Nomadismo del Terzo Millennio e Heimat portatile — appunti per dibattito all’UFO di Brunico

King Kong, Godzilla e le elezioni americane

1442936846_kingkong_vs_godzilla___cover_by_ucaliptic-d7k3xmt

Mi sono finalmente preso il tempo di approfondire le meccaniche (dinamiche strutturali, di lungo periodo) della campagna elettorale presidenziale USA più importante dai tempi di Nixon vs. JFK.

E ho capito una cosa che mi era sfuggita: TUTTI i candidati ancora in lizza sono POPULISTI (pro-establishment o anti-establishment). Al di là delle imbarazzanti menzogne e imposture dell’unica candidata, la verità è che candidati ed elettori si sono vaccinati contro il buon senso.
E’ una campagna elettorale totalmente insensata (e questo vale anche per il “mio” Sanders).

Questa mi pare una novità assoluta e credo stia ad indicare un tasso di risentimento e autoinganno popolare forse senza precedenti.
Una buona parte della classe media USA è estremamente arrabbiata e/o disperata e non è più in grado di distinguere il veridico e il verosimile dall’illusione.

Normalmente, dopo l’elezione della nuova amministrazione, la parte perdente si rassegna, attende la prossima chance e l’atmosfera ritorna alla “normalità”.
Questa volta, però, non credo che le cose andranno lisce.

Trumpisti e Clintonisti sembrano accomunati da aspettative assolutamente irrealistiche rispetto alle prospettive dell’economia USA. Aspettative che saranno crudelmente disattese con grosse perdite di risparmi ingenuamente “investiti” da chi, distratto dallo spettacolo elettorale, non ha badato agli indicatori economici fondamentali.

Come reagirà la popolazione?

Mi domando se certe grottesche produzioni hollywoodiane non siano avvisaglie di qualcosa di più profondo e violento che sta per abbattersi sugli Stati “Uniti”.

I punti controversi del referendum sulla riforma costituzionale

gettyimages-182650467

Il ddl Renzi-Boschi:
– nega l’elettività diretta del Senato, ancorché gli venga contraddittoriamente ribadita la spettanza della funzione legislativa e di revisione costituzionale;
– privilegia la governabilità sulla rappresentatività;
– elimina i contro-poteri esterni alla Camera senza compensarli con contropoteri interni;
– riduce il potere d’iniziativa legislativa del Parlamento a vantaggio di quella del Governo;
– prevede almeno sette/otto tipi diversi di votazione delle leggi ordinarie con conseguenze pregiudizievoli per la funzionalità delle Camere;
– sottodimensiona la composizione del Senato (100 contro 630) rendendo irrilevante il voto dei senatori nelle riunioni del Parlamento in seduta comune relative alla elezione del Presidente della Repubblica e dei componenti del CSM (mentre per quanto riguarda i giudici della Corte costituzionale ne attribuisce irrazionalmente tre ai 630 deputati e addirittura due ai 100 senatori);
– pregiudica il corretto adempimento sia delle funzioni dei senatori, divenute part-time, sia quelle ad esse connesse, dei consiglieri regionali e dei sindaci;
– prevede degli inutili senatori pro-tempore di nomina presidenziale, ancorché il Senato non svolga più quelle alte funzioni che giustificavano la presenza di senatori a vita eletti dal Capo dello Stato.
– Inoltre ciò che preoccupa di più è il combinato disposto della riforma costituzionale e dell’Italicum (che è il bis del Porcellum), in conseguenza del quale il Premier-segretario conseguirebbe uno smisurato accumulo di poteri.

http://temi.repubblica.it/micromega-online/pace-%E2%80%9Crenzi-vuole-un-principato-ecco-le-ragioni-del-no%E2%80%9D/

L’Autonomia di Nettuno, ovvero della vocazione apocalittica delle Terre Alte

"Scuola di Atene", deserto di Atacama

“Scuola di Atene”, deserto di Atacama

Dal lat. apocalypsis, gr. ἀποκάλυψις «rivelazione»

Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto.

Paolo di Tarso

La “rivoluzione esistenziale” non è un qualcosa che un giorno ci cadrà in grembo dal cielo, o che un nuovo Messia ci porterà. È un compito che ogni uomo ha davanti a sé in ogni momento. Possiamo “fare qualcosa in proposito” e dobbiamo farlo tutti, qui e ora. Nessuno lo farà mai per noi e quindi non possiamo aspettare nessuno.

Vàclav Havel

Il Canada al quale dobbiamo devozione è il Canada che non siamo riusciti a creare….l’identità che non siamo riusciti a realizzare. È espressa nella nostra cultura ma non realizzata nella nostra vita, come la nuova Gerusalemme di Blake da costruire nella verde e bella terra inglese non è ideale meno genuino solo perché non è stata edificata laggiù. Ciò che resta della nazione canadese può ben essere distrutto da quella sorta di dispute settarie che per molta gente sono più interessanti della vita vera dell’uomo. Ma, mentre entriamo nel secondo secolo di vita contemplando un mondo in cui il potere e il successo si esprimono così ampiamente in menzogne stentoree, in una leadership ipnotizzata e nell’atterrita repressione della libertà e della critica, l’identità non creata del Canada forse non è, dopotutto, un retaggio così brutto da accollarsi.

