E quelli che danzavano furono scambiati per folli da chi non sentiva alcuna musica

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L’Autonomia di Nettuno, ovvero della vocazione apocalittica delle Terre Alte

"Scuola di Atene", deserto di Atacama

“Scuola di Atene”, deserto di Atacama

Dal lat. apocalypsis, gr. ἀποκάλυψις «rivelazione»

Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto.

Paolo di Tarso

La “rivoluzione esistenziale” non è un qualcosa che un giorno ci cadrà in grembo dal cielo, o che un nuovo Messia ci porterà. È un compito che ogni uomo ha davanti a sé in ogni momento. Possiamo “fare qualcosa in proposito” e dobbiamo farlo tutti, qui e ora. Nessuno lo farà mai per noi e quindi non possiamo aspettare nessuno.

Vàclav Havel

Il Canada al quale dobbiamo devozione è il Canada che non siamo riusciti a creare….l’identità che non siamo riusciti a realizzare. È espressa nella nostra cultura ma non realizzata nella nostra vita, come la nuova Gerusalemme di Blake da costruire nella verde e bella terra inglese non è ideale meno genuino solo perché non è stata edificata laggiù. Ciò che resta della nazione canadese può ben essere distrutto da quella sorta di dispute settarie che per molta gente sono più interessanti della vita vera dell’uomo. Ma, mentre entriamo nel secondo secolo di vita contemplando un mondo in cui il potere e il successo si esprimono così ampiamente in menzogne stentoree, in una leadership ipnotizzata e nell’atterrita repressione della libertà e della critica, l’identità non creata del Canada forse non è, dopotutto, un retaggio così brutto da accollarsi.

Northrop Frye, “Cultura e miti del nostro tempo”

L’unico mito su cui vale la pena di ragionare nell’immediato futuro è un mito che parli del pianeta, non di una città o di un popolo, ma del pianeta e di tutti quelli che ci vivono… Avrà a che fare con la maturazione dell’individuo, dalla dipendenza fino all’età adulta, alla maturità e poi al trapasso; e poi il modo in cui ci relazioniamo con questa società e come essa si relaziona con la natura e il cosmo. Questo è ciò di cui hanno sempre parlato i miti ed è anche quello di cui dovrà parlare questo mito. La società al centro della sua narrazione sarà la società planetaria. Fino ad allora, non avremo niente in mano.

Joseph Campbell, intervista

Una crescita materiale illimitata, unita a una crescita spirituale pressoché nulla. Invenzioni che promettevano di farci risparmiare soldi e tempo ma non ci impediscono di avere sempre fretta e pochi quattrini e in cambio ci mantengono perennemente distratti.

Le zuffe indecorose, la prosaicità di molti protagonisti e molte argomentazioni del nostro tempo, la scadente comunicazione politica, l’indifferenza della gente, le oscene iniquità, i minacciosi squilibri e la violenza spicciola della nostra epoca mettono a dura prova la dedizione e la determinazione di quei cittadini che credono ancora che l’umanità — localmente e globalmente — abbia un futuro più degno del suo presente.

È chiaro che chi ci governa o è guidato da pulsioni egoistiche sociopatiche o, quando è in buona fede, non sa bene che pesci pigliare. In qualche caso è possibile che tra i decisori ci siano figure maggiormente consapevoli della natura del nostro tempo, ma possono solo sforzarsi di contenere i danni.

Non prendiamoci in giro: senza un risveglio di massa la nostra sorte non sarà piacevole e dare tutta la colpa ai politici è infantile.

Questo è un tempo apocalittico. Segni premonitori e letteratura, analisi dotte ed elevate (non ciarpame new age o ciarlatani pseudo-religiosi e millenaristi) colgono nel tempo presente segni catastrofistici che spianano la strada a una mentalità apocalittica…

Gustavo Zagrebelsky, “La felicità della democrazia: un dialogo”

Il nostro è, indubbiamente, un tempo apocalittico, un tempo da fine dei tempi e cominciamento di un evo nuovo.

Che la classe dirigente del Trentino Alto Adige lo capisca meno che altrove (non ci è dato saperlo con certezza) è irrilevante: mentre le sale dei dibattiti politici sono disertate, quelle della divulgazione spirituale e scientifica sono gremite.

Chi, avvinghiato a una mentalità manageriale in assenza di visioni, ideali e lucidità, si affida a paradigmi obsoleti in via di estinzione, sarà trascinato a fondo assieme ai relitti a cui si aggrappa.

