NATO (eurozona? UE?) al capolinea…

Greek-debt-2

Vi era una grande e meravigliosa dinastia regale che dominava tutta l’isola e molte altre isole e parti del continente: inoltre governavano le regioni della Libia che sono al di qua dello stretto sino all’Egitto, e l’Europa sino alla Tirrenia [di Matteo Renzi, la storia si ripete NdA].

Tutta questa potenza, radunatasi insieme, tentò allora di colonizzare con un solo assalto la vostra regione [Grecia], la nostra [Egitto], e ogni luogo che si trovasse al di qua dell’imboccatura [Mediterraneo].

Fu in quella occasione, Solone, che la potenza della vostra città [Atene] si distinse nettamente per virtù e per forza dinanzi a tutti gli uomini: superando tutti per coraggio e per le arti che adoperavano in guerra, ora guidando le truppe dei Greci, ora rimanendo di necessità sola per l’abbandono da parte degli altri, sottoposta a rischi estremi, vinti gli invasori, innalzò il trofeo della vittoria, e impedì a coloro che non erano ancora schiavi di diventarlo, mentre liberò generosamente tutti gli altri, quanti siamo che abitiamo entro i confini delle colonne d’Ercole. Dopo che in seguito, però, avvennero terribili terremoti e diluvi, trascorsi un solo giorno e una sola notte tremendi, tutto il vostro esercito sprofondò insieme nella terra e allo stesso modo l’isola di Atlantide scomparve sprofondando nel mare.

Platone, “Timeo”, 24e-25d

Stanno strangolando la Grecia e il resto d’Europa [quanti siamo che abitiamo entro i confini delle colonne d’Ercole] per salvare certe banche europee che hanno preso il vizietto angloamericano di fregarsene della loro funzione sociale.

Più stringono il collo di Atene, più questa si allontana da Bruxelles a si avvicina a Mosca.

Mosca ha salvato la sua base navale di Sebastopoli, in Crimea, l’unica che può usare tutto l’anno (specialmente in caso di glaciazione) ma ha bisogno di un porto nel Mediterraneo.

Ha provato con Bengasi (> rivolta anti-Gheddafi) e ha provato con Tartus (> rivolta anti-Assad).

Ma ora tutto è più facile.

Cipro (che non ha dimenticato la gestione europea della sua crisi bancaria) ha detto sì alla marina della Russia (che non ha dimenticato come sono stati trattati i suoi correntisti a Cipro)

http://www.analisidifesa.it/2015/02/cipro-apre-i-suoi-porti-alla-marina-russa/

La Grecia potrebbe dire sì ai missili russi

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=11275

L’Egitto ha già stretto accordi coi russi: “Russia ed Egitto hanno concordato di creare una zona di libero scambio e una zona industriale russa nei pressi del Canale di Suez. Secondo la tv russa Russia Today il Cairo vuole entrare nella zona di libero scambio Euroasiatica… Le imprese russe hanno partecipazioni in più di 400 aziende egiziane. La Russia aiuterà l’Egitto a sviluppare centrali nucleari e a creare una nuova industria nucleare nel paese. Lukoil, la seconda più grande compagnia petrolifera russa produce più del 16% del petrolio proveniente dall’Egitto”.

http://www.askanews.it/nuova-europa/accordo-sisi-putin-zona-libero-scambio-egitto-e-unione-eurasia_711226416.htm

Il filo-russo Assad è ormai inamovibile

http://www.lastampa.it/2015/04/24/blogs/caffe-mondo/dottrina-lavrov-armi-ad-assad-per-sconfiggere-isis-c6efA7PzijZ7tQ1cEKzVKI/pagina.html

La Turchia si sta sfilando dalla NATO

http://www.limesonline.com/south-stream-addio-il-gas-di-putin-va-in-turchia/67521

http://www.linkiesta.it/russia-accordi-energia-nucleare-diplomazia-atomo

http://www.agichina24.it/focus/notizie/cosa-rivela-il-contratto-sino-turcobr-

http://rt.com/news/233803-turkey-china-antimissile-defense/

Israele protesta ma non ha alcuna intenzione di farsi vetrificare atomicamente da Mosca.

I missili russi alla Grecia (il ministero della difesa greco, Panos Kammenos, è molto vicino a Mosca e Pechino) servono per tenere buona la NATO e quelli all’Iran mandano un messaggio a Tel Aviv: “datevi una calmata, l’accordo sul nucleare è stato siglato, che non vi sfiori l’idea di attaccare l’Iran”

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Israele-Netanyahu-grave-fornitura-missili-S300-da-Russia-a-Iran-560abaa4-f0fa-4dc3-bb9a-aeb0866047ea.html

Il Mediterraneo orientale sta per diventare, di fatto, un mare russo e, in virtù dell’alleanza sino-russa, non c’è assolutamente nulla che l’Occidente possa fare per evitarlo.

Se l’offensiva diplomatica di Putin è trionfale è proprio perché Washington, non Mosca, è sempre più isolata:

http://www.opinione.it/economia/2015/03/31/lettieri_economia-31-03.aspx

Mentre la Russia si occupa dello scudo militare, la Cina si occupa di quello finanziario e sta già facendo shopping nel comparto agricolo in Grecia, Spagna e Italia, rivitalizzando delle salme.

Questa sinergia rassicura il crescente numero di paesi che hanno deciso di sfidare l’egemonia americana e condanna alla rovina l’ordine esistente.
Se NATO, Unione Europea e eurozona sono ormai inestricabilmente avvinghiate l’una all’altra, allora la sorte dell’una sarà anche quella delle altre.

12362
Poi dovremo pensare alla ricostruzione, mettendo gli interessi e i bisogni della gente comune al primo posto.

Dopo che gli squali anti-putiniani (naturalmente!) si saranno scannati a vicenda:

La «guerra» dei Rothschild. Il blasone unisce e divide la dinastia

o saranno stati messi fuori gioco dai non più mansueti ex sudditi

Leading Indonesian family behind rival to Rothschild bid for Arms

Indonesian group takes on Nat Rothschild with proposed bid for ARMS

TerraNova – economia, finanza e geopolitica del futuro:
http://www.futurables.com/category/economia-futura/

AGGIORNAMENTI
https://plus.google.com/+StefanoFaitFuturAbles/posts

La democrazia perduta e la democrazia riconquistata (note e aforismi)

democracy-example

L’umanità è la stessa, a ogni latitudine, e i suoi desideri e sogni sono grosso modo gli stessi (pace, amore, prosperità, sicurezza, felicità, libertà), ma il destino ultimo dell’umanità non è quello di un’evoluzione convergente verso un unico modello socioculturale e politico, perché le vie per realizzare le suddette ambizioni sono molteplici.

Nella pratica di bilancio partecipativo troppo spesso il decoro urbano prevale sulla giustizia sociale (Bilancio partecipativo 2015, Parigi tira le somme, L’Indro, 13 marzo 2015).

La democrazia partecipata permette alla gente comune di capire che amministrare la cosa pubblica non è uno scherzo (People’s panel pitches in to advise Melbourne City Council where it should spend $5 billion, The Age, 2 dicembre 2014).

