Motto perpetuo

lavoro e libertà

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“Il governo Monti – aggiunge Tremonti – ha rivalutato le rendite catastali del 60% e ha introdotto l’imposta sulla casa di abitazione. Si tratta di una vera e propria patrimoniale permanente con la conseguenza che i valori fiscali sono cresciuti, mentre i valori reali delle abitazioni, anche a causa della recessione, sono crollati». «Un conto – osserva – è una patrimoniale moderata come era la vecchia Ici, che escludeva la prima casa e che aveva valori bassi, un conto è trasformare la vecchia Ici in un’imposta patrimoniale fortissima. Le conseguenze? Se uno ha i soldi per pagare l’Imu se la cava, altrimenti c’è chi, e penso ai pensionati e alle fasce più deboli, è costretto a vendere la casa per pagare le imposte. Ecco che l’Imu, in questo modo, cessa di essere un imposta sulla proprietà e diventa un’imposta contro la proprietà”.

http://www.unita.it/italia/tremonti-contro-l-imu-di-monti-br-tassa-sua-fate-ricorso-1.477674

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La pensione di mia madre prosciugata dall’Imu, Mauro Minguzzi, Ravenna, lettera a Repubblica, 11 gennaio 2013
“Leggo su Repubblica che il premier Monti ha pagato per la sua prima casa (che presumo di un certo pregio) in corso Vercelli a Milano (zona di analogo pregio) 1531 euro di Imu. Mia madre, vedova 85enne con 600 euro mensili di pensione, e che per ridurre le spese ha affittato per 250 euro al mese (con contratto regolarmente registrato all’Agenzia delle Entrate) una porzione dell’unica casa che possiede a Ravenna, di Imu ha pagato 1165 euro.
Per di più, per effetto del cumulo dei redditi tra la pensione e il canone di locazione, a novembre, in occasione della scadenza per i pagamenti dell’Irpef, si è vista quasi azzerare l’assegno dell’Inps. Dov’è l’imbroglio?”

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Non è che non si applica, è che proprio non c’arriva – la Fornero al CEPU della democrazia

 

Temo che Fornero (lei non ama l’articolo e preferisce essere chiamata così) sia stata ingannata, sui dati relativi agli esodati. Diversamente, non avrebbe reagito così, ovvero chiedendo la testa dei vertici dell’Inps.
Alberto Faustini, Trentino, 16 giugno 2012

Il direttore del Trentino, Faustini, sbaglia, come sbagliano tanti di quelli che hanno un così disperato bisogno di credere che i tecnici siano la soluzione ai nostri guai. Purtroppo come c’è politico e politico, così c’è tecnico e tecnico. C’è il tecnico al servizio dei cittadini e c’è il tecnico al servizio di un’ideologia (neoliberismo), magari in buona fede, ma non per questo meno irresponsabilmente e perniciosamente (e quindi la Fornero si merita l’articolo davanti al nome).

“Esodati, Fornero sapeva da sei mesi. La ministra ha fatto finta di nulla”, di Massimo Franchi

La relazione dell’Inps contestata da Elsa Fornero è stata chiesta dalla stessa ministra all’Ente pensionistico sei mesi fa. Il documento che Fornero accusa di provocare «disagio sociale» è stato sulla sua scrivania fin da gennaio. E non è rimasto in un cassetto. Ma valutato e soppesato, usato come strumento utilissimo per dar vita al decreto interministeriale che dei 390mila esodati calcolati dall’Inps ne ha «salvaguardati» solo 65mila.

Una relazione dunque la cui responsabilità ricade completamente sulla ministra. Ed ecco la colpa politica di Elsa Fornero. Per sei mesi ha scientemente sottovalutato il caso “esodati” sottostimando il numero della platea dei “dannati” che, grazie alla sua riforma, si sono trovati senza lavoro e senza pensione per anni.

l’Unità 13.06.12

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“Il rovesciamento della realtà”, di Massimo Riva [CHE CHIEDE LA RIMOZIONE DELLA MINISTRA!]

