Israele, la destabilizzazione del Medio Oriente ed il neonazismo

Una dopo l’altra, le nazioni e regioni che circondano Israele sono state destabilizzate.

La Siria da metà marzo del 2011, il Sinai negli ultimi mesi, il Libano nelle ultime settimane e presto anche l’Egitto.
Il Washington Post ha spianato la strada all’intervento NATO in Siria citando il classico pretesto delle armi di distruzione di massa (gas nervino in possesso del regime siriano) da porre sotto controllo.
Ma ci possono essere mille pretesti per intervenire.
Carichi di armi provenienti dalla Libia sono stati intercettati nella zona di Tripoli (la Tripoli libanese, quella che la CNN ha scambiato per la Tripoli libica, in un errore che è quasi un lapsus freudiano o una profezia avverata), un distretto con un aeroporto in disuso e a distanza strategica da Tartus, il porto siriano che Assad ha concesso alla flotta russa.
Comprensibilmente Medvedev ha avvertito che le ingerenze NATO in questioni regionali sono sempre a rischio di scatenare guerre internazionali e, nel contesto medio-orientale, conflitti termonucleari.

Intanto i sionisti americani preparano il terreno per l’occupazione israeliana del Sinai, ossia per una guerra con l’Egitto

E Netanyahu chiede al mondo di intervenire contro Iran, Siria ed Hezbollah

La differenza è che in Libia non ci si è mai avvicinati ad una guerra NATO-Russia, in Siria-Libano sarà un risvolto quasi inevitabile e non è tra l’altro per niente chiaro perché la NATO debba coltivare l’alleanza anti-Assad con Arabia Saudita e Qatar, due regimi se possibili ancora più autoritari di quello di Assad e pronti ad intervenire nei paesi confinanti (es. Bahrein, che sta per essere annesso all’Arabia Saudita) per sopprimere con la forza le proteste popolari pro-democrazia.

Occorre tenere sempre a mente che, da Ben Gurion, a Sharon, a Netanyahu l’obiettivo è sempre rimasto quello della restaurazione del Regno di Davide e Salomone, ossia di un’invenzione. Come si scende a compromessi con un mito etnico, con una fantasia maniacale che implicherebbe l’edificazione di una Sparta giudea, con i Palestinesi come iloti (e i lavori sono in stato avanzato: Gerusalemme è in via di giudaizzazione)?

Ricordiamoci sempre che Benjamin Netanyahu, nel 2003, affermava che se gli Arabi fossero arrivati a costituire il 40% della popolazione di Israele sarebbe stata la fine dello stato giudeo. “Ma anche il 20% è un problema e se le relazioni con questo 20% diventano problematiche, lo stato è autorizzato a prendere misure drastiche”.

Ecco, il problema è arrivato.

“Un piccolo, ma essenziale, terremoto demografico è in corso tra la costa del Mediterraneo orientale e il fiume Giordano, nell’area che, secondo i punti di vista, si può chiamare ‘Palestina storica’ o ‘Grande Israele’. A fine dicembre, i due uffici nazionali di statistica, quello dell’Autorità nazionale palestinese e quello di Israele, hanno pubblicato i risultati annuali dell’andamento demografico. E ci sono diverse sorprese. […]. «Il numero dei palestinesi nella Palestina storica, alla fine del 2011, era di 5,6 milioni. Il numero degli ebrei nella Palestina storica era di 5,8 (100 mila in meno rispetto ai dati del censimento israeliano, ndr). Basandosi sulle stime del Dipartimento di statistica israeliano per il 2012, il numero di palestinesi ed ebrei sarà di 6,3 milioni ciascuno per la fine del 2015, se i tassi di crescita attuali rimangono invariati. Tuttavia, il numero dei palestinesi nella Palestina storica arriverà a 7,2 milioni entro la fine del 2020, rispetto a 6,8 milioni di ebrei».

Netanyahu vuole la guerra con l’Iran per questa ragione, non certo per la bomba. La bomba è un pretesto.

Mi piacerebbe che i sionisti italiani (e non solo) si andassero a leggere “Come i nazisti hanno vinto la guerra“, un’intervista a Kevin MacDonald, regista di un terribile ed importante documentario (“Il nemico del mio nemico. Cia, nazisti e Guerra Fredda) su come i nazisti sono riusciti a riciclarsi ed infiltrarsi nelle democrazie occidentali, specialmente nella CIA (cf. Reinhard Gehlen – Allen Dulles) conservando una forte influenza anche dopo la fine della Guerra Fredda (furono direttamente coinvolti nell’uccisione di Che Guevara, nell’operazione Stay Behind / Gladio e nell’operazione Condor)

La sinistra filosionista potrebbe anche leggersi “I nazisti che hanno vinto: le brillanti carriere delle SS nel dopoguerra” di Fabrizio Calvi. Casale Monferrato (AL): Piemme, 2007.

Sui rapporti tra i nazisti e la famiglia Bush

http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/la-famiglia-bush-e-il-terzo-reich.html

Sull’omicidio Kennedy e Allen Dulles:

http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/arduo-da-vedere-illato-oscuro-e.html

Mi stupisce che così pochi sionisti e difensori della causa palestinese siano al corrente di quel che è successo DOPO l’Olocausto, in Occidente.
Se l’avessero fatto ora non staremmo a parlare di Israeliani contro Palestinesi ma di come la minaccia esistenziale per Israele e la Palestina sia più reale che mai ma non provenga dall’Iran o dagli Arabi.

Netanyahu non si rende minimamente conto dell’effetto domino che sta per scatenare con le sue strategie destabilizzatrici (nonostante gli avvertimenti del Mossad).
L’antisemitismo arabo è uno scherzo rispetto a quello di certi ambienti molto influenti che non attendono altro che un errore israeliano per passare alla fase 2, quando l’opinione pubblica internazionale entrerà in una fase di funesta israelofobia

Gli unici che potrebbero beneficiare di questo sarebbero Israele e i Sauditi…Israele e Arabia Saudita sono nemici molto più pericolosi degli Iraniani. Il congresso è maniacalmente fissato con la guerra con l’Iran … Ascoltate il senatore Graham, il senatore McCain e Joe Lieberman … sono controllati dagli Israeliani… i Sauditi sono molto influenti e perciò quando osservate questo tipo di cose vi dovete sempre chiedere chi trarrebbe vantaggio dalla guerra? Ad Israeliani e Sauditi piacerebbe vedere i nostri soldi e i nostri giovani uomini e donne essere uccisi combattendo contro i loro nemici in Iran.

Michael Scheuer, ex agente della CIA ed ora storico alla Georgetown University
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/24/e-se-liran-avesse-gia-latomica-osservazioni-sconvenienti-sullarmageddon-che-verra/

Sarebbe ora che molti sionisti si rendessero conto che alcuni tra i loro critici più tenaci stanno tentato di salvare loro la pelle (e quella dei Palestinesi).

Perché la locomotiva sionista non si può più fermare

“La finestra non è chiusa per gli Israeliani, se decidono di agire militarmente per proprio conto. Io non delegherei la mia sicurezza a chiunque, neppure ad un fedele, leale, fidato amico come gli Stati Uniti”.

Joe Biden, vicepresidente degli Stati Uniti, 9 maggio 2012

http://electad.com/video/joe-biden-addresses-the-rabbinical-assembly-convention-atlanta-georgia-may-8-2012/

TRADUZIONE: so che attaccherete, fate pure, gli Americani non si lasceranno coinvolgere, ma neppure cercheranno di fermarvi. Pilato redivivo.

Juan Cole (Richard P. Mitchell Collegiate Professor of History at the University of Michigan) pensa che proprio questo grande inciucio nel governo israeliano allontanerà la guerra, perché il nuovo gabinetto sarà più moderato:

http://www.juancole.com/2012/05/new-israeli-government-likely-wont-launch-iran-attack.html

Penso sia troppo ottimista: la supermaggioranza serve a Netanyahu per restare in sella se l’attacco non va in porto e per mettere con le spalle al muro gli ultraortodossi sulla questione della leva militare, che per legge esclude i giovani ultraortodossi, appunto.

http://www.google.com/hostednews/ap/article/ALeqM5i1S8ozYEoy_P7SCMT1fYk_Ko6sCw?docId=84765b0f91f34316901b7387ace38656

Il che mi fa pensare che Netanyahu abbia in mente una mobilitazione di massa, nessun ebreo israeliano escluso.

Per di più stanno per cambiare la legge sulla leva ed è possibile che vogliano introdurre il servizio (militare o civile) obbligatorio anche per gli Israeliani arabi:

http://www.haaretz.com/opinion/how-to-draft-israeli-arabs-into-national-service-1.429644

Queste riforme sembrano concepite per sostenere uno sforzo bellico senza precedenti.

Krauthammer editorialista sionista al Washington Post paragona questo momento al 1967, quando Israele, assediato trionfò contro i suoi nemici e, da insider, spiega che “Netanyahu sta creando il presupposto politico per un attacco preventivo”

http://www.washingtonpost.com/opinions/echoes-of-67-israel-unites/2012/05/10/gIQA9tUaGU_story.html?tid=pm_opinions_pop

In un certo senso non ha torto: la fratellanza musulmana non è ancora al governo in Egitto, la Siria è destabilizzata, i Palestinesi umiliati, Obama cerca la rielezione, il consigliere di Hollande è Julien Dray, un sionista sfegatato, l’Europa in ogni caso è nei guai e ha altro a cui pensare. Questo è il momento giusto, se uno vuole suicidarsi senza troppi impedimenti.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha esortato le potenze occidentali a dare un ultimatum all’Iran sul suo programma nucleare. Netanyahu ha avvertito che Israele considererà soddisfacente l’esito dei prossimi negoziati con l’Iran solo se quest’ultimo verrà costretto ad accettare una completa cessazione del suo programma di arricchimento dell’uranio entro un tempo dettagliatamente stabilito. […]. Secondo fonti israeliane il premier dello stato ebraico avrebbe richiesto alle potenze occidentali di costringere l’Iran a smantellare il suo centro militare di Fordo, dove l’intelligence israeliana ritiene che Teheran stia arricchendo uranio per la costruzione di una bomba, e trasferire tutto lo stock di uranio già affinato fuori dal paese. […].

Israele, preoccupato dalla apparente debolezza dell’amministrazione americana, desiderosa di evitare una crisi militare nella regione a pochi mesi dalle elezioni presidenziali di novembre, ha più volte espresso l’intenzione di risolvere la questione attraverso l’opzione militare che consisterebbe nell’attaccare le strutture nucleari iraniane prima che queste entrino in una “zona di immunità”.

Lo scorso febbraio il ministro della difesa israeliano, Ehud Barak aveva avvertito che Israele avrebbe agito se si fosse materializzato il sospetto che l’Iran stesse tentando di trasferire il suo programma nucleare in siti militari sotterranei al riparo da eventuali bombardamenti aerei.

Gli Stati Uniti hanno esortato Israele a non utilizzare la forza militare per risolvere la questione chiedendo invece allo stato ebraico più tempo per far lavorare la diplomazia internazionale unita alla pressione economica per convincere l’Iran a fermare il suo programma nucleare.

Israele teme però che la Casa Bianca sia pronta a fare numerose concessioni alla leadership iraniana pur di evitare di essere coinvolta in una guerra regionale che avrebbe serie ripercussioni sui prezzi energetici globali.

L’Iran possiede enormi riserve di petrolio e gas e si affaccia inoltre sullo stretto di Hormuz dove ogni giorno transita 1/3 del fabbisogno di greggio mondiale. In passato Teheran ha avvertito che in caso di attacco contro le sue strutture nucleari bloccherà il transito del vitale stretto marittimo causando in questo modo un repentino aumento dei prezzi petroliferi.

Da pochi giorni il governo israeliano è stato rafforzato dall’adesione nella maggioranza di Kadima, il principale partito d’opposizione nel paese. La mossa ha suscitato le preoccupazioni degli analisti che temono che la creazione di un governo di unità nazionale sia il preludio ad un attacco israeliano contro la Repubblica Islamica. 

http://it.ibtimes.com/articles/29419/20120510/iran-israele-guerra-medio-oriente-bomba-atomica-nucleari-blitz-diplomazia-sanzioni.htm

l’Unione europea ha affermato che Teheran ”deve sospendere” le sue attività di arricchimento dell’uranio

http://www.blitzquotidiano.it/politica-mondiale/nucleare-in-iran-usa-e-ue-chiedono-passi-concreti-subito-1219679/

La Casa Bianca sarebbe pronta ad accettare un proseguimento del programma nucleare iraniano se Teheran accettera’ a sua volta rigidi controlli e misure draconiane da parte della comunita’ internazionale, per impedire che la Repubblica islamica costruisca armi atomiche. E’ quanto scrive il Los Angeles Times citando fonti anonime dell’amministrazione Obama. La decisione sarebbe maturata visti gli scarsi risultati ottenuti con l’attuale strategia, quella di porre come unica condizione la sospensione del programma nucleare iraniano. Condizione che probabilmente Teheran non accetterà mai. E di questo oramai si sarebbero convinti non solo i responsabili americani ma anche quelli di molti altri Paesi europei. Per questo – scrive il Los Angeles Times – gli Stati Uniti potrebbero essere d’accordo sul consentire all’Iran di proseguire con l’arricchimento dell’uranio, a patto che questo avvenga sotto la lente internazionale.

http://www.blitzquotidiano.it/politica-mondiale/iran-obama-potrebbe-dire-si-al-programma-nucleare-limitato-1210021/

funzionari occidentali hanno espresso nei giorni scorsi la paura che l’Iran stia lavorando per nascondere le prove che dimostrerebbero il lato militare del suo programma nucleare prima che gli ispettori internazionali dell’AIEA visitino i siti sospetti nel paese.

http://it.ibtimes.com/articles/29419/20120510/iran-israele-guerra-medio-oriente-bomba-atomica-nucleari-blitz-diplomazia-sanzioni.htm

Compaiono foto satellitari (pessime) pubblicate da un think tank di Washington

http://www.isisnucleariran.org/assets/pdf/parchin_activity_8may2012.pdf

che dovrebbero dimostrare che l’Iran sta cercando di nascondere la reale natura del suo programma nucleare:

http://online.wsj.com/article/SB10001424052702304543904577394451559181844.html#

Il think tank afferma che i rivoli d’acqua possono essere il risultato di un tentativo di ripulire il sito. Ma quali specialisti userebbero getti d’acqua per rimuovere materiale radioattivo?

Sono foto di un sito missilistico (Parchin) e non nucleare, e pertanto non soggetto ad un alcun obbligo di ispezione. Ciò nonostante l’Iran ha permesso agli ispettori di visitarlo e la perlustrazione non ha prodotto alcun risultato.

Un commentatore nota il parallelo con le foto satellitari delle armi di distruzione di massa irachene (che non esistevano)

Ancora a fine gennaio il suddetto think tank escludeva categoricamente che l’Iran potesse essere in grado di produrre armi atomiche

http://www.reuters.com/article/2012/01/26/us-usa-iran-nuclear-idUSTRE80P05X20120126

Un ispettore sudcoreano della IAEA muore in un incidente in Iran

http://italian.irib.ir/featured/item/106767-iran,-morto-ispettore-aiea-in-un-incidente-stradale-condoglianze-di-teheran

Hillary Clinton continua a dichiarare che l’Iran è una minaccia per Israele

http://www.ndtv.com/article/india/ndtv-exclusive-hillary-clinton-on-fdi-mamata-outsourcing-and-hafiz-saeed-full-transcript-207593

anche se CIA e Mossad lo escludono:

http://it.ibtimes.com/articles/28054/20120318/cia-mossad-iran-usa-israele-bomba-atomica.htm

Qui ho raccolto le news sui preparativi per la guerra (incluso l’Egitto) fino all’8 maggio

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/09/il-dado-e-tratto-pronti-alla-guerra-attenti-via/

Qui le dichiarazioni dell’ufficiale israeliano che è pronto ad invadere il Libano:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/10/muoia-sansone-con-tutti-i-filistei-israele-si-appresta-a-trascinare-a-fondo-tutti-i-vicini-arabi/

Qui le ipotesi di chi, sulla base di un lapsus di un generale russo, pensa che l’Iran abbia già l’arma atomica (comprata) e ne stia sviluppando una sua (con ovvie conseguenze per Ebrei e Palestinesi, in caso di rappresaglia): Una domanda che non ha ricevuto risposta. Perché l’Iran continua a far sapere a tutti i progressi del suo programma nucleare? Non sembra esserci alcun motivo per far sapere al mondo esattamente a che punto sono e dove stanno facendo quel che fanno. A meno che non sia un’esca per l’Occidente e per Israele. Questi annunci sono dunque delle provocazioni? Vogliono che l’Occidente faccia la prima mossa? Ci piacerebbe credere che siano davvero stupidi nel rivelare al mondo che cosa stanno facendo, ma non siamo così ingenui. Dove c’è un’esca c’è sempre una trappola, o un amo. C’è qualcuno al di sopra di loro che sta tirando le cordicelle e sta usando l’Iran come un’esca, un richiamo? [Lettore di Haaretz]

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/24/e-se-liran-avesse-gia-latomica-osservazioni-sconvenienti-sullarmageddon-che-verra/

Un “gioco di guerra”, ossia una simulazione strategica del Pentagono, ha mostrato che un attacco israeliano all’Iran scatenerebbe una guerra regionale più e ampia che potrebbe coinvolgere gli Stati Uniti, se gli Iraniani lanciassero i loro missili contro le numerose navi da guerra americane stazionate nel Golfo Persico, causando la morte di centinaia di soldati americani. A quel punto partirebbe la rappresaglia degli USA contro i siti nucleari iraniani, completando l’opera dell’aviazione israeliana, che non è in grado di fare tutto da sola [in realtà è tutto da dimostrare che l’aviazione riesca anche solo a scalfire il programma nucleare iraniano senza perdere gran parte degli aerei inviati, NdR]. In ogni caso il programma atomico sarebbe ritardato di solo un paio di anni, salvo un impegno americano ancora più massiccio, che dovrebbe essere autorizzato da Obama.

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/22/il-new-york-times-prepara-il-terreno-per-il-prossimo-11-settembre-dove-sono-kennedy-e-kruscev-quando-ne-hai-bisogno/

La dimostrazione che tutto questo fa parte di un gioco molto più grande di quel che si creda: “Una partita che raramente si gioca con le armi, ma quasi sempre attraverso il soft power, con quei metodi che una volta la CIA chiamava di “destabilizzazione” e che possono comprendere politiche commerciali ostili, campagne mediatiche per creare isolamento internazionale e sostegno a rivolte interne fino all’appoggio dei ribelli per il rovesciamento dei paesi “scomodi”.

Alfredo Macchi, inviato di Mediaset

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/11/rivoluzioni-colorate-e-primavere-araba-preludio-alla-terza-guerra-mondiale/

“Vladimir Putin, neo presidente della Federazione Russa, fa sapere che non si recherà negli Stati Uniti per il G8 in programma il 18 e 19 maggio a Camp David, residenza presidenziale nel Maryland. Sarà invece presente, al posto di Putin, il primo ministro (ex Capo di Stato) Dmitri Medvedev. La motivazione ufficiale presentata dal Cremlino è che Vladimir Putin sarebbe troppo impegnato a formare il nuovo esecutivo, anche se qualcuno comincia a sollevare i primi dubbi. Non c’è infatti solo il cambio di Putin con Medvedev ma anche lo spostamento della sede del G8, che da Chicago nel mese di marzo è stato spostato, appunto, a Camp David. La Casa Bianca spiegò tale decisione sottolienando che nella residenza presidenziale nel Maryland i capi di Stato e di governo avrebbero trovato un “ambiente più intimo” per discutere su “problemi economici, di politica e di sicurezza”. Le notizie insistenti su possibili “disordini o altro incidente di sicurezza nazionale” nel corso del vertice della NATO che si terrà a ridosso del G8, ma a Chicago (il 20 e 21 maggio), a cui parteciperà anche la Russia per discutere del futuro dell’Alleanza atlantica, potrebbe infatti far pensare ad una “ritirata strategica” di Putin. A Chicago, infatti, sarebbe pronto un piano segreto per far evacuare la città in caso di chissà quale attacco, come svelerebbe una email inviata alla Croce Rossa americana. Vladimir Putin fa quindi sapere che incontrerà il Presidente Barack Obama non prima del 17 giugno, in occasione del G20 a Los Cabos, in Messico”.

http://www.mainfatti.it/Vladimir-Putin/Putin-rinuncia-al-G8-e-a-summit-NATO-Chicago-sara-veramente-evacuata_043651033.htm

Conferma ufficiale degli allarmi riguardanti il summit di Chicago

http://chicago.cbslocal.com/2012/04/29/nato-summit-security-chicago/

Lunedì 5 marzo 2012 si decidono le sorti del mondo, nell’indifferenza della gente

 

di Stefano Fait

 

 

Si sente usare l’espressione tutte le opzioni sono sul tavolo. Ma alcune azioni sono contrare al diritto internazionale.

Antonio Patriota, ministro degli Esteri brasiliano, rivolgendosi al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, 24 febbraio 2012

Noi non abbiamo bisogno di una nuova guerra. E dobbiamo chiarirlo ai nostri amici israeliani. Se gli Israeliani vogliono cominciare un conflitto armato contro l’Iran, sorvolando il nostro spazio aereo in Iraq, devono sapere che noi non lo sosterremo mai. Se lo fanno, dovranno farlo da soli. Devono assumersi tutta la responsabilità perché in caso di una guerra si dovrà pagare un prezzo altissimo e le conseguenze di un intervento militare saranno disastrose sopratutto per gli Stati Uniti, in Afghanistan e Iraq, nel settore energetico ed anche per la stabilità in Medio Oriente. […]

Obama deve dire a Israele che gli iraniani reagiranno bersagliando per prima i nostri obiettivi. Saremo costretti noi a pagare un caro prezzo. Questo non è  accettabile. Però dobbiamo anche ricordare che la maggior parte degli israeliani non supporta la guerra. È della stessa posizione anche quasi tutta la comunità ebraica in America.

Zbigniew Brzezinski (il Grande Vecchio della politica estera statunitense e mentore di Obama), 26 febbraio 2012

http://www.youtube.com/watch?v=52G-qiK8qEY

testo trascritto (inglese):

http://transcripts.cnn.com/TRANSCRIPTS/1202/26/fzgps.01.html

Allo stato attuale un attacco contro l’Iran non è prudente e, soprattutto, sarebbe destabilizzante.

Martin Dempsey, Capo di Stato maggiore della Difesa Usa, 20 febbraio 2012

 

Panetta crede che vi sia una forte probabilità che Israele colpisca l’Iran nel mese di aprile, maggio o giugno, prima che l’Iran entri in quella che gli israeliani hanno descritto come una ‘zona di non ritorno’ nell’iniziare la costruzione di una bomba nucleare.

http://www.washingtonpost.com/opinions/is-israel-preparing-to-attack-iran/2012/02/02/gIQANjfTkQ_story.html

Cosa accadrebbe poi? Una catastrofe umanitaria, un grande numero di rifugiati. E l’Iran vorrebbe vendetta, e non solo contro Israele, ma anche contro altri paesi. Gli eventi nella regione diventerebbero completamente imprevedibili. Penso che l’entità di tale catastrofe non sarebbe paragonabile a null’altro. Perciò, prima di prendere la decisione di lanciare qualunque attacco, bisogna considerare appieno la situazione. Sarebbe il modo più irrazionale di affrontare la questione. Ma i miei colleghi israeliani mi hanno detto che non stanno pianificando una cosa simile. E gli io credo.

Dmitriy Medvedev, nel 2009

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=6299

Mentre al GF12 Patrick bacia Ilenia, il Ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, noto per essersi lasciato sfuggire che se fosse stato un mullah iraniano avrebbe optato per l’atomica anche lui, essendo l’Iran una nazione circondata da potenze atomiche, è in visita negli Stati Uniti per perorare la causa dell’attacco preventivo. Incontrerà Biden, Panetta e vari alti ufficiali del Pentagono. Lui, che in teoria dovrebbe essere progressista, è considerato un falco dagli Americani, che lo giudicano il principale responsabile dell’irrigidimento di Netanyahu:

http://www.haaretz.com/print-edition/news/barak-heading-to-u-s-for-talks-on-iran-nuclear-threat-1.414978