Se ci domandassero come ci immaginiamo la società in cui vorremmo vivere, molti di noi non saprebbero cosa rispondere.

Non siamo più abituati a esaminare la società in cui viviamo in maniera radicalmente critica, a ragionare strategicamente, a immaginare creativamente le nostre utopie.

E in ogni caso ci ripetono continuamente che questo tipo di pensiero è vano, puerile, perfino pericoloso.

La megamacchina dello spettacolo ci ammannisce quasi esclusivamente cronaca nera e futuri distopici: la paura è il miglior guinzaglio, lo schiavo che non sa di esserlo non necessita di troppa sorveglianza.

Eppure la storia insegna che mentre gli incubi di oggi sono molto tangibili, i sogni di oggi possono essere le realtà di domani, o di dopodomani.

Siamo chiamati a nutrirci di principi e pratiche più nobili, a lasciarci guidare da forze superiori (spirituali) verso opportunità e in direzioni che ci sarebbero precluse, se facessimo leva solo sui nostri sforzi personali.

Questo a prescindere dai lazzi, improperi e rimproveri dei sempliciotti e falsi dotti.

Se il nostro uomo ridiscendesse e si rimettesse a sedere sul medesimo sedile, non avrebbe gli occhi pieni di tenebra, venendo all’improvviso dal sole? — Sí, certo, rispose. — E se dovesse discernere nuovamente quelle ombre e contendere con coloro che sono rimasti sempre prigionieri, nel periodo in cui ha la vista offuscata, prima che gli occhi tornino allo stato normale? E se questo periodo in cui rifà l’abitudine fosse piuttosto lungo? Non sarebbe egli allora oggetto di riso? E non si direbbe di lui che dalla sua ascesa torna con gli occhi rovinati e che non vale neppure la pena di tentare di andar su? E chi prendesse a sciogliere e a condurre su quei prigionieri, forse che non l’ucciderebbero, se potessero averlo tra le mani e ammazzarlo? — Certamente, rispose.

Socrate aiuta Glaucone a prendere coscienza dell’Apocalisse

Le circostanze sono propizie. La convergenza di un numero strabiliante di Crisi Strutturali Globali (indica che siamo prossimi a una sintesi ascendente oppure discendente. Enorme opportunità, enorme minaccia.

Il che ci conduce al tema del nuovo statuto e dell’autonomia.

LA NECESSITÀ DI UN PREAMBOLO DEGNO DI QUESTO NOME

Lo statuto dev’essere una Grande Idea, una di quelle idee che non appartengono a nessuno in particolare, essendo patrimonio di tutti. Le grandi idee, distillato di sapienza, aiutano a crescere anche chi viene dopo di noi. Serve un preambolo che esprima questa grande idea.

LO SPIRITO DI UN’AUTONOMIA AVANZATA: POST-ETNICO E POST-TERRITORIALE

Con buona pace del Dolomiten, l’autonomia su base etnica è un vicolo cieco: i residenti immigrati aumentano di anno in anno.

Con buona pace dei fautori del “piccolo è bello”, l’autonomia non può nemmeno essere legata a rigidità territoriali o particolari condizioni orografiche: la globalizzazione annulla le distanze, spiana le montagne.

La globalizzazione è la presa di coscienza del fatto che siamo tutti interconnessi e che ciascuna persona è responsabile del fato di tutte le altre.

Pertanto l’unica autonomia che ha un futuro non è l’autonomia del creditore (che cosa mi deve il mondo?) ma un’autonomia kennediana (non chiederti cosa il mondo può fare per te, chiediti cosa tu puoi fare per il mondo e per il tuo prossimo).

Nessuna comunità e nessuna specie può avere successo se sacrifica l’interesse generale al proprio utile ed identità.

Se la natura fosse il risultato della competizione tra le specie non ci sarebbe più vita su questo pianeta.

La condizione umana si eleva con: (a) sicurezza sociale, (b) sicurezza finanziaria, (c) pace interiore, (d) salute fisica. Se queste garanzie mancano gli esseri umani si ripiegano in se stessi, nelle loro paure e rancori che castrano i loro talenti, buon senso (coscienza), sentimenti più nobili, senso di responsabilità.

(a) e (b) si conseguono attraverso 1. stabilizzazione delle valute; 2. regolamentazione dei commerci; 3. salvaguardia e radicale espansione dei beni comuni (es. energia, fibra ottica, ricerca & sviluppo pubblica).

