché intanto significherebbe che domani vince. Ma aldilà degli auspici, in questa frase c’è un sacco di roba; anche italiana.

[…]

Sia il mio amico L. sia io non vediamo l’ora di vedere Tsipras alla prova dei fatti.

Ma lui con la speranza che anche Tsipras sia costretto a un Nazareno, e che le trattative con la Bce e il Fmi lo portino a compromessi molto al ribasso (teorema Piccolo) oppure ad andare a sbattere (sempre teorema Piccolo). Io esattamente per il motivo opposto, cioè per vedere se nell’incontro-scontro con il reale si può posizionare l’asticella in mezzo, tra Turigliatto e Verdini. O comunque da qualche parte, tra questi due estremi – il perdere benissimo e il vincere malissimo – che alla fine hanno molto in comune: perché producono lo stesso risultato e si sostengono a vicenda”.

http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/01/24/tsipras-renzi-e-lasticella/

“Un paio di cose sono già chiare. La prima è che i renziani sono come il tifoso occasionale: scendono in piazza col vincitore e per farsi il selfie con lui, chiunque sia. La seconda è che Renzi cerca di capire se può impostare la prossima campagna di marketing col vento della “nuova Europa”, che si chiami Davide Serra del fondo Algebris, il piddino londinese cui movimenti speculativi in Italia (a partire da MPS) sono già leggenda, o Alexis Tsipras.

Certo, il modo di accomunare Renzi e Tsipras da parte, ad esempio, della Serracchiani è genere comico grottesco.

[…]

Certo che Renzi e i renziani parlano, parlano, parlano. Già che mostrano questa facoltà, farebbero bene a raccontare come mai da Londra, domicilio dello sponsor renziano Davide Serra, POCO PRIMA del decreto sulle banche popolari, sono piovuti acquisti di azioni delle banche interessate. Guadagnandoci un bel po’ una volta che il decreto ha rivalutato le azioni. E già che ci sono non sarebbe male raccontare come mai, negli stessi giorni, la banca maggiormente beneficiata sia quella del padre della ministro Boschi. Non sarà che qualcuno ha scoperto le virtù, negli affari tra amici e consanguinei, dello svelare illegalmente informazioni riservate?

Sarebbe gradito un racconto più convincente di quello dello scoprirsi alleati di Tsipras. A elezioni vinte da Syriza, ci mancherebbe. Il renziano o vince, o salta sul carro del vincitore. La politica non sa nemmeno cosa sia ma, in compenso, non si nega mai l’attrazione del palcoscenico”.

http://www.senzasoste.it/nazionale/il-pi-grande-tifoso-di-tsipras-matteo-renzi-come-no

PODEMOS

Non vogliamo essere una colonia della Germania. Questa politica ci condanna ad essere periferia e mano d’opera da due soldi.

Pablo Iglesias, leader di Podemos

“Conquistare la maggioranza e governare, non ci sono vie di mezzo per il “partito della gente”. Che non è di destra ma pesca voti anche a destra, che non si definisce di sinistra ma che nei fatti lo è. Siete antisistema allora? “No, gli antisistema sono loro, sono loro – ancora Rita – che stanno distruggendo la scuola pubblica, la sanità pubblica, l’ambiente, che privano i cittadini dei loro diritti e di un futuro”… Il palazzetto di Vistalegre è pieno di ragazzi, l’età media è bassa, sarà sui 35 anni. L’organizzazione è composta da volontari, fuori dalla metropolitana i ragazzi dello staff si offrono di accompagnare i disabili. Il palco ha quattro schermi dove si alternano foto, video e Twitter. Sugli spalti si fa la ola, si intona il coro “sí se puede” e fa una certa impressione, poi parte “el pueblo unido jamas será vencido” e cantano tutti anche lì. Per un attimo la modernità, la rincorsa alla sinistra del futuro che ha un altro nome ma che vorrebbe avere la stessa sostanza delle origini, può attendere. Preso da uno strano istinto vetero esco un minuto dalla sala stampa e vado al banchetto subito fuori, li avevo intravisti prima di entrare: due attivisti vendono la maglietta viola di Podemos, ma sotto al logo classico i nostri due nostalgici alle prese con questo animale strano ci hanno aggiunto la rassicurante dicitura “por el socialismo”. La compro, per ricordo.

Cosa ci volete fare, ognuno ha le sue turbe”.

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/10/18/matteo-pucciarelli-podemos-la-sinistra-spagnola-oltre-la-sinistra/

Lotta ai poteri forti, alle grandi imprese, alla grande finanza, alla casta dei politici; per contro, sostegno alla piccola impresa, alla produzione locale, al trasporto pubblico; “empowerment” dei cittadini, azione diretta e democrazia diretta; massicce politiche di redistribuzione, innovazione, orario di lavoro massimo 35 ore, pensione a 60 anni, eliminazione dei contratti a termine, reddito minimo garantito; e poi: sanità pubblica, istruzione universale e laica, tasse sulla finanza e sui capitali, carcere per gli evasori fiscali sopra i 50 mila euro, imposta patrimoniale, recupero della sovranità rispetto a diversi trattati internazionali, controllo della politica attraverso il massimo della trasparenza, riduzione degli stipendi degli eletti (che non devono guadagnare più di tre volte il salario minimo), diritti pieni delle persone gay ma anche di intersessuali e transessuali. Infine, ambientalismo, territorio, pacifismo, beni comuni, internet. Ecco perché non è difficile vederci tratti in comune con il programma del Movimento 5 Stelle e con i pezzi più svegli della sinistra radicale italianain Spagna si vota tra un anno e, come talvolta accade, per adesso la migliore volata a Podemos la stanno tirando proprio i due partiti tradizionali, popolari e socialisti, che mescolano scarsi risultati pratici a continui arresti per corruzione tra le loro fila.

http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/12/05/news/cos-e-podemos-la-strana-sinistra-che-forse-vincera-in-spagna-1.191012

Quando il movimento 15-M ebbe inizio, alla Puerta del Sol, alcuni studenti del mio dipartimento, il dipartimento di scienze politiche, studenti molto politicizzati – avevano letto Marx, avevano letto Lenin – parteciparono per la prima volta nella loro vita a iniziative politiche con persone normali.

Si disperarono. “Non capiscono niente! Proviamo a dirglielo, voi siete proletari, anche se non lo sapete!” Le persone li guardavano come se venissero da un altro pianeta. E gli studenti tornavano a casa depressi, dicendo “non capiscono niente”.

Gli avrei voluto rispondere: “Non capite che il problema siete voi? Che la politica non ha nulla a che fare con l’avere ragione, ma con il riuscire?” Voi potete fare le migliori analisi, comprendere le chiavi di lettura dello sviluppo economico a partire dal sedicesimo secolo, capire che il materialismo storico è la via da seguire per capire i processi sociali. E dopo di questo, cos’è che fate? Urlate a quelle persone “siete proletari e nemmeno ve ne rendete conto”?