Lunedì 5 marzo Obama e Netanyahu si incontrano a Washington. Forse per l’ultima volta. Netanyahu, ossessionato dall’Olocausto e dalla prospettiva di un Secondo Olocausto come nessun altro leader israeliano prima di lui, lancerà quello che è un vero e proprio ultimatum, pretendendo da Obama la garanzia assoluta che gli USA faranno tutto ciò che è necessario per bloccare il programma nucleare iraniano dopo le elezioni presidenziali del novembre 2012 (dando quindi per scontato che Obama le vinca). Se non riceverà sufficienti rassicurazioni in tal senso, Israele attaccherà prima delle elezioni, perché l’Iran sta per rendere inaccessibile il suo programma nucleare e perché un Obama che insegue il secondo mandato è più vulnerabile:

http://www.haaretz.com/print-edition/opinion/if-israel-strikes-iran-it-ll-be-because-obama-didn-t-stop-it-1.414245

dando l’avvio ad un effetto domino che ingolferà il mondo in una serie di conflitti regionali e poi, con il tempo, globali, una catastrofe economica prodotta dall’aumento del prezzo del petrolio ed un disastroso rilascio radioattivo planetario:

http://www.informarexresistere.fr/2011/12/24/fukushima-in-confronto-sarebbe-una-bagatella/#axzz1nNrT1Utx

Tutto questo sarà verosimilmente accompagnato da sommosse, insurrezioni e, più oltre, una rivoluzione globale.

Stephen Harper, premier canadese fortemente filo-americano, ha già detto no a Netanyahu pur riconoscendogli il diritto di difendersi (ossia di attaccare):

http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=116457

Anche Obama dirà no, negli stessi termini. Non perché intenda finalmente guadagnarsi il premio Nobel per la Guerra vergognosamente conferitogli sulla fiducia, ma perché la lobby sionista a Washington è molto meno forte di quel che crede e perché l’esercito americano è ferocemente ostile a questa prospettiva e potrebbe persino mettere in discussione la sua lealtà all’esecutivo. Inoltre Obama non può permettere che gli Stati Uniti facciano la figura del burattino di Israele e non può più smentire le argomentazioni contrarie del suo entourage e della CIA:

http://www.wallstreetitalia.com/article/1330263/iran-intelligence-usa-teheran-non-cerca-la-bomba-atomica.aspx

in linea con quelle del Mossad, che sta cercando, senza successo, di salvare capra e cavoli:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/04/la-prova-che-israele-e-in-mano-ad-una-cricca-di-invasati-antisemiti/

Dal canto loro i dirigenti israeliani hanno già chiarito che non avvertiranno gli Stati Uniti riguardo alla loro decisione di colpire preventivamente i siti nucleari iraniani, ufficialmente per evitare di coinvolgerli, dato che sarebbero incolpati di non aver fatto tutto quel che era possibile per fermare Israele. [Ed è assolutamente vero!]. La verità è che gli Israeliani sanno già da tempo che gli Americani non li appoggeranno e che il loro attacco sarà unilaterale. Intendono procedere ugualmente, citando l’esempio della Corea del Nord, che alla fine si è dotata di arma atomica [esempio controproducente: il dittatore mitomane non l’ha mai usata]:

http://www.foxnews.com/us/2012/02/27/ap-source-israel-wont-warn-us-before-iran-strike/#ixzz1nn1NmK3L

Ehud Olmert, il predecessore di Netanyahu, attaccò un sito “nucleare” siriano segreto nonostante la contrarietà dell’amministrazione Bush (Cheney era però a favore, come sempre). Mentre quell’attacco era inatteso, questo è l’attacco più telefonato della storia:

http://www.haaretz.com/weekend/week-s-end/netanyahu-faces-a-tough-decision-should-obama-not-give-him-a-green-light-on-iran-1.416061

Un alleato che entra in guerra contro la volontà del partner e che lo tiene all’oscuro del momento in cui lo farà verosimilmente sancisce la fine dell’alleanza. Israele resterà solo a combattere contro tutti i nemici partoriti dalla sua costante tensione, ansia, paranoia, aggressività.

D’altronde Israele fa bene a non fidarsi degli Stati Uniti, che hanno sempre visto Israele come una pedina da sostenere finanziariamente e militarmente finché era nel loro interesse. Gli Stati Uniti non hanno costruito una base militare in Israele per proteggerlo e non sono minimamente riluttanti a sacrificare questa piccola nazione in vista di un boccone più grande. La prova di ciò è che gli USA, nel 2003, hanno attaccato l’Iraq, non l’Iran, come sperava Israele. Le nazioni non sono esseri umani e non si comportano coscienziosamente: se gli Stati Uniti intendono giocarsi Israele contro un’altra potenza, lo faranno e faranno credere al mondo che Israele sia l’unica causa della sua rovina. Ma non se la caveranno a buon mercato: il sacrificio dell’alfiere si ripercuoterà drammaticamente su di loro e non troppo in là nel tempo. Se l’amministrazione Obama avesse detto chiaramente a Israele di non attaccare – uso il passato perché non è successo e non succederà lunedì – non ci sarebbe stato nessun attacco, invece si è limitata a lavarsene le mani pilatescamente. Le mani di Obama e Panetta (e di Harper) saranno grondanti di sangue quanto quelle di Netanyahu e Barak. Molto bella, a proposito, questa analisi pubblicata da Haaretz, l’unico maggior quotidiano anti-sionista rimasto in Israele:

http://www.haaretz.com/print-edition/opinion/jerusalem-washington-and-the-iranian-bomb-1.415657

Intanto il New York Times ha già preparato il terreno per un falso attentato terroristico attribuito all’Iran: la rappresaglia iraniana sarà anonima (per poter negare la loro paternità) e colpirà nazioni ritenute simpatizzanti per la causa sionista, con autobombe collocate in diverse capitali mondiali ed attacchi alle forze americani in Afghanistan:

http://www.nytimes.com/2012/02/29/world/middleeast/us-sees-iran-attacks-as-likely-if-israel-strikes.html?_r=3&hp=&pagewanted=all

Il New York Times sta aiutando Israele a scatenare la terza guerra mondiale che, nei piani del governo israeliano, dovrebbe permettergli di completare il folle e suicida piano di un “Grande Israele”. I conservatori americani vogliono la guerra per poter rimuovere Obama dal potere e ci saranno serie ripercussioni in seno all’establishment americano quando Obama abbandonerà Israele al suo destino, perché voleranno le accuse di codardia, tradimento, infamia, ecc. e si consumerà forse una resa dei conti tra sionisti ed anti-sionisti. Sarkozy fa la voce grossa contro Siria ed Iran perché si gioca la rielezione e deve nascondere il disastro libico (una nazione nel caos, oscurata dai media italiani a favore dell’intervento per non giocarsi la residua credibilità). Cameron è il mastino della City di Londra che certamente saprà lucrare da quest’ennesima guerra.

In pratica, miliardi di persone sono sull’orlo dell’Armageddon per l’implacabile avidità e assenza di scrupoli ed empatia di poche centinaia di psicopatici e/o narcisisti e/o fanatici e per l’inestinguibile trauma degli Ebrei che vivono nel ghetto israeliano, iperfortificato, armato fino ai denti, bellicoso, nazionalista, iperaggressivo, come molte vittime di bullismo che diventano a loro volta bulli per superare lo smacco, la sofferenza, il senso di inadeguatezza e, nel farlo, si sentono buoni, innocenti, puri e vittime altrui. Per non venire feriti un’altra volta, si feriscono preventivamente gli altri, fino a quando la profezia si auto-adempie e ci si tira addosso la sciagura che si voleva evitare:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/27/auschwitz-in-israele-un-suicidio-collettivo/#axzz1nNrT1Utx

La principale responsabilità di questa sindrome collettiva, dopo la sconfitta del nazismo, ricade sulle autorità israeliane, che hanno perpetuato il trauma di generazione in generazione per costruire una nuova Sparta o una nuova Prussia nel Medio Oriente, invece di provare a curarlo e stabilire rapporti di collaborazione con i vicini. Il trauma stesso è diventato così la ragion d’essere di Israele, eternamente schiavo delle sue ombre e delle sue paure, eternamente auto-centrato e concentrato sul breve e non sul lungo termine:

http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/il-mio-punto-di-vista-sulla-questione.html

E così, nonostante il fatto che l’opinione pubblica internazionale sia decisamente contraria a questa eventualità:

http://www.informarexresistere.fr/2011/12/08/i-sondaggi-che-condannano-al-suicidio-israele-e-stati-uniti/

http://www.foreignpolicy.com/articles/2012/02/22/asking_the_right_question

Un giorno non troppo lontano, tra marzo e novembre, apprenderemo dai telegiornali che la follia è diventata realtà:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/12/guardatevi-dalle-idi-di-marzo-come-prevedere-la-data-dinizio-della-terza-guerra-mondiale/#axzz1nNrT1Utx

 

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