Link utili (spero)

willy-wonka-blog

Era da un po’ di tempo che volevo condividere alcune delle mie fonti che considero più affidabili e che potrebbero essere meno note di altre, almeno in Italia (es. non ho messo http://thesaker.is/ perché voglio augurarmi che tutti i “contro-informatori” lo conoscano).
Cercherò di aggiungere altri link man mano che mi verranno in mente.
Per altri aggiornamenti con altri link
https://plus.google.com/+StefanoFaitFuturAbles

FILOSOFIA, SPIRITUALITÀ

Jacob Needleman http://www.jacobneedleman.com/

ECONOMIA

Michael Hudson http://michael-hudson.com/

Ellen Brown http://itsourmoney.podbean.com/

Yanis Varoufakis (tiene un blog, da molti anni): http://yanisvaroufakis.eu/

Gustavo Piga: http://www.gustavopiga.it/

http://conscience-sociale.blogspot.it/

GEOPOLITICA

Scozia (fondamentale per capire il mondo dopo la caduta dell’Impero): http://newsshaft.podbean.com/

Singapore (fondamentale per capire la meta finale dell’Impero – Singapore è il prototipo di città-stato che desiderano ai piani alti): http://www.theonlinecitizen.com/

Cina: https://soundcloud.com/44-days / http://www.chinafile.com/

The Diplomat: http://thediplomat.com/

Clarissa: http://www.clarissa.it/

WikiSpooks: https://wikispooks.com/wiki/Main_Page

Moon of Alabama: http://www.moonofalabama.org/

The East is Read: https://eastisread.wordpress.com/

CONTROINFORMAZIONE E INFORMAZIONE ALTERNATIVA

http://www.sott.net/

http://www.wanttoknow.info/newsstories

http://21stcenturywire.com/

http://www.caseyresearch.com/gsd/criticalreads

https://thepolypus.wordpress.com/

MUTAMENTO CLIMATICO (E PLANETARIO)

http://www.climatemonitor.it/

ADAPT 2030: https://www.youtube.com/user/MyanmarLiving

http://www.suspicious0bservers.org/

http://www.attivitasolare.com/

http://www.freddofili.it/

https://sunshinehours.wordpress.com/

http://www.laterredufutur.com/accueil/

http://www.sis-group.org.uk/news

ANTROPOLOGIA, SOCIOLOGIA, SCIENZE POLITICHE

Richard Sennett http://www.richardsennett.com/site/senn/templates/home.aspx?pageid=1&cc=gb

Stephen F. Cohen http://jordanrussiacenter.org/author/scohen/

Adam Greenfield http://urbanscale.org/about/adam-greenfield/

James C. Scott http://politicalscience.yale.edu/people/james-scott

Ian Tattersall http://www.iantattersall.com/

Richard Klein https://web.stanford.edu/dept/anthropology/cgi-bin/web/?q=node/107

Dominique de Villepin http://www.richardsennett.com/site/senn/templates/home.aspx?pageid=1&cc=gb

SALUTE, ALIMENTAZIONE, SCIENZA

http://wholehealthsource.blogspot.it/

http://www.i-sis.org.uk/index.php

Come hanno distrutto il Giappone (e hanno provato a fare lo stesso con UE, Cina, Russia e Stati Uniti)

SOTTOTITOLI IN ITALIANO

Selfie-governance nella Terza Repubblica

 

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

 

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selfie Obama

Il neoliberismo è un’evoluzione del liberismo.

Invece di limitarsi a tenere a bada lo Stato o a farlo tornare sui suoi passi, il suo obiettivo è quello di impadronirsi non solo dello Stato ma anche dello Stato Profondo

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=17751

Per questo un leader neoliberista (che non si proclami orgogliosamente tale) è in grado di sedurre sia i liberali (per il suo libertarismo), sia i socialisti (per il suo statalismo). L’illusione dura finché gli uni non si rendono conto che è autoritario e centralista e gli altri che è al servizio di interessi privati.

Il volto neoliberista non è sempre facile da scorgere dietro la maschera che di volta in volta sceglie di indossare, a seconda della fase storica e delle attese della massa.

Prendiamo un esempio a caso…

“«Un soprintendente è tenuto a compiere sopralluoghi, controllare perizie, dirigere i lavori, pubblicare studi, redigere piani paesistici, ma soprattutto resistere ai privati che vorrebbero distruggere tutto per rifarlo in vetrocemento, quasi sempre con l’assenso e l’appoggio delle autorità». «Resistere ai privati»: chi lo sostiene oggi è segnato a dito come talebano, statalista, comunista. A scriverlo, invece, era il liberalissimo Indro Montanelli, in un memorabile articolo comparso sul «Corriere della sera» il 12 marzo 1966. Oggi, invece, un giornale come «Repubblica» scrive che «troppo spesso le soprintendenze diventano fattori di conservazione e di protezionismo in senso stretto cioè di freno e ostacolo allo sviluppo, alla crescita del turismo, e dell’economia», sul «Corriere» si invoca un giorno sì e l’altro pure l’intervento salvifico di quegli stessi privati, Matteo Renzi ripete a macchinetta che «Sovrintendente è una delle parole più brutte di tutto il vocabolario della burocrazia. Stritola entusiasmo e fantasia fin dalla terza sillaba». L’entusiasmo e la fantasia di chi – tra il 1966 e oggi – ha sepolto questo Paese sotto una colata di cemento”.

http://www.minimaetmoralia.it/wp/patrimonio-culturale-montanelli/

“Condivide il rischio di “svolta autoritaria” evidenziato nel manifesto di Libertà e giustizia?
Per quanto riguarda il problema democratico, giustamente sollevato da altri professori, segnalo solo le criticità principali:

1) La modifica della Costituzione sarà approvata da un parlamento bicamerale dotato di minore legittimazione democratica complessiva della sola Camera dei deputati che approva le leggi ordinarie (purché riceva una legge elettorale più democratica).
2) I ventun senatori nominati dal Presidente non rappresentano le autonomie territoriali, ma rischiano di rieleggere il Presidente che a sua volta potrebbe rinominarli, un meccanismo di cooptazione lontanissimo dal principio di democrazia.

3) I senatori non risponderanno delle loro scelte senatoriali nei consigli regionali e locali, piuttosto nelle sedi dei partiti politici e dell’ANCI”.

Jörg Luther, giurista e costituzionalista all’Università del Piemonte Orientale

http://www.formiche.net/2014/04/05/senato-renzi-bundesrat-confronto-prof-luther/

“Quella corporazione oggi largamente rappattumata sotto le sue bandiere; riaccreditata grazie a giochi verbali dal sapore vagamente terroristico, promossi dal nuovo conformismo che ci traghetta verso la Terza Repubblica: l’addebito di “conservatore” appioppato a chi dubita che il cambiamento per il cambiamento sia riformismo; l’accusa di “gufare” come una scudisciata a quanti obiettano che gli effetti d’annuncio presuppongono piani articolati (che non si vedono) e adeguate coperture finanziarie (idem come sopra). Obiezioni a cui la claque replica allo stesso modo di Iva Zanicchi quando difendeva Berlusconi “a prescindere”: lasciatelo provare! Come se fossimo al tirassegno del Luna Park e non in politica, dove è regola esibire garanzie e rendicontare preventivamene.

Comunque, basta e avanza per capire senza preconcetti il senso del new deal renziano analizzare dove vada a parare il suo progetto di riforma elettorale: un duopolio di potere, con i vertici che si eleggono i propri fidati. Mentre resta escluso dal gioco il partito più consistente: gli italiani che hanno deciso di non andare più a votare”.

Pierfranco Pellizzetti

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/04/07/pierfranco-pellizzetti-viperette-renziane-mordono-professoroni/

“…è già accaduto in passato che la contrapposizione del Corriere della Sera a tutto ciò che la sinistra rappresentava in questo Paese, ha portato il maggiore quotidiano italiano a ritenere i socialisti più pericolosi e minacciosi dei fascisti.

Ovviamente il 2014 non è il 1922, ma la crisi profondissima che sta attraversando la nostra democrazia e le risposte sbagliate che ad essa si vorrebbero dare, non lasciano presagire nulla di buono.

Proprio per questo è bene che ci siano appelli contro i pericoli autoritari come quello lanciato da autorevolissimi intellettuali italiani, contro il tentativo di cambiare in peggio le nostre istituzioni.

Oggi più che mai, l’imperatore, se vuole essere saggio, ha bisogno di usignoli che cantino liberamente la loro canzone. Non ha bisogno di usignoli meccanici che cantino a comando”.

Antonello Falomi

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/04/07/antonello-falomi-gli-usignoli-meccanici-dell%E2%80%99imperatore/

“…abbiamo un Parlamento di nominati con un tasso di disrappresentatività spaventoso (oltre il 40%, caso unico mondiale), che è stato eletto con un sistema dichiarato in buona parte incostituzionale che, anziché sciogliersi, pretende di riformare la Costituzione ed a tempo di rock, sotto la regia di un semi-ottuagenario in stato confusionale e di un frenetico giovanotto in preda al ballo di San Vito: è meglio di una commedia surrealista! Pura comicità demenziale”.

http://www.aldogiannuli.it/2014/04/berlusconi-ondivago-renzi-frenetico/

“Un gruppo di senatori del Pd sostiene che, in commissione affari costituzionali al Senato, si possa e debba presentare una bozza di riforma alternativa a quella del governo.

E’ d’altra parte il normale ruolo di una commissione parlamentare: raccogliere le varie proposte, mediare, fare sintesi e infine portare un testo in aula. Se il testo da portare fosse quello della proposta governativa, blindato, non ci sarebbe bisogno della commissione e soprattutto ci sarebbe un’ingerenza dell’esecutivo sul legislativo.

Ma il capogruppo Pd al Senato (Zanda) richiama all’ordine i dissidenti, dicendo loro che la proposta del Pd è quella del governo.

Non entro nel merito. Dico solo che quando Grillo invocava il vincolo di mandato per i suoi senatori, ci furono molte levate di scudi anche dal Pd in nome della Costituzione che esenta i parlamentari dal vincolo di mandato.

Ora pare che siamo al vincolo di mandato a fasi alterne”.

Andrea Iannuzzi, facebook

“Si tratta di partire dalle nostre esperienze autonomistiche per convincere il governo che dopo il federalismo di matrice leghista non si può tornare allo statalismo. E nella Costituzione dev’essere scritto che è possibile per i territori di montagna avere forme speciali di autogoverno, contro l’omologazione a un modello metropolitano. Perché quello che succederà è che il governo del territorio delle vecchie Province lo faranno le classi dirigenti delle metropoli. Che senso ha un Senato delle Regioni se alle Regioni si tolgono i poteri? Noi dobbiamo essere capofila di una grande battaglia in cui sia chiara la tutela della nostra autonomia”

Lorenzo Dellai, presidente della Provincia Autonoma di Trento dal 1999 al 2012

http://ricerca.gelocal.it/trentinocorrierealpi/archivio/trentinocorrierealpi/2014/04/07/NZ_14_04.html

I criteri guida di questo millennio dovrebbe essere ben altri; anti-paternalisti e incentrati sul concetto di cittadino-sovrano (una vera e propria rivoluzione antropologica e politica che deve guidare le nostre azioni in questi anni):

– non lasciare che chi ti governa tenga in mano tutto le carte;

– cerca di sviluppare le capacità e il cuore (la coscienza) per essere padrone del tuo destino, capitano della tua anima, sindaco/presidente di te stesso, un cittadino sovrano che stringe rapporti di cordiale cooperazione con altri cittadini sovrani, in nome del bene comune;

– diventa il cambiamento che vuoi vedere nel mondo partecipando attivamente al mutamento come si sviluppa nel mondo, senza attendere una figura paterna, veterotestamentaria, che ti dica cosa sia nel tuo interesse (Gesù il Cristo non ha mai controllato, manipolato, ricattato, comprato, comandato);

– partecipa alla creazione di comunità di cittadini sovrani che formino una rete planetaria e scoprano che l’armonia è possibile anche in comunità più grandi, se c’è il rispetto della diversità e se l’altruismo vince sull’egoismo;

– partecipa alla costruzione di un villaggio globale in cui il naturale desiderio di unirsi per prosperare non sia dirottato verso forme di integralismo religioso, politico ed economico che conquistano con la forza e con il ricatto, invece di persuadere con il buon esempio.

http://www.futurables.com/2014/04/06/maroni-lombardia-kompatscher-sudtirolo-rossi-trentino-e-il-risorgimento-2-0/

Guru che odiano le donne (e gli uomini) – da Rachel Carson a Gore e Latouche

A cura di Stefano Fait

Web Caffè Bookique [Facebook]

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Mi amareggia sapere che Serge Latouche goda in Italia di una popolarità sproporzionata rispetto a quella riservatagli nel resto d’Europa e dell’Occidente, dove è relativamente poco conosciuto. E per fortuna, dico io

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/03/04/perche-grillo-fa-bene-a-non-credere-nella-decrescita-felice/

Latouche è uno dei tanti frutti di una corrente reazionaria e misantropica dell’ambientalismo. Reazionaria perché rimuove il benessere umano dal centro del discorso politico e lo sostituisce con un distorto “amore” per il pianeta / terra / natura che, per qualche ragione, esclude l’umanità.
Se questa corrente non sarà sconfitta sul terreno delle idee e dei dati empirici finirà per pugnalare alle spalle il pensiero progressista e lo stesso ecologismo.

Infatti il suo principale effetto è quello di dirottare l’attivismo progressista in campagne contro il meteo (tra lo scetticismo di tutti gli esperti che cercano di far capire che clima e tempo meteorologico sono cose diverse) e contro il progresso economico, anche se ciò condanna a morte e alla miseria milioni di esseri umani.

Questi nostri fratelli dei paesi in via di sviluppo desiderano ardentemente energia elettrica abbondante e poco costosa, acqua pulita e servizi igienico-sanitari adeguati, non vogliono morire prematuramente di indigenza e indifferenza o guardare i loro figli morire o appassire. Vogliono sfuggire alla prigione della povertà. È un loro diritto, è una scelta perfettamente razionale e moralmente inappuntabile.

http://www.nytimes.com/2013/12/04/opinion/the-poor-need-cheap-fossil-fuels.html?_r=3&#h[]

Ma apparentemente non per Latouche o per Al Gore. Per loro crescita equivale a consumismo, mentre per il resto del mondo crescita significa speranza di diventare un po’ più liberi, un po’ meno discriminati, un po’ meno disuguali.
I dati reali danno ragione ai due miliardi di abitanti del pianeta privi di elettricità e torto ai guru dell”ecologismo reazionario:

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http://www.ted.com/talks/lang/it/hans_rosling_shows_the_best_stats_you_ve_ever_seen.html

Non è una questione di dover fare un po’ meno shopping, è una questione di trovare finalmente la forza, la volontà e il modo di dimostrare che ce ne importa qualcosa dei nostri fratelli di colore più scuro.

I poveri del mondo non hanno solo bisogno di un po’ di luce elettrica e di alcuni gadget elettronici per condurre una vita dignitosa. Oltre all’energia necessaria per alimentare una moderna produzione industriale e agricola, prerequisito per una vita dignitosa per centinaia di milioni di poveri, c’è la questione di come cucinare il cibo. Al momento moltissimi di loro disboscano per poter cucinare e ogni anno decine di milioni di (per lo più) donne soccombono di malattie polmonari conseguenti ai sistemi di cottura a legna e carbone in ambienti chiusi. Queste persone devono poter essere in grado di cucinare su fornelli elettrici e avere frigoriferi, sia a casa che durante lo stoccaggio e il trasporto.

Non è normale che qualcuno ci venga a dire che questi sono privilegi e non diritti per i quali si sono battuti i nostri genitori, nonni e bisnonni. E’ il pensiero di persone dissociate dalla realtà o, come nel caso del multimiliardario Gore, in malafede.

Dovremo abituarci a vivere con meno, ci spiega James Cameron, regista di Avatar, proprietario di 3 ville a Malibù con 3 piscine riscaldate, un ranch di 100 acri, un elicottero privato, 3 Harley-Davidson, una Corvette, una Ducati, uno yacht, un Humvee, una Ford GT, una flotta di sottomarini (ne ha donato uno da 10 milioni di dollari alla Woods Hole Oceanographic Institution).

Non che Latouche se la cavi troppo male, nel centro di Parigi.

Tornando al cuore della questione, la decrescita e l’aumento dei costi energetici in un paese sviluppato non sono fatali (salvo che per quegli anziani che non si potranno permettere di riscaldare le case in inverno). Se lo stesso però succede in un paese in via di sviluppo, si avrà un enorme disastro umanitario che costerà la vita a milioni di persone e condannerà a languire in miseria un numero ancora maggiore di esseri umani.

Una cosa del genere non è altro che un moderno programma eugenetico, dove una parte dell’umanità viene sacrificata per far sentire meglio i privilegiati.

Per fortuna il resto del mondo non ascolta le prediche di Latouche e Gore. Non è infatti concepibile difendere la tesi che la gente dovrebbe volontariamente restare povera. Non succederà mai ed è meglio che i decrescisti/serristi se ne facciano una ragione.

Miliardi di esseri umani, chi più chi meno, vogliono la stessa cosa, ossia una ragionevole aspettativa di vita, una ragionevole prosperità materiale, un posto in cui vivere che sia ragionevolmente piacevole, energia abbondante e a costi ragionevoli, opportunità di viaggiare, educarsi, curarsi e migliorarsi, acqua potabile, igiene, ordine e sicurezza. Sono diritti fondamentali di ciascun essere umano, o comunque dovrebbero essere riconosciuti come tali.

In ogni caso nessun politico può pensare di rimanere a lungo al potere impedendo alle future generazioni di soddisfare queste legittime ambizioni.

162628126-0e10219d-91ea-4526-a517-9420c7ae54bdIntroduzione di Al Gore, appunto

È questo che alla fine ci salverà dal radicalismo chic, cioè da chi, come giustamente nota Laura Fedrizzi, firma appelli e parla ex indignata conscientia, e troppo poco ex informata conscientia.

Fedrizzi si riferisce alla vergogna dell’affaire Silent Spring.

