Oscar Giannino e la svolta neoliberista di Repubblica

Test superato: nucleare sicuro, è la prova del nove
Oscar Giannino, Il Messaggero, sabato 12 marzo 2011 (su Fukushima)

Oscar Giannino è una persona molto intelligente ed è stato, a mio avviso, grossolanamente malinterpretato in alcune circostanze, come ad esempio riguardo al suo discorso sul Vesuvio e sull’illegalità, semplificato in modo tale da farlo sembrare un mostro.
Giannino non è un mostro, è un libertario/anarchico di destra. Un libertario di destra, come sono solito dire, è uno che non l’ha ancora ricevuto in quel posto, ossia non si è ancora trovato dalla parte ricevente e sofferente. In altre parole, non è una persona completa e le sue analisi saranno sempre parziali ed inesatte.
Purtroppo, per questa stessa ragione, un libertario di destra è spesso anche un uomo pericoloso. Giannino, con la sua trasmissione radiofonica aizza i radioascoltatori alla violenza eversiva (ma quando lo esaudiranno non sarà in prima linea a beccarsi i cazzotti, le manganellate e le pallottole: armiamoci e partite!).
Fa parte di quella categoria di perdenti radicali che si sentono più virili se si riempiono la bocca di proclami nichilistici.  Troppo avidi per poter essere solidali, troppo insicuri per poter amare la concordia (a loro basta essere dalla parte dei forti, o comunque di chi si crede forte).
Mi si dice che, al contrario di quel che sospetto, ha avuto una storia travagliata e merita rispetto. Ma io della sua storia personale me ne faccio davvero poco. Ci sono bulli che accusano i genitori di averli picchiati come se questo potesse giustificarli: li si può capire, ma non giustificare. Proprio chi è vittima di bullismo dovrebbe ben sapere quanta sofferenza infligge facendo il bullo. Un neoliberista è un darwinista sociale, ossia un bullo e la storia del Tea Party (l’antipolitica criptofascista finanziata da multimiliardari!), che tanto sta a cuore a Giannino, è un caso emblematico.

Detto questo, se il neoliberismo non esistesse bisognerebbe inventarlo, perché solo grazie al suo continuo sprone i suoi avversari, come il sottoscritto, sono costretti ad elaborare teorie e pratiche più sofisticate rispettose della dignità umana. Quindi ringrazio Oscar Giannino per quello che fa.


Lo stato è oggi ipertrofico, elefantiaco, enorme e vulnerabilissimo, perché ha assunto una quantità di funzioni di indole economica che dovevano essere lasciate al libero gioco dell’economia privata. […] Noi crediamo, ad esempio che il tanto e giustamente vituperato disservizio postale cesserebbe d’incanto se il servizio postale, invece di essere avocato alla ditta stato, che lo esercisce nefandemente in regime di monopolio assoluto, fosse affidato a due o più imprese private. […] In altri termini, la volontà del fascismo è rafforzamento dello stato politico, graduale smobilitazione dello stato economico”.

Benito Mussolini. Opera Omnia., XVI, p. 101

“Si è persuasi che l’unica persona che possa degnamente sostituire Berlusconi e, al contempo, far tornare a vincere il Pdl e a renderlo, agli occhi degli elettori, credibile sostenitore della Rivoluzione liberale e reaganian-thatcheriana, sia Oscar Giannino

http://www.camelotdestraideale.it/

“Conoscevamo il Giannino liberista, innamorato di Luigi Einaudi e dei Chicago boys. Ricordavamo il Giannino salottiero di Porta a porta, l’opinionista in gessato e con la voce da cartoon che agitava il bastone col pomello e ripeteva una parola strana (“spread”). Non abbiamo dimenticato il Giannino nuclearista, fiero nemico dei referendum contro l’acqua pubblica e certa facile demagogia sulle rinnovabili. Ma con la Grande crisi è nato un nuovo Oscar Giannino.[…]. Per Giannino la triade dei nemici è la stessa: banche, stato, tasse. Lui è il nuovo Glenn Beck, l’aedo dei Tea party americani, ma in una versione meno vitalistica e ribellistica, anzi quasi millenaristica, ripiegata su se stessa come la voce del profeta che sa di predicare nel deserto, il monaco stilita che annuncia la fine dei tempi”.
http://www.circolo-latorre.com/home.jsp?idrub=1646

“È giunta anche su Facebook la voglia di Tea party. oltre 2.000 fan. Il proclama è di quelli decisi. “Il gruppo ufficiale finalizzato all’organizzazione delle tappe del Tea Party in Italia. Se volete organizzare la rivolta dal basso anche nella vostra città, questo è il posto giusto!” E via col merchandising delle teiere (sono turbocapitalisti d’altra parte), i video con un Oscar Giannino vestito sempre più sobriamente, i tasti per diventare amici su Facebook, Twitter ed il canale Youtube (il minimo sindacale).  Ed un networking di tutto rispetto: Il Treno del Reno – Centro Studi Liberali – ISFIL – JEFFERSON – UltimaThule – Libertiamo – ConfContribuenti – CARTA LIBERA – Gioventù Liberale Italiana – Scenari Politici – L’Officina – Centro Culturale Verona – La Cittadella Interiore – Tocqueville – SBL – Zuppa di Porro – il blog di Nicola Porro – Percorsi in Libertà – Jimmomo – Mondopiccolo – The Common Sense Revenge – Tea Party Piemonte. Destra xenofoba, romanticherie ottocentesche, patriottismi e liberalismi vari. Qualche confusione dottrinaria: ma, ormai, chi ci bada?

[…]

Chi sono i frontier-man – e soprattutto le frontier-girl – dei Tea party statunitensi? Jerk & Bitch, il loro modello antropologico. Meglio se con gambe lunghe e tacco 12” per le donzelle, eloquio macho ed irrefutabile, pistola al fianco e mascella volitiva per i maschi alfa, o presunti tali. 

I Repubblicani, provati dalle sconfitte militari e politiche di Bush, individuano nel Tea il movimento politico di riferimento, ormai – e seguono pedissequamente le sue linee politiche e comunicative. Sarah Palin è ben nota. Completamente ignorante di questione economiche (e geopolitiche). Favorevole alla caccia, alle armi ed alle liste di proscrizione dei suoi avversari politici. Con una target list ed un’infografica, con tanto di mirino esplicativo, pubblicata anche sul suo profilo pubblico su Facebook. Se poi qualche pazzo la prende sul serio e tenta di uccidere uno dei “target” da lei indicata, la Deputata Gabrielle Gifford, assassinando nel frattempo un giudice federale e altre cinque persone, tra cui un bambino, è solo uno sfortunato incidente. Glenn Beck, l’anchorman, lo scrittore, il videoblogger dell’ultradestra americana – ricordiamolo, multimilionario – ha detto la sua sulla strage di Oslo e dell’isola di Utoya. Quei giovani massacrati gli ricordano molto, visto che erano lì, tutti insieme, per fare proselitismo politico, la gioventù hitleriana. “There was a shooting at a political camp, which sounds a little like, you know, the Hitler youth. I mean, who does a camp for kids that’s all about politics? Disturbing.” Michelle Bachmann, che ha vinto una sorta di sondaggio pre-elettorale in Iowa, ha esplicitamente affermato di voler creare il gruppo dei Repubblicani che si richiamano alle idee del Tea Party. Chiaramente per lei l’omosessualità è una malattia, e i bambini neri crescevano più sani durante il periodo della schiavitù che nell’era-Obama. 

Su L’Espresso del 18 agosto 2011, a pagina 15 Alessandro De Nicola ripete il mantra: “Per ridurre il debito si devono tagliare le spese e non aumentare le imposte”. Il comandamento unico viene ripetuto da tutti coloro che si professano “anti-casta”, senza alcuna distinzione. Nessuna analisi, nessun criterio di selezione delle spesa da tagliare. L’importante è “che siano liberate risorse per investimenti e consumi, restituendole ai privati”. Attenzione al ragionamento. “La litania sull’evasione ha stancato: bisogna stanarla, ma nel frattempo che si fa, si tassa chi già paga?”.

http://www.valigiablu.it/doc/488/e-su-facebook-sbarca-il-tea-party-allitaliana.htm

“Nelle redazioni di tutti i grandi quotidiani coesistono normalmente più anime. Quando La Repubblica era prevalentemente dalemiano-blairiana all’insegna della Terza Via neoliberista nella sua filiera più “istituzionale” (Scalfari-Mafai-Pirani?), si poteva – purtuttavia – individuare una seconda linea (Bocca-Maltese-Rinaldi?) decisamente critica dell’inciucismo neocentrista di cui si stava facendo promotore “il Blair de noiantri”D’Alema.

Niente di strano: trattasi di un fisiologico e sano contesto pluralistico.

Molto più strano – invece – è assistere oggi alla colonizzazione della testata da parte di personaggi minori, tipo Alberto Bisin e Alessandro De Nicola, i quali venerdì scorso ne occupavano quasi manu militari la prima pagina con sproloqui che avrebbero deliziato Margaret Thatcher>; imponendo una linea di critica da destra del pur moderatissimo governo Monti e recependo l’impostazione che Francesco Giavazzi promuove da tempo sulle pagine concorrenti del Corriere della Sera.

Tra l’altro, ottenendo con il De Nicola l’onore di quelle due pagine che in passato erano riservate a penne ben più robuste della sua, quale quella di Giuseppe D’Avanzo (e non è chiaro con quanta condivisione entusiastica da parte dello stesso direttore Ezio Mauro).

Dunque, è davvero singolare che mentre si assiste sulle corazzate del giornalismo nazionale (Repubblica e CorSera) allo sminuzzamento delle notizie giornalistiche ridotte allo spazio di un boxino, questi bravacci manzoniani del pensiero mainstream ottengano l’onore di lenzuolate in controtendenza. Segno di potenti “santi in paradiso”, che non sembrano essere neppure il padre fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari, il quale su l’Espresso dell’altra settimana si domandava da dove spuntasse fuori questo De Nicola.

Anche noi ce lo domandiamo, sebbene si sappia che Alberto Bisin salta fuori dal crogiolo fondamentalistico di NoisefromAmerika (e non è soltanto un quasi omonimo del ben noto Michele Boldrin), mentre il De Nicola è animatore di quella società Adam Smith che vorrebbe stipare nella stessa gerla l’illuminismo scozzese e il fanatismo di Hayek (roba che deve far rivoltare nella tomba il venerando autore de “La ricchezza delle Nazioni”). Oltre che sistematico frequentatore dalle ospitate radiofoniche da parte di Oscar Giannino.

Forse l’enigma del “da dove saltano fuori” questi neoliberisti un tanto al chilo può essere sciolto proprio ascoltando la voce di qualche padrone. Per esempio di Rodolfo De Benedetti, che poco tempo fa manifestava tutta la propria ammirazione per quel Centro Bruno Leoni (dal nome del guardaspalle di Hayek nelle manovre antikeynesiane dei liberisti da Guerra Fredda) di cui è diventato coordinatore l’ex dalemiano iperliberista Nicola Rossi.

Naturalmente fatti loro.

Resta ancora un’ultimo dubbio: ma dove pensa di andare una testata tradizionalmente progressista come La Repubblica consegnandosi all’attivismo polemico di questi fanatici banditori  di un filone ideologico, organico alle manovre della finanza ombra internazionale, smascherato nella sua pericolosità dai ricorrenti disastri che ha promosso sulle due sponde dell’Atlantico?”
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/22/se-il-liberismo-invade-anche-i-giornali-progressisti/185568/

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3 commenti

  1. Luca said,

    8 giugno 2012 a 21:11

    Troppa neolingua… “l’antipolitica criptofascista” mi è piaciuto particolarmente. E poi fanatismo di Hayek? O non conosco bene io Hayek o il sig. Pellizzetti non sa nemmeno di cosa stia parlando… sembra quasi impossessato nell’articolo. Sembra faccia troppa confusione fra “liberali” di stampo Lockeano, e “conservatori”, cioè i vari matti che si ostinano a non voler cambiare il sistema economico e lasciar fare scempi e pazzie a banche centrali e politiche keynesiane del tipo “stampiamo moneta e chissenefrega” (e lo insegnano pure a scuola con l’esempio di Luigi XVI). Cioè è partito da criticare Giannino (che manco a me piace) a concludere che un premio Nobel è un pazzo, uno tra l’altro di tradizione liberale e contro il conservatorismo, quindi direi ben poco di destra, ma fuori dai canoni.

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  2. 10 giugno 2012 a 09:34

    […] Non mi disturba minimamente che ci siano persone di destra (per temperamento e mentalità) che aderiscono al neoliberismo. Disprezzo questa dottrina per mille ragioni – pratiche, sociologiche, filosofiche, psicologiche ed antropologiche –, ma difendo il suo diritto di esistere, specialmente se viene difesa intelligentemente, come è il caso di Oscar Giannino. […]

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