Putin, la civiltà glaciale e i futuri coloni italiani in Siberia

Dal Far West del passato al Far East del futuro

Dal Far West del passato al Far East del futuro

Il presidente russo ha approvato il progetto di offrire terreni gratuiti a tutti coloro che intendono ricolonizzare l’Oriente russo ed avviare una fattoria o altre attività.

Homestead Act for Russian Far East – Putin supports free land handout, RT, 19 gennaio 2015

I media cinesi prevedono che la legge sulla ricolonizzazione favorirà la migrazione cinese verso l’Estremo Oriente (russo).

China Eyes Land Giveaway Program in Russia’s Far East, the Diplomat, 28 gennaio 2015

Era un cavallo di piccola statura dal mantello rossastro, con una lunga criniera paglierina e le zampe color cenere quello che, assieme al resto del suo nutrito branco, pascolava nelle VASTE DISTESE ERBOSE dello Yukon e dell’ Alaska di ventiseimila anni fa, ai tempi dell’ ultima era glaciale della Terra.

Pony pascolava in Alaska 26 mila anni fa; ora è stato trovato sotto il ghiaccio, Corriere della Sera, 16 gennaio 1994

Secondo studi recenti, alcuni depositi di ceneri e pomici vulcaniche, scoperti sulle coste dello Svalbard e datati seconda metà del ‘400 e prima metà del ‘700, potrebbero essere stati prodotti dall’attività eruttiva di questo vulcano, o di altri ancora poco noti o sconosciuti, comunque presenti al di sotto della banchisa polare. Un altro paio di coni vulcanici sottomarini giacciono anch’essi a circa 200 km dal Polo Nord, ma in direzione delle Isole di Francesco Giuseppe, prossime alle coste della Siberia. A questo punto è lecito porsi alcuni interrogativi: cosa potrebbe succedere, se si verificasse una potente eruzione vulcanica, da questo o da altri coni vulcanici al di sotto della banchisa polare? Se una violenta eruzione vulcanica si sfogasse sotto la banchisa polare, quest’ultima o parte di essa potrebbe frammentarsi e sgretolarsi in migliaia di giganteschi iceberg, con una completa ridislocazione delle masse glaciali…lo stato della banchisa stessa non dipende soltanto da ciò che la sovrasta, ossia la libera atmosfera e le correnti oceaniche, ma anche da ciò che si nasconde nelle complesse leggi della tettonica, il tutto legato da connessione tutte da scoprire.

Clima e dintorni: i misteri dell’Artico…, MeteoLive, 10 settembre 2014

Questo articolo prova a spiegare perché la Siberia sarà “invasa” da coloni cinesi, indiani, europei e statunitensi, in virtù della glaciazione!

È un’ipotesi di lavoro che sarà modificata sulla base degli input che riceverò.

Il cavallino di cui sopra se la spassava nell’Alaska glaciale (!) e si estinse 10mila anni fa, quando la glaciazione era terminata. È stato ritrovato “quasi perfettamente conservato” dal ghiaccio, esattamente come Oetzi.

Il pony resta surgelato DOPO la fine della glaciazione?

Altri misteri…

Nella Beringia glaciale c’erano leoni e cammelli.

Ci hanno insegnato che durante l’ultima glaciazione l’Alaska era priva di ghiacci solo perché troppo arida, qualcosa come le “valli secche” dell’Antartide

http://it.wikipedia.org/wiki/Valli_secche_McMurdo

Però ora scopriamo che c’erano “vaste distese erbose”.

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Non penso che qui possano vivere dei pony

Infatti l’Alaska e lo Yukon erano quasi liberi dai ghiacci, come lo erano le coste groenlandesi, quelle delle grandi isole artiche canadesi a ovest della Groenlandia, l’Islanda orientale e quasi tutta la Siberia orientale, incluse le gelidissime isole della Nuova Siberia

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Perché durante le glaciazioni gli elefanti si spingevano verso nord, dall’Africa all’Europa?

http://www.celeste-ots.it/celeste_files/musei_mineralogia/mineralogia_2.htm

http://www.academia.edu/10242190/Gli_elefanti_nani_siciliani._Il_contributo_delle_grotte_alle_teorie_sullevoluzione

Perché felini africani circolavano per l’Europa meridionale e c’erano leoni in Alaska e iene in Siberia?

http://scienceblogs.com/tetrapodzoology/2008/03/12/european-cats-part-i/

http://www.amazon.com/Frozen-Fauna-Mammoth-Steppe-Story/dp/0226311236

Perché nella Siberia bagnata dall’Oceano artico dove ora (interglaciale) c’è solo tundra artica/permafrost, durante l’era glaciale c’erano ranuncoli, campanule, fagioli selvatici, felci e mammiferi generalmente associati a climi più temperati, come cavalli, bisonti, lupi, pecore selvatiche, antilopi saiga, iene, ossia tutti animali che eviterebbero con cura habitat caratterizzati da permafrost, blizzard e fanghiglia impraticabile?

http://www.unicam.it/museodellescienze/curiosita.asp?submenu=servizi

Perché più ci si avvicina al Polo Nord più si trovano resti di grandi mammiferi?

Perché sulle coste delle grandi isole del Canada Artico, durate la glaciazione, c’erano alberi da frutto, ontani e betulle, mentre l’interno era coperto da ghiacci, in maniera molto simile all’attuale Norvegia?

La megafauna siberiana di quel periodo era molto diversificata, come nelle savane. Per poter sussistere aveva bisogno di una stagione fredda relativamente breve, con nevicate non abbondanti, che permettessero alla vegetazione di crescere rigogliosa (grandi e grossi com’erano, questi animali mangiavano davvero molto). Tundra artica e taiga non erano ambienti adatti. Il paesaggio doveva essere molto differente, con inverni più miti ed estati più fresche: una sorta di eterna primavera. Paradossalmente, durante la glaciazione l’Artico doveva godere di un clima un po’ più mite di oggi, non molto più rigido, come si tende a credere.

Una vasta porzione della Siberia costiera è passata da un clima più simile a quello del Nord Europa a un clima artico e subartico dopo la fine della glaciazione?

LE GLACIAZIONI INIZIANO QUANDO L’OCEANO ARTICO È QUASI PRIVO DI GHIACCI?

Nella prima metà degli anni Cinquanta il geofisico Maurice Ewing, direttore del Lamont Geological Observatory della Columbia University e il geologo-meteorologo William Donn hanno il loro momento “Uovo di Colombo”: per poter avere una glaciazione, occorre che prima di tutto l’Artico sia libero o semi-libero dai ghiacci!

