“Giove le sta prendendo di santa ragione!” (Glenn Orton, scienziato NASA)

“Giove, il mitico dio del cielo e del tuono, certamente sarebbe contento di constatare tutti i cambiamenti in atto sul suo omonimo pianeta. Mentre il pianeta viene colpito continuamente da piccoli frammenti spaziali, larghe fasce dell’atmosfera stanno cambiando colore, hotspot stanno sparendo e riapparendo, e le nuvole si addensano in una parte di Giove, dissipandosi nell’altra. I risultati sono stati presentati oggi da Glenn Orton, uno scienziato di lungo corso presso il NASA Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, in California, ad un incontro della American Astronomical Society a Reno, nel Nevada.

“I cambiamenti che stiamo vedendo su Giove hanno una scala globale”, ha detto Orton. “Abbiamo già visto alcune di queste cose, ma mai con una strumentazione moderna che ci permetta di investigare ciò che sta succedendo. Altri cambiamenti in corso non sono stati osservati da decenni ed alcune regioni non sono mai state nelle condizioni in cui appaiono ora. Allo stesso tempo, non abbiamo mai visto così tanti oggetti colpire Giove. In questo momento, stiamo cercando di capire perché tutto questo stia succedendo”

[…].

“Pare che Giove, insolitamente, le stia prendendo di brutto [tempestato di meteoriti/asteroidi], ma immaginiamo che questo aumento abbia più a che fare con una schiera crescente di esperti astrofili che aiutano gli scienziati a tener d’occhio Giove”, ha detto Orton. “è proprio questo coordinamento tra amatori-comunità astronomica che vogliamo promuovere.”

http://www.jpl.nasa.gov/news/news.php?release=2012-328

Quell’ultima dichiarazione fa a pugni con quanto ha dichiarato prima e non può non saperlo – gli eventi sono più probabilmente collegati a quel che sta accadendo sulla Terra (cambiamento climatico e bolidi):

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/28/scende-la-pioggia-di-meteore-ma-che-fa-crolla-il-mondo-addosso-a-me/

Pare plausibile ipotizzare che, improvvisamente, dal 2009 in poi, gli astrofili che prima per ragioni misteriose se ne stavano buoni e tranquilli abbiano deciso di coordinarsi con gli astronomi professionisti per fare a gare a chi ne vede di più? Perché solo negli ultimi 3 anni? E perché un numero di avvistamenti raddoppiato nell’ultimo anno? E perché quest’improvviso interesse per Giove? E perché Orton non fa alcun riferimento al costante aumento nel numero di avvistamenti di comete, che certamente non potevano passare inosservate in precedenza?
Ma, più di tutto, perché la gente invoca il rasoio di Occam solo per le cose che preferisce credere?

Il fatto è che se gli scienziati continuano a compartimentalizzare/parcellizzare lo studio degli eventi cosmici non potranno mai esaminare con la dovuta attenzione quelli scenari che hanno il vantaggio di spiegare elegantemente e compiutamente la situazione attuale e che sono stati già ipotizzati da un numero considerevole di colleghi, come appunto Nemesis/Nemesi, che dà conto dell’aumento di corpi celesti vaganti senza dover ricorrere ad un improbabile, repentina smania documentativa degli astrofili (che è l’unica alternativa possibile, tant’è che è l’unica citata da Orton):

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/02/nemesi-la-stella-della-morte-chiarimenti-ed-aggiornamenti/

Il mio sospetto, poiché non credo assolutamente che possa perpetuarsi un complotto di centinaia di scienziati, è che Orton si occupi solo di Giove e di alcuni altri pianeti e, per questa ragione, non si sia minimamente preoccupato di chiedere ai suoi colleghi “geofili” se un fenomeno analogo si stia verificando anche sulla Terra.

Questo è ancora più “problematico”, se si tiene conto della maggiore frequenza di anomalie registrate nel sistema solare negli ultimi anni (e non da amatori/dilettanti):
http://www.newscientist.com/article/dn9100-saturns-rotation-puts-astronomers-in-a-spin.html
http://www.phenomenica.com/2012/02/venus-could-be-shifting-gears.html
http://spaceweather.com/archive.php?view=1&day=11&month=09&year=2012
http://news.bbc.co.uk/2/hi/science/nature/8179067.stm
http://mars.jpl.nasa.gov/odyssey/newsroom/pressreleases/20031208a.html
http://www.universetoday.com/94127/jupiters-jet-streams-get-thrown-off-course/
http://www.universetoday.com/98049/uranus-has-bizarre-weather/
http://www.scienceagogo.com/news/19980526052143data_trunc_sys.shtml
http://news.sciencemag.org/sciencenow/2011/04/plutos-expanding-atmosphere-conf.html?ref=hp
Queste sono solo alcune tra le tante.

Il paragone che mi sorge spontaneo è quello sulle cause della crisi. Ad alcuni fa comodo dare la colpa al debito pubblico, ma se uno comincia a fare delle analisi comparate, osserva che l’indebitamento ha molto poco a che vedere con la crisi o la relativa gravità della crisi.

Un altro buon paragone è l’innaturale rigidità di chi persiste nel credere fermamente che il riscaldamento globale è causato unicamente dalle attività umane, ignorando e attaccando ogni dato discordante, come se fosse possibile farlo scomparire.

E c’è un altro fatto che mi lascia perplesso. Il telescopio WISE doveva far luce sull’esistenza o inesistenza della compagna del Sole. Ha avuto due anni di tempo per osservare e fotografare. A questo punto si dovrebbe poter raggiungere una qualche conclusione, per quanto provvisoria. Se Nemesi esiste ed è la concausa di queste anomalie dovrebbe essere piuttosto vicina. Però non c’è stato alcun comunicato. Non si sa nulla, né in un senso né nell’altro e così il dibattito continua, specialmente ora che ci si avvicina al “fatidico” 21 dicembre 2012 (specchietto per le allodole).

Perché non ne hanno parlato? Una possibilità è che sia così vicina che i loro dinieghi sarebbero smascherati nel giro di pochi mesi da qualunque astronomo e da molti astrofili ed abbiano quindi scelto di mantenere il silenzio stampa come ultima tecnica di procrastinazione delle inevitabili rivelazioni.
Pertanto, sebbene escluda l’ipotesi di un complotto di scienziati, non posso fare a meno di sospettare che le agenzie che dovrebbero coordinarli, prima fra tutte la NASA, abbiano scelto di non farlo, di non avanzare dei quesiti di fondamentale importanza, di non incentivare i necessari confronti, di non far incontrare gli specialisti di vari campi per dibattere di questi temi delicati. E’ anzi possibile che disincentivino deliberatamente lo scambio di dati e facciano pressioni su chi li realizza per conto suo.

E questo perché qualcuno, in alto, sa perfettamente che sta realmente succedendo qualcosa di grosso.

L’unico aspetto positivo di tutto questo è che, sia nel caso dell’ipotesi glacialista, sia in quello dell’ipotesi Nemesis, l’incertezza è destinata a durare davvero poco. Nel giro di al massimo un paio di anni e forse molto meno, dovrebbe essere chiaro a tutti chi aveva ragione e chi torto, con tutto ciò che ne consegue.

Se dovesse emergere che avevo torto, non chiederò scusa, perché non ho mai pubblicato dati falsi o provenienti di fonti non ufficiali.

Sarà messa in discussione l’interpretazione degli stessi, non certo la mia o altrui integrità. 

Nel caso in cui io e quelli che la pensano come me dovessero aver ragione, non mi aspetto scuse, ma mi aspetto che, se c’è stato dolo, i responsabili siano processati per alto tradimento (ai danni della specie umana e della sua civiltà).

 

Non c’è mai stata una guerra per il petrolio

A livello mondiale, le riserve sono gigantesche: quelle convenzionali sono di 180 mila miliardi metri cubi, mentre quelle non convenzionali sono superiore di 4 volte, oltre 800 mila miliardi. Se si riuscisse a sfruttare queste immense potenzialità, le riserve di gas passerebbero dall’attuale durata di 58 anni, ad oltre 200 anni, molto di più di 47 anni del petrolio e dei 120 anni del carbone.

Il presidente di Nomisma energia Davide Tabarelli.

Per la prima volta dal 1949 gli Stati Uniti sono diventati un esportatore di prodotti petroliferi, ed hanno superato la Russia come maggior esportatore di prodotti petroliferi; gli Stati Uniti sono diventati l’area in cui la produzione di petrolio e di gas cresce più rapidamente. Aggiungendo il Messico ed il Canada si ottiene un tasso di crescita più alto di quanto possa sostenere l’Opec.

Ed Morse, Citigroup

http://gualerzi.blogautore.repubblica.it/2012/07/09/le-altre-fossili-la-sfida-dello-shale/

Il metano (un idrocarburo) esiste in tutto l’universo indipendentemente dalla presenza di vita organica (es. Saturno e Giove, che sono due giganti gassosi).

Decine di geologi, chimici, ingegneri, fisici, geofisici, astrofisici sostenitori della tesi abiotica sono completamente fuori di testa? Una cospirazione internazionali di idioti? Oppure c’è un paradigma dominante che sta per crollare di fronte all’evidenza dei fatti, un’evidenza peraltro irritante per i petrolieri che gradirebbero vendere merce rara, non merce abbondante?

L’evidenza dei fatti è che siamo in pieno boom petrolifero. Come l’avevano previsto i Russi e il solito, grande Roberto Vacca, non potevano non averlo previsto anche gli Americani.

Ergo: le guerre per il petrolio sono sempre state guerre per l’egemonia mondiale camuffate. L’obiettivo era quello di strappare il consenso di quegli Occidentali pragmatici e cinici che non si fanno commuovere dagli appelli umanitari. Dunque crisi umanitarie generate per le anime belle (quelle più narcisiste?), picco del petrolio generato e Guerra al Terrore generata per quelle meno moralmente e psicologicamente ricattabili (quelle più egoiste?). In questo modo si sono giustificate tutte le guerre più recenti.

Sentiamo cosa ha da dirci George Monbiot, uno dei massimi analisti internazionali di orientamento fortemente ambientalista, a proposito del boom petrolifero di questi anni.

Il boom nella produzione del petrolio beffa ogni nostra previsione.

Buone notizie per i capitalisti – un disastro per l’umanità.

‘La grande abbondanza di vita del passato – fossilizzatasi in forma di carbone combustibile – mette ora in grave pericolo la grande abbondanza di vita del presente’

I fatti sono cambiati, ora dobbiamo cambiare anche noi. Nel corso degli ultimi dieci anni un’improbabile coalizione di geologi, trivellatori di petrolio, banchieri, strateghi militari e ambientalisti ci hanno predetto che il picco del petrolio – il declino delle forniture mondiali – era imminente.

C’erano buoni motivi per crederlo: la produzione era rallentata, il prezzo si era impennato, le scorte si stavano sensibilmente riducendo e continuavano a ridursi. Tutto presagiva che stava per abbattersi su di noi la prima delle più gravi crisi energetiche della storia.

Tra gli ambientalisti non appariva chiaro, e neanche a noi stessi, se volevamo o non volevamo che accadesse. Una crisi di tali dimensioni aveva il potenziale per scuotere il mondo intero e indurlo a una trasformazione economica per evitare catastrofi future, e per generare una vera e propria catastrofe, compreso il ricorso a tecnologie ancora più dannose come i biofuel e il petrolio derivato dal carbone.

Nonostante tutto, il picco del petrolio era una leva potente. Governi, aziende ed elettori fino ad ora insensibili alla necessità di ridurre il consumo di combustibili fossili, avrebbero necessariamente iniziato a rispondere alla situazione economica creatasi.

Alcuni di noi hanno fatto vaghe previsioni, altri furono più specifici. In entrambi i casi ci siamo tutti sbagliati. Nel 1975 MK Hubbert, un geoscienziato che lavorava per la Shell, che aveva giustamente previsto il declino nella produzione statunitense del petrolio, suggerì che le riserve mondiali avrebbero potuto raggiungere il picco massimo nel 1995. Nel 1997 il geologo petrolifero Colin Campbell predisse che il picco sarebbe arrivato prima del 2010. Nel 2003 il geofisico Kenneth Deffeyes disse che era sicuro al 99% che il picco del massimo consumo di petrolio sarebbe avvenuto nel 2004. Nel 2004, il magnate del petrolio texano T- Boone Pickens predisse che “mai più riusciremo a pompare più di 82m barili al giorno di combustibili liquidi”(la produzione media giornaliera in Maggio 2012 era di 91m). Nel 2005 il banchiere Matthew Simmons affermò che “l’Arabia Saudita non poteva materialmente incrementare la propria produzione di petrolio”.(Da allora la sua produzione è salita da 9m di barili al giorno a 10m, e c’e’ un margine di 1,5m di aumento potenziale).

Il Picco del Petrolio non è avvenuto, ed è improbabile che accada per molto tempo ancora.

Un rapporto dell’esperto petrolifero Leonardo Maugeri, pubblicato dall’Università di Harvard, fornisce prove inconfutabili che è appena iniziato un nuovo boom del petrolio.Le contrazioni nelle forniture del petrolio degli ultimi dieci anni sembra abbiano più a che fare con questioni di denaro che di geologia. Il ribasso dei prezzi prima del 2003 avevano scoraggiato gli investitori a sviluppare campi petroliferi difficili. I prezzi alti degli ultimi anni hanno cambiato quel quadro.

L’analisi di Maugeri di progetti in 23 paesi indica che le forniture mondiali di petrolio entro il 2020 aumenteranno di 17m di barili al giorno (raggiungendo i 110m). Secondo Maugeri questa è “il più grande potenziale incremento nella produzione di petrolio dagli anni ’80”.

Gli investimenti richiesti perché questo boom avvenga dipendono da un prezzo a lungo termine di 70$ il barile – il costo attuale del greggio Brent è di 95$. In questo momento il denaro si sta riversando nel petrolio: negli ultimi due anni e’ stato speso un trilione di dollari; si attende il record di $600bn nel 2012.
Il paese in cui è previsto il maggiore aumento di produzione è l’Iraq, dove diverse società multinazionali stanno riversando il loro denaro e affondando i loro artigli.

Ma ciò che più sorprende è che l’altro boom maggiore è atteso negli Stati Uniti. Il “Picco” di Hubbert, il famoso grafico a forma di campana che raffigurava l’ascesa e la caduta del petrolio americano, si trasformerà ben presto nelle “Montagne Russe” di Hubbert.

Negli USA gli investimenti si concentreranno su petrolio non convenzionale, soprattutto olio di scisti – shale oil (che non va confuso con le argilliti petrolifere – oil shales). L’olio di scisti è un greggio di alta qualità intrappolato nelle rocce dalle quali non può defluire naturalmente. Sappiamo ora che esistono depositi giganteschi negli Stati Uniti: viene stimato che gli scisti Bakken nel Nord Dakota contengono tanto petrolio quanto se ne trova in Arabia Saudita (anche se se ne può estrarre di meno).

E questa non è che una di venti simili formazioni presenti negli Stati Uniti. L’estrazione dell’olio di scisti richiede perforazione orizzontale e fratturazione idraulica: una combinazione di prezzi alti e sviluppi tecnologici hanno reso queste tecniche economicamente fattibili. La produzione in Nord Dakota è già salita da 100,000 barili al giorno del 2005 a 550,000 del Gennaio scorso.

Ecco dove siamo ora. Non ci sarà alcuna correzione automatica – l’esaurimento delle risorse che distrugge il sistema che le ha portate a questo punto – nonostante le previsioni di tanti ambientalisti. Il problema che dobbiamo affrontare non è la mancanza ma l’eccesso di petrolio.

Abbiamo confuso le minacce al pianeta con le minacce alla civiltà industriale. Non sono per niente la stessa cosa. L’industria e il capitalismo industriale, sostenuti da abbondanti forniture di petrolio, sono molto più resistenti dei tanti sistemi naturali che essi minacciano. La grande abbondanza di vita del passato – fossilizzatasi in forma di carbone combustibile – mette ora a rischio la grande abbondanza di vita del presente. [CAZZATE: il petrolio è abiotico e provate ad indovinare chi lo nega]

C’e’ tanto petrolio nel sottosuolo quanto basta per friggerci tutti e non esistono adeguati strumenti che impediscano ai governi e alle industrie di estrarlo. Con il crollo del mese scorso del processo multilaterale di Rio de Janeiro, si vanificano vent’anni di sforzi di persuasione morale per impedire il disastro ambientale. La nazione più potente del mondo torna ad essere una nazione petrolifera, e se la trasformazione politica dei suoi stati confinanti ci suggerisce qualcosa, stiamo pur certi che i risultati non saranno piacevoli.

L’umanità ricorda un po’ la ragazza nel capolavoro di Guillermo del Toro “Il Labirinto del Fauno”: lei sa che se mangerà il ricco banchetto preparato per lei, anche lei verrà mangiata, ma non riesce a farne a meno. Non mi piace sollevare problemi quando non vedo la loro soluzione. Ma in questo momento non riesco proprio a guardare serenamente i miei figli negli occhi.

George Monbiot

Fonte: www.guardian.co.uk

Link: http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/jul/02/peak-oil-we-we-wrong

2.07.2012

Nemesi, la Stella della Morte – chiarimenti ed aggiornamenti

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

 

Oltre l’80% di tutte le stelle fa parte di un sistema stellare multiplo, contenente due o più stelle:

http://chandra.harvard.edu/xray_sources/binary_stars.html

è dunque molto più probabile che il Sole sia una stella binaria, ossia possieda almeno una compagna. Se non la vediamo è perché si tratta di una nana bruna, e quindi è difficilissimo scorgerla, finché non si avvicina sufficientemente al Sole, tanto da essere illuminata.

Non può trattarsi del fantomatico Nibiru che, secondo certe ipotesi, dovrebbe avvicinarsi alla Terra entro la fine del 2012: è  matematicamente impossibile che ciò possa accadere:

http://arxiv.org/abs/1009.1374

Nemesi non si spingerebbe all’interno dell’orbita di Plutone:

http://arxiv.org/pdf/1101.2634v6.pdf

“Nemesis è un oggetto astronomico ipotetico più precisamente una stella nana rossa o nana bruna in orbita intorno al Sole ad una distanza da (circa) 50.000 a 100.000 UA, poco oltre la Nube di Oort. L’esistenza di questa stella è stata originalmente postulata come parte di una possibile spiegazione dei cicli di estinzioni di massa nella storia della Terra.

[…]

Due squadre di astronomi (Whitmire & Jackson e la squadra Davis, Hut e Muller) hanno pubblicato nel 1984, indipendentemente, ipotesi simili per spiegare le estinzioni di massa avanzate da Raup e Sepkoski nella rivista Nature.[2][3] Una di queste ipotesi propone che il sole potrebbe avere una stella compagna non ancora definita, in un’orbita ellittica molto ampia, la quale, periodicamente, disturberebbe la Nube di Oort, causando un incremento del numero di comete in viaggio verso il centro del nostro Sistema solare con un conseguente incremento di eventuali impatti sulla Terra. Questa ipotetica stella prende il nome di Nemesis o, come fu prontamente ribattezzata dai media[4], Death Star (“Stella della morte”, in inglese). Ammessa l’esistenza di tale stella, l’esatta natura di Nemesis è ancora incerta. Richard A. Muller suggerisce che molto probabilmente l’oggetto è una nana rossa con una magnitudine tra 7 e 12[5]; mentre Daniel P. Whitmire ed Albert A. Jackson sostengono che essa sia una nana bruna. Da precedenti studi sulle stelle di tipo solare, era emerso che l’84% di esse fa parte di un sistema binario[4].

[…].

Dal 2000 in poi, sono stati osservati dei planetoidi (oltre Nettuno), come (148209) 2000 CR105, aventi un’orbita ellittica molto accentuata ed un elevato valore del perielio tale da fare escludere l’influenza di Nettuno su questi planetoidi. In questi casi, in genere, si invoca la remota possibilità del passaggio di giganti gassosi o di stelle nell’estrema periferia del Sistema Solare (nel nostro caso potrebbe coincidere con Nemesis)”.

http://it.wikipedia.org/wiki/Nemesis_%28astronomia%29

“L’ipotesi di una stella compagna (Nemesis) orbitante attorno al Sole è stata introdotta per spiegare la periodicità delle estinzioni terrestri (Raup e Sepkoski 1984), per mezzo di piogge di comete (Whitmire e Jackson 1984; Davis et al. 1984; Hills 1984; Hut 1984; Vandervoort e Sather 1993; Muller 2002).

Una recente disamina critica circa le prove a favore e contro gli impatti astronomici sul cambiamento climatico e le estinzioni di massa la si trova in Bailer-Jones (2009); Melott e Bambach (2010) per i più recenti sviluppi delle indagini sul ruolo di Nemesis in tali fenomeni.

Anomalie nella distribuzione degli afeli e degli elementi orbitali delle comete nella regione esterna della nube di Oort hanno portato a postulare l’esistenza di un corpo di massa gioviana orbitante attorno al Sole (Matese et al. 1999). Altri studi sull’interazione tra un ipotetico pianeta X e le comete: Matese et al. (1986); Murray (1999), Horner ed Evans (2002). Per indagini quantitative più recenti su un tale oggetto gioviano, ora chiamato Tyche (Matese e Whitmire 2011), che non va confuso con Nemesi, poiché non sarebbe in grado di indurre tempeste cometarie, si veda Matese e Whitmire (2011) e  Fernandez (2011).

L’esistenza di un pianeta non ancora identificato orbitante oltre Plutone è stata proposta in Maran et al 1997; Collander-Brown et al 2000; Brunini e Melita 2002; Melita et al. 2003, 2004; Matese et al. 2005; Gomes et al. 2006; Lykawka e Mukai 2008), con alterne fortune, per spiegare diverse caratteristiche concernenti la configurazione e la storia della dinamica della cintura della regione trans-nettuniana (Cintura di Kuiper). Vedi Lykawka e Mukai (2008) per i recenti sviluppi di un tale scenario.

Un ipotetico pianeta X è stato anche invocato (Gunn, 1970; Rawlins 1970; Seidelmann 1971; van Flandern 1981, Anderson e Van Flandern 1982; Anderson 1987; Seidelmann e Harrington 1988; Harrington 1988, e Gomes Ferraz-Mello 1988; Gomes 1989; Powell 1989; van Flandern 1991) per spiegare alcune apparenti irregolarità nei moti orbitali di Urano e Nettuno rilevate anche anticamente (Brunini 1992); una questione poi risolta da Standish (1993). Si veda Standish (1996) per le questioni legate ai residui orbitali di Plutone, probabilmente di origine non-dinamica.

Harrison (1977) ha suggerito che sarebbe possibile spiegare le anomalie di alcune pulsar, ipotizzando che il baricentro del sistema solare sia accelerato, probabilmente a causa di una stella compagna del Sole fino a quel momento non identificata, in un’orbita associata o aperta. Si veda anche Cowling (1983) e Zakamska e Tremaine (2005) per ulteriori studi su tale argomento.

Analizzando alcuni dati radiotecnici della sonda Cassini, Iorio (2010) ha rilevato che un grande e distante oggetto puntiforme nelle regioni esterne del sistema solare può spiegare l’anomala precessione retrograda del perielio di Saturno (Pitjeva 2008)”.

Lorenzo Iorio, “Constraints on the location of a putative distant massive body in the Solar System from recent planetary data”, General Relativity and Quantum Cosmology, 112:117-130, 2012

http://arxiv.org/abs/1101.2634

articolo di divulgazione scientifica in inglese

http://www.astrobio.net/exclusive/3427/getting-wise-about-nemesis

articolo di astrofisici statunitensi:

http://www.ucs.louisiana.edu/~dpw9254/MS7292.pdf
articolo di astrofisici indiani:

http://www.tifr.res.in/~vahia/neme.pdf

Preciso che la periodicità delle catastrofi terrestri è un falso problema. È evidente che quasi tutte le comete/asteroidi che non avessero colpito nessun corpo celeste del Sistema Solare continuerebbero ad orbitare intorno al Sole, e quindi le ciclicità sarebbero multiple e non necessariamente legate agli spostamenti di Nemesi.

Cosa sta succedendo al Sistema Solare?

 

 

a cura di Stefano Fait

 

Il Sole dovrebbe essere al suo massimo o prossimo al suo massimo, dovrebbe essere iperattivo e sventagliare intorno a sé raffiche di brillamenti di intensità anche migliaia di volte superiori a quel che sta facendo, invece è debolissimo: “In definitiva, abbiamo un ciclo solare dato potenzialmente per esplosivo che però in realtà balbetta e sembra essere in una condizione di stallo a livello magnetico”:

http://daltonsminima.altervista.org/?p=19136

Il riscaldamento globale non è un fenomeno unicamente terrestre e si è verificato simultaneamente su altri pianeti del sistema solare (non colonizzati dall’umanità)

http://web.mit.edu/newsoffice/2002/pluto.html

“PLUTONE is undergoing global warming, researchers find”

http://web.mit.edu/newsoffice/1998/triton.html

“MIT researcher finds evidence of global warming on Neptune’s largest moon [TRITONE]“

http://news.nationalgeographic.com/news/2007/02/070228-mars-warming.html

“MARTE Melt Hints at Solar, Not Human, Cause for Warming, Scientist Says”

http://mars.jpl.nasa.gov/odyssey/newsroom/pressreleases/20031208a.html

“Odyssey Studies Changing Weather And Climate On MARTE”

http://www.nature.com/nature/journal/v428/n6985/abs/nature02470.html

“Prediction of a global climate change on GIOVE”

“Di recente è stato osservato che tutti i pianeti del sistema solare starebbero subendo un aumento della temperatura[56]. I telescopi spaziali attraverso i sensori termici constatano un aumento della temperatura per il pianeta Giove di 10 °C come temperatura media. Su Marte l’aumento della temperatura è indicato anche dalla forte diminuzione delle calotte polari (che sono molto più fredde di quelle terrestri, contengono anidride carbonica ghiacciata, il famoso ‘ghiaccio secco’ usato per creare l’effetto nebbia negli spettacoli, oltre all’acqua ghiacciata).[57]. Anche nei pianeti più lontani come Urano, Nettuno e Plutone si constatano aumenti di temperatura. Fattori estranei alla Terra sembrerebbero quindi influenzare l’aumento della temperatura nel sistema solare, ma è ancora poco chiaro se si tratti dell’influenza del Sole (che come detto ha variato poco la sua attività -vedi grafico- ed è molto lontano dai pianeti coinvolti), delle variazioni di quantità della polvere interstellare (che filtra i raggi solari) o siano dovute ad altri fattori ancora sconosciuti[58]“

http://it.wikipedia.org/wiki/Riscaldamento_globale
Ora le cose stanno cambiando:

“Sulla base della lettura di oltre 30.000 stazioni meteorologiche, infatti, a fine gennaio il Met Office e l’University of East Anglia hanno pubblicato nuove analisi che stravolgono quelle che per alcuni erano “certezze” ma che, almeno qui su MeteoWeb, abbiamo sempre divulgato con estrema cautela.

Dai dati diffusi dai prestigiosi centri di ricerca inglesi emerge che il riscaldamento globale s’è bloccato nel 1997 e che da quel momento la temperatura del nostro pianeta non solo è stabile, ma addirittura in lieve calo.

Contemporaneamente gli stessi esperti hanno voluto focalizzare la loro attenzione sul sole e sulle sue emissioni di energia, “insolitamente elevate nel corso del ventesimo secolo ma adesso verso un nuovo grande minimo che minaccia estati fredde e inverni rigidi”.
A questo punto, quando si parla del sole, gli esperti britannici si appellano alla Nasa a all’University of Arizona che avrebbero rilevato alcune misure del campo magnetico 120 mila miglia sotto la superficie del sole e da ciò è emerso che il prossimo ciclo solare, il 25°, sarà contraddistinto da una straordinaria debolezza della stella e avrà un picco nel 2022.
Secondo un documento pubblicato la scorsa settimana dal Met Office, c’è un 92% di possibilità che il ciclo 25 del sole sarà più debole del “minimo di Dalton” del periodo 1790-1830, quando le temperature medie sono diminuite, almeno in Europa, di circa 2°C. Ma non viene escluso (è il rimanente 8%) che la debolezza solare del prossimo ciclo sia pari a quella del “minimo di Maunder” che tra 1645 e 1715 determinò la fase più fredda della piccola era glaciale, quando anche il Tamigi ogni anno si congelava per molti mesi”.

http://www.meteoweb.eu/2012/02/met-office-shock-dimentichiamo-il-global-warming-adesso-ci-preoccupa-il-ciclo-25-del-sole/119896/#chiudi_adv

 

Non è solo questo il problema.

La velocità di rotazione di Saturno

http://www.newscientist.com/article/dn9100-saturns-rotation-puts-astronomers-in-a-spin.html

e di Venere

http://www.universetoday.com/93494/is-venus-rotation-slowing-down/

ha cominciato a ridursi e gli astrofisici non hanno saputo/voluto spiegare perché.

È aumentato il numero di comete:

http://www.universetoday.com/81994/soho-finds-its-2000th-comet/

http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2011/12jan_cometstorm/

Abbiamo dunque diverse anomalie che si stanno verificando in questi ultimi anni nel Sistema Solare, come se qualche forza operasse dall’esterno influenzandolo nel suo complesso.
Io credo che si tratti della stella compagna del Sole (una nana bruna/marrone):

http://www.segnidalcielo.it/nemesis_stella_oscura.html

http://www.astrobio.net/exclusive/3427/getting-wise-about-nemesis

http://fanuessays.blogspot.com/2011/10/ipotesi-nemesis.html

Come ipotizzato già da diversi astrofisici tra i più rinomati:

http://www.ucs.louisiana.edu/~dpw9254/MS7292.pdf
http://www.tifr.res.in/~vahia/neme.pdf

 

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