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/quanta-nostalgia-del-ddt

L’ondata di panico generata da “Silent Spring” (“Primavera silenziosa”, 1962) della biologa e ambientalista Rachel Carson, ha ucciso oltre 40 milioni di persone, tra le quali moltissimi bambini. Lo sta ancora facendo. Il libro ha contribuito in modo significativo alla decisione di bandire l’insetticida Ddt (1972 negli Stati Uniti, 1978 in Italia), un modo sicuro e molto efficace per frenare la malaria, la prima causa di morte nell’Africa sub-sahariana, e un’invenzione per la quale il chimico elvetico Paul Hermann Müller era stato insignito del Nobel per la Medicina nel 1948.

Ci sono voluti oltre 30 anni perché l’Organizzazione Mondiale della Sanità riconoscesse l’errore commesso e tornasse a raccomandare l’uso mirato del  Ddt.

Il Ddt comporta alcuni rischi per gli uccelli, ma vale la pena di salvare milioni di uccelli al costo di milioni di vite umane e, chi dovesse rispondere affermativamente, ha pensato che potrebbero essere i suoi figli (se le temperature mondiali dovessero riprendere a salire)?
È un libro che ha promosso un tipo di ambientalismo che prioritarizza l’ambiente sempre e comunque, anche a discapito del benessere umano ed è la ragione per cui ha successo anche e soprattutto negli ambienti reazionari – il conservazionismo è nato su iniziativa di quelli stessi magnati che predicavano l’austerità e la sterilizzazione eugenetica al tempo della Depressione e poi della crisi del 1973-1974 –, in cui il riscatto delle masse dalla miseria e dall’ignoranza non è visto come un obbligo ma come una minaccia per lo status quo.

Non sarò complice di questo abominio.

Jean-François Gayraud, François Thual, «Géostratégie du crime», 2012

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géocrime

Jean-François Gayraud, François Thual, « Géostratégie du crime », Paris: Odile Jacob, 2012

24: les grandes entités criminelles peuvent-elles phagocyter les États?

24: on sous-estime l’influence des mégafraudes dans le déclenchement des grandes crises financières

30: on parle de l’ «État profond », une expression évocatrice de l’existence de pouvoirs occultes puissants

34: Sur des marchés peu ou non régulés, les acteurs les moins honnêtes s’imposent toujours

47-48: Quel est le poids d’un État qui a comme unique réalité sa seule satisfaction identitaire, qui n’a aucune force militaire, économique, financière, médiatique?…Plus le monde sera parcellisé, plus les grandes entités criminelles pourront évoluer librement. Ces organisations criminelles se nourissent de cette hyperfragmentation car il est plus difficile de prendre le contrôle d’un grand État que de territoires minuscules, comme dans la péninsule balkanique ou ailleurs, tels les micro-État du Pacifique ou des Caraïbes…Ce sont des États à « souveraineté limitée ».

51: on ne parle jamais assez de la domination des cartels de la drogue dans les Caraïbes ou des triades chinoises dans le Pacifique Sud

52: Des fonds russes et japonais, issus largements du gran banditisme et de mafias, ont été complaisemment hébergés à Nauru. Le micro-État s’est transformé dans les années 1990-2000 en paradis fiscal et bancaire pour survivre…il a aussi vendu par dizaines des passeports au plus offrant.

53: Il y eut le Cuba de Fulgencio Batista, au pouvoir dans l’île à deux reprises (1940 à 1944 puis de 1952 à 1959). Cuba fut alors une enclave de la mafia italo-américaine qui y installa ses casinos

53: plus récemment, à Panama, Manuel Noriega…

54: l’île d’Haiti du temps des Duvalier père et fils

55: les Antille néerlandaises, avec l’île de Sint Maarten…un homme régnait en maître: Rosario Spadaro

56: Robert Allen Stanford, le « petit Madoff » et le premier Américain à avoir été fait chevalier du Commonwealth, était le premier employeur d’Antigua et Barbuda

60: Les néoconservateurs américains partisans de l’État minimum, prônant la déréglementation des marchés soi-disant autorégulateurs, ont dans les faits livré l’État aux lobbies de la finance, de la pharmacie, de l’armement, etc. La déréglementation et la privatisation ont bénéficié à une clientèle privée. L’État voit son périmètre d’intervention diminuer, mais il est en fait capturé par des forces prédatrices corrompant le système. Les institutions publiques sont mises au service d’intérêts privés, d’une clientèle. […]. Sur les deux cents États reconnus par l’ONU, vingt-cinq à cinquante pourraient aisément, selon les critères choisis, entrer dans cette catégorie des failed/collapsed States (Iraq, Libye, Somalie, Afghanistan, Syrie, Mali, Monténégro, Kosovo, etc.).

99: La kleptocratie est le régime politique ou plutôt politico-criminel le plus répandu sur la planète et pourtant le moins étudié par la science politique

111: au Mexique avec les cartels de la drogue qui mobiliseraient environ 100.000 hommes de main et qui se sont adjoint des entités paramilitaires d’ailleurs issues des forces spéciales

115: Le Monénégro est un petit pays de 700.000 habitants dont plus de la moitié du PIB est quasi officiellement constituée des revenus de trafics criminels: cigarettes, drogues, armes, traite des être humains, etc. Dans la région, le Monténégro est surnommé de manière symtpomatique « Narconégro ».

115: Kosovo : l’UCK nétait pas une armée mais en grand partie une réunion de chefs de clan mafieux ayant à l’origine mené des campagnes d’attentats contre le Serbes. Sans l’OTAN, cette faction terroriste et prédatrice n’aurait jamais pu prendre le pouvoir.

118: le Kosovo est un hub criminel. Au final, des chefs de bandes criminelles, déguisés en acteurs politiques, ont réussi à créer leur propre État. […]. La capitale du Kosovo, Pristina, entrera un jour prochain dans l’histoire du crime organisé comme un épicentre criminel aussi célèbre que Medellin, Chicago ou Palerme.

123: L’Espagne connaît en effet un effondrement criminel accéléré. Ce pays, surtout sa côte méditerranéenne, est devenus un lieu privilégié de remontée des drogues, de blanchiment d’argent et de refuge pour les gangsters internationaux. Soulignons qu’une partie de la bulle immobilière espagnole s’explique par l’afflux de l’argent de la drogue.

157: En Afghanistan la production de l’opium assure 60% du PIB

166: On pourrait d’ailleurs rapprocher cette géographie contemporaine des paradis fiscaux et bancaires avec celle des États filibustiers de la Caraïbe de l’Ancien Régime: on constaterait souvent une étonnante superposition

167 : La City of London Corporation est un État dans l’État…Hong Kong, Singapour…

168 : les nombreuses îles anglophones transformées en paradis fiscaux et bancaires, dans les Caraïbes et ailleurs

Se i sindaci governassero il mondo – 15 obiezioni alla distopia globalista di Benjamin R. Barber

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Ciò che noi, educatori delle nuove leve del Führer, vogliamo, è una moderna statualità articolata secondo il modello delle città-stato elleniche. Bisogna pensare a queste democrazie strutturate aristocraticamente, con la loro larga base economica di iloti, come ai maggiori risultati culturali dell’antichità. Il cinque-dieci per cento della popolazione, i migliori accuratamente selezionati, devono comandare, il resto deve lavorare e obbedire. Soltanto così sarà possibile raggiungere quelle alte mete che proponiamo a noi stessi e al popolo tedesco (Kaminski, 1998, p. 138).

Lo storico tedesco Eugen Kogon, sopravvissuto ai campi di concentramento per diventare uno dei padri della Repubblica Federale Tedesca, riferisce di un colloquio che ebbe nel 1937 con un ufficiale delle SS, che gli descrisse il futuro che avevano in mente i nazisti.

Il futuro è per i più piccoli: la posizione geopolitica non avrà più un grande peso, proprio grazie alle nuove tecnologie di comunicazione. Del resto l’Italia è nota in tutto il mondo per aver avuto delle città molto “potenti” come Genova o Venezia. Credo che i “piccoli” potranno farsi avanti se avranno volontà di farlo, delle strategie adatte, un gruppo dirigente che sappia creare entusiasmo su degli obiettivi precisi

Jacques Attali, già consigliere di François Mitterrand e uno degli intellettuali europei più ascoltati e citati

http://www.ladige.it/articoli/2010/04/23/attali-mondo-vince-chi-sa-cambiare

Venezia era Venezia, Genova era Genova, Firenze era Firenze: le repubbliche marinare e i comuni avevano una loro personalità. Ogni parte dell’ Italia era unica. Con il risultato che le città-Stato erano in competizione tra loro e questo era il motore della crescita, dell’ innovazione, del potere… Uso l’esempio del Sud Tirolo (l’Alto Adige, ndr). Quando ogni regione si auto-organizza, le cose riprendono a funzionare, come lì. Quando si dà uno stop alle interferenze e alle imposizioni di Roma, intesa come centro dello Stato, l’innovazione e la crescita lievitano, scompare la paura dello Stato. E la competitività ne guadagna enormemente. Questo, credo, è quello che l’Italia dovrebbe imparare dalla sua storia… Il primo passo necessario, probabilmente, sarebbe la separazione tra il Nord e il Sud. Per togliere paura ad ambedue le entità. Poi si dovrebbe andare verso regioni autonome, che si governano da sole. Dopo un po’ si potrebbe introdurre qualcosa che dia un feeling simbolico di identità italiana, ma niente di più. Come in alcuni Paesi è la monarchia… Io penso che, come entità politica, l’Europa sia finita. Credo nell’Europa culturale, nel senso dei valori dell’Occidente. Ma per il resto penso si debbano avere indipendenza, specializzazione, capacità di affrontare i propri problemi. E ognuno con la propria moneta.

Marcia Christoff Kurapovna, teorica neoliberista, collaboratrice del Wall Street Journal

http://archiviostorico.corriere.it/2012/luglio/14/Ispiratevi_alle_citta_del_Rinascimento_co_8_120714018.shtml

L’esimio sociologo neocon Benjamin Barber immagina un mondo senza stati-nazione, sostituiti da città-stato che amministrano le loro aree di pertinenza.

Secondo lui le città sono pragmatiche e non ideologiche e i sindaci sono più amati dei presidenti, le città sono meno sottoposte alla pressione lobbistica e le amministrazioni riescono a mantenere più promesse. Già si relazionano tra loro con unioni internazionali, come la Nuova Lega Anseatica o la Fondazione delle Megacittà.

Barber sostiene che la governance globale non ha bisogno di un grande edificio con governanti unitari. Può essere volontaria, informale, bottom-up. Raccomanda la costituzione di un parlamento mondiale delle città, perché gli Stati nazionali non possono governare a livello globale, mentre le città lo possono fare. Un pianeta governato dalle città rappresenterebbe un nuovo paradigma di governance globale, di glocalismo democratico e non imposizione dall’alto, di orizzontalismo invece di gerarchia, di interdipendenza pragmatica in luogo delle ideologie superate di indipendenza nazionale.

E’ un progetto che ha un futuro: la stampa angloamericana mainstream sta dando ampio spazio a chi suggerisce che città come Tokyo, New York, Londra, Chicago, Montreal, ecc. [es. cercate “London city-state” e “Montreal city-state”], seguano l’esempio di Singapore e, in parte, Honk Kong, dandosi uno statuto di città-stato.
Barber, nei prossimi anni, diventerà una star a livelli dell’Al Gore di inizio secolo, se l’agenda anarcocapitalista (fase finale del neoliberismo) procederà spedita:
http://it.wikipedia.org/wiki/Anarco-capitalismo

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Si possono muovere numerose obiezioni a questo “nuovo ordine mondiale”:

1. Innanzitutto i sindaci di norma vengono eletti perché assecondano le esigenze (e i capricci) locali e si ripromettono di risolvere i problemi locali, prima di tutto e quasi esclusivamente. Difficile che un sindaco venga eletto perché promette di risolvere i problemi del mondo assieme ad altri sindaci.

2. A un sindaco, anche il sindaco di una megalopoli, manca una prospettiva non solo globale, ma anche semplicemente nazionale, e non ha senso che siano autorizzati a parlare a nome di milioni di persone che non abitano nella città o nei paraggi (e se i paraggi fossero davvero estesi, che differenza ci sarebbe rispetto agli stati-nazione e capi di stato attuali?).

3. Capita che i sindaci/giunte emanino disposizioni che entrano in conflitto con le legislazioni nazionali, se non addirittura con le costituzioni. Chi tutelerebbe il rispetto dei principi fondamentali? Con quale forza impositiva?

4. Circa il 50% della popolazione mondiale non vive in un contesto urbano. Di che tutele potrebbe godere?

5. E se questa popolazione non urbanizzata, che produce il 95% del cibo e delle risorse di cui necessitano le città, decidesse di scioperare per difendere la propria autonomia, che succederebbe?

6. L’esempio cinese (o di Singapore) non promette bene: i sindaci onnipotenti delle megalopoli non sembrano interessati a coordinarsi per il bene della Cina. Sembrano più intenzionati a trasformare le loro città in feudi personali e gli amministratori locali in cortigiani. Un caso non troppo dissimile è quello di Tokyo, che molti giapponesi considerano un’entità ipertrofica con un’eccessiva influenza sulla gestione del paese. Per non parlare della bancarottata Detroit.

7. Le città-stato del passato non erano certo il paragone della virtù e della concordia, né in Grecia, né in Italia o in Germania. La ‘culla della democrazia’ era in realtà un nido di serpi infido di città in perenne conflitto tra loro per centinaia di anni fino a che furono conquistate da un impero. L’Italia è un esempio classico di come un mosaico di piccoli staterelli è rimasto per secoli alla mercé delle grandi potenze e delle grandi banche. Se le città erano murate una ragione c’era.

8. Senza entità nazionali e federali chi amministra i parchi nazionali, la viabilità transcontinentale, i soccorsi ed aiuti di emergenza, la difesa, la lotta alla criminalità transnazionale? Chi salverà le istituzioni finanziarie troppo grandi per essere lasciate fallire? La tua città o la mia?

9. Oggi, nella maggior parte dei paesi democratici, il governo raccoglie le tasse dai cittadini e le distribuisce ai governi locali. Ci si sforza di contrastare le disparità dovute alle rendite di posizione che nascono dalla concentrazione di ricchezze e di competenze in certi luoghi strategici. Tuttavia, se i governi dovessero scomparire, i divari tra aree urbane e rurali crescerebbero stabilmente e le periferie finirebbero alle dirette dipendenze delle grandi città in grado di far valere la loro volontà con la forza e il ricatto.

10. Inoltre l’attenzione concentrata sulle questioni locale non farebbe che sviluppare il campanilismo e la competizione più sfrenata che ora i governi centrali riescono a gestire a beneficio di un’intera nazione.

11. Per quel che riguarda l’idea che i sindaci siano in grado di cooperare meglio dei leader nazionali, non è difficile capire perché ciò avvenga. Lo possono fare perché tutte le questioni più scottanti, controverse e potenzialmente esplosive vengono gestite a livello nazionale, e così i sindaci possono occuparsi di tutto quel che resta, come i bambini possono giocare assieme mentre i genitori si prendono cura dei problemi reali. Riusciamo ad immaginare una conferenza di sindaci che cercano di decidere riguardo a questioni complesse come il diritto delle donne all’aborto, la guerra alla criminalità organizzata, il welfare, ecc.?

12. La creazione di migliaia di città-stato sarebbe un regalo a quella porzione avida e priva di scrupoli delle élites. Essa prenderebbe il controllo di tutto le esistenti strutture di potere sfruttandole per i propri fini egoistici. La storia italiana, quella tedesca e quella giapponese ce lo insegnano.

13. I candidati a sindaco/governatore sarebbero molto probabilmente ricchi e non capirebbero le condizioni di vita dei distretti più poveri.

14. Infine, mi rifiuto di vivere in un mondo governato da politici post-ideologici, se questo significa che giustizia sociale, uguaglianza e fratellanza saranno incasellate nelle categorie “ideologia”, “populismo”, “radicalismo”. Abbiamo bisogno di più democrazia, non della fantasia di un mondo fiabesco, in cui tutti i sindaci non sono corrotti o vittime della sindrome del salvatore che ha sempre ragione perché è dalla parte del vero, del bene e del giusto.

Post-ideologico, al giorno d’oggi, è diventato sinonimo di neo-liberismo, la dottrina che promuove l’abolizione di quelle norme che tutelano i deboli dall’arbitrio dei forti in nome della “meritocrazia”: come se un bambino allevato “parsimoniosamente” non subisse contraccolpi a livello cognitivo e psicologico,  veri e propri handicap di cui non ha alcuna colpa e come se un bambino allevato in una famiglia benestante non avesse le migliori opportunità di sfruttare una posizione di rendita e di privilegio pregressa.

15. Il progetto di Barber ricorda troppo da vicino lo scenario denominato “renew-abad” nell’analisi futurologica intitolata “Megacities on the Move” di Forum for the Future e che prevede la riemersione delle “città-stato”, un massiccio uso delle energie rinnovabili; uso delle risorse strettamente regolamentato; “benevole” autocrazie sul modello cinese; il divario tra ricchi e poveri diminuito a livello sociale, ma aumentato a livello globale; iniziativa privata fortemente regolamentata dal potere centrale: “I governi impongono regole più severe e utilizzano tecnologie sempre più sofisticate per monitorare i cittadini e far rispettare la legge. Spesso decretano il distretto in cui uno dovrà risiedere, le modalità di spostamento, il livello di consumi energetici consentito. Il tasso di criminalità è calato drasticamente, il traffico è più fluido, ma le rappresentanze della società civile denunciano la morte della democrazia. Le città-stato controllano vasti territori come al tempo dell’Europa medievale”.

I centri urbani funzionerebbero come città-stato neo-feudali che sfruttano e tengono a bada le masse sottomesse e divise in clan neotribali in perenne conflitto – la filantropia al posto dei diritti sociali, la “sicurezza” al posto dei diritti civili, il populismo al posto della democrazia, il vassallaggio al posto del contratto sociale, il precariato al posto dei diritti dei lavoratori. No, grazie!