Superata una certa soglia di astensionismo, non è più moralmente legittimo parlare di mandato pienamente democratico.

La “società civile” deve diventare adulta, ossia civile, assumendosi le responsabilità degli adulti, pensando e agendo conformemente a quello che ci si dovrebbe attendere dalle persone che hanno raggiunto l’età adulta e non necessitano di tutele paternalistiche. Non è più ammissibile delegare tutto ad altri e poi lamentarsi infantilmente tutto il tempo per le cose che non vanno.

Bisogna creare occasioni e luoghi in cui diversi punti di vista siano messi a confronto, in cui le persone imparano ad ascoltare e a raggiungere compromessi che non siano al ribasso.

Solo la partecipazione democratica sembra in grado di restituire dignità alla politica e a chi fa politica (Making local government engaging, The Boston Globe, 12 aprile 2015).

La regione alpina ama essere avanguardia del cambiamento, ma i cinesi ci stanno battendo al “nostro gioco”, da anni, con iniziative dal basso e dall’alto, ispirate e supervisionate dai pionieri australiani e nordamericani della democrazia deliberativa (How Can a Democracy Solve Tough Problems? Time, 2 settembre 2010; The Continued Search for Deliberative Democracy in China, 2012; Consultation and Deliberating in China: The Making of the Recent Healthcare Reform, 2012; China’s Experiment with Democracy, Huffington Post, 28 maggio 2014; Discourses on Chinese-Style Democracy in China, 2014; Online Consultation and Governance Reform in Chinese Ministries and Provinces, 2014).

La competizione a sostegno della cooperazione (egoismo illuminato) genera un equilibrio dinamico. La cooperazione a sostegno della competizione produce un’escalation compulsiva con effetti entropici.

Quel che invece serve è che la “società civile” divenga adulta, si assuma le responsabilità degli adulti, pensi ed agisca come fanno gli adulti, invece di delegare tutto ad altri e poi lamentarsi infantilmente tutto il tempo delle cose che non vanno.

Bisogna creare occasioni e luoghi in cui diversi punti di vista vengono messi a confronto, in cui le persone imparano ad ascoltare e a raggiungere compromessi che non siano al ribasso.

Bisogna che per la metà del secolo la gente pensi a noi come dei bamboccioni pieni di buone intenzioni ma ancora immaturi. Questo serve, perché l’umanità abbia un futuro dignitoso.

Non possiamo continuare a credere che tutto il genere umano ragioni come ragioniamo noi, in una specifica e breve fase della nostra storia. Siamo diversi da come eravamo, saremo diversi da come siamo, e la curiosità nei confronti del prossimo, il rispetto per la dignità delle sue declinazioni dell’umano è una necessità in un mondo globalizzato. L’ignoranza dell’altro è un’automutilazione; la curiosità è un accrescimento, un potenziamento. Non saranno i droni a salvarci, ma il dialogo profondo.

Se si fa democrazia deliberativa, lo si deve fare sul serio. Questo significa fare in modo che le minoranze non siano schiacciate dalle maggioranze, che l’interesse di una parte non sia fatto passare per interesse generale, che i cittadini attivi non constatino che il loro impegno era vano perché le decisioni erano comunque già state prese e serviva solo una qualche forma di legittimazione [Cf. Archon Fung (Harvard University), Putting the Public Back into Governance: The Challenges of Citizen Participation and Its Future, 2015].

L’evoluzione procede a partire da forme di vita e modalità di interazione semplici, che diventano sempre più complesse, ricche di sfumature e che, assieme, si dimostrano capaci di operazioni quantitativamente e qualitativamente superiori rispetto a quando erano separate: è allora che il comportamento egoista dei singoli finisce promuovere il benessere della rete di cui fanno parte, il beneficio reciproco [Cf. Mae-Wan Ho genetista britannica]

Una decisione saggia tiene conto dell’impatto atteso sulle future generazioni e sul resto del mondo; considera punti di vista esterni e diversi da quelli a cui siamo abituati nel nostro piccolo mondo universale e collettivo; riflette sulle esigenze più profonde e universali dell’umanità. Una decisione saggia è il frutto di un dialogo a 360 gradi, anche con chi non è ancora nato e non vive nei paraggi, perché siamo tutti sulla stessa barca e un evento locale può innescare impressionanti ripercussioni globali.

Diversità è resilienza. La natura, come gli investitori, cerca di diversificare e bilanciare il proprio portafoglio. Se anche qualcosa non va per il verso giusto, qualcos’altro andrà in porto e la vita continua. Per questo è saggio evitare di dipendere da monopoli di conoscenza, produzione e distribuzione di energia, cibo, ecc. (Fame a Dublino, il genocidio negato). Un mondo multilaterale, plurale, unito sinergicamente nella diversità è un mondo resiliente.

Se il rischio è che dei gruppi si separino rancorosamente, è meglio facilitare la rottura, nell’ottica di poter successivamente ricostruire uno spirito di comunità. Separazioni ed esclusioni sono soluzioni provvisorie. Ogni esclusione permanente dell’altro è disfunzionale e irrobustisce tribalismi ed egotismi personali che possono solo produrre conseguenze spiacevoli per tutte le parti coinvolte.

Non è saggio diventare schiavi del futuro. Le probabilità sono astrazioni, non fatti accertati; gli orizzonti sono per definizione remoti e indistinti; una previsione non è una presa di visione. Pessimismo e ottimismo avvelenano o condizionano il presente, impedendoci di osservare la realtà oggettivamente. La descriviamo sempre alla luce delle nostre anticipazioni. Una conversazione che includa una pluralità di voci scongiura l’egemonia di una visione monocola di ciò che ci attende, un fattore di distrazione che ci rende inefficaci, fatalisti, spettatori passivi, non co-creatori di realtà. Meglio andare incontro al futuro sapendo che il viaggio resta più importante della destinazione.

La democrazia non è una cosa, non è un’istituzione. È un processo, un rituale, una capacità acquisita che va costantemente esercitata e perfezionata. Si impara la democrazia come si impara a nuotare. Qualcuno diventa un campione, altri si tengono a galla, ma più facciamo esperienza e tocchiamo con mano i nostri miglioramenti, maggiore sarà l’entusiasmo e ogni fallimento sarà solo un passaggio a vuoto in un percorso di perfezionamento personale e collettivo.

Per essere democratici bisogna saper Ascoltare. Ascoltare aiuta gli altri e noi stessi a pensare e capire le proprie circostanze e a risolvere i propri problemi. È una prassi riconciliativa (hoʻoponopono, nella Polinesia).

Per essere democratici bisogna accettare l’idea che un conflitto creativo è un’opportunità di esaminare le questioni da prospettive inattese e più promettenti. Senza conflitti creativi saremmo condannati a vedere la realtà in modo drasticamente semplificato, in funzione dei nostri preconcetti e pregiudizi. Si può fare chiarezza su una questione anche senza tagliarla con l’accetta, imparando a tollerare la complessità e ad apprezzare l’apprendimento continuo.

Essere democratici non significa tendere sempre a compromessi al ribasso per raggiungere comunque un consenso. Occorre prendersi il tempo e ingegnarsi creativamente per identificare, laddove esistono, delle soluzioni che soddisfino gli interessi di tutte le parti. Per vedere delle possibilità che esistono ma non sono facili da scorgere serve immaginazione, umiltà, flessibilità, acume e quanta più conoscenza si possa mettere sul tavolo di una discussione.

Peter Elbow (University of Massachusetts) ha adottato questa strategia. Se qualcuno pensa che un’idea non è stata compresa dagli interlocutori, può chiedere che, per 5 minuti, tutti sospendano il loro giudizio critico o di chiusura nei confronti dell’idea e si sforzino di scovare delle virtù, come se ne fossero dei genuini sostenitori. Una ginnastica della mente utile quotidianamente in un mondo che non è statico e che conosciamo così poco. Così diventa più facile immaginare futuri possibili.

http://www.futurables.com/2015/04/21/come-il-pastore-separa-le-pecore-dalle-capre-e-dai-babbuini-psicopatie-e-democrazie-nel-ventunesimo-e-ventiduesimo-secolo/

AGGIORNAMENTI
https://plus.google.com/+StefanoFaitFuturAbles/posts

Il 54% degli europei non si fida dell’informazione ufficiale sull’Ucraina

L’in-misurabile mondo di Ayumi Kudo

stefano fait:

Ayumi Kudo: artista emergente giapponese in Italia. Le sue opere saranno esposte e in vendita ancora per una settimana a Trento e Rovereto

Originally posted on WazArs:

11160350_10153234697320859_1241431344_n “La strada nel mondo pacifico”

Un’intervista realizzata da Yayoi Nakanishi.

Poco prima del Mini Expo creativo di Natale, mi sono imbattuta per caso su internet in alcuni gioielli in ceramica spiritosi sia per la fattura sia per le frasi associate.

Erano le opere di un’artista giapponese, Ayumi Kudo, con la collaborazione della ceramista Letizia Maggio (La prof che disegna gioielli in ceramica una star in Giappone, Messaggero Veneto, 29 settembre 2014) e l’orafa Akiko Kurihara.

Un po’ naive ma forte, non superficiale, la sua sensibilità è molto giapponese, però è libera e profonda.

In quello stesso periodo una dei titolari della sala da tè orientale di Trento, Noh il Teatro del Tè, era stata affascinata dalle sue opere realizzate con le foglie di tè.

Grazie a questa coincidenza ci siamo incontrate a dicembre, poi abbiamo avuto una bellissima occasione di chiacchierare un po’ all’inaugurazione della…

View original 2.013 altre parole

Volete sabotare la campagna elettorale di Hillary Clinton, la Malvagia Strega dell’Ovest?

11156192_10203494296831981_6576681859654372257_n

Fate circolare la lista dei suoi finanziatori.

Chi l’ha sponsorizzata tra il 1999 e il 2014? I soliti noiosissimi plutocrati (parassiti psicopatici) che pensano di governare il mondo e non hanno capito che è arrivato il momento di uscire di scena senza fare troppo chiasso (se gli è cara la pelle): Citigroup, Goldman Sachs, JP Morgan Chase, Morgan Stanley, Lehman Brothers, Merril Lynch, ecc.

AGGIORNAMENTI

https://plus.google.com/+StefanoFaitFuturAbles/posts

e2b53340cc85bf1d6f1bad660456c3c7

“Sigh No More” from Joss Whedon’s Much Ado About Nothing

Chi non conosce il presente non può discutere del futuro – dati utili a capire la Grande Trasformazione

è vero che all'aumento del benssere diminuisce il numero dei figli, ma il Bangladesh mostra che stiamo assistendo a un crollo demografico indipendente dalla variabile economica

è vero che all’aumento del benessere diminuisce il numero dei figli, ma il Bangladesh (tra i tanti esempi possibili) mostra che stiamo assistendo a un crollo demografico planetario che non è interamente spiegabile in una prospettiva materialistica

Chi non conosce il presente non può discutere del futuro

Hans Rosling

Lettori, ascoltatori e spettatori, a milioni, stanno voltando le spalle ai media tradizionali…Una delle ragioni di questa crisi è che le persone sono stanche dell’immagine negativa del mondo che viene loro presentata dai giornalisti. La maggior parte delle notizie nei media tradizionali riguarda conflitti, drammi, imbroglioni e vittime. […]. Ci sono numerose e gravi conseguenze. In primo luogo la gente ne ricava una falsa immagine della realtà. In secondo luogo l’Occidente ora soffre di mancanza di leadership. Le democrazie mediatiche non producono capi, ma populisti.

Constructive News: The next mega trend in journalism? 14 novembre 2014

Connettere le menti, creare il futuro

Motto dell’expo Dubai 2020

Se è vero che una porzione molto influente dell’umanità soffre di un delirio di onnipotenza e l’intera specie ha perso il senso del limite e dell’equilibrio virtuoso, come è vero che se non ci disfiamo di quadri mentali antiquati e autodistruttivi, perché miopi, andremo alla deriva, invece di costruire un futuro migliore, è altrettanto vero che per costruire un futuro migliore è fondamentale che chi prende le decisioni abbia a disposizione informazioni il più possibile veritiere e obiettive sul presente e su dove sta andando il mondo.

Se uno si lascia guidare nei suoi processi decisionali da nozioni fallaci, dati superati e preconcetti duri a morire, difficilmente avrà successo nelle sue intraprese. Potrà stare in cima alle classifiche grazie alle piste ciclabili, alle zone verdi, alla raccolta differenziata, a quanto si è smart, al numero di utenti delle biblioteche, ecc. – che sono fattori importantissimi – ma, nel lungo periodo, serve anche altro, se non si vuole far venir meno il patto di fiducia che lega chi governa a chi è governato.

EGEMONIA GLOBALE

È un dato di grande importanza, perché i flussi migratori si orientano in funzione di dove c’è investimento e creazione di posti di lavoro.

Tra la nascita di Cristo e il 1820 il baricentro economico del mondo si trovava nell’Asia centrale, non lontano dall’India.

Dopodiché, nel giro di un secolo, si spostò nel Nord Europa, verso l’Islanda.

Tra il 1960 e il 2000 era ancora localizzato a nord della Norvegia.

Intorno al 2030 si troverà entro i confini cinesi.

FONTE: McKinsey Global Institute

In 25 anni si sono annullati 200 anni di storia all’insegna dell’egemonia occidentale e le grandi migrazioni si stanno già regolando di conseguenza (A “Little Africa” in Southern China, The Diplomat, 8 agosto 2013).

Oggi oltre metà della popolazione mondiale vive tra Karachi e Tokyo. Quella sarà la regione egemone del pianeta nei prossimi secoli.

È anche la regione che più sta contribuendo all’arricchimento dell’Africa: nel 2009 il volume di traffici commerciali tra Cina e Africa era pari a quello tra USA e Africa. In 5 anni è diventato il doppio! (Into Africa. China Plays U.S. in Great Power Game, Bloomberg, 24 marzo 2015).

http://www.futurables.com/2015/03/28/ce-un-nuovo-sceriffo-in-citta-il-secolo-cinese-da-kant-a-canton/
http://www.futurables.com/2015/04/02/ce-un-nuovo-sceriffo-in-citta-parte-ii-governo-mondiale-o-governance-mondiale/

PROSPERITÀ E DISUGUAGLIANZA

Negli ultimi 20 anni il numero di persone che vive in condizioni di estrema povertà si è dimezzato.

Il Bangladesh, nel 2012, era già messo meglio dell’Italia del 1964 in quanto a tasso di fecondità e mortalità infantile. In 50 anni ha recuperato un gap di secoli e questo progresso è in fase di accelerazione.

FONTE: Hans Rosling, Sustainable Development: Demystifying the Facts, 2015.

NOTA BENE: oggi la sola economia cinese equivale (in termini di PIL) a quella dell’intero pianeta nel 1964.

Anche i ricchi piangono, ma la felicità aumenta in proporzione al benessere, indipendentemente dal contesto culturale (Stevenson & Wolfers, Economic Growth and Subjective Well-Being: Reassessing the Easterlin Paradox, 2008).

Mentre in Europa e Nord America le disparità aumentano, nel resto del mondo stanno diminuendo (Income Inequality Is Not Rising Globally. It’s Falling, New York Times, 20 luglio 2014).

DEMOGRAFIA LOCALE E URBANIZZAZIONE

Secondo l’ISTAT la popolazione di cittadinanza italiana residente in Italia è scesa sotto quota 56 milioni al primo gennaio 2015 (-125mila in un anno, per circa la metà dovuto a un saldo migratorio negativo).

Solo nel Trentino-Alto Adige (1,6 per mille) e, seppur di poco, in Campania, la natalità eccede la mortalità.

La popolazione residente a Trento si è stabilizzata (Trento, sono 117mila gli abitanti, Vita Trentina), quella di Rovereto è in calo (Una città che invecchia, stranieri in calo, Trentino, 3 febbraio 2015).

Tenendo conto delle tendenze globali, è possibile che la popolazione urbana trentina abbia raggiunto il suo plateau (o poco ci manca). Salvo qualche sussulto dovuto a un futuro crollo dei prezzi degli immobili (l’onda della bolla specualtiva esplosa partirà dalla California, passerà per Londra e arriverà in Cina) o agli effetti del mutamento climatico, Trento e Rovereto non raggiungeranno mai, rispettivamente, quota 150mila e 50mila abitanti. È più plausibile uno scenario in cui, nella seconda metà del secolo, saranno scese sotto quota 100mila e 30mila.

Il livello di urbanizzazione del pianeta cresce infatti impetuosamente, ma disarmonicamente. Mentre nei paesi emergenti la tendenza è fortissima. Nei paesi “emersi” le cose vanno diversamente. In Oceania le aree metropolitane si spopolano, in Europa non crescono, nel Nord America crescono poco (e probabilmente per via dell’inclusione del Messico).

FONTE: World Urbanization Prospects (United Nations), 2014

DEMOGRAFIA GLOBALE

Nel mondo, il numero di bambini da qui al 2100 resterà, nella “peggiore” delle ipotesi, invariato, ma potrebbe calare.

Nel 1975 il Giappone era in equilibrio demografico (tasso di sostituzione). Nel giro di 20 anni è sceso a un tasso di fecondità inferiore a 1,4 figli per donna e poi si è fermato lì.

In futuro l’umanità sarà meno numerosa, forse molto meno numerosa, perché la demografia umana cresce solo laddove c’è povertà e, per di più, ultimamente sta contraendosi a prescindere dal miglioramento del tenore di vita.

Nel 2013, a parte l’Asia meridionale, i paesi arabi e l’Africa sub-sahariana, il resto del mondo aveva raggiunto o quasi raggiunto la stabilità demografica, oppure era in calo demografico.

Il tasso di natalità del Sudafrica è sceso al 2,39%. Già adesso 23 stati indiani su 29 hanno raggiunto un tasso di crescita pari a zero (India struggling to achieve total fertility rate of 2.1 per cent, The Economic Times, 11 luglio 2014).

Il Sudamerica si trova ad affrontare un calo demografico in paesi come il Brasile e il Cile e la rapidità della contrazione del tasso di natalità continentale è stata doppia rispetto ad Europa e Stati Uniti (che sono già in deficit) (Autumn of the patriarchs, The Economist, 1 June 2013).

Un fenomeno analogo, e altrettanto sorprendente, riguarda il mondo musulmano (David Ignatius: A demographic shift in the Muslim world, The Washington Post, 8 febbraio 2013).

In Cina alcuni ricercatori stanno invitando i loro concittadini a realizzare un baby boom, visto che il tasso di fertilità è sceso fino alla modesta media europea (Baby Boom or Economy Bust: Stern Warnings About China’s Falling Fertility Rate, Wall Street Journal, 2 settembre 2014).

Solo l’Africa sub-sahariana spinge in alto la demografia globale, ma riuscirà a farlo ancora per poco (Bye-Bye, Baby, The New York Times, 4 aprile 2014).

Secondo i demografi dell’ONU il 2014 potrebbe essere stato l’anno del picco di nascite (Hans Rosling, 4 maggio 2014). Da qui in poi sarà tutto in discesa e la popolazione mondiale aumenterà solo in virtù della diminuzione della mortalità infantile.

VIOLENZA, ANALFABETISMO, DEMOCRAZIA, ECC.

In tutto il mondo il tasso di omicidi è in calo da secoli, il numero di vittime di guerra scende, l’alfabetizzazione cresce esponenzialmente, la democrazia si diffonde (dal basso oppure dall’alto). Tutto lascia intendere che davanti a noi ci sia un futuro nonviolento e che educazione e prosperità siano infinitamente più efficaci di psicofarmaci e sorveglianza capillare (The Visual History of the Rise of Political Freedom and the Decrease in Violence, OurWorldinData).

http://www.futurables.com/2014/03/29/contro-i-profeti-di-sventura-che-azzoppano-lumanita/

AGGIORNAMENTI

https://plus.google.com/+StefanoFaitFuturAbles/posts

Moda, architettura e design nel ventunesimo e ventiduesimo secolo: scorci di macrotendenze

stefano fait:

Questa possibile civiltà futura è planetaria. Gli ipnotizzati identificano la loro localizzazione geografica come segue: terre che devono ancora emergere (The resilient tribes and the explosive rise of “Atlantis”, FuturAbles, 15 marzo 2015), Montagne Rocciose, Himalaya, Grecia, Ande, Finlandia, isole del Pacifico, Irlanda, New Hampshire, Africa occidentale, North Carolina e Florida.

Le comunità in cui vivono si trovano principalmente in contesti montani, collinari o costieri; non metropolitani o di pianura.

Si gode di un pieno contatto con la natura, giardini e aiuole verdissime vengono irrigate da un sistema di irrigazione sofisticato. L’ambiente urbano (ripeto: non metropolitano, come se la demografia umana fosse molto diversa da quella attuale) come quello rurale (alcuni dimorano in ritiri monastici) è accuratamente pianificato, in modo da offrire agli abitanti l’esperienza di vivere in un giardino. Prati, cespugli e alberi sono curati, non ci sono in giro rifiuti, il cielo è quasi violaceo (?) con nuvolette ovattate, il clima è temperato, come in un’eterna primavera (succederebbe se l’asse terrestre si raddrizzasse), la brezza è fresca, l’aria pulita, i fiori coloratissimi, l’architettura essenziale ed ingegnosa…

Originally posted on WazArs:

qmx_travelpostersScrivo quest’articolo per contrastare lo spirito apocalittico che caratterizza molte visioni del nostro futuro e che è dettato da indoli materialistiche ossessionate dalla gratificazione istantanea e dalla paura della morte, o da idealismi radicali motivati dall’odio verso un presente oppressivo e iniquo.

Firefly - Blue Sun Travel Firefly

41f8KviedsL._SX258_BO1,204,203,200_Negli anni Ottanta due studiosi americani, Chet Snow e Helen Wambach, pubblicarono un libro intitolato “Mass dreams of the future”.

Era il frutto di una lunga serie (migliaia) di sessioni di ipnosi progressive, cioè a dire proiezioni delle coscienze umane in possibili futuri, nella convinzione – almeno questa del tutto realistica, alla luce delle più moderne teorie fisiche del tempo – che la linearità del tempo sia solamente illusoria (L’albero che volle farsi artigiano e l’artigiano che sciolse le sue catene, WazArs, 3 ottobre 2014).

È un libro molto suggestivo, indipendentemente dalla (im)plausibilità della sua premessa di partenza e dal limite decisivo che il…

View original 1.319 altre parole

Andreas Bourani – Auf anderen Wegen

Putin, la civiltà glaciale e i futuri coloni italiani in Siberia

Dal Far West del passato al Far East del futuro

Dal Far West del passato al Far East del futuro

Il presidente russo ha approvato il progetto di offrire terreni gratuiti a tutti coloro che intendono ricolonizzare l’Oriente russo ed avviare una fattoria o altre attività.

Homestead Act for Russian Far East – Putin supports free land handout, RT, 19 gennaio 2015

I media cinesi prevedono che la legge sulla ricolonizzazione favorirà la migrazione cinese verso l’Estremo Oriente (russo).

China Eyes Land Giveaway Program in Russia’s Far East, the Diplomat, 28 gennaio 2015

Era un cavallo di piccola statura dal mantello rossastro, con una lunga criniera paglierina e le zampe color cenere quello che, assieme al resto del suo nutrito branco, pascolava nelle VASTE DISTESE ERBOSE dello Yukon e dell’ Alaska di ventiseimila anni fa, ai tempi dell’ ultima era glaciale della Terra.

Pony pascolava in Alaska 26 mila anni fa; ora è stato trovato sotto il ghiaccio, Corriere della Sera, 16 gennaio 1994

Secondo studi recenti, alcuni depositi di ceneri e pomici vulcaniche, scoperti sulle coste dello Svalbard e datati seconda metà del ‘400 e prima metà del ‘700, potrebbero essere stati prodotti dall’attività eruttiva di questo vulcano, o di altri ancora poco noti o sconosciuti, comunque presenti al di sotto della banchisa polare. Un altro paio di coni vulcanici sottomarini giacciono anch’essi a circa 200 km dal Polo Nord, ma in direzione delle Isole di Francesco Giuseppe, prossime alle coste della Siberia. A questo punto è lecito porsi alcuni interrogativi: cosa potrebbe succedere, se si verificasse una potente eruzione vulcanica, da questo o da altri coni vulcanici al di sotto della banchisa polare? Se una violenta eruzione vulcanica si sfogasse sotto la banchisa polare, quest’ultima o parte di essa potrebbe frammentarsi e sgretolarsi in migliaia di giganteschi iceberg, con una completa ridislocazione delle masse glaciali…lo stato della banchisa stessa non dipende soltanto da ciò che la sovrasta, ossia la libera atmosfera e le correnti oceaniche, ma anche da ciò che si nasconde nelle complesse leggi della tettonica, il tutto legato da connessione tutte da scoprire.

Clima e dintorni: i misteri dell’Artico…, MeteoLive, 10 settembre 2014

Questo articolo prova a spiegare perché la Siberia sarà “invasa” da coloni cinesi, indiani, europei e statunitensi, in virtù della glaciazione!

È un’ipotesi di lavoro che sarà modificata sulla base degli input che riceverò.

Il cavallino di cui sopra se la spassava nell’Alaska glaciale (!) e si estinse 10mila anni fa, quando la glaciazione era terminata. È stato ritrovato “quasi perfettamente conservato” dal ghiaccio, esattamente come Oetzi.

Il pony resta surgelato DOPO la fine della glaciazione?

Altri misteri…

Nella Beringia glaciale c’erano leoni e cammelli.

Ci hanno insegnato che durante l’ultima glaciazione l’Alaska era priva di ghiacci solo perché troppo arida, qualcosa come le “valli secche” dell’Antartide

http://it.wikipedia.org/wiki/Valli_secche_McMurdo

Però ora scopriamo che c’erano “vaste distese erbose”.

McMurdo-dry-valley

Non penso che qui possano vivere dei pony

Infatti l’Alaska e lo Yukon erano quasi liberi dai ghiacci, come lo erano le coste groenlandesi, quelle delle grandi isole artiche canadesi a ovest della Groenlandia, l’Islanda orientale e quasi tutta la Siberia orientale, incluse le gelidissime isole della Nuova Siberia

glacial_maximum_map2

Perché durante le glaciazioni gli elefanti si spingevano verso nord, dall’Africa all’Europa?

http://www.celeste-ots.it/celeste_files/musei_mineralogia/mineralogia_2.htm

http://www.academia.edu/10242190/Gli_elefanti_nani_siciliani._Il_contributo_delle_grotte_alle_teorie_sullevoluzione

Perché felini africani circolavano per l’Europa meridionale e c’erano leoni in Alaska e iene in Siberia?

http://scienceblogs.com/tetrapodzoology/2008/03/12/european-cats-part-i/

http://www.amazon.com/Frozen-Fauna-Mammoth-Steppe-Story/dp/0226311236

Perché nella Siberia bagnata dall’Oceano artico dove ora (interglaciale) c’è solo tundra artica/permafrost, durante l’era glaciale c’erano ranuncoli, campanule, fagioli selvatici, felci e mammiferi generalmente associati a climi più temperati, come cavalli, bisonti, lupi, pecore selvatiche, antilopi saiga, iene, ossia tutti animali che eviterebbero con cura habitat caratterizzati da permafrost, blizzard e fanghiglia impraticabile?

http://www.unicam.it/museodellescienze/curiosita.asp?submenu=servizi

Perché più ci si avvicina al Polo Nord più si trovano resti di grandi mammiferi?

Perché sulle coste delle grandi isole del Canada Artico, durate la glaciazione, c’erano alberi da frutto, ontani e betulle, mentre l’interno era coperto da ghiacci, in maniera molto simile all’attuale Norvegia?

La megafauna siberiana di quel periodo era molto diversificata, come nelle savane. Per poter sussistere aveva bisogno di una stagione fredda relativamente breve, con nevicate non abbondanti, che permettessero alla vegetazione di crescere rigogliosa (grandi e grossi com’erano, questi animali mangiavano davvero molto). Tundra artica e taiga non erano ambienti adatti. Il paesaggio doveva essere molto differente, con inverni più miti ed estati più fresche: una sorta di eterna primavera. Paradossalmente, durante la glaciazione l’Artico doveva godere di un clima un po’ più mite di oggi, non molto più rigido, come si tende a credere.

Una vasta porzione della Siberia costiera è passata da un clima più simile a quello del Nord Europa a un clima artico e subartico dopo la fine della glaciazione?

LE GLACIAZIONI INIZIANO QUANDO L’OCEANO ARTICO È QUASI PRIVO DI GHIACCI?

Nella prima metà degli anni Cinquanta il geofisico Maurice Ewing, direttore del Lamont Geological Observatory della Columbia University e il geologo-meteorologo William Donn hanno il loro momento “Uovo di Colombo”: per poter avere una glaciazione, occorre che prima di tutto l’Artico sia libero o semi-libero dai ghiacci!

Tra giugno 1956 e maggio 1958 pubblicano i loro dati e le loro formulazioni in due articoli, il primo dei quali viene pubblicato su Science (A theory of Ice Ages). Se ne occupa anche la stampa divulgativa: Betty Friedan, The Coming Ice Age. A true scientific detective story, Harpers Magazine, September 1958.

In base alle loro conclusioni, a causa del progressivo riscaldamento degli oceani (non dell’atmosfera), nel nostro futuro c’è una glaciazione, ma la regione artica potrebbe diventare sorprendentemente temperata, abitabile e il processo di desertificazione si invertirebbe, rinverdendo il Sahara.

Lo scioglimento dei ghiacci artici, dovuto al riscaldamento degli oceani, produce un fortissimo aumento delle precipitazioni in regioni normalmente aride come lo sono quelle artiche, dove non nevica praticamente mai. Stiamo parlando di nevicate abbondantissime e perenni che faranno aumentare lo spessore e l’estensione dei ghiacciai dal Labrador alla Groenlandia e in Scandinavia e Scozia (dove non esistono ancora, ma stanno nascendo: Glacier-like hazards found on Ben Nevis, BBC, 21 agosto 2014).

Tesi confermata da María-Fernanda Sánchez-Goñi, Edouard Bard, Amaelle Landais, Linda Rossignol, Francesco d’Errico, Air-sea temperature decoupling in Western Europe during the last interglacial/glacial transition, Nature Geoscience, 1 September 2013.

Questi ghiacciai continentali diventeranno così spessi che la pressione li spingerà avanti, come una forza centrifuga, finché, dopo qualche secolo, bloccheranno nel ghiaccio una vasta porzione del Nord America e del Nord Europa, come è già successo in passato.

Oggi l’aumento delle precipitazioni nell’Atlantico del Nord è un fatto acclarato. Come pure un altro fatto, che conferma le intuizioni di Ewing and Donn: durante le ere glaciali l’aria si raffredda ma gli oceani si riscaldano (Riddle of the abrupt climate changes during the Ice Age, 2012).

Il meccanismo ipotizzato negli anni Cinquanta era il seguente: se l’Oceano Artico fosse libero da ghiacci perché riscaldato dall’Atlantico, sarebbe più caldo della terraferma circostante, l’acqua evaporerebbe e cadrebbe molta neve sul continente. Più neve in Groenlandia e Canada settentrionale farebbe crescere i ghiacciai

È quel che sta accadendo: Ghiaccio groenlandese in forte recupero quest’anno, 2 aprile 2015; Grandi Laghi Nord Americani: la terza massima estensione glaciale di sempre!, 1 aprile 2015).

Prima i ghiacciai non crescevano solo perché non c’era abbastanza vapore acqueo da trasformare in neve. Ora c’è, come c’è nell’Antartide (Antartide: temperature basse e ghiacci ai massimi livelli, 3 aprile 2015), principalmente a causa dell’attività vulcanica (Vulcani attivi sotto l’Antartide e cambiamenti climatici: quali correlazioni?, 12 maggio 2014.

La tesi, non poco radicale, è che l’Artico, diversamente da quanto si potrebbe credere, si ghiacciò solo a partire da 11mila anni fa, con la fine della glaciazione. In precedenza era relativamente temperato.

Questo spiega anche come mai i futuri nativi americani che provenivano dall’Asia arrivarono nelle Americhe relativamente tardi, pur avendo a disposizione Bering, che durante le glaciazioni è un istmo (come Panama), non uno stretto. Si fermarono per ben 15mila anni molto a nord, nel circolo polare artico, in condizioni ambientali che supponevamo estremamente ardue, isolandosi geneticamente isolato dal resto degli abitanti dell’Asia (First Americans Lived on Bering Land Bridge for Thousands of Years, Scientific American, 4 marzo 2015).

Se 14-15000 anni fa cominciarono a muoversi fu perché il clima artico, al termine della glaciazione, si irrigidì diventando più ostile, mentre le pareti di ghiaccio che li bloccavano verso sud, separandoli dagli altri asiatici, si sciolsero, consentendo a molti di loro il passaggio attraverso le Montagne Rocciose. Nel giro di pochi secoli raggiunsero il Cile. Se non l’avevano fatto prima è perché nell’Artico se la passavano piuttosto bene, a dispetto della glaciazione, un po’ come il summenzionato pony “oetzizzato”.

Quando l’Artico si congelò, la glaciazione terminò e questa civiltà di cacciatori e pescatori seguì selvaggina e banchi di pesce. Alcuni, quelli che si trovavano in Asia quando Bering divenne nuovamente uno stretto, arrivarono in Cina e Giappone (Ainu); altri divennero i Nativi Americani.

Chi popolava le meravigliose, verdeggianti lande sahariane si ritrovò scacciato dall’Eden, a causa della desertificazione.

CHE COSA PUÒ SCIOGLIERE LA BANCHISA POLARE SCATENANDO UNA GLACIAZIONE?

Ma i vulcani sottomarini, naturalmente (Rapporto tra minimo solare ed eruzioni vulcaniche), che scaldano direttamente l’acqua e modificano il percorso delle correnti oceaniche.

Si stima che possano esistere circa 3 milioni di vulcani sottomarini (Thousand of new volcanoes revealed beneath the waves, New Scientist, 9 luglio 2007).

Gli oceanografi si aspettavano che l’attività vulcanica della dorsale artica Gakkel fosse “anemica”, invece hanno scoperto “un’attività magmatica sorprendentemente intensa… e una delle attività idrotermali più forti mai viste in dorsali medio-oceaniche”. Credevano che la pressione oceaniche rendesse impossibili le eruzioni esplosive, invece hanno scoperto che sotto l’Artico abbondano (Fire Under Arctic Ice: Volcanoes Have Been Blowing Their Tops In The Deep Ocean, Science Daily, 26 giugno 2008; Explosive volcanism on the ultraslow-spreading Gakkel ridge, Arctic Ocean, Nature, 6 maggio 2008; Fire under the ice. International expedition discovers gigantic volcanic eruption in the Arctic Ocean. EurekAlert, 25 giugno 2008).

Le attività di queste dorsali vulcaniche sottomarine sono cicliche, probabilmente legate alle orbite terrestri

http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/terrapoli/2015/02/16/scoperto-il-respiro-dei-vulcani-sottomarini_cda670bd-dd80-49bd-a4d7-a96fc2196bc4.html

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/2014GL063015/abstract

Sarebbe molto interessante capire come una più intensa attività vulcanica influenzi le correnti oceaniche che determinano il clima sul pianeta e l’inizio e fine delle glaciazioni: “durante gli ultimi 1,2 milioni di anni le correnti si sono rafforzate nei periodi più caldi e indebolite durante le ere glaciali”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/01/clima-le-correnti-oceaniche-determinanti-per-frequenza-glaciazioni/1044743/

In passato le profondità oceaniche artiche erano di 1-2°C più calde di oggi, con picchi di temperature prima e durante la rapida caduta delle temperature atmosferiche – i cosiddetti eventi Heinrich, come il Dryas recente (Deep Arctic Ocean warming during the last glacial cycle, Nature, agosto 2012).

DINAMICA DEGLI EVENTI PASSATI E FUTURI

La mia tesi:

Il Grande Minimo Solare e l’alterazione del campo geomagnetico terrestre (Earth’s Magnetic Field Is Weakening 10 Times Faster Now, LiveScience, 8 luglio 2014; Earth’s Impending Magnetic Flip, Scientific American, 16 settembre 2014) risvegliano la Terra e i suoi vulcani, compresi quelli sotto l’Artico. Questi modificano le correnti oceaniche, scaldano l’oceano artico producendo un’incredibile quantità di vapore acqueo, ossia di neve che cade a latitudini in cui non arriva a sciogliersi in estate, anche per effetto dei vulcani di superficie che schermano il Sole.

Così parte una glaciazione.

Poiché abbiamo superato la durata media dei prossimi interglaciali e l’Artico si è sciolto drammaticamente, mi aspetto a breve (entro il 2020) una serie di enormi eruzioni e un’accresciuta geotermia sottomarina.

Succederà tutto piuttosto in fretta.

Sappiamo che ci fu un’ecatombe di mammiferi in Siberia e Canada (85% di mortalità). Una parte di loro perì istantaneamente (“con i ranuncoli ancora in bocca o non ancora digeriti”).

Come sempre, per molti anni si è data la colpa all’uomo, finché la scienza ha seguito il suo corso dimostrando che era l’ennesima sciocchezza antropocentrica tipica di una specie che deve sempre sentirsi al centro di tutto, nel bene e nel male:

Mastodons weren’t hunted to extinction by Ice Age humans — they simply froze to death, new study finds

Mastodons were likely killed off by ‘global cooling,’ expert says

Mastodons disappeared from Yukon before humans arrived: study

Nulla del genere si verificò in Africa o in Europa.

Questo significa che le glaciazioni sono istantanee e che questi bestioni, migrati a nord durante una fase di RISCALDAMENTO, non ebbero il tempo di tornare a sud e morirono in massa, ibernati, circa 10500 anni fa.

Le glaciazioni si sviluppano infatti molto più rapidamente di quanto si pensava (Quanto tempo ci vuole per passare ad una fase glaciale?, HSH, 5 settembre 2014; Mutamento climatico improvviso – lo scenario “Ötzi”, FuturAbles 25 settembre 2014) e che quasi sicuramente vi è una ciclicità collegata a escursioni/inversioni geomagnetiche (Rampino, Michael R. (1979). Possible relationships between changes in global ice volume, geomagnetic excursions, and the eccentricity of the Earth’s orbit. Geology 7 (12): 584–587) – il campo geomagnetico può ridursi anche del 10% in qualche mese (New evidence for extraordinarily rapid change of the geomagnetic field during a reversal, Nature 374, 687 – 692, 20 April 1994) – e l’eruzione di supervulcani (Ice age polarity reversal was global event: Extremely brief reversal of geomagnetic field, climate variability, and super volcano, Science Daily, 16 ottobre 2012), tranquillamente in grado di alterare il clima del pianeta per almeno una generazione (Le Eruzioni vulcaniche alterano per più di 20 anni la Circolazione Oceanica del Nord Atlantico, 3 aprile 2015).

80_1

IL MECCANISMO DI CONGELAMENTO ISTANTANEO (uragano di ghiaccio che risucchia dall’alto aria congelata e la spara verso la superficie terrestre) è stato descritto in due libri:

John Gribbin e Douglas Orgill, “The Sixth Winter”, 1979

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2014/07/29/il-sesto-inverno/

e The coming Global Superstorm

http://www.erh.noaa.gov/er/car/WCM/Maine-Ly%20Weather/Spring%202004/General%20Interest1.htm

UNA SPIEGAZIONE ALTERNATIVA O COMPLEMENTARE

Questi animali e piante sono stati scaraventati improvvisamente in un clima molto più freddo, che li ha “criogenicamente” conservati come Oetzi (Mutamento climatico improvviso – lo scenario “Ötzi”, FuturAbles, 25 settembre 2014).

Perché ciò avvenga serve:

  1. un’alterazione dell’inclinazione dell’asse terrestre;
  2. e/o uno slittamento della litosfera/dislocazione della crosta terrestre (migrazione del polo geografico);

Le migrazioni dei poli geografici sono eventi già accaduti in passato (Migration of glacial centers across Gondwana during Paleozoic Era, Bulletin of the geological society of America, 1985; Combined paleomagnetic, isotopic, and stratigraphic evidence for true polar wander from the Neoproterozoic, Geological Society of America Bulletin, v. 118, no. 9/10, p. 1099-1124, 2006) e, per il momento, non c’è ragione di supporre che il nostro pianeta si sia stabilizzato. Il problema, naturalmente, è: quanto improvvise e quanto ampie possono essere? (Teoria dello slittamento polare).

Ci potrebbero essere repliche? Magari dovute al rallentamento della rotazione terrestre (Gold T, 1955 NatureInstability of the Earth’s Axis of Rotation“, 175, 526-9), come nel caso di Saturno (Scientists Find That Saturn’s Rotation Period is a Puzzle, NASA, 2004) e Venere (Spinning Venus is slowing down, ESA, 2014)?

Le mitologie di tutto il mondo tramandano l’idea di un palo cosmico che esce dalla sua sede e getta lo scompiglio tra le stelle (Il mulino di Amleto).

Forse, ciclicamente, a causa di forti variazioni del campo magnetico solare e di quello terrestre, il nostro pianeta cambia assetto? Un asse raddrizzato rispetto alla verticale donerebbe un clima eternamente primaverile a una larga fascia del pianeta (raffreddando però i poli e riscaldando i tropici).

Joscelyn Godwin, Il mito polare. L’archetipo dei poli nella scienza, nel simbolismo e nell’occultismo

La maggior parte delle simulazioni al computer dell’atmosfera della terra predice qualche genere di disastro incontrollabile, come la glaciazione globale, il ribollire degli oceani o l’incenerimento completo a causa di una sovrabbondanza di ossigeno che dà fuoco al mondo… Invece, in qualche modo, l’effetto integrativo di molti processi complessi che si intrecciano ha mantenuto la stabilità atmosferica nonostante i cambiamenti su larga scala e perfino durante i periodi di sconvolgimento cataclismatico.
Paul Davies, The Cosmic Blueprint, Unwin, 1989, p. 132.

PUNTI CHIAVE

  • Finché i poli resteranno nelle attuali posizioni le glaciazioni continueranno a infierire sugli esseri viventi di questo pianeta (la situazione ideale è quando entrambi i poli si trovano ben distanti dai continenti e non possono ricoprirli di ghiacciai. Es. uno in mezzo al Pacifico e l’altro in mezzo all’Atlantico meridionale);
  • Gli interglaciali terminano quando l’Artico si scioglie (come adesso) e si crea un gap troppo grande tra temperatura degli oceani e temperatura atmosferica. Per es. Grande Minimo Solare provoca una robusta attività vulcanica e un aumento della copertura nuvolosa collegato all’intensificazione dei raggi cosmici che giungono sulla Terra – le gocce d’acqua hanno meno energia (temperature più fredde) del vapore acqueo e quindi raffreddano l’atmosfera. Nubi e pulviscolo atmosferico schermano la luce solare > raffreddamento globale: Nir J. Shaviv, Cosmic rays and climate; Raffaele Pontrandolfi, Raggi cosmici e clima);
  • Si può capire che una glaciazione è cominciata quando in estate, sulle montagne del Labrador e lungo le coste artiche, in Scandinavia e Scozia, anche a bassa quota, la neve caduta in inverno non arriva a sciogliersi e gli oceani, dopo essere saliti di livello, si fermano e cominciano a calare;
  • Gli unici due scenari che prevedono un allagamento delle coste sono: spostamento dei poli con scongelamento improvviso delle calotte; innalzamento dei fondali dovuto a forte attività vulcanica e tellurica (The resilient tribes and the explosive rise of “Atlantis”, FuturAbles, 15 marzo 2015). Lo scioglimento dei ghiacci del polo nord non farebbe aumentare il livello degli oceani (i cubetti di ghiaccio sciolti non fanno tracimare un cocktail e infatti dopo decenni di scioglimento dei ghiacci artici l’oceano è salito di pochi centimetri e in buona parte per espansione termica; inoltre il suo tasso di crescita è diminuito del 30%) mentre i ghiacciai su terraferma (es. Groenlandia) sono già in fase espansiva;
  • L’innevamento anticipato in autunno e perdurante in primavera farà aumentare il coefficiente di riflessione della luce/calore solare (albedo) raffreddando le regioni circostanti ma, se l’Artico dovesse continuare a sciogliersi, le temperature del pianeta non varieranno molto rispetto a oggi (in altre parole: durante le glaciazioni fa freddo solo vicino ai ghiacciai);
  • La Terra è un sistema omeostatico, ossia alla costante ricerca di nuovi punti di equilibrio e stabilità interna: come se ci fosse un termostato a regolare tutto, nevica di più durante i periodi caldi, per aggiungere ghiaccio e albedo, in modo da raffreddare il sistema; nevica di meno (e il cielo è quasi sempre terso, molto blu) nei periodi freddi e gli oceani si restringono, esponendo più superficie scura alla luce del sole (terre emerse), per ridurre la massa ghiacciata e ridurre l’albedo (il ghiaccio sporco riflette meno la luce di un Sole che splende quasi tutto il tempo diurno);
  • Il fattore determinante per il clima terrestre è l’albedo: più il pianeta è schiarito dalla neve e dalla sabbia più si raffredderà; più si copre di vegetazione, scurendosi, più si riscalderà. In caso di scioglimento della calotta artica e di contenuta espansione di quella antartica, una civiltà glaciale sarebbe in grado di riconquistare il terreno perso di fronte all’avanzata dei ghiacciai accelerando artificialmente il rinverdimento delle regioni desertiche e brulle;
  • Le serre insegnano che maggiore è la concentrazione di anidride carbonica nell’aria, più le piante godono;
  • La temperatura se ne frega di quel che fa l’anidride carbonica. È rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi 7mila anni (quando faceva decisamente più caldo di oggi), mentre la CO2 continuava ad aumentare;

L’inversione dei poli magnetici avviene molto rapidamente e potrebbe verificarsi già nel corso delle nostre vite

http://www.extremetech.com/extreme/192522-earths-magnetic-field-could-flip-within-our-lifetime-but-dont-worry-we-should-be-ok

http://www.popsci.it/campo-magnetico-terrestre-si-inverte-piu-rapidamente-del-previsto.html

Vulcanismo sotto la banchisa artica

http://www.mpg.de/482178/pressRelease20030718

http://archiviostorico.corriere.it/2002/gennaio/20/Vulcani_sorgenti_calde_sotto_ghiacci_co_0_020120590.shtml

http://www.lescienze.it/news/2003/07/01/news/vulcani_sotto_la_calotta_polare-587891/

http://www.meteogiornale.it/notizia/22818-1-fusione-ghiacci-artici-colpa-vulcani-sottomarini

http://daltonsminima.altervista.org/2011/12/15/

Relazione tra variazioni del campo geomagnetico e glaciazioni

http://www.iceagenow.com/Magnetic_Reversal_Chart.htm

http://beforeitsnews.com/weather/2015/02/mini-ice-age-2015-2035-earths-magnetic-fields-now-twisting-video-awesomepictures-2444220.html

Ulteriori informazioni sul futuro del mutamento climatico

http://www.futurables.com/2014/10/13/northern-europe-and-the-coming-climate-refugees-crisis/

http://www.futurables.com/2014/04/27/humans-as-earths-cure-for-the-ice-cancer/

http://www.futurables.com/2014/04/16/del-temperamento-di-gaia-ovvero-come-ho-imparato-a-non-preoccuparmi-e-ad-amare-il-mutamento-climatico/

http://www.futurables.com/2015/02/24/tutto-cio-che-e-solido-si-dissolve-nellaria-cigni-neri-e-profezie-climatiche/

http://www.futurables.com/2014/06/06/fimbulvetr-il-mutamento-climatico-che-non-ti-aspetti/

AGGIORNAMENTI

https://plus.google.com/+StefanoFaitFuturAbles/posts

3042263-slide-s-1-surreal-photos-show-an-abandoned-mall-filled-with-snow

« Older entries Newer entries »

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 162 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: