Apprendisti stregoni macroregionalisti

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In generale sono favorevole alle macroregioni ma…
Nel caso del #Triveneto mi sfugge la logica.
Prima a Roma si lamentano che le autonomie speciali sono troppo centrifughe…
Poi propongono di creare una macroregione con un PIL ben superiore a quello catalano o scozzese (e laziale), composta da una regione leghista in cui si indicono referendum separatisti, una regione ad autonomia speciale, una provincia ad autonomia speciale e una provincia prevalentemente di lingua tedesca sotto tutela austriaca.
mmmmh…cosa potrà mai andare storto?

Per non parlare delle dinamiche interne a un ipotetico Triveneto, che non sarebbero improntate alla concordia e univocità di intenti e metodiche.
Es.

Se l’A31 è la risposta, qual era la domanda?

La Valdastico Nord NON si farà

Come valuta la riforma costituzionale in discussione in questi giorni in parlamento?
Credo che, al di là di ogni possibile perplessità di tipo tecnico, sia prima di tutto anti storica. Nel momento in cui in tutto il mondo si sta procedendo nella direzione di concedere sempre più autonomia e spazio di manovra ai territori, questa riforma va esattamente dall’altra parte. E poi è una riforma che prende il via dagli scandali, ma non si è mai visto nel pensiero politico moderno che scandali come quelli che hanno coinvolto le regioni in Italia abbiano comportato una revisione costituzionale. Le riforme si fanno perché si devono fare, non perché c’è qualche cialtrone che ha rubato.
Perché in Italia non ha mai funzionato il regionalismo?
Perché i processi di decentramento che sono avvenuti nel corso degli anni sono stati innestati su un impianto, quello della Costituzione, che è fortemente centralista. Sono stati decentrati dei poteri ma non si è regionalizzato lo Stato. E, contemporaneamente, non si sono regionalizzati i partiti, che sono i veri detentori del potere politico e che sono rimasti sempre i partiti di Roma — e non per usare un vocabolario veteroleghista — difatti le sedi romane, dal Nazareno a Botteghe Oscure, sono sempre state l’epicentro del potere politico. Non sono mai state create delle classi politiche di autentica espressione regionale, perché la regione è sempre stata considerata la penultima tappa prima di arrivare a Roma, si partiva dal consiglio comunale, si passava da quello provinciale, poi da quello regionale e poi in Parlamento a Roma. Per questo fallisce il regionalismo in Italia, non per colpa di quattro mascalzoni, che fanno solo parte della varietà umana.

Stefano Bruno Galli, professore della facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Milano, esperto di federalismo e consigliere regionale della Lombardia per la lista Maroni Presidente

http://www.linkiesta.it/it/article/2015/09/20/leuropa-degli-stati-e-nata-morta-il-futuro-e-delle-macroregioni/27472/

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