Un’inchiesta del Guardian ci spiega chi ci vuole portare in guerra e perché

A giudicare dal tono dei commenti nei forum dei quotidiani britannici e dai risultati dei sondaggi internazionali, questa guerra avrà i giorni contati. Non la vuole nessuno e le masse questa volta non si faranno infinocchiare. Ma questa non è una buona ragione per lavarsene le mani. Chi arriva a capire il mastodontico inganno perpetrato ai danni dell’opinione pubblica internazionale in Siria sarà in grado di porsi le domande necessarie, ma spesso eluse, su molte altre questioni. Questi sono tempi eccezionali, di grandi trasformazioni, e chi ne è consapevole sarà capace di cavalcare l’onda, chi non lo è sarà sommerso.

Questa è la traduzione di un articolo del Guardian che, per la prima volta, si pone la domanda che ogni giornalista serio avrebbe dovuto porsi da mesi: chi sono i nostri interlocutori dell’opposizione siriana?

“I media sono stati troppo passivi riguardo per quanto riguarda le fonti dell’opposizione siriana senza mai esaminare il loro background e le loro connessioni politiche. Quindi è tempo di dare un’occhiata più da vicino …

Questa è una storia che riguarda i suoi narratori: i portavoce, gli “esperti della Siria”, gli “attivisti per la democrazia”. I creatori della versione ufficiale dei fatti. Le persone che “sollecitano” e “avvertono” e “esortano a passare all’azione”.

È la storia di alcuni tra gli esponenti più citati dell’opposizione siriana e dei loro legami con il business anglo-americano della costruzione di un’opposizione anti-Assad. I principali media sono stati, per lo più, notevolmente passivi riguardo alle fonti siriane: classificandoli semplicemente come “portavoce ufficiali” o “attivisti pro-democrazia”, nella maggior parte dei casi senza esaminare le loro dichiarazioni, il loro background e le loro connessioni politiche.

È importante sottolineare che per studiare il background di un portavoce siriano non è importante mettere in dubbio la sincerità della sua opposizione al Assad. Bisogna tuttavia considerare che un odio appassionato del regime di Assad non è garanzia di indipendenza. In effetti, un certo numero di figure chiave del movimento di opposizione siriana sono esuli da lunga data che ricevevano finanziamenti governativi Stati Uniti per minare il governo Assad già da molto prima che la primavera araba fosse esplosa.

Sebbene non sia stata ancora comprovata la politica del governo degli Stati Uniti per rovesciare Assad con l’uso della forza, questi portavoce sono veementi sostenitori di un intervento militare straniero in Siria e per tale ragione dei naturali alleati di noti neoconservatori americani che hanno sostenuto l’invasione di Bush in Iraq e che stanno ora facendo pressione sull’amministrazione Obama per intervenire. Come vedremo, molti di questi portavoce hanno trovato sostegno, e in alcuni casi sviluppato relazioni lunghe e redditizie, con i paladini dell’intervento militare su entrambi i lati dell’Atlantico.

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Il Consiglio Nazionale Siriano

I più citati portavoce dell’opposizione sono i rappresentanti ufficiali del Consiglio Nazionale Siriano. Il CNS non è l’unico gruppo dell’opposizione siriana – ma è generalmente riconosciuto come “la principale coalizione di opposizione” (BBC). Il Washington Times lo descrive come “un gruppo ombrello di fazioni rivali con sede al di fuori della Siria”. Certamente il CNS è il gruppo di opposizione che ha avuto i più stretti rapporti con le potenze occidentali – e che ha chiesto l’intervento straniero sin dalle prime fasi della rivolta. In febbraio di quest’anno, in occasione dell’apertura del vertice degli Amici della Siria in Tunisia, William Hague ha dichiarato: “Incontrerò i leader del Consiglio nazionale siriano tra pochi minuti … Noi, in accordo con altre nazioni, d’ora in poi tratteremo con loro, riconoscendoli come i legittimi rappresentanti del popolo siriano “.

Il portavoce ufficiale del CSN di più lunga data è l’accademica siriana con sede a Parigi Bassma Kodmani.

Bassma Kodmani è stata vista quest’anno alla conferenza Bilderberg a Chantilly, in Virginia.

La Kodmani è un membro dell’ufficio esecutivo e responsabile degli affari esteri del Consiglio Nazionale Siriano. La Kodmani è molto vicina al centro della struttura di potere del CSN, ed è uno dei portavoce più irruenti del Consiglio. “Nessun dialogo con il regime al potere è possibile. Possiamo solo discutere su come passare a un sistema politico diverso”, ha dichiarato questa settimana. E in questo passo viene  citata dal notiziario dell’AFP dichiara: “Il prossimo passo deve essere una risoluzione ai sensi del capitolo VII, che consente l’utilizzo di tutti i mezzi legittimi, inclusi mezzi coercitivi, l’embargo sull’importazione di armi, nonché l’uso della forza per obbligare il regime ad accondiscendere con noi”.

Questa affermazione si traduce nel titolo “I Siriani richiedono peacekeepers dell’ONU armati” (dell’australiano Herald Sun). Quando si invoca un’azione militare internazionale su larga scala ci sembra ragionevole chiedersi: Ma chi è, con esattezza, che la invoca? Possiamo dire, semplicemente, “un portavoce ufficiale del CSN”, oppure sarebbe necessario informarsi meglio?

Quella di quest’anno era la seconda conferenza Bilderberg della Kodmani. Nel corso della conferenza 2008, la Kodmani è stato inserita nella lista come francese, ma nel 2012, la sua “francesità” era venuta meno e lei era stata contrassegnata semplicemente come “internazionale” – perché la sua patria era diventato il mondo delle relazioni internazionali.

Qualche anno fa, nel 2005, la Kodmani lavorava per la Fondazione Ford al Cairo, dove era direttrice del loro del programma di controllo e cooperazione internazionale. La Fondazione Ford è una grande organizzazione, con sede a New York, e già allora la Kodmani aveva fatto carriera. Ma stava per fare molta altra strada, a livello professionale.

Nello stesso periodo, nel mese di febbraio del 2005, le relazioni degli Stati Uniti con la Siria subirono un grave deterioramento ed il presidente Bush richiamò in sede il suo ambasciatore da Damasco. Un mucchio di progetti dell’opposizione risalgono proprio a questo periodo. “Il denaro degli Stati Uniti per le figure dell’opposizione siriana ha cominciato a scorrere a fiumi sotto la presidenza di George W. Bush, dopo il suo congelamento delle relazioni con Damasco nel 2005“, scrive il Washington Post.

Nel settembre del 2005, la Kodmani fu nominata direttore esecutivo della Arab Reform Initiative (ARI) – un programma di ricerca avviato dal potente gruppo di pressione degli Stati Uniti, il Council on Foreign Relations (CFR).

Il CFR è un thinktank estremamente influente in politica estera, e l’iniziativa Arab Reform è descritta sul suo sito web come un “CFR Project“. Più specificamente, l’ARI è stata avviata da un gruppo all’interno del CFR chiamato “US / Middle East Project” – un corpo di diplomatici di alto livello, di funzionari di intelligence e di finanziatori, di cui l’obiettivo dichiarato è di effettuare un’ “analisi delle politiche regionali” allo scopo di “prevenire i conflitti e promuovere la stabilità dei paesi arabi”. Il progetto US / Middle East persegue questi obiettivi sotto la guida di una commissione internazionale presieduta dal generale (in pensione), Brent Scowcroft.

Brent Scowcroft (presidente emerito) è un ex consigliere della sicurezza nazionale del presidente degli Stati Uniti – ha assunto il ruolo di Henry Kissinger. Seduto al fianco di Scowcroft nel consiglio internazionale è il suo compagno geo-stratega, Zbigniew Brzezinski, che gli succedette come consigliere per la sicurezza nazionale ed anche Peter Sutherland, presidente della Goldman Sachs International. Già nel 2005, risulta che una branca istituzionale di alto livello dell’intelligence e della finanza occidentale aveva selezionato la Kodmani per eseguire un progetto di ricerca in Medio Oriente. Nel settembre dello stesso anno, la Kodmani fu nominata direttore del programma a tempo pieno. In precedenza, nel 2005, il CFR assegnò il “controllo finanziario” del progetto al Centre for European Reform (CER).

Il CER è supervisionato da Lord Kerr, vice presidente della Royal Dutch Shell. Kerr è un ex capo del servizio diplomatico ed è un consulente senior presso la Chatham House, (un thinktank vetrina dei migliori cervelli dell’ estabishment diplomatico britannico).

Il responsabile del CER è Charles Grant, un ex redattore in materia di difesa dell’ Economist, e oggi membro del Consiglio europeo per le Relazioni Estere, un “thinktank pan-europeo” pieno zeppo di diplomatici, di industriali, di professori e di Primi Ministri. Nella lista dei suoi membri troverete il nome: “Bassma Kodmani (Francia / Siria) – Direttore Esecutivo, dell’ Iniziativa per l’Arab Reform“.

