Egitto all’inferno e oltre – Corriere della Sera, Gad Lerner travolti da un bisogno di degrado morale filo-golpista

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https://twitter.com/stefanofait

Questo è il destino di chiunque nel mondo provi a usare la religione per interessi politici o di parte. L’esperienza di governo dei Fratelli musulmani è fallita prima ancora di cominciare, perché va contro la natura del popolo.

Assad si prende la sua puerile vendetta su Morsi e, nel farlo, delegittima le elezioni siriane dell’anno prossimo

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Il Corriere della Sera, che parla di “golpe dolce“, istruisce i suoi lettori su chi siano i buoni e chi siano i cattivi e che cosa sia veramente importante, cioè a dire non la democrazia, ma il controllo di Suez e la sicurezza di Israele: “Morsi, presuntuosamente, ha pensato soltanto a sopravvivere, affidandosi ad un pigro provincialismo. Senza comprendere di essere al timone del primo Paese arabo, che è proprietario dei diritti su quel cordone ombelicale che collega due mondi – il canale di Suez -, che confina con Israele, che è la patria di una cultura millenaria a cui tutti noi dobbiamo qualcosa.

http://www.corriere.it/editoriali/13_luglio_04/Golpe-popolare-egitto-morsi-ferrari_8431ef42-e468-11e2-8ffb-29023a5ee012.shtml

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Gad Lerner: Guardo in tv piazza Tahir che ribolle, una massa di popolo impressionante.  Lo so che dietro ci sono anche i generali, lo so che Morsi può rivendicare la legittimità derivante da una vittoria elettorale [ecco Gad, fermati qui e rifletti prima di proseguire oltre…]. Ma non c’è dubbio che sta manifestandosi in Egitto una spinta di libertà che l’islamismo politico invano ha vervato di reprimere.  Ormai anche le nazioni della sponda sud del Mediterraneo vivono la dialettica di società plurali e complesse, irriducibili all’omogeneità della norma religiosa così come alla militarizzazione del rapporto tra Stato e cittadinanza. È un’energia giovanile prorompente quella che si manifesta in una regione che non possiamo permetterci di considerare estranea alla nostra. Con questa energia vitale, che oggi destabilizza l’Egitto ma domani potrebbe favorirne la crescita economica, saremo chiamati a fare i conti non solo in Israele, dove ancora mi trovo, ma anche in Italia.
http://www.gadlerner.it/2013/07/03/egitto-morsi-e-travolto-da-un-bisogno-di-liberta

Commento di un lettore di Gad: “che triste fine lerner. Dalla parte dei colonnelli golpisti. A quando la rivalutazione di stefano delle chiaie e junio valerio borghese???????

Commento di un altro lettore di Gad: “Lerner fa torto alla nostra intelligenza. Credere che una rivoluzione appoggiata dai militari pagati da chissachì, sia foriera di benessere, progresso e libertà, e persino meno verosimile del fatto che Ruby era nipote di Mubarak!

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Commento di Michele Serra (dall’Amaca): “Che legittimità ha un potere non eletto dal popolo che contraddice e annulla un potere eletto dal popolo? L’esercito ha prestigio, spiegano gli analisti, e rappresenta l’unità del Paese. Ma della democrazia, quando è d’impiccio, che ne facciamo? Facciamo finta di niente?

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Jonathan Steele, Guardian:

“Rifiutare i risultati di elezioni che sono state ampiamente ritenute libere e legittime e mettere da parte il diritto fondamentale di un paese è un passo che nessun esercito dovrebbe mai prendere. Il fatto che la mossa dell’esercito sia stata accolta da molti dei rivoluzionari che per primi hanno avuto il coraggio di andare in piazza contro Mubarak nel 2011 è un drammatico sintomo della loro ingenuità e miopia politica…. Imputare a Morsi tutte le delusioni degli ultimi due anni è assurdo. Non è stato lui, ma la Corte suprema amministrativa ad aver sciolto l’assemblea del popolo, la camera bassa del parlamento. Non è stato lui, ma i leader dei partiti di opposizione che hanno prodotto un governo in gran parte dominato dai Fratelli Musulmani. Morsi li ha invitati a partecipare al gabinetto ma loro hanno rifiutato…. Certamente non è il presidente che deve essere incolpato per l’incapacità dell’economia egiziana di fornire sufficienti posti di lavoro per decine di migliaia di giovani che si laureano ogni anno, per non parlare di una generazione più vecchia che è senza lavoro.