Il nemico non farebbe altro che ridervi in faccia. Potete indossare una maglietta con falce e martello. Potete persino portare un enorme bandiera rossa, e tornarvene a casa con la vostra bandiera, il tutto mentre il nemico continua a ridervi in faccia. Perché le persone, i lavoratori, continuano a preferire il nemico a voi. Gli credono. Lo capiscono quando parla. Mentre non capiscono voi. E probabilmente voi avete ragione! Probabilmente potreste chiedere ai vostri figli di scrivere sulla vostra lapide: “Aveva sempre ragione – ma nessuno lo seppe mai”.

Quando si studiano i movimenti rivoluzionari di successo, si può notare con facilità che la chiave per riuscire è lo stabilire una certa convergenza tra le proprie analisi e il sentire comune della maggioranza. E questo è molto difficile. Perché implica il superamento delle contraddizioni.

[…].

Voi e io possiamo desiderare che la terra sia un paradiso per l’umanità intera. Possiamo desiderare quello che vogliamo, e scriverlo su una maglietta. Ma la politica è una questione di rapporti di forza, non di desideri o di quel che ci diciamo in assemblea. In questo paese ci sono solamente due sindacati che hanno la capacità di organizzare uno sciopero generale: la CCOO e la UGT. Mi piacciono? No. Ma così è come stanno le cose, e organizzare uno sciopero generale è molto difficile.

Ho partecipato ai picchettaggi davanti ai depositi degli autobus a Madrid. Le persone che erano lì, all’alba, sapete dove dovevano andare? A lavoro. Non erano crumiri. Ma sarebbero stati cacciati dal loro posto di lavoro, perché lì non c’erano sindacati a difenderli. Perché i lavoratori che possono difendersi da soli, come quelli nei cantieri navali o nelle miniere, hanno sindacati forti. Ma i ragazzi che lavorano come venditori telefonici, o nelle pizzerie, o le ragazze che lavorano nel commercio al dettaglio, non possono difendersi.

Sarebbero segati immediatamente il giorno dopo lo sciopero. E voi non sarete lì, e io non sarò lì, e nessun sindacato sarà lì per sedersi col capo e dirgli: faresti meglio a non far fuori questa persona perché ha esercitato il diritto di sciopero, perché pagherai un prezzo per questo. Questo non succede, non importa quanto entusiasmo possiamo avere.

La politica non è ciò che io o voi vogliamo che sia. È ciò che è, ed è terribile. Terribile. Ed è per questo motivo che dobbiamo parlare di unità popolare, ed essere umili. A volte dovrete parlare con persone cui non piacerà il vostro linguaggio, con le quali i concetti che voi usate non faranno presa. Cosa possiamo capire da questo? Che stiamo venendo sconfitti da parecchi anni. Il perdere tutte le volte implica esattamente ciò: implica che il “senso comune” sia differente [da ciò che noi pensiamo sia giusto]. Ma non è nulla di nuovo. I rivoluzionari lo hanno sempre saputo. L’obiettivo è riuscire nel deviare il “senso comune” verso una direzione di cambiamento.

[…].

Quello è il modo in cui il nemico ci vuole. Ci vuole piccoli, mentre parliamo un linguaggio che nessuno capisce, fra di noi, mentre ci nascondiamo dietro i nostri simboli tradizionali. È deliziato da tutto ciò, perché sa che finché continueremo ad essere così, non saremo mai pericolosi.

Possiamo avere toni davvero radicali, dire che vogliamo organizzare uno sciopero selvaggio, parlare di popolo armato, brandire simboli, portare ritratti dei grandi rivoluzionari alle nostre manifestazioni – loro ne saranno deliziati! Ci rideranno in faccia. È quando metterete insieme centinaia, migliaia di persone, quando inizierete a convincere la maggioranza, persino quelli che votavano per il nemico – è in quel momento che inizieranno a spaventarsi. E questo è quel che è chiamata “politica”. Quello che abbiamo bisogno di capire.

Estratto dal discorso tenuto da Pablo Iglesias – segretario di Podemos – a Vallodolid, in Spagna.

http://www.tommasofattori.it/linguaggio-lefficacia-lezione-per-sinistra/

A new dawn or a Golden Dawn? Trends, Risks and Scenarios for Greece, FuturAbles, 27 gennaio 2015

Putin, lo Spartaco degli afroamericani – #afromaidan e la futura imposizione della legge marziale

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Meet the Rappers Behind the Smash Hip-Hop Ode to Putin

http://www.vocativ.com/culture/music/go-hard-like-vladmir-putin/

Negli USA, a giorni alterni, un afroamericano disarmato viene ucciso dalle forze dell’ordine
http://www.politifact.com/…/unarmed-black-person-shot…/

Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono.

If you’re not careful, the newspapers will have you hating the people who are being oppressed, and loving the people who are doing the oppressing.

Malcolm X

Nessuna sorpresa. Qualche decennio addietro i dissidenti russi cercavano scampo in America. Oggi succede il contrario: Dissidente americano Snowden rimane in Russia

Come evolverà questa situazione? Ferguson è al centro di una serie di manipolazioni. Ci sono forestieri che, come dei black bloc (e come è successo a Kiev), sono venuti ad aizzare la folla e promuovere la violenza.  L’insistenza dei media sulla contrapposizione razziale fa pensare alla tattica del divide et impera. Fomentare la violenza servirà a giustificare, non solo localmente, la legge marziale (“a fin di bene”, perchè bianchi e neri devono essere separati gli uni dagli altri per evitare una guerra razziale – i putinofili diventeranno “nemici pubblici”), in vista della dedollarizzazione del sistema valutario globale, che avrà un impatto devastante sugli americani.
Agli USA serve un nuovo Martin Luther King che unisca bianchi, neri, latinos ecc., altrimenti sono guai.

La primavera messicana

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Se si potesse cominciare a costruire anche mentre si sta bruciando. Se si potesse coltivare mentre si distrugge…La nostra causa era la terra, non un’idea; la terra coltivata per sfamare le nostre famiglie; libertà e non parole; un uomo sereno seduto al tramonto sulla soglia di casa; pace, non sogni; tempo di quiete e di bontà. Una domanda mi tormenta: nasce una cosa buona da una cattiva azione? Può nascere la pace da tanti delitti? Può infine tanta violenza generare della bontà? Può un uomo con idee sorte nell’ira e nell’odio, può costui condurre alla pace? Può governare in pace? Io non lo so…

Pablo Torres Burgos – “Viva Zapata!”

Questa terra è nostra, ma voi dovete proteggerla, non sarà vostra a lungo se non la difendete, se necessario con la vostra vita e con la vita dei vostri figli. Non sottovalutate i vostri nemici, essi torneranno. E se la vostra casa è bruciata, ricostruitela; se il vostro grano è distrutto, seminate di nuovo; se i figli muoiono, crescetene altri; se vi cacciano dalla valle, andate a vivere sulla montagna, ma vivete.

Siete sempre in cerca di capi: uomini forti, senza colpe, non ne esistono: esistono soltanto uomini come voi. Loro cambiano, disertano, muoiono. Non c’è nessun capo tranne voi e un popolo forte è la sola forza che duri…Un uomo forte fa un popolo debole. A un popolo forte non serve un uomo forte.

Emiliano Zapata – “Viva Zapata!”

Il 21 novembre dell’anno scorso iniziavano le proteste ucraine.

I media non stanno praticamente parlando dei disordini in Messico e degli scandali intorno alla corruzione del governo/presidenza, con la first lady costretta a vendere una villa del valore di svariati milioni di dollari, dono di un consorzio edile che ha vinto un megacontratto.

Forse non sono i disordini “giusti” contro l’establishment “giusto”?

Invito i russi a mandare qualche pezzo grosso a fare ripetute visite nelle piazze messicane per incitare la folla contro il governo, com’è successo a Kiev.

Potrebbero anche orchestrare un “cambio di regime” e poi pianificare la creazione di basi militari russe in Messico.

Allora vedremo se “quelli di Guantánamo” sono così democratici e rispettosi della sovranità dei popoli.

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La primavera araba, le legittime proteste ucraine contro il governo (poi dirottate dall’alto per favore una fazione a spese dell’altra), i disordini messicani, Ferguson (USA), le sempre più frequenti e irose proteste in Europa, il reclutamento dei giovani musulmani europei alienati da parte di ISIS.

Bisogna essere ciechi e sordi per non riconoscere una tendenza, una logica interna a questi eventi, che va nella direzione di una rivoluzione globale.

Milioni di persone soffrono e hanno deciso che non ne possono più. La miccia può essere qualunque cosa: un venditore ambulante che si dà fuoco (Mohamed Bouazizi), oppure degli studenti massacrati e poi bruciati e un procuratore generale che si alza da una conferenza stampa dicendo: “basta, sono stanco” – “ya me cansé” (Messico).

Gli oligarchi possono continuare a tirare la corda, ma prima o poi si spezzerà.

Nei paesi più poveri, ma anche in quelli più ricchi (e impoveriti).

La loro avidità è il loro tallone d’Achille: il bisogno compulsivo di accumulare più ricchezze di quanto potrebbero spendere in centinaia di esistenze continua a forzare la loro mano, costringendoli a privatizzare e precarizzare tutto e usare la minaccia della violenza, o la violenza minacciosa, per continuare questo loro gioco. Loro malgrado, più useranno la forza bruta per tenere a bada le masse, più le masse capiranno con chi hanno a che fare: “o noi, o loro”.

Obama fornirà il suo pieno sostegno ai rivoltosi messicani? Oppure quelli ucraini sono buoni mentre quelli messicani sono cattivi, anche se le rivendicazioni sono le stesse e i governi mal-governano allo stesso modo?

I tempi sono ormai maturi per la rivoluzione globale (effetto domino).

Esercizi di analisi predittiva per il periodo 2015-2020

The time of world revolution is drawing near

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ISIS e la rivoluzione globale

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AGGIORNAMENTO:http://www.futurables.com/2015/03/01/isis-sion-saud-e-il-gas-idra-fenice-frankenstein-e-vaso-di-pandora/

SECONDA PARTE

AGGIORNAMENTO: come previsto, sta avendo luogo una riunificazione del radicalismo islamico anti-saudita (Isis reconciles with al-Qaida group, 28 settembre). Seguiranno abboccamenti con i fratelli musulmani costretti alla clandestinità dalla giunta golpista egiziana. Queste tre entità sono state dichiarate “organizzazioni terroristiche” dall’Arabia Saudita (Saudi Arabia designates Brotherhood, Nusra Front, ISIS terrorist groups, 8 marzo 2014).

*****

Il tempo della rivoluzione mondiale si avvicina. Qatar, Arabia Saudita, gli Emirati si fanno chiamare stati islamici, ma poi improvvisamente salta fuori uno stato fondamentalista islamico che ce l’ha principalmente con loro. ISIS conta circa 10.000 sauditi tra le sue file – sono fondamentalisti jihadisti provenienti dall’Arabia Saudita. Hanno già detto che il loro obiettivo principale è quello di rovesciare il regime marcio e corrotto dell’Arabia Saudita.

In definitiva, stiamo entrando in un periodo molto interessante. Non saranno i toni geopolitici ed economici a prevalere. Questo è un periodo ideologico. Ancora una volta stiamo entrando in un’epoca di guerre ideologiche. Le guerre religiose sono una delle forme più acute di guerra ideologica e le guerre ideologiche durano sempre fino alla fine.

Shamil Sultanov, ISIS starts new era in the history of mankind, Pravda, 23 settembre 2014

Chiunque abbia studiato la Siria da lontano, per non parlare di quelli che vi si recano, sanno che la finzione dell’”opposizione moderata” – presunti disertori dell’esercito governativo siriano – non esiste. Danneggiati, disillusi, assassinati o semplicemente reclutati da ISIS o qualche altra veste di al-Qaeda, la vecchia “Free Syrian Army” è ormai un mito altrettanto ridicolo e potente per i Kerry di questo mondo quanto la vanteria di Mussolini che l’esercito italiano avrebbe sconfitto gli inglesi in Nord Africa. Ogni soldato siriano vi dirà che è felice di combattere la FSA perché questi guerrieri dell’”opposizione moderata” se la battono sempre. Sono i “terroristi” di al-Qaeda-Nusra-Isis che combattono fino alla morte.

Robert Fisk, John Kerry’s rhetoric on Isis insults our intelligence and conceals the reality of the situation in Syria, the Independent, 21 settembre 2014

Evitiamo di aggiungere un altro fallimento ad una già lunga e smettiamola di giocare all’apprendista stregone…Non si va in guerra per sradicare un nemico, ma per guadagnarsi dei punti d’appoggio per la pace. Che cosa accadrà con questa importante operazione? Si faranno amalgamare per riflesso di solidarietà identitaria delle popolazioni sunnite che sarebbero ambivalenti nei confronti dello stato islamico. Idee semplici alimenteranno la vittimologia sunnita: “Tutti i nostri nemici si sono coalizzati: sciiti, curdi e occidentali! Siamo rimasti gli unici a difendere la popolazione sunnita!

Dominique de Villepin, En Irak, les «Somnambules» sont de retour, Libération, 17 settembre 2014

Il solito copione. Si crea il babau, che simboleggia tutto ciò facciamo finta di non essere, il male incarnato contro cui lottiamo, con tutti i crismi della legittimità. Così possiamo andare alla guerra senza necessitare di una risoluzione ONU che ci potrebbe legare le mani e avvantaggiare i nostri avversari (le potenze emergenti, ossia tutto il resto del mondo, anche noto come comunità internazionale, che fingiamo sia dalla nostra parte, per tenere buona la nostra opinione pubblica).

In realtà il resto del mondo è combattuto tra invidia, odio, paura e disprezzo nei nostri confronti. La stima, il rispetto e l’ammirazione si sono esaurite con la morte di Kennedy e con un Nobel per la Pace che bombarda sette nazioni musulmane in sei anni.

Distruggiamo nazioni (es. Libia, Iraq, Afghanistan, Pakistan, ecc.), usiamo il fondamentalismo per i nostri scopi (Afghanistan, Somalia, Iraq, Siria, i salafiti sponsorizzati dalle petromonarchie del Golfo Persico, nazionalismo israeliano, ecc.), massacriamo centinaia di migliaia di innocenti.

