Retorica di guerra…di nuovo…pervicacemente

a cura di Stefano Fait

 

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Oggi la Francia ha posto il veto alla pace…Nessun accordo in questo round di colloqui a Ginevra. Possiamo ringraziare i francesi per aver ammazzato le trattative e informato il mondo del loro lavoretto da sicari…Nonostante l’intransigenza francese, è importante restare concentrati sugli importanti progressi compiuti a Ginevra. La diplomazia sta lavorando e riprenderà i colloqui in 7-10 giorni… Chi era scettico riguardo al ruolo della diplomazia non può appigliarsi a nulla. È stato smentito ancora una volta… Stare qui a Ginevra ha rafforzato la mia fiducia nel potere della diplomazia…Se siete iraniani o americani dovreste essere orgogliosi dei vostri diplomatici. Hanno lavorato duramente per la pace e riprenderanno i colloqui in vista di un imminente accordo. Non importa come sarà riportata la notizia, avevamo un accordo fino a quando i francesi hanno fatto un’entrata a gamba tesa. Il resto della giornata è stata trascorsa cercando di contenere i danni.

http://inagist.com/all/399300659063037952/

Siamo pronti a contrastare ogni possibile forma di  pressione da parte dei nostri alleati? Pressioni economiche, condite da velate minacce di influire negativamente sul nostro spread; pressioni diplomatiche; pressioni politiche, magari in veste di un aperto sostegno a partiti d’opposizione nel tentativo di favorire governi più inclini all’intervento; pressioni morali, con incessanti richiami alla solidarietà atlantica. Pensiamoci bene prima di rispondere al quesito. Soprattutto, non lasciamoci forzare la mano”.

Giuseppe Cucchi, Generale di Corpo d’Armata dell’Esercito Italiano, consigliere del Ministro della Difesa – Limes, settembre 2013, pp. 189-192

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/10/01/litalia-non-cada-nella-trappola-mediorientale-g-cucchi-generale-e-consigliere-della-difesa/

“La Casa Bianca domanda ai leader ebraici di non fare lobbismo per altre sanzioni contro l’Iran”.

Un titolo surreale, ma reale. E abbiamo anche appreso che Fabius è stato informato che, se la Francia non avesse sabotato le trattative, Israele avrebbe attaccato l’Iran (un bluff?)

http://www.timesofisrael.com/?p=744462

Questa faccenda non ha però NULLA a che vedere con gli EBREI. Ci sono importanti esponenti della comunità ebraica americana all’interno dell’amministrazione Obama che si oppongono alle politiche di Netanyahu. Il problema è il sionismo e il modo in cui viene usato da certi interessi forti transnazionali per ricavarne lauti profitti a spese del genere umano.

A differenza delle potenze occidentali, l’Iran ha rispettato integralmente i protocolli contro la proliferazione nucleare (anche se poteva legalmente abbandonare il Trattato di non-proliferazione nucleare), l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, la CIA e il Mossad (!!!) hanno ribadito che non esiste alcuna evidenza di un programma atomico militare iraniano, un programma atomico civile è perfettamente legale e le aperture iraniane erano state prese sul serio dalla Casa Bianca, da Bruxelles e da Berlino.

Anche perché il ministro degli esteri iraniano aveva lealmente contribuito a salvare la faccia di Obama nell’affare della linea rossa in Siria, prima del voto del Congresso.

Washington e Mosca non vogliono assolutamente farsi coinvolgere nell’ennesimo conflitto medio – orientale voluto da Israele e dalle petromonarchie, ma Parigi ha detto “non”. Si badi bene, la volta precedente è toccato a Londra e così sarà la prossima volta. Stanno equamente dividendosi il fardello del disprezzo del mondo.

La Francia, la potenza nucleare che ha fornito ad Israele il know-how per creare il suo arsenale atomico, non ha più una politica estera indipendente e obbedisce servilmente alla volontà di Israele e dei munifici emiri del Golfo – sì, sto insinuando: Hollande ha in programma una visita in Israele tra qualche giorno e “il principe Bandar avrebbe espresso loro l’intenzione di ridurre la cooperazione con gli Stati Uniti nelle operazioni volte a sostenere i ribelli siriani, rafforzandola invece con altri paesi, tra cui Giordania e Francia”.

http://www.ilmondo.it/esteri/2013-10-23/wsj-riad-pronta-ad-abbandonare-usa-protesta-siria-iran_347336.shtml

http://www.emptywheel.net/2013/11/09/after-reportedly-being-offered-saudi-weapons-sales-france-blows-up-iran-deal/

Sembra di essere tornati ai tempi di Pierre Laval.

Fabius avrebbe fatto naufragare qualunque accordo e continuerà a cercare di silurare le trattative. Il governo “socialista” francese, vigorosamente detestato dall’opinione pubblica francese come nessun altro prima, è un’onta per la storia del socialismo e una minaccia per la stabilità mondiale e per gli interessi italiani ed europei. Poiché, a parte gli inglesi, gli altri paesi europei si sono dissociati dalle posizioni francesi, la prossima mossa, se avessimo dei leader con la spina dorsale e non corrotti o ricattati con le intercettazioni, sarebbe quella di isolare la Francia all’interno dell’Unione Europea. Non succederà, perché questa è la classe dirigente peggiore del dopoguerra.

Nel frattempo il Consiglio Nazionale Siriano ammette di non avere più alcun controllo sui combattenti in Siria. Anche se volesse perseguire delle trattative con Assad la sua volontà sarebbe ignorata – la Siria sta diventando l’ennesimo Afghanistan

http://disquietreservations.blogspot.it/2013/11/update-on-syria-syrian-national.html

I sauditi non sono interessati a un semplice cambio di regime in Siria, ma allo smantellamento di una società eterogenea, laica e tollerante per istituire al suo posto un qualcosa di reazionario, particolarista, integralista, balcanizzato e settario che è arduo chiamare società.

Se Israele e i sauditi avversano le politiche mediorientali di Obama e Kerry significa che queste ultime sono essenzialmente positive per tutti. Forse è uno di quei casi in cui gli interessi statunitensi possono vagamente coincidere con quelli del mondo (magari anche solo come “meno peggio” e “male minore”).

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Torio per un Mondo Nuovo

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La meravigliosa energia atomica è stata usata per distruggere, oppure senza garantire dei ragionevoli margini di sicurezza (es. centrali costruite su faglie sismiche attive, come ad Oi, in Giappone).

Ora è tempo di passare dallo stadio embrionale alla maturità e questo non potrà avvenire finché il paradigma dell’uranio impedirà l’affermarsi dell’era del torio che comporta un rischio molto minore, se non nullo, di proliferazione nucleare, annulla la possibilità di una fusione del nocciolo (meltdown), smaltisce le scorie radioattive che non sappiamo ancora dove sistemare generando energia nel farlo (!), decade in poche centinaia di anni invece delle decine di migliaia del materiale usato oggi, è più abbondante dell’uranio ed ha un’altissima resa.

Rubbia spiega il torio

Questo metallo leggermente radioattivo, scoperto nel 1828 dal chimico svedese Jons Jakob Berzelius e che prende il nome dal dio Thor, ha il potenziale di rivoluzionare completamente l’evoluzione della civiltà umana, da un punto di vista economico, sociale e culturale, emancipando la nostra specie dal materialismo, dalla lotta per le risorse, dal soggiogamento a mestieri spiacevoli o umilianti, dalla miseria e dall’austerità indotta da scaltre strategie di profitto basate su una falsa scarsità di risorse.

Lo sfruttamento del torio, sviluppato negli anni Sessanta e Settanta, è stato ostacolato da tutti quegli interessi legati allo sfruttamento dei combustibili fossili e che ora cercano di rifarsi un nome “verde”, pur sapendo che per molte generazioni le energie rinnovabili, senza dubbio fondamentali, saranno insufficienti per i nostri bisogni e soprattutto per riscattare dalla miseria milioni di esseri umani del terzo e quarto mondo.