Morsi ha seguito i piani del Fondo monetario internazionale per porre fine ai sussidi sui prodotti alimentari e le bollette che hanno creato ancora più austerità, ma così avrebbe fatto la maggior parte dei leader dell’opposizione che ora chiede a gran voce il potere…. Si è parlato molto e giustamente della minaccia alla democrazia egiziana che viene dal cosiddetto “stato profondo”: la burocrazia ancora radicata, fatta di funzionari del partito di Mubarak, imprenditori suoi sodali e una gerarchia dell’esercito che sfrutta i beni dello Stato o trae profitto dalle industrie e aziende di recente privatizzazione.

Alcuni hanno accusato Morsi di essersi unito a questa élite autoritaria. Ma la vera accusa era di aver fatto troppo poco per contrastarla e per tenere sotto controllo i loro tirapiedi, una forza di polizia corrotta e brutale. L’ironia degli eventi degli ultimi giorni è che coloro che hanno così energicamente denunciato il presidente in piazza Tahrir e nelle strade di altre città stanno cadendo nella trappola tesa dalla stessa elite che vorrebbero riportare sotto il loro controllo.

È vero che i Fratelli Musulmani e i loro sostenitori sono conservatori e possono costituire una minaccia per certi diritti civili degli egiziani. Ma il pericolo maggiore e più immediato per il paese è quello dei diritti politici che tutti gli egiziani hanno conquistato con il rovesciamento di Mubarak. L’abolizione della norma del partito unico, il diritto di tutti i tipi di gruppi politici di organizzarsi liberamente, l’abolizione della censura dei media e l’alleggerimento della reclusione per chi dissente sono vantaggi che non dovrebbe essere abbandonati alla leggera.

Coloro che credono che l’obiettivo principale dei militari sia quello di preservare le nuove libertà saranno presto delusi. Dal Cile nel 1973 al Pakistan nel 1999 (e i numerosi precedenti), lunga è la storia di golpe militari che sono stati accolti positivamente nelle loro prime ore e giorni, ma deplorati negli anni di disperazione che seguirono. Per l’Egitto sarebbe un disastro seguire questa tradizione”.
http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/jul/03/egypt-coup-ruinous-army

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QUESTO E’ IL NODO DELLA QUESTIONE: chi approva un golpe militare contro un governo democraticamente eletto non può contestualizzare.
I fratelli musulmani venivano torturati e fatti sparire sotto la precedente dittatura militare: tutto bene tanto sono islamici e quindi chissenefrega? Salvador Allende in fondo era un comunista, no? Lo diceva anche Kissinger che i comunisti sono incompatibili con la democrazia. Meglio un sano golpe.

Presto scopriremo se l’esercito egiziano permetterà ai partiti di ispirazione islamica di presentarsi alle prossime elezioni “democratiche” o se li bandirà, come al tempo di Mubarak.

Stiamo attraversando un campo minato, la democrazia è in crisi, ci vengono imposti tecnocrati e quisling, Grillo&Casaleggio dimostrano tutto il loro dispotismo e non è dato di sapere che altro (di peggio?) ci riserva il futuro. Non è tollerabile questa nonchalance nei confronti di un colpo di stato dell’esercito.

L’islamofobia è una pessima ragione per appoggiare un golpe.

I manifestanti di piazza Tahrir che esultano per i carri armati nelle strade con i fuochi d’artificio si renderanno conto molto presto di cosa è successo e di quali siano le implicazioni.

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Pochi mesi e siamo di nuovo alla casella di partenza, con l’esercito di nuovo al potere, i media dei fratelli musulmani interdetti, il presidente democraticamente eletto agli arresti domiciliari, il potere giudiziario filo-Mubarak e anti-islamico che gongola, la dirigenza dei Fratelli Musulmani arrestata in blocco e la costituzione sospesa. Se ci saranno le elezioni vincerà un burattino dell’esercito. Bel risultato! Complimenti fighetti di piazza Tahrir: avete chiuso il cerchio!

L’esercito egiziano, il secondo più generosamente foraggiato da Washington nel mondo dopo quello israeliano, per qualche ragione ha deciso di essere più democratico e costituzionale di un governo eletto democraticamente; che non aveva imposto la sharia (c’era già); che fin dall’inizio aveva dovuto accettare le umilianti e devastanti condizioni imposte dal FMI (austerità!), in pratica suicidandosi (aggravamento crisi economica = rivolte); che aveva dovuto esortare gli egiziani ad andare a combattere in Siria per non subire ritorsioni da Qatar e Arabia Saudita. Un governo non particolarmente efficace – ma chi lo sarebbe in un paese complesso, arretrato e in crisi economica sparata come l’Egitto? Si possono pretendere miracoli in pochi mesi? – non educato alla democrazia, ma non certo una dittatura e nulla che meritasse di essere esautorato con la forza. Se in una singola occasione aveva cercato di conferirsi maggiori poteri costituzionali era solo per poter controllare un establishment fedele a Mubarak che non aveva alcuna intenzione di mollare l’osso: certi magistrati egiziani, nominati da Mubarak, avevano il potere di sciogliere il parlamento, un’autorità che non ha nulla a che vedere con una democratica divisione dei poteri. In ogni caso aveva subito interrotto il tentativo di fronte alle pressioni della folla. Troppo moderato per piacere ai salafiti (estremisti islamici), negli ultimi giorni aveva anche manifestato la sua disponibilità a formare un governo di unità nazionale con l’opposizione ed ad anticipare le elezioni pur di scongiurare uno scontro. Che cos’altro si pretendeva da lui?

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Cosa succederebbe in Europa? Gli europei approverebbero un colpo di stato militare per liberarsi dei governi austeristi che distruggono le loro economie e il loro tessuto sociale? Ci sarebbero fuochi artificiali come a Tahrir? Se un governo è impopolare è giusto che intervengano populisticamente le forze armate? Come si può esultare nel democratico Occidente per una cosa del genere? Sdoganiamo i colpi di stato militari?

Se Obama avesse cercato veramente di ridimensionare il complesso militare-industriale sarebbe stato deposto? Potrebbe succedere in futuro? Sta rischiando grosso già adesso? In futuro vedremo manifestazioni di massa del Tea Party, guidate da Rand Paul, al grido di “impeachment, impeachment”? Come si comporteranno le forze armate americane?

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/06/10/la-siria-e-il-golpe-anti-obama-il-momento-monica-lewinsky-di-obama/

È solo l’Egitto ad essere governato da dietro le quinte dagli uomini in uniforme? Oppure le dirigenze civili sono molto più effimere di quanto si pensi in diverse nazioni “civili”?

Qualche giorno fa l’esperta ambasciatrice americana Anne Patterson aveva garantito il sostegno a Morsi

http://www.ilfoglio.it/soloqui/18900

Ma subito dopo Hagel aveva incontrato il generale golpista Sisi

http://www.guardian.co.uk/world/middle-east-live/2013/jul/03/egypt-countdown-army-deadline-live

Per tenerlo calmo o per spronarlo? Chi controlla l’esercito egiziano? Obama o i neocon-sionisti? Obama ha pugnalato alle spalle Morsi oppure ha perso un’altra pedina importante nell’area? Chi controlla il Pentagono?

Che senso hanno altre elezioni se chi vince ha questa spada di Damocle che pende sul suo capo? Come potrà governare? Come potrà non obbedire allo stato maggiore dell’esercito?

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I soldati e ufficiali egiziani che hanno votato per Morsi si ammutineranno?

Dopo la rimozione della fratellanza musulmana dal governo del paese, cosa farà la maggioranza di egiziani che non si riconosce in un governo laico appoggiato dai militari o in una giunta militare? Si rivolgerà ai salafiti, gli stessi che seminano il caos dalla Libia alla Siria?

I cristiani copti si sono schierati con l’esercito – ricordo che c’erano i copti e i neocon americani dietro l’atroce filmetto su Maometto che scatenò la furia islamica in Egitto e in Libia (uccisione dell’ambasciatore americano).

Le manifestazioni pro-Morsi urlano “abbasso la giunta militare”. Morsi si considera ancora il presidente.

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È assai probabile che entro la fine dell’anno gli egiziani saranno di nuovo in piazza a manifestare contro la giunta militare che non garantisce delle elezioni veramente democratiche e sembra intenzionata a restare al potere quanto più a lungo possibile (abituata com’è a gestirlo – con Mubarak era il generale Tantawi a reggere la barra cleptocratica – l’esercito lucra attraverso un enorme business fatto di latifondi, alberghi, imprese edili, industrie, ecc.).

Oltre 80 milioni di persone impoverite dalla crisi e sottoposte ad austerità (FMI colpisce anche in Egitto) sono una massa incredibile ed ingovernabile. Scopriremo molto presto cosa ciò significhi in un’area cruciale come quella intorno al Canale di Suez, che tiene in vita le nostre economie.

Si rischia una guerra civile infinitamente peggiore di quella siriana, con Israele pronto a riprendersi il Sinai con una qualche operazione anti-terrorismo e di pacificazione.

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Adesso gli jihadisti che combattono in Siria si trasferiranno in Egitto per combattere l’esercito egiziano e i copti?

Sarebbe interessante capire fin dove si spingerebbe la ginnastica mentale e dialettica dei filo-golpisti nello sforzo di negare che si tratti di un colpo di stato [“è un recall un po’ brusco ma legittimo”], se fosse Obama o un presidente/premier europeo e subirlo. Magari finiremo per scoprirlo.

Il dado è tratto. Pronti alla guerra? Attenti…Via!

 

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali

Articolo 11 della Costituzione della Repubblica Italiana

A fine novembre del 2011 avevo avvertito che nel 2012 rischiavamo la Terza Guerra Mondiale:

http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/terza-guerra-mondiale-scacchiera-pezzi.html

A gennaio 2012 ho pronosticato un attacco israeliano tra marzo e le presidenziali di Obama, ma più probabilmente entro settembre:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/12/guardatevi-dalle-idi-di-marzo-come-prevedere-la-data-dinizio-della-terza-guerra-mondiale/#axzz1uGj2e0y1

A marzo Obama ha fatto capire che non era il momento, ma NON HA MAI BLOCCATO ISRAELE.

Anzi, il Congresso americano ha appena approvato un ulteriore stanziamento di un miliardo di dollari per:

http://it.wikipedia.org/wiki/Iron_Dome

In totale, per l’anno fiscale 2013, Israele avrà ricevuto la somma record di 4 miliardi di dollari per la sua difesa, ossia per minimizzare i danni dalla rappresaglia iraniana in conseguenza di un attacco preventivo israeliano.

http://www.upi.com/Business_News/Security-Industry/2012/05/08/House-panel-OKs-1B-for-Israels-missiles/UPI-80231336496230/

Obama e i politici americani hanno le mani preventivamente insanguinate.

La guerra, intanto si avvicina a grandi falcate. Coinvolgerà l’intero Medio Oriente e, molto probabilmente, Egitto, Russia, Stati Uniti, Turchia e quindi l’intera NATO, cioè anche noi. L’unica cosa che possiamo e dobbiamo fare è impedire che l’Italia si faccia coinvolgere in questa impresa scellerata che ci porterà solo disastri in patria e rovinerà per molti decenni a venire l’immagine internazionale di paese decente (non certo equo, non certo benevolo, ma almeno decente, in confronto ad altri) che ci siamo costruiti dopo il fascismo. BISOGNA FERMARE QUESTA GUERRA! CHE L’ITALIA SIA TRA I PRIMI A DARE IL BUON ESEMPIO!

“C’è chi dice, e sono in molti, che la decisione di dare il via alla più grande coalizione di maggioranza mai vista in Israele sia da legare soprattutto a una ragione: essere il più compatti possibile in vista di un possibile attacco contro l’Iran, ipotesi che Gerusalemme non ha mai voluto escludere”.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-05-09/governo-israeliano-allarga-maggioranza-064019.shtml?uuid=AbeQmpZF

 

“L’ingresso di Kadima nel governo di Netanyahu e l’annullamento all’ultimo minuto delle elezioni anticipate hanno lasciato disorientata la stampa israeliana. Un analista di Haaretz ha scritto che Netanyahu, avendo agito da una posizione di forza e sfruttando la estrema debolezza di Mofaz, «ha comprato il suo partito Kadima con un brodo di lenticchie». E ha concluso: «Una volta superato il senso di disgusto e di repulsione, dobbiamo ammettere che Netanyahu è il re della politica israeliana»”.

http://www.lettera43.it/politica/netanyahu-blinda-israele_4367550076.htm

 

“Mofaz [il leader di Kadima, che ha acconsentito al grande inciucio di governo] ha recitato la parte del leader dell’opposizione nelle ultime settimane, ma prendere ordini da Netanyahu e Barak è quasi una seconda natura per lui. I commentatori tendono a porre Mofaz nel campo degli esperti di sicurezza contrari ad un attacco unilaterale israeliano, e nel corso dell’ultimo anno ha certamente dato questa impressione, come in una recente intervista il mese scorso in cui descriveva il piano di colpire l’Iran in questo momento come “prematuro” e “disastroso”.

D’altra parte, in un’intervista del giugno 2008…aveva detto: “sembra che un attacco israeliano contro l’Iran sia inevitabile”. Come abbiamo visto ieri sera, la coerenza non è uno dei punti forti di Mofaz.

Con l’adesione al Bibi-Barak cabinet, Mofaz ha ridotto drasticamente l’efficacia delle critiche [al governo] mosse dagli ex capi del Mossad e Shin Bet Meir Dagan e Yuval Diskin. […]. 

Se il duo al governo è davvero “messianico” nei confronti dell’Iran, come accusa Diskin, che cosa ci sta a fare Mofaz con loro al potere?

Oggi, non solo ha conferito ad entrambi un’istantanea credibilità, ha anche abbandonato i banchi dell’opposizione nella Knesset [il parlamento israeliano], lasciandola senza una figura credibile che controlli le azioni del governo”.

http://www.haaretz.com/blogs/the-axis/mofaz-has-neutralized-opposition-on-iran-1.429033

 

“Questa arriva dalla squadra di ricerca che si occupa di commodity per la banca Goldman Sachs: “I sauditi hanno accumulato riserve di greggio per 35 milioni di barili nel periodo dicembre-febbraio. La prima domanda è: perché l’Arabia Saudita estrae greggio al ritmo più intenso degli ultimi trent’anni per metterlo semplicemente nelle riserve?”. Aggiornamento di ieri: il ministro del Petrolio saudita, Ali al Naimi, ha detto che ora le scorte di petrolio sono arrivate a più del doppio, 80 milioni di barili. La domanda se la pone anche Izabella Kaminska, analista del Financial Times: perché i sauditi – “che sono la banca centrale del petrolio” pompano freneticamente greggio dai pozzi e non lo mettono sul mercato? Il Brent è attorno ai 100 dollari al barile, e “fare scorta durante un periodo di prezzi alti è un controsenso economico”, sarebbe il momento più adatto per vendere. Tanto più che, secondo Reuters, per colpa delle sanzioni l’Iran trabocca di petrolio invenduto, tanto da essere costretta a tenere ferma metà della sua costosissima flotta di superpetroliere poco al largo della costa per usarle come magazzini galleggianti: “Diciannove navi, classe Suezmax e Very large crude carriers, per una capacità di 33 milioni di barili di petrolio”. Ricapitolando: tra le scorte dei sauditi e quelle  degli iraniani non c’è mai stato così tanto petrolio contemporaneamente sopra la crosta terrestre invece che sotto.

Ci sono teorie diverse. Una sostiene che  i mesi del caldo stanno arrivando, in Arabia Saudita la domanda di energia aumenterà per colpa dei condizionatori d’aria e quindi i sauditi hanno pensato bene di fare scorta durante la stagione fredda, quando il clima è mite e la domanda è minore. Ma il picco nei consumi elettrici è un fatto stagionale che si ripete ogni anno. Un’altra spiegazione è che i sauditi si preparano a un forte periodo di tensioni nel Golfo. La capacità dell’Opec di aumentare la sua produzione, fa notare Kaminska, è di un milione di barili in più al giorno, ma la produzione dell’Iran è di 2,2 milioni di barili al giorno. Se qualcosa privasse il mondo del greggio iraniano, gli altri paesi non riuscirebbero a soddisfare la domanda.
Resta da capire che cosa può essere questo qualcosa a cui i sauditi si preparano. Aiuta un’altra notizia dal mercato petrolifero, da Reuters: i sauditi a marzo hanno esteso l’aumento di vendite di greggio agli Stati Uniti. “Contrariamente alle aspettative, secondo cui l’aumento dell’estrazione del greggio saudita era destinato ai mercati asiatici in espansione, i dati mostrano che le spedizioni verso gli Stati Uniti sono salite con discrezione del 25 per cento, tornando al livello più alto dal 2008, quando il primo paese dell’Opec tentava con una superproduzione di calmare il prezzo record del greggio arrivato vicino ai 150 dollari al barile”.

L’Arabia Saudita aumenta la produzione di petrolio ma in parte lo tiene e in parte lo spedisce a un mercato che non è quello che ti aspetti. Un meccanismo così previdente che ieri il ministro al Naimi ha aggiunto che “i prezzi sono troppo alti, possiamo farli scendere”, come dire: “Forse abbiamo esagerato con le scorte, liberiamoci di un certo quantitativo”.

Riad e Washington tengono in considerazione la possibilità a breve termine di uno strike israeliano contro il programma atomico di Teheran e le sue conseguenze: la chiusura dello Stretto di Hormuz, il collo di bottiglia marittimo attraverso cui passa un terzo del petrolio mondiale, da parte degli iraniani; gli attacchi di rappresaglia contro Israele; l’intero quadrante mediorientale destabilizzato. Sanno che in caso di attacco la produzione di petrolio subirà un rallentamento generale e non vogliono che – come minaccia Teheran – il prezzo schizzi oltre quota 200 dollari e provochi un infarto all’economia mondiale.

Se non è per la guerra, potrebbe essere per le sanzioni. Il primo luglio scatta l’embargo quasi totale dell’occidente – Stati Uniti più Unione europea – contro il petrolio iraniano. I produttori possono colmare la scomparsa dell’offerta iraniana dal mercato, ma sarà un periodo da amministrare con cautela: da qui la necessità di riserve. Intanto Teheran cerca altri acquirenti e strategie per aggirare le sanzioni: due giorni fa, secondo i banchieri di Dubai, ha cominciato ad accettare il pagamento da parte della Cina in yuan e non più in dollari. Per evitare di spendere troppo nel cambio, Teheran starebbe investendo i profitti direttamente in beni da comprare sul mercato cinese”.

http://www.ilfoglio.it/soloqui/13342

Usa e Ue hanno esercitato oggi ulteriore pressione sull’Iran affinché compia ”urgenti passi pratici” per dimostrare che il suo programma nucleare non ha fini militari. In particolare l’Unione europea, in una dichiarazione, ha affermato che Teheran ”deve sospendere” le sue attività di arricchimento dell’uranio.

http://www.blitzquotidiano.it/politica-mondiale/nucleare-in-iran-usa-e-ue-chiedono-passi-concreti-subito-1219679/

“La compagnia petrolifera nazionale cancella l’accordo di fornitura di gas a Israele e il parlamento chiede le dimissioni del Gran Muftì egiziano, ‘reo’ di aver visitato Gerusalemme Est. I rapporti tra Egitto e Israle hanno vissuto questa settimana due episodi per natura molto distanti tra loro, ma avvisaglie entrambi della situazione caotica che l’Egitto sta vivendo a un mese dalle elezioni presidenziali.

[…].

Israele avrebbe ripetutamente violato i termini contrattuali, secondo gli egiziani. Non è chiaro se la Giunta militare sia stata al corrente della decisione, che priva lo Stato ebraico del 40 percento delle sue forniture di gas, a tariffe molto vantaggiose. Gli analisti politici ritengono non a torto che nell’attuale fase economica, l’annuncio costituisca un suicidio politico per Il Cairo. Mentre il Primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato che l’intera questione è ‘business, non politica’, il ministro degli Esteri nazional-conservatore Avigdor Lieberman ha definito l’Egitto un Paese più pericoloso dell’Iran.

L’Egitto ha cominciato a rifornire Israele di gas nel 2008, nella cornice di un accordo siglato nel 2005 da Mubarak.

Il contesto politico nel quale si sono verificati i due fatti – la richiesta delle dimissioni del Gran Muftì a Gerusalemme e l’interruzione delle forniture di gas – è quello di un crescente sentimento anti-israeliano con il quale giunta militare e politici moderati devono fare quotidianamente i conti. Area fortemente critica, il Sinai, piagato da povertà cronica, traffico di esseri umani e scorribande di tribù beduine, è stato teatro degli attacchi più sanguinosi degli ultimi anni contro civili e militari israeliani. Dal 2008 i sabotaggi al gasdotto hanno interrotto le forniture per 225 giorni di fila, spia evidente dell’incapacità della giunta militare di controllare i gruppi radicali armati che imperversano nella regione”.

http://www.eilmensile.it/2012/04/24/egitto-israele-relazioni-pericolose/

Guerra tra Israele ed Egitto? Traduzione di G. Campa

7 maggio 2012

di Gianfranco Campa

Scritto da Raven Clabough

Proprio il mese scorso, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva annunciato che Israele sarebbe stata costretta a ritardare un eventuale attacco agli impianti nucleari iraniani fino alle prossime elezioni israeliane nel 2013. Ma questo non significa affatto che non sia in vista una guerra  nel prossimo futuro  di Israele. La Forza di Difesa di Israele ha appena richiamato sei battaglioni di riserva in quanto la tensione ai confini egiziani e siriani continua ad aumentare. The Times Of Israel riporta che il  parlamento israeliano ha dato il permesso all’ IDF di richiamare altri 16 battaglioni di riserva, se necessario.

Il Times of Israel nota che”Secondo la legge del 2008; Duty Reserve, i soldati di combattimento possono essere chiamati per adempiere al dovere di riserva attiva una volta ogni tre anni, e per sessioni di addestramento brevi durante gli altri due. Le crescenti tensioni tra Israele e Egitto, l’insurrezione in corso in Siria hanno forzato l’esercito a chiedere alla Knesset un permesso speciale per richiamare più soldati e con maggiore frequenza. ”

Tale richiesta è stata approvata dal Consiglio Affari Esteri e Comitato di Difesa, che consente all’IDF di richiamare in servizio attivo fino a 22 battaglioni, di cui sei già convocati.

“Questo significa che l’IDF considera i confini egiziano e siriano come una fonte potenziale di minaccia più grande rispetto al passato”, ha detto l’ex vice capo di stato maggiore, Dan Harel. “L’esercito ha bisogno di una  ’risposta’ più adeguata rispetto al passato per affrontare le attuali minacce”, ha aggiunto, riferendosi  al progressivo deterioramento del controllo dell’ Egitto sulla penisola del Sinai, con un aumento del contrabbando di armi e altre merci. Inoltre, egli sottolinea la crescente minaccia del terrorismo nel  Sinai.

Anche  la situazione siriana è altamente infiammabile; Harel ha detto, “che potrebbe esplodere in qualsiasi momento … rappresentando  un motivo di minaccia diretta per Israele.”

In risposta  a questo clima volatile, l’IDF ha scelto di richiamare le sue riserve e, di conseguenza, ha cancellato le sue sessioni di addestramento dei soldati di leva.

Allo stesso modo, Uzi  Dayan, l’ex capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale, esorta Israele ad intraprendere un’azione militare. “Questo è il tempo per l’esercito israeliano di  estendere il suo controllo all’interno del Sinai”, ha detto Dayan. Ha continuato indicando che si è tenuto un incontro con il Capo di Stato Maggiore dell’esercito israeliano Benny Jants la scorsa settimana al fine di discutere le questioni relative alla penisola del Sinai.

Secondo il quotidiano egiziano Al-Arabiya, la polizia di stanza nella penisola egiziana del Sinai è stata attaccata oltre 50 volte da gruppi palestinesi e da una fazione  locale di al-Qaeda.

L’ egiziano Al-Masry Al-Youm osserva che la maggior parte degli attacchi si sono verificati nelle montagne del Sinai centrale, la maggior parte dei quali sono stati eseguiti da gruppi armati palestinesi tra cui Jaljalat, Esercito dell’Islam, Ezz Eddin al-Qassam e al-Qaeda. “La sicurezza in Sinai è ormai fuori controllo e gli sforzi  esercitati dai militari e dalla polizia hanno lo scopo di ripristinare un minimo di sicurezza, soprattutto perché una settimana fa, Israele ha accusato l’Egitto di rappresentare per Israele un pericolo addirittura maggiore dell’Iran, nonostante lo Stato Ebraico lo accusi di costruire armi  nucleari.” Il governo Egiziano, ha respinto queste accuse, e  in risposta ha richiamato il suo ambasciatore da Tel Aviv; le relazioni tra i due governi stanno  diventano sempre più tese.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha definito la  penisola egiziana del Sinai una “sorta di Wild West”. Netanyahu accusa l’Iran di contribuire a queste nuove tensioni nella regione. Ma le truppe israeliane non sono autorizzate ad entrare nella penisola del Sinai secondo il trattato di pace (Camp David) del 1979 con l’Egitto. Tuttavia, alcuni analisti ritengono che se l’Egitto dovesse violare il  trattato di pace, Israele potrà  muovere per riprendersi il Sinai.  Mordechai Kedar, un ricercatore  presso il Begin-Sadat Center for Strategic Studies, fondatore e direttore del Centro  Studi sul Medio Oriente e l’Islam, afferma: “ Si tratta di una possibilità che non si può escludere in quanto il Sinai è stato dato all’Egitto in cambio della pace. Se il trattato di pace viene annullato dagli egiziani, ci potrebbe essere una giustificazione per Israele per riprendere il Sinai. Non ho idea se lo farà. Ma se la Fratellanza Musulmana si aggiudica la presidenza [maggio 23] e quindi annulla l’accordo di pace e comincia a muovere l’esercito, questo  sarebbe pericoloso e Israele potrebbe probabilmente invadere il Sinai per creare una zona cuscinetto tra Egitto e Israele.”

Quindi, le tensioni tra il governo israeliano e il governo egiziano stanno aumentando drammaticamente. In realtà, secondo DEBKA, il presidente Obama, il Segretario alla Difesa Leon Panetta e il Segretario di Stato Hillary Clinton hanno ricevuto informazioni che Israele ed Egitto si stanno avviando alla guerra.

Al momento, il presidente  del Supremo Consiglio Militare dell’Egitto, SCAF, il feldmaresciallo Muhammad Tantawi,  ha detto: “Se qualcuno osa avvicinarsi al confine dell’Egitto, noi gli rompiamo la gamba” Il secondo in capo dell’esercito egiziano, Gen. Muhammad Higazi ha aggiunto: “Gli aggressori dovrebbero riconsiderare prima di pensare di attaccare qualsiasi parte del territorio egiziano “.

[…].

Nel frattempo, oltre alle tensioni tra Egitto e Israele, la situazione in Siria ha contribuito ad aumentare la tensione lungo il confine nei pressi delle alture del Golan, territorio che Israele conquistò alla Siria durante la guerra del 1967.

Dayan afferma che i funzionari israeliani dovrebbero “garantire la sicurezza dei loro civili, sempre assicurandosi di non far crescere le tensioni tra Israele ed Egitto “. Egli aggiunge che l’esercito deve “rispondere con forza perseguendo i terroristi e informando il governo egiziano delle intenzioni di intervenire militarmente in Sinai per braccare questi terroristi “, questo al fine di evitare che le frontiere d’Israele diventino  vulnerabili.

Israele sembra si stia preparando ad uno scenario di guerra, e sta fortificando un muro al confine con il Libano.

Il Wall Street Journal riporta che i funzionari israeliani hanno coordinato la costruzione del muro con l’esercito libanese e la forza di peacekeeping delle Nazioni Unite nella regione, UNIFIL.

Ma c’è qualcosa di sospetto in tale affermazione, in quanto Israele e Libano non condividono  relazioni amichevoli.

Haaretz ha riferito in aprile che Israele aveva pianificato un’altra invasione del Libano. “Quasi sei anni dopo la seconda guerra in Libano, unità speciali israeliane si stanno preparando a partecipare a incursioni di massa in Libano, dovesse scoppiare un altro round di combattimento con Hezbollah”

Dove porta tutto questo resta da vedere.

http://www.conflittiestrategie.it/2012/05/07/guerra-tra-israele-ed-egitto-traduzione-di-g-campa/

Migliaia di Giordani manifestano contro l’accordo di pace tra Israele e Giordania.

http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/thousands-in-jordan-call-for-end-of-peace-treaty-with-israel-1.428302

Israele è riuscito nell’incredibile, tafazziana impresa di costruirsi attorno una trappola che lo stritolerà:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/27/auschwitz-in-israele-un-suicidio-collettivo/#axzz1uGj2e0y1

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