Tra 1977 e 1979 gli americani hanno applicato la dottrina Brzezinski (fomenta l’islamismo in funzione anti-sovietica) in Pakistan, Iran e Afghanistan. In tutti e tre i casi, con il passare del tempo, le pedine si sono ribellate ai padroni. In Iran sono andati al potere gli islamisti sbagliati, in Afghanistan i talebani sono una mafia che rivaleggia con la CIA per il controllo dell’oppio e il Pakistan è una potenza nucleare tendenzialmente ostile.
Isis è nata allo stesso modo, in funzione anti-Assad. Ma poi cos’è successo? A loro di Assad o di Israele non gliene può fregar di meno (es. manco un comunicato su Israele e Gaza).

Sono più interessati ai soldi e alla purezza della loro missione. Si sono fatti il califfato, si sono presi le armi, il petrolio, i soldi e ora non sono più controllabili, perché puoi affittare un uomo ma non lo puoi comprare.

Ora i sauditi sono preoccupati che ISIS prenda il controllo dei wahabiti (integralisti sunniti), strappandolo a loro e abbattendo la loro teocrazia.

L’Iran gode perché, grazie a ISIS, tiene sotto scacco i sauditi e rafforza la sua egemonia sull’Iraq. Questa è la ragione per cui non hanno schiacciato il califfato e si sono limitati ad evitare che arrivasse a Baghdad.

La malcelata Schadenfreude che manifestano nei confronti della guerra occidentale ad ISIS è la prova più chiara del fatto che il califfato ha acquistato una sua dinamica interna, si è emancipato dai servizi segreti occidentali e ha cercato in tutti i modi lo scontro con l’Occidente per potersi conquistare le simpatie di quelle decine di migliaia di giovani arabi ed euro-musulmani disoccupati e alienati, vittime di una modernizzazione iniqua, che si fanno ipnotizzare da prediche messianiche e culti dei leader e dal sogno di riuscire a dare un senso a un’esistenza che finora ne ha avuto molto poco ed è priva di prospettive (è successo qualcosa di analogo nel periodo tra le due guerra mondiali, in Europa e in Giappone).

Sono le conseguenze impreviste delle alchimie geopolitiche: chi semina vento raccoglie tempesta.

ISIS aveva lo scopo di formare uno stato cuscinetto sunnita tra Iraq e Siria, tagliando fuori Hezbollah dal ponte sciita che congiunge l’Iran al Libano. Piaceva agli israeliani, piaceva ai turchi (anti-kurdi), piaceva alle petromonarchie sunnite che volevano indebolire l’Iran distruggendo Assad. Andava bene anche agli americani, che possono puntellare la loro fragile egemonia solo attraverso il caos in un’area energeticamente strategica (Medio Oriente, Ucraina, Mar Rosso, Nigeria, Venezuela, Afghanistan, ecc.).

Ma poiché i rispettivi obiettivi erano distinti e spesso contrastanti, i manovratori si trovano ora ai ferri corti. Il Qatar sta per perdere i mondiali di calcio a causa dell’ostilità di tutte le altre petromonarchie (non certo per ragioni umanitarie!), la Turchia ha usato ISIS contro i curdi, che però sono una pedina israeliana, il golpe egiziano ha certamente fatto confluire molti fratelli islamici seriamente infuriati e disillusi dalla “democrazia” tra le file di ISIS.

Il califfato è stato poi probabilmente infiltrato dall’intelligence siriana e irachena, tanto più che moltissimi ufficiali e soldati iracheni che hanno combattuto per Saddam Hussein, dopo la sconfitta, hanno abbandonato la laicità e si sono votati a tutt’altra causa, unendosi a queste formazioni islamiste contro il governo fantoccio di al-Maliki. Ora possono prendersi la rivincita contro gli anglo-americani e i wahabiti (pedina di Arabia Saudita e Bahrein).

Perciò ora la Casa Bianca si ritrova a dover bombardare (senza alcuna chance di avere successo, come in Afghanistan) delle truppe estremamente ben addestrate, pronte a tutto e con ampie disponibilità finanziarie.

Ogni attacco aereo ed ogni mese di resistenza allo strapotere militare occidentale esalteranno ISIS agli occhi di migliaia di musulmani stufi di essere trattati come delle pezze per i piedi e desiderosi di riprendere il controllo delle proprie vite e delle proprie terre.

È una questione di riscatto, vendetta, orgoglio. Le bombe non potranno nulla. Servirebbero soldati, ma ci sarebbero centinaia/migliaia di morti, e quindi disordini nelle capitali occidentali. Per questo Obama si è dissociato dal Pentagono sull’uso delle truppe di terra in Iraq. Questo è uno dei pochi elementi che lo distinguono da George W. Bush, ormai. Obama vede le elezioni di metà mandato (Congresso + un terzo dei governatori) che si avvicinano, e non può mostrarsi troppo debole, perché perdendo il controllo del Congresso diventerebbe un’anatra zoppa. Tuttavia chi lo manovra gli sta fornendo indicazioni e direttive volutamente contraddittorie, per metterlo in cattiva luce (si prende sempre una pausa golfistica, nei momenti più sbagliati, ammette di non sapere che fare, usa toni e termini che lo fanno sembrare ridicolo, ecc.). Qualcosa bolle in pentola, a Washington.

Se il dopo-Obama fosse all’insegna di un nazionalismo esasperato, anti-russo e anti-arabo, sul modello di Mitt Romney e John McCain, il conflitto globale che sembra particolarmente agognato dai neocon diventerebbe inevitabile. Non credo che sia ciò che desidera Israele, che sta facendo ogni sforzo possibile per conservare rapporti di collaborazione con la Russia. Mi pare anzi che sia l’avverarsi del grande incubo di un secondo olocausto.

Assad (con Netanyahu) è l’unico leader laico rimasto in Medio Oriente. ISIS è l’antitesi della laicità e non sarebbe così forte se non godesse del consenso di centinaia di migliaia di sunniti. Potranno essere sconfitti sul terreno, ma sarà una disfatta solo temporanea, perché incarnano uno spirito messianico che era atteso da secoli, una volontà di risorgimento che anima milioni di musulmani disgustati dall’ipocrisia occidentale e frustrati dalla miseria.

L’ISIS come causa pan-islamica che trova nel califfato (esteso per un terzo del territorio siriano ed iracheno) un simbolo concreto, funzionante, vincente, duraturo di un’alternativa realistica agli automatismi consumistici ed infantili dell’Occidente colonialista potrebbe, involontariamente, rappresentare i prodromi di quella rivoluzione sociale abortita che è stata la primavera araba, o quantomeno il suo innesco.

ISIS è una sorta di fascismo islamista o rivoluzione puritana interna all’Islam, che se ne infischia della Sharia (e quindi dell’autorità religiosa saudita, che considerano – giustamente – irrimediabilmente corrotta ed anti-islamica) e privilegia la Umma. Come il fascismo emerso in Occidente e in Giappone a causa degli squilibri collegati alla nostra fase di transizione verso la modernità, questo fascismo islamista, in combinazione con una postura sempre più aggressiva da parte della NATO, ha tutte le carte in regola per scatenare un inferno che si tramuterà in una rivoluzione globale.

Ankara, Riad, Doha, Manama, Amman, Kuwait City, il Cairo e forse anche Tel Aviv saranno il teatro di una delle più grandi sommosse della storia umana: annienterà l’establishment locale e lo stesso califfato integralista. Sarà solo l’inizio della Grande Trasformazione.

