Salvate le lumache! George Carlin mi mette in riga

Milioni di persone, migliaia di monumenti simbolo, uffici e abitazioni private rimangono al buio per 60 minuti per sensibilizzare contro il riscaldamento globale e a favore di uno stile di vita sostenibile.

La Repubblica, l’Ora della Terra, 31 marzo 2012

Non punisce, non premia, non giudica affatto.
George Carlin

Sono un ambientalista e devo ammettere che George Carlin mi ha beccato in castagna e gliene sono gratoServe più gente che ci dica quel che non vogliamo sentire, sentirci dire, confessare a noi stessi, che smascheri le nostre ipocrisie, che ci sbatta in faccia le nostre paurose contraddizioni. Carlin era una di quelle persone.

“Non abbiamo già fatto abbastanza? Siamo così presuntuosi, così presuntuosi. Ognuno si ripromette di salvare qualcosa, adesso. Salviamo gli alberi, salviamo le api, salviamo le balene, salviamo le lumache. E, colmo dell’arroganza: salviamo il pianeta. Cosa? Stiamo scherzando? Salviamo il pianeta? Noi non sappiamo ancora nemmeno come prenderci cura di noi stessi, non abbiamo imparato a prenderci cura gli uni degli altri, ma adesso ci mettiamo a salvare il pianeta. Mi sto stancando di questa merda. Sono stanco della Giornata della Terra. Sono stanco di questi ambientalisti ipocriti. Questi bianchi, borghesi, progressisti che pensano che l’unica cosa sbagliata di questo paese è che non ci sono abbastanza piste ciclabili. Persone che cercano di rendere il mondo sicuro per le loro Volvo. E comunque agli ambientalisti non gliene frega nulla del pianeta, non si preoccupano del pianeta al di là delle loro astrazioni. Sapete che cosa gli interessa? Un luogo pulito in cui vivere. Il loro habitat. Sono preoccupati che un giorno potrebbero perfino essere incomodati in prima persona.

Inoltre, non c’è niente di sbagliato in questo pianeta. Il pianeta sta bene. Siamo noi ad essere fottuti. Il pianeta sta bene, sta andando alla grande, in confronto alle persone. È stato qui da quattro miliardi e mezzo di anni. Avete fatto i calcoli? Il pianeta è stato qui quattro miliardi e mezzo di anni, mentre noi ci siamo stati per centomila, forse duecentomila anni. E ci siamo dati all’industria pesante per circa duecento anni. Duecento anni rispetto a quattro miliardi e mezzo, ed abbiamo la presunzione di pensare, in qualche modo, di essere una minaccia, che in qualche modo stiamo mettendo a repentaglio questa bella pallina verde-blu che fluttua intorno al sole. Il pianeta ne ha passate di molto peggio, rispetto a noi. Terremoti, vulcani, tettonica a zolle, deriva dei continenti, brillamenti solari, macchie solari, tempeste magnetiche, l’inversione magnetica dei poli, centinaia di migliaia di anni di bombardamenti da parte di asteroidi e comete e meteore, le inondazioni e gli incendi in tutto il mondo, maremoti, erosione, raggi cosmici, glaciazioni ricorrenti, e pensiamo che alcuni sacchetti di plastica e alcune lattine di alluminio possano fare la differenza. Il pianeta non sta andando da nessuna parte. Siamo noi che ce ne stiamo andando via. Fate i bagagli. Ce ne stiamo andando e non resterà traccia di noi, grazie a Dio. Forse un po’ di polistirolo. Forse. Il pianeta sarà ancora qui e noi saremo ormai lontani. Solo un’altra mutazione che non è andata a buon fine, un errore biologico. Un vicolo cieco evolutivo. Il pianeta si scrollerà di dosso tutti noi, come delle pulci pestifere. Un fastidio superficiale.

Volete sapere come se la cava il pianeta? Chiedete a quelle persone a Pompei trasformati in statue dalle ceneri vulcaniche. Se volete sapere se il pianeta se la passa bene, basta chiedere a quelle persone a Città del Messico, o in Armenia o in cento altri luoghi sepolti sotto migliaia di tonnellate di macerie dai terremoti. Domandate a loro se questa settimana si sentono una minaccia per il pianeta”.

Qui c’è l’intero segmento e merita:

AGGIORNAMENTO:

“Questo non è il primo investimento di un orso in Trentino Alto Adige. Nel 2008 un cucciolo di orso bruno era stato trovato morto ai bordi della strada provinciale tra Preore e Villa Rendena, probabilmente travolto di notte da un veicolo in transito. Nella stessa zona nel 2005 era stato investito un altro orso, che però non aveva subito traumi importanti. Nel 2001 l’orsetta “Vida” era stata invece urtata da una macchina sull’autostrada del Brennero fra Trento e Bolzano e nel 2009 una guardacaccia aveva investito un esemplare nella zona di Passo Palade. In entrambi i casi l’animale era però sopravvissuto”.
http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/451282/

è quel che succede quando l’uomo gioca a fare il dio e decide chi deve stare dove sul “nostro” pianeta.

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14 commenti

  1. Mauro Poggi said,

    1 aprile 2012 a 10:10

    Carlin è brillante, indubbiamente, ma non ho capito esattamente dove vuole parare con la sua tesi, che sarei tentato definire quella di un “neo-liberista ambientale”.
    Dovremmo lasciare che tutto continui così, fiduciosi che il pianeta saprà auto-proteggersi e finirà con lo sbarazzarsi di noi genere umano? Non è una posizione nichilista? Non sarebbe meglio imparare a conviverci, mentre ci stiamo, stabilendo una relazione simbiotica anziché parassitaria?
    Alcuni sacchetti di plastica e alcune lattine di alluminio non fanno la differenza, ma quello che sta impestando il mondo non è precisamente una modica quantità. Basta girare nelle discariche del terzo mondo per capire cosa sta succedendo.
    Dovremo andarcene tutti, un giorno o l’altro, ma finché restiamo non vedo perché non dovremmo provare a farlo rispettando l’ambiente e – “en passant” – noi stessi. La differenza fra uno tsunami e la devastazione di un territorio a opera dell’uomo sta nel fatto che nel secondo caso siamo noi ad averne la responsabilità: Carlin mi scusi se è poco.
    Forse lo scopo della performance è quello di sbatterci in faccia le nostre ipocrisie e contraddizioni, ma temo che il risultato sia quello di fornire a chi già di suo non ne ha bisogno un ulteriore alibi per auto-assolversi ogni volta che lascerà una bottiglia di plastica vuota sul prato dove ha fatto il pic-nic, o abbandonerà il vecchio televisore sull’argine di un ruscello trasformato a discarica estemporanea.
    Proprio quello di cui non abbiamo bisogno.

