Hitler in Patagonia?

Mi interessa poco che Hitler sia sopravvissuto o no. Quel che mi interessa capire è quanta influenza siano riusciti ad esercitare i superstiti della caduta del Terzo Reich, quanti appoggi abbiano trovato nelle nazioni che hanno combattuto contro la Germania, quanto filo-nazismo latente esista in certi ambienti elitari.

Alberto Mosca “Il mistero di Hitler passa da Monclassico”, Trentino, 24 maggio 2012

Lo storico De Felice: don Cornelio Sicher (parroco in val di Sole fino al 1970) sapeva del piano di fuga in Argentina

«Hitler scappò in Patagonia su un sommergibile: ho visto dove s’era nascosto». Così titolava qualche giorno fa il quotidiano “Il Giornale” nella consueta rubrica di Stefano Lorenzetto dedicata ai “Tipi italiani”. Ed è l’intervistato, lo storico Alessandro De Felice, a coinvolgere il paese solandro di Monclassico ed uno dei suoi parroci più amati e ricordati, don Cornelio Sicher, nella rocambolesca e controversa storia della fuga di Hitler dalla Berlino in mano ai russi.

Il tutto prende le mosse dalla attività di ricerca di Patrick Burnside, da anni alla caccia di prove che confermino la sua tesi della fuga di Hitler in Sudamerica alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Burnside – spiega De Felice – è un imprenditore e un saggista investigativo, nato a Genova e che da giovane ha vissuto nel Sudtirolo». Ma oggi lo studioso abita a San Carlos de Bariloche, in Argentina. A presentare Burnside a De Felice fu, nel corso di un viaggio in Argentina, Jörg Dieter Priebke, figlio di quell’Erich Priebke, 98 anni, oggi agli arresti domiciliari per la strage delle Fosse Ardeatine. Burnside ha confidato così a De Felice, scrivendolo peraltro nel volume “El escape de Hitler”, di aver conosciuto proprio nella nostra regione il nostro don Cornelio Sicher. Originario di Coredo, nacque il 19 novembre 1900 e fu parroco di Monclassico dal 1942 al 1970, per poi chiudere la propria missione a Scanna, in Val di Non. Morì il 23 marzo 1995. Ma perché è importante questo sacerdote per Burnside? Durante la prima guerra mondiale – riferisce De Felice – Sicher aveva stretto amicizia con l’ammiraglio Wilhelm Canaris, allora comandante di un sommergibile U-Boot di stanza a Cattaro. Canaris, che aveva salvato la vita a padre Sicher, con l’avvento del nazismo era stato nominato capo dell’Abwehr, il servizio segreto militare: Canaris fu strangolato dalla Gestapo per il suo coinvolgimento nel fallito attentato del 1944 a Hitler. Però i due continuarono a vedersi fino al 1943 e in uno di questi incontri Canaris confidò a Sicher: «Mi ero preparato una via di fuga verso la Patagonia. Ma penso che ne usufruirà qualcun altro», riferendosi ad Hitler.

La circostanza venne quindi dallo stesso Sicher raccontata, nel corso di una intervista, a Patrick Burnside. Un elemento che ha portato Burnside ad una definita ricostruzione degli eventi: Hitler raggiunse il Sudamerica con Eva Braun e qui morì nel 1962.

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2012/05/24/news/il-mistero-di-hitler-passa-da-monclassico-1.5152088

La Patagonia, alla fine, torna sempre fuori:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/02/vostok-lantartide-la-smania-aliena-e-i-media/

Vostok, l’Antartide, la smania aliena e i media

a cura di Stefano Fait

 

 

I misteri del lago Vostok sono uno degli esempi della recente smania della stampa egemone euro-americana per tutto quel che riguarda gli UFO (e l’Antartide, la nuova frontiera) a cui accennavo in un precedente post:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/02/27/history-channel-gli-alieni-larcheologia-misteriosa-e-lattenzione-dei-media-intorno-ad-un-argomento-scomodo/

 Il seguente articolo di Repubblica-Scienze è stato condiviso da 12.172 utenti Facebook e twittato 453 volte:

“UN MISTERO lungo venti milioni di anni, sepolto sotto i ghiacci del Polo Sud 2. E’ quello racchiuso nel lago Vostok, subglaciale e grande come l’Ontario, lungo quasi 250 chilometri e largo 50, profondo 1000 metri, il più grande delle centinaia di bacini sotto il Polo sud. Forse gli strati che ricoprono il lago sono più recenti, nell’ordine delle decine di migliaia di anni. Ma tradotti in misure, equivalgono comunque a tre chilometri e oltre di spessore glaciale, che le trivelle russe impegnate nella spedizione hanno finito di perforare oggi, dopo trent’anni di lavori. La zona di Vostok è ammantata di mistero oltre che di ghiaccio, da sempre. Non ultima la sparizione del team di scienziati impegnati nei lavori in questi giorni, di cui hanno dato notizia network importanti come la Fox, poi  riapparsi improvvisamente dopo una settimana di comunicazioni interrotte. E  la vera avventura comincia adesso, perché fare luce sui misteri del lago, l’ambiente che lo circonda e le sue anomalie potrebbero rappresentare per la scienza un episodio non distante per importanza dalla conquista della Luna negli anni 60.