Tra giugno 1956 e maggio 1958 pubblicano i loro dati e le loro formulazioni in due articoli, il primo dei quali viene pubblicato su Science (A theory of Ice Ages). Se ne occupa anche la stampa divulgativa: Betty Friedan, The Coming Ice Age. A true scientific detective story, Harpers Magazine, September 1958.

In base alle loro conclusioni, a causa del progressivo riscaldamento degli oceani (non dell’atmosfera), nel nostro futuro c’è una glaciazione, ma la regione artica potrebbe diventare sorprendentemente temperata, abitabile e il processo di desertificazione si invertirebbe, rinverdendo il Sahara.

Lo scioglimento dei ghiacci artici, dovuto al riscaldamento degli oceani, produce un fortissimo aumento delle precipitazioni in regioni normalmente aride come lo sono quelle artiche, dove non nevica praticamente mai. Stiamo parlando di nevicate abbondantissime e perenni che faranno aumentare lo spessore e l’estensione dei ghiacciai dal Labrador alla Groenlandia e in Scandinavia e Scozia (dove non esistono ancora, ma stanno nascendo: Glacier-like hazards found on Ben Nevis, BBC, 21 agosto 2014).

Tesi confermata da María-Fernanda Sánchez-Goñi, Edouard Bard, Amaelle Landais, Linda Rossignol, Francesco d’Errico, Air-sea temperature decoupling in Western Europe during the last interglacial/glacial transition, Nature Geoscience, 1 September 2013.

Questi ghiacciai continentali diventeranno così spessi che la pressione li spingerà avanti, come una forza centrifuga, finché, dopo qualche secolo, bloccheranno nel ghiaccio una vasta porzione del Nord America e del Nord Europa, come è già successo in passato.

Oggi l’aumento delle precipitazioni nell’Atlantico del Nord è un fatto acclarato. Come pure un altro fatto, che conferma le intuizioni di Ewing and Donn: durante le ere glaciali l’aria si raffredda ma gli oceani si riscaldano (Riddle of the abrupt climate changes during the Ice Age, 2012).

Il meccanismo ipotizzato negli anni Cinquanta era il seguente: se l’Oceano Artico fosse libero da ghiacci perché riscaldato dall’Atlantico, sarebbe più caldo della terraferma circostante, l’acqua evaporerebbe e cadrebbe molta neve sul continente. Più neve in Groenlandia e Canada settentrionale farebbe crescere i ghiacciai

È quel che sta accadendo: Ghiaccio groenlandese in forte recupero quest’anno, 2 aprile 2015; Grandi Laghi Nord Americani: la terza massima estensione glaciale di sempre!, 1 aprile 2015).

Prima i ghiacciai non crescevano solo perché non c’era abbastanza vapore acqueo da trasformare in neve. Ora c’è, come c’è nell’Antartide (Antartide: temperature basse e ghiacci ai massimi livelli, 3 aprile 2015), principalmente a causa dell’attività vulcanica (Vulcani attivi sotto l’Antartide e cambiamenti climatici: quali correlazioni?, 12 maggio 2014.

La tesi, non poco radicale, è che l’Artico, diversamente da quanto si potrebbe credere, si ghiacciò solo a partire da 11mila anni fa, con la fine della glaciazione. In precedenza era relativamente temperato.

Questo spiega anche come mai i futuri nativi americani che provenivano dall’Asia arrivarono nelle Americhe relativamente tardi, pur avendo a disposizione Bering, che durante le glaciazioni è un istmo (come Panama), non uno stretto. Si fermarono per ben 15mila anni molto a nord, nel circolo polare artico, in condizioni ambientali che supponevamo estremamente ardue, isolandosi geneticamente isolato dal resto degli abitanti dell’Asia (First Americans Lived on Bering Land Bridge for Thousands of Years, Scientific American, 4 marzo 2015).

Se 14-15000 anni fa cominciarono a muoversi fu perché il clima artico, al termine della glaciazione, si irrigidì diventando più ostile, mentre le pareti di ghiaccio che li bloccavano verso sud, separandoli dagli altri asiatici, si sciolsero, consentendo a molti di loro il passaggio attraverso le Montagne Rocciose. Nel giro di pochi secoli raggiunsero il Cile. Se non l’avevano fatto prima è perché nell’Artico se la passavano piuttosto bene, a dispetto della glaciazione, un po’ come il summenzionato pony “oetzizzato”.

Quando l’Artico si congelò, la glaciazione terminò e questa civiltà di cacciatori e pescatori seguì selvaggina e banchi di pesce. Alcuni, quelli che si trovavano in Asia quando Bering divenne nuovamente uno stretto, arrivarono in Cina e Giappone (Ainu); altri divennero i Nativi Americani.

Chi popolava le meravigliose, verdeggianti lande sahariane si ritrovò scacciato dall’Eden, a causa della desertificazione.

CHE COSA PUÒ SCIOGLIERE LA BANCHISA POLARE SCATENANDO UNA GLACIAZIONE?

Ma i vulcani sottomarini, naturalmente (Rapporto tra minimo solare ed eruzioni vulcaniche), che scaldano direttamente l’acqua e modificano il percorso delle correnti oceaniche.

Si stima che possano esistere circa 3 milioni di vulcani sottomarini (Thousand of new volcanoes revealed beneath the waves, New Scientist, 9 luglio 2007).

Gli oceanografi si aspettavano che l’attività vulcanica della dorsale artica Gakkel fosse “anemica”, invece hanno scoperto “un’attività magmatica sorprendentemente intensa… e una delle attività idrotermali più forti mai viste in dorsali medio-oceaniche”. Credevano che la pressione oceaniche rendesse impossibili le eruzioni esplosive, invece hanno scoperto che sotto l’Artico abbondano (Fire Under Arctic Ice: Volcanoes Have Been Blowing Their Tops In The Deep Ocean, Science Daily, 26 giugno 2008; Explosive volcanism on the ultraslow-spreading Gakkel ridge, Arctic Ocean, Nature, 6 maggio 2008; Fire under the ice. International expedition discovers gigantic volcanic eruption in the Arctic Ocean. EurekAlert, 25 giugno 2008).