Chi potrebbe volere una cosa del genere?
Avete presente i semi terminator e zombie della Monsanto? Avete presente le sperimentazioni statunitensi per creare soldati-macchina privi di empatia che saranno poi usati contro la popolazione civile?
http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/i-cyloni-sono-gia-tra-noi.html
http://www.independent.co.uk/news/science/super-soldiers-the-quest-for-the-ultimate-human-killing-machine-6263279.html
Avete presente le revisioni dei conti greci della Goldman Sachs? Avete presente il riciclaggio dei soldi del narcotraffico e della vendita di armi della HSBC? Avete presente le conseguenze letali delle politiche europee in Grecia?
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/10/09/islanda-grecia-egitto-italia-cavie-sovrane/
Avete presente le liste della morte di Obama? Avete presente Deepwater Horizon e Tepco? Avete presente l’Halliburton? Avete presente la guerra delle case farmaceutiche contro i paesi del Terzo Mondo? Avete presente il lobbismo delle multinazionali contro gli interessi e la salute della popolazione? Avete presente la Black Rock, la più grande società di investimento nel mondo, che gestisce un giro d’affari superiore al PIL della Germania? Avete presente il Washington Consensus? Avete presente l’11 settembre? Avete presente la misantropia di certi leader dell’ecologismo?
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/08/09/quando-lumanita-odia-se-stessa-la-misantropia-serrista/
Pensate seriamente che questo esercizio psicopatico di un potere spropositato sia capace di e disposto a disciplinare la sua avidità ed egoismo?

1-reports-per-year2-700x4602145 avvistamenti ufficializzati nel 2012 – 2250 all’inizio di ottobre 2013

http://www.amsmeteors.org/fireball_event/2013/


L’umanità può essere indotta ad accettare tutto questo?

Ecco la risposta di Jacques Attali (parti in rosso): meteoriti/impatti cosmici
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/26/jacques-attali-domani-chi-governera-il-mondo-2012-estratti/
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/23/spedizioni-cosmiche-consegna-rapida-e-sicura-in-tutto-il-mondo/

photo7http://sciencefictionruminations.wordpress.com/2011/12/05/adventures-in-science-fiction-cover-art-the-domed-cities-of-the-future/

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Il celebre scrittore di fantascienza William Gibson, incuriosito dalla possibilità che Singapore incarnasse l’avanguardia di quel mondo futuro che lui descriveva nei suoi romanzi, dopo aver visitato la città-stato, l’ha definita “Disneyland con la pena di morte” e ha ipotizzato che, se la IBM avesse potuto crearsi un suo staterello, le corrispondenze con la tecnocrazia capitalista di Singapore sarebbero state ragguardevoli. Un microcosmo fatto di conformismo, automatizzazione, sorveglianza capillare, carenza di creatività e di senso dell’umorismo, efficientismo, soppressione di tutto ciò che è considerato vecchio, censura, divieto di vendita di certi libri (inclusi, a quel tempo, i suoi!), programmi TV che insegnano ai vari gruppi etnici come essere stereotipicamente “se stessi”, locali gay clandestini, omologazione della moda e delle vetrine, ecc. Gibson conclude mestamente che, se gli architetti della società di Singapore dimostreranno di avere ragione – cioè che è così che una società dovrebbe essere amministrata – sarà una sconfitta per l’umanità, perché sarà la prova che essa può prosperare a dispetto della repressione della libera espressione delle personalità e dell’eterogeneità della natura umana.

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post-3990-1246826145Astana

Più inquietante ancora è l’allucinante “città-utopia” di Astana, capitale dell’odierno Khazakhstan, soprannominata la “base spaziale della steppa” e fortemente voluta dal dittatore Nursultan Nazarbaev, strenuo alleato della NATO, che ne magnifica l’architettura futuristica e sincretistica, gli appelli umanitaria al dialogo tra le fedi e le nazioni, alla pace, alla prosperità ed al progresso, ecc. Ma non c’è unità nella diversità ad Astana, non ci sono concordia, dignità, libertà, uguaglianza e fratellanza. È solo il sogno auto-celebrativo – realizzato con l’aiuto dei proventi petroliferi di un tiranno che si crede illuminato. È anche l’incubo di qualunque persona assennata. Non sembra essere una residenza popolarissima: doveva raggiungere il milione di abitanti nel 2012, ma è rimasta bloccata sotto la soglia degli 800mila e, di questo passo, al milione ci arriverà, forse, dopo il 2030. Tuttavia, nel 2010, Astana è stata scelta come sede di una conferenza diplomatica sui diritti umani dell’Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa.

Quello di Nazarbaev e delle città-stato tecnocratiche è un dispotismo che ha un futuro, perché non è orwelliano, non è sguaiato. È piuttosto molto paternalistico e retoricamente benevolo, un po’ come quello preconizzato da Tocqueville ne “La Democrazia in America” (1840):

Se cerco di immaginare il dispotismo moderno, vedo una folla smisurata di esseri simili ed eguali che volteggiano su se stessi per procurarsi piccoli e meschini piaceri di cui si pasce la loro anima… Al di sopra di questa folla, vedo innalzarsi un immenso potere tutelare, che si occupa da solo di assicurare ai sudditi il benessere e di vegliare sulle loro sorti. È assoluto, minuzioso, metodico, previdente, e persino mite. Assomiglierebbe alla potestà paterna, se avesse per scopo, come quella, di preparare gli uomini alla virilità. Ma, al contrario, non cerca che di tenerli in un’infanzia perpetua. Lavora volentieri alla felicità dei cittadini ma vuole esserne l’unico agente, l’unico arbitro. Provvede alla loro sicurezza, ai loro bisogni, facilita i loro piaceri, dirige gli affari, le industrie, regola le successioni, divide le eredità: non toglierebbe forse loro anche la forza di vivere e di pensare?

Lo spirito di questo possibile futuro è stato colto con una prodigiosa ed inquietante capacità precognitiva da Fëdor Dostoevskij nella Leggenda del Grande Inquisitore:

Il grande inquisitore si presenta come liberatore degli uomini dal peso della libertà. Sembra quasi una contraddizione: liberare dalla libertà. Ma è proprio questo ch’egli vuole fare: sollevare gli esseri umani da quella che sostiene essere la maledizione che il Cristo è venuto a portare agli uomini. Alla stragrande maggioranza di essi, dice il vegliardo al Cristo prigioniero che lo ascolta in silenzio, non si addice la vertigine della libertà, ma la servitù dello spirito… Il grande inquisitore e il Cristo sono fratelli e al tempo stesso nemici mortali. Cristo promuove la vita, l’inquisitore la soffoca…L’inquisitore sostiene le sue posizioni dal punto di vista della «ragion del volgo»: si presenta come amico e non come nemico del popolo. Egli, che ha detto di sì a tutte le tentazioni del demonio nel deserto, non vuole affatto costringere con la forza gli esseri umani ad obbedire; vuole piuttosto impadronirsi dell’animo. È l’anima umana che gli interessa. Il potere non compare come violenza, ma nella sua versione seduttiva, fino al punto di dispensare l’illusione di una vita oltre la morte. Noi, gli eletti – dice l’inquisitore – sappiamo bene che non è così, ma poiché sappiamo illudere gli uomini, essi moriranno felici (Gustavo Zagrebelsky, intervista, Il Sussidiario, 23 gennaio 2012)

E, non meno lucidamente, da Aldous Huxley in “Brave New World” e da David Mitchell in un romanzo trasposto sul grande schermo dai fratelli Wachowski (cf. “L’Atlante delle Nuvole”) che tratteggia una città-stato plutocratica, iperconsumista, castale ed ecologicamente compromessa chiamata Nea So Copros, retta da un’oligarchia, l’“Unanimità”, che si presenta unita ma in realtà è divisa da lobby, tribalismi e lotte di potere, ed è soprattutto condannata:

Nea So Copros si sta avvelenando da sola. Il terreno è inquinato, i fiumi sono privi di vita, l’aria è tossica, le scorte di cibo sono piene di geni canaglia. Gli strati inferiori non ce la fanno più a comprare le droghe indispensabili per affrontare queste privazioni. Le fasce di melanoma e malaria avanzano verso nord a una velocità di quaranta chilometri all’anno. Le Zone di Produzione dell’Africa e dell‘Indonesia che alimentano la domanda delle Zone di Consumo sono per il sessanta per cento inabitabili. La legittimità della plutocrazia, il benessere, sta scomparendo; le Leggi per l’Arricchimento promulgate dalla Juche sono semplici cerotti a fronte di emorragie e amputazioni. L’unica via d’uscita rimasta è la strategia tanto apprezzata da tutti gli ideologi della bancarotta: la negazione.

Al tempo della rivoluzione francese, Louis-Sebastien pubblicò una visione utopica, intitolata “L’anno 2440”, che doveva prefigurare l’esito finale dell’ingegneria sociale di un certo filone illuminista tecnocratico applicata alla rivoluzione. A distanza di qualche secolo Parigi sarebbe diventata una città puritana che avrebbe bandito caffè, the e tabacco. Sarebbe stata la capitale di una società imperialista che aveva occidentalizzato il mondo, che censurava la letteratura non allineata e inquisiva i dissidenti per convertirli. Una società patriarcale, fatta funzionare come un orologio, in cui non esistevano ozio e tempo libero, ma tutti dovevano rendersi utili in ogni momento. La separazione tra pubblico e privato era svanita e i doveri civici avevano eclissato le libertà civili. I critici hanno paragonato la Parigi di Mercier a una città di morti viventi, una necropoli. Dobbiamo contrastare ogni spinta in quella direzione con tutte le nostre forze.

60 domande per Matteo Renzi

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Ecco chi è Marco Carrai, il Gianni Letta di Matteo Renzi

– la sua famiglia si è riprodotta e si è moltiplicata riuscendo ad amnistiare la memoria del nonno di Marco, il Carrai su cui pesava l’accusa infamante di aver fatto parte della banda Carità, il gruppo fascista che opera in Toscana tra il ’43 e il ’45 a caccia di partigiani, tra esecuzioni sommarie e torture;

– il 19enne Marco al primo voto politico si impegna nei club della nascente Forza Italia di Silvio Berlusconi;

– ha trovato a Firenze un segretario provinciale ragazzino che nel ’94 aveva frequentato le tv berlusconiane da concorrente della “Ruota della fortuna” di Mike Bongiorno: Matteo Renzi.

– eletto con le preferenze assicurate da Comunione e Liberazione e dalla Compagnia delle Opere che in Toscana è presieduta da Paolo Carrai e da Leonardo Carrai, alla guida del Banco alimentare, altra opera ciellina: i cugini di Marco;

– Nel 2006, quando esce il film tratto dal romanzo di Dan Brown, pubblica un agile pamphlet su “Il Codice Da Vinci. Bugie e falsi storici”, con lo storico Franco Cardini e il professor John Paul Wauck, prete dell’Opus Dei, molto felice dell’iniziativa. Nel 2007 si presenta al cimitero degli Allori per deporre un cuscino di fiori in onore di Oriana Fallaci, scomparsa un anno prima;

– in quota Monte Paschi di Siena, membro dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze che è azionista di Banca Intesa;

– il fratello Stefano Carrai è in società con l’ex presidente della Fiat Paolo Fresco nella società Chiantishire che tenta di mettere su un gigantesco piano di appartamenti, resort, beauty farm nella valle di Cintoia, a Greve, bloccato dal Comune;

– Fresco è tra i finanziatori della campagna per le primarie del 2012 di Renzi, con 25 mila euro, insieme al finanziere di Algebris Davide Serra (quello delle Cayman), acclamato anche quest’anno alla stazione Leopolda;

L’uomo del governo israeliano, per alcuni («Ho da fare a Tel Aviv», ripete spesso), di certo vicino agli americani di ogni colore. Frequenta con assiduità Michael Ledeen, l’animatore dei circoli ultra-conservatori del partito repubblicano, antica presenza nei misteri italiani, dal caso Moro alla P2. È in ottimi rapporti con il nuovo ambasciatore Usa in Italia John Phillips, amante del Belpaese e della Toscana, proprietario di Borgo Finocchietto sulle colline senesi;

– C’è anche Carrai quando Renzi banchetta con Tony Blair o quando va ad accreditarsi con lo staff di Obama alla convention democratica di Charlotte del 2012. E quando tre mesi fa il sindaco vola a sorpresa a Berlino per incontrare la cancelliera Angela Merkel, accanto a lui, ancora una volta, c’è il ragazzo di Greve, Carrai;

– C’è chi ha visto la sua manina dietro la nomina di Antonella Mansi alla presidenza di Mps;

http://espresso.repubblica.it/attualita/2013/11/04/news/ecco-chi-e-marco-carrai-il-gianni-letta-di-matteo-renzi-1.139920

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  1. Sembra avercela con chiunque sia anche solo di pochi anni più vecchio di lei: ha mai pensato di soffrire di gerontofobia?
  2. Cosa ne pensa del governo Monti?
  3. Cosa ne pensa della gestione Marchionne della FIAT?
  4. Cosa ne pensa del semipresidenzialismo? Ambisce a fare il sindaco d’Italia?
  5. Ha dichiarato che il suo modello è Tony Blair e Tony Blair ha sostenuto la sua candidatura a guidare il PD e l’Italia: Tony Blair è vicino ad ambienti sionisti e neoconservatori, lo è anche lei?
  6. Perché un leader tendenzialmente di sinistra dovrebbe frequentarli?
  7. Quale soluzione proporrebbe per sanare il conflitto israelo-palestinese?
  8. L’invasione dell’Iraq è stata la scelta giusta?
  9. Blair è favorevole a un’escalation militare in Siria: lo è anche lei?
  10. Blair ha approvato il golpe militare egiziano che ha rimosso un governo democraticamente eletto: è d’accordo con il suo giudizio?
  11. Il suo modello, Tony Blair, è dal 2011 consulente del dittatore kazako Nazarbayev. Cosa ne pensa alla luce della recente polemica riguardante l’espulsione di Alma Shalabayeva e del figlio?
  12. Perché l’aspirante “sindaco d’ITALIA” ha scelto come consulente economico un israeliano, Yoram Gutgeld (n0n andava bene l’italiano Piga, tanto per fare un nome tra i tanti possibili)?
  13. Un leader del centrosinistra necessita dell’imprimatur di JP Morgan?
  14. “Sono stufo di questo Pd”. “Sono stufo di questo fuoco di sbarramento incomprensibile su ogni cosa che faccio”. “Andare avanti con questo clima di guerriglia permanente è davvero incomprensibile”. Perché restare in un partito in declino, che non la ama, la ostacola, la saboterebbe (com’è successo a Bersani)? Perché cercare di diventarne il leader?
  15. Cosa ne pensa dei rapporti tra Stato italiano e Vaticano?
  16. Liberalizzazioni e tagli al settore pubblico sono la strada per il rilancio dell’economia e la creazione d’impiego?
  17. Cosa ne pensa dell’euro?
  18. Le decisioni del governo Merkel hanno fatto bene o male all’Unione Europea e ai paesi dell’eurozona?
  19. Gli stati dell’eurozona sono pronti per formare uno stato federale?
  20. Quale sarebbe il peso di Berlino negli Stati Uniti d’Europa?
  21. Cosa ne pensa del sistema di sorveglianza globale costruito dagli americani prima e dopo l’11 settembre?
  22. E’ credibile che tutte le componenti dell’establishment americano – quello di Echelon, per intendersi – siano state prese in contropiede dall’11 settembre?
  23. Cosa ne pensa del “Progetto per un nuovo secolo americano”?
  24. Cosa ne pensa di questa considerazione contenuta nel suddetto progetto (p. 50): “ll processo di trasformazione [delle strategie e delle missioni militari americane], anche se porterà un cambiamento rivoluzionario, risulterà molto lungo, se non si dovesse verificare un evento catastrofico e catalizzante, come una nuova Pearl Harbor”?
  25. Che misure intende introdurre per regolare il sistema bancario? Come intende far rispettare le regole?
  26. Intende ridurre progressivamente il gap tra i molto ricchi e il resto del paese? Come intende farlo?
  27. Intende contribuire a ridurre progressivamente il gap tra i paesi molto ricchi e il resto del mondo? Come intende farlo?
  28. Le politiche di contenimento delle emissioni di anidride carbonica sono utili? I loro costi sono giustificati dai risultati?
  29. Si è interessato alle ragioni addotte per spiegare la pausa nella crescita del riscaldamento globale?
  30. Come avrebbe votato sugli F35?
  31. Quale è il suo giudizio sulla NATO?
  32. L’Unione Europea dovrebbe cercare di stringere legami più forti con la Russia?
  33. Quali politiche energetiche per l’Italia?
  34. Quali politiche nell’ambito del Mediterraneo e del mondo arabo?
  35. La creazione di una zona transatlantica di libero mercato non è destinata a favorire gli Stati Uniti?
  36. Qual è la sua posizione sugli OGM?
  37. Lei farebbe costruire una centrale al torio in Italia?
  38. Qual è il suo giudizio sull’amministrazione Obama?
  39. Cosa ne pensa delle autonomie regionali e provinciali?
  40. Sarebbe favorevole a una riforma in senso autenticamente federale dello stato italiano?
  41. Cosa ne pensa del M5S?
  42. Qual è la sua posizione sul testamento biologico, la procreazione assistita, la ricerca sulle staminali?
  43. Qual è la sua posizione sul programma nucleare iraniano?
  44. Perché scegliere come spin doctor Giorgio Gori, legato a Mediaset?
  45. Vendola o Monti?
  46. Come si contrasta la corruzione?
  47. E l’evasione?
  48. Cosa ne pensa dei paradisi fiscali?
  49. Come si difendono le gole profonde/whistleblower?
  50. Presidente della provincia di Firenze a 29 anni: non è una scalata al potere un po’ troppo rapida persino per un enfant prodige?
  51. È stato accusato di avere diversi conflitti di interessi da presidente della provincia e da sindaco: ha in mente qualche progetto di legge sul conflitto di interessi?
  52. La sua posizione sulle coppie di fatto?
  53. E sulle adozioni per coppie omosessuali?
  54. Come si risolve il problema degli esodati?
  55. Chi le ha pagato la campagna per le primarie e chi copre le spese dei suoi tour europei?
  56. Quali sono i suoi rapporti con Comunione e Liberazione e qual è il suo giudizio su Opus Dei?
  57. Le sembra normale fare tour elettorali e di pubbliche relazioni in Italia e in giro per il mondo mentre amministra Firenze? Onora così il suo incarico e le sue indennità?
  58. A che titolo incontra i governanti occidentali? In qualità di sindaco di Firenze?
  59. E’ una democrazia sana quella in cui i media implorano l’avvento di un “salvatore della patria”?
  60. E’ normale che il sindaco di Firenze affitti Ponte Vecchio a privati per una cena di gala?

“Così il giovane putto di Rignano sull’Arno si è autoeletto “a nuovo che avanza” e ce lo ribadisce con un martellamento che non conosce tregua.

