Disney, i droni, l’infanzia

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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She’s on the lookout, camera’s ready have no doubt
When there’s a problem, she’s right there, no need to shout
She’s always in flight, on the case both day and night
Sending the picture right up to the satellite

È sempre sul chi vive, fotocamera pronta, senza dubbio
Quando c’è un problema, lei è sul posto, non c’è bisogno di gridare
È sempre in volo, giorno e notte incollata al caso,
e invia la foto fino al satellite

La Disney alla carica con una serie animata chiaramente intesa a rendere socialmente accettabile la sorveglianza totale e permanente dei cittadini.

Quale migliore target dell’infanzia? Migliaia di bambini e ragazzini convinti che sia la cosa giusta perché lo dice un cartone animato della Disney.

Un’ulteriore prova del fatto che viviamo in un mondo turpe, terraformato a propria immagine e somiglianza da innumerevoli socio- e psicopatici che hanno trovato il modo di arrivare ai piani alti e insinuarsi nelle stanze dei bottoni.

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Stati Uniti di Polizia – la fase finale della Guerra al Terrore è cominciata

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Si dovevano attaccare i civili, la gente, donne, bambini, persone innocenti, gente sconosciuta molto lontana da ogni disegno politico. La ragione era alquanto semplice: costringere … l’opinione pubblica a rivolgersi allo stato per chiedere maggiore sicurezza.

Vincenzo Vinciguerra, ex agente Gladio, deposizione

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La vera notizia è come è bastato un decennio per addomesticare i cittadini americani e far loro accettare detenzione permanente, tortura, esecuzione sommaria di cittadini americani, in patria o all’estero, una massiccia presenza di paramilitari nelle loro strade e nelle loro case. Ogni richiesta fatta dalle autorità era a titolo volontario, ma quasi nessuno si è rifiutato di ottemperare. E’ vero che Boston è un caso particolare: una città particolarmente rispettosa della legge e con forti simpatie per il presidente Obama. Tuttavia resta il dato davvero inquietante di una popolazione fin troppo facilmente malleabile e disposta a credere, obbedire, combattere la “Guerra al Terrore”. La buona notizia è che le voci di dissenso stanno facendosi sentire in rete e nei forum dei quotidiani, in modo articolato e fermo. Boston è servita da monito.

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Allo stato attuale, non vi è nulla di sostanziale che colleghi i due indagati al delitto. Ci sono voci, 32 secondi di video per nulla incriminante (così tante telecamere a circuito chiuso ma nessuna registrazione utile?), alcune fotografie non troppo chiare, i loro zaini sembrano diversi da quelli incriminati. Non c’è un movente, non c’è una  prova visiva che mostri i sospetti che dispongono la bomba sulla scena del crimine e non c’è alcun filmato dei sospetti in fuga da una qualunque scena del crimine. L’automobilista rapito che, ci viene detto, ha riferito che i due, prima di lasciarlo andare senza torcergli un capello, si sono autoaccusati dell’attentato (!!!??? per farsi prendere più facilmente?), non è stato intervistato da nessuno, si è letteralmente volatilizzato. Ci sono ben 6 versioni discordanti di come è avvenuta la cattura.
Al momento nessun giudice li condannerebbe.

Obama, in quanto presidente, non deve permettersi di emettere sentenze, come ha implicitamente fatto e come esplicitamente fa con le sue liste di persone da uccidere con i droni.
Il ragazzo è un cittadino americano, non un “nemico combattente” come John McCain vorrebbe che fosse considerato, in modo da farlo internare e processare da un tribunale militare, a porte chiuse .

Non deve essere interrogato dall’FBI e giudicato a livello federale. La giurisdizione è quella del Massachussetts: si sta forse cercando di sfruttare il caso per degli scopi che hanno poco a che vedere con la sicurezza dei cittadini e molto a che vedere con ulteriori restrizioni dei loro diritti (se possono fare a pezzi la costituzione per un cittadino americano, lo possono fare per tutti)? Oppure si sta cercando di evitare che qualcuno capisca in che rapporti erano stati il fratello maggiore e l’FBI nel corso degli ultimi 3 anni?

L’FBI organizza complotti terroristici, agevolando gli estremisti, fornendo loro idee, logistica, contatti ed armi per arrestarli preventivamente, senza che i cittadini si chiedano se non sia istigazione a delinquere, se queste persone avrebbero realmente compiuto certe azioni se non fossero stati inseriti in un certo tipo di dinamica:

http://www.nytimes.com/2012/04/29/opinion/sunday/terrorist-plots-helped-along-by-the-fbi.html?pagewanted=all&_r=3&

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/21/lfbi-organizza-e-sventa-la-maggior-parte-degli-attentati-terroristici-islamici-sul-suolo-americano-ricerca-della-ucla/

L’FBI ha addirittura consentito che il primo attentato alle Torri Gemelle, quello del 1993, andasse in porto
http://www.nytimes.com/1993/10/31/nyregion/bomb-informer-s-tapes-give-rare-glimpse-of-fbi-dealings.html?pagewanted=all&src=pm

L’FBI sorvegliava Tamerlan, il fratello maggiore, da 3 anni e lui lo sapeva, perchè avevano informato i suoi genitori (!). Allora perché quell’appello ai cittadini affinché aiutino ad identificare dei sospetti che già conoscono? 

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Il giovane Dzhokar Tsarnaev era un giovane cittadino Americano modello. Era un calciatore e si allenava tre volte in settimana con i suoi compagni di squadra e, non contento, era anche il capitano della squadra di wrestling del suo istituto: i suo compagni di wrestling lo ricordano come una persona sempre disponibile pronta ad elargire consigli. Aveva ottenuto una borsa di studio in medicina, voleva diventare un infermiere, era stato un bagnino perché “voleva salvare la gente”, nel tempo libero assisteva come volontario ragazzini affetti dalla sindrome di Down. Nessuno dei suoi amici più stretti l’ha mai considerato una persona religiosa. I suoi insegnanti lo hanno descritto come uno studente ideale. I suoi vicini come un ragazzo adorabile. Era l’incarnazione del sogno Americano ma, da un giorno all’altro, ci viene detto che è diventato uno jihadista che uccide civili ad una competizione sportiva (lui che adora lo sport) e la sera stessa va ad una festa (mentre il fratello va tranquillamente in palestra ad allenarsi), poi a dormire nella sua stanza. Il giorno dopo si rende conto che è in corso una caccia all’uomo, scappa con suo fratello maggiore, ruba un’auto ma rilascia il proprietario dopo avergli detto che è l’autore dell’attentato (!!! – questo sostengono le autorità investigative: nessuno ha visto e intervistato questo tizio), sfugge alla cattura anche se dopo la prima sparatoria è circondato da poliziotti.
Per qualche ragione le sue radici cecene non lo spingono ad attaccare la Russia ma gli Stati Uniti che gli hanno dato tutto quel che poteva desiderare, inclusa la cittadinanza (qualche mese fa). È uno jihadista ma non si immola e non si comporta come tale; è come se avesse due personalità e nessuno avesse mai visto quella islamista.

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/20/informazioni-sui-presunti-bombaroli-di-boston-che-non-troverete-sul-corriere-della-sera/

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Ancora più drammatica è la criminalizzazione dei giovani: secondo la stessa versione ufficiale in cui cambiano i nomi e i connotati ma gli altri dettagli si ripetono, gli autori di attentati e stragi sono immancabilmente giovani immaturi, inquieti e, soprattutto, indignati con il governo. Questi escono di testa per ragioni che non sono mai chiare, agiscono da soli e sfruttano insospettabili abilità militari per uccidere degli innocenti e/o sfuggire alla cattura: fino alla loro uccisione o suicidio, come in ogni film americano che si rispetti.

Il copione è ripetitivo e meccanico, ma le serie TV (24, Homeland) ed i blockbuster lo hanno reso plausibile per un pubblico ovinizzato che delega ad altri le attività cerebrali non necessarie alla sopravvivenza fisica.

Le autorità ci assicurano che il fratello maggiore era un integralista, a dispetto delle apparenze (era appassionato di hip-hop, skateboard e droghe leggere)

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e, stando al racconto della madre, Zubeidat K. Tsarnaeva, negli ultimi anni l’FBI l’aveva avvertita del fatto che il figlio Tamerlan era su una brutta strada e che lo stavano sorvegliando [NB, l’FBI ha ammesso che le cose stavano così solo DOPO l’intervista della madre ad una TV russa]. Questo significa che dovevano sapere che aveva consultato dei siti per costruire bombe fatte in casa (se è vero) e che dovevano sapere che si era comprato un arsenale di armi…però…boh?
Nel 2011 l’intelligence russa aveva chiesto all’FBI di indagare su di lui, per capire se era “a rischio”. L’FBI fece delle scrupolose investigazioni (internet, telefonate, conoscenze, biografia, movimenti, domande a parenti e conoscenti, ecc.) senza trovare alcuna attività sospetta o legame con associazioni terroristiche, ma riferì di un’evidente tendenza integralista:

http://www.guardian.co.uk/world/2013/apr/20/fbi-quiz-dzhokhar-tsarnaev-suspect-capture

Dopo l’attentato Tamerlan non si è suicidato: è tornato a casa dalla bella moglie americana – Katherine Russell – e dalla figlia.

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Le autorità, a partire dal presidente, stanno trattando dei sospetti alla stregua di colpevoli già condannati.
Questo normalmente succede in un sistema giuridico primitivo come quello giapponese, dove l’imputato deve dimostrare di essere innocente. In un sistema giuridico civile l’accusa deve dimostrare la colpevolezza. Dal Patriot Act in poi gli Stati Uniti non sono più un paese civile e, anche grazie a certe leggi controfirmate da Obama, il nostro presunto terrorista rischia di scomparire per anni in un labirinto giudiziario, come se fosse a tutti gli effetti morto (morte civile):
http://www.informarexresistere.fr/2012/01/07/ndaa-torneranno-i-campi-di-concentramento-in-america/#axzz2QwmMcGkz

Nessuno si curerà della sorte di Tsarnaev, preventivamente condannato dall’opinione pubblica, allo stesso modo in cui praticamente nessuno si preoccupa dei diritti degli internati nei campi di prigionia antiterroristi americani. Però è così che i diritti di tutti vengono amputati: prima si colpiscono le figure marginali, detestate o appena tollerate (zingari, ebrei, comunisti, gay, ecc.) e poi, nel constatare che la popolazione non reagisce, l’abolizione della tutela giuridica si istituzionalizza, si espande e diventa sempre più arduo contestarla. Per abolirla non resta altro da fare che combattere e sacrificare la propria vita. E’ quel che succederà negli Stati Uniti nei prossimi anni, con buona pace degli obamofili.
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/28/children-of-men-i-figli-degli-uomini-un-film-preveggente/

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Boston, una città di oltre 600mila abitanti è stata, virtualmente, messa agli arresti domiciliari (chiunque si fosse trovato in strada era passibile di fermo e perquisizione corporale – in un caso un tizio è stato denudato e dei poliziotti hanno inveito contro i giornalisti) e sotto legge marziale (con migliaia di paramilitari che entravano nelle case per setacciarle, senza alcuna autorizzazione) per la durata della caccia allo studente diciannovenne modello-assistente di ragazzini down-terrorista jihadista a tempo perso.

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La militarizzazione della metropoli ora costituisce un precedente. Invece di usare i cani per rintracciare rapidamente il ricercato, che perdeva sangue ed aveva abbandonato l’auto, 9mila agenti militarmente equipaggiati hanno trascorso la notte perlustrando le abitazioni di una vasta sezione della città (senza un permesso, in piena violazione del quarto emendamento), come se fosse la cosa più naturale del mondo. Nessuno ha protestato, la folla alla fine festeggiava per le strade, senza rendersi conto dell’implicita carta bianca che hanno fornito al governo.
In nessun paese europeo, dopo la sconfitta di Hitler, la minaccia terroristica è mai stata gestita in questo modo. Queste sono “cose da Hollywood”:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/07/batman-leroe-della-controrivoluzione/

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Ora qualunque cellula terroristica (e presidente) sa che basta davvero poco per mettere in stand-by gli Stati Uniti e che la popolazione accetterà con entusiasmo che la sua libertà sia sacrificata in nome della sicurezza. Il sogno di Bush è realtà, ma con Bush tutto questo non sarebbe stato possibile. Obama il Buono, invece, può, perché è “animato dalle migliori intenzioni”, nonostante tutto:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/14/amerikarma-obamamania/

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Perciò non è un problema se il confino domestico dei cittadini elimina possibili testimoni delle azioni delle forze dell’ordine paramilitari (stavano cercando indizi o disseminando “prove”? Chi può dirlo?), se il ragazzo è stato scovato da un privato cittadino che aveva violato il coprifuoco perché non ne poteva più, se l’atmosfera diventa ancora più agghiacciante, amplificando gli effetti dell’atto terroristico.

Chiunque contesti questo genere di prassi poliziesca viene bollato come complottista (yawn/sbadiglio) o apologeta di terrorismo (!!!).

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Molti di quelli che hanno seguito Obama durante la crisi hanno osservato che il suo atteggiamento era freddo, distante, privo di emozioni, meccanico nel pronunciare parole di pura circostanza.

Il mio timore è che si stia chiudendo nel suo guscio, come accade agli schizoidi quando la situazione si fa seria. A quel punto è difficile distinguerli dagli psicopatici. A quel punto, tutto diventa possibile:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/03/10/obama-e-psichicamente-sano-oppure-e-schizoide/

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La questione, allora, è la seguente: gli americani sono stati ammaestrati come i tedeschi negli anni Trenta, oppure saranno capaci di ridestarsi dall’ipnosi collettiva?

Se vivessi negli USA sarei seriamente preoccupato e traumatizzato, perché saranno anni di lacrime, piombo e sangue:
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/15/la-storia-dello-zombie-che-fu-bruciato-vivo-dalla-polizia-stati-uniti-2013/

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Possiamo e vogliamo smentire Jack London?

 

Il romanzo fu scritto nel 1907, in un periodo in cui Jack London si professava ancora apertamente socialista: del resto questa ideologia politica, che vedeva nel merito e nel lavoro le molle che dovevano portare ad un avanzamento sociale, ben si accordava con quanto lo scrittore aveva realizzato nella propria vita, arrivando al successo dal basso.

I primi anni del ’900 furono dominati dalla sensazione che grandi cambiamenti fossero in arrivo: il partito socialista, che riceveva molti voti dagli operai, stava guadagnando consensi nel nuovo come nel vecchio mondo. In Europa la Germania stava diventando una potenza economica e militare a cui occorrevano nuovi sbocchi commerciali: una guerra era nell’aria. Il capitalismo stava cominciando a mostrare il suo volto organizzato e disciplinato, in grado di cambiare l’assetto della società su scala mondiale: iniziava l’erosione della classe media, che continua ancora oggi, per portare ad un nuovo assetto fatto di  grandi potenze economiche da una parte, ed una massa sterminata di poveri dall’altra.

Nel suo “Il tallone di ferro“, il tallone dei grandi poteri che schiaccia il popolo, Jack London tenta di interpretare questi cambiamenti, di analizzare la natura vera del capitalismo e del socialismo e dell’inevitabile scontro che questi due sistemi sembrano destinati ad affrontare. Il risultato è un libro che è solo parzialmente quello che sembra, perché in realtà è più una vera e propria denuncia politica, che non un semplice romanzo. In questo libro vi è forse la più profonda, dettagliata e sconcertante descrizione di cosa sia veramente il capitalismo e di quali siano i suoi obiettivi sul lungo termine.  Multinazionali che schiacciano uomini indipendenti, agricoltori che finiscono per essere  “impiegati” dell’industria, organi d’informazione completamente sotto il controllo dell’oligarchia: questo il volto marcio del capitalismo e Jack London lo aveva già visto più di un secolo fa. Questo libro fu letto da generazioni di socialisti, ma anche, e molto bene, da chi militava nella fazione opposta: Mussolini, ad esempio, ne proibì la stampa durante il fascismo e seguì molte delle tecniche di intimidazione che i plutocrati applicano ne “Il tallone di ferro”.

Ernest Everhard, il protagonista, viene descritto come un uomo carismatico, capace di calamitare facilmente l’attenzione del pubblico e di suscitare immancabilmente le più vive reazioni fra chi gli sia d’opinione avversa. Everhard è più di un rivoluzionario, è quasi un profeta del socialismo, tanto da generare quasi “una conversione” fra coloro che, vivendo nel privilegio, hanno chiuso gli occhi di fronte allo sfruttamento dei poveri e del popolo. Fra costoro vi è anche Avis, una giovane donna di una classe sociale agiata che finisce per aderire completamente al progetto rivoluzionario di Ernest. Non tutti saranno però ugualmente fortunati: la plutocrazia è spietata con chi manifesti la propria avversione ai suoi progetti, e persino un vescovo, che dopo aver ascoltato Ernest vuole vivere solo in mezzo ai poveri e ai diseredati,  e il padre di Avis verranno privati di tutti i loro beni e accusati di essere pazzi.
In un crescendo di persecuzioni, azioni repressive e violenza, il libro termina in modo brusco, dopo che a Chicago le masse sono insorte, in una specie di rivoluzione che sembra anticipare quanto accadrà di lì a breve in Russia.

