A proposito di un passaggio di “Rettilineo finale” di Federico Dezzani

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PREMESSA: non sono un feticista dell’euro (per me una moneta comune e non unica andrebbe benissimo, se consentisse agli europei di cooperare e non di farsi la guerra, valutaria o economica che sia), personalmente trovo che i trattati europei non possano in alcun modo prevalere sulla Dichiarazione universale dei diritti umani («Io non sarò mai soggetto a trattamenti criminosi» – Cloud Atlas), né sono ideologicamente contrario al Grexit.

Ora che la Grecia gode del pieno sostegno dei BRICS non penso più che sarebbe una catastrofe. Non si troverebbe da sola alla mercé degli sciacalli transnazionali. Anche l’Argentina ha beneficiato di un aiuto decisivo cinese, altrimenti ora ci sarebbe un governo neocon e anti-iraniano a Buenos Aires.
Se esito e mi interrogo sui modi e sui tempi è solo perché continuo a ritenere che la caduta del dollaro e quindi il riflusso dell’inflazione e dei soldati di stanza nelle basi americane all’estero siano la priorità. Per come la vedo io la Grecia ha il DOVERE di aiutare tutti gli altri popoli europei a liberarsi, come ce l’avrebbe chiunque fosse nella posizione di farlo, specialmente perché sa qual è il destino che ci attende se l’Impero non crolla, avendolo subito per anni. In soldoni, sempre per come la vedo io (e potrei sbagilare), questo significa che devonoe ssere gli eurocrati ad assumersi la responsabilità di espellere la Grecia. Come in Ucraina, la battaglia fondamentale è quella per l’opinione pubblica:  dev’essere chiaro che i veri bulli, quelli che sparano il primo colpo, sono gli euro-atlantisti.

Questo è il momento “Prison Break” per l’umanità. O la va o la spacca…

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Dopo di noi non ci sono più altre tribù, ma soltanto scogli e onde e un flagello ancora peggiore, i romani, contro la cui prepotenza non servono come difesa neppure la sottomissione e l’umiltà. Razziatori del mondo, adesso che la loro sete di universale saccheggio ha reso esausta la terra, vanno a cercare anche in mare: avidi se il nemico è ricco, arroganti se povero, gente che né l’oriente né l’occidente possono saziare. Loro bramano possedere con uguale smania ricchezze e miseria. Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero. Fanno il deserto, e lo chiamano pace.

Calgaco, citato da Tacito

Continuo a trovare estremamente stimolanti le analisi di questo autore, pur trovandomi in disaccordo su alcune questioni nodali.
Ecco un passaggio che mi lascia perplesso:

Nei nostri lavori abbiamo sempre sottolineato come gli attacchi speculativi durante il “biennio dello spread rosso” 2011-2012, puntassero, oltre alla fabbricazione di ingenti utili per gli azionisti, a fornire l’assist decisivo ai collusi politici europei per la fondazione degli Stati Uniti d’Europa, contro la volontà dei cittadini ammutoliti da possibili bancarotte generalizzate. L’euro infatti non ha mai rappresentato una seria minaccia per la valuta americana o britannica ma, al contrario, è stato fin dagli albori lo strumento principe per introdurre il neoliberismo in Europa, tagliare lo Stato sociale ed impedire l’intervento della cosa pubblica nell’economia.

Perché allora, come sostiene il presidente della commissione europea Jean-Claude Junker7, “il mondo anglosassone” farebbe a fette l’eurozona qualora uscisse la Grecia? Dopotutto, come abbiamo evidenziato nelle nostre analisi, l’emergenza spread non scompare nel momento in cui gli Stati Uniti d’Europa sono abortiti (estate 2012) ed è chiaro che qualsiasi ulteriore assalto della finanza avrebbe realmente provocato la rottura dell’euro? [sottolineatura mia]
http://federicodezzani.altervista.org/rettilineo-finale/

Questo è il nodo della questione: se l’euro è nato per preparare il terreno ad un mondo multipolare di blocchi valutari successivo alla detronizzazione del dollaro, allora ogni indebolimento dell’euro e rafforzamento del dollaro fanno il gioco dell’Impero.
Dezzani, come tutti gli analisti schierati contro l’euro, è convinto che l’attacco anglo-americano all’euro servisse a indurre i cittadini europei ad ingoiare il progetto degli Stati Uniti d’Europa, non a puntellare un dollaro a rischio di collasso in seguito alla crisi della finanza americana.
Io invece penso che l’assalto finale all’euro non c’è stato perché un conto è attaccare la lira, la sterlina, la dracma, il rublo, o il povero bath thailandese – operazioni che richiedono ingenti (ma non illimitate) risorse – un altro conto è attaccare una valuta continentale come l’euro, specialmente se gli infiltrati non possono danneggiare più di tanto le sue difese (avendo le mani legate dalle normative europee). Puoi preparare la breccia greca e piazzare uomini di Goldman Sachs a destra e a manca, ma hai pur sempre da tirar giù un bestione e il resto del mondo (es. Cina e Russia) potrebbe anche non voler collaborare con te, ma anzi ostacolarti.

Dunque io mi domando: se gli Stati Uniti d’Europa erano l’obiettivo precipuo di Wall Street e della Casa Bianca e se l’Europa (BCE inclusa) è una colonia americana, perché non si è fatto un singolo passo in quella direzione ma, semmai, l’Europa si è avviata sulla strada della dissoluzione, del sospetto reciproco, della teutonofobia, del razzismo anti-mediterraneo?
Perché la stampa inglese ha sempre paragonato il progetto degli Stati Uniti d’Europa alla ricostituzione dell’Unione Sovietica e ha invece appoggiato tutti i movimenti separatisti europei che intralciavano l’integrazione europea? Perché Obama e l’establishment statunitense non hanno incessantemente tuonato contro l’inerzia europea?
Errori di calcolo così grossolani? Feroci dispute intra-atlantiste?
Mi pare strano. Le frizioni ci sono (sui mezzi, non sui fini: l’avidità dei finanzieri si scontra con il realismo degli strateghi, ma l’obiettivo è il medesimo), come pure gli errori di valutazione, ma lo scenario implicito nell’interpretazione euroscettica è un po’ troppo paradossale e contraddittorio (a mio avviso).
Mi sembra più probabile che l’euro sia stato usato per mettere in atto la tradizionale strategia del divide et impera, a partire dalla complicità di Goldman Sachs nell’ingresso greco.

Sull’austerità neoliberista.
E’ fuori questione che l’attuale assetto europeo sia stato impiegato per far trionfare il neoliberismo.
L’Economist di Rothschild e Schroder odia (letteralmente) Tsipras tanto quanto l’élite romana odiava (e temeva) Spartaco.
Mentre il Telegraph (quotidiano dell’establishment britannico) è sfacciatamente pro-Grexit,
http://www.telegraph.co.uk/finance/economics/11684495/Grexit-the-truth-is-it-would-help-Britain-no-end.html
l’Economist, in generale, teme che  l’uscita della Grecia indebolirebbe la causa neoliberista nel mondo e rafforzerebbe Putin (il fratello maggiore di Spartaco).
Una Grecia sottomessa e umiliata all’interno dell’eurozona serve di esempio al resto d’Europa (affiorano alla memoria i metodi degli occupanti nazisti).

Ma cosa succederebbe se l’eurozona si scoprisse anti-liberista?
Poniamo per ipotesi che Angela Merkel fin dall’inizio abbia fatto il doppio gioco, d’accordo con Putin, e stia di fatto, molto pazientemente, traghettando il blocco europeo verso l’unione eurasiatica, sabotando il TTIP, mentre a parole lo appoggia (lo faceva assieme a Sarkozy, ma Sarkozy ha sottovalutato i suoi avversari ed è stato messo momentaneamente fuori gioco: sarà però il prossimo presidente francese).
Anche questo è uno scenario paradossale, ma sia Putin sia la Merkel parlano tedesco, hanno un passato nell’intelligence comunista, dove questo tipo di ruoli e finzioni è la norma. Lo stesso Sarkozy non è un “uomo nuovo”: se fosse stato veramente un agente NATO-sionista avrebbe forse frequentato pubblicamente ambienti di quel genere, esplicitando il suo ruolo? Oppure ha fatto anche lui il doppio gioco? E’ un caso che sia tra i più ardenti difensori della necessità di reintegrare la Russia nell’Europa e abbia accettato il voto della Crimea?
Non dimentichiamo che gli “eurocrati” rischiano la vita (cf. volo Germanwings 9525: pilota automatico catturato con controllo remoto -> l’equivalente Airbus del Boeing Honeywell “Uninterruptible” Auto-Pilot (BHUAP), che può essere penetrato da hacker specializzati).

