Syriza e Podemos

Alexis Tsipras (Syriza) & Pablo  Iglesias (Podemos)

Alexis Tsipras (Syriza) & Pablo Iglesias (Podemos)

SYRIZA

È un fatto che la nostra cleptocrazia ha stretto un’alleanza con le élite europee per propagare menzogne, sulla Grecia, convenienti per gli eurocrati ed eccellenti per le banche fallimentari.

Alexis Tsipras, leader di Syriza al Kreisky Forum di Vienna, 20 settembre 2013.

Renzi presenta un forte dualismo, è come se si trattasse, quasi, potremmo dire, di una personalità scissa
[…]
L’altra metà del profilo, tuttavia, è quello di un politico che avanza come un’asfaltatrice, allo scopo di imporre le riforme neoliberiste all’interno del paese, nella riorganizzazione produttiva e la liberalizzazione dell’economia, misure dalle quali, ovviamente, può trarre giovamento solo l’elite con le lobby economiche.

Alexis Tsipras

http://espresso.repubblica.it/palazzo/2015/01/12/news/matteo-renzi-ha-una-personalita-scissa-cosa-pensa-alexis-tsipras-dell-ex-rottamatore-1.194682

20706_967950979882702_2943471794777345961_n

Tsipras, il grimaldello di Vladimir Putin per scardinare l’Ue. In cambio di miliardi

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/31/tsipras-grimaldello-putin-per-disgregare-lue/1383609/

I lettori hanno capito:
“Questo articolo è una VERGOGNA! Il direttore del Fatto Q dovrebbe chiederci scusa. Pura propaganda USA, a Cohen è stata passata la velina dei Servizi USA e il Fatto l’ha pubblicata! VRGOGNA!”
*****
“Lo so, è dura ingoiare “articoli propaganda” ma si chiama libertà di stampa . Cohen, tanta esperienza buttata nel cesso. C’é più giornalismo, informazione e idee in questi commenti che in qualsiasi riga dell’articolo”
*****
“è VERGOGNOSO e fazioso questo articolo! gli stessi fatti possono essere raccontati con un’ottica completamente opposta, oppure -come dovrebbe essere!- con imparzialità. non fa onore al FQ, di cui sono abbonata”.
*****
“Devo ammettere che prima ero scettico su Tsipras che alcuni hanno incautamente paragonato a Renzi, ma in realtà questo sembra almeno all’inizio essere un fior di politico molto pragmatico che si sta muovendo bene per gli interessi del suo paese… Della serie qulacuno dovrebbe prendere lezioni invece di continuare a prendere ordini (contro i ns. interessi) dai Tedeschi e dagli USA”.

Grecia, altro schiaffo alla troika: stop alle privatizzazioni

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-01-28/tsipras-altro-schiaffo-troika-congelate-privatizzazioni-110206.shtml?uuid=ABtELKlC

“…qualcuno, ieri, ha paragonato il governo Tsipras a quello di Renzi, perché anche il leader greco ha dovuto allearsi con un partito di destra (nella foto sopra, il nuovo premier di Atene con il capo dei Greci indipendenti, Panos Kammenos). Qualcuno ha tentato addirittura di legittimare il Nazareno. Grammaticalmente, tuttavia, il paragone è un errore da matita rossa: perché il premier italiano ha chiesto e ottenuto un’alleanza all’interno del vecchio blocco delle larghe intese, mentre qui parliamo di una coalizione tra due forze esterne e alternative a quel blocco. Insomma, sono cose diverse se non opposte, in termini di logica formale…Renzi sembra aver fatto la scelta del Partito della Nazione, quindi di arroccarsi nel vecchio duopolio. E che non si tratti di una grande idea, mi sembra piuttosto chiaro dai segnali che vengono da mezzo Continente”.

http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/01/27/di-tsipras-renzi-e-altre-asimmetrie/

«Ah quanto non vedo l’ora di vedere Tsipras alla prova dei fatti», ha scritto ieri su Facebook il mio buon amico L., renziano. Anch’io, naturalmente, perché intanto significherebbe che domani vince. Ma aldilà degli auspici, in questa frase c’è un sacco di roba; anche italiana.

[…]

Sia il mio amico L. sia io non vediamo l’ora di vedere Tsipras alla prova dei fatti.

Ma lui con la speranza che anche Tsipras sia costretto a un Nazareno, e che le trattative con la Bce e il Fmi lo portino a compromessi molto al ribasso (teorema Piccolo) oppure ad andare a sbattere (sempre teorema Piccolo). Io esattamente per il motivo opposto, cioè per vedere se nell’incontro-scontro con il reale si può posizionare l’asticella in mezzo, tra Turigliatto e Verdini. O comunque da qualche parte, tra questi due estremi – il perdere benissimo e il vincere malissimo – che alla fine hanno molto in comune: perché producono lo stesso risultato e si sostengono a vicenda”.

http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/01/24/tsipras-renzi-e-lasticella/

“Un paio di cose sono già chiare. La prima è che i renziani sono come il tifoso occasionale: scendono in piazza col vincitore e per farsi il selfie con lui, chiunque sia. La seconda è che Renzi cerca di capire se può impostare la prossima campagna di marketing col vento della “nuova Europa”, che si chiami Davide Serra del fondo Algebris, il piddino londinese cui movimenti speculativi in Italia (a partire da MPS) sono già leggenda, o Alexis Tsipras.

Certo, il modo di accomunare Renzi e Tsipras da parte, ad esempio, della Serracchiani è genere comico grottesco.

[…]

Certo che Renzi e i renziani parlano, parlano, parlano. Già che mostrano questa facoltà, farebbero bene a raccontare come mai da Londra, domicilio dello sponsor renziano Davide Serra, POCO PRIMA del decreto sulle banche popolari, sono piovuti acquisti di azioni delle banche interessate. Guadagnandoci un bel po’ una volta che il decreto ha rivalutato le azioni. E già che ci sono non sarebbe male raccontare come mai, negli stessi giorni, la banca maggiormente beneficiata sia quella del padre della ministro Boschi. Non sarà che qualcuno ha scoperto le virtù, negli affari tra amici e consanguinei, dello svelare illegalmente informazioni riservate?

Sarebbe gradito un racconto più convincente di quello dello scoprirsi alleati di Tsipras. A elezioni vinte da Syriza, ci mancherebbe. Il renziano o vince, o salta sul carro del vincitore. La politica non sa nemmeno cosa sia ma, in compenso, non si nega mai l’attrazione del palcoscenico”.

http://www.senzasoste.it/nazionale/il-pi-grande-tifoso-di-tsipras-matteo-renzi-come-no

PODEMOS

Non vogliamo essere una colonia della Germania. Questa politica ci condanna ad essere periferia e mano d’opera da due soldi.

Pablo Iglesias, leader di Podemos

“Conquistare la maggioranza e governare, non ci sono vie di mezzo per il “partito della gente”. Che non è di destra ma pesca voti anche a destra, che non si definisce di sinistra ma che nei fatti lo è. Siete antisistema allora? “No, gli antisistema sono loro, sono loro – ancora Rita – che stanno distruggendo la scuola pubblica, la sanità pubblica, l’ambiente, che privano i cittadini dei loro diritti e di un futuro”… Il palazzetto di Vistalegre è pieno di ragazzi, l’età media è bassa, sarà sui 35 anni. L’organizzazione è composta da volontari, fuori dalla metropolitana i ragazzi dello staff si offrono di accompagnare i disabili. Il palco ha quattro schermi dove si alternano foto, video e Twitter. Sugli spalti si fa la ola, si intona il coro “sí se puede” e fa una certa impressione, poi parte “el pueblo unido jamas será vencido” e cantano tutti anche lì. Per un attimo la modernità, la rincorsa alla sinistra del futuro che ha un altro nome ma che vorrebbe avere la stessa sostanza delle origini, può attendere. Preso da uno strano istinto vetero esco un minuto dalla sala stampa e vado al banchetto subito fuori, li avevo intravisti prima di entrare: due attivisti vendono la maglietta viola di Podemos, ma sotto al logo classico i nostri due nostalgici alle prese con questo animale strano ci hanno aggiunto la rassicurante dicitura “por el socialismo”. La compro, per ricordo.

Cosa ci volete fare, ognuno ha le sue turbe”.

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/10/18/matteo-pucciarelli-podemos-la-sinistra-spagnola-oltre-la-sinistra/

Lotta ai poteri forti, alle grandi imprese, alla grande finanza, alla casta dei politici; per contro, sostegno alla piccola impresa, alla produzione locale, al trasporto pubblico; “empowerment” dei cittadini, azione diretta e democrazia diretta; massicce politiche di redistribuzione, innovazione, orario di lavoro massimo 35 ore, pensione a 60 anni, eliminazione dei contratti a termine, reddito minimo garantito; e poi: sanità pubblica, istruzione universale e laica, tasse sulla finanza e sui capitali, carcere per gli evasori fiscali sopra i 50 mila euro, imposta patrimoniale, recupero della sovranità rispetto a diversi trattati internazionali, controllo della politica attraverso il massimo della trasparenza, riduzione degli stipendi degli eletti (che non devono guadagnare più di tre volte il salario minimo), diritti pieni delle persone gay ma anche di intersessuali e transessuali. Infine, ambientalismo, territorio, pacifismo, beni comuni, internet. Ecco perché non è difficile vederci tratti in comune con il programma del Movimento 5 Stelle e con i pezzi più svegli della sinistra radicale italianain Spagna si vota tra un anno e, come talvolta accade, per adesso la migliore volata a Podemos la stanno tirando proprio i due partiti tradizionali, popolari e socialisti, che mescolano scarsi risultati pratici a continui arresti per corruzione tra le loro fila.

http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/12/05/news/cos-e-podemos-la-strana-sinistra-che-forse-vincera-in-spagna-1.191012

Quando il movimento 15-M ebbe inizio, alla Puerta del Sol, alcuni studenti del mio dipartimento, il dipartimento di scienze politiche, studenti molto politicizzati – avevano letto Marx, avevano letto Lenin – parteciparono per la prima volta nella loro vita a iniziative politiche con persone normali.

Si disperarono. “Non capiscono niente! Proviamo a dirglielo, voi siete proletari, anche se non lo sapete!” Le persone li guardavano come se venissero da un altro pianeta. E gli studenti tornavano a casa depressi, dicendo “non capiscono niente”.

Gli avrei voluto rispondere: “Non capite che il problema siete voi? Che la politica non ha nulla a che fare con l’avere ragione, ma con il riuscire?” Voi potete fare le migliori analisi, comprendere le chiavi di lettura dello sviluppo economico a partire dal sedicesimo secolo, capire che il materialismo storico è la via da seguire per capire i processi sociali. E dopo di questo, cos’è che fate? Urlate a quelle persone “siete proletari e nemmeno ve ne rendete conto”?

Il nemico non farebbe altro che ridervi in faccia. Potete indossare una maglietta con falce e martello. Potete persino portare un enorme bandiera rossa, e tornarvene a casa con la vostra bandiera, il tutto mentre il nemico continua a ridervi in faccia. Perché le persone, i lavoratori, continuano a preferire il nemico a voi. Gli credono. Lo capiscono quando parla. Mentre non capiscono voi. E probabilmente voi avete ragione! Probabilmente potreste chiedere ai vostri figli di scrivere sulla vostra lapide: “Aveva sempre ragione – ma nessuno lo seppe mai”.

Quando si studiano i movimenti rivoluzionari di successo, si può notare con facilità che la chiave per riuscire è lo stabilire una certa convergenza tra le proprie analisi e il sentire comune della maggioranza. E questo è molto difficile. Perché implica il superamento delle contraddizioni.

[…].

Voi e io possiamo desiderare che la terra sia un paradiso per l’umanità intera. Possiamo desiderare quello che vogliamo, e scriverlo su una maglietta. Ma la politica è una questione di rapporti di forza, non di desideri o di quel che ci diciamo in assemblea. In questo paese ci sono solamente due sindacati che hanno la capacità di organizzare uno sciopero generale: la CCOO e la UGT. Mi piacciono? No. Ma così è come stanno le cose, e organizzare uno sciopero generale è molto difficile.

Ho partecipato ai picchettaggi davanti ai depositi degli autobus a Madrid. Le persone che erano lì, all’alba, sapete dove dovevano andare? A lavoro. Non erano crumiri. Ma sarebbero stati cacciati dal loro posto di lavoro, perché lì non c’erano sindacati a difenderli. Perché i lavoratori che possono difendersi da soli, come quelli nei cantieri navali o nelle miniere, hanno sindacati forti. Ma i ragazzi che lavorano come venditori telefonici, o nelle pizzerie, o le ragazze che lavorano nel commercio al dettaglio, non possono difendersi.

Sarebbero segati immediatamente il giorno dopo lo sciopero. E voi non sarete lì, e io non sarò lì, e nessun sindacato sarà lì per sedersi col capo e dirgli: faresti meglio a non far fuori questa persona perché ha esercitato il diritto di sciopero, perché pagherai un prezzo per questo. Questo non succede, non importa quanto entusiasmo possiamo avere.

La politica non è ciò che io o voi vogliamo che sia. È ciò che è, ed è terribile. Terribile. Ed è per questo motivo che dobbiamo parlare di unità popolare, ed essere umili. A volte dovrete parlare con persone cui non piacerà il vostro linguaggio, con le quali i concetti che voi usate non faranno presa. Cosa possiamo capire da questo? Che stiamo venendo sconfitti da parecchi anni. Il perdere tutte le volte implica esattamente ciò: implica che il “senso comune” sia differente [da ciò che noi pensiamo sia giusto]. Ma non è nulla di nuovo. I rivoluzionari lo hanno sempre saputo. L’obiettivo è riuscire nel deviare il “senso comune” verso una direzione di cambiamento.

[…].

Quello è il modo in cui il nemico ci vuole. Ci vuole piccoli, mentre parliamo un linguaggio che nessuno capisce, fra di noi, mentre ci nascondiamo dietro i nostri simboli tradizionali. È deliziato da tutto ciò, perché sa che finché continueremo ad essere così, non saremo mai pericolosi.

Possiamo avere toni davvero radicali, dire che vogliamo organizzare uno sciopero selvaggio, parlare di popolo armato, brandire simboli, portare ritratti dei grandi rivoluzionari alle nostre manifestazioni – loro ne saranno deliziati! Ci rideranno in faccia. È quando metterete insieme centinaia, migliaia di persone, quando inizierete a convincere la maggioranza, persino quelli che votavano per il nemico – è in quel momento che inizieranno a spaventarsi. E questo è quel che è chiamata “politica”. Quello che abbiamo bisogno di capire.

Estratto dal discorso tenuto da Pablo Iglesias – segretario di Podemos – a Vallodolid, in Spagna.

http://www.tommasofattori.it/linguaggio-lefficacia-lezione-per-sinistra/

A new dawn or a Golden Dawn? Trends, Risks and Scenarios for Greece, FuturAbles, 27 gennaio 2015

Candidati trentini, dite la verità agli elettori: il loro mondo sta per cambiare e non possiamo tirare a campare

Twitter [non in italiano]

Verso un mondo nuovo su Facebook [in italiano]

Web Caffè Bookique [in italiano]

Esiste una lotta di classe, è vero, ma è la mia classe, la classe ricca, che sta facendo la guerra, e la stiamo vincendo

Warren Buffett, miliardario

la-veritacc80
1391831_1406626189569701_913737109_n

I nostri candidati parlano di sacrifici e di cambiamento nella continuità, ma questa è un’impossibilità. Non prendiamoci in giro.
Non ci può essere alcuna continuità, perché chi dirige il sistema economico globale è passato ad un’altra fase, che noi subiremo, che sarà dolorosissima e che, proprio per questo, genererà una reazione, un risveglio e, ci auguriamo, degli anticorpi.


http://www.newstatesman.com/politics/2013/10/russell-brand-on-revolution

I nostri candidati possono tirare a campare, oppure possono preparare, senza esporsi troppo, ciò che verrà dopo. Quel che verrà dopo sarà comunque radicalmente diverso da ciò che c’è adesso.
Dunque, in questa fase, “stabilità”, “unità”, “continuità”, “coesione” sono termini vuoti o ingannevoli e chi li usa deve capire che daranno il tono alla loro reputazione di domani.