For a New World Order to live well

Scettici

 

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

 

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Negli ultimi giorni sono stato sottoposto ad una pressione a conformarmi che è diventata virtualmente insostenibile. Se dovesse continuare sarò nell’impossibilità di portare avanti il mio normale lavoro e inizierò anche a preoccuparmi della mia salute e sicurezza…Non mi aspettavo una così enorme pressione su scala globale da parte di una comunità alla quale sono stato vicino per tutta la mia vita attiva. Alcuni colleghi stanno ritirando il loro supporto, altri minacciano di ripudiare articoli scritti assieme, ecc. Non vedo limiti e fine a quello che potrà accadere. È una situazione che mi ricorda i tempi di McCarthy. Non mi sarei mai aspettato niente di simile in quella che originariamente era una comunità pacifica come quella meteorologica. Evidentemente è stata trasformata negli anni più recenti.

Lennart Bengtsson, co-fondatore e poi direttore dello  European Centre for Medium-Range Weather Forecasting, direttore dell’Istituto Max Planck per la Meteorologia diAmburgo e dell’Istituto di Scienze Spaziali di Berna, membro dell’Accademia delle Scienze svedese – maggio 2014

La scienza del cambiamento climatico non ha raggiunto alcuna conclusione definitiva e le prove riportate dal più recente rapporto IPCC indebolisce le tesi di chi imputa a fattori umani la principale responsabilità del cambiamento climatico nel 20° secolo e nei primi anni del 21° secolo

Judith Curry, climatologa, direttrice del centro di geoscienze e scienze atmosferiche al Georgia Institute of  Technology – testimonianza al Senato americano, gennaio 2014

Non è riscontrabile un rapporto tra i cambiamenti climatici e le emissioni di CO2. La situazione nuova è che nonostante le emissioni continuino, dal 2000 si è registrata una diminuzione della temperatura

Carlo Rubbia, Nobel per la fisica, giugno 2012

Lungi dall’essere responsabile del danneggiamento del clima della terra, la nostra civiltà potrebbe non essere in grado di prevenire uno qualunque di questi terribili cambiamenti una volta che la Terra decidesse di attuarli. Se la Terra stabilisse di voler congelare di nuovo il Canada, per esempio, è difficile immaginare di poter fare alcunché di diverso dal vendere gli immobili che uno ha Canada. Se decidesse di sciogliere la Groenlandia, potrebbe essere meglio fare lo stesso in Bangladesh. I dati geologici suggeriscono che non ha molto senso preoccuparci troppo del nostro futuro energetico, non perché non sia importante, ma perché è al di là delle nostre capacità di controllarlo.

Robert B. Laughlin, Nobel per la fisica – The American Scholar, estate 2010

Per sette ottavi della storia del nostro pianeta, non sappiamo praticamente niente di niente relativamente al clima. Lungo un arco di quasi 5 miliardi di anni, abbiamo ottenuto misurazioni strumentali del clima per 150 anni o giù di lì e dati storici per circa 1.000 anni. Il resto sono dati indiretti, dagli anelli degli alberi ai carotaggi artici, ecc. L’anidride carbonica prodotta dall’attività umana copre un lasso di tempo così breve e gioca un ruolo così minuscolo nel clima della Terra da essere quasi trascurabile.

Charles Wax, già presidente dell’American Association of State Climatologists, 2010

Il clima ha una sua variabilità intrinseca che è dovuta a molti fattori come le eruzioni vulcaniche, l’attività solare, ecc. Il vero punto fondamentale da tenere a mente è che senza un modello che tenga conto di tutte le cause possibili il risultato sarà sempre vago e aleatorio. La ragione è che noi non abbiamo a disposizione un sistema chiuso. Anche se il contributo del Sole fosse ben prefissato, anche se la sua radiazione fosse assolutamente costante, anche se non ci fosse alcuna variazione nei gas capaci di assorbirla, gli oceani continuerebbero a comunicare con l’esterno in modo erratico, influendo pesantemente sulla temperatura esterna.

Richard Lindzen, fisico e climatologo, MIT, 1990

Le temperature medie sono aumentate solo di circa 0,6 gradi dall’inizio dell’era industriale e il cambiamento non è stato uniforme – il riscaldamento si è verificato principalmente nel corso dei periodi 1919-1940 e 1976-1998, con un raffreddamento intermedio. I ricercatori non sono stati in grado di spiegare questa discrepanza.

Richard Lindzen, fisico e climatologo, MIT, 2009

Da scienziata, resto scettica. Ho deciso di non pronunciarmi finché non avrò un contributo positivo da dare.

Joanne Simpson (1923-2010), scienziata dell’atmosfera, prima donna a ricevere un dottorato in meteorologia, ricercatrice della NASA, definita “tra i più preminenti gli scienziati degli ultimi 100 anni”

Siamo ipoteticamente più minacciati dal freddo che dal riscaldamento globale.

Yuri Izrael, vice presidente russo del IPCC fino al 2008

Senza dubbio, sono necessari molti più progressi per quanto riguarda la nostra attuale comprensione del clima e le nostre capacità di creare di modellizzarlo…E solo allora dovremmo fare affidamento su quei modelli per informare le politiche. Fino a quel momento, la variabilità del clima rimane controversa e incerta

Oliver W. Frauenfeld, climatologo (University of Texas) co-autore del rapporto IPCC del 2007

Si tratta di una menzogna sfacciata propinata dai media l’idea che ci sia solo una frangia di scienziati che non si beve il riscaldamento globale antropogenico

Stanley B. Goldenberg, scienziato atmosferico, NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration)

In qualche modo sono stato bollato come una persona orribile sbucata fuori da qualche girone dell’inferno. Non c’è proprio alcuna tolleranza in questo momento.

Robert Balling, climatologo all’Arizona State University, ex IPCC

Per la maggior parte della vita negli oceani, riscaldamento significa crescita più rapida, fabbisogno energetico ridotto per conservare la temperatura, mortalità invernali inferiori e più ampie gamme di distribuzione. Nessuno sa se la Terra continuerà a riscaldarsi oppure, dopo aver raggiunto un picco nel 1998, sia all’inizio di un ciclo di raffreddamento che durerà diversi decenni o più

John T. Everett, ex IPCC, exNOAA, consulente del Congresso americano per gli oceani e la vita marina

Rassegno le dimissioni perché ho constatato che quella parte dell’IPCC che fa riferimento alle mie competenze si è politicizzata

Christopher W. Landsea, ex IPCC, scienziato atmosferico, NOAA

Quando la gente verrà a sapere la verità, si sentirà ingannata dalla scienza e dagli scienziati

Kiminori Itoh, ex IPCC, fisico e chimico alla Yokohama National University

Diffidate dei sensitivi del riscaldamento globale che ci avvertono di cambiamenti di clima senza precedenti. Nella maggior parte dei casi, sono senza precedenti solo a causa della scarsa longevità della maggior parte degli scienziati.

Robert E. Davis, ex IPCC, climatologo all’Università della Virginia, già presidente della Association of American Geographers

Presumere che il [riscaldamento globale] sia un problema significa dare per scontato che lo stato odierno del clima della Terra sia quello ottimale, il clima migliore che potremmo avere o abbiamo mai avuto e che dobbiamo adottare misure per assicurarci che non cambi. Vorrei domandare a chi deve essere accordato il privilegio di decidere che questo particolare clima è il migliore per tutti gli altri esseri umani. Penso che sia una posizione piuttosto arrogante.

Michael Griffin, direttore della NASA ed ex capo del Dipartimento spaziale al Laboratorio di Fisica Applicata della Johns Hopkins University

A seconda del periodo geologico terrestre che uno sceglie, il clima sarà in fase di riscaldamento o di raffreddamento. Scegliere se la terra si sta riscaldando o raffreddando è semplicemente una questione di decidere quale intervallo si prende in considerazione

Lee C. Gerhard, ex IPCC, direttore della Kansas, Geological Society, docente emerito della University of Kansas

Mi sono dimesso dalla posizione di climatologo dello stato della Virginia perché mi è stato detto che non potevo parlare in pubblico di questioni relative alla mia area di competenza, il riscaldamento globale, in qualità di climatologo di stato…Era impossibile conservare la mia libertà accademica con questo tipo di restrizioni della libertà d’espressione

Patrick J. Michaels, climatologo alla University of Virginia

Siamo già entrati in una fase di raffreddamento che credo continuerà almeno per i prossimi 15 anni. Non vi è alcun dubbio che il riscaldamento degli anni 1980 e 1990 si è arrestato.

Anastasios Tsonis, climatologo, University of Wisconsin, settembre 2013

Come molti altri, ero personalmente certo che la CO2 fosse responsabile del riscaldamento globale. Ma dopo aver esaminato attentamente le prove, mi sono reso conto che le cose sono molto più complicate della storia che ci hanno rifilato molti climatologi o di quelle rigurgitate dai media… L’attività solare può spiegare gran parte del riscaldamento globale del ventesimo secolo

Nir Shaviv, astrofisico e climatologo,Hebrew University of Jerusalem, 2007

Si dovrebbe spostare l’attenzione della ricerca sul clima dall’anidride carbonica alla natura e alle variazioni naturali, legate all’attività solare e ad altre cause naturali. È più probabile che sia lì che troveremo la causa principale per il presente (e futuro) cambiamento climatico.

Ole Humlum, geoscienziato, University of Oslo, 2012

Dopo una disperata ricerca bibliografica durata quattro anni e che ha coinvolto ben 30 laureati in ingegneria e scienze, dobbiamo ancora incontrare un articolo scientifico che dimostri un nesso causale quantitativo tra l’aumento di anidride carbonica e quello della temperatura globale.

Michael J. Economides, chimico e ingegnere biomolecolare, University of Houston, 2009

Il caldo dei nostri giorni non è significativamente maggiore rispetto al periodo caldo medievale o a quello romano. Perciò com’è che pensiamo di sapere che il caldo di oggi è causato dall’uomo, mentre quello degli ultimi due periodi caldi non poteva essere stato causato dai nostri antenati?

Roy W. Spencer, ex climatologo della NASA e responsabile del Global Hydrology and Climate Center of the National Space Science and Technology Center ad Huntsville, Alabama Luglio 2013

Speriamo che il riscaldamento globale prodotto dall’uomo verrà riconosciuto per la bufala che è

Dirck T. Hartmann, fisico, NASA Apollo Space Program

Il Sole sembra essere il principale fattore nel cambiamento climatico globale

Eigil Friis-Christensen, fisico, direttore del Danish National Space Centre, affiliato alla NASA e all’Agenzia Spaziale Europea

L’anidride carbonica non è responsabile del riscaldamento del clima globale negli ultimi 150 anni. Per oltre il 90 per cento il mutamento dipende da cambiamenti nel rapporto Terra-Sole collegate alle fluttuazioni climatiche. Esaminando la storia del clima del nostro pianeta, è chiaro – e piuttosto rassicurante per quanto riguarda le possibili conseguenze del riscaldamento globale previste dall’IPCC – che ora (più precisamente negli ultimi due, tre milioni di anni) ci troviamo in un periodo di clima molto freddo. Qualsiasi riscaldamento ci darebbe solo il miglior clima a lungo termine degli ultimi 560 milioni anni…Vari studi indicano che le fasi più calde sono generalmente migliori

Klaus P. Heiss, matematico, Princeton University, NASA

Una delle affermazioni più spaventose sul riscaldamento globale che si sente dire in giro, nelle stanze dei bottoni, è che “la scienza ha parlato”. Beh, forse alcuni scienziati lo hanno fatto, ma la presunzione di infallibilità divina è un po’ ardua da digerire

Garth W. Paltridge, scienziato atmosferico e docente emerito all’University of Tasmania

Una cosa è imporre misure drastiche e dure sanzioni economiche quando un problema ambientale è netto e drammatico, ma è sciocco farlo quando il problema è in gran parte ipotetico e non suffragato da osservazioni. Al momento non abbiamo alcuna prova convincente o osservazioni di cambiamenti climatici significativi che chiami in causa qualcosa di diverso da fattori naturali

Frederick Seitz, fisico ed ex presidente della National Academy of Sciences

È molto più facile per uno scienziato sedersi in un edificio climatizzato ed eseguire modelli al computer che indossare abiti invernali e misurare cosa stia realmente accadendo là fuori, nelle paludi e tra le nuvole. Ecco perché gli esperti dei modelli climatici finiscono per credere ai propri modelli

Freeman Dyson, professore emerito di Fisica alla Princeton University

Il vento solare diventa più intenso quando il Sole è attivo. E spazza via dal sistema solare i raggi cosmici come una scopa, con un impatto decisivo sulla formazione di nubi, che raffreddano sia l’atmosfera sia l’intero pianeta

Lev Zeleny, direttore dell’Istituto di Ricerca Spaziale presso l’Accademia Russa delle Scienze

Purtroppo, la scienza climatica è diventata una scienza politica.

Robert Austin, fisico a Princeton

Non c’è più nessun riscaldamento globale

Vincent Courtillot, geofisico, direttore dell’Institut de physique du globe di Paris, luglio 2013

L’uomo è responsabile di una parte del riscaldamento globale, ma la maggior parte è naturale.

L’unica cosa di cui preoccuparsi riguardo al riscaldamento globale è il danno causato dalle preoccupazioni stesse. Perché alcuni scienziati si preoccupano? Forse perché sentono che smettere di preoccuparsi può significare smettere di essere pagati. La Terra ha vissuto un ciclo continuo di ere glaciali per milioni di anni. Il freddo, con periodi glaciali che interessano i poli e le medie latitudini, persiste per circa 100.000 anni, fasi scandite da più brevi periodi più caldi, chiamati interglaciali. Tutte le glaciazioni iniziano con un periodo di riscaldamento globale. [questi riscaldamenti] sono i precursori di nuove ere glaciali. In realtà il riscaldamento è una cosa buona. Le glaciazioni sono mortali e possono anche uccidere milioni di persone. L’umanità non può bloccarle. Proprio come l’umanità non può influire sul clima a lungo termine del pianeta, non può impedire che una glaciazione abbia luogo. Il clima è governato principalmente dal Sole.

