Nuovo Ordine Mondiale di incultura e chiacchiere – senza distintivo (Roberto Vacca su M5S)

Nuovo Ordine Mondiale di incultura e chiacchiere – senza distintivo –

di Roberto Vacca, 17/3/2013

Il comico inglese con bastoncino, baffetti e bombetta era più bravo di quello genovese coi capelloni. Il Grande Dittatore aveva un simbolo con doppia croce invece della svastica: distintivi riconoscibili, anche se insensati. Invece le 5 icone di M5S ricordano alberghi di lusso e contraddicono gli slogan di risparmio e rifiuto contributi pubblici. I messaggi programmatici del movimento, poi, sono in gran parte vuoti. I contenuti mancanti non vengono surrogati dalle urla nelle piazze, né da tante parole disseminate in rete con video, chat, twitter. I toni ieratici e la preminenza di personalità individuali ricordano tristemente la Dianetica dello scrittore di FS Ron Hubbard, movimento trasformato in Scientology (chiesa condannata per vari reati, ma che soprattutto ha diffuso confusione di idee inutili).

Pare che una delle basi culturali di M5S sia un video pretenzioso (su Youtube e su Gaia Casaleggio) che si chiama NWO, New World Order e descrive il nuovo ordine mondiale. Usa molta grafica: icone animate, foto ferme e carte geografiche. La voce inglese, chiara e assertoria, informa che il 14/8/2004 è cominciata la rivoluzione della conoscenza. Ne elenca i precursori:

L’Impero Romano: aveva 100.000 kilometri di strade, percorse non solo da messaggeri e anche da commercianti e da legioni. Le orde di Gengis Khan si concentravano contro un nemico dopo l’altro in base alle informazioni trasmesse da staffette veloci. Savonarola e Lutero diffondevano i loro messaggi riformatori in molte copie. Diderot e D’Alembert, con l’Enciclopedia, e Voltaire con il Dizionario Filosofico, disseminarono l’illuminismo. Mussolini usò la radio per indottrinare e arruolare gli italiani. Hitler si assicurò il successo con i film di Lena Riefenstahl. Clinton e Obama diventarono Presidenti usando TV e Internet. Al Gore non riuscì a essere eletto Presidente, col suo movimento internazionale massmediologico blaterava di disastri – riscaldamento globale antropico – e prese un premio Nobel finto. Beppe Grillo adottò pesantemente la comunicazione online e nelle piazze e urlando chiacchiere si è affermato nelle elezioni. Il video glissa su quei personaggi che fecero ben presto una brutta fine e passa a profetizzare gravi crisi dei paesi occidentali, di Cina, Russia e Medio Oriente.

Poi vaticina che nel 2020 scoppierà la Terza Guerra Mondiale. Le armi nucleari e batteriologiche uccideranno miliardi di persone. Ne resterà in vita solo un miliardo e farà grandi passi verso la rivoluzione della conoscenza collettiva. Spariranno libri, giornali, radio, TV: saremo tutti uniti in rete. È vitale comunicare in rete, a parte i contenuti. [Molti decenni fa, lo aveva già detto Marshall McLuhan: “The Medium is the Message”: il Messaggio è il Mezzo, e, già allora, era un’asserzione irrilevante].

Così comunicheremo di continuo manifestando le nostre idee [quali?] e i nostri desideri realizzando nel 2040 la “Net democracy” – democrazia in rete. Nel 2047 Google, che avrà comprato Microsoft, realizzerà “Earthlink” la nostra identità online – chi non l’avrà non esisterà più. Nel 2050 l’intelligenza collettiva in rete risolverà i problemi più difficili con una struttura chiamata “braintrust”. Nel 2051 sarà abolita ovunque la pena di morte. Nel 2054 ci sarà GAIA [1] – il governo mondiale senza partiti, né religioni, né ideologie. Saremo tutti liberi e parteciperemo della “collected knowledge” – conoscenza raccolta. Con tutta questa conoscenza, un altro video apre con: MAN IS GOD di stantio sapore Nietzschano.

Questa accozzaglia informe denota l’incapacità di distinguere un belin da una cattedrale, come si dice a Genova. Meno volgarmente proviamo a raccogliere almeno qualche brandello comprensibile di discorso.

Per parlare di conoscenza bisogna averla – e si ottiene studiando. Questi M5S e il loro ispiratore pubblicitario non hanno studiato. Usano un linguaggio scheletrico e invece di descrizioni e analisi riesumano “catchword” [neologismi di moda] prendendole in prestito ovunque senza discriminazione. Da Alvin Toffler riprendono l’affermazione che non ci saranno più produttori e consumatori: saremo tutti “prosumer” (productor + consumer). Però manca ogni riflesso degli acuti ragionamenti di Toffler: le idee sono dimenticate e resta solo un nominalismo inefficace.

Da Second Life, video giochetto del 2003 rapidamente declinato, si trae la convinzione che nel 2027 Prometeus, altra enorme risorsa online descritta sempre vagamente, ci darà SPIRIT. È un trucco online che permetterà a ciascuno di noi di diventare chi vuole: crearsi una nuova personalità e avere nuove esperienze nel tempo e nello spazio. Esempi: assistere a eventi sportivi e rivivere guerre, rivoluzioni, cerimonie.

Queste aperture sono presentate come prodotti originali, personalizzati – ottenuti da attività cooperative in rete. Non sarebbe così. Creare animazioni è un lavoro altamente professionale eseguito da persone addestrate. Anche questi prodotti sofisticati hanno qualità variabile. Occorre valutare e controllare la qualità: prescrizione alla base dei successi della tecnologia, dell’innovazione, dell’alto rendimento di gruppi umani organizzati. Questi sedicenti guru sembrano credere che diffondere conoscenza sia un lavoretto facile da realizzare con sapienza in pillole, slogan, icone, schemini, video. Non hanno mai sentito dire che “Ars longa”.

Un obiettivo importante del nuovo ordine mondiale è l’abolizione dei diritti d’autore. Al copyright si sostituisce il “copyleft”. Tutti possono copiare  e disseminare ogni scritto, ricetta o formula. Questo accadeva nei tempi antichi e giravano testi apocrifi, degradati, centonati. Liberalizzare tutto è concetto molto attraente, ma non è un modo di ottimizzare la qualità. Fra gli esempi citati, c’è la “Opencola” una lattina vuota su cui è stampata la ricetta della CocaCola. Ognuno se la può fare da sé. Non solo. Saranno libere le ricette delle medicine, anche queste ce le faremo da noi. È facile prevedere che sprecheremmo tempo e denaro, ottenendo risultati spesso inefficaci e anche letali.

Un altro video presenta l’arma segreta per assicurarsi i vantaggi delle comunità online. Sono gli “influencers”, gli influenzatori: giovani persone che indagano su quali siano le scelte migliori e convincono il pubblico a uniformarsi con recensioni e con tweet. Le comunità impareranno a scegliere teorie, credenze, vestiti, gadget, luoghi per le vacanze. Trarranno cultura e saggezza da Wikipedia, competenze professionali da Linkedin, amicizie da Facebook.

In questi ambienti, dunque, girano poche idee, ma confuse. Non è vero che qualunque cosa abbia spazio on line abbia anche significato e valore notevoli. Non sono sullo stesso piano Google, Wikipedia, Linkedin, Facebook.

Google è un ottimo motore di ricerca che permette in tempi minimi di reperire informazioni di ogni tipo. Lo usi gratis – e non ti aspetti che sia un distributore di verità assolute. Gli inventori, Larry Page e Sergej Brin sono diventati miliardari con la pubblicità, ma vanno considerati benefattori, oltre che innovatori straordinari.

Wikipedia è un’opera di notevole valore, anche se molto ineguale. Chi collabora gratuitamente a disseminare proprie conoscenze su questa enciclopedia aperta compie una buona azione.

Linkedin permette di contattare persone interessanti professionalmente in vari campi. Appartenere a Linkedin non è una patente di competenza professionale.

Facebook permette di comunicare con amici vecchi e nuovi, non registra dati né conoscenze e serve anche a trasmettere notizie neutre o pettegolezzi.

Concludo: il mezzo non è il messaggio. I messaggi seri, interessanti, utili non si improvvisano. Aiutare il pubblico e i giovani ad acquisire buoni criteri di giudizio è meritevole e necessario, ma la scuola lo sta facendo troppo poco.

Chi è a favore della rivoluzione M5S farebbe bene a meditare su quanto ho scritto e ad informarsi.

Mi sembra probabile che M5S sia un fuoco di paglia. Nel 1946 il Movimento dell’Uomo Qualunque di G Giannini mandò in Parlamento 30 deputati. In Francia nel 1956 Poujade protettore dei piccoli artigiani, ne mandò 52 all’Assemblé Nationale. Durarono poco.

Annunci

Se state precipitando da grandi altezze potreste ancora salvarvi la vita: ecco come

Cadere – da che altezza? velocità? accelerazione? – di Roberto Vacca, 28 Luglio 2012.

Il Tenente Giovanni Badalini aveva compiuto 180 missioni di bombardamento su Malta. Ebbe una medaglia d’oro e due medaglie d’argento. Il 13 Luglio 1943 il suo trimotore S79 fu abbattuto in fiamme da un caccia britannico e andò giù in picchiata. Badalini fu eiettato e precipitava a oltre 500 km/h. Il suo paracadute si aprì subito e lo frenò tanto bruscamente da procurargli distorsioni serie. Normalmente gli aviatori eiettati ad alta velocità attendono che la resistenza dell’aria li rallenti a circa 200 km/h e poi aprono il paracadute. Dopo essere stato in mare per 15 ore, fu salvato da una nave inglese. Dopo l’armistizio, tornò a volare con l’aviazione italiana contro i tedeschi, ma prima dovette compiere una missione di collegamento con partigiani paracadutato in Lombardia. Seppi da lui la storia. Era perito industriale e dopo la guerra inventò un variatore continuo di velocità per applicazioni industriali, per automobili e motociclette. Lavoravo per lui e mi insegnò molte cose.

Il ricordo della sua discesa fortunosa dall’aereo in fiamme evocò il mio interesse per casi consimili. Durante la guerra ci furono vari aviatori che saltarono senza paracadute dal loro aereo e si salvarono. Il 3 Gennaio 1943 Alan Magee perse il suo paracadute nell’aereo in fiamme e saltò senza dalla quota di 6.700 metri. Cadde sulla cupola di vetro della stazione di St.Nazaire e la sfondò. Arrivò a terra gravemente ferito, ma fu curato con successo.

Il 23 Marzo 1944, Nick Alkemade, cadde da un Lancaster alla quota di 5.600 metri nella regione della Ruhr. Il suo impatto fu frenato dai rami di un grande albero, gradualmente più grossi dalla cima alla base. Poi cadde su neve fresca che copriva un grosso mucchio di fieno. Restò illeso: i tedeschi inizialmente non credevano alla sua storia, poi gli rilasciarono un diploma.

Vediamo allora, la fisica di un corpo in caduta libera soggetto alla forza di gravità. Ci insegnano che – se trascuriamo la resistenza dell’aria – la sua velocità V (in m/s) dopo  t  secondi dal momento in cui viene abbandonato alla forza di gravità è data dalla formula

V = g t            ;      ove g = 9,81 m/sec2 è l’accelerazione di gravità

e lo spazio (in metri) che ha percorso in quel tempo t  è

            s = ½  g  t2

Sviluppando queste 2 equazioni, per i primi 10 secondi di caduta. Gli spazi percorsi e le velocità raggiunte sarebbero:

tempo (s) 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
spazio (m) 4,9 19,6 44,1 78,5 122,6 176,6 240,3 313,9 397.3 490,5
V (m/s) 9,8 19,6 29,4 39,2   49   58,9   68,7   78,5   89,3   98,1
V (km/h) 35,3 70,6 106 141 177 212 247 283 318 353

A questo punto dovremmo capire subito che la resistenza dell’aria si può trascurare grosso modo per i primi secondi. Dopo no. Un corpo qualunque in caduta libera nell’aria non può raggiungere – dopo 10 secondi – la velocità di 353 km/h. Infatti la resistenza dell’aria lo frena ben prima.

La resistenza dell’aria è una forza R. Quando R = P, ove P (= m g) è la forza peso che la gravità esercita sulla massa  m,  la forza totale applicata al corpo è zero – quindi l’accelerazione è zero e la velocità non cresce più. Il valore che ha raggiunto si chiama “velocità limite”. A bassa quota, la resistenza R dell’aria  (in Newton – N) opposta a un corpo di massa   m (in kg)   e superficie trasversale   S   (in m2) è

R = 0,55  S V

[ad esempio, alla velocità di 18,5 m/s la resistenza è di 186 Newton/m2]

Se il corpo che cade è quello di un uomo che pesa 80 kg (= 785 Newton), la velocità limite è

VL = Ö (m g/0,55 S)

A seconda dell’assetto delle membra (estremità raccolte, oppure aperte – vestiti ingombranti, che possono essere estesi a formare ali di stoffa ai lati del corpo), valutiamo che la superficie trasversale possa variare fra 0, 3  e  2  m2. La tabella seguente riporta i valori della velocità limite in corrispondenza di vari valori di  S – da quello minimo di chi cade a caso a quello di chi usa un paracadute con un’area di 20 m2  .

Superficie (m2)     0,3     0,5     1   2 20
Velocità limite (m/s)   69   53   38 27   8
Velocità limite (km/h) 248 192 136 96 30

Le velocità limite indicate vengono raggiunte in pochi secondi. Quindi nella prima tabella i dati nelle ultime 3 righe delle ultime 3 colonne sono solo teorici: non c’è luogo sulla Terra in cui un corpo posa cadere nel vuoto per 7 o più secondi.

Il 25 Luglio 2012 l’austriaco Felix Baumgartner si è lanciato dall’altezza di 29 kilometri e mezzo. L’impresa è stata finanziata dalla Red Bull. Lo “skydiver” era in una capsula che è salita appesa a un pallone pieno di elio. Dalla quota massima si è lanciato e, a paracadute chiuso, è precipitato per 3 minuti e 48 secondi raggiungendo la velocità di 863 km/h (240 m/s) (1). A questo punto ha aperto il paracadute ed è atterrato dopo 10 minuti e mezzo nel deserto del New Mexico.

Questa impresa al confine fra sport estremo ed esperimento scientifico non ci riguarda personalmente. Invece da questo mio scritto puoi trarre un consiglio, che – lo so – potrà servire solo in un caso estremo molto, molto improbabile. Se ti accadrà di essere sbalzato nel vuoto a grande altezza da un aereo, non ti disperare. Ricorda che la tua velocità decresce molto se aumenti la tua superficie trasversale. Apri e tendi braccia e gambe. Prova a planare come un aliante. Potresti riuscire a ridurre la tua velocità a circa 100 km/h. A questo punto c’è solo da sperare nella fortuna. Potrai essere frenato da alberi, vegetazione, materiali sciolti o da un pendio molto ripido a pendenza  gradualmente  decrescente. Potresti salvarti.

Naturalmente la resistenza dell’aria ad alta velocità tende a spostare e torcere braccia e gambe. Per mantenerle tese e aperte devi essere robusto. Comincia subito. Fai ginnastica molte volte al giorno. Anche se, poi, non cadi nel vuoto, una buona forma fisica ti fa stare meglio e ti fa vivere più a lungo.

________________________________________________________.

(1)   Lo ha potuto fare perchè a 30 kilometri da terra la pressione atmosferica è solo il 3 % di quella al livello del mare e, quindi, la resistenza dell’aria è minima.

 

Non c’è mai stata una guerra per il petrolio

A livello mondiale, le riserve sono gigantesche: quelle convenzionali sono di 180 mila miliardi metri cubi, mentre quelle non convenzionali sono superiore di 4 volte, oltre 800 mila miliardi. Se si riuscisse a sfruttare queste immense potenzialità, le riserve di gas passerebbero dall’attuale durata di 58 anni, ad oltre 200 anni, molto di più di 47 anni del petrolio e dei 120 anni del carbone.

Il presidente di Nomisma energia Davide Tabarelli.

Per la prima volta dal 1949 gli Stati Uniti sono diventati un esportatore di prodotti petroliferi, ed hanno superato la Russia come maggior esportatore di prodotti petroliferi; gli Stati Uniti sono diventati l’area in cui la produzione di petrolio e di gas cresce più rapidamente. Aggiungendo il Messico ed il Canada si ottiene un tasso di crescita più alto di quanto possa sostenere l’Opec.

Ed Morse, Citigroup

http://gualerzi.blogautore.repubblica.it/2012/07/09/le-altre-fossili-la-sfida-dello-shale/

Il metano (un idrocarburo) esiste in tutto l’universo indipendentemente dalla presenza di vita organica (es. Saturno e Giove, che sono due giganti gassosi).

Decine di geologi, chimici, ingegneri, fisici, geofisici, astrofisici sostenitori della tesi abiotica sono completamente fuori di testa? Una cospirazione internazionali di idioti? Oppure c’è un paradigma dominante che sta per crollare di fronte all’evidenza dei fatti, un’evidenza peraltro irritante per i petrolieri che gradirebbero vendere merce rara, non merce abbondante?

L’evidenza dei fatti è che siamo in pieno boom petrolifero. Come l’avevano previsto i Russi e il solito, grande Roberto Vacca, non potevano non averlo previsto anche gli Americani.

Ergo: le guerre per il petrolio sono sempre state guerre per l’egemonia mondiale camuffate. L’obiettivo era quello di strappare il consenso di quegli Occidentali pragmatici e cinici che non si fanno commuovere dagli appelli umanitari. Dunque crisi umanitarie generate per le anime belle (quelle più narcisiste?), picco del petrolio generato e Guerra al Terrore generata per quelle meno moralmente e psicologicamente ricattabili (quelle più egoiste?). In questo modo si sono giustificate tutte le guerre più recenti.

Sentiamo cosa ha da dirci George Monbiot, uno dei massimi analisti internazionali di orientamento fortemente ambientalista, a proposito del boom petrolifero di questi anni.

Il boom nella produzione del petrolio beffa ogni nostra previsione.

Buone notizie per i capitalisti – un disastro per l’umanità.

‘La grande abbondanza di vita del passato – fossilizzatasi in forma di carbone combustibile – mette ora in grave pericolo la grande abbondanza di vita del presente’

I fatti sono cambiati, ora dobbiamo cambiare anche noi. Nel corso degli ultimi dieci anni un’improbabile coalizione di geologi, trivellatori di petrolio, banchieri, strateghi militari e ambientalisti ci hanno predetto che il picco del petrolio – il declino delle forniture mondiali – era imminente.

C’erano buoni motivi per crederlo: la produzione era rallentata, il prezzo si era impennato, le scorte si stavano sensibilmente riducendo e continuavano a ridursi. Tutto presagiva che stava per abbattersi su di noi la prima delle più gravi crisi energetiche della storia.

Tra gli ambientalisti non appariva chiaro, e neanche a noi stessi, se volevamo o non volevamo che accadesse. Una crisi di tali dimensioni aveva il potenziale per scuotere il mondo intero e indurlo a una trasformazione economica per evitare catastrofi future, e per generare una vera e propria catastrofe, compreso il ricorso a tecnologie ancora più dannose come i biofuel e il petrolio derivato dal carbone.

Nonostante tutto, il picco del petrolio era una leva potente. Governi, aziende ed elettori fino ad ora insensibili alla necessità di ridurre il consumo di combustibili fossili, avrebbero necessariamente iniziato a rispondere alla situazione economica creatasi.

Alcuni di noi hanno fatto vaghe previsioni, altri furono più specifici. In entrambi i casi ci siamo tutti sbagliati. Nel 1975 MK Hubbert, un geoscienziato che lavorava per la Shell, che aveva giustamente previsto il declino nella produzione statunitense del petrolio, suggerì che le riserve mondiali avrebbero potuto raggiungere il picco massimo nel 1995. Nel 1997 il geologo petrolifero Colin Campbell predisse che il picco sarebbe arrivato prima del 2010. Nel 2003 il geofisico Kenneth Deffeyes disse che era sicuro al 99% che il picco del massimo consumo di petrolio sarebbe avvenuto nel 2004. Nel 2004, il magnate del petrolio texano T- Boone Pickens predisse che “mai più riusciremo a pompare più di 82m barili al giorno di combustibili liquidi”(la produzione media giornaliera in Maggio 2012 era di 91m). Nel 2005 il banchiere Matthew Simmons affermò che “l’Arabia Saudita non poteva materialmente incrementare la propria produzione di petrolio”.(Da allora la sua produzione è salita da 9m di barili al giorno a 10m, e c’e’ un margine di 1,5m di aumento potenziale).

Il Picco del Petrolio non è avvenuto, ed è improbabile che accada per molto tempo ancora.

Un rapporto dell’esperto petrolifero Leonardo Maugeri, pubblicato dall’Università di Harvard, fornisce prove inconfutabili che è appena iniziato un nuovo boom del petrolio.Le contrazioni nelle forniture del petrolio degli ultimi dieci anni sembra abbiano più a che fare con questioni di denaro che di geologia. Il ribasso dei prezzi prima del 2003 avevano scoraggiato gli investitori a sviluppare campi petroliferi difficili. I prezzi alti degli ultimi anni hanno cambiato quel quadro.

L’analisi di Maugeri di progetti in 23 paesi indica che le forniture mondiali di petrolio entro il 2020 aumenteranno di 17m di barili al giorno (raggiungendo i 110m). Secondo Maugeri questa è “il più grande potenziale incremento nella produzione di petrolio dagli anni ’80”.

Gli investimenti richiesti perché questo boom avvenga dipendono da un prezzo a lungo termine di 70$ il barile – il costo attuale del greggio Brent è di 95$. In questo momento il denaro si sta riversando nel petrolio: negli ultimi due anni e’ stato speso un trilione di dollari; si attende il record di $600bn nel 2012.
Il paese in cui è previsto il maggiore aumento di produzione è l’Iraq, dove diverse società multinazionali stanno riversando il loro denaro e affondando i loro artigli.

Ma ciò che più sorprende è che l’altro boom maggiore è atteso negli Stati Uniti. Il “Picco” di Hubbert, il famoso grafico a forma di campana che raffigurava l’ascesa e la caduta del petrolio americano, si trasformerà ben presto nelle “Montagne Russe” di Hubbert.

Negli USA gli investimenti si concentreranno su petrolio non convenzionale, soprattutto olio di scisti – shale oil (che non va confuso con le argilliti petrolifere – oil shales). L’olio di scisti è un greggio di alta qualità intrappolato nelle rocce dalle quali non può defluire naturalmente. Sappiamo ora che esistono depositi giganteschi negli Stati Uniti: viene stimato che gli scisti Bakken nel Nord Dakota contengono tanto petrolio quanto se ne trova in Arabia Saudita (anche se se ne può estrarre di meno).

E questa non è che una di venti simili formazioni presenti negli Stati Uniti. L’estrazione dell’olio di scisti richiede perforazione orizzontale e fratturazione idraulica: una combinazione di prezzi alti e sviluppi tecnologici hanno reso queste tecniche economicamente fattibili. La produzione in Nord Dakota è già salita da 100,000 barili al giorno del 2005 a 550,000 del Gennaio scorso.

Ecco dove siamo ora. Non ci sarà alcuna correzione automatica – l’esaurimento delle risorse che distrugge il sistema che le ha portate a questo punto – nonostante le previsioni di tanti ambientalisti. Il problema che dobbiamo affrontare non è la mancanza ma l’eccesso di petrolio.

Abbiamo confuso le minacce al pianeta con le minacce alla civiltà industriale. Non sono per niente la stessa cosa. L’industria e il capitalismo industriale, sostenuti da abbondanti forniture di petrolio, sono molto più resistenti dei tanti sistemi naturali che essi minacciano. La grande abbondanza di vita del passato – fossilizzatasi in forma di carbone combustibile – mette ora a rischio la grande abbondanza di vita del presente. [CAZZATE: il petrolio è abiotico e provate ad indovinare chi lo nega]

C’e’ tanto petrolio nel sottosuolo quanto basta per friggerci tutti e non esistono adeguati strumenti che impediscano ai governi e alle industrie di estrarlo. Con il crollo del mese scorso del processo multilaterale di Rio de Janeiro, si vanificano vent’anni di sforzi di persuasione morale per impedire il disastro ambientale. La nazione più potente del mondo torna ad essere una nazione petrolifera, e se la trasformazione politica dei suoi stati confinanti ci suggerisce qualcosa, stiamo pur certi che i risultati non saranno piacevoli.

L’umanità ricorda un po’ la ragazza nel capolavoro di Guillermo del Toro “Il Labirinto del Fauno”: lei sa che se mangerà il ricco banchetto preparato per lei, anche lei verrà mangiata, ma non riesce a farne a meno. Non mi piace sollevare problemi quando non vedo la loro soluzione. Ma in questo momento non riesco proprio a guardare serenamente i miei figli negli occhi.

George Monbiot

Fonte: www.guardian.co.uk

Link: http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/jul/02/peak-oil-we-we-wrong

2.07.2012

Roberto Vacca sulla morte, la sopravvivenza delle idee e la vocazione al servizio

 

Quello che hai in testa – che farne?   – di Roberto Vacca, 24 Giugno 2012.

“Non andare fuori. Torna in te stesso. La verità abita dentro l’uomo [Noli foras ire. In te ipsum redi. In interiore homine habitat veritas.” – scrisse Agostino d’Ippona. Aveva torto: fuori di noi ci sono molte più cose che non dentro. E quelle che abbiamo dentro ce le abbiamo portate prendendole da fuori.

Comunque sia di ciò, di cose in testa ne abbiamo tante – se siamo stati attenti e se abbiamo ragionato sui memi che ci arrivavano. Non dovremmo tanto andare fuori, ma dovremmo tirare fuori quel che abbiamo. Dovremmo condividerlo.

Lessi 70 anni fa un’immagine vivida e tragica del contenuto di un cranio, nel racconto della morte del fisico Pierre Curie, scritto dalla figlia. Forse Curie meditava sulla radioattività ed era disattento. Fu investito da una carrozza e una ruota gli spaccò il cranio distruggendo la conoscenza e le idee contenute nel suo cervello.

Era molto tempo che non ricordavo quell’evento. Mi è tornato alla mente di recente e ho riflettuto che anche io ho accumulato parecchie idee e nozioni – anche se non ho prodotto invenzioni epocali. Cercherò di non morire in un incidente stradale, ma ho 85 anni e, se ricordo bene, circa la metà degli ottantacinquenni supera i 91 anni di vita. Mancano, comunque, pochi anni al momento in cui sparirà la roba che ho accumulato nel mio cervello. È ragionevole, dunque, pensare a scaricarle (download it) tempestivamente. [Per inciso ricordo un detto latino: “Nessuno è tanto vecchio da non credere di poter vivere ancora un anno – Nemo est tam senex qui se annum non putet posse vivere”].

Non avevo pensato molto a questa urgenza finora. Infatti, seguendo B. Spinoza, ritengo che “l’uomo libero, cioè chi vive soltanto secondo i dettami della ragione, non è condotto dalla paura della morte e la sua sapienza è meditazione di vita” (Ethica, IV, 67).

Non temiamo, dunque, la morte, ma riflettiamo. Non abbiamo tanto dannato tempo per raccontare agli altri le cose che pensiamo o inventiamo. Che possiamo decidere? Noi, persone normali, decidiamo con calma – non c’è tragedia: è tragica, invece, la situazione delle menti somme che devono generare messaggi di grande valore e hanno pochissimo tempo. Accadde a Evariste Galois ventenne. Aveva inventato l’algebra astratta e sapeva che sarebbe  morto scioccamente in un duello poche ore dopo. Scrisse freneticamente materiale inedito: teoremi, definizioni, congetture e su ogni pagina scriveva:

“Non ho tempo – non ho tempo!”

Fece bene. L’algebra astratta è una branca della matematica utile – e difficile.

Alcuni studiosi e pensatori si accontentando di vedere e capire cose nuove – e non insistono per pubblicarle. È un loro diritto. Mio padre pubblicò un centinaio di lavori di matematica, ma lasciò qualche migliaio di pagine di note. Alcune contengono teoremi nuovi – e ci annotava a margine “Quod Nemo Vidit Antea” – questo nessuno lo ha visto prima: e tirava avanti. Ora quelle note sono all’Istituto Matematico dell’Università di Torino e qualche giovane ne trarrà ispirazione.

Anche se non abbiamo avuto idee straordinarie e abbiamo inventato o visto solo qualche dettaglio o relazione interessante, dovremmo sentire l’Imperativo Categorico di diffondere la nostra roba. Una giustificazione sensata di questo punto di vista è che il mondo è più bello se girano idee, invenzioni, pensieri edificanti – memi. Lo sanno bene quelli fra noi che abbiano incontrato maestri bravi o che hanno incontrato a caso nei libri o nell’universo del WWW nozioni o ragionamenti che ci hanno cambiato la vita. Cambiamola anche agli altri – diamo occasioni. Siamo servizievoli.

In inglese “serve” ha gli stessi significati dell’italiano “servire”, ma ne ha uno in più. Vuol dire anche:    “accettare la chiamata o la vocazione a servire il Paese non solo sotto le armi (come in italiano), ma anche nell’amministrazione o nella giustizia”.

Esorto a servire non solo il Paese – ma il mondo e gli sconosciuti che lo abitano.

Il motto del Principe Albert, marito della Regina Vittoria, era:

Ich diene – io servo.”

Roberto Vacca, “Energia nucleare: rischi, analisi, decisioni sul nucleare”

manifestazione anti-nucleare giapponese

Mi prendo la libertà di pubblicare tutto ciò che Roberto Vacca avrà la bontà di farci/mi pervenire tramite la sua mailing list.
Posso non essere d’accordo con certe sue posizioni, valutazioni o speranze, ma ammiro la sua incrollabile volontà di fare chiarezza, sfatare miti ed ancorare le sue osservazioni a ragionamenti solidi e dati di fatto, merce rara di questi tempi.

Energia nucleare: rischi, analisi, decisioni di Roberto Vacca, 18/6/2012

“TEKENO ALTAI:” — “No alla riaccensione”.

Cantavano in coro i dimostranti nella Prefettura di Fukui nel Giappone occidentale non lontano da Kyoto. Li abbiamo visti nei telegiornali di oggi. Protestavano contro la decisione annunciata dal Primo Ministro Noda di rimettere in funzione a Ohi due grandi centrali elettronucleari della potenza complessiva di 2350 MegaWatt.

Non ci sono piani per far ripartire le altre 48 centrali nucleari giapponesi spente dopo il disastro di Fukushima. La situazione energetica del Giappone è critica. Si attendono severe limitazioni all’uso dell’aria condizionata – così essenziale per assicurare benessere e produttività dei giapponesi. Curiosamente anticipò che il Giappone sarebbe diventato una potenza dominatrice, se avesse avuto l’aria condizionata S.F. Markham. Era un meteorologo e parlamentare inglese. Nel suo libro del 1942 (“Climate and the Energy of Nations”) sosteneva che hanno dominato vaste aree del mondo proprio i Paesi fioriti fra le isoterme tra 16°C  e 24°C oppure capaci di regolare il clima del loro habitat.

Per quanto tengano all’aria condizionata, molti giapponesi sono restii a sfruttare l’energia nucleare per assicurarsela. Ci sono 11 città nel raggio di 30 kilometri dalle centrali di Ohi. I sindaci di 8 di queste si sono opposti alla riaccensione. Anche questa zona è sismica: una faglia importante è molto vicina a Ohi. Il sindaco di Maizuzu, Ryoto Tatami, ha detto: “Gli standard di sicurezza attuali non sono stati ancora definiti in base alle analisi del disastri di Fukushima.”  Toyojo Terao, sindaco di Kyotamba, ha accusato il governo di non aver nemmeno analizzato a fondo la situazione dell’offerta e della domanda di energia del Paese.

Parti significative dell’ingegneria della sicurezza e dell’analisi dei rischi tecnologici sono state elaborate proprio dagli ingegneri nucleari. È paradossale che incidenti gravi di centrali nucleari siano avvenuti a causa di trasgressioni evitabili solo in base al senso comune. Chernobyl fu causato da sprovveduti ingegneri elettrotecnici che in assenza di veri esperti tentarono un esperimento temerario e assurdo. Fukushima è avvenuto perché la centrale era sorta in zona sismica, soggetta notoriamente a tsunami di decine di metri ed era stata protetta da un muro di soli 8 metri.

Come dice un’antica massima: “Si perse un chiodo e il cavallo perse un ferro. Si perse il cavallo e non arrivò mai il messaggero, così si perse la battaglia e si perse la guerra e si perse l’impero.”

I progettisti e i tecnici più esperti devono eccellere nell’alta tecnologia, ma devono anche possedere immaginazione vivace e infinito buon senso. Devono anche essere aiutati da collaboratori, aiutanti e decisori di grande classe.

Queste doti sono essenziali anche per l’analisi d guasti e disastri. Dopo il fallimento di un’impresa, la malfunzione estrema di un sistema tecnologico, di una macchina importante o di un’organizzazione, vengono ingaggiati esperti per capire cause, concause, errori, incompetenze – e per suggerire come evitare eventi negativi simili in avvenire. Questa attività si chiama “autopsia” (in inglese o latino britannico: post-portem o PM). Dopo l’incidente della centrale nucleare di Three Mile Island (28/3/1979)  una commissione dell’Institute of Electrical and Electronics Engineers (IEEE) fece l’autopsia degli eventi – seguiti minuto per minuto – e pubblicò i risultati sul mensile SPECTRUM nel Novembre 1979 (8 mesi dopo). È una lettura istruttiva: evidenzia errori umani e deficienze di hardware.

Molto istruttiva anche l’analisi, pubblicata sullo stesso numero di SPECTRUM, delle caratteristiche, della posizione e del livello di sicurezza delle 72 centrali nucleari all’epoca in funzione in USA. I giudizi erano fattuali e severi. Riguardavano: management, competenza del personal tecnico, sismicità, livello e tempestività della manutenzione. Il giudizio in un caso critico diceva:

La sicurezza è scarsa a causa dell’atteggiamento marginale del management e dei controlli inadeguati che esso esercita.. Il management non riesce a eliminare errori e incuria dei tecnici. La selezione del personale è criticabile e i rapporti sindacali sono cattivi. I problemi del management sono aggravati dalle dimensioni enormi dell’azienda. La sicurezza è degradata per scarso rispetto delle specifiche tecniche e delle procedure amministrative e relative alle emergenze.

Questi giudizi recisi ebbero l’effetto di migliorare notevolmente la situazione. È comprensibile che sterzate positive nella realizzazione e nella conduzione di grandi strutture tecnologiche vengano operate dopo un disastro che faccia molto rumore. Nel  caso delle centrali nucleari i rischio sono alti – ma lo sono anche in altri campi e settori. (Nel mondo 1.200.000 persone muoiono ogni anno in incidenti di  traffico). Bisogna ricorrere alla Gestione Globale della Qualità: una disciplina onerosa da praticare. Molti non ne conoscono nemmeno l’esistenza. Anche ove sia perseguita seriamente, non riesce ad azzerare ogni rischio. Il mondo è complicato. In certa misura è migliorabile, ma bisogna studiare e impegnarsi per migliorarlo.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: