Link utili (spero)

willy-wonka-blog

Era da un po’ di tempo che volevo condividere alcune delle mie fonti che considero più affidabili e che potrebbero essere meno note di altre, almeno in Italia (es. non ho messo http://thesaker.is/ perché voglio augurarmi che tutti i “contro-informatori” lo conoscano).
Cercherò di aggiungere altri link man mano che mi verranno in mente.
Per altri aggiornamenti con altri link
https://plus.google.com/+StefanoFaitFuturAbles

FILOSOFIA, SPIRITUALITÀ

Jacob Needleman http://www.jacobneedleman.com/

ECONOMIA

Michael Hudson http://michael-hudson.com/

Ellen Brown http://itsourmoney.podbean.com/

Yanis Varoufakis (tiene un blog, da molti anni): http://yanisvaroufakis.eu/

Gustavo Piga: http://www.gustavopiga.it/

http://conscience-sociale.blogspot.it/

GEOPOLITICA

Scozia (fondamentale per capire il mondo dopo la caduta dell’Impero): http://newsshaft.podbean.com/

Singapore (fondamentale per capire la meta finale dell’Impero – Singapore è il prototipo di città-stato che desiderano ai piani alti): http://www.theonlinecitizen.com/

Cina: https://soundcloud.com/44-days / http://www.chinafile.com/

The Diplomat: http://thediplomat.com/

Clarissa: http://www.clarissa.it/

WikiSpooks: https://wikispooks.com/wiki/Main_Page

Moon of Alabama: http://www.moonofalabama.org/

The East is Read: https://eastisread.wordpress.com/

CONTROINFORMAZIONE E INFORMAZIONE ALTERNATIVA

http://www.sott.net/

http://www.wanttoknow.info/newsstories

http://21stcenturywire.com/

http://www.caseyresearch.com/gsd/criticalreads

https://thepolypus.wordpress.com/

MUTAMENTO CLIMATICO (E PLANETARIO)

http://www.climatemonitor.it/

ADAPT 2030: https://www.youtube.com/user/MyanmarLiving

http://www.suspicious0bservers.org/

http://www.attivitasolare.com/

http://www.freddofili.it/

https://sunshinehours.wordpress.com/

http://www.laterredufutur.com/accueil/

http://www.sis-group.org.uk/news

ANTROPOLOGIA, SOCIOLOGIA, SCIENZE POLITICHE

Richard Sennett http://www.richardsennett.com/site/senn/templates/home.aspx?pageid=1&cc=gb

Stephen F. Cohen http://jordanrussiacenter.org/author/scohen/

Adam Greenfield http://urbanscale.org/about/adam-greenfield/

James C. Scott http://politicalscience.yale.edu/people/james-scott

Ian Tattersall http://www.iantattersall.com/

Richard Klein https://web.stanford.edu/dept/anthropology/cgi-bin/web/?q=node/107

Dominique de Villepin http://www.richardsennett.com/site/senn/templates/home.aspx?pageid=1&cc=gb

SALUTE, ALIMENTAZIONE, SCIENZA

http://wholehealthsource.blogspot.it/

http://www.i-sis.org.uk/index.php

La svendita renziana del nostro patrimonio bancario

ROTTAMA-LA-TUTELA
Un lettore si domandava che cosa avesse mai fatto di neoliberista, Matteo Renzi, il primo ministro che ha appena dichiarato che a lui il capitalismo di famiglia e comunità gli fa schifo e ci vuole sempre più “americani”
http://www.lastampa.it/2015/05/04/economia/renzi-basta-capitalismo-poco-trasparente-KIE1b02EfUWOAWzBAHXzhP/pagina.html

Se una persona simpatizza per le idee neoliberiste ma sa che “neoliberismo” è una brutta parola, è perfettamente in grado di rimuovere il problema a livello cognitivo evitando di considerare come neoliberista tutto ciò che gli piace, ciò che sente essere giusto.
Per questo non mi interessa convertire nessuno. Ciascuno deve trovare in sé la forza e la chiarezza di pensiero per capire che per troppo a lungo ha visto il mondo con delle lenti distorcenti e dei paraocchi (è la nostra condizione naturale) e deve cominciare a sforzarsi di analizzare la realtà nella maniera più obiettiva possibile.
Per esempio, si potrebbe cominciare a rifiutare l’equazione banche = male.
Ci sono delle banche che, effettivamente, sono covi di psicopatici e rappresentano una minaccia per l’intera civiltà umana: sono parassiti che non si rendono conto che dissanguare a morte l’organismo che vampirizzano ucciderà anche loro, in assenza di altre prede. In pratica, sono degli idioti e dei bulli.
Ma ci sono altre banche, nate con ben altre missioni e aspirazioni, quelle che non piacciono a Matteo Renzi (perché gli hanno detto che non gli devono piacere e lui è ubbidiente).
Queste altre banche sono utili a quel grande organismo che chiamiamo civiltà umana perché non venerano Mammona (o non lo fanno a tempo pieno) e quindi non trasformano automaticamente l’energia che chiamiamo denaro in “sterco del demonio”.
Certo, non sono più quelle di un tempo: in un ambiente tossico sono state contaminate, contagiate, in parte compromesse. Ma non sono malate terminali, sono curabili.
O, almeno, lo sono quelle che non saranno divorate dal cancro dei megacartelli finanziari di cui sopra.
Renzi, recependo le direttive provenienti da Wall Street e dalla City di Londra (è estremamente ubbidiente, non si può non dargliene atto), ha provveduto a indebolire il sistema immunitario delle “banche buone”:
http://www.avvenire.it/Economia/Pagine/appello-in-difesa-banche-popolari.aspx
La questione ora diventa la seguente: le megabanche si sono rese conto che NON avranno abbastanza tempo per approfittarne? Sanno che stanno per morire? Oppure l’avidità e l’egotismo ai piani alti sono così intensi da sfociare nella più completa ottusità?
http://www.futurables.com/2015/05/04/la-repentina-estinzione-dei-dinosauri-bancari/

Io dico che i loro modelli, come quelli climatici, sono completamente sbagliati, ma questa gente non è più in grado di ragionare con la propria testa (il tallone d’Achille degli psicopatici è che scambiano SEMPRE i loro desideri per la realtà).
Sono zombie (anzi, i vampiri sono morti viventi, senz’anima), forse lo sospettano, ma lo negheranno fino all’ultimo (e oltre).

Le nostre “banche buone” non sono a rischio. L’aggressione è arrivata fuori tempo massimo. Però, negli anni a venire, dovranno ritrovare l’anima in parte perduta.

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La democrazia perduta e la democrazia riconquistata (note e aforismi)

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L’umanità è la stessa, a ogni latitudine, e i suoi desideri e sogni sono grosso modo gli stessi (pace, amore, prosperità, sicurezza, felicità, libertà), ma il destino ultimo dell’umanità non è quello di un’evoluzione convergente verso un unico modello socioculturale e politico, perché le vie per realizzare le suddette ambizioni sono molteplici.

Nella pratica di bilancio partecipativo troppo spesso il decoro urbano prevale sulla giustizia sociale (Bilancio partecipativo 2015, Parigi tira le somme, L’Indro, 13 marzo 2015).

La democrazia partecipata permette alla gente comune di capire che amministrare la cosa pubblica non è uno scherzo (People’s panel pitches in to advise Melbourne City Council where it should spend $5 billion, The Age, 2 dicembre 2014).

Superata una certa soglia di astensionismo, non è più moralmente legittimo parlare di mandato pienamente democratico.

La “società civile” deve diventare adulta, ossia civile, assumendosi le responsabilità degli adulti, pensando e agendo conformemente a quello che ci si dovrebbe attendere dalle persone che hanno raggiunto l’età adulta e non necessitano di tutele paternalistiche. Non è più ammissibile delegare tutto ad altri e poi lamentarsi infantilmente tutto il tempo per le cose che non vanno.

Bisogna creare occasioni e luoghi in cui diversi punti di vista siano messi a confronto, in cui le persone imparano ad ascoltare e a raggiungere compromessi che non siano al ribasso.

Solo la partecipazione democratica sembra in grado di restituire dignità alla politica e a chi fa politica (Making local government engaging, The Boston Globe, 12 aprile 2015).

