Israele, Putin e i nuovi crociati

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TURCHIA: Erdogan si trova in una posizione delicatissima, con un piede in due scarpe. La Turchia fa parte della NATO, ma è anche in corsa per l’adesione all’’Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione. Rischia seriamente di trasformarsi in una seconda Ucraina, con il Kurdistan a recitare la parte del Donbass.

EGITTO: anche l’Egitto sta giocando una partita complicata. Accetta i generosi finanziamenti militari americani e, contemporaneamente, stringe massicci accordi commerciali con Russia e Cina. L’allargamento del Canale di Suez è opera dei cinesi. Al Sisi approva le operazioni militari russe in Siria (Siria, l’Egitto elogia i raid della Russia. Merkel: negoziati anche con Assad, il Giornale, 4 ottobre 2015).

IRAN e RUSSIA: l’implementazione del progetto del Gasdotto dell’Amicizia sarà targata Gazprom, come ricompensa per gli sforzi russi di pacificazione dell’area

ISRAELE: i russi hanno presto fatto capire agli israeliani che i cieli siriani non sono più aperti ad ogni incursione (Syria Update# Air Duel between the Sukhoi Su — 30 Russian SM and Israeli F-15, Liveleak, 2 ottobre 2015). La reazione di Netanyahu: I miei obiettivi in Siria li ho già formulati. Sono quelli di garantire la sicurezza del mio popolo e del mio paese. Gli obiettivi della Russia sono diversi, ma non devono entrare in collisione (Russia e Israele iniziano consultazioni sulla Siria, Sputnik, 6 ottobre 2015).
L’obiettivo di entrambi gli schieramenti sono le strategiche alture del Golan (Siria, Netanyahu: “L’Iran vuole la guerra nel Golan”, il Giornale, 21 settembre 2015; As Syria Reels, Israel Looks to Expand Settlements in Golan Heights, NYT, 2 ottobre 2015) e i sottostanti giacimenti petroliferi — che fanno gola ai Nuovi Crociati, Rupert Murdoch, Jacob Rothschild e Dick Cheney (Rupert Murdoch and the Israeli Genie, Counterpunch, 27 marzo 2015).

Se Israele si inimica la Russia, dopo essersi autolesionisticamente alienato l’amministrazione Obama, rischia seriamente di ritrovarsi ridotto ai confini pre-1967 sanciti dalle Nazioni Unite, con i territori occupati restituiti a siriani, libanesi e a un futuro stato palestinese.

Perciò Netanyahu farà tutto il possibile per evitare eccessive frizioni con la nuova potenza egemone del Medio Oriente, la Russia (Israel to provide Russia with intelligence about Syrian opposition, Middle East Monitor, 6 ottobre 2015), nella speranza (in attesa?) che le prossime elezioni presidenziali americane del 2016 portino al potere un falco che ristabilisca la supremazia occidentale (e quindi israeliana) nella regione.

Il resto qui
https://medium.com/@stefano_fait/israele-putin-e-i-nuovi-crociati-8df46ae0d4f0

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Israele fortissimamente vuole la guerra – e anche la Repubblica

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Israele voleva la rimozione di Assad ancor prima dello scoppio della guerra civile siriana.

Michael Oren, ambasciatore israeliano negli Stati Uniti

http://www.jpost.com/Syria-Crisis/Oren-Jerusalem-has-wanted-Assad-ousted-since-the-outbreak-of-the-Syrian-civil-war-326328

http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/1.547538

Milioni di persone, anche non psicopatiche/sociopatiche, hanno una personalità autoritaria (nel gergo tecnico si chiama “orientamento alla dominanza sociale”). Significa che alcuni di noi, se incontrano una persona in difficoltà la soccorrono, alcuni la prendono a calci. Alcuni si alleano per difendersi dai potenti, altri si alleano ai potenti per dominare tutti gli altri. Alcuni costruiscono, inventano e sono curiosi, altri hanno una visione del mondo ristretta, diffidente, timorosa degli altri, parassitaria e convenzionale.

Questi milioni di persone autoritarie – forti coi deboli, deboli coi forti – sono attratti, di norma, da quelle professioni in cui possono esercitare il potere (la politica, l’esercito, le forze dell’ordine, ma anche l’assistenza ai malati, agli anziani, l’insegnamento).

Se creano una cricca, o se prendono il controllo di un paese (es. Israele), non hanno bisogno di molti pretesti per diventare isterici e definire minacce esistenziali le pretese altrui, se ciò può servire ad accrescere il loro potere sugli altri.

Per via dei loro bias (preconcetti, pregiudizi), sono straconvinti di compiere il bene, che le loro azioni sono nell’interesse generale che, guarda un po’, coincide con la loro autopromozione. Per questo sono dannatamente pericolosi. Se i tedeschi e giapponesi hanno combattuto fino all’ultimo minuto di guerra è perché l’educazione che avevano ricevuto li aveva resi autoritari e disposti a seguire questo tipo di criminali dalla coscienza pulita e che, come Hitler e Himmler, non avevano neanche gli attributi per guardare gli esiti delle loro azioni (Himmler non guardava gli internati nei campi, Hitler tirava le tendine quando il suo treno attraversava le città tedesche distrutte dai bombardamenti: codardi e illusi determinati a continuare ad ingannare se stessi).

Quanti veterani sono a favore della guerra?

Bisognerebbe ascoltarli.

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Israele vuole la guerra. La soluzione non-bellica della crisi siriana è valutata negativamente dall’establishment, perché non rimuove la minaccia iraniana, ossia la volontà dell’elettorato iraniano che si ostina a votare per dei leader che non sono disposti a piegarsi alle pretese israeliane.
Il Jerusalem Post arriva ad affermare che il vero pericolo per Israele non sono Al-Qaeda e gli jihadisti di al-Nusra che combattono contro Assad, ma l’asse sciita: “Per quanto orribile possa sembrare, anche una Siria controllata dai Fratelli Musulmani o da al-Qaeda sarebbe un male minore per Israele” (Obama la pensa diversamente, l’Unione Europea la pensa diversamente, l’ONU la pensa diversamente, persino la Lega Araba la pensa diversamente):

http://www.jpost.com/Middle-East/Analysis-The-Syrian-deal-More-bad-than-good-for-Israel-325808

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Gli insorti-mercenari jihadisti vogliono la guerra:

http://it.notizie.yahoo.com/siria-ribelli-respingono-proposta-russa-su-controllo-armi-073831049.html

e chiedono a Israele di intervenire per convincere la comunità internazionale ad attaccare la Siria. Il portavoce dei ribelli afferma: “Ho ragione di credere che i preparativi per la guerra siano iniziati e che l’attacco sia prossimo”

http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-4422162,00.html

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Repubblica vuole la guerra. Mentre, in generale, i media anglo-americani parlano di colloqui di pace, uno dei due principali quotidiani italiani spara come prima notizia informazioni provenienti dai servizi segreti israeliani e riportati dal Wall Street Journal di Murdoch (l’Henry Luce dei nostri tempi).
L’ironia è che nel 2010 proprio la Repubblica scriveva a proposito di Luce: “Quello che egli definiva «giornalismo d’ informazione con uno scopo» spesso era difficilmente distinguibile, se vogliamo, dalla propaganda tout court”.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/04/29/il-secolo-americano-henry-luce-uomo.html

Repubblica non fa menzione dell’ennesimo tentativo dei ribelli di inscenare un attacco chimico a Damasco da imputare ad Assad

http://www.albawaba.com/news/chemical-weapons-damascus-jobar-520084

Una messinscena così ridicola da essere ripresa solo dal Times of Israel e pochi altri

http://www.timesofisrael.com/?p=672308

Perché questo inganno non viene denunciato dai nostri media? I giornalisti nazionali si rendono conto che la loro scarsa responsabilità professionale sta riavvicinandoci alla terza guerra mondiale, proprio ora che si organizzavano dei colloqui di pace?

Perché Repubblica mette in risalto solo le notizie che giustificano un intervento e mette al sesto o addirittura al quindicesimo posto tutte quelle che fanno sperare in una soluzione politico-diplomatica?

Da dove proviene questo impulso suicida della redazione di Repubblica. Li leggono i loro forum? Si sono accorti del disprezzo e della rabbia dei loro lettori? Non temono che la loro testata perda ogni residua credibilità e fallisca? Non temono il precariato? Se ne infischiano della deontologia?

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Chi è veramente Nigel Falange…cioè Farage?

Nigel Farage

Lo stato è oggi ipertrofico, elefantiaco, enorme e vulnerabilissimo, perché ha assunto una quantità di funzioni di indole economica che dovevano essere lasciate al libero gioco dell’economia privata. […] Noi crediamo, ad esempio che il tanto e giustamente vituperato disservizio postale cesserebbe d’incanto se il servizio postale, invece di essere avocato alla ditta stato, che lo esercisce nefandemente in regime di monopolio assoluto, fosse affidato a due o più imprese private. […] In altri termini, la volontà del fascismo è rafforzamento dello stato politico, graduale smobilitazione dello stato economico.

Benito Mussolini. Opera Omnia., XVI, p. 101

Lo stato deve esercitare tutti i controlli possibili immaginabili, ma deve rinunciare ad ogni forma di gestione economica. Non è affar suo. Anche i servizi cosiddetti pubblici devono essere sottratti al monopolio statale.

Benito Mussolini, cf. Sternhell, “Nascita dell’ideologia fascista”, 2008, p. 315.

Una dittatura può essere un sistema necessario per un periodo transitorio. […] Personalmente preferisco un dittatore liberale ad un governo democratico non liberale. La mia impressione personale – e questo vale per il Sud America – è che in Cile, per esempio, si assisterà ad una transizione da un governo dittatoriale ad un governo liberale.

Friedrich von Hayek, nume tutelare dei neoliberisti, intervistato da Renée Sallas per El Mercurio”, il 12 aprile 1981.

La mano invisibile del mercato non funzionerà mai senza un pugno invisibile. McDonald’s non può prosperare senza McDonnell Douglas e i suoi F-15. E il pugno invisibile che mantiene il mondo sicuro permettendo alle tecnologie della Silicon Valley di prosperare si chiama US Army, Air Force, Navy e Marine Corps.

Thomas L. Friedman, “A Manifesto for the Fast World”, New York Times, 28 marzo 1999

L’eurofobia induce a venerare i propri carnefici, come Nigel Farage, molto presente sul blog byoblu di Claudio Messora (consulente della comunicazione per i parlamentari grillini) ed intervistato dai quotidiani della destra berlusconiana:

http://www.ilfoglio.it/soloqui/17348

qui da David Parenzo (la Zanzara)

http://www.ilgiornale.it/news/leurodeputato-nigel-faragela-germania-merkelvi-sta.html

Farage: Mio nonno e mio padre erano entrambi agenti di cambio ed io ho trascorso 20 anni sul London Metal Exchange. Entrambi i miei figli lavorano nella City, e voglio lottare per difenderla

http://www.londonlovesbusiness.com/business-news/tobin-tax/nigel-farage-who-will-defend-the-city/949.article

La City di Londra: Stato nello Stato che apre le porte dei paradisi fiscali. La roccaforte finanziaria che Cameron ha difeso a costo di rompere con l’Europa ha la sua polizia e il suo sindaco, eletto anche dalle banche. Prima regola: tasse al minimo e saldi legami con Cayman, Jersey, Bermuda. Un quartiere di Londra che non dipende dall’amministrazione comunale, bensì una realtà a parte. Per l’esattezza una corporazione a sé stante – la dizione esatta è City of London Corporation – che ha un suo sindaco, un suo organo consiliare composto da 100 membri, suoi magistrati e forze dell’ordine.

L’elezione dei consiglieri è prerogativa dei (pochi, solo 8 mila) residenti e delle (molte, solo le banche sono oltre 500) compagnie attive nella City, con il piccolo dettaglio che chi ha più dipendenti e di conseguenza un giro d’affari maggiore ha più potere di voto. Tanto per fare un esempio, un’impresa con 3.500 membri di staff ha diritto a ben 79 voti. Chi comanda disegna a suo piacimento le norme e i regolamenti per la maggior parte destinati a limitare al massimo la pressione fiscale….Secondo John Christensen, del Tax Justice Network, la City è il più grande paradiso fiscale del pianeta, con diramazioni nelle Cayman Island, a Jersey, nelle Bermuda, a Singapore o a Hong Kong.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/12/city-londra-stato-nello-stato-apre-porte-paradisi-fiscali/177067/

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È quindi del tutto ridicolo descrivere quest’uomo come un difensore delle sovranità nazionali. È vero esattamente il contrario: è un globalista [l’internazionalismo è socialista, il globalismo è neoliberista] tra i più determinati, nemico degli stati-nazione come lo sono tutti i ricchi che tosano le masse ed eludono le tasse.

Nigel Farage è un europarlamentare inglese, leader dell’Ukip (United kingdom indipendence party) e capodelegazione del gruppo “Efd” (European freedom and democracy), di cui fanno parte anche la Lega nord e altri partiti dell’estrema destra xenofoba.

[…]. Accusa l’Europa di essere a tratti troppo debole, a tratti soffocante, se la prende con la mediocrità delle Istituzioni, provoca gli Europarlamentari più in vista, boccia senza appello ogni proposta legislativa.

[…] Nel Regno Unito ha ottenuto il 3.1% dei voti e 0 seggi in parlamento.

[…] Lo stipendio di 7000 euro mensili che percepisce ed al quale, per quel che mi risulta, non ha ancora rinunciato, gli viene pagato proprio dal budget dell’Unione – e cioè dai cittadini europei.

[…] Non si conoscono infatti proposte di legislazione, emendamenti, risoluzioni di una certa rilevanza che l’Ukip abbia presentato. A meno che non si considerino tali le “tirate” in difesa della City di Londra, dei banchieri, dei fondi di investimento della cui pressione lobbistica l’Ukip è il principale megafono. 

Una specie di Lega nord, insomma, che grida “Bruxelles ladrona” e all’ombra dell’Atomium ingrassa felice.

http://www.ilfuturista.it/alfonso-ricciardelli-eurocrats/il-paradosso-di-nigel-farage.html

Amico di Israele e contrario ai finanziamenti EU alla Palestina: la nostra battaglia contro il progetto europeo non è dissimile dalla battaglia per la sopravvivenza di Israele.

http://www.thejc.com/news/uk-news/ukip-leader-attacks-trendy%E2%80%99-israel-hate-eu-parliament

Beniamino di Rupert Murdoch, il Berlusconi del mondo angloamericano:

Rupert Murdoch, il magnate australiano che guida un impero nel mondo dei media (Sky, Times, Fox News, tanto per dire), ha voluto conoscere personalmente Farage invitandolo a cena a casa nel quartiere londinese di Belgravia.

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/nigel_farage_murdoch_grillo/notizie/257390.shtml

Uno dei siti di riferimento degli eurofobi è:

http://www.observatoiredeleurope.com/

ed è un parto del suddetto edf

http://www.efdgroup.eu/

l’edf è presieduto congiuntamente da Nigel Farage e dal nostro Francesco Speroni, Ambasciatore del Parlamento del Nord.

Speroni non ama l’Italia

http://archiviostorico.corriere.it/1998/gennaio/30/Bossi_contro_Stato_chiesto_rinvio_co_0_9801301550.shtml

e ha difeso Mario “le idee di Breivik sono condivisibili” Borghezio

“Le idee di Breivik sono a difesa della civiltà occidentale – ha affermato l’ex ministro delle Riforme del governo Berlusconi I -. Se le idee sono che stiamo andando verso l’Eurabia e cose del genere, che va difesa la civiltà cristiana occidentale, sì, sono d’accordo”.

http://www.giornalettismo.com/archives/135173/borghezio-speroni-la-vergogna-delleuropa-siamo-noi/

L’opposizione siriana democratica è contraria ad interventi armati

Sami Ramadani è docente di sociologia alla London Metropolitan University ed è stato un rifugiato politico a causa della sua opposizione al regime di Saddam Hussein. Il suo parere va letto anche tenendo conto delle valutazioni della commissione dell’ONU per i diritti umani, che ha avvisato che un’ulteriore militarizzazione del conflitto sarà catastrofica per la popolazione siriana; dei tentativi di riconciliazione dal basso che sono già in atto; e dell’analisi di uno dei leader dell’opposizione democratica siriana ad Assad.

“Il generale americano Wesley Clerk, l’ex comandante supremo delle forze alleate in Europa, ha rivelato che poche settimane dopo l’11 settembre l’allora segretario alla difesa Donald Rumsfeld gli aveva spiegato come “stiamo andando a prenderci sette paesi in cinque anni, iniziando con l’Iraq, e poi Siria, Libano, Libia, Somalia, Sudan, per finire con l’Iran”. Dopo aver invaso l’Afghanistan, naturalmente.

Nel 2003 l’occupazione dell’Iraq non è però andata secondo i piani e Israele è stato sconfitto in Libano nel 2006. La caduta degli alleati degli USA e dell’Arabia Saudita Zine al-Abidine Ben Ali in Tunisia e Hosni Mubarak in Egitto ha generato ulteriore trepidazione, che ha condotto al bombardamento Nato della Libia. L’obiettivo di oggi è la Siria, che è il cuore di ciò che il re di Giordania Abdullah ha chiamato la “mezzaluna sciita”: Libano, Siria, Iraq e Iran.

È l’opposizione di questa “mezzaluna” all’egemonia degli Stati Uniti e di Israele, piuttosto che i diritti umani o la religione, ad essere al centro delle preoccupazioni di Washington e dei suoi alleati dittatoriali nella regione. Infatti non molto tempo fa i governanti sauditi finanziavano il cosiddetto regime “sciita alawita” dell’ex presidente siriano Hafez al-Assad ed intrattenevano buoni rapporti con l’Iran sciita sotto la dittatura dello Shah. Ancora oggi, in Iraq,  sostengono l’ex primo ministro sciita pro-USA Ayad Allawi contro Nouri al-Maliki, l’attuale primo ministro sciita. Ed il Congresso degli Stati Uniti ha coltivato l’iraniana Mujahideen e-Khalq, un’organizzazione “sciita” classificata dagli stessi Stati Uniti come un gruppo terroristico.

È ormai evidente che si è avuta una riconsiderazione strategica delle priorità regionali statunitensi-saudite-israeliane in seguito alle forti perdite americane in Iraq ed alla crescente opposizione popolare americana alle guerre degli Stati Uniti. Nel suo saggio apparso sul New Yorker nel 2007, il giornalista Seymour Hersh [premio Pulitzer, NdT] ha riferito che alcuni alti funzionari statunitensi hanno deciso un cambio di strategia non solo in Iraq, ma anche in Libano e Siria: “In Libano, l’amministrazione ha collaborato con il governo dell’Arabia Saudita, che è sunnita [wahabita], in operazioni clandestine che sono destinate a indebolire Hezbollah, l’organizzazione sciita che è sostenuta dall’Iran. Gli Stati Uniti hanno anche preso parte ad operazioni segrete contro Iran ed il suo alleato, la Siria. Un effetto di queste attività è stato il rafforzamento di gruppi estremisti sunniti che sposano una visione militante dell’Islam, sono ostili all’America e simpatizzano per al-Qaeda”. Ma si è ritenuto che la Siria e l’Iran fossero “più pericolosi” dei sostenitori di al-Qaeda. Le procedure del Congresso sono state eluse “affidando finanziamento e fase esecutiva ai sauditi”.

L’Iran ha puntato il dito contro una “base di addestramento per terroristi” organizzata dagli israeliani nel Kurdistan iracheno, che rappresenta la via principale per l’intervento in Siria.

La tolleranza degli Stati Uniti e della Nato nei confronti di al-Qaeda era già evidente in Libia. E con al-Qaeda che ha ufficialmente dichiarato guerra al regime siriano è nata, di fatto, una sorprendente alleanza americano-saudita-israeliana-al-Qaeda, un matrimonio di convenienza contro la mezzaluna sciita antiamericana. Si tratta di un’alleanza non troppo dissimile da quella che dichiarò guerra ai comunisti “infedeli” in Afghanistan nel 1980.

Molti iracheni hanno anche concluso che le forze di occupazione guidate dagli USA hanno seguito la stessa strategia chiudendo un occhio di fronte al terrorismo settario fomentato dagli al-Qaedisti in Iraq, perché indeboliva la resistenza patriottica contro l’occupazione ed incoraggiava le divisioni.

Man mano che la minaccia alla loro egemonia si faceva sempre più vicina, inghiottendo i vicini Yemen e Bahrain, sede della quinta flotta degli Stati Uniti, i governanti sauditi e del Qatar hanno messo da parte la loro rivalità e si sono impegnati a schiacciare violentemente la rivolta popolare del Bahrein e a minare i movimenti di protesta democratici nello Yemen e nell’intera regione. Con il sostegno della CIA e della Turchia, il metodo prediletto è stato quello di coprire di petrodollari certe fazioni selezionate militarizzando i conflitti. Nel frattempo, il Pentagono sta perfezionando le opzioni militari degli Stati Uniti contro la Siria e la CIA sta addestrando ed organizzando l’esercito siriano libero (FSA) ed appoggiando il Consiglio Nazionale Siriano (SNC).

Ma ciò che viene sottaciuto in relazione alla Siria è che le organizzazioni democratiche di opposizione, che hanno subito decenni di repressione da parte del regime e, probabilmente, rappresentano la volontà della maggioranza dei siriani, sono fortemente contrarie alla militarizzazione delle proteste. Esse hanno affermato che la militarizzazione ha indebolito il crescente movimento di massa che cercava un radicale cambiamento democratico, mentre ha lasciato la porta spalancata all’intervento straniero, ha sfibrato il tessuto sociale della società siriana ed ha aiutato le forze israeliane che occupano le alture siriane del Golan, dove i carri armati israeliani sono ad un’ora di distanza da Damasco. Hanno anche tratto insegnamento dalla distruzione dell’Iraq e dalle centinaia di migliaia di rifugiati iracheni che sono fuggiti in Siria dopo l’invasione guidata dagli Usa.

Tuttavia i media qui e nel mondo arabo, e soprattutto l’influente al-Jazeera, di proprietà della famiglia regnante del Qatar, si fanno portavoce delle fazioni pro-intervento del SNC e della FSA, fondata e sostenuta logisticamente dalla Turchia, membro della Nato.

Tutto questo ricorda tristemente il preludio all’invasione dell’Iraq e la circolazione di storie inventate di sana pianta da Blair, Bush e dalle fazioni pro-intervento irachene, mentre l’opposizione a Saddam contraria alla guerra fu emarginata. C’è stata la grande menzogna delle armi di distruzione di massa, ma anche quella dei soldati iracheni che strappavano i bambini dalle incubatrici e quella che Saddam Hussein usava delle macchine per tritare le persone. Il giornale di Murdoch, The Sun, si vantò: “L’opinione pubblica cominciò ad appoggiare Tony Blair quando gli elettori appresero che i dissidenti venivano buttati da Saddam Hussein nei trituratori industriali”.

Quelli che vogliono un intervento “umanitario” NATO in Siria dicono che la Siria non è l’Iraq. Hanno ragione: la Siria sarà molto peggio. Devono dirci che cosa accadrà alle 25 minoranze etniche e religiose della Siria, tra cui il 10% di cristiani 10% ed il 10% di alawiti, se alcuni esponenti del clero fondamentalista che gode dei favori di Qatar ed Arabia Saudita arriveranno al potere. Oppure ai milioni di donne siriane, che hanno molti più diritti delle donne saudite. Oppure ai rifugiati iracheni in Siria.

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/jul/03/military-intervention-syria-disastrous-people

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