Un altro nome sulla lista è : George Sorosil finanziere la cui non-profit “Open Society Foundations” è la fonte primaria di finanziamento dell’ ECFR. A questo livello, nel bel mondo del settore bancario, della diplomazia, dell’industria, dei servizi segreti e di vari istituti e fondazioni di politica, tutti interrelati, piazzata lì, nel bel mezzo di tutto questo, ci troviamo la Kodmani.

Il punto è che la Kodmani non è una “attivista pro-democrazia” presa a caso a cui capita di essersi trovata davanti a un microfono. Ha impeccabili credenziali diplomatiche internazionali: lei ricopre la carica di direttore della ricerca presso l’Académie Diplomatique Internationale – “un’istituzione indipendente e neutrale dedicata a promuovere la diplomazia moderna”. L’Académie è diretta da Jean-Claude Cousseran, un ex capo della DGSE – il servizio di intelligence straniera francese.

Un’immagine sta emergendo della Kodmani ed è quella della fidata luogotenente dell’industria della promozione della democrazia anglo-americana. La sua “provincia di origine” (secondo il sito web del CSN) è Damasco, ma ha stretti rapporti professionali e di lunga data, precisamente con quei poteri ai quali sta chiedendo di intervenire in Siria.

E molti dei suoi colleghi portavoce dell’opposizione sono ugualmente ben introdotti.

Radwan Ziadeh

Un altro rappresentante spesso citato del CSN è Radwan Ziadeh – direttore delle relazioni estere presso il Consiglio Nazionale Siriano. Ziadeh ha un curriculum impressionante: dirigente in un thinktank finanziato dal governo federale di Washington, l’US Institute of Peace (il cui Consiglio di Amministrazione è pieno zeppa di ex allievi del Dipartimento della Difesa e del National Security Council, il cui presidente è Richard Solomon, ex consigliere di Kissinger nel NSC).

Nel mese di febbraio di quest’anno, Ziadeh ha aderito ad un gruppo elitario di falchi di Washington firmando una lettera che invitava Obama a intervenire in Siria: i suoi co-firmatari sono James Woolsey (ex capo della CIA), Karl Rove (portaborse di Bush Jr), Clifford May (del Committee on the Present Danger) e Elizabeth Cheney, ex capo del Pentagono del Gruppo Iran-Siria Operations [moglie del ex vice presidente di Bush, Dick Cheney, quello che spara agli esseri umani e li chiama “incidenti di caccia”, NdR].

Ziadeh è un organizzatore instancabile, un membro di prima classe in possesso di informazioni riservate di Washington, con entrature in alcune dei più potenti thinktank. Le connessioni di Ziadeh si estendono ovunque fino ad arrivare a Londra. Nel 2009 è diventato un membro associato esterno presso la Chatham House, e nel giugno dello scorso anno si è messo in evidenza nel quadro di una delle loro manifestazioni – “In previsione del futuro politico della Siria” – condividendo una piattaforma con il suo collega del CSN il portavoce Ausama Monajed (più oltre ulteriori informazioni su Monajed) e l’altro membro del CSN Najib Ghadbian.

Ghadbian è stato identificato dal Wall Street Journal come un intermediario iniziale tra il governo americano e l’opposizione siriana in esilio: “Un primo contatto tra la Casa Bianca ed il NSF [National Salvation Front] è stato preparato e condotto da Najib Ghadbian, che è uno scienziato politico dell’Università dell’ Arkansas . “Questo è successo nel 2005. L’anno considerato come uno spartiacque. Attualmente, Ghadbian è un membro della segreteria generale del CSN, ed è nel comitato consultivo dell’ organo politico con sede a Washington chiamato Centro siriano per gli studi politici e strategici (SCPSS) – una organizzazione co-fondata da Ziadeh.

Ziadeh si è creato collegamenti come questo per anni. Già nel 2008, Ziadeh partecipò ad una riunione di esponenti dell’opposizione in un edificio governativo di Washington: una mini-conferenza intitolata “La Siria Nella sua Transizione“. La riunione era co-sponsorizzata da un’organo statunitense chiamato il Consiglio della Democrazia e con la partecipazione un’organizzazione chiamata il Movimento per la Giustizia e lo Sviluppo (MJD) con sede nel Regno Unito. È stato un grande giorno per il MJD – il loro presidente, Anas Al-Abdah, aveva viaggiato fino a Washington dalla Gran Bretagna per l’evento, assieme al loro direttore delle pubbliche relazioni. Ecco a voi, dal sito web del MJD, una descrizione della giornata: “La conferenza ha visto una svolta eccezionale, in ragione del fatto che la sala assegnata era gremita di ospiti della Camera dei Deputati e del Senato, i rappresentanti dei centri di studi, giornalisti ed espatriati siriani [sic ] negli Stati Uniti“.

La giornata si è aperta con un discorso introduttivo tenuto da James Prince, capo del Consiglio della Democrazia. Ziadeh era in un piattaforma di esperti presieduto da Joshua Muravchik (l’ultra-interventista autore del op-ed “Bomb Iran” del 2006). Il tema della discussione era “L’emergere di un’opposizione organizzata”. Seduto accanto a Ziadeh nel pannello di esperti c’era il direttore delle relazioni pubbliche del MJD – un uomo che sarebbe poi diventato il suo portavoce e collega del CSN – Ausama Monajed.

Ausama Monajed

Insieme alla Kodmani e Ziadeh, Ausama (o, talvolta, Osama) Monajed è uno dei portavoce più importanti CSN. Ce ne sono altri, naturalmente – il CSN è infatti è molto grande e comprende anche la Fratellanza Musulmana.

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Monajed spesso spunta come un fungo nella veste di commentatore di canali televisivi. Eccolo alla BBC, che parla dal loro ufficio di Washington. Monajed non è uso addolcire il suo messaggio: ” assistiamo a scene in cui ci sono civili abbattuti e bambini massacrati e uccisi e donne violentate, sugli schermi televisivi, quotidianamente.”

Nel frattempo, oltre che ad Al Jazeera, Monajed, parla di “ciò che sta veramente accadendo, in realtà, sul territorio” – parla dei “miliziani di Assad”, che “vengono a violentare le loro donne, a massacrare i loro figli ed ad uccidere i loro anziani“.

Monajed si è anche presentato, pochi giorni fa, nelle vesti di blogger, sull’Huffington Post UK, dove ha spiegato “Perché il mondo deve intervenire in Siria” – chiedendo “un’assistenza militare diretta” ed un “aiuto militare straniero“. Quindi, ancora una volta, la domanda legittima potrebbe essere: ma chi è veramente questo portavoce che sta chiedendo un intervento militare?

Monajed è membro del CSN, consulente del suo Presidente, e secondo la sua biografia del CSN, è “il fondatore e direttore di Barada Television“, un canale satellitare pro-opposizione con sede a Vauxhall, una zona sud di Londra. Nel 2008, pochi mesi dopo aver partecipato alla conferenza la “Siria nella sua Transizione” Monajed era di nuovo a Washington, invitato a pranzo da George W Bush, assieme ad una manciata di altri dissidenti, come Garry Kasparov.

Nello stesso periodo, nel 2008, il Dipartimento di Stato Usa conosceva Monajed come “direttore delle relazioni pubbliche del Movimento per la Giustizia e lo Sviluppo (MJD), che conduce una lotta per un cambiamento pacifico e democratico in Siria”.

Diamo un’occhiata più da vicino al MJD. L’anno scorso, il Washington Post prese una storia da Wikileaks, che aveva pubblicato messaggi diplomatici riservati. Queste missive sembrano dimostrare un notevole flusso di denaro dal Dipartimento di Stato americano verso il Movimento per la Giustizia e lo Sviluppo che ha sede in Regno Unito. Secondo il rapporto del Washington Post: “la Barada TV è strettamente collegata al Movimento per la Giustizia e lo Sviluppo, con sede a Londra, che è una rete di esuli siriani. Missive diplomatiche statunitensi riservate dimostrano che il Dipartimento di Stato ha convogliato un ammontare di denaro che arriva a $ 6 milioni di dollari nelle casse del gruppo sin dal 2006 [nel 2010 Napolitano ha insignito Assad della gran Croce al Merito] per far funzionare il canale satellitare e finanziare alcune altre attività all’interno della Siria. “

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Come riporta il Washington Post:

“Diverse Missive diplomatiche statunitensi dall’ambasciata di Damasco rivelano che gli esuli siriani hanno ricevuto denaro da un programma del Dipartimento di Stato chiamato The Middle East Partnership Initiative. Secondo le lettere, il Dipartimento di Stato ha convogliato denaro per finanziare un gruppo di esuli attraverso il Democracy Counsil, un’organizzazione senza scopo di lucro con sede a Los Angeles “.

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Questa non è una novità. Torniamo un po’ indietro all’inizio del 2006, e vi ritroverete il Dipartimento di Stato che annuncia una nuova “opportunità di finanziamento” chiamato “programma per la democrazia in Siria“. In offerta, finanziamenti per un valore di “5 milioni di dollari nell’ anno fiscale federale 2006″. L’obiettivo delle sovvenzioni? “Accelerare l’opera dei riformatori in Siria“.

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Un combattente chiave di questa battaglia per i cuori e le menti è il giornalista americano e blogger del Daily Telegraph, Michael Weiss.