Stavolta non si tratta di uno dei tanti balletti di cifre sui conti pubblici cui gli italiani hanno fatto ormai il callo da molti anni. Al centro del problema ci sono quasi 400mila cittadini che si trovano a non avere più un lavoro e a non ricevere il relativo salario, ma senza aver ancora maturato il diritto alla pensione. Siamo di fronte a un dramma sociale di enormi proporzioni. Soprattutto se si tiene presente che, nella maggior parte dei casi, pone gravi problemi di normale sopravvivenza a una larghissima platea di famiglie con figli a carico, mutui da rimborsare, spesa quotidiana da fare. Il primo aspetto scandaloso di questa vicenda nasce dalla insistita sottovalutazione della dimensione del problema. Eppure, siamo franchi, non ci voleva Pico della Mirandola per capire che, allungando l’età di pensionamento, la riforma previdenziale avrebbe avuto effetti perversi su quel gran numero di lavoratori che, in base alla vecchia normativa, aveva accettato di lasciare il proprio posto per favorire i processi di ristrutturazione di tante aziende in difficoltà. Fatto sta che né il governo nel predisporre la sua riforma né il parlamento nel discuterla e approvarla hanno ritenuto la questione meritevole di un congruo approfondimento e quindi anche di una tempestiva soluzione. Un po’ tutti, perfino in qualche misura anche i sindacati, si sono fidati delle assicurazioni del ministro competente, Elsa Fornero, secondo la quale il nodo sarebbe stato sciolto presto e bene. Tanto presto e bene che, a mesi di distanza, la questione oggi riesplode facendo venire alla luce l’inaffidabilità degli impegni ministeriali. Con una caparbietà — che non testimonia certo acutezza di visione politica e tanto meno economica — la signora Fornero ha continuato nella sua sistematica strategia di sottostima del problema, acconciandosi alla fine con fatica a proporre un intervento di sostegno limitato a circa 65mila soggetti. E ciò nonostante che dai sindacati, dai partiti, oltre che da esperti della materia, venissero valutazioni ben più cospicue sul numero dei malcapitati rimasti prigionieri della riforma previdenziale. Un atteggiamento ingiustificabile da parte di chi ha responsabilità di governo, tanto più se in materia sociale, che ora ha raggiunto il colmo con gli attacchi della stessa Fornero all’Inps, reo di aver alzato il velo sulla realtà sgradita alla signora ministro calcolando in quasi 400mila gli italiani vittime della tenaglia del niente salario e niente pensione. Sorvoliamo pure sul fatto che la titolare del ministero del Lavoro ha bollato come «deplorevole» la diffusione di questi dati mettendo in luce una concezione, diciamo così, elitaria del diritto alla conoscenza degli affari pubblici in una normale democrazia. Il punto ancora più critico è che la signora Fornero ha accusato i vertici dell’Inps di «creare disagio sociale» rammaricandosi di non poterli licenziare speditamente come sarebbe possibile in un’azienda privata. Par di capire, insomma, che il ministro sospetti i capi dell’Inps di aver tramato contro di lei. Se così è, si può rassicurarla: nessuno sta tramando contro Elsa Fornero più e meglio di quanto stia facendo lei stessa in prima persona. Qualcuno, infatti, dovrebbe chiarirle che l’Inps sarà pure un ente sottoposto alla sua vigilanza, ma esso è soprattutto un istituto al servizio degli italiani prima e più di chi occasionalmente esercita il ruolo ministeriale. E anche l’accusa di fomentare il disagio sociale appare solo come un infelice tentativo di rovesciamento della realtà. Non sono i numeri dell’Inps, per quanto pesanti, ad alimentare le paure degli italiani. Di autentica disperazione ce n’è una sola: quella degli sventurati che sono rimasti senza lavoro e senza pensione nelle mani di un ministro che non vuole neppure riconoscerne l’esistenza. Quello recitato da Elsa Fornero sembra, a questo punto, un copione da farsa. Prima che volga in tragedia (le premesse sociali ci sono già tutte) è urgente che Palazzo Chigi si riappropri della questione esautorando — non importa se di fatto o di diritto — un ministro così recalcitrante dinanzi alla realtà. Con quel che già succede sui mercati internazionali, non c’è proprio bisogno di ulteriori tensioni domestiche.

La Repubblica 13.06.12

Basta prendersela coi Tedeschi! Siamo tutti sulla stessa barca

 

a cura di Stefano Fait

Un giornalista svizzero ha scritto che l’euro è il terzo tentativo tedesco in cento anni di sottomettere l’Europa [“der Euro ist der dritte Versuch Deutschlands innerhalb von 100 Jahren, Europa zu unterwerfen”].

Un’interessante constatazione, che però ritengo sia falsa e non solo per il fatto che non tiene conto della manovre della Banca Centrale del Regno Unito (Bank of England) negli anni antecedenti allo scoppio della Grande Guerra.

 

È un fatto inoppugnabile – per qualunque osservatore razionale – che diverse nazioni europee (e non solo) hanno ormai perso ogni speranza di beneficiare di una pur minima ripresa economica perché i loro rispettivi governi hanno imposto draconiane misure di austerità che hanno cancellato ogni possibilità di ripagare il proprio debito nazionale con la crescita.

Pare che l’intenzione di questi governanti sia quella di ripagare l’indebitamento con i risparmi privati, ossia di effettuare un trasferimento di ricchezze dal basso verso l’alto (anti-Robin Hood), anche e soprattutto attraverso la privatizzazione delle risorse pubbliche. Le agenzie di rating, dal canto loro, hanno buon gioco nello spolpare le carcasse di queste facili prede.

Gli stessi politici che hanno sempre ottemperato alle richieste dell’alta finanza e della grande industria hanno avviato le loro pecorelle al macello, promettendo che tutto sarebbe andato bene e che la crescita ed il progresso erano irreversibili. La crisi globale ha fatto arrivare tutti i nodi al pettine.

Una grossa fetta del debito greco è stata generata per sostenere le banche greche, come in altri paesi. Ma le nazioni creditrici non sono messe molto meglio. Sono state introdotte misure di austerità in Germania e Francia e quelle imposte al Regno Unito dal proprio governo sono quasi paragonabili a quelle delle nazioni fortemente debitrici (PIGS), con la motivazione che occorre salvare i PI(I)GS dalla bancarotta.

Ciò tuttavia non corrisponde al vero, come dimostra il caso greco. I Tedeschi non stanno soccorrendo i Greci per solidarietà paneuropea ma perché se la Grecia fallisce il sistema bancario tedesco riceverà un colpo terribile, forse fatale, essendo particolarmente esposto sia con l’amministrazione pubblica greca nei suoi vari gangli, sia con le banche greche. Dunque i fatti indicano che i Tedeschi stanno soccorrendo le proprie banche, non la Grecia. Lo stesso vale per il Regno Unito nei confronti dell’Irlanda e della Francia nei confronti del Portogallo e in particolar modo della Grecia. In pratica i soldi escono dalle tasche dei contribuenti delle nazioni “ricche” per affluire nelle banche delle loro nazioni, con una piccola, rapida deviazione attraverso i PIGS. ANTI-ROBIN HOOD, appunto.

Ci viene detto che la colpa è dei PIGS, che hanno speso più di quello che si potevano permettere e questo è certamente in parte vero. Ma la colossale omissione è che le banche anglo-franco-tedesche-italiane (ed extra-europee) sapevano che quei debiti non potevano essere ripagati – sono stati usati tutti i trucchi contabili possibili per nascondere la reale entità dell’indebitamento dei PIGS, fino a che non è emersa la verità in tutta la sua evidenza –, ma hanno comunque deciso di concedere i prestiti, alimentando un circolo vizioso, come uno spacciatore con i suoi clienti, presumibilmente nella certezza che, essendo “troppo grandi per fallire” (e che molti politici sono al loro servizio e non del bene comune), i governi sarebbero intervenuti per salvarle, a spese dei contribuenti, a beneficio dei consigli di amministrazione. Così i Tedeschi hanno pagato molto di più per salvare le proprie banche di quanto abbiano pagato per salvare la Grecia (senza averla salvata, peraltro) e, in ogni caso, quel che daranno alla Grecia finirà nelle tasche dei loro banchieri.

Dunque si tratta di capire quanto costerà ai cittadini salvare il sistema finanziario-bancario, che non intende pagare lo scotto delle proprie azioni. È presto detto: il costo per i cittadini è la perdita della sovranità nazionale a beneficio di piani di austerità draconiana (uso questo termine avvedutamente: Dracone applicava la pena di morte o la schiavitù ai debitori). È quel che è successo in questi mesi, sotto la supervisione della Commissione Europea, della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale.

Le misure contenute nei pacchetti di riforme “energicamente raccomandate” comprendono l’aumento dell’IVA e la riduzione delle imposte progressive – ossia la soppressione dei meccanismi perequativi che stanno alla base di una democrazia –, la diminuzione del costo del lavoro – ossia la contrazione del tenore di vita dei lavoratori –, il taglio delle pensioni, la riduzione del salario minimo e dei sussidi di disoccupazione e la revisione delle norme per la tutela dei diritti dei lavoratori. In questo modo chi paga il conto della crisi sono lavoratori dipendenti, pensionati e consumatori. I ricchi pagano meno tasse e il resto della popolazione si ritrova con i generi di prima necessità a costo maggiorato.

Non è un fenomeno nuovo. È già successo a molti paesi in via di sviluppo:

http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/shock-economy-il-capitalismo-del.html

e sta succedendo negli Stati Uniti:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/22/il-tiranno-di-chicago-e-la-stupidita-del-bene/#axzz1mLNsw14z

Quel che prima è accaduto ai paesi in via di sviluppo ora succede ai “pezzi grossi”, alle economie “avanzate”. Siamo giunti alla resa dei conti:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/16/golpe-psicopatico/#axzz1mLNsw14z

In buona sostanza, quel che sta accadendo è che i sacrifici imposti alla Grecia servono a giustificare agli occhi dei Tedeschi lo svuotamento delle loro tasche. È una ruberia legalizzata ai danni di Greci e Tedeschi e per di più questi ultimi vengono definiti nazisti dai Greci e tiranni dagli altri popoli europei: cornuti e mazziati. Quando capiremo che i Tedeschi di oggi non sono quelli di Auschwitz? Quando la finiremo di usarli come un capro espiatorio, gli Ebrei d’Europa? I Tedeschi sono vittime di questo complotto quanto lo sono tutti gli altri popoli europei. Un complotto che vede la partecipazione di élite europee che non hanno alcuna lealtà nazionale ed antepongono il loro interesse personale e castale a quello nazionale ed europeo. Un complotto che, a mio modo di vedere, presuppone la liquidazione dell’Unione Europea come era stata concepita dai suoi fondatori, ossia l’antitesi del Nuovo Ordine Europeo del Terzo Reich.
Sì, sto affermando che le attuali élite europee sono nemiche dell’Europa antinazista, sto affermando che le oligarchie che comandano l’Unione Europea sono congenitamente anti-democratiche e quindi in diretta contrapposizione con l’Unione Europea dei sogni dei cittadini ordinari. Sono oligarchie che sanno che si sta preparando un conflitto mondiale ed hanno scelto di collaborare, indebolendo la classe media europea come si sta già facendo da tempo con la classe media nordamericana. L’obiettivo è quello di infliggere un tale livello di sofferenza alla popolazione “che conta” che questa sarà disposta a chiedere a gran voce una soluzione definitiva e rassicurante, cioè a dire un governo planetario che prenda in mano tutto, dalla gestione del cambiamento climatico a quella dell’ordine pubblico:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/31/breve-storia-del-nuovo-ordine-mondiale/#axzz1mLNsw14z

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/11/nel-nuovo-ordine-mondiale-non-ce-nulla-di-nuovo-di-ordinato-o-di-mondiale-cosa-ce-di-sbagliato/#axzz1mLNsw14z

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/26/la-pedagogia-nera-del-nuovo-ordine-mondiale/#axzz1mLNsw14z

 

 

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