Le attività umane possono avere un certo impatto sulla transizione verso condizioni glaciali, aumentando il flusso d’acqua polare e accelerando l’avvento di una glaciazione. Quello che sta accadendo è molto simile al precedente di 115 mila anni fa, quando si è innescata l’ultima glaciazione. È difficile da capire, ma è davvero così: l’ultima glaciazione è stata accompagnata dalla crescita della temperatura media globale, ossia dal riscaldamento globale.

Quel che accadde fu che il Sole riscaldò più i tropici e raffreddò l’Artico e l’Antartico. Poiché i tropici sono molto più grandi dei poli, la temperatura media globale aumentava. Ma in aumento era anche la differenza di temperatura tra oceani e poli, cioè la condizione fondamentale di espansione dei ghiacci polari. Che ci crediate o no, l’ultima glaciazione è cominciata con un riscaldamento globale!

Man mano che più vapore acqueo arriva ai poli l’Antartide produce iceberg e si addensa, mentre il centro del polo nord si libera dai ghiacci e le latitudini più basse subiscono nevicate pesanti che a poco a poco iniziano a migrare verso sud.

Un deterioramento globale del clima, di un ordine di grandezza maggiore di qualunque finora sperimentato dall’umanità civilizzata, è una possibilità molto reale e in effetti può avvenire in tempi rapidi, anche in una dozzina d’anni.

Man mano che il ghiaccio inizia a procedere verso sud dal Mare Artico la produzione di cibo si ridurrà notevolmente ci saranno abbondanti anomalie climatiche alle latitudini settentrionali ma anche meridionali. Potrebbero verificarsi tempeste globali. In alcune regioni potrebbero verificarsi ondate di freddo anomalo, mentre altre arrostirebbero con picchi di temperature mai viste prima dalla nostra civiltà.

Ed è esattamente ciò che sta accadendo ora.

George Kukla, luminare della paleoclimatologia, ex Columbia University, ricercatore presso il Lamont-Doherty Earth Observatory, 2007-2011

http://www.futurables.com/2014/04/16/del-temperamento-di-gaia-ovvero-come-ho-imparato-a-non-preoccuparmi-e-ad-amare-il-mutamento-climatico/

La crisi ucraina come crogiolo di un nuovo modello femminile globale?

 

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

Natalia Poklonskaya, nuovo procuratore generale della Crimea, è diventata un fenomeno globale – specialmente in Giappone, Cina e Corea del Sud –, un nuovo modello femminile che unisce giovinezza (ha 34 anni) bellezza, dolcezza, determinazione, autorità e autorevolezza, superando il prototipo patriarcale della donna vista come, alternativamente, angelo del focolare o strega-prostituta, al servizio di lotte di potere tra uomini.

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La Poklonskaya viene contrapposta alle donne che scimmiottano gli uomini per farsi strada in politica (Timoshenko, Lagarde, Clinton, ecc.)

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La Timoshenko nella parte del boss mafioso

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La malvagia strega dell’ovest

Poklonskaya è anche l’antidoto alle pop-softpornostar come Miley Cyrus, Femen, Pussy Riot, ecc. coi loro seni al vento, slogan e testi dozzinali, le “minzioni di protesta” sui marciapiedi, le orge nei musei di scienze naturali, gli atti osceni nei supermercati con polli surgelati, i “concerti” irreligiosi in cattedrale, ecc.

Donna ucraina ferma un carro armato

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La sconsolante verità, però, è che se non ci sarà un risveglio generale delle coscienze, questi bagliori si spegneranno. Il fatto è che schiavi siamo (servitù del debito, dell’usura, delle rendite, della paura e del risentimento) e schiavi resteremo finché attenderemo che qualche messia (Putin/Obama) o qualche forza internazionale (BRICS) venga a liberarci.
Questa cosa va capita.

La Banca dei Regolamenti Internazionali controlla anche le banche centrali dei BRICS e sono stati i BRICS a chiedere per anni una riforma del FMI, che ora stanno per ottenere (ormai solo il Congresso americano si oppone alla riforma e Obama è favorevole). I BRICS non sono contro il sistema finanziario globale. Vogliono solo la loro fetta.

In questo senso la crisi Ucraina servirà solo per spianare la strada a un “nuovo” sistema che è così simile al vecchio da far pensare che sia un serpente che cambia la pelle e poi si spaccia per un altro.

Un risveglio delle coscienze, invece, farà in modo che le future strutture di ulteriore accentramento del potere nel mondo – una volta rimosse le mele marce e una volta che le persone avranno finalmente capito che il marcio ai piani alti è il riflesso della nostra incapacità di far pulizia dentro ciascuno di noi depsicopatizzando la civiltà umana – possano limitarsi a coordinare le autonomie locali (unità nella diversità) – assumiamo il controllo del Cavallo di Troia/Golem (Nuovo Ordine Mondiale targato BRICS) e mettiamolo al servizio dell’intera umanità ed ecosfera. Facciamo in modo che la crisi ucraina divenga il crogiolo di un nuovo modello umano globale
http://www.futurables.com/2014/02/07/e-possibile-porre-fine-alle-crisi-finanziarie-una-volta-per-tutte/

Selfie-governance nella Terza Repubblica

 

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

 

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selfie Obama

Il neoliberismo è un’evoluzione del liberismo.

Invece di limitarsi a tenere a bada lo Stato o a farlo tornare sui suoi passi, il suo obiettivo è quello di impadronirsi non solo dello Stato ma anche dello Stato Profondo

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=17751

Per questo un leader neoliberista (che non si proclami orgogliosamente tale) è in grado di sedurre sia i liberali (per il suo libertarismo), sia i socialisti (per il suo statalismo). L’illusione dura finché gli uni non si rendono conto che è autoritario e centralista e gli altri che è al servizio di interessi privati.

Il volto neoliberista non è sempre facile da scorgere dietro la maschera che di volta in volta sceglie di indossare, a seconda della fase storica e delle attese della massa.

Prendiamo un esempio a caso…

“«Un soprintendente è tenuto a compiere sopralluoghi, controllare perizie, dirigere i lavori, pubblicare studi, redigere piani paesistici, ma soprattutto resistere ai privati che vorrebbero distruggere tutto per rifarlo in vetrocemento, quasi sempre con l’assenso e l’appoggio delle autorità». «Resistere ai privati»: chi lo sostiene oggi è segnato a dito come talebano, statalista, comunista. A scriverlo, invece, era il liberalissimo Indro Montanelli, in un memorabile articolo comparso sul «Corriere della sera» il 12 marzo 1966. Oggi, invece, un giornale come «Repubblica» scrive che «troppo spesso le soprintendenze diventano fattori di conservazione e di protezionismo in senso stretto cioè di freno e ostacolo allo sviluppo, alla crescita del turismo, e dell’economia», sul «Corriere» si invoca un giorno sì e l’altro pure l’intervento salvifico di quegli stessi privati, Matteo Renzi ripete a macchinetta che «Sovrintendente è una delle parole più brutte di tutto il vocabolario della burocrazia. Stritola entusiasmo e fantasia fin dalla terza sillaba». L’entusiasmo e la fantasia di chi – tra il 1966 e oggi – ha sepolto questo Paese sotto una colata di cemento”.

http://www.minimaetmoralia.it/wp/patrimonio-culturale-montanelli/

“Condivide il rischio di “svolta autoritaria” evidenziato nel manifesto di Libertà e giustizia?
Per quanto riguarda il problema democratico, giustamente sollevato da altri professori, segnalo solo le criticità principali:

1) La modifica della Costituzione sarà approvata da un parlamento bicamerale dotato di minore legittimazione democratica complessiva della sola Camera dei deputati che approva le leggi ordinarie (purché riceva una legge elettorale più democratica).
2) I ventun senatori nominati dal Presidente non rappresentano le autonomie territoriali, ma rischiano di rieleggere il Presidente che a sua volta potrebbe rinominarli, un meccanismo di cooptazione lontanissimo dal principio di democrazia.