La regione alpina ama essere avanguardia del cambiamento, ma i cinesi ci stanno battendo al “nostro gioco”, da anni, con iniziative dal basso e dall’alto, ispirate e supervisionate dai pionieri australiani e nordamericani della democrazia deliberativa (How Can a Democracy Solve Tough Problems? Time, 2 settembre 2010; The Continued Search for Deliberative Democracy in China, 2012; Consultation and Deliberating in China: The Making of the Recent Healthcare Reform, 2012; China’s Experiment with Democracy, Huffington Post, 28 maggio 2014; Discourses on Chinese-Style Democracy in China, 2014; Online Consultation and Governance Reform in Chinese Ministries and Provinces, 2014).

La competizione a sostegno della cooperazione (egoismo illuminato) genera un equilibrio dinamico. La cooperazione a sostegno della competizione produce un’escalation compulsiva con effetti entropici.

Quel che invece serve è che la “società civile” divenga adulta, si assuma le responsabilità degli adulti, pensi ed agisca come fanno gli adulti, invece di delegare tutto ad altri e poi lamentarsi infantilmente tutto il tempo delle cose che non vanno.

Bisogna creare occasioni e luoghi in cui diversi punti di vista vengono messi a confronto, in cui le persone imparano ad ascoltare e a raggiungere compromessi che non siano al ribasso.

Bisogna che per la metà del secolo la gente pensi a noi come dei bamboccioni pieni di buone intenzioni ma ancora immaturi. Questo serve, perché l’umanità abbia un futuro dignitoso.

Non possiamo continuare a credere che tutto il genere umano ragioni come ragioniamo noi, in una specifica e breve fase della nostra storia. Siamo diversi da come eravamo, saremo diversi da come siamo, e la curiosità nei confronti del prossimo, il rispetto per la dignità delle sue declinazioni dell’umano è una necessità in un mondo globalizzato. L’ignoranza dell’altro è un’automutilazione; la curiosità è un accrescimento, un potenziamento. Non saranno i droni a salvarci, ma il dialogo profondo.

Se si fa democrazia deliberativa, lo si deve fare sul serio. Questo significa fare in modo che le minoranze non siano schiacciate dalle maggioranze, che l’interesse di una parte non sia fatto passare per interesse generale, che i cittadini attivi non constatino che il loro impegno era vano perché le decisioni erano comunque già state prese e serviva solo una qualche forma di legittimazione [Cf. Archon Fung (Harvard University), Putting the Public Back into Governance: The Challenges of Citizen Participation and Its Future, 2015].

L’evoluzione procede a partire da forme di vita e modalità di interazione semplici, che diventano sempre più complesse, ricche di sfumature e che, assieme, si dimostrano capaci di operazioni quantitativamente e qualitativamente superiori rispetto a quando erano separate: è allora che il comportamento egoista dei singoli finisce promuovere il benessere della rete di cui fanno parte, il beneficio reciproco [Cf. Mae-Wan Ho genetista britannica]

Una decisione saggia tiene conto dell’impatto atteso sulle future generazioni e sul resto del mondo; considera punti di vista esterni e diversi da quelli a cui siamo abituati nel nostro piccolo mondo universale e collettivo; riflette sulle esigenze più profonde e universali dell’umanità. Una decisione saggia è il frutto di un dialogo a 360 gradi, anche con chi non è ancora nato e non vive nei paraggi, perché siamo tutti sulla stessa barca e un evento locale può innescare impressionanti ripercussioni globali.

Diversità è resilienza. La natura, come gli investitori, cerca di diversificare e bilanciare il proprio portafoglio. Se anche qualcosa non va per il verso giusto, qualcos’altro andrà in porto e la vita continua. Per questo è saggio evitare di dipendere da monopoli di conoscenza, produzione e distribuzione di energia, cibo, ecc. (Fame a Dublino, il genocidio negato). Un mondo multilaterale, plurale, unito sinergicamente nella diversità è un mondo resiliente.

Se il rischio è che dei gruppi si separino rancorosamente, è meglio facilitare la rottura, nell’ottica di poter successivamente ricostruire uno spirito di comunità. Separazioni ed esclusioni sono soluzioni provvisorie. Ogni esclusione permanente dell’altro è disfunzionale e irrobustisce tribalismi ed egotismi personali che possono solo produrre conseguenze spiacevoli per tutte le parti coinvolte.

Non è saggio diventare schiavi del futuro. Le probabilità sono astrazioni, non fatti accertati; gli orizzonti sono per definizione remoti e indistinti; una previsione non è una presa di visione. Pessimismo e ottimismo avvelenano o condizionano il presente, impedendoci di osservare la realtà oggettivamente. La descriviamo sempre alla luce delle nostre anticipazioni. Una conversazione che includa una pluralità di voci scongiura l’egemonia di una visione monocola di ciò che ci attende, un fattore di distrazione che ci rende inefficaci, fatalisti, spettatori passivi, non co-creatori di realtà. Meglio andare incontro al futuro sapendo che il viaggio resta più importante della destinazione.

La democrazia non è una cosa, non è un’istituzione. È un processo, un rituale, una capacità acquisita che va costantemente esercitata e perfezionata. Si impara la democrazia come si impara a nuotare. Qualcuno diventa un campione, altri si tengono a galla, ma più facciamo esperienza e tocchiamo con mano i nostri miglioramenti, maggiore sarà l’entusiasmo e ogni fallimento sarà solo un passaggio a vuoto in un percorso di perfezionamento personale e collettivo.

Per essere democratici bisogna saper Ascoltare. Ascoltare aiuta gli altri e noi stessi a pensare e capire le proprie circostanze e a risolvere i propri problemi. È una prassi riconciliativa (hoʻoponopono, nella Polinesia).

Per essere democratici bisogna accettare l’idea che un conflitto creativo è un’opportunità di esaminare le questioni da prospettive inattese e più promettenti. Senza conflitti creativi saremmo condannati a vedere la realtà in modo drasticamente semplificato, in funzione dei nostri preconcetti e pregiudizi. Si può fare chiarezza su una questione anche senza tagliarla con l’accetta, imparando a tollerare la complessità e ad apprezzare l’apprendimento continuo.

Essere democratici non significa tendere sempre a compromessi al ribasso per raggiungere comunque un consenso. Occorre prendersi il tempo e ingegnarsi creativamente per identificare, laddove esistono, delle soluzioni che soddisfino gli interessi di tutte le parti. Per vedere delle possibilità che esistono ma non sono facili da scorgere serve immaginazione, umiltà, flessibilità, acume e quanta più conoscenza si possa mettere sul tavolo di una discussione.

Peter Elbow (University of Massachusetts) ha adottato questa strategia. Se qualcuno pensa che un’idea non è stata compresa dagli interlocutori, può chiedere che, per 5 minuti, tutti sospendano il loro giudizio critico o di chiusura nei confronti dell’idea e si sforzino di scovare delle virtù, come se ne fossero dei genuini sostenitori. Una ginnastica della mente utile quotidianamente in un mondo che non è statico e che conosciamo così poco. Così diventa più facile immaginare futuri possibili.

http://www.futurables.com/2015/04/21/come-il-pastore-separa-le-pecore-dalle-capre-e-dai-babbuini-psicopatie-e-democrazie-nel-ventunesimo-e-ventiduesimo-secolo/

AGGIORNAMENTI
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Chi non conosce il presente non può discutere del futuro – dati utili a capire la Grande Trasformazione

è vero che all'aumento del benssere diminuisce il numero dei figli, ma il Bangladesh mostra che stiamo assistendo a un crollo demografico indipendente dalla variabile economica

è vero che all’aumento del benessere diminuisce il numero dei figli, ma il Bangladesh (tra i tanti esempi possibili) mostra che stiamo assistendo a un crollo demografico planetario che non è interamente spiegabile in una prospettiva materialistica

Chi non conosce il presente non può discutere del futuro

Hans Rosling

Lettori, ascoltatori e spettatori, a milioni, stanno voltando le spalle ai media tradizionali…Una delle ragioni di questa crisi è che le persone sono stanche dell’immagine negativa del mondo che viene loro presentata dai giornalisti. La maggior parte delle notizie nei media tradizionali riguarda conflitti, drammi, imbroglioni e vittime. […]. Ci sono numerose e gravi conseguenze. In primo luogo la gente ne ricava una falsa immagine della realtà. In secondo luogo l’Occidente ora soffre di mancanza di leadership. Le democrazie mediatiche non producono capi, ma populisti.

