Il seppuku (harakiri) nucleare giapponese

I poteri forti giapponesi stanno per condannare il Giappone ad un altro disastro, forse persino peggiore di quello precedente. La cecità di chi, avidamente, persegue unicamente il profitto a discapito di tutto il resto è sempre stata la radice della gran parte dei mali umani. Laddove c’è incessante bramosia non può sussistere alcun senso del limite, o buon senso in generale. Ogni manifestazione di hybris porta con sé la sua nemesi.
Consiglio a tutti gli amici in quell’area di informarsi accuratamente su come si possono contrastare gli effetti di un fall-out radioattivo, in particolare consiglio di munirsi di iodio.

“Due importanti sismologi hanno avvertito che il Giappone sta ignorando le lezioni sulla sicurezza della crisi Fukushima dello scorso anno e hanno messo in guardia contro il riavvio di due reattori il mese prossimo.

Il Giappone ha approvato il riavvio dei due reattori della centrale nucleare Kansai Ohi, nonostante l’opposizione di massa dell’opinione pubblica [che nei sondaggi ha indicato la sua volontà di fare sacrifici pur di non rischiare un altro disastro, NdT].

Saranno i primi a tornare in linea dopo che tutti i reattori sono stati chiusi a seguito del terremoto e dello tsunami dello scorso marzo che ha causato la peggiore crisi nucleare dopo Chernobyl, presso l’impianto Daiichi Fukushima.

I modelli sismici adottati dalle autorità non tengono in adeguata considerazione le linee di faglia attive vicino all’impianto di Ohi, ha detto ai giornalisti Katsuhiko Ishibashi, un sismologo dell’Università di Kobe.

“Le prove di stress e le linee guida sulla sicurezza per il riavvio di nuove centrali nucleari consentono il verificarsi di incidenti agli impianti”, ha detto ai giornalisti Ishibashi: “Invece di imporre standard più rigidi, entrambe rappresentano un duro colpo per le norme di sicurezza.”

Gli esperti che sono stati consultati dall’industria nucleare giapponese hanno sottovalutato la minaccia sismica, ha detto alla conferenza stampa Mitsuhisa Watanabe, professore di geomorfologia tettonica all’Università Toyo.

“L’esperienza e la neutralità degli esperti che consigliano l’Agenzia di sicurezza del nucleare industriale è seriamente discutibile”, ha detto Watanabe.

Dopo che un terremoto del 2007 aveva provocato delle fuoriuscite radioattive in reattori a nord di Tokyo, Ishibashi aveva spiegato che il Giappone era a rischio di un disastro nucleare a seguito di un grande terremoto, un avvertimento che si è rivelato premonitore, dopo Fukushima.

Sebbene sia impossibile prevedere i terremoti, ha concluso Ishibashi, il terremoto di magnitudo 9 dello scorso anno ha reso più probabile “devastanti” terremoti in futuro”.

http://www.reuters.com/article/2012/06/29/us-japan-nuclear-idUSBRE85S02920120629

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Roberto Vacca, “Energia nucleare: rischi, analisi, decisioni sul nucleare”

manifestazione anti-nucleare giapponese

Mi prendo la libertà di pubblicare tutto ciò che Roberto Vacca avrà la bontà di farci/mi pervenire tramite la sua mailing list.
Posso non essere d’accordo con certe sue posizioni, valutazioni o speranze, ma ammiro la sua incrollabile volontà di fare chiarezza, sfatare miti ed ancorare le sue osservazioni a ragionamenti solidi e dati di fatto, merce rara di questi tempi.

Energia nucleare: rischi, analisi, decisioni di Roberto Vacca, 18/6/2012

“TEKENO ALTAI:” — “No alla riaccensione”.

Cantavano in coro i dimostranti nella Prefettura di Fukui nel Giappone occidentale non lontano da Kyoto. Li abbiamo visti nei telegiornali di oggi. Protestavano contro la decisione annunciata dal Primo Ministro Noda di rimettere in funzione a Ohi due grandi centrali elettronucleari della potenza complessiva di 2350 MegaWatt.

Non ci sono piani per far ripartire le altre 48 centrali nucleari giapponesi spente dopo il disastro di Fukushima. La situazione energetica del Giappone è critica. Si attendono severe limitazioni all’uso dell’aria condizionata – così essenziale per assicurare benessere e produttività dei giapponesi. Curiosamente anticipò che il Giappone sarebbe diventato una potenza dominatrice, se avesse avuto l’aria condizionata S.F. Markham. Era un meteorologo e parlamentare inglese. Nel suo libro del 1942 (“Climate and the Energy of Nations”) sosteneva che hanno dominato vaste aree del mondo proprio i Paesi fioriti fra le isoterme tra 16°C  e 24°C oppure capaci di regolare il clima del loro habitat.

Per quanto tengano all’aria condizionata, molti giapponesi sono restii a sfruttare l’energia nucleare per assicurarsela. Ci sono 11 città nel raggio di 30 kilometri dalle centrali di Ohi. I sindaci di 8 di queste si sono opposti alla riaccensione. Anche questa zona è sismica: una faglia importante è molto vicina a Ohi. Il sindaco di Maizuzu, Ryoto Tatami, ha detto: “Gli standard di sicurezza attuali non sono stati ancora definiti in base alle analisi del disastri di Fukushima.”  Toyojo Terao, sindaco di Kyotamba, ha accusato il governo di non aver nemmeno analizzato a fondo la situazione dell’offerta e della domanda di energia del Paese.

Parti significative dell’ingegneria della sicurezza e dell’analisi dei rischi tecnologici sono state elaborate proprio dagli ingegneri nucleari. È paradossale che incidenti gravi di centrali nucleari siano avvenuti a causa di trasgressioni evitabili solo in base al senso comune. Chernobyl fu causato da sprovveduti ingegneri elettrotecnici che in assenza di veri esperti tentarono un esperimento temerario e assurdo. Fukushima è avvenuto perché la centrale era sorta in zona sismica, soggetta notoriamente a tsunami di decine di metri ed era stata protetta da un muro di soli 8 metri.

Come dice un’antica massima: “Si perse un chiodo e il cavallo perse un ferro. Si perse il cavallo e non arrivò mai il messaggero, così si perse la battaglia e si perse la guerra e si perse l’impero.”

I progettisti e i tecnici più esperti devono eccellere nell’alta tecnologia, ma devono anche possedere immaginazione vivace e infinito buon senso. Devono anche essere aiutati da collaboratori, aiutanti e decisori di grande classe.

Queste doti sono essenziali anche per l’analisi d guasti e disastri. Dopo il fallimento di un’impresa, la malfunzione estrema di un sistema tecnologico, di una macchina importante o di un’organizzazione, vengono ingaggiati esperti per capire cause, concause, errori, incompetenze – e per suggerire come evitare eventi negativi simili in avvenire. Questa attività si chiama “autopsia” (in inglese o latino britannico: post-portem o PM). Dopo l’incidente della centrale nucleare di Three Mile Island (28/3/1979)  una commissione dell’Institute of Electrical and Electronics Engineers (IEEE) fece l’autopsia degli eventi – seguiti minuto per minuto – e pubblicò i risultati sul mensile SPECTRUM nel Novembre 1979 (8 mesi dopo). È una lettura istruttiva: evidenzia errori umani e deficienze di hardware.

Molto istruttiva anche l’analisi, pubblicata sullo stesso numero di SPECTRUM, delle caratteristiche, della posizione e del livello di sicurezza delle 72 centrali nucleari all’epoca in funzione in USA. I giudizi erano fattuali e severi. Riguardavano: management, competenza del personal tecnico, sismicità, livello e tempestività della manutenzione. Il giudizio in un caso critico diceva:

La sicurezza è scarsa a causa dell’atteggiamento marginale del management e dei controlli inadeguati che esso esercita.. Il management non riesce a eliminare errori e incuria dei tecnici. La selezione del personale è criticabile e i rapporti sindacali sono cattivi. I problemi del management sono aggravati dalle dimensioni enormi dell’azienda. La sicurezza è degradata per scarso rispetto delle specifiche tecniche e delle procedure amministrative e relative alle emergenze.

Questi giudizi recisi ebbero l’effetto di migliorare notevolmente la situazione. È comprensibile che sterzate positive nella realizzazione e nella conduzione di grandi strutture tecnologiche vengano operate dopo un disastro che faccia molto rumore. Nel  caso delle centrali nucleari i rischio sono alti – ma lo sono anche in altri campi e settori. (Nel mondo 1.200.000 persone muoiono ogni anno in incidenti di  traffico). Bisogna ricorrere alla Gestione Globale della Qualità: una disciplina onerosa da praticare. Molti non ne conoscono nemmeno l’esistenza. Anche ove sia perseguita seriamente, non riesce ad azzerare ogni rischio. Il mondo è complicato. In certa misura è migliorabile, ma bisogna studiare e impegnarsi per migliorarlo.

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