Resta la dimensione spirituale, di gran lunga la più importante.

L’AUTOGOVERNO ESISTENZIALE E SPIRITUALE

L’autonomia è una specifica forma di governo che ha il compito di assistere i cittadini nello sforzo di migliorarsi e di migliorare la vita umana sulla terra. Parte dal presupposto che se non cambiano le teste delle persone non cambia realmente nulla: l’ingiustizia è nei cuori e nelle menti delle persone che creano determinate circostanze inique, non è un qualcosa di esterno, alieno.

L’autonomia deve creare un paese materialmente prospero ma deve anche dar vita a un luogo dell’anima, in cui le persone devono avere la possibilità di cercare la verità, ascoltare le proprie coscienze, coltivare la vita interiore e lavorare assieme nell’interesse generale (globale). Questa dimensione spirituale non può essere incidentale.

L’umanità deve rivendicare l’autorità di un contratto sociale, che rappresenti la volontà di stabilire su questo pianeta una forma di civiltà basata sulla giustizia e sulla trasformazione della coscienza umana nel senso dell’autogoverno morale e solidale delle persone e delle comunità.

NETTUNO COME PATRONO DELLA VOCAZIONE AUTONOMISTICA AVANZATA, OSSIA APOCALITTICA

Un particolare sentimento che, quanto a lui [Romain Rolland], non lo abbandonerebbe mai, che troverebbe attestato da molti altri e che supporrebbe presente in milioni di uomini, ossia in un sentimento che vorrebbe chiamare senso della “eternità”, un senso come di qualcosa di illimitato, di sconfinato, per così dire di “oceanico”…Le opinioni espresse dal mio stimato amico…mi hanno causato non lievi difficoltà. Per quel che mi riguarda, non riesco a scoprire in me questo sentimento “oceanico”.

Sigmund Freud, Il disagio della civiltà

Shiva, Poseidone e Nettuno imbracciano un tridente. Perché delle città alpine hanno adottato un dio marittimo? Perché, come il dio sumerico Enki-Ea, Nettuno è il dio delle acque sotterranee ossia, simbolicamente, il patrono della “coscienza oceanica”, quel grado di consapevolezza che permette al singolo di trascendere il proprio ego, disarmarlo, percepire l’unitarietà fondamentale della varietà del creato, apprezzare l’uguaglianza spirituale degli esseri umani, ridimensionare l’importanza dei possessi materiali che alimentano la nostra vanità, ritrarsi con orrore dalla predisposizione a vedere nel prossimo un rivale da schiacciare o una preda da spolpare (sempre “per il suo bene”).

Il fine ultimo dell’autodeterminazione personale e collettiva è la coltivazione di una coscienza oceanica (N.B. l’empatia espansiva e pacificante dell’ebbrezza ne è un assaggio).

Mi riferisco a un desiderio di partecipazione, di fusione con qualcosa di molto più vasto ed elevato di noi (le “nostre” montagne ne sono il riflesso, in un certo senso), un anelito verso Dio, verso qualcosa di profondo, nobile e intelligente nell’universo, che troviamo simultaneamente fuori e dentro di noi. Un desiderio di vivere più abbondantemente, più profondamente, più intensamente, di essere maggiormente presenti nel mondo, ma anche amorevolmente distaccati, come dei testimoni imparziali, per non farsi distrarre dalle trivialità, dalle banalità, dalle bramosie più deleterie, per poter arrivare al cuore delle cose e delle persone, per poter essere realmente di aiuto al prossimo.

Perché una domanda più profonda è più importante di una risposta superficiale. Perché un comportamento ponderato, un pensiero approfondito hanno tutto quel senso che manca alla reazioni meccaniche, agli automatismi comportamenti che determinano il nostro vivere, quasi nella sua interezza.

L’autonomia, personale e collettiva, è vocazione all’amore, cioè alla ricerca della libertà interiore, perché le due cose coincidono. L’autonomia non è un’idea, ma una pratica, un lavoro che dovrebbe condurre a una capacità di intuizione nascosta dentro di noi e che deve essere risvegliata (un altro livello di coscienza per un’altra qualità di conoscenza) perché se non cominceremo a vedere le cose come realmente sono potrebbe non esserci un futuro, per noi (il pianeta è resiliente, troverà il modo di rigenerare vite autocoscienti).