Misteri e anomalie. L’enorme bacino subglaciale, scoperto negli anni 70, nasconde un tesoro tutto da stimare per quantità e qualità. Di sicuro c’è che l’acqua che contiene è purissima, incontaminata dall’ambiente terrestre, e così è rimasta per venti milioni di anni. L’ecosistema è quindi quello di quell’epoca, con tutto ciò che può comportare per forme di vita vegetali, animali, microbiali. Ma c’è molto di più. Il lago è sovrastato da una cava di ghiaccio, che contiene ossigeno e esercita pressione. A questo si aggiunge la temperatura dell’acqua, che verso la superficie è più fredda, ma che in alcune zone arriva intorno ai 30 gradi. Un posto piacevole per nuotare, se non fosse tremila metri sotto l’Antartide. Il fenomeno viene spiegato con un’ipotesi suggestiva: il bacino che ospita il lago sarebbe in una zona in cui la crosta terrestre è più sottile, da qui l’acqua temperata. E a questo punto si aprono gli scenari più incredibili. Quali forme di vita contiene il lago, che tipo di ambiente è? E comunque la si metta, si tratta di forme di vita da noi oggi considerabili completamente aliene, al mondo di oggi e al nostro ambiente. Tanto che la scienza considera Vostok come un campo di allenamento per comprendere Europa, satellite di Giove dalla composizione ambientale molto simile a questo tesoro chiuso nello scrigno dell’Antartide.

I pericoli del mondo perduto. Il bacino del lago Vostok potrebbe essere un vero e proprio endopianeta, un mondo sconosciuto e autonomo all’interno del pianeta Terra, rimasto a venti milioni di anni fa. Secondo ipotesi non prive di fascino, il ciclo dell’acqua potrebbe essere completo, la conca della caverna ospitare fenomeni meteo, piogge e temporali e spostamenti d’aria. E forse forme di vita complesse. Sicuramente, ci sono i batteri. Un aspetto che crea più di un problema, perché il nostro mondo e quello dimenticato del lago Vostok potrebbero essere incompatibili. Un agente proveniente dalla Terra potrebbe contaminare e sterminare la biologia del lago in pochi minuti. Così come un agente proveniente dal lago, sconosciuto per il nostro ambiente e potenzialmente pericoloso potrebbe provocare problemi imprevedibili per tutto il pianeta. Per questo nell’opera di scavo, il team russo ha prestato attenzione totale al pericolo di contaminazione biunivoca. L’acqua da analizzare proveniente dal lago sarà prelevata creando un foro attraverso cui la pressione spingerà il liquido in alto. Si attenderà quindi il ricongelamento e poi verranno presi i campioni. Naturalmente il momento del taglio del ghiaccio per praticare il foro è quello più delicato, quello in cui il nostro mondo e i nostri batteri entrano in contatto con un universo misterioso intrappolato da milioni di anni.

Attività magnetica inspiegabile. Ma i misteri di Vostok non sono finiti. Ce n’è un altro, ugualmente importante ma dai contorni ancora meno definibili. Nella zona sud-occidentale del lago, i team di ricerca hanno individuato e verificato per anni la presenza di una fortissima anomalia magnetica, ritenuta di origine inspiegabile, che si estende 105 km per 75. Alcuni ricercatori pensano che anche questo fenomeno sia da attribuirsi all’assottigliamento della crosta terrestre in quel punto. Ma alcuni rilievi effettuati da rilevatori sismici hanno individuato la presenza di un elemento metallico di forma circolare o forse cilindrica che appare  dal diametro molto esteso, alla base del lago. L’ipotesi è che possa essere questa non specificata struttura a generare l’alterazione di 1000 nanotesla nel campo magnetico di una zona così estesa. Un elemento che ha aperto scenari da X-Files, che vedono già i sostenitori della presenza di un gigantesco Ufo seppellito di ghiacci, contro chi parla di un elemento meteorico.

Di certo c’è che la forma dell’oggetto misterioso appare particolarmente regolare. Voci non confermate riportano che l’agenzia nazionale per la sicurezza degli Usa (NSA) abbia perimetrato la zona, secretato le comunicazioni sull’area e impedisca l’accesso per chiunque, per “evitare contaminazioni“.
Cosa nasconde il lago e in che modi e tempi la scoperta inciderà sul pianeta Terra è tutto da vedere. Vostok è stato appena raggiunto, e i misteri che contiene prima o poi arriveranno in superficie.

(06 febbraio 2012)

http://www.repubblica.it/scienze/2012/02/06/news/antartide_i_misteri_del_lago_vostok_raggiunto_dopo_trent_anni_di_scavi-29442183/

Un altro articolo sul medesimo argomento è apparso su Mistero Bufo, il blog del Corriere della Sera dedicato all’ufologia ed al mistero:

È davvero molto interessante la notizia che si è finalmente raggiunto il Lago Vostok, l’enorme bacino subglaciale che si trova sotto l’Antartide. Al di là degli scenari da fiato sospeso – il team di scienziati è sparito ed è riapparso dopo una settimana -, dei misteri e delle anomalie (c’è un’attività magnetica forte e apparentememente inspiegabile), della presenza di un oggetto metallico discoidale o cilindrico che ha già fatto gridare all’Ufo, questa bella storia di ricerca e scienza si presta a una serie di riflessioni. Innanzitutto, noi stessi – nel senso della Terra e di chi la abita – siamo potenzialmente portatori di diversità che hanno tutte le caratteristiche del fenomeno alieno. Alieno nel senso di estraneo a un certo schema; alieno come diverso (ma senza una sfumatura necessariamente negativa; diverso e basta). Quindi, si propone un tema che è poi lo stesso che sorge quando si entra in un ambito più classico e si ragiona di come ci si comporterebbe con un eventuale essere proveniente da un altro mondo. Anche il lago Vostok è un altro mondo e il venire in contatto con la sua realtà potrebbe essere devastante sia per il suo ecosistema ma anche per il nostro. Pertanto: se davvero avremo un incontro con esseri che non appartengono alla realtà alla quale siamo abituati, riusciremo a stabilire un ponte in grado di resistere e di non crollare? Oppure è vero/sarà vero, che l’unica opzione che rimane/rimarrà è la lotta per la sopravvivenza? O noi, o loro, insomma. Come in un classico schema della fantascienza, in questo caso con la variante che l’alieno l’abbiamo già in casa e non viene dal cosmo. Ma la stessa problematica potrebbe riproporsi anche il giorno, vicino o lontano non importa, nel quale si riuscirà a inquadrare la realtà di Europa: la comprensione del lago Vostok, infatti, pare sia utilizzata come palestra di allenamento per essere pronti con l’altra missione. Intanto l’agenzia nazionale per la sicurezza degli Usa avrebbe perimetrato la zona e secretato le comunicazioni relative al lago. Pare di essere in un episodio di X-Files o in quegli scenari investigativi nei quali la zona del ”crimine” viene recintata. Qualcosa di particolare ci deve insomma essere. Mi piace pensare che nelle esigenze della scienza si stia annidando la sensazione che si è trovato, o che si sta per trovare, qualcosa di veramente decisivo:

http://misterobufo.corriere.it/2012/02/09/le-lezioni-aliene-del-lago-vostok/

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Questi articoli hanno riscosso un notevole successo perché intorno all’Antartide circolano le voci più incontrollate. Alcune precisazioni:

È vero che la Germania nazista inviò una missione per conquistarsi una colonia antartica, costruendovi una base:

http://it.wikipedia.org/wiki/Nuova_Svevia

Non esiste invece alcuna prova che la base sia stata alla fine costruita e ancor meno che i nazisti si siano uniti in una base già esistente a certi fratelli cosmici (di Antares) che avevano ispirato il progetto “Terzo Reich”:

http://it.wikipedia.org/wiki/Base_211

È vero che degli u-boot nazisti vuoti sono stati individuati al largo della Patagonia:

http://www.corriere.it/esteri/09_ottobre_07/olimpio-uboot-argentina_07b247b4-b32f-11de-b362-00144f02aabc.shtml

ma è possibile/probabile che siano serviti a sbarcare alti papaveri nazisti in fuga.

È vero che la marina americana sì interessò molto a quell’area, anche perché il contrammiraglio Richard E. Byrd, già conoscitore della zona, era stato invitato dai nazisti a prender parte alla loro spedizione (e aveva rifiutato):

http://it.wikipedia.org/wiki/Operazione_Highjump

L’anomalia magnetica è stata paragonata alla Amt-1 (anomalia magnetica di Tycho n°1) il monolite nero lunare alieno di “2001: Odissea nello spazio”. È effettivamente un mistero. È stato ipotizzato che sia dovuto al fatto che là sotto la crosta terrestre sia meno spessa (però è molto più forte di quelle associate ai vulcani):

http://antarcticsun.usap.gov/pastIssues/2000-2001/2001_02_04.pdf

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