Mi permetto di ricapitolare gli eventi di questi anni, affinché i lettori/elettori possano capire cosa ci attende e affinché gli eletti si rendano conto che saranno in prima linea ed è meglio che si preparino.

“Quella dei derivati «è una bolla che mette a rischio l’economia mondiale». Lo ha detto il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, intervenendo ad un convegno al Vicariato. «I derivati hanno prodotto un debito potenzialmente immenso, pari a dieci volte il Pil mondiale e di entità tale che nessuno sarebbe più in grado di pagare anche a causa di pratiche che sono diventate azzardo morale», ha detto criticando il comportamento degli operatori: «il profitto a breve termine non può essere l’unico obiettivo»”.

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2013-01-31/vegas-consob-rischio-bolla-215748.shtml

In questa fase, invece di creare ricchezza il settore finanziario, come un tumore in un corpo sano (cleptocrazia, circa il 3-5% della popolazione mondiale), si limita a creare credito, usandolo per spingere in alto i prezzi degli immobili e far aumentare il costo della vita, e di conseguenza anche il fardello del debito privato e pubblico (le persone e gli stati si indebitano sempre più per ottenere gli stessi beni di un tempo), stroncando qualunque prospettiva di crescita reale, tangibile:

http://www.telegraph.co.uk/finance/newsbysector/constructionandproperty/10301510/Barclays-chief-warns-of-housing-bubble.html

http://www.theguardian.com/business/2013/sep/11/record-number-estate-agents-housing-bubble

http://www.bloomberg.com/news/2013-09-15/no-confidence-in-china-markets-inflates-housing-bubble.html

http://www.teleborsa.it/News/2013/06/11/nel-regno-unito-si-torna-a-parlare-di-bolla-immobiliare-644.html

http://keynesblog.com/2013/04/10/la-prossima-bolla-immobiliare-made-in-uk/

http://www.nytimes.com/2013/09/29/business/housing-market-is-heating-up-if-not-yet-bubbling.html

http://finance.townhall.com/columnists/politicalcalculations/2013/10/06/is-the-second-us-housing-bubble-beginning-to-peak-n1717919/page/full

Per gli aggiornamenti: Jesse Colombo, “uno dei dieci esperti che hanno previsto il collasso finanziario” (London Times)

http://www.thebubblebubble.com/home/about/

NOTA BENE: la Provincia di Trento (come quella di Bolzano), con i suoi contributi per gli alloggi delle giovani coppie, non fa altro che gonfiare una bolla immobiliare locale che fa molto comodo agli speculatori che così si liberano di titoli tossici. Renderà insostenibile la vita in città, in assenza di un corrispondente e utopico rialzo dei salari e di una costante crescita dell’occupazione
Per capire questo meccanismo, minuto 12

Così cittadini e nazioni lavorano per pagare i debiti, non per acquistare beni e servizi che producono impiego. la vera riserva valutaria mondiale non è certo il dollaro, ma il debito. Le banche e le nazioni si stanno scambiando debiti (= schiavi per debiti) e il debito è prodotto dalle banche e con esso le crisi del debito, che servono a sminuzzare la sovranità delle nazioni e dei cittadini e fare man bassa dei beni comuni, Le banche centrali non stanno lavorando per i governi e i cittadini. Sono le nazioni che lavorano per le banche centrali (inclusa la Germania di Angela Merkel o gli Stati Uniti di Obama, o il Giappone di Abe).

Il risultato è che, invece di pagare le tasse al governo, stiamo pagando un pizzo alle banche.
Dev’essere chiaro che nessun paese è in grado di ripagare i suoi debiti: l’attuale sistema richiede che le economie crescano del 3% per riassorbire la disoccupazione e il debito. In altre parole, il Pil dovrebbe raddoppiare ogni 17 anni. Nessuno può crederlo possibile, non finché la crescita sarà a base di bolle destinate ad esplodere. In cambio, senza crescita, l’esito finale sarà il trasferimento del debito dal pubblico al privato, la fine del welfare e l’avvento di uno stato corporativo-tecnocratico-poliziesco di oligarchie monopolistiche (es. Cina, Singapore, oppure Nea So Copros, in “Cloud Atlas”). Un nuovo ordine che può sussistere solamente finché la classe media non sarà ridotta alla sussistenza.

Tutto questo potrebbe essere scongiurato se i politici riconducessero il settore bancario nei suoi binari, quelli del servizio alla comunità

http://www.forbes.com/sites/stevedenning/2013/03/17/three-essential-measures-to-make-banks-safe-again/

proprio come intendono fare Syriza in Grecia e il partito ecologista inglese
http://www.positivemoney.org/2013/09/green-party-passed-a-motion-to-place-money-creation-into-public-hands-and-end-fractional-reserve-banking/

Purtroppo i nostri rappresentanti politici tacciono e acconsentono (o collaborano):

Constatiamo il declino della politica, fino alla pantomima dei suoi riti: personaggi inconsistenti, che talora si presentano come “tecnici”, rivelandosi così esecutori di volontà altrui; “posti” come posta d’una lotta che, usurpando la parola, continua a chiamarsi politica; nessun progetto dotato d’autonomia; parole d’ordine tanto astratte quanto imperiose: lo chiedono “i mercati”, la “Europa”, lo “sviluppo”, la “concorrenza”. Questo degrado, che si manifesta macroscopicamente come immobilismo e consociativismo, è la conseguenza di quello che è oggi il vero “nucleo del potere”. Per poter essere contrastato con i mezzi della democrazia, deve essere innanzitutto compreso, senza fermarsi solo a deplorarne le conseguenze, scambiandole con le cause…Il nostro compito, nel piccolissimo che è alla nostra portata, è di questa natura. Il che significa innanzitutto rifiutare il ruolo di consulenti che con tanta abbondanza questo sistema di sterilizzazione della politica offre a chi ci sta. Sarebbe già una bella rivoluzione.

Gustavo Zagrebelsky, Repubblica, 6 luglio 2013

Monti lo annunciò, il 16 ottobre 2011 sul Corriere, un mese prima di divenire Premier: “Siamo già oggetto di “protettorato”: tedesco-francese e della Banca centrale europea”. Il protettorato ha assunto fattezze più civili, ma protettorato resta. Inutile continuare a dire che siamo sull’orlo del commissariamento. Ci siamo dentro, come Atene, Lisbona, Dublino, Madrid. A forza di fissare l’abisso, l’abisso guarda dentro di noi e ci inghiotte. Se le cose non stessero così, non ci allarmeremmo: “Chi sarà capace di parlare con Draghi, dopo Monti e Letta?” In altre parole: chi amministrerà, conscio di non essere che un reggente?…Ne consegue l’impotenza crescente delle costituzioni nazionali, quasi ovunque in Europa. Il popolo di cittadini non può far valere bisogni e paure, quando è amministrato (non governato) da oligarchie che pretendono regalità che non hanno più. Quando un rapporto della JP Morgan (28 maggio ’13) definisce infide le costituzioni nate dalla Resistenza, caratterizzate come sono “da esecutivi deboli verso i parlamenti; dai diritti dei lavoratori; dall’eccessiva licenza di protestare contro modifiche sgradite dello status quo”.

Barbara Spinelli, Repubblica, 2 ottobre 2013

Viviamo in un mondo in cui gli architetti della crisi finanziaria vanno regolarmente a cena alla Casa Bianca

Glenn Greenwald, the Guardian, 23 gennaio 2013

http://www.theguardian.com/commentisfree/2013/jan/23/untouchables-wall-street-prosecutions-obama

Negli Stati Uniti, le forze di polizia e gli agenti del dipartimento per la sicurezza interna (Department of Homeland Security, DHS) hanno collaborato e, verosimilmente, continuano a collaborare con i servizi di sicurezza delle banche per sorvegliare, arrestare e neutralizzare quei cittadini americani “colpevoli” di protestare pacificamente contro il sistema (Occupy Wall Street). Le strategie preparate congiuntamente contemplavano (contemplano?) anche l’uccisione da parte di cecchini di alcuni leader del movimento di protesta, in quanto classificati come “minaccia terroristica”. Poiché precedenti richieste di accesso a queste informazioni erano state rifiutate, il sospetto è che questa improvvisa generosità sia motivata da ragioni di deterrenza: nessun leader di un movimento di protesta si sentirà più al sicuro

Naomi Wolf, The Guardian, 29 dicembre 2012

http://www.theguardian.com/commentisfree/2012/dec/29/fbi-coordinated-crackdown-occupy

Paul Krugman (Nobel per l’Economia): Come si spiega questa opposizione a qualunque tentativo di mitigare il disastro economico? Mi vengono in mente una serie di cause, ma Kuttner ha un ottimo argomento: tutto questo ha un senso se si comprende che la destra difende gli interessi di chi possiede rendite, dei creditori con i loro pacchetti di obbligazioni, prestiti, contanti, diversamente da chi effettivamente cerca di guadagnarsi da vivere producendo cose. La deflazione è un inferno per i lavoratori e gli imprenditori, ma è il paradiso per i creditori.

http://krugman.blogs.nytimes.com/2011/06/06/the-rentier-regime/

http://krugman.blogs.nytimes.com/2011/06/07/who-are-the-rentiers/?_r=0

Funziona così: sono uno speculatore, mi guadagno da vivere a spese degli altri. So di godere di una completa impunità e possiedo un mucchio di soldi da investire (non mi basta mai: perché accontentarsi di un milione di dollari/euro se posso averne 2?). Corrompo i politici e faccio in modo che una potente lobby faccia affondare l’economia del mio paese così, grazie al deprezzamento e al contemporaneo apprezzamento del potere d’acquisto del mio denaro e del mio oro, faccio incetta di terreni, imprese, immobili.

Ero uscito dal mercato quando era ai massimi e ora, da buon insider, mi ci butto quando è ai minimi e faccio il pieno.

Unico problema: come reagirà la gente? Devo essere circondato da guardie armate (facile, quando ci sono così tanti disoccupati da comprare) e accertarmi che le forze di polizia difendano gli interessi della mia casta, non quelli della collettività.

Un enorme potere, senza paragoni è concentrato nelle mani di un gruppo di persone, perfettamente coordinato e con la tendenza a perpetuare se stesso. Diversamente dal potere nelle aziende, non è controllato dagli azionisti; diversamente dal potere del governo, non è sottoposto al controllo popolare; diversamente dal potere nelle chiese, non è controllato da alcun canone consolidato di valori.

Conclusioni di un’indagine conoscitiva sulle fondazioni statunitensi effettuata da un comitato del Congresso americano nel 1952

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/16/la-perniciosa-influenza-planetaria-delle-fondazioni-e-think-tank-degli-stati-uniti/

Perché da questa civiltà moderna gli aristocratici dell’economia hanno ricavato per sé nuove dinastie. Nuovi regni sono stati edificati sulla concentrazione del controllo dei beni materiali. Attraverso nuovi utilizzi di aziende, banche e titoli, nuovi macchinari industriali ed agricoli, nuovi usi del lavoro e dei capitali – il tutto inimmaginabile per i nostri avi – l’intera struttura della vita moderna è stata posta al servizio di questa nuova sovranità.

Non c’era posto in mezzo a questa regalità per le nostre molte migliaia di piccoli imprenditori e commercianti che hanno cercato di fare un uso degno e dignitoso del sistema americano di iniziativa e profitto. Non erano più liberi di quanto lo fossero operai e contadini. Anche i ricchi onesti e di vedute progressiste, consapevoli di quanto il loro successo fosse dovuto ad una miriade di fattori, non avrebbero mai potuto sapere dove inserirsi in questo schema dinastico.

È stato naturale e forse umano che i principi privilegiati di queste nuove dinastie economiche, assetati di potere, allungassero le mani per il controllo del governo stesso. Hanno creato un nuovo dispotismo e lo hanno avvolto nelle vesti delle beneplaciti giuridici. Al servizio di questo sistema, nuovi mercenari hanno cercato di irreggimentare la popolazione, il loro lavoro, le loro proprietà. E come risultato l’uomo comune si trova ancora una volta ad affrontare gli stessi problemi dei Minute Man (patrioti che dovevano essere pronti a combattere gli inglesi nel giro di un minuto, NdT).

Le ore di lavoro, i salari ricevuti, le condizioni di lavoro, tutto questo era passato al di là del controllo delle persone e veniva imposto da questa nuova dittatura industriale. I risparmi della famiglia media, il capitale del piccolo uomo d’affari, gli investimenti messi da parte per la vecchiaia – insomma il denaro altrui – sono stati lo strumento che la nuova regalità economica ha impiegato per trincerarsi.

Coloro che lavoravano la terra non raccoglievano più i frutti che spettavano loro di diritto. I loro modici guadagni erano decretati da uomini che vivevano in città lontane.

In tutta la nazione, le opportunità erano limitate dai monopoli. L’iniziativa personale è stata schiacciata dagli ingranaggi di questa grande macchina. Lo spazio per la libera intrapresa era sempre più ristretto. L’impresa privata, infatti, è diventata troppo privata. È diventata un’impresa privilegiata, non libera.

Un venerando giudice inglese una volta ha detto: “Gli uomini bisognosi non sono uomini liberi”. La libertà richiede la possibilità di farsi una vita decente in accordo con gli standard del proprio tempo, una vita che dia all’uomo non solo quanto basta per vivere, ma qualcosa per cui vivere.

Per troppi di noi l’uguaglianza politica che avevamo conquistato era priva di significato di fronte alla disuguaglianza economica. Un piccolo gruppo aveva concentrato nelle proprie mani il controllo pressoché completo sulle proprietà altrui, il denaro altri, il lavoro altrui, le altrui vite. Per troppi di noi la vita non era più libera, la libertà non era più reale, gli uomini non potevano più perseguire la ricerca della felicità.

Franklin D.  Roosevelt, nel suo discorso di accettazione della ricandidatura (Philadelphia, 27 giugno 1936)

Nei concili di governo, dobbiamo guardarci le spalle contro l’acquisizione di influenze che non danno garanzie, sia palesi che occulte, esercitate dal complesso militare-industriale. Il potenziale per l’ascesa disastrosa di poteri che scavalcano la loro sede e le loro prerogative esiste ora e persisterà in futuro. Non dobbiamo mai permettere che il peso di questa combinazione di poteri metta in pericolo le nostre libertà o processi democratici. Non dobbiamo presumere che nessun diritto sia dato per garantito. Soltanto un popolo di cittadini allerta e consapevole può esercitare un adeguato compromesso tra l’enorme macchina industriale e militare di difesa ed i nostri metodi pacifici ed obiettivi a lungo termine in modo che sia la sicurezza che la libertà possano prosperare assieme.

