All’inferno gli usurai!

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Un creditore aveva due debitori: l’uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?
Luca 7, 41-42

All’inferno gli usurai!

Si tende a credere che il rapporto tra il sistema bancario e governi sia rimasto immutato nei secoli.
Un’analisi del caso francese ci rivela che questo non è necessariamente vero.
Infatti, a partire dal 1973 [annus horribilis in cui si manifesta in tutta la sua virulenza il cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale, dopo che Nixon aveva posto fine all’ordine di Bretton Woods nel 1971. Il nuovo ordine multipolare proposto dai paesi emergenti è un tentativo di chiudere questa parentesi controrivoluzionaria/ultrareazionaria e fare un passo in avanti, NdT], il governo francese è stato costretto a prendere in prestito esclusivamente dal settore privato e quindi a pagare interessi sul nuovo debito. Senza questa modifica, l’indebitamento francese sarebbe ora al 8,6% del PIL anziché l’attuale 78%.
Inoltre, i trattati di Maastricht e di Lisbona hanno generalizzato questo stesso processo a tutti i paesi firmatari.
Bernard Lietaer, uno degli architetti dell’euro (testo scritto assieme a Christian Arnsperger ~ Sally Goerner ~ Stefan Brunnhuber)
http://www.clubofrome.org/cms/wp-content/uploads/2012/05/Money-and-Sustainability-the-missing-link-Executive-Summary.pdf

Yanis Varoufakis:

La logica di Schäuble è semplice: la disciplina è imposta alle nazioni in deficit. La Grecia non è poi così importante. Il motivo per cui l’Eurogruppo, la troika, il Fondo monetario internazionale hanno speso così tanto tempo per imporre la propria volontà su una piccola nazione come la nostra, è che siamo un laboratorio di austerità. Ciò è stato sperimentato in Grecia, ma l’obiettivo è ovviamente quello di infliggerlo alla Francia, per il suo modello sociale, il suo diritto del lavoro.

Mentre era ministro, come si comportava la Francia?

All’interno dei vertici europei, in seno all’Eurogruppo, ho sentito che il governo francese non aveva alcuna autorità per difendere o addirittura presentare semplicemente il proprio punto di vista e perché venga tenuto in conto nel processo di negoziazione. Sono cresciuto con l’Illuminismo, l’idea che anche la Francia è stato fondamentale nella creazione dell’Unione europea. Nell’avere tutto questo in mente, il silenzio dei francesi, sia di Michel Sapin all’interno dell’Eurogruppo, il fatto che una posizione diversa francese non è mai stata assunta ha provocato in me una grande tristezza.

Vuole lanciare un movimento europeo contro l’austerity?

A Frangy, lancerò una rete progressista europea. Nei giorni terribili della dittatura greca, i nostri genitori e nonni erano in Germania, Austria, Canada, Australia, per la solidarietà espressa verso la sofferenza greca. Non vengo in Francia per chiedere solidarietà alla Grecia. Ma i problemi che ha di fronte la Francia sono uguali come altrove. I francesi e i cittadini di altri paesi sono preoccupati per quello che ho da dire, perché sono preoccupati per lo stato della democrazia, l’economia, le prospettive future.
http://www.agoravox.it/Varoufakis-lancio-una-rete.html

Montebourg e Varoufakis
http://www.pressreader.com/italy/corriere-della-sera/20150824/281767037971296/TextView
DSK e Varoufakis
http://www.repubblica.it/economia/2015/07/26/news/varoufakis_strauss-kahn_economisti_euro_grecia-119864315/

Riccardo Petrella: Abolire l’indipendenza politica della BCE

Fase 1. Priorità: attività di informazione e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla BCE, le sue criticità, anomalie, imposture, paradossi e conseguenze negative per i cittadini europei e l’integrazione politica democratica sopranazionale. I cittadini italiani (ed europei) sanno poco e quel che sanno è incerto, confuso, sovente mistificatore. Hanno soprattutto l’impressione che non possono far niente.

In questa fase si dovrà soprattutto far capire che la BCE è al centro dello smantellamento della politica e della democrazia tout court, insistendo, in particolare, sui legami tra il sistema monetario e finanziario attuale e gli scandali LIBOR e quello della manipolazione dei tassi di cambio delle monete, cosi come con l’aumento del debito pubblico. Essa dovrà essere condotta in accordo con il sostegno dei parlamentari europei sensibili e favorevoli all’obiettivo a lungo termine dell’abolizione dell’indipendenza politica della BCE.

Si tratterà di produrre uno o più opuscoli, brevi, ben presentati, per grande diffusione, di organizzare incontri, conferenze, di scrivere articoli, dare interviste.

Periodo : febbraio – ottobre 2015

Fase 2. Priorità : attività d’informazione e di analisi approfondite sui legami tra sistema monetario europeo attuale (BCE) e l’inasprimento degli effetti delle cause strutturali all’origine dei processi d’impoverimento in Europa.  Lo sradicamento dei processi d’impoverimento passa necessariamente dalla modifica radicale del sistema monetario e finanziario attuale. Mobilitare i comuni DIP.

In questa fase si dovrebbe giungere alla presentazione pubblica (specie in direzione del parlamento italiano e dei parlamentari europei) di un dossier  su “BCE, politica monetaria e impoverimento in Italia ed in Europa” Il dossier dovrebbe essere in circolazione per i primi di ottobre per costituire la base di un’iniziativa (deposito di una proposta di legge,  o presentazione di un piano d’azione europeo, o lancio della creazione di organi cittadini permanenti  preposti al monitoraggio della politica monetaria europea, o campagna nazionale per la creazione di monete “locali” e ri-invenzione delle banche cooperative e mutualiste). In questa fase si tratta di agire sui vari elementi del sistema per sgretolarne l’unità e la compattezza.

Periodo : da aprile 2015  a giugno 2016

Fase 3. Priorità : attività propositive di adozione di nuove disposizioni legislative, di creazione di nuove  istituzioni politiche democratiche in materia di politica monetaria e finanziaria,e sviluppo di nuove pratiche collettive. Una particolare attenzione dovrebbe essere data alla proposta di ripubblicizzazione delle casse di risparmio e di banche d’investimento locali, nel quadro di nuove regole di differenziazione tra banche di deposito e di credito. In questo campo, il terreno è molto fertile di iniziative nazionali ed europee

Mobilitare i Comuni DIP ed il coinvolgimento delle altre associazioni/movimenti /gruppi impegnati in materia.
http://www.inchiestaonline.it/dichiariamo-illegale-la-poverta/riccardo-petrella-abolire-lindipendenza-politica-della-bce/

A proposito di un passaggio di “Rettilineo finale” di Federico Dezzani

Eurasia-EU-V-EU-2
PREMESSA: non sono un feticista dell’euro (per me una moneta comune e non unica andrebbe benissimo, se consentisse agli europei di cooperare e non di farsi la guerra, valutaria o economica che sia), personalmente trovo che i trattati europei non possano in alcun modo prevalere sulla Dichiarazione universale dei diritti umani («Io non sarò mai soggetto a trattamenti criminosi» – Cloud Atlas), né sono ideologicamente contrario al Grexit.

Ora che la Grecia gode del pieno sostegno dei BRICS non penso più che sarebbe una catastrofe. Non si troverebbe da sola alla mercé degli sciacalli transnazionali. Anche l’Argentina ha beneficiato di un aiuto decisivo cinese, altrimenti ora ci sarebbe un governo neocon e anti-iraniano a Buenos Aires.
Se esito e mi interrogo sui modi e sui tempi è solo perché continuo a ritenere che la caduta del dollaro e quindi il riflusso dell’inflazione e dei soldati di stanza nelle basi americane all’estero siano la priorità. Per come la vedo io la Grecia ha il DOVERE di aiutare tutti gli altri popoli europei a liberarsi, come ce l’avrebbe chiunque fosse nella posizione di farlo, specialmente perché sa qual è il destino che ci attende se l’Impero non crolla, avendolo subito per anni. In soldoni, sempre per come la vedo io (e potrei sbagilare), questo significa che devonoe ssere gli eurocrati ad assumersi la responsabilità di espellere la Grecia. Come in Ucraina, la battaglia fondamentale è quella per l’opinione pubblica:  dev’essere chiaro che i veri bulli, quelli che sparano il primo colpo, sono gli euro-atlantisti.

Questo è il momento “Prison Break” per l’umanità. O la va o la spacca…

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Dopo di noi non ci sono più altre tribù, ma soltanto scogli e onde e un flagello ancora peggiore, i romani, contro la cui prepotenza non servono come difesa neppure la sottomissione e l’umiltà. Razziatori del mondo, adesso che la loro sete di universale saccheggio ha reso esausta la terra, vanno a cercare anche in mare: avidi se il nemico è ricco, arroganti se povero, gente che né l’oriente né l’occidente possono saziare. Loro bramano possedere con uguale smania ricchezze e miseria. Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero. Fanno il deserto, e lo chiamano pace.

Calgaco, citato da Tacito

Continuo a trovare estremamente stimolanti le analisi di questo autore, pur trovandomi in disaccordo su alcune questioni nodali.
Ecco un passaggio che mi lascia perplesso:

Nei nostri lavori abbiamo sempre sottolineato come gli attacchi speculativi durante il “biennio dello spread rosso” 2011-2012, puntassero, oltre alla fabbricazione di ingenti utili per gli azionisti, a fornire l’assist decisivo ai collusi politici europei per la fondazione degli Stati Uniti d’Europa, contro la volontà dei cittadini ammutoliti da possibili bancarotte generalizzate. L’euro infatti non ha mai rappresentato una seria minaccia per la valuta americana o britannica ma, al contrario, è stato fin dagli albori lo strumento principe per introdurre il neoliberismo in Europa, tagliare lo Stato sociale ed impedire l’intervento della cosa pubblica nell’economia.

Perché allora, come sostiene il presidente della commissione europea Jean-Claude Junker7, “il mondo anglosassone” farebbe a fette l’eurozona qualora uscisse la Grecia? Dopotutto, come abbiamo evidenziato nelle nostre analisi, l’emergenza spread non scompare nel momento in cui gli Stati Uniti d’Europa sono abortiti (estate 2012) ed è chiaro che qualsiasi ulteriore assalto della finanza avrebbe realmente provocato la rottura dell’euro? [sottolineatura mia]
http://federicodezzani.altervista.org/rettilineo-finale/

Questo è il nodo della questione: se l’euro è nato per preparare il terreno ad un mondo multipolare di blocchi valutari successivo alla detronizzazione del dollaro, allora ogni indebolimento dell’euro e rafforzamento del dollaro fanno il gioco dell’Impero.
Dezzani, come tutti gli analisti schierati contro l’euro, è convinto che l’attacco anglo-americano all’euro servisse a indurre i cittadini europei ad ingoiare il progetto degli Stati Uniti d’Europa, non a puntellare un dollaro a rischio di collasso in seguito alla crisi della finanza americana.
Io invece penso che l’assalto finale all’euro non c’è stato perché un conto è attaccare la lira, la sterlina, la dracma, il rublo, o il povero bath thailandese – operazioni che richiedono ingenti (ma non illimitate) risorse – un altro conto è attaccare una valuta continentale come l’euro, specialmente se gli infiltrati non possono danneggiare più di tanto le sue difese (avendo le mani legate dalle normative europee). Puoi preparare la breccia greca e piazzare uomini di Goldman Sachs a destra e a manca, ma hai pur sempre da tirar giù un bestione e il resto del mondo (es. Cina e Russia) potrebbe anche non voler collaborare con te, ma anzi ostacolarti.

Dunque io mi domando: se gli Stati Uniti d’Europa erano l’obiettivo precipuo di Wall Street e della Casa Bianca e se l’Europa (BCE inclusa) è una colonia americana, perché non si è fatto un singolo passo in quella direzione ma, semmai, l’Europa si è avviata sulla strada della dissoluzione, del sospetto reciproco, della teutonofobia, del razzismo anti-mediterraneo?
Perché la stampa inglese ha sempre paragonato il progetto degli Stati Uniti d’Europa alla ricostituzione dell’Unione Sovietica e ha invece appoggiato tutti i movimenti separatisti europei che intralciavano l’integrazione europea? Perché Obama e l’establishment statunitense non hanno incessantemente tuonato contro l’inerzia europea?
Errori di calcolo così grossolani? Feroci dispute intra-atlantiste?
Mi pare strano. Le frizioni ci sono (sui mezzi, non sui fini: l’avidità dei finanzieri si scontra con il realismo degli strateghi, ma l’obiettivo è il medesimo), come pure gli errori di valutazione, ma lo scenario implicito nell’interpretazione euroscettica è un po’ troppo paradossale e contraddittorio (a mio avviso).
Mi sembra più probabile che l’euro sia stato usato per mettere in atto la tradizionale strategia del divide et impera, a partire dalla complicità di Goldman Sachs nell’ingresso greco.

Sull’austerità neoliberista.
E’ fuori questione che l’attuale assetto europeo sia stato impiegato per far trionfare il neoliberismo.
L’Economist di Rothschild e Schroder odia (letteralmente) Tsipras tanto quanto l’élite romana odiava (e temeva) Spartaco.
Mentre il Telegraph (quotidiano dell’establishment britannico) è sfacciatamente pro-Grexit,
http://www.telegraph.co.uk/finance/economics/11684495/Grexit-the-truth-is-it-would-help-Britain-no-end.html
l’Economist, in generale, teme che  l’uscita della Grecia indebolirebbe la causa neoliberista nel mondo e rafforzerebbe Putin (il fratello maggiore di Spartaco).
Una Grecia sottomessa e umiliata all’interno dell’eurozona serve di esempio al resto d’Europa (affiorano alla memoria i metodi degli occupanti nazisti).

Ma cosa succederebbe se l’eurozona si scoprisse anti-liberista?
Poniamo per ipotesi che Angela Merkel fin dall’inizio abbia fatto il doppio gioco, d’accordo con Putin, e stia di fatto, molto pazientemente, traghettando il blocco europeo verso l’unione eurasiatica, sabotando il TTIP, mentre a parole lo appoggia (lo faceva assieme a Sarkozy, ma Sarkozy ha sottovalutato i suoi avversari ed è stato messo momentaneamente fuori gioco: sarà però il prossimo presidente francese).
Anche questo è uno scenario paradossale, ma sia Putin sia la Merkel parlano tedesco, hanno un passato nell’intelligence comunista, dove questo tipo di ruoli e finzioni è la norma. Lo stesso Sarkozy non è un “uomo nuovo”: se fosse stato veramente un agente NATO-sionista avrebbe forse frequentato pubblicamente ambienti di quel genere, esplicitando il suo ruolo? Oppure ha fatto anche lui il doppio gioco? E’ un caso che sia tra i più ardenti difensori della necessità di reintegrare la Russia nell’Europa e abbia accettato il voto della Crimea?
Non dimentichiamo che gli “eurocrati” rischiano la vita (cf. volo Germanwings 9525: pilota automatico catturato con controllo remoto -> l’equivalente Airbus del Boeing Honeywell “Uninterruptible” Auto-Pilot (BHUAP), che può essere penetrato da hacker specializzati).

Per poter attuare questo piano la Merkel (dopo aver riformato il tandem con Sarkozy, nel 2017) dovrebbe assicurarsi di non dover fronteggiare una “rivoluzione colorata” interna – molto probabile in Francia (cf. Charlie Hebdo) – e dovrebbe tenere a bada gli euroscettici bavaresi (peraltro particolarmente interessati a fare affari con la Russia: pecunia non olet).

Siamo sicuri che russi e cinesi auspichino il crollo dell’eurozona e la fine dell’Unione Europea?
Finora mi pare che le prese di posizione pubbliche delle rispettive leadership siano in favore del mantenimento dello status quo, salvo la necessità di emancipare il continente dalla NATO al fine di forgiare una zona di libero scambio eurasiatica che si estenda dal Portogallo al Giappone.
Gli unici che sostengono la tesi della volontà putiniana di disgregare l’Unione Europea sono gli editorialisti anglo-americani, che a me sembrano entrati in modalità “muoia Sansone con tutti i filistei”: l’Impero non se ne andrà senza aver prima fatto terra bruciata (in Europa, in Giappone, nel Medio Oriente, in America Latina, in Africa, ecc.).

In sintesi: se ha ragione Dezzani, allora l’euroscetticismo è l’unica posizione abolizionista della schiavitù neoliberista degna di questo nome.
Se invece Dezzani ha torto, allora l’euroscetticismo è un’arma in più dell’Impero contro gli “spartachisti” greco-russi, una sofisticata “rivoluzione colorata” per palati fini.

Per me su questo punto ha torto, ma è pur vero che non ho la certezza di aver ragione.

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