Northrop Frye, “Cultura e miti del nostro tempo”

L’unico mito su cui vale la pena di ragionare nell’immediato futuro è un mito che parli del pianeta, non di una città o di un popolo, ma del pianeta e di tutti quelli che ci vivono… Avrà a che fare con la maturazione dell’individuo, dalla dipendenza fino all’età adulta, alla maturità e poi al trapasso; e poi il modo in cui ci relazioniamo con questa società e come essa si relaziona con la natura e il cosmo. Questo è ciò di cui hanno sempre parlato i miti ed è anche quello di cui dovrà parlare questo mito. La società al centro della sua narrazione sarà la società planetaria. Fino ad allora, non avremo niente in mano.

Joseph Campbell, intervista

Una crescita materiale illimitata, unita a una crescita spirituale pressoché nulla. Invenzioni che promettevano di farci risparmiare soldi e tempo ma non ci impediscono di avere sempre fretta e pochi quattrini e in cambio ci mantengono perennemente distratti.

Le zuffe indecorose, la prosaicità di molti protagonisti e molte argomentazioni del nostro tempo, la scadente comunicazione politica, l’indifferenza della gente, le oscene iniquità, i minacciosi squilibri e la violenza spicciola della nostra epoca mettono a dura prova la dedizione e la determinazione di quei cittadini che credono ancora che l’umanità — localmente e globalmente — abbia un futuro più degno del suo presente.

È chiaro che chi ci governa o è guidato da pulsioni egoistiche sociopatiche o, quando è in buona fede, non sa bene che pesci pigliare. In qualche caso è possibile che tra i decisori ci siano figure maggiormente consapevoli della natura del nostro tempo, ma possono solo sforzarsi di contenere i danni.

Non prendiamoci in giro: senza un risveglio di massa la nostra sorte non sarà piacevole e dare tutta la colpa ai politici è infantile.

Questo è un tempo apocalittico. Segni premonitori e letteratura, analisi dotte ed elevate (non ciarpame new age o ciarlatani pseudo-religiosi e millenaristi) colgono nel tempo presente segni catastrofistici che spianano la strada a una mentalità apocalittica…

Gustavo Zagrebelsky, “La felicità della democrazia: un dialogo”

Il nostro è, indubbiamente, un tempo apocalittico, un tempo da fine dei tempi e cominciamento di un evo nuovo.

Che la classe dirigente del Trentino Alto Adige lo capisca meno che altrove (non ci è dato saperlo con certezza) è irrilevante: mentre le sale dei dibattiti politici sono disertate, quelle della divulgazione spirituale e scientifica sono gremite.

Chi, avvinghiato a una mentalità manageriale in assenza di visioni, ideali e lucidità, si affida a paradigmi obsoleti in via di estinzione, sarà trascinato a fondo assieme ai relitti a cui si aggrappa.

Se ci domandassero come ci immaginiamo la società in cui vorremmo vivere, molti di noi non saprebbero cosa rispondere.

Non siamo più abituati a esaminare la società in cui viviamo in maniera radicalmente critica, a ragionare strategicamente, a immaginare creativamente le nostre utopie.

E in ogni caso ci ripetono continuamente che questo tipo di pensiero è vano, puerile, perfino pericoloso.

La megamacchina dello spettacolo ci ammannisce quasi esclusivamente cronaca nera e futuri distopici: la paura è il miglior guinzaglio, lo schiavo che non sa di esserlo non necessita di troppa sorveglianza.

Eppure la storia insegna che mentre gli incubi di oggi sono molto tangibili, i sogni di oggi possono essere le realtà di domani, o di dopodomani.

Siamo chiamati a nutrirci di principi e pratiche più nobili, a lasciarci guidare da forze superiori (spirituali) verso opportunità e in direzioni che ci sarebbero precluse, se facessimo leva solo sui nostri sforzi personali.

Questo a prescindere dai lazzi, improperi e rimproveri dei sempliciotti e falsi dotti.

Se il nostro uomo ridiscendesse e si rimettesse a sedere sul medesimo sedile, non avrebbe gli occhi pieni di tenebra, venendo all’improvviso dal sole? — Sí, certo, rispose. — E se dovesse discernere nuovamente quelle ombre e contendere con coloro che sono rimasti sempre prigionieri, nel periodo in cui ha la vista offuscata, prima che gli occhi tornino allo stato normale? E se questo periodo in cui rifà l’abitudine fosse piuttosto lungo? Non sarebbe egli allora oggetto di riso? E non si direbbe di lui che dalla sua ascesa torna con gli occhi rovinati e che non vale neppure la pena di tentare di andar su? E chi prendesse a sciogliere e a condurre su quei prigionieri, forse che non l’ucciderebbero, se potessero averlo tra le mani e ammazzarlo? — Certamente, rispose.

Socrate aiuta Glaucone a prendere coscienza dell’Apocalisse

Le circostanze sono propizie. La convergenza di un numero strabiliante di Crisi Strutturali Globali (indica che siamo prossimi a una sintesi ascendente oppure discendente. Enorme opportunità, enorme minaccia.

Il che ci conduce al tema del nuovo statuto e dell’autonomia.

LA NECESSITÀ DI UN PREAMBOLO DEGNO DI QUESTO NOME

Lo statuto dev’essere una Grande Idea, una di quelle idee che non appartengono a nessuno in particolare, essendo patrimonio di tutti. Le grandi idee, distillato di sapienza, aiutano a crescere anche chi viene dopo di noi. Serve un preambolo che esprima questa grande idea.

LO SPIRITO DI UN’AUTONOMIA AVANZATA: POST-ETNICO E POST-TERRITORIALE

Con buona pace del Dolomiten, l’autonomia su base etnica è un vicolo cieco: i residenti immigrati aumentano di anno in anno.

Con buona pace dei fautori del “piccolo è bello”, l’autonomia non può nemmeno essere legata a rigidità territoriali o particolari condizioni orografiche: la globalizzazione annulla le distanze, spiana le montagne.

La globalizzazione è la presa di coscienza del fatto che siamo tutti interconnessi e che ciascuna persona è responsabile del fato di tutte le altre.

Pertanto l’unica autonomia che ha un futuro non è l’autonomia del creditore (che cosa mi deve il mondo?) ma un’autonomia kennediana (non chiederti cosa il mondo può fare per te, chiediti cosa tu puoi fare per il mondo e per il tuo prossimo).

Nessuna comunità e nessuna specie può avere successo se sacrifica l’interesse generale al proprio utile ed identità.

Se la natura fosse il risultato della competizione tra le specie non ci sarebbe più vita su questo pianeta.

La condizione umana si eleva con: (a) sicurezza sociale, (b) sicurezza finanziaria, (c) pace interiore, (d) salute fisica. Se queste garanzie mancano gli esseri umani si ripiegano in se stessi, nelle loro paure e rancori che castrano i loro talenti, buon senso (coscienza), sentimenti più nobili, senso di responsabilità.

(a) e (b) si conseguono attraverso 1. stabilizzazione delle valute; 2. regolamentazione dei commerci; 3. salvaguardia e radicale espansione dei beni comuni (es. energia, fibra ottica, ricerca & sviluppo pubblica).

Resta la dimensione spirituale, di gran lunga la più importante.

L’AUTOGOVERNO ESISTENZIALE E SPIRITUALE

L’autonomia è una specifica forma di governo che ha il compito di assistere i cittadini nello sforzo di migliorarsi e di migliorare la vita umana sulla terra. Parte dal presupposto che se non cambiano le teste delle persone non cambia realmente nulla: l’ingiustizia è nei cuori e nelle menti delle persone che creano determinate circostanze inique, non è un qualcosa di esterno, alieno.

L’autonomia deve creare un paese materialmente prospero ma deve anche dar vita a un luogo dell’anima, in cui le persone devono avere la possibilità di cercare la verità, ascoltare le proprie coscienze, coltivare la vita interiore e lavorare assieme nell’interesse generale (globale). Questa dimensione spirituale non può essere incidentale.

L’umanità deve rivendicare l’autorità di un contratto sociale, che rappresenti la volontà di stabilire su questo pianeta una forma di civiltà basata sulla giustizia e sulla trasformazione della coscienza umana nel senso dell’autogoverno morale e solidale delle persone e delle comunità.

NETTUNO COME PATRONO DELLA VOCAZIONE AUTONOMISTICA AVANZATA, OSSIA APOCALITTICA

Un particolare sentimento che, quanto a lui [Romain Rolland], non lo abbandonerebbe mai, che troverebbe attestato da molti altri e che supporrebbe presente in milioni di uomini, ossia in un sentimento che vorrebbe chiamare senso della “eternità”, un senso come di qualcosa di illimitato, di sconfinato, per così dire di “oceanico”…Le opinioni espresse dal mio stimato amico…mi hanno causato non lievi difficoltà. Per quel che mi riguarda, non riesco a scoprire in me questo sentimento “oceanico”.