Per poter attuare questo piano la Merkel (dopo aver riformato il tandem con Sarkozy, nel 2017) dovrebbe assicurarsi di non dover fronteggiare una “rivoluzione colorata” interna – molto probabile in Francia (cf. Charlie Hebdo) – e dovrebbe tenere a bada gli euroscettici bavaresi (peraltro particolarmente interessati a fare affari con la Russia: pecunia non olet).

Siamo sicuri che russi e cinesi auspichino il crollo dell’eurozona e la fine dell’Unione Europea?
Finora mi pare che le prese di posizione pubbliche delle rispettive leadership siano in favore del mantenimento dello status quo, salvo la necessità di emancipare il continente dalla NATO al fine di forgiare una zona di libero scambio eurasiatica che si estenda dal Portogallo al Giappone.
Gli unici che sostengono la tesi della volontà putiniana di disgregare l’Unione Europea sono gli editorialisti anglo-americani, che a me sembrano entrati in modalità “muoia Sansone con tutti i filistei”: l’Impero non se ne andrà senza aver prima fatto terra bruciata (in Europa, in Giappone, nel Medio Oriente, in America Latina, in Africa, ecc.).

In sintesi: se ha ragione Dezzani, allora l’euroscetticismo è l’unica posizione abolizionista della schiavitù neoliberista degna di questo nome.
Se invece Dezzani ha torto, allora l’euroscetticismo è un’arma in più dell’Impero contro gli “spartachisti” greco-russi, una sofisticata “rivoluzione colorata” per palati fini.

Per me su questo punto ha torto, ma è pur vero che non ho la certezza di aver ragione.

Aggiornamenti
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Gli italiani lo fanno meglio (il libero pensiero)

Blatter il multilateralista a rischio di rivoluzione colorata

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La Federazione russa ha battuto le candidature di Belgio-Olanda, Spagna-Portogallo e Inghilterra. Il Qatar ha invece avuto la meglio su Australia, Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud per il torneo del 2022. E la Cina pensa al 2026Critico il presidente statunitense

http://www.gazzetta.it/Calcio/02-12-2010/mezza-europa-vuole-mondiali-2018-712011039621.shtml

Mondiali 2022: i bookmaker li “spostano” negli Usa. Dopo lo scandalo in casa Fifa i quotisti internazionali pensano alla soluzione a stelle e strisce”

http://www.corrieredellosport.it/news/scommesse/2015/05/27-1198944/mondiali_2022_i_bookmaker_li_spostano_negli_usa/

Scandalo Fifa, Putin: “Un complotto americano contro Blatter”. Il presidente russo contro gli Stati Uniti: “Usata la via giudiziaria per impedire la rielezione di Blatter. Come hanno fatto per mettere a tacere Assange e Snowden”

http://www.gazzetta.it/Calcio/28-05-2015/scandalo-fifa-putin-usa-violano-giurisdizione-altri-paesi-sovrani-blatter-1101012707240.shtml

L’unico continente che ha scelto di stare in maniera quasi compatta con Alì è l’Europa (46 voti su un totale di 53)

http://www.corriere.it/sport/15_maggio_29/caso-fifa-blatter-ha-ancora-voti-ma-non-durera-cabf6d56-05c0-11e5-93f3-3d6700b9b6d8.shtml

Appena rieletto, Blatter ha annunciato l’intenzione di allargare il comitato esecutivo a 30 membri, per consentire a tutte le confederazioni di essere meglio rappresentate. Un passaggio in più per indebolire le federazioni calcistiche europea e statunitense che però sono quelle dove girano tanti soldi.

http://contropiano.org/archivio-news/documenti/item/31052-che-fifa

La Palestina nel pomeriggio ha deciso di ritirare la mozione relativa alla sospensione di Israele, chiedendo comunque la creazione di una commissione che si occupi di temi che riguardano Israele e Palestina (come ad esempio la libertà di movimento dei calciatori palestinesi). I presidenti delle federazioni israeliana e palestinese si sono stretti la mano, al termine delle votazioni, in cui la richiesta palestinese è stata approvata con un’ampia maggioranza (il 90 per cento).

http://www.ilpost.it/2015/05/29/oggi-la-fifa-rielegge-sepp-blatter/

La NATO (ma non Francia e Spagna) e l’Oceania hanno votato contro Joseph Blatter ma lui ha vinto lo stesso.
Il resto del mondo si è turato il naso e ha votato per il male minore.

Gli USA, sempre più isolati e avversati, non riusciranno a riprendersi con la forza il mondiale del 2022:

Dunque una rottura verticale che richiama molto da vicino quelle che si producono in sede di Assemblea Plenaria delle Nazioni Unite dove sempre più spesso le vecchie potenze occidentali scoprono di rappresentare una parte minore del mondo.

http://contropiano.org/archivio-news/documenti/item/31052-che-fifa

Attendiamo l’imminente rivoluzione colorata intra-FIFA contro il “tirannico e corrotto” Blatter.

Che il mondo si debba affidare a uno come Blatter per fermare gli USA fuori controllo è un segno della miseria dei nostri tempi.

Il tempo del bullismo è comunque finito. Le votazioni internazionali che danno torto agli USA si moltiplicano.

http://www.futurables.com/2015/05/27/the-little-piigs-the-house-of-brics-and-the-big-bad-wolf-part-i-war-is-not-inevitable-but/

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NATO (eurozona? UE?) al capolinea…

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Vi era una grande e meravigliosa dinastia regale che dominava tutta l’isola e molte altre isole e parti del continente: inoltre governavano le regioni della Libia che sono al di qua dello stretto sino all’Egitto, e l’Europa sino alla Tirrenia [di Matteo Renzi, la storia si ripete NdA].

Tutta questa potenza, radunatasi insieme, tentò allora di colonizzare con un solo assalto la vostra regione [Grecia], la nostra [Egitto], e ogni luogo che si trovasse al di qua dell’imboccatura [Mediterraneo].

Fu in quella occasione, Solone, che la potenza della vostra città [Atene] si distinse nettamente per virtù e per forza dinanzi a tutti gli uomini: superando tutti per coraggio e per le arti che adoperavano in guerra, ora guidando le truppe dei Greci, ora rimanendo di necessità sola per l’abbandono da parte degli altri, sottoposta a rischi estremi, vinti gli invasori, innalzò il trofeo della vittoria, e impedì a coloro che non erano ancora schiavi di diventarlo, mentre liberò generosamente tutti gli altri, quanti siamo che abitiamo entro i confini delle colonne d’Ercole. Dopo che in seguito, però, avvennero terribili terremoti e diluvi, trascorsi un solo giorno e una sola notte tremendi, tutto il vostro esercito sprofondò insieme nella terra e allo stesso modo l’isola di Atlantide scomparve sprofondando nel mare.

Platone, “Timeo”, 24e-25d

Stanno strangolando la Grecia e il resto d’Europa [quanti siamo che abitiamo entro i confini delle colonne d’Ercole] per salvare certe banche europee che hanno preso il vizietto angloamericano di fregarsene della loro funzione sociale.

Più stringono il collo di Atene, più questa si allontana da Bruxelles a si avvicina a Mosca.

Mosca ha salvato la sua base navale di Sebastopoli, in Crimea, l’unica che può usare tutto l’anno (specialmente in caso di glaciazione) ma ha bisogno di un porto nel Mediterraneo.

Ha provato con Bengasi (> rivolta anti-Gheddafi) e ha provato con Tartus (> rivolta anti-Assad).

Ma ora tutto è più facile.