Michael Weiss

Uno dei maggiori esperti occidentali sulla Siria e ampiamente citato – è un entusiasta dell’ intervento occidentale – Michael Weiss fa eco all’ambasciatore Ross, quando dice che : “L’intervento militare in Siria non è tanto una faccenda di preferenze ma di ineluttabilità“.

Alcuni degli scritti interventisti di Weiss possono essere trovati in un sito web denominato “NOW Libano”, un sito pro-Washington, con sede a Beirut – la cui sezione “NOW Siria” è una fonte importante di aggiornamenti sugli eventi siriani. NOW Libano è stato fondato nel 2007 dall’ executive della Saatchi & Saatchi, Eli Khoury. Khoury è stato descritto dal settore pubblicitario come uno “specialista in comunicazione strategica, specializzato in immagine aziendale e sviluppo del marchio e dell’immagine di governo “.

Weiss ha detto in NOW Libano, nel mese di maggio scorso, che grazie al flusso di armi ai ribelli siriani “abbiamo già iniziato a vedere qualche risultato.” Ha, inoltre, mostrato una analoga approvazione dell’evoluzione delle milizie, già pochi mesi prima, in un pezzo scritto per il New Republic: “Nelle ultime settimane, l’esercito siriano libero e altre brigate di ribelli indipendenti hanno fatto passi da gigante” – dopo di che, come qualsiasi blogger potrebbe fare, ha dato il suo “Bollino blu a favore di un intervento militare in Siria”.

Ma Weiss non è solo un blogger. Ed è anche il direttore delle comunicazioni e pubbliche relazioni presso la Henry Jackson Society, un thinktank di politica estera ultra-ultra-interventista.

I mecenati della Henry Jackson Society internazionali sono: James “ex-boss”della CIA Woolsey, Michael “sicurezza nazionale” Chertoff, William “PNAC” Kristol, Robert “PNAC” Kagan , Joshua “Bomb Iran” Muravchick, e Richard “Principe delle Tenebre “Perle.

La Henry Jackson Society è intransigente nella sua “strategia di avanzamento” verso la democrazia. E Weiss è incaricato del suo messaggio. La Henry Jackson Society è orgogliosa del suo capo PR che ha una così vasta portata d’influenza: “Lui è l’autore dell’influente rapporto: “Intervento in Siria? Una valutazione della legittimità, logistica e rischi “, che è stato riproposto e approvato dal Consiglio Nazionale Siriano.”

[…] Il fondatore di Barada TV, Ausama Monajed, editò il rapporto di Weiss, lo pubblicò attraverso la sua organizzazione (l’SRCC) e lo passò al Consiglio Nazionale Siriano, con il supporto della Henry Jackson Society.

L’Osservatorio Siriano per i diritti umani

La giustificazione dell’ “inevitabile” intervento militare è la ferocia del regime del presidente Assad: le atrocità, i bombardamenti, le violazioni dei diritti umani. L’informazione è fondamentale in questo caso, e c’è stata una sola fonte che, prima su tutte, ci ha fornito dati sulla Siria. Questa è citata costantemente ed è: “Il capo dell’Osservatorio Siriano per i diritti umani, colui che ha raccontato a VOA [Voice of America], che i combattimenti ed i bombardamenti avevano ucciso un numero di almeno 12 persone nella provincia di Homs.”

L’Osservatorio Siriano per i diritti umani è comunemente usato come una fonte indipendente di notizie e di statistiche. Proprio questa settimana, l’agenzia di stampa AFP ha diffuso questa storia: “Le forze siriane hanno martellato (con rappresaglie armate) le province di Aleppo e di Deir Ezzor , ed in conseguenza di ciò almeno 35 persone sono state uccise in tutto il paese, tra loro 17 civili, ci ha riferito un osservatore”. Le varie atrocità e i numeri delle vittime sono riportati, tutte da un’unica fonte, (citata così): “il direttore dell’Osservatorio Rami Abdel Rahman l’ha riferito all’AFP per telefono.”

Ogni orribile statistica proviene “dall’Osservatorio Siriano per i diritti umani ” (AP), che ha sede in Gran Bretagna. È difficile trovare un rapporto sulla Siria che non li citi. Ma chi sono loro? “Loro” sono soltanto una persona, Rami Abdulrahman (o Rami Abdel Rahman), che vive a Coventry.

In base a un dispaccio della Reuters del dicembre dello scorso anno: “Quando non risponde alle chiamate dei media internazionali, Abdulrahman è a pochi minuti di distanza in fondo alla strada nel suo negozio di abbigliamento, che dirige con sua moglie.”

Questo nome, “l’Osservatorio Siriano dei Diritti Umani”, suona così imponente, così ineccepibile, così obiettivo. Eppure, allorché Abdulrahman e la sua ONG che ha sede in “Gran Bretagna”, (contando in più l’AFP / ed il blog NOW Libano) sono l’unica fonte di così tante notizie circa un argomento così importante, sembrerebbe ragionevole di sottoporre questo organo a un controllo un po’ maggiore di quello che ha dovuto subire fino ad adesso.

Hamza Fakher

Il rapporto tra Ausama Monajed, il CSN, i falchi della Henry Jackson, ed i media acritici è evidente nel caso di Hamza Fakher. Il 1 ° gennaio, Nick Cohen ha scritto nell’ Observer: “Per capire la portata della barbarie commessa, ascoltate Hamza Fakher, un attivista pro-democrazia, che è una delle fonti più affidabili sui crimini del regime che lo stesso nasconde con l’oscuramento totale delle notizie.”

Prosegue poi a narrare i terribili racconti di Fakher, di torture e di omicidi di massa. Fakher a Cohen racconta di una nuova tecnica di tortura una piastra rovente di cui ha sentito parlare, ( in questi termini ): “immaginate tutta la carne che si scioglie finché l’osso non resta esposto prima che il detenuto cada sulla piastra”. Il giorno seguente, Shamik Das, scrivendo sul blog progressista “Left Foot Forward”, cita la stessa fonte: “Hamza Fakher, un attivista pro-democrazia, descrive una realtà ripugnante …” – e dunque la lista delle atrocità già indicata a Cohen si ripete.

Allora, domandiamoci, ma chi è esattamente questo “attivista pro-democrazia”, che si chiama Hamza Fakher?

Fakher, si scopre, è il co-autore di Revolution in Danger, un “Resoconto strategico della Henry Jackson Society “, pubblicato a febbraio di quest’anno. È anche co-autore di una nota informativa con il direttore per le comunicazioni della Henry Jackson Society, Michael Weiss. E quando non è impegnato nel co-redigere note informative strategiche della Henry Jackson Society, Fakher è il responsabile per la comunicazione del Strategic Research and Communication Centre (SRCC) londinese.

Come forse ricorderete, il SRCC è gestito da una sola persona, Ausama Monajed: “il Signor Monajed ha fondato il centro nel 2010. Ed è ampiamente citato ed intervistato dalla stampa internazionale e dai mezzi di informazione. In precedenza ha lavorato come consulente di comunicazione in Europa e negli Stati Uniti e precedentemente ha avuto il ruolo… di direttore della Barada Television … “.

Monajed è il capo di Fakher.

Se questo non bastasse, per un tocco finale in salsa di Washington, nello Strategic Research and Communication Centre troviamo Murhaf Jouejati, professore alla National Defense University di Washington – “il più importante centro di formazione dei militari di professione” “sotto la direzione del Presidente, della Giunta dei Capi di Stato Maggiore“.

Se vi capita di stare per programmare un viaggio per visitare lo “Strategic Research and Communication Center” di Monajed, lo troverete a questo indirizzo: Strategic Research & Communication Centre, Office 36, 88-90 Hatton Garden, Holborn, Londra EC1N 8PN.

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E non si deve dimenticare, che qualunque sia la destabilizzazione che è stata compiuta nell’ambito delle notizie e dell’opinione pubblica, essa viene effettuata su un duplice terreno. Sappiamo già che, (perlomeno), la “CIA e il Dipartimento di Stato stanno collaborando nello sviluppo della logistica dell’Esercito Libero dell’opposizione siriana, sia a favorire il trasferimento di forniture belliche loro destinate in Siria ed a fornir loro una formazione nell’ambito della comunicazione

I bombardieri sono pronti. I piani sono già stati elaborati.

Questi esperti di comunicazione stanno lavorando duramente per creare quello che Tamara Wittes ha chiamato un “brand positivo”.

Ci stanno vendendo l’idea di un intervento militare e di un cambio di regime, ed i media sono affamati di quel tipo di prodotto. Molti degli “attivisti” e portavoce che rappresentano l’opposizione siriana sono strettamente, (e in molti casi anche finanziariamente), legati agli Stati Uniti ed a Londra – proprio quelli che starebbero operando in favore dell’intervento. Il che significa che le informazioni e le statistiche provenienti da queste fonti non sono necessariamente pure e semplici notizie – ma che è un imbonimento per la vendita, una campagna di Pubbliche Relazioni.

Ma non è mai troppo tardi per porsi delle domande, per esaminare le fonti. Porsi domande non ci rende dei fan di Assad – questo è una falsa argomentazione. Ci rende solo meno suscettibili di raggiro.