Sigmund Freud, Il disagio della civiltà

Shiva, Poseidone e Nettuno imbracciano un tridente. Perché delle città alpine hanno adottato un dio marittimo? Perché, come il dio sumerico Enki-Ea, Nettuno è il dio delle acque sotterranee ossia, simbolicamente, il patrono della “coscienza oceanica”, quel grado di consapevolezza che permette al singolo di trascendere il proprio ego, disarmarlo, percepire l’unitarietà fondamentale della varietà del creato, apprezzare l’uguaglianza spirituale degli esseri umani, ridimensionare l’importanza dei possessi materiali che alimentano la nostra vanità, ritrarsi con orrore dalla predisposizione a vedere nel prossimo un rivale da schiacciare o una preda da spolpare (sempre “per il suo bene”).

Il fine ultimo dell’autodeterminazione personale e collettiva è la coltivazione di una coscienza oceanica (N.B. l’empatia espansiva e pacificante dell’ebbrezza ne è un assaggio).

Mi riferisco a un desiderio di partecipazione, di fusione con qualcosa di molto più vasto ed elevato di noi (le “nostre” montagne ne sono il riflesso, in un certo senso), un anelito verso Dio, verso qualcosa di profondo, nobile e intelligente nell’universo, che troviamo simultaneamente fuori e dentro di noi. Un desiderio di vivere più abbondantemente, più profondamente, più intensamente, di essere maggiormente presenti nel mondo, ma anche amorevolmente distaccati, come dei testimoni imparziali, per non farsi distrarre dalle trivialità, dalle banalità, dalle bramosie più deleterie, per poter arrivare al cuore delle cose e delle persone, per poter essere realmente di aiuto al prossimo.

Perché una domanda più profonda è più importante di una risposta superficiale. Perché un comportamento ponderato, un pensiero approfondito hanno tutto quel senso che manca alla reazioni meccaniche, agli automatismi comportamenti che determinano il nostro vivere, quasi nella sua interezza.

L’autonomia, personale e collettiva, è vocazione all’amore, cioè alla ricerca della libertà interiore, perché le due cose coincidono. L’autonomia non è un’idea, ma una pratica, un lavoro che dovrebbe condurre a una capacità di intuizione nascosta dentro di noi e che deve essere risvegliata (un altro livello di coscienza per un’altra qualità di conoscenza) perché se non cominceremo a vedere le cose come realmente sono potrebbe non esserci un futuro, per noi (il pianeta è resiliente, troverà il modo di rigenerare vite autocoscienti).

Non abbiamo bisogno di nuove ideologie o nuovi movimenti di massa o nuove filosofie. Abbiamo bisogno di persone nuove. La risposta alla crisi del mondo moderno è la comparsa di persone nuove.

Quando presentavo “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” spiegavo sempre che la vera ricerca spettava a chi mi domandava soluzioni, che l’esito dipendeva dalle loro teste, prima ancora che dall’ingegneria istituzionale. Pochi hanno inteso perché pochi immaginano modalità di esistenza alternative e più profonde, sintesi hegeliane più alte.

Ora siamo arrivati a un punto di svolta estremamente critico in cui un po’ più di ottuso egoismo ci spingerà oltre l’orlo del baratro e un po’ più di consapevolezza altruista e risvegliata potrebbe salvarci dalla rovina. Dobbiamo sperare nella comparsa di esseri umani autentici, che costruiscano società autentiche adatte a cittadini autentici che non si facciano ipnotizzare da questa o quella grande idea, espunta dal suo contesto.

Nessuna “rivelazione” è definitiva: le rivelazioni continueranno a susseguirsi se una persona o una comunità è sufficientemente umile da riconoscere l’immensa distanza che la separa da ciò che vorrebbe diventare e potrebbe essere.

Lord Digory: “Non devi piangere per Narnia, Lucy. Tutto ciò che contava della vecchia Narnia, tutte le creature più care, sono state portate nella vera Narnia attraverso la Porta. E ovviamente è differente, tanto differente come lo può essere una cosa vera da un’ombra o la veglia dal sogno”.

Era quella la differenza tra la vecchia e la nuova Narnia. Quella nuova era una terra più profonda; ogni roccia e fiore e stelo d’erba sembrava significare qualcosa di più. Non posso descriverlo meglio di così. Se un giorno ci andrete capirete di cosa sto parlando.

La ragione per cui amavamo la vecchia Narnia è che qualche volta sembrava un pochino come questa.

[…]

Lucy: “Capisco. Questa è ancora Narnia e più reale e più bella della Narnia là sotto…capisco. Un mondo dentro un mondo. Narnia dentro Narnia”.

E qualunque cosa guardasse, non importa quanto distante fosse, una volta che aveva fissato lo sguardo su quella cosa, diventava nitidissima e vicina come se guardasse attraverso un telescopio.

“Pensavo che la casa fosse andata distrutta”, disse Edmund.

“È così”, disse il Fauno. “Ma adesso stai guardando l’Inghilterra nell’Inghilterra, la vera Inghilterra proprio come questa è la vera Narnia. E in quell’Inghilterra interiore nessuna cosa buona è andata distrutta”.

C.S. Lewis, “Le Cronache di Narnia”.

