L’Ucraina può essere salvata

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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[Per arrestare la violenza] bisogna fermare la polizia, fermare i manifestanti, imporre una DMZ, una zona demilitarizzata e spostare questo conflitto dalle strade al Parlamento. Voglio essere molto franco: il governo non controlla la polizia antisommossa ed è molto difficile per l’opposizione controllare Maidan. E ci sono una serie di forze che sono prive di controllo. Questa è la verità … è il caos, ora. L’Ucraina è in un gran casino

“To stop the riot police, to stop the protesters, to impose a DMZ, like demilitarized zone, and to move this conflict from the streets to the Parliament. I would be very frank that the government does not control the riot police and its very difficult for the opposition to control Maidan. And there are a number of forces who are uncontrolled. This is the truth…is in chaos now. Ukraine is in a big mess”

Arseniy Yatsenyuk, il leader dell’opposizione che fa riferimento alla Casa Bianca

http://www.rte.ie/news/player/2014/0220/20529559-ukraine-is-in-a-big-mess-yatsenyuk/

Tener conto che l’Ucraina proprio in quanto terra di “frontiera” tra Europa e Russia, in virtù della sua storia, della forte presenza di minoranze russe non può essere assimilata forzatamente e sic et simpliciter all’Unione Europea. E poi quali sono gli interessi che sono dietro quella manovra. Allora perché non pensare ad una forma “ibrida”,nella quale si tenga conto della diversità culturale ed etnica dell’Ucraina, che non può fare a meno né della Russia né dell’Europa? Ma non della Russia che è rappresentata dalla politica di potenza di Putin o dell’Europa delle lobby economiche. Ci vuole uno sforzo di creatività, quando i conflitti sono così complessi e si intrecciano al pregresso storico, agli interessi geopolitici e geostrategici, alle contraddizioni mai risolte degli stati-nazione. Allora per iniziare si sgombri il campo da estremismi, si chieda subito che le armi tacciano da una parte e dall’altra, si faccia chiarezza su chi c’è dietro le manifestazioni a Maidan (ci vuole poco a capire che ci sono forti infiltrazioni di gruppi paramilitari di destra e nazisti che sparano come sparano le forze di sicurezza governative), si portino ad un tavolo di trattativa le forze politiche “vere”, da una parte e dall’altra. Si ragioni su ipotesi come quella proposta nell’articolo di Pagina99, di una “doppia partnership” che veda l’Ucraina in parte legata alla UE in parte al nascente blocco eurasiatico costruito da Mosca. Le zone di frontiera, i territori “faglia”, nei quali non sono stati mai sopiti gli effetti di guerre devastanti come la Seconda guerra Mondiale, non possono esser governati secondo i criteri propri degli stati-nazione. Perché sono zone culturalmente, etnicamente, religiosamente ibride. Terre cerniera. Ed allora le soluzioni dovranno tenerne conto. E se l’Unione Europa oggi è troppo coinvolta direttamente, (o meglio Berlino) allora perché non affidare al Consiglio d’Europa la proposta di una mediazione?

Francesco Martone, da facebook

http://www.futurables.com/2014/02/20/la-via-del-dialogo-per-la-salvezza-dellucraina-e-delleuropa/

Atlantide contro Eurasia – la principale causa della terza guerra mondiale

Patto sull´energia Mosca-Pechino la Russia esporterà gas in Cina

Fonte: GIAMPAOLO VISETTI – la Repubblica

Mercoledì 06 Giugno 2012

Putin: “Cambieremo gli equilibri del mercato mondiale”

A Shanghai vertice dei paesi centro asiatici per ridurre il peso delle forniture alla Ue

Pechino – Cina e Russia, trascinando con sé i Paesi dell´Asia centrale, stringono un patto di ferro su energia e sviluppo per colmare il vuoto lasciato da Europa e Usa. L´accordo è stato siglato ieri a Pechino dai presidenti Hu Jintao e Vladimir Putin, che da oggi partecipano al vertice della Cooperazione di Shanghai (Sco), allargato a Iran, Afghanistan, Bielorussia e Turchia. E´ «l´altro summit», che unisce le potenze energetiche alternative al Medio Oriente e l´abbraccio Mosca-Pechino sposta gli equilibri globali dei flussi di petrolio e gas. La firma dell´annunciato patto per le forniture del gas russo alla Cina non è stato ufficializzata. Il sì del primo produttore e del primo consumatore di energia al mondo però c´è e l´Asia centrale si appresta a superare i Paesi Arabi e a diventare il crocevia strategico delle materie prime. Sul Quotidiano del Popolo, Putin ha assicurato che «Mosca avvierà forniture di gas su larga scala» e che l´asse Mosca-Pechino «cambia la configurazione del mercato energetico globale». Al vertice partecipano anche i ministri dell´Energia, i numeri uno delle agenzie atomiche e i capi dei colossi energetici delle due potenze, a partire dall´ad di Gazprom, Alexei Miller. Per il gas manca ancora l´accordo sul prezzo, ma le pipeline siberiane collegate fino al Guangdong sono pronte per aggiungersi a quelle di Turkmenistan, Kazakhstan e e Uzbekistan. Hu e Putin, al termine del faccia a faccia, hanno confermato che ormai «Cina e Russia hanno visioni coincidenti su tutto, o molto simili». Non si riferivano solo alle crisi internazionali, a partire dalla Siria e dagli attesi colloqui di oggi con Ahmadinejad e Karzai. Il patto a due sull´energia farà esplodere l´interscambio Mosca-Pechino a 100 miliardi di dollari entro il 2015 e a 200 prima del 2020. E «l´intesa rossa» non si limita a gas e petrolio. Ieri è nato un fondo di investimento comune da 4 miliardi di dollari, aperto agli investitori privati cinesi. Putin, deciso a trovare mercati di sbocco alternativi alla Ue, ha anche annunciato un piano sino-russo per la prima linea elettrica trans-asiatica, con il coinvolgimento di Afghanistan, Pakistan e India, il varo di un´autostrada tra San Pietroburgo e Shenzhen e il sì «ad un´alleanza tecnologica, che porterà a catene integrate di aziende hi-tech di Cina e Russia, per entrare congiuntamente nei Paesi terzi». Petrolio, gas, carbone ed energia atomica aprono le porte ad intese industriali e finanziarie su larga scala e riportano gli equilibri mondiali all´epoca d´oro dell´Urss di Brezhnev e della Cina di Deng Xiaoping. Dietro al sogno di Putin e del prossimo leader cinese, Xi Jinping, la «svolta verde» che sostiene l´energia pulita: prezzo del gas al più 17% nei prossimi cinque anni, con Pechino al raddoppio dei consumi.

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