Poco male se l’iconicizzazione di quel nuovo è il giubbetto di Fonzie, il meccanico rubacuori star della serie televisiva americana degli anni Settanta “Happy Days”. Infatti quel capo d’abbigliamento stravisto ha un vantaggio importante per la promozione del prodotto: è assolutamente riconoscibile (non a caso la Coca Cola non cambia la grafica del suo logo). E qui da noi siamo ormai imprigionati da decenni nei condizionamenti televisivi di una americanizzazione da poveracci. Che Renzi sfrutta con una certa cinica sapienza.

Per di più il prodotto viene certificato a mezzo strombazzamenti vari per i suoi effetti salvifici immediati, come quegli sciroppi miracolosi venduti dal solito guaritore pataccaro in qualche fiera di paese. Anche questo aspetto funziona alla grande, considerata la diffusa credulonità di una cultura nazionale che rimane ancora in larga misura contadina. Peccato che l’annunciato salvatore della Patria non riesca neppure a risolvere i problemi di buona amministrazione nella città di cui è sindaco.

Ma basta non farlo sapere, che non se ne parli”.

http://temi.repubblica.it/micromega-online/matteo-renzi-come-la-coca-cola/

Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde l’anima sua?

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a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

Web Caffè Bookique [Facebook]

Jimmy Reid (1932-2010), sindacalista, politico e giornalista scozzese, in occasione del suo insediamento come rettore dell’università di Glasgow (1971), rivolse un appello agli studenti. Il testo del suo acclamato discorso fu pubblicato integralmente dal New York Times, che lo definì “il migliore dall’epoca del discorso di Gettysburg del presidente Lincoln”.

“Alienazione è il termine che più correttamente descrive il maggiore tra i problemi sociali dell’odierna Gran Bretagna: la gente si sente alienata dalla società. In certi circoli intellettuali lo si considera per lo più come un fenomeno recente. A ben guardare, però, questa condizione ci ha accompagnato per anni. Credo piuttosto sia corretto affermare che il problema stia oggi rivelandosi sempre più diffuso e pervasivo, come mai prima d’ora.  Lasciatemi innanzitutto definire cosa io intenda per alienazione: è il grido degli uomini che si sentono vittime di cieche forze economiche al di fuori del proprio controllo. È la frustrazione della gente comune esclusa da qualsiasi processo decisionale. È il senso di disperazione e di sconforto che s’impadronisce delle persone comuni quando avvertono, a ragione, di non avere voce in capitolo nel definire o determinare il proprio destino. […]. La società ed i suoi valori dominanti … distolgono alcune persone dalla loro umanità. Le de-umanizzano, almeno in parte, le rendono insensibili, spietate nella loro gestione di altri esseri umani, egocentriche ed avide. L’ironia è che spesso queste persone sono considerate normali e ben integrate. La mia sincera convinzione è che chiunque sia ben integrato nella nostra società ha maggiormente bisogno di terapia psichiatrica.

[…]

Rivolgo questo appello agli studenti. Rifiutate questi atteggiamenti. Rifiutate i valori e la falsa morale che stanno alla base di questi atteggiamenti…Siamo esseri umani. Rifiutate le pressioni insidiose che attenuano le vostre facoltà critiche riguardo a tutto ciò che accade attorno a voi, che consigliano il mutismo di fronte all’ingiustizia per timore di compromettere la vostra possibilità di carriera. È così che comincia e, prima di rendervene conto, fate già parte della corsa. Il prezzo è troppo salato. Comporta la perdita della vostra dignità e spirito umano. Oppure, nelle parole del Cristo, “Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde l’anima sua?” (Mt 16,26).

Il profitto è l’unico criterio utilizzato dal sistema per valutare l’attività economica. […]. Le strutture di potere che sono inevitabilmente emerse da questo approccio minacciano e compromettono i diritti democratici duramente conquistati. L’intero processo è indirizzato alla centralizzazione ed alla concentrazione del potere nelle mani di pochi…Gigantesche società e consorzi monopolistici dominano quasi ogni branca della nostra economia. Gli uomini che detengono il controllo effettivo di questi giganti esercitano un potere sui loro simili che è spaventoso ed è una negazione della democrazia.

[…].

Dal profondo del mio essere, io contesto il diritto di chiunque, nel mondo degli affari o al governo, di dire ad un altro essere umano che è sacrificabile.
[…].
Tutto ciò che vi viene proposto dal sistema sembra quasi calcolato per ridurre al minimo il ruolo della gente, per miniaturizzare l’uomo. Posso capire quanto questa prospettiva debba sembrare attraente per chi sta in alto. Quelli di noi che rifiutano di essere pedine nel loro gioco di potere possono essere estratti con le loro pinzette burocratiche e archiviati alla lettera “M” di malcontento o mal-integrato.

[…].

Misurare il progresso sociale sulla base della crescita materiale è insufficiente. Il nostro scopo dev’essere l’arricchimento della qualità della vita nel suo complesso. Ciò richiede una trasformazione sociale e culturale o, se preferite, spirituale del nostro paese. Una parte necessaria di questa trasformazione dev’essere la ristrutturazione delle istituzioni di governo e, se necessario, lo sviluppo di strutture aggiuntive, in modo da coinvolgere le persone nel processo decisionale della nostra società. I cosiddetti esperti vi diranno che questo sarebbe ingombrante o marginalmente inefficiente. Sono pronto a sacrificare un margine di efficienza in cambio della partecipazione popolare ma, in ogni caso, guardando al futuro, respingo questa tesi.

Liberare il potenziale latente delle persone vuol dire responsabilizzarle…Sono convinto che la gran parte della gente arriva alla fine dei suoi giorni senza esprimere nemmeno un barlume di quel contributo ai suoi simili che era nelle sue possibilità. Questa è una tragedia personale. È un crimine sociale. La fioritura della personalità e dei talenti di ciascun individuo è la pre-condizione per lo sviluppo di tutti.

In questo contesto, l’educazione ha un ruolo vitale da svolgere. Se l’automazione e la tecnologia si accompagnano, come dev’essere, alla piena occupazione, il tempo libero a disposizione dell’uomo sarà enormemente aumentato. Se è così, allora tutto il nostro concetto di educazione deve cambiare. L’obiettivo dev’essere quello di dotare ed educare le persone nel corso della loro intera esistenza, non esclusivamente per il loro mestiere o professione.

L’uso creativo del tempo libero, in comunione con ed al servizio dei nostri fratelli può e deve diventare un elemento importante nella realizzazione di sé.

Le università devono essere in prima linea in questo sforzo di sviluppo, debbono soddisfare i bisogni sociali e non andare a rimorchio…”

http://www.gla.ac.uk/media/media_167194_en.pdf

Un altro celebre ed apprezzatissimo appello agli studenti fu quello del compianto David Foster Wallace (“Questa è l’acqua”)

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/22/david-foster-wallace-questa-e-lacqua/

Appelli di presidenti americani che sapevano perfettamente a cosa andavamo incontro
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/27/presidenti-americani-schiettamente-complottisti/

L’egoista

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Si promuove il proprio io e sempre a spese degli altri…la vita vive sempre a spese di un’altra vita – chi non lo comprende, non ha ancora fatto il suo primo passo verso l’onestà.
Nietzsche, “Volontà di Potenza”, 369.

L’essenziale di una buona e sana aristocrazia è che essa…accolga con tranquilla coscienza il sacrificio di innumerevoli esseri umani che per amor suo devono essere spinti in basso e diminuiti fino a diventare uomini incompleti, schiavi, strumenti.
Nietzsche, “Al di là del bene e del male”, 176.

Gli Slavi devono lavorare per noi. Quelli che non ci servono possono pure morire…La fertilità degli Slavi è indesiderabile. Possono usare contraccettivi o praticare l’aborto, più lo faranno meglio sarà. L’educazione è pericolosa. È sufficiente che sappiano contare fino a cento…ogni persona educata è un futuro nemico.
Martin Bormann, Memorandum, 1942.

La forza e la volontà di infiggere grandi sofferenze. Essere capace di soffrire è l’ultima cosa: anche le donne deboli e gli schiavi possono raggiungere l’eccellenza in questo campo. Ma non morire per il disagio interiore e l’insicurezza quando si infligge una grande sofferenza e si ascoltano le grida di dolore – questo è grande, questa è la vera grandezza.
Nietzsche, “La Gaia Scienza”.

La maggior parte di voi sa cosa significa un mucchio di 100 cadaveri, di 500, di mille cadaveri. Aver sopportato tutto ciò e, eccezion fatta per umane debolezze, essere rimasti persone decenti, è ciò che ci ha reso duri. Questa è una pagina gloriosa della nostra società che non è mai stata scritta né mai lo sarà.
Heinrich Himmler, Poznan, 4 ottobre 1943.

In malora il Terzo Mondo: è solo una zavorra.

In malora i PIIGS: vivono al di sopra delle loro possibilità.

In malora i tedeschi dell’est: non possiamo essere noi bavaresi a mantenerli tutti.

In malora gli italiani: non possiamo essere noi lombardi a mantenerli tutti.

In malora i parassiti del welfare: senza di loro ci sarebbero più risorse.

In malora gli immigrati: senza di loro il welfare funzionerebbe.

In malora chi vive nei quartieri poveri: la città è più brutta ed insicura per colpa loro.

In malora mio figlio: è solo un costo.

In malora mia moglie: spende più di quello che guadagna.

In malora la mia mano sinistra: è decisamente meno efficiente della destra.

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Il simbolo dell’uroboro, del serpente che si morde la coda. Medusa è il suo volto mitico più minaccioso, il volto dell’alienazione psicotica. Medusa interrompe il flusso dell’energia vitale, pietrifica ed uccide la vita nel suo accumularla egoistico e disperato.

**********

Carlo Emilio Gadda (“L’egoista”, 1953) descrive l’egoista come un ego che si considera autarchicamente indipendente da tutto il resto, per nulla in “simbiosi con l’universo”, quando invece “ognuno di noi è il no di infiniti sì, è il sì di infiniti no” e “se una libellula vola a Tokio, innesca una catena di reazioni che raggiungono me”. L’egoismo tirannico spadroneggia ovunque ed estingue la coscienza morale e lo spirito civico, per poi estinguere gli egoisti più estremi: “autostritolatosi nella sua pressione centripeta, nella sua propria ipergravità. La sua disumana forza-centripeta, la disumana coesione del suo io inutilmente io, lo hanno polverizzato, annichilato”.
Per Gadda, c’è un nesso evidente tra egoismo e consumo del prossimo:

L’egoismo è riferibile a un prepotere dell’io fàgico; sì, fàgico, da faghèin che significa manducare, manicare, mangiare: sgranare, come dicono a Firenze. L’egoismo interessa la nostra peristalsi, il nostro io gastro-enterico: discende dalla smania priméva di appropriarci il vitto, la maggior quantità possibile di cibo. è un impulso istintivo, non riflesso: è la liberazione dalla paura atavica, primordiale, belluina, di rimanere senza cibo: è la reviviscente fame dei millenni, ove il trasporto e la distribuzione del grano e delle cibarie non si operava, indi si operava a fatica, e le lunghe notti invernali e il coltrone diacciato delle nevi bloccavano sentieri e tratturi, e cadeva, il mulo, sulla neve, sotto la sferza del vento rovaio. […]. L’egoismo di discendenza fàgica, il duro senso del possesso, lo spietato esercizio del proprio tornaconto, la liruccia disputata alla serva, la schioppettata nella gobba del prossimo per una falciata di fieno; o viceversa quell’amore dei propri comodacci di che l’egoista non si smuove d’un millimetro nemmeno a veder crepare la su’ nonna, è condizione morale, è stato biopsichico oggigiorno così consueto e diffuso, da neppure doverci spendere parola.

L’egoismo dell’istinto di autoconservazione, il desiderio di ego di perseverare nella sua esistenza fisica, di non essere un semplice epifenomeno, di affermare la propria pienezza e permanenza, è anche quello di possedere, controllare, sfruttare chi è più debole. Nella psicologica junghiana il supremo egoista è associato al simbolo dell’uroboro, del serpente che si morde la coda, un emblema dell’individualismo possessivo e parassitario: una forma di vita attaccata alla terra, di sangue freddo e spesso velenosa, imprigionata nel proprio ciclo di morte e rinascita. L’archetipo dell’uroboro è il cerchio dell’eterna immutabilità, simbolo della stagnazione, dell’assenza di crescita ed individuazione, della ricerca ossessiva della sicurezza e del controllo sul prossimo, il dominio sul proprio universo, non della maturazione.

Nella letteratura, un esempio particolarmente calzante è il personaggio del contadino Mazzarò nella novella di Giovanni Verga intitolata “La roba”. Nella filosofia, la più pura incarnazione è quella del superuomo nietzscheano, specchio del senso di inadeguatezza di Nietzsche, che lo cela dietro la sua autocelebrazione: “Perché sono una fatalità?”, “Perché sono tanto saggio”, “Perché sono tanto accorto”, “Perché scrivo così buoni libri”, “Io non sono un uomo, sono dinamite”, “Io sono per natura battagliero”. Nietzsche è “Dioniso”, è “l’Anticristo” è “il più grande filosofo della storia”, è una persona sofferente, sconfitta dalla vita che cerca un riscatto nelle sue fantasie e merita il nostro rispetto, perché è successo a molti di noi.

È questo il Male? Io credo di sì. Bene e Male sono concetti vaghi, largamente interpretabili. Egoismo ed altruismo sono concetti più facilmente circoscrivibili. Compie il male chi, da adulto, si comporta come un bimbo capriccioso, arrogante ed egoista. Chi, invece, ama se stesso attraverso l’amore per il prossimo, l’altruismo, la sollecitudine, la premura, la solidarietà, l’umiltà, l’accettazione della mutua interdipendenza, riconosce pari dignità all’altro, per quanto diverso. Per queste persone la coscienza è un’attività integrativa di interrelazione ed interdipendenza, perché nel prossimo si vede se stesso e proprio per questo lo si assiste, nel rispetto della sua diversità. Questa, a mio avviso, è la migliore approssimazione al Bene che sia concessa agli esseri umani ed è, non a caso, lo spirito della democrazia come è stata interpretata in Europa, in senso liberal-socialista, prima dell’idolatria dell’avidità neoliberista.

Credo che, in questo particolare momento della storia, segnato da un incrudelimento delle tendenze rapaci e cannibalistiche, particolarmente nelle persone più inclini a questo tipo di vulnerabilità, quello di cui le persone hanno bisogno più di ogni altra cosa è il riconoscimento dei loro meriti e della loro bontà, dello sforzo che fanno per restare umani in un mondo disumanizzante. Ci vuole incoraggiamento, non uno sterile imperversare di condanne misantropiche, di auspici che l’umanità si estingua e lasci in pace il pianeta, di cacce alle streghe di turno, di sacrifici al capro espiatorio di turno. Servono parole di incoraggiamento, di sostegno al valore ed alla dignità delle persone, espressioni concrete e quotidiane del rispetto che meritano, anche se pensiamo che c’è chi possa meritare più di altri. Diversamente, il futuro sarà fin troppo conforme al passato.

Succinto trattatello sull’oligarchia

 

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L’oligarchia si fonda su un rapporto del genere “padrone-servo”.

L’oligarchia è sempre minacciata dalle masse per la semplice ragione che rappresenta una costante minaccia per la popolazione.

Gli oligarchi sono in lotta perpetua con chi sta sopra di loro e vuole depredarli, con chi sta al loro livello e vuole depredarli, con chi sta sotto di loro e vuole depredarli. Hanno sempre molto da perdere e quindi sono sempre sul chi vive.

Per questa ragione tendono a far fronte comune per minimizzare le minacce interne e concentrarsi su quelle esterne (il popolo).

Per sopravvivere, l’oligarchia cerca di dividere la popolazione in fazioni. L’unione fa la forza e le masse organizzate sarebbero invincibili. Per questo gli oligarchi disseminano entusiasticamente miti, arbitrarie divisioni sociali ed –ismi di ogni sorta, e con essi zizzania, rancori, sospetti, sfiducia, apatia.

Pertanto, gli oligarchi sono sempre all’offensiva: la miglior difesa è l’attacco. Sono inestinguibilmente avidi ed insicuri: per questo tendono, auto-distruttivamente, ad aggravare le disparità, fino a quando il sistema collassa. Quanto maggiore è la concentrazione di psicopatici tra i loro ranghi, tanto più rapida e disastrosa sarà la caduta.

L’oligarchia è un arbitrio che non dipende dalla prosperità di una società. Esiste nelle società povere ed in quelle ricche.

Non è interessata allo sviluppo tecnologico e scientifico se non ne può trarre vantaggio e addirittura lo ostacola se può mettere a repentaglio lo status quo.

L’oligarchia favorisce la scarsità (anche di informazione) e la crea laddove non c’è, perché in un regime di abbondanza (es. energia illimitata e virtualmente gratuita) perderebbe la sua rendita di posizione ed il suo semi-monopolio del potere: lo status quo sarebbe sovvertito. Austerità e decrescita sono quindi una panacea per gli oligarchi.

Lo 0,1% degli oligarchi necessita dell’appoggio del 5% dei ricchi non sufficientemente facoltosi da potere essere inclusi nella classe oligarchica. L’alleanza è facilitata dal comune interesse a difendere le proprie risorse e possibilmente accrescerle a spese del resto della società (ci sono comunque ricchi di buona volontà che non sono interessati a questo tipo di cospirazione e che perciò non accederanno mai ai piani alti delle oligarchie). Lo 0,1% difende gli interessi del 5% e il 5% incensa i membri dello 0,1% e li copre.

Due forze possono ostacolare i piani delle oligarchie: il potere esecutivo e l’insubordinazione delle masse. I governi godono di una legittimità che gli oligarchi non possiedono e possono promulgare leggi che riducono il loro arbitrio (es. Washington ed Hamilton, Lincoln, Roosevelt, de Gaulle, Olof Palme, Bruno Kreisky, Willy Brandt, Aldo Moro ed Enrico Berlinguer).

La disobbedienza civile deve perciò sempre venire DOPO un serio tentativo di conquistare il governo di una nazione. Per serio intendo una proposta di governo chiara, con proposte solide, pragmatiche e radicate nella tradizione riformista dei summenzionati statisti, non fumose visioni palingenetiche senza capo né coda che fanno affidamento sulla forza redentrice della democrazia diretta e della rete e glissano sulle questioni del lavoro, dell’economia e dei rapporti internazionali (chi ha orecchie per intendere…).

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