Dwight D. Eisenhower, nel suo discorso di addio alla nazione, il 17 gennaio 1961

Signore e signori, la parola “segretezza” è ripugnante in una società libera e aperta e noi, come popolo, ci siamo opposti, intrinsecamente e storicamente, alle società segrete, ai giuramenti segreti e alle riunioni segrete. Siamo di fronte, in tutto il mondo, ad una cospirazione monolitica e spietata, basata soprattutto su mezzi segreti per espandere la sua sfera d’influenza, sull’infiltrazione anziché sull’invasione, sulla sovversione anziché sulle elezioni, sull’intimidazione anziché sulla libera scelta. È un sistema che ha reclutato ampie risorse umane e materiali nella costruzione di una macchina affiatata, altamente efficiente, che combina operazioni militari, diplomatiche, di intelligence, economiche, scientifiche e politiche. Le sue azioni non vengono diffuse, ma tenute segrete. I suoi errori non vengono messi in evidenza, ma vengono nascosti. I suoi dissidenti non sono elogiati, ma ridotti al silenzio. Nessuna spesa viene contestata. Nessun segreto viene rivelato. Ecco perché il legislatore ateniese Solone decretò che evitare le controversie fosse un crimine per ogni cittadino. Sto chiedendo il vostro aiuto nel difficilissimo compito di informare e allertare il popolo americano. Sono convinto che con il vostro aiuto l’uomo diventerà ciò che per cui è nato: un essere libero e indipendente.

John F. Kennedy, Waldorf-Astoria di New York, 27 aprile 1961

I poteri del capitalismo finanziario avevano un obiettivo più ampio, niente meno che la creazione di un sistema globale di controllo finanziario in mani private in grado di dominare il sistema politico di ciascuna nazione e l’economia mondiale nel suo complesso. Questo sistema andava controllato in stile feudale dalle banche centrali di tutto il mondo, agendo di concerto, per mezzo di accordi segreti raggiunti in frequenti incontri privati e conferenze. Al culmine della piramide ci doveva essere l’elvetica Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) di Basilea, una banca privata posseduta e controllata dalle banche centrali mondiali che a loro volta erano imprese private…non bisogna immaginare che questi dirigenti della principali banche centrali del mondo fossero loro stessi dei ragguardevoli potenti nel mondo della finanza. Non lo erano. Erano piuttosto dei tecnici e gli agenti dei massimi banchieri commerciali delle loro rispettive nazioni, che li avevano allevati ed erano perfettamente capaci di liberarsene…e che rimanevano in gran parte dietro le quinte…Questi costituivano un sistema di cooperazione internazionale e di egemonia nazionale più privato, più potente e più segreto di quello dei loro agenti nelle banche centrali. Il dominio dei banchieri commerciali era fondato sul controllo dei flussi di credito e dei fondi di investimento nelle loro nazioni e nel mondo….potevano dominare i governi attraverso il controllo dei debiti nazionali e dei cambi. Quasi tutto questo potere era esercitato dall’influenza personale e dal prestigio di uomini che in passato avevano dimostrato la capacità di portare a compimento con successo dei golpe finanziari, di mantenere la parola data, di mantenere la mente fredda nelle crisi e di condividere le loro opportunità più vantaggiose con i loro associati.

Carroll Quigley, docente di storia, scienze politiche e geopolitica a Princeton, Harvard e Georgetown e mentore del giovane Bill Clinton, da “Tragedy and Hope: A History of the World in Our Time” (New York: Macmillan, 1966).

Sebbene i manifestanti sciamino per le strade di Atene, opponendosi alle misure draconiane imposte dall’Unione europea e dal Fondo monetario internazionale, i leader greci si piegano, accettano i “salvataggi”. È evidente che i salvataggi nella nostra crisi americana hanno beneficiato solo la corporaziocrazia, con gli amministratori delegati che si conferiscono bonus veramente scandalosi. Questo metodo di indebitamento contrario all’interesse dei cittadini non fa altro che aumentare il potere delle banche centrali, del FMI, degli amministratori delegati aziendali. Nei miei libri scrivo di come economia e politica mondiale oggi siano controllati da poche persone: la Corporaziocrazia. Ciò è chiaramente dimostrato dal fatto che ogni volta che ci si accorda per una “ristrutturazione del debito” o per un “condono del debito”, i termini dell’accordo includono  sono colpiti privatizzazioni di parti dell’economia che in precedenza erano considerate pubbliche. Servizi significativi, persino del settore militare, sono venduti alle multinazionali. Coloro che chiedono governi più piccoli sono, consapevolmente o no, complici di un nuovo genere di imperialismo aziendale… Quello a cui assistiamo è il fallimento dell’economia globale. Non credo che la depressione o recessione siano temporanei. Riflettono un problema strutturale che abbiamo in tutto il mondo con l’attuale forma di capitalismo, il capitalismo predatorio. Penso che sia una forma virale e mutante di capitalismo che ha realmente prese piede nel 1970 e che, come espresso dal famoso economista Milton Friedman, si basa su un unico presupposto, un unico obiettivo, quello di massimizzare i profitti, senza tener conto dei costi sociali e ambientali. Le grandi aziende di tutto il mondo, le multinazionali, assumono lobbisti ben pagati per assicurarsi che le leggi siano scritte in modo tale da sostenere l’obiettivo di massimizzare i profitti indipendentemente dai costi sociali e ambientali. Sono stati in grado di controllare i politici e le leggi che promulgano, legalmente, e hanno raggiunto questo obiettivo attraverso il finanziamento delle campagne elettorali. Le persone che gestiscono le società che io chiamo corporaziocrazia controllano i media. Hanno usato il loro enorme potere per creare un sistema economico globale che è instabile, ingiusto e folle. Si tratta di un sistema del tutto inefficiente in quanto non funziona per nessuno tranne che per i molto ricchi, nel qual caso il sistema funziona perfettamente. Anche in tempi di recessione, a causa del potere che essi esercitano, tutte i membri della corporaziocrazia sono in grado di salvarsi dai loro passi falsi.… la nuova forma di imperialismo è il debito, ed è realizzato attraverso la finanza. La forza militare è il piano B, una soluzione di ripiego, ma lo strumento più utilizzato è l’imperialismo economico l’economia….Questa è forse la rivoluzione più importante nella storia dell’umanità. Siamo in un momento che è paragonabile o più importante della rivoluzione agricola e la rivoluzione industriale e la rivoluzione tecnologica. Questa è una rivoluzione nella coscienza globale, non solo un cambiamento che è necessario per il sistema economico. La gente di tutto il mondo, così come la natura, si trova ad affrontare le stesse crisi. Stiamo cominciando a vedere come ci relazioniamo con tutto il resto e che ruolo importante noi umani giochiamo nel proteggere questo pianeta. Quindi si tratta di destarsi. Ci stiamo tutti rendendo conto dell’incredibile potenziale che hanno gli esseri umani.

John Perkins

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/10/09/islanda-grecia-egitto-italia-cavie-sovrane/

 

Nel famoso libro L’élite del potere, del 1956, C. Wright Mills sostiene che negli Stati Uniti la politica è dominata da una ristretta e potente élite formata dalle persone che presiedono le maggiori organizzazioni: la burocrazia pubblica, le grandi corporations e le forze armate. Il capitalismo avanzato esige che si prendano decisioni fortemente coordinate e di ampia portata, quindi i dirigenti delle grandi organizzazioni sono costantemente in contatto e spesso assumono in modo informale decisioni di rilievo politico e sociale. Come hanno confermato anche recenti e accurate ricerche, questa élite del potere è composta da persone con un’estrazione sociale molto simile: sono nati in America da genitori americani, provengono da aree urbane, sono in prevalenza protestanti, hanno frequentato gli stessi college, provengono in maggioranza dagli stati dell’Est, si conoscono personalmente e hanno atteggiamenti, valori e interessi molto simili. Con i loro rapporti costituiscono un “direttorio intrecciato” che coordina iniziative e attività. Direttamente sotto questa élite, che opera in modo informale e invisibile, esiste un livello intermedio di gestione del potere, costituito dal settore legislativo, dai gruppi d’interesse e di pressione e dagli opinion leader locali. A un terzo e più basso livello si colloca la massa dei cittadini non organizzati”.

http://www.sapere.it/sapere/strumenti/studiafacile/sociologia/Lo-Stato-e-il-sistema-politico/Il-controllo-del-potere/Le-teorie-delle—lite-.html

Cosa succede quando una forza inarrestabile incontra un oggetto inamovibile? (analisi del voto)

Augusto_a_Porta_a_Porta

Anche se mi hai bloccato da twitter io TI VOTO Grillo sei un grandeeeeee spaccaaaaaa tuttooorivoluziona il sistemaaaaa vaiiiiiiiiiiii.

Flavia Vento (Twitter)

I partiti sono finiti, e lo sanno. Non hanno tenuto conto che questa è una guerra generazionale e queste sono solo le prove generali.

Grillo

Un chiaro messaggio dall’Italia: no all’austerity.

Titolo del New York Times

Non poteva vincere uno che ha la bocca che fa pensare alla fessura di un bancomat.

Dagoscopia su (mini)Mario Monti

 

Il PD ha PERSO 3.451.119 voti dal 2008 al 2013.

Il PDL ha PERSO 6.296.797 voti dal 2008 al 2013.

Il M5S ha GUADAGNATO 8.689.168 voti.

 
Flavia Vento nuovo movimento - Nonleggerlo

Flavia Vento ha regalato la vittoria a Grillo. Mi pare un dato innegabile.

A Bettola, il paese natale di Bersani, ha vinto Berlusconi. Bersani l’ha presa abbastanza bene:

phpThumb

Al di là della centrale importanza di questi eventi epocali, non dobbiamo mai dimenticarci della dimensione europea e globale delle elezioni italiane. Questo voto ha siglato la sconfitta definitiva del neoliberismo anglo-tedesco. È finito, è morto, almeno in Italia.
Monti, inelegante come è ormai sua abitudine, si è permesso pure di umiliare Casini e Fini, prendendosi il “merito” di un “risultato soddisfacente” e ignorando i suoi partner di coalizione, che si sono estinti per sostenerlo.

563410_331256513661620_881630533_n
I neoliberisti montiani, renziani e gianniniani sono verosimilmente sotto il 25-30%. Merkel, Schäuble, Draghi, Barroso, van Rompuy e Lagarde non potranno fingere che non sia successo nulla. L’elettorato della terza potenza economica dell’eurozona ha detto un no categorico all’austerità.
Con il passare del tempo e l’inesorabile peggioramento dei dati economici, quel che l’establishment etichettava come populismo sarà percepito come puro e semplice buon senso.
È chiaro a chi gli elettori abbiano dato ragione, in questo dibattito (e non cambieranno mai più idea):

Servono occupazione, stato sociale, investimenti pubblici, crescita, giustizia sociale. Servono programmi di sinistra, in Italia come in Europa. Il PD non potrà mai più vincere al centro. Non con il M5S così forte, non con un Berlusconi così “resiliente” ed un Monti sconfitto. Il centro è scomparso. L’operato del governo è stato bocciato clamorosamente.

Un voto contro il neoliberismo, di qualunque colore sia (perciò anche quello del M5S), è un voto di libertà anche per gli altri popoli europei e del mondo. Siamo in un mondo globalizzato e dobbiamo capire ed apprezzare l’interdipendenza dei nostri destini.

La protesta contro il sistema di potere dei mercati in Italia, in Europa e nel mondo della finanza è ormai inarrestabile.

Il M5S ha cambiato la storia di questo paese. Si dovrà parlare di prima e dopo l’ingresso del M5S in Parlamento. Sono i nuovi barbari? Sono stati anche i barbari a fare la storia del nostro paese. Non si può fermare il cambiamento. Guardate i nostri vicini: in Spagna maree di persone protestano contro neoliberismo e corruzione, in Grecia gli scioperi generali diventano sempre più frequenti e tenaci (ma sempre civilissimi!) e in Portogallo:

Si fa chiamare «rivoluzione bianca». Si muove in rete e avanza attraverso internet con la sua «disobbedienza civica ironica». È una forma, tanto bizzarra quanto inedita, di opposizione al Governo e alle nuove regole fiscali che sta prendendo forza in Portogallo. Si basa su un’idea semplice e al limite della legalità. Decine e decine di cittadini in tutto il Paese hanno concordato di inserire nelle fatture che vanno a pagare sempre lo stesso numero di identificazione fiscale.Il bacalhau al ristorante, la spesa al supermercato, quando comprano un abito o concludono l’acquisto di una lavatrice. Sempre lo stesso numero di identificazione. E non quello assegnato per legge dal ministero delle Finanze a ogni portoghese. Sempre lo stesso numero e non uno a caso. Ma quello proprio del premier conservatore Pedro Passos Coelho. Trafugato non si sa come e passato di mano in mano, attraverso messaggi sui cellulari, email e ogni possibile network.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-02-25/portogallo-rivoluzione-bianca-105150.shtml?uuid=AbZ7c4XH

GOVERNISSIMO? GRANDE COALIZIONE? ALLEANZA CON GRILLO?

Una possibile opzione è quella di un’alleanza temporanea PD+PDL+Monti per fare le riforme e “tenere a bada lo spread”. Se si trattasse di nominare il prossimo presidente della Repubblica (Prodi?), modificare la legge elettorale, ridurre il numero di parlamentari e porre mano al conflitto di interessi, allora tutto bene. Più di questo e Grillo prenderebbe il 40% (potrei votarlo persino io!).

Accordo M5S – PD? Non ufficiale. Vaglieranno e decideranno, di volta in volta. Finora pare che la cosa stia funzionando in Sicilia, dove il M5S sta facendo alcune cose che la sinistra non ha la forza elettorale di fare e, nel caso del PD, la volontà di fare. Potrebbe rappresentare la condanna a morte della sinistra italiana, oppure la sua risurrezione, in altra forma. Si vedrà.

Circolano voci insistenti di una primavera segnata da un tracollo borsistico con relativa implosione dell’euro. Se così fosse, nascerebbe un governo di salvezza nazionale. Credo sia una pessima cosa e che ci sia un forte rischio di rottura del contratto sociale stipulato tra governanti e governati con queste elezioni.

IL FUTURO DEL M5S

295532_433212863421226_1820882781_n

Da oggi i grillini non sono più l’antipolitica, sono politica, a tutti gli effetti.
Ora i parlamentari grillini non potranno essere scacciati da Grillo con un tweet: la loro legittimazione prescinde dalla sua volontà e lui non è in Parlamento. Questa è un’ottima cosa per il MoVimento e per la democrazia e la società italiana.
L’esempio del M5S si diffonderà in tutta Europa. Avrei preferito che fosse una ribellione paneuropea di sinistra, ma se sarà questa la strada scelta dalla “ggente” per farlo, non potrò far altro che prenderne atto e mettermi il cuore in pace.

Io sono complessivamente d’accordo su alcune posizioni del M5S, in particolare sulla democrazia partecipata (molto meno sulla democrazia diretta) e sul reddito di cittadinanza, ma se manca una visione complessiva, che includa la politica estera, l’economia, il lavoro, ecc. che sbocchi ci sono dopo la “rottamazione”?

Tutte le riforme proposte dal MoVimento costano molto, ma non si sa da dove si prenderanno i soldi per coprire quei costi.

Non solo, l’ideologia della decrescita che porta avanti il M5S taglierebbe le gambe all’unica possibilità di recuperare quei soldi, oltre a distruggere le economie del secondo, terzo e quarto mondo, con conseguenze mostruose e migliaia di morti.