È scritto che la vita si rifugi in un sol luogo, apprendiamo cioè che esiste un paese nel quale la morte non toccherà gli uomini, quando sarà il terribile momento del duplice cataclisma. Tocca a noi cercare, poi, la posizione geografica di questa terra promessa, dalla quale gli eletti potranno assistere al ritorno dell’età d’oro. Perché gli eletti, figli di Elia, secondo le parole della Scrittura, saranno salvati. Perché la loro fede profonda, la loro instancabile perseveranza nella fatica avrà fatto meritare loro d’essere elevati al rango di discepoli del Cristo-Luce. Essi porteranno il suo segno e riceveranno da lui la missione di ricollegare all’umanità rigenerata la catena delle tradizioni dell’umanità scomparsa.

Fulcanelli

Il moderato bevitore di tè e l’appassionato amante della birra: metafore per un mondo post-imperiale

worldlandbridge

L’unica maniera per sconfiggerci (e liberarci dagli schiavisti) è prendere il controllo del sistema economico-finanziario che sostiene la fazione sociopatica, tracotante e guerrafondaia, momentaneamente dominante, la quale può sopravvivere solo grazie ai tributi dei sudditi e delle colonie e, essendo insaziabile, finisce per generare gli anticorpi che la distruggeranno.

È esattamente quel che sta accadendo (China’s “One Belt, One Road”: Europe’s Strategic Interest to Drive the New Silk Road, BMW Foundation Herbert Quandt, 7 Sep 2015; China is dumping U.S. debt, CNN, 11 Sep 2015; Putin says dump the dollar, RT, 1 Sep 2015), anche grazie all’aiuto di:

– segmenti dell’establishment occidentale che dovremmo chiamare “dissidenti” e rischiano in prima persona, per patriottismo e per autentico umanitarismo (Julian Assange, nuovi documenti inediti fanno luce sulle indagini per stupro, l’Espresso, 16 ottobre 2015; Obama’s war on whistleblowers leaves administration insiders unscathed, Guardian, 16 marzo 2015);
– politici realisti e scafati che hanno fiutato il vento (Rift in Obama administration over Putin, Politico, 21 Oct 2015; Obama urges Turkey and Russia to drop row and focus on ‘common enemy’ Isis, Guardian, 2 Dec 2015; Merkel: “Area scambio con Russia”, TGCOM 24, 17 aprile 2015; Putin furioso: “Tu non sei Dio”. Prodi racconta quando…, Blitz, 2 dicembre 2015; Nicolas Sarkozy légitime l’annexion de la Crimée par la Russie, Figaro, 10 febbraio 2015; D’Alema: «All’estero non siamo più protagonisti. Arabia e Israele da alleati a problemi», Corriere, 11 gennaio 2016; Putin: «Vicino all’Occidente, rispetto Angela Merkel», Sole 24 Ore, 11 gennaio 2016);
– star ribelli e soft power (La confessione di DiCaprio: “Vorrei interpretare Putin”, Giornale, 17 gennaio 2016; Matt Damon guida il cast di The Great Wall di Zhang Yimou, 12 marzo 2015; China set to overtake U.S. as world No.1 in entertainment, Bloomberg, 8 Jan 2016).

Il resto dell’articolo lo trovate qui: https://medium.com/@stefano_fait/il-moderato-bevitore-di-t%C3%A8-e-l-appassionato-amante-della-birra-metafore-per-un-mondo-post-9467e41f5895#.itz31dec8

Presentazione del libro di Marco Politi, “Francesco tra i lupi”, martedì 26 gennaio, sala polifunzionale di Cognola

Ezio Mauro, novello Cicerone, e il nadir del giornalismo

9788807104060_quarta
Cicerone mi è sempre stato antipatico. Aveva tutto quel che serviva per essere un grand’uomo, tranne il coraggio morale e la compassione (digli poco!).
Leggendo questo pezzo dell’ex direttore di Repubblica (che un tempo era considerato un quotidiano di sinistra) non ho potuto fare a meno di pensare a Cicerone, per il quale l’innovazione sociopolitica e il cambiamento in quanto tale erano per definizione sovversivi, effimeri, pericolosi, ecc.
http://www.repubblica.it/politica/2015/12/22/news/la_politica_dell_altrove-129959586/

Tanto brigò che alla fine spianò la strada all’Impero, proclamando di voler salvare la Repubblica.

La maggior parte degli storici ha guardato agli anni della tarda repubblica di Roma attraverso gli occhi dell’aristocrazia romana. Il popolo comune viene descritto come una massa di parassiti, una marmaglia interessata unicamente ai panem et circenses, a placare la fame e a godere dei sanguinari spettacoli del circo. Cesare è per alcuni un tiranno, per altri un pericoloso demagogo che sposa la causa del popolo per desiderio di potere, per altri ancora un “dittatore democratico”. Il suo assassinio viene letto come il risultato di inimicizie personali o di lotte di potere svuotate di contenuto sociale. A Parenti non interessa tanto Cesare come individuo, piuttosto gli preme capire quali dinamiche sociali e “di classe” si agitavano dietro le quinte della sua ascesa e del suo assassinio. Quella che Parenti racconta è la storia della resistenza popolare contro una plutocrazia spietata. Una storia “dal basso” che restituisce a un popolo la sua voce. Il libro ricostruisce il contesto sociale e politico in cui maturò l’omicidio di Cesare e, insieme, cerca di leggere “in filigrana” la vita, le iniquità, le aspirazioni della società romana. Questa è una storia di latifondi e squadracce, di padroni e schiavi, di patriarchi e di donne sottomesse, di capitalisti sfruttatori e di province saccheggiate, di capi popolo profittatori e di rivolte urbane. È la storia della lotta tra i pochi plutocrati e i molti indigenti, fra i privilegiati e il “proletariato”, in cui compaiono politici corrotti, elezioni truccate e assassini politici.
(L’assassinio di Giulio Cesare. Una storia di popolo nella Roma antica).

Entrando nel merito dell’analisi di Mauro.

Albert Rivera (Ciudadanos) non è più ribelle di Matteo Renzi. Definirlo “antipolitica” significa non aver seguito le vicende politiche spagnole con una pur minima attenzione.
Permettersi di commentare “autorevolmente” qualcosa senza averlo approfondito non è indice di professionalità.

Ezio Mauro: “Tutto pur di affermare la forza della diversità: persino l’ignoranza, esibita come una garanzia di naiveté, una suprema estraneità alle istituzioni che sono da espugnare, non da governare”.

Né C’s né Podemos (né, ormai, una fetta del M5S) rientrano in questa categoria. La classe dirigente di entrambi i movimenti ha una solidissima formazione politica e partitica.
Mauro si legga quest’analisi di Pablo Iglesias (leader di Podemos) e poi ne riparliamo
http://www.theguardian.com/commentisfree/2015/dec/21/politics-isnt-fairytale-good-versus-bad

Quanto alla solita etichetta di “populismo” affibbiata a chiunque metta in discussione il sistema esistente e chieda un riequilibrio delle forze in senso democratico e di giustizia sociale, oppure alla tendenza a mettere estrema destra e sinistra (manco estrema) nello stesso calderone…
Succede anche sui media inglesi, un altro bastione reazionario
http://www.scottishleftreview.org/article/corbyn-challenges-cosy-consensus/

Non stupisce che i maggiori quotidiani continuino a perdere lettori per strada.
Siamo al nadir del giornalismo.
Sono momenti tristissimi per chi ha dedicato un’importante parte della sua vita al giornalismo.

Poi, per fortuna, uno s’imbatte in un’analisi fatta come giornalismo comanda (grazie a facebook) e si rincuora.
Podemos ha dimostrato di saper leggere molto bene la situazione e di saper fare politica sul serio. Il partito guidato da Pablo Iglesias non ha nulla a che fare con il populismo e non è anti-europeo, come spesso si sente ripetere; la sua storia, il suo discorso e la sua pratica politica in questi due anni hanno dimostrato che non è comparabile con i Cinque Stelle nostrani e men che meno con l’UKIP o il Front National della Le Pen, come qualche osservatore italiano ha scritto.
http://temi.repubblica.it/micromega-online/una-nuova-tappa-per-la-spagna/

E non è neppure come Syriza. Nessun movimento di riscatto della società civile e reazione anti-oligarchica è equiparabile agli altri. Alcuni assumono il controllo di un “vecchio” partito (Labour britannico), altri fondono vari partiti (Syriza), altri ancora spuntano fuori dal nulla e sono anti-partitici, ma fino a un certo punto (M5S), altri infine provengono da esperienze di partito serissime e pesissime e desiderano essere contemporaneamente movimento e partito, elitari e deliberativi (Podemos).
Ognuno è storia a se stante, un esperimento. Chi non riesce a capire l’eterogeneità delle enormi trasformazioni del tempo presente non è in grado di farsi interprete del presente a beneficio del cittadino comune e sarà ancor meno in grado di anticipare i possibili futuri.
Si occupi d’altro o s’impegni con umiltà ad aggiornarsi. Grazie.

Da anni i commenti dei lettori di Repubblica (Corriere, Stampa, ecc.) sono più informati e istruttivi degli articoli.

Questa è una delle principali ragioni per cui i quotidiani sono in crisi.

Milioni di lettori, presi tra i due fuochi di:
(a) un giornalismo mainstream che ha rinunciato alla sua missione e affonda nei debiti in un circolo vizioso e
(b) una controinformazione che, per quanto utile, anche quando è indipendente spesso è più sensazionalista e tendenziosa dell’informazione mainstream,
non possono fare altro che usare i forum/thread come una giuria, vagliando le ragioni degli uni e degli altri.

E’ questa l’informazione del futuro? E’ un bene? E’ un male?
E’ qualcosa di completamente diverso e inedito e va capito, perché indirizzerà l’evoluzione delle nostre società e della prassi politica futura.
Ezio Mauro non sembra essere attrezzato a farlo.

https://www.facebook.com/mediaskopia

Se vuoi essere libero, non indossare vestiti prodotti da schiavi

Print

Ha senso lamentarsi dello sfruttamento a cui siamo sottoposti e poi indossare quotidianamente indumenti e accessori prodotti da esseri umani trattati come bestie?

Pensiamo forse che le pratiche consentite in un certo angolo del mondo non ci riguardino?

Non saranno mai importate qui perché l’effetto boomerang non esiste?

E allora perché una volta un salario per famiglia era sufficiente a campare?

E allora perché vi sentite costrette/i ad acquistare cheap/fast fashion “per risparmiare”?

Siamo tutti interdipendenti: nessuno può essere realmente libero finché qualcun altro è schiavo. Chi non lo capisce è abituato a vedere il singolo albero e non la foresta, a vivere alla giornata senza prendere in considerazione la prospettiva storica e il lungo periodo.

Un discorso analogo vale per il cibo: possiamo scegliere tra mangiare cibo salutare o comunque meno inquinato, spendendo di più (ma facendo amicizia con chi li produce o li vende), o rovinarci la salute per risparmiare. Alimentare l’industria del risparmio a ogni costo porta al congelamento o alla riduzione dei nostri salari, in un circolo vizioso che ci porterà alla badante e poi alla tomba diversi anni in anticipo.

Al giorno d’oggi, quando uno compra un diamante, cerca anche di capire la sua provenienza, accertandosi che non sia insanguinato (Il contrasto al traffico di ‘diamanti insanguinati’, fra guerre civili e violazioni dei diritti umani, Diritti umani e diritto internazionale, 2010).

È una buona pratica che dovrebbe essere estesa ad ogni nostro acquisto (es. come scegliere le uova).

Per il resto dell’articolo:

Se vuoi essere libero, non indossare vestiti prodotti da schiavi

L’umanità deve superare la patologia centralista, se non vuole estinguersi

resilienza-empatia-concetto-di-s-e-mentalizzazione-slide-3-638
Palermo: «A Roma per l’autonomia tira una brutta aria»

Si dice che la riforma del Senato indebolirà ulteriormente l’autonomia. E’ vero?

Senza dubbio. Con meno rappresentanti a Roma e con i poteri rimessi quasi tutti alla Camera il nostro peso specifico finirà per essere bassissimo. Quindi penso che se per questa legislatura le cose dovrebbero andare, tutto sommato, per il verso giusto perché in Parlamento ci siamo e riusciamo a farci sentire, facendo valere la nostra capacità di unirci e la nostra compattezza, dalla prossima legislatura le cose potrebbero andare molto peggio.

Qual è la soluzione?

Difficile a dirsi. Io l’unica strada, come ho detto, la individuo nella nostra capacità di spiegare a cosa serve la nostra autonomia. Ma per arrivarci ci vuole una politica più alta di quella che vediamo quotidianamente e forse oggi potrebbe già essere tardi. Non è una questione di persone, ma di idee. Da troppo tempo la politica è concentrata sul quotidiano: quando va bene si dedica ad amministrare l’esistente, quando va peggio pensa alle campagne elettorali. Invece dovremmo concentrarci sul futuro. Serve una visione politica dell’autonomia e per questo si deve aprire un dibattito che non coinvolga solo le élite ma tutta la comunità.
http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/trento/cronaca/2015/09/28/news/palermo-a-roma-tira-una-brutta-aria-1.12166209

Mentre le masse reclamano sovranità, autodeterminazione, autonomia, decentramento, sussidiarietà ad ogni livello (inclusi il posto di lavoro, la sfera degli affetti, ecc.) la porzione della classe dirigente globale al momento dominante ha in mente ben altro: il centralismo (locale, regionale, nazionale, continentale, globale).
Es. sorveglianza totale + privatizzazioni/brevettabilità dei beni comuni + esplosione della popolazione carceraria + burocrazia fuori controllo + monopoli finanziari-militari, ecc.

Questa è una strategia suicida, nel medio e lungo periodo, per le stesse oligarchie (e per l’ecosfera), perché TUTTI i sistemi accentratori sono fragili, anti-resilienti, entropici.

La Natura NON accentra e la Natura è in circolazione da un pochino più di tempo di noi (qualche miliardata d’anni, miliardo più miliardo meno).
Forse un po’ più di umiltà e un po’ più di disponibilità ad apprendere da chi ha testato le varie opzioni da tempi immemorabili per concludere che il centralismo non funziona potrebbe non guastare, no?