I cittadini tedeschi stanno ora facendo i conti, dolorosamente, con le scelte populistiche e scellerate dei loro governanti:

http://qualenergia.it/articoli/20120904-la-germania-tra-carbone-e-caro-bolletta-da-rinnovabili

Energie rinnovabili e reattori al torio [LFTR – Liquid Fluoride Thorium Reactor] possono e devono procedere mano nella mano, fino all’avvento della fusione nucleare. Si possono amare allo stesso tempo l’energia “verde” e l’energia nucleare senza dover scegliere tra “mamma” e “papà” e senza che i tifosi dell’una insultino quelli dell’altra, quando invece dovrebbero essere alleati, nel nome di una verità inoppugnabile: E = mc2

Mentre l’infame Nixon tagliava le gambe alla ricerca sul torio negli Stati Uniti, Francia, Canada, Cina ed India hanno continuato su questa strada promettente e siamo vicini alla sua applicazione:

http://www.newscientist.com/article/mg21628905.600-indias-thoriumbased-nuclear-dream-inches-closer.html

L’Italia dovrebbero fare la sua parte, seguendo l’esempio del Nobel Carlo Rubbia, uno dei suoi massimi promotori e di tanti ecologisti pro-torio:

http://www.greenme.it/informarsi/ambiente/4476-centrali-nucleari-le-5-ragioni-di-rubbia-per-sostituire-luranio-con-il-torio

http://www.greenstyle.it/centrali-nucleari-al-torio-vantaggi-e-svantaggi-2528.html#ixzz2NQHh0oat

http://www.ecoblog.it/post/13583/lindia-progetta-un-nucleare-piu-sicuro-con-il-torio

 

Perfino tra i grillini ci sono dei sostenitori

http://www.beppegrillo.it/listeciviche/forum/2013/02/nucleare-sicuro-col-torio-parola-di-carlo-rubbia.html

Il successo dello sfruttamento del ciclo del torio metterebbe fuori gioco Chevron, BP, ExxonMobil, ecc. che hanno lucrato sulla menzogna del picco del petrolio (scarsità artificiale = estorsione):

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/12/la-colossale-menzogna-delle-guerre-per-il-petrolio/

Le loro azioni crollerebbero, il loro dominio sull’economia e la geopolitica mondiale terminerebbe. Le centrali a carbone sarebbero un ricordo del passato, così come il fracking con i suoi rischi sismici

http://it.wikipedia.org/wiki/Fratturazione_idraulica

Il prezzo del gas naturale declinerebbe stabilmente.

Addirittura, le navi da trasporto, che consumano il 20-30% del petrolio impiegato nel mondo, potrebbero essere equipaggiate con dei mini reattori LFTR.

Il dollaro, agganciato al petrolio, collasserebbe, e con lui l’egemonia della NATO e dell’OPEC sul mondo.

La Cina non sarebbe più costretta a dipendere dalle importazioni americane per poter acquistare il petrolio saudita (teocrazia militarista alleata con gli USA e con Israele).
Le guerre in Iraq, Afghanistan e Libia, infatti, non erano per controllare il petrolio (gli USA saranno presto il maggior produttore mondiale di petrolio), ma per impedire alla Cina di accedere alle riserve medio-orientali ed africane e possibilmente spingerla a cercare miglior fortuna in aree strategiche per la Russia (divide et impera). Cosa penserebbero gli Americani se scoprissero che le ingentissime spese militari del Pentagono che li hanno indebitati fino al collo non servono a tener basso il prezzo dell’energia e della benzina negli Stati Uniti, ma unicamente a sabotare la Cina, inimicandosela sempre di più?

Occorre capire che il paradigma della scarsità delle risorse è l’architrave del sistema oligarchico mondiale. Quelle poche migliaia di individui (la stima era di 8000 circa persone e 147 imprese/banche) che controllano la finanza e la politica, non avrebbero alcuna chance in un regime di abbondanza energetica

 

PROLIFERAZIONE NUCLEARE (LA GUERRA AL TERRORE FA UN’ALTRA VITTIMA: LA SCIENZA)

Già nel 2005 i massimi specialisti mondiali di proliferazione nucleare (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) avevano mostrato che il rischio è molto inferiore rispetto ai reattori ad uranio:

http://www-pub.iaea.org/mtcd/publications/pdf/te_1450_web.pdf

Robert Hargraves e Ralph Moir “Liquid Fluoride Thorium Reactors” (American Scientist July–August 2010) hanno ribadito che il rischio è inferiore per le seguenti ragioni:

Un reattore commerciale produrrà uranio quel tanto che basta per alimentare la produzione di energia. Qualunque sottrazione fermerebbe il reattore, avvisando le autorità di una violazione, con blocco immediato delle uscite.

Certamente dei terroristi non potrebbero rubare dall’interno di un reattore sigillato U-233 disciolto in una soluzione di sale fuso [i reattori a sale fuso che utilizzano torio liquido come combustibile sono la soluzione tecnica ideale per lo sfruttamento del torio, NdT] con prodotti di fissione letalmente radioattivi.

Il protocollo di sicurezza dell’agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) richiederebbe rigidi controlli, la contabilizzazione di tutto il materiale nucleare, la sorveglianza ed ispezioni meticolose.

È concepibile che una nazione o gruppo rivoluzionario possano espellere gli osservatori dell’AIEA, fermare il reattore torio e tentare di rimuovere l’U-233. Ma servirebbero ingegneri particolarmente capaci per alterare le apparecchiature di fluorurazione e separare l’uranio dal sale.

In ogni caso, l’U-233 è una pessima scelta per chi vuole creare un’arma nucleare perché gli stessi neutroni che lo producono, generano anche l’U-232, altamente contaminante e facilmente individuabile per la sua fortissima radioattività, migliaia di volte maggiore di quella del “normale” plutonio.

L’esposizione all’U-232 renderebbe probabile la morte dell’eventuale terrorista o malintenzionato entro 72 ore. Questo isotopo di uranio non può essere rimosso chimicamente ed una separazione tramite centrifuga contaminerebbe irreparabilmente il dispositivo.

Inoltre l’uso del torio porterebbe allo smantellamento degli impianti di arricchimento dell’U-235, dal quale si può effettivamente ricavare materiale radioattivo impiegabile per azioni terroristiche.

I due scienziati concludono: “Questa fonte di energia è più conveniente del carbone, può aumentare la prosperità e può ridurre il rischio di guerre per le risorse.

http://www.americanscientist.org/issues/pub/2010/5/a-thorium-future

FONTI

http://www.amazon.com/SuperFuel-Thorium-Energy-Source-Future/dp/0230116477

http://www.amazon.com/THORIUM-energy-cheaper-than-coal/dp/1478161299/ref=pd_bxgy_b_text_y

Is there a safer future for nuclear? Dr Geoff Parks, Cambridge University, June 2012

Safer nuclear – let the thorium debate begin, SmartPlanet, May 2012

New Life for Forgotten Fuel, FT Magazine, September 2011

The Nuclear Renaissance?, BBC Business Daily, September 2011

Thor Forges Safer Nuclear Power, The Sunday Times (PDF 1.6 Mb)

Thorium: the Element that Could Power our Future, Wired.co.uk, September 2011

Safer nuclear does exist, The Telegraph, August 2011

Why thorium nuclear power shouldn’t be written off, Bryony Worthington, The Guardian, July 2011

Uranium is so last century – enter thorium, the green nuke, Wired, December 2009

Perché la locomotiva sionista non si può più fermare

“La finestra non è chiusa per gli Israeliani, se decidono di agire militarmente per proprio conto. Io non delegherei la mia sicurezza a chiunque, neppure ad un fedele, leale, fidato amico come gli Stati Uniti”.

Joe Biden, vicepresidente degli Stati Uniti, 9 maggio 2012

http://electad.com/video/joe-biden-addresses-the-rabbinical-assembly-convention-atlanta-georgia-may-8-2012/

TRADUZIONE: so che attaccherete, fate pure, gli Americani non si lasceranno coinvolgere, ma neppure cercheranno di fermarvi. Pilato redivivo.

Juan Cole (Richard P. Mitchell Collegiate Professor of History at the University of Michigan) pensa che proprio questo grande inciucio nel governo israeliano allontanerà la guerra, perché il nuovo gabinetto sarà più moderato:

http://www.juancole.com/2012/05/new-israeli-government-likely-wont-launch-iran-attack.html

Penso sia troppo ottimista: la supermaggioranza serve a Netanyahu per restare in sella se l’attacco non va in porto e per mettere con le spalle al muro gli ultraortodossi sulla questione della leva militare, che per legge esclude i giovani ultraortodossi, appunto.

http://www.google.com/hostednews/ap/article/ALeqM5i1S8ozYEoy_P7SCMT1fYk_Ko6sCw?docId=84765b0f91f34316901b7387ace38656

Il che mi fa pensare che Netanyahu abbia in mente una mobilitazione di massa, nessun ebreo israeliano escluso.

Per di più stanno per cambiare la legge sulla leva ed è possibile che vogliano introdurre il servizio (militare o civile) obbligatorio anche per gli Israeliani arabi:

http://www.haaretz.com/opinion/how-to-draft-israeli-arabs-into-national-service-1.429644

Queste riforme sembrano concepite per sostenere uno sforzo bellico senza precedenti.

Krauthammer editorialista sionista al Washington Post paragona questo momento al 1967, quando Israele, assediato trionfò contro i suoi nemici e, da insider, spiega che “Netanyahu sta creando il presupposto politico per un attacco preventivo”

http://www.washingtonpost.com/opinions/echoes-of-67-israel-unites/2012/05/10/gIQA9tUaGU_story.html?tid=pm_opinions_pop

In un certo senso non ha torto: la fratellanza musulmana non è ancora al governo in Egitto, la Siria è destabilizzata, i Palestinesi umiliati, Obama cerca la rielezione, il consigliere di Hollande è Julien Dray, un sionista sfegatato, l’Europa in ogni caso è nei guai e ha altro a cui pensare. Questo è il momento giusto, se uno vuole suicidarsi senza troppi impedimenti.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha esortato le potenze occidentali a dare un ultimatum all’Iran sul suo programma nucleare. Netanyahu ha avvertito che Israele considererà soddisfacente l’esito dei prossimi negoziati con l’Iran solo se quest’ultimo verrà costretto ad accettare una completa cessazione del suo programma di arricchimento dell’uranio entro un tempo dettagliatamente stabilito. […]. Secondo fonti israeliane il premier dello stato ebraico avrebbe richiesto alle potenze occidentali di costringere l’Iran a smantellare il suo centro militare di Fordo, dove l’intelligence israeliana ritiene che Teheran stia arricchendo uranio per la costruzione di una bomba, e trasferire tutto lo stock di uranio già affinato fuori dal paese. […].

Israele, preoccupato dalla apparente debolezza dell’amministrazione americana, desiderosa di evitare una crisi militare nella regione a pochi mesi dalle elezioni presidenziali di novembre, ha più volte espresso l’intenzione di risolvere la questione attraverso l’opzione militare che consisterebbe nell’attaccare le strutture nucleari iraniane prima che queste entrino in una “zona di immunità”.

Lo scorso febbraio il ministro della difesa israeliano, Ehud Barak aveva avvertito che Israele avrebbe agito se si fosse materializzato il sospetto che l’Iran stesse tentando di trasferire il suo programma nucleare in siti militari sotterranei al riparo da eventuali bombardamenti aerei.

Gli Stati Uniti hanno esortato Israele a non utilizzare la forza militare per risolvere la questione chiedendo invece allo stato ebraico più tempo per far lavorare la diplomazia internazionale unita alla pressione economica per convincere l’Iran a fermare il suo programma nucleare.

Israele teme però che la Casa Bianca sia pronta a fare numerose concessioni alla leadership iraniana pur di evitare di essere coinvolta in una guerra regionale che avrebbe serie ripercussioni sui prezzi energetici globali.

L’Iran possiede enormi riserve di petrolio e gas e si affaccia inoltre sullo stretto di Hormuz dove ogni giorno transita 1/3 del fabbisogno di greggio mondiale. In passato Teheran ha avvertito che in caso di attacco contro le sue strutture nucleari bloccherà il transito del vitale stretto marittimo causando in questo modo un repentino aumento dei prezzi petroliferi.

Da pochi giorni il governo israeliano è stato rafforzato dall’adesione nella maggioranza di Kadima, il principale partito d’opposizione nel paese. La mossa ha suscitato le preoccupazioni degli analisti che temono che la creazione di un governo di unità nazionale sia il preludio ad un attacco israeliano contro la Repubblica Islamica. 

http://it.ibtimes.com/articles/29419/20120510/iran-israele-guerra-medio-oriente-bomba-atomica-nucleari-blitz-diplomazia-sanzioni.htm

l’Unione europea ha affermato che Teheran ”deve sospendere” le sue attività di arricchimento dell’uranio

http://www.blitzquotidiano.it/politica-mondiale/nucleare-in-iran-usa-e-ue-chiedono-passi-concreti-subito-1219679/

La Casa Bianca sarebbe pronta ad accettare un proseguimento del programma nucleare iraniano se Teheran accettera’ a sua volta rigidi controlli e misure draconiane da parte della comunita’ internazionale, per impedire che la Repubblica islamica costruisca armi atomiche. E’ quanto scrive il Los Angeles Times citando fonti anonime dell’amministrazione Obama. La decisione sarebbe maturata visti gli scarsi risultati ottenuti con l’attuale strategia, quella di porre come unica condizione la sospensione del programma nucleare iraniano. Condizione che probabilmente Teheran non accetterà mai. E di questo oramai si sarebbero convinti non solo i responsabili americani ma anche quelli di molti altri Paesi europei. Per questo – scrive il Los Angeles Times – gli Stati Uniti potrebbero essere d’accordo sul consentire all’Iran di proseguire con l’arricchimento dell’uranio, a patto che questo avvenga sotto la lente internazionale.

http://www.blitzquotidiano.it/politica-mondiale/iran-obama-potrebbe-dire-si-al-programma-nucleare-limitato-1210021/

funzionari occidentali hanno espresso nei giorni scorsi la paura che l’Iran stia lavorando per nascondere le prove che dimostrerebbero il lato militare del suo programma nucleare prima che gli ispettori internazionali dell’AIEA visitino i siti sospetti nel paese.

http://it.ibtimes.com/articles/29419/20120510/iran-israele-guerra-medio-oriente-bomba-atomica-nucleari-blitz-diplomazia-sanzioni.htm

Compaiono foto satellitari (pessime) pubblicate da un think tank di Washington

http://www.isisnucleariran.org/assets/pdf/parchin_activity_8may2012.pdf

che dovrebbero dimostrare che l’Iran sta cercando di nascondere la reale natura del suo programma nucleare:

http://online.wsj.com/article/SB10001424052702304543904577394451559181844.html#

Il think tank afferma che i rivoli d’acqua possono essere il risultato di un tentativo di ripulire il sito. Ma quali specialisti userebbero getti d’acqua per rimuovere materiale radioattivo?

Sono foto di un sito missilistico (Parchin) e non nucleare, e pertanto non soggetto ad un alcun obbligo di ispezione. Ciò nonostante l’Iran ha permesso agli ispettori di visitarlo e la perlustrazione non ha prodotto alcun risultato.

Un commentatore nota il parallelo con le foto satellitari delle armi di distruzione di massa irachene (che non esistevano)

Ancora a fine gennaio il suddetto think tank escludeva categoricamente che l’Iran potesse essere in grado di produrre armi atomiche

http://www.reuters.com/article/2012/01/26/us-usa-iran-nuclear-idUSTRE80P05X20120126

Un ispettore sudcoreano della IAEA muore in un incidente in Iran

http://italian.irib.ir/featured/item/106767-iran,-morto-ispettore-aiea-in-un-incidente-stradale-condoglianze-di-teheran

Hillary Clinton continua a dichiarare che l’Iran è una minaccia per Israele

http://www.ndtv.com/article/india/ndtv-exclusive-hillary-clinton-on-fdi-mamata-outsourcing-and-hafiz-saeed-full-transcript-207593

anche se CIA e Mossad lo escludono:

http://it.ibtimes.com/articles/28054/20120318/cia-mossad-iran-usa-israele-bomba-atomica.htm

Qui ho raccolto le news sui preparativi per la guerra (incluso l’Egitto) fino all’8 maggio

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/09/il-dado-e-tratto-pronti-alla-guerra-attenti-via/

Qui le dichiarazioni dell’ufficiale israeliano che è pronto ad invadere il Libano:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/10/muoia-sansone-con-tutti-i-filistei-israele-si-appresta-a-trascinare-a-fondo-tutti-i-vicini-arabi/

Qui le ipotesi di chi, sulla base di un lapsus di un generale russo, pensa che l’Iran abbia già l’arma atomica (comprata) e ne stia sviluppando una sua (con ovvie conseguenze per Ebrei e Palestinesi, in caso di rappresaglia): Una domanda che non ha ricevuto risposta. Perché l’Iran continua a far sapere a tutti i progressi del suo programma nucleare? Non sembra esserci alcun motivo per far sapere al mondo esattamente a che punto sono e dove stanno facendo quel che fanno. A meno che non sia un’esca per l’Occidente e per Israele. Questi annunci sono dunque delle provocazioni? Vogliono che l’Occidente faccia la prima mossa? Ci piacerebbe credere che siano davvero stupidi nel rivelare al mondo che cosa stanno facendo, ma non siamo così ingenui. Dove c’è un’esca c’è sempre una trappola, o un amo. C’è qualcuno al di sopra di loro che sta tirando le cordicelle e sta usando l’Iran come un’esca, un richiamo? [Lettore di Haaretz]

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/24/e-se-liran-avesse-gia-latomica-osservazioni-sconvenienti-sullarmageddon-che-verra/

Un “gioco di guerra”, ossia una simulazione strategica del Pentagono, ha mostrato che un attacco israeliano all’Iran scatenerebbe una guerra regionale più e ampia che potrebbe coinvolgere gli Stati Uniti, se gli Iraniani lanciassero i loro missili contro le numerose navi da guerra americane stazionate nel Golfo Persico, causando la morte di centinaia di soldati americani. A quel punto partirebbe la rappresaglia degli USA contro i siti nucleari iraniani, completando l’opera dell’aviazione israeliana, che non è in grado di fare tutto da sola [in realtà è tutto da dimostrare che l’aviazione riesca anche solo a scalfire il programma nucleare iraniano senza perdere gran parte degli aerei inviati, NdR]. In ogni caso il programma atomico sarebbe ritardato di solo un paio di anni, salvo un impegno americano ancora più massiccio, che dovrebbe essere autorizzato da Obama.

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/22/il-new-york-times-prepara-il-terreno-per-il-prossimo-11-settembre-dove-sono-kennedy-e-kruscev-quando-ne-hai-bisogno/

La dimostrazione che tutto questo fa parte di un gioco molto più grande di quel che si creda: “Una partita che raramente si gioca con le armi, ma quasi sempre attraverso il soft power, con quei metodi che una volta la CIA chiamava di “destabilizzazione” e che possono comprendere politiche commerciali ostili, campagne mediatiche per creare isolamento internazionale e sostegno a rivolte interne fino all’appoggio dei ribelli per il rovesciamento dei paesi “scomodi”.

Alfredo Macchi, inviato di Mediaset

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/11/rivoluzioni-colorate-e-primavere-araba-preludio-alla-terza-guerra-mondiale/

“Vladimir Putin, neo presidente della Federazione Russa, fa sapere che non si recherà negli Stati Uniti per il G8 in programma il 18 e 19 maggio a Camp David, residenza presidenziale nel Maryland. Sarà invece presente, al posto di Putin, il primo ministro (ex Capo di Stato) Dmitri Medvedev. La motivazione ufficiale presentata dal Cremlino è che Vladimir Putin sarebbe troppo impegnato a formare il nuovo esecutivo, anche se qualcuno comincia a sollevare i primi dubbi. Non c’è infatti solo il cambio di Putin con Medvedev ma anche lo spostamento della sede del G8, che da Chicago nel mese di marzo è stato spostato, appunto, a Camp David. La Casa Bianca spiegò tale decisione sottolienando che nella residenza presidenziale nel Maryland i capi di Stato e di governo avrebbero trovato un “ambiente più intimo” per discutere su “problemi economici, di politica e di sicurezza”. Le notizie insistenti su possibili “disordini o altro incidente di sicurezza nazionale” nel corso del vertice della NATO che si terrà a ridosso del G8, ma a Chicago (il 20 e 21 maggio), a cui parteciperà anche la Russia per discutere del futuro dell’Alleanza atlantica, potrebbe infatti far pensare ad una “ritirata strategica” di Putin. A Chicago, infatti, sarebbe pronto un piano segreto per far evacuare la città in caso di chissà quale attacco, come svelerebbe una email inviata alla Croce Rossa americana. Vladimir Putin fa quindi sapere che incontrerà il Presidente Barack Obama non prima del 17 giugno, in occasione del G20 a Los Cabos, in Messico”.

http://www.mainfatti.it/Vladimir-Putin/Putin-rinuncia-al-G8-e-a-summit-NATO-Chicago-sara-veramente-evacuata_043651033.htm

Conferma ufficiale degli allarmi riguardanti il summit di Chicago

http://chicago.cbslocal.com/2012/04/29/nato-summit-security-chicago/

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