Cipro (che non ha dimenticato la gestione europea della sua crisi bancaria) ha detto sì alla marina della Russia (che non ha dimenticato come sono stati trattati i suoi correntisti a Cipro)

http://www.analisidifesa.it/2015/02/cipro-apre-i-suoi-porti-alla-marina-russa/

La Grecia potrebbe dire sì ai missili russi

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=11275

L’Egitto ha già stretto accordi coi russi: “Russia ed Egitto hanno concordato di creare una zona di libero scambio e una zona industriale russa nei pressi del Canale di Suez. Secondo la tv russa Russia Today il Cairo vuole entrare nella zona di libero scambio Euroasiatica… Le imprese russe hanno partecipazioni in più di 400 aziende egiziane. La Russia aiuterà l’Egitto a sviluppare centrali nucleari e a creare una nuova industria nucleare nel paese. Lukoil, la seconda più grande compagnia petrolifera russa produce più del 16% del petrolio proveniente dall’Egitto”.

http://www.askanews.it/nuova-europa/accordo-sisi-putin-zona-libero-scambio-egitto-e-unione-eurasia_711226416.htm

Il filo-russo Assad è ormai inamovibile

http://www.lastampa.it/2015/04/24/blogs/caffe-mondo/dottrina-lavrov-armi-ad-assad-per-sconfiggere-isis-c6efA7PzijZ7tQ1cEKzVKI/pagina.html

La Turchia si sta sfilando dalla NATO

http://www.limesonline.com/south-stream-addio-il-gas-di-putin-va-in-turchia/67521

http://www.linkiesta.it/russia-accordi-energia-nucleare-diplomazia-atomo

http://www.agichina24.it/focus/notizie/cosa-rivela-il-contratto-sino-turcobr-

http://rt.com/news/233803-turkey-china-antimissile-defense/

Israele protesta ma non ha alcuna intenzione di farsi vetrificare atomicamente da Mosca.

I missili russi alla Grecia (il ministero della difesa greco, Panos Kammenos, è molto vicino a Mosca e Pechino) servono per tenere buona la NATO e quelli all’Iran mandano un messaggio a Tel Aviv: “datevi una calmata, l’accordo sul nucleare è stato siglato, che non vi sfiori l’idea di attaccare l’Iran”

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Israele-Netanyahu-grave-fornitura-missili-S300-da-Russia-a-Iran-560abaa4-f0fa-4dc3-bb9a-aeb0866047ea.html

Il Mediterraneo orientale sta per diventare, di fatto, un mare russo e, in virtù dell’alleanza sino-russa, non c’è assolutamente nulla che l’Occidente possa fare per evitarlo.

Se l’offensiva diplomatica di Putin è trionfale è proprio perché Washington, non Mosca, è sempre più isolata:

http://www.opinione.it/economia/2015/03/31/lettieri_economia-31-03.aspx

Mentre la Russia si occupa dello scudo militare, la Cina si occupa di quello finanziario e sta già facendo shopping nel comparto agricolo in Grecia, Spagna e Italia, rivitalizzando delle salme.

Questa sinergia rassicura il crescente numero di paesi che hanno deciso di sfidare l’egemonia americana e condanna alla rovina l’ordine esistente.
Se NATO, Unione Europea e eurozona sono ormai inestricabilmente avvinghiate l’una all’altra, allora la sorte dell’una sarà anche quella delle altre.

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Poi dovremo pensare alla ricostruzione, mettendo gli interessi e i bisogni della gente comune al primo posto.

Dopo che gli squali anti-putiniani (naturalmente!) si saranno scannati a vicenda:

La «guerra» dei Rothschild. Il blasone unisce e divide la dinastia

o saranno stati messi fuori gioco dai non più mansueti ex sudditi

Leading Indonesian family behind rival to Rothschild bid for Arms

Indonesian group takes on Nat Rothschild with proposed bid for ARMS

TerraNova – economia, finanza e geopolitica del futuro:
http://www.futurables.com/category/economia-futura/

AGGIORNAMENTI
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Putin, Villepin, il nuovo e il vecchio ordine mondiale – quel che i media italiani non riportano

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Putin e Villepin a Sochi

 

AGGIORNAMENTO DEL 1 NOVEMBRE 2014: MIA TRADUZIONE QUASI INTEGRALE DEL DISCORSO DI PUTIN:

http://www.futurables.com/2014/11/01/il-nascente-nuovo-ordine-mondiale-post-coloniale/

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CONTESTO STORICO DELL’INCONTRO DEL CLUB INTERNAZIONALE DI VALDAÏ A SOCHI, TENUTOSI QUALCHE GIORNO FA.

Ribadisco ancora una volta che Putin non è certo un angelo. Ha più di uno scheletro nell’armadio e incarna il tipo di leader messianico che piace a una nazione distrutta dalle mafie finanziarie locali ed internazionali ma non può e non deve rappresentare la politica di questo secolo.

Il futuro non può essere una costante riproposizione di obamamanie, putinmanie, renzismi, ecc. Possiamo trovare delle alternative all’oligarchismo che siano autenticamente democratiche e meno populiste e paternaliste.

Senza peraltro dimenticare che Obama, Renzi e Blair sono dei populisti al servizio delle oligarchie transnazionali e quindi rappresentano il peggio del peggio.

Putin si è trovato ad essere prescelto dalla fazione vittoriosa (eurasiatica) dell’establishment russo per guidare la nazione in direzione opposta a quella prediletta dall’altra fazione (euro-atlantista) che aveva scelto Eltsin e ora punta sull’oligarca ed ex petroliere Khodorkovsky.

Per poter restare in sella Putin ha dovuto trovare il modo di compiacere interessi militari, mafiosi ed affaristici vari, nazionali ed internazionali, senza lasciarci la pelle. Non è un ruolo per anime belle, come hanno potuto constatare i fratelli Kennedy e specialmente il grande JFK, che arrivò al potere grazie alla mafia e a delle elezioni truccate (Was Kennedy Tied to the Mob? National Geographic, 23 ottobre 2013), per poi essere assassinato dalla CIA progressivamente nazificata (letteralmente: Reinhard Gellen, Allen Dulles – cf. In Cold War, U.S. Spy Agencies Used 1,000 Nazis, New York Times, 26 ottobre 2014; JFK and the Unspeakable: Why He Died and Why It Matters).

Un caso analogo è quello di Charles De Gaulle, un altro statista particolarmente amato (un’ammirazione del tutto giustificata, come per JFK) che dovette scendere a compromessi con certi ambienti influenti (Marcel Francisci) per poter portare a termine la sua missione, in circostanze indescrivibilmente pericolose (L’attentato del Petit-Clamart).

Io credo che la storia condannerà Blair, Bush, Cheney, Netanyahu, Obama (Vote all you want. The secret government won’t change, Boston Globe, 19 October 2014), mentre paragonerà Putin a De Gaulle e Villepin ad Hammarskjöld (ucciso da inglesi e belgi, cosa che ovviamente mi auguro non accada a Villepin).

CONTESTO INTERNAZIONALE DELL’INCONTRO DEL CLUB INTERNAZIONALE DI VALDAÏ A SOCHI, TENUTOSI QUALCHE GIORNO FA.

Papa Bergoglio ha ragione: una guerra mondiale è già in corso e la propaganda (la demonizzazione dell’avversario, es. “sottomarino russo in Svezia”) è già ai massimi livelli di intensità.

George Soros – il macellaio delle economie emergenti – ci ha infatti spiegato che dovremmo adottare un’economia di guerra contro la Russia perché Putin non si fermerà all’Ucraina ma minaccia l’esistenza stessa dell’Unione Europea e della NATO. (Wake Up, Europe, The New York Review of Books, 23 ottobre 2014).

Questa guerra si combatte intorno all’egemonia del dollaro e quindi degli Stati Uniti. Ci volle la Seconda Guerra Mondiale per far accettare al Regno Unito la fine dell’egemonia della sterlina e la fine dell’impero. Ora è il turno dell’impero atlantico. L’economia anglo-americana è stata gonfiata a dismisura dai quantitative easing (produzione di denaro da parte delle Banche Centrali), tradottisi in bolle speculative immobiliari e borsistiche (Bolla immobiliare nella ripresa inglese, Sole 24 Ore, 9 ottobre 2013; IMF warns UK government over housing bubble risk, BBC, 6 giugno 2014; This is no recovery, this is a bubble – and it will burst, Guardian, 24 febbraio 2014; Stock market bubble warnings grow louder, CNN, 19 agosto 2014; Donald Trump Tells Americans to Prepare For ‘Financial Ruin’, Money News, 25 ottobre 2014).