I sistemi resilienti sono meglio attrezzati ad affrontare scenari imprevedibili:

26-set-15-nord-atlantico

http://freddofili.it/2015/09/28/corrente-del-golfo-una-fase-di-forte-decadimento/

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2015/09/27/il-famigerato-sesto-inverno-si-avvicina-inesorabile/

Quelli che: “Corbyn pensa vecchio, papa Francesco pensa vecchio pure lui. Perché non si tolgono dai piedi?”

jeremy-corbyn-3

Gesù entrò poi nel tempio e scacciò tutti quelli che vi trovò a comprare e a vendere; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: “La Scrittura dice: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera ma voi ne fate una spelonca di ladri“.  

Gesù, un altro che pensava vecchio anche quando era giovane (era vecchio dentro!)

Matteo era un pubblicano, cioè riscuoteva le tasse degli ebrei per darle ai romani. I pubblicani erano malvisti e inoltre considerati peccatori, per questo vivevano isolati e disprezzati dagli altri. Con loro non si poteva mangiare, né parlare e né pregare. Per il popolo erano dei traditori, che prendevano dalla loro gente per dare ad altri.

Papa Francesco

Corbyn, durante e dopo le primarie, è stato oggetto di attacchi durissimi dall’ala moderata del suo partito, dal Primo Ministro David Cameron e dalla stampa nazionale ed estera (anche i giornali italiani hanno fatto la loro parte). Tutti intenti a prendere di mira, con argomentazioni generiche, e spesso con qualche calunnia (basti pensare all’infondata accusa di antisemitismo circolata qualche tempo fa), il nuovo volto del Labour…le semplificazioni che accompagnano Corbyn, che lo dipingono o come “il male” o come la personificazione della “sconfitta”

Renzi attacca Corbyn. La replica: “No comment”, PolisBlog, 22 settembre 2015

B017Osservate attentamente l’onda di disprezzo (odio?) che si è levata nel centrodestra e nel centrosinistra all’indirizzo di Jeremy Corbyn, il nuovo leader del partito laburista inglese.

Non è paragonabile a quella riservata a Podemos o Syriza. Qui c’è qualcosa di più profondo e implacabile, presumibilmente l’astio dei ricchi e potenti contro chiunque prenda le difese dei deboli e si permetta di farlo a Londra, nella tana del lupo (la City).

Quando Cameron definisce in un twitter il Labour guidato da Corbyn “una minaccia per la nostra sicurezza nazionale, per la nostra economia e la sicurezza delle vostre famiglie“, l’analista più attento capisce che l’establishment si è spaventato sul serio e ha perso il controllo della retorica, con una virata iperbolica che getta discredito su di sé.

Corbyn è universalmente associato al concetto di “vecchio”, ossia sorpassato. Il suo programma è anti-moderno. Ma che che cosa si propone di fare?

Ridurre le disparità sociali, interrompere l’iter di privatizzazione delle risorse comuni, scaricare i costi anche sui ricchi, lottare contro le agevolazione fiscali per le grosse multinazionali, riprendere il controllo del sistema finanziario e regolarlo, prevedere spazi verdi coltivabli ogni volta che si costruiscono abitazioni, riconoscere lo stato palestinese, investire nell’energia e nelle infrastrutture per migliorare i servizi, non rifinanziare l’armamento nucleare, ridimensionare i costi per l’istruzione senza indebitare gli studenti, porre fine ai “bombardamenti umanitari”, dare slancio all’edilizia popolare per aiutare le giovani coppie a vivere dignitosamente, restituire Chagos agli indigeni “etnicamente ripuliti” per costruire la base americana, pensare a un’amministrazione congiunta per la Falkland/Malvinas, mettere l’embargo alla vendita delle armi ad Israele, bloccare il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), è contrario al fracking, favorevole alla riunificazione dell’Irlanda, al tetto agli stipendi, all’educazione musicale dei bambini, allo smantellamento della NATO, alla riduzione della produzione e commercio delle armi.

Jeremy-Corbyn-hamas-focus-on-israel
Più in generale, i discorsi di Corbyn grondano di termini desueti come giustizia, uguaglianza, solidarietà, altruismo e fratellanza (orrore! orrore! magari è più a sinistra di papa Francesco!).
Ora, se è papa Francesco a dire certe cose, i “nuovi sinistri” non lo possono attaccare, perché sarebbe un suicidio elettorale. Lo tollerano e aspettano che passi a miglior vita e contano sul fatto che tanto lui si occupa di anime, non di politiche e voti.
Michael Ledeen (sponsor di Renzi) su papa Francesco:
_http://pjmedia.com/michaelledeen/2015/09/20/the-pope-of-montecristo/

12168-1

Corbyn, invece, è imperdonabile e, poiché propone misure che avrebbero sottoscritto i fratelli Kennedy, rischia di fare la loro fine.

Julian Assange, che lo ammira, l’ha avvertito: vacci piano, abbassa i toni, se no in qualche modo ti rimuovono:

 

« Older entries

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 177 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: