“Mussalaha”, “Riconciliazione” – quei Siriani che rifiutano gli uni e gli altri e vogliono vivere in pace

MUSSALAHA: la riconciliazione popolare dal basso tentata in Siria. Un tentativo da appoggiare

di Marinella Correggia

Come una rosa (di Damasco) sbocciata nel sangue e nelle macerie di un paese che potrebbe sfasciarsi, ci arriva la notizia vera di un tentativo di riconciliazione dal basso, un’ iniziativa popolare e nonviolenta iniziata addirittura a Homs – città simbolo degli scontri – ma che prevede di espandersi in altre città e villaggi. Per dire no a una guerra confessionale in Siria e no a un intervento armato esterno genere Libia (e un destino analogo). Ci stanno lavorando siriane e siriani, laici ma soprattutto appartenenti alle diverse religioni e comunità che fino al 2011 convivevano in pace. Forse sono un buon riferimento per chi dai nostri paesi vuole evitare in Siria un copione simile a quello applicato in Libia o a quello che dal 2003 tormenta l’Iraq.

Si chiama Mussalaha: “riconciliazione” in arabo. Ne riferisce la Radio vaticana sulla base delle notizie dell’agenzia cattolica Fides. Sarebbe un miracolo, in un contesto di scontri sanguinosi fra esercito e gruppi armati, e atroci violenze settarie, che va avanti da mesi grazie alle determinanti ingerenze di paesi occidentali e del Golfo. Mussalaha tiene a essere un tentativo del tutto siriano, senza manipolazioni esterne.  Ma è utile e sarebbe doveroso appoggiarlo.

L’idea di base è: “siamo martoriati da mesi e mesi, non vogliamo la guerra e dobbiamo fare la pace”. Come scrive la Radio vaticana e come confermano fonti all’interno della Siria, Mussahala è “la dimostrazione, e anche la speranza, di una terza via, alternativa al conflitto armato e a un possibile intervento militare dall’estero, invocato dal Consiglio Nazionale Siriano”. L’agenzia cattolica  Fides spiega che Mussahala “nasce spontaneamente dal basso, dalla società civile, da tutti quei cittadini, parlamentari, notabili, sacerdoti, membri di tutte le comunità etniche e religiose, che sono stanchi della guerra”.

Fra i promotori e i maggiori sostenitori dell’iniziativa vi sono i cristiani di Homs, di tutte le confessioni. Si sono esposti personalmente soprattutto due preti greco-cattolici, padre Michel e padre Abdallah, il siro-cattolico padre Iyad, il maronita padre Alaa, il siro-ortodosso padre Khazal.

Nei giorni scorsi a Homs si sono svolti due incontri  con straordinaria partecipazione popolare. Membri di tutte le comunità che compongono la società siriana: alawiti, sunniti, drusi, cristiani, sciiti, arabi sono arrivati a dichiarazioni comuni, con abbracci e impegni solenni, per la riconciliazione fra gruppi, famiglie e comunità alawite e sunnite – protagonisti principali del conflitto in corso – che si sono pubblicamente
impegnate a “costruire una Siria riconciliata e pacifica”, in nome del rispetto reciproco. Mussalaha si appella a tutte le parti in lotta e a tutti i leader in campo per restituire “pace e sicurezza al paese e alla popolazione”.

Il tutto avviene in un clima mediatico intossicato ai massimi livelli e che come già in passato (Libia, Iraq, Jugoslavia) vede i media mainstream  e perfino rapporti dell’Onu (fuori dalla Siria) e di organizzazioni umanitarie riferirsi a “fonti” di parte. Così, i massacri e le violenze vengono invariabilmente attribuiti a una delle due parti, accelerando la costruzione del consenso necessario a un’altra azione militare stile Libia oppure ad accentuare lo scenario di guerra per procura già in atto. Il contrario di quel che occorrerebbe per un vero negoziato di pace.

Mentre l’integralismo religioso e le divisioni settarie giocano un ruolo di propulsore bellico nella tragedia siriana, ecco che altri gruppi religiosi operano per la pace.  Occorrerebbe sostenerli, in particolare in Italia, fronteggiando le dichiarazioni bellicose del ministro degli Esteri. E il coro assordante dei media. E dei “nuovi media”.

Qualcuno oserà boicottare anche Mussahala?

USA profetizzano, Israele parla di armi di distruzione di massa, Putin invia truppe e navi

Circa 10 giorni dopo l’11 settembre 2001 mi sono recato al Pentagono, ho visto il segretario alla difesa Rumsfield e il vice segretario Wolfowitz, sono sceso per salutare alcune persone dello Stato Maggiore che lavoravano per me e uno dei miei generali mi chiamò dicendomi: «Venga, Le devo parlare un momento», io gli dissi «ma lei avrà da fare…» e lui disse «no, no, abbiamo preso una decisione, attaccheremo l’Iraq» . Tutto questo accadeva attorno al 20 di settembre. E io gli chiesi: «ma perché?» e lui: «non lo so», e aggiunse «penso che non sappiano cos’altro fare». Io gli chiesi «hanno trovato informazioni che collegano Saddam Hussein con Al Quaeda?», disse «No, non c’è niente di nuovo. Hanno soltanto deciso di fare la guerra all’Iraq!», e disse «non so la ragione è che non si sa cosa fare riguardo al terrorismo, però abbiamo un buon esercito e possiamo rovesciare qualsiasi governo». Sono tornato a trovarlo alcune settimane più tardi e all’epoca stavamo bombardando l’Afghanistan. Gli chiesi: «bombarderemo sempre l’Iraq?», lui mi rispose «molto peggio!». Prese un foglio di carta e disse «ho appena ricevuto questo dall’alto», sarebbe a dire dall’ufficio del segretario alla difesa. «Questo è un memo che descrive in che modo prenderemo 7 paesi in 5 anni, cominciando dall’IRAQ, poi la SIRIA, il LIBANO, la LIBIA, la SOMALIA, il SUDAN e per finire l’IRAN». Gli chiesi: «è confidenziale?» e lui «si, signore».

Generale Wesley Clark, ex comandante generale dell’US European Command.

http://www.youtube.com/watch?v=fW8mLDtq9Ls&feature=player_embedded

Al Pentagono, nel novembre del 2001, feci una chiacchierata con uno degli ufficiali superiori. Sì, stavamo ancora progettando la guerra contro l’Iraq, ma c’era anche altro. Quel progetto faceva parte di un piano quinquennale di campagne militari che comprendeva sette nazioni: a partire dall’Iraq, per continuare con la Siria, il Libano, la Libia, l’Iran, la Somalia e il Sudan. Il tono era indignato e quasi incredulo […] Cambiai discorso, non erano cose che volevo sentire.

Wesley K. Clark, Winning Modern Wars, p. 130

http://www.amazon.com/Winning-Modern-Wars-Terrorism-American/dp/1586482181

Mentre la popolazione siriana del centro più martoriato (Homs) cerca la riconciliazione (“Mussalaha”) su iniziativa dei leader religiosi locali

http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=39288&lan=ita

E il vescovo francese Philip Tournyol Clos, con l’approvazione dell’ex ambasciatore di Francia, Eric Chevallier, dichiara che: “La pace in Siria potrebbe essere salvata se tutti dicessero la verità. Dopo un anno di conflitto, la realtà sul terreno è lontana dal quadro che impone la disinformazione nei mass media occidentali

http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=39237&lan=ita

[Il Vaticano subirà delle rappresaglie per questa sua interferenza con i piani NATO? I corvi voleranno ancora?]

La portavoce del dipartimento di stato americano ha previsto e nominato i luoghi in cui il regime di Assad perpetrerà i prossimi eccidi (verosimilmente di cristiani ed alawiti), insegnando a Nostradamus il suo mestiere:

http://www.presstv.ir/detail/2012/06/12/245732/us-predicts-another-massacre-in-syria/

Il generale Yair Naveh, numero due dell’esercito israeliano, ha lanciato l’allarme: Assad potrebbe voler usare il suo arsenale chimico contro Israele:

http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/articoli/1048942/israele-in-siria-arsenale-chimico.shtml

Putin aveva già inviato in Siria le special’nogo naznačenija (specnaz, truppe speciali)

http://www.examiner.com/article/russian-special-forces-deploy-to-syria-to-conduct-counterterrorism-operations

Ora la Nezavisimaya Gazeta cita fonti militari che annunciano che lo stato maggiore russo ha attivato la 76a divisione paracadutisti e la 15a divisione di fanteria, oltre ad una brigata di forze speciali della flotta del Mar Nero che ha già diverse unità al largo della Siria (nei pressi del famoso porto di Tartus, una base navale russa)

http://www.informationclearinghouse.info/article31559.htm

Questa decisione, resa pubblica, ha chiaramente una funzione di deterrente: “la Siria non è la Libia, non intervenite militarmente in Siria”.

Chi vuole questa guerra se perfino Zbigniew Brzezinski continua a ripetere che è una follia?

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/09/persino-zbigniew-brzezinski-e-allarmato-non-fate-sciocchezze-in-siria-si-rischia-grosso/

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