3) I senatori non risponderanno delle loro scelte senatoriali nei consigli regionali e locali, piuttosto nelle sedi dei partiti politici e dell’ANCI”.

Jörg Luther, giurista e costituzionalista all’Università del Piemonte Orientale

http://www.formiche.net/2014/04/05/senato-renzi-bundesrat-confronto-prof-luther/

“Quella corporazione oggi largamente rappattumata sotto le sue bandiere; riaccreditata grazie a giochi verbali dal sapore vagamente terroristico, promossi dal nuovo conformismo che ci traghetta verso la Terza Repubblica: l’addebito di “conservatore” appioppato a chi dubita che il cambiamento per il cambiamento sia riformismo; l’accusa di “gufare” come una scudisciata a quanti obiettano che gli effetti d’annuncio presuppongono piani articolati (che non si vedono) e adeguate coperture finanziarie (idem come sopra). Obiezioni a cui la claque replica allo stesso modo di Iva Zanicchi quando difendeva Berlusconi “a prescindere”: lasciatelo provare! Come se fossimo al tirassegno del Luna Park e non in politica, dove è regola esibire garanzie e rendicontare preventivamene.

Comunque, basta e avanza per capire senza preconcetti il senso del new deal renziano analizzare dove vada a parare il suo progetto di riforma elettorale: un duopolio di potere, con i vertici che si eleggono i propri fidati. Mentre resta escluso dal gioco il partito più consistente: gli italiani che hanno deciso di non andare più a votare”.

Pierfranco Pellizzetti

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/04/07/pierfranco-pellizzetti-viperette-renziane-mordono-professoroni/

“…è già accaduto in passato che la contrapposizione del Corriere della Sera a tutto ciò che la sinistra rappresentava in questo Paese, ha portato il maggiore quotidiano italiano a ritenere i socialisti più pericolosi e minacciosi dei fascisti.

Ovviamente il 2014 non è il 1922, ma la crisi profondissima che sta attraversando la nostra democrazia e le risposte sbagliate che ad essa si vorrebbero dare, non lasciano presagire nulla di buono.

Proprio per questo è bene che ci siano appelli contro i pericoli autoritari come quello lanciato da autorevolissimi intellettuali italiani, contro il tentativo di cambiare in peggio le nostre istituzioni.

Oggi più che mai, l’imperatore, se vuole essere saggio, ha bisogno di usignoli che cantino liberamente la loro canzone. Non ha bisogno di usignoli meccanici che cantino a comando”.

Antonello Falomi

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/04/07/antonello-falomi-gli-usignoli-meccanici-dell%E2%80%99imperatore/

“…abbiamo un Parlamento di nominati con un tasso di disrappresentatività spaventoso (oltre il 40%, caso unico mondiale), che è stato eletto con un sistema dichiarato in buona parte incostituzionale che, anziché sciogliersi, pretende di riformare la Costituzione ed a tempo di rock, sotto la regia di un semi-ottuagenario in stato confusionale e di un frenetico giovanotto in preda al ballo di San Vito: è meglio di una commedia surrealista! Pura comicità demenziale”.

http://www.aldogiannuli.it/2014/04/berlusconi-ondivago-renzi-frenetico/

“Un gruppo di senatori del Pd sostiene che, in commissione affari costituzionali al Senato, si possa e debba presentare una bozza di riforma alternativa a quella del governo.

E’ d’altra parte il normale ruolo di una commissione parlamentare: raccogliere le varie proposte, mediare, fare sintesi e infine portare un testo in aula. Se il testo da portare fosse quello della proposta governativa, blindato, non ci sarebbe bisogno della commissione e soprattutto ci sarebbe un’ingerenza dell’esecutivo sul legislativo.

Ma il capogruppo Pd al Senato (Zanda) richiama all’ordine i dissidenti, dicendo loro che la proposta del Pd è quella del governo.

Non entro nel merito. Dico solo che quando Grillo invocava il vincolo di mandato per i suoi senatori, ci furono molte levate di scudi anche dal Pd in nome della Costituzione che esenta i parlamentari dal vincolo di mandato.

Ora pare che siamo al vincolo di mandato a fasi alterne”.

Andrea Iannuzzi, facebook

“Si tratta di partire dalle nostre esperienze autonomistiche per convincere il governo che dopo il federalismo di matrice leghista non si può tornare allo statalismo. E nella Costituzione dev’essere scritto che è possibile per i territori di montagna avere forme speciali di autogoverno, contro l’omologazione a un modello metropolitano. Perché quello che succederà è che il governo del territorio delle vecchie Province lo faranno le classi dirigenti delle metropoli. Che senso ha un Senato delle Regioni se alle Regioni si tolgono i poteri? Noi dobbiamo essere capofila di una grande battaglia in cui sia chiara la tutela della nostra autonomia”

Lorenzo Dellai, presidente della Provincia Autonoma di Trento dal 1999 al 2012

http://ricerca.gelocal.it/trentinocorrierealpi/archivio/trentinocorrierealpi/2014/04/07/NZ_14_04.html

I criteri guida di questo millennio dovrebbe essere ben altri; anti-paternalisti e incentrati sul concetto di cittadino-sovrano (una vera e propria rivoluzione antropologica e politica che deve guidare le nostre azioni in questi anni):

– non lasciare che chi ti governa tenga in mano tutto le carte;

– cerca di sviluppare le capacità e il cuore (la coscienza) per essere padrone del tuo destino, capitano della tua anima, sindaco/presidente di te stesso, un cittadino sovrano che stringe rapporti di cordiale cooperazione con altri cittadini sovrani, in nome del bene comune;

– diventa il cambiamento che vuoi vedere nel mondo partecipando attivamente al mutamento come si sviluppa nel mondo, senza attendere una figura paterna, veterotestamentaria, che ti dica cosa sia nel tuo interesse (Gesù il Cristo non ha mai controllato, manipolato, ricattato, comprato, comandato);

– partecipa alla creazione di comunità di cittadini sovrani che formino una rete planetaria e scoprano che l’armonia è possibile anche in comunità più grandi, se c’è il rispetto della diversità e se l’altruismo vince sull’egoismo;

– partecipa alla costruzione di un villaggio globale in cui il naturale desiderio di unirsi per prosperare non sia dirottato verso forme di integralismo religioso, politico ed economico che conquistano con la forza e con il ricatto, invece di persuadere con il buon esempio.

http://www.futurables.com/2014/04/06/maroni-lombardia-kompatscher-sudtirolo-rossi-trentino-e-il-risorgimento-2-0/

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