C’è qualcosa di molto strano in tutto questo, di troppo illogico. Spero che sarà abbandonato e che prevarranno pragmatismo e buon senso.

Vedo un forte rischio, anche se forse sottile ed impercettibile, che i grillini si dimentichino dell’aforisma attribuito a Goethe: nessuno è più schiavo di chi pensa di essere libero. Se continueranno a credere di essere gli unici liberi in un mondo di servi perché la rete è libertà, perché la piazza è libertà, perché il movimento non è un partito, allora sarà estremamente facile (e forse lo è già) trascinarli in una certa direzione facendo loro credere che la destinazione è quella dei loro desideri. Gli esempi storici sono innumerevoli e tragici.

L’altro rischio è che il tutto si risolva (o sia pensato per risolversi) in una congerie di vuoti slogan, di progetti senza sostanza: l’assenza nel programma di proposte di governo in alcuni ambiti chiave è sospetta e fa pensare che non ci sia una visione complessiva di quel che si vuol fare dopo aver cambiato il sistema. Perché manca? Chi ha interesse a non farla emergere, isterilendo la protesta?

Se Prodi verrà eletto Presidente della Repubblica con i voti dei grillini anti-europeisti mi godrò le contorsioni logiche che partoriranno certe menti confuse ed interdette per giustificare l’ingiustificabile.

IL FUTURO DELLA SINISTRA

46993_303571849769966_120955584_n

Sandro Pertini, uno dei tanti grandi uomini e donne di questa Repubblica

Cari amici ed amiche, lettrici e lettori di sinistra, aspettavamo Syriza e invece è arrivato il M5S. E’ qui per restare. Come la Lega Nord, che forse governerà le tre maggiori regioni del nord. Il mio amato Syriza ha il 28-30% solo grazie al voto di protesta (prima era al 5-6%, come SEL+RC), perciò non ha senso ed è autolesionistico accusare i grillini di essere inconsistenti ed effimeri. Prima ci mettiamo il cuore in pace, meglio sarà per noi e per la vita democratica di questo paese. Il M5S contiene istanze socialiste ed istanze libertarie, valori di destra (anti-sindacalismo, purtroppo) e valori di sinistra. Chi crede nella sinistra dovrà fare in modo che il PD si risocialdemocratizzi (Renzi&co possono tranquillamente andare con Monti) e che i grillini facciano sempre più cose di sinistra senza neanche accorgersene – tanto, per loro, queste sono etichette e, forse, hanno ragione: la verità non sta da una parte sola e non è importante che una cosa giusta sia riconosciuta come di sinistra. Quel che importa è che sia fatta. Demonizziamo pure gli integralisti della base grillina, perché se lo meritano, ma aiutiamo i parlamentari del M5S a fare le cose giuste, ossia le cose che ci possano rendere tutti più liberi, meno iniqui e più fratelli.

Il PD ha subito una batosta. Solo poco più di 100mila voti lo hanno separato dalla vittoria di un Berlusconi, che ha perso quasi la metà dei voti rispetto al 2008. Nel 2008, con Walter Veltroni perdente, il PD prese 12 milioni di voti, pari al 33,18%. Ha perso 3,4 milioni di voti, e un 7,7% in percentuale. “Il centrosinistra vince”, spiega Vendola. Altre 3 vittorie così e si resta fuori dal Parlamento. Va detto che Vendola non ha certamente perso:

In molti guardando i risultati avranno concluso che la “sinistra è a pezzi“, in realtà dal punto di vista dei numeri i due partiti “di sinistra” hanno conquistato consensi. Alle politiche del 2008 la Sinistra Arcobaleno che raggruppava tutti i “massimalisti” cacciati in malo modo da Veltroni e capitanati da Fausto Bertinotti conquistarono 1 milione e 100 mila voti, un misero 3,08% che li tenne fuori dal parlamento.

Stavolta invece la sola Sinistra e Libertà di Vendola si è portata a casa un numero di voti equivalente (1.089.957) pari al 3,2% grazie alla minore affluenza. Nel contempo Rivoluzione Civile di Ingroia, uno dei grandi flop di queste elezioni, ha conquistato 763 mila elettori pari al 2,24%.

http://www.polisblog.it/post/59485/elezioni-2013-chi-ha-perso-crollano-pd-e-pdl

Il PD poteva vincere dopo la caduta di Berlusconi, quando il Caimano era dato sotto il 10%, ma ha accettato il commissariamento tedesco con il recessionista Mario Monti, ha ripetuto infinite volte che avrebbe collaborato con Monti (e Casini!) anche se avesse vinto, ha cercato di spazzare via la sinistra con il voto utile, ha ribadito la sua volontà di rispettare degli accordi europei che stanno strangolando l’economia e la società italiana (per far contenti i mercati!), ha fatto appello ad una fascia di cittadini garantiti e quindi conservatori (troppo da perdere se si cambia) che vuole aggiustamenti e perciò altri sacrifici, ed è invece ostile alla riforma di un modello di sviluppo chiaramente iniquo ed insostenibile (perché orientato ai consumi ed alla finanza). Il problema è che la crisi economica ha ristretto questa categoria di cittadini, che ora è netta minoranza nel paese. Per questo il PD, se non cambierà rotta, è destinato a perdere, con qualunque leader si presenti. Gli astenuti non voteranno mai questo PD, preferiranno votare Grillo.

Enrico Letta, nella sua analisi del voto, è riuscito nella non facile impresa di non parlare del M5S. Vendola, fin da subito, ha ammesso che Grillo ha trionfato. La differenza di stile è degna di nota.

Giovanni Favia ha fatto una scelta coraggiosa, ha perso, e si dimetterà da consigliere regionale come aveva promesso di fare dopo essere stato espulso da Grillo. La sinistra non dovrebbe farselo sfuggire. Enrico Letta e Antonio Di Pietro potrebbe anche lasciarseli sfuggire. Pancho Villa Ingroia è una persona onesta e di buona volontà, ma è anche l’unico rivoluzionario indolente della storia – passata, presente e futura. L’umanità ha sempre avuto voglia di leader carismatici e bisogna fare i conti con la realtà della natura umana, non con le nostre personali preferenze. Con il carisma tutto gli sarebbe stato perdonato, anche di aver imbarcato vecchi politicanti.

P.S. Non avrei MAI pensato che Panizza avrebbe superato il 40% a Trento. Ha stravinto e chi, come me, era estremamente scettico, ha avuto torto: onore al merito. L’intolleranza – infinitamente giustificata – per il berlusconisme ed il leghismo dei Trentini ha regalato l’en plein al centro-sinistra. Ho però l’impressione che se la crisi avesse morso di più in provincia di Trento (es. tra un anno) il M5S sarebbe il primo partito anche nel quieto, conservatore, obbediente Trentino. Se fossi nei dirigenti del PD non starei troppo tranquillo, in vista delle elezioni provinciali di questo autunno.

Per un voto, Martin perse la cappa

20100812

L’insensatezza di queste elezioni

In passato Blackrock [controlla «ai dati di dicembre, 3.792 miliardi di dollari. Dieci volte più, circa, del valore dell’intera Borsa italiana. Se poi si includono le somme per le quali quegli emissari si limitano a offrire la loro consulenza, fanno 17 mila miliardi di dollari» Corriere della Sera] si è distinta per operazioni non proprio gentili nei confronti dell’Italia. Sono stati loro a cedere, il 28 gennaio scorso, con un tempismo perfetto, il misterioso pacchetto del 2,3% di Saipem, poche ore prima che il titolo crollasse del 34%. Sono stati ancora loro a far crollare il titolo di Unicredit con una comunicazione mirata durante l’aumento di capitale a inizio 2012. E sono ancora loro che adesso si stanno precipitando in Italia per decidere le ultime mosse prima del risultato elettorale. Un risultato che, se fino a qualche settimana fa sembrava più scontato, potrebbe dare esiti inattesi e soprattutto portare a una situazione di totale instabilità. [NON SONO REATI, QUESTI, NON ANDREBBERO ARRESTATI?]

http://www.huffingtonpost.it/2013/02/20/gli-uomini-di-blackrock-a-caccia-di-sondaggi_n_2722109.html?utm_hp_ref=italy20.02.2013

Appare così inevitabile una coalizione Bersani-Monti, magari allargata ad altri partiti minori. In ogni caso questo non porterebbe a un governo forte. Come insegna la storia italiana, più ampia é la coalizione, più debole é la sua efficaciapresto potrebbero essere in vista nuove elezioni.

Analisi di Mediobanca

Dal 1994 in poi si erano confrontate due coalizioni acchiappatutto; adesso i principali contendenti sono almeno quattro (Bersani, Berlusconi, Grillo, Monti). E oltretutto ciascuno s’alleva in seno la vipera che gli morderà il capezzolo. Quanto ci metterà Casini (che ha strappato a Monti una dozzina di posti utili al Senato) a costituire un gruppo autonomo? Quanto reggerà l’asse tra Vendola e Bersani, tra Maroni e Berlusconi? E Grillo, saprà tenere unita la sua truppa in Parlamento? Insomma, troppi galli nel pollaio. E troppi sottogalli disegnati con la carta carbone: c’è una differenza fra i partiti di Vendola e di Ingroia, di La Russa e Storace? Sennonché non sono solo loro, ad avere la zucca confusa. Siamo confusi pure noi. Il vecchio ci fa venire l’orticaria, le novità suonano poco credibili (Monti) o incredibili (Grillo). È il rantolo della seconda Repubblica, che ci ha donato in sorte 15 anni di stagnazione, cinque di recessione. Sicché, alla fine della giostra, il fallimento dei due poli di lotta e di governo ha sbriciolato il bipolarismo.

Michele Ainis (uno dei più lucidi commentatori delle vicende politiche italiane, a parer mio)

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/tanto-tra-un-anno-si-rivota/2200483

 

Separatismi padano-tirolesi, demagogia senza sbocchi costruttivi, delega di ogni sovranità alle autorità internazionali, crisi sempre più profonda dell’economia senza alcuna prospettiva di rilancio finché la Merkel dice nein agli investimenti europei e il dogma dell’austerità continua a mietere vittime. L’Italia è a rischio (serio) di destabilizzazione. È la fase più delicata della sua storia repubblicana. La Grecia è messa molto peggio ma sta resistendo. Possiamo e dobbiamo farlo anche noi. Fino a quando? Circa un anno:

Francia

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-02-22/crisi-francese-allontana-ripresa-063902.shtml?uuid=Abbil3WH

Germania

http://vocidallagermania.blogspot.it/2013/02/chi-di-austerity-ferisce-di-austerity.html

Stati Uniti

http://www.repubblica.it/economia/2013/01/16/news/banca_mondiale-50643831/

Stati Uniti e Cina

http://www.repubblica.it/economia/2013/02/21/news/borsa_21_febbraio-53084568/

Non siamo più soli. Il neoliberismo sta azzannando anche i “potenti” e i “virtuosi”.

 

MOVIMENTO 5 STELLE

beppe_robespierre

“In parlamento pronti alla rivoluzione”

 “Arrendetevi! Siete circondati dal popolo italiano. Uscite con le mani alzate. Nessuno vi toccherà. Il vostro tempo è finito, non abusate della fortuna che vi ha assistito finora. Di voi, ormai, nelle piazze, tra la gente, si parla al passato, come di persone estinte. Quando apparite in televisione scatta l’insulto che equivale al vilipendio di cadavere. Quello che stupisce è la vostra folle ostinazione a non farvi da parte come se foste investiti da una missione divina. C’è in ciò qualcosa di patologico, che richiede l’intervento di uno psichiatra”.

“Siete terrorizzati, in preda di attacchi d’ansia al pensiero di perdere il potere, di qualcuno che potrà rovistare nei vostri cassetti, capire, scoprire, denunciare. Vi consiglio comunque uno, due, tre, cento passi indietro. Se anche vinceste queste elezioni avrete solo rimandato il cambiamento, durerete un anno, forse meno, ha senso? Fate una pubblica ammissione di colpa e chiedete agli italiani di perdonarvi. Arrendetevi. La vostra stessa presenza è diventata insopportabile. Il vostro tirarvi fuori da ogni responsabilità, lo scuotere le piume e minacciare come dei guappi, lo stalking a cui sottoponete gli italiani sono al di là di ogni sopportazione. Arrendetevi. Non potrete dire che non vi ho avvisato”.

Apriremo il Parlamento come una scatola di tonno”

“Siamo i pasdaran anti casta”

“Siamo i marziani a cinque stelle”

“So perfettamente che nei prossimi giorni ci sarà la fila di pennivendoli, di zoccoli dell’informazione, di specialisti della macchina della merda all’attacco del M5S. Lo so benissimo. Sono l’ultima barriera della Casta prima dell’urna. Ci vediamo in Parlamento e subito dopo in tribunale. Preparate il quinto dello stipendio se ne avete uno”.

“Come si comporterà concretamente? Cercherà anzitutto di non “contaminarsi”, tendendo a far gruppo come capitava alla prima Lega. La distinzione tra “noi” e “loro” è decisiva per il M5s: nel momento esatto in cui rischia di somigliare agli “altri”, la sua forza decade. Il mandato di milioni di elettori è chiaro: si vota M5s perché faccia pulizia, perché “mandi tutti a casa”; perché si concretizzi come virus benefico nel sistema infetto della politica”.

“i parlamentari dovranno rifiutare l’appellativo di ‘onorevole’ e optare per il termine ‘cittadina’ o ‘cittadino'”;

“Un po’ Don Chisciotte e un po’ Savonarola”

“È il mito dell'”uno conta uno”, della mamma casalinga che potrebbe divenire ministro dell’Economia: della “semplicità” da contrapporre alla “complessità”.

“la milizia inter-nauta dei marziani grillini continuerà a cortocircuitare la politica. Sperando di generare, attraverso choc sistematici, un effetto in qualche modo salvifico”.

“Il loro tempo è finito. Ci riprenderemo i nostri soldi”

“Niente onorevole, sarà Cittadino del MoVimento 5 Stelle, il leader sarà il MoVimento”.

“Voi dovete punire non solo i traditori, ma anche gli indifferenti; dovete punire chiunque sia apatico nella Repubblica e non faccia nulla per essa; giacché, dopo che il popolo ha manifestato la sua volontà, tutto ciò che si oppone ad essa si pone fuori del popolo sovrano, e tutto ciò che è fuori del popolo sovrano è nemico”.

Saint-Just, 10 ottobre 1793

Nessuno ha capito (neanche i grillini: chiedete e ve ne renderete conto) come i due sessantenni rivoluzionari Grillo e il guru capellone Casaleggio intendano rilanciare l’economia. Sono ben altri i loro interessi:

http://www.lastampa.it/2012/05/26/italia/politica/grillo-e-l-ombra-di-casaleggioil-guru-con-il-mito-di-re-artu-HTkcdZOw3zpCfJ13VuQXYL/pagina.html

Sono in guerra:

http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/siamo-in-guerra.php

Il MoVimento è contrario a qualunque infrastruttura strategica, è favorevole ad ulteriori tagli alla spesa pubblica, non si è espresso sugli eurobond (“mai finché sarò in vita” – Angela Merkel, giugno 2012), né sulla Tobin Tax. Non si sa neppure come intenda finanziare il reddito di cittadinanza (misura che condivido). Leggete le interviste ai candidati penta-stelle: sanno bene che le riforme che propongono costano e che a quei costi devono aggiungere l’abolizione dell’IMU, però rispondono che bisogna tagliare i costi della politica e dell’amministrazione pubblica e porre fine alle pensioni d’oro.