Constructive News: The next mega trend in journalism? 14 novembre 2014

Connettere le menti, creare il futuro

Motto dell’expo Dubai 2020

Se è vero che una porzione molto influente dell’umanità soffre di un delirio di onnipotenza e l’intera specie ha perso il senso del limite e dell’equilibrio virtuoso, come è vero che se non ci disfiamo di quadri mentali antiquati e autodistruttivi, perché miopi, andremo alla deriva, invece di costruire un futuro migliore, è altrettanto vero che per costruire un futuro migliore è fondamentale che chi prende le decisioni abbia a disposizione informazioni il più possibile veritiere e obiettive sul presente e su dove sta andando il mondo.

Se uno si lascia guidare nei suoi processi decisionali da nozioni fallaci, dati superati e preconcetti duri a morire, difficilmente avrà successo nelle sue intraprese. Potrà stare in cima alle classifiche grazie alle piste ciclabili, alle zone verdi, alla raccolta differenziata, a quanto si è smart, al numero di utenti delle biblioteche, ecc. – che sono fattori importantissimi – ma, nel lungo periodo, serve anche altro, se non si vuole far venir meno il patto di fiducia che lega chi governa a chi è governato.

EGEMONIA GLOBALE

È un dato di grande importanza, perché i flussi migratori si orientano in funzione di dove c’è investimento e creazione di posti di lavoro.

Tra la nascita di Cristo e il 1820 il baricentro economico del mondo si trovava nell’Asia centrale, non lontano dall’India.

Dopodiché, nel giro di un secolo, si spostò nel Nord Europa, verso l’Islanda.

Tra il 1960 e il 2000 era ancora localizzato a nord della Norvegia.

Intorno al 2030 si troverà entro i confini cinesi.

FONTE: McKinsey Global Institute

In 25 anni si sono annullati 200 anni di storia all’insegna dell’egemonia occidentale e le grandi migrazioni si stanno già regolando di conseguenza (A “Little Africa” in Southern China, The Diplomat, 8 agosto 2013).

Oggi oltre metà della popolazione mondiale vive tra Karachi e Tokyo. Quella sarà la regione egemone del pianeta nei prossimi secoli.

È anche la regione che più sta contribuendo all’arricchimento dell’Africa: nel 2009 il volume di traffici commerciali tra Cina e Africa era pari a quello tra USA e Africa. In 5 anni è diventato il doppio! (Into Africa. China Plays U.S. in Great Power Game, Bloomberg, 24 marzo 2015).

http://www.futurables.com/2015/03/28/ce-un-nuovo-sceriffo-in-citta-il-secolo-cinese-da-kant-a-canton/
http://www.futurables.com/2015/04/02/ce-un-nuovo-sceriffo-in-citta-parte-ii-governo-mondiale-o-governance-mondiale/

PROSPERITÀ E DISUGUAGLIANZA

Negli ultimi 20 anni il numero di persone che vive in condizioni di estrema povertà si è dimezzato.

Il Bangladesh, nel 2012, era già messo meglio dell’Italia del 1964 in quanto a tasso di fecondità e mortalità infantile. In 50 anni ha recuperato un gap di secoli e questo progresso è in fase di accelerazione.

FONTE: Hans Rosling, Sustainable Development: Demystifying the Facts, 2015.

NOTA BENE: oggi la sola economia cinese equivale (in termini di PIL) a quella dell’intero pianeta nel 1964.

Anche i ricchi piangono, ma la felicità aumenta in proporzione al benessere, indipendentemente dal contesto culturale (Stevenson & Wolfers, Economic Growth and Subjective Well-Being: Reassessing the Easterlin Paradox, 2008).

Mentre in Europa e Nord America le disparità aumentano, nel resto del mondo stanno diminuendo (Income Inequality Is Not Rising Globally. It’s Falling, New York Times, 20 luglio 2014).

DEMOGRAFIA LOCALE E URBANIZZAZIONE

Secondo l’ISTAT la popolazione di cittadinanza italiana residente in Italia è scesa sotto quota 56 milioni al primo gennaio 2015 (-125mila in un anno, per circa la metà dovuto a un saldo migratorio negativo).

Solo nel Trentino-Alto Adige (1,6 per mille) e, seppur di poco, in Campania, la natalità eccede la mortalità.

La popolazione residente a Trento si è stabilizzata (Trento, sono 117mila gli abitanti, Vita Trentina), quella di Rovereto è in calo (Una città che invecchia, stranieri in calo, Trentino, 3 febbraio 2015).

Tenendo conto delle tendenze globali, è possibile che la popolazione urbana trentina abbia raggiunto il suo plateau (o poco ci manca). Salvo qualche sussulto dovuto a un futuro crollo dei prezzi degli immobili (l’onda della bolla specualtiva esplosa partirà dalla California, passerà per Londra e arriverà in Cina) o agli effetti del mutamento climatico, Trento e Rovereto non raggiungeranno mai, rispettivamente, quota 150mila e 50mila abitanti. È più plausibile uno scenario in cui, nella seconda metà del secolo, saranno scese sotto quota 100mila e 30mila.

Il livello di urbanizzazione del pianeta cresce infatti impetuosamente, ma disarmonicamente. Mentre nei paesi emergenti la tendenza è fortissima. Nei paesi “emersi” le cose vanno diversamente. In Oceania le aree metropolitane si spopolano, in Europa non crescono, nel Nord America crescono poco (e probabilmente per via dell’inclusione del Messico).

FONTE: World Urbanization Prospects (United Nations), 2014

DEMOGRAFIA GLOBALE

Nel mondo, il numero di bambini da qui al 2100 resterà, nella “peggiore” delle ipotesi, invariato, ma potrebbe calare.

Nel 1975 il Giappone era in equilibrio demografico (tasso di sostituzione). Nel giro di 20 anni è sceso a un tasso di fecondità inferiore a 1,4 figli per donna e poi si è fermato lì.

In futuro l’umanità sarà meno numerosa, forse molto meno numerosa, perché la demografia umana cresce solo laddove c’è povertà e, per di più, ultimamente sta contraendosi a prescindere dal miglioramento del tenore di vita.

Nel 2013, a parte l’Asia meridionale, i paesi arabi e l’Africa sub-sahariana, il resto del mondo aveva raggiunto o quasi raggiunto la stabilità demografica, oppure era in calo demografico.

Il tasso di natalità del Sudafrica è sceso al 2,39%. Già adesso 23 stati indiani su 29 hanno raggiunto un tasso di crescita pari a zero (India struggling to achieve total fertility rate of 2.1 per cent, The Economic Times, 11 luglio 2014).

Il Sudamerica si trova ad affrontare un calo demografico in paesi come il Brasile e il Cile e la rapidità della contrazione del tasso di natalità continentale è stata doppia rispetto ad Europa e Stati Uniti (che sono già in deficit) (Autumn of the patriarchs, The Economist, 1 June 2013).

Un fenomeno analogo, e altrettanto sorprendente, riguarda il mondo musulmano (David Ignatius: A demographic shift in the Muslim world, The Washington Post, 8 febbraio 2013).

In Cina alcuni ricercatori stanno invitando i loro concittadini a realizzare un baby boom, visto che il tasso di fertilità è sceso fino alla modesta media europea (Baby Boom or Economy Bust: Stern Warnings About China’s Falling Fertility Rate, Wall Street Journal, 2 settembre 2014).

Solo l’Africa sub-sahariana spinge in alto la demografia globale, ma riuscirà a farlo ancora per poco (Bye-Bye, Baby, The New York Times, 4 aprile 2014).

Secondo i demografi dell’ONU il 2014 potrebbe essere stato l’anno del picco di nascite (Hans Rosling, 4 maggio 2014). Da qui in poi sarà tutto in discesa e la popolazione mondiale aumenterà solo in virtù della diminuzione della mortalità infantile.

VIOLENZA, ANALFABETISMO, DEMOCRAZIA, ECC.