Non abbiamo bisogno di nuove ideologie o nuovi movimenti di massa o nuove filosofie. Abbiamo bisogno di persone nuove. La risposta alla crisi del mondo moderno è la comparsa di persone nuove.

Quando presentavo “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” spiegavo sempre che la vera ricerca spettava a chi mi domandava soluzioni, che l’esito dipendeva dalle loro teste, prima ancora che dall’ingegneria istituzionale. Pochi hanno inteso perché pochi immaginano modalità di esistenza alternative e più profonde, sintesi hegeliane più alte.

Ora siamo arrivati a un punto di svolta estremamente critico in cui un po’ più di ottuso egoismo ci spingerà oltre l’orlo del baratro e un po’ più di consapevolezza altruista e risvegliata potrebbe salvarci dalla rovina. Dobbiamo sperare nella comparsa di esseri umani autentici, che costruiscano società autentiche adatte a cittadini autentici che non si facciano ipnotizzare da questa o quella grande idea, espunta dal suo contesto.

Nessuna “rivelazione” è definitiva: le rivelazioni continueranno a susseguirsi se una persona o una comunità è sufficientemente umile da riconoscere l’immensa distanza che la separa da ciò che vorrebbe diventare e potrebbe essere.

Lord Digory: “Non devi piangere per Narnia, Lucy. Tutto ciò che contava della vecchia Narnia, tutte le creature più care, sono state portate nella vera Narnia attraverso la Porta. E ovviamente è differente, tanto differente come lo può essere una cosa vera da un’ombra o la veglia dal sogno”.

Era quella la differenza tra la vecchia e la nuova Narnia. Quella nuova era una terra più profonda; ogni roccia e fiore e stelo d’erba sembrava significare qualcosa di più. Non posso descriverlo meglio di così. Se un giorno ci andrete capirete di cosa sto parlando.

La ragione per cui amavamo la vecchia Narnia è che qualche volta sembrava un pochino come questa.

[…]

Lucy: “Capisco. Questa è ancora Narnia e più reale e più bella della Narnia là sotto…capisco. Un mondo dentro un mondo. Narnia dentro Narnia”.

E qualunque cosa guardasse, non importa quanto distante fosse, una volta che aveva fissato lo sguardo su quella cosa, diventava nitidissima e vicina come se guardasse attraverso un telescopio.

“Pensavo che la casa fosse andata distrutta”, disse Edmund.

“È così”, disse il Fauno. “Ma adesso stai guardando l’Inghilterra nell’Inghilterra, la vera Inghilterra proprio come questa è la vera Narnia. E in quell’Inghilterra interiore nessuna cosa buona è andata distrutta”.

C.S. Lewis, “Le Cronache di Narnia”.

È scritto che la vita si rifugi in un sol luogo, apprendiamo cioè che esiste un paese nel quale la morte non toccherà gli uomini, quando sarà il terribile momento del duplice cataclisma. Tocca a noi cercare, poi, la posizione geografica di questa terra promessa, dalla quale gli eletti potranno assistere al ritorno dell’età d’oro. Perché gli eletti, figli di Elia, secondo le parole della Scrittura, saranno salvati. Perché la loro fede profonda, la loro instancabile perseveranza nella fatica avrà fatto meritare loro d’essere elevati al rango di discepoli del Cristo-Luce. Essi porteranno il suo segno e riceveranno da lui la missione di ricollegare all’umanità rigenerata la catena delle tradizioni dell’umanità scomparsa.

Fulcanelli

Il moderato bevitore di tè e l’appassionato amante della birra: metafore per un mondo post-imperiale

worldlandbridge

L’unica maniera per sconfiggerci (e liberarci dagli schiavisti) è prendere il controllo del sistema economico-finanziario che sostiene la fazione sociopatica, tracotante e guerrafondaia, momentaneamente dominante, la quale può sopravvivere solo grazie ai tributi dei sudditi e delle colonie e, essendo insaziabile, finisce per generare gli anticorpi che la distruggeranno.

