Quel che Morgan Freeman avrebbe potuto dire sulla strage di bambini

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12 dicembre 2012: Un uomo armato di fucile semiautomatico ha sparato ieri sulla folla in un centro commerciale di Portland, nell’Oregon, uccidendo almeno due persone e seminando il panico tra la gente. L’omicida, che indossava un giubbotto antiproiettile e una maschera da hockey, è stato poi “neutralizzato”: secondo quanto riferito dalla polizia, l’uomo è “deceduto”.

http://www.today.it/mondo/sparatoria-centro-commerciale-oregon-morti.html

15 dicembre 2012: Nell’Oklahoma, l’amico di un potenziale omicida plurimo lo denuncia alla polizia, che lo ferma prima che possa fare una strage come quella del Connecticut:

http://www.nydailynews.com/news/national/oklahoma-student-plotting-mass-shooting-police-article-1.1221032#ixzz2FAjooXrR

16 dicembre 2012: All’indomani della strage in Connecticut, in Alabama un uomo ha aperto il fuoco in un ospedale, ferendo tre persone, tra cui un agente di polizia, prima di essere ucciso da un altro agente. La sparatoria è avvenuta nel quinto piano dell’ospedale St. Vincent di Birmingham, dove sono ricoverati diversi pazienti con problemi cardiaci. I motivi non sono stati ancora chiariti.

http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/articoli/1073475/usasparatoria-in-ospedaleun-morto.shtml

16 dicembre 2012: Marcos Gurrola spara 50 colpi contro un ipermercato in California e poi viene arrestato (nessun ferito)

http://www.huffingtonpost.com/2012/12/16/marcos-gurrola-arrested-_n_2309425.html

Una serie di episodi che potrebbero dar forma ad un nuovo 11 settembre: i cittadini americani saranno sottoposti a crescenti controlli (negli autobus di San Francisco sono già stati installate telecamere e microfoni) e non protesteranno, perché si convinceranno che è per il loro bene. Poi l’eccezione diventerà la norma.

Le armi sono il mezzo e il sintomo, non la causa.

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/15/quel-che-zucconi-bloomberg-e-michael-moore-non-vi-hanno-spiegato-sulla-questione-delle-armi-negli-stati-uniti/

Svizzera, Finlandia, Norvegia, Svezia, Canada, Germania e Islanda hanno altissimi tassi di possesso di armi da fuoco ma, salvo rare eccezioni, non succedono cose del genere. I loro cittadini si sentono, di regola, al sicuro, in una società pacifica.

La Cina è un altro caso di paese colpito da “epidemie” di eccidi nelle scuole (con uso di altri tipi di armi).

Qualcosa, negli Stati Uniti, sta andando storto – prima che altrove –, ed è un fenomeno relativamente recente:

http://books.google.com/ngrams/graph?content=school+shooting&year_start=1800&year_end=2000&corpus=15&smoothing=3&share=

C’è sempre un modo per uccidere decine di persone (appiccare il fuoco ad un edificio, ad esempio) ed è fin troppo allettante lasciarsi sedurre dalle soluzioni facili: una legge, una riforma costituzionale, tutto si risolve e la gente si mette il cuore in pace.

Invece occorre fare le domande giuste, anche se sono complicate e tanta gente fa un’enorme fatica a concentrarsi e fare attenzione per più di pochi minuti. Altrimenti daremo delle risposte sbagliate che aggraveranno il problema. Oltre alla questione della reazione violenta di quelle migliaia di cittadini che vogliono tenersi le loro armi acquistate legalmente – che godrebbero del sostegno di molti stati repubblicani –, bisognerebbe preventivare la trasformazione degli Stati Uniti in una gigantesca Gaza, con passaggi e cunicoli che attraversano le frontiere con il Messico e con il Canada per introdurre armi, come ai tempi del Proibizionismo.

La domanda più giusta da fare è: perché queste tragedie erano così rare prima degli anni Novanta. Negli Stati Uniti, fino al 1968, chiunque poteva comprare armi per corrispondenza e si potevano comprare ovunque, anche ai distributori di benzina. C’erano molti meno controlli.

Che cosa è cambiato? Cos’è successo nella società americana?

Le armi sono un sintomo, appunto, non una causa e curare un melanoma con un cerotto è stupido.

LE POSSIBILI CAUSE

Il sensazionalismo mediatico.Ecco il parere di un anonimo, attribuito erroneamente a Morgan Freeman:

“Volete sapere perché. Può sembrare cinico, ma ecco quel che penso. È a causa del modo in cui i media coprono questi eventi. Guardate come è stato trattato l’omicida della prima di Batman, o quello del centro commerciale dell’Oregon: come delle celebrità. Dylan Klebold e Eric Harris sono diventati nomi familiari, ma chi conosce il nome di una sola delle vittime della strage di Columbine? Persone con disturbi psicologici che altrimenti si suiciderebbero nei loro scantinati vedono queste notizie e decidono di voler fare qualcosa di ancora peggiore, ed uscire di scena alla grande, restando impressi nella memoria collettiva. Perché una scuola elementare? Perché i bambini? Perché sarà ricordato come un orribile mostro, invece di un triste signor nessuno.

L’articolo della CNN dice che se il numero di corpo “non scende”, questo farà arrivare la sparatoria al secondo posto dietro Virginia Tech, come se le statistiche potessero in qualche modo stabilire una gerarchia del peggio. Poi rendono pubblica una video-intervista di studenti di terza elementare che rivelano tutti i dettagli di ciò che hanno visto e sentito, mentre si consumava l’eccidio. Fox News ha diffuso l’immagine del volto del killer in tutti i loro servizi per ore. Esistono articoli e servizi che si concentrano sulle vittime ignorando l’identità del killer? Non ne ho ancora visto uno. Perché non vendono. Quindi congratulazioni, media sensazionalistici, avete appena innescato il prossimo sterminatore che voglia fare “meglio” del precedente, in una scuola materna o un reparto maternità.

Tutti possono aiutare dimenticando di aver mai letto il nome di quest’uomo e ricordando il nome di almeno una vittima. È possibile aiutare con donazioni alla ricerca sulla salute mentale invece di concentrarsi sul controllo delle armi come il problema principale. Potete aiutare spegnendo la TV”.

La glorificazione della violenza. Quel che TV e cinema blockbuster chiamano “cultura” ed “intrattenimento” è solo glorificazione della violenza utile a chi vuole “esportare la democrazia” a colpi di droni e destabilizzazioni e a chi vuole vendere un certo tipo di prodotto ed ha bisogno che i consumatori siano indottrinati al verbo della pretesa illimitata: “perché io valgo!”.

Empatia, solidarietà, cooperazione, senso di comunità stanno soffrendo come forse non mai nella storia. Chi si dimostra capace di un gesto generoso è quasi eroico. Sono virtù che non piacciono allo status quo dei nostri giorni perché ostacolano il privatismo, l’individualismo e le dipendenze edonistico-consumistiche. Vale per gli Stati Uniti ma anche per la Cina, che li ha scimmiottati quasi in tutto e per tutto.

La crisi sistemica. Troppe persone sono precipitate nel precariato esistenziale e si sentono tremendamente insicure, in una società sempre più iniqua ed aggressiva, in cui il rispetto e la cura per la dignità del lavoratore e della persona nel suo complesso è un ricordo del passato, la corruzione nelle alte sfere è sconfinata e i cittadini vengono spiati 24 ore su 24 da un numero impressionante di agenzie e dipartimenti federali.

La crisi della democrazia e del contratto sociale. Il carattere oligarchico delle democrazie contemporanee è sempre più evidente. La Guerra al Terrore ha reso possibili restrizioni ai diritti civili che prima erano impensabili. La Guerra alla Crisi economica viene impiegata per smantellare i diritti dei lavoratori e privatizzare i beni comuni. Chi può dire cosa potrebbe succedere dopo lo scoppio di un’eventuale Terza Guerra Mondiale? Le proteste resteranno pacifiche o bombe molotov e armi semiautomatiche giustificheranno l’imposizione di uno stato di polizia in molti paesi occidentali?

Quel che è facile notare è che sta cambiando la mentalità della gente, in peggio. C’è sempre più paura ed aggressività. Sempre più persone cominciano a credere che i problemi possano essere risolti efficacemente solo con la violenza. Il che vuol dire che stiamo perdendo la libertà prima ancora che ce la tolgano (per il nostro bene). Abbiamo incontrato il nemico e siamo noi. Stiamo perdendo la libertà di esprimere le nostre migliori qualità dell’animo, quelle che fanno comunità, che fanno fratellanza, perché siamo sempre più sulla difensiva, sempre più orientati a distruggere invece di costruire: le nostre vite sono pervase di violenza psicologica e fisica che avvelena i nostri pensieri e sentimenti. Chi di spada ferisce, di spada perisce. Penso che questo faccia molto comodo a chi detesta la democrazia ed ama le oligarchie. Il caos, l’anarchia è ciò che questi segmenti della società (una larga fetta della classe dirigente, assistita da politici corrotti o troppo pigri ed ignoranti per cogliere il quadro generale) vogliono, perché hanno un “nuovo” prodotto da vendere, un “nuovo” modello sociale che avvantaggia i loro interessi a spese di tutti gli altri.

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COME EVITARE DI FARE LA FINE DEGLI STATI UNITI?

Forse la rivoluzione è inevitabile, ma non è la soluzione migliore, essendo gravida di ripercussioni terribili. Proteste di massa, coordinate, in tutta Europa, che sfidino l’establishment, che blocchino la macchina produttiva: servirebbero a risvegliare molte altre coscienze, a scatenare i necessari dibattiti, a preservare la libertà interiore – il rifiuto di sentirsi, pensare e comportarsi come gli oligarchi vogliono che ci si senta, pensi e comporti –, che è un bene di valore inestimabile. Bisogna uscire dalla modalità degli automatismi egoistici da istinto di sopravvivenza.

È una guerra per il controllo delle coscienze, non per il controllo dei corpi. Questa cosa andrebbe capita, una volta per tutte. Se perdiamo la coscienza (cuore e mente) nessuna rivoluzione ce la restituirà. Saremo pedine, non protagonisti.

La questione delle pistole – il possesso d’armi non è il problema principale. Il metodo della nonviolenza di massa è certamente il più efficace, perché nessuna società può funzionare senza la collaborazione dei cittadini (il Terzo Reich è sopravvissuto fino al 1945 non grazie ai fanatici nazisti come Adolf Eichmann, ma grazie agli sforzi sovrumani di milioni di operosi patrioti) ma è una tecnica che richiede intelligenza e lucidità.

http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/etienne-de-la-boetie-un-uomo.html

http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/nonviolenza-certamente-ma.html

Non basta mettersi davanti ad un carro armato o auto-immolarsi per fare la cosa giusta.

Tuttavia quanti sarebbero in grado di farvi completo affidamento quando la minaccia della violenza indiscriminata incombe?

Per questo le vendite di armi aumentano dopo ogni strage.

Per questo molti preferiscono dare il loro contributo ad una resistenza nonviolenta, ma tenendo da parte una pistola, che non si sa mai.

Potrebbe anche funzionare, ma un’eccessiva attenzione a scenari violenti impedisce di esprimere la nonviolenza, chiude la mente, sopprime la libertà interiore.

Il giusto mezzo è essere consapevoli del problema, ma senza farsi dominare da esso, senza concludere che è tutto un braccio di ferro in cui chi è più potente e risoluto alla fine deve prevalere ed è nel giusto. Altrimenti abbiamo perso in partenza.

Se il bullo ci fa diventare come lui, abbiamo perso, anche se lo sconfiggiamo. Saremo suoi cloni, una minaccia per gli altri, per la comunità, un pretesto per abolire la democrazia al fine di soggiogarci.

Se una persona è davvero forte interiormente si sentirà sicura e non avrà bisogno di dimostrare niente a nessuno: continuerà a fare quel che stava facendo, senza provocare nessuno, senza flettere i muscoli, senza richiamare l’attenzione di nessuno, perché sa di potersela giocare.

Se una pistola e ciò che serve ad alcuni per raggiungere questa condizione di equilibrio, per emanciparli dalla costante paura del futuro, allora così sia. Non si può pretendere troppo dalle persone e, a questo punto, chi non è spaventato è dissociato dalla realtà. È giusto essere spaventati quando si affrontano degli psicopatici al culmine del potere.

Chi se le va a cercare le troverà, allo stesso modo in cui le troverà chi nega la realtà perché gli sembra troppo spiacevole.

La questione è che un autentico maestro di arti marziali sa che il suo successo sta nel non dover usare ciò che ha appreso. Se diventa un esperto aspettandosi di mettere in pratica le lezioni ricevute allora ha perso: un vero guerriero dello spirito sa che l’obiettivo è controllare la violenza stessa, per non cadere in tentazione.

Analogamente, l’obiettivo di avere un’arma dovrebbe essere quello di arrivare a capire che non ci serve.

Se invece si sviluppa una dipendenza psicologica rispetto alle armi, è un segno di sconfitta: invece di possedere una pistola, è lei a possedere noi. Si diventa catalizzatori di violenza, come gli Stati Uniti che importano ed esportano violenza, come uno qualunque degli stati-canaglia che denunciano. Fissati sulla violenza e sulla distruzione, sugli scenari peggiori, è esattamente quel che esperiranno. Non sono più una nazione libera.

Gli Stati Uniti, come Weimar prima di loro, hanno raggiunto la condizione di “anarchia organizzata” (caos controllato)  in cui le masse sono malleabili, disposte ad approvare molte cose altrimenti improponibili. La differenza è che gli americani non sono i tedeschi dell’epoca della Depressione e quindi il loro destino non è segnato (né lo è il nostro). Nessuno può prevedere con certezza cosa succederà, men che meno chi pensa di poter controllare e dirigere gli eventi globali.

Quel che dobbiamo fare è essere determinati a sopravvivere, ma senza farne un’ossessione. La morte non è la fine del mondo:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/11/di-che-vita-parlava-gesu-della-vita-della-morte-e-delle-esperienze-extracorporee/

Il governo spagnolo perde la testa e criminalizza Martin Luther King

 

E basta guardare il mercato immobiliare spagnolo per rendersi conto di quanto il paese sia nei guai. In marzo l’indice IMIE dell’immobiliare spagnolo ha registrato un calo record pari a -11,5 a 1.631 punti. Da quando ha toccato il picco massimo a dicembre 2007, l’indice dei prezzi delle case è crollato del 28,6%. Alla luce del crescente stress patrimoniale causato dal processo di deleverage del settore privato, dalle misure governativi di austerità e i requisiti di capitale che l’Europa imporrà, il sistema bancario spagnolo non ha molta scelta se non quella di ridursi. Uno dei modi più semplici è chiudere bottega e apportare tagli al personale. […]. La Spagna cadrà in una fase in recessione quest’anno, con il governo che prevede una contrazione dell’1,7% del Pil dopo una misera crescita dello 0,7% nel 2011. Visti gli ultimi dati, compreso il PMI di marzo, quelle previsioni sembrano addirittura ottimiste. Intanto dopo mesi di travagli economici e politici, il popolo greco sarà chiamato a recarsi alle urne il 6 e 7 maggio per votare un nuovo esecutivo.

http://www.wallstreetitalia.com/article/1359803/alla-spagna-ormai-resta-solo-la-negazione-della-realta.aspx

Un governo che toglie il guanto di velluto è un governo insicuro, timoroso, che se la vede brutta.

“Il ministro degli Interni, Jorge Fernandez Diaz, ha annunciato che prima del mese di giugno, il governo presenterà il progetto di legge di modifica del codice penale. La nuova riforma è destinata ad indurire tutti gli articoli che regolano i reati di ordine pubblico. Tra le nuove caratteristiche c’è anche quella di includere la “resistenza pacifica” tra gli “attacchi all’autorità”. Questa pratica è stata utilizzata dagli “indignati” della “primavera di Valencia”. Il Governo intende inoltre prendere in considerazione un aggravamento della disobbedienza all’autorità che si verifica in una dimostrazione o assembramento.

[…].

Il portavoce dell’Associazione Valenciana dei Giudici per la Democrazia, Ximo Bosch, asserisce che non è necessario cambiare il codice penale e che gli articoli vigenti “già puniscono gli atti criminali”. Bosch ritiene che l’intento dell’esecutivo sia quello di “criminalizzare le manifestazioni che nella stragrande parte dei casi sono state pacifiche”. “In un contesto di tagli, il governo fa un discorso di ordine pubblico per distogliere l’attenzione del pubblico”, dice. A suo avviso, inserire la “resistenza passiva” tra i reati “è inaccettabile” e tali misure suggeriscono che lo scopo della riforma “è più nel senso della repressione giudiziaria che dell’azione sociale”…La sua proposta: “Dovrebbero invece inasprire le pene per la corruzione, perché in questo caso stiamo offrendo un’immagine di impunità“.

Adoración Guamán, professoressa di diritto a Valencia e uno degli avvocati che hanno difeso gli indignati ha detto che la riforma “è un’azione preventiva” contro le manifestazioni: “Un giovane in carcere dopo una protesta perde la voglia di portare avanti le sue rivendicazioni

http://www.diarioinformacion.com/alicante/2012/04/09/reforma-penal-rajoy-convertira-actos-15-m-graves-delitos/1241732.html

“Di tutto questo quello che più ci dovrebbe interessare è quale sarà la reazione delle varie associazioni dei giudici, finora…Auspichiamo il loro rifiuto di una tale modifica del codice penale giacché, se si materializzasse, i giudici potrebbero trovarsi a presiedere un Tribunale dell’Ordine Pubblico, di tanta infausta quanto riprovevole memoria, esattamente come quelli dell’epoca franchista. C’è solo un passo tra questa riforma ed il ripristino di quei tribunali”.

http://www.diariosigloxxi.com/texto-diario/mostrar/83124/el-tribunal-de-orden-publico

PERICOLOSA RESTRIZIONE DEI DIRITTI. Tuttavia le dure misure annunciate, al di là della persecuzione dei singoli atti violenti, fanno pensare a una «pericolosa restrizione dei diritti», come ha spiegato a Lettera43.it David Bondia, professore di Diritto internazionale pubblico all’Università di Barcellona e direttore dell’Institut de drets humans de Catalunya (Istituto per i diritti umani della Catalogna).  Un’accusa non da poco.

UN INASPRIMENTO DELLE SANZIONI. La riforma propone infatti in primis un inasprimento delle sanzioni per contenere la violenza di strada. Il governo vuole inserire la resistenza passiva tra i reati classificabili come «attentato all’autorità», in modo da poter considerare, ad esempio, un pacifico sit-in degli indignados alla stregua di un attacco violento a un membro della forza pubblica. C’è poi l’intenzione di applicare ai disordini di piazza, «per motivi di ordine pubblico», alcune norme della legislazione antiterroristica promulgata negli Anni 90 per contenere il kale borroka, la lotta di strada dei manifestanti baschi vicini alla sinistra indipendentista abertzale.

«Il governo ha perso il lume della ragione», ha commentato con severità Bondia, «e anche i giudici stanno subendo la pressione del momento, tant’è che ci sono già persone detenute in via preventiva per impedire loro di partecipare alle prossime manifestazioni. Oltre ai tagli di bilancio, in questo Paese si stanno tagliando i diritti civili, cosa ben più grave. Si stanno minando le basi della nostra democrazia, rischiando di tornare indietro di 50 anni».

L’ALLARME: DIRITTI CIVILI A RISCHIO. Tra le novità annunciate dal ministro Díaz c’è l’inserimento, tra le «modalità di attacco violento ai funzionari di pubblica sicurezza», anche delle minacce verbali e lancio di oggetti.

Una nuova blindatura al già forte potere della polizia, ricordano le associazioni per i diritti umani, in un Paese che ha gli indici di criminalità più bassi dell’Unione europea e al contempo il tasso di detenuti più alto (157 per ogni 100 mila abitanti).

LA RESTRIZIONE SI ESTENDE ANCHE AL WEB. Nella proposta del governo Rajoy anche un attacco diretto a Internet, che sia nel movimento degli Indignados sia nelle proteste delle ultime settimane si è rivelato uno straordinario strumento di aggregazione. Convocare via web e sui social network manifestazioni sospettate di «alterare gravemente l’ordine pubblico» sarebbe considerato reato di organizzazione criminale, punibile con pene fino a 4 anni di carcere.

«Norma eventualmente inapplicabile, oltre che ingiusta», ha precisato Bondia, «perché porterebbe all’arresto di centinaia di migliaia di giovani che usano la Rete come strumento di condivisione di idee e progetti. Nessuno nega che ci siano i violenti e che vadano perseguiti. Il problema, però, è un altro: la gente scende in piazza perché vive disagi enormi, mentre lo Stato è disposto a tutto pur di fornire all’esterno un’immagine di rigore e “pulizia”».
NUOVA PROTESTA CONTRO LA RIFORMA. Il 14 aprile in molte città della Spagna si commemora la Seconda Repubblica, nata quel giorno del 1931 e finita il primo aprile del 1939, quando i falangisti di Francisco Franco, vinta la Guerra civile, entrarono a Madrid. Per i nostalgici dell’ordinamento repubblicano, l’evento di quest’anno diventa un’occasione per protestare contro la riforma del lavoro e le politiche di austerità del governo Rajoy, chiedendo più sicurezze nei diritti civili e sociali.

Soprattutto a Barcellona, città simbolo della resistenza al nazifascismo e di molte conquiste civili della nazione, come quelle relative ai diritti delle donne e degli omosessuali, che proprio nella città catalana hanno avuto i primi focolai.

Al ministro dell’Interno Díaz, secondo il quale «non è questo il momento per fare del buonismo giuridico», il professor Bondia risponde: «In strada ci saranno migliaia di persone, memori che il diritto alla salute, all’istruzione e allo sciopero sono gravemente minacciati. E i giovani sappiano che ciò che hanno ereditato dai vecchi non è scontato che ci sia anche domani»”.

Sabato, 14 Aprile 2012

http://www.lettera43.it/economia/macro/spagna-proteste-senza-diritto_4367547282.htm

“In Europa si assiste all’inasprimento del codice penale contro chi ha partecipato alle manifestazioni di protesta degli ultimi mesi e alla criminalizzazione degli stessi movimenti che si mobilitano per opporsi alle nuove misure economiche. È accaduto rispetto agli scontri di Londra lo scorso agosto, a quelli di Roma lo scorso ottobre e per i fatti avvenuti la scorsa estate in Val Susa e ora ci passano anche i giovani spagnoli dopo l’enorme mobilitazione che ha visto scendere nelle piazze della penisola iberica migliaia di persone.

Una nuova riforma del codice penale è stata pensata già da tempo in Spagna e nelle varie comunità autonome. Il ministro degli Interni, Jorge Fernández Díaz, ha giustificato oggi in una sessione del Congresso, le nuove proposte in materia di sicurezza dicendo che questo inasprimento delle pene è necessario per combattere contro quella che il ministro definisce una “spirale di violenza” praticata da “collettivi anti-sistema” che praticherebbero “tecniche di guerriglia urbana”, secondo quanto riporta l’agenzia Europe Press e il quotidiano Publico.

Tutte le misure che sono state annunciate nei giorni scorsi, insieme a quelle sostenute oggi dal ministro degli Interni, sono destinate a mantenere un maggiore controllo dell’ordine pubblico. Ma la preoccupazione più grande denunciata dai movimenti di protesta sta nella maniera in cui certe misure sono state pensate.

Una condanna più severa riceveranno coloro che parteciperanno a manifestazioni violente, con misure che ricordano i precedenti nei Paesi Baschi, secondo quanto ha offerto lo scenario del 29 marzo a Barcellona. Verrà proposto il reato di “minare le autorità con resistenza passiva o attiva” con chiari riferimenti, invece, a quanto avvenne il 15 marzo dopo le manifestazioni studentesche a Valencia.

Quest’ultimo provvedimento condannerebbe per aggressione tutte le persone che parteciperanno a proteste spontanee e che quindi non avrebbero ottenuto un previo permesso da parte della presidenza del governo. Non solo la partecipazione è giudicata un atto punibile, secondo le nuove misure infatti è considerato reato anche la diffusione nella rete (social network in primis) di materiale che viene chiamato “violento” e “inquietante per l’ordine pubblico”. Potrebbero ricadere sotto quest’ultima fattispecie la pubblicizzazione di eventi che non sono stati autorizzati o nei quali si rifiuta di sgomberare un posto nonostante l’avvertimento della polizia. Esattamente quanto successe il 15 maggio e nei giorni seguenti a Puerta del Sol a Madrid.

I movimenti di protesta salutano, per ora, le nuove misure con un ironico “Hola dictatura”. Ma ci sarà da aspettarsi ben altro, visto che il recente acuirsi della repressione ha portato anche ad un morto nei Paesi Baschi”.

http://www.eilmensile.it/2012/04/12/nuovi-codici-di-sicurezza-il-reato-di-resistenza-passiva/

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