“Managed” chaos and “contained” mayhem in the Middle East – Egypt

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America must prevent other states from challenging our leadership or seeking to overturn the established political and economic order…We must maintain the mechanisms for deterring potential competitors from even aspiring to a larger regional or global role

Pentagon’s Defense Planning Guide for 1994-1999

The Israelis, whose military had close ties to General [Abdel Fattah al-] Sisi from his former post as head of military intelligence, were supporting the [military] takeover as well.  Western diplomats say that General Sisi and his circle appeared to be in heavy communication with Israeli colleagues, and the diplomats believed the Israelis were also undercutting the Western message by reassuring the Egyptians not to worry about American threats to cut off aid.

http://www.jpost.com/Opinion/Columnists/Another-Tack-Egypts-Polish-syndrome-323995

Many people seem more concerned about hypothetical Islamist crimes in Egypt than about the actual crimes of the junta – seizing executive power, arresting elected politicians, torturing and killing hundreds of their own citizens (Al Sisi should be in the Hague). Their stance boils down to some Orientalist notion of Egyptians not being ready for democracy, much in the same way as authoritarians in the past supported fascist coups as the preferable alternative to democratically elected socialist governments. According to some, then as now, millions of voters made the “wrong” choice and deserve punishment for that.

Egypt has always been a military state, the army has always been in charge. 30 to 40 percent of its economy is controlled by the army. Morsi’s election could not change this state of affairs. The police and the judiciary were are loyal to Mubarak and the private media sided against the Muslim Brotherhood. This is how a false meme spread that Morsi was willing to “enforce” a “Sharia law” and something had to be done to prevent that. The truth is that Islamic law was already the official source of the legislation in the former constitution (1971) and the revised constitution (2012) has removed the reference to “the duties of a woman” in Egyptian society

http://www.aljazeera.com/indepth/spotlight/egypt/2012/12/2012129173710651270.html

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/africaandindianocean/egypt/9711879/Egyptian-draft-constitution-to-keep-sharia-as-main-source-of-law.html

http://www.opendemocracy.net/zaid-al-ali/egypts-draft-constitution-analysis

 080208-deane-cookIf one were to judge from the results in Iraq, Afghanistan, Libya, Lebanon, Syria, Somalia, Yemen, Pakistan, Gaza, West Bank, Egypt, Sinai, Greece, Mexico, and elsewhere, it would become apparent that failed states is the real Western goal. Oligarchs don’t like stability, borders, vibrant institutions and civil societies, sovereign governments. They much prefer failed states, warlords, black markets, forced choices, security vacuums, blackmailing, usury (debt servitude), anarchy and microstates with little or no ability to defend themselves from “humanitarian” (R2P) and monetary “tutors”. That is why billions are spent annually by the axis of Middle Eastern autocracies and Western oligarchies – neo-colonial powers – to ensure that chaos continues and expands, through assassinations, suicide bombs, financial terror. Regardless of the will, hopes and aspirations of hundreds of millions of people.

Unless the Arab Spring is genuinely resumed, no real progress will be made on the issue of the recognition and protection of dignity for all human beings, and the fate of Israel, Saudi Arabia and of the whole Middle East will be sealed > Armageddon, the Holocaust of all semitic scapegoats.

La Tienanmen egiziana (700 morti – stima Reuters/New York Times) – mai complici del fascismo!

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Sono a Rabaa – scene di caos e un gran numero di morti. Ospedali da campo pieni di corpi e feriti gravi. Cecchini sparano sulla gente. Non è una operazione di rimozione degli occupanti, è un massiccio assalto militare condotto anche con mitragliatori contro civili in gran parte disarmati.

Tom Rayner, corrispondente per Sky News, twitter

Poliziotti e soldati stanno sparando sui reporter.

Erin Cunningham, inviata per il Global Post

… In realtà noi crediamo che l’amministrazione Obama sia complice del colpo di stato militare, come lo è stata in passato sostenendo la dittatura di Mubarak. È forse il compito dell’esercito “ripristinare la democrazia”? Kerry accetterebbe che il Segretario alla Difesa Hagel intervenisse per rimuovere Obama se si volgessero delle massicce proteste negli Stati Uniti? L’esercito degli Stati Uniti congelerebbe la costituzione e smantellerebbe congresso e senato? Potrebbe nominare un presidente di sua scelta? Questa retorica è molto allarmante, gli americani dovrebbero opporsi ad un’amministrazione che corrompe i loro valori appoggiando la tirannia e la dittatura.

Gehad El Haddad, portavoce dei fratelli musulmani

Il mio sostegno al movimento 30 giugno in opposizione a Morsi è cambiato dopo il colpo di stato militare, che si contrappone a tutte le conquiste e valori della rivoluzione del 25 gennaio. La sua natura mi è diventata chiara quando ho visto l’uccisione di manifestanti, la carcerazione, sequestro e sparizione forzata di migliaia di oppositori del colpo di stato e la chiusura di canali televisivi via satellite. Chiaramente i leader del colpo di stato militare hanno qualcosa da nascondere gli occhi attenti del mondo…. Forse uno dei pochi aspetti positivi del colpo di stato è che ha screditato l’asserzione che lo Stato fosse stato occupato dai fratelli musulmani sotto Morsi. I ministri incaricati della difesa, degli affari interni e esteri e molti altri ministri e titolari di alti incarichi di governo, sono tra i sostenitori del colpo di stato. Sono stati nominati dal Morsi, ma sono tutti oppositori del presidente, del suo partito e della sua comunità…. Le ripercussioni del colpo di stato sulle nascenti democrazie nel mondo arabo saranno distruttive. La gente potrebbe presto perdere la fiducia nel processo democratico, spianando la strada alla rinascita di gruppi estremisti. È terribile immaginare le conseguenze a lungo termine della frustrazione nei confronti della democrazia. Al-Qaeda e i suoi simpatizzanti hanno sempre deriso i Fratelli musulmani, dicendo che nessuna soluzione poteva venire dalle urne, ma solo attraverso proiettili. Il colpo di stato serve a rafforzare i radicali, interrompendo il corso del cambiamento pacifico.

Tawakkul Karman, Nobel nel 2011 per la sua “battaglia non violenta a favore della sicurezza delle donne e del loro diritto alla piena partecipazione nell’opera di costruzione della pace”. Uno dei pochi Nobel per la Pace dissidenti

Egyptian security forces clear protest camps loyal to ousted President Mohamed Morsi, Cairo, Egypt - 14 Aug 2013

Ancora oggi ci sono in giro apologeti degli eccidi egiziani, come ce n’erano nel 1989 in Cina.

Siete spregevoli ora, come erano spregevoli i vostri predecessori. Come quelli che si esaltano per la distruzione della Siria, purché vinca la sua parte preferita e magari invocano un intervento armato: distruggere una nazione per poterla salvare!
La NATO in Siria e in Libia, le forze armate alleate della NATO in Egitto.

Con che coraggio condannate Assad e non al-Sisi, generale golpista? Solo perché i media vi hanno insegnato a disprezzare l’uno e ad apprezzare l’altro? E’ questa la vostra maturità cognitiva e morale? Bene vs. Male come nei Marvel Comics?

E voi, marxisti pro-golpe, siete d’accordo con le forze armate che arrestano gli operai delle acciaierie in sciopero?

http://menasolidaritynetwork.com/2013/08/12/egypt-appeal-for-solidarity-after-steel-workers-arrested-by-army/

Martin Rowson 16.08.13

Questo è il fascismo. Le reazioni (virtualmente inesistenti – perché Obama non ha minacciato di interrompere il gigantesco flusso di dollari che arriva annualmente all’esercito egiziano?) dei leader occidentali indicano che quello che sta succedendo in Egitto è un’anteprima di quello che accadrà in Occidente, se le popolazioni si ribelleranno all’austerità e alla dittatura dei mercati.

http://www.flickr.com/photos/mosaaberising/sets/72157635071774090/page2/

E’ quel che succede quando si arresta un presidente democraticamente eletto e lo si sostituisce con il capo delle forze armate. La situazione in Egitto non può essere risolta con eccidi a scadenza mensile (massacro dell’8 luglio, massacro del 27 luglio, massacro del 14 agosto). Il Medio Oriente e il Nord Africa sono in fiamme, l’Europa del sud è in bancarotta. L’Occidente sta militarizzando le sue forze di polizia e smantellando welfare e stato di diritto. Chi dobbiamo ringraziare se non la mafia finanziaria che ha eliminato ogni contrappeso alla competizione più sfrenata dove i forti stabiliscono le regole con cui schiacciare i deboli e i deboli sono troppo divisi per opporsi allo stillicidio? La democrazia sta scomparendo e le guerre si moltiplicano, prevedibilmente. L’unica via di uscita è eliminare le divisioni di classe, etnia, fede, ecc. e unire il genere umano contro questa minaccia esistenziale.

Euronews mostra cecchini mascherati sui tetti che sparano sulla folla, inclusi i reporter e cameraman egiziani e stranieri, uccidendo civili disarmati.

Dei 18 nuovi governatori provinciali nominati in questi giorni, la metà è composta di generali in pensione.

Tutto questo dimostra che Karman ha ragione. La stupefacente facilità e rapidità con cui i generali si sono ripresi l’Egitto mostra non c’era assolutamente alcuna possibilità che i Fratelli Musulmani potessero instaurare una dittatura, come gli oppositori li hanno accusati di voler fare: l’esercito non ha mai perso il controllo del paese. Hanno solo atteso il momento giusto per mettere fuori gioco i loro unici oppositori, i fratelli musulmani.

I quali, tra l’altro non hanno aggiunto alcun articolo islamico alla Costituzione. Le clausole aggiuntive sono state inserite dal Partito Nour degli islamisti radicali, che è schierato coi liberali nella lotta contro i fratelli musulmani (!!!).

Sorprendentemente (o forse no, forse ci vorrebbe più cinismo nei confronti della maggioranza degli occidentali) molti, in Occidente, non si chiedono come mai i nemici di Al-Qaeda siano quasi sempre i nemici di Washington

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/02/14/le-singolari-antipatie-di-al-qaeda/

e come mai i nemici dei salafiti siano quasi sempre i nemici di Israele

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/24/leader-della-rivolta-anti-assad-condivide-le-mie-preoccupazioni-sulla-siria/

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Morsi ha un dottorato in scienze dei materiali preso negli Stati Uniti, dove ha anche insegnato per un paio di anni.

Il generale golpista al-Sisi, addestrato negli Stati Uniti e nel Regno Unito, addetto militare egiziano in Arabia Saudita, ha una moglie  che indossa il niqab.

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È da almeno un anno che circolano voci di una sanguinosissima guerra civile/rivoluzione nel futuro dell’Egitto e in effetti questo sembra proprio il preludio. Gli egiziani hanno dimostrato una grandissima maturità nel 2011 e anche ora, scegliendo la strada della protesta nonviolenta. A me pare che abbiano dato una lezione di civiltà al mondo, anche se l’Occidente li tratta come umani di serie B.

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Mick Deane, ucciso dai cecchini, come pure Sohip Saad (fotografo) e Habiba Ahmed (giornalista)

Ma vedo che le cose si mettono sempre peggio.

Il generale golpista al-Sisi ha definito terroristi i suoi oppositori

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Egitto-dai-militari-appello-a-manifestazioni-venerdi-contro-il-terrorismo_32427199797.html

la Corte internazionale per i crimini nella ex-Jugoslavia ha stabilito che nessun generale jugoslavo è processabile se non esiste una prova inconfutabile che abbiano ordinato un massacro (Hitler sarebbe stato scagionato per mancanza di prove riguardo al suo ordine di perpetrare l’Olocausto) – sentenza che stabilità un precedente:

http://www.theguardian.com/law/2013/aug/13/hague-war-crimes-ruling-prosecutions-serb

Una domanda per il cosiddetto “campo laico” in Egitto: riuscirete ad assimilare i principi democratici o avete intenzione di ricorrere ai militari ogni volta che perdete le elezioni?

Altre decine di morti si sommano a quelle precedenti.

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cecchini sul tetto di uno degli edifici dell’intelligence egiziana

L’impressione è che qualcuno voglia istigare una guerra civile in Egitto, dividendo la popolazione lungo una frattura insanabile che va ben al di là della figura di Morsi e che potrebbe essere il preludio all’ennesima balcanizzazione/destabilizzazione semi-permanente di una nazione geostrategicamente fondamentale e scomoda.

Qualcuno vuole un Egitto frantumato, polarizzato, ridotto a un mosaico di settarismi, come la Libia e la Siria (e presto la Tunisia): un paese ingovernabile, diviso, debole, alla mercé dei suoi vicini.

Questo qualcuno ha trovato complicità tra i soliti privilegiati che hanno tutto da perdere da una redistribuzione delle risorse egiziane e da una progressiva opera di trasparenza sul passato regime e sulle sue connivenze.

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Chi potrà mai essere questo qualcuno?

La nomina dell’ambasciatore Robert S. Ford, già assistente di John D. Negroponte a Baghdad nel 2004/2005 e nominato a Damasco pochi mesi prima dello scoppio dell’insurrezione, nel 2011, è di pessimo auspicio: “Negroponte è una figura controversa per il suo coinvolgimento nei finanziamenti occulti ai Contras e l’occultamento degli abusi contro i diritti umani commessi da agenti addestrati dalla CIA in Honduras negli anni ottantahttp://it.wikipedia.org/wiki/John_Negroponte

http://www.nytimes.com/2013/08/05/world/middleeast/kerry-picks-former-syria-envoy-as-ambassador-to-egypt.html

Israele e l’esercito egiziano collaborano nel Sinai

http://www.repubblica.it/esteri/2013/08/10/news/egitto_gruppo_islamico_sinai_colpiti_da_raid-64581076/

e a Gaza

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Egitto-valico-Rafah-con-Gaza-chiuso-da-domani-per-fine-Ramadan_32470408039.html

Israele sta commettendo un errore fatale: destabilizzando ogni singolo paese confinante si ritroverà circondato da un odio inestinguibile. Prima o poi si formerà una coalizione di popoli arabi risoluti a porre fine una volta per tutte alle ingerenze sioniste, sconfiggendo Israele e costringendolo a più miti consigli. Purtroppo Israele non potrà mai accettare una sconfitta e la fine dei suoi sogni egemonici (cf. Grande Israele) e affonderà assieme ai suoi sogni di grandezza.

Intanto il Bahrein si prepara a classificare come terroristi i manifestanti contro il regime, con il sostegno dell’Arabia Saudita, nemica giurata dei fratelli musulmani e dell’Iran

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/08/12/il-bahrein-si-prepara-al-suo-tamarod-tra-nuovi-decreti-repressivi/680101/

Il precedente algerino si è concluso con 100mila morti – e non c’erano in ballo Suez e la Palestina-Sinai.

I fratelli musulmani non si faranno estromettere dalla vita politica egiziana senza lottare. Sanno che il loro futuro sarebbe la clandestinità, la persecuzione, la tortura, l’imprigionamento, la “sparizione”, come ai tempi di Mubarak e delle sue “forze di sicurezza” addestrate dall’FBI (gli americani pensano davvero che le stesse tecniche impiegate dalla CIA e dall’FBI all’estero non saranno mai impiegate contro di loro?):

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/wikileaks/8314475/WikiLeaks-Egyptian-torturers-trained-by-FBI.html

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Il golpe in Egitto è da considerarsi come un tentativo di congelare la Primavera araba. La Fratellanza ha perso il suo avamposto più importante. Nello stesso tempo i fondi finanziari a disposizione dell’Arabia Saudita, del Kuwait e degli Emirati superano di gran lunga le disponibilità del Qatar che sostiene i Fratelli. Eppure in tutto questo c’è la possibilità di una spirale nuova. Nel triangolo Iran (sciiti) – Arabia Saudita (salafiti) – Turchia (Fratellanza musulmana) può accadere un cambio di alleati piuttosto interessante. Se prima l’Arabia Saudita si univa in alleanza alla Turchia contro il pericolo sciita, ora la base della coalizione può cambiare. A fronte della «reazione» la Fratellanza e gli sciiti possono avvicinarsi. Inoltre la vittoria della reazione in Egitto non è per niente scontata. A differenza di Nasser il generale al-Sisi non ha una propria ideologia. Quanto ai leader liberali e tecnocrati, la loro autorevolezza non basta per mantenere il potere. L’attuale governo dipende dai troppo numerosi player esterni: i miliardari che desiderano far tornare non solo il capitale investito, ma farsi risarcire le perdite subite nella rivoluzione, i militari, i liberali, le minoranze religiose e i radicali – salafiti. Il governo, semplicemente, non potrà durare con tanti interessi da considerare inderogabili.

http://networkedblogs.com/O6y3B

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Obama NON ha tagliato i finanziamenti all’esercito egiziano, la Danimarca ha interrotto ogni forma di collaborazione con il regime golpista, l’Arabia Saudita lo copre d’oro

UN’INVEROSIMILE INTERPRETAZIONE ALTERNATIVA DEGLI EVENTI
L’esercito egiziano, che è sovvenzionato dal Pentagono-Casa Bianca e collabora con Israele in ogni circostanza, sarebbe intervenuto per bloccare una sovversione dell’Egitto da parte della NATO, che è controllata dal Pentagono-Casa Bianca…

http://aurorasito.wordpress.com/2013/08/15/stato-di-emergenza-in-egitto-per-sventare-la-sovversione-della-nato/

Gli islamofobi devono pur trovare un qualche appiglio per giustificare quasi 700 morti (più i 2-300 precedenti). La ragione implode, il fanatismo abbaglia l’intelletto.

I fatti sono che Al Nour (salafiti egiziani) ha appoggiato il golpe e continua a farlo anche dopo i massacri di musulmani:
http://www.grr.rai.it/dl/grr/notizie/ContentItem-811a63d0-b287-4178-9fa0-840a2b27862c.html
Gli islamisti salafiti (la destra islamica) sono alleati dei militari contro i fratelli musulmani, non ci si può girare intorno – le loro decisioni parlano per loro:

“Fanno parte del fronte di piazza Tahrir con i giovani Tamarrud soltanto per concorrenza islamica con la Fratellanza: pensano sia il modo migliore per conquistare i cuori e le menti dei tanti musulmani egiziani delusi da Morsi. Il richiamo alla purezza dell’Islam dei primordi da parte di un movimento come quello dei Salafiti che conta secoli di Storia non è argomento di poca suggestione per tutti quei credenti che devono confrontarsi con la corruzione e le storture del consumismo. Anche nel “laico” Egitto”.

http://www.geopolitica-rivista.org/22817/i-salafiti-in-ascesa-nellegitto-del-golpe-laico/

I nemici di Assad e di Hezbollah sono anche nemici di Morsi. Uno potrebbe farci qualche riflessione al riguardo…

Libano > Siria > Iran > Grande Israele – “Un popolo dovrebbe capire quando è sconfitto”

https://twitter.com/stefanofait

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Se l’avessero capito, gli israeliani parlerebbero di pace senza lingua biforcuta. Ma così non è.

Per capire il livello di coinvolgimento di Israele nella partita siriana

Nel giugno 2012 viene diffusa la notizia che Thwaiba Kanafani, una siriana-canadese, aveva lasciato il Canada e i suoi due figli per combattere contro Assad (bella stronza ad abbandonare i figli, tra parentesi). Intervistata, spiegava che gli insorti avevano bisogno di più armi e migliori. Già allora si sospettava che fosse una spia israeliana

http://english.alarabiya.net/articles/2012/07/28/228922.html

Ecco la conferma. Le forze di sicurezza egiziane recuperano foto che dimostrano come fosse un’agente del Mossad e una soldatessa dell’esercito israeliano

http://www.liveleak.com/view?i=084_1374324648

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Tenendo presente che tutto questo lavorio clandestino di Israele ha un unico obiettivo: sanare il deficit demografico israeliano preparando la cacciata dei palestinesi/arabi verso la Giordania/l’Egitto, esaminiamo gli ultimi sviluppi

GASDOTTO DELL’ASSE DEL MALE

È stato siglato un accordo per la costruzione di un gasdotto che dall’Iran arriva ai porti siriani, attraversando l’Iraq. Dovrebbe essere operativo nel 2018, salvo imprevisti (ci saranno)

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=12116

Ciò impedirà ad Israele di essere l’hub energetico per l’Europa, ma aggirerà anche Turchia e Qatar che, assieme ad Israele e all’Arabia Saudita, sono  gli attori più coinvolti nella guerra civile in Siria, dalla parte degli insorti e degli alqaedisti.

http://www.clarissa.it/editoriale_n1881/Al-Qaeda-sul-confine-fra-Siria-Israele-e-Giordania

http://feluche.blogautore.repubblica.it/2013/02/24/se-la-turchia-gioca-con-al-qaeda/

Siccome Siria e Iran hanno le loro banche centrali e queste funzionano come delle vere banche centrali, non come la BCE, non avranno problemi a finanziare l’opera. Un altro paese che finanziava immense opere ingegneristiche con la sua banca centrale sovrana era la Libia.

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INSORTI IN SIRIA

Siccome butta male in Siria per gli insorti e bisogna rimpolparne le file, si organizza un’evasione di massa di jihadisti in Iraq:

http://it.radiovaticana.va/news/2013/07/22/iraq:_500_detenuti_appartenenti_ad_al_qaeda_in_fuga_dalle_carceri/it1-712781

e in Libia

http://www.guardian.co.uk/world/2013/jul/28/1000-inmates-escape-libyan-prison

e in Afghanistan

http://www.theguardian.com/world/2013/jul/30/pakistan-taliban-prison-frees-inmates

La cosa buona è che stanno morendo come mosche in Siria: un bel po’ di fanatici e sociopatici in meno.

Il vice direttore della DIA (Defense Intelligence Agency) David Shedd ci informa che ci sono almeno 1200 fazioni “ribelli” in Siria, molte delle quali del tutto irrilevanti.

Il generale Martin Dempsey, Presidente del Consiglio dello Stato Maggiore, avverte che “armare ed addestrare i ribelli “buoni” (presumendo che la CIA sia in grado di individuarli sul serio) comporterebbe inizialmente una spesa di 500 milioni di dollari l’anno”, richiederebbe “da centinaia a migliaia di soldati” e rischierebbe di armare anche gli jihadis stile al-Qaeda, facendo “sprofondare” Washington in un’ “incauta connivenza con criminali di guerra”

In caso di no-fly zone, gli attacchi aerei “limitati” richiederanno “centinaia di aerei, navi, sottomarini ed altre attrezzature”, per un costo vicino al miliardo di dollari al mese.

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=12116

Chi paga? I contribuenti americani?

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HEZBOQUA, HEZBOLLAH

Intanto l’Unione Europea ha classificato come organizzazione terroristica gli uomini del braccio armato di Hezbollah, quelli che immagini recenti ritraggono imbracciando armi americane per combattere in Siria contro gli jihadisti anti-Assad legati ad Al-Qaeda (!!!). Della serie: sappiamo noi come non far arrivare le armi nelle “mani sbagliate”.

Da notare che Israele ha accusato Hezbollah di distribuire armi in Nigeria e persino in Messico, oltre che di aver ricevuto armi chimiche da Assad. Assad è stato accusato dai media israeliani di aver usato armi chimiche contro i campi di rifugiati palestinesi in Siria (a quale scopo?)

http://www.haaretz.com/news/middle-east/1.537244

Ha anche accusato Hezbollah di essere responsabile di un attentato in Bulgaria contro turisti israeliani.

Fino a fine giugno il governo bulgaro era scettico riguardo alla colpevolezza di Hezbollah

http://bulgaria.rsspump.com/?topic=bulgaria-raises-doubts-about-hezbollah-s-culpability-in-burgas-terrorist-attack&key=20130622180549_4a5875ccd727459b395111a6abf8d3b7

7 giorni fa ha cambiato idea, giusto in tempo per la decisione europea

http://www.jpost.com/Defense/Bulgaria-cites-clear-signs-Hezbollah-behind-Burgas-bombing-320240

Israele ha bisogno che la Siria sia frantumata.

Farà tutto quel che è in suo potere di fare. Ma se Assad prevale oggi contro gli jihadisti usando armi convenzionali – in contesti di guerriglia urbana e rurale in cui gli americani, i loro alleati e gli israeliani sono stati regolarmente sconfitti – cosa potrà fare domani contro Israele e la Turchia, con armi sviluppate in Russia e Iran che causeranno perdite da lasciare storditi l’Occidente e i suoi vassalli?

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/06/27/il-golpe-anti-obama-e-il-secondo-olocausto-intervista-a-zbigniew-brzezinski/

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OBIETTIVO: LIBANO > SIRIA > IRAN > GRANDE ISRAELE (= PULIZIA ETNICA DELLA PALESTINA)

“Nelle ultime settimane, infine, un numero imprecisato ma sicuramente consistente di batterie Iron Dome sono stati poi posizionate nel nord dello Stato ebraico, nel corso di un’esercitazione congiunta delle forze armate israeliane, un’evidente presa di posizione politico-militare rispetto al progressivo estendersi della crisi siriana al vicino Libano.

Iron Dome, quindi, disegna la mappa del rafforzamento militare israeliano, nel momento in cui lo Stato ebraico gode già di un rapporto di forze sempre più favorevole rispetto ai paesi vicini, Egitto, Siria e Libano, che stanno sempre più subendo gli effetti di una crisi sistemica da cui Israele non può trarre che vantaggi in termini di egemonia nella regione mediorientale”.

http://www.clarissa.it/editoriale_n1898/Batterie-antimissili-israeliane-e-crisi-nel-Vicino-Oriente

Israele aveva bisogno che Hezbollah fosse dichiarata un’organizzazione terroristica anche dagli europei. Gli serviva per poter attaccare il Libano. L’ultima volta gli è andata piuttosto male e se n’è tornato a casa con un pugno di mosche e la reputazione guerriera macchiata. Perciò avrà bisogno dell’aiuto degli USA, che hanno una base in Israele. Obama potrebbe acconsentire, visto che la Russia lascerebbe presumibilmente correre (per lasciare che si invischino nell’ennesima guerra che non possono vincere) e visto che in Siria la rivoluzione colorata sta fallendo, per la determinazione russa a non mollare sull’intervento militare NATO. Perciò era importante anche per Obama che Hezbollah fosse vista come un’organizzazione terroristica dai cittadini americani rimbambiti dalla propaganda.

ERGO: nelle prossime settimane succederà qualcosa al confine tra Israele e Libano

DEBKA (sito dell’intelligence israeliana) ha già preparato il terreno: ci saranno attacchi nel Golan, in Libano e nel Sinai. Il caso vuole che siano proprio le aree che Israele vorrebbe invadere

http://www.debka.com/article/23141/IDF-faces-oncoming-Al-Qaeda-tide-on-three-Israeli-borders-Golan-Lebanon-Sinai

Nel 2014 Nostradamus sarà demodé

https://twitter.com/stefanofait

La maggioranza di persone che si sente in dovere di opporre resistenza al disvelamento della verità/realtà, nel timore di perdere il sonno, o il senno: questo è il più grave problema del nostro tempo.

Nostradamus-Predictions

RUSSIA

Le più grandi esercitazioni militari dai tempi dell’Unione Sovietica: 160mila uomini, 1000 carri armati, 130 aerei, 70 navi
http://rt.com/news/russia-war-games-far-east-084/


STATI UNITI

Non molti europei sanno che l’austerità imposta dai neocon agli Stati Uniti è anche più terribile di quella europea e i suoi effetti si faranno sentire proprio nel 2014: tagli del 26% a istruzione, sanità, lavoro. La popolazione americana non è in grado di reggere l’urto di questa macelleria sociale

http://www.bloomberg.com/news/2013-05-28/when-sequestration-becomes-devastation.html

Chi ha già intuito le ripercussioni di queste disegno criminale e suicida (gli oligarchi si servono degli Stati Uniti, non rappresentano gli Stati Uniti) si sta mobilitando:
http://againstausterity.org/

REGNO UNITO

Stato maggiore inglese informa Cameron che fornire armi ai ribelli non servirà a nulla. O si invade, o l’esercito siriano vincerà
http://www.dailymail.co.uk/news/article-2363803/PM-ditches-plan-arm-Syrian-rebels-military-chief-says-hardly-worth-unless-launches-war.html

TALEBANI IN SIRIA

Non bastavano gli alqaedisti, ora in Siria a combattere contro Assad ci sono anche i talebani del Pachistan, ossia gli stessi che sono in guerra con l’Occidente in Afghanistan
http://uk.reuters.com/article/2013/07/14/uk-pakistan-syria-taliban-idUKBRE96D03C20130714

SIRIA

In media ogni dieci anni, gli Stati Uniti devono abbrancare qualche nazionucola e sbatterla contro il muro, per far capire al mondo che facciamo sul serio.

Michael Ledeen

Rivolta siriana nel caos: lotta intestina tra alqaedisti e insorti siriani ad Aleppo. Intanto l’esercito regolare sta riprendendo Hama e Homs, poi mancherà solo Aleppo:

http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/nemici-Assad-dichiarano-guerra.aspx

Entro la fine dell’anno Assad avrà ripreso Aleppo e avrà vinto la partita. Gli Stati Uniti non possono perdere, perché la sopravvivenza del dollaro è unicamente garantita dal loro status di invincibili superbulli che possono imporre il dollaro come riserva globale con la forza delle armi. Spezzato l’incantesimo, un potere basato su una percezione distorta della realtà viene a mancare: sarebbe la fine per i bulli maggiori ma anche i loro alleati, i bulli minori, specialmente quelli medio-orientali. Per questo gli Stati Uniti (e Israele) se la prendono solo con chi non può opporre una seria resistenza (tipico dei bulli).

Per questo Israele, USA, Arabia Saudita e Qatar devono inventarsi qualcosa nei prossimi mesi. Un qualcosa che potrebbe risultare catastrofico.

La Russia, infatti, non molla la presa:

Lavrov chiede all’ONU di rendere pubblico il contenuto dell’inchiesta russa che dovrebbe provare l’uso del sarin da parte degli insorti

http://sana.sy/eng/22/2013/07/10/491749.htm

e attende ancora un’inchiesta turca sugli insorti siriani arrestati in Turchia per detenzione di armi chimiche

http://italian.ruvr.ru/2013_05_31/Lavrov-vuole-uninchiesta-sullarresto-in-Turchia-dei-ribelli-siriani-con-il-sarin/

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ISRAELE

Alla fine Israele si troverà preso tra due fuochi

Vladimir Putin, 2012

La dissoluzione totale del Libano in cinque province serve come precedente per tutto il mondo arabo, inclusi l’Egitto, la Siria, l’Iraq e la penisola arabica e sta già percorrendo quella strada. La successiva dissoluzione della Siria e dell’Iraq in aree etnicamente o religiosamente distinte, come in Libano, è l’obiettivo primario di Israele sul fronte orientale nel lungo periodo, mentre la dissoluzione del potere militare di questi stati costituisce l’obiettivo primario a breve termine. La Siria si disgregherà in diversi staterelli, in conformità con la sua struttura etnica e religiosa, come succede nell’attuale Libano.

Oded Yinon, consulente del ministero degli esteri israeliano, “A Strategy for Israel in the Nineteen Eighties”, 1982

http://www.historycommons.org/entity.jsp?entity=oded_yinon

Israele ha effettuato un nuovo test missilistico. Gerico può atomizzare un luogo distante 5mila km (Islanda, Madagascar, Bangladesh, Senegal, Mongolia)

http://italian.irib.ir/notizie/mondo/item/128432

Israele ha bombardato il porto siriano di Latakia e ha perso un F16, caduto in mare. Probabile obiettivo: missili anti-nave russi.

http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2013/7/13/Siria-Cnn-raid-su-Latakia-opera-di-forze-israeliane/411745/

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2013/07/14/Siria-Times-Latakia-raid-israeliano_9020864.html

attacco in ritardo: immagini dimostrano che non c’è stata alcuna esplosione di missili colpiti – erano già stati trasferiti (buco nell’acqua per Israele che perde un aereo per un pugno di mosche)

http://www.richardsilverstein.com/2013/07/14/latakia-msm-and-why-rodney-dangerfield-was-right/

Se l’obiettivo israeliano è quello di distruggere dei missili che impediscono il blocco navale della Siria, allora la progettata invasione è ancora sul tavolo, nonostante l’opposizione di Obama.

Israele continua a fare pressioni su Obama per attaccare l’Iran:
http://www.presstv.ir/detail/2013/07/15/313826/israel-says-might-go-solo-to-strike-iran/

Israele sta preparando un’invasione del Libano?

http://www.npr.org/templates/story/story.php?storyId=201356284

Saad Hariri, già primo ministro libanese ed ex alleato di ferro di Israele, accusa quest’ultimo di aver perpetrato un recente attentato terroristico a Beirut

http://www.dailystar.com.lb/News/Politics/2013/Jul-09/223073-hariri-blames-israel-for-beirut-suburb-bombing.ashx

Israele ammassa truppe al confine con la Siria

http://www.israelhayom.com/site/newsletter_article.php?id=10647

Israele pronto ad intervento in Libano e Siria

http://www.washingtonpost.com/world/middle_east/israeli-military-prepares-for-lebanon-and-syria-threats-despite-turmoil-in-egypt/2013/07/12/a3190628-eabe-11e2-818e-aa29e855f3ab_story.html

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EGITTO

Sinai: Egitto e Israele militarizzano l’area

http://www.timesofisrael.com/cairo-seeking-israeli-okay-to-widen-sinai-offensive/

http://www.debka.com/article/23109/Israeli-green-light-for-big-Egyptian-Sinai-offensive-after-Islamists-fail-to-assassinate-Egyptian-general

http://www.washingtonpost.com/world/middle_east/islamic-militants-intensify-attacks-in-egypts-sinai-after-morsis-fall/2013/07/13/311d95dc-ebb5-11e2-818e-aa29e855f3ab_story.html

Morsi cercava in tutti i modi di risparmiare l’austerità a quegli stessi egiziani che hanno applaudito i golpisti – gli USA volevano che lui tagliasse i sussidi per le masse immiserite: “The United States believes those changes — including a reduction of food and electricity subsidies — are necessary to help bring Egypt out of its crushing deficit and economic malaise”.

http://www.nytimes.com/2013/07/10/world/middleeast/aid-to-egypt-from-saudis-and-emiratis-is-part-of-struggle-with-qatar-for-influence.html?pagewanted=all&_r=0

Per pura coincidenza i golpisti appoggiano un governo di tecnici neoliberisti pro-austerità (dove l’ho già sentita questa?) e, sempre per pura coincidenza, a guidare le finanze egiziane sarà proprio l’incaricato di negoziare con il FMI

http://www.jpost.com/Breaking-News/Egypt-IMF-negotiator-to-be-offered-finance-minister-post-319715

Entro la fine dell’anno gli egiziani non avranno più nulla da perdere e l’Egitto esploderà definitivamente.

GRECIA E UNIONE EUROPEA

I governi europei devono sempre più fare affidamento sull’autoritarismo per poter mantenere la rotta, sia nel modo in cui trattano i loro cittadini sia nel modo in cui si trattano l’un l’altro, in particolare i governi del Nord nei confronti dei loro omologhi del Sud. Abbiamo così la quarta crisi: la crisi della democrazia europea. E più l’Europa continua a negare la natura sistemica della sua crisi più grande diventerà il deficit democratico e più europei finiranno per vedere nell’Europa il problema e non la soluzione.

Yanis Varoufakis, economista, 11 luglio 2013

Ulteriori sacrifici richiesti alla Grecia per ottenere altri “aiuti” (prestiti a interesse) – continua l’austerità insensata che sta distruggendo l’economia e la società greca.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/07/08/Eurogruppo-aiuti-Grecia-solo-se-riforme_8995140.html

L’eurogruppo se ne frega altamente – il “me ne frego” fascista – della retromarcia e del mea culpa del FMI, che ha ripudiato proprio questa strategia fallimentare:

http://www.corriere.it/economia/13_giugno_06/Grecia-austerita-Fmi-Troika_24fac310-cec3-11e2-869d-f6978a004866.shtml

A questo punto l’atteggiamento europeo è così folle che non può essere dettata da fanatismo: si vuole arrivare allo scontro per poter spezzare l’eurozona?

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/18/breve-lista-dei-crimini-commessi-contro-il-popolo-greco-dai-premi-nobel-per-la-pace/

È evidente che in questo momento le autorità europee sono odiate – lo dicono i sondaggi dell’eurobarometro: i favorevoli ad un’Europa federale sono in netta minoranza. Perciò la gestione della crisi non è certo servita ad imporre il federalismo, ma semmai il contrario. L’Unione Europea sta morendo di austerità, livore e divisioni.

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Che altro aspettarsi, nel 2014, se non guerriglia urbana e scioperi di massa, nonché la morte del sogno europeista? (qualcuno se ne rallegrerà, non io)

Che altro aspettarsi, per il 2015, se non qualche risorgenza populista di destra, con le masse esasperate che votano per dei movimenti che incontrano i favori degli stessi oligarchi che hanno causato questo disastro (la democrazia in mano agli stupidi, agli ignoranti e agli psicopatici: c’è qualcosa di più deprimente?

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Se il bene è creativo e biofilo e il male è parassitario e necrofilo,

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/14/legoista/

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/06/19/luroboro-del-male-treviso-e-levoluzione-della-specie/

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/03/06/alcibiade-il-rottamatore/

allora stiamo affrontando un male che non si vedeva dai tempi del nazismo

http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/psicopatici-al-potere-conoscerli-per.html

È un male che molti occidentali non possono capire, perché non l’hanno ancora subito, se non marginalmente (i greci lo capiscono eccome e presto lo capiranno anche i portoghesi):

, varrebbe la pena di studiare clinicamente, in dettaglio, le azioni di Hitler e l’hitlerismo e di rivelare ai borghesi molto distinti, molto umanisti, molto cristiani del Novecento che porta in sé un Hitler che disconosce, che Hitler dimora in lui, che Hitler è il suo demone, che se lo condanna è per mancanza di logica, e in fondo, ciò che non perdona a Hitler non è il crimine stesso, il crimine contro l’uomo, non è l’umiliazione dell’uomo in quanto tale, è il crimine contro l’uomo bianco è l’umiliazione dell’uomo bianco, è l’aver importato in Europa procedure colonialiste che finora erano spettata solo agli arabi d’Algeria, ai coolies dell’India e ai neri africani (Aimé Césaire, “Discours sur le colonialisme”)

I cosiddetti occidentali stanno accettando mansuetamente di essere controllati capillarmente, di essere costretti a enormi sacrifici per sanare i guasti del sistema finanziario, di avere le teste strabordanti di menzogne che giustificano le guerre umanitarie.

Non diano la colpa ad altri: per essere ingannati bisogna essere in due e pagheremo tutti un conto salato per la nostra volonterosa complicità nella gigantesca truffa ai nostri danni.

La diminuzione delle nostre energie vitali e il restringimento dei margini di libertà è un fatto ed è solo l’inizio del debito karmico che dovremo pagare. Il controllo produce maggiore controllo, la violenza maggior violenza, l’autoritarismo maggior autoritarismo, le menzogne proliferano, ecc.

IL MALE HA DISTRUTTO LA LIBIA:

16 Things Libya Will Never See Again (by Michael Parenti)

1. There was no electricity bill in Libya; electricity was free for all its citizens.
2. There was no interest on loans, banks in Libya were state-owned and loans given to all its citizens at zero percent interest by law (finanza islamica: infinitamente più evoluta della nostra).
3. Having a home was considered a human right in Libya.
4. All newlyweds in Libya used to receive $60,000 dinar (U.S.$50,000) by the government to buy their first apartment so to help start up the family.
5. Education and medical treatments were free in Libya. Before Gaddafi only 25 percent of Libyans were literate. Today, the figure is 83 percent.
6. If Libyans wanted to take up a farming career, they would have received farming land, a farming house, equipments, seeds and livestock to kickstart their farms… all for free.
7. If Libyans could not find the education or medical facilities they needed, the government funded them to go abroad. For it was not only paid for, but they got a U.S.$2,300/month for accommodation and car allowance.
8. If a Libyan bought a car, the government used to subsidize 50 percent of the price.
9. The price of petrol in Libya was $0.14 per liter.
10. Libya had no external debt and its reserves amounted to $150 billion -which are now frozen globally.
11. If a Libyan was unable to get employment after graduation, the state would pay the average salary of the profession, as if he or she was employed, until employment was found.
12. A portion of every Libyan oil sale was credited directly to the bank accounts of all Libyan citizens.
13. A mother who gave birth to a child received U.S. $5,000.
14. 40 loaves of bread in Libya used to cost $0.15.
15. 25 percent of Libyans have a university degree.
16. Gaddafi carried out the world’s largest irrigation project, known as the Great Manmade River project, to make water readily available throughout the desert country.

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Israele, Stati Uniti, Regno Unito, Arabia Saudita, Qatar, ecc. non sono migliori di Cina, Russia e Iran. La storia potrebbe addirittura insegnarci che mentre questi ultimi erano consapevoli del fatto che esistono dei limiti invalicabili, i primi erano completamente fuori controllo, governati da personalità sociopatiche/psicopatiche in preda all’hybris, alla venerazione di se stessi e del proprio utile.

Sarà proprio il 2014 a far cadere il velo della parvenza di democrazia? Si passerà dal bisogno di controllare (fase A – Obama) alla violenza fisica, nel caso in cui si renda necessario (fase B – neocon/sionisti)? Quando le masse avranno visto il volto dietro la maschera saranno in grado di prendersela con i veri responsabili e non solo con le imbecilli marionette visibili a tutti?

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Ma, soprattutto, come si resta dalla parte del bene – pace, creatività, vitalità – senza contaminarsi con il male – guerra, distruzione, controllo/dominio? È evidente che il male vuole che diventiamo come lui, perché altrimenti non potrebbe controllarci, non saprebbe come affrontarci. Ha un disperato bisogno di controllare.

Si devono evitare le escalation, senza però tollerare gli attacchi fisici. L’esempio di Gandhi, che chiedeva a indiani, ebrei e inglesi di lasciarsi massacrare da giapponesi e nazisti è pessimo (una superbia illimitata):

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/02/26/gandhi-o-arundhati-roy-la-scelta-che-determinera-il-futuro-dellumanita/

Difendersi e tener testa ai bulli è l’unica maniera per limitare la loro forza nel presente e soprattutto nel futuro: nessun bullo ci prenderà sul serio se può piegarci alla sua volontà. La forza va evitata finché ci sono altre opzioni che si possono e debbono perseguire in buona fede e senza digrignare i denti, alla ricerca del punto di vista altrui, dell’immedesimazione nelle paure, risentimenti e rivendicazioni altrui. Un uso della forza prematuro e non meditato è violenza e ci fa diventare come i nostri oppressori ed aggressori

http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/nonviolenza-certamente-ma.html

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Il vero male è riconoscibile perché le sue parole e atti dividono invece di unire, seminano zizzania invece di ricercare la mutua comprensione, creano problemi invece di risolverli, difendono con ogni mezzo uno status quo iniquo invece di favorire il cambiamento.

L’aumento della violenza e delle divisioni è l’obiettivo principale delle personalità maligne che tentano di convincere quante più persone possibili che la violenza risolve i problemi. Fermare la violenza e unire le persone e le genti – unità nella diversità, diversità nell’unità – è lo scopo e quindi la strategia del bene.

Egitto all’inferno e oltre – Corriere della Sera, Gad Lerner travolti da un bisogno di degrado morale filo-golpista

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https://twitter.com/stefanofait

Questo è il destino di chiunque nel mondo provi a usare la religione per interessi politici o di parte. L’esperienza di governo dei Fratelli musulmani è fallita prima ancora di cominciare, perché va contro la natura del popolo.

Assad si prende la sua puerile vendetta su Morsi e, nel farlo, delegittima le elezioni siriane dell’anno prossimo

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Il Corriere della Sera, che parla di “golpe dolce“, istruisce i suoi lettori su chi siano i buoni e chi siano i cattivi e che cosa sia veramente importante, cioè a dire non la democrazia, ma il controllo di Suez e la sicurezza di Israele: “Morsi, presuntuosamente, ha pensato soltanto a sopravvivere, affidandosi ad un pigro provincialismo. Senza comprendere di essere al timone del primo Paese arabo, che è proprietario dei diritti su quel cordone ombelicale che collega due mondi – il canale di Suez -, che confina con Israele, che è la patria di una cultura millenaria a cui tutti noi dobbiamo qualcosa.

http://www.corriere.it/editoriali/13_luglio_04/Golpe-popolare-egitto-morsi-ferrari_8431ef42-e468-11e2-8ffb-29023a5ee012.shtml

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Gad Lerner: Guardo in tv piazza Tahir che ribolle, una massa di popolo impressionante.  Lo so che dietro ci sono anche i generali, lo so che Morsi può rivendicare la legittimità derivante da una vittoria elettorale [ecco Gad, fermati qui e rifletti prima di proseguire oltre…]. Ma non c’è dubbio che sta manifestandosi in Egitto una spinta di libertà che l’islamismo politico invano ha vervato di reprimere.  Ormai anche le nazioni della sponda sud del Mediterraneo vivono la dialettica di società plurali e complesse, irriducibili all’omogeneità della norma religiosa così come alla militarizzazione del rapporto tra Stato e cittadinanza. È un’energia giovanile prorompente quella che si manifesta in una regione che non possiamo permetterci di considerare estranea alla nostra. Con questa energia vitale, che oggi destabilizza l’Egitto ma domani potrebbe favorirne la crescita economica, saremo chiamati a fare i conti non solo in Israele, dove ancora mi trovo, ma anche in Italia.
http://www.gadlerner.it/2013/07/03/egitto-morsi-e-travolto-da-un-bisogno-di-liberta

Commento di un lettore di Gad: “che triste fine lerner. Dalla parte dei colonnelli golpisti. A quando la rivalutazione di stefano delle chiaie e junio valerio borghese???????

Commento di un altro lettore di Gad: “Lerner fa torto alla nostra intelligenza. Credere che una rivoluzione appoggiata dai militari pagati da chissachì, sia foriera di benessere, progresso e libertà, e persino meno verosimile del fatto che Ruby era nipote di Mubarak!

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Commento di Michele Serra (dall’Amaca): “Che legittimità ha un potere non eletto dal popolo che contraddice e annulla un potere eletto dal popolo? L’esercito ha prestigio, spiegano gli analisti, e rappresenta l’unità del Paese. Ma della democrazia, quando è d’impiccio, che ne facciamo? Facciamo finta di niente?

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Jonathan Steele, Guardian:

“Rifiutare i risultati di elezioni che sono state ampiamente ritenute libere e legittime e mettere da parte il diritto fondamentale di un paese è un passo che nessun esercito dovrebbe mai prendere. Il fatto che la mossa dell’esercito sia stata accolta da molti dei rivoluzionari che per primi hanno avuto il coraggio di andare in piazza contro Mubarak nel 2011 è un drammatico sintomo della loro ingenuità e miopia politica…. Imputare a Morsi tutte le delusioni degli ultimi due anni è assurdo. Non è stato lui, ma la Corte suprema amministrativa ad aver sciolto l’assemblea del popolo, la camera bassa del parlamento. Non è stato lui, ma i leader dei partiti di opposizione che hanno prodotto un governo in gran parte dominato dai Fratelli Musulmani. Morsi li ha invitati a partecipare al gabinetto ma loro hanno rifiutato…. Certamente non è il presidente che deve essere incolpato per l’incapacità dell’economia egiziana di fornire sufficienti posti di lavoro per decine di migliaia di giovani che si laureano ogni anno, per non parlare di una generazione più vecchia che è senza lavoro.

Morsi ha seguito i piani del Fondo monetario internazionale per porre fine ai sussidi sui prodotti alimentari e le bollette che hanno creato ancora più austerità, ma così avrebbe fatto la maggior parte dei leader dell’opposizione che ora chiede a gran voce il potere…. Si è parlato molto e giustamente della minaccia alla democrazia egiziana che viene dal cosiddetto “stato profondo”: la burocrazia ancora radicata, fatta di funzionari del partito di Mubarak, imprenditori suoi sodali e una gerarchia dell’esercito che sfrutta i beni dello Stato o trae profitto dalle industrie e aziende di recente privatizzazione.

Alcuni hanno accusato Morsi di essersi unito a questa élite autoritaria. Ma la vera accusa era di aver fatto troppo poco per contrastarla e per tenere sotto controllo i loro tirapiedi, una forza di polizia corrotta e brutale. L’ironia degli eventi degli ultimi giorni è che coloro che hanno così energicamente denunciato il presidente in piazza Tahrir e nelle strade di altre città stanno cadendo nella trappola tesa dalla stessa elite che vorrebbero riportare sotto il loro controllo.

È vero che i Fratelli Musulmani e i loro sostenitori sono conservatori e possono costituire una minaccia per certi diritti civili degli egiziani. Ma il pericolo maggiore e più immediato per il paese è quello dei diritti politici che tutti gli egiziani hanno conquistato con il rovesciamento di Mubarak. L’abolizione della norma del partito unico, il diritto di tutti i tipi di gruppi politici di organizzarsi liberamente, l’abolizione della censura dei media e l’alleggerimento della reclusione per chi dissente sono vantaggi che non dovrebbe essere abbandonati alla leggera.

Coloro che credono che l’obiettivo principale dei militari sia quello di preservare le nuove libertà saranno presto delusi. Dal Cile nel 1973 al Pakistan nel 1999 (e i numerosi precedenti), lunga è la storia di golpe militari che sono stati accolti positivamente nelle loro prime ore e giorni, ma deplorati negli anni di disperazione che seguirono. Per l’Egitto sarebbe un disastro seguire questa tradizione”.
http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/jul/03/egypt-coup-ruinous-army

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QUESTO E’ IL NODO DELLA QUESTIONE: chi approva un golpe militare contro un governo democraticamente eletto non può contestualizzare.
I fratelli musulmani venivano torturati e fatti sparire sotto la precedente dittatura militare: tutto bene tanto sono islamici e quindi chissenefrega? Salvador Allende in fondo era un comunista, no? Lo diceva anche Kissinger che i comunisti sono incompatibili con la democrazia. Meglio un sano golpe.

Presto scopriremo se l’esercito egiziano permetterà ai partiti di ispirazione islamica di presentarsi alle prossime elezioni “democratiche” o se li bandirà, come al tempo di Mubarak.

Stiamo attraversando un campo minato, la democrazia è in crisi, ci vengono imposti tecnocrati e quisling, Grillo&Casaleggio dimostrano tutto il loro dispotismo e non è dato di sapere che altro (di peggio?) ci riserva il futuro. Non è tollerabile questa nonchalance nei confronti di un colpo di stato dell’esercito.

L’islamofobia è una pessima ragione per appoggiare un golpe.

I manifestanti di piazza Tahrir che esultano per i carri armati nelle strade con i fuochi d’artificio si renderanno conto molto presto di cosa è successo e di quali siano le implicazioni.

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Pochi mesi e siamo di nuovo alla casella di partenza, con l’esercito di nuovo al potere, i media dei fratelli musulmani interdetti, il presidente democraticamente eletto agli arresti domiciliari, il potere giudiziario filo-Mubarak e anti-islamico che gongola, la dirigenza dei Fratelli Musulmani arrestata in blocco e la costituzione sospesa. Se ci saranno le elezioni vincerà un burattino dell’esercito. Bel risultato! Complimenti fighetti di piazza Tahrir: avete chiuso il cerchio!

L’esercito egiziano, il secondo più generosamente foraggiato da Washington nel mondo dopo quello israeliano, per qualche ragione ha deciso di essere più democratico e costituzionale di un governo eletto democraticamente; che non aveva imposto la sharia (c’era già); che fin dall’inizio aveva dovuto accettare le umilianti e devastanti condizioni imposte dal FMI (austerità!), in pratica suicidandosi (aggravamento crisi economica = rivolte); che aveva dovuto esortare gli egiziani ad andare a combattere in Siria per non subire ritorsioni da Qatar e Arabia Saudita. Un governo non particolarmente efficace – ma chi lo sarebbe in un paese complesso, arretrato e in crisi economica sparata come l’Egitto? Si possono pretendere miracoli in pochi mesi? – non educato alla democrazia, ma non certo una dittatura e nulla che meritasse di essere esautorato con la forza. Se in una singola occasione aveva cercato di conferirsi maggiori poteri costituzionali era solo per poter controllare un establishment fedele a Mubarak che non aveva alcuna intenzione di mollare l’osso: certi magistrati egiziani, nominati da Mubarak, avevano il potere di sciogliere il parlamento, un’autorità che non ha nulla a che vedere con una democratica divisione dei poteri. In ogni caso aveva subito interrotto il tentativo di fronte alle pressioni della folla. Troppo moderato per piacere ai salafiti (estremisti islamici), negli ultimi giorni aveva anche manifestato la sua disponibilità a formare un governo di unità nazionale con l’opposizione ed ad anticipare le elezioni pur di scongiurare uno scontro. Che cos’altro si pretendeva da lui?

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Cosa succederebbe in Europa? Gli europei approverebbero un colpo di stato militare per liberarsi dei governi austeristi che distruggono le loro economie e il loro tessuto sociale? Ci sarebbero fuochi artificiali come a Tahrir? Se un governo è impopolare è giusto che intervengano populisticamente le forze armate? Come si può esultare nel democratico Occidente per una cosa del genere? Sdoganiamo i colpi di stato militari?

Se Obama avesse cercato veramente di ridimensionare il complesso militare-industriale sarebbe stato deposto? Potrebbe succedere in futuro? Sta rischiando grosso già adesso? In futuro vedremo manifestazioni di massa del Tea Party, guidate da Rand Paul, al grido di “impeachment, impeachment”? Come si comporteranno le forze armate americane?

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/06/10/la-siria-e-il-golpe-anti-obama-il-momento-monica-lewinsky-di-obama/

È solo l’Egitto ad essere governato da dietro le quinte dagli uomini in uniforme? Oppure le dirigenze civili sono molto più effimere di quanto si pensi in diverse nazioni “civili”?

Qualche giorno fa l’esperta ambasciatrice americana Anne Patterson aveva garantito il sostegno a Morsi

http://www.ilfoglio.it/soloqui/18900

Ma subito dopo Hagel aveva incontrato il generale golpista Sisi

http://www.guardian.co.uk/world/middle-east-live/2013/jul/03/egypt-countdown-army-deadline-live

Per tenerlo calmo o per spronarlo? Chi controlla l’esercito egiziano? Obama o i neocon-sionisti? Obama ha pugnalato alle spalle Morsi oppure ha perso un’altra pedina importante nell’area? Chi controlla il Pentagono?

Che senso hanno altre elezioni se chi vince ha questa spada di Damocle che pende sul suo capo? Come potrà governare? Come potrà non obbedire allo stato maggiore dell’esercito?

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I soldati e ufficiali egiziani che hanno votato per Morsi si ammutineranno?

Dopo la rimozione della fratellanza musulmana dal governo del paese, cosa farà la maggioranza di egiziani che non si riconosce in un governo laico appoggiato dai militari o in una giunta militare? Si rivolgerà ai salafiti, gli stessi che seminano il caos dalla Libia alla Siria?

I cristiani copti si sono schierati con l’esercito – ricordo che c’erano i copti e i neocon americani dietro l’atroce filmetto su Maometto che scatenò la furia islamica in Egitto e in Libia (uccisione dell’ambasciatore americano).

Le manifestazioni pro-Morsi urlano “abbasso la giunta militare”. Morsi si considera ancora il presidente.

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È assai probabile che entro la fine dell’anno gli egiziani saranno di nuovo in piazza a manifestare contro la giunta militare che non garantisce delle elezioni veramente democratiche e sembra intenzionata a restare al potere quanto più a lungo possibile (abituata com’è a gestirlo – con Mubarak era il generale Tantawi a reggere la barra cleptocratica – l’esercito lucra attraverso un enorme business fatto di latifondi, alberghi, imprese edili, industrie, ecc.).

Oltre 80 milioni di persone impoverite dalla crisi e sottoposte ad austerità (FMI colpisce anche in Egitto) sono una massa incredibile ed ingovernabile. Scopriremo molto presto cosa ciò significhi in un’area cruciale come quella intorno al Canale di Suez, che tiene in vita le nostre economie.

Si rischia una guerra civile infinitamente peggiore di quella siriana, con Israele pronto a riprendersi il Sinai con una qualche operazione anti-terrorismo e di pacificazione.

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Adesso gli jihadisti che combattono in Siria si trasferiranno in Egitto per combattere l’esercito egiziano e i copti?

Sarebbe interessante capire fin dove si spingerebbe la ginnastica mentale e dialettica dei filo-golpisti nello sforzo di negare che si tratti di un colpo di stato [“è un recall un po’ brusco ma legittimo”], se fosse Obama o un presidente/premier europeo e subirlo. Magari finiremo per scoprirlo.

“E poiché hanno seminato vento, raccoglieranno tempesta” (la guerra in Africa)

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“Ciò che ci ha veramente colpito è quanto avanzato sia il loro equipaggiamento e il modo in cui sono stati addestrati ad usarlo …” ha dichiarato un funzionario francese. “All’inizio pensavamo che sarebbe stato solo un gruppo di tizi armati di pistola che circolavano coi loro pick-up, ma la realtà è che sono ben addestrati, ben attrezzati e ben armati. Si sono armati in Libia di un sacco di apparecchiature sofisticate, molto più robusto ed efficace di quanto avremmo potuto immaginare”

http://www.bbc.co.uk/news/world-europe-21002918

Il presidente egiziano Morsi ha saggiamente avvertito l’Unione Europea che l’intervento francese in Mali rischia di trasferire il conflitto di altre parti all’Africa, con un effetto contagio. Una previsione realistica, dato che è esattamente quel che è successo in questo caso, con armi e guerriglieri trasferitisi nel Mali, dopo aver sconfitto Gheddafi, ivi raggiunti da altri mercenari fondamentalisti provenienti da tutto il mondo.

È solo il Qatar a sovvenzionare questi bucanieri del deserto?

Sappiamo che Al-Qaeda era un progetto statunitense (architettato tra gli altri dal solito Brzezinski e dalla CIA) per combattere l’invasione sovietica dell’Afghanistan. Il fondamentalismo centroasiatico è una creazione americana: l’hanno generosamente finanziato ed addestrato. Hanno creato loro leader dei mujaheddin come Gulbuddin Hekmatyar, guerriero, bandito razziatore, sterminatore di civili inermi e narcotrafficante in Afghanistan [NB. anche gli jihadisti nel Mali sono narcotrafficanti]:

Peter Bergen: “secondo stime assai prudenti, 600 milioni di dollari USA” di aiuti statunitensi, per il tramite pakistano, “giunsero al partito ezb-i Islāmī … il partito di Hekmatyār ebbe la dubbia caratteristica di non vincere mai alcuna battaglia significativa durante la guerra [contro le truppe sovietiche], addestrando una varietà di militanti islamisti in tutto il mondo, uccidendo un numero significativo di membri dei movimenti dei mujāhidīn di altri partiti e assumendo una linea violentemente anti-occidentale. Oltre a centinaia di milioni di dollari di aiuti, Hekmatyār fece anche la parte del leone nell’incassare sovvenzioni da parte saudita…Alfred McCoy, autore di The Politics of Heroin in Southeast Asia, accusò la CIA di aver appoggiato il traffico di droga di Hekmatyār, garantendogli fondamentalmente immunità in cambio del suo impegno nella lotta contro l’URSS… il gruppo di Hekmatyār fu responsabile della maggior parte delle distruzioni, per la sua pratica di colpire deliberatamente aree civili… Una volta egli stesso disse a un giornalista del The New York Times che l’Afghanistan “aveva già un milione e mezzo di martiri. Siamo pronti a offrirne un numero anche maggiore pur di istituire un’autentica repubblica islamica”.

http://it.wikipedia.org/wiki/Gulbuddin_Hekmatyar

L’Occidente si è specializzato nella produzione di massa di nemici. Le assurde e devastanti sanzioni contro l’esportazione di medicinali nell’Iraq prima e l’Iran poi hanno messo a dura prova qualunque residua simpatia per la NATO in queste due nazioni. La rivoluzione khomeinista è giunta sulla scia di continui tentativi angloamericani di imporre un’autocrazia filo-occidentale in un paese che aveva già intrapreso una percorso di democratizzazione: giusto per ribadire che non stiamo esportando alcuna democrazia ma sopprimendo qualunque margine di politica non-allineata con i nostri interessi.

Saddam Hussein è un altro parto dell’Occidente. È stata Margaret Thatcher ad assisterlo nel suo programma chimico, quello poi impiegato contro gli Iraniani e i Kurdi (a proposito: come mai i difensori della causa indipendentista kurda non accennano alla massiccia partecipazione kurda nella famigerata pulizia etnica degli Armeni che ha ispirato Hitler?). D’altronde sono stati gli inglesi i primi ad usare le armi chimiche nel Medio Oriente, e più precisamente nel Sinai, nel 1917 (generale Allenby)

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=44674

Allo stesso modo la Siria ha segretamente approntato un programma di armi chimiche con l’aiuto di Unione Sovietica, Germania dell’Ovest e la tacita assistenza di Germania, Olanda, Svizzera, Francia, Gran Bretagna e Austria (politica delle tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo).

Si stima che gli Stati Uniti abbiano fornito 1.500.000.000.000 dollari di “aiuti” in gran parte militari all’Egitto di Mubarak nel corso degli anni.

Tony Blair ha autorizzato l’addestramento delle forze libiche di Gheddafi nella “Guerra al Terrore” e le ha rifornite di armi: ora molti di loro sono nel Mali a combattere contro i francesi e gli altri soldati delle ex colonie francesi dell’Africa occidentale. Sempre gli inglesi hanno elargito due milioni e mezzo di sterline a Sudan (!) e Repubblica Democratica del Congo per la formazione del personale militare.

Tutti soldi dei contribuenti. Come quelli spesi dalla Francia nel Mali.

I francesi si stupiscono della perizia e dell’equipaggiamento di questi guerriglieri. Sarkozy non ha informato Hollande delle migliaia di missili terra aria razziati negli arsenali di Gheddafi?

http://usatoday30.usatoday.com/news/world/story/2012-02-07/gadhafi-missiles-unaccounted-for/53002584/1

È legittimo esprimere delle perplessità sulla retorica che distingue così nettamente i bombardamenti aerei degli jihadisti da parte di Gheddafi e Assad da quelli di Hollande, specialmente tenuto conto del fatto che il governo maliano è tutt’altro che un bastione di democrazia.

Intanto 3 bambini sono morti mentre degli sfollati cercavano di guadare un fiume per sfuggire agli scontri. 11 i civili morti finora, stando alle stime di Human Rights Watch. Sono sicuramente di più.

L’area in cui sono attivi questi jihadisti è molto ampia – circa due volte l’Italia – e il deserto non conosce confini. Possono sconfinare a loro piacimento nei paesi adiacenti e disperdersi per poi riunirsi. Perciò i bombardamenti serviranno a bloccare la loro avanzata, che non poteva essere efficacemente ostacolata da un esercito maliano completamente imbelle e sull’orlo del collasso. Le truppe anti-jihadiste saranno anche in grado di riprendere il controllo delle città del nord, ma senza un accordo con i tuareg non hanno alcuna chance di pacificare l’area, ancor meno di controllare quei vasti spazi.

L’esito più probabile dell’intervento armato francese sarà quello di condannare a morte migliaia, forse decine di migliaia di abitanti dell’area, distruggere le infrastrutture nel nord, costringere gli jihadisti ad azioni di guerriglia e rappresaglia con cattura di ostaggi, ondate di rifugiati e distruzione di monumenti storici (sono fatti di terra battuta e vengono comunque ricostruiti ogni cinque anni). È anche probabile la destabilizzazione delle ex colonie francesi dell’Africa occidentale, il che sarebbe un trionfo per le pubbliche relazioni degli islamisti.

L’ipocrisia occidentale diventa ancora più evidente se pensiamo che Francia e Stati Uniti hanno non solo tollerato ma addirittura aiutato il Marocco ad impadronirsi del Sahara Occidentale a partire dal 1976. L’Italia arma gli oppressori marocchini di un popolo invaso, occupato e colonizzato che lotta per la sua libertà:

http://www.peacelink.it/disarmo/a/33680.html

Abbiamo chiuso gli occhi davanti alle malefatte dei nostri governanti. Li abbiamo persuasi che sono autorizzati a compiere qualunque azione illegale, prima all’estero e presto in patria: i nodi verranno al pettine e raccoglieremo quel che abbiamo seminato.

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I medesimi errori…ancora…e ancora…e ancora…e ancora…e ancora…
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/22/la-verita-sulla-nostra-conquista-di-caprica/

Un classico senza tempo: l’abbinamento armi di distruzione di massa – guerra umanitaria

USS Eisenhower Battlegroup 01

Tutto questo ricorda tristemente il preludio all’invasione dell’Iraq e la circolazione di storie inventate di sana pianta da Blair, Bush e dalle fazioni pro-intervento irachene, mentre l’opposizione a Saddam contraria alla guerra fu emarginata. C’è stata la grande menzogna delle armi di distruzione di massa, ma anche quella dei soldati iracheni che strappavano i bambini dalle incubatrici e quella che Saddam Hussein usava delle macchine per tritare le persone. Il giornale di Murdoch, The Sun, si vantò: “L’opinione pubblica cominciò ad appoggiare Tony Blair quando gli elettori appresero che i dissidenti venivano buttati da Saddam Hussein nei trituratori industriali”. Quelli che vogliono un intervento “umanitario” NATO in Siria dicono che la Siria non è l’Iraq. Hanno ragione: la Siria sarà molto peggio. Devono dirci che cosa accadrà alle 25 minoranze etniche e religiose della Siria, tra cui il 10% di cristiani 10% ed il 10% di alawiti, se alcuni esponenti del clero fondamentalista che gode dei favori di Qatar ed Arabia Saudita arriveranno al potere. Oppure ai milioni di donne siriane, che hanno molti più diritti delle donne saudite. Oppure ai rifugiati iracheni in Siria.

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/jul/03/military-intervention-syria-disastrous-people

C’è un’evidente escalation in corso. Russi e Americani hanno organizzato un incontro fuori programma sulla Siria. Nei giorni scorsi Lavrov ha incontrato anche Erdogan e l’opposizione siriana nonviolenta (National Coordination Committee) che è stata messa fuori gioco dall’Occidente quando ha riconosciuto solo l’opposizione armata (composta in buona parte da mercenari stipendiati da Arabia Saudita e Qatar). Nel frattempo l’Onu ha evacuato il suo “personale non essenziale” dalla Siria. I missili patriot (assieme a 400 soldati tedeschi) sono in arrivo in Turchia per “difenderla” da un eventuale attacco siriano. La Russia ha replicato promettendo che la Siria riceverà i suoi Iskander. La USS Eisenhower è arrivata al largo delle coste siriane il 5 dicembre. È in compagnia della USS Iwo Jima “Amphibious Ready Group”, con 2500 marines pronti a sbarcare: “Se gli Stati Uniti decidessero di intervenire militarmente in Siria, ora avrebbero a disposizione 10.000 uomini, 17 navi da guerra, 70 caccia-bombardieri, 10 cacciatorpediniere e fregate”.

http://rt.com/usa/news/us-eisenhower-syria-military-369/

“Obama ha anche autorizzato lo schieramento nell’area degli aerei da controllo elettronico Awacs, un fatto che in genere prelude al lancio di massicce operazioni aeree. Il 23 novembre, invece, come annunciato pochi giorni prima, sono giunte al largo della Striscia di Gaza alcune delle più importanti unità della flotta russa del Mar Nero, che comprendono l’incrociatore lanciamissili Moskva, il caccia Smetlivy, le unità da sbarco Novocherkassk e Saratov, oltre al rifornitore di squadra Ivan Bubnov e al rimorchiatore MB-304, in attuazione di una decisione assunta dal governo russo l’11 novembre…i “ribelli” siriani hanno distrutto una delle tre principali stazioni radar siriane, nota come M-1, posizionata nel sud del Paese, a copertura del confine con Israele, Giordania ed Arabia Saudita, oltre che del Libano meridionale, l’area presidiata dal movimento filo-siriano shiita Hezbollah: un evidente regalo allo Stato ebraico, oltreché alle forze aeree occidentali che potranno così operare indisturbate dalle basi aeree giordane e saudite.
http://www.clarissa.it/editoriale_n1869/Palestina-Siria-e-Iran-le-crisi-mediorientali-si-collegano

Pensavo che ormai avrebbero atteso la primavera per farla scoppiare, invece pare che la guerra sia ormai dietro l’angolo. Forse attaccheranno, simbolicamente, proprio il 21/12/2012, per sfoggiare la loro miglior faccia di bronzo sbeffeggiando milioni di persone?

Lo stesso giorno dell’arrivo della USS Eisenhower [il primo presidente americano a denunciare pubblicamente i poteri forti – vendetta postuma con affondamento-casus belli?] una fonte anonima informa i media occidentali che le truppe di Assad stanno solo aspettando l’ordine per usare le armi chimiche contro i loro concittadini:

http://worldnews.nbcnews.com/_news/2012/12/05/15706380-syria-loads-chemical-weapons-into-bombs-military-awaits-assads-order?lite%3Focid=twitter

Questo perché, sostengono (ma senza fornire alcuna prova a sostegno di nessuna delle loro tesi – e il Pentagono li ha successivamente smentiti), il regime è disperato e disposto a tutto.

A me pare che quando degli insorti (e mercenari) ricorrono alle autobombe contro i civili non diano prova di essere sul punto di vincere – né di avere particolarmente a cuore il bene dei propri concittadini –, ma semmai di grande debolezza e frustrazione.

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/04/cuscinetto-o-scherzetto-una-delle-guerre-piu-annunciate-ed-odiate-della-storia/

Non è certamente quello il modo di conquistare i favori della popolazione: è più probabile che rafforzi il regime.

Tanto più che la stessa amministrazione Obama sta per riclassificare alcune fazioni dei ribelli come formazioni terroristiche, perché non hanno riconosciuto come legittimo il nuovo leader, un ex lobbista della Shell (il che già ci fa capire che la Siria post-Assad sarebbe una violenta terra di nessuno come la Libia)

http://rt.com/politics/reality-threat-russian-diplomat-410/

Obama, decidendo di attaccare la Siria con il pretesto delle armi chimiche, sembrerebbe fare il gioco dei neocon, che non sono neppure particolarmente creativi: a distanza di anni usano le stesse argomentazioni e gli stessi slogan. A voi l’utile raffronto:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/21/iraq-2002-iran-2012/

Robert Fisk sulla menzogna delle armi di distruzione di massa e su chi le ha usate per la prima volta in Medio Oriente (gli inglesi, nel Sinai, nel 1917), su chi le ha fornite a Saddam Hussein (USA e Germania) e su chi ha suggerito a Saddam Hussein di incolpare l’Iran del loro uso (CIA).

Fisk è uno dei pochi giornalisti mainstream ancora capaci e disposti a compiere il loro dovere.

Quando uno constata che in decine di servizi giornalistici televisivi locali e nazionali negli USA la stessa notizia è riportata esattamente allo stesso modo, con le stesse identiche parole, dovrebbe cominciare a sospettare che qualcosa non va nel mondo dell’informazione (propaganda):

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/04/linformazione-in-america-in-canada-ed-in-australia-per-chi-ancora-crede-nel-giornalismo-e-nella-democrazia/

E così, ancora una volta, come in Iraq, come in Libia, come in Iran, le care vecchie armi di distruzione di massa sono sempre in voga. Ancora una volta, non esiste alcuna prova certa che i media dicano il vero. Sull’Iraq e la Libia ora sappiamo che mentivano:

http://sostenibile.blogosfere.it/2011/02/confessa-lesule-iracheno-che-invento-la-storia-delle-armi-biologiche-di-saddam-hussein.html

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/21/menzogne-sulla-libia-preludio-alle-menzogne-sulla-siria/

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/09/libia-missione-compiuta-sotto-a-chi-tocca-pachistan-siria/

In cambio sappiamo che va tutto bene se le armi chimiche le usano gli statunitensi (Falluja, Iraq):

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2005/11_Novembre/07/falluja.shtml

o gli israeliani (Gaza):

http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1704

Sia come sia, ci si prepara all’imposizione di una no-fly zone

http://www.theaustralian.com.au/news/world/allies-weigh-syria-no-fly-zone-and-special-forces/story-fnb64oi6-1226530760318

Mentre i media israeliani chiedono che Israele e Turchia intervengano in Siria a sostegno dei siriani, nella convinzione che i Russi non reagiranno (folli!):

http://www.jpost.com/Opinion/Op-EdContributors/Article.aspx?id=294336

La Russia aveva già avvertito che mentre sulla Libia aveva ceduto, non è disposta a farlo sulla Siria:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/11/la-russia-si-muove-cosa-succedera-ai-nostri-ragazzi-in-afghanistan/

La Siria non è la Libia” ha dichiarato Lavrov a Bruxelles il 4 dicembre, aggiungendo che servono prove certe prima di accusare chicchessia di preparare un attacco chimico, tenuto conto del fatto che le precedenti accuse sono state smentite:

http://rt.com/politics/syria-russia-chemical-weapons-nato-lavrov-314/

Quindi ci troveremo in pieno inverno in guerra col nostro maggior fornitore di gas. Brillante!

In più, con migliaia di nostri soldati accerchiati in Afghanistan, senza alcuna via di fuga. Brillantissimo!

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/26/il-generale-custer-e-il-nostro-contingente-in-afghanistan/

Anche se fosse legittima, non possiamo permetterci questa guerra. Il fronte interno è già stato abbattuto dall’austerità, disoccupazione e miseria prima ancora di cominciare la guerra. È una follia.

I nostri politici, verosimilmente, ci porteranno comunque in guerra:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/18/il-senatore-della-repubblica-e-la-questione-siriana/

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IL NOTO PRECEDENTE

Il sistema delle alleanze viene “attivato”: l’estate del 1914

– attentato all’arciduca d’Austria a Sarajevo.

– ultimatum dell’Austria alla Serbia

– l’Austria dichiara guerra alla Serbia

– la Russia, alleata della Serbia, mobilita immediatamente l’esercito lungo tutto il confine ovest.

– ultimatum della Germania alla Russia (perché sospenda la mobilitazione)-respinto

– la Germania dichiara guerra alla Russia

– La Francia mobilita le forze armate (trattato di reciproco aiuto con Russia)

– la Germania dichiara guerra alla Francia

– la Germania invade il Belgio (paese neutrale) come previsto dal piano Schlieffen

– La violazione della neutralità e l’attacco a uno stato affacciato sulla manica provocano la reazione della Gran Bretagna

– La Gran Bretagna dichiara guerra alla Germania

– il Giappone dichiara guerra alla Germania

– la Turchia interviene a fianco degli imperi centrali

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CONSEGUENZE

Il Pentagono prevede che la no-fly zone richiederebbe settimane di bombardamenti e causerebbe la morte di un considerevole numero di civili (vast numbers of civilians) anche perché le difese antiaeree di fabbricazione russa sono nei pressi di centri abitati: la Siria non è il deserto libico:

http://www.nytimes.com/2012/03/12/world/middleeast/us-syria-intervention-would-be-risky-pentagon-officials-say.html?_r=1

Bush, Cheney e gli altri hanno rinunciato ad attaccare l’Iran nel 2006-2007 perché i Russi avevano fatto capire che non sarebbero stati a guardare. Per qualche ragione – incombente esplosione di un’altra bolla speculativa? – ora sembra che la NATO ed Israele vogliano andare fino in fondo. Il vecchio giochino del mettere la Russia contro la Cina non funziona più: sono alleati e non si faranno mettere all’angolo. La Russia si sta occupando del fronte eurasiatico, la Cina vigila sul fronte pacifico (nuova portaerei, nuovi cacciabombardieri)

http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/terza-guerra-mondiale-scacchiera-pezzi.html

Se il trucco delle armi di distruzione di massa non funziona, NATO ed Israele resteranno completamente isolati:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/05/il-voto-sulla-siria-spacca-lonu-e-contrappone-nato-e-brics-nigeria-e-pakistan/

Israele e USA stanno approntando un grande rifugio antiatomico in Israele, denominato 911 (11 settembre!!!) che sarà terminato nel 2014

http://articles.washingtonpost.com/2012-11-28/world/35508382_1_israeli-air-force-corps-base

quindi immagino si aspettino un attacco nucleare, dalla Russia o dall’Iran, entro quella data:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/24/e-se-liran-avesse-gia-latomica-osservazioni-sconvenienti-sullarmageddon-che-verra/

Non penso si rendano conto del fatto che, dopo la primavera araba, la conseguenza più probabile sarà l’avvento di una lega di popoli arabi e musulmani schierata con Cina e Russia e contro le oligarchie arabe filo-occidentali ed autoritarie.

Ma l’immensa idiozia è stata quella di usare la strategia del divide et impera all’interno della NATO, mettendo uno stato contro l’altro, PIIGS contro Nord Europa, aree separatiste contro stati-nazione. Per realizzare un maggior controllo in vista delle grandi crisi hanno continuato a sacrificare pedine ed ora la NATO (come l’Unione Europea) è sul punto di collassare.

L’unica cosa che possiamo fare è avvertire la gente e sperare che si mobiliti contro questa guerra come l’ha fatto contro quella del Vietnam.

Israele, la destabilizzazione del Medio Oriente ed il neonazismo

Una dopo l’altra, le nazioni e regioni che circondano Israele sono state destabilizzate.

La Siria da metà marzo del 2011, il Sinai negli ultimi mesi, il Libano nelle ultime settimane e presto anche l’Egitto.
Il Washington Post ha spianato la strada all’intervento NATO in Siria citando il classico pretesto delle armi di distruzione di massa (gas nervino in possesso del regime siriano) da porre sotto controllo.
Ma ci possono essere mille pretesti per intervenire.
Carichi di armi provenienti dalla Libia sono stati intercettati nella zona di Tripoli (la Tripoli libanese, quella che la CNN ha scambiato per la Tripoli libica, in un errore che è quasi un lapsus freudiano o una profezia avverata), un distretto con un aeroporto in disuso e a distanza strategica da Tartus, il porto siriano che Assad ha concesso alla flotta russa.
Comprensibilmente Medvedev ha avvertito che le ingerenze NATO in questioni regionali sono sempre a rischio di scatenare guerre internazionali e, nel contesto medio-orientale, conflitti termonucleari.

Intanto i sionisti americani preparano il terreno per l’occupazione israeliana del Sinai, ossia per una guerra con l’Egitto

E Netanyahu chiede al mondo di intervenire contro Iran, Siria ed Hezbollah

La differenza è che in Libia non ci si è mai avvicinati ad una guerra NATO-Russia, in Siria-Libano sarà un risvolto quasi inevitabile e non è tra l’altro per niente chiaro perché la NATO debba coltivare l’alleanza anti-Assad con Arabia Saudita e Qatar, due regimi se possibili ancora più autoritari di quello di Assad e pronti ad intervenire nei paesi confinanti (es. Bahrein, che sta per essere annesso all’Arabia Saudita) per sopprimere con la forza le proteste popolari pro-democrazia.

Occorre tenere sempre a mente che, da Ben Gurion, a Sharon, a Netanyahu l’obiettivo è sempre rimasto quello della restaurazione del Regno di Davide e Salomone, ossia di un’invenzione. Come si scende a compromessi con un mito etnico, con una fantasia maniacale che implicherebbe l’edificazione di una Sparta giudea, con i Palestinesi come iloti (e i lavori sono in stato avanzato: Gerusalemme è in via di giudaizzazione)?

Ricordiamoci sempre che Benjamin Netanyahu, nel 2003, affermava che se gli Arabi fossero arrivati a costituire il 40% della popolazione di Israele sarebbe stata la fine dello stato giudeo. “Ma anche il 20% è un problema e se le relazioni con questo 20% diventano problematiche, lo stato è autorizzato a prendere misure drastiche”.

Ecco, il problema è arrivato.

“Un piccolo, ma essenziale, terremoto demografico è in corso tra la costa del Mediterraneo orientale e il fiume Giordano, nell’area che, secondo i punti di vista, si può chiamare ‘Palestina storica’ o ‘Grande Israele’. A fine dicembre, i due uffici nazionali di statistica, quello dell’Autorità nazionale palestinese e quello di Israele, hanno pubblicato i risultati annuali dell’andamento demografico. E ci sono diverse sorprese. […]. «Il numero dei palestinesi nella Palestina storica, alla fine del 2011, era di 5,6 milioni. Il numero degli ebrei nella Palestina storica era di 5,8 (100 mila in meno rispetto ai dati del censimento israeliano, ndr). Basandosi sulle stime del Dipartimento di statistica israeliano per il 2012, il numero di palestinesi ed ebrei sarà di 6,3 milioni ciascuno per la fine del 2015, se i tassi di crescita attuali rimangono invariati. Tuttavia, il numero dei palestinesi nella Palestina storica arriverà a 7,2 milioni entro la fine del 2020, rispetto a 6,8 milioni di ebrei».

Netanyahu vuole la guerra con l’Iran per questa ragione, non certo per la bomba. La bomba è un pretesto.

Mi piacerebbe che i sionisti italiani (e non solo) si andassero a leggere “Come i nazisti hanno vinto la guerra“, un’intervista a Kevin MacDonald, regista di un terribile ed importante documentario (“Il nemico del mio nemico. Cia, nazisti e Guerra Fredda) su come i nazisti sono riusciti a riciclarsi ed infiltrarsi nelle democrazie occidentali, specialmente nella CIA (cf. Reinhard Gehlen – Allen Dulles) conservando una forte influenza anche dopo la fine della Guerra Fredda (furono direttamente coinvolti nell’uccisione di Che Guevara, nell’operazione Stay Behind / Gladio e nell’operazione Condor)

La sinistra filosionista potrebbe anche leggersi “I nazisti che hanno vinto: le brillanti carriere delle SS nel dopoguerra” di Fabrizio Calvi. Casale Monferrato (AL): Piemme, 2007.

Sui rapporti tra i nazisti e la famiglia Bush

http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/la-famiglia-bush-e-il-terzo-reich.html

Sull’omicidio Kennedy e Allen Dulles:

http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/arduo-da-vedere-illato-oscuro-e.html

Mi stupisce che così pochi sionisti e difensori della causa palestinese siano al corrente di quel che è successo DOPO l’Olocausto, in Occidente.
Se l’avessero fatto ora non staremmo a parlare di Israeliani contro Palestinesi ma di come la minaccia esistenziale per Israele e la Palestina sia più reale che mai ma non provenga dall’Iran o dagli Arabi.

Netanyahu non si rende minimamente conto dell’effetto domino che sta per scatenare con le sue strategie destabilizzatrici (nonostante gli avvertimenti del Mossad).
L’antisemitismo arabo è uno scherzo rispetto a quello di certi ambienti molto influenti che non attendono altro che un errore israeliano per passare alla fase 2, quando l’opinione pubblica internazionale entrerà in una fase di funesta israelofobia

Gli unici che potrebbero beneficiare di questo sarebbero Israele e i Sauditi…Israele e Arabia Saudita sono nemici molto più pericolosi degli Iraniani. Il congresso è maniacalmente fissato con la guerra con l’Iran … Ascoltate il senatore Graham, il senatore McCain e Joe Lieberman … sono controllati dagli Israeliani… i Sauditi sono molto influenti e perciò quando osservate questo tipo di cose vi dovete sempre chiedere chi trarrebbe vantaggio dalla guerra? Ad Israeliani e Sauditi piacerebbe vedere i nostri soldi e i nostri giovani uomini e donne essere uccisi combattendo contro i loro nemici in Iran.

Michael Scheuer, ex agente della CIA ed ora storico alla Georgetown University
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/24/e-se-liran-avesse-gia-latomica-osservazioni-sconvenienti-sullarmageddon-che-verra/

Sarebbe ora che molti sionisti si rendessero conto che alcuni tra i loro critici più tenaci stanno tentato di salvare loro la pelle (e quella dei Palestinesi).

Il dado è tratto. Pronti alla guerra? Attenti…Via!

 

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali

Articolo 11 della Costituzione della Repubblica Italiana

A fine novembre del 2011 avevo avvertito che nel 2012 rischiavamo la Terza Guerra Mondiale:

http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/terza-guerra-mondiale-scacchiera-pezzi.html

A gennaio 2012 ho pronosticato un attacco israeliano tra marzo e le presidenziali di Obama, ma più probabilmente entro settembre:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/12/guardatevi-dalle-idi-di-marzo-come-prevedere-la-data-dinizio-della-terza-guerra-mondiale/#axzz1uGj2e0y1

A marzo Obama ha fatto capire che non era il momento, ma NON HA MAI BLOCCATO ISRAELE.

Anzi, il Congresso americano ha appena approvato un ulteriore stanziamento di un miliardo di dollari per:

http://it.wikipedia.org/wiki/Iron_Dome

In totale, per l’anno fiscale 2013, Israele avrà ricevuto la somma record di 4 miliardi di dollari per la sua difesa, ossia per minimizzare i danni dalla rappresaglia iraniana in conseguenza di un attacco preventivo israeliano.

http://www.upi.com/Business_News/Security-Industry/2012/05/08/House-panel-OKs-1B-for-Israels-missiles/UPI-80231336496230/

Obama e i politici americani hanno le mani preventivamente insanguinate.

La guerra, intanto si avvicina a grandi falcate. Coinvolgerà l’intero Medio Oriente e, molto probabilmente, Egitto, Russia, Stati Uniti, Turchia e quindi l’intera NATO, cioè anche noi. L’unica cosa che possiamo e dobbiamo fare è impedire che l’Italia si faccia coinvolgere in questa impresa scellerata che ci porterà solo disastri in patria e rovinerà per molti decenni a venire l’immagine internazionale di paese decente (non certo equo, non certo benevolo, ma almeno decente, in confronto ad altri) che ci siamo costruiti dopo il fascismo. BISOGNA FERMARE QUESTA GUERRA! CHE L’ITALIA SIA TRA I PRIMI A DARE IL BUON ESEMPIO!

“C’è chi dice, e sono in molti, che la decisione di dare il via alla più grande coalizione di maggioranza mai vista in Israele sia da legare soprattutto a una ragione: essere il più compatti possibile in vista di un possibile attacco contro l’Iran, ipotesi che Gerusalemme non ha mai voluto escludere”.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-05-09/governo-israeliano-allarga-maggioranza-064019.shtml?uuid=AbeQmpZF

 

“L’ingresso di Kadima nel governo di Netanyahu e l’annullamento all’ultimo minuto delle elezioni anticipate hanno lasciato disorientata la stampa israeliana. Un analista di Haaretz ha scritto che Netanyahu, avendo agito da una posizione di forza e sfruttando la estrema debolezza di Mofaz, «ha comprato il suo partito Kadima con un brodo di lenticchie». E ha concluso: «Una volta superato il senso di disgusto e di repulsione, dobbiamo ammettere che Netanyahu è il re della politica israeliana»”.

http://www.lettera43.it/politica/netanyahu-blinda-israele_4367550076.htm

 

“Mofaz [il leader di Kadima, che ha acconsentito al grande inciucio di governo] ha recitato la parte del leader dell’opposizione nelle ultime settimane, ma prendere ordini da Netanyahu e Barak è quasi una seconda natura per lui. I commentatori tendono a porre Mofaz nel campo degli esperti di sicurezza contrari ad un attacco unilaterale israeliano, e nel corso dell’ultimo anno ha certamente dato questa impressione, come in una recente intervista il mese scorso in cui descriveva il piano di colpire l’Iran in questo momento come “prematuro” e “disastroso”.

D’altra parte, in un’intervista del giugno 2008…aveva detto: “sembra che un attacco israeliano contro l’Iran sia inevitabile”. Come abbiamo visto ieri sera, la coerenza non è uno dei punti forti di Mofaz.

Con l’adesione al Bibi-Barak cabinet, Mofaz ha ridotto drasticamente l’efficacia delle critiche [al governo] mosse dagli ex capi del Mossad e Shin Bet Meir Dagan e Yuval Diskin. […]. 

Se il duo al governo è davvero “messianico” nei confronti dell’Iran, come accusa Diskin, che cosa ci sta a fare Mofaz con loro al potere?

Oggi, non solo ha conferito ad entrambi un’istantanea credibilità, ha anche abbandonato i banchi dell’opposizione nella Knesset [il parlamento israeliano], lasciandola senza una figura credibile che controlli le azioni del governo”.

http://www.haaretz.com/blogs/the-axis/mofaz-has-neutralized-opposition-on-iran-1.429033

 

“Questa arriva dalla squadra di ricerca che si occupa di commodity per la banca Goldman Sachs: “I sauditi hanno accumulato riserve di greggio per 35 milioni di barili nel periodo dicembre-febbraio. La prima domanda è: perché l’Arabia Saudita estrae greggio al ritmo più intenso degli ultimi trent’anni per metterlo semplicemente nelle riserve?”. Aggiornamento di ieri: il ministro del Petrolio saudita, Ali al Naimi, ha detto che ora le scorte di petrolio sono arrivate a più del doppio, 80 milioni di barili. La domanda se la pone anche Izabella Kaminska, analista del Financial Times: perché i sauditi – “che sono la banca centrale del petrolio” pompano freneticamente greggio dai pozzi e non lo mettono sul mercato? Il Brent è attorno ai 100 dollari al barile, e “fare scorta durante un periodo di prezzi alti è un controsenso economico”, sarebbe il momento più adatto per vendere. Tanto più che, secondo Reuters, per colpa delle sanzioni l’Iran trabocca di petrolio invenduto, tanto da essere costretta a tenere ferma metà della sua costosissima flotta di superpetroliere poco al largo della costa per usarle come magazzini galleggianti: “Diciannove navi, classe Suezmax e Very large crude carriers, per una capacità di 33 milioni di barili di petrolio”. Ricapitolando: tra le scorte dei sauditi e quelle  degli iraniani non c’è mai stato così tanto petrolio contemporaneamente sopra la crosta terrestre invece che sotto.

Ci sono teorie diverse. Una sostiene che  i mesi del caldo stanno arrivando, in Arabia Saudita la domanda di energia aumenterà per colpa dei condizionatori d’aria e quindi i sauditi hanno pensato bene di fare scorta durante la stagione fredda, quando il clima è mite e la domanda è minore. Ma il picco nei consumi elettrici è un fatto stagionale che si ripete ogni anno. Un’altra spiegazione è che i sauditi si preparano a un forte periodo di tensioni nel Golfo. La capacità dell’Opec di aumentare la sua produzione, fa notare Kaminska, è di un milione di barili in più al giorno, ma la produzione dell’Iran è di 2,2 milioni di barili al giorno. Se qualcosa privasse il mondo del greggio iraniano, gli altri paesi non riuscirebbero a soddisfare la domanda.
Resta da capire che cosa può essere questo qualcosa a cui i sauditi si preparano. Aiuta un’altra notizia dal mercato petrolifero, da Reuters: i sauditi a marzo hanno esteso l’aumento di vendite di greggio agli Stati Uniti. “Contrariamente alle aspettative, secondo cui l’aumento dell’estrazione del greggio saudita era destinato ai mercati asiatici in espansione, i dati mostrano che le spedizioni verso gli Stati Uniti sono salite con discrezione del 25 per cento, tornando al livello più alto dal 2008, quando il primo paese dell’Opec tentava con una superproduzione di calmare il prezzo record del greggio arrivato vicino ai 150 dollari al barile”.

L’Arabia Saudita aumenta la produzione di petrolio ma in parte lo tiene e in parte lo spedisce a un mercato che non è quello che ti aspetti. Un meccanismo così previdente che ieri il ministro al Naimi ha aggiunto che “i prezzi sono troppo alti, possiamo farli scendere”, come dire: “Forse abbiamo esagerato con le scorte, liberiamoci di un certo quantitativo”.

Riad e Washington tengono in considerazione la possibilità a breve termine di uno strike israeliano contro il programma atomico di Teheran e le sue conseguenze: la chiusura dello Stretto di Hormuz, il collo di bottiglia marittimo attraverso cui passa un terzo del petrolio mondiale, da parte degli iraniani; gli attacchi di rappresaglia contro Israele; l’intero quadrante mediorientale destabilizzato. Sanno che in caso di attacco la produzione di petrolio subirà un rallentamento generale e non vogliono che – come minaccia Teheran – il prezzo schizzi oltre quota 200 dollari e provochi un infarto all’economia mondiale.

Se non è per la guerra, potrebbe essere per le sanzioni. Il primo luglio scatta l’embargo quasi totale dell’occidente – Stati Uniti più Unione europea – contro il petrolio iraniano. I produttori possono colmare la scomparsa dell’offerta iraniana dal mercato, ma sarà un periodo da amministrare con cautela: da qui la necessità di riserve. Intanto Teheran cerca altri acquirenti e strategie per aggirare le sanzioni: due giorni fa, secondo i banchieri di Dubai, ha cominciato ad accettare il pagamento da parte della Cina in yuan e non più in dollari. Per evitare di spendere troppo nel cambio, Teheran starebbe investendo i profitti direttamente in beni da comprare sul mercato cinese”.

http://www.ilfoglio.it/soloqui/13342

Usa e Ue hanno esercitato oggi ulteriore pressione sull’Iran affinché compia ”urgenti passi pratici” per dimostrare che il suo programma nucleare non ha fini militari. In particolare l’Unione europea, in una dichiarazione, ha affermato che Teheran ”deve sospendere” le sue attività di arricchimento dell’uranio.

http://www.blitzquotidiano.it/politica-mondiale/nucleare-in-iran-usa-e-ue-chiedono-passi-concreti-subito-1219679/

“La compagnia petrolifera nazionale cancella l’accordo di fornitura di gas a Israele e il parlamento chiede le dimissioni del Gran Muftì egiziano, ‘reo’ di aver visitato Gerusalemme Est. I rapporti tra Egitto e Israle hanno vissuto questa settimana due episodi per natura molto distanti tra loro, ma avvisaglie entrambi della situazione caotica che l’Egitto sta vivendo a un mese dalle elezioni presidenziali.

[…].

Israele avrebbe ripetutamente violato i termini contrattuali, secondo gli egiziani. Non è chiaro se la Giunta militare sia stata al corrente della decisione, che priva lo Stato ebraico del 40 percento delle sue forniture di gas, a tariffe molto vantaggiose. Gli analisti politici ritengono non a torto che nell’attuale fase economica, l’annuncio costituisca un suicidio politico per Il Cairo. Mentre il Primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato che l’intera questione è ‘business, non politica’, il ministro degli Esteri nazional-conservatore Avigdor Lieberman ha definito l’Egitto un Paese più pericoloso dell’Iran.

L’Egitto ha cominciato a rifornire Israele di gas nel 2008, nella cornice di un accordo siglato nel 2005 da Mubarak.

Il contesto politico nel quale si sono verificati i due fatti – la richiesta delle dimissioni del Gran Muftì a Gerusalemme e l’interruzione delle forniture di gas – è quello di un crescente sentimento anti-israeliano con il quale giunta militare e politici moderati devono fare quotidianamente i conti. Area fortemente critica, il Sinai, piagato da povertà cronica, traffico di esseri umani e scorribande di tribù beduine, è stato teatro degli attacchi più sanguinosi degli ultimi anni contro civili e militari israeliani. Dal 2008 i sabotaggi al gasdotto hanno interrotto le forniture per 225 giorni di fila, spia evidente dell’incapacità della giunta militare di controllare i gruppi radicali armati che imperversano nella regione”.

http://www.eilmensile.it/2012/04/24/egitto-israele-relazioni-pericolose/

Guerra tra Israele ed Egitto? Traduzione di G. Campa

7 maggio 2012

di Gianfranco Campa

Scritto da Raven Clabough

Proprio il mese scorso, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva annunciato che Israele sarebbe stata costretta a ritardare un eventuale attacco agli impianti nucleari iraniani fino alle prossime elezioni israeliane nel 2013. Ma questo non significa affatto che non sia in vista una guerra  nel prossimo futuro  di Israele. La Forza di Difesa di Israele ha appena richiamato sei battaglioni di riserva in quanto la tensione ai confini egiziani e siriani continua ad aumentare. The Times Of Israel riporta che il  parlamento israeliano ha dato il permesso all’ IDF di richiamare altri 16 battaglioni di riserva, se necessario.

Il Times of Israel nota che”Secondo la legge del 2008; Duty Reserve, i soldati di combattimento possono essere chiamati per adempiere al dovere di riserva attiva una volta ogni tre anni, e per sessioni di addestramento brevi durante gli altri due. Le crescenti tensioni tra Israele e Egitto, l’insurrezione in corso in Siria hanno forzato l’esercito a chiedere alla Knesset un permesso speciale per richiamare più soldati e con maggiore frequenza. ”

Tale richiesta è stata approvata dal Consiglio Affari Esteri e Comitato di Difesa, che consente all’IDF di richiamare in servizio attivo fino a 22 battaglioni, di cui sei già convocati.

“Questo significa che l’IDF considera i confini egiziano e siriano come una fonte potenziale di minaccia più grande rispetto al passato”, ha detto l’ex vice capo di stato maggiore, Dan Harel. “L’esercito ha bisogno di una  ’risposta’ più adeguata rispetto al passato per affrontare le attuali minacce”, ha aggiunto, riferendosi  al progressivo deterioramento del controllo dell’ Egitto sulla penisola del Sinai, con un aumento del contrabbando di armi e altre merci. Inoltre, egli sottolinea la crescente minaccia del terrorismo nel  Sinai.

Anche  la situazione siriana è altamente infiammabile; Harel ha detto, “che potrebbe esplodere in qualsiasi momento … rappresentando  un motivo di minaccia diretta per Israele.”

In risposta  a questo clima volatile, l’IDF ha scelto di richiamare le sue riserve e, di conseguenza, ha cancellato le sue sessioni di addestramento dei soldati di leva.

Allo stesso modo, Uzi  Dayan, l’ex capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale, esorta Israele ad intraprendere un’azione militare. “Questo è il tempo per l’esercito israeliano di  estendere il suo controllo all’interno del Sinai”, ha detto Dayan. Ha continuato indicando che si è tenuto un incontro con il Capo di Stato Maggiore dell’esercito israeliano Benny Jants la scorsa settimana al fine di discutere le questioni relative alla penisola del Sinai.

Secondo il quotidiano egiziano Al-Arabiya, la polizia di stanza nella penisola egiziana del Sinai è stata attaccata oltre 50 volte da gruppi palestinesi e da una fazione  locale di al-Qaeda.

L’ egiziano Al-Masry Al-Youm osserva che la maggior parte degli attacchi si sono verificati nelle montagne del Sinai centrale, la maggior parte dei quali sono stati eseguiti da gruppi armati palestinesi tra cui Jaljalat, Esercito dell’Islam, Ezz Eddin al-Qassam e al-Qaeda. “La sicurezza in Sinai è ormai fuori controllo e gli sforzi  esercitati dai militari e dalla polizia hanno lo scopo di ripristinare un minimo di sicurezza, soprattutto perché una settimana fa, Israele ha accusato l’Egitto di rappresentare per Israele un pericolo addirittura maggiore dell’Iran, nonostante lo Stato Ebraico lo accusi di costruire armi  nucleari.” Il governo Egiziano, ha respinto queste accuse, e  in risposta ha richiamato il suo ambasciatore da Tel Aviv; le relazioni tra i due governi stanno  diventano sempre più tese.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha definito la  penisola egiziana del Sinai una “sorta di Wild West”. Netanyahu accusa l’Iran di contribuire a queste nuove tensioni nella regione. Ma le truppe israeliane non sono autorizzate ad entrare nella penisola del Sinai secondo il trattato di pace (Camp David) del 1979 con l’Egitto. Tuttavia, alcuni analisti ritengono che se l’Egitto dovesse violare il  trattato di pace, Israele potrà  muovere per riprendersi il Sinai.  Mordechai Kedar, un ricercatore  presso il Begin-Sadat Center for Strategic Studies, fondatore e direttore del Centro  Studi sul Medio Oriente e l’Islam, afferma: “ Si tratta di una possibilità che non si può escludere in quanto il Sinai è stato dato all’Egitto in cambio della pace. Se il trattato di pace viene annullato dagli egiziani, ci potrebbe essere una giustificazione per Israele per riprendere il Sinai. Non ho idea se lo farà. Ma se la Fratellanza Musulmana si aggiudica la presidenza [maggio 23] e quindi annulla l’accordo di pace e comincia a muovere l’esercito, questo  sarebbe pericoloso e Israele potrebbe probabilmente invadere il Sinai per creare una zona cuscinetto tra Egitto e Israele.”

Quindi, le tensioni tra il governo israeliano e il governo egiziano stanno aumentando drammaticamente. In realtà, secondo DEBKA, il presidente Obama, il Segretario alla Difesa Leon Panetta e il Segretario di Stato Hillary Clinton hanno ricevuto informazioni che Israele ed Egitto si stanno avviando alla guerra.

Al momento, il presidente  del Supremo Consiglio Militare dell’Egitto, SCAF, il feldmaresciallo Muhammad Tantawi,  ha detto: “Se qualcuno osa avvicinarsi al confine dell’Egitto, noi gli rompiamo la gamba” Il secondo in capo dell’esercito egiziano, Gen. Muhammad Higazi ha aggiunto: “Gli aggressori dovrebbero riconsiderare prima di pensare di attaccare qualsiasi parte del territorio egiziano “.

[…].

Nel frattempo, oltre alle tensioni tra Egitto e Israele, la situazione in Siria ha contribuito ad aumentare la tensione lungo il confine nei pressi delle alture del Golan, territorio che Israele conquistò alla Siria durante la guerra del 1967.

Dayan afferma che i funzionari israeliani dovrebbero “garantire la sicurezza dei loro civili, sempre assicurandosi di non far crescere le tensioni tra Israele ed Egitto “. Egli aggiunge che l’esercito deve “rispondere con forza perseguendo i terroristi e informando il governo egiziano delle intenzioni di intervenire militarmente in Sinai per braccare questi terroristi “, questo al fine di evitare che le frontiere d’Israele diventino  vulnerabili.

Israele sembra si stia preparando ad uno scenario di guerra, e sta fortificando un muro al confine con il Libano.

Il Wall Street Journal riporta che i funzionari israeliani hanno coordinato la costruzione del muro con l’esercito libanese e la forza di peacekeeping delle Nazioni Unite nella regione, UNIFIL.

Ma c’è qualcosa di sospetto in tale affermazione, in quanto Israele e Libano non condividono  relazioni amichevoli.

Haaretz ha riferito in aprile che Israele aveva pianificato un’altra invasione del Libano. “Quasi sei anni dopo la seconda guerra in Libano, unità speciali israeliane si stanno preparando a partecipare a incursioni di massa in Libano, dovesse scoppiare un altro round di combattimento con Hezbollah”

Dove porta tutto questo resta da vedere.

http://www.conflittiestrategie.it/2012/05/07/guerra-tra-israele-ed-egitto-traduzione-di-g-campa/

Migliaia di Giordani manifestano contro l’accordo di pace tra Israele e Giordania.

http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/thousands-in-jordan-call-for-end-of-peace-treaty-with-israel-1.428302

Israele è riuscito nell’incredibile, tafazziana impresa di costruirsi attorno una trappola che lo stritolerà:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/27/auschwitz-in-israele-un-suicidio-collettivo/#axzz1uGj2e0y1

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