È esattamente quel che sta accadendo (China’s “One Belt, One Road”: Europe’s Strategic Interest to Drive the New Silk Road, BMW Foundation Herbert Quandt, 7 Sep 2015; China is dumping U.S. debt, CNN, 11 Sep 2015; Putin says dump the dollar, RT, 1 Sep 2015), anche grazie all’aiuto di:

– segmenti dell’establishment occidentale che dovremmo chiamare “dissidenti” e rischiano in prima persona, per patriottismo e per autentico umanitarismo (Julian Assange, nuovi documenti inediti fanno luce sulle indagini per stupro, l’Espresso, 16 ottobre 2015; Obama’s war on whistleblowers leaves administration insiders unscathed, Guardian, 16 marzo 2015);
– politici realisti e scafati che hanno fiutato il vento (Rift in Obama administration over Putin, Politico, 21 Oct 2015; Obama urges Turkey and Russia to drop row and focus on ‘common enemy’ Isis, Guardian, 2 Dec 2015; Merkel: “Area scambio con Russia”, TGCOM 24, 17 aprile 2015; Putin furioso: “Tu non sei Dio”. Prodi racconta quando…, Blitz, 2 dicembre 2015; Nicolas Sarkozy légitime l’annexion de la Crimée par la Russie, Figaro, 10 febbraio 2015; D’Alema: «All’estero non siamo più protagonisti. Arabia e Israele da alleati a problemi», Corriere, 11 gennaio 2016; Putin: «Vicino all’Occidente, rispetto Angela Merkel», Sole 24 Ore, 11 gennaio 2016);
– star ribelli e soft power (La confessione di DiCaprio: “Vorrei interpretare Putin”, Giornale, 17 gennaio 2016; Matt Damon guida il cast di The Great Wall di Zhang Yimou, 12 marzo 2015; China set to overtake U.S. as world No.1 in entertainment, Bloomberg, 8 Jan 2016).

Il resto dell’articolo lo trovate qui: https://medium.com/@stefano_fait/il-moderato-bevitore-di-t%C3%A8-e-l-appassionato-amante-della-birra-metafore-per-un-mondo-post-9467e41f5895#.itz31dec8

Videointervista alla designer-stilista Yayoi Nakanishi (mia moglie)

 

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http://www.wazars.it/

Comunità di destino, visioni di futuro, sentori di evoluzione incipiente

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La politica — quella vera, quella alta, quella nobile — dovrebbe creare visioni di futuro, finalità, comunità di destino che ci trascendono e tirano fuori il meglio di noi.
La fede in un destino comune per l’umanità, nella profonda unità delle azioni e aspirazioni umane è la precondizione per la cooperazione internazionale e quindi per un mondo migliore, una civiltà umana più adulta.

Al momento, però, prevalgono la brama di dominio, il paradigma del comando e controllo, le teorie della superiorità etnica-razziale, l’intolleranza religiosa, il darwinismo sociale.
Con che visioni di futuro ci ritroviamo? Per cosa ci battiamo? Per cosa ci alziamo dal letto? (Il Trentino che attende di essere creato).

  • Ai musulmani è rimasto il concetto di comunità islamica, che alcuni interpretano fascisticamente.
  • Ai cinesi si prospetta l’esplorazione spaziale, sottomarina e polare: il sogno cinese.
  • Agli indiani un futuro di prosperità, dignità e abolizione delle caste.
  • Ai russi la fine delle umiliazioni e del collasso demografico e un rilancio del ruolo di ponte tra Estremo Oriente ed Europa.

Noi che visioni di futuro abbiamo? Dolce&Gabbana? La conquista dello scudetto? La crescita del PIL?
Trattare una società e i suoi membri come unità economiche e di consumo da contabilizzare non unifica, ma atomizza ed è la conseguenza della capitolazione della politica agli interessi delle multinazionali (grande capitale globalizzato) che sono quasi sempre inconciliabili con quelli dell’umanità.

Il resto dell’articolo lo potete leggere su Medium

Da un Trentino sociopatico a un Trentino socio-terapeutico

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Ulisse alla corte di Alcinoo di Francesco Hayez

SABATO 5 DICEMBRE 2015 ORE 9.15
DIBATTITO IN SALA CIRCOSCRIZIONE PIEDICASTELLO
VIA VERRUCA NUMERO 1 — TRENTO
Il futuro del PD visto da:
Donata Borgonovo Re, consigliera PD del Trentino
Mattia Civico, consigliere PD del Trentino
Michele Nicoletti, deputato PD
Violetta Plotegher, assessora regionale PD Trentino-Sudtirol

I passaggi che mi hanno colpito di più:

• non si prendono a schiaffi le minoranze;
• i diritti dei più forti non devono tracimare;
• trentino come laboratorio socioculturale di trasparenza, qualità dei servizi, legalità, protezioni avanzate, efficienza;
• manca un’idea motivante che ci unisca e che ci spinga a migliorarci;
• chi sta in politica ha il dovere di provare a rimuovere gli ostacoli che frustrano le aspirazioni dei cittadini, non promuovere una visione del mondo in cui ciascuno deve guadagnarsi il diritto di vivere dignitosamente;
• politica che dà il cattivo esempio, con prepotenze esibite quasi con orgoglio;
• servizievoli senza essere servi, leali senza essere subalterni e senza tradire i principi fondanti;
• la ragioneria non basta a costruire futuri desiderabili;
• il potere dev’essere responsabile e mai volgare;
• viviamo in un mondo inutilmente crudele, avido ed egoista;
• dire la verità fa bene alla salute e garantisce un futuro alla comunità;
• Dobbiamo smettere di aver paura di sbagliare. Occorre concederci la possibilità di commettere degli errori e di correre dei rischi (Donata Borgonovo Re a proposito dello stallo del PD locale);

Per leggere le mie considerazioni sul Trentino psicopatico e il Trentino psicoterapeutico, rimando all’articolo completo, su Medium

Da un Trentino sociopatico a un Trentino socio-terapeutico

Proposta per un nuovo rapporto tra cittadini, istituzioni, ricerca scientifica

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Hariprasad Venugopal, Via Lattea dalla spiaggia di Himatangi, Nuova Zelanda


Servono reti di partecipazione deliberativa transnazionali che verifichino i fatti, facciano circolare idee e osservazioni critiche, diffondano le best practice che emergono in ogni angolo del pianeta

Onorevole Francesco Palermo, TRANSEUROPA. Reti di società civile, Rovereto, 21 novembre 2015

a) I cittadini commissionano degli studi specifici tramite una raccolta fondi.
b) I ricercatori presentano delle proposte per ricevere dei fondi da impiegare per approfondire certe questioni in un settore di propria competenza e queste proposte vengono progressivamente integrate da indicazioni da parte dell’opinione pubblica.
c) Ciascun progetto viene presentato al pubblico con un evento di lancio e con la condivisione in rete. Dopo il suo completamento si presentano i risultati ancora una volta con un evento pubblico e in rete.
d) Vengono selezionate delle sedi adibite a luoghi di dibattimento sul modello del débat public.
[…]

Continua su Medium
https://medium.com/@stefano_fait/proposta-per-un-nuovo-rapporto-tra-cittadini-istituzioni-ricerca-scientifica-a371fc62d9ed#.1w5dv6mwg

Ricapitolando quel che ci verrà detto negli anni Venti di questo secolo

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Per rispondere a tutte le persone che mi interrogano.
  • Parigi, Berlino, Mosca e Pechino erano già alleate da anni ma non lo potevano rivelare, per tema di rappresaglie
  • L’Italia, indipendentemente dagli avvincendamenti al governo, era determinata a seguire Francia e Germania.
  • L’incidente con l’aereo russo fu uno dei più patetici e disperati tentativi della fazione turca pro-atlantista di interrompere l’avvicinamento della Turchia all’Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione.
  • Da ottobre 2015 il Regno Unito cominciò a sganciarsi in direzione della Cina, su iniziativa della famiglia reale britannica.
  • Il nuovo governo canadese prese le distanze dagli avventurismi statunitensi.
  • Il Messico era pappa e ciccia con la Cina.
  • Papa Francesco non aveva nascosto le sue simpatie per il nuovo ordine multipolare.
  • Chi rimase dall’altra parte? CIA, Mossad, Pentagono (non tutto), Casa Bianca (non tutta), quasi tutto l’establishment israeliano, forse l’Australia e una mezza dozzina di nazioni poco significative. Il tutto cementato da un’alleanza di oligarchi incapaci di accettare la sconfitta. Finché gli americani non si ribellarono una seconda volta.
  • Non ci fu nessuna terza guerra mondiale, perché il 99,99% dell’umanità non la voleva.
  • Poi, circa tre anni dopo il grottesco atto finale del fallimentare vertice di Parigi 2015 sul clima, arrivò (“inattesa”) la glaciazione, conseguente al riscaldamento globale, e l’umanità voltò pagina, perché capì che senza un cambio di marcia era spacciata.

https://medium.com/@stefano_fait/la-civilt%C3%A0-umana-attraversa-una-profonda-crisi-che-fortuna-7263698f022#.p98j9bno1

Le scelte dopo l’11 settembre francese

Cloud Atlas - Yoona-939

Cloud Atlas – Yoona-939

PARTE PRIMA (COMPLOTTISTA)

La titolazione del Corriere della Sera indica la nuova rotta dell’informazione e della geopolitica europea?

«Erano BIANCHI, erano giovani sui 25 anni». E ancora: «Sembravano soldati delle FORZE SPECIALI».
http://www.corriere.it/esteri/15_novembre_14/attentati-parigi-testimoni-terroristi-erano-bianchi-sparavano-come-soldati-forze-speciali-e184e4ee-8ab3-11e5-8726-be49d6f99914.shtml

Così presto?

Intanto, in Baviera (già schierata dall’altra parte): “L’ arrestato ha 51 anni e sarebbe originario del MONTENEGRO. Nella sua auto c’erano pistole, bombe a mano ed esplosivi e il suo COLLEGAMENTO CON GLI ATTENTATORI DI PARIGI è stato CONFERMATO ANCHE DAL PREMIER BAVARESE HORST SEEHOFER”.
http://www.ilgiornale.it/news/mondo/attacco-parigi-arrestato-germania-sarebbe-collegato-agli-att-1194431.html

mmmh qui qualcuno ha fatto un grosso errore nei suoi calcoli e il boomerang colpirà prima del previsto e colpirà duro, anche indietro nel tempo, fino alle radici dell’abominio attuale:
– documento di identificazione “sbadatamente” perduto nel corso dell’assassinio di Kennedy;
– passaporto “miracolosamente” sopravvissuto intatto alla polverizzazione (letterale) di due aerei e delle Torri Gemelle;
– passaporto “accidentalmente” smarrito nella fuga dopo l’attentato a Charlie Hebdo;
– passaporto “sorprendentemente” spuntato fuori durante l’11 settembre parigino;

Sì, certo…

PARTE SECONDA (ANTROPOLOGIA POLITICA)

Osserviamo i segni dei tempi. Questo è un tempo apocalittico. Segni premonitori e letteratura, analisi dotte ed elevate (non ciarpame new age o ciarlatani pseudo-religiosi e millenaristi) colgono nel tempo presente segni catastrofistici che spianano la strada a una mentalità apocalittica, scriveva Gustavo Zagrebelsky nel magnifico “La felicità della democrazia: un dialogo” (2011).

Aveva visto giusto. Il 2012 ce lo siamo lasciato alle spalle e continuiamo a trovarci in un clima da fine dei tempi (con tanto di Armageddon siriano): ci sono i “credenti” (integrati) e i “non credenti” (scettici), l’apostasia, lo scontro di civiltà, la calunnia, l’empietà, l’abominio, la vanagloria, l’idolatria, la slealtà, l’edonismo più abbrutente, la brama di potere non meno sconfinata.

Vediamo intellettuali e politici occidentali che, interrogati rispetto alla crisi dei rifugiati, usano senza alcuna vergogna, scrupolo o inibizione espressioni come “campi di internamento”, “deportazione”, “soluzione definitiva”, “grande muraglia”.

Tuttavia l’idea che siamo impotenti di fronte a quel che sta accadendo e all’appassimento della democrazia è errata e autolesionistica.

Proprio quando l’oscurità sembra volerci inghiottire, la luce è più abbagliante.

Occorre porre l’accento sull’opportunità storica che questa crisi ci offre, un’opportunità di dimostrare un sussulto di dignità e di orgoglio, di ridare un senso più profondo e attuale alla parola “democrazia” e alla prassi democratica.

Il compito di una classe dirigente in una democrazia rappresentativa non è mai stato quello di porsi al servizio degli eccessi emotivi dell’elettorato, o di agitare quest’ultimo prima di usarlo demagogicamente.

Pertanto, dopo questo “11 settembre francese”, governati e governanti si trovano di fronte a una scelta epocale, da fine dei tempi.

Da una parte c’è l’evoluzione, dall’altra l’involuzione.

Il resto prosegue qui:

https://medium.com/@stefano_fait/le-scelte-dopo-l-11-settembre-francese-2c02b822d748

Anticipation 2015 – Anticipazione 2015 / Trento 5-7 Novembre 2015

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rassegna stampa, comunicati stampa, interviste, articoli su questo evento:

https://medium.com/@stefano_fait

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