Le attività di queste dorsali vulcaniche sottomarine sono cicliche, probabilmente legate alle orbite terrestri

http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/terrapoli/2015/02/16/scoperto-il-respiro-dei-vulcani-sottomarini_cda670bd-dd80-49bd-a4d7-a96fc2196bc4.html

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/2014GL063015/abstract

Sarebbe molto interessante capire come una più intensa attività vulcanica influenzi le correnti oceaniche che determinano il clima sul pianeta e l’inizio e fine delle glaciazioni: “durante gli ultimi 1,2 milioni di anni le correnti si sono rafforzate nei periodi più caldi e indebolite durante le ere glaciali”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/01/clima-le-correnti-oceaniche-determinanti-per-frequenza-glaciazioni/1044743/

In passato le profondità oceaniche artiche erano di 1-2°C più calde di oggi, con picchi di temperature prima e durante la rapida caduta delle temperature atmosferiche – i cosiddetti eventi Heinrich, come il Dryas recente (Deep Arctic Ocean warming during the last glacial cycle, Nature, agosto 2012).

DINAMICA DEGLI EVENTI PASSATI E FUTURI

La mia tesi:

Il Grande Minimo Solare e l’alterazione del campo geomagnetico terrestre (Earth’s Magnetic Field Is Weakening 10 Times Faster Now, LiveScience, 8 luglio 2014; Earth’s Impending Magnetic Flip, Scientific American, 16 settembre 2014) risvegliano la Terra e i suoi vulcani, compresi quelli sotto l’Artico. Questi modificano le correnti oceaniche, scaldano l’oceano artico producendo un’incredibile quantità di vapore acqueo, ossia di neve che cade a latitudini in cui non arriva a sciogliersi in estate, anche per effetto dei vulcani di superficie che schermano il Sole.

Così parte una glaciazione.

Poiché abbiamo superato la durata media dei prossimi interglaciali e l’Artico si è sciolto drammaticamente, mi aspetto a breve (entro il 2020) una serie di enormi eruzioni e un’accresciuta geotermia sottomarina.

Succederà tutto piuttosto in fretta.

Sappiamo che ci fu un’ecatombe di mammiferi in Siberia e Canada (85% di mortalità). Una parte di loro perì istantaneamente (“con i ranuncoli ancora in bocca o non ancora digeriti”).

Come sempre, per molti anni si è data la colpa all’uomo, finché la scienza ha seguito il suo corso dimostrando che era l’ennesima sciocchezza antropocentrica tipica di una specie che deve sempre sentirsi al centro di tutto, nel bene e nel male:

Mastodons weren’t hunted to extinction by Ice Age humans — they simply froze to death, new study finds

Mastodons were likely killed off by ‘global cooling,’ expert says

Mastodons disappeared from Yukon before humans arrived: study

Nulla del genere si verificò in Africa o in Europa.

Questo significa che le glaciazioni sono istantanee e che questi bestioni, migrati a nord durante una fase di RISCALDAMENTO, non ebbero il tempo di tornare a sud e morirono in massa, ibernati, circa 10500 anni fa.

Le glaciazioni si sviluppano infatti molto più rapidamente di quanto si pensava (Quanto tempo ci vuole per passare ad una fase glaciale?, HSH, 5 settembre 2014; Mutamento climatico improvviso – lo scenario “Ötzi”, FuturAbles 25 settembre 2014) e che quasi sicuramente vi è una ciclicità collegata a escursioni/inversioni geomagnetiche (Rampino, Michael R. (1979). Possible relationships between changes in global ice volume, geomagnetic excursions, and the eccentricity of the Earth’s orbit. Geology 7 (12): 584–587) – il campo geomagnetico può ridursi anche del 10% in qualche mese (New evidence for extraordinarily rapid change of the geomagnetic field during a reversal, Nature 374, 687 – 692, 20 April 1994) – e l’eruzione di supervulcani (Ice age polarity reversal was global event: Extremely brief reversal of geomagnetic field, climate variability, and super volcano, Science Daily, 16 ottobre 2012), tranquillamente in grado di alterare il clima del pianeta per almeno una generazione (Le Eruzioni vulcaniche alterano per più di 20 anni la Circolazione Oceanica del Nord Atlantico, 3 aprile 2015).

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IL MECCANISMO DI CONGELAMENTO ISTANTANEO (uragano di ghiaccio che risucchia dall’alto aria congelata e la spara verso la superficie terrestre) è stato descritto in due libri:

John Gribbin e Douglas Orgill, “The Sixth Winter”, 1979

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2014/07/29/il-sesto-inverno/

e The coming Global Superstorm

http://www.erh.noaa.gov/er/car/WCM/Maine-Ly%20Weather/Spring%202004/General%20Interest1.htm

UNA SPIEGAZIONE ALTERNATIVA O COMPLEMENTARE

Questi animali e piante sono stati scaraventati improvvisamente in un clima molto più freddo, che li ha “criogenicamente” conservati come Oetzi (Mutamento climatico improvviso – lo scenario “Ötzi”, FuturAbles, 25 settembre 2014).

Perché ciò avvenga serve:

  1. un’alterazione dell’inclinazione dell’asse terrestre;
  2. e/o uno slittamento della litosfera/dislocazione della crosta terrestre (migrazione del polo geografico);

Le migrazioni dei poli geografici sono eventi già accaduti in passato (Migration of glacial centers across Gondwana during Paleozoic Era, Bulletin of the geological society of America, 1985; Combined paleomagnetic, isotopic, and stratigraphic evidence for true polar wander from the Neoproterozoic, Geological Society of America Bulletin, v. 118, no. 9/10, p. 1099-1124, 2006) e, per il momento, non c’è ragione di supporre che il nostro pianeta si sia stabilizzato. Il problema, naturalmente, è: quanto improvvise e quanto ampie possono essere? (Teoria dello slittamento polare).

Ci potrebbero essere repliche? Magari dovute al rallentamento della rotazione terrestre (Gold T, 1955 NatureInstability of the Earth’s Axis of Rotation“, 175, 526-9), come nel caso di Saturno (Scientists Find That Saturn’s Rotation Period is a Puzzle, NASA, 2004) e Venere (Spinning Venus is slowing down, ESA, 2014)?

Le mitologie di tutto il mondo tramandano l’idea di un palo cosmico che esce dalla sua sede e getta lo scompiglio tra le stelle (Il mulino di Amleto).

Forse, ciclicamente, a causa di forti variazioni del campo magnetico solare e di quello terrestre, il nostro pianeta cambia assetto? Un asse raddrizzato rispetto alla verticale donerebbe un clima eternamente primaverile a una larga fascia del pianeta (raffreddando però i poli e riscaldando i tropici).

Joscelyn Godwin, Il mito polare. L’archetipo dei poli nella scienza, nel simbolismo e nell’occultismo

La maggior parte delle simulazioni al computer dell’atmosfera della terra predice qualche genere di disastro incontrollabile, come la glaciazione globale, il ribollire degli oceani o l’incenerimento completo a causa di una sovrabbondanza di ossigeno che dà fuoco al mondo… Invece, in qualche modo, l’effetto integrativo di molti processi complessi che si intrecciano ha mantenuto la stabilità atmosferica nonostante i cambiamenti su larga scala e perfino durante i periodi di sconvolgimento cataclismatico.
Paul Davies, The Cosmic Blueprint, Unwin, 1989, p. 132.

PUNTI CHIAVE

  • Finché i poli resteranno nelle attuali posizioni le glaciazioni continueranno a infierire sugli esseri viventi di questo pianeta (la situazione ideale è quando entrambi i poli si trovano ben distanti dai continenti e non possono ricoprirli di ghiacciai. Es. uno in mezzo al Pacifico e l’altro in mezzo all’Atlantico meridionale);
  • Gli interglaciali terminano quando l’Artico si scioglie (come adesso) e si crea un gap troppo grande tra temperatura degli oceani e temperatura atmosferica. Per es. Grande Minimo Solare provoca una robusta attività vulcanica e un aumento della copertura nuvolosa collegato all’intensificazione dei raggi cosmici che giungono sulla Terra – le gocce d’acqua hanno meno energia (temperature più fredde) del vapore acqueo e quindi raffreddano l’atmosfera. Nubi e pulviscolo atmosferico schermano la luce solare > raffreddamento globale: Nir J. Shaviv, Cosmic rays and climate; Raffaele Pontrandolfi, Raggi cosmici e clima);
  • Si può capire che una glaciazione è cominciata quando in estate, sulle montagne del Labrador e lungo le coste artiche, in Scandinavia e Scozia, anche a bassa quota, la neve caduta in inverno non arriva a sciogliersi e gli oceani, dopo essere saliti di livello, si fermano e cominciano a calare;
  • Gli unici due scenari che prevedono un allagamento delle coste sono: spostamento dei poli con scongelamento improvviso delle calotte; innalzamento dei fondali dovuto a forte attività vulcanica e tellurica (The resilient tribes and the explosive rise of “Atlantis”, FuturAbles, 15 marzo 2015). Lo scioglimento dei ghiacci del polo nord non farebbe aumentare il livello degli oceani (i cubetti di ghiaccio sciolti non fanno tracimare un cocktail e infatti dopo decenni di scioglimento dei ghiacci artici l’oceano è salito di pochi centimetri e in buona parte per espansione termica; inoltre il suo tasso di crescita è diminuito del 30%) mentre i ghiacciai su terraferma (es. Groenlandia) sono già in fase espansiva;
  • L’innevamento anticipato in autunno e perdurante in primavera farà aumentare il coefficiente di riflessione della luce/calore solare (albedo) raffreddando le regioni circostanti ma, se l’Artico dovesse continuare a sciogliersi, le temperature del pianeta non varieranno molto rispetto a oggi (in altre parole: durante le glaciazioni fa freddo solo vicino ai ghiacciai);
  • La Terra è un sistema omeostatico, ossia alla costante ricerca di nuovi punti di equilibrio e stabilità interna: come se ci fosse un termostato a regolare tutto, nevica di più durante i periodi caldi, per aggiungere ghiaccio e albedo, in modo da raffreddare il sistema; nevica di meno (e il cielo è quasi sempre terso, molto blu) nei periodi freddi e gli oceani si restringono, esponendo più superficie scura alla luce del sole (terre emerse), per ridurre la massa ghiacciata e ridurre l’albedo (il ghiaccio sporco riflette meno la luce di un Sole che splende quasi tutto il tempo diurno);
  • Il fattore determinante per il clima terrestre è l’albedo: più il pianeta è schiarito dalla neve e dalla sabbia più si raffredderà; più si copre di vegetazione, scurendosi, più si riscalderà. In caso di scioglimento della calotta artica e di contenuta espansione di quella antartica, una civiltà glaciale sarebbe in grado di riconquistare il terreno perso di fronte all’avanzata dei ghiacciai accelerando artificialmente il rinverdimento delle regioni desertiche e brulle;
  • Le serre insegnano che maggiore è la concentrazione di anidride carbonica nell’aria, più le piante godono;
  • La temperatura se ne frega di quel che fa l’anidride carbonica. È rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi 7mila anni (quando faceva decisamente più caldo di oggi), mentre la CO2 continuava ad aumentare;

L’inversione dei poli magnetici avviene molto rapidamente e potrebbe verificarsi già nel corso delle nostre vite

http://www.extremetech.com/extreme/192522-earths-magnetic-field-could-flip-within-our-lifetime-but-dont-worry-we-should-be-ok

http://www.popsci.it/campo-magnetico-terrestre-si-inverte-piu-rapidamente-del-previsto.html

Vulcanismo sotto la banchisa artica

http://www.mpg.de/482178/pressRelease20030718

http://archiviostorico.corriere.it/2002/gennaio/20/Vulcani_sorgenti_calde_sotto_ghiacci_co_0_020120590.shtml

http://www.lescienze.it/news/2003/07/01/news/vulcani_sotto_la_calotta_polare-587891/

http://www.meteogiornale.it/notizia/22818-1-fusione-ghiacci-artici-colpa-vulcani-sottomarini

http://daltonsminima.altervista.org/2011/12/15/

Relazione tra variazioni del campo geomagnetico e glaciazioni

http://www.iceagenow.com/Magnetic_Reversal_Chart.htm

http://beforeitsnews.com/weather/2015/02/mini-ice-age-2015-2035-earths-magnetic-fields-now-twisting-video-awesomepictures-2444220.html

Ulteriori informazioni sul futuro del mutamento climatico

http://www.futurables.com/2014/10/13/northern-europe-and-the-coming-climate-refugees-crisis/

http://www.futurables.com/2014/04/27/humans-as-earths-cure-for-the-ice-cancer/

http://www.futurables.com/2014/04/16/del-temperamento-di-gaia-ovvero-come-ho-imparato-a-non-preoccuparmi-e-ad-amare-il-mutamento-climatico/

http://www.futurables.com/2015/02/24/tutto-cio-che-e-solido-si-dissolve-nellaria-cigni-neri-e-profezie-climatiche/

http://www.futurables.com/2014/06/06/fimbulvetr-il-mutamento-climatico-che-non-ti-aspetti/

AGGIORNAMENTI

https://plus.google.com/+StefanoFaitFuturAbles/posts

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Il nascente ghiacciaio del Pollino e la stalinizzazione della climatologia da parte dei governi NATO

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Grazie ai mesi di maggio e giugno particolarmente freddi e ancora nevosi in quota, quest’estate il ritiro dei ghiacciai valdostani si è arrestato e si registra ancora oggi un buon innevamento. Lo segnala Fondazione Montagna Sicura portando l’esempio del ghiacciaio del Toula (Monte Bianco), oggetto di monitoraggio, che il 25 luglio 2013 era innevato a circa 2.500 metri di altitudine (spessore tre metri) mentre lo stesso giorno del 2012 la neve si trovava sopra 2.900 metri (spessore due metri).

http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/valledaosta/2013/09/02/Estate-fresca-bene-ghiacciai-Vda_9233374.html

HolHadsconvenienti verità che in un mondo di cittadini informati farebbero crollare il baraccone serrista nel giro di un minuto

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Arctic-climate IPCCCome l’artico doveva/dovrebbe essere tra il 2013 e il 2020, secondo i serristi

MSU RSS ArcticAndAntarctic MonthlyTempSince1979 With37monthRunningAverageI serristi fanno bene a preoccuparsi – i testimoni di Geova devono continuare a posticipare il Giorno del Giudizio e chi li prende sul serio?