Intanto sempre più statunitensi rinunciano alla cittadinanza americana (More Americans Renounce Citizenship, With 2014 on Pace for a Record, Washington Post, 24 Ottobre 2014) e continuano implacabili i suicidi o morti accidentali di banchieri (Another Deutsche Banker And Former SEC Enforcement Attorney Commits Suicide, ZeroHedge, 25 ottobre 2014)

I BRICS (se Rousseff riuscirà a vincere le elezioni in Brasile) stanno seguendo l’adagio cinese – “Siediti lungo la riva del fiume e aspetta, prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico” –, conosci del fatto che un conflitto armato globale sarebbe deleterio anche per i vincitori. È una guerra di propaganda: vince chi convince l’opinione pubblica internazionale che l’avversario è il perdente. Per una vittoria dei BRICS è sufficiente che gli Stati Uniti non siano più visti come la superpotenza economica dominante, ma un’economia fondamentale, tra le altre, con una valuta importante, tra le altre. A quel punto Washington non potrebbe più finanziare le sue basi militari all’estero e un nuovo ordine multipolare diventerebbe realtà (in teoria sarebbe il passaggio da un suffragio ristretto al suffragio universale). Il loro calcolo, tratto dai precetti delle arti marziali, è che l’aggressività e la forza dell’avversario possono essere impiegate contro di lui per bloccarlo (senza ucciderlo).

Come ha capito Soros, Mosca attende pazientemente che tutte le contraddizioni del nuovo corso ucraino esplodano durante il prossimo inverno e che l’Europa trovi la forza di rifiutarsi di fare il lacchè della Casa Bianca e cominci a perseguire i propri interessi, invece di quelli americani (La crisi ucraina vista da Mosca, FuturAbles, 2 settembre 2014).

Questo era il quadro necessario a capire gli interventi di Dominique de Villepin (ex primo ministro francese, probabilmente destinato a governare la Francia sotto la presidenza di un Sarkozy che ha imparato la lezione, dal 2017 in poi, o forse anche prima) e di Vladimir Putin.

Questi sono i passaggi chiave del discorso di Villepin (24 ottobre 2014)

Il mondo contemporaneo è lacerato dalla violazione di ogni regola. Un gioco in cui ci sono delle regole che vengono rispettate è migliore di un gioco senza regole: è più prevedibile, stabile e sicuro. Il diritto internazionale è stato inventato per questo motivo. Le regole internazionali danno spazio alle interpretazioni e non c’è più un’interpretazione condivisa del diritto internazionale. Pensiamo per esempio al Kosovo, con un intervento militare occidentale “giustificato” dal principio di autodeterminazione, o alla Libia, con il principio della “responsabilità di proteggere” che è stato interpretato come autorizzazione ad un “cambio di regime”, o infine alla Crimea, di nuovo in nome dell’autodeterminazione.

Non esiste neppure un accordo su chi e come debba far valere le regole del diritto internazionale (Iraq 2003, Siria e Iraq 2014).

Le regole del gioco internazionale non funzionano più principalmente a causa di un senso di umiliazione che è il risultato di due secoli di dominio occidentale che è arrivato al crepuscolo e sta per cedere il testimone a un mondo multipolare.

Un ventennio di unilateralismo ha provocato nuove frustrazioni e senso di emarginazione in Medio Oriente, così come qui in Russia. È l’effetto di un approccio all’insegna dei due pesi e due misure.

Questo sentimento di umiliazione, infine, è il risultato della fragilità degli stati nazionali nella globalizzazione. Gli stati sono stati indeboliti e i dubbi serpeggiano all’interno delle nazioni. Si è creata una spirale di sfiducia che presto degenera in una spirale di forza e violenza. In questo contesto molti credono che la forza possa essere una scorciatoia per risolvere i problemi, ma non lo è. Si indeboliscono ulteriormente le regole comuni, fino ad arrivare al punto di rottura.

I maggiori rischi del presente.

In primo luogo la diffusione del terrorismo barbaro in Medio Oriente (ISIS).

Il terrorismo trova terreno fertile nelle frustrazioni e paure dei popoli del Medio Oriente, soprattutto sunniti e sciiti che si spingono a vicenda verso nuove radicalizzazioni, ma il terrorismo cresce anche per via dei ripensamenti degli Stati nazionali, che sperano di poter risolvere vecchi conflitti in un nuovo clima, a Riyad, a Teheran o ad Ankara. Infine il terrorismo aumenta quando lo si combatte con la forza, perché moltiplica le frustrazioni. Permettetemi di dire senza mezzi termini che questa guerra non può essere vinta con la forza militare, come non si è vinto in Afghanistan, in Iraq, in Libia.

La seconda sfida è la situazione qui in Europa con l’Ucraina, uno stato diviso e debole. Con il problema della Crimea e la situazione di Donbass siamo entrati in un ciclo di sfiducia e sanzioni. Nessuno è in grado di immaginare una via d’uscita, anche se il cessate il fuoco firmato nel mese di settembre sembra alleggerire la tensione. Nessuno ha interesse a vedere l’Ucraina diventare un nuovo conflitto congelato.

La terza sfida è l’Iran e la questione della non-proliferazione nucleare. Un accordo deve essere trovato prima del 24 novembre, ma le condizioni non sembrano ancora essere state soddisfatte, perché la diffidenza si è accumulata sul tavolo delle trattative.

Si dovrebbero anche citare le questioni di Ebola e dei profughi.

C’è un solo modo di risolvere queste crisi: il rispetto reciproco e il rispetto del diritto internazionale. Bisogna tener conto degli interessi di tutte le parti.

La considerazione per la pari dignità di tutte le persone, di tutti gli stati-nazione è la fonte di tutte le regole. Lo dico questo come gollista, per il quale la dignità delle nazioni, la loro memoria, la loro identità è la chiave della storia del genere umano.

1. Il rispetto delle regole, una diplomazia attiva e pragmatica, dotata di una strategia politica.

L’intervento militare deve sempre essere limitato e deciso di comune accordo, giuridicamente solido e sotto l’autorità delle Nazioni Unite. Nel 2003 la Russia del presidente Putin, la Germania e la Francia erano schierate assieme contro l’azione unilaterale in Iraq, a difesa delle prerogative ONU.

Per battere ISIS servono:

un governo iracheno più inclusivo che dia più spazio ai sunniti nell’amministrazione e nell’esercito; un accordo in Siria che porti a un governo di transizione, unisca le forze siriane contro ISIS ed eviti che la crisi siriana debordi in Libano e Giordania; una strategia che disinneschi le tensioni tra sciiti e sunniti, a partire da migliori relazioni tra Arabia Saudita e Iran; una strategia che ricomponga tutte le fratture esistenti in Medio Oriente e questo significa anche il riconoscimento di uno Stato palestinese con il nuovo governo unione di Fatah e Hamas.

2. Un mondo basato sul rispetto vuol dire cooperazione pragmatica.

Il mondo ha bisogno della Russia. Non si possono risolvere le crisi medio-orientali o raggiungere un accordo con l’Iran senza la Russia. La Russia, a sua volta, ha bisogno anche lei del mondo, in particolare per la sua ripresa economica e la diversificazione industriale. L’Europa e la Russia hanno un destino comune e un futuro comune. C’è bisogno di dialogo, di una visione di prosperità e di sicurezza comune e nuovi simboli, scambi e collaborazioni, progetti infrastrutturali comuni che leghino il continente. L’Europa rappresenta la metà delle esportazioni russe. Sarebbe utile una riunione ad alto livello di personalità della società civile, artisti, intellettuali, ex dirigenti, uomini d’affari che riescano a formulare assieme una tale visione di un futuro comune. La NATO dev’essere smantellata perché è obsoleta (In realtà lui dice: “l’architettura della sicurezza europea dev’essere fondamentalmente rivista. Bisogna elaborare nuovi progetti adatti alle realtà del mondo di oggi, se vogliamo essere credibili” = basta NATO).

3. Rispetto significa dialogo tra pari.

Se il dialogo con l’Iran fallisce le fazioni più estremiste ne usciranno rafforzate. La crisi ucraina può essere risolta con un gruppo di contatto che comprenda rappresentanti di Ucraina, Russia, Germania, Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti. Solo così ci sarà il peso politico e finanziario per affrontare i vari aspetti di questa crisi. Bisogna procedere oltre il cessate il fuoco concordato a Minsk. Francia, Germania e Polonia devono costituire un gruppo permanente di contatto e che abbia un’influenza decisiva.

Un mondo in cui prevale l’umiliazione è un mondo in cui alla fine perdono tutti. Il mondo che ci serve è un mondo di confronto nel rispetto delle differenze, della storia, della sovranità ed uguaglianza delle nazioni e dei popoli. Lo spirito che ci serve è quello della visita di De Gaulle a Mosca, uno spirito di pace e dialogo. Francia e Germania si sono scontrate per secoli, ma alla fine si è riusciti a costruire una solida riconciliazione. Questo è possibile farlo in tutto il mondo.

http://www.republiquesolidaire.fr/12338-dominique-de-villepin-%C2%ABil-n%E2%80%99y-a-pas-d%E2%80%99issue-par-les-armes%C2%BB-el-watan-15102014/

DICHIARAZIONI DI PUTIN ALLA RIUNIONE DEL CLUB INTERNAZIONALE “VALDAI”.

“Il benessere degli stessi Stati Uniti in gran parte dipende dalla fiducia degli investitori, dei detentori stranieri del dollaro e dei titoli americani. La credibilità, ovviamente, viene minata. I segni di delusione dei frutti della globalizzazione oggi sono presenti in molti Paesi. A mio parere, i nostri amici americani stanno tagliando il ramo su cui sono seduti. Non si può mescolare la politica e l’economia, ma proprio questo ora sta accadendo”.

“Le sanzioni, naturalmente, ci disturbano. Con queste sanzioni stanno cercando di farci danno, bloccare il nostro sviluppo, spingere all’autoisolamento in politica, economia, cultura, spingerci cioè verso l’arretratezza. Ma il mondo, voglio sottolineare, come ho già detto e ribadisco, il mondo è cambiato radicalmente”.

“Auspico la normalizzazione delle relazioni russo-ucraine ed il loro sviluppo. Mi sembra che sia inevitabile”.

“I fattori di rischio non arrivano solo dalle controversie interstatali, ma anche dall’instabilità interna dei singoli Stati, soprattutto quando si tratta di Paesi situati all’incrocio degli interessi geopolitici dei grandi Stati, o sulle linee di faglia storico-culturali ed economiche. L’Ucraina, di cui certamente si è parlato molto, e ne parleremo ancora, è uno degli esempi di questo tipo di conflitto che ha un impatto sulla distribuzione mondiale delle forze e penso che non sia l’ultima“.

“Per quanto riguarda il mio atteggiamento verso l’Ucraina come Stato sovrano, non ho mai messo in discussione il fatto che l’Ucraina è uno Stato moderno, a pieno titolo, sovrano ed europeo. Un’altra cosa è che la storia della formazione dell’Ucraina nei suoi confini attuali è un processo piuttosto complicato” (= la Crimea e la Novorossia sono regioni aggregate all’Ucraina senza essere ucraine e non si può ignorare questo fatto, negando il diritto all’autonomia – NB Putin fin dal principio ha chiesto un’ampia autonomia per il Donbas in un’Ucraina federale e ha criticato pubblicamente le spinte separatiste russofone – in Crimea è intervenuto per salvare la base di Sebastopoli, che per la Russia è importante quanto Key West lo è stata per gli USA fino agli anni Settanta).

“Noi insistiamo sul proseguimento dei negoziati. Noi siamo non solo a favore dei negoziati, insistiamo sul proseguimento dei negoziati per la riduzione degli arsenali nucleari. Meno ci sono armi nucleari nel mondo, meglio è. E siamo pronti a un confronto molto serio in merito al disarmo nucleare”.

Già oggi è aumentata bruscamente la probabilità di una serie di conflitti violenti, con partecipazione se non diretta, almeno indiretta delle grandi potenze. Intanto il fattore di rischio è diventano non le solite contraddizioni interstatali, ma anche l’instabilità interna dei singoli Stati

I nostri colleghi  stavano cercando di gestire in qualche modo questi processi, usare i conflitti regionali, progettare le rivoluzioni colorate nei propri interessi, ma il genio è uscito dalla bottiglia e ora non sanno bene come gestirlo, neanche gli stessi autori della teoria del caos controllato. Tra di loro ci sono sbandamento e confusione”

Oggi si sentono dichiarazioni in merito al fatto che la Russia si stia ritirando dall’Europa, che è alla ricerca di altri partner, in particolare in Asia. Voglio dire che questo non è assolutamente così. La nostra politica nella regione Asia-Pacifico è attiva non da oggi e non in relazione alle sanzioni, ma ha più di qualche anno. Siamo partiti, come molti altri Paesi, tra cui i Paesi occidentali, dal fatto che l’Oriente occupa un posto sempre più importante nell’economia e nella politica”.

“Non si può non prenderlo in considerazione, voglio sottolineare, tutti lo fanno, e anche noi lo faremo, tanto che abbiamo una gran parte del territorio in Asia. Perché non dobbiamo usare i nostri vantaggi? Sarebbe miope“.

“Da dove provengono le nuove reclute [di ISIS]? In Iraq dopo il rovesciamento di Saddam Hussein sono state distrutte le istituzioni dello Stato, compreso l’esercito. Noi a suo tempo abbiamo detto, state attenti a dove avete cacciato queste persone sulla strada, a cosa faranno, a non dimenticare che loro erano al timone di un Paese abbastanza grande. In che cosa li state trasformando? Qual è il risultato? Decine di migliaia di soldati e ufficiali, ex attivisti del partito Baath buttati sulla strada, oggi si uniscono ai guerriglieri. Forse  è qui che si nascosta la capacità dell’ISIS? Agiscono davvero molto efficacemente dal un punto di vista militare, sono professionisti“.

Cosa ci attenderebbe se preferissimo vivere non secondo le regole, anche se severe e scomode, ma del tutto senza regole? E questo scenario è abbastanza reale, non ci si può escludere, data l’intensità della situazione nel mondo”

“La formazione del cosiddetto mondo policentrico … di per sé non rafforza né determina la stabilità. Al contrario, il compito di raggiungere un equilibrio globale si trasforma in un rompicapo abbastanza complesso, in un’equazione a più incognite”

“Ritenevo e ritengo che le sanzioni politicizzate sono state un errore che causa danni a tutti”

I progetti economici congiunti, gli investimenti reciproci oggettivamente avvicinano i Paesi, aiutano ad ammortizzare i problemi attuali nelle relazioni internazionali. Tuttavia oggi la comunità globale del business è sottoposta a pressioni senza precedenti da parte dei governi occidentali”.

Che business può esserci, quali attività, dove trovare convenienza economica, pragmatismo quando si lancia lo slogan: “La Patria è in pericolo, il mondo libero è in pericolo, la democrazia è in pericolo?”.

“Non importa chi nella propaganda americana prende il posto dell’URSS come principale avversario: l’Iran, come un Paese che aspiri alla tecnologia nucleare, la Cina che è la prima economia del mondo, o la Russia come superpotenza nucleare. Tentativi di tracciare le linee di demarcazione, fare coalizioni sulla base del principio non del “per” ma del “contro”, creare nuovi nemici, come durante la guerra fredda. E tutto ciò per conseguire il diritto di dettare legge, internazionalmente”.

“Tali tentativi non solo deformano fortemente la realtà, ma entrano in contraddizione con la diversità del mondo. Tali passi inevitabilmente provocheranno una resistenza, una risposta e porteranno a un effetto controproducente”.

Il mondo unipolare era scomodo, “insostenibile” e difficile da gestire per lo stesso cosiddetto leader “autonominato”… Da qui nascono i tentativi odierni, ormai già in una nuova fase storica, di ricreare una specie di mondo “quasi bipolare” e il sistema “quasi bipolare” come un modello pratico in cui riprodurre, in questo caso, la leadership americana“.

“A volte sembra che i nostri colleghi e amici lottino costantemente con i risultati della loro politica. Proiettano la propria potenza per eliminare dei rischi che si sono creati loro stessi, pagando per questo un prezzo sempre crescente

Circolano rapporti che indicano che un certo numero di leader mondiali sia apertamente sotto ricatto. Non è senza ragione che il ‘Grande Fratello’ sta spendendo miliardi di dollari per la sorveglianza di tutto il mondo, compresi gli alleati più stretti.

Proviamo a chiederci quanto questa situazione ci possa stare bene, quanto ci sentiamo al sicuro, felici di vivere in questo mondo, e quanto equo e razionale sia diventato. Forse non abbiamo reali motivi per preoccuparci, obiettare e porre domande imbarazzanti? Forse lo status eccezionale degli Stati Uniti e il modo in cui stanno portando avanti la loro leadership in realtà è una benedizione per tutti noi, e la loro ingerenza negli eventi in tutto il mondo sta portando la pace, la prosperità, il progresso, la crescita e la democrazia, e dovremmo magari solo rilassarci e godercela?

Ebbene, lasciatemi dire che non è questo il caso, assolutamente no”.

http://italian.ruvr.ru/2014_10_24/Vladimir-Putin-partecipa-al-forum-di-discussione-Valdai-0801/
http://eng.kremlin.ru/news/23137

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Ho visto un sottomarino russo nell’Adige!

Zbigniew Brzezinski e Carl Bildt

Zbigniew Brzezinski (valvassore) e Carl Bildt (valvassino)

 

1982 nuovo governo svedese ostile alla NATO, terzomondista filo-sandinista, favorevole al dialogo est-ovest, al disarmo e alla denuclearizzazione dell’Europa (est e ovest), critico delle politiche israeliane in Medio Oriente

> incidente dei sottomarini sovietici

> coinvolgimento del neocon svedese Carl Bildt e della NATO in questa montatura (guerra psicologica ai danni degli svedesi, per paranoizzarli e farli allineare con la Casa Bianca, senza se e senza ma – strategia della tensione in stile Gladio, come in Italia, Turchia, Belgio)

http://www.amazon.com/The-Secret-War-Against-Sweden/dp/0714682756

Olof Palme, il JFK svedese, fu poi assassinato un mese prima del suo previsto viaggio a Mosca, in cui intendeva promuovere una politica distensiva.

Carl Bildt è noto per aver distrutto l’economia svedese, per aver aggravato la crisi bosniaca e per avere rapporti particolari con il governo georgiano responsabile della crisi del 2008, prove generai della crisi ucraina

http://www.humanrights.ge/index.php?a=main&pid=15687&lang=eng

http://www.nnn.se/n-model/foreign/warrior.htm

 

Agosto 2014

Il Ministro della Difesa della Finlandia Carl Haglund recentemente ha annunciato che la Finlandia e la Svezia hanno deciso di lasciare entrare le truppe della NATO sul proprio territorio. Tutti i documenti necessari saranno firmati all’inizio di settembre.

http://italian.ruvr.ru/news/2014_08_28/Finlandia-e-Svezia-schiereranno-le-truppe-della-NATO-1682/

Settembre 2014

Sinistra vince le elezioni e va al governo

http://www.huffingtonpost.it/2014/09/14/elezioni-svezia_n_5818898.html

Il nuovo governo svedese è ostile alla NATO, terzomondista, favorevole al dialogo con Mosca, disposto a riconoscere lo stato palestinese facendo infuriare Israele

> incidente del sottomarino russo: le forze armate svedesi lanciano l’allarme sulla base di una “fonte affidabile” (NATO?), il governo svedese e quello russo negano che ci sia alcunché di sospetto – finora non è stata prodotta (fabbricata?) alcuna prova documentaria della presenza del sottomarino (analogamente alla divisione corazzata russa che avrebbe invaso l’Ucraina alcune settimane fa)

http://rt.com/news/197264-sweden-submarine-search-russia/

Potrebbe essere un sottomarino olandese (Bruinvis)

http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/svezia-fonti-russe-olandese-sottomarino-a-largo-stoccolma/news-dettaglio/4551293

> Carl Bildt è ancora lì a denunciare l’imperialismo russo e la santa crociata NATO contro Putin, recandosi a Kiev, in Georgia e in Moldavia

http://amanpour.blogs.cnn.com/2014/03/20/crimea-is-just-putins-opening-game-says-swedish-foreign-minister-carl-bildt/

la NATO è arrivata al confine russo e il figlio di Zbigniew Brzezinski, Mark Brzezinski, è l’ambasciatore americano a Stoccolma (gli affari della famiglia Brzezinski).

forze armate svedesi ammettono di avere ingannato  l’opinione pubblica riguardo al presunto avvistamento di un sottomarino “russo”
http://www.independent.co.uk/news/world/europe/baltic-nations-tense-as-search-for-russian-submarine-continues-9807686.html

Corsi e ricorsi storici di un impero decadente e disperatamente a corto di immaginazione che continua a contare sulla lealtà di dirigenze europee che, essendo facilmente corruttibili e ricattabili, volterebbero le spalle a Washington da un giorno all’altro, se fosse conveniente.

Lost?

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

 

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Se le porte della percezione fossero purificate, tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è, infinito.

William Blake -The Marriage of Heaven and Hell

Il volo 370 delle linee aeree malesiane non è l’unico grande velivolo scomparso misteriosamente senza lasciare traccia. Quattro droni americani sono svaniti nel nulla mentre sorvolavano l’Afghanistan – non sono mai più stati visti.

http://www.washingtonpost.com/news/checkpoint/wp/2014/06/20/over-afghanistan-drones-that-vanished-without-a-trace/

E’ un mistero senza precedenti, quello che ha colpito il volo 370 della Malaysia Airlines diretto a Pechino. Proprio tre mesi fa, infatti, l’aereo scompariva nel nulla, senza che – sino ad oggi – sia stato possibile recuperare alcun resto. Il governo malese si conta abbia già speso più di 8 milioni di dollari nelle ricerche e, secondo le famiglie, è ora che anche loro facciano qualcosa.

http://www.scienzamente.com/tecnologia/campagna-di-ricerca-fondi-per-la-scomparsa-del-volo-370/2725/

Venezuela, aereo scomparso a Los Roques: è il quarto episodio dal 1997 a oggi che coinvolge gli italiani. Il mistero della rotta maledetta – Quello di Los Roques, in Venezuela, si conferma sempre più come un arcipelago maledetto, una sorta di nuovo “Triangolo delle Bermuda

http://www.huffingtonpost.it/2013/01/05/venezuela-aereo-scomparso_n_2416184.html

E’ inspiegabile la scomparsa di tredici aerei dai radar avvenuta nei giorni scorsi. E’ accaduto il 5 e il 10 giugno nei cieli austriaci, tedeschi e della Repubblica Ceca e ad oggi non è stato ancora possibile risalire alle cause del misterioso fenomeno. Gli aerei sono inspiegabilmente scomparsi dai radar per circa 25 minuti lasciando di stucco e in forte apprensione i tecnici che si sono trovati nella totale impossibilità di individuare ben 13 velivoli.

http://www.centrometeoitaliano.it/spariscono-radar-13-aerei-mistero-cieli-austria-germania-13-06-2014-15677/

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/austria/10898385/13-planes-vanish-from-radars-over-Europe.html

Il prossimo Natale il mondo ci sembrerà molto diverso da come lo conosciamo, eppure…

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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Una mia previsione, sulla base di un’attenta lettura delle dichiarazioni e riflessioni di alcuni tra i più influenti decisori europei ed extraeuropei: entro Natale 2014 il mondo sarà molto diverso da come lo percepiamo ora.

la crisi ucraina sarà risolta con la vittoria della fazione transnazionale (euro-russo-americana) che desidera un’Ucraina federata ed equidistante in un’Europa a cerchi concentrici di integrazione che coinvolgerà anche la Russia (armonizzazione dei rapporti tra Bruxelles e Mosca);

la NATO e il petrodollaro (dollaro come riserva mondiale) non sopravvivranno a questa crisi e alla sconfitta dei neocon e del loro sogno di un mondo unipolare dominato da un’iperpotenza;

il FMI sarà democratizzato e multilateralizzato (se il 99% riuscirà a farsi valere, altrimenti diventerà uno strumento di oppressione peggiore di adesso)

il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sarà riconfigurato, magari attraverso la formula 7-7-7,  che vedrà un maggiore coinvolgimento di Pachistan, Nigeria, Brasile, Sudafrica, Indonesia, Iran, Cile, Messico, Turchia, Giappone e, ci si deve augurare, anche l’Italia, che tanto e meritoriamente si è spesa per dare più voce alle potenze minori con un progetto di riforma analogo

certe scomode verità (minori) saranno disoccultate per screditare il vecchio ordine e legittimarne uno nuovo.

il vecchio ordine non se ne andrà prima di aver sparato l’ultima cartuccia.

L’amministrazione Obama sta già preparando la transizione.

Ha di fatto tolto il suo appoggio ai miliziani anti-assad, permettendo ad Assad di vincere la guerra civile.

Ha scaricato i sauditi e gli israeliani.

Quando un segretario di Stato, nel corso di una riunione della Commissione Trilaterale, fa trapelare un parallelo tra Israele e il Sudafrica dell’apartheid, è chiaro che qualcosa di grosso bolle in pentola.

Ci tengo a precisare che questo NON è l’inizio di un Rinascimento per l’umanità.

Una fazione (realista, potenzialmente sensibile, o comunque meno insensibile, alle esigenze della specie umana) vince, un’altra fazione (integralista, socio-psicopatizzata) perde.

Quel che accade in cima alla piramide è solo una versione macroscopica di quel che accade nelle nostre vite, nei nostri rapporti reciproci. Perciò il nuovo ordine non sarà diverso da quello attuale. Sembrerà più umano all’inizio, per qualche anno, perché garantirà una maggiore redistribuzione delle risorse (ci sono già sufficienti ricchezze per tutti: ogni singolo essere umano, neonati inclusi, avrebbe in teoria a disposizione oltre 50mila dollari di beni; 75mila entro il 2020).

Ci sarà crescita e più prosperità, ma per fare cosa?

Finché non attueremo una rivoluzione interiore, nelle nostre teste e nei nostri cuori – un passaggio dall’infantile modalità “sfruttamento egoistico” (parassitismo entropico, crescita bulimica vs. decrescita anoressica) all’adulta modalità “altruismo solidale” (fare comunità, espansione/evoluzione non materialista) –, ogni rivoluzione esteriore (tecnologica, politica, economica, culturale, ecc.) sarà soggetta alle stesse derive degenerative e sociopatiche, con costanti trasferimenti di ricchezze dal basso verso l’alto, fino alla prossima Crisi, più grave delle precedenti e al prossimo Ordine, più subdolo di quello che l’ha preceduto.

Che speranze hanno le persone di buona volontà e retto intendimento che riescono ad arrivare in alto (es. padri fondatori degli Stati Uniti, i girondini, i padri e madri della nostra costituzione, ecc.: i destinatari dei loro messaggi erano il 2-4% delle rispettive popolazioni, a voler essere generosi), se poi si ritrovano tra l’incudine delle masse ignare ed egoiste e il martello di arrivisti senza scrupoli?

Servirebbe una creativa, autocritica, matura assunzione di responsabilità collettiva che ci emancipi da questi paternalistici cicli di asservimento e ci restituisca alla nostra piena dimensione di Individui Sovrani Cooperativi.

Dovremmo essere capaci di vedere il mondo come è, non come crediamo che sia, ed agire di conseguenza, con discernimento e obiettività, senza credere a certi falsi dogmi in voga in quest’epoca decadente.

Qualcosa per fortuna si sta muovendo e le grandi trasformazioni sono verosimilmente anche un sintomo e un motore di questa presa di coscienza planetaria.

Specialmente a livello locale, si potrebbe fare e si farà moltissimo per cavalcare l’onda del cambiamento.

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Quel che ha veramente detto il Capo di Stato Maggiore USA, gen. Martin Dempsey

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

Questo è quel che probabilmente leggeremo sui giornali: “forze armate americane pronte alla guerra contro la Russia per l’Ucraina
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=6&pg=7202

Non è così. Questa è l’arbitraria interpretazione (con parafrasi ingannevoli) dell’Atlantic Council che, per usare un eufemismo, non ha la pace e la prosperità del mondo al centro delle sue preoccupazioni.
Martin Dempsey ha scelto con accortezza le sue parole e, per come la vedo io (ingenuamente? arbitrariamente?), ha dimostrato di essere la persona giusta, al posto giusto, nel momento giusto (anche perché Obama, ogni volta che è sotto pressione, cede e si chiude in se stesso, stando a quel che si può ricostruire dalle sue azioni e da certi aneddoti riferiti da membri del suo entourage).

Dempsey ha già contribuito a tenerci (noi della NATO) fuori da due conflitti, uno in Iran e uno in Siria, e sta facendo il possibile per tenerci fuori da quello più terribile di tutti: Occidente contro Oriente (“Oceania” contro “Eurasia” – cf. Orwell).

Ho messo in risalto le frasi chiave che aiutano a capire il messaggio che stava lanciando all’opinione pubblica e agli analisti in ascolto. Quel che ho inteso io  – e chiaramente mi auguro di non scambiare i miei desideri per la realtà – è quanto segue:

  1. reassure our allies”: i dispiegamenti americani in Europa e nel Mar Nero servono per placare le ansie dei paesi ex-comunisti;
  2. not to escalate this thing further into Eastern Ukraine and allow the conditions to be set for some kind of resolution in the Crimea”: se i russi si limiteranno a riprendersi la Crimea e non avanzeranno alcuna pretesa nell’Ucraina orientale, tutto andrà bene [il che permetterebbe di arrivare all’ottimo piano informalmente proposto da Kissinger-Brzezinski-Lavrov]
    resolve this diplomatically/ without it being escalatory/avoid escalating this thing”: la questione va risolta assolutamente per vie diplomatiche (come da insistenza cinese). Qualunque altra azione sarebbe un errore (“miscalculation”);
  3. everything that we have done, I tell him, here’s what we’re doing”: sto facendo quel che va fatto per creare un rapporto di reciproca fiducia con la mia controparte russa ed evitare equivoci dalle conseguenze potenzialmente disastrose;
  4. a question that I think deserves to be assessed and reassessed and refreshed”: entrare in guerra con la Russia è decisamente l’ultima cosa che vorrei trovarmi a fare.
  5. we do have treaty obligations with our NATO allies“: Noi interveniamo solo per difendere membri della NATO e l’Ucraina non è nella NATO.

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TRASCRIZIONE DELLLA PARTE “INCRIMINATA”

JUDY WOODRUFF: The United States is sending more military material, forces into Eastern Europe, F-15s into the Baltics, F-16s to Poland, another warship into the Black Sea. What message is the U.S. trying to send to Russia right now?

GEN. MARTIN DEMPSEY: We’re clearly trying to send a message to Russia, almost exclusively through diplomatic channels, so that I do have an open line with my Russian counterpart that I have used twice the last two days.

But we’re trying to tell them not to escalate this thing further into Eastern Ukraine and allow the conditions to be set for some kind of resolution in the Crimea. But the message we are sending militarily is to our NATO allies.

So, one of our responsibilities at times like this is to reassure our allies. And so the deployments you mentioned into the Baltic air policing mission, into the aviation detachment in Poland, the deployment of the ship, are really intended to reassure our allies.

JUDY WOODRUFF: So, the U.S. is saying to the allies, if this were to come to some sort of military conflict, the U.S. would back up NATO?

GEN. MARTIN DEMPSEY: Well, don’t forget, we have — actually, we have NATO treaty obligations under Article 5 for collective defense.

And, so, when they ask us for reassurance or they ask us to — for contingency planning, we respond, and we do have obligations with NATO.

JUDY WOODRUFF: But, if there were to be a misunderstanding of some sort, if there were to be an accident that were to lead to something bigger, has the administration thought through the consequences of what that means, the two countries that are the greatest armed powers on the planet involved?

