Dollaro contro euro è come carta contro forbice

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La “crisi dell’euro” è il tentativo di far perdere la fiducia nell’euro (uccidendolo), prima che siano dollaro e sterlina a lasciarci le penne.
La Bundesbank è il cavallo di Troia e/o il governo tedesco sta usandoci come carne da cannone? Oppure la Merkel fa il più ardito doppiogioco della storia? (in ogni caso è una guerra tra fazioni, non certo tra buoni e cattivi)

Ecco, grosso modo, la strategia che è stata messa in atto:

1. Minimizza la responsabilità americana per la crisi finanziaria mondiale – fatto;

2. Mina la fiducia nella moneta (euro) dei nostri principali rivali per lo status di valuta di riserva mondiale – fatto;

3. Mina la reputazione delle banche europee costringendole a stress test di liquidità, ma evita in ogni modo di parlare della condizione delle banche americane – fatto;

4. Provoca una fuga dei risparmiatori dalle banche europee – tentativo fallito (riprova, sarai più fortunato);

5. Manifesta “preoccupazione” circa la liquidità delle filiali delle banche europee sul suolo americano, incoraggiando così i correntisti americani a trasferire liquidità negli Stati Uniti – fatto;

6. Segnala i problemi di liquidità derivanti dal prelievo dei correntisti americani – in attesa;

7. Incolpa le banche europee della suddetta mancanza di liquidità che hai causato – in attesa;

8. Incoraggia il crollo di Euro – in programma;

9. Incoraggia il crollo delle banche europee – in programma;

10. Dai il benvenuto ai nuovi investitori in fuga verso il porto “sicuro” americano;

La spiega meglio Alessandro Politi, analista politico e direttore dell’Osservatorio scenari strategici di Nomisma Bologna:

C’è qualcuno che vuole annientare l’euro?

“Sminuire l’Euro, tenendolo sotto pressione, evitando di deprezzare troppo il dollaro. E’ una chiara manovra bancaria per guadagnare tempo rispetto ad un dollaro in crisi che non può più pretendere signoraggio. Nuovo denaro fresco e vero arriverà dallo spezzatino degli asset pubblici in Europa. Insomma gli attori al di fuori dell’area euro stanno shortando la nostra moneta vendendola allo scoperto e al ribasso. E’ il gioco di chi buttare giù prima dalla torre. I gruppi finanziari internazionali attaccano l’Eurozona con la tattica del salame, colpendo via via i singoli paesi, come si è visto con Grecia e Italia, partendo dai più vulnerabili, i cosiddetti PIIGS, per poi tenere sotto scacco i sopravvissuti con la tripla A come la Germania. E’ la vecchia formula del divide et impera.

Da chi sarebbe mossa questa guerra?

Da una decina di società. Oggi la parola mercati non ha più senso. L’Ocse ha potuto osservare che, dopo 30 anni di fusioni e acquisizioni, ci sono 10 attori che controllano oltre il 90% del mercato dei derivati. E poi i 4 arbitri che così imparziali non sono: le agenzie di rating.

Dunque Stati Uniti contro Europa?

Due guerre rovinose in Iraq e Afghanistan, nonché uno sforzo antiterroristico giudicato sproporzionato anche nei sondaggi del  pubblico americano, hanno creato una situazione economico-finanziaria difficile da sostenere per un paese che è importatore netto di merci e capitali, nonché il debitore più importante del sistema globale. La paura di perdere il signoraggio del dollaro, grande moltiplicatore dei propri interessi strategici, e la necessità di far affluire profitti ad un  sistema  bancario che ha subito serie perdite tra il 2008 e il 2009, hanno creato le condizioni per una convergenza di interessi contro l’euro visto geoeconomicamente come un elemento di rischio ed economicamente come un’opportunità di profitto.

La responsabilità è anche di Obama allora?

Obama in prima persona non ha la potenza di fuoco finanziaria per fare ciò. Però è anche il presidente con il maggior sostegno finanziario da parte delle banche della storia americana. Nonostante i suoi attacchi verbali alle banche Obama ne ha favorito la ripresa…

Che ruolo ha la tecnologia in questa “guerra”?

Esiste un sistema che somiglia molto alla rete robotizzata Skynet del film Terminator che decide di fare la guerra da sola in automatico, infischiandosene degli umani. Nel mondo militare di sistemi informatizzati ce ne sono milioni: i missili Cruise, i Tornado che volano bassissimi per mezzo del controllo automatico. La finanza non ha fatto altro che applicare la stessa logica ai mercati attraverso l’High frequency trading, un sistema informatico che guida le transazioni come il pilota automatico guida l’aereo. Solo che è programmato per fare profitti e basta, senza preoccuparsi delle vittime umane che falcia sul suo cammino.

Come ci possiamo difendere?

La politica deve riprendere in mano le redini. Dobbiamo creare un Crisis Group dei 5 paesi debitori perché solo unendo la propria rappresentanza si può cominciare a negoziare seriamente il nostro debito. I PIIGS devono fare lobby per evitare di essere macellati. Seconda mossa creare un’agenzia Europea dei Beni Comuni in cui i beni e gli asset dei paesi indebitati vengono gestiti in maniera trasparente e mantenuti a reddito finché questi non possono riscattarli.

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/04/20/news/intervista_politi-33636717/

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È sufficiente resistere ancora alcuni mesi.

Le banche del Regno Unito sono sull’orlo dell’abisso e avrebbero bisogno di altri 25 miliardi di sterline entro la fine dell’anno, senza che siano i cittadini a sborsarli. E tutto questo sebbene il Regno Unito abbia la piena sovranità sulla sua moneta ed abbia continuato a stampare sterline (ora svalutate di almeno un terzo, senza che questo abbia salvato il Regno Unito dalla recessione: la crisi è globale e la gente non consuma)

http://finanza.tiscali.it/news/dettaglio_news.asp?id=201303271531149216&chkAgenzie=TMFI&tipoNews=CAL

Entro un anno l’Iran avrà l’atomica. Netanyahu ha cercato in tutti i modi di convincere gli USA ad attaccare l’Iran, ma Obama si è sempre rifiutato, anche perché sarebbe stato un atto illegale per il diritto internazionale. Romney, che era disponibile ed era amico personale di Netanyahu, ha perso le elezioni. Il nuovo governo israeliano non potrà restare a guardare la costruzione della bomba iraniana, dopo che per decenni gli israeliani sono stati educati alla paura ed all’odio nei confronti dell’Iran.

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/03/22/pentagono-letale-cipro-israele-siria-turchia-iran/

Il presidente Usa Barack Obama ha dichiarato che «ci vorrà oltre un anno o giù di lì», perché l’Iran realizzi una bomba atomica, ma «faremo in modo che neanche riescano ad avvicinarsi», a questo obiettivo.

http://www.corriere.it/esteri/13_marzo_14/obama-iran-pericolo-atomica_6a0f08da-8cd3-11e2-ab2c-711cc67f5f67.shtml

Israele, suicidandosi, ci toglierà le castagne dal fuoco?

