Putin, la civiltà glaciale e i futuri coloni italiani in Siberia

Dal Far West del passato al Far East del futuro

Dal Far West del passato al Far East del futuro

Il presidente russo ha approvato il progetto di offrire terreni gratuiti a tutti coloro che intendono ricolonizzare l’Oriente russo ed avviare una fattoria o altre attività.

Homestead Act for Russian Far East – Putin supports free land handout, RT, 19 gennaio 2015

I media cinesi prevedono che la legge sulla ricolonizzazione favorirà la migrazione cinese verso l’Estremo Oriente (russo).

China Eyes Land Giveaway Program in Russia’s Far East, the Diplomat, 28 gennaio 2015

Era un cavallo di piccola statura dal mantello rossastro, con una lunga criniera paglierina e le zampe color cenere quello che, assieme al resto del suo nutrito branco, pascolava nelle VASTE DISTESE ERBOSE dello Yukon e dell’ Alaska di ventiseimila anni fa, ai tempi dell’ ultima era glaciale della Terra.

Pony pascolava in Alaska 26 mila anni fa; ora è stato trovato sotto il ghiaccio, Corriere della Sera, 16 gennaio 1994

Secondo studi recenti, alcuni depositi di ceneri e pomici vulcaniche, scoperti sulle coste dello Svalbard e datati seconda metà del ‘400 e prima metà del ‘700, potrebbero essere stati prodotti dall’attività eruttiva di questo vulcano, o di altri ancora poco noti o sconosciuti, comunque presenti al di sotto della banchisa polare. Un altro paio di coni vulcanici sottomarini giacciono anch’essi a circa 200 km dal Polo Nord, ma in direzione delle Isole di Francesco Giuseppe, prossime alle coste della Siberia. A questo punto è lecito porsi alcuni interrogativi: cosa potrebbe succedere, se si verificasse una potente eruzione vulcanica, da questo o da altri coni vulcanici al di sotto della banchisa polare? Se una violenta eruzione vulcanica si sfogasse sotto la banchisa polare, quest’ultima o parte di essa potrebbe frammentarsi e sgretolarsi in migliaia di giganteschi iceberg, con una completa ridislocazione delle masse glaciali…lo stato della banchisa stessa non dipende soltanto da ciò che la sovrasta, ossia la libera atmosfera e le correnti oceaniche, ma anche da ciò che si nasconde nelle complesse leggi della tettonica, il tutto legato da connessione tutte da scoprire.

Clima e dintorni: i misteri dell’Artico…, MeteoLive, 10 settembre 2014

Questo articolo prova a spiegare perché la Siberia sarà “invasa” da coloni cinesi, indiani, europei e statunitensi, in virtù della glaciazione!

È un’ipotesi di lavoro che sarà modificata sulla base degli input che riceverò.

Il cavallino di cui sopra se la spassava nell’Alaska glaciale (!) e si estinse 10mila anni fa, quando la glaciazione era terminata. È stato ritrovato “quasi perfettamente conservato” dal ghiaccio, esattamente come Oetzi.

Il pony resta surgelato DOPO la fine della glaciazione?

Altri misteri…

Nella Beringia glaciale c’erano leoni e cammelli.

Ci hanno insegnato che durante l’ultima glaciazione l’Alaska era priva di ghiacci solo perché troppo arida, qualcosa come le “valli secche” dell’Antartide

http://it.wikipedia.org/wiki/Valli_secche_McMurdo

Però ora scopriamo che c’erano “vaste distese erbose”.

McMurdo-dry-valley

Non penso che qui possano vivere dei pony

Infatti l’Alaska e lo Yukon erano quasi liberi dai ghiacci, come lo erano le coste groenlandesi, quelle delle grandi isole artiche canadesi a ovest della Groenlandia, l’Islanda orientale e quasi tutta la Siberia orientale, incluse le gelidissime isole della Nuova Siberia

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Perché durante le glaciazioni gli elefanti si spingevano verso nord, dall’Africa all’Europa?

http://www.celeste-ots.it/celeste_files/musei_mineralogia/mineralogia_2.htm

http://www.academia.edu/10242190/Gli_elefanti_nani_siciliani._Il_contributo_delle_grotte_alle_teorie_sullevoluzione

Perché felini africani circolavano per l’Europa meridionale e c’erano leoni in Alaska e iene in Siberia?

http://scienceblogs.com/tetrapodzoology/2008/03/12/european-cats-part-i/

http://www.amazon.com/Frozen-Fauna-Mammoth-Steppe-Story/dp/0226311236

Perché nella Siberia bagnata dall’Oceano artico dove ora (interglaciale) c’è solo tundra artica/permafrost, durante l’era glaciale c’erano ranuncoli, campanule, fagioli selvatici, felci e mammiferi generalmente associati a climi più temperati, come cavalli, bisonti, lupi, pecore selvatiche, antilopi saiga, iene, ossia tutti animali che eviterebbero con cura habitat caratterizzati da permafrost, blizzard e fanghiglia impraticabile?

http://www.unicam.it/museodellescienze/curiosita.asp?submenu=servizi

Perché più ci si avvicina al Polo Nord più si trovano resti di grandi mammiferi?

Perché sulle coste delle grandi isole del Canada Artico, durate la glaciazione, c’erano alberi da frutto, ontani e betulle, mentre l’interno era coperto da ghiacci, in maniera molto simile all’attuale Norvegia?

La megafauna siberiana di quel periodo era molto diversificata, come nelle savane. Per poter sussistere aveva bisogno di una stagione fredda relativamente breve, con nevicate non abbondanti, che permettessero alla vegetazione di crescere rigogliosa (grandi e grossi com’erano, questi animali mangiavano davvero molto). Tundra artica e taiga non erano ambienti adatti. Il paesaggio doveva essere molto differente, con inverni più miti ed estati più fresche: una sorta di eterna primavera. Paradossalmente, durante la glaciazione l’Artico doveva godere di un clima un po’ più mite di oggi, non molto più rigido, come si tende a credere.

Una vasta porzione della Siberia costiera è passata da un clima più simile a quello del Nord Europa a un clima artico e subartico dopo la fine della glaciazione?

LE GLACIAZIONI INIZIANO QUANDO L’OCEANO ARTICO È QUASI PRIVO DI GHIACCI?

Nella prima metà degli anni Cinquanta il geofisico Maurice Ewing, direttore del Lamont Geological Observatory della Columbia University e il geologo-meteorologo William Donn hanno il loro momento “Uovo di Colombo”: per poter avere una glaciazione, occorre che prima di tutto l’Artico sia libero o semi-libero dai ghiacci!

Tra giugno 1956 e maggio 1958 pubblicano i loro dati e le loro formulazioni in due articoli, il primo dei quali viene pubblicato su Science (A theory of Ice Ages). Se ne occupa anche la stampa divulgativa: Betty Friedan, The Coming Ice Age. A true scientific detective story, Harpers Magazine, September 1958.

In base alle loro conclusioni, a causa del progressivo riscaldamento degli oceani (non dell’atmosfera), nel nostro futuro c’è una glaciazione, ma la regione artica potrebbe diventare sorprendentemente temperata, abitabile e il processo di desertificazione si invertirebbe, rinverdendo il Sahara.

Lo scioglimento dei ghiacci artici, dovuto al riscaldamento degli oceani, produce un fortissimo aumento delle precipitazioni in regioni normalmente aride come lo sono quelle artiche, dove non nevica praticamente mai. Stiamo parlando di nevicate abbondantissime e perenni che faranno aumentare lo spessore e l’estensione dei ghiacciai dal Labrador alla Groenlandia e in Scandinavia e Scozia (dove non esistono ancora, ma stanno nascendo: Glacier-like hazards found on Ben Nevis, BBC, 21 agosto 2014).

Tesi confermata da María-Fernanda Sánchez-Goñi, Edouard Bard, Amaelle Landais, Linda Rossignol, Francesco d’Errico, Air-sea temperature decoupling in Western Europe during the last interglacial/glacial transition, Nature Geoscience, 1 September 2013.

Questi ghiacciai continentali diventeranno così spessi che la pressione li spingerà avanti, come una forza centrifuga, finché, dopo qualche secolo, bloccheranno nel ghiaccio una vasta porzione del Nord America e del Nord Europa, come è già successo in passato.

Oggi l’aumento delle precipitazioni nell’Atlantico del Nord è un fatto acclarato. Come pure un altro fatto, che conferma le intuizioni di Ewing and Donn: durante le ere glaciali l’aria si raffredda ma gli oceani si riscaldano (Riddle of the abrupt climate changes during the Ice Age, 2012).

Il meccanismo ipotizzato negli anni Cinquanta era il seguente: se l’Oceano Artico fosse libero da ghiacci perché riscaldato dall’Atlantico, sarebbe più caldo della terraferma circostante, l’acqua evaporerebbe e cadrebbe molta neve sul continente. Più neve in Groenlandia e Canada settentrionale farebbe crescere i ghiacciai

È quel che sta accadendo: Ghiaccio groenlandese in forte recupero quest’anno, 2 aprile 2015; Grandi Laghi Nord Americani: la terza massima estensione glaciale di sempre!, 1 aprile 2015).

Prima i ghiacciai non crescevano solo perché non c’era abbastanza vapore acqueo da trasformare in neve. Ora c’è, come c’è nell’Antartide (Antartide: temperature basse e ghiacci ai massimi livelli, 3 aprile 2015), principalmente a causa dell’attività vulcanica (Vulcani attivi sotto l’Antartide e cambiamenti climatici: quali correlazioni?, 12 maggio 2014.

La tesi, non poco radicale, è che l’Artico, diversamente da quanto si potrebbe credere, si ghiacciò solo a partire da 11mila anni fa, con la fine della glaciazione. In precedenza era relativamente temperato.

Questo spiega anche come mai i futuri nativi americani che provenivano dall’Asia arrivarono nelle Americhe relativamente tardi, pur avendo a disposizione Bering, che durante le glaciazioni è un istmo (come Panama), non uno stretto. Si fermarono per ben 15mila anni molto a nord, nel circolo polare artico, in condizioni ambientali che supponevamo estremamente ardue, isolandosi geneticamente isolato dal resto degli abitanti dell’Asia (First Americans Lived on Bering Land Bridge for Thousands of Years, Scientific American, 4 marzo 2015).

Se 14-15000 anni fa cominciarono a muoversi fu perché il clima artico, al termine della glaciazione, si irrigidì diventando più ostile, mentre le pareti di ghiaccio che li bloccavano verso sud, separandoli dagli altri asiatici, si sciolsero, consentendo a molti di loro il passaggio attraverso le Montagne Rocciose. Nel giro di pochi secoli raggiunsero il Cile. Se non l’avevano fatto prima è perché nell’Artico se la passavano piuttosto bene, a dispetto della glaciazione, un po’ come il summenzionato pony “oetzizzato”.

Quando l’Artico si congelò, la glaciazione terminò e questa civiltà di cacciatori e pescatori seguì selvaggina e banchi di pesce. Alcuni, quelli che si trovavano in Asia quando Bering divenne nuovamente uno stretto, arrivarono in Cina e Giappone (Ainu); altri divennero i Nativi Americani.

Chi popolava le meravigliose, verdeggianti lande sahariane si ritrovò scacciato dall’Eden, a causa della desertificazione.

CHE COSA PUÒ SCIOGLIERE LA BANCHISA POLARE SCATENANDO UNA GLACIAZIONE?

Ma i vulcani sottomarini, naturalmente (Rapporto tra minimo solare ed eruzioni vulcaniche), che scaldano direttamente l’acqua e modificano il percorso delle correnti oceaniche.

Si stima che possano esistere circa 3 milioni di vulcani sottomarini (Thousand of new volcanoes revealed beneath the waves, New Scientist, 9 luglio 2007).

Gli oceanografi si aspettavano che l’attività vulcanica della dorsale artica Gakkel fosse “anemica”, invece hanno scoperto “un’attività magmatica sorprendentemente intensa… e una delle attività idrotermali più forti mai viste in dorsali medio-oceaniche”. Credevano che la pressione oceaniche rendesse impossibili le eruzioni esplosive, invece hanno scoperto che sotto l’Artico abbondano (Fire Under Arctic Ice: Volcanoes Have Been Blowing Their Tops In The Deep Ocean, Science Daily, 26 giugno 2008; Explosive volcanism on the ultraslow-spreading Gakkel ridge, Arctic Ocean, Nature, 6 maggio 2008; Fire under the ice. International expedition discovers gigantic volcanic eruption in the Arctic Ocean. EurekAlert, 25 giugno 2008).

Le attività di queste dorsali vulcaniche sottomarine sono cicliche, probabilmente legate alle orbite terrestri

http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/terrapoli/2015/02/16/scoperto-il-respiro-dei-vulcani-sottomarini_cda670bd-dd80-49bd-a4d7-a96fc2196bc4.html

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/2014GL063015/abstract

Sarebbe molto interessante capire come una più intensa attività vulcanica influenzi le correnti oceaniche che determinano il clima sul pianeta e l’inizio e fine delle glaciazioni: “durante gli ultimi 1,2 milioni di anni le correnti si sono rafforzate nei periodi più caldi e indebolite durante le ere glaciali”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/01/clima-le-correnti-oceaniche-determinanti-per-frequenza-glaciazioni/1044743/

In passato le profondità oceaniche artiche erano di 1-2°C più calde di oggi, con picchi di temperature prima e durante la rapida caduta delle temperature atmosferiche – i cosiddetti eventi Heinrich, come il Dryas recente (Deep Arctic Ocean warming during the last glacial cycle, Nature, agosto 2012).

DINAMICA DEGLI EVENTI PASSATI E FUTURI

La mia tesi:

Il Grande Minimo Solare e l’alterazione del campo geomagnetico terrestre (Earth’s Magnetic Field Is Weakening 10 Times Faster Now, LiveScience, 8 luglio 2014; Earth’s Impending Magnetic Flip, Scientific American, 16 settembre 2014) risvegliano la Terra e i suoi vulcani, compresi quelli sotto l’Artico. Questi modificano le correnti oceaniche, scaldano l’oceano artico producendo un’incredibile quantità di vapore acqueo, ossia di neve che cade a latitudini in cui non arriva a sciogliersi in estate, anche per effetto dei vulcani di superficie che schermano il Sole.

Così parte una glaciazione.

Poiché abbiamo superato la durata media dei prossimi interglaciali e l’Artico si è sciolto drammaticamente, mi aspetto a breve (entro il 2020) una serie di enormi eruzioni e un’accresciuta geotermia sottomarina.

Succederà tutto piuttosto in fretta.

Sappiamo che ci fu un’ecatombe di mammiferi in Siberia e Canada (85% di mortalità). Una parte di loro perì istantaneamente (“con i ranuncoli ancora in bocca o non ancora digeriti”).

Come sempre, per molti anni si è data la colpa all’uomo, finché la scienza ha seguito il suo corso dimostrando che era l’ennesima sciocchezza antropocentrica tipica di una specie che deve sempre sentirsi al centro di tutto, nel bene e nel male:

Mastodons weren’t hunted to extinction by Ice Age humans — they simply froze to death, new study finds

Mastodons were likely killed off by ‘global cooling,’ expert says

Mastodons disappeared from Yukon before humans arrived: study

Nulla del genere si verificò in Africa o in Europa.

Questo significa che le glaciazioni sono istantanee e che questi bestioni, migrati a nord durante una fase di RISCALDAMENTO, non ebbero il tempo di tornare a sud e morirono in massa, ibernati, circa 10500 anni fa.