GEN. MARTIN DEMPSEY: Well, that’s why we’re seeking aggressively to resolve this diplomatically, before we would reach the point where there could be a miscalculation.

It’s probably worth mentioning why this is so unsettling to the Eastern Europeans. You know, we live here in America and sometimes don’t understand the realities of geography and demographics in Eastern Europe.

There are — if Russia is allowed to do this, which is to say move into a sovereign country under the guise of protecting ethnic Russians in Ukraine, it exposes Eastern Europe to some significant risk, because there are ethnic enclaves all over Eastern Europe and the Balkans.

I will give you one example. There are 400,000 ethnic Romanians living in Ukraine. So this is enormously unsettling.

JUDY WOODRUFF: But you know what the Russians are saying is that they have an historic relationship with — with Crimea, and they’re saying the Crimean legislature has voted now to have a referendum, and they’re saying what the government in Kiev did was illegal.

GEN. MARTIN DEMPSEY: Of course they are. And they’re trying to roll back to the February 21 agreement, and we’re trying to suggest that, really, the clock started on February 24.

Those are matters of diplomacy. Our role, as the military, is to seek ways to influence this without it being escalatory. And, by the way, I do have this open line with my Russian counterpart. So, everything that we have done, I tell him, here’s what we’re doing. Here’s why we’re doing it. We disagree fundamentally about your claim of legitimacy, but, as militaries, let’s try to avoid escalating this thing.

JUDY WOODRUFF: But there is a chance it could escalate?

GEN. MARTIN DEMPSEY: Of course there is.

JUDY WOODRUFF: There is a chance of military conflict?

GEN. MARTIN DEMPSEY: Sure. Yes.

JUDY WOODRUFF: And is the U.S. prepared if that happened?

GEN. MARTIN DEMPSEY: Well, that’s a question that I think deserves to be assessed and reassessed and refreshed as this thing evolves.

But, remember, we do have treaty obligations with our NATO allies. And I have assured them that, if that treaty obligation is triggered, we would respond”.

La pace, la vita e la nuova guerra di Crimea

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

Dmytro YaroshDmytro Yarosh, il nuovo responsabile della sicurezza e della difesa ucraina

Nel pieno di una crisi internazionale esplosa sul territorio europeo, la Casa Bianca invita la Georgia a entrare nell’Unione Europea e nella NATO ed esorta Mosca a consegnarle Abkhazia (21% della popolazione di etnia georgiana) e Ossezia del Sud (29%), che la stessa Georgia aveva cercato di conquistare

http://archive.is/jvFGJ

al tempo della presidenza Bush, quando Saakashvili prese per buone le parole di John McCain e David Cameron

http://blogs.spectator.co.uk/coffeehouse/2008/08/mccain-and-cameron-close-for-now/

e attaccò la Russia

http://www.ceiig.ch/pdf/IIFFMCG_Volume_I.pdf

nella convinzione di godere del pieno appoggio anglo-americano.

Perché proprio ora? Perché in un momento così delicato, in cui tutto dovrebbe far propendere per il dialogo con i russi, nel tentativo di risolvere felicemente la crisi ucraina e quella siriana, congiuntamente alle trattative sul programma atomico civile iraniano, si sceglie di accendere gli animi e rinfocolare i sospetti? Perché i media occidentali non si allarmano per questa completa assenza di volontà di pace che può trascinarci oltre il bordo del precipizio?

Esaminiamo quel che abbiamo appreso in questi anni.

Sappiamo (Dilip Hiro, “After Empire: The Birth of a Multipolar World”) che negli anni successivi all’11 settembre i governi/regimi di Libia e Siria avevano autorizzato l’approdo delle navi della marina russa nei porti di Bengasi e di Tartus. Gheddafi aveva dichiarato che questa decisione serviva a garantirlo contro le ambizioni del Pentagono, perché la sua partecipazione alla Guerra al Terrore non gli pareva un’assicurazione sufficiente. Bengasi, Tartus, Sebastopoli (Crimea). Forse una coincidenza, o forse no.

Sappiamo che l’Occidente appoggia fermamente la candidatura a sindaco di Mosca dell’oppositore russo Alexei Navalny, un avvocato che nel 2012 ha invocato la riunificazione di Russia, Ucraina e Bielorussia e che ha paragonato gli indipendentisti del Caucaso a degli scarafaggi. Certamente non un uomo di pace.

In Ucraina la rivolta antigovernativa è stata guidata dall’estrema destra ultranazionalista, antisemita, omofoba e russofoba, che ora è arrivata al governo ed è a capo della sicurezza nazionale (!!!). Una serie di attacchi a sinagoghe ed ebrei ucraini hanno spinto il rabbino Menachem Margolin, direttore generale dell’Associazione delle organizzazioni ebraiche in Europa, a chiedere al governo israeliano di proteggere gli ebrei ucraini da eventuali pogrom ad opera della destra giunta al potere.

In Siria il lassismo (e connivenza?) occidentale hanno fatto sì che la guerra civile ora veda ribelli siriani, militanti kurdi e truppe regolari siriane alle prese con migliaia di mercenari fondamentalisti sunniti giunti da tutto il mondo arabo e retribuiti da Arabia Saudita e Qatar.

La NATO, che aveva promesso che in cambio della riunificazione tedesca avrebbe rinunciato ad incorporare l’Est Europa, ha spostato a est i suoi confini fino alla Russia e ora si prepara ad inglobare Georgia e Ucraina. Il dislocamento delle sue batterie missilistiche in prossimità delle basi russe consente allo scudo antimissile “Guerre Stellari” di intercettare eventuali missili balistici intercontinentali russi prima che raggiungano la velocità di crociera. La questione, però, è che questo sistema di difesa sarebbe utile solo in caso di attacco americano e quindi una sua maggiore efficacia data dalla accresciuta vicinanza aumenta di fatto le probabilità che un’amministrazione statunitense aggressiva possa decidere di tentare la sorte.

Quest’aggressività per nulla dissimulata ha persuaso grandi potenze emergenti come la Cina, la Russia, l’India, il Brasile e il Sudafrica a far fronte comune (Kent Calder, “The New Continentalism: Energy and Twenty-First-Century Eurasian Geopolitics”) e, nel contempo, ha prodotto un avvicinamento tra la Russia e l’Ungheria, la Grecia, Cipro, l’Armenia e perfino la Germania (cf. nomina di Gernot Erler).

Non ci è dato sapere come andrà a finire, ma uno scenario che purtroppo non è da escludere è quello di una nuova guerra di Crimea.

http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_di_Crimea

Francia e Regno Unito sono le stesse nazioni che volevano intervenire militarmente in Siria, anche se questo comportava il rischio di un conflitto con la Russia. Al posto del Piemonte questa volta ci sarebbe l’Italia, ma c’è da augurarsi che Renzi non veda in Tony Blair un modello anche per gli “interventi umanitari”.

Se il fine ultimo è davvero quello di scacciare i russi dal Mediterraneo allora, dopo Bengasi (Libia) e Tartus (Siria), potrebbe essere la volta di Sebastopoli.

http://www.juancole.com/2014/02/reason-crimean-war.html

specialmente dopo l’accordo russo-ucraino del dicembre 2013 per un’ulteriore espansione della presenza russa

http://www.eurasianet.org/node/67882

Ormai da anni siamo sull’orlo di un conflitto mondiale. Ci siamo andati vicini nel 2008, quando Israele aveva chiesto il via libera a Bush per un bombardamento. Poi di nuovo in Siria nel 2013. Ora è il momento dell’Ucraina (e della Georgia?).

Se davvero forze influenti vogliono lo scontro sarà praticamente impossibile evitarlo.

L’unico aspetto positivo di tutta questa faccenda è che per i media occidentali è sempre più difficile prendere per i fondelli l’opinione pubblica: quando uno constata che un governo legittimamente eletto è stato abbattuto per sostituirlo con un altro governo che pullula di neofascisti e neoliberisti è difficile che la retorica “libertaria” e “democratica” faccia presa su chi ancora possiede qualcosa di più di un cervello a mezzo servizio.

PACE E VITA NON SONO MAI STATE COSI’ INDISSOLUBILMENTE INTRECCIATE

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