 DRAGHI

FEBBRAIO 2010

Le più grandi banche americane e i più grandi hedge funds, fondi d’investimento ad alto rischio, hanno sferrato un massiccio attacco all’euroE’ la massima speculazione monetaria, scrive il Wall Street Journal, da quella del ’92 contro la sterlina inglese, che fruttò a George Soros, il mago delle valute, e ai suoi pari 1 miliardo di dollari.

http://www.corriere.it/economia/10_febbraio_26/banche-attacco-euro-ennio-caretto_aa28346e-2313-11df-8195-00144f02aabe.shtml

La finanza vuole la rovina della zona euro?“, è la domanda che secondo Libération riecheggia da venerdì scorso nelle cancellerie nazionali e nei corridoi delle istituzioni europee…El País osserva che “nulla di ciò che sta accadendo, compresi gli editoriali di alcuni giornali esteri con i loro commenti apocalittici, è una semplice coincidenza, ma obbedisce a interessi particolari”.

http://www.presseurop.eu/it/content/article/185701-leuro-contro-gli-speculatori

Il primo punto da capire è che agli americani serve un default nell’area dell’euro. Serve perché c’è un rischio sostanziale di default USA, e l’unico modo che hanno gli USA di evitarlo è di diventare un rifugio stabile in un momento di turbolenze.

http://italian.irib.ir/analisi/articoli/item/94388-colpire-il-debito-europeo-agli-usa-serve-un-default-nelleurozona

E che dire dei grandi strategist di alcune banche americane, che da mesi profetizzano un default dell’intera Eurozona, con la conseguente fine della moneta unica?

http://it.finance.yahoo.com/blog/dietrolanotizia/eurozona-sotto-attacco-chi-ci-guadagna-144253746.html

SETTEMBRE 2011

Il punto vero sarebbe che la Fed deve mantenere ad ogni costo il dollaro come moneta di riserva mondiale, mentre ne annacqua il potere di acquisto stampandolo a fiumi. Deve stamparlo a fiumi per annacquare il debito americano in mano a cinesi e giapponesi ma nello stesso tempi fare in modo che questi e altri operatori continuino a comprare e richiedere dollari. Invece che euro, come stavano già facendo.

http://www.lastampa.it/2011/09/16/blogs/underblog/attacco-all-euro-spontaneo-o-pilotato-zmuTmvCpTyGXEVmEYrhtiO/pagina.html

 

GENNAIO 2012

La polemica lanciata da de Gaulle-Rueff [contro il dollaro egemone] aveva finito per convincere anche i tedeschi. I governanti della Repubblica federale si rendevano conto che ogni accesso di febbre del dollaro (memorabili le crisi del 1974, 1983, 1992 e 1995) generava caos anche all’interno dell’Europa. Più volte il Sistema monetario europeo fu sul punto di soccombere per le tempeste venute dagli Stati Uniti. […]. Dietro il dollaro c’è la forza militare degli Stati Uniti espressa dalle basi che costellano il pianeta dal Pacifico al Golfo Persico; dietro il dollaro c’è una politica estera unica, per quanto controversa, che viene espressa dalla Casa Bianca. Dietro l’euro non c’è un esercito, non c’è una Sesta Flotta a guardia delle rotte petrolifere; non c’è una politica estera unica; non c’è neppure un governo.

http://rampini.blogautore.repubblica.it/2012/01/02/10-anni-di-euro-ma-il-dollaro-resta-leader-ecco-perche/

Una sonora sconfitta e il dollaro farà puff

 

MARZO 2013

I media in lingua inglese avevano terrorizzato il mondo: “Cipro scatenerà l’effetto-domino con la riapertura delle banche”.

Tutto tranquillo, non è successo nulla. Propaganda fallita.

Krugman aveva consigliato Cipro di uscire dall’eurozona:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/03/29/krugman-cipro-esca-dalleuro-una-quarantina-di-obiezioni/

Il 62% degli intervistati si è detto ancora favorevole alla permanenza di Cipro nell’eurozona contro il 28% che preferirebbe che il Paese abbandonasse la moneta unica per tornare alla sterlina cipriota.

http://www.milanofinanza.it/trader/dettaglio_news_trader.asp?id=201303181318595570&chkAgenzie=TMFI&sez=trader&titolo=Sondaggio,%20da%20ciprioti%20no%20a%20prelievo,%20si%27%20a%20eurozona

ESITO FINALE

Il dollaro e gli Stati Uniti faranno la fine della carta (bruciata)

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Francia: una nazione con la spina dorsale

 

Più di 120 economisti hanno pubblicato oggi un articolo su Le Monde, ripreso da molti siti di informazione, in cui si pronunciano contro il trattato di bilancio dell’Unione europea. Denunciano un trattato “portatore di una logica recessiva che aggrava gli squilibri esistenti” e chiedono a François Hollande di non perseguire le politiche di austerità dei suoi predecessori. Tra i firmatari vi sono economisti molto conosciuti come Frédéric Boccara, Bousseyrol Marc Laurent Cordonnier, Denis Durand, Guillaume Etievant, Flacher David Bernard Friot, Gadrey Jean Jacques Genereux, Guerrien Bernard, Michel Husson, Sabina Issehnane, Florence Jany-Catrice, Esther Jeffers, Paul Jorion, Pierre Khalfa, Dany Lang, Philippe lege, Frédéric Lordon, Christiane Marty, François Morin, André Orlean, Dominique Plihon Ramaux Christophe, Gilles Raveaud, Rigaudiat Jacques Dominique Taddei Stephanie Treillet. [da InvestireOggi.it – traduzione di Carmen Gallus]

CAUSE DELLA CRISI – Dal 2008, l’Unione europea (UE) si trova ad affrontare una crisi economica senza precedenti. Contrariamente a quanto sostenuto dagli economisti liberisti, la crisi non è dovuta al debito pubblico. Spagna e Irlanda ora sono sotto attacco dei mercati finanziari benché questi paesi abbiano sempre rispettato i criteri di Maastricht. L’aumento dei deficit è una conseguenza della caduta delle entrate fiscali dovuta in parte ai regali fatti ai redditi più alti, degli aiuti pubblici alle banche commerciali e del ricorso ai mercati finanziari per finanziare questo debito a tassi di interesse elevati.

La crisi è dovuta anche alla totale mancanza di regolamentazione del credito e dei flussi di capitale a scapito dell’occupazione, dei servizi pubblici e delle attività produttive. E’ alimentata dalla Banca Centrale Europea (BCE) che supporta incondizionatamente le banche private, e invece, quando si tratta di rivestire il ruolo di “prestatore di ultima istanza“, richiede “rigorose condizionalità” di austerità agli Stati.

Essa impone loro politiche di austerità e non è in grado di combattere la speculazione sul debito sovrano, dato che la sua unica particolare missione riconosciuta dai trattati è quella di mantenere la stabilità dei prezzi. Inoltre, questa crisi è aggravata dal dumping fiscale intra-europeo e dal divieto imposto alla BCE di prestare direttamente agli stati per finanziare le loro spese, a differenza delle altre banche centrali di tutto il mondo, come la Federal Reserve degli Stati Uniti. Infine, la crisi è rafforzata dalla debolezza estrema del bilancio dell’Unione europea e dal suo tetto al tasso irrisorio dell’1,24% del PIL, con un orientamento che rende impossibile qualsiasi coordinata e ambiziosa espansione del business in Europa.

Francois Hollande, dopo essersi impegnato durante la campagna elettorale a rinegoziare il trattato europeo, non gli ha realmente apportato alcun cambiamento, e, come ha riconosciuto anche Elisabeth Guigou, ha scelto di proseguire la politica di austerità iniziata dai suoi predecessori. Si tratta di un tragico errore. L’aggiunta di un pseudo-patto sulla crescita, dall’importo effettivamente misero, è accompagnata dall’accettazione della “regola d’oro” del bilancio difesa da A. Merkel e N. Sarkozy. Essa stabilisce che il disavanzo cosiddetto strutturale (al netto delle variazioni dei cicli economici) non deve superare lo 0,5% del PIL, cosa che condannerà qualsiasi logica di spesa pubblica futura e porterà ad attuare un drastico programma di riduzione del campo di applicazione della amministrazione pubblica.

Limitando più che mai la capacità dei paesi di rafforzare le loro economie e imponendo loro l’equilibrio dei conti pubblici, questo trattato comporta una logica recessiva che aggraverà meccanicamente gli squilibri esistenti. I paesi che soffrono il crollo della loro domanda interna dovranno ridurre maggiormente la loro spesa pubblica. Dato che numerosi Stati membri sono già in recessione, questo minaccerà ulteriormente l’attività produttiva e l’occupazione, e quindi le entrate del governo, il che alla fine farà aumentare il deficit. Così, l’OFCE prevede già in Francia 300.000 disoccupati in più a fine 2013, per il solo fatto dell’austerità. Nel medio e lungo termine, questo metterà un’ipoteca sulla transizione sociale ed ecologica che richiede notevoli investimenti.

Nel nome di una cosiddetta “solidarietà europea”, il trattato organizza di fatto una garanzia pubblica per i grandi patrimoni finanziari privati. Incide sulla pietra delle misure automatiche di austerità imposte ai rappresentanti del popolo, ponendo dei vincoli alle loro decisioni di bilancio, vincoli dettati da un’istanza di non eletti. Il Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM), istituzione anti-democratica per eccellenza, può essere in grado di offrire prestiti a un tasso leggermente inferiore (5% in media). Ma questi prestiti sarebbero subordinati all’attuazione di drastiche misure di austerità imposte al popolo! La garanzia del Governo agli investitori privati incoraggia solo la speculazione, mentre bisognerebbe stroncarla togliendole dalle mani il debito pubblico. L’intero edificio poggia quindi sulla condizionalità anti-sociale imposta a qualsiasi tipo di assistenza o di intervento, nonché sul rifiuto di un intervento diretto da parte della BCE per le nuove spese. La BCE si accontenta di un acquisto limitato di titoli di debito sul mercato secondario, come ha recentemente annunciato Mario Draghi.

Centinaia di economisti di tutto il mondo riuniti intorno a Premi Nobel come Joseph Stiglitz e Paul Krugman, hanno ampiamente criticato l’assurdità della politica economica attualmente in atto in Europa. La conclusione è chiara: l’austerità è nello stesso tempo ingiusta, inefficiente e antidemocratica.

Siamo in grado di fare diversamente. Il futuro dell’Europa merita un dibattito democratico sulle soluzioni alla crisi. Oggi in Europa sarebbe possibile un’espansione coordinata della produzione, dell’occupazione e dei servizi pubblici, in particolare attraverso il finanziamento diretto selettivo e a tassi bassi da parte della BCE alle amministrazioni pubbliche. Perché l’UE possa attuare questa politica, è urgente riformare e democratizzare le sue istituzioni. Un fondo europeo per lo sviluppo sociale ed ecologico, a gestione democratica, potrebbe sostenere questa dinamica. Inoltre, l’UE potrebbe istituire un controllo della finanza, tra cui il divieto di scambio di titoli di Stato sul mercato OTC, limitando severamente la cartolarizzazione e i derivati e tassando i movimenti speculativi di capitali.

Le sfide sociali ed ecologiche di oggi sono immense. E’ urgente cambiare rotta per uscire dalla crisi in positivo. E’ possibile annullare il triste record delle politiche liberiste di una Francia con 5 milioni di disoccupati e 10 milioni di poveri. Per riuscirci, dobbiamo spezzare la morsa dei mercati finanziari e non alimentarli. È per questo che respingiamo la ratifica del Trattato europeo di stabilità, di coordinamento e di governance (TSCG).

Seguono le firme di 120 economisti

Articolo originale: L’austérité aggrave la crise, non au Traité budgétaire européen !

FONTE: http://keynesblog.com/2012/10/04/appello-di-120-economisti-francesi-no-al-fiscal-compact-lausterita-aggrava-la-crisi/#more-2355

Questo progetto politico diventa progressivamente sempre più realistico:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/25/un-progetto-politico-per-un-mondo-nuovo/

Luigi Gallo e i luoghi comuni anti-immigrati

Luigi Gallo, assessore alla Partecipazione, al Personale e ai Lavori Pubblici del comune di Bolzano, ha saputo centrare il cuore del problema con un tempestivo intervento sull’Alto Adige (25 luglio 2012), in risposta ad una litania di luoghi comuni anti-immigrati contenuta in un paio di lettere inviate al quotidiano locale da alcuni lettori. Un commento che pone in risalto l’insufficienza del paradigma utilitaristico del calcolo costi-benefici in una società che fomenta le guerre tra i poveri per preservare uno status quo spaventosamente iniquo:

“Negli ultimi giorni sono state pubblicate due lettere di cittadini che avevano come tema la crisi, la povertà che avanza e i presunti privilegi degli immigrati. Non sono le prime e ormai non mi scandalizzo più, né giudico: ognuno guarda la realtà con gli strumenti che ha e dal punto di vista delle sue condizioni di vita materiale. Gli anatemi non servono a cambiare la percezione delle persone soprattutto in un’epoca di sofferenza economica. Tuttavia non si possono mai far passare luoghi comuni come verità acquisite. Massimo rispetto quindi per i due lettori in quanto cittadini ma anche massima chiarezza nel ribadire loro che i cittadini immigrati che ormai fanno parte della nostra società non hanno nessun privilegio rispetto ai cittadini italiani, nessuno. Anzi, subiscono ancora trattamenti differenziali e spesso discriminatori. La stragrande maggioranza dei cittadini immigrati è in età lavorativa e lavora realmente, producendo una ricchezza economica che è molto maggiore di quanto non ricevano in prestazioni sociali; detto in altri termini, sono i contributi dei lavoratori immigrati che ci aiutano a pagare le pensioni degli italiani così come sono le prestazioni lavorative degli immigrati che fanno andare avanti ospedali, case di riposo e cantieri. I due lettori hanno sacrosanta ragione a lamentare una drammatica crisi economica che colpisce giovani, pensionati, lavoratori; ma dovrebbero rivolgere i propri strali verso altri bersagli; mentre loro guardano male il carrello della spesa del vicino immigrato o notano con invidia la marca della sua auto di “seconda mano”, qualche decina di speculatori a livello mondiale – con un clic sulla tastiera di un computer – guadagna miliardi di euro con operazioni di Borsa che mandano sul lastrico interi paesi, Italia compresa; le conseguenze sono poi che i governi di quei paesi devono tagliare gli ospedali, le scuole e le pensioni per risparmiare e pagare interessi astronomici sul titoli di stato. Forse i due lettori potrebbero prendersela con queste politiche economiche che tagliano pensioni e diritti del lavoro mentre gli evasori fiscali rimangono salvi. Certo, è più facile guardare il vicino di casa che viene dal Marocco o dal Pakistan e pensare che sia colpa sua, ma non è così. Piaccia o meno, semplicemente non è così. Avete tante ragioni cari signori ma la guerra fra poveri serve solo distruggere la solidarietà fra le persone e a far ridere “quelli in alto, ma molto in alto” che decidono la nostra vita. Sta a voi decidere da che parte stare…”
http://ricerca.gelocal.it/altoadige/archivio/altoadige/2012/07/25/NZ_29_04.html

George Soros al festival dell’economia di Trento: perché?

George Soros sarà ospite del Festival dell’Economia di Trento, sabato 2 giugno, alle ore 15, al Teatro Sociale.
http://www.uffstampa.provincia.tn.it/CSW/c_stampa.nsf/0/035158E7F1E8EDEBC1257A0900462F7B

Le attività di Soros attraverso gli articoli di Repubblica, notoriamente amichevole nei confronti del finanziere “filantropo”.

Alla Banca d’ Inghilterra continuano ad arrivare proteste per il ruolo degli speculatori che tanto hanno contribuito – durante la tempesta valutaria che a ondate successive si è svolta nel mese scorso – alla svalutazione della lira, della sterlina e della peseta, facendo traballare le fondamenta del Sistema monetario monetario europeo. Le immagini delle dealing rooms della City, dove gli yuppies con le loro leggendarie bretelle rosse al grido “kill, kill, kill” liquidavano colossali posizioni in valute europee deboli, sono presentate a ripetizione persino nei programmi televisivi inglesi….

Il re della speculazione della City è un uomo che in pochi giorni ha guadagnato oltre un miliardo di sterline, pari a circa 2 mila 200 miliardi di lire, guadagnandosi la prima pagina del Daily Telegraph ed un “ritratto” che apparirà sul numero di novembre della prestigiosa rivista economica Forbes. Si chiama George Soros…la soddisfazione di entrare nel Guinness dei primati per aver guadagnato più di qualsiasi altra persona in uno spazio limitato di pochissimi giorni, con le sue operazioni sui mercati delle valute.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/10/25/londra-il-re-degli-speculatori-fa-un.html

George Soros, il finanziere d’ assalto che conquistò fama mondiale alcuni mesi fa guadagnando l’ equivalente di alcune migliaia di milioni di dollari nelle sue speculazioni sulla possibile svalutazione della sterlina, della lira e della peseta, è tornato a far tremare i mercati delle valute. Questa volta nel suo mirino c’ è addirittura il potentissimo marco.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/06/10/soros-parla-il-marco-trema.html

Proprio qualche settimana fa è stato da me un rappresentante del gruppo Soros e mi aveva detto che, ad esempio, il suo gruppo era pronto a fare grossi acquisti di Stet, ma a patto che fossero chiare due cose: libertà di tariffe e nomina “non politica” degli amministratori.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/07/02/fate-lo-sconto-chi-compra-lo-stato.html

“Non ho mire sul franco, non voglio distruggere lo Sme”, si difende, sul Figaro, il “principe degli speculatori” George Soros, ma pochi gli credono.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/07/27/lo-sme-nelle-mani-della-bundesbank.html

“Sono molto preoccupato per il futuro dell’ Europa. Non è facile uscire da crisi come questa”.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/08/03/bene-cosi-lo-sme-era.html

Re Mida Soros vende lingotti e il mercato dell’oro trema

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/08/19/re-mida-soros-vende-lingotti-il-mercato.html

Qualcuno, particolarmente informato, sostiene che George Soros, mitico gestore dei fondi americani Quantum, avrebbe dimezzato i suoi investimenti in Italia.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/11/11/un-altra-giornata-nera-per-titoli-stet.html

Tra i “derivatives” ci sono contratti a termine di ogni tipo e su ogni prodotto, futures sulle valute, options sui tassi di interesse, operazioni dai nomi esotici come “forwards”, “caps”, “collars”, “swaps”, “swaptions”. Sono nati come polizza di assicurazione per importatori di petrolio o esportatori di granaglie, per banche che finanziavano industrie nel Terzo mondo o investitori in mercati esteri che volevano garantirsi rispetto al mutamento dei cambi. Ma presto i “derivatives” sono diventati il veicolo della speculazione internazionale e il pane quotidiano degli “hedge funds” di George Soros o Michael Steinhardt.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/04/05/wall-street-un-passo-dall-inferno.html

Quando a fine gennaio George Soros ha dichiarato al Forum di Davos di paragonare l’ Italia al Messico, non ha forse commesso un’ azione di aggiotaggio finanziario nei confronti della lira?

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1995/03/14/strilli-irresponsabili-lasciate-lavorare-dini.html

L’ uomo che ha sconfitto la Banca d’ Italia e quella di Inghilterra, che ha più soldi di quanti ne abbiano quarantadue stati del mondo, che è conosciuto – e temuto – come il più grande speculatore della storia del capitalismo

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1995/09/21/soros-vuol-comprare-un-posto-nella-storia.html

Ecco Prodi, a fianco di Soros, presentarne l’ ultimo libro, riprenderne la necessità di “regole” nel mercato finanziario mondiale. “Le contestazioni sono incoerenti. Fanno ridere. Non hanno letto il libro”.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1995/10/31/soros-laureato-tra-le-proteste.html

“La gente – afferma Soros – finirà per dirigere tutto il risentimento legato alla disoccupazione sulla moneta unica”. “E’ possibile che si finisca per assistere a un sollevamento popolare – soprattutto in Francia, nota per questi moti di ribellione – che potrebbe prendere un orientamento nazionalista anti-europeo”.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/08/23/soros-per-la-moneta-unica-rischiate-rivolte.html

“La Conferenza intergovernativa dovrebbe convocare un’ Assemblea costituente; gli europei dovrebbero essere mobilitati per dare vita a questa assemblea. Un’ Assemblea costituente non avrebbe il potere di appropriarsi di ulteriori fette della sovranità nazionale senza prima ottenere l’ approvazione di ciascuno Stato membro. La nuova costituzione entrerebbe in vigore solo dopo l’ approvazione di, diciamo, tre quarti dei parlamenti nazionali, mentre nei paesi in cui dovesse essere rifiutata, verrebbe indetto un referendum. Non ci sarebbe alcuna delegazione di poteri senza autorizzazione, ma l’ Assemblea costituente sarebbe in grado di risolvere i problemi che la Conferenza intergovernativa non può risolvere e coinvolgerebbe i cittadini europei in tale processo. Solo un provvedimento forte, che chiarisca la natura e l’ identità dell’ Unione europea, può fermare la graduale disintegrazione dell’ Europa e prevenire un ritorno alle condizioni che hanno prevalso durante le due guerre mondiali” (George Soros).

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/09/01/una-nuova-europa.html

“Negli ultimi dieci anni il finanziere-filantropo ha investito più di un miliardo di dollari per promuovere opere di sviluppo nell’ Europa orientale, compresi una stampa libera e un pluralismo politico. Ma ora diversi leader di questi paesi gli si stanno rivoltando contro: in Albania, Kirgizstan, Serbia e Croazia le fondazioni Soros sono accusate di essere centrali spionistiche in incognito e di infrangere leggi valutarie“.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1997/07/15/opinioni-dal-mondo.html

“la povera gente di questo paese soffre, ed è la stessa gente che George Soros ha protetto, lui che ha tanti soldi e potere ma è del tutto privo di giudizio. Abbiamo lavorato tra i 20 e i 40 anni per sviluppare i nostri paesi fino a questo livello ed ecco che arriva un uomo con un po’ di miliardi di dollari, e nel giro di due settimane manda all’aria il nostro lavoro

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1997/07/27/soros-uccide-il-miracolo-asiatico.html

a mezzogiorno è cominciato il sell off, la corsa alla vendita. Vi hanno contribuito una serie di fattori: un improvviso crollo dei titoli delle società di assicurazione malattia (le quotazioni della Oxford hanno perso 40 dollari, quasi due terzi del valore); movimenti strani, dovuti probabilmente alle speculazioni degli hedge funds di George Soros, dei titoli di stato americani; un nuovo pessimismo sulle conseguenze sull’ export Usa di una recessione tra le tigri asiatiche. Subissato da ordini di vendita, il Dow Jones è tracollato, tirandosi dietro gli altri indici: anche per il Nasdaq, dove sono quotate la Microsoft, l’ Intel e altre industrie dell’ informatica, è stata la seduta più nera della storia.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1997/10/28/wall-street-la-grande-paura.html

Gli investitori più speculativi e più specializzati, tra cui figura anche il “mago” George Soros, hanno scommesso quindi sul fatto che la “bomba del millennio”, cioè il problema legato al cambiamento di data tra il 31 dicembre 1999 e il 1 gennaio 2000, paralizzerà il sistema creditizio,

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1998/03/17/wall-street-gioca-sul-millennio.html

La magistratura francese ha rinviato a giudizio per insider trading il finanziere americano George Soros. Ne hanno dato notizia fonti giudiziarie. Il caso risale al 1988: secondo quanto scrive il quotidiano “Le Monde”, Soros è sospettato di avere beneficiato di informazioni riservate durante un’ operazione per acquisire parte del capitale della banca Societè Generale, privatizzata nel 1987.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2000/12/23/insider-trading-soros-rinviato-giudizio.html

Mikhail Saakashvili ha trionfato ieri alle elezioni presidenziali anticipate in Georgia. Il giovane avvocato di 35 anni, leader della «rivoluzione delle rose» che lo scorso 23 novembre costrinse il settantacinquenne Eduard Shevardnadze a rassegnare le dimissioni dopo undici anni di potere assoluto, avrebbe ottenuto l’ 85,8% dei voti. Il resto è andato agli altri quattro candidati, penalizzati in campagna elettorale. Il risultato è stato annunciato un istituto internazionale, tra cui figurano la Fondazione Soros e il British Council, che ha effettuato un exit-poll. Non sono stati diffusi altri dati.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/01/05/georgia-saakashvili-presidente-il-nostro-obiettivo.html

Per inquadrare questa notizia è opportuno leggere questo post:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/11/rivoluzioni-colorate-e-primavere-araba-preludio-alla-terza-guerra-mondiale/

Ruolo per interpreti di rango, Shylock – l’ ebreo che pretende in pagamento una libbra della carne di Antonio, qualora questi non riuscisse a restituirgli il denaro avuto in prestito – trova in Corrado Pani un attore di grande temperamento e di magnetico carisma. Pani, chi è secondo lei lo Shylock dei nostri giorni? «Penso a George Soros, il settantenne finanziere ungherese di origini ebraiche, un autentico re della finanza, spregiudicato nel modo con cui ha investito nel denaro».

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/07/09/ora-di-shilock.html

Oggi, scavando un po’ , si scopre che la lista delle Ong ucraine è sostenuta dall’ American National Endowment for Democracy, la fondazione di George Soros a Kiev, e così via…Ho di fronte un rapporto della fondazione Soros in Ucraina, datato ottobre 2004, che dichiara finanziamenti per 1.201.904 dollari ad Ong per “progetti legati alle consultazioni elettorali”. I donatori sostengono che questo denaro occidentale era destinato a creare le condizioni per elezioni libere e regolari, non direttamente all’ opposizione. Anche questo aspetto dovrebbe essere accuratamente verificato.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/12/21/il-metodo-piu-giusto-per-esportare-democrazia.html

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Anche in Kirghizistan, come in Ucraina e in Georgia, l’ opposizione ha lanciato la protesta dopo un voto apertamente manipolato, chiedendo nuove elezioni e un cambio al vertice. E anche qui sembra aver ottenuto la consulenza dallo stesso ufficio di pubbliche relazioni che ha gestito la “rivoluzione arancione” a Kiev e quella “delle rose” a Tbilisi. è difficile non notare che i bracciali e le bandiere colorate – giallo e rosa, stavolta – e i riferimenti ai tulipani sono frutto della stessa tattica. In Georgia e in Ucraina erano stati gli strateghi del movimento studentesco serbo Otpor, apertamente sostenuti da fondazioni americane come Freedom House o la fondazione Soros, o da istituzioni governative come UsAid, ad indicare all’ opposizione obiettivi e soprattutto metodi, non violenti e sicuramente molto efficaci dal punto di vista mediatico. Consulenti privilegiati, almeno in quelle due occasioni, erano ex ufficiali della Cia come Robert Helvi, o teorici delle università Usa come Gene Sharp (autore di “Dalla dittatura alla democrazia”) o Jack DuVall (“Come si rovescia un dittatore”).

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/03/25/dai-posti-di-potere-alla-rivolta-gli.html

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Ospite di George Soros, il leader del club dei miliardari anti-Bush, per la prima volta Francesco Rutelli, accompagnato dalla delegazione della Margherita che ha concluso con questo incontro ad effetto la missione negli Usa.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/07/01/rutelli-intesa-con-democratici-venezia-un-convegno.html

Haleh Esfandiari è accusata di far parte di una rete di organizzazioni culturali americane che ha l’ obiettivo di far cadere il regime islamico in Iran con l’ appoggio del miliardario George Soros. Con una rivoluzione simile a quelle “colorate” avvenute in alcune ex Repubbliche sovietiche.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/05/23/esfandiari-accuse-di-complotto-con-george-soros.html

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/08/22/teheran-libera-la-spia-americana-presto-negli.html

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Quello che interessa il pm Giorgio Orato sono le oscillazioni del titolo [AS Roma] in Borsa, strettamente collegate a quanto viene fatto trapelare dai giornali. Non è quindi escluso che possa essere presto aperto un fascicolo processuale, proprio come accaduto lo scorso anno in seguito alle oscillazioni legate alla trattativa con il magnate americano, George Soros (indagine ancora non chiusa).

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/05/21/trattative-ora-indaga-la-procura-nel-mirino.html

I “pesi massimi” della speculazione, i maggiori hedge fund americani, sono impegnati in un massiccio attacco concertato contro l’ euro. Mossi dalla convinzione che la crisi della Grecia è solo la punta dell’ iceberg, i potenti investitori arrivano a scommettere che l’ euro precipiterà fino alla parità col dollaro, cioè un ulteriore ribasso del 26% rispetto al valore attuale. Il volume di capitali investiti su queste puntate “ribassiste” contro la moneta europea ha raggiunto il record storico che fu toccato nel 2008 quando gli stessi hedge fund scommettevano sul crac di Lehman Brothers. Lo rivela il Wall Street Journal, che ricostruisce i retroscena di un’ azione comune fra i maggiori gestori di hedge fund, incluso George Soros. Un momentochiaveè una cena organizzata l’ 8 febbraio scorso in una dimora privata di Manhattan da una piccola banca d’ affari specializzata, Monness, Crespi, Hardt & Co. Nella stessa settimana della cena, il numero di contratti futures legati alla previsione di un ribasso dell’ euro è schizzato al rialzo, fino a 60.000 operazioni… George Soros, che è a capo di un fondo da 27 miliardi di dollari, vi ha partecipato ugualmente. Soros ha preso posizione anche in modo pubblico: ha avvertito che se i paesi dell’ Eurozona non prendono misure immediate per il risanamento delle finanze pubbliche, “l’ unione monetaria può andare in frantumi”.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/02/27/grandi-hedge-fund-usa-vanno-all.html

Un’ inchiesta del Department of Justice accusa i più importanti hedge fund (Soros, Paulson, Grenlight, Sac capital) di aver concordato un attacco simultaneo all’ euro, in una cena segreta l’ 8 febbraio a Wall Street. Il giorno dopo, 9 febbraio, al Chicago Mercantile Exchange i contratti futures che scommettevano su un tracollo dell’ euro erano schizzati oltre 54.000, un record storico. Con Goldman Sachs e Barclays in buona vista nelle cronache su quelle grandi manovre.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/04/29/la-speculazione-dei-soliti-noti.html

PRIMA UNA CRISI GENERATA, POI LA SOLUZIONE PROPOSTA: GLI STATI UNITI D’EUROPA (poliziotto cattivo, poliziotto buono, il gatto e la volpe): «Possibile mai che siano i banchieri a invocare gli Stati Uniti d’ Europa mentrei governi sanno solo tentennare e prendere tempo?». Emma Bonino, vicepresidente del Senato, non ha perso la passione europeista che ha animato i suoi anni come membro della Commissione a Bruxelles. E, di fronte alla crisi che stringe l’ Europa, lancia l’ idea di una «federazione leggera» che metta in comune una serie di politiche, in primo luogo quella di bilancio e fiscale. I banchieri sono diventati improvvisamente federalisti? «Per forza di cose. George Soros, Jean Claude Trichet, Mario Draghi, Jacques Attali, ma perfino Gordon Brown, l’ Economist e lo stesso Fondo Monetario Internazionale hanno cominciato a dire, di fronte alla profondità di questa crisi dell’ euro, che bisognerebbe affiancare alla Banca Centrale Europea un ministero delle Finanze dell’ Unione».

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/09/18/un-governo-federale-europeo-per-economia-difesa.html

Prima vennero per i Greci e non dissi nulla, perché non ero greco

 

a cura di Stefano Fait

Monti è un esponente della destra finanziaria europea. È un uomo che sta in mezzo alle banche e alle istituzioni finanziarie da sempre. È espressione di quel mondo e ha ricoperto ruoli chiave per conto di quel sistema. Che è legittimo, certo, e Monti è una persona per bene, ma che costituisce l’assoluto opposto rispetto al posizionamento politico che deve avere un partito laburista, riformista di sinistra come deve essere il Pd. Noi dobbiamo difendere coloro che non contano un granché nel mondo, non difendere le ragioni di chi è già forte. […]. Se noi non lavoriamo su ipotesi di sostegno della domanda tutte queste manovra recessive che Monti ha fatto non avranno alcuna utilità perché ci sarà un crollo delle entrate tributarie.

Michele Emiliano, sindaco di Bari

Als die Nazis die Kommunisten holten, | habe ich geschwiegen; | ich war ja kein Kommunist. || Als sie die Sozialdemokraten einsperrten, | habe ich geschwiegen; | ich war ja kein Sozialdemokrat. || Als sie die Gewerkschafter holten, | habe ich nicht protestiert; | ich war ja kein Gewerkschafter. || Als sie die Juden holten, | habe ich geschwiegen; | ich war ja kein Jude. || Als sie mich holten, | gab es keinen mehr, der protestieren konnte.

Quando i nazisti vennero per i comunisti, | Io restai in silenzio; | Non ero comunista. || Quando rinchiusero i socialdemocratici, | Rimasi in silenzio; | Non ero un socialdemocratico. || Quando vennero per i sindacalisti, | Io non feci sentire la mia voce; | Non ero un sindacalista. || Quando vennero per gli ebrei, | Rimasi in silenzio; | Non ero un ebreo. || Quando vennero per me, Non era più rimasto nessuno che potesse far sentire la mia voce.

Friedrich Niemöller (1892 – 1984)

Yanis Varoufakis, direttore del dipartimento di politiche economiche dell’Università di Atene, racconta la Grecia attuale in un’intervista rilasciata all’Occupied Times:

“Ad Atene la gente si può trovare a parlare anche solo della crisi. Incontri persone che non vedi da una vita e invece di aggiornarsi a vicenda su cosa sia successo nel frattempo, ci si lancia in una discussione sul “disastro”. Le luci si stanno spegnendo sulla città, poiché molte famiglie hanno perso il diritto all’erogazione di elettricità. Un negozio su due è chiuso, anche nei quartieri eleganti di Atene. Anche le attività che in qualche modo tirano avanti si stanno preparando a chiudere bottega. Tutti devono dei soldi a qualcuno e nessuno può saldare i debiti. Il lavoro è un miraggio, con il tasso di disoccupazione giovanile che ha raggiunto il 45%. La bolletta dell’elettricità è cresciuta del 12% ed il governo sta introducendo nuove imposte attraverso le bollette dell’elettricità. Se non fosse tragico ci sarebbe da ridere.

Fino al 2008 le cose in Grecia stavano andando bene. L’economia stava crescendo più della media europea, gli investimenti erano in aumento sia nel pubblico sia nel privato….Quel che è successo è che prima dell’euro la Grecia riusciva ad evitare le crisi (dovute anche alla deindustrializzazione, all’evasione, ecc.) con delle frequenti svalutazioni ma una volta entrata nell’euro non è più stato possibile assorbire gli choc in questa maniera. Fu quello il tempo in cui fiumi di investimenti tossici prodotti in gran parte da Wall Street, dalla City di Londra e dalle grandi banche del Nord Europa sono affluiti nazioni come l’Irlanda, la Spagna, ecc. Diedero a tutti un falso senso di sicurezza e progresso, ma in realtà stavano producendo un boom fondato sui consumi. Così, quando arrivò il crash del 2008, il capitale affluito ci mise un attimo a defluire, lasciando devastazioni dietro di sé. Poiché non era più possibile svalutare, fu l’economia sociale ad essere colpita. Le agenzie di rating realizzarono il loro miracolo criminale quando le cose andavano a gonfie vele, specialmente a Wall Street e nella City. Ebbero un ruolo da protagoniste quando le banche stamparono i loro titoli tossici (CDO, Obbligazioni con garanzie collaterali) valutandoli come AAA, ossia privi di rischi. Si strinse un’alleanza infernale tra queste agenzie e le banche che edificò piramidi che crollarono nel 2008, con conseguenze che si fanno sentire tuttora. Oggi non contano più molto e se lo fanno è solo per colpa dei politici.

[…]

È importante sottolineare che l’aspetto peggiore dei bailout greci non è l’obiettivo di spogliare la Grecia di ogni risorsa. Lo scopo è quello di nascondere la reale, patetica situazione in cui versano le banche del Nord Europa. È per questa ragione che si pretende dallo stato greco insolvente e dalla sua tartassata cittadinanza di accollarsi dei prestiti che non potranno ripagare per poi trasmetterli alle banche insolventi. Ma per farlo, nonostante l’opposizione del parlamento tedesco, il governo tedesco deve dimostrare ai suoi deputati che la Grecia si merita i prestiti perché sta soffrendo, sanguinando e si sta svendendo. Perciò la Grecia viene depredata per placare i parlamentari tedeschi ed indurli ad approvare nuovi prestiti alle banche prossime al fallimento.

[…].

Finora il fardello e la sofferenza è spettato unicamente ai Greci, mentre l’Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale accumulano nuovi debiti sulle fragili spalle della Grecia, cosicché i banchieri non perderanno un centesimo dei loro crediti e interessi.

[…].

Ai Greci si chiede di negoziare con i banchieri quale colpo dovranno assorbire. È come chiedere ad un topo di negoziare con un gatto quale parte del topo il gatto può divorare. E tutto questo come precondizione perché l’UE e l’FMI concedano nuovi prestiti alla Grecia, che la Grecia userà per ripagare le banche, provocando un’austerità ancora più devastante, sotto la proibizione di usare anche solo una frazione di quel denaro per rilanciare l’economia o finanziare gli ospedali.

[…].

Penso che il collasso dell’euro sarebbe terribile per tutti noi ed anche per chi non fa parte dell’eurozona. Il costo umano per la Grecia, se dovesse lasciare l’euro mentre l’euro resta la valuta legale sarebbe mostruoso.

[Gli chiedono se la gente sarà costretta ad abbandonare le metropoli (Atene, Roma, Lisbona) per tornare in campagna]

Molte persone stanno effettivamente abbandonando Atene trasferendosi in campagna nella speranza di condurre una vita più semplice e sostenibile. Ma questa non è una soluzione. Viviamo in società urbanizzate e cosmopolite e la città è la pietra angolare della nostra civiltà. Il nostro compito è quello di farle funzionare, non di abbandonarle.

Il debito è così potente perché i creditori detengono il monopolio del potere sul sistema politico. Specialmente dopo il crollo del 2008 viviamo in un sistema che chiamo bancarottocrazia, governato da banche insolventi. Più grande è il buco nero, maggiore diventa la loro capacità di mobilitare lo stato. Finché la classe media non si rivolterà ed il sistema politico non si renderà conto che deve piegarsi alla volontà delle masse o scomparire, la gente non riuscirà a riprendere il controllo del sistema creditizio.

Il movimento degli indignati/occupanti è l’unico raggio di speranza in una notte particolarmente buia”.

Poi vennero a prendere noi.

E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.

 

La caccia ai falsi invalidi e la caccia ai signori dell’alta finanza

a cura di Stefano Fait

I falsi invalidi sono una categoria di cittadini infame ed indifendibile. Parassiti della peggior specie.

L’errore che facciamo, però, è quello di concentrarci principalmente su di loro, o sugli evasori, o sui detentori di piccoli privilegi, perdendo di vista i veri responsabili del disastro in cui ci troviamo: i signori dell’alta finanza.

Un ordinario di statistica alla Sapienza, Paolo Palazzi [“La finanza e l’economia reale. Un rapporto perverso?”, 2010], ci spiega perché non si possano paragonare gli 8 miliardi annuali che ci costano i falsi invalidi al parassitismo letale (e per il momento legale) degli speculatori:

“Se analizziamo i dati relativi ai movimenti internazionali di capitali ci appare subito come i movimenti internazionali di moneta causati da effettivo scambio di merci siano una minima parte di tutti i movimenti di capitali finanziari che avvengono nel mondo. Non solo, ma i tassi di crescita di questo fenomeno tendono continuamente ad ampliarlo. Ad esempio negli anni ’90, il commercio internazionale è cresciuto del 63%, mentre il movimento di capitali è cresciuto del 300%, senza nessun rapporto di riferimento con l’aumento di ricchezza reale (il PIL è cresciuto nello stesso periodo del 26%)”.

[…]

“Si può scommettere sull’andamento dei prezzi delle materie prime o di altri beni, sull’andamento delle varie borse, sulla dinamica dei tassi di cambio, ecc., ci sarà chi vince e chi perde, quello che è certo che non tutti possono alla lunga vincere. Un difetto di questo sistema è che non ha possibilità di sosta, non si può scommettere una volta sola, bisogna scommettere e giocare continuamente e questo comporta lo spostamento di enormi quantità di capitali in ogni istante in ogni parte del mondo. Capitali che si muovono “virtualmente” attraverso le reti informatiche con ritmi frenetici alla disperata e incessante ricerca di vincite speculative”.

“Per un lungo periodo di tempo, con la complicità di governi ed economisti, tutto ciò non solo è stato permesso e tutelato, ma anche incentivato nella presunzione, in buona o cattiva fede (cosa difficile da determinare), che tutto questo potesse avere un effetto benefico non solo per i risparmiatori, ma anche per il sistema economico mondiale nel suo complesso. Purtroppo, prevedibilmente e previsto (anche se da pochi economisti e nessun governo) l’ipotesi si è mostrata drammaticamente falsa, perché si basava sulla capacità del mercato di autoregolamentarsi, selezionando ed espellendo le pratiche finanziarie più pericolose e inaffidabili. Cosa è successo è ormai noto: la ricerca di rendimenti aveva portato a un allargamento enorme di impieghi del risparmio in prestiti sempre meno solvibili, cosa che non sarebbe grave se avesse colpito solamente gli investitori più imprudenti. Ma grazie a complessi meccanismi di spartizione del rischio, questi prestiti inaffidabili erano stati distribuiti in tutto il mondo tra i più differenti operatori finanziari, con meccanismi che di fatto, invece di ridurre il rischio, lo hanno moltiplicato paurosamente. È bastata una crisi nel settore delle abitazioni negli Stati Uniti per innescare un processo di reazione a catena che ha investito il sistema finanziario di tutti i paesi del mondo”.

[…].

Il problema chiave è che, se è vero che la speculazione finanziaria è un gioco a somma zero per i contendenti, è però altrettanto vero che investe, quasi sempre con effetti negativi, il sistema economico mondiale nel suo complesso. La ragione sta nel fatto che oggetto di speculazione sono titoli di credito, azioni e merci che alle loro spalle hanno reali processi produttivi, pubblici nel caso di titoli di debito pubblico e privati nel caso di merci, azioni e obbligazioni private. Gli speculatori hanno la possibilità e capacità di spostare una gran massa di capìtali che in molti casi autoalimentano, accelerano o nel peggiore dei casi creano·aspettative di difficoltà di stati o imprese…L’euro era ed è una moneta molto forte rispetto al dollaro, la sterlina e lo yen, anzi la più forte come solidità e garanzie. Speculare contro l’euro, puntando a una sua svalutazione era una prospettiva irrealistica. Gli speculatori alla ricerca disperata di una “rivincita” rispetto alle sconfitte recenti, hanno però individuato un piccolo e, dal punto di vista quantitativo, insignificante anello debole nell’Europa dell’euro: il debito pubblico greco. Con mosse coordinate, tanto da far pensare a un’operazione preordinata, hanno cominciato a speculare al ribasso sul debito pubblico greco, cosa che ha effettivamente provocato un forte deprezzamento del debito greco. Il grave ritardo nell’intervento e le divisioni politiche europee hanno facilitato e accelerato questo processo e portato addirittura a una svalutazione dell’euro che ha trasformato l’attacco speculativo al debito greco in un attacco speculativo contro l’euro che a tutt’oggi ancora continua. È chiaro che gli effetti negativi dell’operazione non si sono limitati a danneggiare le agenzie finanziarie che non avevano previsto e sfruttato questo tipo di operazione, ma investono e investiranno in modo drammatico i cittadini greci e a catena i cittadini europei. Il danno si avrà attraverso l’introduzione di politiche fiscali e di spesa pubblica restrittive, e i più colpiti saranno i ceti medio bassi della popolazione. Questo è solo un esempio recente di come la speculazione finanziaria riesca a danneggiare anche, direi soprattutto, coloro che sono ben lontani dal parteciparvi: infatti la storia recente è piena di veri e propri drammi causati dalla speculazione contro alcuni paesi sottosviluppati.

Una politica legislativa e regolatoria sul movimento di capitali e sulla finanza in genere che ribaltasse l’ubriacatura liberista avrebbe senza dubbio una certa efficacia, che però sarebbe fortemente amplificata se accompagnata da misure di aumento del costo della speculazione attraverso l’imposizione di un sistema di tassazione delle transazioni finanziarie inçernazionali. In modo particolare, come abbiamo visto, le speculazioni hanno bisogno di veloci e continui spostamenti finanziari da un paese all’altro, da una valuta all’altra: quindi, anche un’aliquota non elevata su ogni transazione, avrebbe un effetto rilevante sul costo dei movimenti speculativi e debole o nullo sulle transazioni di beni.

La ricetta non è nuova e se ne parla da molti anni (la Tobin Tax) ma anche in un periodo come questo, in cui gli effetti negativi della speculazione sono sotto gli occhi di tutti, sembra una cosa difficile da realizzare. Difficoltà tecniche esistono, ma non sono insormontabili, ostacoli maggiori sono politici ed ideologici, molto più difficili da superare.

Ma continuare a parlarne, a spingere perché vengano attuate queste misure non è inutile, se non altro perché possono aiutare i cittadini a valutare il proprio sistema economico, quello politico e i propri politici alla luce della loro capacità, se non altro, di difesa e prevenzione dai danni provocati dalla rapacità della speculazione finanziaria”.

http://w3.uniroma1.it/paolopalazzi/Articoli/Finanza%20Focsiv.pdf

Alcune citazioni utili su banche e denaro:
http://fanuessays.blogspot.com/2011/12/il-denaro-il-debito-le-banche-raccolta.html

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