La buona notizia è che ogni minuto nasce uno scettico.

articolo di Charlie Skelton per il Guardian UK

Fonte: The Syrian opposition: who’s doing the talking?

Zbigniew Brzezinski ha messo in guardia gli Stati Uniti, per l’ennesima volta, contro uno scontro con l’Iran. “Una guerra nel Medio Oriente, nell’attuale contesto, durerebbe per anni”, ha spiegato in un’intervista per Newsmax TV. “Le conseguenze economiche sarebbero devastanti per i cittadini americani: alta inflazione, instabilità, insicurezza”. La chiusura dello Stretto di Ormuz da parte dell’Iran, anche solo per un breve periodo, farebbe salire alle stelle il prezzo del greggio, in quanto quella rotta sarebbe troppo pericolosa. D’altronde “se l’idea è quella di mettere all’angolo l’Iran, umiliarlo, trattarlo diversamente dalle altre nazioni che hanno sottoscritto il Trattato di Non-Proliferazione, non arriveremo mai ad un accordo”.

Heliofant (“I, pet goat II”): il nostro futuro?

Il titolo viene da qui:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/09/09/quella-capretta-11-ritorno-nella-scuola.html

Produzione Heliofant (Québec).

Helios (Sole, Apollo) + Ierofante: Nei misteri di Eleusi (del dio Apollo), il sacerdote più elevato…mostra oggetti sacri (τὰ ἱερά) nei momenti culminanti dei riti iniziatici e pronuncia certe formule sacre.

http://www.treccani.it/enciclopedia/ierofante/

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MIA DESCRIZIONE (SEGNALATE PURE QUEL CHE NON HO VISTO OPPURE HO CONFUSO)

Capretta di Bush in un campo di internamento, con tanto di codice a barre stampato sulla fronte ed il 666 satanico

Sotto, il disegno di un padrone che tiene al guinzaglio il suo cane (guardiano del lager? Potentati?).

Burattinaio con mano squamata. Anello con la S (Satana? Serpente/Snake? Simbolo del dollaro? Altro?)

Marionetta Bush con cappello d’asino intrattiene il pubblico su un pavimento a scacchiera massonica. Bush cerca di dire: “Fool me once, shame on you; fool me twice, shame on me” (= “la prima volta che mi freghi è colpa tua, la seconda è mia, perché significa che sono davvero stupido”. Sulla lavagna casa in fiamme, squalo, il termine “evoluzione” che dev’essere ancora completato (evoluzione umana incompleta). Sotto la lavagna un dragone cinese ed un cervello spaccato in due emisferi (indicazione che senza il corpo calloso, con un cervello riunificato, le cose andrebbero meglio?). Bush si trasforma nel brillante, simpatico, colto Obama che presto però si mette a ridacchiare mefistofelicamente.

Bambina innocente (Alice nel paese delle meraviglie) con mela del peccato in mano. Si chiama Lily (giglio, fiore che rappresenta la dignità, la nobilità di spirito) Unica sveglia tra tante statue imprigionate. Coniglio bianco sullo sfondo. Cerchio la protegge (?). Sul retro c’è la porta di uscita, ma è alle loro spalle e nessuno la vede. Si accorge dell’inganno, lascia cadere la mela, corsa della mela interrotta da uno stivale (di Obama?) che calpesta un dollaro. Si spacca in due, sboccia un fiori di loto (simbolo della presa di coscienza). Obama ha i sudori freddi. Fuori, bandiera americana strappata e graffito che forse rimanda al Salmo 23 “Il Signore è il mio pastore”. Montagne di neve ed iceberg all’esterno (glaciazione? O inverno in stile Narnia?). Caduta delle Torri Gemelle. Osama Bin Laden con etichetta identificativa della CIA.

Pozzi petroliferi in piena attività, petrolio in abbondanza (boom petrolifero?)

Vortice a spirale nel cielo.
Statua della Libertà (nel sito di Heliofant è identificata come Signora della Servitù) sorge su una Stella di Davide (riferimento alla lobby sionista a Washington?). La sua fiaccola precipita a terra. Uovo orfico (simbolo di potenziale creativo, vitale, spirituale). Barca funeraria egizia, trasporta invece il Cristo (Osiride, Apollo, ecc.), in uno stato di sospensione animica (“in sonno”).

Draco (questo è il suo nome), il Grande Fratello, ne avverte la presenza. Si dimena, ma continua a monitorare e manipolare il cervello dell’umanità terrorizzandola con le notizie sui crolli di borsa e nuove guerre nel mondo (il colore giallo è il colore della fase di trasformazione alchemica verso la “coscientizzazione”). Nel cielo sfrecciano gli stealth che bombardano l’Islam. La Pietà, ma al posto di Gesù vi è un’umanità islamica massacrata. Corvi trasformati in farfalle dal Cristo. Bimbo soldato africano: gli regalano un mitra. Il lavoratore latinoamericano sprofonda nella melma assieme alla sua falce ed al suo martello. Il taoismo non impedisce che i carri armati cinesi schiaccino le proteste pacifiche (simbolo della tigre, una tigre che non vorrebbe farsi domare – cf. Aslan, non è un leone mansueto” – “not a tame lion”. Affarista morto dentro e fuori (lobby neoliberista di Shanghai?) l’avverte di restarsene tranquilla e spegne la sua luce di rivolta.
Il Fuoco della Verità (così è chiamato il Cristo sul sito di Heliofant), si avvicina, il terzo occhio spalancato è SOTTO la piramide; la propaganda si fa martellante, intollerabile, urlata. La barca egizia attraversa delle porte dimensionali o qualcosa del genere. La danza di Shiva. I pesci del Cristo. Un fallo di ghiaccio a rappresentare i campanili delle chiese cristiane (anticristiani). La Prostituta nell’albergo a ore a forma di fallo (la Chiesa? Il simbolo dell’umiliazione mascolina/fallica della femminilità?) patisce l’avvento del Cristo. L’esercito di terracotta dei manager si polverizza. I media/Grande Fratello fuggono, l’umanità si rialza. La danza sufi del derviscio e la danza degli dèi mesoamericani (vedi sotto) si aggiungono a quella di Shiva (forse indicazioni dell’autentica religiosità?). Risveglio del Cristo: apre gli occhi tra i fiori di loto. Crollo della Chiesa.  La barca procede verso l’Alba, asteroidi e bolidi vari attraversano il cielo, un meteorite colpisce e distrugge la piramide di Cheope.

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SIGNIFICATI DEI PROTAGONISTI DELL’ANIMAZIONE (dal sito di Heliofant)

Cristo/Fuoco della Verità: “Siete voi!!! Quanto diventate consapevoli della vostra filiazione con il Divino e della fratellanza tra gli uomini!!!”

Bush/Obama: “il burattino della destra e della sinistra ed altri livelli di privazione dei diritti civili. Vi distrae mentre Draco tesse la sua tela” [destra e sinistra sono polarizzazioni arbitrarie che dividono e distraggono].

Lily (la ragazzina innocente): “un’improvvisa presa di coscienza: questa mela non è mia, appartiene a qualcun altro”.

Sun Sue (la manifestante): “si oppone coraggiosamente a quelli che vorrebbero schiavizzarla”.

Aali (il bambino della Pietà che poi diventa derviscio): “il cuore vorticoso dell’Islam si risveglia nell’unico Dio vero! È libero e non necessita di controllo”

Juan Pepito (il lavoratore latinoamericano socialista): “Dopo anni di sfruttamento economico e degrado ambientale, Juan “Pepito” si sente sprofondare” [pepito nel virgolettato a simboleggiare la pepita d’oro: ogni individuo è prezioso?].

Il Bambino Blu (dio mesoamericano): “custode della fiamma”.

La Signora Q (vecchia prostituta): il suo tallone d’Achille è il sesso (repressione, indulgenza edonistica) e la vergogna che prova.

Ludovic (il bambino manipolato): dal latino “ludo” (gioco) e “ovum/ovis” (uovo). L’uovo è simbolo di potenziale genetico e spirituale, ma “ovis” è anche pecora in latino. In realtà Ludovico viene dal germanico e significa “combattente illustre”

Il Mago: “La mano invisibile e lo spirito di follia che cerca di acquistare sempre più controllo con l’inganno, le bugie, i veleni, i falsi attentati terroristici, le guerre, i giganteschi apparati burocratici e legali, per estrarre l’energia degli abitanti della Terra. Egli teme la luce del giorno, come teme la vita stessa, ed opera nell’ombra. Il suo più grande potere è il suo controllo della zecca, ossia del denaro”.

F35: la prova che noi siamo una colonia e Arabia Saudita, Canada ed Australia no

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

Web Caffè Bookique [Facebook]

Ormai tutti sanno che l’F-35 è inferiore ai suoi concorrenti russi (e forse perfino ai cinesi) nel duello aereo, che non assicura la superiorità nemmeno per i prossimi cinque anni, non fa niente di più di un vecchio aereo nelle operazioni militari in corso, sarà già vecchio per quelle del prevedibile futuro e costa una barca di quattrini…Questi aerei non servono alle esigenze operative, semmai le creano, e che poi servano veramente è solo un caso o una conseguenza. Abbiamo già avuto un precedente di questo genere con la Lockheed e i C.130. La commessa serviva a far intascare soldi a pochi avventurieri e far fare carriera a qualche politico e alla sua cordata di militari. Se non avessimo avuto i C.130, saremmo stati a piedi in tutte le missioni internazionali mendicando e facendo l’autostop. Con l’F-35 sta succedendo la stessa cosa, solo che questa volta la riuscita è in dubbio prima ancora dell’uscita. Ma lui, il caccia, il suo mestiere l’ha già fatto. A meraviglia. Prima ancora di farsi vedere. Dal 1996 a oggi, lobbisti e vertici politici e militari in Italia e nella Nato si sono perfettamente integrati giurando fedeltà all’F-35. Dotarsi dell’F-35B, la versione a decollo corto, ha giustificato l’allestimento della portaerei Cavour e viceversa. Se ora la versione B non viene costruita, saremo gli unici al mondo ad avere due portaerei senza aerei. Comprare gli F-35 ha permesso alla Nato e ai nostri strateghi di creare “falsi futuri” e inventarsi le minacce. Inoltre, spendere tanto denaro in tempo di crisi per gli aerei ha fornito la certezza che la crisi non esiste, oppure che i nostri governanti se ne fregano. In ogni caso sono certezze che di questi tempi valgono un patrimonio. E cosa si vuole di più da un onesto aereo? Di questo passo qualcuno pretenderà che voli“.
Generale Fabio Mini, la Repubblica, 22 gennaio 2013

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“A guardar bene oltre il fumo della propaganda, Bersani non vuole tagliare le spese militari. Vuole solo tagliare le spese per gli F-35. Attenzione alle parole “tagliare le spese per gli F-35”. Bersani non ha detto che non vuole comprare gli F-35 ma solo che ne vuole comprare di meno. Magari non 90 ma 70 o 50 o 30. Qual è il numero giusto per Bersani? Qualcuno glielo chieda per favore.

1. l’Italia ha già speso 2,7 miliardi di dollari per comprare questi cacciabombardieri con il pieno consenso del Partito Democratico;

2. il 28 marzo 2012 il Partito Democratico si è rifiutato di approvare una mozione presentata dall’On.Savino Pezzotta che proponeva la cancellazione del programma F-35;

3. il Ministero della difesa ha già ordinato nel 2012 tre F-35 impegnando altri 270 milioni con il pieno consenso del Partito Democratico;

4. l’accordo Italia-Usa per l’acquisto degli F-35 porta la firma di Lorenzo Forceri del Partito Democratico (2007);

5. l’anno scorso il governo Monti ha aumentato la spesa militare italiana di altri 1.300 milioni di europortando la spesa militare italiana dal 18 al 28% con il pieno consenso del Partito Democratico;

6. l’anno scorso il Partito Democratico ha sostenuto e approvato una legge che:

assegna alle Forze Armate più di 230 miliardi per i prossimi 12 anni senza aumentare di un solo grado la nostra sicurezza;

aumenta di fatto la spesa pubblica;

taglia il personale per comperare i cacciabombardieri F35 e altre armi;

trasforma le Forze Armate in uno strumento da guerre ad alta intensità incompatibile con l’articolo 11 della Costituzione;

costringerà i comuni alluvionati o colpiti da una catastrofe naturale a pagare il conto dell’intervento dei militari;

non prevede alcuna cancellazione degli sprechi e dei privilegi né una vera riqualificazione della spesa militare”.

http://www.lavorincorsoasinistra.it/wordpress/?p=5642

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Il Canada rinuncia agli F-35

A Israele li regalano. Arabia Saudita, Canada ed Australia li rifiutano.

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“Secondo il Sunday Telegraph, che ne ha rivelato l’esistenza, l’avveniristico e costosissimo caccia-bombardiere Usa di ultima generazione, l’F-35 Jsf Lockheed Martin, potrebbe esplodere se venisse colpito non solo da fuoco nemico, ma anche da un fulmine. La causa di questa vulnerabilità sarebbe legata al serbatoio del carburante. I tecnici della Difesa, scrive il Telegraph, avrebbero scoperto che nella continua ricerca di soluzioni per alleggerire il jet i progettisti e le aziende costruttrici hanno ridottoanche lo spessore dell’involucro del serbatoio, rendendolo così più vulnerabile, rispetto ai jet di vecchia generazione, sia al fuoco nemico che ai fulmini“.
Repubblica, 21 gennaio 2013

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C’è chi può scegliere cosa comprare e chi no.

“Restano praticamente inalterate le spese previste per gli acquisti militari (compreso il capitolo da 12 miliardi per i contestati F35) mentre sul taglio del personale va in scena una sorta di deroga alla regola generale del 10% che è stata imposta agli altri comparti dello Stato ma che di fatto risparmia i militari: per loro il taglio sarà della metà, forse meno”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/10/spending-review-alla-difesa-tagli-solo-alle-missioni-allestero-restano-f35/289679/

“Il recente contratto “monstre” da circa 30 miliardi di dollari firmato dall’aeronautica saudita per 84 F-15SA, induce ad interessanti riflessioni. In questi tempi in cui, nel bene e nel male, l’F-35 è sotto i riflettori, un contratto così importante per valore economico e strategico assegnato ad un caccia in servizio dal 1974, merita un approfondimento a tutto campo sul settore dei cacciabombardieri supersonici.

Da decenni, i vari aeroplani da combattimento si collocano per convenzione in diverse generazioni. Attualmente siamo giunti alla quinta, cui appartengono gli americani F-22 e F-35, e, in teoria, il russo T-50 ed il cinese J-20, ovviamente con diverse peculiarità, ma con la matrice comune della bassa immagine radar, l’arcinota “stealthness”. Per molti analisti ed addetti ai lavori, pare che tutte le altre caratteristiche siano totalmente insignificanti o nettamente secondarie, ma evidentemente qualche generale e consulente della Royal Saudi Air Force e di molte altre forze aeree non la pensa così.
Gli 84 F-15SA ordinati dalla monarchia feudale più ricca e potente del mondo, sono tra i caccia più efficaci e sperimentati del pianeta. Dotati di una suite avionica e sensoristica di primordine, potranno in futuro incorporare anche alcune caratteristiche della recente versione semi-stealth F-15SE “Silent Eagle”, con cui Boeing spera di contrastare il Lightining II (l’F35, NdR).

Per meglio comprendere le differenze e le peculiarità di due caccia così diversi, giova rammentare la genesi dei due progetti. L’Eagle nacque a fine anni ’60 dal requisito F-X, con cui l’USAF richiedeva un air superiority fighter ad altissime prestazioni, in grado di spazzare dal cielo ogni rivale presente e futuro, mentre il requisito del JSF (Joint Strike Fighter – caccia bombardiere interforze) risale ai primi anni ’90 ed identificava un caccia relativamente leggero, con vocazione primaria d’attacco al suolo e caratteristiche stealth.

Estremizzando, l’F-15 è il campione delle missioni aria-aria, mentre l’F-35 assomiglia molto ad un F-117 più evoluto e supersonico, con vocazione primaria aria-superficie e solo secondariamente aria-aria.

Il vero successore dell’Eagle (F-15) avrebbe dovuto essere l’F-22 Raptor, definito con toni roboanti “air dominance fighter”, ma in realtà per gravi problemi tecnici e finanziari, il super caccia Lockheed ha già terminato la sua produzione, mentre quella dell’Eagle proseguirà per almeno altri 10 anni.

Nelle intenzioni dell’USAF, l’F-22 e l’F-35 avrebbero dovuto ricreare l’azzeccato “hi-low mix” F-15/F-16, ma con l’improvviso arresto della produzione a neanche 200 esemplari del costosissimo Raptor, l’F-35 ha dovuto improvvisamente assumere il ruolo di caccia di punta dell’industria statunitense.

Senza addentrarsi nei meandri della radaristica più spinta, secondo i cui esponenti nessun F-35 riuscirebbe ad eludere i radar 3D o di scoperta ed attacco dell’ultima generazione (e forse anche alcuni della penultima), non fosse altro perché nei 20 anni di sviluppo dell’F-35 sono state realizzate decine di radar con caratteristiche mirate proprio a scoprire i bersagli stealth, la grande valenza della bassa osservabilità radar appare se non un mito, quanto meno una caratteristica troppo enfatizzata.

Forse troppi dimenticano che un aeroplano deve soprattutto volare bene e volare sempre, intendendo  in ogni condizione meteo e per tutta la sua vita operativa, come ben sa una forza aerea come quella israeliana che ha fatto della combat readiness il suo credo operativo ed il cardine del suo successo. Inoltre, appena un caccia incomincia a manovrare, la sua immagine radar, per quanto piccola, si altera bruscamente ed altrettanto accade montando gli inevitabili piloni esterni, pena un armamento ed una persistenza di combattimento risibili.

Fin qui si potrebbe obiettare che al di là della stealthness comunque l’F-35 ha in sé una valenza estremamente innovativa, rappresentata dagli inediti sensori, in particolare il nuovo radar AESA Northrop Grumman AN/APG-81, il FLIR/EO di nuova generazione e la suite di autoprotezione, ma questo non basta.

Al di là degli slogan commerciali, un aereo da combattimento, indipendentemente dalla sua generazione, deve appunto combattere con efficienza ed efficacia. Questo spiega l’affermazione dell’F-15 in una gara così importante, in cui il cliente saudita ha privilegiato l’affidabilità e la combat readiness di un aeroplano supercollaudato, qualità inequivocabilmente dimostrate dall’Eagle in circa 40 anni di operazioni, sia in missioni di caccia ed intercettazione, sia di strike ed attacco.

Per giunta, quando il gioco si fa duro ed è necessario utilizzare armi quali le bombe “bunker buster”  GBU-28 da oltre 2.200 kg, l’Eagle rimane l’unica opzione possibile.

Da notare che gli F-15SA (al cui standard saranno poi trasformati anche i 72 F-15S già in servizio, nell’ambito del medesimo contratto), adottano molti componenti equivalenti a quelli montati dal Lightning II, tra cui il radar AESA Raytheon AN/APG-63(V)3 (già sperimentato su alcuni F-15C USAF dispiegati in Alaska e sugli F-15SG di Singapore) e la suite di autoprotezione BAE Systems (North America, la ex Loral) DEWS, praticamente identica a quella dell’F-35.

Finora il rivoluzionario Lightning II ha dimostrato soprattutto uno sviluppo quanto mai problematico ed un innalzamento dei costi che ha dell’incredibile, mentre l’Eagle nelle varie versioni si è distinto in combattimento per una notevole efficacia ed un’altrettanto evidente versatilità. Probabilmente molte altre aeronautiche militari dimostreranno il pragmatismo e la sagacia della forza aerea saudita“.

http://www.cesi-italia.org/dettaglio.php?id_news=833

N.B. RINGRAZIO LEONARDO GIOVANNELLI PER IL SUO FONDAMENTALE CONTRIBUTO.

Al progetto di sviluppo hanno collaborato anche gli Australiani ed ecco cosa hanno concluso a febbraio 2012 (commissione parlamentare):
“There has been a lot of effort in pulling together this great collaborative goodwill and industry network. The only trouble is that we are building the wrong aircraft“.
La simulazione australiana conferma il terribile scenario della RAND Corporation di qualche anno fa. Contro gli aerei cinesi, solo 30 F35 tornerebbero alla base, su 240 inviati.Ecco un significativo scambio di battute in commissione:
Mr O’DOWD: Do I get this right: Russia and China have already got a better aircraft than the F35? (Russi e Cinesi hanno già aerei migliori dei nostri?)
Mr Goon : Yes. ()
Mr O’DOWD: We have got 14 F35s on order, have we? (abbiamo ordinato 14 F35?)
Mr Goon : Two. (2)
Mr O’DOWD: Two, 12 or 14, whatever it is. Where do we go from here? I hear what you are saying, but do we stop, progress or change our path? (che si fa? andiamo avanti o torniamo indietro?)
Mr Goon : I see there are great opportunities for Australia—I honestly do. I see sitting down with our American colleagues and together saying, ‘Hey, we have got a problem!” (c’è una grande opportunità: sederci al tavolo con i colleghi americani ed ammettere che abbiamo un problema)
*****
“Il progetto JFS si è però rivelato ben presto fallimentare. I ritardi ed i costi del programma si sono rivelati più alti del previsto e continuano ad aumentare giorno dopo giorno.

Sembra di essere di fronte ai nostri lavori pubblici: il costo medio ad aereo è aumentato dell’81%, passando da 62 milioni di dollari a 112,4 calcolando ricerca, sviluppo e produzione.

Ancor peggio per i costi di produzione del singolo aereo, aumentati dell’85% passando da 50 a 92,3 milioni. E la fase iniziale, quella finanziata con il miliardo dell’Italia, è passata dai 20 miliardi previsti ai 40 miliardi effettivi.

L’aumento è stato tale da sforare la legge Nunn McCurdy, che impone una riapprovazione politica dei programmi militari nel caso il loro costo superi del 25% quello previsto all’origine (ma gli USA sono ormai in ballo e la riapprovazione è data per certa).

Gli USA dovrebbero comprare ben 2.443 esemplari di F35, per un esborso che, al momento, si stima di 323 miliardi di dollari, ma come detto è un costo che continua ad aumentare.

L’Italia invece aveva dichiarato nel 2007 di volerne comprare 131, per una spesa stimata all’epoca in 7 miliardi di euro, ma che oggi, con i prezzi che sono lievitati, ha raggiunto la cifra di 15 miliardi di euro. Ma anche questa folle cifra sembra destinata ad aumentare.

Fallimento per fallimento: un aereo che fa “venire i sudori freddi”

Sede della Rand Corporation

L’F35 sembra essere un fallimento su tutto il fronte. La RAND Corporation, società di analisi strategiche che collabora col Dipartimento della Difesa USA, ha apertamente criticato l’F-35, che, secondo le proprie simulazioni non sarebbe in grado di competere con il cacciabombardiere russo Su-35 in un combattimento aereo, non essendo veloce nel virare, salire di quota e accelerare.

Vien da chiedersi “ma cosa sa fare allora?”.

Critiche simili da Pierre Sprey, il progettista dell’F-16, per il quale l’F35 è pesante e poco reattivo.

Ancora più pesante ci è andato il maggiore Richard Koch dell’United States Air Force (USAF), a capo dell’ufficio di superiorità aerea del “USAF Air Combat Command”, che

Tutti i problemi che il progetto ha vissuto, hanno fatto subire al velivolo anche critiche sulla sua autonomia di volo.

ha dichiarato di “svegliarsi la notte con i sudori freddi al pensiero che l’F-35 avrà solo due armi per la superiorità aerea”.

Altre critiche sono state sulla scarsa autonomia di volo, e soprattutto sui costi del progetto.

Quella che doveva essere una idea geniale, ovvero creare un unico aereo per 3 ruoli operativi, si è rivelata una vera catastrofe economica, tanto che la stessa Marina americana ha stimato che i costi di manutenzione degli F35 saranno del 30-40% superiori a quelli dei caccia attualmente in uso.

L’Italia viene colpita da questo ultimo dato: la manutenzione degli F35 che intende comprare sarà infatti più costosa, e nulla ci garantisce che tali costi non siano ancora superiori.

Evidentemente anche gli USA hanno le loro Salerno-Reggio Calabria, ma noi di un altro progetto fallimentare non ne sentivamo il bisogno.

L’intero programma rischia di essere “terminato”

Oltre ad un aumento enorme dei costi, gli F35 si stanno dimostrando pieni di problemi, tanto che il loro vero debutto è ormai slittato al 2018, ovvero con 7 anni di ritardo rispetto al previsto.

In un importante report redatto da Frank Kendall, del Pentagono, sono usciti fuori ben 13 gravi problemi, uno dei quali addirittura è connesso alla “invisibilità” dell’aereo ai radar, che invece pare non sia così invisibile come promesso dalla azienda costruttrice Lockheed Martin.

Ed ogni giorno si scoprono nuovi problemi, ed è necessario cambiare qualcosa: il totale dei cambiamenti richiesti sinora sull’aereo ha raggiunto una cifra vertiginosa: 725.

Ed ogni cambiamento richiede altri soldi. Un pozzo senza fondo, tanto che il Pentagono stesso, sta riducendo il numero degli aerei che sta acquistando.

A Gennaio, dunque poche settimane fa, il segretario della difesa Usa Robert Gates ha sentenziato: se Lockheed non risolverà i problemi sulla versione a decollo verticale entro due anni, cancelleremo l’acquisto.

E i membri del Congresso USA cominciano a non poterne davvero più, tanto che un Repubblicano come John McCain (contese ad Obama la presidenza 4 anni fa), ha dichiarato che se le cose non miglioreranno alla svelta, tutte le opzioni dovranno essere messe sul tavolo.

E tutte le opzioni significa cancellare il programma, perdere quello che si è speso, ma almeno non continuare a buttare i soldi in un progetto fallimentare.

http://www.investireoggi.it/finanza/f35-un-progetto-fallimentare-e-pieno-di-problemi/

Commento di un lettore: “l’attenersi a un contratto è cosa buona, l’associazione allo sviluppo di qualcosa di non buono con impegno all’acquisto invece puzza di commessa mafiosa o chiamatela come volete, pur di spillare quattrini ai rispettivi governi. Diciamo che le “recensioni” sull’F-35 non sembrano ottimali, anzi, e a giudicare dal profilo che se ne può tracciare sembra quasi un affare sporco per spillare soldi pubblici”.

INFATTI: Nel 1976 l’azienda Lockheed (oggi Lockheed Martin) ammette di aver pagato tangenti a politici e militari stranieri per vendere a stati esteri i propri aerei. In Olanda è coinvolta la stessa monarchia, mentre in Germania, Giappone, e Italia i corrotti dalla Lockheed sono le strutture preposte alle valutazioni tecnico-militari dei Ministeri della Difesa, i Ministri della Difesa, e in Italia e Giappone anche i Primi Ministri. In Italia nel 1978 il Presidente della Repubblica viene travolto dallo scandalo Lockheed e si dimette.
http://it.wikipedia.org/wiki/Scandalo_Lockheed

Amerika

Congresso degli Stati Uniti
Camera dei Rappresentanti
Washington, DC 20515-3308

24 marzo 1997

Sig. Zell Setzer

P.O. Box 4198

Salisbury, NC 28145

Gentile sig. Setzer,

Allegate potrete trovare le informazioni che avete richiesto riguardo alla politica ed alle linee guida dell’esercito in merito all’istituzione di un programma di lavoro carcerario per civili e di campi di prigionia civili in installazioni militari. Queste informazioni non sono ancora state pubblicate (sono in corso di stampa), comunque, questi programmi sono stati finanziati, hanno ottenuto l’assegnazione del relativo personale e riflettono l’attuale politica dell’esercito. Spero che troverete queste informazioni utili,

Cordiali saluti,

Sinceramente vostro

BILL HEFNER

Membro del Congresso

*****

Rex 84 è l’abbreviazione di “Readiness Exercise 1984”, un programma di addestramento statunitense che, in seguito alla proclamazione dello stato di emergenza da parte del presidente, prevede la sospensione della Costituzione degli Stati Uniti, la dichiarazione della legge marziale, l’assegnazione dei governi statali e locali a comandanti dell’esercito e la detenzione di migliaia di cittadini americani giudicati una minaccia per la sicurezza nazionale.

Fu ideato da Oliver North assieme a John Brinkerhoff e Louis Giuffrida (FEMA – la protezione civile statunitense) sulla base di uno scenario precedente che contemplava l’internamento di 21 milioni di afro-americani in caso di rivolte a sfondo razziale (“Reagan aides and the secret government”, The Miami Herald, 5 luglio 1987). Questo precedente piano, del 1968, prendeva il nome di “Operation Garden Plot”. Fu richiesto dal generale Ralph E. Haines Jr. per definire le linee d’azione nell’eventualità dell’esplosione dei ghetti in conseguenza della possibile uccisione di Martin Luther King.

Fu poi investigato da Ron Ridenhour, un veterano del Vietnam che portò alla luce l’infame massacro di My Lai con una lettera al Congresso ed al Pentagono e che poi si specializzò in giornalismo investigative, morendo prematuramente, a 52 anni, nel 1998 (cf. Ron Ridenhour e Arthur Lubow, “Bringing the War Home”, New Times Magazine, 1975, pg. 20; Ron Ridenhour, “Garden Plot and the New Action Army”, CounterSpy, 1975).

Questi campi esistono già. Sono stati costruiti negli ultimi anni, a partire dal 2006, ad opera di una consociata della multinazionale Halliburton (cf. Dick Cheney), già impegnata in Iraq e nella costruzione di Camp Bondsteel, la Guantánamo europea (“Halliburton Subsidiary Gets Contract to Add Temporary Immigration Detention Centers”, New York Times, 4 febbraio, 2006).

 

*****

Nel corso dell’inchiesta Iran-Contra si tenne un’udienza presso una commissione congiunta del Congresso americano in cui si svolse questo scambio di battute:
[Membro del Congresso Jack] Brooks: “Colonnello North, nell’ambito del vostro lavoro al National Security Council, non vi hanno assegnato ad un certo momento alla pianificazione per la continuità di governo in caso di grave calamità?”
Brendan Sullivan [consigliere di North, nervosamente]: “Signor Presidente?”
[senatore Daniel] Inouye:Credo che questa domanda riguardi un argomento estremamente delicato e riservato, perciò posso chiedere che non venga toccato?”
Brooks: “Ero particolarmente preoccupato, Signor Presidente, perché ho letto nei giornali di Miami e in molti altri che era stato sviluppato un piano, dalla stessa agenzia, un piano di contingenza in caso di emergenza, che sospenderebbe la Costituzione Americana. Ne sono stato profondamente turbato e mi sono chiesto se questo era un settore in cui aveva lavorato. Credo lo sia e vorrei averne conferma”.
Inouye: “Con tutto il rispetto, posso chiedervi di non toccare la questione a questo punto? Se vogliamo affrontarla, sono sicuro che possono essere fatti degli accordi per una sessione esecutiva”.

http://www.loc.gov/law/find/nominations/gates/003_excerpt.pdf

Perché una maggioranza di persone nel mondo non crede alla versione ufficiale dell’11 settembre?

Da notare che la percentuale degli scettici è cresciuta costantemente di anno in anno mentre il numero dei sondaggi sull’argomento è diminuito di conseguenza

Sondaggio YouGov in occasione dell’ennesimo anniversario del 9/11: 1 americano su 2 è scettico riguardo alla versione ufficiale dell’11 settembre. Il 46% pensa che la torre 7 abbia subito una demolizione controllata. Il 46% NON sa che è caduta anche una terza torre

Solo il 40% degli americani è pienamente soddisfatto della versione ufficiale dell’11 Settembre.

http://rethink911.org/news/new-poll-finds-most-americans-open-to-alternative-911-theories/#pagecontent

La risposta la trovate qui:

 patriotact12dees

In ogni inchiesta si parte dal basso, dai fatti, non dall’identificazione di un possibile mandante, che può essere difficile identificare. Partiamo da alcuni fatti, solo alcuni: il totale default della difesa aerea nordamericana in ben 4 episodi, l’insider trading dei giorni precedenti, la pressoché immediata attribuzione degli attentati ad Al Qaeda senza che ci fossero state rivendicazioni, il passaporto di Atta sopravvissuto a un impatto, un incendio, un crollo, nessuna inchiesta giudiziaria ma solo un’inchiesta amministrativa evidentemente pilotata. Di fronte a fatti del genere rifugiarsi nella versione ufficiale è solo l’istintiva reazione di difesa, prevista dai delinquenti che hanno perpetrato questo delitto, dei troppi che pensano: noooo, è troppo mostruoso per essere vero! Welcome to reality.
Riflessione di uno scettico

Far credere a milioni di persone che dei pivelli dediti all’alcool, alle droghe, alle spogliarelliste ed al gioco d’azzardo, decidano di unirsi ai fondamentalisti islamici di Al-Qaeda e, pur essendo incapaci di far volare decentemente un Cessna, riescano a colpire con precisione chirurgica 3 obiettivi su 4 nello spazio aereo meglio difeso del mondo pilotando dei giganteschi boeing – la spiegazione alternativa più plausibile è che i velivoli fossero teleguidati

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Il quotidiano britannico Guardian prende sul serio i complottisti: “History, documentation, facts. A respect for life, and a respect for truth. This is what I heard, over and over again, at this remarkable conference”.
http://www.guardian.co.uk/world/blog/2011/sep/12/9-11-symposium-charlie-skelton?INTCMP=SRCH.

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‎”Ricostruire le difese dell’America: strategie, forze, e risorse per un nuovo secolo”, Settembre 2000.
“nella convinzione che l’America dovrebbe cercare di preservare ed estendere la sua posizione di leadership globale mantenendo la superiorità delle forze armate USA”. “Inoltre, il processo di trasformazione [delle forze armate], anche se porterò cambiamenti rivoluzionari, facilmente sarà lungo, a meno che non avvenga un evento catastrofico e catalizzante – come una nuova Pearl Harbor”.
http://it.wikipedia.org/wiki/Progetto_per_un_nuovo_secolo_americano.http://webcache.googleusercontent.com./search?q=cache%3AlTLmLEvEfWQJ%3Awww.newamericancentury.org%2F&cd=1&hl=it&ct=clnk&gl=it.

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“l’attacco terroristico dell’11 settembre previsto e spiegato nel dettaglio oltre 6 mesi prima che avvenisse, nell’episodio pilota della serie Lone Gunman, uno spin-off (serie figlia) di X-Files: “il primo episodio, trasmesso il 4 MARZO 2001, racconta dell’organizzazione, ad opera di una parte del governo americano, di un autoattentato, al fine di giustificare una guerra e di conseguenza rinvigorire il mercato delle armi. L’attentato consiste nel telecomandare un aereo di linea verso il World Trade Center (un episodio molto simile a quello che accadrà circa sei mesi più tardi, l’11 settembre 2001)”
https://www.facebook.com/home.php?sk=group_216063445086439&view=doc&id=225536160805834

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POLITICI AMERICANI CHE NON CREDONO PIÙ ALLA VERSIONE UFFICIALE DELL’11 SETTEMBRE

Sono i presidenti della Commissione 911, un ex capo dell’antiterrorismo statunitense, il consigliere-capo della commissione 911, il presidente dell’inchiesta ufficiale del Congresso sull’11 settembre, nonché una pletora di agenti, non solo dell’FBI, citati da Richard Clarke.

Richard Clarke, l’ex zar dell’antiterrorismo americano, ha ammesso che i terroristi dell’11 settembre sono stati aiutati da elementi deviati del governo americano e da alcune figure dell’establishment saudita e ha fatto i nomi:

Qui una sintesi dell’evidenza raccolta dalle inchieste del Congresso americano che rafforzano la versione dei fatti di Clarke (sono tutti atti ufficiali riportati dalla stampa)

http://www.historycommons.org/timeline.jsp?timeline=complete_911_timeline&investigations:_a_detailed_look=911CongressionalInquiry

Il senatore Bob Graham pretende che si riapra l’inchiesta per stabilire il livello di complicità saudita e del governo americano:

http://www.huffingtonpost.com/bob-graham/911-saudi-arabia_b_1868863.html

Membri della Commissione sull’11-9 hanno notato che, “ il sospetto di cattivo comportamento [del Pentagono] divenne così profondo tra i 10 membri della Commissione che, in un incontro segreto alla fine del suo mandato nell’estate 2004, si discusse se riferire della questione al Dipartimento di Giustizia per un’indagine criminale” [17]. Il senatore Mark Dayton ha affermato che gli ufficiali del NORAD “ hanno mentito al popolo americano, hanno mentito al Congresso e hanno mentito alla vostra Commissione sull’11-9 in modo da creare una falsa impressione di competenza, comunicazione e protezione del popolo americano” [18].

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=4139

Per chi ha veramente voglia di informarsi:

http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/hani-hanjour-luomo-che-non-cera-11.html

http://www.amazon.com/Intelligence-Matters-Arabia-Failure-Americas/dp/0700616268

http://www.amazon.com/Disconnecting-Dots-How-Allowed-Happen/dp/0984185852

*****

gli architetti ed ingegneri dell’11 settembre (che ormai sono oltre 1500):
http://www.ae911truth.org/.

i piloti per la verità sull’11 settembre:
http://www.pilotsfor911truth.org/

ecco la lista di piloti ed ingegneri aeronautici civili e militari che non credono alla versione ufficiale sul Pentagono:
http://pilotsfor911truth.org/core.html

Poi ci sono gli accademici per la verità (ingegneri, matematici e consulenti per la difesa degli Stati Uniti e della Germania)
http://twilightpines.com//index.php?option=com_content&task=view&id=37&Itemid=35

che sono troppi ed hanno formato due gruppi. Questo è il secondo (chimici e fisici):
http://stj911.org/members/index.html.

Perché proprio ora? Riguardo alla pubblicazione di uno studio sull’impatto di un attacco terroristico nucleare a Washington

Forse è una coincidenza, o forse no. Quel che mi pare certo è che Randy Larsen ragiona come uno psicopatico.

Questo è ciò che il governo degli Stati Uniti immagina sarebbe successo se i terroristi avessero fatto esplodere una bomba nucleare a pochi isolati dalla Casa Bianca: l’esplosione avrebbe distrutto tutto nel raggio di un miglio e mezzo. Un’intenso flash accecherebbe gli automobilisti a diverse miglia di distanza. Una nube radioattiva potrebbe spingersi verso Baltimora.

Ma c’è una conclusione sorprendente: una bomba da 10 chilotoni fatta esplodere da dei terroristi a Washington non  spazzerebbe via la metropoli: “Non è la fine del mondo”, ha detto Randy Larsen, un colonnello in pensione dell’Aeronautica Militare e fondatore dell’Institute for Homeland Security. “Non è uno scenario da guerra fredda”.

Il Campidoglio (United States Capitol), la Corte Suprema, i monumenti a Washington, Lincoln e Jefferson, nonché il Pentagono, si troverebbero in aree caratterizzate da “danni leggeri” e lievi lesioni.

Lo studio intitolato “I fattori chiave di una risposta pianificata ad un attentato terroristico nucleare,” è stato realizzato nel mese di novembre dal Dipartimento della sicurezza nazionale (Homeland Security) e dalla National Nuclear Security Administration.

Martedì scorso, la Casa Bianca ha rivelato che la minaccia del terrorismo nucleare è stata una delle questioni centrali nei recenti colloqui tra il presidente Barack Obama e il primo ministro del Pakistan.

C’è un precedente importante.

Il 27 maggio del 2004 il Washington Post pubblicò un articolo dal titolo “Haig disse che Nixon aveva ironizzato sull’idea di far esplodere una bomba atomica sul Congresso”. Era il marzo del 1974, alcuni mesi prima del suo impeachment, il capo di stato maggiore era il generale Alexander Haig, il segretario di stato era Henry Kissinger. Haig rivelò a Kissinger che Nixon gli aveva chiesto di “portargli la palla”, che nel gergo significava i codici per ordinare degli attacchi nucleari, e che intendeva usarla contro la Collina, ossia il Congresso – un messaggio in stile mafioso per chi intendeva farlo destituire. La scelta del quotidiano principe dell’establishment di riesumare la notizia in piena Guerra al Terrore forse non fu casuale.

Webster Tarpley ha ipotizzato che in quei mesi che fosse in preparazione un superattentato che sarebbe servito a provocare una guerra con l’Iran, per sventare il fallimento dell’occupazione dell’Iraq, con una disperata fuga in avanti. L’attacco si sarebbe verificato verosimilmente nell’ottobre del 2004. Lo temevano anche Jacques Chirac e Dominique de Villepin  che si spesero in prima persona per scongiurarlo e si meriterebbero il Nobel per la Pace di Obama. Invece hanno ricevuto fango:

http://www.serendipity.li/wot/tarpley/tarpley.htm

http://www.meforum.org/772/the-chirac-doctrine
http://dust.it/articolo-diario/la-strategia-del-fango/

http://www.eurasia-rivista.org/silvia-coattori-intervista-giorgio-s-frankel-israele-non-cedera-mai-i-territori-occupati/9570/

Il piano prevedeva un bombardamento preventivo israelo-statunitense dei siti nucleari iraniani ed un possibile attacco terroristico con uso di armi di distruzione di massa sul suolo americano di cui i media avrebbero incolpato l’Iran. Per mesi si era parlato dell’imminente conflitto con l’Iran, giudicato responsabile del vigore con cui la resistenza irachena resisteva agli occupanti e, secondo Webster Tarpley, non si procedette con il piano solo perché una fazione ostile ai neocon e vicina alle forze armate americane, anch’esse contrarie a quest’azione, spifferò tempestivamente il nome di un sospetto agente del Mossad invischiato con i neocon.

Mentre la Turchia si prepara all’intervento in Siria…alcune immagini istruttive

Sono immagini di Siriani pro-Assad che hanno manifestato negli ultimi giorni.

Qui una manifestazione di massa del 2011 (che il Post aveva vergognosamente spacciato per anti-Assad):
http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/siete-disposti-uccidere-questi-esseri.html

“Chi parte all’attacco della Siria?

Cerchiamo di dare un’occhiata nel prossimo futuro. Usando i sintomi che possiamo leggere. L’Italia ha chiuso la sua ambasciata a Damasco. Gli altri paesi Nato stanno facendo altrettanto. Non è solo un gesto politico (grave e stupido): è una misura definita prudenziale. Si pensa a un attacco. Da dove verrà?

I generali del Pentagono si sono affannati, nei giorni scorsi, a spiegare ai candidati repubblicani per la Casa Bianca, che attaccare dall’alto la Siria significherebbe fare più morti tra la popolazione civile di quelli che facemmo nella guerra di Libia. Aggiungono che un attacco aereo non sarebbe comunque sufficiente, perché poi bisognerebbe mettere piede sul territorio. E questo non si può fare senza mettere in conto dei morti di carnagione bianca e con passaporto euro-americano.

Ma ci sarebbe una soluzione: un bell’attacco in partenza dal territorio turco. L’esercito c’è ed è quello di un paese islamico, ma anche Nato, molto ambizioso, di circa 80 milioni di abitanti. I soldi ci sono e sono quelli dell’Arabia Saudita. L’informazione c’è, ed è quella di Al Jazeera.

E poi c’è Avaaz, Facebook. Che si vuole di più?

Ankara recalcitra, ma è una ritrosia da finta verginella. La tentazione è forte. E poi questa sarebbe la soluzione migliore per il premio Nobel per la pace. Potrebbe restare in secondo piano, come fece in Libia. E dire ai suoi supporters democratici di avere acconsentito per difendere i diritti umani.  Perfetto. Tutti gli altri già pensano al prossimo colpo contro l’Iran. Meglio se la situazione dell’area sarà già in piena destabilizzazione. Così i bombardamenti su Teheran si noteranno meno.

Tre piccioni con una sola fava turca: un colpo a Hamas, uno a Hezbollah, il terzo, finale, a Teheran. Come sicuramente dirà, ridendo, la signora Hillary Clinton, “veni, vidi, morì”. Il riferimento fu a Gheddafi. Questa volta sarà sul cadavere di Bashar, che parla inglese. Siamo a una svolta: i diavoli precedenti (quelli che abbiamo giustiziato) erano tutti non anglofoni: Milosevic, Saddam, bin Laden, Gheddafi. Si allarga l’area linguistica. E la nostra globalizzazione, bellezza!

Noi ci saremo, statene certi. Cioè ci sarà l’Italia, per confermare che siamo forti contro i deboli, e che siamo servi nei riguardi dei potenti”.

Giulietto Chiesa, 16 marzo 2012
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/parte-allattacco-della-siria/197781/

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