In tutto il mondo il tasso di omicidi è in calo da secoli, il numero di vittime di guerra scende, l’alfabetizzazione cresce esponenzialmente, la democrazia si diffonde (dal basso oppure dall’alto). Tutto lascia intendere che davanti a noi ci sia un futuro nonviolento e che educazione e prosperità siano infinitamente più efficaci di psicofarmaci e sorveglianza capillare (The Visual History of the Rise of Political Freedom and the Decrease in Violence, OurWorldinData).

http://www.futurables.com/2014/03/29/contro-i-profeti-di-sventura-che-azzoppano-lumanita/

AGGIORNAMENTI

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C’è un nuovo sceriffo in città (parte II) – governo mondiale o governance mondiale?

cityscape

Non ho ancora incontrato nessuno che abbia ben chiaro in mente cosa succederà. Chi lo sa tiene la bocca chiusa. Possiamo solo limitarci a ricostruire uno scenario più plausibile di altri sulla base dei tasselli del mosaico che abbiamo a disposizione:

  1. La manipolazione da parte dei banchieri occidentali del prezzo dell’oro ha avvantaggiato la Cina (e Russia, India, ecc.) che ha accumulato “furtivamente” immense riserve auree, liberandosi nel contempo dei titoli di stato americani, che al momento sono ampiamente sopravvalutati, anche grazie ad una politica monetaria della BCE che ha (volutamente?) indebolito l’euro e rafforzato il dollaro, rendendo possibile (autolesionisticamente o scaltramente?) il più imponente trasferimento aureo della storia, da Occidente a Oriente;
  2. L’economia americana è alla frutta e il governo cinese ha preso delle contromisure per sostenere comunque la domanda della sua produzione, autorizzando una grandiosa strategia edilizia e delle infrastrutture, in Cina ma anche in Africa (le famigerate “città fantasma”), in vista di un prevedibile boom dei consumi domestici dovuto al forte innalzamento del tenore di vita afro-asiatico e all’accelerazione della migrazione verso i centri urbani;
  3. La guerra valutaria globale non dichiarata che è in corso terminerà con una Depressione fenomenale, che si farà sentire ferocemente nel Nord America e in Europa, ad iniziare, come negli anni Trenta, dal sistema bancario austriaco e dall’eredità avvelenata di Haider (In Austria il primo fallimento pilotato di una banca: per Hypo Alpe pagheranno anche i creditori, Repubblica, 1 marzo 2015; La regione austriaca che rischia il default, Linkiesta, 10 marzo 2015);
  4. Questa depressione metterà fuori gioco il dollaro. L’euro, da moneta unica di una parte del continente potrebbe diventare moneta comune dell’intero continente, per essere usato un giorno fino a Vladivostok. Con la fine della Depressione, anticipata grazie a un piano Marshall cinese, l’Europa non sarà più parte della NATO ma appendice occidentale dell’Asia;
  5. Lo yuan/renminbi sarà già stato inserito nel paniere dei Diritti Speciali di Prelievo del FMI, la Cina dichiarerà le sue riserve auree e la sua valuta diventerà la nuova moneta egemone, la nuova valuta di riserva globale, finalmente sostenuta dall’oro, da una solida base manifatturiera e dall’alleanza strategica con la Russia, che può coprire il suo fabbisogno energetico. In pratica i cinesi hanno ricreato le condizioni in cui si trovavano gli USA prima di Nixon;
  6. A quel punto la strategia obamiana di contenimento della Cina diventerà oggetto di cordiale dileggio (il contenimento della Cina, Limes, 9 settembre 2014);
  7. Nel giro di una generazione le lingue europee assimileranno un considerevole numero di termini ed espressioni cinesi ed orientali (come già successe con l’arabo e l’inglese) e vice versa.

CONTINUA QUI

http://www.futurables.com/2015/04/02/ce-un-nuovo-sceriffo-in-citta-parte-ii-governo-mondiale-o-governance-mondiale/

Aggiornamenti

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C’è un nuovo sceriffo in città! Il secolo cinese, da Kant a Canton

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Gli Stati Uniti, gli europei e i giapponesi difendono con le unghie e con i denti la loro influenza sulle istituzioni finanziarie mondiali, sempre meno coerente con la loro posizione nel mondo. Senza contare che di questa influenza non hanno fatto buon uso come avrebbero dovuto. Non da ultimo perché hanno insistito a difendere il loro diritto di nominare direttori generali di livello non sempre eccelso…A distanza di cinque anni da quando il G20 ha trovato un accordo sulle nuove quote del Fondo monetario internazionale, che limiterebbero la sproporzionata influenza delle potenze economiche tradizionali sul Fondo, il mondo sta ancora aspettando che il Congresso americano ratifichi il nuovo assetto. Questo è abdicare alle proprie responsabilità….L’economia mondiale trarrebbe beneficio da maggiori afflussi di capitali a lungo termine verso i Paesi in via di sviluppo…I soldi della Cina potrebbero spingere il mondo nella direzione giusta, e questa sarebbe un’ottima cosa…L’ascesa economica cinese è benefica e inevitabile. Quello che serve quindi è essere accomodanti con intelligenza.

Martin Wolf, Il no Usa alla super banca cinese? È una follia per quattro motivi, Il Sole 24 Ore, 25 marzo 2015

Nessun grande paese europeo o asiatico (escluso il Giappone) ritiene conveniente rimanere estraneo rispetto ad un progetto che darà corpo ad un’enormità di investimenti, a partire dalla nuova “via della seta,” che congiungerà, con un efficiente sistema ferroviario, la Cina con i paesi dell’Asia Centrale e dell’Europa. Il che significa che la forza cinese è talmente cresciuta da concludere, in opposizione agli americani, importanti accordi anche con paesi strettamente legati da alleanze militari con gli Stati Uniti… È evidente che gli interessi sempre più globali della City eserciteranno un’ulteriore spinta volta ad aumentare la distanza nei confronti dell’Unione Europea. L’UE è infatti sempre più vista come un limite inaccettabile alle libertà di movimento di cui vuole godere la City, i cui interessi hanno oggi portato la Gran Bretagna in contrasto con gli Stati Uniti ma che, nel lungo periodo, si dimostreranno sempre più insofferenti di fronte ai vincoli europei.

Romano Prodi, Nuovi equilibri globali dietro la nascita della Asian Infrastructure Investment Bank, il Messaggero, 22 marzo 2015

Il 31 marzo è il termine ultimo per chiedere l’adesione alla AIIB, la “superbanca” internazionale a guida cinese che inaugura un regime di concorrenza sullo scacchiere mondiale dei prestiti per lo sviluppo e che servirà a Pechino per tessere una rete di alleanze con i paesi emergenti alla ricerca di tassi di interesse ragionevoli e clausole non vessatorie.

Si prendono più mosche con una goccia di miele che con un barile d’aceto”. Si chiama “soft power”: i partner commerciali (e culturali) hanno meno interesse a pugnalarti alla schiena e più interesse a creare una sinergia reciprocamente vantaggiosa. Ricatti, corruzione e minacce hanno le gambe corte.

Dal 1 di aprile in poi l’Occidente perderà il controllo assoluto del mercato dell’oro – ossia non potrà più manipolarne il prezzo – e la Cina farà in modo che quel privilegio gli sia tolto per sempre (Alasdair Macleod, The new London gold fix and China, 6 marzo 2015; China to regulate gold import, export, China Daily, 20 marzo 2015).

Così, nel giro di poche ore, l’egemonia occidentale sulla storia mondiale comincerà la sua parabola discendente, senza scalpore e senza troppi strepiti.

Da qui al 2020, con un’accelerazione tumultuosa, da lasciare senza fiato, saremo gli spettatori di un turbine di eventi epocali forse senza precedenti.

Ci saranno altri tentativi di sabotaggio più o meno subdoli e velati (l’adesione di Londra all’AIIB potrebbe essere un cavallo di Troia: si veda a questo proposito il veto di De Gaulle all’ingresso della Gran Bretagna nella CEE), ma non ci sarà alcuna guerra “salvifica” per il vecchio ordine mondiale.

Anche un’eventuale opzione Sansone (muoia Sansone con tutti i filistei) sarebbe catastrofica principalmente per il Nord America: il resto del mondo ne patirebbe le conseguenze, ma per un periodo relativamente limitato; poi riprenderebbe il suo cammino.

New Development Bank (NDB); Asian Infrastructure Investment Bank; Silk Road Foundation: tre passaggi chiave nell’edificazione di un nuovo ordine finanziario ed economico globale la cui natura e portata non sembra ancora essere stata colta da alcuni osservatori nostrani (Ecco perché la Cina potrebbe perdere la guerra delle banche, Panorama, 24 marzo 2015).