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    • 1 aprile 2012 a 19:35

      Sono d’accordo con te, Mauro, quando scrivi: “Non sarebbe meglio imparare a conviverci, mentre ci stiamo, stabilendo una relazione simbiotica anziché parassitaria?”. Questa è poi la ragione per cui resto ambientalista, anche dopo aver ascoltato Carlin.
      Io non so precisamente cosa volesse dire Carlin (lo sospetto solo), ma ti dirò cosa ci ho visto io e la ragione per cui ho voluto dedicargli un post.
      Proprio quel “salvare il pianeta” è, paradossalmente, il sintomo del nostro degrado morale, l’immagine riflessa del titanismo di chi pensa di poter fare e disfare, rompere e sistemare, come se fosse un dio, come se la vita terrestre ruotasse attorno a lui. L’ambientalismo delle grandi crociate è narcisistico, megalomane, aberrante nello stesso grado del neoliberismo, perché è guidato dalla medesima logica strumentale: noi sappiamo come si gestisce questo pianeta, noi sappiamo cosa è giusto per questo pianeta, noi siamo gli amministratori delegati di questo pianeta.
      È l’apice dell’egotismo e dell’auto-indulgenza, dell’infantilismo. Non è meno nichilistico, in ultimo, dello sfruttamento amorale, perché comunque riconduce tutto all’immagine dell’uomo come legislatore supremo, come titano, che non divinizza la natura, ma solo la sua immagine ed interpretazione riduzionistica della natura (panteismo): la natura ad immagine e somiglianza dei suoi bisogni e desideri.
      In questo modo ci sentiamo potenti, meno inermi di fronte alla catastrofi naturali, accresciamo la nostra autostima, la fiducia in noi stessi. Cerchiamo di diventare più di quel che realmente siamo. E rimaniamo con un pugno di mosche e in mano a delle ideologie che ci convincono a disfarci della democrazia per il bene del pianeta, che c’incolpano del riscaldamento globale contro ogni evidenza storica, all’unico scopo di renderci mansueti, mettendoci al guinzaglio dei sensi di colpa.
      Salvare una specie, senza neppure sapere quanta parte di responsabilità abbiamo nella sua estinzione (tenuto conto del fatto che il 99% delle specie si è estinto prima della modernità) è, sempre paradossalmente, un’indicazione di mancanza di senso di responsabilità per le conseguenze delle proprie azioni, una completa assenza di senso della misura, del limite e delle proporzioni. Di cosa può essere capace una persona che si addossa una colpa senza neppure sapere se è sua? Di tutto, nel bene ma anche nel male. È un narcisismo adolescenziale, è hybris, orgoglio arrogante, superbia, tracotanza, ciò che nella tragedia greca richiamava su di sé Nemesi. È una patetica e risibile rivolta contro l’ordine dell’universo.
      Quel che manca nel nostro rapporto con la natura è, appunto, il principio che si agisce sempre all’interno di limiti, sia quando si distrugge, sia quando si crea, si altera, si “sistema”.
      Il titanismo è il peccato originale. Il Vecchio Testamento comincia con un atto titanico: il serpente promette agli uomini che saranno come dèi. Il titanismo ci continua ad accompagnare come unica soluzione al problema del male: razionalismo, migliorismo, scientismo ed antropocentrismo.
      Finché non capiremo questa patologia delle nostre menti, qualunque tentativo di riparare l’universo e porre rimedio o prevenire le catastrofi non andrà mai a buon fine, ma moltiplicherà i danni, com’è tipico dei ribelli in preda al summenzionato titanismo, che compromette l’integrità di chi lo avoca per se stesso, che spinge a dominare gli altri esseri umani ed il cosmo, per il bene degli esseri umani e del cosmo.
      L’ideologia vegana è un esempio lampante, in questo senso, perché pretende che un essere vivente onnivoro si amputi per il bene dell’ecosfera (senza rendersi conto che proprio le colture cerealicole hanno devastato la medesima).
      Tranquilli e sereni finché nessuno li ostacola, i benevoli titani sono pronti a isolare, ostracizzare o persino sopprimere chi non vede e non condivide il “quadro generale”, la visione che li guida. Al Gore è un altro esempio lampante, l’ennesimo uomo che si fa dio di se stesso, assoluto protagonista della scena naturale e cosmica, della gloria dell’evoluzione, dai minerali agli arcangeli. Perché è solo una questione di tempo: la gloria è l’automatico ed inevitabile destino dell’uomo, in questa prospettiva.
      Se non fossimo così egocentrici, rispetteremmo tutto ciò che ci circonda e non pretenderemmo di sapere cosa sia giusto e sbagliato per l’universo.
      Non so se Carlin intendesse dire questo, ma è quel che ho in mente io: la sua performance andava in quella direzione e tanto mi bastava.

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  2. Luca said,

    1 aprile 2012 a 13:02

    Adoro questo pezzo. E’ assolutamente vero. Aggiungerei solo che non dobbiamo pensare a salvare il pianeta, ma a salvare la specie umana e animale presente se vogliamo continuare a sopravvivere.
    Consiglio inoltre la visione di un documentario chiamato “Il Mondo Senza di Noi”, che mostra come appunto la Terra sia in grado di cancellare in “soli” 100.000 anni ogni singola traccia dell’essere umano se quest’ultimo scomparisse nel medesimo istante in cui lo dico. Il pezzo che più mi ha colpito è quello riguardo il disastro di Chernobyl, dove è incredibile come la vegetazione sia quasi rigogliosa e selvaggia in quelle zone… E forse la parola incredibile si adatta a me e altri che in fin dei conti si sentono “ambientalisti”, ma è una cosa assolutamente normale come fa notare Carlin.

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  3. Mauro Poggi said,

    1 aprile 2012 a 20:40

    Capisco cosa vuoi dire, Stefano, ma rimango dell’idea che certi messaggi possono essere fraintesi da chi non aspetta altro che un motivo per auto-assolversi. E’ vero che non siamo titani, ma che ogni giorno scompaia un pezzo di foresta amazzonica pari a una regione come la mia (Liguria), ad opera dell’uomo, mi pare una performance ragguardevole e non mi tranquillizza per niente. Che le specie scompaiano perché così vuole il naturale ciclo della natura non è affar mio; ma che le balene siano minacciate di estinzione perché oggetto di una caccia indiscriminata, beh quello mi spiace parecchio. Non siamo titani, su questo pianeta, ma siamo comunque attori costretti a un ruolo, volenti o nolenti. A differenza dei nostri più fortunati coinquilini noi abbiamo la possibilità di scegliere quale: Nemesi sarà ad aspettarci in ogni caso, perché la hybris sta proprio nella possibilità di scelta, che è anche impossibilità di rinunciare a scegliere. Non ci è dato non agire, e questo , come giustamente osservi, altera il sistema, sia che si distrugga sia che si crei: non possiamo farci nulla, se non optare per una delle due opzioni.
    Senza contare che a me le lumache sono simpaticissime 🙂

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    • 2 aprile 2012 a 09:04

      “rimango dell’idea che certi messaggi possono essere fraintesi da chi non aspetta altro che un motivo per auto-assolversi”.
      Non c’è dubbio, ma temo che non abbiano bisogno dell’assenso di Carlin per farlo. In cambio il discorso di Carlin ha il valore aggiunto di far riflettere chi, come me, non l’ha fatto a sufficienza.
      “ogni giorno scompare un pezzo di foresta amazzonica pari a una regione come la mia (Liguria)”
      Questo lo sento dire da decenni. Una volta si diceva che scompariva una Svizzera all’anno. Per quanto grande possa essere l’Amazzonia, ormai dovrebbe essere restato ben poco. Mi pare invece che ce ne sia ancora un bel po’ di foresta pluviale. Ne desumo che il problema è reale, ma le esagerazioni, alla lunga, ottengono l’effetto inverso, quando la gente si accorge che sono tali, e infatti ormai quasi nessuno se ne preoccupa (i biocarburanti, ci servono biocarburanti! Ma vaffa…).
      D’altro canto l’Alto Adige è stato oggetto di una deforestazione selvaggia (si osservi la differenza tra Trentino ed Alto Adige), ma proprio per questo è considerato un gioiello. Stesso discorso per la Scozia e le sue foreste che furono. Il fatto è che il nostro ecologismo è legato alle mode e alle nostre personali predilezioni. Se gli alberi ci impediscono di vedere il Sassolungo allora si possono anche togliere dalle balle.
      “che le balene siano minacciate di estinzione perché oggetto di una caccia indiscriminata, beh quello mi spiace parecchio”.
      Certo, ma la maggior parte delle balene uccise dall’uomo non sono vittime della caccia, bensì di collisioni con le nostre navi da carico (e noi mica vogliamo rinunciare a certi prodotti) e dalla pesca che le cattura per errore (e noi mica vogliamo rinunciare a certi pesci). Inoltre alcuni scienziati danno la colpa ai nostri sonar per diversi spiaggiamenti (e noi mica vogliamo perdere le nostre navi e marinai in modo stupido).
      Il fatto è che non credo fosse necessario moltiplicarsi fino a diventare 7 miliardi di esseri umani. Se fossimo molti di meno le cose andrebbero meglio, perché il gigantismo ed il titanismo non avrebbero ragione di essere, se non nelle menti di una relativamente piccola percentuale di inquilini di questo pianeta.
      Se le ricchezze fossero meglio distribuite il declino demografico che comincia a manifestarsi adesso anche in molti paesi di “seconda fascia” sarebbe già in corso da lungo tempo. Invece abbiamo la pretesa di continuare ad avere la botte piena e la moglie ubriaca. Anche questo è titanismo, per come la vedo io, e la nostra prima responsabilità dovrebbe essere quella di riformare il sistema in modo radicale, a partire da noi stessi, non quella di mantenere le cose come stanno, con pochi ritocchi, e poi metterci a posto la coscienza con le crociate ecologiste, nella falsa speranza che risolvano i problemi e nella certezza che non ci scomoderanno troppo.

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  4. Salvatore Pennisi said,

    4 aprile 2012 a 23:21

    Sinceramente non capisco. Perché il fatto di rivendicare più piste ciclabili è visto come un atto di superbia o stupidità? Perché preoccuparsi di non dare un contributo al generale degrado deve essere considerato un atto di hybris? Perché criticare lo sfruttamento inrtensivo delle risorse per scopi di profitto deve essere sintomo di “titanismo”? Perché rifiutarsi di accondiscendere al generale consumismo decerebrato deve essere considerata una forma di egoismo? Perchè preoccuparsi di non consegnare un mondo invivibile alle generazioni future significa essere superbi e arroganti? Fermo qui la sequenza casuale di domande che sto facendo solo perché correrei il rischio di cadere nella retorica. E’ vero: c’è un fondo di egoismo nelle nostre azioni e nelle nostre scelte, ma a quest punto forse sarebbe bene precisare che di egoismi possono darsene di diverse specie, e che il meno dannoso sia quello che spinge qualcuno ad agire tenendo presente anche il bene comune. Trovo che sia profondamente immorale usare frasi da Torquemada come la seguente: “Il pianeta si scrollerà di dosso tutti noi, come delle pulci pestifere. Un fastidio superficiale.” Solo nel più oscuro medioevo si poteva ragionare in questo modo. Dietro ci vedo l’ombra di flagellanti e dei fanatici di ogni risma.

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    • 5 aprile 2012 a 08:43

      Salvatore, ti rispondo con un post ad hoc, che esemplifica un caso concreto, che spero aiuti a capire le implicazioni, ripercussioni, logiche e misfatti della logica del “questo pianeta lo possiamo fare e disfare”.
      “Il pianeta si scrollerà di dosso tutti noi, come delle pulci pestifere. Un fastidio superficiale”.
      Anche a me non piace questa frase misantropica, però non posso negare che, nel complesso, l’impatto della civiltà umana sia stato molto più negativo che positivo, non solo sull’ecosfera, ma sulla sfera umana nel suo complesso. Se la pensassi diversamente non aspirerei ad un Mondo Nuovo non-huxleyano. Se non ci rendiamo conto di quanto perniciosa sia la civiltà attuale (e ancor più perniciosa quella che vogliono costuire certuni, approfittando della Grande Crisi) è solo perché non possiamo fare dei confronti con altre civiltà più “umane” della nostra e perché il nostro cervello è fatto per scremare gli impulsi emotivi che ci fanno stare male: per questo un mio amico è rimasto letteralmente scioccato da quel che ha visto in India, ma ora che i ricordi positivi hanno preso il sopravvento sulle esperienze rivoltanti, è già pronto a tornarci.

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  5. 7 luglio 2012 a 10:57

    […] La necessità che sentiamo di controllare tutto ciò che ci circonda, è la radice di gran parte del male che commettiamo. […]

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  6. Fabio Corradini said,

    8 luglio 2012 a 13:51

    Siamo tutti diversi. il carattere sta alle reazioni come la forma-mentis alle azioni. Il ragionamento di Carlin non fa una piega (mi vergogno di aver conosciuto 5 minuti questo nome). Ma quel proclama non è verità; è una verità; è la sua presa di posizione di fronte a un movimento ambientalista che ai suoi occhi (che non si ingannano) si dimostra ipocrita e miope.
    Discernere la realtà dalla finzione oggi è a mio parere impossibile: si possono ottenere più risultati con l’intuizione che con il pragmatismo: abbiamo ingigantito i problemi a livello globale (nel senso che se acquistiamo un frullatore inquiniamo un fiume in cina e togliamo un pasto in etiopia), e pertanto vivisezionare gli eventi per valutarne in prima persona la bontà/efficienza è impossibile. Dobbiamo affidarci per forza di cose ad un sistema informativo corrotto dove le verità sono molteplici, opposte, e sempre ben documentate. (dato che la madre degli idioti è sempre gravida, esistono schiere di individui disposti a ottenere una laurea per poi redigere saggi allo scopo di giustificare le loro idee).
    Spesso ho la sensazione che l’umanità l’abbia fatta grossa, e non sappiamo come uscirne; siamo in curva a tavoletta con il fondato sospetto che stiamo perdendo grip, peccato che è la prima volta che poggiamo il culo su un sedile: per cui navigatore e pilota cominciano a bisticciare con lo scopo di liberarsi la coscienza dei propri errori.
    Tornando al topic, credo che quel discorso possa smuovere ed arricchire chi è dotato di un minimo di senso critico; per il resto dell’umanità che ha mutuato dalle proprie figure eccellenti solo un mediocre vocabolario, rischia di diventare, a mio parere, niente più che una raccolta di tristi giustificazioni da sfoggiare davanti ad un televisore per prendere una posizione sui servizi “no tav”.

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    • 8 luglio 2012 a 16:08

      “Spesso ho la sensazione che l’umanità l’abbia fatta grossa, e non sappiamo come uscirne; siamo in curva a tavoletta con il fondato sospetto che stiamo perdendo grip”.
      E’ così Fabio. E’ assolutamente, tragicamente così. Chiunque riesca a vedere oltre l’orizzonte delle sue rassicuranti illusorietà non potrà che concordare.
      “una raccolta di tristi giustificazioni”. Probabilmente è vero, ma da tempo ho smesso di credere alla redenzione collettiva. Sono sempre più incline ad aderire all’idea di un’aristocrazia dell’intelletto. Quando mia moglie (una commessa extracomunitaria, non una fisica nucleare) mi descrive la scempiaggine di un crescente numero di clienti non posso che concludere che la democrazia non ha alcun significato in presenza di divari intellettuali di tale portata. Centinaia di milioni di persone sono manipolabili con relativa facilità perché sono troppo pigre, troppo inerti per rendersi conto di quanto sono pigre, troppo ignoranti per rendersi conto di quanto siano ignoranti.
      Per questo i miei toni sono “apocalittici”. Credo che solo una massiccia smusata possa dare la sveglia ad una maggioranza di umani, strappandoli alla catalessi. E questa smusata arriverà molto presto, a giudicare dalla convergenza di forze distruttive in atto in questa fase storica. Si tratta solo di attendere.
      “se tutti ci preoccupassimo di tutto (api, balene, lumache, indigeni, terzo mondo, solidarietà, acqua che beviamo cibo che mangiamo), nessuno avrebbe di che preoccuparsi”.
      Concordo anche su questo, ma purtroppo sono convinto che, ancora una volta, troppe persone siano troppo egotiste per rendersi conto che il loro “altruismo” è solo, per usare una tua espressione “miope opportunismo”.
      C’è un enorme gap di consapevolezza e finché la gente non capisce di dover rivoluzionare il suo modo di pensare e di vivere questo gap non si ridurrà. Semmai si allargherà. Questo e mille altri blog e libri e programmi e incontri con gli esperti non potranno “coscientizzare” chi non sente il bisogno di cambiare o lo fa nel modo sbagliato.

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      • Fabio Corradini said,

        8 luglio 2012 a 16:32

        (S)Confortante! comunque credo che le commesse oggi siano le testimoni più autorevoli della regressione culturale e sociale(pure la mia ragazza fa la commessa).

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  7. Fabio Corradini said,

    8 luglio 2012 a 14:38

    Un pensiero; differentemente dalle prime battute del divertentissimo Geroge, credo che se tutti ci preoccupassimo di tutto (api, balene, lumache, indigeni, terzo mondo, solidarietà, acqua che beviamo cibo che mangiamo), nessuno avrebbe di che preoccuparsi. Utopia: ci confronteremmo ogni giorno con i conflitti tra nostro operato e le nostre esigenze ed approcceremmo ad ogni situazione in maniera creativa e risolutiva piuttosto che col solito nostro miope opportunismo. Invece ci dividiamo in maniera non equa tra chi se ne sbatte e chi si fa carico di ciò che ritiene sbagliato (per quello che la sua cultura gli permette di discernere). Oltretutto, spesso chi si preoccupa di qualcosa, se ne sbatte di qualcos’altro, mah…

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