Le glaciazioni si sviluppano infatti molto più rapidamente di quanto si pensava (Quanto tempo ci vuole per passare ad una fase glaciale?, HSH, 5 settembre 2014; Mutamento climatico improvviso – lo scenario “Ötzi”, FuturAbles 25 settembre 2014) e che quasi sicuramente vi è una ciclicità collegata a escursioni/inversioni geomagnetiche (Rampino, Michael R. (1979). Possible relationships between changes in global ice volume, geomagnetic excursions, and the eccentricity of the Earth’s orbit. Geology 7 (12): 584–587) – il campo geomagnetico può ridursi anche del 10% in qualche mese (New evidence for extraordinarily rapid change of the geomagnetic field during a reversal, Nature 374, 687 – 692, 20 April 1994) – e l’eruzione di supervulcani (Ice age polarity reversal was global event: Extremely brief reversal of geomagnetic field, climate variability, and super volcano, Science Daily, 16 ottobre 2012), tranquillamente in grado di alterare il clima del pianeta per almeno una generazione (Le Eruzioni vulcaniche alterano per più di 20 anni la Circolazione Oceanica del Nord Atlantico, 3 aprile 2015).

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IL MECCANISMO DI CONGELAMENTO ISTANTANEO (uragano di ghiaccio che risucchia dall’alto aria congelata e la spara verso la superficie terrestre) è stato descritto in due libri:

John Gribbin e Douglas Orgill, “The Sixth Winter”, 1979

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2014/07/29/il-sesto-inverno/

e The coming Global Superstorm

http://www.erh.noaa.gov/er/car/WCM/Maine-Ly%20Weather/Spring%202004/General%20Interest1.htm

UNA SPIEGAZIONE ALTERNATIVA O COMPLEMENTARE

Questi animali e piante sono stati scaraventati improvvisamente in un clima molto più freddo, che li ha “criogenicamente” conservati come Oetzi (Mutamento climatico improvviso – lo scenario “Ötzi”, FuturAbles, 25 settembre 2014).

Perché ciò avvenga serve:

  1. un’alterazione dell’inclinazione dell’asse terrestre;
  2. e/o uno slittamento della litosfera/dislocazione della crosta terrestre (migrazione del polo geografico);

Le migrazioni dei poli geografici sono eventi già accaduti in passato (Migration of glacial centers across Gondwana during Paleozoic Era, Bulletin of the geological society of America, 1985; Combined paleomagnetic, isotopic, and stratigraphic evidence for true polar wander from the Neoproterozoic, Geological Society of America Bulletin, v. 118, no. 9/10, p. 1099-1124, 2006) e, per il momento, non c’è ragione di supporre che il nostro pianeta si sia stabilizzato. Il problema, naturalmente, è: quanto improvvise e quanto ampie possono essere? (Teoria dello slittamento polare).

Ci potrebbero essere repliche? Magari dovute al rallentamento della rotazione terrestre (Gold T, 1955 NatureInstability of the Earth’s Axis of Rotation“, 175, 526-9), come nel caso di Saturno (Scientists Find That Saturn’s Rotation Period is a Puzzle, NASA, 2004) e Venere (Spinning Venus is slowing down, ESA, 2014)?

Le mitologie di tutto il mondo tramandano l’idea di un palo cosmico che esce dalla sua sede e getta lo scompiglio tra le stelle (Il mulino di Amleto).

Forse, ciclicamente, a causa di forti variazioni del campo magnetico solare e di quello terrestre, il nostro pianeta cambia assetto? Un asse raddrizzato rispetto alla verticale donerebbe un clima eternamente primaverile a una larga fascia del pianeta (raffreddando però i poli e riscaldando i tropici).

Joscelyn Godwin, Il mito polare. L’archetipo dei poli nella scienza, nel simbolismo e nell’occultismo

La maggior parte delle simulazioni al computer dell’atmosfera della terra predice qualche genere di disastro incontrollabile, come la glaciazione globale, il ribollire degli oceani o l’incenerimento completo a causa di una sovrabbondanza di ossigeno che dà fuoco al mondo… Invece, in qualche modo, l’effetto integrativo di molti processi complessi che si intrecciano ha mantenuto la stabilità atmosferica nonostante i cambiamenti su larga scala e perfino durante i periodi di sconvolgimento cataclismatico.
Paul Davies, The Cosmic Blueprint, Unwin, 1989, p. 132.

PUNTI CHIAVE

  • Finché i poli resteranno nelle attuali posizioni le glaciazioni continueranno a infierire sugli esseri viventi di questo pianeta (la situazione ideale è quando entrambi i poli si trovano ben distanti dai continenti e non possono ricoprirli di ghiacciai. Es. uno in mezzo al Pacifico e l’altro in mezzo all’Atlantico meridionale);
  • Gli interglaciali terminano quando l’Artico si scioglie (come adesso) e si crea un gap troppo grande tra temperatura degli oceani e temperatura atmosferica. Per es. Grande Minimo Solare provoca una robusta attività vulcanica e un aumento della copertura nuvolosa collegato all’intensificazione dei raggi cosmici che giungono sulla Terra – le gocce d’acqua hanno meno energia (temperature più fredde) del vapore acqueo e quindi raffreddano l’atmosfera. Nubi e pulviscolo atmosferico schermano la luce solare > raffreddamento globale: Nir J. Shaviv, Cosmic rays and climate; Raffaele Pontrandolfi, Raggi cosmici e clima);
  • Si può capire che una glaciazione è cominciata quando in estate, sulle montagne del Labrador e lungo le coste artiche, in Scandinavia e Scozia, anche a bassa quota, la neve caduta in inverno non arriva a sciogliersi e gli oceani, dopo essere saliti di livello, si fermano e cominciano a calare;
  • Gli unici due scenari che prevedono un allagamento delle coste sono: spostamento dei poli con scongelamento improvviso delle calotte; innalzamento dei fondali dovuto a forte attività vulcanica e tellurica (The resilient tribes and the explosive rise of “Atlantis”, FuturAbles, 15 marzo 2015). Lo scioglimento dei ghiacci del polo nord non farebbe aumentare il livello degli oceani (i cubetti di ghiaccio sciolti non fanno tracimare un cocktail e infatti dopo decenni di scioglimento dei ghiacci artici l’oceano è salito di pochi centimetri e in buona parte per espansione termica; inoltre il suo tasso di crescita è diminuito del 30%) mentre i ghiacciai su terraferma (es. Groenlandia) sono già in fase espansiva;
  • L’innevamento anticipato in autunno e perdurante in primavera farà aumentare il coefficiente di riflessione della luce/calore solare (albedo) raffreddando le regioni circostanti ma, se l’Artico dovesse continuare a sciogliersi, le temperature del pianeta non varieranno molto rispetto a oggi (in altre parole: durante le glaciazioni fa freddo solo vicino ai ghiacciai);
  • La Terra è un sistema omeostatico, ossia alla costante ricerca di nuovi punti di equilibrio e stabilità interna: come se ci fosse un termostato a regolare tutto, nevica di più durante i periodi caldi, per aggiungere ghiaccio e albedo, in modo da raffreddare il sistema; nevica di meno (e il cielo è quasi sempre terso, molto blu) nei periodi freddi e gli oceani si restringono, esponendo più superficie scura alla luce del sole (terre emerse), per ridurre la massa ghiacciata e ridurre l’albedo (il ghiaccio sporco riflette meno la luce di un Sole che splende quasi tutto il tempo diurno);
  • Il fattore determinante per il clima terrestre è l’albedo: più il pianeta è schiarito dalla neve e dalla sabbia più si raffredderà; più si copre di vegetazione, scurendosi, più si riscalderà. In caso di scioglimento della calotta artica e di contenuta espansione di quella antartica, una civiltà glaciale sarebbe in grado di riconquistare il terreno perso di fronte all’avanzata dei ghiacciai accelerando artificialmente il rinverdimento delle regioni desertiche e brulle;
  • Le serre insegnano che maggiore è la concentrazione di anidride carbonica nell’aria, più le piante godono;
  • La temperatura se ne frega di quel che fa l’anidride carbonica. È rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi 7mila anni (quando faceva decisamente più caldo di oggi), mentre la CO2 continuava ad aumentare;

L’inversione dei poli magnetici avviene molto rapidamente e potrebbe verificarsi già nel corso delle nostre vite

http://www.extremetech.com/extreme/192522-earths-magnetic-field-could-flip-within-our-lifetime-but-dont-worry-we-should-be-ok

http://www.popsci.it/campo-magnetico-terrestre-si-inverte-piu-rapidamente-del-previsto.html

Vulcanismo sotto la banchisa artica

http://www.mpg.de/482178/pressRelease20030718

http://archiviostorico.corriere.it/2002/gennaio/20/Vulcani_sorgenti_calde_sotto_ghiacci_co_0_020120590.shtml

http://www.lescienze.it/news/2003/07/01/news/vulcani_sotto_la_calotta_polare-587891/

http://www.meteogiornale.it/notizia/22818-1-fusione-ghiacci-artici-colpa-vulcani-sottomarini

http://daltonsminima.altervista.org/2011/12/15/

Relazione tra variazioni del campo geomagnetico e glaciazioni

http://www.iceagenow.com/Magnetic_Reversal_Chart.htm

http://beforeitsnews.com/weather/2015/02/mini-ice-age-2015-2035-earths-magnetic-fields-now-twisting-video-awesomepictures-2444220.html

Ulteriori informazioni sul futuro del mutamento climatico

http://www.futurables.com/2014/10/13/northern-europe-and-the-coming-climate-refugees-crisis/

http://www.futurables.com/2014/04/27/humans-as-earths-cure-for-the-ice-cancer/

http://www.futurables.com/2014/04/16/del-temperamento-di-gaia-ovvero-come-ho-imparato-a-non-preoccuparmi-e-ad-amare-il-mutamento-climatico/

http://www.futurables.com/2015/02/24/tutto-cio-che-e-solido-si-dissolve-nellaria-cigni-neri-e-profezie-climatiche/

http://www.futurables.com/2014/06/06/fimbulvetr-il-mutamento-climatico-che-non-ti-aspetti/

AGGIORNAMENTI

https://plus.google.com/+StefanoFaitFuturAbles/posts

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Perché i meteorologi sono tenuti all’umiltà e i climatologi invece no?

Temperature globali a febbraio 2015, ghiacci marini a inizio marzo, sole in declino

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http://www.futurables.com/2015/02/24/tutto-cio-che-e-solido-si-dissolve-nellaria-cigni-neri-e-profezie-climatiche/

La storia dirà che il 2011 è stato il punto di massima espansione del serrismo, l’ultimo anno in cui si poteva ancora credere a quest’ipotesi (proprio alla fine di quell’anno ho cominciato a contestarla, dopo  aver difeso l’ortodossia per anni).

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Per chi volesse seguire più nel dettaglio, con aggiornamenti quotidiani, l’evoluzione del calo dell’attività solare (appena iniziato, dopo un comportamento solare imprevedibile) e l’intensificazione di quella vulcanica (sarà quest’ultimo il fattore decisivo, quello che farà pendere la bilancia dalla parte glacialista):
http://www.attivitasolare.com/

Aggiornamenti/updates > google+
https://plus.google.com/+StefanoFaitFuturAbles/posts

Glaciazione in corso – prima o poi ve lo faranno sapere (con calma)

Portopalo, Capo Passero, Cozzo Spadaro, Augusta, Ortigia, persino Pozzallo, tutte straordinariamente imbiancate come mai si ricordava a memoria d’uomo.
http://www.meteoweb.eu/2015/01/capodanno-2015-sicilia-neve-2/372111/
http://www.freddofili.it/2014/12/30/evento-rilevanza-storica-sicilia-e-parte-sud/
http://www.freddofili.it/2014/12/31/pesanti-nevicate-in-germania-meridionale/
http://www.freddofili.it/2014/12/30/invasione-fredda-su-larga-scala-negli-usa-nevicate-previste-a-las-vegas/
http://www.freddofili.it/2014/12/31/ucraina-sommersa-dalla-neve/
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seconda estensione di sempre (dal 1978, anno di inizio delle misurazioni) per i ghiacci marini)

seconda estensione di sempre (dal 1978, anno di inizio delle misurazioni) per i ghiacci marini)

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record di estensione dei ghiacci marini dal 1978

record di estensione dei ghiacci marini dal 1978

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Artico ai massimi dal 2005, ghiacci marini complessivi al terzo posto assoluto, innevamento boreale da record.
Gli unici seri indicatori dello stato del clima sul pianeta sono l’estensione e lo spessore dei ghiacci polari.
L’estensione è fondamentale per via dell’albedo
Lo spessore nell’Artico è al secondo posto dal 2010
http://www.esa.int/spaceinimages/Images/2014/12/Five_years_ice-thickness_change
L’Antartico è *sorprendentemente* spesso (dicono loro)
http://www.livescience.com/48880-antarctica-sea-ice-thickness-mapped.html

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raffronto tra tutti i sistemi di misurazione delle temperature globali

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Rilevazioni del satellite di osservazione della CO2 della NASA confermano quelle del satellite giapponese JAXA: le foreste pluviali e gli oceani producono gran parte delle emissioni di CO2 mentre i grandi distretti industriali extra-cinesi non generano emissioni significative

Rilevazioni del satellite di osservazione della CO2 della NASA confermano quelle del satellite giapponese JAXA: le foreste pluviali e gli oceani producono gran parte delle emissioni di CO2 mentre i grandi distretti industriali extra-cinesi non generano emissioni significative

ciclo solare influenzato dalle interazioni tra il Sole e i grandi pianeti gassosi

ciclo solare influenzato dalle interazioni tra il Sole e i grandi pianeti gassosi

Geoff Sharp, “Are Uranus & Neptune Responsible for Solar Grand Minima and Solar Cycle Modulation?,” International Journal of Astronomy and Astrophysics, Vol. 3 No. 3, 2013, pp. 260-273.
Nicola Scafetta, “Does the Sun work as a nuclear fusion amplifier of planetary tidal forcing?“, arxiv.org, 2012

Il ciclo 24 dovrebbe terminare tra 2020 e 2022. Il ciclo 25 dovrebbe essere inconsistente/inesistente (NASA)

Il ciclo 24 dovrebbe terminare tra 2020 e 2022. Il ciclo 25 dovrebbe essere inconsistente/inesistente (NASA)

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La credulità umana è davvero sconfinata ma questa battaglia vittoriosa emanciperà l’umanità da Geova (anche nella sua modalità scientista).
I crociati AGW che si rifiutavano di guardare o capire questi due grafici qui sotto, semplici e definitivi, non saranno solo oggetto di scherno ma diventeranno un monito per i posteri, come gli inquisitori, i puritani e tutti i fondamentalisti della storia.
L’UMANITA’ AVEVA BISOGNO DI AGW.
Come l’umanità ha dovuto subire sulla sua pelle le conseguenze della sua credulità nei confronti delle ideologie religiose e politiche, così è necessario che patisca le conseguenze delle sua fede nelle ideologie scientiste come AGW (l’eugenetica del nostro tempo) per maturare una coscienza critica che metta in dubbio gli ultimi dogmatismi.
L’immane sberlone che ci attende smembrerà il clero serrista che ha preso il controllo della climatologia e restituirà alla ricerca scientifica l’umiltà e la curiosità che sono state trascurate in cambio di fondi e status.
In questo senso la glaciazione non potrà che coincidere con un Rinascimento umano che farà impallidire i precedenti storici.
Ci farà diventare adulti.

http://www.futurables.com/2014/06/06/fimbulvetr-il-mutamento-climatico-che-non-ti-aspetti/

http://www.futurables.com/2014/09/25/mutamento-climatico-improvviso-lo-scenario-otzi/

http://www.futurables.com/2014/10/13/northern-europe-and-the-coming-climate-refugees-crisis/

 

Che cosa comporta per il nostro futuro l’estinzione improvvisa dei mastodonti per assideramento?

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Algeria

Algeria

Siberia

Siberia

Russia

Russia

Buffalo, USA

Buffalo, USA

Austria

Austria

GW_ice_now_02GW_ice_now_03Mastodons weren’t hunted to extinction by Ice Age humans — they simply froze to death, new study finds

Mastodons were likely killed off by ‘global cooling,’ expert says

Mastodons disappeared from Yukon before humans arrived: study

Significa che le glaciazioni sono istantanee e che questi bestioni, migrati a nord durante una fase di RISCALDAMENTO, non ebbero il tempo di tornare a sud e morirono in massa.

In Alto Adige abbiamo Oetzi. morto in quota (ucciso per il suo fallimento nello scongiurare qualche catastrofe naturale?) quando i ghiacciai erano meno estesi di oggi (optimum climatico dell’Olocene) e poi sepolto e conservato da ghiacci che devono essere giunti all’improvviso, visto che il suo corpo si è mummificato senza essersi decomposto.
Oetzi è, simbolicamente, il monito che l’universo ci ha mandato, per metterci in guardia.

http://www.futurables.com/2014/09/25/mutamento-climatico-improvviso-lo-scenario-otzi/

http://www.homosapienshibernus.com/quanto-ci-vuole-per-passare-ad-fase-glaciale/

Sappiamo che quasi tutte le glaciazioni sono state precedute da un riscaldamento climatico, condizione necessaria per l’accumulo nevoso (evaporazione che si trasforma in nevicate imponenti al nord e in montagna sopra una certa quota)

http://www.futurables.com/2014/06/06/fimbulvetr-il-mutamento-climatico-che-non-ti-aspetti/

http://www.futurables.com/2014/10/13/northern-europe-and-the-coming-climate-refugees-crisis/

Un’idea di quello che è accaduto a quote comprese tra i 2800 ed i 3000 metri di quota ed oltre, dove si trovano i bacini di accumulo nevoso dei nostri Ghiacciai alpini, la possiamo avere tramite la webcam sistemata sulle pendici del Ghiacciaio Ciardoney, sul Gran Paradiso.

L’asta nivometrica misura un’altezza del manto nevoso di 250 cm di neve, altezza che si raggiunge e si supera normalmente durante le nevicate primaverili, mentre manca ancora tutta una stagione nevosa da Dicembre a fine Aprile….

Anche il Passo dello Stelvio appare già abbondantemente innevato.

E’  molto probabile, dunque, che avremo una stagione eccezionalmente nevosa sui bacini di accumulo glaciali delle nostre Alpi.

http://www.freddofili.it/2014/12/02/i-ghiacciai-grandi-nevicate/

Ma noi preferiamo credere a Luca Mercalli, che ci assicura che dobbiamo prepararci a vedere l‘aumento della quota neve di ben 300 metri nei prossimi cent’anni, naturalmente per colpa dell’anidride carbonica – mentre il buco nell’ozono causato dai clorofluorocarburi (l’unico reale inquinante umano ad aver influenzato sensibilmente il clima) è stato cancellato dai media (La rivincita dell’Ozono).
Mi piacerebbe che la gente si ricordasse delle affermazioni di Mercalli, nei prossimi anni, e anche di quelle di chi lo contestava, per poi trarre le sue conclusioni su chi faceva scienza e chi propagava dogmi, su chi ha cercato di dare una mano all’umanità e chi invece l’ha dannata.

Prendete pure nota.

Non temo il giudizio della storia e della scienza.

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La corrente a getto che ci interessa è quella che precedentemente attraversava l’Atlantico arrivando in Irlanda e poi in Danimarca.
Oggi scende verso il Golfo di Biscaglia, giunge in Marocco (!!!) e poi risale verso l’Europa centrale, varcando le Alpi, causando alluvioni e precipitazioni inaudite. Proprio come succederebbe se le correnti marine e atmosferiche si stessero disponendo in una configurazione glaciale (cf. María-Fernanda Sánchez-Goñi, Edouard Bard, Amaelle Landais, Linda Rossignol, Francesco d’Errico, “Air-sea temperature decoupling in Western Europe during the last interglacial/glacial transition”, Nature Geoscience, 1 September 2013
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2014/01/04/riscaldamento-globale-glaciazione/
Il meteorologo francese si rifiuta giustamente di incolpare il cambiamento climatico, spiegando che le valutazioni si fanno dopo diversi anni. Io credo che tra 20 anni sarà chiaro che il fattore scatenante è di natura elettromagnetica e dipende dall’interazione tra il Sole e i pianeti del Sistema Solare (che è verosimilmente un sistema binario)

Ghiacci sparigliatori – prosegue la transizione verso la glaciazione

medaglia di bronzo per la copertura nevosa dell'emisfero nord dal 1966 in poi

medaglia di bronzo per la copertura nevosa dell’emisfero nord dal 1966 in poi

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estensione dei ghiacci artici in forte risalita

estensione dei ghiacci artici in forte risalita

come confermato dai danesi

come confermato dai danesi

copertura di ghiacci marini totale superiore alla media

copertura di ghiacci marini totale superiore alla media e in crescita rispetto al 2013

oceani davvero molto freddi

oceani davvero molto freddi

 

una pausa nel riscaldamento globale che si protrarrà per diverse migliaia di anni

CHILL OUT!

La maschera “green” di un’oligarchia psicopatica – schiattare per il gelo in Europa

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Per garantire il livello di vita dell’élite finanziaria globale, non occorrono le migliaia di miliardi accumulati da questo ceto, basterebbe molto meno. Insomma, il denaro per questa gente non è solo il mezzo per fare quella vita, è molto di più, è davvero fine a se stesso.

Gustavo Zagrebelsky, “La maschera democratica dell’oligarchia”

Numerosi studi dimostrano che i cervelli sociopatici non rispondono emotivamente a parole come “morte”, “stupro” e “cancro”, o almeno non quanto fanno i cervelli normali: diciamo che la nostra risposta emotiva equivale a quella che si ottiene pronunciando la parola “sedia”. Un’ulteriore ricerca ha poi dimostrato che i cervelli dei sociopatici dispongono di un numero inferiore di connessioni tra corteccia prefrontale (che aiuta a regolare le emozioni, interpreta i segnali di pericolo e consente di prendere le decisioni) e l’amigdala (che le emozioni le elabora), il che potrebbe spiegare perché i sociopatici non provano sufficienti emozioni negative nel momento in cui compiono un’azione antisociale.

M.E. Thomas, “Confessioni di una sociopatica”

Avevo avvertito che sarebbe successo (“Il raffreddamento globale è causato dall’uomo” – NO! Non fatevi fregare un’altra volta!” 5 giugno 2013) ed è successo. Alcuni scienziati giapponesi hanno annunciato che il “riscaldamento globale causato dall’uomo” ci garantirà inverni rigidi in Asia ed Europa FINO ALLA FINE DEL SECOLO:

http://www.lifegate.it/persone/news/inverno-brutte-notizie-freddolosi

La prossima fase, che sarà quella finale sarà formulata in questi termini: “il riscaldamento globale causato dall’uomo ha innescato una glaciazione. Se ci aveste ascoltati ora l’emisfero boreale non sarebbe coperto di ghiacci” (cf. “L’alba del giorno dopo”).

Ci aggiorniamo nel 2016-2017 e vedrete che ci avrò beccato.

Intanto c’è chi ci lascerà le penne in massa. Per esempio inglesi e belgi.

. . . . e che cosa occorre fare per evitare la crisi energetica che incombe sulla Gran Bretagna? Con il 40 per cento della nostra capacità di generazione di energia che svanirà nei prossimi anni (con 14 delle nostre principali centrali nucleari e a carbone che saranno chiuse), che misure intende proporre il governo per tenere accese le luci e far funzionare un’economia che dipende dai computer?

Christopher Booker nel 2010, profeta inascoltato.

Le famiglie dovranno abituarsi ad usare l’energia solo quando è disponibile (leggi: non avete alternative all’assideramento? Cazzi vostri!)

Steve Holliday – responsabile della rete energetica britannica, 2011

2 settimane di gennaio senza energia elettrica per il Regno Unito se questo sarà un inverno particolarmente rigido

http://www.thetimes.co.uk/tto/business/industries/utilities/article4250172.ece

Questo a causa delle folli/criminali politiche energetiche del governo neoliberista/neoconservatore (basta carbone, W l’eolico che arricchisce i latifondisti inglesi dal cuore green quanto il loro portafogli! settore energetico tutto in mano ai privati!) > Wind turbines bring in ‘risk-free’ millions for rich landowners, Guardian, 28 febbraio 2012

Significa migliaia di morti, forse decine di migliaia di morti. I neocon sono sempre stati eugenetisti, quindi la cosa non ci deve sorprendere

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/18/la-soluzione-finale-alla-questione-dei-disabili-secondo-il-governo-inglese-cazzi-loro/

Ricordatevelo quando elogiate Londra e l’Occidente, o quando vi rifiutate di credere che ci possano essere psicopatici al governo di una nazione (“sarebbero facili da riconoscere!”)

I governi psicopatici li riconosci dal numero di esseri umani che lasciano morire o di cui causano attivamente la morte.

In Belgio sono ancora più lungimiranti. Hanno superato la fase del se e hanno già predisposto delle aree in cui verrà fatta mancare l’elettricità nel corso dell’inverno e che quindi se la devono cavare da sole: “caro cittadino, sono un po’ cazzi tuoi!”.

http://spectrum.ieee.org/…/nuclear-vulnerability-sends…

Meglio il pubblico inefficiente o il privato avido?

Per favorire gli interessi privati i governi neoliberisti di Blair e Cameron hanno messo troppe uova energetiche in un paniere, quello eolico, che esiste solo grazie agli ingenti sussidi pubblici e che dovrebbe arrivare a coprire il 20% del fabbisogno, ma chiaramente non lo può fare quando le alte pressioni estive ed invernali bloccano le condizioni meteo facendo crollare la produzione all’1% di quanto è richiesto. Hanno poi consentito ai privati di smantellare le centrali a carbone che dovevano attivarsi in caso di emergenza, per costruire abitazioni che subiranno il blackout.

http://www.adamsmith.org/wp-content/uploads/2014/10/Assessment7.pdf

Questo è folle e criminale!

È difficile da credere se uno si rifiuta di accettare l’idea che siamo in un’epoca sociopatica, in cui vi è un’altissima incidenza di persone prive di coscienza o sotto ricatto che sono giunte nelle stanze dei bottoni.

Nei prossimi anni la realtà batterà più di un colpo alla porta delle 3 scimmiette.

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L’unica risposta sensata è quella di creare un rinascimento della scienza, economia e politica per essere all’altezza della sfida che rappresenta la prossima glaciazione.

1. La fisica quantistica ha dimostrato che lo spazio e la materia contengono grandi quantità di energia inutilizzata;

2. La legge di conservazione dell’energia non sarebbe violata. Non c’è energia gratuita ma solo conversione da un’altra forma di energia di cui abbiamo ignorato l’esistenza o che credevamo inaccessibile;

3. A causa di 2 #, dobbiamo sviluppare una buona comprensione teorica di qualsiasi tecnologia prima di iniziare la generazione. Abbiamo bisogno di sapere da dove provenga l’energia e quali effetti questo trasferimento di energia potrebbe avere sugli esseri viventi circostanti (e sulla materia).

4. Se e quando queste tecnologie saranno disponibili, dovranno essere presentate contemporaneamente in tutto il mondo in modo open-source per impedire che siano soppresse e/o controllate da pochi oligarchi;

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L’anno senza autunno

Quanto tempo ci vuole per passare ad una fase glaciale?

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Da: Homo Sapiens Hibernus

I sedimenti oceanici e lacustri provenienti dalla California, dal Venezuela e dall’Antartide hanno confermato che questi cambiamenti climatici improvvisi hanno influenzato non solo la Groenlandia, ma il mondo intero. Nel corso degli ultimi 110 mila anni, ci sono stati almeno 20 di tali cambiamenti climatici improvvisi. Il solo periodo di clima stabile nel corso degli ultimi 110 mila anni – è stato l’Olocene, gli 11.000 anni di clima moderno. Lo stato “normale” del clima per la Terra è quello di una serie di balzi improvvisi ed estremi – come un interruttore della luce che si accende e si spegne…L’evidenza empirica mostra che il brusco cambiamento climatico improvviso non è solo possibile – è una condizione naturale. L’attuale clima caldo e stabile è una rara anomalia.

Jeffrey Master, co-fondatore di The Weather Underground

Il tutto sarebbe accaduto repentinamente per chi si fosse trovato a vivere in quell’epoca. E’ l’equivalente di prendere la Gran Bretagna e spostarla nell’Artico nel giro di pochi mesi.

William Patterson

La produttività biologica del lago esaminato in Irlanda si è azzerata nel giro di pochi mesi, forse un anno. Tale calo nella produttività  è inequivocabilmente legato ad una caduta verticale della temperatura dell’aria. Altri studiosi, interrogati sui risultati di questa ricerca, si dicono convinti che i dati possano rivelarsi coerenti e corretti. Infatti, gli ultimi carotaggi effettuati in Groenlandia indicavano una transizione tra 1 e 3 anni. Quindi apparentemente vi è coerenza con i dati irlandesi.

Claudio Gravina, Climatemonitor

 

Artico nel settembre 2012 e nel settembre 2014

Artico nel settembre 2012 e nel settembre 2014

ghiacci artici

ghiacci artici

ghiacci marini antartici

ghiacci marini antartici

ghiacci marini totali

ghiacci marini totali

Per gli anni a venire, è importante tenere sempre bene a mente che l’ortodossia climatologica aveva stabilito che il riscaldamento globale avrebbe rinviato il termine dell’interglaciale a data da destinarsi.

Nessuno si permetta di sostenere che un po’ tutti sospettavano che il riscaldamento globale avrebbe causato una glaciazione.

Tra il 1993 e il 2014 il “consenso” era che una glaciazione sarebbe stata incompatibile con il livello di concentrazione dell’anidride carbonica presente nell’atmosfera (Papers on anthropogenic global warming and next glaciation).

Nessuna futura falsificazione potrà riscrivere il passato. Anche se ci hanno provato più volte, con la precedente Civiltà Glaciale (Homo Sapiens Hibernus non è una novità).

Gli interglaciali – fasi relativamente temperate all’interno di un’era glaciale, come la nostra – terminano con un riscaldamento globale, specialmente a livello oceanico. Questo riscaldamento prosegue anche dopo l’inizio della fase espansiva dei ghiacciai, in quanto una glaciazione necessita di un forte divario tra le temperature artiche e quelle tropicali, una situazione che favorisce un deciso incremento della nevosità nell’emisfero boreale, quello interessato dalle glaciazioni. Senza una massa critica di vapore acqueo caldo che va a cozzare contro la massa di aria fredda in discesa dall’Artico mancherebbe la materia prima per una glaciazione.

Wallace S. Broecker, The End of the Present Interglacial: How and When?, Quaternary Science Reviews, 1998, Vol. 17, pp. 689-694

Tatjana Boettger, Elena Yu. Novenko, Andrej A. Velichko, Olga K. Borisova, Konstantin V. Kremenetski, Stefan Knetsch, Frank W. Junge (2009), Instability of climate and vegetation dynamics in Central and Eastern Europe during the final stage of the Last Interglacial (Eemian, Mikulino) and Early Glaciation, Quarternary International 207, 137-144

María-Fernanda Sánchez-Goñi, Edouard Bard, Amaelle Landais, Linda Rossignol, Francesco d’Errico, Air-sea temperature decoupling in Western Europe during the last interglacial/glacial transitionNature Geoscience, 1 September 2013

La sequenza dovrebbe essere questa: riscaldamento globale > maggiori precipitazioni in aree normalmente secche > aumento della nevosità > effetto albedo + vulcanismo intensificato nei minimi solari / impatti cosmici > glaciazione (piccola o grande).

Con l’ingresso nel Dryas Recente (glaciazione) l’innevamento raddoppiò nel giro di 3 anni (Ice-core evidence of abrupt climate changes).

Quanto tempo impiega il clima a passare da una fase all’altra?

Non molto. Le transizioni tra interglaciali e glaciazioni e vice versa si verificano bruscamente. Le stime variano, ma si parla di variazioni di molti gradi centigradi (da 3 a 15) nel giro di meno di un anno (Era glaciale in pochi mesi; Mini ice age took hold of Europe in months); un anno (Ice Cores show abrupt climate changes); da 1 a 3 anni (Did You Say “Fast”?), da due anni a pochi decenni:

Adams J., Maslin, M. & Thomas, E. Sudden climate transitions during the Quaternary, Progress in Physical Geography, 23: 1 – 36, 1999.

Alley Richard B. Abrupt Climate Change – Inevitable Surprises, Committee on Abrupt Climate Change, National Research Council of the National Academy of Sciences, 2002.

Berger, Jean-François, Jean Guilaine, The 8200calBP abrupt environmental change and the Neolithic transition: A Mediterranean perspective, Quaternary International, 200, 1-2, 2009.

Boettger Tatjana et al., Instability of climate and vegetation dynamics in Central and Eastern Europe during the final stage of the Last Interglacial (Eemian, Mikulino) and Early Glaciation, Quarternary International, 207, 137-144, 2009.

Cox John D., Climate Crash: Abrupt Climate Change and What it Means for our Future, John Henry Press, 2005.

Overpeck Jonathan T. e Julia E. Cole, Abrupt Change in Earth’s Climate System, Annual Review of Environment and Resources, Vol. 31: 1-31, 2006.

Patterson, William, Big freeze plunged Europe into ice age in months. ScienceDaily, 30 novembre 2009.

Petaev MI, Huang S, Jacobsen SB, Zindler A., Large Pt anomaly in the Greenland ice core points to a cataclysm at the onset of Younger Dryas. Proc Natl. Acad. Sci. vol. 110 no. 32, 2013.

Petit J.R., et al., Climate and Atmospheric History of the Past 420,000 years from the Vostok Ice Core, Antarctica, Nature, 399, pp.429-436, 1999.

Rahmstorf Stefan, Timing of abrupt climate change: A precise clock, Geophys. Res. Lett. 30 (10): 1510, 2003.

Rampino Michael R., Mass extinctions of life and catastrophic flood basalt volcanism, Proc. Natl.Acad. Sci. USA. 107(15), 2010.

Peter Schwartz, Doug Randall, An Abrupt Climate Change Scenario and Its Implications for United States National Security, October 2003.

Steffensen J.P. et al, High-Resolution Greenland Ice Core Data Show Abrupt Climate Change Happens in Few Years, Science, Vol. 321 no. 5889 pp. 680-684, 2008.

Stocker Thomas and Marchal Olivier, Abrupt climate change in the computer: is it real? PNAS, vol. 97, no. 4. February 15, pp. 1362–1365, 2000.

Taylor, K. C. et al., The Holocene-Younger Dryas Transition Recorded at Summit, Greenland, Science, 278, 825-827, 1997.

Treble, P. C., et al., 2007, High resolution secondary ionisation Mass Spectrometry (SIMS) δ18O analyses of Hulu Cave speleothem at the time of Heinrich Event 1, Chemical Geology, 238, 197-212.

 

L’ultimo interglaciale è terminato quando la Corrente del Golfo non ha più raggiunto l’Atlantico settentrionale e ha cominciato a piegare verso il Golfo di Biscaglia. Con il collasso della Corrente del Golfo (115mila anni fa) la tundra artica scende fino al 52 parallelo, in Renania (Colonia, Düsseldorf, Dortmund e Essen). Le foreste di conifere arrivano a Lione. La deviazione dell’acqua calda della Corrente del Golfo verso il Golfo di Biscaglia mitiga la Francia atlantica.

Ulrich C. Müller, George J. Kukla, North Atlantic Current and European environments during the declining stage of the last interglacial, 2004

 

L’inizio dell’ultimo periodo glaciale ha richiesto un accumulo di neve a latitudini più alte per formare lo strato di ghiaccio necessario ad avviare la glaciazione. Le catene montuose di Scandinavia, Scozia e del Labrador hanno il potenziale di sviluppare ghiacciai sufficienti ad innescare una glaciazione se il sole estivo non riuscisse a sciogliere la neve invernale. L’effetto albedo, raffreddando queste regioni, causerebbe un’ulteriore espansione dei ghiacci, e così via. Questo modello esplicativo della nascita delle glaciazioni si chiama “snow blitz”.

Un tale processo è già in corso in Scozia (“Glacier-like hazards found on Ben Nevis”, BBC, 21 agosto 2014).

 

A proposito dell’incredibile rapidità dell’ingresso e uscita da una fase glaciale, rimando a “Plasma, Solar Outbursts, and the End of the Last Ice Age” di Robert M. Schoch (Università di Boston)

Orsi, rifugi e la glaciazione

BvEbpRtCYAAYzCCRifugio XII Apostoli, m. 2487: ferragosto come luglio > nevica

 10389249_10154532484960455_5670800535842340219_nPasso Gavia, m. 2621

Abbiamo costruito dei modelli [climatici] e ora ci sono delle robuste contraddizioni. I dati di osservazione ci parlano di un raffreddamento globale. I modelli ci dicono che dovrebbe essere un riscaldamento.

Zhengyu Liu, professore del Centro di UW-Madison per la Climatic Research, agosto 2014

Il moderno Grande Massimo [di attività solare, NdT], che si è verificato durante i cicli solari 19-23, cioè, tra il 1950 e il 2009, è stato un evento raro o addirittura unico, per ampiezza e durata, nel corso degli ultimi tre millenni.

Usoskin et al., “Evidence for distinct modes of solar activity”, Astronomy & Astrophysics, febbraio 2014

Svensmark non è solo. Ad esempio, gli scienziati russi dell’Osservatorio di Pulkovo sono convinti il mondo è in un periodo di raffreddamento che durerà per 200-250 anni. Il rispettato fisico solare norvegese Pal Brekke avverte che le temperature potrebbero effettivamente declinare per i prossimi 50 anni. Uno dei principali climatologi britannici Mike Lockwood, della Reading University, ha individuato 24 occasioni negli ultimi 10.000 anni in cui l’attività solare era in declino come lo è ora, ma in nessuna di queste il calo è stato così veloce. Sostiene che un ritorno ad un Minimo di Dalton (1790-1830), che comprendeva “l’anno senza estate”, è “probabile”. Nel loro libro “The Sun Neglected”, Sebastian Luning e Fritz Varenholt pensano che le temperature potrebbero subire due decimi di grado Celsius di raffreddamento entro il 2030 a causa del previsto sole anemico…È interessante immaginare come l’Occidente potrebbe gestire le sfide geopolitiche ed umanitarie causate da brevi stagioni di crescita in un clima più freddo e probabile scarsità di cibo. L’abbondanza favorisce la pace. Tuttavia, uno scenario in cui le nazioni sono disperatamente in competizione per l’energia e il cibo disponibili comporterà minacce imprevedibili, un test di gran lunga più severo di ogni altra cosa che abbiamo visto nella storia recente.

Maurice Newman, consulente economico del primo ministro australiano, agosto 2014

L’estate inglese è, di fatto, terminata.

Qualcuno si è domandato cosa succederebbe se questo tipo di meteo imperversasse d’inverno sulle Alpi? (accadrà)
Metri e metri e metri e metri…e metri di neve.
http://www.meteorivieraligure.it/inverno-2014-neve-record-sulle-alpi-un-respiro-per-nostri-ghiacciai/

E se l’estate successiva fosse come questa del 2014 e non riuscisse a scioglierli?? (accadrà)
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2014/07/29/il-sesto-inverno/

10525380_10202753870752219_7314565379879705114_nRifugio Alimonta (Brenta) dopo solo un’ora di nevicata

Orso aggredisce uomo di Pinzolo. Portato all’ospedale di Tione

Stiamo attendendo, fatalmente e fatalisticamente, la catastrofe.
L’uomo, impregnato di tracotanza (hybris), ha deciso cosa debba essere meglio per certi orsi. Li ha trapiantati in una zona fortemente antropizzata, a totale vocazione turistica, per soddisfare le sue ambizioni e smanie estetiche. “Andate e moltiplicatevi” ha detto l’uomo-Geova. Questi orsi si sono moltiplicati e, ora che il clima è sempre più avverso, i nodi vengono al pettine.
Qualunque persone sensata lo doveva sapere e infatti i ragionevoli, tra noi, lo temevano da tempo.
I nemici degli orsi sono in agguato, attendono il primo incidente grave. Quest’incidente mortale arriverà e i “trentini brava gente” dissotterreranno l’ascia di guerra. Saranno gli orsi ad avere la peggio: burattini/giocattoli/accessori fin dal primo istante dell’operazione Life Ursus.
Ma chi sono stati i veri nemici degli orsi? Magari proprio quelli che li hanno trattati come nani da giardino da disporre a proprio piacimento sui “nostri” monti e nei “nostri” boschi?

http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_fatal_bear_attacks_in_North_America

Il massimo numero di attacchi [di lupi] furono registrati negli anni Novanta del Seicento: proprio il decennio durante il quale lo scrittore francese Charles Perrault scrisse la fiaba di Cappuccetto Rosso (Le petit chaperon rouge).

Stéphane Frioux, “Storia del lupo. Un libro di Jean-Marc Moriceau”

http://www.issm.cnr.it/demetrapdf/boll_20_2009/Pagine%20da%20demetra_imp%2020_frioux.pdf

Nel periodo compreso tra il 1645 e il 1715, proprio nell’intervallo centrale della piccola era glaciale, le macchie solari rilevate furono insolitamente poche, con alcuni anni senza la rilevazione di alcuna macchia

http://it.wikipedia.org/wiki/Piccola_era_glaciale

I ricercatori Matt Penn e William Livingston del National Solar Observatory prevedono che il ciclo solare 25 sarà caratterizzato da un’assenza totale di macchie solari; “se il sole in realtà sta entrando in una fase sconosciuta del ciclo solare, allora dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi per comprendere i collegamenti tra attività solare e clima“, osserva Lika Guhathakurta della NASA.

http://www.meteoweb.eu/2014/05/lattuale-ciclo-solare-i-bassi-dal-1755-quali-conseguenze-clima/284511/

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ghiacci marini 290.000 km quadrati più estesi della media da quando si eseguono le misurazioni

ghiacci artici molto più spessi che nel 2013 (anno di forte ripresa rispetto al 2012)

ghiacci artici molto più spessi che nel 2013 (anno di forte ripresa rispetto al 2012)

10448230_10202102284312538_888840596806472238_ntemperature globali stabili (in leggero calo rispetto al 2002)

Alle condizioni meteo estreme tipiche di ogni transizione climatica già si imputa l’intensificarsi degli attacchi letali di orsi russi (Bear attacks leave at least three people dead in Siberia and far-east Russia, Guardian, 1 agosto 2014).

In una vasta regione siberiana, la Sacha-Jacuzia, un superbranco di lupi da 400 esemplari ha tenuto sotto assedio la cittadina di Verkhoyansk, con i residenti costretti a pattugliare le strade in attesa dei soccorsi governativi. Un fenomeno assolutamente inedito (in genere un branco è formato da 6-20 lupi al massimo) riconducibile alla scarsità di cibo di una serie di inverni particolarmente rigidi (Wolf attacks lead to state of emergency in Russia’s Siberia region, Telegraph, 6 gennaio 2013).

Situazione analoga a Haines, in Alaska: una lupa disperata e affamata ha attaccato una giovane donna e i suoi quattro cani, divorandone uno, a marzo del 2014, in pieno giorno (Wolf kills, eats dog after battle with owner in daylight attack near Haines, Alaska Dispatch News, 17 marzo 2014).

Nei quartieri residenziali di Vancouver gli orsi, in cerca di cibo, cercano di forzare le porte delle auto, se sentono che c’è del cibo avanzato (Bear Attacks Car In West Vancouver: Police, Huffington Post, 14 giugno 2013). Alcuni orsi (neri) cercano perfino di accedere ai freezer collocati nei garage (Mother bear attacks B.C. man in Vancouver suburb, CBC News, 8 agosto 2011) ed entrano in casa se avvertono odore di cibo (North Vancouver woman recovering after getting attacked by a bear in her own home, Global News, 23 luglio 2014). Neppure lo spray anti-orsi riesce a fermare un grizzly (B.C. hikers narrowly escape grizzly bear attack, CTV News Vancouver, 5 luglio 2013), anche se una suoneria con Justin Bieber può essere efficace, in Russia (Justin Bieber saves man from bear attack, New York Post, 5 agosto 2014). Pure i Megadeth possono tornare utili (Heavy metal saves Norwegian boy from wolves, RiaNovosti, 20 gennaio 2011).

La fame spinge i puma a vedere negli esseri umani delle prede: succede a Tofino, sull’Isola di Vancouver, Couple in B.C. cougar mauling open up about being stalked and attacked – and fighting back, The Globe & Mail, 29 ottobre 2013). Sull’Isola di Vancouver gli orsi attaccano anche i campeggiatori dormienti aggredendoli nelle loro tende (Two hurt in bear attack, Westerly News, 22 luglio 2010).

http://www.futurables.com/2014/08/23/lalba-del-pianeta-degli-orsi-e-limpero-dei-lupi-fobie-ingenuita-fanatismi-diritti-e-un-po-di-buon-senso/

Ora sulle Alpi ci sono linci, orsi, lupi e sciacalli…e uomini.
E’ in arrivo una glaciazione che ci coglierà impreparati.
http://www.futurables.com/2014/06/06/fimbulvetr-ci-serve-un-centro-studi-sullimpatto-del-mutamento-climatico-in-trentino-alto-adige/

Lotta per la sopravvivenza…

27 miliardi di dollari spesi per studiare le emissioni di CO2!
0 dollari (finora) per studiare le possibili misure di adattamento ad una glaciazione.

Cassandra, l’inascoltata: “È frequente l’attribuzione dell’appellativo “Cassandra” alle persone che, pur annunciando eventi sfavorevoli giustamente previsti, non vengono credute, e viene detta “sindrome di Cassandra” la condizione di chi formula ipotesi pessimistiche ed è convinto di non poter fare nulla per evitare che si realizzino”.
http://it.wikipedia.org/wiki/Cassandra_%28mitologia%29

Staremo a vedere chi avrà ragione.

fig1-1024x399immagine tratta da http://www.attivitasolare.com/glaciazione-wurm/

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