I paesi che hanno presentato la domanda di ammissione all’AIIB si sono resi conto che, se perderanno questo treno, non potranno accedere a quello che sarà il più grande mercato del mondo. Nel farlo, hanno certificato che questo sarà il secolo cinese, non il secolo americano (Chinese diplomat tells West to consider Russia’s security concerns over Ukraine, Reuters, 27 febbraio, 2015).

Tempo di mettersi il cuore in pace e affrontare la realtà.

Il nostro eurocentrismo ci ha persuasi che il futuro del mondo è: decrescita o crescita zero, esternalizzazione, austerità permanente, deindustrializzazione, impoverimento della classe media, tassazione soffocante, debito in espansione, migrazioni di massa, precariato semi-cronico, guerre a ripetizione, diritti sociali e civili compromessi, ecc. La nostra visione del mondo è quella del declino, della decadenza, dell’involuzione, dell’entropia, del nichilismo. Quella del 90% della popolazione umana è di segno opposto, come sanno bene in norvegesi (Norway Wealth Fund Gains $67 Billion on Emerging Market Bet, Bloomberg, 13 marzo 2015).

Noi ci consideriamo il centro del mondo, loro ci considerano una zavorra.

Chi si avvinghia a un paradigma obsoleto quando questo sta affondando, lo seguirà nell’abisso.

Sembra di capire, sulla base delle informazioni in circolazione e accessibili agli outsider (al netto dei molti bluff incrociati), che la strategia cinese veda nell’accesso dello yuan/renminbi al paniere valutario dei Diritti Speciali di Prelievo del FMI solo un passaggio intermedio di un progetto molto più ampio di revisione del sistema economico-finanziario globale (La Grande Trasformazione del 2015-2016: due scenari, FuturAbles, 24 aprile 2014).

Mentre gli oligarchi occidentali responsabili dell’insana organizzazione della finanza internazionale delle ultime due generazioni, dopo aver consumato Euro-America, sperano di aver trovato una preda più succulenta, la Cina dà l’impressione di giocare una partita di lunghissimo respiro e periodo, in una prospettiva ciclica e anticoloniale, in combutta con segmenti dell’élite globale non psicopatici/sociopatici (Il nascente nuovo ordine mondiale post-coloniale, FuturAbles, 1 novembre 2014; Vladimir Putin: prospettive sul futuro (Q&A a Sochi), 2 novembre 2014).

CONTINUA SU FUTURABLES…

http://www.futurables.com/2015/03/28/ce-un-nuovo-sceriffo-in-citta-il-secolo-cinese-da-kant-a-canton/

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180 minuti: il tempo della politica? territoriali#europei

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Cerco di buttar lì qualche idea (in veste di semplice lettore e commentatore) nel blog di questa iniziativa di democrazia partecipata
http://www.territorialieuropei.it/blog/blog/

Dicono di Putin

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La Crimea ha scelto la Russia e non glielo si può rimproverare…L’Ucraina deve conservare la sua vocazione di ponte tra Europa e Russia. Il suo destino non è quello di far parte dell’Unione Europea…Condividiamo la nostra civiltà con la Russia. Gli interessi degli americani in relazione ai russi non coincidono con quelli europei.

Nicolas Sarkozy a una riunione dei leader dell’UMP, Ukraine – Nicolas Sarkozy refuse de critiquer l’annexion de la Crimée par la Russie, Metro, 7 febbraio 2015

La Francia deve pertanto convincere gli europei a tamponare la deleteria influenza di coloro i quali, negli Stati Uniti come in Europa, in particolare in Polonia, continuano a confondere Putin con Hitler. E anche di quelli che, come negli organi di governo della NATO, stanno allegramente inventandosi un nemico immaginario per giustificare la loro stessa esistenza. È della massima urgenza che ci si consulti con la Russia per incoraggiare i nostri partner europei a considerare questo Paese come un potenziale alleato e non un nemico immaginario.

Jacques Attali, già consigliere particolare di François Mitterrand, La Russie doit être notre alliée, L’Express, 9 febbraio 2015

Il mondo ha bisogno della Russia. Come potremmo immaginare di trovare soluzioni in Medio Oriente o raggiungere un accordo con l’Iran, senza la Russia? Ma anche la Russia ha bisogno del mondo, in particolare per la sua ripresa economica e la diversificazione industriale. Sono un europeo per convinzione e so che l’Europa e la Russia hanno un destino comune e un futuro comune.

Dominique de Villepin, già primo ministro francese sotto la presidenza di Jacques Chirac, Discours de Dominique de Villepin au Club International Valdaï à Sotchi, 24 ottobre 2014

L’invasione della Crimea è un fatto molto serio e molto grave. Ma c’era un impegno quando cadde l’Unione Sovietica di non portare la Nato verso quei confini. L’atto finale del mio governo, nel 2008 alla riunione di Bucarest, vide l’Italia, assieme a Germania e Francia, votare contro la proposta di Bush di inserire Ucraina e Georgia nella Nato. Negli ultimi tempi l’Europa ha invece solo subito la politica americana, salvo in questi ultimissimi momenti di rinascita di una politica tedesca. Registro che le sanzioni non colpiscono gli Stati Uniti. Siamo andati a traino di una politica che non era né nel nostro interesse né in quello della pace.

Romano Prodi, Prodi: «Da Tripoli a Kiev questa Europa è assente su tutto», Il Piccolo, 14 febbraio 2015

Il diritto internazionale è molto importante, ma è stato violato molte volte. Per esempio l’ingerenza nella guerra civile in Libia: l’Occidente ha ben ecceduto il mandato del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Lo sviluppo storico della Crimea è più importante del diritto internazionale. Fino ai primi anni Novanta l’Occidente non ha dubitato che Crimea e Ucraina fossero parti della Russia.

Helmut Schmidt, ex cancelliere tedesco, Helmut Schmidt: “Contro Putin è sbagliata la linea dura”, Repubblica, 27 marzo 2014

L’azione di Vladimir Putin in Crimea, in risposta alla rivolta in Ucraina (considerata ostile a Mosca), è ”comprensibile”. È l’opinione dell’ex cancelliere Helmut Schmidt. Schmidt – come altri ‘grandi vecchi’ della politica tedesca e internazionale, da Henry Kissinger a Mikhail Gorbaciov allo stesso Helmut Kohl.

Ucraina: Helmut Schmidt, capisco Putin, ANSA, 26 marzo 2014

Vi è stata una mancanza di sensibilità nel trattare con i nostri vicini russi, in particolare con il presidente Putin.

Helmut Kohl, ex cancelliere tedesco, Altkanzler Kohl kritisiert Umgang des Westens mit Russland, Telekom online, 11 marzo 2014

Gli stessi giornalisti mi attaccarono duramente durante il confronto con gli Usa sulla guerra in Iraq. Secondo loro dovevamo combattere con gli americani in Iraq. Io allora cancelliere ebbi ragione, e oggi ritengo giusto parlare col presidente russo…Bisognerebbe parlare meno di sanzioni, e parlare anche di interessi di sicurezza russi. Una Ucraina nella Nato per loro non è accettabile. E invece sento solo dire che l’Occidente deve isolare la Russia e Putin. Una cosa è sicura: sanzioni e isolamento non portano a nulla”.

Ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, Schroeder: “L’Europa sbaglia, non tradisco l’amico Putin”, Repubblica, 12 maggio 2014

http://www.futurables.com/2014/09/02/la-crisi-ucraina-vista-da-mosca/

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Automazione, Ambientalismo, Handmade – note per presentazione di “Un mondo dove tutto torna”

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Presentazione di:
Un mondo dove tutto torna, di Nicola Sordo,
Raccolto Edizioni , 2014.

Scrive Nicola Sordo:
“Chiedevo agli anziani di raccontarmi la vita di un tempo, il paese, la gente, e siccome avevo appena finito gli studi di Agraria abbiamo cominciato parlando di agricoltura, ma non quella di oggi, quella di quel tempo in cui tutti erano contadini, il tempo della civiltà contadina e dell’economia di sussistenza. In quelle voci ho trovato un tesoro, il tesoro era nelle loro parole, era il “cosa” e anche il “come”, quello che raccontavano e come lo raccontavano, due cose che fanno parte di una sola.”
L’autore dialogherà con Stefano Fait e Giovanni Kezich.

Biblioteca di via Roma, Sala degli affreschi – ore 17:30, Trento
http://www.bibcom.trento.it/nwcalendar/day/5/2/2015?sel_date=5-2-2015#2008

http://www.ladige.it/eventi/cultura/2015/02/02/mondo-dove-tutto-torna-memorie-contadine-libro-nicola-sordo

*****

Mi occupo di analisi dei MEGATREND.

Sono qui per dimostrare che la visione di Nicola Sordo è realistica, come lo è il suo progetto THE WISE GUEST.

http://wazars.com/2014/10/16/un-mondo-dove-tutto-torna-di-nicola-sordo/

http://www.futurables.com/2014/08/27/un-mondo-dove-tutto-torna-di-nicola-sordo-recensione/

http://wazars.com/2015/01/21/il-progetto-the-wise-guest/

Non è ancora un megatrend, è un picotrend, ma crescerà in fretta.

Individuare i megatrend non è cosa facile:

Nel 1895 l’ingegnere e matematico William Thomson, nominato barone di Kelvin (unità di misura della temperatura), affermava: “Macchine volanti più pesanti dell’aria sono impossibili”. Nel 1903 ebbe luogo il primo volo dei fratelli Wright.

Nel 1920 il New York Times scriveva: “Un razzo non sarà mai in grado di lasciare l’atmosfera terrestre”. Nel 1944 le V2 ce la fecero.

Nel 1928 il Nobel per la fisica Millikan annunciava: “Non c’è alcuna possibilità che l’uomo possa sfruttare l’energia dell’atomo”. Però ce la fece Enrico Fermi nel 1942, all’Università di Chicago.

Thomas Watson, futuro presidente dell’IBM, nel 1943 dichiarava: “Penso che nel mondo ci sia bisogno di non più cinque computer

D’altra parte all’expo di New York del 1939 si anticipava un mondo in cui i robot avrebbero pulito casa e le auto si sarebbero guidate da sole. Ci siamo arrivati in questi anni.

MEGATREND RICCHI IN FUGA

Al Forum Economico Mondiale di Davos di quest’anno Robert Johnson, un ex manager di George Soros, ha riferito di vari amici e colleghi molto facoltosi che stanno pianificando una prossima fuga verso aree isolate e sicure, come la Nuova Zelanda, temendo reazioni giacobine/bolsceviche da parte delle masse immiserite (As inequality soars, the nervous super rich are already planning their escapes, Guardian, 23 gennaio 2015).

Pensate alle colossali implicazioni di questa rivelazione!

Cosa ci suggerisce?

  1. Gli insider sanno che qualcosa di gigantesco sta per accadere, in contrasto con i proclami ufficiali: IL COLLASSO DEL SISTEMA;
  2. Temono che le forze dell’ordine e i loro quartieri fortificati (gated communities) non potranno difenderli;
  3. Non si rendono conto che una galera non è fatta di muri, ma di assenza di libertà di circolare, di godersi la vita. Isole, fortezze, mega-yachts possono diventare delle prigioni: di lusso, ma pur sempre prigioni;

LA VISIONE ALTERNATIVA DI NICOLA SORDO È EMANCIPATIVA, SOSTENIBILE, COOPERATIVA

  1. AUTOMAZIONE SU INTERNET già oggi oltre il 50% degli utenti di internet non è umano (locomotive, satelliti, telecamere a circuito chiuso, droni, algoritmi per speculazioni borsistiche, intelligence artificiali che compilano le ultime notizie in tempo reale, stampanti 3d, sensori/misuratori/monitoratori, serrature digitali, ecc.).
  2. STAMPANTI 3d producono automobili, moduli abitativi, pasta, calzature. Tra qualche anno sarà possibile comprare una STAMPANTE 3D IN GRADO DI FABBRICARE UN’ALTRA STAMPANTE 3D seguendo un progetto caricato su internet e open source. Il che significa che, tramite donazioni, chiunque potrà avere la sua e diventare un auto-produttore;
  3. Le prime AUTO CHE SI GUIDANO DA SOLE stanno per essere messe in vendita e le ASSICURAZIONI penalizzeranno chi vuole continuare a guidare per conto suo: seguiranno furgoni-camion, navi, aerei che si guidano da soli.
  4. ROBOTICA nell’agricoltura (contro i parassiti, nella semina e raccolta, nell’irrigazione), nelle DIAGNOSI MEDICHE e nella CHIRURGIA. Gran parte delle transazioni in borsa sono effettuate da macchine autodidatte, ROBOT IN RETE CHE IMPARANO DAGLI ALTRI ROBOT, ISTANTANEAMENTE, come nessun medico, avvocato o trader potrebbe fare;
  5. GOOGLE, APPLE, AMAZON e FACEBOOK, assieme, valgono in fatturato quanto metà del PIL italiano. Danno lavoro a non più di 150mila persone. Nel giro di 10-20 anni, a seconda delle stime, TRA UN TERZO E IL 50% DEI POSTI DI LAVORO SARÀ SOSTITUIBILE DA ROBOT E ALGORITMI. Si chiama disoccupazione tecnologica e richiederà una radicale revisione del presente modello socio-economico;
  6. MEGATREND REWILDING – fino al 1882-1914 pochissime selve nelle Alpi antropizzate. PROGRESSO TECNOLOGICO RENDE POSSIBILE IL RINSELVATICHIMENTO, RINATURALIZZAZIONE: rimboschimento, parchi/oasi naturali -> 2 SCENARI: (a) Umanità concentrata in centri urbani tenuti rigidamente separati da una NATURA INTOCCABILE (psicologicamente deleterio); (b) Umanità post-consumista che impara a convivere con l’ambiente naturale e vive a contatto con esso (ideale)

IL PRIMO MEGATREND (AUTOMAZIONE) RENDE POSSIBILE IL SECONDO SCENARIO DEL REWILDING SE OPEN SOURCE/DEMOCRATICO-PARTECIPATO/POST-MATERIALISTA

Il trasferimento della quasi totalità della capacità produttiva dagli esseri viventi alle macchine è una rivoluzione che non ha precedenti nella storia umana e comporterà una radicale trasformazione della nostra mentalità e di quegli aspetti della società che diamo per scontati: lavoro, arrivismo, ricchezza, classismo, proprietà privata, controllo, denaro.

Infatti i robot produrranno altri robot gratuitamente, procurandosi (sempre gratuitamente) energia e materie prime per farlo e diventando sempre più efficienti nel farlo. Il 99% dei prodotti disponibili sarà gratuito e facilmente accessibile. Volendo, questo nuovo ordine garantirà prosperità a tutti, non immensi profitti per pochi; tempo libero in abbondanza per godersi la vita, frequentare le persone, allevare i figli come meritano, dedicarsi a tempo pieno ai propri hobby, senza fretta, senza ansie, cooperando invece di competere.

Nel nuovo ordine l’espansione delle coscienze sostituirà l’espansione degli eccessi materialistici.

Tutto questo, naturalmente, se impediamo all’attuale sistema oligopolistico di controllare questa transizione e tutto ciò che seguirà, all’insegna dell’avidità sociopatica. Serviranno un po’ dell’idealismo di Keynes e del realismo di Marx:

Se invece di guardare al futuro ci rivolgiamo al passato, vediamo che il problema economico, la lotta per la sussistenza, è sempre stato, fino a questo momento il problema principale, il più pressante per la razza umana: anzi, non solo per la razza umana, ma per tutto il regno biologico dalle origini della vita nelle sue forme primitive. Pertanto la nostra evoluzione naturale, con tutti i nostri impulsi e i nostri istinti più profondi, è avvenuta al fine di risolvere il problema economico. Ove questo fosse risolto, l’umanità rimarrebbe priva del suo scopo tradizionale. Sarà un bene? Se crediamo almeno un poco nei valori della vita, si apre per lo meno una possibilità che diventi un bene. Eppure io penso con terrore al ridimensionamento di abitudini e istinti dell’uomo comune, abitudini e istinti concresciuti in lui per innumerevoli generazioni e che gli sarà chiesto di scartare nel giro di pochi decenni. Per adoperare il linguaggio moderno, non dobbiamo forse attenderci un ‘collasso nervoso’ generale’? …Per la prima volta dalla sua creazione, l’uomo si troverà di fronte al suo vero, costante problema: come impiegare la sua libertà dalle cure economiche più pressanti, come impiegare il tempo libero che la scienza e l’interesse composto gli avranno guadagnato, per vivere bene, piacevolmente e con saggezza. … Per ancora molte generazioni l’istinto del vecchio Adamo rimarrà così forte in noi che avremo bisogno di un qualche lavoro per essere soddisfatti. Faremo, per servire noi stessi, più cose di quante ne facciano di solito i ricchi d’oggi, e saremo fin troppo felici di avere limitati doveri, compiti, routines. Ma oltre a ciò dovremo adoperarci a far parti accurate di questo ‘pane’ affinché il poco lavoro che ancora rimane sia distribuito tra quanta più gente possibile. Turni di tre ore e settimana lavorativa di quindici ore possono tenere a bada il problema per un buon periodo di tempo. Tre ore di lavoro al giorno, infatti, sono più che sufficienti per soddisfare il vecchio Adamo che è in ciascuno di noi.

John Maynard Keynes, nel suo Prospettive economiche per i nostri nipoti, 1928 sembra integrare molto bene l’utopia marxista:

In una fase più elevata della società …, dopo che è scomparsa la subordinazione asservitrice degli individui alla divisione del lavoro, e quindi anche il contrasto fra lavoro intellettuale e fisico; dopo che il lavoro non è divenuto soltanto mezzo di vita, ma anche il primo bisogno della vita; dopo che con lo sviluppo onnilaterale degli individui sono cresciute anche le forze produttive e tutte le sorgenti della ricchezza collettiva scorrono in tutta la loro pienezza, solo allora l’angusto orizzonte giuridico borghese può essere superato, e la società può scrivere sulle sue bandiere: Ognuno secondo le sue capacità; a ognuno secondo i suoi bisogni!”

Karl Marx, Critica del Programma di Gotha, 1875

Syriza e Podemos

Alexis Tsipras (Syriza) & Pablo  Iglesias (Podemos)

Alexis Tsipras (Syriza) & Pablo Iglesias (Podemos)

SYRIZA

È un fatto che la nostra cleptocrazia ha stretto un’alleanza con le élite europee per propagare menzogne, sulla Grecia, convenienti per gli eurocrati ed eccellenti per le banche fallimentari.

Alexis Tsipras, leader di Syriza al Kreisky Forum di Vienna, 20 settembre 2013.

Renzi presenta un forte dualismo, è come se si trattasse, quasi, potremmo dire, di una personalità scissa
[…]
L’altra metà del profilo, tuttavia, è quello di un politico che avanza come un’asfaltatrice, allo scopo di imporre le riforme neoliberiste all’interno del paese, nella riorganizzazione produttiva e la liberalizzazione dell’economia, misure dalle quali, ovviamente, può trarre giovamento solo l’elite con le lobby economiche.

Alexis Tsipras

http://espresso.repubblica.it/palazzo/2015/01/12/news/matteo-renzi-ha-una-personalita-scissa-cosa-pensa-alexis-tsipras-dell-ex-rottamatore-1.194682

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Tsipras, il grimaldello di Vladimir Putin per scardinare l’Ue. In cambio di miliardi

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/31/tsipras-grimaldello-putin-per-disgregare-lue/1383609/

I lettori hanno capito:
“Questo articolo è una VERGOGNA! Il direttore del Fatto Q dovrebbe chiederci scusa. Pura propaganda USA, a Cohen è stata passata la velina dei Servizi USA e il Fatto l’ha pubblicata! VRGOGNA!”
*****
“Lo so, è dura ingoiare “articoli propaganda” ma si chiama libertà di stampa . Cohen, tanta esperienza buttata nel cesso. C’é più giornalismo, informazione e idee in questi commenti che in qualsiasi riga dell’articolo”
*****
“è VERGOGNOSO e fazioso questo articolo! gli stessi fatti possono essere raccontati con un’ottica completamente opposta, oppure -come dovrebbe essere!- con imparzialità. non fa onore al FQ, di cui sono abbonata”.
*****
“Devo ammettere che prima ero scettico su Tsipras che alcuni hanno incautamente paragonato a Renzi, ma in realtà questo sembra almeno all’inizio essere un fior di politico molto pragmatico che si sta muovendo bene per gli interessi del suo paese… Della serie qulacuno dovrebbe prendere lezioni invece di continuare a prendere ordini (contro i ns. interessi) dai Tedeschi e dagli USA”.

Grecia, altro schiaffo alla troika: stop alle privatizzazioni

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-01-28/tsipras-altro-schiaffo-troika-congelate-privatizzazioni-110206.shtml?uuid=ABtELKlC

“…qualcuno, ieri, ha paragonato il governo Tsipras a quello di Renzi, perché anche il leader greco ha dovuto allearsi con un partito di destra (nella foto sopra, il nuovo premier di Atene con il capo dei Greci indipendenti, Panos Kammenos). Qualcuno ha tentato addirittura di legittimare il Nazareno. Grammaticalmente, tuttavia, il paragone è un errore da matita rossa: perché il premier italiano ha chiesto e ottenuto un’alleanza all’interno del vecchio blocco delle larghe intese, mentre qui parliamo di una coalizione tra due forze esterne e alternative a quel blocco. Insomma, sono cose diverse se non opposte, in termini di logica formale…Renzi sembra aver fatto la scelta del Partito della Nazione, quindi di arroccarsi nel vecchio duopolio. E che non si tratti di una grande idea, mi sembra piuttosto chiaro dai segnali che vengono da mezzo Continente”.

http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/01/27/di-tsipras-renzi-e-altre-asimmetrie/

«Ah quanto non vedo l’ora di vedere Tsipras alla prova dei fatti», ha scritto ieri su Facebook il mio buon amico L., renziano. Anch’io, naturalmente, perché intanto significherebbe che domani vince. Ma aldilà degli auspici, in questa frase c’è un sacco di roba; anche italiana.

[…]

Sia il mio amico L. sia io non vediamo l’ora di vedere Tsipras alla prova dei fatti.

Ma lui con la speranza che anche Tsipras sia costretto a un Nazareno, e che le trattative con la Bce e il Fmi lo portino a compromessi molto al ribasso (teorema Piccolo) oppure ad andare a sbattere (sempre teorema Piccolo). Io esattamente per il motivo opposto, cioè per vedere se nell’incontro-scontro con il reale si può posizionare l’asticella in mezzo, tra Turigliatto e Verdini. O comunque da qualche parte, tra questi due estremi – il perdere benissimo e il vincere malissimo – che alla fine hanno molto in comune: perché producono lo stesso risultato e si sostengono a vicenda”.

http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/01/24/tsipras-renzi-e-lasticella/

“Un paio di cose sono già chiare. La prima è che i renziani sono come il tifoso occasionale: scendono in piazza col vincitore e per farsi il selfie con lui, chiunque sia. La seconda è che Renzi cerca di capire se può impostare la prossima campagna di marketing col vento della “nuova Europa”, che si chiami Davide Serra del fondo Algebris, il piddino londinese cui movimenti speculativi in Italia (a partire da MPS) sono già leggenda, o Alexis Tsipras.

Certo, il modo di accomunare Renzi e Tsipras da parte, ad esempio, della Serracchiani è genere comico grottesco.

[…]

Certo che Renzi e i renziani parlano, parlano, parlano. Già che mostrano questa facoltà, farebbero bene a raccontare come mai da Londra, domicilio dello sponsor renziano Davide Serra, POCO PRIMA del decreto sulle banche popolari, sono piovuti acquisti di azioni delle banche interessate. Guadagnandoci un bel po’ una volta che il decreto ha rivalutato le azioni. E già che ci sono non sarebbe male raccontare come mai, negli stessi giorni, la banca maggiormente beneficiata sia quella del padre della ministro Boschi. Non sarà che qualcuno ha scoperto le virtù, negli affari tra amici e consanguinei, dello svelare illegalmente informazioni riservate?

Sarebbe gradito un racconto più convincente di quello dello scoprirsi alleati di Tsipras. A elezioni vinte da Syriza, ci mancherebbe. Il renziano o vince, o salta sul carro del vincitore. La politica non sa nemmeno cosa sia ma, in compenso, non si nega mai l’attrazione del palcoscenico”.

http://www.senzasoste.it/nazionale/il-pi-grande-tifoso-di-tsipras-matteo-renzi-come-no

PODEMOS

Non vogliamo essere una colonia della Germania. Questa politica ci condanna ad essere periferia e mano d’opera da due soldi.

Pablo Iglesias, leader di Podemos

“Conquistare la maggioranza e governare, non ci sono vie di mezzo per il “partito della gente”. Che non è di destra ma pesca voti anche a destra, che non si definisce di sinistra ma che nei fatti lo è. Siete antisistema allora? “No, gli antisistema sono loro, sono loro – ancora Rita – che stanno distruggendo la scuola pubblica, la sanità pubblica, l’ambiente, che privano i cittadini dei loro diritti e di un futuro”… Il palazzetto di Vistalegre è pieno di ragazzi, l’età media è bassa, sarà sui 35 anni. L’organizzazione è composta da volontari, fuori dalla metropolitana i ragazzi dello staff si offrono di accompagnare i disabili. Il palco ha quattro schermi dove si alternano foto, video e Twitter. Sugli spalti si fa la ola, si intona il coro “sí se puede” e fa una certa impressione, poi parte “el pueblo unido jamas será vencido” e cantano tutti anche lì. Per un attimo la modernità, la rincorsa alla sinistra del futuro che ha un altro nome ma che vorrebbe avere la stessa sostanza delle origini, può attendere. Preso da uno strano istinto vetero esco un minuto dalla sala stampa e vado al banchetto subito fuori, li avevo intravisti prima di entrare: due attivisti vendono la maglietta viola di Podemos, ma sotto al logo classico i nostri due nostalgici alle prese con questo animale strano ci hanno aggiunto la rassicurante dicitura “por el socialismo”. La compro, per ricordo.

Cosa ci volete fare, ognuno ha le sue turbe”.

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/10/18/matteo-pucciarelli-podemos-la-sinistra-spagnola-oltre-la-sinistra/

Lotta ai poteri forti, alle grandi imprese, alla grande finanza, alla casta dei politici; per contro, sostegno alla piccola impresa, alla produzione locale, al trasporto pubblico; “empowerment” dei cittadini, azione diretta e democrazia diretta; massicce politiche di redistribuzione, innovazione, orario di lavoro massimo 35 ore, pensione a 60 anni, eliminazione dei contratti a termine, reddito minimo garantito; e poi: sanità pubblica, istruzione universale e laica, tasse sulla finanza e sui capitali, carcere per gli evasori fiscali sopra i 50 mila euro, imposta patrimoniale, recupero della sovranità rispetto a diversi trattati internazionali, controllo della politica attraverso il massimo della trasparenza, riduzione degli stipendi degli eletti (che non devono guadagnare più di tre volte il salario minimo), diritti pieni delle persone gay ma anche di intersessuali e transessuali. Infine, ambientalismo, territorio, pacifismo, beni comuni, internet. Ecco perché non è difficile vederci tratti in comune con il programma del Movimento 5 Stelle e con i pezzi più svegli della sinistra radicale italianain Spagna si vota tra un anno e, come talvolta accade, per adesso la migliore volata a Podemos la stanno tirando proprio i due partiti tradizionali, popolari e socialisti, che mescolano scarsi risultati pratici a continui arresti per corruzione tra le loro fila.

http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/12/05/news/cos-e-podemos-la-strana-sinistra-che-forse-vincera-in-spagna-1.191012

Quando il movimento 15-M ebbe inizio, alla Puerta del Sol, alcuni studenti del mio dipartimento, il dipartimento di scienze politiche, studenti molto politicizzati – avevano letto Marx, avevano letto Lenin – parteciparono per la prima volta nella loro vita a iniziative politiche con persone normali.

Si disperarono. “Non capiscono niente! Proviamo a dirglielo, voi siete proletari, anche se non lo sapete!” Le persone li guardavano come se venissero da un altro pianeta. E gli studenti tornavano a casa depressi, dicendo “non capiscono niente”.

Gli avrei voluto rispondere: “Non capite che il problema siete voi? Che la politica non ha nulla a che fare con l’avere ragione, ma con il riuscire?” Voi potete fare le migliori analisi, comprendere le chiavi di lettura dello sviluppo economico a partire dal sedicesimo secolo, capire che il materialismo storico è la via da seguire per capire i processi sociali. E dopo di questo, cos’è che fate? Urlate a quelle persone “siete proletari e nemmeno ve ne rendete conto”?

Il nemico non farebbe altro che ridervi in faccia. Potete indossare una maglietta con falce e martello. Potete persino portare un enorme bandiera rossa, e tornarvene a casa con la vostra bandiera, il tutto mentre il nemico continua a ridervi in faccia. Perché le persone, i lavoratori, continuano a preferire il nemico a voi. Gli credono. Lo capiscono quando parla. Mentre non capiscono voi. E probabilmente voi avete ragione! Probabilmente potreste chiedere ai vostri figli di scrivere sulla vostra lapide: “Aveva sempre ragione – ma nessuno lo seppe mai”.

Quando si studiano i movimenti rivoluzionari di successo, si può notare con facilità che la chiave per riuscire è lo stabilire una certa convergenza tra le proprie analisi e il sentire comune della maggioranza. E questo è molto difficile. Perché implica il superamento delle contraddizioni.

[…].

Voi e io possiamo desiderare che la terra sia un paradiso per l’umanità intera. Possiamo desiderare quello che vogliamo, e scriverlo su una maglietta. Ma la politica è una questione di rapporti di forza, non di desideri o di quel che ci diciamo in assemblea. In questo paese ci sono solamente due sindacati che hanno la capacità di organizzare uno sciopero generale: la CCOO e la UGT. Mi piacciono? No. Ma così è come stanno le cose, e organizzare uno sciopero generale è molto difficile.

Ho partecipato ai picchettaggi davanti ai depositi degli autobus a Madrid. Le persone che erano lì, all’alba, sapete dove dovevano andare? A lavoro. Non erano crumiri. Ma sarebbero stati cacciati dal loro posto di lavoro, perché lì non c’erano sindacati a difenderli. Perché i lavoratori che possono difendersi da soli, come quelli nei cantieri navali o nelle miniere, hanno sindacati forti. Ma i ragazzi che lavorano come venditori telefonici, o nelle pizzerie, o le ragazze che lavorano nel commercio al dettaglio, non possono difendersi.

Sarebbero segati immediatamente il giorno dopo lo sciopero. E voi non sarete lì, e io non sarò lì, e nessun sindacato sarà lì per sedersi col capo e dirgli: faresti meglio a non far fuori questa persona perché ha esercitato il diritto di sciopero, perché pagherai un prezzo per questo. Questo non succede, non importa quanto entusiasmo possiamo avere.

La politica non è ciò che io o voi vogliamo che sia. È ciò che è, ed è terribile. Terribile. Ed è per questo motivo che dobbiamo parlare di unità popolare, ed essere umili. A volte dovrete parlare con persone cui non piacerà il vostro linguaggio, con le quali i concetti che voi usate non faranno presa. Cosa possiamo capire da questo? Che stiamo venendo sconfitti da parecchi anni. Il perdere tutte le volte implica esattamente ciò: implica che il “senso comune” sia differente [da ciò che noi pensiamo sia giusto]. Ma non è nulla di nuovo. I rivoluzionari lo hanno sempre saputo. L’obiettivo è riuscire nel deviare il “senso comune” verso una direzione di cambiamento.

[…].

Quello è il modo in cui il nemico ci vuole. Ci vuole piccoli, mentre parliamo un linguaggio che nessuno capisce, fra di noi, mentre ci nascondiamo dietro i nostri simboli tradizionali. È deliziato da tutto ciò, perché sa che finché continueremo ad essere così, non saremo mai pericolosi.

Possiamo avere toni davvero radicali, dire che vogliamo organizzare uno sciopero selvaggio, parlare di popolo armato, brandire simboli, portare ritratti dei grandi rivoluzionari alle nostre manifestazioni – loro ne saranno deliziati! Ci rideranno in faccia. È quando metterete insieme centinaia, migliaia di persone, quando inizierete a convincere la maggioranza, persino quelli che votavano per il nemico – è in quel momento che inizieranno a spaventarsi. E questo è quel che è chiamata “politica”. Quello che abbiamo bisogno di capire.

Estratto dal discorso tenuto da Pablo Iglesias – segretario di Podemos – a Vallodolid, in Spagna.

http://www.tommasofattori.it/linguaggio-lefficacia-lezione-per-sinistra/

A new dawn or a Golden Dawn? Trends, Risks and Scenarios for Greece, FuturAbles, 27 gennaio 2015

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