Vem pra Rua – tentativo di rivoluzione colorata in Brasile? (Resisti Dilma!)

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https://twitter.com/stefanofait

Signore e signori, la parola “segretezza” è ripugnante in una società libera e aperta e noi, come popolo, ci siamo opposti, intrinsecamente e storicamente, alle società segrete, ai giuramenti segreti e alle riunioni segrete. Siamo di fronte, in tutto il mondo, ad una cospirazione monolitica e spietata, basata soprattutto su mezzi segreti per espandere la sua sfera d’influenza, sull’infiltrazione anziché sull’invasione, sulla sovversione anziché sulle elezioni, sull’intimidazione anziché sulla libera scelta. È un sistema che ha reclutato ampie risorse umane e materiali nella costruzione di una macchina affiatata, altamente efficiente, che combina operazioni militari, diplomatiche, di intelligence, economiche, scientifiche e politiche. Le sue azioni non vengono diffuse, ma tenute segrete. I suoi errori non vengono messi in evidenza, ma vengono nascosti. I suoi dissidenti non sono elogiati, ma ridotti al silenzio. Nessuna spesa viene contestata. Nessun segreto viene rivelato. Ecco perché il legislatore ateniese Solone decretò che evitare le controversie fosse un crimine per ogni cittadino. Sto chiedendo il vostro aiuto nel difficilissimo compito di informare e allertare il popolo americano. Sono convinto che con il vostro aiuto l’uomo diventerà ciò che per cui è nato: un essere libero e indipendente.

JFK, discorso tenuto all’hotel Waldorf-Astoria di New York, 27 aprile 1961

Il gradimento della Rousseff ai massimi anche se economia risente della recessione europea

http://www.lindro.it/economia/2013-01-02/63794-brasile-2013-le-previsioni-economiche

solo il 9% della popolazione pensa che il suo operato sia insufficiente o pessimo, il 57% approva le sue politiche e se ci fossero altre elezioni vincerebbe a mani basse

http://wp.clicrbs.com.br/rosanedeoliveira/2013/06/10/dilma-perde-popularidade-mas-oposicao-patina/?topo=13,1,1,,,13

un sondaggio brasiliano indica che il 75% della popolazione appoggia le proteste ma il 69% è soddisfatto del suo tenore di vita ed ottimista sul futuro
http://www.washingtonpost.com/world/the_americas/150000-brazilians-return-to-streets-as-protests-increasingly-focus-on-government-corruption/2013/06/22/f7694bf4-db9e-11e2-b418-9dfa095e125d_story.html

Allora perché ci sono manifestazioni contro il suo governo? Se lo chiedono anche i corrispondenti stranieri, che ammettono la loro perplessità: “ il Brasile è messo peggio oggi rispetto a dieci anni fa? No, è messo meglio. È più ricco, ha un minor numero di poveri e un maggior numero di ricchi. È più democratico e meno iniquo…Come si spiega che Dilma Rousseff, che gode di un consenso maggiore di quello di Lula da Silva, sia stata fischiata allo stadio da 80mila tifosi della classe media che si sono potuti permettere il lusso di pagare fino a 400 dollari per il biglietto d’ingresso?

Perché scendono in piazza a protestare contro l’aumento dei prezzi dei trasporti pubblici giovani che normalmente non utilizzano questi mezzi perché hanno delle automobili, una cosa impensabile dieci anni fa?

Perché protestano gli studenti provenienti da famiglie che fino a poco tempo fa non potevano neppure sognare di vedere i loro figli al college?

Perché il Brasile, sempre così orgoglioso del suo calcio, ora sembra essere contro il mondiale?

Perché queste proteste, anche violente, in un paese invidiato dall’Europa e dagli Stati Uniti per il suo tasso di disoccupazione quasi nullo?

http://internacional.elpais.com/internacional/2013/06/17/actualidad/1371432413_199966.html

La risposta che si dà il giornalista del Paìs è che la popolazione ha visto quel che ha potuto ottenere e si è resa conto di quel che ancora le manca. Insomma è passata dalla rassegnazione fatalistica alla rivendicazione attiva.

Questa è certamente una spiegazione valida, ma io sono più cinico del buon Juan Arias e mi domando, mutatis mutandis, perché allora non ci siano proteste ancora più vigorose in Europa, dove la gente ha perso o sta perdendo ciò che ha conquistato con immensi sforzi. Inoltre, forse i brasiliani pensano di poter ottenere di più da un governo di destra? Hanno visto cosa ha fatto e sta facendo la destra (e la finta sinistra) in Occidente? Dilma Rousseff, in Italia, sarebbe accusata di populismo ed antipolitica dalla dirigenza del PD.

La mia impressione è che la gente che protesta contro il governo brasiliano sia la stessa che vorrebbe un golpe di destra in Venezuela. Una parte della classe media brasiliana (e di quella euro-americana) non ha alcuna intenzione di condividere il suo benessere con il resto della popolazione e se ne fotte dell’uguaglianza e della giustizia sociale, specialmente ora che la crescita è più lenta e non ci sono risorse abbondanti per tutti. Quindi è una mera questione di egoismo di classe strumentalizzata da una opposizione ancora invischiata nel passato dittatoriale e con forti simpatie per le politiche neoliberiste. 

CONTESTO STORICO E GEOPOLITICO

In Brasile la dittatura è terminata l’altroieri: “Il blocco dominante riesce a mantenersi al potere con una politica gattopardesca di cambiare tutto per non cambiare niente. I militari si ritirano discretamente di scena senza subire quei processi che hanno subito in altri paesi dell’America Latina; mantenendo una certa influenza nei centri economici di potere, ma allontanandosi sempre più dai centri politici di decisione. E riescono così a controllare la transizione politica senza grossi traumi (sarebbe opportuno discutere sulle similitudini e differenze fra le varie dittature militari latino-americane, soprattutto fra quella brasiliana e argentina). L’elite economica e politica che era cresciuta e si era modernizzata sotto i militari continua a dare le carte riciclandosi come partito “democratico” (per lo meno la parte più opportunista)”

http://www.juragentium.org/topics/latina/it/tosi.htm

Destabilizzazione in corso del Venezuela: Scontro diplomatico tra Caracas e Bogotà, dopo che il presidente colombiano Juan Manuel Santos ha ospitato ieri il leader dell’opposizione venezuelana Henrique Capriles. Quest’ultimo sta cercando di raccogliere consensi internazionali dopo aver perso contro Nicolas Maduro le elezioni del 14 aprile, di cui non ha riconosciuto i risultati.

http://it.notizie.yahoo.com/santos-ospita-capriles-%C3%A8-scontro-diplomatico-tra-venezuela-155516668.html

Tentativo fallito di rivoluzione colorata in Argentina?

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11076

SONO PROTESTE SPONTANEE?

Agenti infiltrati (agenti provocatori) nelle manifestazioni di protesta responsabili di atti vandalici, violenze contro agenti anti-sommossa e radicalizzazione della protesta

http://www.cartamaior.com.br/templates/materiaMostrar.cfm?materia_id=22194

Stati Uniti vedono il Brasile come una futura minaccia

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/14/gli-stati-uniti-in-declino-si-fanno-un-altro-nemico-uno-piccolino-il-brasile/

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/05/31/ritornello-atlantideo-2013-2015-i-protocolli-di-un-savio-fautore-della-pax-americana/

Brasile non sta simpatico nemmeno ad Israele

http://fanuessays.blogspot.it/2011/12/cuba-venezuela-brasile-messico-e-il.html

e men che meno ai classici giornali e periodici neoliberisti

http://www.economist.com/topics/dilma-rousseff

Rousseff contraria ad escalation militare in Siria

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/05/28/siamo-tutti-rossobruni-nazioni-unite-unione-europea-brasile-e-india-tutti-alleati-di-assad/

stringe alleanza con Argentina

http://exame.abril.com.br/brasil/noticias/brasil-e-argentina-discutirao-controversias-e-alancas

condona il debito di 12 paesi africani

http://exame.abril.com.br/economia/noticias/brasil-perdoa-us-840-mi-de-divida-externa-de-africanos

viene punita dalle agenzie di rating per le sue politiche sociali espansive

http://exame.abril.com.br/economia/noticias/sinais-economicos-negativos-afetam-popularidade-do-governo?page=2

ostacola speculatori e latifondisti difendendo i diritto degli indigeni alla terra;

http://g1.globo.com/economia/agronegocios/noticia/2013/04/dilma-rousseff-enfrenta-protestos-de-agricultores-em-evento-em-ms.html

usa i proventi del petrolio per educare la popolazione

http://www.reuters.com/article/2013/05/02/us-brazil-oil-royalties-idUSBRE94101020130502

e quelli delle estrazioni minerarie per aiutare le popolazioni locali

http://latino.foxnews.com/latino/news/2013/06/18/rousseff-proposes-new-regulatory-framework-for-brazil-mining/

prende accordi con le altre potenze emergenti per emanciparsi dal dollaro e dall’egemonia americana

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/26/brics-nuova-banca-mondiale-per-paesi-emergenti/543364/

introduce quote per aiutare poveri, neri e indios ad ottenere una formazione accademica

http://www.scappoinbrasile.com/2012/10/18/brasile-quote-razziali-per-favorire-neri-indios-e-poveri-ad-entrare-all-universita/

promuove la parità dei sessi (di genere)

http://www.scappoinbrasile.com/2012/09/28/brasile-dilma-rousseff-potere-e-donna/

viene attaccata dai conservatori omofobi

http://www.blitzquotidiano.it/politica-mondiale/rousseff-gay-brasile-conservatori-omosessuali-1030745/

e il suo blog è attaccato da hackers

http://blogdadilma.com/brasil/3296-ind9s3.html

RESISTI DILMA!

Omaggio ad Ahmadinejad – le parole che nessun politico italiano pronuncerà mai

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https://twitter.com/stefanofait

Rohani è stato definito “moderato” e “ragionevole” dalla stampa italiana. Le sue prime dichiarazioni:
1. Sanzioni ingiuste e ingiustificate;
2. Iran non sospenderà l’arricchimento dell’uranio;
3. Negoziati con gli Usa a condizione che riconoscano i diritti legittimi dell’Iran;
4. Iran contrario a ingerenze straniere in Siria;

Non vedo, francamente – e me ne compiaccio -, alcuna differenza rispetto al “grande demone” Ahmadinejad: l’uomo che ha promosso la causa della sovranità e dignità palestinese, che ha difeso il welfare, che voleva sviluppare l’economia iraniana, modernizzare il paese, ottenere una condanna delle politiche di Israele da parte delle Nazioni Unite, promuovere le donne in politica ai più alti incarichi, riformare le Nazioni Unite, contenere i costi della politica, denunciare i complotti della NATO e di Israele in Medio Oriente:
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/06/16/ex-ministro-degli-esteri-francese-uk-e-israele-non-usa-hanno-ordito-linsurrezione-siriana/
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/31/loccidente-e-la-destabilizzazione-della-siria-1957-2011-articolo-del-guardian/

…già, CHE SCHIFO!

 Ahmadinejad è stato accusato di populismo. Negli ultimi 40 anni, chiunque desideri fare qualcosa per i cittadini (es. investire in infrastrutture e in programmi di welfare) e arginare il potere delle oligarchie è condannato come populista dalle “democrazie” occidentali e dai loro media. L’Occidente è diventato una parodia orwelliana: la guerra (umanitaria) è pace, la schiavitù (flessibilità/precariato) è libertà, l’ignoranza (propaganda dei media) è forza, la democrazia è populismo, l’oligarchismo è democrazia e va esportato con la forza.

Ahmadinejad non ha mai dichiarato che l’Iran avrebbe distrutto Israele: si è limitato ad osservare che, continuando così, il sionismo avrebbe causato la sua distruzione, il che dovrebbe essere evidente a tutti e sottoscritto da tutte le persone che non hanno perso la bussola morale [«… questo regime occupante Gerusalemme è destinato a scomparire dalla pagina del tempo… » – «…per quanto concerne le atrocità israeliane nei territori occupati, il regime criminale che sta sfruttando la ricchezza dell’oppressa nazione palestinese e sta uccidendo innocenti da 60 anni, ha raggiunto la sua fine e sparirà dalla scena politica…» – chi non è d’accordo è meglio che si domandi quale sia la misura del lavaggio del cervello che ha subito].
È un ingegnere forse di discendenza ebraica persiana che ha evitato di creare un culto della personalità intorno a lui (Obamamania), è stato sindaco di Tehran (Obama diviene presidente senza l’esperienza necessaria a guidare la superpotenza egemone), usa i proventi petroliferi per varare una serie di programmi per aiutare disoccupati e giovani coppie (Obama ha salvato le banche zombie). Ha condotto una vita sobria (ogni tour di Obama costa decine di milioni di dollari).
Il suo slogan elettorale è “è possibile e possiamo farlo” (yes we can), si è battuto per eliminare il potere di veto delle grandi potenze sulle decisioni che riguardano l’intera umanità, ha promosso il legittimo e legale programma atomico civile iraniano a dispetto di sanzioni internazionali (che erano e restano illegali e un giorno saranno considerate un crimine contro l’umanità, come l’infame embargo all’Iraq). Ha continuato a finanziare Hezbollah (ritenuto un’organizzazione terroristica da quelle nazioni che si rifiutano di condannare le azioni terroristiche di Israele). Ha cercato di indebolire il potere dei conservatori in Iran e, per questo, lui ed i suoi fedelissimi sono diventati il bersaglio di una campagna prima denigratoria e poi giudiziaria per stroncare ogni prospettiva che un “Ahmadinejadista” arrivi di nuovo al potere. Ha fatto eleggere ad alti incarichi il maggior numero di donne nella storia dell’Iran (o della storia italiana). Nei confronti delle proteste di piazza non si è comportato diversamente da Erdogan, che non pare aver perso il sostegno delle democrazia occidentali, e meglio del governo del Bahrein o dello Yemen, alleati di ferro dell’Occidente.

Per tutte queste ragioni, la demonizzazione di Ahmadinejad da parte di governi alleati delle teocrazie e monarchie assolutiste del Golfo Persico e di Israele è una delle grandi infamie del nostro tempo.

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L’Occidente non ha voluto ascoltare questo discorso, rivolto da Ahmadinejad all’assemblea delle Nazioni Unite. Se omettessi di dire che sono le sue parole, qualcuno potrebbe credere che siano uscite dalla bocca di papa Francesco, o di un segretario generale dell’ONU più coraggioso ed indipendente degli altri.
Ora che la vendetta degli ayatollah si sta per abbattere su chi ha osato sfidarli
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Iran-Ahmadinejad-a-novembre-in-tribunale-per-denuncia-presidente-parlamento_32305219693.html

mi pare il momento opportuno per riproporre questo splendido appello all’umanità, che rimane tale a prescindere da ciò che uno possa pensare dell’ex presidente iraniano (giudizi non certo immuni dalla pesante ed unilaterale cappa mediatica occidentale).

“Le culture originali e preziose che sono l’esito di secoli di sforzi e sono il punto d’incontro dell’amicizia degli uomini e dei popoli e sono motivo di varietà e di ricchezza culturale e sociale sono minacciate ed in via di estinzione.
Con l’umiliazione e la distruzione sistematica delle identità culturali si propina alla gente un tipo di vita senza identità personale e sociale.
Le masse popolari non hanno mai desiderato fare conquiste ed ottenere con la guerra ricchezze mitiche. I popoli non hanno divergenze, non hanno avuto nessuna colpa nei fatti amari della storia, sono stati solo ‘le vittime’.
Io non credo che le masse musulmane, cristiane, ebraiche, induiste, buddiste ed ecc… abbiano dei problemi fra di loro. Loro si amano facilmente, vivono in una atmosfera di amicizia, e vogliono tutti purezza giustizia ed affetto.
In generale le richieste dei popoli sono sempre state positive e l’aspetto comune tra di loro, è la loro propensione per istinto verso la bellezza e le virtù divine ed i valori umani.
È giusto dire quindi che la responsabilità dei fatti amari della storia e delle condizioni inconvenienti di oggi, è della gestione del mondo e dei potenti del mondo che hanno venduto l’anima a Satana.
L’ordine mondiale di oggi è un ordine che ha le sue radici nel pensiero anti-umano dello schiavismo, nel colonialismo vecchio e nuovo, ed è responsabile della povertà, della corruzione, dell’ignoranza, dell’ingiustizia e della discriminazione diffusa in tutte le parti del mondo.
La gestione attuale del mondo ha delle caratteristiche ed io ne voglio citare qualcuna.
Primo: è basata sul pensiero materiale e per questo non sente il dovere di rispettare i principi morali.
Secondo: è basato sull’egoismo, l’inganno e l’odio.
Terzo: effettua una classificazione degli uomini, umilia certi popoli, usurpa i diritti di altri ed è basata sul dominio.
Quarto: è alla ricerca della diffusione del dominio attraverso l’intensificazione delle divisioni e delle divergenze tra i popoli e le nazioni.
Quinto: cerca di concentrare nelle mani di pochi paesi il potere, la ricchezza, la scienza e la tecnologia umana.
Sesto: l’organizzazione politica dei centri principali del potere mondiale, è basata sul dominio e sulla forza che un paese ha e che è superiore a quella di altri paesi. Gli enti internazionali pertanto sono centri per acquisire potere, ma non per creare pace e servire tutti i popoli.
Settimo: il sistema che domina il mondo è discriminatorio e basato sull’ingiustizia.
Come deve essere il nuovo ordine mondiale?
Amici e colleghi cari!
Cosa bisogna fare? Qual’è la soluzione? Non c’è dubbio che il mondo ha bisogno di nuovo pensiero e nuovo ordine. Un ordine in cui:
1- L’uomo venga riconsiderato la più eccelsa creatura divina e ad esso venga riconosciuto il diritto di avere una vita caratterizzata da aspetti sia materiali che morali e venga riconosciuto il valore elevato della sua anima e venga riconosciuta legittima la sua propensione istintiva alla giustizia ed alla verità.
2- Invece dell’umiliazione e della classificazione degli uomini e delle nazioni, si pensi alla rinascita della dignità e del carattere sacro dell’uomo.
3- Si cerchi di creare, in tutto il mondo, pace, sicurezza stabile e benessere.
4- La nuova struttura venga costruita sulla base della fiducia e dell’amore tra gli uomini, si cerchi di avvicinare i cuori, le menti, le mani ed i governanti imparino ad amare la gente.
5- Venga applicato un unico standard nelle leggi e tutti i popoli vengano presi in considerazione alla pari.
6- Coloro che gestiscono il mondo si sentano al servizio della gente e non superiori alla gente.
7- La gestione venga considerato un incarico sacro affidato dalla gente alle persone e non una opportunità per arricchirsi.
Come si realizza il nuovo ordine?
Signor Segretario, Signore e Signori!
– Un ordine del genere può realizzarsi senza la cooperazione di tutti alla gestione del mondo?
– È chiaro che queste speranze avranno una probabilità per avverarsi solo quando tutte le nazioni inizieranno a pensare in dimensione internazionale e saranno seriamente decise a partecipare all’amministrazione del mondo.
– Con l’aumento del livello di consapevolezza, ci sarà sempre una maggiore richiesta per una nuova gestione del mondo.
– Questa è l’era dei popoli e la loro volontà sarà determinante per il domain del mondo.
Pertanto è degno un impegno collettivo in queste direzioni:
1) Fare affidamento al Signore ed opporsi con tutta la forza alle ambizioni ed a coloro che vogliono più di quanto spetta loro per isolarli ed indurli a rinunciare al vizio di voler decidere al posto dei popoli.
2) Credere nell’aiuto divino e cercare di compattare ed avvicinare le comunità umane. I popoli ed i governi eletti dai popoli devono credere fermamente nelle proprie capacità e devono avere la forza per lottare contro il sistema ingiusto vigente e difendere i diritti umani.
3) Insistere nell’applicazione della giustizia in tutte le relazioni e rafforzare l’unità e l’amicizia, ampliare le relazioni culturali, sociali, economiche e politiche nell’ambito delle ong e delle organizzazione specializzate, in modo da preparare il terreno fertile per l’amministrazione collettiva del mondo.
4) Riformare la struttura dell’Onu sulla base degli interessi di tutti ed il bene del mondo intero. Bisogna ricordare che l’Onu appartiene a tutti i popoli e per questo discriminare i membri è una grande offesa alle nazioni. L’esistenza di differenze, vantaggi, diritti e privilegi non può essere accettabile, in nessuna forma ed in nessuna misura.
5) Cercare di produrre leggi e strutture basate sempre più sulla letteratura dell’amore, della giustizia e della libertà. L’amministrazione collettiva del mondo è una garanzia per la pace stabile”.
http://italian.irib.ir/notizie/mondo/item/113960-onu-ahmadinejad-propone-nuovo-rinascimento,-%E2%80%98ricollocate-al-centro-dell%E2%80%99universo-l%E2%80%99uomo-e-la-sua-dignit%C3%A0%E2%80%99-discorso-completo

L’egoista

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Si promuove il proprio io e sempre a spese degli altri…la vita vive sempre a spese di un’altra vita – chi non lo comprende, non ha ancora fatto il suo primo passo verso l’onestà.
Nietzsche, “Volontà di Potenza”, 369.

L’essenziale di una buona e sana aristocrazia è che essa…accolga con tranquilla coscienza il sacrificio di innumerevoli esseri umani che per amor suo devono essere spinti in basso e diminuiti fino a diventare uomini incompleti, schiavi, strumenti.
Nietzsche, “Al di là del bene e del male”, 176.

Gli Slavi devono lavorare per noi. Quelli che non ci servono possono pure morire…La fertilità degli Slavi è indesiderabile. Possono usare contraccettivi o praticare l’aborto, più lo faranno meglio sarà. L’educazione è pericolosa. È sufficiente che sappiano contare fino a cento…ogni persona educata è un futuro nemico.
Martin Bormann, Memorandum, 1942.

La forza e la volontà di infiggere grandi sofferenze. Essere capace di soffrire è l’ultima cosa: anche le donne deboli e gli schiavi possono raggiungere l’eccellenza in questo campo. Ma non morire per il disagio interiore e l’insicurezza quando si infligge una grande sofferenza e si ascoltano le grida di dolore – questo è grande, questa è la vera grandezza.
Nietzsche, “La Gaia Scienza”.

La maggior parte di voi sa cosa significa un mucchio di 100 cadaveri, di 500, di mille cadaveri. Aver sopportato tutto ciò e, eccezion fatta per umane debolezze, essere rimasti persone decenti, è ciò che ci ha reso duri. Questa è una pagina gloriosa della nostra società che non è mai stata scritta né mai lo sarà.
Heinrich Himmler, Poznan, 4 ottobre 1943.

In malora il Terzo Mondo: è solo una zavorra.

In malora i PIIGS: vivono al di sopra delle loro possibilità.

In malora i tedeschi dell’est: non possiamo essere noi bavaresi a mantenerli tutti.

In malora gli italiani: non possiamo essere noi lombardi a mantenerli tutti.

In malora i parassiti del welfare: senza di loro ci sarebbero più risorse.

In malora gli immigrati: senza di loro il welfare funzionerebbe.

In malora chi vive nei quartieri poveri: la città è più brutta ed insicura per colpa loro.

In malora mio figlio: è solo un costo.

In malora mia moglie: spende più di quello che guadagna.

In malora la mia mano sinistra: è decisamente meno efficiente della destra.

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Il simbolo dell’uroboro, del serpente che si morde la coda. Medusa è il suo volto mitico più minaccioso, il volto dell’alienazione psicotica. Medusa interrompe il flusso dell’energia vitale, pietrifica ed uccide la vita nel suo accumularla egoistico e disperato.

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Carlo Emilio Gadda (“L’egoista”, 1953) descrive l’egoista come un ego che si considera autarchicamente indipendente da tutto il resto, per nulla in “simbiosi con l’universo”, quando invece “ognuno di noi è il no di infiniti sì, è il sì di infiniti no” e “se una libellula vola a Tokio, innesca una catena di reazioni che raggiungono me”. L’egoismo tirannico spadroneggia ovunque ed estingue la coscienza morale e lo spirito civico, per poi estinguere gli egoisti più estremi: “autostritolatosi nella sua pressione centripeta, nella sua propria ipergravità. La sua disumana forza-centripeta, la disumana coesione del suo io inutilmente io, lo hanno polverizzato, annichilato”.
Per Gadda, c’è un nesso evidente tra egoismo e consumo del prossimo:

L’egoismo è riferibile a un prepotere dell’io fàgico; sì, fàgico, da faghèin che significa manducare, manicare, mangiare: sgranare, come dicono a Firenze. L’egoismo interessa la nostra peristalsi, il nostro io gastro-enterico: discende dalla smania priméva di appropriarci il vitto, la maggior quantità possibile di cibo. è un impulso istintivo, non riflesso: è la liberazione dalla paura atavica, primordiale, belluina, di rimanere senza cibo: è la reviviscente fame dei millenni, ove il trasporto e la distribuzione del grano e delle cibarie non si operava, indi si operava a fatica, e le lunghe notti invernali e il coltrone diacciato delle nevi bloccavano sentieri e tratturi, e cadeva, il mulo, sulla neve, sotto la sferza del vento rovaio. […]. L’egoismo di discendenza fàgica, il duro senso del possesso, lo spietato esercizio del proprio tornaconto, la liruccia disputata alla serva, la schioppettata nella gobba del prossimo per una falciata di fieno; o viceversa quell’amore dei propri comodacci di che l’egoista non si smuove d’un millimetro nemmeno a veder crepare la su’ nonna, è condizione morale, è stato biopsichico oggigiorno così consueto e diffuso, da neppure doverci spendere parola.

L’egoismo dell’istinto di autoconservazione, il desiderio di ego di perseverare nella sua esistenza fisica, di non essere un semplice epifenomeno, di affermare la propria pienezza e permanenza, è anche quello di possedere, controllare, sfruttare chi è più debole. Nella psicologica junghiana il supremo egoista è associato al simbolo dell’uroboro, del serpente che si morde la coda, un emblema dell’individualismo possessivo e parassitario: una forma di vita attaccata alla terra, di sangue freddo e spesso velenosa, imprigionata nel proprio ciclo di morte e rinascita. L’archetipo dell’uroboro è il cerchio dell’eterna immutabilità, simbolo della stagnazione, dell’assenza di crescita ed individuazione, della ricerca ossessiva della sicurezza e del controllo sul prossimo, il dominio sul proprio universo, non della maturazione.

Nella letteratura, un esempio particolarmente calzante è il personaggio del contadino Mazzarò nella novella di Giovanni Verga intitolata “La roba”. Nella filosofia, la più pura incarnazione è quella del superuomo nietzscheano, specchio del senso di inadeguatezza di Nietzsche, che lo cela dietro la sua autocelebrazione: “Perché sono una fatalità?”, “Perché sono tanto saggio”, “Perché sono tanto accorto”, “Perché scrivo così buoni libri”, “Io non sono un uomo, sono dinamite”, “Io sono per natura battagliero”. Nietzsche è “Dioniso”, è “l’Anticristo” è “il più grande filosofo della storia”, è una persona sofferente, sconfitta dalla vita che cerca un riscatto nelle sue fantasie e merita il nostro rispetto, perché è successo a molti di noi.

È questo il Male? Io credo di sì. Bene e Male sono concetti vaghi, largamente interpretabili. Egoismo ed altruismo sono concetti più facilmente circoscrivibili. Compie il male chi, da adulto, si comporta come un bimbo capriccioso, arrogante ed egoista. Chi, invece, ama se stesso attraverso l’amore per il prossimo, l’altruismo, la sollecitudine, la premura, la solidarietà, l’umiltà, l’accettazione della mutua interdipendenza, riconosce pari dignità all’altro, per quanto diverso. Per queste persone la coscienza è un’attività integrativa di interrelazione ed interdipendenza, perché nel prossimo si vede se stesso e proprio per questo lo si assiste, nel rispetto della sua diversità. Questa, a mio avviso, è la migliore approssimazione al Bene che sia concessa agli esseri umani ed è, non a caso, lo spirito della democrazia come è stata interpretata in Europa, in senso liberal-socialista, prima dell’idolatria dell’avidità neoliberista.

Credo che, in questo particolare momento della storia, segnato da un incrudelimento delle tendenze rapaci e cannibalistiche, particolarmente nelle persone più inclini a questo tipo di vulnerabilità, quello di cui le persone hanno bisogno più di ogni altra cosa è il riconoscimento dei loro meriti e della loro bontà, dello sforzo che fanno per restare umani in un mondo disumanizzante. Ci vuole incoraggiamento, non uno sterile imperversare di condanne misantropiche, di auspici che l’umanità si estingua e lasci in pace il pianeta, di cacce alle streghe di turno, di sacrifici al capro espiatorio di turno. Servono parole di incoraggiamento, di sostegno al valore ed alla dignità delle persone, espressioni concrete e quotidiane del rispetto che meritano, anche se pensiamo che c’è chi possa meritare più di altri. Diversamente, il futuro sarà fin troppo conforme al passato.

Riformismo vs Populismo (Barbara Spinelli, la Repubblica)

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Dopo il 25 febbraio si peseranno i voti e Vendola deciderà il suo futuro. Da un lato c’è la possibilità di definirsi come sinistra di governo, nella speranza di non ripetere l’esperienza suicida dell’Ulivo. Dall’altro c’è il vortice del populismo. Vendola peserà, valuterà, ma forse sarà abbastanza abile da evitare un errore fatale.

Stefano Folli, Il Sole 24 Ore, 7 febbraio 2013

[Barbara Spinelli, quando si ricorda che l’europeismo, da solo, non risolverà la crisi, è magnifica]

“Se anche Keynes è un estremista”, la Repubblica, 6 febbraio 2013

“I PRÌNCIPI che ci governano, il Fondo Monetario, i capi europei che domani si riuniranno per discutere le future spese comuni dell’Unione, dovrebbero fermarsi qualche minuto davanti alla scritta apparsa giorni fa sui muri di Atene: “Non salvateci più!“, e meditare sul terribile monito, che suggella un rigetto diffuso e al tempo stesso uno scacco dell’Europa intera. Si fa presto a bollare come populista la rabbia di parte della sinistra, oltre che di certe destre, e a non vedere in essa che arcaismo anti-moderno.

A differenza del Syriza greco le sinistre radicali non si sono unite (sono presenti nel Sel di Vendola, nella lista Ingroia, in parte del Pd, nello stesso Movimento 5 Stelle), ma un presagio pare accomunarle: la questione sociale, sorta nell’800 dall’industrializzazione, rinasce in tempi di disindustrializzazione e non trova stavolta né dighe né ascolto. Berlusconi sfrutta il malessere per offrire il suo orizzonte: più disuguaglianze, più condoni ai ricchi, e in Europa un futile isolamento. Sul Messaggero del 30 gennaio, il matematico Giorgio Israel denuncia l’astrattezza di chi immagina “che un paese possa riprendersi mentre i suoi cittadini vegetano depressi e senza prospettive, affidati passivamente alle cure di chi ne sa“. Non diversa l’accusa di Paul Krugman: i governanti, soprattutto se dottrinari del neoliberismo, hanno dimenticato che “l’economia è un sistema sociale creato dalle persone per le persone“.

Questo dice il graffito greco: se è per impoverirci, per usarci come cavie di politiche ritenute deleterie nello stesso Fmi, di grazia non salvateci. Non è demagogia, non è il comunismo che constata di nuovo il destino di fatale pauperizzazione del capitalismo. È una rivolta contro le incorporee certezze di chi in nome del futuro sacrifica le generazioni presenti, ed è stato accecato dall’esito della guerra fredda.

Da quella guerra il comunismo uscì polverizzato, ma la vittoria delle economie di mercato fu breve, e ingannevole. Specie in Europa, la sfida dell’avversario aveva plasmato e trasformato il capitalismo profondamente: lo Stato sociale, il piano Marshall del dopoguerra, il peso di sindacati e socialdemocrazie potenti, l’Unione infine tra Europei negli anni ’50, furono la risposta escogitata per evitare che i popoli venissero tentati dalle malie comuniste. Dopo la caduta del Muro quella molla s’allentò, fino a svanire, e disinvoltamente si disse che la questione sociale era tramontata, bastava ritoccarla appena un po’.

È la sorte che tocca ai vincitori, in ogni guerra: il successo li rende ebbri, immemori. Facilmente degenera in maledizione. Le forze accumulate nella battaglia scemano: distruggendo il consenso creatosi attorno a esse (in particolare il consenso keynesiano, durato fino agli anni ’70) e riducendo la propensione a inventare il nuovo. Forse questo intendeva Georgij Arbatov, consigliere di politica estera di molti capi sovietici, quando disse alla fine degli anni ’80: “Vi faremo, a voi occidentali, la cosa peggiore che si possa fare a un avversario: vi toglieremo il nemico”. Quando nel 2007-2008 cominciò la grande crisi, e nel 2010 lambì l’Europa, economisti e governanti si ritrovarono del tutto impreparati, sorpassati, non diversamente dal comunismo reale travolto dai movimenti nell’89.

È il dramma che fa da sfondo alle tante invettive che prorompono nella campagna elettorale: gli attacchi dei centristi a Niki Vendola e alla Cgil in primis, ma anche al radicalismo della lista Ingroia, a certe collere sociali del Movimento 5 stelle, non sono una novità nell’Italia dell’ultimo quarto di secolo. Sono la versione meno rozza della retorica anticomunista che favorì l’irresistibile ascesa di Berlusconi, poco dopo la fine dell’Urss, e ancora lo favorisce. Il nemico andava artificiosamente tenuto in vita, o rimodellato, affinché il malaugurio di Arbatov non s’inverasse. Se la crisi economica è una guerra, perché privarsi di avversari così comodi, e provvidenzialmente disuniti? Quando Vendola dice a Monti che occorrerà accordarsi sul programma, nel caso in cui la sinistra governasse col centro, il presidente del Consiglio alza stupefatto gli occhi e replica: “Ma stiamo scherzando?”, quasi un impudente eretico avesse cercato di piazzare il suo Vangelo gnostico nel canone biblico. Anche i difensori di Keynes sono additati al disprezzo: non sanno, costoro, che la guerra l’hanno persa anch’essi, nelle accademie e dappertutto?

In realtà non è affatto vero che l’hanno persa, e che lo spettro combattuto da Keynes sia finito in chiusi cassetti. Quando in Europa riaffiora la questione sociale  –  la povertà, la disoccupazione di massa  –  non puoi liquidarla come fosse una teoria defunta. È una questione terribilmente moderna, purtroppo. La ricetta comunista è fallita, ma il capitalismo sta messo abbastanza male (non quello della guerra fredda: quello decerebrato e svuotato dalla fine della guerra fredda). Non è rovinato come il comunismo sovietico, ma di scacco si tratta pur sempre.

È un fallimento non riuscire ad ascoltare e integrare le sinistre che in tantissime forme (anche limitandosi a combattere illegalità e corruzione politica) segnalano il ritorno non di una dottrina ma di un ben tangibile impoverimento. Prodi aveva visto giusto quando scommise sulla loro responsabilizzazione, e li immise nel governo. Fu abbattuto dalla propaganda televisiva di Berlusconi, ma la sua domanda non perde valore: come fronteggiare le crisi se non si coinvolge il malcontento, compreso quello morale? Ancor più oggi, nella recessione europea che perdura: difficile sormontarla senza il rispetto, e se possibile il consenso, dei nuovi dannati della terra. Forse abbiamo un’idea falsa delle modernità. Moderno non è chi sbandiera un’idea d’avanguardia. È, molto semplicemente, la storia che ci è contemporanea: che succede nei modi del tempo presente. Se la questione sociale ricompare, questa è modernità e moderni tornano a essere il sindacalismo, la socialdemocrazia, che per antico mestiere tentano di drizzare le storture capitaliste  –  con il welfare, la protezione dei più deboli. Sono correzioni, queste sì riformatrici, che non hanno distrutto, ma vivificato e potenziato il capitalismo. È la più moderna delle risposte, oggi come nel dopoguerra quando le democrazie del continente si unirono.

Non a caso viene dal più forte sindacato d’Europa, il Dgb tedesco, una delle più innovative proposte anti-crisi: un piano Marshall per l’Europa, gestito dall’Unione, simile al New Deal di Roosevelt negli anni ’30. Dicono che i vecchi rimedi keynesiani  –  welfare, cura del bene pubblico  –  accrescono l’irresponsabilità individuale e degli Stati, assuefacendoli all’assistenza. Paventato è l’azzardo morale: bestia nera per chi oggi esige duro rigore. L’economista Albert Hirschman ha spiegato come le retoriche reazionarie abbiano tentato, dal ‘700-800, di bloccare ogni progresso civile o sociale (Retoriche dell’intransigenza, Il Mulino). Fra gli argomenti prediletti ve ne sono due, che nonostante le smentite restano attualissimi: la tesi della perversità, e della messa a repentaglio. Ogni passo avanti (suffragio universale, welfare, diritti individuali) perfidamente produce regresso, o mette a rischio conquiste precedenti. “Questo ucciderà quello”, così Victor Hugo narra l’avvento del libro stampato che uccise le cattedrali. Oggi si direbbe: welfare o redditi minimi garantiti creano irresponsabilità. Quanto ai matrimoni gay, è la cattedrale dell’unione uomo-donna a soccombere, chissà perché.

Non è scritto da nessuna parte che la storia vada fatalmente in tale direzione. In astratto magari sì, ma se smettiamo di dissertare di “capitale umano” e parliamo di persone, forse l’azzardo morale diventa una scommessa vincente, come vincente dimostrò di essere nei secoli passati”.

Barbara Spinelli, la Repubblica, 06 febbraio 2013

http://www.repubblica.it/politica/2013/02/06/news/spinelli_keynes-52040796/

Quando i tedeschi capiranno che la Merkel li ha truffati…

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A dispetto di quel che la troika e i media vorrebbero far credere alla gente comune, chi possiede una formazione macroeconomica e sociologica sa che la Germania sta affondando e non c’è alcuna Wunderwaffe (arma segreta miracolosa) che potrà salvarla (N.B. è il terzo conflitto mondiale che perde a causa dell’egoismo e della superbia della sua classe dirigente, oltre che della cieca fiducia della popolazione nei confronti dei loro leader – altro che Guinness dei Primati). Forse l’unico che aveva qualche possibilità di trarla d’impaccio era Frank-Walter Steinmeier, ma sarà Peer Steinbrück a cercare di rispedire a casa la nefasta Angela Merkel (uno sfidante che neppure in caso di vittoria riuscirà ad essere sufficientemente audace – i banchieri tedeschi non approverebbero).

La produzione industriale tedesca nel mese di dicembre 2012 ha evidenziato un calo congiunturale pari allo 0,3%.

http://www.borse.it/articolo/ultime/Germania_produzione_industriale_inferiore_alle_attese_degli_analisti_387840

Ci sarà una nuova frenata del prodotto interno lordo tedesco nel 2013.

http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Economia/Germania-taglia-stime-Pil-2013-2014/16-01-2013/1-A_004458030.shtml

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Euro, sette balle sui tedeschi

  1. L’euro ha privato la Germania del marco e la convivenza con valute più deboli è stata un handicap.
  2. La maggiore competitività della Germania è dovuta al fatto che i tedeschi lavorano più degli altri.
  3. La Germania ha i conti in ordine.
  4. La Germania ha pratiche fiscali trasparenti.
  5. Anche la Germania sta pagando la crisi del debito, per questo vuole mettere ordine.
  6. Per la Germania è inaccettabile che l’Unione europea diventi un’Unione di trasferimenti (Transferunion).
  7. In Germania l’argomento che Hitler abbia preso il potere dopo l’iperinflazione degli anni Venti impedisce di accettare l’idea di una Bce libera di muoversi, per timore che crei inflazione.

Qui una migliore approssimazione alla verità: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/piazza-grande-euro-sette-balle-sui-tedeschi/180063/

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Nel mese di dicembre, c’erano 2,8 milioni di persone registrate come disoccupate, 88.000 in più rispetto a novembre.

“Nel settembre 2010 7.300.000 tedeschi, cioè a dire un dipendente su cinque, erano relegati nel girone dei “mini-job” – un aumento di 1,6 milioni rispetto al 2003. Il numero di lavoratori che accettavano “mini-jobs” in aggiunta all’impiego principale per far quadrare i conti è quasi raddoppiato da 1,3 milioni nel 2003 a 2,4 milioni nel 2010. Circa due terzi di questi “mini-cottimisti” sono donne.

[…].

Dei 41 milioni impiegati nel 2011, poco più di 29.000.000 avevano un lavoro regolare, mentre il resto era costituito da lavoratori autonomi o in “mini-jobs”. I salari reali sono rimasti stazionari dal 1990 e diminuiti del 2,9% tra il 2004 e il 2011. Il numero di lavoratori poveri è in crescita e la disuguaglianza nei redditi sta crescendo più rapidamente in Germania che in qualsiasi altra economia occidentale.

[…].
Né la crescita del PIL tedesco nel primo decennio del secolo conferma la convinzione che la deregolamentazione del mercato del lavoro è la chiave per la crescita. Con il secondo tasso di crescita più basso (di circa il 1,7%) nella zona euro tra il 1999 e il 2008, non c’è davvero molto da dire di positivo sul famoso modello economico tedesco”.

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/aug/21/mini-jobs-germany-britain

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Nel 2000 l’economia tedesca è stata salvata da un gigantesco bail-out da parte della Banca Centrale Europea, in seguito all’esplosione della bolla speculativa precedente, quella della cosiddetta “New Economy” (cf. Richard Koo, capo-economista dell’Istituto di Ricerca Nomura, la più grande agenzia di consulenza giapponese nel settore IT, intervistato da Joe Weisenthal, Business Insider, 19 giugno 2012).

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La Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) ha certificato che la Germania e la Grecia hanno ricevuto lo stesso sostegno finanziario nel corso della crisi, almeno fino al 2012:

Nei milioni di parole scritte sulla crisi del debito in Europa, la Germania è in genere presentata come l’adulto responsabile e la Grecia come il figliol prodigo. La prudente Germania, dice la storia, è riluttante a salvare la Grecia scroccona, che ha preso in prestito più di quanto poteva permettersi e ora deve subire le conseguenze. Vi sorprenderebbe sapere che in Europa i contribuenti hanno fornito alla Germania lo stesso sostegno finanziario offerto alla Grecia? Lo suggerisce un esame dei flussi monetari Europei e dei bilanci delle banche centrali

Bloomberg, Hey, Germany: You Got a Bailout, Too”, 24 maggio 2012).

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Nessuno ha raccontato ai tedeschi che molte delle misure adottate sinora non servivano per salvare i “fannulloni” greci o spagnoli ma per salvare i sistemi bancari tedesco e francese (che detenevano molti titoli di questi paesi, ndr). Molti dei finanziamenti alla Grecia non sono mai arrivati ad Atene, hanno semplicemente fatto un giro da Francoforte a Francoforte.

Giovanni Dosi, economista della Scuola Superiore Sant’Anna e collaboratore del premio Nobel Joseph Stiglitz alla Columbia University, 28 luglio 2012

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Il capitale di Deutsche Bank ammonta a poco meno del 2,5% rispetto agli assets della banca. Che è come dire che perdite del 3% sul totale del portafoglio della banca sarebbero più che sufficienti ad azzerare il capitale della banca. Ossia a farla fallire. Né più né meno di quanto è successo a Lehman Brothers, la banca d’affari americana fallita nel 2008.

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/09/la-morte-delle-cicale-che-si-spacciavano-per-formiche-deutsche-bank-agonizzante/

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“Sfruttando gli alti livelli di disoccupazione (8%-10%) e la minaccia di licenziamenti e delocalizzazione delle imprese, il governo mette a punto un piano di liberalizzazione sfrenata dei contratti di lavoro e riduzione delle tutele sindacali: dal 2003 al 2009 i salari reali dei lavoratori tedeschi corretti all’andamento dell’inflazione e al costo medio della vita scendono del -6% (guarda grafico sotto, dove i salari italiani rimangano stabili mentre quelli tedeschi scendono proprio in concomitanza con l’introduzione dell’euro nel 2002).

[…].

un’altra stupidaggine che viene spesso ripetuta da politici ed economisti di regime (ribadiamo sia di destra che di sinistra che di centro, per par conditio) è che la Germania ha potuto creare questi enormi surplus delle esportazioni perché è riuscita a penetrare nei mercati dei paesi emergenti BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) e in Cina in particolare. Ma se esaminiamo la tabella sotto vediamo che la situazione è ben diversa da ciò che ci raccontano: dal 1999 al 2007 il maggiore incremento delle esportazioni di beni è avvenuto verso i paesi europei (66%, di cui il 32% solo nei paesi PIIGS), mentre il saldo fra esportazioni e importazioni nei paesi BRICS è diminuito del -2% (di cui il -8% per la Cina, che esporta in Germania più di quello che importa).

[…]

A differenza invece della Cina, che è una vera locomotiva per la sua area perché risulta quasi sempre in deficit commerciale con i paesi limitrofi e accumula i suoi enormi surplus con il resto del mondo, facendo da volano per un intero continente: quindi paragonare la Germania alla Cina è fuorviante e sbagliato, perchè la Cina consente lo sviluppo delle economie dei paesi confinanti e non li soffoca o li indebita come ha fatto la Germania in tutti questi anni con i paesi della periferia europea”.

http://vocidallestero.blogspot.it/2012/02/la-germania-non-e-mai-stata-la.html

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“La Germania ha un indice di Gini (misura la distribuzione del reddito in una scala da 0 -massima distribuzione- a 1 -massima concentrazione-, ndr) tra i più alti del mondo: 0,8. Un Paese sull’orlo dell’esplosione sociale, dove a 5 milioni di persone sono corrisposti 500 euro al mese per 15 ore di lavoro la settimana, e il 22% dei lavoratori dipendenti, soprattutto operai, riceve meno della metà del salario mediano…Il fatto straordinario è che le banche oggi hanno convinto i governi che andavano salvate per la seconda volta. In meno di tre anni il debito pubblico europeo è aumentato del 20%. A partire dal 2008 si sono dissanguati i bilanci pubblici per salvare le banche. I tedeschi si sono trovati con miliardi di debiti. L’istituto Hypo Re è costata ai tedeschi 142 miliardi di euro: troppo grande per fallire, avrebbe trascinato con sé milioni di piccoli risparmiatori”.

http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_stampa.php?intId=3667

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“…a fine novembre la stampa tedesca ha svelato che il Governo aveva grossolanamente truccato la versione definitiva dello «Studio sulla ricchezza e la povertà», una pubblicazione ricorrente del ministero del Lavoro. La prima bozza del documento denunciava senza mezzi termini i «rischi sociali» di una «ricchezza privata ripartita in modo iniquo», all’interno di una situazione in cui i salari alti continuano a crescere mentre quelli bassi si abbassano. Tutti questi dettagli sono scomparsi nella versione definitiva, secondo una procedura definita come «prassi» dal portavoce della cancelliera Ángela Merkel. Stando ai dati contenuti nel documento, il 10% della popolazione tedesca possedeva nel 2008 il 53% del ricchezza nazionale netta, mentre dieci anni prima la percentuale era solo del 45 per cento. La metà dei tedeschi possiede invece appena l’1% del patrimonio nazionale. La ricerca evidenzia che tra il 2007 e il 2012 il patrimonio complessivo dei tedeschi è cresciuto di 1.400 miliardi di euro, ma dietro questa cifra si nasconde «una ripartizione molto disuguale». Particolarmente sbilanciata risulta essere l’evoluzione dei salari: mentre per quelli più alti si è riscontrata «una tendenza positiva di crescita», per il 40% dei tedeschi al netto dell’inflazione si è constatato un arretramento. «Una tendenza del genere dei redditi è contraria al senso di giustizia sociale della popolazione», secondo quanto denunciava la bozza originale dello studio”.

http://www.linkiesta.it/germania-poverta#ixzz2HyWFcPml

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Mentre tutti gli occhi erano puntati sulla periferia dell’eurozona, i paesi centrali hanno subito un tracollo? La Bundesbank ha ridotto le sue previsioni per la crescita del PIL tedesco nel 2013 allo 0,4%, mentre la Banca Centrale dei Paesi Bassi prevede per quest’anno una contrazione del PIL olandese pari allo 0,5% e un’ulteriore contrazione nel 2014.  Sembra quindi che la crisi dell’eurozona stia entrando nel terzo stadio (Ashoka Mody, già capo missione del FMI in Germania e Irlanda).

http://keynesblog.com/2013/01/18/il-terzo-stadio-della-crisi-europea-ora-tocca-anche-alla-germania/#more-3004

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Un tedesco su cinque si trova in una situazione di povertà o esclusione sociale; il ceto medio è in continua contrazione (verso il basso); scarsa mobilità sociale verso l’alto; boom immobiliare da panico finanziario che si risolverà inevitabilmente in un bolla devastante (come negli USA, in Spagna o in Cina); dumping salariale con minijobs e midjobs pagati una miseria che deprimono i consumi interni (la Germania, con il 22,2 % ha la quota più alta di lavoratori con un basso salario di tutta l’Europa occidentale); disoccupazione prevista in crescita; pensionati che emigrano in massa verso i paesi PIIGS (colmo dell’ironia!!!) perché non si possono permettere di vivere decentemente in patria; un sistema bancario estremamente esposto con un governo che cerca in tutti i modi di evitare che si scoperchi il marcio nascosto nelle Sparkassen, Landesbanken e Volksbanken; una politica europea arrogante e spietata che si sta ritorcendo contro le sue esportazioni.

FONTE: http://vocidallagermania.blogspot.it/

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La crisi Euro per la Cancelliera rappresenta una possibilità, limitata nel tempo, durante la quale i nostri vicini di casa saranno disponibili a fare le riforme. C’è da meravigliarsi se Merkel si è opposta ai tentativi di disinnescare l’Eurocrisi attraverso una politica attiva della BCE? No, la strategia di Merkel è quella che Naomi Klein chiamerebbe Shock Doctrine – l’uso di una crisi per far passare riforme che non sono volute né dai parlamenti né dal popolo. A Davos su questo punto si è espressa in maniera ancora piu’ chiara:

“L’esperienza politica ci dice che spesso per ottenere riforme strutturali è necessario esercitare pressione. Ad esempio anche in Germania i disoccupati sono dovuti arrivare fino a 5 milioni, prima di ottenere la disponibilità all’attuazione delle riforme strutturali. La mia conclusione è questa: se l’Europa oggi è in una situazione difficile, è necessario introdurre riforme strutturali, affinché domani si possa vivere meglio”.

Se Angela Merkel e il suo pubblico a Davos potranno vivere meglio con le loro “riforme strutturali”, resta una questione aperta. Milioni di tedeschi, che vivono di Hartz IV oppure sono occupati con un basso salario (Niedriglohnsektor),  vedono la questione in maniera diversa. Se si considera l’effetto negativo del settore a basso salario sulla struttura salariale complessiva, si puo’ dire che le riforme hanno avuto un solo risultato: a pochissimi oggi va molto meglio, e a tantissimi oggi va molto peggio. I rappresentanti di questa grande maggioranza purtroppo non erano presenti a Davos. Quale ironia della storia, il predecessore di Merkel,  Schröder, aveva candidamente presentato 8 anni prima le motivazioni delle sue riforme strutturali esattamente nello stesso luogo:

“Dobbiamo e abbiamo già liberalizzato il nostro mercato del lavoro. Abbiamo dato vita ad uno dei migliori settori a bassa salario in Europa”. Gerhard Schröder durante il suo discorso del 28.01.2005 al World Economic Forum di Davos.

Schröder puo’ essere orgoglioso del suo successore e della sua sorella nello spirito. Quello che Schröder ha applicato in Germania, sarà applicato da Merkel in tutta Europa:

“Come possiamo essere sicuri di poter raggiungere nei prossimi anni una coerenza in termini di competitività anche all’interno dell’Unione monetaria? E a tale proposito non considero un livello di competitività medio, piuttosto una competitività misurata dal fatto che avremo accesso ai mercati mondiali (…) Io immagino – e di questo stiamo parlando nell’Unione Europea – che sottoscriveremo un patto analogo al Fiskalpakt, con il quale gli stati membri si impegneranno ad aumentare il proprio livello di competitività su determinati punti che in questi paesi non raggiungono un livello sufficiente. Si tratterà di temi come il cuneo fiscale, il costo del lavoro per unità di prodotto, le spese per la ricerca, le infrastrutture e l’efficienza amministrativa”.

L’Europa dovrà quindi seguire il modello tedesco, tagliare lo stato sociale e comprimere il costo del lavoro. L’Europa perde quindi credibilità in quanto mercato e sceglie invece di impegnarsi in una competizione sui salari con i paesi in via di sviluppo [FOLLIA!, NdR]. La cancelliera ha inoltre chiarito che cosa intende per armonizzazione a livello europeo dei costi del lavoro per unità di prodotto.  La Germania, secondo il messaggio di Merkel, avrebbe fatto tutto bene. Cosi la Cancelleria di Berlino ha pubblicato in rete il discorso di Merkel con il titolo provocatorio: “I migliori come esempio”. Quindi siamo i migliori, eh sì.

[…].

Per raggiungere i suoi obiettivi, procede mano nella mano con la Commissione Europea. Qualcuno si meraviglia che gli europei siano stanchi di questa Europa? Un Europa che serva solo a limitare la democrazia, la sovranità e la partecipazione degli europei non ha futuro e nessuna ragione di esistere. Se gli europei vogliono salvare l’Europa e il pensiero europeo, devono liberarsi da questo abuso.  Devono sfidare Merkel. E’ arrivato il momento, nonostante tutto!

http://vocidallagermania.blogspot.it/2013/01/i-migliori-come-esempio-angelina-davos.html

Libera nos a malo – i buoni propositi del 2013

evolution-revolution

La famosa flexsecurity di Pietro Ichino: flessibilità nella scelta del partito in cambio della sicurezza del posto in parlamento”.

(circola in rete)

C’è un unico, serio, responsabile, possibile buon proposito per il 2013: abbattere questo sistema.

Ci troviamo in una seconda depressione, causata dai soliti ignoti, persone che comandano senza esporsi pubblicamente:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/22/fa-sembrare-piccoli-tutti-i-maggiori-scandali-finanziari-nella-storia/

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/27/complottismo-for-dummies-le-trame-finanziarie-spiegate-al-bruco-del-mio-basilico/

Sono veri e propri vampiri che pretendono pure di essere ringraziati per l’opera meritoria che fanno e riescono a farsi ringraziare, grazie al dominio che esercitano sui media:

http://en.wikipedia.org/wiki/Concentration_of_media_ownership

http://www.voltairenet.org/article160315.html

La crisi in atto continua ad accrescere le inutili privazioni alle quali è sottoposta ormai la vasta maggioranza degli abitanti di questo pianeta. I grandi flagelli dell’umanità come la miseria, l’ignoranza, le malattie evitabili, la disoccupazione, la mancanza di una fissa dimora, servizi igienico-sanitari compromessi o assenti, mobilità sociale scarsa o nulla e la marginalità si sono affacciate anche nel Primo Mondo e non solo in Grecia:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/18/breve-lista-dei-crimini-commessi-contro-il-popolo-greco-dai-premi-nobel-per-la-pace/

Negli Stati Uniti

http://www.internazionale.it/portfolio/poveri-americani/

e nell’Unione Europa

http://italian.irib.ir/notizie/economia/item/117518-

milioni di persone stanno tollerando livelli di abbrutimento che non si vedevano dai tempi della Seconda Guerra Mondiale.

Su 2 miliardi e 200 milioni di bambini che vivono su questo pianeta, 1 miliardo vive in povertà (ultimo Rapporto sullo Sviluppo Umano delle Nazioni Unite). Solo questo dato dovrebbe essere sufficiente a farci aprire gli occhi sulla bontà delle intenzioni e delle azioni del FMI, della Banca Mondiale, della Banca dei Regolamenti Internazionali e di tutte quelle organizzazioni globaliste ben poco trasparenti ed estremamente oligarchiche.

Secondo le stime ottimistiche della FAO, nel 2012 c’erano circa 925 milioni affamate o malnutrite. Sono stime ottimistiche perché nel 2008 si calcolava un numero analogo di affamati, nel 2009 erano aumentati di circa 100 milioni, per poi ridiscendere ai livelli del 2008 nel 2010. Con la statistica si può alterare la percezione della realtà. Comunque, stando a questi dati, quasi 200 milioni vivono in paesi “sviluppati”. Negli Stati Uniti, circa 50 milioni di persone si affidano ai buoni pasto per sopravvivere.

1 miliardo e 100 milioni di persone non ha accesso ad acqua pulita.

Circa un terzo dei bambini del mondo non abita in un alloggio adeguato, un quinto non ha accesso ad acqua potabile, un settimo non ha accesso a servizi sanitari decenti.

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro delle Nazioni Unite stima che il dato combinato di disoccupazione e sotto-occupazione nei paesi “sviluppati” si avvicina al 30%. In Grecia e in Spagna, si è raggiunta la soglia del 50% tra i giovani.

A livello mondiale, quasi 29 milioni di lavoratori hanno gettato la spugna e rinunciato a cercare un lavoro nel 2011, e non sono più conteggiati come forza lavoro e sono scomparsi dalle statistiche sulla disoccupazione. Un fenomeno mai registrato dopo il 1991, l’anno in cui si sono cominciati ad elaborare questi dati. Per rimediare a questa catastrofe servirebbero 60 milioni di nuovi posti di lavoro (veri) all’anno per 10 anni.

Una missione impossibile dato che il rapporto delle Nazioni Unite sulla situazione economica mondiale e le sue prospettive per il 2013, pubblicato il 18 dicembre 2012, indica un rallentamento significativo nei livelli già anemici di attività economica mondiale.

La forte decrescita (recessiva) dell’economia europea sta avendo un drammatico impatto in tutto il mondo, anche sulla Cina.

Recessione (depressione) che, come ormai tutti dovrebbero aver capito, è dovuta esclusivamente al fanatismo neoliberista delle politiche adottate nei paesi europei ed all’abolizione per legge (con riforma della costituzione) della possibilità di realizzare politiche economiche social-democratiche. In pratica la destra neoliberista ha estromesso dal campo economico la sinistra e la destra sociale e liberale, tacciandole di populismo (e, talvolta, ribattezzando come “liberali” delle politiche che sono neoliberiste e che in inglese sono chiamate “neocon” o “libertarian”, non certo “liberal”, aggettivo che negli Stati Uniti designa invece la sinistra moderata)

http://it.wikipedia.org/wiki/Liberismo#Liberismo_e_liberalismo

Quello di cui il mondo ha bisogno non è altra austerità neoliberista ma il contrario.

Occorre una riaffermazione della priorità di un’adeguata rete di sicurezza sociale, assieme a misure che trasferiscano i costi della depressione dalle spalle dei lavoratori a quelle dei banchieri parassiti che sono i principali responsabili di questo disastro. Serviranno banche centrali nazionalizzate, come lo erano un tempo, che servano le esigenze dello stato e della società e definanziarizzino l’economia globale, sviluppandola in una direzione più socialmente ed ecologicamente sostenibile.

FONTE: Webster G. Tarpley

http://www.presstv.ir/detail/2012/12/24/279917/great-depression-deepens-across-globe/

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E liberaci da Monti e dal montismo

di Lelio Demichelis, MicroMega, 20 dicembre 2012

[…].

Liberaci da Monti, dal montismo come nuova versione del pensiero unico e dai montisti. Liberaci dal ‘male’ economico e sociale che si è prodotto…quel ‘male’ ideologico che è stato deliberatamente prodotto dal neoliberismo, dai suoi ideologi e dai suoi sacerdoti e teologi (i professori, gli esperti, i tecnici).
Liberaci da quella nuova ‘banalità del male’ che è andata a colpire i deboli e non i patrimoni, il lavoro e non la finanza e la speculazione (rinviando persino la Tobin tax promessa), le pensioni e non i bonus dei manager; che ha tagliato ricerca istruzione e formazione (un paradosso nel paradosso, o un nichilismo nel nichilismo, essendo un governo di ‘professori’); che ha ridotto i diritti al lavoro, alla salute, all’istruzione, all’ambiente, alla cittadinanza (diritti costituzionali, che sarebbero quindi ‘indisponibili’), che ha impoverito la democrazia in nome dello ‘stato d’eccezione’, che teme i populismi che esso stesso ha creato e prodotto, senza però vedere la consequenzialità tra causa ed effetto.

Un ‘male’ (impoverimento, disuguaglianze, disoccupazione, rassegnazione), che viene imposto in modi molto ‘cattolici’ (ma certo non cristiani), come doverosa ‘testimonianza di fede’ neoliberista, una fede ideologica, il capitalismo come autentica religione secondo Walter Benjamin (una religione cultuale, “forse la più estrema che si sia mai data”; a durata permanente; capace di generare colpa; e con il suo dio ben celato), perché anche il capitalismo “serve essenzialmente alla soddisfazione delle medesime ansie, sofferenze, inquietudini” di una religione.

Un ‘male’ da subire perché deriverebbe appunto da una colpa nostra e non della finanza, delle borse e dei banchieri: la colpa di avere vissuto ‘al di sopra dei nostri mezzi’. Dimenticando che questo ‘dover vivere al di sopra dei nostri mezzi’ è stata una scelta deliberata dettata dal sistema bancario e finanziario mediante l’induzione di indebitamento crescente e di massa (facendoci passare da lavoratori a consumatori e infine a debitori). Una ‘colpa’ che ora necessita di redenzione, di salvezza, ovvero di austerità, di impoverimento, di declassamento sociale.

[…].

Quel neoliberismo che dopo averci permesso (per i suoi profitti) di vivere al di sopra dei nostri mezzi, oggi ci impone (sempre per i propri profitti) di soffrire, di espiare – processo ben sintetizzato dal titolo di un pregevole articolo di Ida Dominijanni di un anno fa: ‘Dal godimento alla penitenza’). Ieri la bio-politica accattivante dell’edonismo, del consumismo, dell’egoismo e dell’egotismo; oggi la tanato-politica della morte civile e sociale e dell’impoverimento di massa.

Un ‘male’ che poteva e doveva essere evitato (altre ricette economiche erano possibili e doverose: Keynes e Beveridge, invece di Hayek e Friedman), ma spacciato per ‘bene’ necessario (espiare la colpa) e virtuoso (in realtà, è puro nichilismo; distruggere tutto: stato sociale, lavoro, redditi, scuola e istruzione, sicurezza sociale, per avere una nuova alba, una nuova luce – appunto – in fondo al tunnel).

[…].

Preferiamo rifarci a Kant…: “Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza”. Mentre “se ho un libro che pensa per me, un direttore spirituale che ha coscienza per me, io non ho più bisogno di darmi pensiero da me. Purché io sia in grado di pagare, non ho bisogno di pensare: altri si assumeranno per me questa noiosa occupazione”, tenendomi nel mio ‘girello per bambini’ e facendomi perdere la voglia e il desiderio di uscire dal girello e di provare a camminare, pensare, ragionare, decidere con le mie gambe e la mia testa. Da tutte le parti, diceva Kant, “odo gridare: non ragionate! L’ufficiale dice: non ragionate, ma fate esercitazioni militari. L’intendente di finanza: non ragionate, ma pagate! L’ecclesiastico: non ragionate, ma credete!”.

Ecco, oggi siamo in una situazione molto simile a quella di allora, è solo mutato il ‘soggetto’ che ci impone di non ragionare ma di ‘’credere’ (oggi, i mercati, le agenzie di rating, i bocconiani e i banchieri). Non ragionate! Ovvero non bisogna cercare di ‘capire’ se questa adottata in Italia (come in Grecia o in Spagna e altrove) sia stata davvero l’unica ricetta economica possibile.

Piuttosto – lo dice Monti, lo dicono i grandi mass-media, lo dicono Casini e Montezemolo (sic!) – dovete ‘credere’, dovete ‘crederci’, perché noi – noi Mario Monti, Mario Draghi, Manuel Barroso, Angela Merkel – noi ci siamo assunti l’onere di farvi muovere sul girello per bambini che abbiamo realizzato per voi; perché noi siamo coloro che sanno e ‘coloro che sono’ (noi siamo coloro che siamo perché siamo gli esperti, i professori, i tecnici), voi dovete solo credere in noi, dovete fare ‘esercitazioni militari’ accettando l’ordine di diventare disoccupati o precari; voi dovete pagare le tasse e impoverirvi, perché questo è utile non solo al pareggio di bilancio ma soprattutto alla nuova divisione internazionale del lavoro (non potendo più svalutare la lira per dare fiato a un’economia che non innova, oggi si devono ‘svalutare’ il lavoro e i redditi), perché il vostro benchmark (coloro che dovete imitare, diventando come loro) per i prossimi anni saranno i lavoratori-schiavi cinesi: quello è il vostro modello, quello il vostro futuro e a noi dovete credere, perché noi siamo classe dirigente, noi sappiamo cosa è bene e cosa è male per voi e per il paese, noi siamo i vostri ‘pastori’ e voi siete il nostro ‘gregge’.

E ogni gregge – in nome della coesione nazionale invocata dal Presidente Napolitano, della competizione invocata dagli industriali o del pareggio di bilancio invocato dai ragionieri al governo (e bisognerebbe chiedere scusa ai ragionieri) – deve sempre seguire il suo ‘pastore’, colui che è, colui che sa, colui che guida e che ha costruito per le ‘pecore del gregge’ opportuni girelli per bambini, per togliere la fatica di pensare (e noi, per ‘pigrizia’ e per ‘viltà’, come diceva ancora Kant, abbiamo rinunciato al nostro diritto/dovere di pensare e di uscire dal girello che ci fa restare infantili e dipendenti).

Allo stesso tempo facendo fare a voi – voi obbedienti e rassegnati, ‘complici’ i sindacati (alcuni) e una certa sinistra – ciò che noi èlite, noi banchieri (che abbiamo provocato la crisi), noi professori della più prestigiosa (sic!) università italiana, abbiamo deciso che voi dobbiate fare.

Dal disastro economico e soprattutto sociale prodotto da Monti e dal montismo bisogna uscire e in fretta, perché è un disastro che si poteva e si doveva evitare usando l’intelligenza e non l’ideologia, la logica e non l’ostinazione, la fantasia e non la routine del pensiero unico neoliberista, rileggendo soprattutto come era nata la crisi del 1929 e come se ne era usciti con Roosevelt.

Ma bisogna soprattutto smettere questa corsa affannosa e insulsa a Monti e al montismo. […] Il sapere aude! vale soprattutto per la società, per noi e per i nostri figli, cui stiamo negando il progresso in nome di un regresso nichilistico. Non continuità con Monti, dunque: ma una cesura radicale. Con Monti e il montismo (e il merkelismo, il barrosismo, il draghismo).

(20 dicembre 2012)

http://temi.repubblica.it/micromega-online/e-liberaci-da-monti-e-dal-montismo/#.UNnGgyNEO3Q.facebook

Il Marchese de Sade, paladino del neoliberismo

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Nella Nouvelle Justine, Sade giustifica la dittatura dell’aristocrazia sulla plebaglia, vanta i meriti del cristianesimo e della monarchia, ai quali, secondo lui, si deve la grandezza e la prosperità della Francia. Adepto della “tirannia più sfrenata”, dà alcune ricette: costringere i poveri a uccidere i figli, praticare un brutale eugenismo su vasta scala, sopprimere gli “esseri meno importanti”, abolire l’assistenza pubblica, chiudere gli ospizi per i poveri, proibire la mendicità, sopprimere la carità, punire l’elemosina, tassare pesantemente i contadini, accelerare la pauperizzazione, proibire i matrimoni tra persone di condizione sociale differente, trasformare le esecuzioni capitali in spettacoli pubblici, organizzare immense carestie con malversazioni commerciali, impiccare e sciabolare i mendicanti, agire da despoti. La parola d’ordine? “Siamo disumani e barbari”. La formula di Sade, non “Libertà, Uguaglianza, Fraternità”, ma: “Fatalità, Disuguaglianza, Crudeltà”.

Michel Onfray, “Illuminismo estremo. Controstoria della filosofia IV”, p. 244

Comincio ad avere il terribile sospetto che, in effetti, il neoliberismo non sia di destra (né tantomeno di sinistra, ovviamente). La destra classica era attenta agli equilibri e si curava della comunità. Il neoliberismo è realmente sociopatico, odia la comunità, esalta l’interesse privato, è essenzialmente anti-politico (ed anti-umano, anti-ecologico, anti-tutto quel che non è egotistico o oligarchico). E’ di una radicalità normalmente aliena alla specie umana, proprio come lo è la psicopatia. Il neoliberismo conduce ai castelli di Sade e ad Auschwitz (industria dello sfruttamento finale al servizio della grande industria tedesca). La destra in quanto tale certamente no.

La luce nera in fondo al tunnel

 

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E’ proprio come la medicina medievale: salassavano i pazienti per curare i loro malanni, e quando il sanguinamento li faceva star peggio, li salassavano ancora di più.

Paul Krugman, NYT, dicembre 2012

FINLANDIA – recessione

http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=201212051014108874&chkAgenzie=TMFI

FRANCIA – recessione

http://www.agi.it/economia/notizie/201212100903-eco-rt10027-francia_banca_centrale_prevede_recessione_a_fine_2012

GERMANIA – contrazione nel quarto trimestre.

http://it.reuters.com/article/itEuroRpt/idITL5E8NA1L820121210

Su base annua la produzione industriale tedesca ha registrato ad ottobre un calo del 3,7%.

http://www.borsainside.com/mercati_europei/2012/12/42241-crisi-la-produzione-industriale-tedesca-crolla-ad-ottobre.shtm

PAESI BASSI – contrazione dell’1,1%

http://www.tradingeconomics.com/netherlands/gdp-growth

AUSTRIA E DANIMARCA – crescita dello 0,1%

http://articles.economictimes.indiatimes.com/2012-11-30/news/35483426_1_growth-forecast-gdp-forecast-growth-view

REGNO UNITO – in recessione fino alle Olimpiadi, si prevede una ricaduta nella recessione

http://www.telegraph.co.uk/finance/festival-of-business/9620479/Accuracy-of-UK-GDP-data-worse-than-China-says-Jim-ONeill.html#

POLONIA – crescita quasi dimezzata

http://www.bloomberg.com/news/2011-11-28/poland-s-2012-2013-gdp-growth-forecasts-cut-to-2-5-by-oecd.html

ITALIA

Più di un miliardo di ore in 9 mesi…gli ultimi dati dell’Inps sulla cassa integrazione guadagni (cig), che è tornata ai livelli del 2010: l’anno nero della crisi economica internazionale….Una situazione simile si registra anche per gli altri due ammortizzatori sociali che, oltre alla cig, vengono erogati nel nostro paese, cioè i sussidi ordinari di disoccupazione e gli assegni di mobilità. Per questi ultimi, a ottobre, si sono registrate oltre 17mila richieste, con una crescita di ben il 67% rispetto al mese precedente. Per i sussidi alla disoccupazione, invece, da gennaio a novembre del 2012 sono state presentate 1 milione e 146mila domande, con un incremento del 16% rispetto ai primi 10 mesi del 2011.

http://economia.panorama.it/lavoro/cassa-integrazione-record

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Luciano Gallino, La strada da seguire per creare più lavoro, La Repubblica, 03/11/2012.

Sotto il profilo economico, quasi tre milioni di disoccupati comportano una riduzione del Pil potenziale dell’ordine di 70-80 miliardi l’anno… Quanto al rischio politico, qualcuno dovrebbe ricordarsi che uno dei fattori alla base dell’ascesa del fascismo e ancor più del nazismo è stata la disoccupazione di massa. E la capacità di ridurla mostrata da tali regimi dopo la crisi del ’29 è una delle ragioni del sostegno popolare di cui hanno goduto fino alla guerra che li ha abbattuti.

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Luciano Gallino, Sulla crisi pesano i debiti delle banche, La Repubblica, 30/07/2012.

IL 20 luglio la Camera ha approvato il “Patto fiscale”, trattato Ue che impone di ridurre il debito pubblico al 60% del Pil in vent’anni. Comporterà per l’Italia una riduzione del debito di una cinquantina di miliardi l’anno, dal 2013 al 2032. Una cifra mostruosa che lascia aperte due sole possibilità: o il patto non viene rispettato, o condanna il Paese a una generazione di povertà.

[…]

la crisi è nata dal fatto che le banche Ue (come si continuano a chiamare, benché molte siano conglomerati finanziari formati da centinaia di società, tra le quali vi sono anche delle banche) sono gravate da una montagna di debiti e di crediti, di cui nessuno riesce a stabilire l’esatto ammontare né il rischio di insolvenza. Ciò avviene perché al pari delle consorelle Usa esse hanno creato, con l’aiuto dei governi e della legislazione, una gigantesca “finanza ombra”, un sistema finanziario parallelo i cui attivi e passivi non sono registrati in bilancio, per cui nessuno riesce a capire dove esattamente siano collocati né a misurarne il valore. La finanza ombra è formata da varie entità che operano come banche senza esserlo. Molti sono fondi: monetari, speculativi, di investimento, immobiliari.

[…]

La finanza ombra è stata una delle cause determinanti della crisi finanziaria esplosa nel 2007. In Usa essa è discussa e studiata fin dall’estate di quell’anno. Nella Ue sembrano essersi svegliati pochi mesi fa. Un rapporto del Financial Stability Board dell’ottobre 2011 stimava la sua consistenza nel 2010 in 60 trilioni di dollari, di cui circa 25 in Usa e altrettanti in cinque paesi europei: Francia, Germania, Italia, Olanda e Spagna. La cifra si suppone corrisponda alla metà di tutti gli attivi dell’eurozona. […]. Nella sua genesi le banche europee hanno avuto un ruolo di primissimo piano a causa delle acrobazie finanziarie in cui si sono impegnate, emulando e in certi casi superando quelle americane. Ogni tanto qualche acrobata cade rovinosamente a terra; tra gli ultimi, come noto, vi sono state grandi banche spagnole. Frattanto in pochi mesi i governi europei hanno tagliato pensioni, salari, fondi per l’istruzione e la sanità, personale della PA, adducendo a motivo l’inaridimento dei bilanci pubblici. Che è reale, ma è dovuto principalmente ai 4 trilioni di euro spesi o impegnati nella Ue al fine di salvare gli enti finanziari: parola di José Manuel Barroso.

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La gestione del welfare è un bottino che fa gola ai privati. Le imprese, con la complicità dei governi europei, puntano a mercificare lo stato sociale e la spesa pubblica. Per loro parliamo di 3mila 800 miliardi l’anno di merci da comprare e da vendere, non più servizi da erogare.

http://pubblicogiornale.it/politica/i-tecnici-non-esistono-parola-di-luciano-gallino/

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«Le manovre tecniche hanno creato recessione»

Pubblicato da: Vladimiro Giacchè il 03 ottobre 2012 alle 04:58

I magistrati della Corte dei Conti hanno esaminato la Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza e hanno sottolineato con la matita blu la dubbia efficacia delle politiche governative e i loro sicuri effetti negativi sulla crescita del nostro Paese.

Per quanto riguarda gli effetti negativi, non hanno dovuto faticare molto. Come giustamente rilevano in apertura della loro relazione, infatti, «sul fronte delle prospettive economiche, il peggioramento rispetto all’aprile scorso appare assai netto e, per l’Italia, drammatico».

[….]

«secondo gli stessi parametri offerti dal documento governativo, quasi due terzi della riduzione del pil devono essere imputati alle dimensioni e alla composizione della mano- vra complessiva della finanza pubblica attuata a partire dall’estate 2011».

[…]

Il calo del prodotto comporta un peggioramento delle entrate fiscali.

http://pubblicogiornale.it/economia-2/corte-dei-conti-le-manovre-tecniche-hanno-creato-recessione/

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«Al punto in cui siamo, le politiche adottate per risolvere la crisi dell’eurozona stanno facendo più danni di qualunque cosa possa aver causato originariamente quei problemi». Con queste parole l’editorialista del Financial Times Wolfgang Münchau ha salutato giorni fa le più recenti proposte della cosiddetta troika (Fmi, Bce e Commissione europea) per aggiustare i conti della Grecia. […]. Il problema, fa osservare Münchau, è che quel crollo è dovuto in primo luogo proprio alle misure di austerity adottate. Ma questo la troika si ostina a ignorarlo. Così, quando «gli obiettivi economici vengono mancati, si applicano dosi maggiori di austerità, il che provoca una caduta ulteriore del pil, seguita da un ulteriore fallimento nel conseguire gli obiettivi», e così via. Questo è il girone infernale in cui sono ormai precipitati paesi come la Grecia, la Spagna e il Portogallo. Con l’ennesima manovra messa in campo dal governo Monti, l’Italia scende un ulteriore gradino di quel girone.

Vladimiro Giacchè il 17 ottobre 2012 Pubblico

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La spesa complessiva per i dipendenti pubblici? In Italia è di 172 miliardi, nel Regno Unito e in Germania di 194 miliardi, e in Francia addirittura di 259 miliardi.

Altro tema su cui l’uso dei dati è piuttosto opinabile è quello delle pensioni. La spesa pensionistica, ci dice Serra, nel 2010 è stata pari al 15,3% del prodotto interno lordo, a fronte di un 14,6% della Francia, di un 10,8% della Germania e via a scendere. Ma nello stesso grafico proposto si vede molto bene che questa spesa non crescerà di qui al 2050, mentre tutti gli altri paesi vedranno aumentare la loro in misura significativa. Del resto è ben noto a chiunque che il trattamento pensionistico italiano, grazie alle ultime “riforme”, è ormai tra i meno generosi del continente.

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secondo i dati Istat i redditi da lavoro nel periodo 2000-2011 sono cresciuti soltanto del 2% rispetto all’inflazione (e quel piccolo vantaggio è stato perso nel 2012).

Pubblicato da: Vladimiro Giacchè il 21 ottobre 2012 Pubblico del 21 ottobre 2012

“Questa volta ricorderemo tutto, Professoressa Fornero” (Blicero, La Privata Repubblica)

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È a dir poco sconcertante l’imponderabile casualità della brutalità verso certe categorie di esseri umani che guida le azioni delle molte persone ancora prigioniere di una visione pre-copernicana dell’universo, in cui loro sono al centro di tutto ciò che è vero, buono e giusto. È questa antiquata visione della realtà che permette loro di premere un interruttore e spegnere la coscienza, trasformandoli, a tutti gli effetti, in sociopatici.

Chi invece non riesce a spegnere la coscienza si trova nella scomoda posizione di essere circondato da specchi: gli sfruttati, i perdenti della competizione sociale, gli Untermenschen, sono degli specchi per le loro coscienze e l’immagine riflessa è desolante, a volte repellente. Non è sempre facile far finta di niente. La filantropia è solo un palliativo. La soluzione, molto spesso, è quella di dare la colpa agli specchi, i capri espiatori delle coscienze sporche. È complicato assumersi delle colpe finché non sei costretto a farlo.

Che cosa ci insegna, al riguardo, Elsa Fornero, che gode della stima di Bersani?

Blicero, La nostra cara Fornero, La Privata Repubblica, 1 dicembre 2012

“Eccoci, Professoressa Fornero. Ministro Fornero, a rapporto. Dott.ssa Fornero, iniziamo.

Le origini working class della Fornero. Fornero e l’aspra scalata sociale. Fornero e la scalata sociale ancora possibile, negli anni del miracolo. Fornero e quel lontanissimo 1965. Fornero, allieva di III B all’istituto tecnico Luigi Einaudi, su La Stampa. Fornero, «studentessa brillante» ma «non sgobbona». Fornero, «la prima della classe» nonostante «si limiti a studiare tre ore al giorno e mai di sera». La 17enne Fornero, «costretta a coricarsi molto presto in vista di una sveglia che suona sempre all’alba». La Fornero che abitava a San Carlo Canavese, oltre Ciriè, e raggiungeva Torino col pullman che partiva alle ore 6,30. Il mazzo di fiori regalato dal prof. Allemanno alla Fornero. «Non credo di meritare tutte queste attenzioni», arrossì la Fornero. La Fornero, che magari sotto sotto apprezzava. Rivalsa sociale per Fornero.

Un Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali senza alcuna preparazione, dice il Ministro del Lavoro Fornero. Fornero: «Me lo ha chiesto Mario Monti». La Fornero e la stima imperitura per il Presidente del Consiglio. La Fornero che non può rifiutare – in un momento come questo, poi. La Fornero che obbedisce. Allez Fornero. Fornero e la macroeconomia. Fornero e l’economia del risparmio, della previdenza e dei fondi pensione. Fornero, una vita passata a studiare i «sistemi previdenziali, pubblici e privati, le riforme previdenziali, l’invecchiamento della popolazione, le scelte di pensionamento, il risparmio delle famiglie e le assicurazioni sulla vita». Fornero la «tecnica», già consigliere comunale a Torino dal 1993 al 1998, eletta con una lista a sostegno del sindaco di centrosinistra. Fornero e l’opportunità di applicare la sua scienza alla realtà – finalmente. Fornero e i sacrifici. La Fornero che piange. Le lacrime della Fornero che precipitano dagli occhi incastonati nel reticolato di rughe. La Fornero in mondovisione. Fornero e il ritorno della Politica, quella vera, sentimentale, viscerale. La Fornero che, 46 anni dopo il mazzo  di fiori del prof. Allemanno, in fondo un po’ si è messa a cercarle, queste attenzioni. La Fornero che inizia a non disdegnarle, le attenzioni.

La Fornero nelle stanze del Potere. Primadonna Fornero. La diva Fornero. La Fornero che buca media, video e l’Internet. La Fornero che «si comporta come una star». L’enfant prodige Michele Martone – ipotizzano spifferi maligni di Palazzo – mobbizzato dalla Fornero. Fornero e la battaglia delle pensioni. La Fornero e gli esodati: centomila, no, trecentomila, aspetta, forse si arriva al milione. Fermi tutti, dice Fornero. Professoressa Fornero, guardi che qui nessuno ci capisce più un cazzo. La Fornero allora si scusa, fa ammenda, tutto sommato ridimensiona: «sugli esodati abbiamo sbagliato». «Tutti sbagliamo», aggiunge la Fornero. La Fornero che poi spiega dettagliatamente: «L’errore è stato fatto perché abbiamo dovuto agire in fretta, in 20 giorni, visto che il Paese era sull’orlo di un baratro finanziario». Ma questo, si lamenta stizzita la Fornero, «la gente l’ha già dimenticato». Già, la gente tende a perdere la memoria quando scorge davanti a sé l’orrore di un futuro decimato, Ministro Fornero. La vita è agra quaggiù, Fornero.

Nessuna variabile umana nelle previsioni della Fornero. La Fornero e l’incomprensione. La Fornero che cerca di addentrarsi nel campo minato della comunicazione. Il rapporto complicato tra Fornero e parole. Il tempo delle cattedre è finito, Professoressa Fornero. Il «totem» dell’articolo 18 picconato dalla Fornero. Fornero e il licenziamento per motivi economici. Fornero e l’esenzione per i ticket sanitari ai disoccupati. Un insignificante «refuso», s’affretta a precisare la Fornero. La Fornero e l’articolo 4 della Costituzione della Repubblica italiana. «Il lavoro non è un diritto, deve essere guadagnato, anche attraverso il sacrificio», rivela la Fornero al Wall Street Journal. Fornero e le polemiche. Fornero e l’atteggiamento delle persone che «deve cambiare». Fornero e la rivoluzione culturale. Fornero e la macellazione sociale.

La Fornero e le porte del suo Ministero, «sempre aperte, anche per quelli che protestano». Fornero e il desiderio di essere invitata in piazza. L’implicita provocazione della Fornero. L’invito mai pervenuto alla Fornero. Niente bagno di folla per Fornero. La Fornero che si avvicina alle finestre dell’ufficio, scosta le tende e osserva. I 2 milioni e 870mila disoccupati per strada guardano in alto e cercano di incrociare lo sguardo della Fornero. La Fornero che serra le tende. La Fornero che torna a sedersi dietro la scrivania. Un plico per Fornero: «Disoccupazione giovanile». Il groppo nella gola della Fornero.

La Generazione Perduta™ e la Fornero. Fornero, fine analista: «Giovani e donne sono i più penalizzati perché la via italiana alla flessibilità ha riguardato solo loro, risparmiando i lavoratori più anziani e garantiti». La doppia faccia della Fornero: «Siamo il paese dei “bamboccioni”», diamine; e sarebbe anche ora «di far crescere i nostri ragazzi». I ragazzi son già cresciuti, Ministro Fornero, i ragazzi son diventati grandi: il 36,5% è senza lavoro e 2 milioni 447 mila sono precari. I ragazzi ci sono sfuggiti di mano, Professoressa Fornero. I «nostri» ragazzi, bollati come troppi «choosy» dalla Fornero. «Meglio prendere la prima offerta e poi vedere da dentro e non aspettare il posto ideale», esorta Fornero. Piccolo problema, Ministro Fornero: «dentro» non si riesce più ad entrare. Nuova ondata di polemiche sulla Fornero. La Fornero addirittura querelata. Esplosione di rabbia nei confronti della Fornero. La Fornero e la rivolta dei «choosy». I «choosy» odiano: la Fornero non può riformare.

La Fornero fraintesa. La Fornero contraddetta. La Fornero colpita dal fuoco incrociato della protesta e dagli sberleffi degli opinionisti. Fornero, la donna politica più perseguitata d’Italia. La difesa d’ufficio del Ministro della Salute, Renato Balduzzi: «Fornero ha tutta la mia solidarietà in quanto è oggetto di persecuzione». La Fornero che «affama la gente», secondo un ferroviere fiorentino. Il ferroviere che per protesta decide di saltare il pranzo (una peperonata) e lo regala al Ministro Fornero: «Chissà se si ricorda gli antichi sapori». Le papille gustative della Fornero. Accanimento giornalistico contro la Fornero. «Parlerò molto lentamente perché ogni parola dovrò pensarla, naturalmente farò degli errori, e saranno gli errori a fare i titoli», deplora Fornero in conferenza stampa. Le fughe della Fornero dalle conferenze stampa. La Fornero sommersa dalle malignità. La dignità della Fornero: «Mi dicono maestrina, o anche professorina, sono professore all’Università di Torino». Vendetta sociale per Fornero.

Scorrete lacrime, disse la Fornero. Niente fondi per i malati di Sla, e Fornero che piange ancora, questa volta dentro le mura di Palazzo Chigi. La Fornero e il lutto privato. La Fornero e la disperazione pubblica. I coccodrilli che sguazzano placidi nelle pozzanghere prodotte della Fornero. I dolori della Fornero. «Deve capire com’è difficile la vita di un ministro», svela la Fornero a Salvatore Usala. Salvatore Usala che scruta la Fornero dalla sua carrozzina tecnologica da malato di Sla. L’empatia di Salvatore Usala indirizzata alla Fornero: «Io la capisco». La frase della Fornero e le insinuazioni velenose della stampa. Nessuna smentita da parte del Ministro Fornero. La Fornero e l’esistenza travagliata della Tecnocrazia.

I dogmi della Fornero. La Fornero e la meritocrazia über alles. L’ideologia della Fornero. L’ingegneria dell’austerità e la Fornero. Fornero e il welfare, le fabbriche dismesse, i capannoni in fiamme, le proteste sui tetti, gli operai abbarbicati sulle gru, i passamontagna del Sulcis, gli elicotteri dei ministri, i celerini che caricano selvaggiamente i disoccupati/cassintegrati/licenziati, i posti di lavoro evaporati, la crescita zero, la ripresa, il tunnel, le immolazioni, l’Italia che si uccide, la morte lasciva, l’universo in fibrillazione, l’entropia e tutto il resto. Fornero e l’incertezza del diritto. Fornero e il ribaltamento delle regole. La dott.ssa Fornero che affonda il bisturi nel corpo maciullato dello Statuto dei Lavoratori. La sofferenza della Fornero. Che compito ingrato, Ministro Fornero.

La Fornero & i colleghi tecnici che hanno salvato il Paese – affossandolo. La Fornero che dice a La Stampa: «ora tocca alle imprese». Le imprese allo stremo, le imprese che resistono, le imprese strangolate dal fisco, le imprese che sopravvivono, le imprese che soccombono, le imprese che rispondono alla Fornero: «Noi, più di così, non sappiamo davvero cosa fare». Gli occhi lucidi della Fornero. L’orgoglio latente della Fornero. La Fornero e l’incrollabile convinzione: «Il ministro passa, ma la riforma resterà per un po’». E allora avanti, forza, andiamo a ritagliarci questo posto nella Storia, Ministro Fornero. Anzi, già che ci siamo: proviamo a scriverla insieme questa storia, Professorezza Fornero.

La Fornero e l’implosione dei partiti. La Fornero e l’anno in cui l’Italia tornò a essere credibile. La Fornero e i costi umani della credibilità. Lo spread e la Fornero. La Fornero e l’orlo del burrone. La Fornero e l’autunno caldo. La Fornero e il lungo inverno europeo. Il gorgo della recessione e lo spurgo della Fornero. La Fornero e il prestigio comunitario. La Fornero e la burocrazia bruxelloise. La Fornero e i regolamenti, le direttive, i fondi strutturali, il debito pubblico, i tagli lineari. La Fornero che passerà. I contorni sfumati della Fornero. Il tono compassato della Fornero. La Fornero e il timbro ieratico. I gesti della Fornero. I dolori della Fornero. La Fornero e lo slittamento inesorabile nel ripostiglio della memoria. La Fornero che verrà dimenticata. Paura dell’oblio per Fornero. La Fornero che spera di non essere dimenticata. Non lo sarà, Ministro Fornero – non così facilmente.

Ce lo ricorderemo bene, quest’anno passato con la Fornero. Ce lo ricorderemo a lungo, perché ci è stato scavato sulla pelle. Ce lo ricorderemo, e proveremo a raccontarlo.

Questa volta ricorderemo tutto, Professoressa Fornero”.

http://www.laprivatarepubblica.com/la-nostra-cara-fornero/

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