Ci saranno 100 parlamentari che non hanno la più pallida idea di quale sia la linea del movimento su tutte le questioni cruciali del presente e del futuro – si vedrà – o che voteranno indiscriminatamente contro le grandi opere (quelle che hanno salvato l’America dalla Depressione).

563550_412620878826678_1887957458_n

http://www.polisblog.it/post/51397/elezioni-2013-beppe-grillo-e-i-20-punti-per-uscire-dal-buio

Proposte su come rilanciare l’economia e combattere il precariato? Nulla. Posizione del MoVimento sull’Unione Europea e l’eurozona? Vedremo. Democrazia interna? Grillo urla, dissidenti espulsi (specie se emiliani, che hanno una mortalità altissima). Democrazia esterna? Il popolo deve decidere con la democrazia diretta. Le banche? Si vedrà. Competenza degli eletti? Meglio dilettanti che professionisti della politica (= tempi lunghissimi in Parlamento).

Camaleonticamente, il M5S vuole essere qualunque cosa per chiunque, senza scontentare nessuno (un po’ come Obama).

Il vuoto con la fuffa vittimista intorno. Niente di pericoloso. Davvero. È la riedizione digitale del Fronte dell’Uomo Qualunque del commediografo e giornalista Guglielmo Giannini (Grillo è comico e giornalista), che si sciolse spontaneamente quando si avvicinò la prospettiva di dover governare e tutte le sue contraddizioni emersero virulentemente:

http://it.wikipedia.org/wiki/Fronte_dell%27Uomo_Qualunque

PD+ MONTI

inciucio

L’entità del crollo del Pil italiano è chiaramente il risultato delle politiche di austerità di Mario Monti, imposte su un’economia già in recessione quando entrò in carica

Wolfgang Munchau, Financial Times, 18 febbraio 2013

È la scelta più gradita all’establishment. L’Hindenburg italiano, Giorgio Napolitano (“il mio comunista preferito”, Henry Kissinger), non potrebbe desiderare di meglio.

L’austerità del nuovo Heinrich Brüning italiano con l’appoggio, come nella Germania di Weimar, dei “socialdemocratici”. L’altra volta non è finita troppo bene. Ha vinto un demagogo sfruttando il rancore popolare nei confronti degli affamatori. Il suo trionfo è costato la vita a quasi il 10% della popolazione tedesca. Ma qui siamo in Italia: ci sono cialtroni assortiti, un comico ed un Buffon che dichiara di essere “un sostenitore accanito di Monti”, per via di “valutazioni personali d’istinto”. Il giacobinismo neopuritano grillista non ha certo l’intransigenza e la radicalità dei rottamatori salvifici del passato.

Il PD, spostandosi sempre più al centro e continuando a perdere voti (ed iscritti) ad ogni tornata elettorale, sta riuscendo nella fantastica impresa di non vincere delle elezioni che aveva già in tasca. A porta vuota, Bersani spara in tribuna.

merkel

La fraudolenta teologia economica anglo-tedesca accolta da Bersani e Monti:
1. Mantenere il tenore di vita dei cittadini tedeschi nel loro complesso in sostanziale e costante declino (i redditi medi reali sono scesi del 4,5% tra il 2000 ed il 2010, mentre l’economia è cresciuta);
2. Far crollare quello delle fasce povere (redditi reali per il 20% più povero in diminuzione del 16% tra il 2000 ed il 2010);
3. Far aumentare la disuguaglianza (record tedesco tra il 1990 ed il 2010, con un aumento di ben 4 punti nel coefficiente di Gini);
4. Avere un boom di precariato (mini-jobs) che offre pochi diritti, nessuna sicurezza e nessun potere contrattuale;
5. Avere un boom del numero di lavoratori la cui sopravvivenza, a causa dei loro bassi redditi, dipende dal welfare finanziato dai contribuenti;
6. Ridurre sensibilmente i consumi interni attraverso queste misure;
7. Aumentare le esportazioni attraverso le suddette misure (costo del lavoro in caduta in conseguenza del fatto i salari non hanno tenuto il passo con la produttività o l’inflazione);
8. Avere una moneta il cui valore non riflette la forza competitiva del paese (dal momento che è svalutata come risultato della depressione economica degli altri membri dell’unione);
9. Insistere sul dimagrimento dello stato, i tagli ai servizi pubblici ed al welfare, la privatizzazione e ‘liberalizzazione’ del mercato del lavoro in altri stati membri. Insistere su tutto questo a prescindere dalle circostanze in cui si trova ad operare il governo sotto pressione (che sia la Grecia in deficit disastroso o l’Irlanda che aveva un bilancio in attivo fino al collasso bancario: pari sono);
10. Cercate di bandire per sempre qualunque politica economica che non sia neoliberista, indipendentemente dalla volontà popolare o degli stessi governi e parlamenti, insistendo sulla verifica ed approvazione dei bilanci da parte delle autorità europee e sull’austerità,a prescindere dalle conseguenze per le popolazioni (es. disoccupazione giovanile sopra il 50%);

PDL+LEGA NORD

miele-ambrosoli-berlusconi-211751

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/03/berlusconi-e-le-tasse/

http://www.aldogiannuli.it/2013/02/il-nodo-lombardo/

SEL+RIVOLUZIONE CIVILE

524765_4803224291903_63529538_n

In tutta Europa, e anche negli Stati Uniti per certi versi, la gente protesta contro le politiche di austerità, tenta di organizzarsi dal basso per rompere la gabbia dei sacrifici. In Italia, dove pure abbiamo una certa tradizione quanto a movimenti sociali, tantissime delle persone che potrebbero mobilitarsi si limitano ad aspettare il giorno delle elezioni, per poter sostituire quelli della “Casta” con altri eletti, che peraltro non si sa come vengano scelti e messi in lista. Come se questo davvero potesse cambiare la situazione.

Anche a questa contraddizione è legata l’urgenza di scrivere questo libro, che si rivolge a tutti quelli che orientano la loro rabbia verso obiettivi sbagliati e alla ricerca di soluzioni inesistenti. Grillo non è la risposta giusta perché risponde ad una domanda erronea in partenza. Grillo non risponde alla domanda “Come facciamo a costruire altre relazioni di potere e di produzione?”. Oppure, non si chiede: “Come si fa a ottenere una più equa distribuzione della ricchezza?”. La domanda alla quale risponde Grillo è “Come si fa ad andare nei palazzi del potere al posto di quelli là?”.

Giuliano Santoro (intervista)

http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=10421&cpage=1#comment-17232

Il primo supererà la soglia del 10% grazie al PD, il secondo supererà quella del 4%. Prima o poi formeranno un Syriza italiano, dato che i loro programmi sono pressoché indistinguibili. C’è bisogno di più sinistra contro il pensiero unico globale che ci vuole sempre più simili a Singapore

http://bultrini.blogautore.repubblica.it/category/singapore/

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/07/25/singapore-isola-senza-crisi-dei-pionieri-del.html

FARE PER FERMARE IL DECLINO

Vignette-Giannino-Master1

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/21/giannino-e-morto-viva-giannino/

Riformismo vs Populismo (Barbara Spinelli, la Repubblica)

riformismo-vs-populismo-invito

Dopo il 25 febbraio si peseranno i voti e Vendola deciderà il suo futuro. Da un lato c’è la possibilità di definirsi come sinistra di governo, nella speranza di non ripetere l’esperienza suicida dell’Ulivo. Dall’altro c’è il vortice del populismo. Vendola peserà, valuterà, ma forse sarà abbastanza abile da evitare un errore fatale.

Stefano Folli, Il Sole 24 Ore, 7 febbraio 2013

[Barbara Spinelli, quando si ricorda che l’europeismo, da solo, non risolverà la crisi, è magnifica]

“Se anche Keynes è un estremista”, la Repubblica, 6 febbraio 2013

“I PRÌNCIPI che ci governano, il Fondo Monetario, i capi europei che domani si riuniranno per discutere le future spese comuni dell’Unione, dovrebbero fermarsi qualche minuto davanti alla scritta apparsa giorni fa sui muri di Atene: “Non salvateci più!“, e meditare sul terribile monito, che suggella un rigetto diffuso e al tempo stesso uno scacco dell’Europa intera. Si fa presto a bollare come populista la rabbia di parte della sinistra, oltre che di certe destre, e a non vedere in essa che arcaismo anti-moderno.

A differenza del Syriza greco le sinistre radicali non si sono unite (sono presenti nel Sel di Vendola, nella lista Ingroia, in parte del Pd, nello stesso Movimento 5 Stelle), ma un presagio pare accomunarle: la questione sociale, sorta nell’800 dall’industrializzazione, rinasce in tempi di disindustrializzazione e non trova stavolta né dighe né ascolto. Berlusconi sfrutta il malessere per offrire il suo orizzonte: più disuguaglianze, più condoni ai ricchi, e in Europa un futile isolamento. Sul Messaggero del 30 gennaio, il matematico Giorgio Israel denuncia l’astrattezza di chi immagina “che un paese possa riprendersi mentre i suoi cittadini vegetano depressi e senza prospettive, affidati passivamente alle cure di chi ne sa“. Non diversa l’accusa di Paul Krugman: i governanti, soprattutto se dottrinari del neoliberismo, hanno dimenticato che “l’economia è un sistema sociale creato dalle persone per le persone“.

Questo dice il graffito greco: se è per impoverirci, per usarci come cavie di politiche ritenute deleterie nello stesso Fmi, di grazia non salvateci. Non è demagogia, non è il comunismo che constata di nuovo il destino di fatale pauperizzazione del capitalismo. È una rivolta contro le incorporee certezze di chi in nome del futuro sacrifica le generazioni presenti, ed è stato accecato dall’esito della guerra fredda.

Da quella guerra il comunismo uscì polverizzato, ma la vittoria delle economie di mercato fu breve, e ingannevole. Specie in Europa, la sfida dell’avversario aveva plasmato e trasformato il capitalismo profondamente: lo Stato sociale, il piano Marshall del dopoguerra, il peso di sindacati e socialdemocrazie potenti, l’Unione infine tra Europei negli anni ’50, furono la risposta escogitata per evitare che i popoli venissero tentati dalle malie comuniste. Dopo la caduta del Muro quella molla s’allentò, fino a svanire, e disinvoltamente si disse che la questione sociale era tramontata, bastava ritoccarla appena un po’.

È la sorte che tocca ai vincitori, in ogni guerra: il successo li rende ebbri, immemori. Facilmente degenera in maledizione. Le forze accumulate nella battaglia scemano: distruggendo il consenso creatosi attorno a esse (in particolare il consenso keynesiano, durato fino agli anni ’70) e riducendo la propensione a inventare il nuovo. Forse questo intendeva Georgij Arbatov, consigliere di politica estera di molti capi sovietici, quando disse alla fine degli anni ’80: “Vi faremo, a voi occidentali, la cosa peggiore che si possa fare a un avversario: vi toglieremo il nemico”. Quando nel 2007-2008 cominciò la grande crisi, e nel 2010 lambì l’Europa, economisti e governanti si ritrovarono del tutto impreparati, sorpassati, non diversamente dal comunismo reale travolto dai movimenti nell’89.

È il dramma che fa da sfondo alle tante invettive che prorompono nella campagna elettorale: gli attacchi dei centristi a Niki Vendola e alla Cgil in primis, ma anche al radicalismo della lista Ingroia, a certe collere sociali del Movimento 5 stelle, non sono una novità nell’Italia dell’ultimo quarto di secolo. Sono la versione meno rozza della retorica anticomunista che favorì l’irresistibile ascesa di Berlusconi, poco dopo la fine dell’Urss, e ancora lo favorisce. Il nemico andava artificiosamente tenuto in vita, o rimodellato, affinché il malaugurio di Arbatov non s’inverasse. Se la crisi economica è una guerra, perché privarsi di avversari così comodi, e provvidenzialmente disuniti? Quando Vendola dice a Monti che occorrerà accordarsi sul programma, nel caso in cui la sinistra governasse col centro, il presidente del Consiglio alza stupefatto gli occhi e replica: “Ma stiamo scherzando?”, quasi un impudente eretico avesse cercato di piazzare il suo Vangelo gnostico nel canone biblico. Anche i difensori di Keynes sono additati al disprezzo: non sanno, costoro, che la guerra l’hanno persa anch’essi, nelle accademie e dappertutto?

In realtà non è affatto vero che l’hanno persa, e che lo spettro combattuto da Keynes sia finito in chiusi cassetti. Quando in Europa riaffiora la questione sociale  –  la povertà, la disoccupazione di massa  –  non puoi liquidarla come fosse una teoria defunta. È una questione terribilmente moderna, purtroppo. La ricetta comunista è fallita, ma il capitalismo sta messo abbastanza male (non quello della guerra fredda: quello decerebrato e svuotato dalla fine della guerra fredda). Non è rovinato come il comunismo sovietico, ma di scacco si tratta pur sempre.

È un fallimento non riuscire ad ascoltare e integrare le sinistre che in tantissime forme (anche limitandosi a combattere illegalità e corruzione politica) segnalano il ritorno non di una dottrina ma di un ben tangibile impoverimento. Prodi aveva visto giusto quando scommise sulla loro responsabilizzazione, e li immise nel governo. Fu abbattuto dalla propaganda televisiva di Berlusconi, ma la sua domanda non perde valore: come fronteggiare le crisi se non si coinvolge il malcontento, compreso quello morale? Ancor più oggi, nella recessione europea che perdura: difficile sormontarla senza il rispetto, e se possibile il consenso, dei nuovi dannati della terra. Forse abbiamo un’idea falsa delle modernità. Moderno non è chi sbandiera un’idea d’avanguardia. È, molto semplicemente, la storia che ci è contemporanea: che succede nei modi del tempo presente. Se la questione sociale ricompare, questa è modernità e moderni tornano a essere il sindacalismo, la socialdemocrazia, che per antico mestiere tentano di drizzare le storture capitaliste  –  con il welfare, la protezione dei più deboli. Sono correzioni, queste sì riformatrici, che non hanno distrutto, ma vivificato e potenziato il capitalismo. È la più moderna delle risposte, oggi come nel dopoguerra quando le democrazie del continente si unirono.

Non a caso viene dal più forte sindacato d’Europa, il Dgb tedesco, una delle più innovative proposte anti-crisi: un piano Marshall per l’Europa, gestito dall’Unione, simile al New Deal di Roosevelt negli anni ’30. Dicono che i vecchi rimedi keynesiani  –  welfare, cura del bene pubblico  –  accrescono l’irresponsabilità individuale e degli Stati, assuefacendoli all’assistenza. Paventato è l’azzardo morale: bestia nera per chi oggi esige duro rigore. L’economista Albert Hirschman ha spiegato come le retoriche reazionarie abbiano tentato, dal ‘700-800, di bloccare ogni progresso civile o sociale (Retoriche dell’intransigenza, Il Mulino). Fra gli argomenti prediletti ve ne sono due, che nonostante le smentite restano attualissimi: la tesi della perversità, e della messa a repentaglio. Ogni passo avanti (suffragio universale, welfare, diritti individuali) perfidamente produce regresso, o mette a rischio conquiste precedenti. “Questo ucciderà quello”, così Victor Hugo narra l’avvento del libro stampato che uccise le cattedrali. Oggi si direbbe: welfare o redditi minimi garantiti creano irresponsabilità. Quanto ai matrimoni gay, è la cattedrale dell’unione uomo-donna a soccombere, chissà perché.

Non è scritto da nessuna parte che la storia vada fatalmente in tale direzione. In astratto magari sì, ma se smettiamo di dissertare di “capitale umano” e parliamo di persone, forse l’azzardo morale diventa una scommessa vincente, come vincente dimostrò di essere nei secoli passati”.

Barbara Spinelli, la Repubblica, 06 febbraio 2013

http://www.repubblica.it/politica/2013/02/06/news/spinelli_keynes-52040796/

Uscita dall’eurozona = rivoluzione + guerra civile

Bruno Tabacci (economista ed esperto di politiche industriali, oltre che politico) ha ragione e mi spiace che l’abbiano tagliato per dare spazio solo a Bagnai.

Bagnai dovrebbe leggere quel che cita, cosa che io ho fatto e dovrebbe rendersi conto che gli hedge fund stanno attaccando l’eurozona per distruggere l’Unione Europea e l’élite europea li sta aiutando.

Il responsabile principale della crisi dell’eurozona non è l’euro ma sono il sistema finanziario globale e la classe dirigente europea. Tsipras ha ragione da vendere a voler restare nell’euro creando una coalizione di paesi PIIGS (e non solo) che spingano con determinazione per delle riforme strutturali radicali, salvando l’Unione Europea. Chi preme per la sua frantumazione sta facendo il gioco di oligarchie interessate unicamente ad addivenire ad una separazione tra Europa di serie A (teutonica) e quella di serie B (le merdacce private di pressoché ogni margine di sovranità), che per di più provocherebbe la disgregazione di Italia e Spagna (Padania e Alto Adige chiederebbero di andarsene al più presto, la cosa non avverrebbe pacificamente ed il Trentino, una provincia complessivamente lealista, si troverebbe presa in mezzo)

E’ scandaloso che Messora e Bagnai, pur di restare fedeli alle loro posizioni, siano disposti a non investigare su chi siano i loro compagni di viaggio.
Ecco chi sono.

A luglio del 2012 l’equipe di analisi diretta da Roger Bootle, economista neoliberista (ex HSBC), ha vinto le 250,000 sterline del Premio Wolfson per l’Economia con uno studio su come spezzare l’eurozona conservando un euronucleo forte e riesumando le vecchie valute di Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia e Grecia.

Secondo l’analisi la riconfigurazione economicamente ottimale della zona euro vedrebbe il mantenimento di un nucleo nordico (neo-carolingio, NdR) che incorpori Germania, Austria, Paesi Bassi, Finlandia e Belgio, paesi che hanno strutture economiche compatibili e possono formare un’area valutaria ottimale. La Vallonia potrebbe però essere sacrificata e la Francia verrebbe accettata solo per ragioni di opportunità politica. Non ci sarebbe un’eurozona di serie B perché i paesi esclusi non avrebbero interesse a coordinarsi e non hanno rapporti economici tali da giustificare una qualche sorta di unione. In alternativa, il nucleo neocarolingio potrebbe abbandonare l’attuale eurozona, dotandosi di un proprio euromarco.

Sempre secondo il parere di questi analisti finanziari neoliberisti, i divari sono tali che è altamente improbabile che il nuovo assetto possa essere provvisorio. Nessun escluso potrà rientrare dal retro, neppure dopo le più drastiche “terapie” di austerità.

L’evento, che viene definito paragonabile al collasso dell’Impero Austro-Ungarico o dell’Unione Sovietica, avverrebbe all’insaputa dei cittadini dei suddetti paesi (!!!) per “evitare il caos” (fuga di capitali, corse agli sportelli bancari) e non è prevista la consultazione referendaria dei cittadini. Cittadini che non sarebbero troppo felici di vedere un crollo del PIL del 10-20%, un analogo balzo dell’inflazione (con il costo dell’energia alle stelle), la massiccia riduzione dei salari e del potere d’acquisto, l’evaporazione dei propri risparmi (con il blocco dei bancomat per evitare che possano tirar fuori quanti più euro sia possibile finché sono in tempo) e l’umiliazione di essere trattati come dei paria dalle altre nazioni europee.

Questi sono piani che sembrano ideati da “intelligenze artificiali” prive di compassione, umanità e radicalmente utilitaristiche.
In questo scenario, entro non più di un anno, io e milioni di altri cittadini dei paesi PIIGS saremmo costretti a rubare per vivere o a sfasciare tutto (= rivoluzione).

http://www.policyexchange.org.uk/images/WolfsonPrize/wep%20shortlist%20essay%20-%20roger%20bootle.pdf

Questo è lo studio che, criminalmente, Bagnai cita a sostegno della sua tesi che i PIIGS dovrebbero abbandonare l’euro! Bagnai ha riserve d’argento e oro nascoste da qualche parte? Lo sa che sono metalli non  commestibili?

Il premio Wolfson, dell’ammontare di 250mila euro, assegnato a chi avesse trovato il modo di smantellare l’eurozona nel modo meno doloroso possibile, è stato indetto da un barone e finanziere inglese neoliberista che l’ha intitolato a se stesso, per il tramite del più influente think tank di destra in Gran Bretagna (Policy Exchange)! Tra i 5 valutatori: FRANCESCO GIAVAZZI (iperliberista consulente del FMI), un ex consulente della Banca d’Inghilterra, un ex consulente della Bundesbank e del governo tedesco, un ex consigliere di Tony Blair, il criminale di guerra.

A Bagnai va bene tutto questo? E’ in sintonia con GIAVAZZI e la Bundesbank? Ha letto quello studio prima di citarlo favorevolmente? Con che coscienza propone agli Italiani di prendere decisioni drammatiche, potenzialmente catastrofiche, contestando i suoi critici con questo tipo di supporti teorici, non a caso divulgati ampiamente dal Financial Times e dall’Economist, che fin dall’inizio si sono schierati dalla parte degli avvoltoi degli hedge fund? Non gli è squillato un campanello d’allarme in testa?

Il premio Wolfson è assegnato dall’élite a chiunque compiaccia le aspettative dell’élite. Era davvero così difficile dedicare 5 minuti del proprio tempo sulla rete per capire chi lo assegna e a chi è stato assegnato? Perché proprio i politici bavaresi e Wolfgang Schäuble, che sono i più accesi fautori dell’euromarco, non hanno fatto altro che perorare la causa dell’espulsione della Grecia? Vogliono il bene dei Greci?

Oppure poteva informarsi sulle ragioni per cui Tsipras, invece di guadagnare migliaia di voti facili, ha insistentemente rifiutato di inserire nel suo programma l’uscita della Grecia dall’eurozona. Gli economisti greci che hanno formulato il programma economico di Syriza sono dei fessi o dei mostri che se ne infischiano delle sofferenze dei loro concittadini e delle loro famiglie? Come mai Syriza e Tsipras sono detestati da tutti i maggiori quotidiani finanziari internazionali e demonizzati dalla troika se in effetti sono i massimi responsabili della continua presenza della Grecia nell’eurozona, che in teoria dovrebbe incontrare i loro favori?

Bagnai (e Messora e gli altri) avrebbe anche potuto chiedersi come mai oltre tre quarti dei Greci, nonostante tutto quel che stanno patendo da anni, siano ancora intenzionati a restare nell’eurozona. Tutti fessi? E perché allora sostenere che hanno impedito ai Greci di votare per l’uscita dall’eurozona? Il referendum avrebbe visto il trionfo del no all’uscita. Perché queste cose Bagnai non le dice? Dov’è l’onestà intellettuale? A che gioco sta giocando il Fatto Quotidiano?

*****

Ettore Livini, “Grecia, il ritorno della dracma costerebbe 11mila euro all’anno per ogni europeo”

Il ritorno della dracma, se mai succederà, “non sarà indolore né per la Grecia né per la Ue”, ha garantito Per Jansson, numero due della Banca di Svezia (che non è parte in causa, NdR).

IL PRIMO ATTO

Il primo atto del possibile Calvario è già scritto: un fine settimana, a mercati chiusi, Atene formalizzerà a Bruxelles la sua uscita dalla moneta unica. Poi sarà il caos. La Banca di Grecia convertirà dalla sera alla mattina depositi, crediti e debiti in dracme, agganciandoli al vecchio tasso di cambio con cui il Paese è entrato nell’euro nel 2002: 340,75 dracme per un euro. Si tratta di un valore virtuale: alla riapertura dei listini, prevedono gli analisti, la nuova moneta ellenica si svaluterà del 40-70 per cento. Per evitare corse agli sportelli (i conti correnti domestici sono già calati da 240 a 165 miliardi in due anni), Atene sarà costretta a sigillare i bancomat, limitare i prelievi fisici allo sportello e imporre rigidi controlli ai movimenti di capitali oltrefrontiera.

IL PIL GIU’ DEL 20%

L’addio all’euro costerà carissimo ai greci: il Prodotto interno lordo, calcolano alcune proiezioni informali del Tesoro, potrebbe crollare del 20 per cento in un anno. I redditi andrebbero a picco, l’inflazione rischia di balzare del 20 per cento. Il vantaggio di competitività garantito dal “tombolone” della dracma sarà bruciato subito. La Grecia – che a quel punto non avrebbe più accesso ai mercati – sarà costretta a finanziare le sue uscite (stipendi e pensioni) solo con le entrate (tasse) senza potersi indebitare. E non potrà più contare né sui 130 miliardi di aiuti promessi dalla Trojka, nei sui 20,4 miliardi di fondi per lo sviluppo stanziati da Bruxelles. Di più: i costi delle importazioni (43 miliardi tra petrolio e altri beni di prima necessità nel 2011) schizzerebbero alle stelle mettendo altra pressione sui conti pubblici. Un Armageddon che rischia di far passare il memorandum della Trojka per una passeggiata. Il colpo di grazia per una nazione in ginocchio, reduce da cinque anni di recessione che hanno bruciato un quinto della sua ricchezza nazionale e con la disoccupazione al 21,7 per cento.

TORNANO I DAZI

In questa tragedia greca, l’Europa non avrà solo il ruolo di spettatore. Il pedaggio a carico del Vecchio continente – che un minuto dopo il ritorno della dracma potrebbe imporre dazi alle merci elleniche – è salatissimo. L’effetto contagio, tanto per cominciare, si tradurrà in una Caporetto per i mercati e una via crucis per Italia e Spagna. Gli spread, calcolano gli algoritmi di Sungard, potrebbero salire del 20 per cento, le borse scendere del 15 per cento. Ma è solo l’antipasto. La Grecia – dove le banche saranno nazionalizzate – smetterà di pagare i debiti anche ai privati e così lo tsunami della dracma travolgerà diversi istituti di credito e molte imprese continentali. Una matassa inestricabile (anche legalmente), molto peggio di quella della Lehman che nel 2008 ha mandato in tilt il mondo.

I CALCOLI DI UBS

Italiani e spagnoli, ha calcolato Ubs un anno fa, pagherebbero tra i 9.500 e gli 11.500 euro a testa all’anno per l’addio all’euro di Atene. I tedeschi poco meno. Le cifre vanno aggiornate al rialzo: il debito di Atene a fine 2009 (301 miliardi) era tutto controllato da privati. Ora, grazie alla ristrutturazione, è sceso a 266 miliardi. E ben 194 sono in mano a paesi Ue, Bce e al Fondo Monetario. Se la Grecia non onorerà i suoi impegni come ha fatto l’Argentina, l’Apocalisse europea è belle e servita.

http://www.repubblica.it/economia/2012/05/15/news/grecia_il_ritorno_della_dracma_costerebbe_11mila_euro_all_anno_per_ogni_europeo-35060321/

*****

PREVISIONI DI NOMURA

http://www.forexinfo.it/Grecia-fuori-dall-euro-Nomura-fa

*****

“La mancanza di un processo costituzionale (o permesso da un trattato) per uscire dalla zona euro ha una solida logica solida alle spalle. Il punto di creare la moneta comune era quello di convincere i mercati che si trattava di un’unione permanente che avrebbe assicurato perdite enormi per chiunque avesse osato scommettere contro la sua solidità. Una singola uscita basta ad abbattere questa solidità percepita. Come una piccola crepa in una possente diga, un’uscita greca porterà inevitabilmente al collasso l’edificio…Nel momento in cui la Grecia viene spinta fuori accadranno due cose: una massiccia fuga di capitali da Dublino, Lisbona, Madrid, ecc, seguita dalla riluttanza della BCE e di Berlino ad autorizzare liquidità illimitata alle banche e stati. Questo comporta il fallimento immediato di interi sistemi bancari, nonché dell’Italia e della Spagna. A quel punto, la Germania dovrà affrontare una terribile dilemma: mettere a repentaglio la solvibilità dello stato tedesco (devolvendo alcune migliaia di miliardi di euro per salvare ciò che resta della zona euro) o salvare se stessa, abbandonando la zona euro. Non ho alcun dubbio che sceglierà la seconda. E poiché questo significa strappare una serie di trattati e carte dell’UE e della BCE, l’Unione Europea, di fatto, cesserà di esistere”.

http://yanisvaroufakis.eu/2012/05/31/interviewed-by-fxstreet-com-on-grexit/

*****

L’uscita dall’eurozona sarebbe una catastrofe pazzesca e, soprattutto, è esattamente quel che vogliono gli hedge fund, che puntano proprio a quell’esito per spolpare le carcasse degli stati lasciati dietro. Non per altro hanno cominciato attaccando proprio quelli. È quel che fanno i predatori: separano le prede più deboli dal branco e poi le aggrediscono assieme.

Bagnai & co sbagliano e se la gente li prenderà sul serio ci porteranno alla catastrofe.

La troika va combattuta dall’interno dell’eurozona e le riforme strutturali si dovranno fare assieme, con i PIIGS che finalmente fanno fronte comune, dopo essersi liberati delle attuali classi dirigenti corrotte ed incompetenti, e pretendono i cambiamenti necessari.

Yanis Varoufakis: “Questo significa che la Grecia dovrebbe sorridere e sopportare la misantropa idiozia del pacchetto di salvataggio-austerità imposto dalla troika (UE-BCE-FMI)? Certo che no. Dovremmo certamente fare il default. Ma all’interno della zona euro. (Vedi qui  per questo argomento.) E utilizzare la nostra disponibilità al default come una strategia di contrattazione con la quale realizzare un New Deal per l’Europa (nel modo che ho descritto qui )”.

http://vocidallestero.blogspot.it/2012/05/per-varoufakis-la-grecia-non-puo.html

Qui la sua proposta di soluzione (eminentemente ragionevole)

IN ITALIANO (ACCENNI): https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/04/la-modesta-proposta-per-superare-la-crisi-delleuro-di-yanis-varoufakis/

IN INGLESE (TESTO COMPLETO):

http://yanisvaroufakis.eu/2012/05/15/the-modest-proposal-for-overcoming-the-eurozone-crisis-version-3-0/

Se seguiremo i consigli di Bagnai ci sarà una rivoluzione (con relativa contro-rivoluzione) entro pochi anni e tutte le peggiori tipologie umane si sfideranno per arrivare al potere.
http://fanuessays.blogspot.it/2012/01/se-incontrate-questo-tipo-di.html

*****

UNA POSTILLA

Qualcuno che conosce Alberto Bagnai (goofynomics) può spiegargli che trattare come sterco tutto quello che non è in linea con il suo pensiero e come degli imbecilli quelli che non la pensano come lui diminuisce il potere persuasivo dei suoi articoli?

Mi rendo conto che, in una certa misura, sia un rischio che corriamo (e una trappola in cui caschiamo) tutti noi che ci troviamo a combattere contro un paradigma dominante palesemente errato e criminale ma tenuto in vita dai media; tuttavia su goofynomics si esagera e c’è davvero pochissimissimo spazio e rispetto per visioni alternative.

Quando gli amici FB mi chiedono di leggerlo mi domandano un vero e proprio sacrificio, perché davvero faccio fatica ad esaminarlo obiettivamente, mi mette subito a disagio e mi irrita. Sono sicuro di non essere il solo. Non saprei dire se Bagnai sia peggiorato o sia io ad essere diventato sempre più sensibile, ma sta diventando un problema.

Questo sfogo nasce dalla lettura del seguente articolo:

http://goofynomics.blogspot.ch/2012/11/piccoli-prodi-friniscono.html

Anch’io, come lui, ho poca pazienza per diversi aspetti del grillismo, però qui mi pare ci sia cattiveria gratuita (anche nel dibattito che segue), un livore che eccede i limiti della disputa e che comincia davvero a mostrare dinamiche da cultismo, da inquisizione puritana. La cosa non mi piace per niente perché lo vedo succedere sempre più spesso in diverse sedi e mi spaventa l’idea di finire così.

 

La resistibilissima ascesa di Alba Dorata e dell’estrema destra

Per Antonis Samaras la società «nel suo insieme» è minacciata dai populisti dell’estrema sinistra e «da qualcosa che non si era mai visto prima nel nostro Paese: la crescita di un partito dell’estrema destra, si potrebbe dire fascista, neonazista»

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-10-05/grecia-appello-samaras-senza-093428.shtml?uuid=Ab9g5moG

Il vero bersaglio non è l’estrema destra, che rimarrà marginale ed è inchiodata da mesi al 10% nonostante le sue distribuzioni di cibo gratuito.
Il premier Samaras vorrebbe far credere a Greci ed Europei che la Grecia è messa come Weimar e che l’alternativa a chi governa è il “populismo di sinistra” o un nuovo Hitler.

Tuttavia in Grecia, quando i partiti responsabili del disastro saranno finalmente rispediti a casa, andrà al potere Tsipras, che è l’esatto opposto di Hitler e non è più populista di un Roosevelt o di un De Gaulle.

Sinistramente rassomigliante a quella nazista è invece la spietatezza adoperata dalla troika ai danni di milioni di Greci, con la connivenza dei partiti di governo.

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/07/arbeit-macht-frei-cari-greci-quando-lo-capirete/

È la classica strategia neoliberista. Pur essendo un’ideologia assolutamente radicale ed incompatibile con la democrazia, si propaganda come forza moderata che protegge la popolazione dagli estremismi di destra e di sinistra.

Dunque teniamo presente che:

  • Alba Dorata non gode dell’appoggio dell’establishment, a differenza di Hitler;
  • Hitler ha perso di brutto le ultime elezioni prima dell’incendio del Reichstag (-2.000.000 di voti), ma è arrivato al potere per gentil concessione di industria e finanza tedesche;
  • Tsipras, diversamente dai socialdemocratici di Weimar, è percepito come il nuovo che avanza e, diversamente dai comunisti di Weimar, non è percepito come eversivo;
  • Ogni volta che rischiano di perdere, i partiti dell’establishment tirano in ballo la minaccia dell’estrema destra per ricompattare l’elettorato moderato (cf. Sarkozy, Cameron);
  • Le elezioni comprese tra il 2008 ed il 2012 non hanno visto nessuna inesorabile avanzata dell’estrema destra ed è semmai stata la sinistra – in termini di voti e di orientamento al voto – a giovarsi elettoralmente delle folli politiche di austerità imposte all’eurozona;
  • Adesso c’è internet che permette di informare la gente ed ostacolare le manipolazioni: così un altro “incendio del Reichstag”/11 settembre sarebbe immediatamente inteso da milioni di persone come un false flag (un auto-attentato)

Certo, se invece ci convinciamo che nel nostro futuro ci possono essere solo dittature orwelliane à la 1984 e che le forze dell’ordine sono congenitamente fasciste ed irrimediabilmente schierate dalla parte del potere allora non c’è dubbio che riusciremo a far avverare le profezie più cupe.
Ma le cose non stanno così:
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/28/le-rivoluzioni-si-fanno-con-lappoggio-delle-forze-dellordine-la-lezione-spagnola/

Servono meno allarmismi (Samaras dimostra che sono utili allo status quo) e più costruzione di alternative politiche
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/25/un-progetto-politico-per-un-mondo-nuovo/

e morali
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/05/la-democrazia-nella-via-lattea-dirittidoveri-di-un-mondo-nuovo/

perché le avanzate si contrastano con le idee, non ingigantendo i successi di formazioni destinate comunque a restare marginali.

Qualcuno vuole uccidere Beppe Grillo? (di Aldo Giannuli)

La premessa è che a me non piace Beppe Grillo e sospetto che il suo movimento stia dirottando forze importanti per il cambiamento in direzioni che non porteranno ad un reale cambiamento, almeno non al cambiamento auspicabile. Ma la colpa è della sinistra, che non ha saputo creare un Alexis Tsipras, unendosi in un Syriza italiano. Se in Italia ci saranno rivolte sanguinose nei prossimi mesi la sinistra non sarà esente da responsabilità, per aver scelto la strada delle beghe interne (sinistra-sinistra) e dell’inciucio neoliberista (PD). Naturalmente si darà tutta la colpa a Grillo & co. (e Monti-Napolitano non perderanno occasione per farlo, nella speranza che la gente continui a non capire una fava di quel che sta succedendo in Italia e nell’Occidente).
Detto questo, auguro a lui di vivere a lungo ed al suo movimento di evolvere fino a scegliere la strada dell’unità con le forze di sinistra che vogliano costruire una reale alternativa al sistema mostruoso in cui viviamo.

Ecco il pezzo dell’ottimo Aldo Giannuli.
“Qualche giorno fa, Beppe Grillo, lamentando la violenza degli attacchi rivoltigli sia on line che sulla stampa, ha scritto: “E dopo cosa verrà? Dal tiro al bersaglio metaforico, si passerà a quello reale? L’informazione sta sconfinando in molti casi in istigazione a delinquere come avvenne negli anni di piombo. Li diffami,  li isoli e poi qualcuno li elimina”. Una frase buttata là senza troppo peso, ma che ha scatenato una buriana di reazioni: “Grillo piagnone, vittimista, lo fa solo per farsi pubblicità…” Fra i più scatenati i Pd (in prima linea il sen. Dario Ginefra che ricordo da quando aveva 20 anni ed era il leader dei giovani del Pds a Bari, nel movimento della “Pantera”: uomo di partito già da allora) ma anche Rifondazione nel suo sito ha scritto cose analoghe. Grillo, in verità, non ha detto che vogliono accopparlo, ma ha solo lanciato l’ipotesi che la campagna contro di lui possa spingere qualcuno a passare ai fatti. Nulla di preciso, non una denuncia o un sospetto circostanziato e, diciamolo, non fosse stato per le reazioni, nessuno se ne sarebbe accorto e la cosa sarebbe finita là. Dunque, un’ uscita sopra le righe del comico in cerca di spazio mediatico? Non sembra che in questo periodo Grillo abbia bisogno di particolari espedienti per avere spazio stampa: gli basta fare uno sberleffo a Bersani o andare ad una manifestazione del M5s a Verona per avere tutta l’eco mediatica che può desiderare. Eccesso di vittimismo? Ci sta e non sarebbe l’unico esponente politico a farvi ricorso, ma qualche ragione la avrebbe anche in questo caso, a giudicare dalla reazione di Bersani che lo ha tacciato di fascismo per una battuta, forse poco simpatica, ma tutto sommato innocua, come quella sullo zombie. Per non dire dell’incredibile affermazione del sindacalista Cisl che lo ha accusato di aver preso 10 milioni in nero dalla sua organizzazione per una festa, dichiarazione poi prontamente rimangiata, dopo che lo stesso segretario della Cisl lo ha smentito esibendo copia della fattura firmata da Grillo. Dunque, calunnie e diffamazioni non ne mancano.

Grillo i suoi difettacci li ha ed a volte ha uscite ignobili che non gli perdoniamo, come quelle su immigrati ed omosessuali, ha anche una gestione discutibilissima del movimento, ma non c’è dubbio che nei suoi confronti ci sia una campagna isterica che va molto al di là delle sue pecche. Pertanto quella frase può essere letta anche come la reazione avvelenata di chi si sente al centro di una aggressione mediatica, punto e basta.

Ma potrebbe anche voler significare qualche altra cosa e qualche considerazione in più non guasta.

Non so perché, ma leggendo gli articoli sulla questione, mi è ritornato alla mente un nome: Colouche. Forse ai lettori più giovani questo nome non dice molto: era un comico francese di origine italiana (il vero cognome era Colucci) famoso per i suoi attacchi di sapore anarchico alla classe politica ed alla sua corruzione (memorabili le battute contro l’ “Eliseo- Folie Bergère” dei tempi di Pompidou). Colouche nel 1980 annunciò, nell’incredulità generale, che si sarebbe candidato nelle elezioni presidenziali dell’anno dopo. Tutti pensarono ad una boutade del comico, ma dovettero ricredersi quando i sondaggi segnalarono una escalation di consensi che, partita da circa il 5% giunse alla vetta del 16% di voti pronosticati per la sua candidatura. Si scatenò un attacco mediatico senza precedenti da parte di tutti, gollisti, socialisti, giscardiani, comunisti ecc. Il 27 novembre 1980, il suo segretario, Renè Gorlin, venne trovato cadavere con due colpi alla nuca. Ed a Colouche iniziarono ad arrivare messaggi –ovviamente anonimi- che prevedevano una fine simile. Ad aprile, l’uomo di spettacolo annunciò il ritiro della sua candidatura. L’uomo, però, era sfortunato e non sopravvisse tantissimo: cinque anni dopo, il 19 giugno 1986, morì in un incidente stradale.

E qui un dubbio, per quanto remoto, affiora: per caso, non è che Grillo ha ricevuto qualche avvisaglia di quel tipo e cerchi così di cautelarsi? Magari anche contro i rischi della strada. Anche perché, esaminando con freddezza la questione, una morte improvvisa del comico risolverebbe un sacco di problemi: il M5s senza di lui non sopravvivrebbe, una parte degli elettori confluirebbero presumibilmente sull’Idv, qualche altro sulla Lega, pochi tornerebbero al Pd, ma il grosso finirebbe nell’astensione e tutto ( o quasi) tornerebbe alla tranquilla normalità del bipolarismo Pd-Pdl. Forse.

E questo dimostra la grande fragilità di questo movimento che oggi è il punto di confluenza dell’ opposizione, ma che in breve può esplodere come una bolla di sapone (e non solo per una eventuale scomparsa del suo fondatore).

Come già ho scritto un anno fa, ho cessato di occuparmi di strategia della tensione, ma qualcosa ne so e mi permetto di dare un consiglio a Grillo: si sbrighi a strutturare il suo movimento ed a formalizzare un vero e proprio gruppo dirigente (possibilmente eletto con metodo democratico) perché questa sovraesposizione non gli giova. Questa storia del partito-proprietà privata, oltre che avere uno sgradevole sapore berlusconiano, è una sciocchezza molto pericolosa per uno che non ha i soldi della Fininvest, le scorte pubbliche e private e l’amicizia di uno come Putin. Magari non c’è nulla di serio e nessuno pensa realmente di  fare un nuovo caso Colouche, ma non si sa mai, mi stia a sentire…”

Aldo Giannuli
http://www.aldogiannuli.it/2012/09/qualcuno-vuole-uccidere-grillo/

Potrebbe risparmiarci una sanguinosa rivoluzione, se prendesse a modello Syriza

Wolfgang Schäuble, Mario Monti, Mario Draghi, Angela Merkel, Christine Lagarde, Jean-Claude Juncker, Jean-Claude Trichet, Lucas Papademos, Josè Manuel Barroso.

A cosa vi fanno pensare?

Calore, entusiasmo, passione, vitalità, simpatia, altruismo, umanità, dedizione al bene comune, sincerità, lungimiranza, compassione, equità, concordia, giustizia, affidabilità?

Se non sono queste le virtù associabili a questa gente allora non dovrebbero restare al potere. Sono troppo simili a degli psicopatici per affidare loro i nostri destini.

Il professor Carroll Quigley (Princeton, Harvard, Georgetown, Smithsonian, mentore di Bill Clinton), con il suo “Tragedy and Hope, A History of the World in Our Time” (1964), ci ha spiegato cos’è il capitalismo: i padroni del capitale mirano a creare un sistema mondiale di controllo finanziario in mani private capace di dominare la politica di ciascuna nazione e l’economia del mondo. Un sistema neo-feudale che ha i suoi centri di potere nelle banche centrali che operano di concerto, ma segretamente. Il progetto prevede speculazioni massicce, dirigismo dell’economia nazionale a vantaggio degli oligopoli, cooptazione di politici ambiziosi, crisi generate che rimettano in linea le masse.

Uno dei massimi storici dell’economia americana che sintetizza le tesi dei “complottisti”. Non male no?

Serve un’alternativa.

Ne stanno nascendo molte – come quella di cui potete leggere qui di seguito, ma se non si uniranno per fare massa critica e presentare un programma di governo in pochi, chiari punti, non servirà a nulla. Tanto vale continuare ad occupare le piazze con le chitarre.

Altro che Cosa Bianca: facciamo la Cosa Seria

“Un movimento aperto a quel 99 per cento di cittadini che non vive di rendite e di finanza: che siano giovani o anziani, deboli o forti – perché anche i forti possono prendere con onore la responsabilità di essere garanzia degli altri.

Un movimento laico di quella laicità che è la più intelligente garanzia della solidarietà senza esegesi politica.

Nella Cosa Seria le porte sono aperte a tutti coloro che si riconoscono nelle priorità di programma che sono poche e chiare. Nella Cosa Seria ci si impegna ad essere includenti nel senso più pieno: quello che combatte le oligarchie, le iniquità, le rendite di posizione e le corporazioni.

Nella Cosa Seria la memoria è un punto di programma: la memoria della Storia di questo Paese (la migliore come stimolo e la peggiore come vaccino) e la memoria delle scelte politiche delle persone che vogliono starci. I liberisti smodati sono liberisti smodati, perché ne abbiamo memoria. I sostenitori prostituiti ai berlusconismi in tutte le sue salse sono incompatibili con noi, perché ne abbiamo memoria. I fiancheggiatori politici di persone condannate per mafia sono avversari politici senza mediazioni, perché ne abbiamo memoria.

Chi ha votato in Parlamento la sistematica distruzione della scuola, della magistratura, dei diritti dei lavoratori, delle emergenze per sfamare gli appalti, del suolo trasformato in appetitoso margine di monetizzazione, delle infrastrutture utili dimenticate, della sicurezza idrogeologica in nome del profitto, della sanità pubblica e di tutto ciò che è stato confiscato ai diritti, nella Cosa Seria non ha posto perché la memoria è il primo ingrediente della democrazia e i ravveduti dell’ultimo minuto sono alchimisti che ormai sappiamo riconoscere.

Nella Cosa Seria anche la verità è un punto di programma: la verità giudiziaria, la verità storica e la verità politica. Non si parteggia per questo o quel potere: si pretende l’emersione totale dei fatti e si difende chi lavora per questo. Senza calcoli elettorali e posizionamenti da patetico risiko politico.

Nella Cosa Seria si dialoga con il cuore dei partiti: i militanti, gli amministratori, le tante persone serie e per bene che fanno politica con impegno e passione in giro per l’Italia. Perché il sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, era un politico, Pio La Torre era un politico, Peppino Impastato era un attivista politico: la politica in Italia per molti è stata ed è una Cosa terribilmente e meravigliosamente Seria.

Nella Cosa Seria l’equità non è un spot europeista di macroeconomia ma passa attraverso un ridistribuzione dei diritti e dei doveri, dei costi e dei benefici e soprattutto delle opportunità. Opportunità garantite a tutti: la meritocrazia passa per forza da qui.

Nella Cosa Seria vincere le elezioni è un mezzo e non un fine. E anche governare dopo averle vinte è un mezzo e non un fine.

Nella Cosa Seria i diritti civili non sono più negoziabili con nessuno, né rinviabili, né assoggettabili a compromessi al ribasso o a diktat provenienti da chi fa della propria fede un elemento di divisione e non di fratellanza. E per questo, anche per questo, non sono alternativi ma al contrario strettamente connessi con i diritti sociali.

Nella Cosa Seria si pensa che i cinque miliardi di euro spesi finora per bombardare l’Afghanistan siano stati rubati al welfare, agli ospedali, agli asili nido, alla scuola pubblica. E che le spese in aerei da guerra o in supercannoni tecnologici siano solo un furto ignobile ai danni dei pensionati come dei precari.

Nella Cosa Seria si sta insieme, perché un’alleanza politica non è un matrimonio e quindi non divorzi se il tuo alleato urla troppo quando parla o è maleducato. Nella cosa seria conta la politica vera, il programma da realizzare, non le simpatie.

Nella Cosa Seria quando dici «ce lo chiede l’Europa» pensi alla legge anticorruzione mai fatta, al salario minimo garantito in Francia, al congedo parentale obbligatorio per i papà della Svezia, al reddito minimo di cittadinanza garantito da tutti gli stati europei tranne che da noi, in Spagna, Portogallo e in Grecia. Pensi a un modello di previdenza sociale che tuteli anche i lavoratori precari e le donne che devono lasciare il posto di lavoro in gravidanza, pensi a una legge sulla procreazione assistita che non ti costringa ad andare all’estero per fare un figlio, pensi al pluralismo dell’informazione e alla diffusione della rete.
Nella Cosa Seria siamo europeisti convinti, per questo pensiamo che l’Europa unita non sia quella delle banche ma quella dei cittadini, e che i mercati finanziari debbano essere controllati e le speculazioni scoraggiate con misure come la Tobin Tax per privilegiare gli investimenti sul lavoro e l’impresa.

Nella Cosa Seria ci si batte per un’Europa matura e solidale con un indirizzo comune, un esercito comune, liste comuni al parlamento europeo e una banca centrale in grado di mettere al riparo i singoli stati dall’attacco della speculazione finanziaria.

Nella Cosa Seria pensiamo che ciascuno sia cittadino del Paese in cui nasce, che l’immigrazione sia una risorsa e non una minaccia.

Nella Cosa Seria vogliamo che il carcere serva a rieducare e non a umiliare e che la detenzione sia l’ultima opzione dopo il ricorso a pene alternative.

Nella Cosa Seria siamo convinti che la lotta all’evasione si combatta abbassando la soglia del pagamento in contanti e tracciando i pagamenti. E che sia ingiusto aumentare il prelievo fiscale ricorrendo all’aumento dell’Iva e non alla patrimoniale.

Nella Cosa Seria immaginiamo città liberate dal traffico e dall’inquinamento grazie alle piste ciclabili, al car sharing, con un trasporto pubblico più efficiente e meno macchine.

Nella Cosa Seria crediamo che l’Italia meriti una politica industriale che punta a un modello di sviluppo sostenibile; nella Cosa Seria pensiamo che si cresca riconvertendo e non cementificando, puntando sulle energie alternative e non sulle grandi opere.

Nella Cosa Seria si fanno le primarie, si scelgono i parlamentari, non si decide mai soli, né in due o in tre.

Nella Cosa Seria sappiamo che la parola “sinistra” nel Paese ha ancora un senso diffuso che non appartiene a ceti politici né a gruppi dirigenti. È un sentimento, un modo di stare al mondo, un’appartenenza ideale e concreta che richiede coerenza e che non può ridursi in piccoli e particolari interessi di bottega, antiche inimicizie e gelosie d’appartenenza.

Per questo chiediamo che Sinistra Ecologia e Libertà e una parte consistente del Partito Democratico siano il motore di una coalizione che sia una Cosa Seria. Che guardi a Italia dei Valori, Federazione della Sinistra, ALBA, Verdi e tutti coloro che si riconoscono in un manifesto di posizioni chiare e realmente governabili, oltre che di governo. Perché non ci piace la strategia dell’inerzia per capitalizzare il consenso trascinandosi alle prossime elezioni, ma preferiamo la semplicità e la chiarezza delle idee da valorizzare insieme. Soluzioni collettive per risolvere i problemi, insieme: politica presa come una Cosa Seria”.

Questo documento è stato scritto a molte mani (da Giulio Cavalli, Francesca Fornario, Alessandro Gilioli, Matteo Pucciarelli, Luca Sappino e Pasquale Videtta) ma non ci interessano i padri o i primi firmatari; ci interessa farsene carico e condividerlo. Sul serio.

Programma di governo di Syriza – Se Tsipras perde, l’eurozona è spacciata e noi con lei

[“Der deutsche Steuerzahler solle sich über die radikale Linke in Griechenland freuen, sagt der Ökonom Yanis Varoufakis im Interview. Das Land sei nicht reformunwillig“].

Se la Spagna, Italia, Portogallo, Irlanda, Francia, Grecia, Germania ecc (ossia paesi con un debito ben superiore al 60% del PIL) fossero costretti a ridurre il loro debito del 5% annuo – come prescritto dal fiscal compact –, ciò significherebbe che tutte queste nazioni dovrebbero passare da una media del 2,8% di deficit primario ad un 6% di avanzo primario. Supponiamo di poterlo fare (cosa che, ovviamente, è impossibile). Se riuscissimo in questo sforzo, il risultato sarebbe una recessione molto profonda, in media almeno pari a -4,5%. In un periodo in cui una crisi bancaria è in pieno svolgimento, la periferia è in caduta libera, la crescita degli Stati Uniti scricchiola, la Cina sta rallentando, ecc. È l’equivalente macroeconomico di un suicidio.

Si deve fare qualcosa per bloccare questa pazzia. Poteva farlo l’Irlanda votando no all’idiozia del Fiscal Compact, ma non l’ha fatto, perché ricattata con la minaccia dell’interruzione dei finanziamenti. La Grecia è la prossima speranza per la causa della razionalità. Se il 17 giugno i Greci voteranno come hanno votato gli Irlandesi, decreteranno la morte dell’eurozona.

L’Europa, al momento, è governata da persone che non solo stanno dirigendo la nave verso gli scogli ma, nel farlo, stanno forando i salvagente. Considerate ciò che stanno dicendo il popolo greco: la Grecia, per rimanere nell’eurozona, deve,

(a) continuare a chiedere prestiti al 4% (aggravando il suo indebitamento) per pagare la BCE (che ricaverà profitti del 20% da questi pagamenti dato che in precedenza aveva comprato obbligazioni greche scontate dal 20 al 30%);

(b) ridurre la spesa sociale di altri 12 miliardi di euro.

Se il diavolo avesse voluto assicurarsi che la Grecia fosse spinta fuori dall’eurozona, non avrebbe potuto inventarsi nulla di meglio.

Intanto, lo stesso accade alla Spagna, dove il governo è costretto ad indebitarsi ad un tasso del 7% per sostenere banche alle quali la BCE applica un tasso dell’1% per concedere prestiti al governo al 7%. Nemmeno la mente più malata potrebbe venirsene fuori con un’idea del genere [Varoufakis sbaglia: degli psicopatici potrebbero inventarsi un trucco del genere].

Per concludere, i popoli europei stanno marciando verso la catastrofe. Tutti possono vedere che giù in fondo c’è il dirupo, ma hanno troppa paura per cambiare direzione, paura delle bastonate che riceveranno se sbandano, paura di perdersi nei boschi: le classiche paure delle pecore.

Tuttavia, l’unico modo per porre fine a questa orribile marcia è trovare il coraggio di uscirne, mostrando agli altri che ci si può fermare – a beneficio di tutti. Chi lo potrebbe fare? Gli irlandesi hanno avuto la possibilità di farlo ma non se la sono sentita. In due settimane i Greci avranno la loro chance. Votare per Syriza ci offre (e con “ci” intendo tutti gli europei) una possibilità di far fermare tutto questo. Un’occasione per dire: Basta! È ora di cambiare rotta per salvare l’Eurozona, in modo da evitare la Grande Depressione postmoderna.

Dovremmo avere paura dell’estremismo di Syriza? La mia risposta è un enfatico: No!

Vi consiglio di non leggere il loro manifesto. Non vale la carta su cui è scritto. Anche se pieno di buone intenzioni, non entra nei dettagli e fa promesse che non può mantenere (come che l’austerità sarà annullata), un guazzabuglio di politiche che non hanno né capo né coda. Ignoratelo. Syriza è un partito che ha dovuto progredire, in poche settimane, da un agglomerato di frange politiche che lottavano per entrare in Parlamento (superando la soglia del 4%) ad un grande partito che può trovarsi a formare un governo entro poche settimane. Si tratta di un ‘work in progress’, e così il suo Manifesto è poco appetitoso. No, il motivo per cui Syriza è una scommessa vincente è triplice:

In primo luogo, perché è probabilmente l’unico partito che ha capito cosa sta succedendo e cosa bisogna fare, ossia (a) restare nell’eurozona (nonostante gli evidenti difetti di quest’ultima), e (b) che l’Eurozona non sopravvivrà se non si blocca la marcia della morte dell’austerità competitiva. In secondo luogo, perché il piccolo team di economisti politici che negoziano a nome Syriza sono validi. Moderati, con un’adeguata comprensione della dura realtà che la Grecia e l’eurozona si trovano ad affrontare (e, no, io non faccio parte di quella squadra – ma li conosco). In terzo luogo, perché, in ogni caso, un voto per Syriza non significa un governo Syriza. Nessun partito potrà creare un governo monocolore. Quindi, la domanda è se per l’Europa è meglio un governo di Atene che comprende Syriza come perno o uno che è supportato da screditati partiti pro-salvataggio, con Syriza che guida i banchi dell’opposizione. Non ho alcun dubbio che gli interessi europei sono meglio serviti dalla prima opzione.

http://yanisvaroufakis.eu/2012/06/03/why-europe-should-fear-fina-gail-like-reasonableness-much-much-more-than-it-fears-syriza/

Io comunque una sintesi del programma elettorale di Syriza, tratto dal sito web del partito, la riproduco qui di seguito.
C’è gente che è stata uccisa per molto meno di uno dei punti che ho evidenziato. Ma mi fido di Varoufakis e delle sue entrature.

1. Realizzare un audit del debito pubblico. Rinegoziare gli interessi e sospendere i pagamenti fino a quando l’economia si sarà ripresa e tornino la crescita e l’occupazione.

2. Esigere dalla Ue un cambiamento nel ruolo della Bce perché finanzi direttamente gli Stati e i programmi di investimento pubblico.

3. Alzare l’imposta sul reddito al 75% per tutti i redditi al di sopra di mezzo milione di euro l’anno.

4. Cambiare la legge elettorale perché la rappresentanza parlamentare sia veramente proporzionale.

5. Aumento delle imposte sulle società per le grandi imprese, almeno fino alla media europea.

6. Adottare una tassa sulle transazioni finanziarie e anche una tassa speciale per i beni di lusso.

7. Proibire i derivati finanziari speculativi quali Swap e Cds.

8. Abolire i privilegi fiscali di cui beneficiano la Chiesa e gli armatori navali.

9. Combattere il segreto bancario e la fuga di capitali all’estero.

10. Tagliare drasticamente la spesa militare.

11. Alzare il salario minimo al livello che aveva prima dei tagli (751 euro lordi al mese).

12. Utilizzare edifici del governo, delle banche e della chiesa per ospitare i senzatetto.

13. Aprire mense nelle scuole pubbliche per offrire gratuitamente la colazione e il pranzo ai bambini.

14. Fornire gratuitamente la sanità pubblica a disoccupati, senza tetto o a chi è senza reddito adeguato.

15. Sovvenzioni fino al 30% del loro reddito per le famiglie che non possono sostenere i mutui.

16. Aumentare i sussidi per i disoccupati. Aumentare la protezione sociale per le famiglie monoparentali, anziani, disabili e famiglie senza reddito.

17. Sgravi fiscali per i beni di prima necessità.

18. Nazionalizzazione delle banche.

19. Nazionalizzare le imprese ex-pubbliche in settori strategici per la crescita del paese (ferrovie, aeroporti, poste, acqua …).

20. Scommettere sulle energie rinnovabili e la tutela ambientale.

21. Parità salariale tra uomini e donne.

22. Limitare il susseguirsi di contratti precari e spingere per contratti a tempo indeterminato.

23. Estendere la protezione del lavoro e dei salari per i lavoratori a tempo parziale.

24. Recuperare i contratti collettivi.

25. Aumentare le ispezioni del lavoro e i requisiti per le imprese che accedano a gare pubbliche.

26. Riformare la costituzione per garantire la separazione tra Chiesa e Stato e la protezione del diritto alla istruzione, alla sanità e all’ambiente.

27. Sottoporre a referendum vincolanti i trattati e altri accordi rilevanti europei.

28. Abolizione di tutti i privilegi dei deputati. Rimuovere la speciale protezione giuridica dei ministri e permettere ai tribunali di perseguire i membri del governo.

29. Smilitarizzare la guardia costiera e sciogliere le forze speciali anti-sommossa. Proibire la presenza di poliziotti con il volto coperti o con armi da fuoco nelle manifestazioni. Cambiare i corsi per poliziotti in modo da mettere in primo piano i temi sociali come l’immigrazione, le droghe o l’inclusione sociale.

30. Garantire i diritti umani nei centri di detenzione per migranti.

31. Facilitare la ricomposizione familiare dei migranti. Permettere che essi, inclusi gli irregolari, abbiano pieno accesso alla sanità e all’educazione.

32. Depenalizzare il consumo di droghe, combattendo solo il traffico. Aumentare i fondi per i centri di disintossicazione.

33. Regolare il diritto all’obiezione di coscienza nel servizio di leva.

34. Aumentare i fondi della sanità pubblica fino ai livelli del resto della Ue (la media europea è del 6% del Pil e la Grecia spende solo il 3).

35. Eliminare i ticket a carico dei cittadini nel servizio sanitario.

36. Nazionalizzare gli ospedali privati. Eliminare ogni partecipazione privata nel sistema pubblico sanitario.

37. Ritiro delle truppe greche dall’Afghanistan e dai Balcani: nessun soldato fuori dalle frontiere della Grecia.

38. Abolire gli accordi di cooperazione militare con Israele. Appoggiare la creazione di uno Stato palestinese nelle frontiere del 1967.

39. Negoziare un accordo stabile con la Turchia.

40. Chiudere tutte le basi straniere in Grecia e uscire dalla Nato.

http://www.gadlerner.it/2012/05/24/il-programma-di-syriza.html

« Older entries

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 166 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: