I narcisisti al potere cercavano tifosi-adepti, hanno trovato cittadini-elettori

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La storia era già tutta nella mia testa…demagoghi, fanatici, truffatori, spettatori più o meno innocenti…tutto questo deriva dalla mia teoria che i supereroi sono disastrosi per l’umanità. È facile dimostrare che le strutture di potere tendono ad attrarre persone che desiderano il potere fine a se stesso e che una porzione significativa di queste persone non è equilibrata, ma piuttosto psicolabile.

Frank Herbert, “Dune Genesis”

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Rispetto alle elezioni di 1 anno fa:

-il Pd, che aveva il 41,49%, perde il 16,58%, perdita che si riduce all’11,2% se teniamo conto della quota presumibile delle civiche fiancheggiatrici

-il M5s, che aveva il 21,49%, cala del 6,01%

-Fi, che aveva il 17,39% scende all’11,16%

-La Lega sale dal 4,97% al 10,01%

Un governo espressione del 15-16% del corpo elettorale può benissimo giovarsi dell’ortopedia di un sistema elettorale che gli consegna il 54% dei seggi, ma che peso politico ha?

È la fine del bluff renziano e rientro del Pd nei suoi confini strutturali (anzi peggio visto che, soprattutto nelle regioni centro settentrionali il Pd renziano scende sotto i livelli dell’era Bersani e che proprio le candidate renziane Paita e Moretti sono quelle che fanno peggio). Il successo delle europee fu un accidente momentaneo dovuto al collasso di Scelta civica, al brutale calo berlusconiano ed alla passeggera sensazione di novità rappresentata da Renzi che, però, vinse più per demerito degli altri che per merito suo. Il progetto di Partito della Nazione non esiste più, anche se il Pd non ha ancora uno sfidante credibile.

Aldo Giannuli

http://www.aldogiannuli.it/analisi-regionali-matteo-stai-sereno/

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L’Italia ha risposto: “ma anche no!”

Due candidate sconfitte (una massacrata proprio laddove Renzi si era speso di più, in Veneto, l’altra imposta dal leader e rifiutata in una regione “rossa”); la terza candidata vincente solo di misura nella rossissima Umbria; la Lega al secondo posto in Toscana, che si tiene un governatore più vicino a Bersani che a Renzi; la Puglia governata da un leader indipendente che se ne infischia di Renzi e non lo vuole vedere a far campagna elettorale nella sua regione; il vincitore in Campania (grazie a De Mita!) che potrebbe essere sospeso.

Nonostante tutti i quotidiani nazionali e stranieri che l’hanno sostenuto parlino di sconfitta del PD, la dirigenza del partito non ha ammesso errori, battute d’arresto, risultati al di sotto delle aspettative, insuccessi, smacchi né tantomeno sconfitte.

Alessandra Moretti se l’è presa con l’opinione pubblica che “l’ha presa di mira”.

La direzione del PD insiste nel contare le regioni e non gli elettori, se la prende con gli astensionisti, con chi ha votato a sinistra o M5S, con i media non completamente allineati, con un’opposizione interna che, trattata a pesci in faccia per mesi, STRANAMENTE ha remato contro anche al momento del voto.

Capitan Fracassa è convinto di aver vinto pur avendo perso centinaia di migliaia di voti rispetto alle precedenti regionali, alle europee e alle politiche.

A suo tempo avevano apparentemente hanno vinto anche in Emilia Romagna, nonostante l’astensione alle stelle di elettori storicamente molto motivati.

Com’è possibile? si chiedono in molti.

Sono in malafede, ma c’è dell’altro.

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Non è solo che alla leadership del PD piace vincere facile. Il loro problema è che vincono solo se non hanno avversari credibili, se possono segnare a porta vuota e, quando perdono, diventano feroci, non sono disposti all’autocritica perché, stringi stringi, per loro l’agone politico è una faccenda che si riduce alla lotta di potere: conquista, mantenimento e sabotaggio di ogni progetto di ricambio al vertice.

Stiamo parlando di personalità marcatamente narcisistiche, e quindi insicure, rapaci, bramose di conferme:

  • Senso grandioso del sé ovvero senso esagerato della propria importanza;
  • È occupato/a da fantasie di successo illimitato, di potere, effetto sugli altri, bellezza, o di amore ideale;
  • Crede di essere “speciale” e unico/a, e di poter essere capito/a solo da persone speciali; o è eccessivamente preoccupato da ricercare vicinanza/essere associato a persone di status (in qualche ambito) molto alto;
  • Desidera o richiede un’ammirazione eccessiva rispetto al normale o al suo reale valore;
  • Ha un forte sentimento di propri diritti e facoltà, è irrealisticamente convinto che altri individui/situazioni debbano soddisfare le sue aspettative
  • Approfitta degli altri per raggiungere i propri scopi, e non ne prova rimorso;
  • È carente di empatia: non si accorge (non riconosce) o non dà importanza a sentimenti altrui, non desidera identificarsi con i loro desideri
  • Prova spesso invidia ed è generalmente convinto che altri provino invidia per lui/lei;
  • Modalità affettiva di tipo predatorio (rapporti di forza sbilanciati, con scarso impegno personale, desidera ricevere più di quello che dà, che altri siano affettivamente coinvolti più di quanto lui/lei lo sia);

http://it.wikipedia.org/wiki/Disturbo_narcisistico_di_personalit%C3%A0

La leggenda greca di Narciso illustra chiaramente come questa specie di “amore di sé” sia una calamità che nella sua forma estrema sfocia nell’auto-distruzione. È un’infatuazione tipica di chi non sa veramente amare né gli altri né se stesso.

Si può riconoscere la personalità narcisistica anche dalla sua ipersensibilità ad ogni genere di critica, che può esprimesi negandone a priori la validità e, appunto, reagendo con rabbia o depressione.

La personalità narcisista tende a percepire la critica come un attacco ostile e personale, poiché non può immaginare che essa sia giustificata.

Il narcisista è irrelato rispetto al mondo e conseguentemente è solo e spaventato, ma non lo può accettare. È questo senso di solitudine e di paura che viene compensato dalla sua auto-infatuazione narcisistica. Quando la sola protezione contro la sua paura, la sua auto-esaltazione, viene minacciata, la paura affiora e sfocia in furia intensa. L’individuo narcisista conquista il proprio senso di identità gonfiando ego.

I narcisisti non sono in grado di distinguere tra realtà e auto-percezione soggettiva. Emotivamente disconnessi dalla restante umanità, non provano rimorsi, sono ottimi seduttori, per loro le relazioni sono giochi e l’unica regola è che devono poter controllare chi li circonda. Ne consegue che sono spesso malevoli, ingannatori, incoscienti, irresponsabili, manipolatori.

Una volta colta questa dimensione patologica, il resto va da sé (nel PD come nella Lega Nord).

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Capitan Fracassa sa perfettamente che, se emergesse un leader moderato di destra credibile, il PD renziano evaporerebbe, perché perderebbe consensi a sinistra, al centro e a destra (e lo stesso Salvini – vale per lui quanto scritto sopra – ne uscirebbe fortemente ridimensionato: i nuovi voti li ha presi da Forza Italia).

Nessuno è realmente contento di votare per il meno peggio, per una brutta copia dell’originale, o tanto per vincere (“il partito ha sempre ragione”), indipendentemente dall’esito a livello di politiche concretamente attuate (il fine non giustifica ogni mezzo e comunque il fine renziano è deprecabile: lo status quo neoliberista ad oltranza, la sudditanza perpetua nei confronti della NATO).

Fatto sta che i maggiori quotidiani non si sono attenuti all’interpretazione renziana del voto. Questo è il vero smacco. Per i renziani è indispensabile passare per vincenti, perché ne hanno bisogno a livello psicologico e perché una parte dell’elettorato vota solo i vincenti.

Non basterà la visita a sorpresa in mimetica alle nostre truppe di occupazione per recuperare consensi. Se l’astensione rientrerà, sarà per mandarlo a casa, non certo per sostenerlo. Ha seminato vento e raccoglierà solo tempesta, ha ferito di spada e perirà di spada, venne per rottamare e sarà rottamato.

mose_corni_2_300Nel frattempo il Corriere della Sera ha prodotto una lista di direttive dall’alto per il governo, nel tentativo di limitare i danni (è il segnale che questa è l’ultima chance, poi verrà rimosso):

  • Senato elettivo (“con ogni probabilità tornerà a essere elettivo”); Ricomposizione della frattura interna al partito (“Il Pd può andare da solo, ma deve essere unito”); Rimpasto (“la squadra di governo non è all’altezza della sua grande ambizione di cambiare l’Italia”); Più populismo (“deve suscitare dietro di sé un movimento popolare autentico”); Secco no al reddito universale garantito che emanciperebbe i cittadini dal servaggio (“C’è un voto grillino irriducibile, antisistema, velleitario, che sogna di dare mille euro al mese a tutti in cambio di nulla”).

http://www.corriere.it/politica/15_giugno_01/regionali-2015-analisi-voto-cazzullo-9c68a372-07f1-11e5-811d-00d7b670a5d4.shtml

 

 

Il reddito di base incondizionato è il nostro futuro, che vi piaccia o meno

Beppe Grillo, Gesù e Tolstoj – i rischi del mestiere (e della decrescita)

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I principali media trovano sconveniente il successo elettorale di Grillo.

In questa intervista con una giornalista televisiva svedese ognuno può constatare di persona i pregi:

  • buona volontà (nel senso nobile, non spregiativo);
  • buoni sentimenti (è un farmaco ambulante contro il cinismo, che è la malattia terminale della nostra civiltà);
  • volontà di cambiare nel senso della sostenibilità, della trasparenza, della giustizia sociale (es. reddito di cittadinanza), della democrazia partecipata (che lui chiama diretta, anche se sono due cose complementari ma diverse);
  • europeismo ed internazionalismo;

e i difetti di Beppe Grillo e del suo movimento:

  • pressapochismo ed informazioni errate non verificate ma che diventano dogmi (es. reddito di cittadinanza non è assente solo in Italia e Grecia);
  • decrescita: idea suicida per milioni di persone nell’Occidente e nel resto del mondo che non avrebbero alcuna speranza di arrivare a fine mese. Chi si ostina a distinguere tra recessione e decrescita non sa quello che dice, si bea di astrazioni, non ha fatto due conti della serva, ha un reddito garantito – o pensa di averlo. La vita è crescita, la decrescita è atrofia e morte. Serge Latouche (parole sue), profeta della decrescita, auspica l’avvento di una dittatura che bandisca o spinga alla bancarotta multinazionali, grande distribuzione, industrie automobilistiche, compagnie aeree, agenzie turistiche, industria alberghiera, allevamento intensivo, agricoltura intensiva, trasporti merci, gran parte delle banche, borse, industria del lusso e della moda, le agenzie pubblicitarie, presumibilmente anche l’internet. Nonostante i tappeti africani nella sua seconda casa nei Pirenei, la sua venerazione della vita paleolitica (ma non della paleodieta) e la sua ritrosia (eufemismo) nel citare letteratura scientifica e specialistica, è diventato contemporaneamente un guru di CasaPound e di una certa sinistra amante delle idee più che della realtà quotidiana. Maurizio Pallante, intellettuale di riferimento del M5S per la decrescita, desidera che tutti divengano contadini, in quanto “quella contadina è l’unica civiltà“, un classico topos della destra reazionaria e filo-nazista (es. Jean Giono) – fortunatamente per l’umanità, questi personaggi, in tanti anni di attivismo, non hanno fatto deragliare l’impegno di chi si occupa di sviluppo sostenibile;
  • partitofobia e svilimento della vocazione politica che invece è, almeno in teoria, la più alta forma di servizio alla comunità che una persona possa rendere;
  • MoVimento-centrismo: tutti gli altri non hanno ancora capito, noi siamo l’avanguardia e il resto d’Italia ci deve seguire (nota bene: siamo umani, non si finisce mai di imparare dagli altri, anche e specialmente dai propri avversari);
  • Paternalismo sfrenato nei confronti dei politici del M5S (non se la sanno cavare in TV, dicono cose sbagliate, si fanno fregare, ecc.) – forse i buoni sentimenti lo fregano? egocentrismo? (ci cascherei anch’io);
  • istrionismo;
  • messianismo;
  • tendenza a semplificare questioni complesse per renderle comprensibili, oscurandone la reale, ineludibile complicatezza, un po’ come fa Latouche (è vero che il potere si perpetua kafkianamente, però la realtà non è per nulla semplice ed è sbagliato cercare scorciatoie per rassicurare la gente);
  • puritanesimo: fare pulizia, depurare, aprire come una vetrina, fare piazza pulita (virtuosi vs. empi);

Al di là delle validissime rimostranze del movimentismo di sinistra sul fatto che due milionari sessantenni guidino un movimento anti-sistema, trovo terribile che tantissimi giovani e adulti pendano letteralmente dalle labbra di una persona (fallibile come tutti noi) che chiede di verificare le cose che dice e le decisioni che si prendono all’interno del MoVimento (salvo poi punire i dissidenti e lasciare che essi divengano il bersaglio di una caccia alle streghe che rafforza il sospetto di cultismo).

Gesù non voleva nessuna Chiesa (voleva una comunità), non voleva essere divinizzato, non voleva essere idolatrato, non voleva che si facesse un feticcio della vita terrena e alla fine è diventato un corpiciattolo insanguinato e plastificato oggetto di venerazione da parte di chi è contrario agli aborti ed al suicidio assistito.

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Ma il parallelo più confacente è con Tolstoj e il micidiale Čertkov; quest’ultimo, una figura estremamente oscura, un fanatico, manipolatore straordinario, persuaso di essere strumento indispensabile della glorificazione di Tolstoj e della globalizzazione del suo messaggio salvifico (decrescista pure lui), un vero e proprio parassita corruttore che circondò il “maestro” di altri figuri della sua risma:

http://www.cittanuova.it/contenuto.php?pageNum_rs=9&totalRows_rs=426&MM_ricerca=ricerca&Argomento_idArgomento=7&TipoContenuto=articolo&idContenuto=28417&origine=ricerca&name=12

http://www.thefrontpage.it/2010/11/06/tolstoj-genio-si-ma-mascalzone-al-quadrato/

Il trailer di questo ottimo film è maliziosamente ostile a quella gran donna che fu Sofia Tolstoj, moglie fin troppo devota, premurosa, paziente e tollerante. Senza il suo aiuto e la sua abnegazione ci sarebbe stato Tolstoj, ma non ci sarebbe stato “il grande Tolstoj”

http://it.wikipedia.org/wiki/The_Last_Station

Chi crede nel M5S dovrebbe tenere a bada i vari Čertkov e i vari neogiacobini, che non mancano mai quando arriva il successo, e dovrebbe pretendere democrazia dentro e fuori il movimento:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/27/i-sanculotti-grillini-hanno-preso-la-bastiglia-istruzioni-per-luso-del-m5s/

Un’altra Europa – Rodotà rammenta alcune cosette agli Europeisti militanti

“Scopriamo così un´altra Europa, assai diversa dalla prepotente Europa economica e dall´evanescente Europa politica. È quella dei diritti, troppo spesso negletta e ricacciata nell´ombra. Un´Europa fastidiosa per chi vuole ridurre tutto alla dimensione del mercato e che, invece, dovrebbe essere valorizzata in questo momento di rigurgiti antieuropeisti, mostrando ai cittadini come proprio sul terreno dei diritti l´Unione europea offra loro un “valore aggiunto”, dunque un volto assai diverso da quello, sgradito, che la identifica con la continua imposizione di sacrifici.
Questa è, o dovrebbe essere, una via obbligata. Dal 2010, infatti, la Carta ha lo stesso valore giuridico dei trattati, ed è quindi vincolante per gli Stati membri. Bisogna ricordare perché si volle questa Carta. Il Consiglio europeo di Colonia, nel giugno del 1999, lo disse chiaramente: «La tutela dei diritti fondamentali costituisce un principio fondatore dell´Unione europea e il presupposto indispensabile della sua legittimità. Allo stato attuale dello sviluppo dell´Unione, è necessario elaborare una Carta di tali diritti al fine di sancirne in modo visibile l´importanza capitale e la portata per i cittadini dell´Unione». Sono parole impegnative. All´integrazione economica e monetaria si affiancava, come passaggio ineludibile, l´integrazione attraverso i diritti. Fino a che questa non fosse stata pienamente realizzata, al già mille volte rilevato deficit di democrazia dell´Unione europea si sarebbe accompagnato addirittura un deficit di legittimità. Si avvertiva così che la costruzione europea non avrebbe potuto trovare né nuovo slancio, né compimento, né avrebbe potuto far nascere un suo “popolo” fino a quando l´Europa dei diritti non avesse colmato i molti vuoti aperti da quella dei mercati.
Negli ultimi tempi questo doppio deficit si è ulteriormente aggravato. L´approvazione del “fiscal compact”, con la forte crescita dei poteri della Commissione europea e della Corte di Giustizia, rende ancor più evidente il ruolo marginale dell´unica istituzione europea democraticamente legittimata – il Parlamento. Oggi si levano molte voci per trasformare la crisi in opportunità, riprendendo il tema della costruzione europea attraverso una revisione del Trattato di Lisbona. In questa nuova agenda costituzionale europea dovrebbe avere il primo posto proprio il rafforzamento del Parlamento, proiettato così in una dimensione dove potrebbe finalmente esercitare una funzione di controllo degli altri poteri e un ruolo significativo anche per il riconoscimento e la garanzia dei diritti.
Non è vero, infatti, che l´orizzonte europeo sia solo quello del mercato e della concorrenza. Lo dimostra proprio la struttura della Carta dei diritti. Nel Preambolo si afferma che l´Unione “pone la persona al centro della sua azione”. La Carta si apre affermando che “la dignità umana è inviolabile”. I principi fondativi, che danno il titolo ai suoi capitoli, sono quelli di dignità, libertà, eguaglianza, solidarietà, cittadinanza, giustizia, considerati come “valori indivisibili”. Lo sviluppo, al quale la Carta si riferisce, è solo quello “sostenibile”, sì che da questo principio scaturisce un limite all´esercizio dello stesso diritto di proprietà. In particolare, la Carta, considerando “indivisibili” i diritti, rende illegittima ogni operazione riduttiva dei diritti sociali, che li subordini ad un esclusivo interesse superiore dell´economia. E oggi vale la pena di ricordare le norme dove si afferma che il lavoratore ha il diritto “alla tutela contro ogni licenziamento ingiustificato”, “a condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose”, alla protezione “in caso di perdita del posto di lavoro”. Più in generale, e con parole assai significative, si sottolinea la necessità di “garantire un´esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongano di risorse sufficienti”. Un riferimento, questo, che apre la via all´istituzione di un reddito di cittadinanza, e ribadisce il legame stretto tra le diverse politiche e il pieno rispetto della dignità delle persone.
Tutte queste indicazioni sono “giuridicamente vincolanti”, ma sembrano scomparse dalla discussione pubblica. Si apre così una questione che non è tanto giuridica, quanto politica al più alto grado. Il riduzionismo economico non sta solo mettendo l´Unione europea contro diritti fondamentali delle persone, ma contro se stessa, contro i principi che dovrebbero fondarla e darle un futuro democratico, legittimato dall´adesione dei cittadini. Da qui dovrebbe muovere un nuovo cammino costituzionale. Se l´Europa deve essere “ridemocratizzata”, come sostiene Jurgen Habermas, non basta un ulteriore trasferimento di sovranità finalizzato alla realizzazione di un governo economico comune, perché un´Unione europea dimezzata, svuotata di diritti, inevitabilmente assumerebbe la forma di una “democrazia senza popolo”. Da qui dovrebbero ripartire la discussione pubblica, e una diversa elaborazione delle politiche europee.
Conosciamo le difficoltà. L´emergenza economica vuole chiudere ogni varco. Dalla Corte di Giustizia non sempre vengono segnali rassicuranti. Lo stesso Parlamento europeo ha mostrato inadeguatezze sul terreno dei diritti, come dimostrano le tardive e modeste reazioni alla deriva autoritaria dell´Ungheria. Ma l´esito delle elezioni francesi, e non solo, ci dice che un´altra stagione politica può aprirsi, nella quale proprio la lotta per i diritti torna ad essere fondamentale. Di essa oggi abbiamo massimamente bisogno, perché da qui passa l´azione dei cittadini, protagonisti indispensabili di un possibile tempo nuovo”.

“LA NUOVA STAGIONE DEI DIRITTI” di STEFANO RODOTÀ da La Repubblica del 12 maggio 2012

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