Forse come “puro romanzo”, “Il tallone di ferro” ha più di un difetto, eccedendo talora nella santificazione del personaggio principale, e prediligendo le spiegazioni politiche e tecniche allo sviluppo della  trama. Tuttavia, come ho scritto sopra, questo non è davvero  solo un romanzo. È forse quanto di più onesto, e attuale, si possa trovare scritto sul capitalismo. In questo senso fa quasi paura, perché ci dice che è in atto un processo: l’eliminazione degli uomini indipendenti e liberi e della libera informazione. Jack London non poteva sapere che ci sarebbe stato internet, che l’istruzione avrebbe raggiunto così tante persone, che sarebbe esisto qualcosa come l’”Open Source” in grado di far collaborare la gente, che insomma al capitalismo e al socialismo, sarebbe succeduta questa epoca, quella dell’informazione. Non è più solo il denaro a muovere le acque. Siamo ancora tutti in gioco in questa partita.

http://ilpesodellafarfalla.org/post/29959145941/il-tallone-di-ferro

Jack London – La peste scarlatta – Adelphi, Milano 2000

Anno 2013. Un vecchio cencioso e un giovane cacciatore armato di arco e frecce si aggirano in un paesaggio selvaggio ed abbandonato, dove il muschio ricopre prepotentemente il ferro delle rotaie arrugginite e gli aeroplani non solcano il cielo ormai da quasi settant’anni. La Natura ha ripreso il sopravvento sulla Civiltà e l’umanità è ripiombata nell’età della pietra. I pochi sopravvissuti si coprono con rudimentali pelli di orso o di capra e si nutrono dei proventi della caccia. È così che Jack London immagina l’apocalisse ne La Peste Scarlatta, un racconto visionario in cui ripercorre gli eventi che hanno trascinato l’umanità verso il baratro, dalla comparsa del morbo rosso che colpì il genere umano tanto inavvertitamente, quanto velocemente lo decimò, fino alla lenta e disperata ricerca, per i pochi sopravvissuti, di altre comunità umane. La storia della peste scarlatta è un lungo racconto che “il Nonno”, ultimo superstite di un mondo morto e di una lingua, l’inglese, ormai inutilizzata, narra ai suoi nipoti attorno al fuoco: un tempo insegnate a Berkeley, il professor Smith parla commosso ai nipotini dell’inaspettato e terribile arrivo dell’epidemia che, in meno di dieci giorni, ha flagellato il genere umano, e di come i pochi supersiti siano fuggiti nelle campagne, cercando poi di ricostruire una vita sociale che non sarebbe mai stata più la stessa di prima; il vecchio racconta il lungo vagabondaggio in solitudine, durato quasi tre anni, dominati dall’angoscia, e dalla rassegnazione, di essere ormai rimasto l’ultimo uomo vivente, prima di poter finalmente riascoltare voce umana. Ma La Peste Scarlatta non è solo un racconto fantastico, descrizione di un mondo post-apocalittico, a cui la letteratura, anche precedente (L’ultimo uomo di Mary Shelley è del 1826), già ci aveva abituati, né Jack London appartiene alla schiera dei molti autori del dopoguerra che cercheranno di trasporre in racconti fantascientifici le tragedie belliche, e  La terra sull’abisso di George R.Stewart o Io sono leggenda di Richard Matheson, scritti non a caso negli anni ’50, ne sono un classico esempio. La Peste Scarlatta insegna di più. Memore delle atrocità commesse durante la guerra russo-giapponese, a cui aveva assistito come cronista, Jack London dà vita a un libro visionario e profetico in un mondo (il libro venne scritto nel 1912) non ancora abbrutito da Guerre Mondiali, totalitarismi, genocidi, disastri nucleari e ambientali.

Eppure, l’autore preannuncia con sconcertante lucidità gli incubi e i pericoli che affliggeranno l’uomo moderno, dipingendo un’umanità vendicativa e prepotente che, proprio nell’epoca più “civilizzata” della storia, è però oltremodo facile a dar sfogo agli istinti umani più brutali e animaleschi. All’alba dell’epidemia infatti, il mondo è dominato dal Consiglio dei Magnati dell’Industria (preveggenza di quello che sarebbe poi diventato l’odierno capitalismo industriale?) che hanno ridotto gli uomini in docili servi e automi silenziosi ma che, con lo scoppio e il pretesto della peste, si trasformeranno in bestie feroci che rubano e uccidono, incendiano e saccheggiano; bruti e rancorosi, approfitteranno del caos provocato dall’epidemia per liberare le frustrazioni più represse e gli istinti di vendetta da sempre nutriti nei confronti della classe dirigente, ma a lungo tacitamente soffocati, come farà l’Autista che, nel “nuovo mondo”, soggiogherà crudelmente la bella e ricca Vesta, in un gioco dei ruoli invertiti (non è un caso che l’autore, di simpatie socialiste, conoscesse direttamente e approfonditamente il movimento operaio e certe sue derive). L’intera storia si  presenta quindi come un malinconico necrologio della civiltà e del tempo andato, ma la vena nostalgica si accompagna alla disincantata rassegnazione del vecchio circa l’ineluttabilità di quel destino, come se il germe che la Civiltà porta già in sé fosse l’autodistruzione, l’inevitabile abisso in cui essa sprofonderà, poiché “La polvere da sparo tornerà, niente potrà impedirlo, e la stessa vecchia storia si ripeterà. L’uomo si moltiplicherà e gli uomini si combatteranno. La polvere da sparo permetterà agli uomini di uccidere milioni di uomini, e solo a questo prezzo, con il fuoco e con il sangue, si svilupperà, un giorno, una nuova civiltà”.

Valerio D’Angelo

http://www.lafrusta.net/rec_london_peste_scarlatta.html

La “banalità del male” è una cagata pazzesca!

Esiste un consenso, erroneo ed ingiustificato, sul fatto che la tirannia vince perché le persone comuni eseguono gli ordini o continuano comunque a comportarsi come se niente fosse, per amor del quieto vivere. Non si indignano, non reagiscono, non rifiutano. La ricerca storiografica è però andata molto oltre il concetto di “banalità del male” della Arendt. I funzionari nazisti non erano burattini, ma zelanti esecutori di progetti che condividevano e che NON consideravano immorali o malvagi.
Credere che la natura umana sia non solo egoistica (il che può anche essere sostanzialmente vero), ma anche robotica, ossia psicopatica, facilita solo il compito di quegli psicopatici che hanno solo interesse a sociopatizzare la società e la civiltà umana.

Gli esperimenti di Milgram sembravano confortare la visione arendtiana. Zimbardo affinò questa prospettiva, dimostrando sperimentalmente che non è tanto l’ossequio agli ordini che conta, quanto il conformismo: le persone sanno che ci si aspetta da loro un certo comportamento e si conformano alle attese, indipendentemente dagli ordini. Così persone vestite da guardie carcerarie si comporteranno come si aspettano che una guardia carceraria debba comportarsi. In base a questi studi la tirannia è inevitabile, un fatto naturale. Date certe precondizioni la maggioranza delle persone servirà i fini del regime di turno.

Ma la Arendt seguì solo una piccola parte del processo ad Eichmann ed aveva già preconfezionato la sua tesi sulla banalità del male (per un testo preparato PRIMA del processo), senza minimamente considerare la possibilità che il presentarsi come un funzionario banale fosse una strategia difensiva.

Al contrario, i burocrati nazisti erano creativi, immaginativi e mostravano grande iniziativa.

Se si esaminano attentamente gli studi di Milgram e Zimbardo si riscontrano errori interpretativi dovuti alla volontà di dimostrare una conclusione già assunta in partenza. Le registrazioni degli esperimenti indicano che ben pochi sono stati i comportamenti robotici. Molti tra i componenti di quella maggioranza che si conforma alle direttive degli scienziati soffrono, lottano con la propria coscienza, cercano di valutare se il progresso della scienza e della conoscenza umana giustifichi le loro azioni, mentre gli scienziati insistono che è indispensabile. E’ semplicemente incredibile che, oggi, quasi tutti ritengano che sia vero il contrario.

L’umanità testata in laboratorio si raggruppava in tre grandi categorie. Circa un terzo dei partecipanti era pronto a torturare anche fino alla morte. Un altro terzo era indeciso ma troppo sensibile alle sirene del conformismo, del gregariato e della forza. Il restante terzo era formato da Giusti, ossia individui solidali, che potremmo definire “animati”, ossia provvisti di una coscienza universale non irretita da affiliazioni razziali, nazionalistiche, di genere, di culto ed ideologiche varie. Questi ultimi si rifiutavano con determinazione di diventare complici. Inoltre, quando si eliminavano le barriere e il “carnefice” si trovava a diretto contatto con la “vittima”, la percentuale di “strumenti del potere”, scendeva a circa un terzo. Quindi l’empatia può battere il conformismo e l’ottemperanza automatica. Se un altro scienziato dissentiva rispetto a chi dirigeva l’esperimento i “torturatori” si fermavano quasi subito, a dimostrazione che Milgram non aveva misurato il grado di obbedienza ma piuttosto il livello di autorevolezza di cui godevano gli scienziati in genere, che spingeva le persone comuni a ritenere che le loro esitazioni e dubbi erano infondati, visto che l’esperto non li invitava a desistere. Bisognerebbe chiedersi se sia morale la nostra venerazione del progresso scientifico e tecnologico o, per meglio dire, dello scientismo e della tecnocrazia.

Infine i risultati peggiori si sono ottenuti in società più coese e conformiste, mentre all’aumentare del tasso di individualismo si accresceva anche la percentuale di chi si chiamava fuori.

Gli esperimenti di Milgram mostrano che quando sono condotti nei quartieri popolari le persone sono meno remissive. Identificandosi meno con gli sperimentatori, per via della distanza sociale, sentono meno il dovere di collaborare in operazioni che le mettono a disagio o trovano decisamente ripugnanti.  

Quanto a Zimbardo, fu lui stesso a rivolgersi preliminarmente ai partecipanti spiegando nel dettaglio il tipo di situazione che riteneva desiderabile, in pratica invalidando l’esperimento prima ancora di iniziarlo. E’ la più indecente violazione del protocollo che si possa immaginare.

Quel che è degno di nota è che, nonostante tutte le istruzioni ricevute, solo una minoranza si abbandonò a comportamenti brutali. Fu in particolare uno di loro, soprannominato “John Wayne” ad abbandonarsi alla bestialità. Nelle interviste successive, dichiarò che si era sentito anche lui uno sperimentatore ed aveva deciso di inventarsi nuovi metodi per umiliare i prigionieri per vedere fin dove sarebbero arrivati prima di crollare (Zimbardo, 2007). Per di più uno studio ideato per valutare la variabile dell’auto-selezione dei candidati (Carnaghan & McFarland 2007) dimostrò che chi rispose all’annuncio dell’esperimento sulla vita carceraria aveva una personalità marcatamente differente da chi rispose all’annuncio del normale esperimento psicologico. I primi erano più autoritari e severi e guardavano con simpatia all’istituzione carceraria.

La conclusione di Haslam & Reicher (2007) è che le simpatie per le soluzioni autoritarie sono, molto semplicemente, legate al livello di confusione sociale, al rischio di anarchia ed all’abilità del leader di proporsi come la soluzione più adatta. In mancanza di un leader credibile e di un capro espiatorio plausibile, il potenziale di autoritarismo resta inespresso.

La Rivoluzione Finale di Aldous Huxley – ovvero, “rivoluzione” non è sinonimo di “emancipazione”

In un certo senso, siamo nello stesso dilemma etico e morale in cui si trovarono i fisici nei giorni precedenti al Progetto Manhattan. Quelli di noi che lavorano in questo campo vedono il potenziale di sviluppo per un controllo quasi totale delle emozioni umane.

Dr. Wayne Evans, U.S. Army Institute of Environmental Medicine, 1978

http://www.raven1.net/mcf/mindnet/mn116a.htm

Aldous Huxley, The Ultimate Revolution,  intervento al Berkeley Language Center del 20 marzo 1962.

[…] Possiamo dire che nel passato tutte le rivoluzioni hanno avuto come obiettivo essenziale quello di modificare l’ambiente allo scopo di modificare l’individuo. Ci sono state rivoluzioni politiche, rivoluzioni economiche e – all’epoca della riforma protestante – una rivoluzione religiosa. Tutte queste rivoluzioni non miravano direttamente all’essere umano, ma a ciò che gli stava intorno. Attraverso una modifica dell’ambiente circostante si poteva ottenere – o eliminare – un effetto sull’essere umano. Oggi credo che ci troviamo di fronte a ciò che potrebbe essere definita la rivoluzione definitiva, l’ultima rivoluzione, quella in cui l’uomo può agire in modo diretto sulla mente e sul corpo dei suoi simili. Inutile dire che la possibilità di esercitare un certo tipo di azione diretta sulla mente e sul corpo degli esseri umani è esistita fin dall’alba dei tempi. Ma era generalmente di natura violenta. Le tecniche del terrorismo sono note da tempo immemorabile e i popoli le hanno sempre impiegate con maggiore o minore raffinatezza, a volte con la più terribile crudeltà, altre con una certa dose di abilità acquisita attraverso una serie di prove ed errori, per scoprire quali fossero i modi migliori di sfruttare la tortura, la carcerazione e le costrizioni di ogni genere.

Ma come diceva, credo, Metternich molti anni fa, con le baionette si può fare di tutto tranne che sedercisi sopra. Se si vuole controllare una popolazione per un lungo periodo di tempo occorre che vi sia una certa misura di consenso, essendo difficile che il terrorismo puro e semplice possa funzionare a tempo indefinito. Esso può anche funzionare per molto tempo, ma io credo che prima o poi sia necessario introdurre un elemento di persuasione, un elemento che spinga le persone ad essere consenzienti a ciò che gli viene fatto.

Io penso che la natura della rivoluzione definitiva che abbiamo di fronte sia precisamente questa: siamo sul punto di sviluppare una serie di tecniche che consentiranno all’oligarchia al potere – che è sempre esistita e probabilmente sempre esisterà – di spingere le persone ad amare la propria schiavitù. Questa è, io credo, una rivoluzione di malvagità definitiva, ed è un problema al quale mi sono interessato per molti anni e su cui ho scritto 30 anni fa un romanzo, Mondo Nuovo, che descrive una società in cui vengono utilizzati tutti gli strumenti disponibili – e alcuni degli strumenti che allora immaginavo sarebbero stati disponibili nel futuro – prima di tutto per standardizzare la popolazione, appiattendo le fastidiose diversità tra gli esseri umani, per creare, diciamo così, modelli di esseri umani prodotti in serie e organizzati in un sistema di classi basato sulla conoscenza scientifica. Da allora mi sono interessato sempre di più a questo problema e ho notato con crescente raccapriccio che un gran numero delle previsioni che sembravano pura fantasia quando le feci 30 anni fa, si sono poi realizzate o sono sul punto di realizzarsi.

Un gran numero delle tecniche di cui parlavo sembrano essere già utilizzate. E sembra che vi sia una corsa generale verso questa rivoluzione definitiva, un sistema di controllo attraverso il quale è possibile far piacere alla gente una situazione che, secondo i normali standard, non dovrebbe piacergli affatto. Questo “apprezzamento della schiavitù”… questo sistema, come dicevo, è in evoluzione da anni e io sono sempre più interessato in ciò che sta avvenendo.

Vorrei brevemente paragonare la parabola descritta in Mondo Nuovo con un’altra parabola più recente, quella descritta da George Orwell nel suo libro 1984. Orwell scrisse il suo libro tra il 1945 e il 1948, nel momento in cui il regime di terrore stalinista era al suo apice e subito dopo il crollo del regime hitleriano. Il suo libro, per il quale ho una grande ammirazione – è un libro che rivela un grande talento e un’inventiva straordinaria – mostra una proiezione nel futuro del passato recente – di ciò che per lui era il passato recente – e dell’immediato presente; una proiezione nel futuro di una società in cui il controllo è interamente esercitato con il terrore e con continui attacchi alla mente e al corpo degli individui.

Il mio libro, invece, fu scritto nel 1932, quando esisteva solo una forma di dittatura moderata, quella di Mussolini, quindi non era neppure sfiorato dall’idea del terrorismo; io ero perciò libero, in modi in cui Orwell non poteva esserlo, di immaginare altri metodi di controllo, metodi non violenti. Sono incline a pensare che le dittature scientifiche del futuro – e io credo che ci saranno dittature scientifiche in molte parti del mondo – saranno più vicine allo schema di Mondo Nuovo che a quello di 1984. Non certo perché i dittatori scientifici abbiano velleità umanitarie ma semplicemente perché lo schema di MN è molto più efficiente dell’altro.

[…].

Dobbiamo pensare ai problemi dell’automazione e – in modo più approfondito – a quelli che potrebbero sorgere grazie a queste tecniche, che potrebbero davvero contribuire a questa rivoluzione definitiva. Il nostro compito è di essere consapevoli di ciò che sta accadendo e di usare la nostra immaginazione per capire cosa potrebbe succedere, in che modo si potrebbe approfittarne e infine, se possibile, di provvedere affinché gli immensi poteri che oggi possediamo grazie a queste scoperte scientifiche e tecnologiche vengano usati a beneficio dell’umanità e non per la sua degradazione.

Traduzione di Gianluca Freda

http://blogghete.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=633:gianluca-freda&catid=40:varie&Itemid=44

Jacques Attali, “Domani chi governerà il mondo?” (2012) – estratti

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Jacques Attali, domani chi governerà il mondo? Roma: Fazi, 2012

10: per fare questo servirà un governo mondiale, che dovrà assumere una forma molto simile ai sistemi federali di oggi; l’Unione Europea ne rappresenta senz’altro il miglior laboratorio. Lasciando ai governi delle nazioni il compito di assicurare il rispetto dei diritti specifici di ciascun popolo e la protezione di ogni cultura, questa amministrazione si farà carico degli interessi generali del pianeta e verificherà che ogni nazione rispetti i diritti dei cittadini dell’umanità. La sua nascita sarà il risultato di un processo caratterizzato da un gigantesco caos economico, monetario, militare, ambientale, demografico, etico, politico; o, invece, meno probabilmente, avverrà semplicemente al posto di questo caos…sarà un governo totalitario o democratico, a seconda di come si instaurerà.

19-20: bisognerà senza dubbio attendere che catastrofi di ordine finanziario, ecologico, demografico, sanitario, politico, etico, culturale, come quella del Giappone nel marzo 2011, facciano capire agli uomini che i loro destini sono comuni. Essi prenderanno allora coscienza delle minacce sistemiche che hanno di fronte. Realizzeranno che il mercato non può funzionare correttamente senza uno Stato di diritto mondiale, che lo Stato di diritto non può essere applicato senza uno Stato, e che uno Stato, anche se mondiale, non può durare se non è realmente democratico.

20: come evitare che questa struttura sia la semplice ratificazione della nuova onnipotenza di qualcuno, nazioni o imprese, che tenta di imporre a tutti gli altri una nuova forma di totalitarismo, nel momento in cui gli ultimi popoli sottomessi si liberano.

22: sarà dotato di un parlamento, di partiti, di un’amministrazione, di giudici, di forze di polizia, di una banca centrale, di una moneta, di un sistema di welfare, di un’autorità delegata al disarmo e di un’altra delegata al controllo della sicurezza del nucleare civile, e di un insieme di contropoteri.

22: piano più modesto e pragmatico: per evitare il disastro, basterebbero alcune riforme, quali la fusione del G20 con il Consiglio di sicurezza della Nazioni Unite, ponendo sotto la sua autorità tutte le organizzazioni di competenza mondiale, come il FMI e la Banca Mondiale, e sottoponendo l’insieme al controllo dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Un simile trattato sta in due righe. Può essere adottato in una giornata. Alcuni lo vivranno come un’opprimente dittatura globale. È verosimile che, se votasse oggi, gran parte dell’umanità vi si opporrebbe, mentre voterebbe senza dubbio un testo generale che affermi l’unità e la solidarietà della specie umana, o che arrivi persino a reclamare la costituzione degli stati generali del mondo. È dunque da qui che bisognerà cominciare.

284: ASTEROIDI: il pianeta è stato in passato colpito da asteroidi e lo sarà di nuovo in futuro. Anche qui, non si vede come i governi e le istituzioni internazionali attuali potrebbero far fronte a tale minaccia, alla quale nessuno si sta preparando seriamente.

289: In risposta ai rischi sistemici mondiali, si vedrà in particolare crescere un’ideologia ecologica planetaria che raccomanda la riduzione della produzione per diminuire il consumo di energia e attenuare i rischi d’inquinamento, imponendo restrizioni in tutti i settori in nome della frugalità e dei vantaggi a lungo termine. Dall’altra parte, un’ideologia religiose – o più d’una – tenterà anch’essa di imporre regole conformi alle esigenze di un aldilà dove risiederà, secondo quanto sostiene, l’unica speranza di salvezza. Queste due ideologia fondamentaliste, ecologica e religiosa, convergeranno: l’una e l’altra affermeranno che il destino degli uomini è già scritto e che il vero padrone del mondo – la Natura o Dio – è altrove. L’una e l’altra, alla ricerca della purezza, denunceranno l’Occidente. L’una e l’altra sosterranno di pensare alla felicità degli uomini in termini di prospettiva. Potrebbe anche emergere un giorno un’ideologia che metta insieme le due dottrine: un fondamentalismo allo stesso tempo religioso ed ecologico. Un ossimoro, come lo fu il nazionalsocialismo. Già ha fatto la sua comparsa in Brasile, dove si sta sviluppando un fondamentalismo evangelico eminentemente interessato alla tutela dell’ambiente. Inoltre, nel 2002, Osama Bin Laden, nella sua “Lettera all’America”, accusò gli Stati Uniti di distruggere la natura più di qualsiasi altra nazione, con l’emissione di gas a effetto serra e la produzione di rifiuti industriali. Nel gennaio del 2010, sosteneva che “tutte le nazioni occidentali” sono colpevoli del cambiamento climatico. Nell’ottobre dello stesso anno, ribadiva che le vittime del cambiamento climatico sono più numerose di quelle delle guerre.

292: tale governo non sostituirà quelli nazionali. Questi veglieranno, quando saranno in grado di farlo, sui diritti specifici, sull’identità culturale di ogni popolo. Il governo del mondo si occuperà degli interessi generali del pianeta, che possono anche divergere da quelli di ogni singola nazione; verificherà che ogni Stato rispetti i diritti di ciascun cittadino e vigilerà per impedire il propagarsi di rischi sistemici mondiali. Permetterà di evitare sia il potere di uno solo sia l’anarchia di tutti.

293: catastrofi ecologiche e crisi economica, l’accrescimento del potere di un’economia criminale, l’incombere della caduta di un meteorite, la virulenza di un movimento terroristico potrebbero, alla fine, spingere i governi democratici del mondo a unire le loro forze.

304-305: BENI COMUNI E CITTADINANZA MONDIALE: ogni essere umano deve disporre di una “cittadinanza mondiale”. Nessuno deve più essere “apolide”. Ciascuno deve sentirsi a casa propria sulla terra. Chiunque deve avere il diritto di lasciare il proprio paese d’origine e di essere accolto, almeno temporaneamente, in qualsiasi altro luogo. Ogni essere umano deve avere diritto a un insieme di beni universali: l’aria, l’acqua, i prodotti alimentari, la casa, le cure, l’istruzione, il lavoro, il credito, la cultura, l’informazione, un reddito equo per il suo lavoro, la protezione in caso di malattia o di invalidità; l’eterogeneità del modo di vivere, la vita privata, la trasparenza, la giustizia, il diritto di emigrare e quello di non farlo; la libertà di coscienza, di religiose, d’espressione, di associazione; la fraternità, il rispetto dell’altro, la tolleranza, la curiosità, l’altruismo, il piacere di dare piacere, la felicità nel rendere gli altri felici, la molteplicità delle culture e delle concezioni di benessere.

305: tutte le leggi mondiali e tutti i trattati internazionali esistenti saranno raccolti in un Codice mondiale che avrà un valore giuridico superiore a quello delle costituzioni nazionali.

307: un’Assemblea mondiale, con l’incarico di rappresentare gli interessi di ogni cittadino; un Senato delle nazioni, con il compito di rappresentare l’interesse dei singoli Stati; una “Camera della pazienza” impegnata a rappresentare le generazioni future e il resto del regno dei viventi.

308: la Camera della pazienza dovrà riflettere in particolare su progetti di amplissimo respiro, come sviluppare l’altruismo e la gratuità, contrastare il cambiamento climatico di origine antropica, immaginare nuovi modi di bere, di nutrirsi, di respirare, di vivere sott’acqua o a temperature estreme, di colonizzare l’universo o di “sopravvivere”, trasformandosi geneticamente per diventare capaci di affrontare condizioni radicalmente diverse.

310: METEORITI: sarà anche messa in campo una forza di difesa e di prevenzione per difendere la terra dalla caduta di meteoriti

312: una moneta unica mondiale, sul modello del Bancor proposto da J.M. Keynes

322-323: una federazione può anche crollare quando il collante della paura smette di tenere uniti i popoli…la prima battaglia deve avere come obiettivo una presa di coscienza dell’umanità sul perché della sua esistenza e sui pericoli che gravano su di essa…deve fare in modo che ognuno prenda coscienza della sua appartenenza a una precisa specie vivente e della necessità di proteggerla.

324: questa presa di coscienza verrà dall’azione di quelli che si interessano al futuro del mondo e che ho chiamato altrove “ipernomadi”: militanti di associazioni, giornalisti, filosofi, storici, funzionari internazionali, diplomatici, attivisti di movimenti internazionalisti, mecenati, protagonisti dell’economia internazionale, dell’economia virtuale e dei social network, creativi in qualsiasi campo, ecc.

326: METEORITI: telescopi ottici sono in grado di individuare il più piccolo meteorite da uno a sei mesi prima dell’eventuale impatto, precisando il luogo con alcune settimane d’anticipo. È possibile attivare un’organizzazione mondiale efficiente: un sistema di osservazione efficace dovrebbe seguire 500mila asteroidi e conoscere le loro orbite almeno quindici anni prima della loro eventuale caduta. Per arrivare a questi risultati, basterebbe coordinare i due sistemi esistenti di sorveglianza automatizzata di questi corpi celesti: il Sentry, creato dalla NASA, e il suo equivalente italiano, il NEODyS. Insieme contano un numero considerevole di telescopi al suolo e nello spazio, che analizzano le orbite e i probabili punti d’impatto.

332: METEORITI: infine, per ridurre la minaccia di impatto di meteoriti, l’azione più efficace dovrebbe essere quella di mettere insieme i quindici paesi che hanno realmente i mezzi scientifici, umani e tecnici utili. Una volta individuato l’eventuale impatto, questo gruppo dovrà valutare il livello di rischio sistemico mondiale sulla Scala di Torino. Se il rischio sarà considerato grave, bisognerà organizzare due missioni: una per osservare la struttura dell’oggetto, l’altra, se necessario, per deviarlo; se il meteorite raggiungerà più di quattrocento metri di diametro, sarà necessaria un’esplosione nucleare. Bisognerà reagire molto prima di disporre di un’analisi affidabile sulla probabilità che raggiunga il nostro pianeta. Converrà agire nel momento in cui ci sia più di una possibilità su dieci che l’impatto avvenga, creando un cratere di più di quaranta metri di diametro. Bisognerà prendere in media una decisione di questo genere ogni dieci anni. Tale processo decisionale esige una notevole preparazione. L’Association of Space Explorers e l’International Panel on Asteroid Threat Mitigation stimano che bisogna mettere a punto entro dieci anni una rete di sorveglianza, di meccanismi decisionali e di mezzi d’azione di questo tipo.

335: Il FMI diventerebbe l’equivalente del Ministero delle Finanze del mondo…La Banca Mondiale diventerebbe il finanziatore dei beni pubblici mondiali e il principale attore della crescita globale.

CHI SI OCCUPA DELL’ORDINE MONDIALE? 336: una NATO allargata. Attali la chiama Alleanza per la Democrazia: “Questa Alleanza rivendicherà il proprio dovere d’ingerenza nelle dittature, dotandosi di mezzi per aiutare le popolazioni sottomesse a instaurare governi democratici nei rispettivi paesi…Fino a quando tutte le nazioni non saranno democrazie, l’Alleanza per la democrazia potrà trovarsi in concorrenza, o anche in contrasto, con il Governo del mondo. Se, un giorno, il mondo sarà costituito solo da sistemi di governo democratici, l’Alleanza diventerà il braccio armato del Governo planetario a avrà il ruolo di proteggerli”

Il criptofascismo dei “liberalizzatori” e dei privatizzatori

 

Lo stato è oggi ipertrofico, elefantiaco, enorme e vulnerabilissimo, perché ha assunto una quantità di funzioni di indole economica che dovevano essere lasciate al libero gioco dell’economia privata. […] Noi crediamo, ad esempio che il tanto e giustamente vituperato disservizio postale cesserebbe d’incanto se il servizio postale, invece di essere avocato alla ditta stato, che lo esercisce nefandemente in regime di monopolio assoluto, fosse affidato a due o più imprese private. […] In altri termini, la volontà del fascismo è rafforzamento dello stato politico, graduale smobilitazione dello stato economico.

Benito Mussolini. Opera Omnia., XVI, p. 101

Una dittatura può essere un sistema necessario per un periodo transitorio. […] Personalmente preferisco un dittatore liberale ad un governo democratico non liberale. La mia impressione personale – e questo vale per il Sud America – è che in Cile, per esempio, si assisterà ad una transizione da un governo dittatoriale ad un governo liberale”.

Friedrich von Hayek, nume tutelare dei neoliberisti, intervistato daRenée Sallas per El Mercurio”, il 12 aprile 1981. Pinochet rimase al potere fino all’11 marzo 1990 e continuò a ricoprire l’incarico di comandante in capo delle Forze armate cilene fino al 1998.

Hayek fu nominato presidente onorario del “Centro de Estudios Públicos”, think tank liberista fortemente voluto da Augusto Pinochet, dittatore cileno giunto al potere grazie al sostegno della CIA.

La mano invisibile del mercato non funzionerà mai senza un pugno invisibile. McDonald’s non può prosperare senza McDonnell Douglas e i suoi F-15. E il pugno invisibile che mantiene il mondo sicuro permettendo alle tecnologie della Silicon Valley di prosperare si chiama US Army, Air Force, Navy e Marine Corps“.

Thomas L. Friedman, A Manifesto for the Fast World“. New York Times. March 28, 1999.

*****

Ha sempre immaginato se stesso un libertario, che a mio modo di vedere significa “Voglio la libertà di arricchirmi e tu puoi avere quella di morire di fame”. È facile credere che nessuno dovrebbe dipendere dalla società finché non ti accorgi di avere bisogno di tale aiuto.
Isaac Asimov, “I. Asimov”, p. 308

L’uomo è veramente libero quando può fare tutto ciò che gli piace. È una concezione naturalistica, nella misura in cui l’azione umana segue o ubbidisce ai propri occasionali istinti o appetiti; ma, per avere la possibilità di soddisfare i propri desideri e quindi di essere libero, l’uomo non deve trovare ostacoli e, se li trova, deve avere anche la forza (e il potere) di costringere e subordinare gli altri uomini. È una libertà che presuppone, dunque, la disuguaglianza. Dato che la libertà coincide con il potere, chi ha più potere è maggiormente libero: paradossalmente l’uomo veramente libero è il despota.

Nicola Matteucci sul credo liberista/neoliberista [da: Norberto Bobbio, Nicola Matteucci e GianfrancoPasquino, Dizionario di politica, Roma: l’Espresso, 2006. p. 362]

Correttamente inteso, il libertarismo assomiglia ad una visione che il liberalismo nacque per contrastare, ossia la dottrina del potere politico privato che sta alla base feudalesimo. Come il feudalesimo, il libertarismo concepisce il potere politico legittimo come fondato su una rete di contratti privati. Esso respinge l’idea, essenziale al liberalismo, che il potere politico sia un potere pubblico che va esercitato imparzialmente per il bene comune…Dato il ruolo cruciale della libertà assoluta di stipulare accordi contrattuali che devono essere pubblicamente riconosciuti e resi effettivi, ne consegue che tutte le libertà possono essere alienate, come qualsiasi bene economico. Di conseguenza, non c’è posto in un regime libertario per l’inalienabilità, l’idea che alcuni diritti sono così essenziali per mantenere la dignità e l’indipendenza delle persone che uno non può rinunciarvi consensualmente.

Samuel Freeman, “Illiberal Libertarians: Why Libertarianism Is Not a Liberal View”, Philosophy and Public Affairs, Vol. 30, No. 2. (Spring, 2001), pp. 105-151)

 

Quel che Hayek non vede, o non vuole ammettere, è che un ritorno alla “libera” concorrenza significa, per la grande maggioranza delle persone, una tirannia probabilmente peggiore, perché più irresponsabile di quella dello Stato…Il professor Hayek nega che il libero capitalismo conduca necessariamente al monopolio, ma in pratica è lì che ha portato.

George Orwell, recensione a “The Road to Serfdom” di F.A. Hayek (1944).

 

La libertà dei lupi comporta la morte delle pecore.

Isaiah Berlin

Gli anarco-capitalisti sono contro lo Stato semplicemente perché sono prima di tutto capitalisti. La loro critica dello Stato è basata su un’interpretazione della libertà nel senso del diritto inviolabile alla proprietà privata. Non sono interessati alle conseguenze sociali del capitalismo per i deboli, i senza potere e gli ignoranti…L’anarco-capitalismo è solo un far west in cui solo i ricchi e gli scaltri trarrebbero beneficio. È fatto su misura per chi non si preoccupa del danno al prossimo o all’ambiente che lascia dietro di sé.

Peter Marshall, “Demanding the Impossible: A History of Anarchism”

[NOTA BENE: la cosa ridicola dei libertari è la loro superba ed egotistica pretesa di essere più scaltri, forti ed abili degli altri e quindi la convinzione che una società del genere li avvantaggerebbe, NdR]

La ricerca di una superiore giustificazione morale per l’egoismo.

James K. Galbraith sul liberismo

I poveri sono contrari all’idea di essere governati male, i ricchi sono contrari all’idea di essere governati.

G. K. Chesterton

L’alternativa allo stato (la coercizione privata e non regolamentata) dà risultati ben peggiori, come mostra piuttosto chiaramente la storia degli stati privatamente controllati (monarchie, dittature, dispotismi) e delle “leggi” private come la schiavitù, le mafie, i signori della guerra, ecc. Abbiamo costruito un governo che è di proprietà congiunta di tutti, perché la proprietà privata incentiva eccessivamente lo scopo di lucro per mezzo dell’altrui coercizione.

Mike Huben

I mercati funzionano comprando e vendendo, trattano le cose come merci e, se non glielo impediamo, anche le persone. Fino a quando non sono stati imposti dei controlli, l’esito delle operazioni di mercato è stato la schiavitù, la servitù della gleba o bambini che trascinavano i vagoncini delle miniere. È stato il “libero” mercato che ha cacciato i neri attraverso le foreste africane e li ha messi all’asta a Charleston.

George Walford, “Friedman or Free Men?”

*****

Come li possiamo chiamare se non fascio-libertari?

Vogliono avere la libertà totale per se stessi ma anche il potere di negare la libertà di scelta a coloro che non farebbero le loro stesse scelte (e che quindi, con il loro rifiuto, ostacolerebbero i loro piani). Il loro vero motto è “io sono libero di fare qualsiasi cosa che ritengo giusta e voi siete liberi di fare qualsiasi cosa che ritengo giusta“.

La società fascio-libertaria è psicopatica:

* L’organizzazione è tipicamente piramidale, per molti versi neo-feudale, secondo la tradizionale logica della Rangordnung, che stabilisce una differenza morale ed ontologica tra persone sulla base della forza e della mancanza di scrupoli; adatta ai conformisti ed arrivisti;

* si neutralizzano gli “intollerabili formalismi” e le “vergognose garanzie” della democrazia;

* il più forte deve poter stabilire le regole del gioco, il più debole può solo adeguarsi, allontanarsi o perire;

* la sua evoluzione finale sarebbe un sistema totalitario in cui si è schiavi verso l’alto e tiranni verso il basso, laddove la sovranità in una direzione deve compensare la mancanza di libertà nell’altra;

* la psicologia del fascio-libertario è quella di una persona aggressiva, predatoria, sempre al limite delle proprie capacità e magari oltre, che desidera possedere più di quanto gli spetta, che vede il potere come un’opportunità di trasgressione e prevaricazione, che rifiuta il limite e la proporzione (l’euthymia di Democrito) in virtù dell’ethos virilista che incornicia tutto questo. I fascio-libertari sono dominatori, amano il potere in quanto tale, bramano il controllo degli altri. Sono spietati, intimidiscono, sono vendicativi. Cinici verso chi aiuta il prossimo, preferiscono essere temuti piuttosto che amati. Sono dmonati dalla brama di prendere e possedere invece che dare e condividere, di sfruttare invece che di accordarsi;

* il sistema sociale a cui aspirano è fondato sullo sfruttamento, sul consumo smodato e sul controllo di chi sta sotto e chi sta sotto tende a sognare di prendere il potere al posto del padrone, non di mitigare, trasformare o abolire il sistema;

* il fascio-libertarismo è la concretizzazione della filosofia nietzscheana, incapsulata in questo aforisma (259), tratto da “Al di là del bene e del male”: “Lo ‘sfruttamento’ non compete a una società guasta oppure imperfetta e primitiva: esso concerne l’essenza del vivente, in quanto fondamentale funzione organica, è una conseguenza di quella caratteristica volontà di potenza, che è appunto la volontà della vita”;

* i fascio-libertari sono tendenzialmente immaturi, petulanti, mancano di autodisciplina, grondano di narcisismo;

* il loro attaccamento agli eroi riflette la tendenza a deificare i genitori per placare le ansie rispetto ad un mondo percepito come ostile e fuori controllo.

Oltre all’abolizione dei contanti, adesso arriva anche il codice a barre umano (perché non c’è limite all’indecenza)

Mentre il mondo procede verso una società dove i contanti sono stati aboliti:

http://www.cbsnews.com/8301-202_162-57399610/sweden-moving-towards-cashless-economy/

http://www.slate.com/articles/business/cashless_society.html

http://www.bloomberg.com/news/2012-03-29/visions-of-a-cashless-society-echoes.html

http://www.cbc.ca/news/yourcommunity/2012/04/is-it-time-for-a-cashless-society.html

http://www.moneysense.ca/2012/06/13/cashless-society/

…un’altro terribile scenario si dischiude.

Il “Codice a barre per esseri umani” potrebbe rendere la società più organizzata, ma invade la privacy e viola i diritti civili
By Meghan Neal / NEW YORK DAILY NEWS

Vorresti un codice a barre per il tuo bambino?

L’impianto di microchip sta diventando una pratica ordinaria per i nostri animali domestici, ma piacciono meno quando si propone di applicarli alle persone.
In un’intervista in un programma radiofonico della BBC la scrittrice di fantascienza Elizabeth Moon ha riacceso il dibattito affermando che mettere il “codice a barre” ai neonati al momento della nascita è una buona idea: “Ciascuno dovrebbe avere un sistema di identificazione permanentemente collegato – un codice a barre se si vuole – un chip impiantato che assicuri un modo semplice, rapido ed economico per identificare gli individui“, ha detto a Forum, uno show settimanale…Moon ritiene che gli strumenti più comunemente utilizzati per la sorveglianza e l’identificazione – come videocamere e test DNA – sono lenti, costosi e spesso inefficaci.

A suo parere, dei codici a barre per umani permetterebbe di risparmiare un sacco di tempo e denaro.

La proposta non è troppo inverosimile – è già tecnicamente possibile mettere un codice a barre ad un uomo – ma non si viola il nostro diritto alla privacy?
Gli oppositori sostengono che rinunciare a coltivare l’anonimato ci porterebbe ad una società “orwelliana” in cui tutti i cittadini possono essere rintracciati.
Ci sono già, e sono sempre più numerosi, molti modi per monitorare elettronicamente la gente. Dal 2006, i nuovi passaporti statunitensi includono radio tag di identificazione di frequenza (RFID), che memorizzano tutte le informazioni sul passaporto, oltre ad una foto digitale del proprietario.
Nel 2002, un chip impiantabile chiamato ID VeriChip è stato approvato dalla US Food and Drug Administration. Il chip potrebbe essere impiantato nel braccio di una persona.

Il progetto è stato sospeso nel 2010 a causa delle polemiche riguardanti la privacy e la sicurezza.

Eppure gli scienziati e gli ingegneri non hanno rinunciato all’idea.

Altre aziende si sono inserite nel vuoto lasciato da VeriChip e stanno sviluppando modi per integrare la tecnologia e l’uomo.

La società biotech MicroCHIPS ha sviluppato un chip impiantabile per somministrare periodicamente le medicine ai malati senza iniezione. E BIOPTid ha brevettato un metodo non invasivo di identificazione chiamato “il codice a barre umano”.

I sostenitori dicono che la verifica elettronica potrebbe aiutare i genitori o badanti a non perdere di vista bambini ed anziani. I chip potrebbero essere utilizzati per accedere facilmente alle informazioni mediche ed agevolerebbero il passaggio ai posti di sorveglianza.

Ma ci sono anche preoccupazioni circa le violazioni della sicurezza da parte di hacker. Se i computer e le reti sociali sono già vulnerabili alla pirateria informatica ed al furto di identità, immaginate cosa succederebbe se qualcuno potrebbe ottenere l’accesso al vostro chip ID personale.

Ma un tale Stanley, analista dell’American Civil Liberties Union (!!!!), spiega al Daily News:

Possiamo avere la sicurezza, possiamo avere la convenienza, e possiamo avere privacy”, ha detto. “Possiamo avere la botte piena e la moglie ubriaca”
[e pensare che il suo compito dovrebbe essere quello di tutelare i diritti civili dei suoi concittadini!]

http://www.nydailynews.com/news/national/human-barcode-society-organized-invades-privacy-civil-liberties-article-1.1088129#ixzz1wjSXsjCF

COMMENTI DI LETTORI

“Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei” (Apocalisse 13,16-18)

“È come essere marchiati come bestie! Davvero un’idea folle!”

“Assolutamente geniale! Non ci sono segreti, l’obbedienza è garantita! Beh, almeno avremo ancora la possibilità di liberarci dalla tirannia con l’auto-distruzione”.

“Proprio comei tatuaggidi Auschwitz”.

Stanno già testando i chip nelle tessere di identificazione di 6290 studenti del distretto di San Antonio:

http://www.theverge.com/2012/5/28/3047003/san-antonio-school-district-to-trial-student-rfid-attendance-system

Nel 2004 primo esperimento con un chip sottocutaneo in una discoteca di Barcellona:

http://news.bbc.co.uk/2/hi/technology/3697940.stm

COME SI SCIVOLA IN UNA TIRANNIA

In un futuro non troppo lontano alcune nazioni cominceranno a richiedere ai propri cittadini di farsi impiantare dei dispositivi di localizzazione miniaturizzati, come quelli già disponibili per gli animali domestici. Sebbene sia arduo crederlo, la popolazione ottempererà a tale richiesta, in parte entusiasticamente, in parte di malavoglia. Ma alla fine tutti si atterranno alle nuove disposizioni, anche perché chi non lo farà non potrà esistere in società.

Ecco le ragioni che saranno addotte dalle autorità. Ce ne sarà per tutti:

– lo Stato è prossimo alla bancarotta, anche gli altri stati non sono messi meglio. Serve un nuovo sistema monetario in cui tutte le transazioni siano controllate da un’istituzione finanziaria centrale. I contanti saranno aboliti. N.B. Già se ne discute:

http://www.informarexresistere.fr/2011/12/16/labolizione-dei-contanti/#axzz1nNrT1Utx

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/20/milena-gabanelli-chiede-labolizione-del-contante/

– ci saranno sforbiciate alle tassazioni di chi adempie. Chi disobbedisce pagherà più tasse;

– i servizi sanitari saranno garantiti solo a chi adempie: in questo modo si ridurranno i casi di malasanità;

– il crimine ed il terrorismo svaniranno, dato che le forze dell’ordine potranno rintracciare tutti in ogni momento;

– i soccorritori sapranno immediatamente dove intervenire, i bambini saranno ritrovati in men che non si dica;

– non si faranno più file negli aeroporti;

– i passaporti saranno aboliti;

– casse self-service in ogni negozio, nessuna fila perché ognuno pagherà con il suo impianto identificativo che fungerà anche da carta di credito (es. film “in time”);

– nessun rischio di frode: nessuno potrà clonare una carta di credito o sottrarre un documento di identificazione;

– i diritti civili saranno garantiti;

– saremo tutti una grande famiglia;

– i generi di prima necessità costeranno di meno, risparmi per tutti, debito pubblico sotto controllo;

– evasione fiscale eliminata, non ci saranno più furbi: ogni transazione sarà registrata;

– dite addio ai commercialisti: saranno inutili;

– l’impianto è semplice, rapido ed indolore. Non vi accorgerete neppure che c’è;

– la Chiesa non è contraria;

– non ci saranno più disservizi, tutto funzionerà meglio;

– chi è onesto non ha nulla da temere;

– se il sistema non funziona lo abbandoneremo e tutto tornerà come prima;

– è un vostro dovere di cittadini fare quanto è necessario per aiutare gli altri e la nazione: siamo tutti sulla stessa barca.

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/02/27/cose-il-grande-fratello/

 

Quello che non capiscono quelli del “se non hai nulla da nascondere non hai niente da temere” è che certe disposizioni e certe tecnologie non sono democraticamente reversibili, una volta introdotte e che se loro sono così insicuri, pavidi e desiderosi di essere trattati come pecore e non come esseri umani, non è una buona ragione per costringere tutti gli altri a subire lo stesso degrado:

Molta gente che pensava di saperne più di quelli che chiamava “complottisti” un giorno si sveglierà in un incubo di rimpianti e rimorsi.

Serve una grande formattazione globale, senza back-up.

Anarchismo di destra, anarchismo di sinistra – due ideologie magnifiche e terribili

Giannino

Il nostro spettacolo è finito. Questi nostri attori,

come ti avevo detto, erano tutti spiriti

e si sono dissolti nell’aria, nell’aria sottile.

E, come l’edificio senza fondamenta di questa visione,

le torri ricoperte dalle nubi, i palazzi sontuosi,

i templi solenni, questo stesso vasto globo, sì,

e quello che contiene, tutto si dissolverà.

Come la scena priva di sostanza ora svanita

tutto svanirà senza lasciare traccia.

Noi siamo della materia di cui sono fatti i sogni;

e la nostra piccola vita è circondata da un sonno.

Prospero, “La Tempesta” (William Shakespeare ci insegna che le nostre battaglie sono lo sfondo di qualcos’altro)

Grosso modo, l’umanità si colloca variamente lungo un asse che collega due estremità che in natura molto probabilmente non esistono, almeno non su questo pianeta. Ad una estremità si trova il debitore radicale, quello che si sente in debito con il mondo e deve continuare a farsi gli affari degli altri per meglio aiutarli. All’altra estremità si trova il creditore radicale, ossia quello che si sente in credito con il mondo e vede nel prossimo uno strumento per il proprio tornaconto.

L’anarchismo di sinistra è l’ideologia di riferimento del debitore radicale, l’uomo che “i bambini, i bambini, pensate ai bambini!”.

L’anarchismo di destra è l’ideologia di riferimento del creditore radicale, l’uomo che “non deve chiedere mai”, perché tutto gli spetta.

L’anarchico di sinistra è facilmente manipolabile facendo leva sul suo eterno senso di colpa e sul suo narcisismo. L’anarchico di destra si manovra sfruttando l’odio e la paura.

Se militanti, entrambi sono a rischio di diventare perdenti radicali: “Convinto della propria superiorità e animato da cieco vittimismo, [il perdente radicale] chiede a gran voce rispetto per sé senza riconoscerlo agli altri. Riservando solo alla propria minoranza di eletti la salvezza da un mondo che condanna alla morte”

http://books.google.it/books/about/Il_perdente_radicale.html?id=j3qr2y3BjTUC&redir_esc=y

[A proposito di nichilismo: “The End”, dei Doors, è la sigla del programma di Oscar Giannino, in onda sulla radio del Sole 24 Ore, il giornale di proprietà di Confindustria, ossia dell’establishment].

Entrambi, se militanti, sono tendenzialmente totalitari. Infatti non possono che ricercare una rivoluzione dell’esistente. Non possono tollerare gli esseri umani come sono, né le istituzioni democratiche, quel giusto mezzo che media tra gli estremi, che fa incontrare gli opposti: “L’ego umano fatica a mantenere assieme gli opposti contrastanti (riconciliazione degli opposti, coincidentia oppositorum, interdipendenza dei contrari: Baldur e Loki, Osiride e Set, Apollo e Dioniso, Pesci e Gemelli), perché questa coesistenza lo rende insicuro, incerto; la percepisce come caotica. Per questo tende a polarizzarsi: o bianco o nero, o sionismo o antisemitismo, sebbene non ci sia luce senza oscurità, verità senza errore, bianco senza nero. Ci risulta difficile credere che Dio possa contenere tutti gli opposti, trascendere ed armonizzare le dualità, anche se per definizione lo fa (cf. Paracleto)”.

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/10/lantisemitismo-lanti-sionismo-e-la-mentalita-apocalittica/

L’anarchismo di sinistra, per poter essere realizzato, come aveva ben capito Marx, necessita di una dittatura che riformi la natura umana ed elimini o soggioghi gli irriformabili.

L’anarchismo di destra, per poter essere realizzato, come aveva ben capito Hitler, necessita di una dittatura che protegga gli eletti ed elimini o soggioghi gli impuri.

Per questo entrambe le dottrine devono restare nell’ambito teorico e non entrare mai in quello pratico.

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