33 orsi trentini ed altri animali artistici

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Ivan Zanoni, fucina di Caldes, Val di Sole

Ivan Zanoni, fucina di Caldes, Val di Sole

Entrambi gli Zanoni sono conosciuti molto bene a Parigi e le loro opere, (fino ad ora più quelle del padre ma il figlio sta “sgomitando”), sono ambite da famosi galleristi. A Londra, comunque, per questa tornata, dei due Zanoni, il protagonista dello stand di Lorenza Salamon è senza dubbio il figlio Ivan con tre lavori di cui uno, in particolare, ha una potenza espressiva impressionante. Il quarantatreenne Ivan, che si dedica quasi esclusivamente al mondo animale, offre in visione al visitatore un cavallo, una tigre e un orso.

Giorgio Dal Bosco, La bellezza dell’orso conquista anche gli inglesi, Trentino, 10 giugno 2014

 Heather Jansch - Arte Sella

Heather Jansch – Arte Sella

L’orso bruno è di casa nei boschi di Stenico, in Trentino, nel parco Naturale Adamello Brenta. Nel suo girovagare a tramonto, si è imbattuto nelle opere di BoscoArteStenico, passeggiata tra arte e…

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Steven Wilson – Veneno Para Las Hadas

Il futuro è artigiano: note di economia e geopolitica per autoproduttori sfiduciati

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nuova introduzione aggiornata con riflessioni su terza guerra irachena, crisi tedesca e possibilità di un’inedita alleanza contro le oligarchie finanziarie tra forze che generalmente non si amano, anzi

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tastiera-computer-con-tasti-retroAuspico una stretta alleanza tra mondo manifatturiero, economisti e progettisti per una concreta innovazione artigianale. Il paradigma che regola i mercati (il Tanto a poco prezzo) si è rilevato devastante. Ricominciare a ragionare in termini di qualità, utilità, estetica del prodotto pone le basi per un rinnovamento della mentalità corrente.

Stefano Micelli, autore di “Futuro Artigiano”, “10 risposte per un “Futuro Artigiano con Stefano Micelli.

Dobbiamo quindi aspettarci che l’attenzione [cinese] nei nostri confronti aumenti. Fino ad ora essa si è concentrata verso la Gran Bretagna e la Germania, che da sole hanno assorbito ben oltre il 40% degli investimenti ma, recentemente, l’interesse si è esteso al Sud dell’Europa e, negli ultimi tempi, anche all’Italia, che oggi riceve tra l’8 e il 10% degli investimenti cinesi in Europa…Il nostro compito è quello di non essere solo pesci catturati nella rete ma anche pescatori…

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Artigianato “atlantideo”

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Questo posto è una supernova. Appena l’ho visto sapevo di avere due scelte: andare via e non raccontare niente a nessuno, o trascorrere il resto della mia vita a lavorare qui.

Klaus Schmidt, archeologo tedesco, scopritore di Göbeklitepe

Göbekli Tepe è incredibilmente grande e sorprendente, risale ad una data ridicolmente precoce…enormi pietre e arte fantastica e raffinata… Molti pensano che cambi tutta la nostra visione del passato… è una rivoluzione. Tutte le nostre teorie erano sbagliate.

Ian Hodder, università di Stanford

Alcune delle raffigurazioni sono così belle da far invidia ai grafici dei nostri giorni…Proprio come l’alfabeto inizia con la A, la storia delle arti plastiche inizia con Göbeklitepe.

Cihat Kürkçüoğlu, storico dell’arte turco

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Göbekli Tepe (la “Collina dell’Ombelico”) è una delle grandi sfide del presente.

Una sfida diversa dal mutamento climatico, dai virus, dalle guerre, perché è una sfida identitaria, alla costruzione che…

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Il volo e la lingua degli uccelli

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La conferenza degli uccelli, di Peter Sis, Adelphi 2013

La conferenza degli uccelli, di Peter Sis, Adelphi 2013

Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.

Matteo 10, 16

Erika Giovanna Klien: Tauchender Vogel – 1939

Erika Giovanna Klien: Tauchender Vogel – 1939

Nella tradizione marchigiana, toscana, umbra, romagnola si trova sovente il motivo di favole nelle quali l’eroe viene a conoscenza della lingua degli uccelli e, ascoltando le loro conversazioni, conosce tutto, tutto prevede, per cui arriva a sposare la figlia del re e procurarsi una buona sistemazione a corte. Si dice anche che chi impara la lingua degli uccelli sia destinato ad essere re o papa. Pitrè riferisce una fiaba siciliana, di probabile provenienza araba, con questo tema, però nella saga nordica dei Nibelunghi Sigfrido, bevendo una goccia del sangue del drago Fafner che ha ucciso, comprende immediatamente la lingua misteriosa e un uccello ha addirittura una parte nel Sigfried…

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Daniza e il mondo di Jonas

Antropocentrismo animalista

Antropocentrismo animalista

In una società futuristica in cui l’umanità ha scelto di annullare tutte le differenze tra le persone al fine di evitare conflitti dilanianti, la vita scorre tranquilla e asettica. L’ordine regna sovrano e l’unico legame con un passato “contaminato” dalle passioni è la “Cerimonia dei 12″, durante la quale un individuo viene scelto come Custode delle Memorie dell’Umanità. Quando il compito toccherà all’adolescente Jonas, la conoscenza di ciò che è stato lo porterà a voler scardinare per sempre l’ordine precostituito. Il Premio Oscar Meryl Streep e il Premio Oscar Jeff Bridges ci trasportano in un mondo che non vorremo mai visitare…

The Giver – il mondo di Jonas

Con Daniza è successa una cosa che non era capitata con Bruno o con la povera orsa annegata a Molveno, credo per il semplice motivo che sono passati pochi anni, ma anche per le circostanze davvero eccezionali della vicenda. Con Daniza l’orso è tornato a pieno titolo animale totemico incarnando la nostalgia di sacro di una folta tribù pagana dei nostri tempi. L’animale temuto e venerato, ucciso e (proprio per questo) divinizzato, capro espiatorio collocato sul suo totem al di sopra degli umani e degli altri animali e assurto a simbolo di maternità universale non è più un orso come tanti inserito in un normale benché complesso rapporto ecologico. E’ vittima sacrale dopo essere stato simbolo di violenza e di potenza e di fertilità. Gli innumerevoli animali domestici da lui sbranati non contano, sono vittime dovute al totem; l’innocente (un tempo) passeggiata nel bosco alla ricerca di funghi diventa superamento del confine del sacro, dove il totem regna con i suoi cuccioli; l’uccisione per mano di un potere costituito chiama in correità un intero popolo (i “trentini”), secondo schemi ahinoi ben noti, che per fortuna, ripetendosi in farsa, prevedono l’espiazione attraverso una pioggia di disdette di settimane bianche. E così via…Non giudico, constato. E confesso a mia volta un sottile, irrazionale turbamento per l’accaduto.
Marcello Bonazza

Se è vero che i cuccioli hanno buone possibilità di cavarsela, è vero anche che corrono il rischio, grosso, di diventare dei futuri orsi problematici. Sull’esempio di quanto insegnato loro dalla madre potrebbero avvicinarsi all’uomo e agli animali domestici in cerca di cibo facile; in particolare dalla prossima primavera quando, diventati più grandi e forti, potrebbero sentirsi attratti da rifiuti, pollai, pecore. Quale sarebbe, da parte nostra, l’errore più grande a questo punto? Ritenere che abbiano bisogno di aiuto, e sentirsi tentati di lasciare del cibo “ai poveri orfani indifesi”.
Fare questo sarebbe stupido e criminale, significherebbe spianare la strada al futuro triste che attende gli orsi confidenti e/o troppo dannosi: catture o abbattimenti gestionali, atti di bracconaggio. Quindi il nostro appello è questo: NON LASCIARE CIBO AI CUCCIOLI; segnalare la loro presenza a chi di dovere, senza pubblicizzarla con foto ai media o sui social network, che richiamerebbero curiosi; stigmatizzare e denunciare comportamenti scorretti da parte di altri nei loro confronti. EVITARE DI TENTARE DI AVVICINARSI O ATTIRARLI e, qualora nelle prossime settimane si avvicinassero a masi, centri abitati, persone, SPAVENTARLI.
Solo insegnando loro che avvicinare l’uomo è pericoloso, possiamo aiutarli a diventare grandi; solo così possiamo tentare di evitare loro di seguire le orme della madre. Vogliamo dare una possibilità ai cuccioli di Daniza?

Convivere con l’orso sulle Alpi (Facebook)

 

Non mi piace questa disputa intorno alla morte di Daniza.

Sta mettendo a nudo la tendenza umana a fantasticare oltre ogni misura che sarebbe ragionevole:

- immaginare realtà diverse e migliori di quella presente è fondamentale (cf. Adam Ewing “Ma cosa è l’oceano, se non una moltitudine di gocce?” – Cloud Atlas);

- perdere di vista la realtà così com’è – e non come vorremmo che fosse – è invece deleterio e genera la violenza di chi odia il presente perchè non è più com’era e di chi lo odia perché non è ancora come dovrà essere.

Aggredito da orso: Galletti, non sto con Daniza nè contro

Fin dall’inizio il progetto di rewilding del Trentino è stato impestato da un processo di estetizzazione che ha interessato entrambe le parti: l’estetizzazione della scienza di Life Ursus, l’estetizzazione dell’orso, l’estetizzazione dei valligiani, l’estetizzazione del Trentino e della sua natura “selvaggia”, l’estetizzazione di una natura che è chiamata ad essere selvaggia per soddisfare i nostri bisogni psicologici, ma nel contempo deve stare alle nostre regole…un mucchio di miti e di scariche emotive, di granitiche certezze, di scarsa disponibilità all’ascolto, alla riflessione, all’analisi dei fatti, anche quelli che non ci piacciono…

Ora occorre trovare un giusto compromesso, un equilibrio tra selvatico e domestico, tra grandi predatori e persone, tra città e mondo rurale, senza snaturare, addomesticare ed estetizzare l’orso (lupo), chi vive in montagna e l’umanità nel suo complesso.

Dobbiamo ascoltarci, capire le ragioni altrui, accettare che ci può essere del vero da una parte e dall’altra, oltre a grossi fardelli passionali che tirano fuori il meglio e il peggio di noi, a seconda che ci assistano, oppure ci dominino.

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Questo, secondo me, vale anche per gli esperti, che oggi si trovano sotto accusa (e non poteva essere diversamente, perché fin dall’inizio hanno preferito non rispondere alla domanda più scomoda: e se la natura non collabora?).

La questione della reintroduzione dei grandi predatori non passa solo per l’educazione del “volgo”. Non è che tutto si sarebbe già risolto se la gente fosse stata informata adeguatamente. Questo è un pregiudizio positivista che non ha più ragion d’essere: la conoscenza non scende solo dall’alto, può anche salire dal basso. Anche gli esperti possono e debbono imparare dal patrimonio di conoscenze acquisite e tramandate nei secoli da una comunità su cui intervengono.

Parliamoci, ascoltiamoci, capiamoci e risolviamo assieme i nostri problemi.

Oppure un giorno arriverà qualcuno che ci spiegherà che, per il nostro bene, sarebbe opportuno castrare la nostra irruenza e la nostra immaginazione (cf. Equilibrium).

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Seconda edizione Mini Expo WazArs – Comunicato stampa

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Sabato 20 settembre, dalle 17 alle 22 presso la Bookique di Trento (in via Torre d’Augusto 29, nel Parco della Predara), si terrà il “Mini-Expo della Creatività WazArs”, un evento che riunisce artisti, creativi e curiosi di ogni età.

Alla sua seconda edizione, questo evento, nato dall’iniziativa di Yayoi Nakanishi e Stefano Fait (ideatori del progetto WazArs), vuole promuovere l’artigianato artistico trentino (e non solo) e dare l’opportunità alle persone di incontrare di persona gli auto-produttori, fare domande, imparare da loro, cimentandosi con nuove tecniche, anche per capire il valore della manualità, della creatività e dell’ingegno che c’è dietro le opere in vendita.

Un’accurata selezione da parte degli organizzatori è garanzia di qualità e varietà delle creazioni, oltre che di disponibilità, competenza e simpatia degli artigiani-artisti provenienti da tutto il Trentino.

handmadescheduleMentre la prima edizione si rivolgeva a mamme e bambini, quest’edizione, che pure offre un laboratorio per bambini (5-10 anni) tenuto da Michela Bruni ecodesign (maggiori informazioni al 348 300 6609 – Facebook), ha un piglio giovanile, da aperitivo brioso, con un cocktail dedicato.

Le porcellane di Giorgia Brunelli (Giovelab) aggiungeranno un sapore internazionale alla kermesse.

Beatrice Lorenzini Girardelli di Mon Pastel è l’altra artigiana di questo trio di professioniste che offrono gratuitamente il laboratorio, SU PRENOTAZIONE al 345 350 8132 oppure con le pre-iscrizioni tramite il SITO dedicato (cliccate sull’artigiana/o che vi interessa).

Gli altri – stampa serigrafica, cuerda seca, gioielli in metallo (Facebook) e tessuto, accessori in camera d’aria – hanno un prezzo che va dai 10 euro in su, a seconda del costo dei materiali utilizzati.

La dimostrazione di legatoria medievale in stile steampunk è gratuita.

 

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L’ingresso è gratuito.

La musica dal vivo è degli Electric Circus (Facebook).

Maggiori informazioni sul sito dell’evento e la pagina FB di WazArs

Quanto tempo ci vuole per passare ad una fase glaciale?

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Da: Homo Sapiens Hibernus

I sedimenti oceanici e lacustri provenienti dalla California, dal Venezuela e dall’Antartide hanno confermato che questi cambiamenti climatici improvvisi hanno influenzato non solo la Groenlandia, ma il mondo intero. Nel corso degli ultimi 110 mila anni, ci sono stati almeno 20 di tali cambiamenti climatici improvvisi. Il solo periodo di clima stabile nel corso degli ultimi 110 mila anni – è stato l’Olocene, gli 11.000 anni di clima moderno. Lo stato “normale” del clima per la Terra è quello di una serie di balzi improvvisi ed estremi – come un interruttore della luce che si accende e si spegne…L’evidenza empirica mostra che il brusco cambiamento climatico improvviso non è solo possibile – è una condizione naturale. L’attuale clima caldo e stabile è una rara anomalia.

Jeffrey Master, co-fondatore di The Weather Underground

Il tutto sarebbe accaduto repentinamente per chi si fosse trovato a vivere in quell’epoca. E’ l’equivalente di prendere la Gran Bretagna e spostarla nell’Artico nel giro di pochi mesi.

William Patterson

La produttività biologica del lago esaminato in Irlanda si è azzerata nel giro di pochi mesi, forse un anno. Tale calo nella produttività  è inequivocabilmente legato ad una caduta verticale della temperatura dell’aria. Altri studiosi, interrogati sui risultati di questa ricerca, si dicono convinti che i dati possano rivelarsi coerenti e corretti. Infatti, gli ultimi carotaggi effettuati in Groenlandia indicavano una transizione tra 1 e 3 anni. Quindi apparentemente vi è coerenza con i dati irlandesi.

Claudio Gravina, Climatemonitor

 

Artico nel settembre 2012 e nel settembre 2014

Artico nel settembre 2012 e nel settembre 2014

ghiacci artici

ghiacci artici

ghiacci marini antartici

ghiacci marini antartici

ghiacci marini totali

ghiacci marini totali

Per gli anni a venire, è importante tenere sempre bene a mente che l’ortodossia climatologica aveva stabilito che il riscaldamento globale avrebbe rinviato il termine dell’interglaciale a data da destinarsi.

Nessuno si permetta di sostenere che un po’ tutti sospettavano che il riscaldamento globale avrebbe causato una glaciazione.

Tra il 1993 e il 2014 il “consenso” era che una glaciazione sarebbe stata incompatibile con il livello di concentrazione dell’anidride carbonica presente nell’atmosfera (Papers on anthropogenic global warming and next glaciation).

Nessuna futura falsificazione potrà riscrivere il passato. Anche se ci hanno provato più volte, con la precedente Civiltà Glaciale (Homo Sapiens Hibernus non è una novità).

Gli interglaciali – fasi relativamente temperate all’interno di un’era glaciale, come la nostra – terminano con un riscaldamento globale, specialmente a livello oceanico. Questo riscaldamento prosegue anche dopo l’inizio della fase espansiva dei ghiacciai, in quanto una glaciazione necessita di un forte divario tra le temperature artiche e quelle tropicali, una situazione che favorisce un deciso incremento della nevosità nell’emisfero boreale, quello interessato dalle glaciazioni. Senza una massa critica di vapore acqueo caldo che va a cozzare contro la massa di aria fredda in discesa dall’Artico mancherebbe la materia prima per una glaciazione.

Wallace S. Broecker, The End of the Present Interglacial: How and When?, Quaternary Science Reviews, 1998, Vol. 17, pp. 689-694

Tatjana Boettger, Elena Yu. Novenko, Andrej A. Velichko, Olga K. Borisova, Konstantin V. Kremenetski, Stefan Knetsch, Frank W. Junge (2009), Instability of climate and vegetation dynamics in Central and Eastern Europe during the final stage of the Last Interglacial (Eemian, Mikulino) and Early Glaciation, Quarternary International 207, 137-144

María-Fernanda Sánchez-Goñi, Edouard Bard, Amaelle Landais, Linda Rossignol, Francesco d’Errico, Air-sea temperature decoupling in Western Europe during the last interglacial/glacial transitionNature Geoscience, 1 September 2013

La sequenza dovrebbe essere questa: riscaldamento globale > maggiori precipitazioni in aree normalmente secche > aumento della nevosità > effetto albedo + vulcanismo intensificato nei minimi solari / impatti cosmici > glaciazione (piccola o grande).

Con l’ingresso nel Dryas Recente (glaciazione) l’innevamento raddoppiò nel giro di 3 anni (Ice-core evidence of abrupt climate changes).

Quanto tempo impiega il clima a passare da una fase all’altra?

Non molto. Le transizioni tra interglaciali e glaciazioni e vice versa si verificano bruscamente. Le stime variano, ma si parla di variazioni di molti gradi centigradi (da 3 a 15) nel giro di meno di un anno (Era glaciale in pochi mesi; Mini ice age took hold of Europe in months); un anno (Ice Cores show abrupt climate changes); da 1 a 3 anni (Did You Say “Fast”?), da due anni a pochi decenni:

Adams J., Maslin, M. & Thomas, E. Sudden climate transitions during the Quaternary, Progress in Physical Geography, 23: 1 – 36, 1999.

Alley Richard B. Abrupt Climate Change – Inevitable Surprises, Committee on Abrupt Climate Change, National Research Council of the National Academy of Sciences, 2002.

Berger, Jean-François, Jean Guilaine, The 8200calBP abrupt environmental change and the Neolithic transition: A Mediterranean perspective, Quaternary International, 200, 1-2, 2009.

Boettger Tatjana et al., Instability of climate and vegetation dynamics in Central and Eastern Europe during the final stage of the Last Interglacial (Eemian, Mikulino) and Early Glaciation, Quarternary International, 207, 137-144, 2009.

Cox John D., Climate Crash: Abrupt Climate Change and What it Means for our Future, John Henry Press, 2005.

Overpeck Jonathan T. e Julia E. Cole, Abrupt Change in Earth’s Climate System, Annual Review of Environment and Resources, Vol. 31: 1-31, 2006.

Patterson, William, Big freeze plunged Europe into ice age in months. ScienceDaily, 30 novembre 2009.

Petaev MI, Huang S, Jacobsen SB, Zindler A., Large Pt anomaly in the Greenland ice core points to a cataclysm at the onset of Younger Dryas. Proc Natl. Acad. Sci. vol. 110 no. 32, 2013.

Petit J.R., et al., Climate and Atmospheric History of the Past 420,000 years from the Vostok Ice Core, Antarctica, Nature, 399, pp.429-436, 1999.

Rahmstorf Stefan, Timing of abrupt climate change: A precise clock, Geophys. Res. Lett. 30 (10): 1510, 2003.

Rampino Michael R., Mass extinctions of life and catastrophic flood basalt volcanism, Proc. Natl.Acad. Sci. USA. 107(15), 2010.

Peter Schwartz, Doug Randall, An Abrupt Climate Change Scenario and Its Implications for United States National Security, October 2003.

Steffensen J.P. et al, High-Resolution Greenland Ice Core Data Show Abrupt Climate Change Happens in Few Years, Science, Vol. 321 no. 5889 pp. 680-684, 2008.

Stocker Thomas and Marchal Olivier, Abrupt climate change in the computer: is it real? PNAS, vol. 97, no. 4. February 15, pp. 1362–1365, 2000.

Taylor, K. C. et al., The Holocene-Younger Dryas Transition Recorded at Summit, Greenland, Science, 278, 825-827, 1997.

Treble, P. C., et al., 2007, High resolution secondary ionisation Mass Spectrometry (SIMS) δ18O analyses of Hulu Cave speleothem at the time of Heinrich Event 1, Chemical Geology, 238, 197-212.

 

L’ultimo interglaciale è terminato quando la Corrente del Golfo non ha più raggiunto l’Atlantico settentrionale e ha cominciato a piegare verso il Golfo di Biscaglia. Con il collasso della Corrente del Golfo (115mila anni fa) la tundra artica scende fino al 52 parallelo, in Renania (Colonia, Düsseldorf, Dortmund e Essen). Le foreste di conifere arrivano a Lione. La deviazione dell’acqua calda della Corrente del Golfo verso il Golfo di Biscaglia mitiga la Francia atlantica.

Ulrich C. Müller, George J. Kukla, North Atlantic Current and European environments during the declining stage of the last interglacial, 2004

 

L’inizio dell’ultimo periodo glaciale ha richiesto un accumulo di neve a latitudini più alte per formare lo strato di ghiaccio necessario ad avviare la glaciazione. Le catene montuose di Scandinavia, Scozia e del Labrador hanno il potenziale di sviluppare ghiacciai sufficienti ad innescare una glaciazione se il sole estivo non riuscisse a sciogliere la neve invernale. L’effetto albedo, raffreddando queste regioni, causerebbe un’ulteriore espansione dei ghiacci, e così via. Questo modello esplicativo della nascita delle glaciazioni si chiama “snow blitz”.

Un tale processo è già in corso in Scozia (“Glacier-like hazards found on Ben Nevis”, BBC, 21 agosto 2014).

 

A proposito dell’incredibile rapidità dell’ingresso e uscita da una fase glaciale, rimando a “Plasma, Solar Outbursts, and the End of the Last Ice Age” di Robert M. Schoch (Università di Boston)

In risposta alle insistenze dei lettori

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Cari lettori,

Ho pensato ad una soluzione di compromesso per chi sui social network non ci vuole proprio andare: periodicamente (saltuariamente) farò un copia e incolla (dalla pagina Facebook collegata a questo blog e dalla mia bacheca) di alcuni spunti e considerazioni che mi sembrano più importanti di altre.
es. La crisi ucraina vista da Mosca; oppure Artigianato “atlantideo”.
In questo modo il blog cambierà pelle, la cosa non mi richiederà più di una decina di minuti e l’enfasi resterà comunque sul fare comunità/forum in Facebook o altrove.
Chi vorrà saperne di più dovrà tirar fuori la testa dal carapace e partecipare alla discussione, qui o altrove.

Non è che voglio fare il prezioso è che davvero penso che questo blog abbia esaurito il suo compito.
Vediamo se in forma iperminimalista può ancora avere un senso.
Magari ho torto io e avete ragione voi.

Salve a tutti

Stefano

Piove governo ladro e il blog scala le marce

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AGGIORNAMENTO: forse ho trovato un compromesso che venga incontro ai miei desideri e a quelli dei lettori “protestatari”
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2014/08/30/in-risposta-alle-insistenze-dei-lettori/

Cari lettori,

Il detto “piove governo ladro” ha un significato universale. In Cina, come nel Vicino Oriente, come nel bacino del Mediterraneo, la tradizione vuole che quanto maggiore è il tasso di corruzione e disumanità ai vertici del potere, tanto maggiori saranno le sciagure che affliggeranno i popoli.
Quel che ci attende farà impallidire le piaghe d’Egitto.

E ce lo meritiamo tutto, perché eravamo così spaventati di perdere la vita e quel po’ di benessere che ci è stato concesso (la carotina o il bastone?) che non abbiamo vissuto. La libertà ci faceva così paura che l’abbiamo rifuggita. La dignità? Boh? La giustizia? Per me, non per gli altri. Si fottano gli altri. La fratellanza? Io non sono fratello di quei fottuti neri/gay/islamici ebrei/immigrati/destroidi/sinistroidi, ecc.

Se i malvagi restano al potere è per la viltà dei loro sudditi.
Per molti di noi la morte sarà un atto di muta protesta: mansueti fino all’ultimo, nella speranza che la cavalleria venga a salvarci all’ultimo istante buono.
Beh, non arriverà. Questo non è un film.
Nessuna civiltà aliena evoluta violerebbe la prima direttiva di Star Trek. Chi lo fa è perché non è diverso da noi e forse è pure peggiore.

Non ci sarà alcun ritorno di Gesù il Cristo incarnato a guidare i Buoni contro i Cattivi: negherebbe il messaggio evangelico.

Glaciazioni, pandemie, asteroidi, guerre mondiali, rivoluzioni ed altre catastrofi assortite non cambieranno la nostra natura: i superstiti torneranno a commettere gli stessi errori, a meno che non abbia luogo una rivoluzione interiore che al momento pare molto remota.

Questo blog ha esaurito la sua velleitaria funzione: informare, sensibilizzare, blandire il mio ego.

Ormai siamo in mezzo ai casini e quel che è fatto è fatto. Occorreva ribellarsi anni fa, dopo l’11 settembre. Invece abbiamo creduto in massa ad una menzogna più gigantesca dell’altra, abbiamo applaudito le guerre umanitarie, abbiamo creduto alla propaganda neoliberista, abbiamo permesso che interi popoli fossero martoriati, noi inclusi.
Non abbiamo mosso un fottuto dito contro i pastori, che si sentono padroni sebbene, senza di noi, siano concime per i campi.
Li abbiamo lasciati fare, abbiamo dato corda, abbiamo nutrito la loro vanagloria e megalomania, abbiamo scelto l’autoinganno e abbiamo rinunciato a comportarci da adulti.
Ora raccoglieremo quel che abbiamo seminato.
Chi vivrà vedrà…un Mondo Nuovo, o Vecchio ma ritinteggiato.
Chi morirà vedrà ugualmente.

Non me ne vogliano i due nuovi “abbonati”/followers di oggi. Sfiga!
Un abbraccio a loro (non seguite nessuno: usate sempre la vostra testa!).

Un caro saluto e, vada come vada, “ad maiora”.

P.S. Le mie consulenze sono care.
Un conto è il volontariato civile di un blog, un altro conto è una relazione professionale. I contatti sono a sinistra.

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