NSIDC_Minimums_since_2006la più grande estensione di ghiacci artici dal 2006

post-558-0-18942400-1379794344più esteso, più spesso: righiacciamento più rapido

Documenti trapelati e visionati dalla Associated Press hanno rivelato le profonde preoccupazioni tra i politici per l’assenza di riscaldamento globale nel corso degli ultimi anni. La Germania [NATO] ha chiesto che i riferimenti al rallentamento della fase di riscaldamento siano cancellati, sostenendo che un arco di tempo di soli 10 o 15 anni è ‘ingannevole’ e ​​ci si dovrebbe concentrare su decenni o secoli [In questo caso, per coerenza, non si potrebbe neppure ancora parlare di riscaldamento globale – due pesi, due misure].

L’Ungheria [NATO] è preoccupata che la relazione del Gruppo intergovernativo di esperti delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico potrebbe fornire munizioni per i negazionisti del cambiamento climatico di origine antropica [Ci puoi contare, e il governo ungherese ha la credibilità di una vongola ubriaca].

Il Belgio [NATO] contesta l’uso del 1998 come anno di partenza per le statistiche, dato che è stato eccezionalmente caldo e suggerisce di utilizzare 1999 o il 2000, per ottenere una curva più rivolta verso l’alto [Non va bene il picco di caldo, ma va bene il picco di freddo immediatamente successivo, se serve a far impennare le curve – è scienza, questa? Oppure è una frode?]

La delegazione degli Stati Uniti [NATO] ha sollecitato gli autori del rapporto a dar conto della mancanza di riscaldamento utilizzando l’ipotesi principale, quella secondo cui il riscaldamento è in calo perché più calore viene assorbito dagli oceani, che si sono riscaldati [Perché solo ora? Perché il caldo, che per natura tende verso l’alto, se ne resta in basso per 15-17 anni? Perché solo a certe profondità? Perché l’oceano antartico continua a raffreddarsi? Perché il calore “rapito” dovrebbe rispuntar fuori in futuro?]

http://www.dailymail.co.uk/news/article-2425775/Climate-scientists-told-cover-fact-Earths-temperature-risen-15-years.html

Ognuno è libero di sparare le fesserie che crede, ma se lo fa argomentando o, peggio, vaneggiando di meteorologia, glaciologia e climatologia e sventola al contempo il suo dottorato (pure in corso d’opera), i suoi vaneggiamenti diventano una carta d’identità. Prevedere lo scioglimento completo del ghiaccio marino artico a marzo e ritrovarsi con un 60% in più dell’anno prima in settembre non mi sembra dia grosse garanzie di affidabilità, né tecnica, né deontologica. In pratica si dichiara apertamente di non sapere di cosa si parla nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore invece lo si sa, e, straparlando, si prende apertamente per i fondelli chi legge. E le anime belle del Sierra club si spellano le mani a furia di applausi, smettendo solo ogni tanto per stracciarsi le vesti per il disastro che ci attende. Questi sono gli scienziati del clima del futuro. Questo, infine, è il livello di conoscenza scientifica dell’argomento di quanti, secondo chi da le patenti di climatologo, sarebbero titolati a parlare. Auguri.

Guido Guidi sull’assurda previsione che l’artico sarebbe restato privo di ghiaccio nel 2013

http://www.climatemonitor.it/?p=33699

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POLLINO ALLA RIBALTA – Abbiamo già avuto modo d’evidenziare la notizia del nevaio ad inizio settembre, che ha certamente destato non poco scalpore, dato che stiamo parlando del cuore dell’Appennino Meridionale, fra la Lucania e la Calabria: questo residuo di neve continua ancora a resistere nonostante vada avanti l’inevitabile fusione. Le due nuove immagini che seguono mostrano quella che era la situazione di qualche giorno fa, per l’esattezza il 14 settembre 2013. Il nevaio sembra avere ancora una buona riserva per rimanere vivo a lungo, anche se molto dipenderà dalle condizioni meteorologiche dei prossimi giorni e settimane. Al momento è ancora troppo prematuro stabilire se il nevaio riuscirà addirittura a resistere fino a quelle che saranno le prime nevicate stagionali, attese nella seconda parte dell’autunno.

EVENTO STORICO – Mai era accaduto in tempi recenti che questo nevaio, monitorato da diversi anni, superasse praticamente indenne tutta la stagione estiva: a contribuire a questo straordinario evento sono state certamente le nevicate molto abbondanti in quota nel periodo fra gli scorsi inverno e primavera, tanto da accumulare un ingentissimo quantitativo di neve all’interno di questa dolina posta sul versante sud del massiccio montuoso a 2200 metri di quota: il tutto si trova incastonato su un terreno dalla particolare conformazione topografica favorevole al mantenimento del nevaio, nonostante l’esposizione a sud. All’inizio dell’estate infatti il nevaio aveva addirittura ben 10 metri di spessore, che gli hanno consentito di resistere per tutta la stagione estiva senza fondersi del tutto. Attualmente lo spessore del nevaio è di circa 1 metro o poco meno.

http://www.meteogiornale.it/notizia/29244-1-nevaio-record-pollino-nuove-spettacolari-immagini

image63ghiaccio antartico in stabile espansione

 (in contrasto con modelli serristi)

13-southerntemperature oceano antartico: in verde le previsioni dei modelli serristi. In rosso la realtà

 29195_1_1http://www.meteogiornale.it/notizia/29195-1-piccola-crisi-global-warming-in-diminuzione

Meteorologi di tutto il mondo prevedono un altro inverno molto freddo in Europa, sarebbe il 6° di fila!

http://www.meteoweb.eu/2013/09/meteorologi-di-tutto-il-mondo-prevedono-un-altro-inverno-molto-freddo-in-europa-sarebbe-il-6-di-fila/226256/ 

Clima: il global warming è molto più lento del previsto, calcoli dell’IPCC completamente sballati

http://www.meteoweb.eu/2013/09/clima-il-global-warming-e-molto-piu-lento-del-previsto-calcoli-dellipcc-completamente-sballati/227032/

Vanno a studiare gli effetti del global warming, rimangono bloccati per gelo e ghiaccio da record!

http://www.meteoweb.eu/2013/09/vanno-a-studiare-gli-effetti-del-global-warming-rimangono-bloccati-per-gelo-e-ghiaccio-da-record/225288/

icecover_current_newChi vi dice che l’exploit dell’artico di quest’anno è di importanza relativa è un fesso o cerca di ingannarvi: ha battuto tutti gli anni dal 2006 in poi, non solo il miserrimo 2012

“Ultimamente si è molto sentito parlare di estremi termici, e di raffreddamento globale. I dati delle temperature globali, come HadCrut 4, mostrano che il riscaldamento è svanito di colpo.

Analizzando i dati dell’ultima decade, una cosa è chiara: le temperature globali hanno mostrato numerosi segnali di raffreddamento più che riscaldamento.

Ne stiamo già percependo gli effetti. I dati HadCrut mostrano che il raffreddamento sta guadagnando terreno, mentre il riscaldamento è ormai iscritto nei libri di storia, deceduto ormai circa 15 anni fa.

Ci sono moltissimi segni che il pianeta si sta raffreddando:

– L’Artico ha guadagnato terreno: 60% in più di estensione dei ghiacciai, il valore più alto dal 2006;

– L’Europa Centrale ha vissuto ben cinque inverni più freddi rispetto alla norma, un record, e le previsioni per l’inverno alle porte lo qualificano già come il sesto di fila;

–  I dati dell’Express britannico riportano che la Terra si sta raffreddando e lo rimarca il Daily Mail, in un articolo dettagliato ed avvalorato da fonti autorevoli;

– Il Telegraph britannico ha riportato recentemente un trend di raffreddamento, citando lo scienziato climatico prof. Anastasios Tsonis della University of Wisconsin: “Stiamo già vivendo un trend freddo, che credo continuerà almeno per i prossimi 15 anni. Non c’è dubbio che il riscaldamento degli anni ’80 e ’90 si sia fermato.”

– Infine, i dati CET (Central England Temperature) del Met Office britannico: Le temperature annuali complessive mostrano una diminuzione di quasi un grado Celsius negli ultimi 13 anni.”

http://www.meteoweb.eu/2013/09/cambiamenti-climatici-gli-ultimi-dati-sono-inequivocabili-il-pianeta-si-sta-raffreddando/226261/

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Luca Mercalli (LM) contro un glacialista (Attività Solare – AS)

Domanda: E’ vero che il clima italiano si sta tropicalizzando?

Risposta L.M.: “Tropicalizzare è un termine poco adatto, fa schiamazzo mediatico ma non è adeguato scientificamente. Il clima terreste si sta riscaldando, moderatamente ai tropici, molto velocemente soprattutto sul Mar Glaciale Artico. Questo comporta che in media tutte le stagioni diventano ovunque
più calde (in Italia il CNR-ISAC di Bologna ha valutato in circa 1,5 C l’aumento termico nel corso degli ultimi due secoli), e che le ondate di calore anomale si fanno più frequenti e prolungate (come nel caso eccezionale del 2003). I ghiacciai alpini, che arretrano in modo accelerato negli ultimi trent’anni e le acque del Mediterraneo che si riscaldano ospitando specie ittiche aliene, sono due indicatori italici di una tendenza globale. Tuttavia esistono fluttuazioni locali, il fenomeno non si giudica su una sola stagione un po’ più fresca o più calda del solito o in un solo luogo, ma va osservato sul lungo periodo e a livello planetario. Non per niente si chiama ‘riscaldamento globale’!”.

Risposta A.S.: “Assolutamente no. Il mar Mediterraneo è un mare chiuso, con un limitatissimo scambio di acqua con gli oceani. Il risultato è una nota tendenza al riscaldamento all’aumento della salinità. L’eccessivo sfruttamento dovuto alla pesca perpetrato sia dalle nazioni che vi si affacciano, ma anche da altre nazioni europee e di varie parti del mondo, ha portato ad una riduzione del pesce autoctono favorendo l’arrivo e la proliferazione di pesce e molluschi che prima non trovavano il loro spazio vitale (vedi meduse). L’Italia è comunque una nazione per 3/4 immersa in questo mare, pertanto risente fortemente degli influssi “caldi” che vi si generano. Il clima terrestre si sta raffreddando già dal 1998 e in futuro diventerà inevitabilmente sempre più freddo. Ovunque, anche in Italia. Di esempi ne abbiamo tanti… come il Polo Nord, nel quale quest’anno c’è stata una chiara inversione di tendenza con un recupero dei ghiacci marini da record. Oppure il Sud America, dove ci sono state abbondanti nevicate. Oppure ancora gli stati del Sud degli USA, dove vi è una TOTALE assenza di Uragani… fatto dovuto alla limitata quantità di calore disponibile nel Golfo del Messico“.

Domanda: Quali riflessi ha sulla natura e su di noi?

Risposta L.M.: “La temperatura terrestre è attualmente la più calda che si conosca da circa 5000 anni, dato ottenuto dalla ricostruzione dei paleoclimi attraverso resti fossili e dati geochimici e glaciologici. Secondo gli scenari dei modelli matematici di simulazione dell’atmosfera, verso la fine di questo secolo si attende un ulteriore aumento tra 3 e 5 gradi, a seconda dei provvedimenti più o meno efficaci che la società globale vorrà assumersi. Quindi le conseguenze saranno comunque importanti, sia per l’ecosistema (migrazione/estinzione di specie vegetali e animali, maggior rischio di incendi forestali), sia per l’uomo (influenza sulla produzione alimentare, sulla salute per diffusione di malattie da insetti vettori da clima caldo, stress termico su popolazione anziana, danni da fenomeni estremi come tornado, uragani e piogge alluvionali, aumento del livello dei mari per la fusione dei ghiacci e pericolo per le città costiere)”.

Risposta A.S.: “La temperatura del pianeta segue un andamento ciclico ben preciso… dettato in primo luogo dall’attività solare e in secondo luogo dalla geometria dell’orbita terrestre intorno al Sole. Attualmente il trend è discendente. Dal 1998 al 2006 circa la temperatura si è mantenuta più o meno costante. Poi è iniziata la discesa. Prima lenta… poi via via più veloce. Rispetto al 1888 la temperatura risulta di 1°C circa più alto, ma rispetto al 1998 siamo scesi di 0.2°C circa… per lo più negli ultimi 3 anni. Gli studi paleoclimatici dimostrano che la temperatura media del pianeta non è mai salita oltre un “record” precedente. Da alcuni milioni di anni fa in poi, quando la temperatura media era superiore ai 30°C, la temperatura è scesa. E lo fa con cicli ben preci. Quelli caldi durano mediamente 12500 anni circa, quelli freddi circa 120.000. Tra un ciclo e l’altro c’è un periodo di transizione durante i quali le temperature oscillano violentemente e durante i quali si verificano anche molte delle estinzioni di massa. Tali periodi durano comunque 10.000 anni.
Le variazioni di temperatura media comportano comunque ripercussioni importanti sulla società umana.

Una diminuzione della temperatura comporta un aumento del consumo di energia, sia elettrica che termica (Petrolio e gas naturale). Ma anche e soprattutto una forte riduzione della capacità produttiva agricola. Gli ultimi 2 anni sono stati segnati da evidenti problemi al comparto agricolo…. prima per le abbondanti nevicate (2012) e poi per la ridotta durata della stagione “calda” (2013) che ha ritardato numerosi raccolti e impedito la maturazione di altri“.

Domanda: E’ vero che c’è un tappo di C02 che non permette il passaggio dell’aria e a cosa sarebbe dovuto?

Risposta L.M.: “Non si tratta di passaggio di aria né di tappi! L’anidride carbonica (CO2) è un gas presente in atmosfera in piccola quantità che ha tuttavia la caratteristica di assorbire e trattenere una parte del calore terrestre ricevuto da sole. E’ dunque un regolatore della temperatura del pianeta, più che un tappo immaginiamola come una invisibile coperta chimica. Se ce n’è poca fa freddo e subentrano le glaciazioni, se ce n’è molta fa via via più caldo. Due secoli fa, all’inizio della rivoluzione industriale, avevamo in atmosfera 280 parti per milione di CO2, oggi, per via della combustione di carbone, petrolio e gas, siamo a 400 ppm, il valore più elevato da ben 3 milioni di anni. In quelle condizioni remote tanto simili a oggi le analisi sedimentologiche ci rivelano che la Terra era più calda di almeno 3 gradi e il livello oceanico di almeno 20 metri più elevato, a causa della parziale fusione delle calotte glaciali polari. Ma allora Homo sapiens non c’era ancora, quindi andiamo incontro a condizioni del tutto inedite per la nostra specie!”.

Risposta A.S.: “Nessun tappo. La CO2 è uno dei gas serra presenti in atmosfera e rappresenta lo 0.05% di essi (1% dell’atmosfera). La capacità di produrre l’effetto serra non è mai stato scientificamente dimostrato. Tuttavia, il 99% dei gas serra è costituito dal Vapore Acqueo, che ha un potere di effetto serra molto maggiore rispetto a quello attribuito alla CO2. E bisogna sottolineare il fatto che di quello 0.05%, solo una piccola parte è di origine antropogenica. Purtroppo però il mondo è dominato dal Dio Denaro… e non potendo tassare il Vapore Acqueo, è stato “deciso” di tassare la CO2 e far credere che l’essere umano è talmente bravo e potente da modificare con poche molecole per tonnellata d’aria, la temperatura di un intero pianeta. Ovviamente non è così. Dietro la pagliacciata del Riscaldamento Globale Antropogenico c’è solo un grandissimo business… che sta provocando una riduzione della CULTURA e delle CAPACITÀ INTELLETTUALI allucinante.

Ad ogni modo, la scienza ha dimostrato ampiamente che l’andamento della percentuale di CO2 presente in atmosfera SEGUE, con un certo ritardo, quello della Temperatura media del pianeta. Questo meccanismo è regolato in modo preciso dalla temperatura degli oceani. Temperatura che sta diminuendo (questa però va vista alle diverse profondità, avendo il calore la tendenza a salire verso la superficie)”.

Domanda: Nel 2014 si prevede una glaciazione: cosa significa?

Risposta L.M.: “Nel 2014 non ci sono evidenze scientifiche di alcuna glaciazione, anzi, il trend di riscaldamento, sia pure con fluttuazioni interannuali, è destinato a continuare e a intensificarsi nei decenni futuri. La teoria della glaciazione imminente a causa di una presunta diminuzione dell’attività solare, è stata avanzata da un astrofisico russo ma non è stata riconosciuta dalle migliaia di scienziati che si occupano della ricostruzione del clima passato e della simulazione di quello futuro. Le fluttuazioni dell’attività solare ormai pesano poco rispetto al preponderante contributo dell’aumento della concentrazione di CO2. Sono tuttavia notizie che piacciono, perché ‘rassicurano’ un po’ come quando tra due medici che affermano l’uno che il fumo fa venire il cancro, l’altro che vi mantiene giovani e gagliardi, ovviamente la maggioranza è incline a credere al secondo e a etichettare il primo come Cassandra. Ma se si vogliono risolvere i problemi è bene invece non crearsi falsi alibi, e affrontarli una volta per tutte. Gli studi sul riscaldamento globale vanno ormai avanti da oltre un secolo e sono stati ampiamente confermati dai fatti, quindi basta perdere tempo, è ora di agire”.

Risposta A.S.: “Se sarà o meno una Glaciazione o una Piccola Era Glaciale, solo i posteri potranno dirlo. La tendenza è certamente al raffreddamento… Un raffreddamento iniziato dal 1998 circa e che continuerà sicuramente per alcuni decenni. Molto dipenderà dal ciclo solare 25. Se riuscirà ad essere FORTE (simile ai cicli 19, 21, 22 o 23), allora le temperature ricominceranno a salire tra una decina di anni circa. Se sarà debole come l’attuale 24, la tendenza sarà ad un lento raffreddamento per almeno altri 22-25 anni. Se il ciclo solare 25 dovesse risultare (come si evince da alcuni modelli matematici) ancora più debole rispetto all’attuale 24, allora bisognerà attendere 3 o 4 decenni almeno per sapere quale sarà l’andamento della temperatura. Ad ogni modo, nel 2014 si inizieranno a percepire gli effetti sul clima causati dal debole ciclo 24. Effetti che stiamo già iniziando ad intravedere“.
https://www.facebook.com/pages/Attivit%C3%A0-solare-Solar-Activity-/100364603439625?fref=ts

N.B. è più probabile che il ciclo 25 sarà insignificante, come hanno previsto gli stessi astrofisici che avevano previsto un ciclo 24 decisamente molto sotto tono. E allora ciao ciao Gore e ciao ciao Mercalli. Credibiltà azzerata.

Inverno 2014 e inverno 2022 – i due marcatori temporali della svolta climatica

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a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

Web Caffè Bookique [Facebook]

I mondiali si faranno nel Qatar, un angolo di mondo che non subirà conseguenze particolari

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http://www.greenworldtrust.org.uk/Science/Images/ice-HS/noaa_gisp2_icecore_anim_adj.gif

http://www.climatemonitor.it/?p=33194#more-33194

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https://twitter.com/stefanofait

Ci sono due “nastri traportatori” che fanno circolare il plasma nella cromosfera e nella fotosfera del Sole e che, secondo gli esperti, sono i principali responsabili della durata e intensità dei cicli solari.

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Nel 2006 l’astrofisico NASA (scienziato solare al Marshall Institute della NASA) David Hathaway avvertiva che questa circolazione di plasma aveva subito un marcato rallentamento, fino alle velocità più ridotte mai registrate (da 1 metro al secondo a 0,75 m/s nell’anello nord e 0,35 m/s in quello sud: “Stando alla teoria ed all’osservazione, la velocità del nastro predice l’intensità delle macchie solari dei successivi 20 anni circa. Un flusso lento significa bassa attività solare, uno veloce significa attività più forte. Il rallentamento che vediamo ora significa che il Ciclo Solare 25, che avrà il suo picco intorno al 2022, potrebbe essere uno dei più deboli degli ultimi secoli”.

http://science1.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2006/10may_longrange/

http://www.astronomynow.com/news/n1106/15solar/

“Gli esperti del National Astronomical Observatory del Giappone e della Riken Research Foundation, hanno dichiarato che l’attività delle macchie solari sembra somigliare ad un periodo del XVII secolo noto come Minimo di Maunder, durante il quale le temperature globali erano inferiori di 2.5°C – 3°C rispetto ai valori della seconda metà del XX secolo. In quegli anni gelò sei volte il Tamigi, tanto che sul fiume cominciò la tradizione della ‘fiera del ghiaccio’, con spettacoli, divertimenti e commerci sul fiume gelato. Gli inverni particolarmente rigidi del Belgio furono descritti dai pittori fiamminghi, e da tutto il mondo giunsero testimonianze di anni particolarmente difficili. Il minimo di Maunder rappresenta un periodo di 70 anni caratterizzato da assenza di qualsiasi attività sulla superficie del Sole, ed è ricordato come la parte centrale e più fredda della piccola era glaciale. Lo studio giapponese ha scoperto che l’andamento della corrente dell’attività delle macchie solari è simile ai record di quel periodo”.

http://www.tecnologiaericerca.com/2012/04/23/asimmetria-nei-poli-magnetici-del-sole-minimo-di-maunder-in-arrivo/

 earth-2100

La fase di debole o nulla attività solare potrebbe durare fino al 2100

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/jgra.50210/abstract

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/06/10/sic-transit-warming-mundi-20142090/

 arecords-global-warming-hoax-obama-political-poster-1261354885

intanto, la pausa di 15-17 anni nell’aumento delle temperature è diventata il “nuovo consenso” – nessuno studioso serio lo mette in dubbio (97%?): si cercano le cause

http://www.metoffice.gov.uk/media/pdf/q/0/Paper2_recent_pause_in_global_warming.PDF

http://www.economist.com/blogs/democracyinamerica/2013/06/climate-change

http://www.lefigaro.fr/mon-figaro/2013/06/25/10001-20130625ARTFIG00544-une-pause-inexpliquee-dans-le-rechauffement-climatique.php

http://www.slate.fr/life/74349/rechauffement-climatique-le-doute-fait-son-comeback

www.theaustralian.com.au/news/nothing-off-limits-in-climate-debate/story-e6frg6n6-1226583112134

http://www.nytimes.com/2013/06/11/science/earth/what-to-make-of-a-climate-change-plateau.html?_r=0

http://www.ecoblog.it/post/100797/clima-hans-von-storch-il-riscaldamento-globale-e-in-pausa

http://www.repubblica.it/2006/a/sezioni/ambiente/clima/pausa-riscaldamento-2020/pausa-riscaldamento-2020.html

http://www.climatemonitor.it/?tag=temperature-riscaldamento-globale

http://www.meteogiornale.it/notizia/24935-1-riscaldamento-globale-bloccato-met-office

http://www.astronomia.com/2012/10/16/il-riscaldamento-globale-e-fermo-da-16-anni-parola-del-met-office-inglese/

http://www.lapresse.ca/debats/le-cercle-la-presse/actualites/201210/26/48-1441-une-pause-dans-le-rechauffement-climatique.php

I primi articoli mainstream ad accennarne risalgono al 2008 e negli ultimi mesi si sono moltiplicati.

Ora ci sono climatologi (accademici) che ipotizzano che la pausa si protrarrà per 10-20 anni o che si verificherà un raffreddamento globale (qui una sintesi dei punti di vista):

http://energie.lexpansion.com/climat/rechauffement-climatique-une-pause-qui-derange-_a-35-3974.html

Per gran parte dell’Europa gli inverni a partire dal 2009 sono stati più freddi e nevosi della media, contrariamente a quanto previsto dai modelli serristi, e nel 2014 avremo superato il massimo solare, pur debole (“il più debole mai visto nell’era spaziale”, secondo il già citato Hathaway). Da lì in poi sarà tutto in discesa. Una discesa inesorabile verso il ciclo successivo, che sarà quasi certamente insignificante:

http://news.nationalgeographic.com/news/2011/06/110614-sun-hibernation-solar-cycle-sunspots-space-science/

http://www.mnn.com/earth-matters/space/stories/suns-solar-weather-cycle-at-its-peak-but-its-still-weak

Mario-and-Sonic-at-the-Olympic-Winter-Games-Sochi-2014-595x337

CHE COSA ATTENDERSI PER IL 2014?

Un inverno un po’ peggiore di quello 2012-2013. Quindi abbastanza tardivo, ma molto lungo, con un periodo gennaio-febbraio-inizio marzo veramente incattivito, specialmente nel Nord Europa e in Russia. L’autunno del 2013 sarà fresco, al di sotto delle medie stagionali, ma non invernale, tranne che forse a novembre (di solito, se novembre è freddo, dicembre sarà più mite, almeno fino a Natale).

Qui trovate una bella analisi (in francese) dell’inverno 2013-2014 che tiene conto di tutte le variabili:

http://www.laterredufutur.com/accueil/index.php/climat/502-lhiver-2013-2014.html

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