Automazione, Ambientalismo, Handmade – note per presentazione di “Un mondo dove tutto torna”

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Presentazione di:
Un mondo dove tutto torna, di Nicola Sordo,
Raccolto Edizioni , 2014.

Scrive Nicola Sordo:
“Chiedevo agli anziani di raccontarmi la vita di un tempo, il paese, la gente, e siccome avevo appena finito gli studi di Agraria abbiamo cominciato parlando di agricoltura, ma non quella di oggi, quella di quel tempo in cui tutti erano contadini, il tempo della civiltà contadina e dell’economia di sussistenza. In quelle voci ho trovato un tesoro, il tesoro era nelle loro parole, era il “cosa” e anche il “come”, quello che raccontavano e come lo raccontavano, due cose che fanno parte di una sola.”
L’autore dialogherà con Stefano Fait e Giovanni Kezich.

Biblioteca di via Roma, Sala degli affreschi – ore 17:30, Trento
http://www.bibcom.trento.it/nwcalendar/day/5/2/2015?sel_date=5-2-2015#2008

http://www.ladige.it/eventi/cultura/2015/02/02/mondo-dove-tutto-torna-memorie-contadine-libro-nicola-sordo

*****

Mi occupo di analisi dei MEGATREND.

Sono qui per dimostrare che la visione di Nicola Sordo è realistica, come lo è il suo progetto THE WISE GUEST.

http://wazars.com/2014/10/16/un-mondo-dove-tutto-torna-di-nicola-sordo/

http://www.futurables.com/2014/08/27/un-mondo-dove-tutto-torna-di-nicola-sordo-recensione/

http://wazars.com/2015/01/21/il-progetto-the-wise-guest/

Non è ancora un megatrend, è un picotrend, ma crescerà in fretta.

Individuare i megatrend non è cosa facile:

Nel 1895 l’ingegnere e matematico William Thomson, nominato barone di Kelvin (unità di misura della temperatura), affermava: “Macchine volanti più pesanti dell’aria sono impossibili”. Nel 1903 ebbe luogo il primo volo dei fratelli Wright.

Nel 1920 il New York Times scriveva: “Un razzo non sarà mai in grado di lasciare l’atmosfera terrestre”. Nel 1944 le V2 ce la fecero.

Nel 1928 il Nobel per la fisica Millikan annunciava: “Non c’è alcuna possibilità che l’uomo possa sfruttare l’energia dell’atomo”. Però ce la fece Enrico Fermi nel 1942, all’Università di Chicago.

Thomas Watson, futuro presidente dell’IBM, nel 1943 dichiarava: “Penso che nel mondo ci sia bisogno di non più cinque computer

D’altra parte all’expo di New York del 1939 si anticipava un mondo in cui i robot avrebbero pulito casa e le auto si sarebbero guidate da sole. Ci siamo arrivati in questi anni.

MEGATREND RICCHI IN FUGA

Al Forum Economico Mondiale di Davos di quest’anno Robert Johnson, un ex manager di George Soros, ha riferito di vari amici e colleghi molto facoltosi che stanno pianificando una prossima fuga verso aree isolate e sicure, come la Nuova Zelanda, temendo reazioni giacobine/bolsceviche da parte delle masse immiserite (As inequality soars, the nervous super rich are already planning their escapes, Guardian, 23 gennaio 2015).

Pensate alle colossali implicazioni di questa rivelazione!

Cosa ci suggerisce?

  1. Gli insider sanno che qualcosa di gigantesco sta per accadere, in contrasto con i proclami ufficiali: IL COLLASSO DEL SISTEMA;
  2. Temono che le forze dell’ordine e i loro quartieri fortificati (gated communities) non potranno difenderli;
  3. Non si rendono conto che una galera non è fatta di muri, ma di assenza di libertà di circolare, di godersi la vita. Isole, fortezze, mega-yachts possono diventare delle prigioni: di lusso, ma pur sempre prigioni;

LA VISIONE ALTERNATIVA DI NICOLA SORDO È EMANCIPATIVA, SOSTENIBILE, COOPERATIVA

  1. AUTOMAZIONE SU INTERNET già oggi oltre il 50% degli utenti di internet non è umano (locomotive, satelliti, telecamere a circuito chiuso, droni, algoritmi per speculazioni borsistiche, intelligence artificiali che compilano le ultime notizie in tempo reale, stampanti 3d, sensori/misuratori/monitoratori, serrature digitali, ecc.).
  2. STAMPANTI 3d producono automobili, moduli abitativi, pasta, calzature. Tra qualche anno sarà possibile comprare una STAMPANTE 3D IN GRADO DI FABBRICARE UN’ALTRA STAMPANTE 3D seguendo un progetto caricato su internet e open source. Il che significa che, tramite donazioni, chiunque potrà avere la sua e diventare un auto-produttore;
  3. Le prime AUTO CHE SI GUIDANO DA SOLE stanno per essere messe in vendita e le ASSICURAZIONI penalizzeranno chi vuole continuare a guidare per conto suo: seguiranno furgoni-camion, navi, aerei che si guidano da soli.
  4. ROBOTICA nell’agricoltura (contro i parassiti, nella semina e raccolta, nell’irrigazione), nelle DIAGNOSI MEDICHE e nella CHIRURGIA. Gran parte delle transazioni in borsa sono effettuate da macchine autodidatte, ROBOT IN RETE CHE IMPARANO DAGLI ALTRI ROBOT, ISTANTANEAMENTE, come nessun medico, avvocato o trader potrebbe fare;
  5. GOOGLE, APPLE, AMAZON e FACEBOOK, assieme, valgono in fatturato quanto metà del PIL italiano. Danno lavoro a non più di 150mila persone. Nel giro di 10-20 anni, a seconda delle stime, TRA UN TERZO E IL 50% DEI POSTI DI LAVORO SARÀ SOSTITUIBILE DA ROBOT E ALGORITMI. Si chiama disoccupazione tecnologica e richiederà una radicale revisione del presente modello socio-economico;
  6. MEGATREND REWILDING – fino al 1882-1914 pochissime selve nelle Alpi antropizzate. PROGRESSO TECNOLOGICO RENDE POSSIBILE IL RINSELVATICHIMENTO, RINATURALIZZAZIONE: rimboschimento, parchi/oasi naturali -> 2 SCENARI: (a) Umanità concentrata in centri urbani tenuti rigidamente separati da una NATURA INTOCCABILE (psicologicamente deleterio); (b) Umanità post-consumista che impara a convivere con l’ambiente naturale e vive a contatto con esso (ideale)

IL PRIMO MEGATREND (AUTOMAZIONE) RENDE POSSIBILE IL SECONDO SCENARIO DEL REWILDING SE OPEN SOURCE/DEMOCRATICO-PARTECIPATO/POST-MATERIALISTA

Il trasferimento della quasi totalità della capacità produttiva dagli esseri viventi alle macchine è una rivoluzione che non ha precedenti nella storia umana e comporterà una radicale trasformazione della nostra mentalità e di quegli aspetti della società che diamo per scontati: lavoro, arrivismo, ricchezza, classismo, proprietà privata, controllo, denaro.

Infatti i robot produrranno altri robot gratuitamente, procurandosi (sempre gratuitamente) energia e materie prime per farlo e diventando sempre più efficienti nel farlo. Il 99% dei prodotti disponibili sarà gratuito e facilmente accessibile. Volendo, questo nuovo ordine garantirà prosperità a tutti, non immensi profitti per pochi; tempo libero in abbondanza per godersi la vita, frequentare le persone, allevare i figli come meritano, dedicarsi a tempo pieno ai propri hobby, senza fretta, senza ansie, cooperando invece di competere.

Nel nuovo ordine l’espansione delle coscienze sostituirà l’espansione degli eccessi materialistici.

Tutto questo, naturalmente, se impediamo all’attuale sistema oligopolistico di controllare questa transizione e tutto ciò che seguirà, all’insegna dell’avidità sociopatica. Serviranno un po’ dell’idealismo di Keynes e del realismo di Marx:

Se invece di guardare al futuro ci rivolgiamo al passato, vediamo che il problema economico, la lotta per la sussistenza, è sempre stato, fino a questo momento il problema principale, il più pressante per la razza umana: anzi, non solo per la razza umana, ma per tutto il regno biologico dalle origini della vita nelle sue forme primitive. Pertanto la nostra evoluzione naturale, con tutti i nostri impulsi e i nostri istinti più profondi, è avvenuta al fine di risolvere il problema economico. Ove questo fosse risolto, l’umanità rimarrebbe priva del suo scopo tradizionale. Sarà un bene? Se crediamo almeno un poco nei valori della vita, si apre per lo meno una possibilità che diventi un bene. Eppure io penso con terrore al ridimensionamento di abitudini e istinti dell’uomo comune, abitudini e istinti concresciuti in lui per innumerevoli generazioni e che gli sarà chiesto di scartare nel giro di pochi decenni. Per adoperare il linguaggio moderno, non dobbiamo forse attenderci un ‘collasso nervoso’ generale’? …Per la prima volta dalla sua creazione, l’uomo si troverà di fronte al suo vero, costante problema: come impiegare la sua libertà dalle cure economiche più pressanti, come impiegare il tempo libero che la scienza e l’interesse composto gli avranno guadagnato, per vivere bene, piacevolmente e con saggezza. … Per ancora molte generazioni l’istinto del vecchio Adamo rimarrà così forte in noi che avremo bisogno di un qualche lavoro per essere soddisfatti. Faremo, per servire noi stessi, più cose di quante ne facciano di solito i ricchi d’oggi, e saremo fin troppo felici di avere limitati doveri, compiti, routines. Ma oltre a ciò dovremo adoperarci a far parti accurate di questo ‘pane’ affinché il poco lavoro che ancora rimane sia distribuito tra quanta più gente possibile. Turni di tre ore e settimana lavorativa di quindici ore possono tenere a bada il problema per un buon periodo di tempo. Tre ore di lavoro al giorno, infatti, sono più che sufficienti per soddisfare il vecchio Adamo che è in ciascuno di noi.

John Maynard Keynes, nel suo Prospettive economiche per i nostri nipoti, 1928 sembra integrare molto bene l’utopia marxista:

In una fase più elevata della società …, dopo che è scomparsa la subordinazione asservitrice degli individui alla divisione del lavoro, e quindi anche il contrasto fra lavoro intellettuale e fisico; dopo che il lavoro non è divenuto soltanto mezzo di vita, ma anche il primo bisogno della vita; dopo che con lo sviluppo onnilaterale degli individui sono cresciute anche le forze produttive e tutte le sorgenti della ricchezza collettiva scorrono in tutta la loro pienezza, solo allora l’angusto orizzonte giuridico borghese può essere superato, e la società può scrivere sulle sue bandiere: Ognuno secondo le sue capacità; a ognuno secondo i suoi bisogni!”

Karl Marx, Critica del Programma di Gotha, 1875

Jacques Vallée: il nostro futuro determina il nostro presente

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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In front of me I saw the space of all possibilities, that is, all states of affairs that can possibly happen. They were lying in front of me there like objects in physical space…thus, I concluded, there is no contradiction between determinism and free will

Benny Shanon, Antipodes of the Mind: Charting the Phenomenology of the Ayahuasca Experience, Oxford University Press, 2002.

Jacques Vallée (matematico e imprenditore franco-americano, uno dei fondatori dell’Internet civile) ci spiega che il futuro può influenzare il presente (seconda causalità) attraverso il multi-verso (una pluralità di universi paralleli).

“Questa comincia a essere la corrente dominante della fisica. Nel suo ultimo libro, “La via del tempo”, il Dr Guillemant, un fisico al CNRS, sviluppa la tesi che le sincronicità siano dovute a una doppia causalità (cf. Stephen Hawking, “Theory of Double Causality” – cosmologia top down; ma anche Pauli e Jung): le nostre intenzioni provocano effetti nel futuro che diventano le cause future di un effetto nel nostro presente” (retro causalità: si veda anche la seria TV canadese “Continuum”).

http://en.wikipedia.org/wiki/Retrocausality

http://www.sfgate.com/science/article/Science-hopes-to-change-events-that-have-already-2655518.php

http://psychaanalyse.com/pdf/Theorie_de_la_Double_Causalite.pdf

In pratica il nostro destino ha già preso la forma di una linea temporale (uno scenario). Questo futuro possibile non è unico e può essere sostituito da un altro, ossia da un’altra linea temporale. Tutto ciò che non è determinato dal passato sarà determinato dal futuro. La linea “prescelta” è quella reificata (attualizzata) dalla sommatoria di tutte le nostre coscienze. Il libero arbitrio è limitato dalla meccanicità delle nostre menti ed istinti, ma ESISTE.

La nostra intenzionalità è la capacità umana di aumentare istantaneamente la probabilità del verificarsi di un dato destino che viene selezionato a scapito di un altro destino, automaticamente meno probabile. Tutti i futuri potenziali evolvono simultaneamente e probabilisticamente all’interno di un Albero della Vita personale (con le varie radici e ramificazioni).

Questa è la sorgente di déjà vu, sesto senso, coincidenze e sincronicità: l’intenzionalità ci anticipa, permettendoci di co-creare il nostro presente a partire dal futuro, collettivamente, tra infinite opzioni poi scartate.

Tra i requisiti per l’avvento della nuova fisica di qui al 2061, Vallée pone al primo posto il riconoscimento dell’Universo come un sottosistema di una meta-realtà di strutture di informazione. Tutto è una struttura informativa e tutto è simultaneo: “Non sto parlando di un database, non sto parlando della nostra tecnologia del presente ma di qualcosa di evidentemente molto più grande, molto più complesso…Dobbiamo riconoscere che le dimensioni sono un artificio culturale: le creiamo perché abbiamo delle piccole biblioteche (cf. archivi di informazioni) e abbiamo bisogno di x, y, z. Ma non ci servono nella fisica e ne faremo a meno nella fisica del futuro”.

Il presente è sovra-determinato: determinato sia dal passato, sia dal futuro e la coscienza produce il nostro senso della spazio e del tempo; è lo spazio e il tempo. Facciamo esperienza di questa illusione che chiamiamo spazio e tempo attraverso le associazioni che stabiliamo in questo mondo dell’informazione.

“La proposta che vi faccio – conclude Vallée – è quella di lasciare che i fisici continuino ad occuparsi di finisca dell’energia. Lo fanno molto bene, alla fine troveranno un modo per conciliare la relatività e la meccanica quantistica. A noi il compito di occuparci della fisica dell’informazione”.

Candidati trentini, dite la verità agli elettori: il loro mondo sta per cambiare e non possiamo tirare a campare

Twitter [non in italiano]

Verso un mondo nuovo su Facebook [in italiano]

Web Caffè Bookique [in italiano]

Esiste una lotta di classe, è vero, ma è la mia classe, la classe ricca, che sta facendo la guerra, e la stiamo vincendo

Warren Buffett, miliardario

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I nostri candidati parlano di sacrifici e di cambiamento nella continuità, ma questa è un’impossibilità. Non prendiamoci in giro.
Non ci può essere alcuna continuità, perché chi dirige il sistema economico globale è passato ad un’altra fase, che noi subiremo, che sarà dolorosissima e che, proprio per questo, genererà una reazione, un risveglio e, ci auguriamo, degli anticorpi.


http://www.newstatesman.com/politics/2013/10/russell-brand-on-revolution

I nostri candidati possono tirare a campare, oppure possono preparare, senza esporsi troppo, ciò che verrà dopo. Quel che verrà dopo sarà comunque radicalmente diverso da ciò che c’è adesso.
Dunque, in questa fase, “stabilità”, “unità”, “continuità”, “coesione” sono termini vuoti o ingannevoli e chi li usa deve capire che daranno il tono alla loro reputazione di domani.

Mi permetto di ricapitolare gli eventi di questi anni, affinché i lettori/elettori possano capire cosa ci attende e affinché gli eletti si rendano conto che saranno in prima linea ed è meglio che si preparino.

“Quella dei derivati «è una bolla che mette a rischio l’economia mondiale». Lo ha detto il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, intervenendo ad un convegno al Vicariato. «I derivati hanno prodotto un debito potenzialmente immenso, pari a dieci volte il Pil mondiale e di entità tale che nessuno sarebbe più in grado di pagare anche a causa di pratiche che sono diventate azzardo morale», ha detto criticando il comportamento degli operatori: «il profitto a breve termine non può essere l’unico obiettivo»”.

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2013-01-31/vegas-consob-rischio-bolla-215748.shtml

In questa fase, invece di creare ricchezza il settore finanziario, come un tumore in un corpo sano (cleptocrazia, circa il 3-5% della popolazione mondiale), si limita a creare credito, usandolo per spingere in alto i prezzi degli immobili e far aumentare il costo della vita, e di conseguenza anche il fardello del debito privato e pubblico (le persone e gli stati si indebitano sempre più per ottenere gli stessi beni di un tempo), stroncando qualunque prospettiva di crescita reale, tangibile:

http://www.telegraph.co.uk/finance/newsbysector/constructionandproperty/10301510/Barclays-chief-warns-of-housing-bubble.html

http://www.theguardian.com/business/2013/sep/11/record-number-estate-agents-housing-bubble

http://www.bloomberg.com/news/2013-09-15/no-confidence-in-china-markets-inflates-housing-bubble.html

http://www.teleborsa.it/News/2013/06/11/nel-regno-unito-si-torna-a-parlare-di-bolla-immobiliare-644.html

http://keynesblog.com/2013/04/10/la-prossima-bolla-immobiliare-made-in-uk/

http://www.nytimes.com/2013/09/29/business/housing-market-is-heating-up-if-not-yet-bubbling.html

http://finance.townhall.com/columnists/politicalcalculations/2013/10/06/is-the-second-us-housing-bubble-beginning-to-peak-n1717919/page/full

Per gli aggiornamenti: Jesse Colombo, “uno dei dieci esperti che hanno previsto il collasso finanziario” (London Times)

http://www.thebubblebubble.com/home/about/

NOTA BENE: la Provincia di Trento (come quella di Bolzano), con i suoi contributi per gli alloggi delle giovani coppie, non fa altro che gonfiare una bolla immobiliare locale che fa molto comodo agli speculatori che così si liberano di titoli tossici. Renderà insostenibile la vita in città, in assenza di un corrispondente e utopico rialzo dei salari e di una costante crescita dell’occupazione
Per capire questo meccanismo, minuto 12

Così cittadini e nazioni lavorano per pagare i debiti, non per acquistare beni e servizi che producono impiego. la vera riserva valutaria mondiale non è certo il dollaro, ma il debito. Le banche e le nazioni si stanno scambiando debiti (= schiavi per debiti) e il debito è prodotto dalle banche e con esso le crisi del debito, che servono a sminuzzare la sovranità delle nazioni e dei cittadini e fare man bassa dei beni comuni, Le banche centrali non stanno lavorando per i governi e i cittadini. Sono le nazioni che lavorano per le banche centrali (inclusa la Germania di Angela Merkel o gli Stati Uniti di Obama, o il Giappone di Abe).

Il risultato è che, invece di pagare le tasse al governo, stiamo pagando un pizzo alle banche.
Dev’essere chiaro che nessun paese è in grado di ripagare i suoi debiti: l’attuale sistema richiede che le economie crescano del 3% per riassorbire la disoccupazione e il debito. In altre parole, il Pil dovrebbe raddoppiare ogni 17 anni. Nessuno può crederlo possibile, non finché la crescita sarà a base di bolle destinate ad esplodere. In cambio, senza crescita, l’esito finale sarà il trasferimento del debito dal pubblico al privato, la fine del welfare e l’avvento di uno stato corporativo-tecnocratico-poliziesco di oligarchie monopolistiche (es. Cina, Singapore, oppure Nea So Copros, in “Cloud Atlas”). Un nuovo ordine che può sussistere solamente finché la classe media non sarà ridotta alla sussistenza.

Tutto questo potrebbe essere scongiurato se i politici riconducessero il settore bancario nei suoi binari, quelli del servizio alla comunità

http://www.forbes.com/sites/stevedenning/2013/03/17/three-essential-measures-to-make-banks-safe-again/

proprio come intendono fare Syriza in Grecia e il partito ecologista inglese
http://www.positivemoney.org/2013/09/green-party-passed-a-motion-to-place-money-creation-into-public-hands-and-end-fractional-reserve-banking/

Purtroppo i nostri rappresentanti politici tacciono e acconsentono (o collaborano):

Constatiamo il declino della politica, fino alla pantomima dei suoi riti: personaggi inconsistenti, che talora si presentano come “tecnici”, rivelandosi così esecutori di volontà altrui; “posti” come posta d’una lotta che, usurpando la parola, continua a chiamarsi politica; nessun progetto dotato d’autonomia; parole d’ordine tanto astratte quanto imperiose: lo chiedono “i mercati”, la “Europa”, lo “sviluppo”, la “concorrenza”. Questo degrado, che si manifesta macroscopicamente come immobilismo e consociativismo, è la conseguenza di quello che è oggi il vero “nucleo del potere”. Per poter essere contrastato con i mezzi della democrazia, deve essere innanzitutto compreso, senza fermarsi solo a deplorarne le conseguenze, scambiandole con le cause…Il nostro compito, nel piccolissimo che è alla nostra portata, è di questa natura. Il che significa innanzitutto rifiutare il ruolo di consulenti che con tanta abbondanza questo sistema di sterilizzazione della politica offre a chi ci sta. Sarebbe già una bella rivoluzione.

Gustavo Zagrebelsky, Repubblica, 6 luglio 2013

Monti lo annunciò, il 16 ottobre 2011 sul Corriere, un mese prima di divenire Premier: “Siamo già oggetto di “protettorato”: tedesco-francese e della Banca centrale europea”. Il protettorato ha assunto fattezze più civili, ma protettorato resta. Inutile continuare a dire che siamo sull’orlo del commissariamento. Ci siamo dentro, come Atene, Lisbona, Dublino, Madrid. A forza di fissare l’abisso, l’abisso guarda dentro di noi e ci inghiotte. Se le cose non stessero così, non ci allarmeremmo: “Chi sarà capace di parlare con Draghi, dopo Monti e Letta?” In altre parole: chi amministrerà, conscio di non essere che un reggente?…Ne consegue l’impotenza crescente delle costituzioni nazionali, quasi ovunque in Europa. Il popolo di cittadini non può far valere bisogni e paure, quando è amministrato (non governato) da oligarchie che pretendono regalità che non hanno più. Quando un rapporto della JP Morgan (28 maggio ’13) definisce infide le costituzioni nate dalla Resistenza, caratterizzate come sono “da esecutivi deboli verso i parlamenti; dai diritti dei lavoratori; dall’eccessiva licenza di protestare contro modifiche sgradite dello status quo”.

Barbara Spinelli, Repubblica, 2 ottobre 2013

Viviamo in un mondo in cui gli architetti della crisi finanziaria vanno regolarmente a cena alla Casa Bianca

Glenn Greenwald, the Guardian, 23 gennaio 2013

http://www.theguardian.com/commentisfree/2013/jan/23/untouchables-wall-street-prosecutions-obama

Negli Stati Uniti, le forze di polizia e gli agenti del dipartimento per la sicurezza interna (Department of Homeland Security, DHS) hanno collaborato e, verosimilmente, continuano a collaborare con i servizi di sicurezza delle banche per sorvegliare, arrestare e neutralizzare quei cittadini americani “colpevoli” di protestare pacificamente contro il sistema (Occupy Wall Street). Le strategie preparate congiuntamente contemplavano (contemplano?) anche l’uccisione da parte di cecchini di alcuni leader del movimento di protesta, in quanto classificati come “minaccia terroristica”. Poiché precedenti richieste di accesso a queste informazioni erano state rifiutate, il sospetto è che questa improvvisa generosità sia motivata da ragioni di deterrenza: nessun leader di un movimento di protesta si sentirà più al sicuro

Naomi Wolf, The Guardian, 29 dicembre 2012

http://www.theguardian.com/commentisfree/2012/dec/29/fbi-coordinated-crackdown-occupy

Paul Krugman (Nobel per l’Economia): Come si spiega questa opposizione a qualunque tentativo di mitigare il disastro economico? Mi vengono in mente una serie di cause, ma Kuttner ha un ottimo argomento: tutto questo ha un senso se si comprende che la destra difende gli interessi di chi possiede rendite, dei creditori con i loro pacchetti di obbligazioni, prestiti, contanti, diversamente da chi effettivamente cerca di guadagnarsi da vivere producendo cose. La deflazione è un inferno per i lavoratori e gli imprenditori, ma è il paradiso per i creditori.

http://krugman.blogs.nytimes.com/2011/06/06/the-rentier-regime/

http://krugman.blogs.nytimes.com/2011/06/07/who-are-the-rentiers/?_r=0

Funziona così: sono uno speculatore, mi guadagno da vivere a spese degli altri. So di godere di una completa impunità e possiedo un mucchio di soldi da investire (non mi basta mai: perché accontentarsi di un milione di dollari/euro se posso averne 2?). Corrompo i politici e faccio in modo che una potente lobby faccia affondare l’economia del mio paese così, grazie al deprezzamento e al contemporaneo apprezzamento del potere d’acquisto del mio denaro e del mio oro, faccio incetta di terreni, imprese, immobili.

Ero uscito dal mercato quando era ai massimi e ora, da buon insider, mi ci butto quando è ai minimi e faccio il pieno.

Unico problema: come reagirà la gente? Devo essere circondato da guardie armate (facile, quando ci sono così tanti disoccupati da comprare) e accertarmi che le forze di polizia difendano gli interessi della mia casta, non quelli della collettività.

Un enorme potere, senza paragoni è concentrato nelle mani di un gruppo di persone, perfettamente coordinato e con la tendenza a perpetuare se stesso. Diversamente dal potere nelle aziende, non è controllato dagli azionisti; diversamente dal potere del governo, non è sottoposto al controllo popolare; diversamente dal potere nelle chiese, non è controllato da alcun canone consolidato di valori.

Conclusioni di un’indagine conoscitiva sulle fondazioni statunitensi effettuata da un comitato del Congresso americano nel 1952

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/16/la-perniciosa-influenza-planetaria-delle-fondazioni-e-think-tank-degli-stati-uniti/

Perché da questa civiltà moderna gli aristocratici dell’economia hanno ricavato per sé nuove dinastie. Nuovi regni sono stati edificati sulla concentrazione del controllo dei beni materiali. Attraverso nuovi utilizzi di aziende, banche e titoli, nuovi macchinari industriali ed agricoli, nuovi usi del lavoro e dei capitali – il tutto inimmaginabile per i nostri avi – l’intera struttura della vita moderna è stata posta al servizio di questa nuova sovranità.

Non c’era posto in mezzo a questa regalità per le nostre molte migliaia di piccoli imprenditori e commercianti che hanno cercato di fare un uso degno e dignitoso del sistema americano di iniziativa e profitto. Non erano più liberi di quanto lo fossero operai e contadini. Anche i ricchi onesti e di vedute progressiste, consapevoli di quanto il loro successo fosse dovuto ad una miriade di fattori, non avrebbero mai potuto sapere dove inserirsi in questo schema dinastico.

È stato naturale e forse umano che i principi privilegiati di queste nuove dinastie economiche, assetati di potere, allungassero le mani per il controllo del governo stesso. Hanno creato un nuovo dispotismo e lo hanno avvolto nelle vesti delle beneplaciti giuridici. Al servizio di questo sistema, nuovi mercenari hanno cercato di irreggimentare la popolazione, il loro lavoro, le loro proprietà. E come risultato l’uomo comune si trova ancora una volta ad affrontare gli stessi problemi dei Minute Man (patrioti che dovevano essere pronti a combattere gli inglesi nel giro di un minuto, NdT).

Le ore di lavoro, i salari ricevuti, le condizioni di lavoro, tutto questo era passato al di là del controllo delle persone e veniva imposto da questa nuova dittatura industriale. I risparmi della famiglia media, il capitale del piccolo uomo d’affari, gli investimenti messi da parte per la vecchiaia – insomma il denaro altrui – sono stati lo strumento che la nuova regalità economica ha impiegato per trincerarsi.

Coloro che lavoravano la terra non raccoglievano più i frutti che spettavano loro di diritto. I loro modici guadagni erano decretati da uomini che vivevano in città lontane.

In tutta la nazione, le opportunità erano limitate dai monopoli. L’iniziativa personale è stata schiacciata dagli ingranaggi di questa grande macchina. Lo spazio per la libera intrapresa era sempre più ristretto. L’impresa privata, infatti, è diventata troppo privata. È diventata un’impresa privilegiata, non libera.

Un venerando giudice inglese una volta ha detto: “Gli uomini bisognosi non sono uomini liberi”. La libertà richiede la possibilità di farsi una vita decente in accordo con gli standard del proprio tempo, una vita che dia all’uomo non solo quanto basta per vivere, ma qualcosa per cui vivere.

Per troppi di noi l’uguaglianza politica che avevamo conquistato era priva di significato di fronte alla disuguaglianza economica. Un piccolo gruppo aveva concentrato nelle proprie mani il controllo pressoché completo sulle proprietà altrui, il denaro altri, il lavoro altrui, le altrui vite. Per troppi di noi la vita non era più libera, la libertà non era più reale, gli uomini non potevano più perseguire la ricerca della felicità.

Franklin D.  Roosevelt, nel suo discorso di accettazione della ricandidatura (Philadelphia, 27 giugno 1936)

Nei concili di governo, dobbiamo guardarci le spalle contro l’acquisizione di influenze che non danno garanzie, sia palesi che occulte, esercitate dal complesso militare-industriale. Il potenziale per l’ascesa disastrosa di poteri che scavalcano la loro sede e le loro prerogative esiste ora e persisterà in futuro. Non dobbiamo mai permettere che il peso di questa combinazione di poteri metta in pericolo le nostre libertà o processi democratici. Non dobbiamo presumere che nessun diritto sia dato per garantito. Soltanto un popolo di cittadini allerta e consapevole può esercitare un adeguato compromesso tra l’enorme macchina industriale e militare di difesa ed i nostri metodi pacifici ed obiettivi a lungo termine in modo che sia la sicurezza che la libertà possano prosperare assieme.

Dwight D. Eisenhower, nel suo discorso di addio alla nazione, il 17 gennaio 1961

Signore e signori, la parola “segretezza” è ripugnante in una società libera e aperta e noi, come popolo, ci siamo opposti, intrinsecamente e storicamente, alle società segrete, ai giuramenti segreti e alle riunioni segrete. Siamo di fronte, in tutto il mondo, ad una cospirazione monolitica e spietata, basata soprattutto su mezzi segreti per espandere la sua sfera d’influenza, sull’infiltrazione anziché sull’invasione, sulla sovversione anziché sulle elezioni, sull’intimidazione anziché sulla libera scelta. È un sistema che ha reclutato ampie risorse umane e materiali nella costruzione di una macchina affiatata, altamente efficiente, che combina operazioni militari, diplomatiche, di intelligence, economiche, scientifiche e politiche. Le sue azioni non vengono diffuse, ma tenute segrete. I suoi errori non vengono messi in evidenza, ma vengono nascosti. I suoi dissidenti non sono elogiati, ma ridotti al silenzio. Nessuna spesa viene contestata. Nessun segreto viene rivelato. Ecco perché il legislatore ateniese Solone decretò che evitare le controversie fosse un crimine per ogni cittadino. Sto chiedendo il vostro aiuto nel difficilissimo compito di informare e allertare il popolo americano. Sono convinto che con il vostro aiuto l’uomo diventerà ciò che per cui è nato: un essere libero e indipendente.

John F. Kennedy, Waldorf-Astoria di New York, 27 aprile 1961

I poteri del capitalismo finanziario avevano un obiettivo più ampio, niente meno che la creazione di un sistema globale di controllo finanziario in mani private in grado di dominare il sistema politico di ciascuna nazione e l’economia mondiale nel suo complesso. Questo sistema andava controllato in stile feudale dalle banche centrali di tutto il mondo, agendo di concerto, per mezzo di accordi segreti raggiunti in frequenti incontri privati e conferenze. Al culmine della piramide ci doveva essere l’elvetica Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) di Basilea, una banca privata posseduta e controllata dalle banche centrali mondiali che a loro volta erano imprese private…non bisogna immaginare che questi dirigenti della principali banche centrali del mondo fossero loro stessi dei ragguardevoli potenti nel mondo della finanza. Non lo erano. Erano piuttosto dei tecnici e gli agenti dei massimi banchieri commerciali delle loro rispettive nazioni, che li avevano allevati ed erano perfettamente capaci di liberarsene…e che rimanevano in gran parte dietro le quinte…Questi costituivano un sistema di cooperazione internazionale e di egemonia nazionale più privato, più potente e più segreto di quello dei loro agenti nelle banche centrali. Il dominio dei banchieri commerciali era fondato sul controllo dei flussi di credito e dei fondi di investimento nelle loro nazioni e nel mondo….potevano dominare i governi attraverso il controllo dei debiti nazionali e dei cambi. Quasi tutto questo potere era esercitato dall’influenza personale e dal prestigio di uomini che in passato avevano dimostrato la capacità di portare a compimento con successo dei golpe finanziari, di mantenere la parola data, di mantenere la mente fredda nelle crisi e di condividere le loro opportunità più vantaggiose con i loro associati.

Carroll Quigley, docente di storia, scienze politiche e geopolitica a Princeton, Harvard e Georgetown e mentore del giovane Bill Clinton, da “Tragedy and Hope: A History of the World in Our Time” (New York: Macmillan, 1966).

Sebbene i manifestanti sciamino per le strade di Atene, opponendosi alle misure draconiane imposte dall’Unione europea e dal Fondo monetario internazionale, i leader greci si piegano, accettano i “salvataggi”. È evidente che i salvataggi nella nostra crisi americana hanno beneficiato solo la corporaziocrazia, con gli amministratori delegati che si conferiscono bonus veramente scandalosi. Questo metodo di indebitamento contrario all’interesse dei cittadini non fa altro che aumentare il potere delle banche centrali, del FMI, degli amministratori delegati aziendali. Nei miei libri scrivo di come economia e politica mondiale oggi siano controllati da poche persone: la Corporaziocrazia. Ciò è chiaramente dimostrato dal fatto che ogni volta che ci si accorda per una “ristrutturazione del debito” o per un “condono del debito”, i termini dell’accordo includono  sono colpiti privatizzazioni di parti dell’economia che in precedenza erano considerate pubbliche. Servizi significativi, persino del settore militare, sono venduti alle multinazionali. Coloro che chiedono governi più piccoli sono, consapevolmente o no, complici di un nuovo genere di imperialismo aziendale… Quello a cui assistiamo è il fallimento dell’economia globale. Non credo che la depressione o recessione siano temporanei. Riflettono un problema strutturale che abbiamo in tutto il mondo con l’attuale forma di capitalismo, il capitalismo predatorio. Penso che sia una forma virale e mutante di capitalismo che ha realmente prese piede nel 1970 e che, come espresso dal famoso economista Milton Friedman, si basa su un unico presupposto, un unico obiettivo, quello di massimizzare i profitti, senza tener conto dei costi sociali e ambientali. Le grandi aziende di tutto il mondo, le multinazionali, assumono lobbisti ben pagati per assicurarsi che le leggi siano scritte in modo tale da sostenere l’obiettivo di massimizzare i profitti indipendentemente dai costi sociali e ambientali. Sono stati in grado di controllare i politici e le leggi che promulgano, legalmente, e hanno raggiunto questo obiettivo attraverso il finanziamento delle campagne elettorali. Le persone che gestiscono le società che io chiamo corporaziocrazia controllano i media. Hanno usato il loro enorme potere per creare un sistema economico globale che è instabile, ingiusto e folle. Si tratta di un sistema del tutto inefficiente in quanto non funziona per nessuno tranne che per i molto ricchi, nel qual caso il sistema funziona perfettamente. Anche in tempi di recessione, a causa del potere che essi esercitano, tutte i membri della corporaziocrazia sono in grado di salvarsi dai loro passi falsi.… la nuova forma di imperialismo è il debito, ed è realizzato attraverso la finanza. La forza militare è il piano B, una soluzione di ripiego, ma lo strumento più utilizzato è l’imperialismo economico l’economia….Questa è forse la rivoluzione più importante nella storia dell’umanità. Siamo in un momento che è paragonabile o più importante della rivoluzione agricola e la rivoluzione industriale e la rivoluzione tecnologica. Questa è una rivoluzione nella coscienza globale, non solo un cambiamento che è necessario per il sistema economico. La gente di tutto il mondo, così come la natura, si trova ad affrontare le stesse crisi. Stiamo cominciando a vedere come ci relazioniamo con tutto il resto e che ruolo importante noi umani giochiamo nel proteggere questo pianeta. Quindi si tratta di destarsi. Ci stiamo tutti rendendo conto dell’incredibile potenziale che hanno gli esseri umani.

John Perkins

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/10/09/islanda-grecia-egitto-italia-cavie-sovrane/

 

Nel famoso libro L’élite del potere, del 1956, C. Wright Mills sostiene che negli Stati Uniti la politica è dominata da una ristretta e potente élite formata dalle persone che presiedono le maggiori organizzazioni: la burocrazia pubblica, le grandi corporations e le forze armate. Il capitalismo avanzato esige che si prendano decisioni fortemente coordinate e di ampia portata, quindi i dirigenti delle grandi organizzazioni sono costantemente in contatto e spesso assumono in modo informale decisioni di rilievo politico e sociale. Come hanno confermato anche recenti e accurate ricerche, questa élite del potere è composta da persone con un’estrazione sociale molto simile: sono nati in America da genitori americani, provengono da aree urbane, sono in prevalenza protestanti, hanno frequentato gli stessi college, provengono in maggioranza dagli stati dell’Est, si conoscono personalmente e hanno atteggiamenti, valori e interessi molto simili. Con i loro rapporti costituiscono un “direttorio intrecciato” che coordina iniziative e attività. Direttamente sotto questa élite, che opera in modo informale e invisibile, esiste un livello intermedio di gestione del potere, costituito dal settore legislativo, dai gruppi d’interesse e di pressione e dagli opinion leader locali. A un terzo e più basso livello si colloca la massa dei cittadini non organizzati”.

http://www.sapere.it/sapere/strumenti/studiafacile/sociologia/Lo-Stato-e-il-sistema-politico/Il-controllo-del-potere/Le-teorie-delle—lite-.html

L’Africa, i diversamente bianchi, i diversamente umani

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Verso un mondo nuovo su Facebook [in italiano]

Web Caffè Bookique [in italiano]

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Negli ultimi dieci anni, 6 delle 10 economie a crescita più rapida al mondo erano africane.

ONU – rapporto finale sull’Agenda di Sviluppo Post-2015

Un continente ricchissimo di risorse naturali di ogni genere e di terreni agricoli inutilizzati, giovanissimo, dinamico: l’Africa, assieme al Brasile, è il futuro.

Il suo sviluppo sostenibile sarà garanzia del nostro sviluppo sostenibile. La sua capacità di lasciarsi alle spalle un passato fatto di tribalismi, schiavitù, colonialismo e neocolonialismo economico-finanziario, disuguaglianza e patriarcato sarà la miglior prova del fatto che ci meritiamo un futuro. Gli africani dovranno essere pienamente coinvolti nella gestione del pianeta e considerati come dei nostri pari, con gli stessi diritti alla condivisione delle risorse del pianeta. Su questo pianeta non dovranno più esistere assetti castali, secessioni interne al genere umano che assegnano un trattamento preferenziale a chi ha la pelle più chiara e un conto in banca più cospicuo: slavi, greci e napoletani, per fare alcuni esempi, sono da alcuni (molti leghisti e nordeuropei) considerati meno bianchi degli altri bianchi; i bianchi sotto la soglia di povertà sono grigi e diversi neri benestanti sono “meno neri” degli altri e fanno di tutto per mostrarlo. Le stesse donne bianche sono meno bianche degli uomini bianchi. Ci sono molte persone diversamente bianche. Nessuno dovrebbe essere diversamente umano.

L’immigrato africano è pagato meno e licenziato prima. Se è donna le cose possono andare anche peggio. I suoi figli difficilmente riceveranno un’educazione pari a quella dei loro coetanei bianchi.

La legittimazione di queste forme di discriminazioni ha impedito che, a livello globale, le classi disagiate (bianche e “colorate”) facessero fronte comune, presentassero delle precise rivendicazioni e riuscissero gradualmente a costruire una società meno iniqua e meno feroce.

L’Africa può aiutarci a superare questo impasse, a capire che quando parliamo di extracomunitari stiamo parlando di noi stessi, della comune sorte della specie umana e che battersi per un mondo migliore significa battersi per la pari dignità di tutti gli esseri umani, dato che solo così sarà possibile spianare un po’ la piramide sociale che ci accompagna e vessa almeno dai tempi dei faraoni. Battersi per chi è diverso da noi significa battersi per noi stessi: un mondo in cui le donne, gli omosessuali, i musulmani, i “colorati”, gli animali e l’ambiente nel suo complesso sono tutelati è un mondo migliore per tutti, tranne relativamente pochi milioni di privilegiati che subiranno una perdita di status.

La civiltà umana non sarà completa, non sarà civile e non sarà sostenibile senza l’Africa, senza una classe media africana che guidi il continente e che lo renda protagonista.

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COSA SCRUTIAMO NEL NOSTRO ORIZZONTE?

Tutti, a prescindere dai colori politici, ci siam chiesti,
ha senso la vita nel mondo che appar così balordo?!
Sono necessari innanzitutto ideali virtuosi ed onesti,
con una meta, senza aver l’atteggiamento beffardo!

Prima conosciam la porta che conduce al nostro IO,
che consiste nel saper crescere imparar e cambiare,
rispettando il prossimo, la Terra, per chi crede, DIO.
Solo così avrà un valore esistere, senza vivacchiare!

La chiave non è da ricercare fuori, ma dentro di noi.
se la ritroviam, l’età, le crisi, non faranno più paura!
Si sa, sto mondo è pieno di camaleonti e di avvoltoi
meschini opportunisti, pronti a depredarci con cura!

Molti sono determinati a dirigersi verso la saggezza,
così probabilmente anche i ricordi rimarranno soavi:
ad ogni angolo del mondo vedremo arte e bellezza!
Se ci sarà il premio OK,comunque diverremmo savi.

Son in tanti che “vedono” il nostro futuro su Marte!
Perché piuttosto non cerchiam di rigenerar la Terra,
di farne un giardino che sia davver un opera d’arte,
con una primaria, equilibrata barriera:l’effetto serra.

Perché no, molti sperano in un nuovo rinascimento,
dove,con nuove scoperte scientifiche e con legalità,
con disarmo, ci sia pace, stabilità, pure se a rilento.
I giovani poi han idee che esaltan parte di umanità!

Molti, nonostante la grave crisi non solo economica,
auspican ci sia un rinnovato orizzonte per i loro figli,
con l’acqua del mare (da cui proviene la vita) amica,
e che tenebre degli abissi non occultin fatali “artigli”.

Giorgio Ombrini

La pace si conquista ogni giorno, dicendo no alle menzogne

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Le preghiere degli uomini sono una malattia della volontà. La preghiera che implora un particolare rendiconto è viziosa. La preghiera è la contemplazione degli eventi della vita dal punto di vista più elevato. Ė il soliloquio di un’anima che percepisce ed esulta. Ma la preghiera usata come mezzo per ottenere un soddisfacimento privato è un furto e una meschinità. Essa suppone dualismo e non Unità nella natura e nella coscienza. Quando l’uomo sarà uno con Dio, allora non implorerà più, ma trasformerà ogni preghiera in azione.

Ralph Waldo Emerson

Nessuno può fare esperienza per un altro, nessuno;
Nessuno può progredire per un altro, nessuno!”

Walt Whitman

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Un grande no come quello del Parlamento britannico. La prima volta che un governo del Regno Unito subisce una sconfitta in Parlamento in materia di iniziative belliche dai tempi di Palmerston (1784 – 1865)
https://theconversation.com/commons-rejects-cameron-plea-for-syria-strikes-rewrites-special-relationship-17674

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Un grande no come quello dell’ex primo ministro francese Dominique de Villepin in quest’intervista televisiva [in francese]

Tutta l’umanità deve concordare sul fatto che ci stanno mentendo, chiamare le menzogne e le montature con il loro nome e smetterla di servire questi poteri. Gli esempi sono numerosi, da Mandela a Martin Luther King a Étienne de La Boétie a Aung San Suu Kyi. Il semplice atto di non credere alle loro falsità e deriderli li rende impotenti. La loro forza deriva unicamente dal nostro volontario asservimento, dalla nostra credulità, dall’oblio di chi siamo veramente e di quel che potremo fare una volta liberi

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Nessun paese può fare una guerra se la popolazione è contraria e blocca la nazione con scioperi continui, nessun governo/regime può restare al potere se la popolazione non collabora (per questo Assad è ancora lì dopo due anni e mezzo; per questo i golpisti egiziani saranno spazzati via entro primavera e al loro posto s’insedierà un governo misto di unità nazionale, con diversi ministeri assegnati ai fratelli musulmani).

Basta con la scusa che loro e i loro burattinai sono onnipotenti. La colpa è nostra! Votiamo turandoci il naso (voto utile), continuiamo a leggere quotidiani faziosi pro-establishment nella convinzione che è quello che fanno le persone istruite, continuiamo a comprare prodotti delle multinazionali, continuiamo a credere che non ci siano alternative, che così va il mondo, che c’è poco da fare se non ricavarsi una nicchia e rispettare regole e relazioni di potere rivoltanti, ad ogni livello. 

Il nostro futuro è nostro. Siamo noi che lo determiniamo, non loro. Ci volevano far credere che siamo piccoli, deboli, vulnerabili, impotenti e ce l’hanno fatta. Un grande successo. Milioni di persone credono che l’unico cambiamento possa provenire da fuori (da una catastrofe, dagli alieni, dal Cristo, ecc.), non da loro stessi.
Ma, badate bene, se hanno inscenato tutto questo gigantesco teatrino è perché sanno che c’è qualcosa di incredibile potente in noi, che non possono controllare e che non vogliono che scopriamo che c’è e come usarlo.
Altrimenti come si spiegano i loro immensi sforzi? Forse sono loro i piccoli, deboli, vulnerabili, impotenti, perennemente tormentati all’idea del nostro risveglio, della nostra presa di coscienza, della nostra maturazione?
La loro ossessione per il controllo, per la sorveglianza, per la prevenzione è tipica degli insicuri, dei vigliacchi, di chi deve convincersi di essere quello che non è e di poter controllare tutto ciò che lo circonda, perché le incertezze della vita e del futuro lo terrorizzano. I loro think tank, le loro intelligenze artificiali, i loro modelli, i loro media, l’intera macchina della propaganda, della paura, del senso si colpa e di inadeguatezza è costruita a loro immagine e somiglianza.
Il loro è l’unico linguaggio che conoscono: potere, sfruttamento, paura, subordinazione, prevaricazione, possesso, dominio.

Ci accusano di invidiarli, ma le loro esistenze sono l’inferno di chi investe ogni sua energia nel negare ciò che sa essere vero: la destinazione finale è l’estinzione fisica e la perdita di tutta la loro “roba”.

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La macchina della paura e del controllo è comunque riuscita a farci fessi, ossia a farci pensare e agire come loro: reattivamente, aggressivamente, paranoicamente, psicopaticamente, territorialmente. È il cervello rettiliano / R-complex:

http://it.wikipedia.org/wiki/Triune_Brain

Invece di pensare alla vita, agli affetti, ai sogni, alla creatività, inventiva, ecc., siamo sempre più maniacalmente concentrati su ciò che decade, sulla morte, proprio come questi necrofili. Da creatori siamo diventati distruttori, proprio come loro, proprio come ogni essere demonico.

L’orrore di guardarci allo specchio, di capire che il loro mondo ideale, quello delle loro pubblicità e della loro “arte”, è entropico, satanico, privo di qualunque sbocco che non sia l’involuzione e il degrado della coscienza e di tutto il resto. Non c’è nulla, nel loro mondo, per cui valga la pena di battersi. Il loro è un futuro vuoto, fittizio come le loro anime, simulacri di anime.

Sono la pelle di serpente abbandonata dopo la muta, sono un involucro dall’apparenza umana, ma che non pensa, non sente, non si comporta umanamente:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/05/15/cose-il-male/

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/14/legoista/

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/16/la-banalita-del-male-e-una-cagata-pazzesca/

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/28/del-potere-della-pedofilia-del-male-categorico/

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/15/psicopatia-portami-via-la-gente-ce-lha-sotto-il-naso-ma-non-la-vuole-vedere/

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/03/06/alcibiade-il-rottamatore/

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/10/tea-party-il-totalitarismo-anarchico-alla-conquista-degli-stati-uniti/

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/06/perche-non-ce-pace-perche-non-ce-liberta/

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Intanto un nuovo mondo sta prendendo forma, come frutto collettivo di un diverso modo di intendere il mondo e il nostro ruolo in esso

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/20/un-mondo-nuovo-sta-prendendo-forma-canti-da-mat-chants-for-a-nut/

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Una delle ragioni per cui la gente è apatica è per sfuggire alla disperazione. D’altra parte gli speranzosi idealismi non supportati da sano pragmatismo non hanno mai un lieto fine.

Il problema, a mio avviso, è che spesso ci facciamo governare dalla speranza (“l’audacia della speranza”, diceva un Nobel per la Pace degno di Kissinger) e/o dalla disperazione e così affidiamo il nostro destino a queste forze emotive, invece che alla nostra creatività ed inventiva. Paura, senso di colpa, speranza messianica, apatia/indifferenza e disperazione sono probabilmente le migliori armi di distruzione di massa delle coscienze e sono usate precisamente a questo scopo e per indirizzare la civiltà umana sulla via della perdizione, la via dell’egoismo, del materialismo, della violenza, del sopruso, della dismisura.

È per questa ragione che diventa necessario che almeno una minoranza di persone competenti e motivate da buona volontà e dalla volontà di servire l’interesse generale si coordini per realizzare un cambiamento positivo nelle loro rispettive aree di competenza.

Questo può avvenire solo se il pragmatismo sconfigge la disperazione (bastone, poliziotto cattivo) e la speranza fideistica (carota, poliziotto buono) in un cambiamento che non provenga da noi e dalle nostre iniziative.

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Per esempio, una volta che tutto ciò che ostacola la ricerca e lo sviluppo di fonti di energia abbondanti ed economiche – non mi riferisco alle rinnovabili: c’è di meglio: http://peswiki.com/index.php/Main_Page – sarà rimosso, l’intero sistema di infrastrutture e modello socioeconomico globale (che si fonda sul profitto derivato da un regime di scarsità e competizione creato artificialmente – la “decrescita felice” eccita i plutocrati) sarà rivoluzionato in maniera completa e definitiva, a meno che le oligarchie non riescano ad imporre un ulteriore monopolio.

Dobbiamo capire, tra le tante cose, come sostituire un’economia di scarsità e concorrenza basata sulle risorse, in un’economia dell’abbondanza basata sull’energia, ossia l’esatto opposto di quel che crede Luca Mercalli (che è davvero poco stimato tra i ben informati, ma continua ad essere invitato ovunque, purtroppo):

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Molti pensano di dover combattere contro qualcosa, ma quello di cui hanno bisogno è lottare per qualcosa.

Inoltre molti non sanno che farsene dell’ideale della libertà, perché pensa di essere già libera a sufficienza: ciò che li può motivare è la presa di coscienza della loro miseria, o della prospettiva del loro impoverimento. Su questa cosa non possono ingannarsi a lungo, non possono tollerare che così va il mondo e molti ricevono le briciole mentre pochi se la spassano. Se sapessero come potrebbe essere trasformato il mondo una volta che certe tecnologie, conoscenze e risorse fossero rese disponibili, potrebbero cominciare a pensare ad un’esistenza in termini più concreti e lungimiranti.
Capire queste semplici verità e agire conseguentemente significa essere pragmatici, non cinici.
Una minoranza guidata dalla voglia di capire, dalla buona volontà, dall’empatia, dal sapere, dalla capacità di trasformare responsabilmente, costruttivamente e di rendere partecipi tutti, nei loro modi e nei loro tempi, senza paternalismi e autoritarismi neogiacobini (“noi sappiamo cosa è meglio per voi”).
Una maggioranza la seguirebbe a ruota se capisse che è nel suo interesse farlo e se potesse dire la sua
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Nessuna mobilitazione di massa è possibile senza questa presa di coscienza.

Un vantaggio della propaganda immaginifica dei potentati è che ha creato un terreno fertile per immaginare il nuovo in termini concreti anche in persone che non sanno neanche che per andare da Trento a Trieste servono 3 ore d’auto, perché non sono come Massa e Carrara.

Siamo entrati nell’era dei tecno-miti, della mitologia scientifica. Mentre Omero trasmetteva una visione del mondo parlando delle gesta degli eroi e degli avventurieri, gli Omeri del nostro tempo possono avvalersi della fantascienza e delle invenzioni al servizio del nostro spirito, delle nostre coscienze. Le possibilità di cambiamento sono infinite, nel bene e nel male. “Non ci sono alternative” è un mantra che ormai convince solo chi vuole crederlo vero. I nostri orizzonti si stanno espandendo, inesorabilmente: il futuro è sempre più aperto. Si tratta di scegliere e, soprattutto, di voler scegliere, rifiutando la falsa alternativa tra un futuro neo-medievale e un futuro tecnocratico.

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/05/la-democrazia-nella-via-lattea-dirittidoveri-di-un-mondo-nuovo/

Nessun grillino potrà dire: “ma io non lo sapevo”

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io voterò M5S anche se di grillo-casaleggio mi fa paura il silenzio/ambiguità sulle questioni fondamentali. mi fa paura grillo che parla di tribunali civili popolari per giudicare i politici o quando dice che la politica o la gestione di uno stato è semplice. mi fa paura grillo che dice chiudiamo le province senza dire che fine faranno i dipendenti. mi fa soprattutto paura il legame sasson-camera di commercio americana e mi inquieta il video sul sito di casaleggio sulla 3° guerra mondiale vinta dall’occidente grazie alla rete. mi fa paura grillo che dice che la politica è solo schiacciare un tasto sul pc da casa (fanculo gaber). mi fan paura i suoi finti sondaggi telecomandati e preimpostati. e mi fa paura quest’articolo. mi fa paura immmaginare che intenzione abbia grillo anti-Nato con le 90 testate nucleari americani nelle basi italiane e il pensiero di fare la stessa fine della libia in men che non si dica (anche se son per lo smantellamento immediato). mi fa paura il pensiero sempre frequente che costoro stiano solo catalizzando e frenando la violenza di piazza. dico, meglio così, meglio loro che alba dorata o FN che distribuisce i pacchi di pasta come già succede a macerata. poi dico, ma perchè meglio così? se questi si riveleranno buffoni, la violenza sarà ancora più odiosa ed incontrollabile. non so. ma anche stavolta turandomi il naso purtroppo voterò grillo. ogni tanto bisogna pur tirare lo sciacquone. e l’unica arma che ho è la mia scheda elettorale“.
Pantos, un elettore di M5S

Boom dell’inchiesta “Casaleggio”. I lettori la twittano da giorni. Il M5S? E’ come la Webegg. Chi comanda è Casaleggio

di Antonio Amorosi

affariitaliani.it

BOLOGNA – Solo in un monologo di Beppe Grillo ti aspetteresti la storia di un manager che somiglia ad Angelo Branduardi e che con 15 milioni di euro di buco di bilancio nel pedigree riesce a farsi passare per “guru”! Ma forse no!

Vi ricordate cosa diceva l’ex consigliere del Movimento 5 Stelle Giovanni Favia nel Fuori-onda a Piazza Pulita su La7?: Casaleggio è il “guru” che ha costruito il Movimento di Grillo. E’ lui che comanda. E’ il padre padrone. Prende per il culo tutti.

Quella sera alcuni ex dipendenti della Webegg spa, la società di cui Casaleggio era amministratore delegato, si ritrovano in internet e commentano: “Sta succedendo quello che sappiamo già. Finalmente se ne stanno rendendo conto!”

Ma di cosa dobbiamo renderci conto? Cosa sanno gli ex collaboratori di Casaleggio che noi non sappiamo? Li abbiamo incontrati. E in parallelo consultato centinaia di documenti.

Il buco da 15 milioni di euro

Casaleggio a cavallo del 2000 è amministratore delegato di Webegg spa, società Olivetti. Olivetti ne vende la proprietà nel 2002 al suo principale cliente, Telecom Spa già di Roberto Colaninno che era anche precedentemente amministratore delegato di Olivetti (quello delle scalate dei Capitani Coraggiosi ma che aveva anche dato vita sempre nel 2000 a Netikos spa; nel CdA Casaleggio e Michele Colaninno; Roberto Colaninno lascia Telecom nel 2001). Niente male per Casaleggio che è un semplice perito informatico! Tutto bene fino a che diventa nuovo azionista di maggioranza Tronchetti Provera. Infatti subito dopo, nel 2003, Casaleggio viene mandato via. Guardando i bilanci, la sua gestione risulta disastrosa come riporta anche la stampa specializzata (Computerworld online del 15 giugno 2004). La Webegg si ritrova con un drastico calo del fatturato: – 26% nel 2003. Infatti ci sono buchi di 1milione 932mila euro nel 2001 e di 15 milioni 938mila euro nel 2002, su un fatturato di 26 milioni di euro. E meno 60% dei ricavi nel 2002 rispetto al 2001 sui clienti del gruppo Telecom. Gli azionisti definiscono “un piano pluriennale di risanamento” con una “drastica riduzione dei costi di gestione… e ridimensionamento del budget rivolto alla comunicazione”, la dismissione delle aziende che Casaleggio aveva acquisito per costruire un modello particolare di azienda in rete, oramai non considerato “più strategico e coerente col core-business della società”. Gli azionisti devono risanare l’azienda e alla fine venderla, chiudendo anche tutte le società connesse. La gestione Casaleggio succhia ingenti risorse economiche.

Il Beppe Grillo implacabile scopritore di scandali direbbe: Con questi buchi di bilancio e con un diploma da perito informatico quale impresa privata ti riprende? E invece no. ll comico genovese che mette alla berlina i manager fallimentari ed esempi dell’italianità più ridicola anche nel 2012 in un comizio tra i fans di Pistoia ripete sicuro che Casaleggio è “un ottimo manager!”

[il che forse spiega le enormi lacune nella sezione economica del programma di M5S: http://keynesblog.com/2013/02/07/la-grillonomics-analisi-del-programma-economico-del-movimento-5-stelle/]

Ma in cosa e perché spendeva l’Amministratore Delegato Casaleggio? Ce lo mostrano le testimonianze del Project Manager Mauro Cioni (che ha lavorato in tutta la compagine per 10 anni) e di altri dipendenti che non sono voluti apparire. Ma soprattutto i documenti dell’epoca.

La strategia di Casaleggio. Fidelizzare i giovani

La strategia aziendale di Casaleggio in Webegg è il modello Web company americana, con quelle classiche formule del marketing “made in Usa”. Casaleggio assume giovani, fa la parte del “capo amico di tutti”, ma c’è sempre lo psicologo, nei ritiri in monastero per affiatare il gruppo. Nell’impresa non esiste una differenza tra il tempo libero e quello lavorativo. Lui è oltre. Ha un modo diverso di concepire la vita: bisogna fare qualcosa che ti piace, in cui credi e dai il massimo…all’azienda però. Per vendere di più del prodotto devi essere quel prodotto e non semplicemente promuoverlo. Insomma se avete mai preso in mano un manuale americano di marketing o motivazionale ne trovate a iosa di questa roba. I giovani, come dichiara nell’articolo “Dolce Vita” su Logica Interview, sono guidati da qualcosa di più dei soldi; bisogna dar loro la possibilità di partecipare al cambiamento, di avere responsabilità e se una persona è motivata e felice questa rende di più. Quindi il successo per l’azienda è garantito. E allora Casaleggio cosa fa? Prende anche giovani inesperti e dà loro grandi responsabilità e ottimi stipendi. Vi ricorda qualcosa del Movimento 5 Stelle!? Ma andiamo avanti.

La Webegg è rappresentata da un uovo. Casaleggio fa costruire all’interno delle tre sedi della società, Milano, Torino e Bologna proprio una stanza a forma di uovo, stile “Star Trek” come dice lui stesso nelle riviste di settore. Con pavimento d’acciaio, colonnina comandi tutta metallica con pulsanti colorati, la tecnologia è completamente occultata e attivata con i raggi infrarossi “per dare fin dal primo impatto la sensazione della proiezione nel futuro”: stile navicella spaziale del capitano Kirk; tutti dentro, lui, i dipendenti, i clienti e la stampa.

[Mmmh, la cosa mi riporta allo strano caso dell’“alieno grillino”

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/01/totalitarismo-cosmico-grillo-gaia-casaleggio/]

E Casaleggio? L’amministratore delegato di una società che lavora con banche, assicurazioni e la Telecom, per sentirsi nel futuro si chiude in una stanza a forma di uovo!? “Drogarsi come tutti gli altri no?!” direbbe il Grillo che conosciamo. Ma invece il comico genovese sembra molto sicuro o facilmente incline alla bufala quando parla del “guru” che lo ha portato al centro della scena mediatica italiana. Sempre a Pistoia ripete ai suoi fans che dubitano su Casaleggio. “Lui gestiva la Olivetti, l’informatica di Telecom, 10mila persone sotto. Non è mica l’ultimo arrivato!” Olivetti? Telecom? Non risulta affatto. E dai bilanci emerge anche nero su bianco che di dipendenti Casaleggio ne abbia avuti, a seconda dei periodi, da un minimo di 200 persone a un massimo di pochi più di 718 persone (al 31 dicembre 2002) ! Non di più!

Mentre Webegg perde 15 milioni di euro l’impresa ha anche una squadra di calcio aziendale. E La gestione Casaleggio con trattamento da sceicco affitta voli charter per dipendenti e familiari, tutto gratis ovviamente per loro, per recarsi a Praga e nel resto d’Europa, per il torneo aziendale “Logica world cup”.

E così mentre l’azienda riduce anche il personale ed aumenta il carico di lavoro per i dipendenti si racconta l’aneddoto di uno di questi che abbia posto la domanda ai superiori: “Praga!? Chi paga!?”; ottenendo come risposta non proprio amichevole. Dulcis in fundo, i grandi eventi come la “Notte degli oscar”, feste faraoniche a fine anno con scenografie holliwoodiane, show di comici famosi come la Littizzetto, Aldo Giovanni e Giacomo, Luttazzi, Bertolino. Casaleggio a fare un po’ il “Pippo Baudo” della serata. E nomination per premiare chi dell’azienda si era distinto durante l’anno.

I comandamenti del “guru” e il Movimento 5 Stelle

La società di Casaleggio ha addirittura 12 comandamenti, affissi ovunque nell’azienda in manifesti con le uova. E Casaleggio fa realizzare un video sui comandamenti e lo distribuisce a tutti i dipendenti.

Studiandoli in profondità si trovano non poche corrispondenze tra i comandamenti di Webegg e il Movimento 5 Stelle oggi.

Vediamone solo alcuni, ad esempio il comandamento 9.“Assenza di competitività interna” molto simile al principio di eguaglianza del Movimento 5 stelle, dove ogni attivista vale uno (il motto “Uno vale uno” ). O il 5 Teamwork, dove si decide che il sistema di lavoro deve essere per gruppi funzionali, simile al modello di aggregazione dei Meetup dove le persone lavorano su singoli temi funzionali. O il comandamento 2.Responsabilità sul risultato che ricorda le “Semestrali” dei grillini quando i cittadini confermano o meno la fiducia ai consiglieri del Movimento 5 Stelle. Il comandamento 6 Protezione totale delle persone, che ricorda quando Grillo interveniva in aiuto dei singoli colpiti da un provvedimento giudiziario ingiusto (cosa che fa sempre più di rado). O il 4 Il divertimento come forza creativa. Tutto il Movimento si basa sulla divertente figura di un comico, Grillo, che usa l’umorismo come registro comunicativo con i cittadini. Le sue parole ti suscitano delle emozioni che creano il coinvolgimento e non un ascolto passivo. Al pubblico resta impresso un’emozione positiva e non semplicemente le parole di un comizio. Una tecnica di comunicazione ben nota agli addetti ai lavori (usata nella Programmazione Neurolinguistica)

Nel video i comandamenti vengono sempre rappresentati con un film (come vedrete nella video-inchiesta). E spicca su tutti il comandamento 8 L’Invenzione continua del business che il “guru” rappresenta in un modo del tutto particolare e che da quel tocco in più di personalità: Con Totò, che nel film “Totò truffa ’62” vende la Fontana di Trevi ad un credulone!

Chiusa malamente l’esperienza di Webegg Casaleggio continua a portare le società nel web e diventa un personaggio pubblico nel 2005 quando fonda il blog di Beppe Grillo, pianifica i V day, organizza i meet up del Movimento e il Movimento 5 Stelle con la nuova società la Casaleggio Associati.

Come sostengono molti attivisti il Movimento non nasce spontaneamente dal basso ma dalle strategie di Casaleggio. Ad esempio anche il Meet up N°1, la piattaforma di aggregazione del Movimento nella città di Milano, nasce il 10 giugno 2005 da un ex-dipendente Webegg, Maurizio Benzi, poi assunto da Casaleggio nella sua nuova azienda, la Casaleggio Associati, un mese prima che Grillo stesso proponga ai suoi fans, il 16 luglio 2005, di usare i Meet up come piattaforma di aggregazione. Lo stesso Benzi oggi è candidato alla Camera per il Movimento nella circoscrizione Lombardia 3.

Tutto quindi fa pensare che questo Movimento sia la riproduzione del modello di business dell’ex società di Casaleggio. E non sia nato dalla rete, da cittadini che spontaneamente si sono messi insieme. I cittadini si aggregano su un modello già pianificato e proposto dall’ alto. Infatti Casaleggio e Grillo fanno credere che la loro rete di attivisti sia il luogo dell’orizzontalità e della libertà assoluta, esente da censure. Ma nella realtà il Movimento comunica sul loro sito e non su un piattaforma aperta, i commenti possono essere omessi o anche manipolati dalla società al vertice, come sostengono tantissimi attivisti. E come in ogni azienda se non accetti le regole sei fuori da ogni consesso, come è successo a molti di loro.

La comunicazione, il potere, il denaro

Oggi la Casaleggio Associati, ultimo bilancio consultabile 2011, ha un passivo di circa 57mila euro ripianato dai soci. Con il supporto di analisti di bilancio abbiamo messo a confronto l’azienda passata, la Webegg spa e quella presente, la Casaleggio Associati srl, con imprese del settore, ma in attivo, come la Accenture spa (capofila del settore ICT). Le aziende del “guru” hanno sempre gli stessi problemi, spese sproporzionate per il personale e le materie prime, in percentuale così alta da determinare un buco di bilancio. A conferma che la gestione Casaleggio richiede sempre ingenti risorse economiche.

Portare una società nel web infatti non vuol dire creare solo un sito ma un “ambiente internet” intorno a quella società e ai suoi prodotti. La discussione dovrà alimentare centinaia se non migliaia di altre discussioni, in grado di influenzare i consumatori e l’opinione pubblica. Quindi c’è bisogno di risorse e uomini che muovano questo consenso.

La comunicazione è potere e da la possibilità di essere visibili. Magari riciclando le strategie di Webegg-Telecom, come abbiamo visto. Ed è Grillo stesso che ci dice in un filmato (guarda la Video inchiesta) quale possa essere il fine manageriale di Casaleggio: visto il miracolo che gli è riuscito con il Movimento adesso nasce la possibilità di avere altri clienti.

Cosa già sperimentata in politica da Casaleggio, come ci ha raccontato il penalista ed ex esponente dell’Idv Domenico Morace che ha seguito la gestione della Casaleggio e le spese dell’Italia dei valori di Antonio Di Pietro dal 2006. Con l’avvento di Gianroberto Casaleggio il bilancio dell’Italia dei Valori del 2006 riporta la spesa Internet aggregata ad altre voci per un ammontare totale di 1milione 305mila euro. Nel 2007 la voce siti Internet è unica: 469.173 euro. Lievita ancora nel 2008 ed arriva a 539.138 euro

“La Rete è politica” sostiene ancora più esplicitamente Casaleggio in un”intervista del passato (Data Manager 2001) ma ”per apprezzare la rete bisogna darle una dimensione culturale, solo in un secondo momento si può cominciare a fare business” perché “da la possibilità di cambiare gli equilibri”.

Quegli equilibri che possono darti potere e portarti in Parlamento. Ed è anche denaro. Quale? I 10 milioni l’anno destinati ai gruppi di Camera e Senato del Movimento 5 Stelle. Pochi sanno infatti che gli attivisti per candidarsi alle prossime elezioni politiche hanno dovuto sottoscrivere un accordo al buio. Come dal regolamento di Grillo: in sostanza sarà una società di comunicazione decisa da Grillo stesso a parlare per i Deputati e i Senatori del Movimento. Gestirà circa 10 Milioni di euro l’anno (6,3 alla Camera; 3,7 al Senato; i dati sono calcolati sui numeri ufficiali delle due Camere), che diventano 50 milioni di euro per una legislatura completa, visti i circa 100 parlamentari attribuiti al Movimento, oltre ai loro singoli stipendi. Non sappiamo ancora quale sarà il nome ufficiale della società che gestirà tutte queste risorse. Ma di certo sappiamo che con 50 milioni euro la forza di convinzione e di trasformazione degli equilibri può alimentare molto altro denaro.

Sarà per questo che in Italia è sempre meglio fondare un partito che gestire un’azienda!

Antonio Amorosi

Fonte: http://affaritaliani.libero.it

Link: http://affaritaliani.libero.it/emilia-romagna/le-verit-choc-su-casaleggio-tutto-quello-che-grillo-non-dice060213.html

6.02.2013

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Un lettore ha commentato pubblicando questo link:
http://coscienzeinrete.net/I_Club_Mondialisti_e_il_risveglio_delle_coscienze.pdf

Quest’analisi mi trova solo in parte d’accordo – un’obiezione su tutte: non esistono solo globalisti corrotti, sociopatici/psicopatici e complottisti, ci sono anche globalisti che lavorano nell’interesse generale e possono persino trovarsi a collaborare temporaneamente con quelli malintenzionati, se reputano che sia inevitabile ed utile in una visione complessiva delle vicende umane: la loro visione non è manichea, ma pragmatica, e non si può fare di tutte le erbe un fascio. La realtà è estremamente complessa.
Essa contiene comunque delle importanti verità che vanno lette alla luce di queste citazioni presidenziali:
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/27/presidenti-americani-schiettamente-complottisti/

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http://www.agoravox.it/L-armata-di-Grillo-Radiografia-del.html

No, Angela, hai torto (come sempre)

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La Germania ha una responsabilità permanente per i crimini del nazionalsocialismo

Angela Merkel, 27 gennaio 2013

La Merkel ha detto una boiata, come peraltro le capita di sovente. Ma le future generazioni tedesche non saranno colpevoli delle sue idiozie e dei suoi fanatismi neoliberisti (a meno che non l’abbiano votata e si siano fatti rimbambire dalla propaganda nazionalista di questi anni).

I tedeschi non sono in libertà su cauzione o in libertà vigilata, come non lo è l’umanità. Dobbiamo studiare il passato per comportarci meglio, non tenere in ostaggio un popolo per dei crimini commessi da altre persone, in un’altra epoca. Quelle sono precisamente le cose che facevano i nazisti. Noi siamo migliori dei nazisti.

E siamo migliori di loro perché sappiamo che nessuna persona può essere ritenuta responsabile di ciò che è successo prima della sua nascita. Questo è un principio non solo banalmente ovvio, ma essenziale per l’etica e la giurisprudenza democratica. Senza questo presupposto, non ci può essere alcuna democrazia.

Persino un testo sacro dell’età del bronzo proclamava che le colpe dei padri non ricadono sui figli.

Responsabile è chi commette un delitto o un errore, non certo chi nasce nel mondo che risulta da quel delitto o da quell’errore, o chi lo subisce.

Un conto è riesaminare il passato, un altro conto è definire “nostro passato” degli eventi che si vorrebbero usare per incriminare i posteri, personalizzando l’analisi e coinvolgendo persone che non furono direttamente coinvolte (es. chi non ha mai votato Hitler e non l’ha mai lodato spontaneamente) oppure chi non ha mai potuto influenzare gli eventi, in quanto non era ancora nato.

Questi festival del mea culpa serviranno forse a far sentire più innocenti e puri chi li promuove, ma non certo ad illuminare le questioni più spinose e complicate. Non sarebbe sorprendente scoprire che questi paladini dell’autoimputazione fossero gli stessi che invocano leggi per l’introduzione del reato di revisionismo storico, abolendo di fatto, la possibilità di fare una qualunque seria ricerca storiografica sulle pagine più nere del “nostro” passato. La Merkel è uno degli esempi più emblematici di questa “relazione pericolosa”.

Perciò se la cancelliera tedesca vuol chiedere scusa per le pagine più atroci del passato tedesco lo può fare a titolo personale – è nel suo pieno diritto farlo –, ma non deve permettersi di parlare a nome di tutti i tedeschi, coinvolgendoli nella sua auto-vittimizzazione narcisistica e sconfinatamente presuntuosa.

Analogamente, nessun comunista di oggi può essere considerato responsabile dei mostruosi crimini di Mao o di Stalin o dei Khmer Rouge. Non è solo un fatto giuridico, è un’evidenza morale.

Gesù avrebbe condannato una visione così disumana, degna dell’infame dottrina del peccato originale: la colpa non si trasmette geneticamente da una generazione all’altra.

Il Mandela presidente della riconciliazione nazionale dopo aver scontato una lunga pena detentiva è moralmente responsabile per le azioni terroristiche del giovane Mandela che lottava contro l’oppressione bianca o si tratta di due persone sostanzialmente diverse?

L’Abraham Lincoln del Discorso di Gettysburg è moralmente responsabile del Lincoln degli anni cinquanta, che era razzista e segregazionista, oppure ciò che conta è ciò che uno è diventato, mentre le ombre del passato servono a far rifulgere ancora di più un luminoso presente?

Aung San Suu Kyi è moralmente responsabile dell’uso della violenza da parte del padre o di una parte dell’opposizione alla dittatura birmana? Francesco Palermo e Hans Heiss sono moralmente responsabili per il passato rispettivamente fascista e nazista del Tirolo del Sud? Gli inglesi sono più moralmente responsabili degli scozzesi, dei gallesi e degli irlandesi per le malefatte del colonialismo britannico?

È un’idea piuttosto bizzarra quella secondo cui gli italiani (un’entità monolitica che marcia a ranghi serrati attraverso i secoli) dovrebbero essere responsabili dell’imperialismo fascista anche nel terzo millennio, o che il discendente di immigrati italiani in Germania si debba sentire colpevole sia per i crimini fascisti sia per quelli nazisti, in quanto cittadino tedesco di origini italiane. Il grande storico Eric Hobsbawm, nato in Egitto, arrivò in Inghilterra solo a 16 anni, dopo aver trascorso l’infanzia in Austria e Germania: dovrebbe sentirsi colpevole al 10-15% per i crimini nazisti e all’85-90% per quelli inglesi? Oppure il fatto che fosse un ebreo marxista lo dispensa da ogni colpa, salvo un modesto 5% di sionismo ed un più rilevante 25% di comunismo? Io o i miei discendenti saremo ritenuti responsabili per il disastro afgano, iracheno, libico, greco, dell’eurozona, per le arene romane e per la distruzione di Cartagine e Corinto, ecc.? I milioni di persone che hanno marciato contro la guerra in Iraq o l’hanno denunciata pubblicamente sono colpevoli di cosa, esattamente? Tutti gli inglesi sono criminali di guerra alla stregua di Tony Blair? Oppure ha ragione Desmond Tutu a condannare Blair e non il Regno Unito nel suo complesso?

È molto comodo e conveniente per le classi dirigenti scaricare le loro responsabilità sulle spalle di un intero popolo, o magari di tutto l’Occidente, indiscriminatamente. Tra l’altro, e forse non per caso, è il classico espediente dello psicopatico, un vero specialista nel far sentire in colpa le sue vittime (una strategia che avvince sempre di più le prede al predatore)

In ogni epoca la popolazione è stata soprattutto vittima delle istituzioni dominanti e della propaganda con la quale queste conservavano il potere e giustificavano le loro azioni. Accusare i contemporanei di indifferenza per una colpa collettiva che non sentono ma dovrebbero sentire significa anche accusare i loro figli e nipoti degli olocausti che si verificano periodicamente nel Terzo e Quarto Mondo a causa di un sistema economico mostruoso.

Questi spettri di colpa collettiva che si impossessano ciclicamente di certe persone che sentono il dovere di assolversi dei peccati dei loro avi a nome di tutti, pubblicamente, sono gli stessi che rinvigoriscono i miti etnici – l’Ebreo Usuraio, il Tedesco Nazista, l’Italiano Mafioso, l’Americano Imperialista, il Musulmano Fondamentalista, il Giapponese Razzista, la Razza Bianca Schiavista e Genocida, ecc.

Perché ammirare gli orgogliosi islandesi, visto che la loro civiltà era, originariamente, una colonia schiavista?

Oggigiorno chi, tra gli israeliani, non ha votato per Netanyahu o per dei partiti nazionalisti, è innocente di quel che potrà accadere in Medio Oriente, perché non sono le collettività che vanno giudicate, ma le singole persone. E  saranno innocenti anche tutti gli ebrei che non vivono in Israele e hanno cercato di far prevalere la ragionevolezza e gli strumenti della diplomazia. La gran parte degli ebrei mondiali non potrà e non dovrà essere condannata per le decisioni di un particolare governo israeliano. 

Il nostro compito è UNICAMENTE quello di capire il passato per evitare di ripetere gli stessi errori, non certo quello di sentirci in colpa per procura.

NOTE BENE: [Una spiegazione alternativa è che la Merkel stia deliberatamente usando il senso di colpa per controllare i tedeschi ed i PIIGS. Un po’ come ha fatto Al Gore con il riscaldamento globale imputato unicamente all’umanità (giochetto che non funziona più: CO2 in continuo aumento, temperature stabilizzate). Chi controlla la Merkel? Chi controlla Al Gore?]

Il futuro visto da un think tank della Rockefeller Foundation

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

Web Caffè Bookique [Facebook]

Vari scenari esaminati nel Rapporto del Rockefeller Foundation and Global Business Network, 2010

Nel 2012 arriva la famigerata pandemia attesa da anni. A differenza l’H1N1 del 2009, questo ceppo influenzale – che ha origine dalle oche selvatiche (!!) – è estremamente virulento e mortale. Infetta quasi il 20 per cento della popolazione mondiale e uccide 8 milioni di persone in soli sette mesi, la maggior parte dei quali sono giovani adulti in buona salute. La pandemia ha anche effetti mortali sulle economie: turismo, mobilità, commercio, tutto si blocca (p. 18).

Il think tank osserva che la Cina se la cava molto meglio delle democrazie occidentali perché vieta immediatamente ai suoi cittadini di spostarsi, mentre le democrazie sono troppo lassiste (p. 18).

Ma alla fine anche i leader democratici capiscono che non si può andare avanti così: dopo la fine della pandemia, le misure di controllo e sorveglianza più autoritarie che erano state introdotte non solo non vengono tolte, ma vengono irrigidite, per proteggersi dalla diffusione istantanea di problemi globali come le malattie, il terrorismo, la crisi ecologica e la miseria in aumento (p. 19).

All’inizio i cittadini delle nazioni sviluppate approvano la svolta paternalista che ristabilisce l’ordine e rilancia l’economia. È nelle nazioni in via di sviluppo che le cose non vanno lisce, perché sono spesso governate da leader irresponsabili ed autocratici che approfittano della legittimazione globale di questi nuovi poteri.

Fino al 2026, la gente tende ad accettare il nuovo status quo (p. 21).

A dispetto delle attese, la recessione del 2008-2010 si risolve abbastanza presto: ritorna una forte crescita globale (p. 26)

Purtroppo il clima diventa sempre più instabile a causa delle attività umane. L’oceano inonda New York e la gente deve usare barche a motore per spostarsi a Manhattan. Si prendono misure emergenziali per bloccare l’aumento dell’anidride carbonica prodotta dall’uomo. Nel 2022 si cominciano a vedere i primi risultati, con un rallentamento della crescita della CO2 (p. 28) [A quel punto Manhattan è sott’acqua da un lustro: naturalmente tutto questo è assurdo, visto che il riscaldamento globale è causato solo in minima parte dalle attività umane e, per quella data, avrà prodotto una glaciazione e le glaciazioni fanno abbassare i livelli degli oceani di decine se non centinaia di metri: Venezia città prealpina!].

Per fortuna le multinazionali sviluppano vaccini, farmaci e nuove tecnologie verdi e le organizzazioni non-governative li distribuiscono, aiutando il Terzo Mondo a svilupparsi più velocemente e sostenibilmente (giuro! Controllate: pagina 29).

Però la costante crescita dei consumi genera nuovi problemi.

Per non parlare della decade apocalittica 2010-2020, all’insegna del terrorismo (bombe olimpiche del 2012 causano 13mila morti), dei disastri naturali , della carestia cinese causata dal cambiamento climatico, delle guerre regionali per il controllo delle risorse, della bancarotta di diverse nazioni precedentemente benestanti, dell’hackeraggio selvaggio, dell’uso di falsi vaccini da parte delle mafie internazionali che producono isterie tra i genitori che rinunciano a vaccinare i figli causando una forte crescita della mortalità infantile (!!! p. 35).

Ancora una volta, però, l’eroismo (!!! Usano questo vocabolo) delle multinazionali e delle organizzazioni non-governative salva capra e cavoli (p. 37).

Il che non impedisce che il divario nel tenore di vita costringa i ricchi di tutto il mondo a costruire muri intorno ai loro quartieri per difendersi dai poveri (p. 37). Il collasso degli stati nazionali conduce all’anarchia neofeudale. La gente si affida a chiunque garantisca protezione e sicurezza.

Diverso scenario: la crisi economica prosegue per vari anni. Conseguenze: xenofobia, fine dell’egemonia americana ma Cina non può approfittarne, riflusso degli immigrati verso i loro paesi d’origine: li aiutano a progredire (p. 45).

Vediamo chi ci va più vicino ;o)

http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/le-mie-previsioni-per-il-2012-2013-2014.html

Di che vita parlava, Gesù? (della vita, della morte e delle esperienze extracorporee)


Dedicato a Franz!
(entrambi ;o)

Gesù disse, “I cieli e la terra si apriranno al vostro cospetto, e chiunque è vivo per colui che vive non vedrà la morte.” Non dice Gesù, “Di quelli che hanno trovato se stessi, il mondo non è degno?” [Tommaso, 111 – s’incontra spesso l’espressione “colui che vive”].

“Stretta invece è la porta ed angusta la via che mena alla vita, e pochi son quelli che la trovano” [Matteo 7:14]

“Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per amor mio, la troverà” [Matteo 16:25]

“E se la tua mano ti fa intoppare, mozzala; meglio è per te entrar monco nella vita, che aver due mani e andartene nella geenna, nel fuoco inestinguibile” [Marco 9:43]

“In lei (la Parola, il Logos) era la vita; e la vita era la luce degli uomini” [Giovanni 1:4]

“In verità, in verità io vi dico: Chi ascolta la mia parola e crede a Colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita” [Giovanni 5:24]

“Eppure non volete venire a me per aver la vita! [Giovanni 5:40]

“È lo spirito quel che vivifica; la carne non giova nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita” [Giovanni 6:63]

“Il ladro non viene se non per rubare e ammazzare e distruggere; io son venuto perché abbian la vita e l’abbiano in abbondanza” [Giovanni 10:10]

Gesù le disse: “Io son la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muoia, vivrà” [Giovanni 11:25]

“Chi ama la sua vita, la perde; e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà in vita eterna” [Giovanni 12:25]

“Perché ciò a cui la carne ha l’animo è morte, ma ciò a cui lo spirito ha l’animo, è vita e pace” [Romani 8:6].

Un lungo estratto da Michael Talbot, “Tutto è uno: l’ipotesi della scienza olografica”, Milano: Urra, 2004.

[un romanzo ammonitore di Talbot: http://www.versacrum.com/vs/2012/02/michael-talbot-vivono-di-notte.html]

L’accesso alla realtà olografica diventa disponibile esperienzialmente quando la nostra coscienza è libera dalla sua dipendenza dal corpo fisico. Fino a quando rimaniamo legati al corpo e alle sue modalità sensoriali, la realtà olografica può al meglio essere un costrutto intellettuale. Quando si [è liberi dal corpo], la si sperimenta direttamente. Ecco perché i mistici parlano delle proprie visioni con tale certezza e convinzione, mentre coloro che non hanno sperimentato questo regno in prima persona restano scettici o addirittura indifferenti.

Kenneth Ring, Ph.D. – Life and Death

[N.B. Non ho mai avuto un’esperienza extra-corporea in stato di veglia, ma a suo tempo mi è capitato più di un fatto interessante legato alla relatività spazio-temporale e mi sento di poter confermare quanto scritto sopra – tra l’altro sono sicuro che molti tra i miei lettori avranno avuto esperienze singolari, ma i dogmatismi materialisti e riduzionisti di certa scienza (per ora egemone) e dell’opinione pubblica inibiscono il dibattito. Come sempre, ognuno raccoglierà quel che ha seminato. Io ho seminato anche qui  e qui, nella speranza che la paura della morte non comprometta la nostra integrità, retto sentire e retto agire in situazioni-limite].

Il tempo non è la sola cosa illusoria in un universo olografico. Anche lo spazio va visto come prodotto della nostra modalità di percezione. Questo è ancora più difficile da comprendere dell’idea che il tempo è un costrutto, poiché quando si tratta di tentare di concettualizzare «l’assenza di spazio» non esistono facili analogie, nessuna immagine di universi ameboidi o futuri in cristallizzazione, alle quali ricorrere. Siamo talmente condizionati a pensare in termini di spazio come un assoluto, che ci è difficile perfino cercare di immaginare come potremmo vivere in un regno nel quale lo spazio non esiste. Tuttavia, vi è la prova che in definitiva non siamo limitati dallo spazio più di quanto non lo siamo dal tempo.

Possiamo trovare un convincente indizio del fatto che questa è la realtà nei fenomeni extracorporei (esperienze nelle quali la consapevolezza conscia di un individuo sembra distaccarsi dal corpo fisico e viaggiare verso altri luoghi). Le esperienze extracorporee, od OBE, sono state riferite attraverso la storia da individui di ogni ceto. Aldous Huxley, Goethe, D. H. Laurence, August Strindberg, e Jack London tutti riferirono di averne vissute. Esse erano note agli egizi, gli indiani del Nord America, i cinesi, i filosofi greci, gli alchimisti medievali, i popoli oceanici, gli induisti, gli ebrei e i musulmani. In uno studio multi-culturale su 44 società non-occidentali, Dean Shiels riscontrò che soltanto tre di esse non credevano nelle esperienze extracorporee.1 In uno studio analogo, l’antropologa Erika Bourguignon studiò 488 società del mondo – o approssimativamente il 57 percento di tutte le società conosciute – e trovò che 437 di esse, o l’89 percento, aveva almeno qualche tradizione a questo riguardo.

Anche oggi, gli studi indicano che queste esperienze sono ancora diffuse. Il defunto dottor Robert Crookall, geologo presso la University of Aberdeen e parapsicologo dilettante, indagò casi sufficienti da riempire nove libri sul tema. Negli anni Sessanta, Celia Green, la direttrice dell’Institute of Psychophysical Research di Oxford, condusse un sondaggio su 115 studenti alla Southampton University e riscontrò che il 19 percento ammise di avere avuto un’esperienza extracorporea. Quando 380 studenti di Oxford furono intervistati sullo stesso argomento, il 34 percento di essi diede una risposta affermativa.3 In un’indagine su 902 adulti, Haraldson trovò che l’8 percento aveva sperimentato l’uscita dal corpo almeno una volta nella vita.4 E un sondaggio del 1980 condotto dal dottor Harvey Iruin della University of New England in Australia rivelò che il 20 percento di 117 studenti ne aveva sperimentata una.5 Calcolando la media, questi dati indicano che approssimativamente una persona su cinque avrà un’esperienza extracorporea in qualche momento della sua vita. Altri studi suggeriscono che l’incidenza potrebbe avvicinarsi maggiormente a una su dieci, ma il fatto rimane: questi fenomeni sono ben più comuni di quanto la maggior parte delle persone non si renda conto.

La tipica esperienza extracorporea è solitamente spontanea e si verifica il più delle volte durante il sonno, la meditazione, l’anestesia, la malattia e casi di dolore traumatico (sebbene possano verificarsi anche in altre circostanze). Improvvisamente, una persona ha la vivida sensazione che la sua mente si è separata dal corpo. Frequentemente si trova a fluttuare al di sopra del corpo e scopre di potere viaggiare o volare verso altri luoghi. Che tipo di sensazione è scoprirsi liberi dal corpo e osservarlo dall’alto? In uno studio del 1980 condotto su 339 casi di viaggio extracorporeo, il dottor Glen Gabbard della Menninger Foundation di Topeka, il dottor Stuart Twemlow del Topeka Veterans’ Administration Medical Center e il dottor Fowler Jones dello University of Kansas Medical Center trovarono che un esorbitante 85 percento descrisse l’esperienza come piacevole e più della metà di esso disse che era gioiosa.

Conosco la sensazione. Ebbi una uscita dal corpo spontanea da adolescente, e una volta superato lo shock dell’essermi ritrovato a fluttuare sopra il mio corpo e di avere fissato me stesso addormentato sul letto, passai momenti indescrivibilmente esilaranti, volando attraverso i muri e spaziando sopra le cime degli alberi. Durante il mio viaggio sconfinato, mi imbattei perfino in un libro preso a prestito da una biblioteca che una vicina aveva perso, di modo che il giorno seguente fui in grado di dirle dove si trovasse. Descrivo questa esperienza dettagliatamente in Beyond the Quantum. Non è di poco significato che anche Gabbard, Twemlow e Jones studiarono il profilo psicologico di coloro che avevano avuto esperienze extracorporee e scoprirono che erano psicologicamente normali ed erano in generale estremamente ben adattati. Al convegno del 1980 dell’American Psychiatric Association essi esposero le proprie conclusioni e dissero ai loro colleghi che il rassicurare i pazienti che le uscite dal corpo sono fenomeni comuni e il consigliare loro libri sulla materia potrebbe essere «più terapeutico» del trattamento psichiatrico. Insinuarono inoltre che i pazienti potrebbero trarre più sollievo parlando a uno yogi che a uno psichiatra!

Malgrado questi fatti, la quantità di scoperte statistiche non è tanto convincente quanto i veri resoconti di simili esperienze. Ad esempio, Kimberly Clark, un’assistente ospedaliera di Seattle, nello stato di Washington, non prese l’argomento seriamente finché non incontrò una paziente dell’unità coronarica di nome Maria. Molti giorni dopo essere stata ricoverata all’ospedale, Maria subì un arresto cardiaco e fu velocemente rianimata. La Clark la visitò più tardi quel pomeriggio, aspettandosi di trovarla ansiosa circa il fatto che il suo cuore si era fermato. Come si aspettava, Maria era agitata, ma non per la ragione che aveva previsto.

Maria disse alla Clark di avere sperimentato qualcosa di molto strano. Dopo che il suo cuore si era fermato, si era trovata improvvisamente a guardare in basso dal soffitto e a osservare i dottori e le infermiere che lavoravano su di lei. Poi qualcosa sopra il viale che conduceva alla sala di rianimazione la distrasse e appena «si pensò» lì, fu lì. Poi Maria «pensò il cammino» fino al terzo piano dell’edificio e si trovò di fronte una scarpa da tennis. Era una vecchia scarpa e notò che il mignolo aveva fatto un buco nella stoffa. Notò anche parecchi altri dettagli, come il fatto che la stringa era bloccata sotto il tacco. Dopo che Maria ebbe finito il suo resoconto, pregò la Clark di andare sul davanzale e vedere se vi era una scarpa, in modo da poter confermare se la sua esperienza era reale o meno.

Scettica ma incuriosita, la Clark uscì e guardò verso l’alto sul davanzale, ma non vide nulla. Salì al terzo piano e iniziò a entrare e uscire dalle stanze dei pazienti guardando attraverso finestre talmente strette, che dovette premere il viso contro il vetro per riuscire anche solo a vedere il davanzale. Finalmente, trovò una stanza nella quale premette il viso contro il vetro e, guardando verso il basso, vide la scarpa da tennis. Tuttavia, dal suo punto di visuale non poteva dire se il mignolo avesse consumato una parte della scarpa o se un qualsiasi altro dettaglio descritto da Maria fosse corretto. Fu solo quando ebbe recuperato la scarpa che confermò le varie osservazioni di Maria. «L’unico modo nel quale avrebbe avuto quella prospettiva sarebbe stato se si fosse trovata sospesa appena fuori, molto vicina alla scarpa da tennis», afferma la Clark, che da allora crede nelle esperienze extracorporee. «Fu per me una prova molto concreta».

Vivere questo tipo di esperienza durante un arresto cardiaco è relativamente comune, tanto comune che Michael B. Sabom, cardiologo e professore di medicina alla Emory University e medico interno all’Atlanta Veterans’ Administration Medical Center, si stancò di sentire i suoi pazienti raccontare simili «fantasie» e decise di sistemare la faccenda una volta per tutte. Sabom selezionò due gruppi di pazienti, uno composto da 32 cardiopatici cronici che avevano riferito di esperienze extracorporee durante i loro infarti, e uno costituito da 25 cardiopatici cronici che non ne avevano mai avuto esperienza. Poi intervistò i pazienti domandando a coloro che avevano avuto le esperienze di descrivere la propria rianimazione come l’avevano vista dallo stato extracorporeo, e chiedendo a coloro che non avevano avuto l’esperienza di descrivere ciò che immaginavano si fosse verificato durante la loro rianimazione.

Di questi ultimi, 20 compirono errori consistenti nel descrivere le proprie rianimazioni, 3 diedero descrizioni corrette ma generiche, e 2 non avevano assolutamente idea di cosa fosse avvenuto. Fra coloro che avevano avuto l’esperienza, 26 diedero descrizioni corrette ma vaghe, 6 diedero descrizioni altamente dettagliate e precise della propria rianimazione, e uno diede un resoconto dettagliato talmente preciso che Sabom ne fu sbalordito. I risultati lo ispirarono a indagare ancora più profondamente nel fenomeno, e come la Clark, è ora divenuto un acceso credente e tiene molte conferenze sul tema. Sembra « non esservi alcuna spiegazione plausibile dell’esattezza di queste osservazioni che coinvolga i consueti sensi fisici», dice. «L’ipotesi extracorporea sembra semplicemente meglio adattarsi ai dati disponibili».

Benché le uscite dal corpo sperimentate da simili pazienti siano spontanee, alcune persone si sono sufficientemente impadronite di questa capacità da lasciare il corpo a loro piacimento. Uno dei più famosi di questi individui è un ex dirigente radiofonico e televisivo di nome Robert Monroe. Quando Monroe ebbe la sua prima esperienza extracorporea verso la fine degli anni Cinquanta, pensò di stare impazzendo e immediatamente cercò cure mediche. I dottori che consultò non trovarono nulla di anomalo, ma egli continuò ad avere le sue strane esperienze e a esserne intensamente disturbato. Infine, dopo avere appreso da un amico psicologo che gli yogi indiani dichiaravano di lasciare il corpo continuamente, egli iniziò ad accettare il suo involontario talento. «Avevo due possibilità», ricorda Monroe. «Una era l’assunzione di sedativi per il resto della mia vita; l’altra era di imparare qualcosa circa questo stato così da poterlo controllare».

Da quel giorno in poi, Monroe iniziò a tenere un diario scritto delle sue esperienze, documentando attentamente ogni cosa che imparava riguardo allo stato extracorporeo. Scoprì di potere passare attraverso oggetti solidi e percorrere grandi distanze in un batter d’occhio semplicemente pensandosi «là». Riscontrò che le altre persone raramente si accorgevano della sua presenza, sebbene gli amici, che andava a trovare mentre era in questo «secondo stato», rapidamente iniziarono a credergli, quando ne descrisse con esattezza gli abiti e le azioni al momento della sua visita fuori dal corpo. Scoprì anche di non essere solo nella sua esperienza e occasionalmente si imbatté in altri viaggiatori disincarnati. Egli ha catalogato finora le sue esperienze in due libri affascinanti, Journeys Out of the Body e Far Journeys.

Le esperienze extracorporee sono anche state documentate in laboratorio. In un esperimento, il parapsicologo Charles Tart riuscì a fare identificare correttamente a un’abile sperimentatrice extracorporea, che identifica soltanto come la Signora Z, un numero di cinque cifre scritto su un pezzo di carta, che sarebbe stato raggiungibile solo se avesse fluttuato nello stato incorporeo.11 In una serie di esperimenti condotti all’American Society for Psychical Research a New York, Karlis Osis e la psicologa Janet Lee Mitchell trovarono parecchi soggetti capaci di «venire in volo» da vari luoghi del paese e di descrivere correttamente una vasta gamma di immagini bersaglio, che includevano oggetti disposti su un tavolo, disegni geometrici colorati messi su uno scaffale sospeso liberamente vicino al soffitto, e illusioni ottiche che potevano essere viste soltanto quando un osservatore scrutava in uno speciale dispositivo attraverso una piccola finestra.12 Il dottor Robert Morris, direttore della ricerca alla Psychical Research Foundation di Durham, in Nord Carolina, ha perfino usato animali in grado di avvertire visite extracorporee. In un esperimento, ad esempio, Morris trovò che un gattino appartenente a un soggetto extracorporeo di talento di nome Keith Harary cessava regolarmente di miagolare e iniziava a fare le fusa ogni volta che Harary era invisibilmente presente.

Le esperienze extracorporee come fenomeno olografico

Considerate nell’insieme, le prove sembrano inequivocabili. Sebbene ci venga insegnato che «pensiamo» con i nostri cervelli, questo non è sempre vero. Nelle giuste circostanze la nostra coscienza – la parte di noi che pensa e percepisce – si può distaccare dal corpo fisico ed esistere quasi ovunque voglia. La nostra attuale conoscenza scientifica non è in grado di spiegare questo fenomeno, ma esso diventa molto più facile da trattare in termini olografici.

Ricordate che in un universo olografico l’ubicazione stessa è un’illusione. Proprio come l’immagine di una mela non possiede un’ubicazione specifica su una porzione di pellicola olografica, in un universo organizzato olograficamente anche le cose e gli oggetti non possiedono una posizione definita; ogni cosa è nonlocale, in definitiva, inclusa la coscienza. Quindi, sebbene la nostra coscienza sembri essere localizzata nelle nostre teste, in alcune condizioni può altrettanto facilmente sembrare collocata nell’angolo superiore della stanza, librarsi su un prato erboso, o fluttuare di fronte a una scarpa da tennis al terzo piano di un edificio.

Se l’idea di una coscienza nonlocale sembra difficile da afferrare, un’analogia utile può essere trovata ancora una volta nei sogni. Immaginate di sognare o di trovarvi a una mostra d’arte affollata. Mentre vi spostate fra le persone e guardate le opere d’arte, la vostra coscienza sembra essere localizzata nella testa della persona che siete nel sogno. Ma dov’è in realtà la vostra coscienza? Una rapida analisi rivelerà che essa è in effetti in tutto quanto è parte del sogno, nelle altre persone presenti alla mostra, nelle opere d’arte, perfino nello spazio intrinseco del sogno. In un sogno, la collocazione è anch’essa illusoria, poiché tutto – gente, oggetti, spazio, coscienza e così via – si svela dalla più profonda e fondamentale realtà del sognatore.

Un’altra caratteristica decisamente olografica delle esperienze extracorporee è la plasticità della forma che una persona assume quando è fuori dal corpo. Dopo essersi distaccati dal corpo, coloro che hanno esperienze di questo tipo a volte si ritrovano in un corpo fantasmico che è una replica esatta del loro corpo biologico. Questo ha fatto sì che alcuni ricercatori in passato supponessero che gli esseri umani posseggano un «doppio fantasma» non dissimile al sosia nella letteratura. Comunque, recenti scoperte hanno sollevato problemi circa questa supposizione. Sebbene alcuni di coloro che hanno esperienze extracorporee descrivano questo doppio fantasmico come nudo, altri si ritrovano in corpi che sono completamente vestiti. Questo suggerisce che il doppio fantasmico non è una replica energetica permanente del corpo biologico, ma è invece un ologramma che può assumere molte forme. Questa idea nasce dal fatto che i doppi fantasmi non sono le sole forme nelle quali le persone si ritrovano durante le esperienze extracorporee. Esistono numerosi resoconti nei quali persone hanno percepito se stesse come palle di luce, nuvole di energia prive di forma, e addirittura senza nessuna forma discernibile.

Vi sono perfino prove che la forma assunta da una persona durante un’uscita dal corpo è una diretta conseguenza delle sue convinzioni e aspettative. Ad esempio, nel suo libro del 1961 The Mystical Life, il matematico J.H.M. Whiteman rivela di avere sperimentato almeno due di queste esperienze al mese nel corso della maggior parte della sua vita adulta, e riferisce di oltre duemila di questi eventi. Egli ha anche rivelato di essersi sempre sentito come una donna intrappolata nel corpo di un uomo, e che, durante il distacco, questo aveva come conseguenza il fatto che si ritrovasse in sembianze femminili. Whiteman sperimentò varie altre forme durante le sue avventure extracorporee, inclusi corpi di bambini, e ne ha dedotto che le convinzioni sia consce che inconsce fossero i fattori determinanti nella forma che questo secondo corpo assumeva.

Monroe ne conviene, e asserisce che sono le nostre «abitudini mentali» a creare le nostre forme extracorporee. Poiché siamo così avvezzi ad essere in un corpo, abbiamo una tendenza a riprodurre la stessa forma nello stato extracorporeo. In modo analogo, egli ritiene che sia l’imbarazzo che la maggior parte delle persone prova trovandosi nuda a far sì che gli sperimentatori di tale fenomeno inconsciamente si costruiscano abiti, quando assumono una forma umana. «Ho il sospetto che sia possibile modificare il Secondo Corpo in qualsiasi forma si desideri», dice Monroe.

Qual è la nostra vera forma, se forma è, quando siamo nello stato disincarnato?

Monroe ha trovato che quando abbandoniamo tutti questi tipi di travestimenti, siamo essenzialmente uno «schema di vibrazione [comprensivo] di molte frequenze interagenti e risonanti». Anche questa scoperta suggerisce in modo indicativo che ciò che si verifica sia qualcosa di olografico e offre ulteriore prova del fatto che noi – come tutte le cose in un universo olografico – siamo fondamentalmente un fenomeno di frequenze che la nostra mente trasforma in varie forme olografiche. Aggiunge anche credibilità alla conclusione della Hunt che la nostra coscienza è contenuta non nel cervello, ma in un campo energetico olografico plasmico che permea e circonda il corpo fisico.

La forma che assumiamo nello stato extracorporeo non è l’unica cosa che presenta questa plasticità olografica. Nonostante la precisione delle osservazioni fatte da viaggiatori extracorporei molto dotati durante le loro passeggiate fuori dal corpo, i ricercatori sono da tempo turbati da alcune delle madornali inesattezze che pure si presentano. Ad esempio, il titolo del libro della biblioteca smarrito in cui mi imbattei durante la mia esperienza era verde brillante quando ero nel mio stato disincarnato. Ma quando, dopo essere tornato al mio corpo fisico, andai a ricuperare il libro, vidi che la scritta era in realtà nera. La letteratura è colma di resoconti di discrepanze simili, casi in cui i viaggiatori extracorporei descrivevano con precisione una stanza distante gremita di persone, salvo il fatto che vi aggiungevano una persona o percepivano un divano dove in effetti vi era un tavolo.

In termini di idea olografica, una possibile spiegazione è che questo tipo di viaggiatori extracorporei non abbia ancora pienamente sviluppato la capacità di trasformare le frequenze che percepisce, mentre si trova in uno stato disincarnato, in una rappresentazione olografica assolutamente esatta della comune realtà. In altre parole, dato che i viaggiatori extracorporei sembrano fare assegnamento su una categoria di sensi interamente nuova, questi sensi potrebbero essere ancora incerti e non ancora competenti nell’arte di trasformare il dominio delle frequenze in un costrutto della realtà che appaia oggettivo.

Questi sensi non fisici sono ulteriormente ostacolati dalle costrizioni che le nostre convinzioni autolimitanti pongono loro. Molti abili viaggiatori extracorporei hanno notato che una volta sentitisi maggiormente a proprio agio nel loro secondo corpo, scoprirono di essere in grado di «vedere» in tutte le direzioni simultaneamente, senza voltare la testa. In altre parole, nonostante il vedere in ogni direzione sembri normale durante lo stato extracorporeo, essi erano talmente abituati a credere di poter vedere soltanto attraverso gli occhi – anche quando si trovavano in un ologramma non-fisico del loro corpo – che dapprima questa convinzione impedì loro di rendersi conto che possedevano una visione a 360 gradi.

Esiste prova che anche i nostri sensi fisici sono caduti vittime di questa censura. Nonostante la nostra ferma convinzione che vediamo con gli occhi, vi sono ancora testimonianze di individui che possiedono «la vista non oculare», o l’abilità di vedere con altre aree dei loro corpi. Recentemente, David Eisenberg, M.D., membro dello staff di ricerca clinica alla Harvard Medical School, ha pubblicato un resoconto su due sorelle cinesi di Pechino in età scolare che sono il grado di «vedere» sufficientemente bene con la pelle delle proprie ascelle, da leggere note e identificare colori. In Italia, il neurologo Cesare Lombroso studiò una ragazza cieca che poteva vedere con la punta del naso e il lobo dell’orecchio sinistro.18 Negli anni Sessanta, la prestigiosa Accademia Sovietica delle Scienze fece un’indagine su una contadina russa di nome Rosa Kuleshova, che era in grado di vedere fotografie e leggere giornali con i polpastrelli, confermandone le abilità. È significativo che i Russi esclusero la possibilità che la Kuleshova percepisse semplicemente le diverse intensità di calore accumulato che i differenti colori emanano naturalmente – la Kuleshova poteva leggere un giornale in bianco e nero perfino quando era coperto da una lastra di vetro riscaldato. La Kuleshova divenne talmente famosa per le sue abilità, che la rivista Life pubblicò infine un articolo su di lei.

In breve, vi sono prove del fatto che anche noi non siamo limitati a vedere solo attraverso i nostri occhi fisici. Questo è ovviamente il messaggio implicito nella capacità dell’amico di mio padre, Tom, di leggere l’iscrizione su un orologio, anche quando esso era nascosto dallo stomaco di sua figlia, nonché nel fenomeno della visione a distanza. Non si può fare altro che domandarsi se la vista non oculare non sia in effetti un’ulteriore prova che la realtà è invero maya, un’illusione, e il nostro corpo fisico, come pure l’apparente assolutezza della sua fisiologia, sia un costrutto olografico della nostra percezione quanto il nostro secondo corpo. Forse, siamo così profondamente abituati a credere che sia possibile vedere soltanto attraverso i nostri occhi, che perfino in ciò che è fisico ci siamo preclusi la gamma completa delle nostre capacità percettive

[N.B. il che potrebbe anche spiegare, ad esempio, come gli indigeni sudamericani siano riusciti a produrre la reazione chimica molto complessa alla base dello yagé, cf. Benny Shanon, “The antipodes of the mind: charting the phenomenology of the ayahuasca experience”, Oxford: Oxford university press, 2002].

Un altro aspetto olografico delle esperienze extracorporee è l’inconsistenza della separazione fra passato e futuro, che si verifica a volte durante questi tipi di esperienze. Ad esempio, la Osis e la Mitchell scoprirono che, quando il dottor Alex Tanous, un noto sensitivo e viaggiatore extracorporeo di talento dello stato del Maine, venne in volo e si accinse a descrivere gli oggetti da test che erano stati disposti su un tavolo, egli aveva la tendenza a descrivere cose che vi sarebbero state posate alcuni giorni più tardi!21 Questo suggerisce che la sfera che le persone penetrano durante lo stato extracorporeo è uno dei livelli più sottili della realtà dei quali Bohm parla, una regione più prossima all’implicito, e quindi più vicina al livello di realtà nel quale la scansione fra passato, presente e futuro cessa di esistere. In altre parole, sembra che invece di sintonizzarsi sulle frequenze che codificano il presente, la mente di Tanous si era inavvertitamente sintonizzata su frequenze che contenevano informazioni circa il futuro e le aveva trasformate in un ologramma della realtà.

Il fatto che la percezione che Tanous aveva della stanza fosse un fenomeno olografico e non una semplice visione precognitiva verificatasi soltanto nella sua testa è sottolineato da un altro fatto. Il giorno nel quale si era programmato che egli si cimentasse in un’esperienza extracorporea, la Osis chiese alla sensitiva di New York Christine Whiting di restare all’erta nella stanza e tentare di descrivere qualsiasi immagine le riuscisse di «vedere» comparire. Nonostante la Whiting ignorasse chi sarebbe arrivato in volo e quando, come Tanous compì la sua visita extracorporea, ella vide chiaramente la sua apparizione e descrisse che indossava pantaloni di velluto a coste marroni e una camicia bianca di cotone, gli indumenti che il dottor Tanous effettivamente indossava in Maine al momento del tentativo.

Anche Harary ha compiuto viaggi occasionali nel futuro, e conviene che le esperienze sono qualitativamente differenti dalle altre esperienze precognitive. «Le esperienze extracorporee nel tempo e nello spazio futuri, egli afferma, differiscono dai normali sogni precognitivi nel fatto che io sono decisamente «fuori» e mi muovo attraverso un’area nera, scura, che sfocia in una scena illuminata del futuro». Quando fa una visita extracorporea nel futuro, egli ha talvolta visto addirittura una silhouette del futuro se stesso nella scena, e non è tutto. Quando gli eventi a cui ha assistito infine si verificano, può anche percepire la sua identità corporea che viaggia nel tempo proprio nella scena insieme a lui. Egli descrive questa strana sensazione come «incontrare me stesso ‘dietro’ me stesso, come se io fossi due esseri», un’esperienza che certamente fa impallidire i normali déjà vu.

Si sono anche registrati casi di viaggi extracorporei nel passato. Il commediografo svedese August Strindberg, egli stesso un assiduo viaggiatore extracorporeo, ne descrive uno nel suo libro Legends. L’evento ebbe luogo mentre Strindberg si trovava seduto in un negozio di vini, e tentava di persuadere un giovane amico a non abbandonare la sua carriera militare. Per sostenere il suo punto di vista Strindberg rievocò un avvenimento passato che coinvolgeva ambedue, accaduto una sera in una taverna. Quando il commediografo si apprestò a descrivere l’evento, improvvisamente «perse conoscenza», per poi ritrovarsi seduto nella taverna in questione e rivivere l’evento. L’esperienza durò soltanto pochi momenti, e poi egli si ritrovò bruscamente nel suo corpo e nel presente. Si può anche arguire che le visioni retrocognitive esaminate nel capitolo precedente, nelle quali i chiaroveggenti erano effettivamente presenti e addirittura «fluttuavano» sopra le scene dell’episodio che stavano descrivendo, siano anch’esse una forma di proiezione nel passato.

In verità, leggendo la voluminosa letteratura ora disponibile sul fenomeno extracorporeo, si è ripetutamente colpiti dalle similarità fra le descrizioni dei viaggiatori extracorporei circa le proprie esperienze e le caratteristiche che siamo giunti ad associare a un universo olografico. Oltre a descrivere lo stato extracorporeo come un luogo dove il tempo e lo spazio non esistono più in senso stretto, dove il pensiero può essere trasformato in forme simili a ologrammi, e la coscienza è in definitiva uno schema di vibrazioni, o frequenze, Monroe fa notare che la percezione durante le uscite dal corpo sembra essere basata meno su «un riflesso di onde di luce» e più su «un effetto di radiazioni», un’osservazione che suggerisce ancora una volta che, quando si entra nel regno extracorporeo, si inizia a penetrare nel regno delle frequenze di Pribram. Anche altri viaggiatori extracorporei si sono riferiti alla qualità simile a quella delle frequenze del Secondo Stato. Ad esempio, Marcel Louis Forhan, uno sperimentatore extracorporeo francese che scrisse con lo pseudonimo di «Yram», dedica gran parte del suo libro, Practical Astral Projection, a descrivere le caratteristiche simili a quelle delle onde e apparentemente elettromagnetiche del regno extracorporeo. Altri ancora si sono espressi sul senso di unione cosmica che si prova durante questo stato e lo hanno riassunto come una sensazione che «ogni cosa è tutto», e «quello è ciò che io sono».

Per quanto olografica sia l’esperienza extracorporea, essa è soltanto la punta dell’iceberg, quando si parla di esperienza più diretta degli aspetti di frequenza della realtà. Sebbene le uscite dal corpo siano sperimentate soltanto da una minoranza di esseri umani, esiste un’altra circostanza nella quale entriamo tutti in un più stretto contatto con il dominio delle frequenze. Questo avviene quando viaggiamo in quella terra sconosciuta dalla quale nessuno mai ritorna. Il fatto, con il dovuto rispetto per Shakespeare, è che alcuni viaggiatori ritornano. E le storie che raccontano sono colme di particolari che hanno ancora una volta il sapore di cose olografiche.

L’esperienza di pre-morte

Al giorno d’oggi, quasi tutti hanno sentito parlare delle near-death experiences (esperienze di pre-morte) o NDE, avvenimenti nei quali gli individui che sono dichiarati clinicamente «morti», resuscitano, e riferiscono che durante l’esperienza hanno lasciato il corpo fisico e hanno visitato ciò che sembrava essere il regno dell’aldilà. Nella nostra cultura, le esperienze di pre-morte furono per la prima volta prese in considerazione nel 1975 quando Raimond A. Moody, Jr., uno psichiatra che possiede anche una laurea in filosofia, pubblicò la sua indagine bestseller sul tema, Life After Life. Poco tempo dopo, Elizabeth Kubler Ross rivelò di avere condotto simultaneamente una ricerca simile e di avere fatto le stesse scoperte di Moody. In effetti, come un numero sempre crescente di ricercatori iniziò a documentare il fenomeno, divenne sempre più chiaro che queste esperienze erano non solo incredibilmente diffuse – un sondaggio Gallup del 1981 rilevò che 8 milioni di americani adulti ne avevano sperimentata una, o approssimativamente una persona su venti – ma fornivano la prova più schiacciante avuta finora della sopravvivenza dopo la morte.

Come le esperienze extracorporee, quelle di pre-morte sembrano essere un fenomeno universale. Sono descritte per esteso sia nel Libro Tibetano dei Morti dell’ottavo secolo, che nel Libro Egiziano dei Morti che risale a 2500 anni fa. Nel decimo libro di La Repubblica, Platone fornisce un resoconto dettagliato di un soldato greco di nome Er, che tornò in vita pochi secondi prima che la sua pira funebre venisse accesa, dicendo che aveva lasciato il corpo ed era andato, attraverso un «passaggio», nella terra dei morti. Il Venerabile Bede dà un resoconto simile nella sua opera dell’ottavo secolo A History of the English Church and People, e in effetti, nel suo recente libro Otherworld Juourneys Carol Zaleski, un’assistente universitaria nell’ambito dello studio della religione a Harvard, fa rilevare che la letteratura medievale è colma di resoconti di esperienze di pre-morte.

Inoltre coloro che hanno vissuto l’esperienza non hanno particolari caratteristiche demografiche. Vari studi hanno mostrato che non esiste relazione fra il fenomeno e l’età, il sesso, lo stato civile, la razza, la religione e/o le credenze spirituali, la classe sociale di una persona, il livello di istruzione, il reddito, la frequenza in chiesa, la dimensione della comunità familiare o dell’area di residenza. Le esperienze di pre-morte, come i fulmini, possono colpire chiunque in qualsiasi momento. I devoti religiosi non hanno maggiore probabilità di averne una dei non credenti.

Uno degli aspetti più interessanti del fenomeno è la coerenza che si riscontra in tutte le esperienze. Una esemplificazione sommaria di una tipica esperienza di pre-morte si presenta come segue:

Un uomo sta morendo, e improvvisamente si ritrova a fluttuare sopra il proprio corpo e a osservare ciò che sta accadendo. In pochi istanti viaggia a grande velocità attraverso un’oscurità o un tunnel. Entra in un regno di luce abbagliante e viene caldamente accolto da amici e parenti morti di recente. Ode frequentemente musica di bellezza indescrivibile e vede luoghi – campi collinosi, valli colme di fiori e ruscelli scintillanti – più squisiti di qualunque cosa mai vista sulla terra. In questo mondo pieno di luce, egli non prova alcun dolore o paura ed è pervaso da un travolgente sentimento di gioia, amore e pace. Egli incontra un «essere (o esseri) di luce» che emana un senso di enorme compassione, da cui viene sollecitato a sperimentare una «visione retrospettiva della propria vita», un replay panoramico della sua vita. Egli viene talmente rapito dalla propria esperienza di questa più grande realtà, che non desidera null’altro che il rimanervi. Tuttavia, l’essere gli dice che non è ancora giunto il suo momento, e lo persuade a tornare alla vita terrena e a rientrare nel suo corpo fisico.

Va notato che questa è soltanto una descrizione generica e che non tutte le esperienze di pre-morte contengono tutti gli elementi descritti. Alcune possono mancare di qualcuna delle caratteristiche sopra citate, e altre possono contenere ulteriori ingredienti. Anche le manifestazioni simboliche delle esperienze possono variare. Ad esempio, sebbene coloro che hanno queste esperienze nelle culture occidentali tendano ad entrare nel regno dell’aldilà passando attraverso un tunnel, quelli di altre culture potrebbero camminare lungo una strada o sorvolare una massa d’acqua per raggiungerlo. Comunque, vi è uno sbalorditivo grado di similitudine fra le esperienze di pre-morte riferite da varie culture attraverso la storia. Ad esempio, la visione retrospettiva della vita, una caratteristica che si mostra ricorrentemente nelle esperienze odierne di questo tipo, è descritta anche nel Libro Tibetano dei Morti, nel Libro Egiziano dei Morti, nel resoconto di Platone di ciò che Er sperimentò durante il suo soggiorno nell’altro mondo e negli scritti yogici di 2.000 anni fa del saggio indiano Patanjali. Le similarità interculturali fra le esperienze di pre-morte sono state confermate anche negli studi convenzionali. Nel 1977, la Osis e Haraldsson paragonarono quasi novecento visioni dal letto di morte riferite da pazienti a dottori e altro personale medico, sia in India che negli Stati Uniti, e trovarono che, nonostante vi fossero varie differenze culturali – ad esempio, gli americani tendevano a vedere l’essere di luce come un personaggio religioso cristiano e gli indiani lo percepivano come induista – il «nucleo» dell’esperienza era sostanzialmente lo stesso e somigliava alle esperienze di pre-morte descritte da Moody e dalla Kubler-Ross.

Nonostante la visione ortodossa di queste esperienze affermi che si tratta soltanto di allucinazioni, esistono prove sostanziali che non sia così. Come per le esperienze extracorporee, quando coloro che sperimentano la pre-morte sono fuori dal corpo, essi sono in grado di riferire dettagli che non hanno modo di conoscere per via sensoriale. Ad esempio, Moody racconta di un caso nel quale una donna lasciò il corpo durante un intervento chirurgico, fluttuò nella sala d’attesa, e vide che sua figlia indossava indumenti scozzesi discordanti fra loro. Risultò che la domestica aveva vestito la bambina talmente in fretta, che non aveva notato l’errore e fu stupita quando la madre, che non aveva visto la bambina fisicamente, commentò il fatto. In un altro caso, dopo avere lasciato il corpo, una donna che stava sperimentando la pre-morte andò nell’atrio dell’ospedale e udì suo cognato che diceva a un amico che avrebbe probabilmente dovuto cancellare un viaggio d’affari e fungere invece da portatore della bara di sua cognata. Dopo che la donna si fu rimessa, rimproverò il suo sbalordito cognato per averla data per spacciata tanto in fretta.

E questi non sono nemmeno gli esempi più straordinari di consapevolezza sensoriale nello stato extracorporeo della pre-morte. Gli studiosi di questo fenomeno hanno trovato che perfino i pazienti ciechi, che non hanno avuto per anni la percezione della luce, possono vedere e descrivere con esattezza ciò che accade intorno a loro quando lasciano il corpo nel corso di una esperienza di questo tipo. La Kubler-Ross ha incontrato parecchi individui di questo tipo e li ha intervistati a lungo per verificare la correttezza delle loro dichiarazioni. «Con nostro stupore, erano in grado di descrivere il colore e lo stile degli abiti e i gioielli che le persone presenti portavano», afferma.

Più sconcertanti di tutte sono quelle esperienze di pre-morte e visioni dal letto di morte che includono due o più individui. In un caso, mentre una donna, che stava vivendo una di queste esperienze, si trovava a passare attraverso il tunnel e ad avvicinarsi al regno della luce, vide un amico che tornava indietro! Quando si incrociarono, l’amico le comunicò telepaticamente di essere morto, ma che era stato «mandato indietro». Anche la donna fu poi «mandata indietro», e dopo essersi rimessa scoprì che il suo amico aveva subito un arresto cardiaco approssimativamente nello stesso momento della sua esperienza. Vi sono numerosi altri casi registrati nei quali individui morenti erano a conoscenza di chi li attendesse nel mondo al di là, prima che fosse giunta notizia attraverso i normali canali della morte della persona.

E se vi sono ancora dubbi, un ulteriore elemento contro l’idea che queste esperienze siano allucinazioni è il loro verificarsi in pazienti che hanno EEG piatti. In normali circostanze, ogni qual volta una persona parla, pensa immagina, sogna o fa qualunque altra cosa, il suo EEG registra uno stato di enorme attività. Anche le allucinazioni sono rilevabili in un EEG. Ma esistono molti casi in cui persone con EEG piatti hanno avuto esperienze di pre-morte. Se le loro esperienze fossero state semplici allucinazioni, sarebbero apparse sui loro EEG.

In breve, considerando tutti questi fatti insieme – la diffusa incidenza delle esperienze di pre-morte, l’assenza di caratteristiche demografiche, l’universalità della sostanza dell’esperienza, la capacità di coloro che la vivono di vedere e conoscere cose senza l’ausilio dei normali mezzi sensoriali, e il verificarsi di questo fenomeno in pazienti con EEG piatti – la conclusione sembra inevitabile: le persone che hanno esperienze di pre-morte non soffrono di allucinazioni o fantasie illusorie, ma visitano veramente un livello completamente diverso della realtà. Questa è la conclusione raggiunta anche da molti studiosi del fenomeno.

Uno di questi è il dottor Melvin Morse, un pediatra di Seattle, nello stato di Washington. Morse iniziò a interessarsi di esperienze di pre-morte dopo avere curato la vittima di un annegamento dell’età di sette anni. Nel momento in cui la bambina fu rianimata, era in un coma profondo, aveva pupille fisse e dilatate, nessun riflesso muscolare né risposta corneale. In termini medici, questo significava un Coma Glascow di terzo grado, che indicava che ella era in un coma talmente profondo da non avere quasi alcuna possibilità di riprendersi. Malgrado queste previsioni, si riprese completamente, e quando Morse la visitò per la prima volta lei lo riconobbe e disse di averlo visto all’opera sul proprio corpo in coma. Quando Morse la interrogò ulteriormente, ella spiegò che aveva lasciato il corpo ed era passata attraverso un tunnel in paradiso, dove aveva incontrato «il Padre Divino». Il Padre Divino le aveva detto che lei non doveva ancora in effetti essere lì e le domandò se avesse voluto restare o tornare indietro. Dapprima ella disse che voleva rimanere, ma quando il Padre Divino le fece notare che quella decisione significava che non avrebbe più visto sua madre, cambiò idea e tornò al proprio corpo. Morse era scettico ma affascinato e da quel momento si impegnò ad apprendere tutto il possibile sulle esperienze di pre-morte. Al tempo, egli lavorava per un servizio di trasporto aereo in Idaho che trasferiva pazienti all’ospedale, e questo gli diede l’opportunità di parlare con un gran numero di bambini rianimati. Durante un periodo di dieci anni, egli intervistò ogni bambino sopravvissuto all’arresto cardiaco e ciascuno di essi ripetutamente riferì la stessa cosa. Dopo aver perduto conoscenza, si ritrovavano fuori dai propri corpi, osservavano i medici che lavoravano su di loro, passavano attraverso un tunnel e venivano confortati da esseri luminosi.

Morse continuò ad essere scettico, e nella sua ricerca sempre più disperata di qualche spiegazione logica, lesse tutto ciò che gli fu possibile reperire circa gli effetti collaterali dei farmaci che i suoi pazienti assumevano, ed analizzò varie spiegazioni psicologiche, ma nulla sembrava appropriato. «Poi, dice Morse, un giorno lessi un lungo articolo su una rivista medica che tentava di spiegare le esperienze di pre-morte come fossero vari trucchi del cervello». «A quel punto, avevo studiato ampiamente il soggetto e nessuna delle spiegazioni che questo ricercatore elencava era convincente. Mi fu infine chiaro che egli aveva mancato la spiegazione più ovvia – che queste esperienze sono reali. Aveva mancato di considerare la possibilità che l’anima realmente viaggi».

Moody fa eco a questo parere e dice che vent’anni di ricerca lo hanno convinto che coloro che sperimentano la pre-morte si sono davvero avventurati in un altro livello di realtà. Egli ritiene che la maggior parte degli studiosi di questo fenomeno sia della stessa opinione. «Ho parlato quasi con tutti gli studiosi del mondo circa il loro lavoro. So che la maggior parte di essi crede nel profondo che queste esperienze siano un barlume della vita dopo la vita. Ma in quanto scienziati e persone di medicina, essi non sono ancora riusciti a produrre prove scientifiche del fatto che una parte di noi continua a vivere dopo la morte del nostro essere fisico. Questa mancanza di prove li trattiene dal rendere pubblico ciò che sentono veramente».

Come risultato della sua indagine del 1981, perfino George Gallup Jr., il presidente del sondaggio Gallup, ne conviene: «Un numero crescente di ricercatori si è riunito e ha valutato i resoconti di coloro che hanno avuto strani incontri in prossimità della morte. E i risultati preliminari indicano in modo convincente una qualche sorta di incontro con un campo di realtà di un’altra dimensione. Il nostro ampio sondaggio è il più recente di questi studi e rivela anch’esso alcuni indizi che puntano verso un superuniverso parallelo di qualche tipo».

Una spiegazione olografica dell’esperienza di pre-morte

Queste sono asserzioni sbalorditive. Ciò che è ancora più stupefacente è che l’establishment scientifico ha per la maggior parte ignorato sia le conclusioni di questi ricercatori che la grande abbondanza di prove che li costringe a pronunciare simili affermazioni. Le ragioni di questo sono varie e complesse. Una di esse è che non è attualmente di moda nella scienza considerare seriamente qualsiasi fenomeno che sembri sostenere l’idea di una realtà spirituale, e, come citato all’inizio di questo libro, le convinzioni sono come assuefazioni e non allentano facilmente la loro presa. Un’altra ragione, come Moody osserva, è il pregiudizio diffuso fra gli scienziati che le sole idee ad avere un qualsiasi valore o significato sono quelle che possono essere dimostrate in senso strettamente scientifico. Un’altra ancora è, se queste esperienze sono reali, l’incapacità della nostra attuale conoscenza scientifica della realtà anche solo di iniziare a spiegarle.

Quest’ultima ragione, comunque, potrebbe non essere tanto problematica quanto sembra. Parecchi studiosi di esperienze di pre-morte hanno fatto notare che il modello olografico ci offre un modo di comprendere questi fenomeni. Uno di questi ricercatori è il dottor Kenneth Ring, professore di psicologia presso la University of Conneticut e uno dei primi ricercatori ad usare l’analisi statistica e le tecniche standarizzate di intervista per studiare il fenomeno. Nel suo libro del 1980 Life at Death, Ring dedica molte pagine argomentando a favore di una spiegazione olografica dell’esperienza. Detto in parole povere, Ring ritiene che anche le esperienze di pre-morte siano avventure in quegli aspetti della realtà più simili alle frequenze.

Ring basa la sua conclusione sui numerosi aspetti suggestivamente olografici del fenomeno. Uno di essi è la tendenza di coloro che lo sperimentano a descrivere il mondo al di là come un regno fatto di «luce», di «vibrazioni più alte» o di «frequenze». Alcuni di coloro che hanno vissuto l’esperienza si riferiscono addirittura alla musica celestiale che accompagna queste esperienze più come a «una combinazione di vibrazioni» che a suoni reali- osservazioni che Ring ritiene siano la dimostrazione che l’atto di morire implica uno spostamento di coscienza dal mondo ordinario delle apparenze verso una realtà maggiormente olografica di pure frequenze. Coloro che sperimentano la pre-morte spesso dicono anche che quel regno è soffuso di una luce più brillante di qualsiasi altra abbiano mai visto sulla terra, ma che, nonostante la sua incommensurabile intensità, non disturba gli occhi, caratterizzazioni che Ring crede siano un’ulteriore prova degli aspetti di frequenza dell’aldilà.

Un altro aspetto che Ring trova innegabilmente olografico sono le descrizioni di tempo e spazio di coloro che vivono queste esperienze nel regno oltre la vita. Una delle caratteristiche riferite più comunemente del mondo al di là è che esso è una dimensione nella quale tempo e spazio cessano di esistere. «Mi trovai in uno spazio, in un periodo di tempo, direi, dove spazio e tempo erano annullati», dice goffamente una persona dopo un’esperienza di pre-morte.36 «Deve essere al di fuori di spazio e tempo. Deve esserlo, perché… non è possibile includerlo in qualcosa di temporale», dice un altro.37 Dato che tempo e spazio sono inesistenti e la localizzazione è priva di significato nel dominio delle frequenze, questo è esattamente ciò che ci aspetteremmo di trovare, se questo tipo di esperienze avesse luogo in uno stato di coscienza olografico, dice Ring.

Se il regno della pre-morte è ancora più simile a quello delle frequenze rispetto al nostro livello di realtà, perché allora sembra avere una struttura? Dato che sia le esperienze extracorporee che quelle di pre-morte offrono ampia dimostrazione che la mente può esistere indipendentemente dal cervello, Ring crede che non sia troppo azzardato supporre che anch’essa funzioni olograficamente. Perciò, quando la mente è nelle frequenze più alte della dimensione prossima alla morte, continua a fare ciò che meglio fa, trasformare cioè quelle frequenze in un mondo di apparenze. O come Ring dice: «Credo che questo sia un regno creato dalle strutture interattive del pensiero. Queste strutture, o ‘forme di pensiero’, si combinano e generano configurazioni, proprio come le onde di interferenza formano configurazioni su una lastra olografica. E proprio allo stesso modo nel quale un’immagine olografica sembra essere completamente reale quando viene illuminata da un raggio laser, così le immagini prodotte dall’interazione di forme di pensiero sembrano essere reali».

Ring non è isolato nelle sue congetture. Nel discorso chiave del convegno del 1989 dell’International Association for Near-Death Studies (IANDS), la dottoressa Elizabeth W. Fenske, una psicologa clinica che esercita privatamente a Filadelfia, annunciò di credere che tali esperienze siano viaggi in un regno olografico di più alte frequenze. Ella è d’accordo con l’ipotesi di Ring che paesaggi, fiori, strutture fisiche, e così via, della dimensione dopo la vita sono formati dall’interazione (o interferenza) di strutture di pensiero. «Ritengo che siamo giunti al punto, nella ricerca sulle esperienze di pre-morte, in cui è difficile fare una scissione fra il pensiero e la luce. Nell’esperienza in prossimità della morte – osserva – il pensiero sembra essere luce».

Il paradiso come ologramma

Oltre a quelle citate da Ring e dalla Fenske, questo fenomeno possiede numerose altre caratteristiche che sono marcatamente olografiche. Come coloro che vivono esperienze extracorporee dopo essersi distaccati dal corpo, coloro che sperimentano la pre-morte hanno due forme possibili nelle quali trovarsi: una nuvola di energia libera dal corpo, oppure un corpo di tipo olografico scolpito dal pensiero. Nel caso della seconda possibilità, la natura del corpo creata dalla mente è spesso sorprendentemente ovvia per chi compie l’esperienza. Ad esempio, un uomo sopravvissuto a questa esperienza disse che, una volta fuoriuscito dal corpo, somigliava a «una sorta di medusa» e cadde morbidamente sul pavimento come una bolla di sapone. Poi, si espanse rapidamente nell’immagine fantasmica tridimensionale di un uomo nudo. Tuttavia, la presenza di due donne nella stanza lo mise in imbarazzo e, con sua sorpresa, questo senso di pudore fece sì che si ritrovasse improvvisamente vestito (le donne, comunque, non diedero alcun segno di essere in grado di vedere tutto questo).

Il fatto che i nostri sentimenti e desideri più intimi sono responsabili della creazione della forma che assumiamo nella dimensione dopo la vita è evidente nelle esperienze di altri che hanno vissuto la pre-morte. Persone che sono costrette in una sedia a rotelle nella propria esistenza fisica si ritrovano in corpi sani capaci di correre e danzare. Persone con arti amputati immancabilmente li riacquistano. Gli anziani spesso si ritrovano in corpi giovani, e, ancora più strano, i bambini si vedono spesso come adulti, un fatto che sembra riflettere il desiderio di ogni bambino di essere tale, o potrebbe, in senso più profondo, essere un’indicazione simbolica che nelle nostre anime alcuni di noi sono molto più vecchi di quanto ci rendiamo conto.

Questi corpi simili a ologrammi possono essere straordinariamente dettagliati. Nel caso che coinvolgeva l’uomo imbarazzato della propria nudità, ad esempio, il vestiario che aveva materializzato per se stesso si presentava in modo talmente particolareggiato, che poteva perfino vederne le cuciture nella stoffa! In modo analogo, un altro uomo che studiò le proprie mani mentre si trovava nello stato prossimo alla morte disse che erano «composte di luce con minuscole strutture», e quando le osservò da vicino, poté anche vedere «le delicate spirali delle sue impronte digitali e le linee di luce lungo le proprie braccia».

Anche parte della ricerca di Whitton è rilevante per quanto concerne questo argomento. Sorprendentemente, quando Whitton ipnotizzava i pazienti e li induceva a regredire allo stato intermedio fra le vite passate, anche loro riferivano tutte le classiche caratteristiche già riportate: passaggio attraverso un tunnel, incontri con parenti deceduti e/o «guide», entrata in uno splendido regno colmo di luce nel quale tempo e spazio non esistevano più, incontri con esseri luminosi e una visione retrospettiva della propria vita. In effetti, secondo i soggetti di Whitton, lo scopo principale della visione retrospettiva era di rinfrescare le loro memorie, così che potessero progettare la vita successiva più attentamente, un processo nel quale gli esseri di luce li assistevano delicatamente e non coercitivamente.

Come Ring, dopo avere studiato la testimonianza dei suoi soggetti, Whitton trasse la conclusione che le forme e le strutture che si percepiscono nella dimensione al di là della vita sono forme di pensiero create dalla mente. «Il famoso detto di René Descartes ‘penso, quindi sono,’ non è mai stato tanto pertinente quanto nello stadio fra le vite», dice Whitton. «Non vi è esperienza dell’esistenza senza il pensiero».

Questo era in special modo vero quando si trattava della forma che i pazienti di Whitton assumevano nello stato intermedio. Parecchi di loro dissero che se non pensavano non avevano nemmeno un corpo. «Un uomo descrisse questo dicendo che, se cessava di pensare, era soltanto una nuvola in una nuvola infinita, indifferenziata», egli osserva. «Ma appena iniziò a pensare, divenne se stesso» (uno stato di cose che stranamente ricorda il caso dei soggetti nell’esperimento di ipnosi reciproca di Tart, che scoprirono di non avere mani a meno che non le pensassero come esistenti). Dapprima, i corpi che i soggetti di Whitton assumevano somigliavano alle persone che erano state nella loro ultima vita. Ma col proseguire della loro esperienza nello stato intermedio fra le vite, divennero gradualmente una specie di insieme simile a un ologramma di tutte le loro vite precedenti. Questa identità composita aveva perfino un nome separato da ciascuno dei nomi che avevano usato nelle incarnazioni fisiche, sebbene nessuno dei suoi soggetti fosse in grado di pronunciarlo usando le proprie corde vocali.

Che aspetto hanno coloro che sperimentano la pre-morte, quando non si sono costruiti un corpo olografico? Molti dicono che non erano consapevoli di alcuna forma e che erano semplicemente «se stessi» o «la propria mente». Altri hanno impressioni più specifiche e si descrivono come «una nuvola di colori», oppure «una foschia», «una configurazione di energia», o «un campo energetico», termini che suggeriscono nuovamente che siamo tutti alla fine soltanto fenomeni di frequenza, configurazioni di qualche sconosciuta energia vibratoria celata nella più grande matrice del dominio delle frequenze. Alcuni di coloro che hanno vissuto l’esperienza asseriscono che, oltre a essere composti da frequenze colorate di luce, siamo anche costituiti di suono. «Mi resi conto che ogni persona e cosa ha la propria gamma di toni musicali, come pure la propria gamma di colori», disse una casalinga dell’Arizona che aveva avuto un’esperienza di pre-morte durante il parto. «Se potessi immaginare te stesso mentre ti muovi senza sforzo dentro e fuori fra raggi prismatici di luce e odi le note musicali di ciascuna persona che si uniscono e si armonizzano con le tue, quando passi loro vicino o le sfiori, avresti un’idea del mondo invisibile». La donna, che incontrò molti individui nel regno dell’aldilà che si manifestavano soltanto come nuvole di colori e suono, crede che i toni dolcissimi emanati da ogni anima siano ciò che le persone descrivono quando dicono di udire musica bellissima nella dimensione di pre-morte.

Come Monroe, molti di coloro che vivono l’esperienza riferiscono di essere in grado di vedere in tutte le direzioni simultaneamente, mentre si trovano nello stato disincarnato. Dopo essersi domandato che sembianze avesse, un uomo disse di essersi improvvisamente ritrovato di fronte alla propria schiena. Robert Sullivan studioso dilettante dell’argomento che vive in Pennsylvania e specializzato in esperienze di pre-morte vissute da soldati durante il combattimento, intervistò un veterano della Seconda Guerra Mondiale che aveva conservato temporaneamente questa capacità anche dopo essere tornato al proprio corpo fisico. «Egli sperimentò la visione a trecentosessanta gradi, mentre scappava da una trincea di mitragliatrici tedesche», dice Sullivan. «Non solo era in grado di vedere davanti a sé mentre correva, ma poteva vedere i mitraglieri che tentavano di prenderlo di mira da dietro».

Conoscenza istantanea

Un altro aspetto dell’esperienza di pre-morte che possiede molte caratteristiche olografiche è la visione retrospettiva della vita. Ring si riferisce ad essa come a «un fenomeno olografico per eccellenza». Anche Grof e Joan Halifax, un medico antropologo di Harvard e coautrice (con Grof) di The Human Encounter With Death, hanno sottolineato gli aspetti olografici della visione retrospettiva della vita. Secondo molti studiosi del fenomeno, incluso Moody, anche molti di coloro che sperimentano la pre-morte usano essi stessi il termine «olografico» per descrivere l’esperienza.

La ragione di questa definizione è ovvia appena si iniziano a leggere i resoconti delle visioni retrospettive della vita. Ripetutamente, coloro che hanno esperienza della pre-morte usano gli stessi aggettivi per descriverla, riferendosi a essa come a un replay panoramico incredibilmente vivido e tridimensionale della loro intera vita. «È come penetrare proprio all’interno di un film della tua vita» dice il protagonista di un’esperienza di questo tipo. «Ogni momento di ogni anno della tua vita è riproiettato nei più completi dettagli percepibili. Un ricordo assolutamente totale. E avviene tutto in un istante». «L’intera cosa era piuttosto strana. Ero lì; stavo effettivamente vedendo questi flashback; stavo veramente camminandovi attraverso, ed era così veloce. Eppure, abbastanza lento da poterlo assimilare interamente», dice un altro.

Durante questo ricordo istantaneo e panoramico, coloro che sperimentano la pre-morte rivivono tutte le emozioni, le gioie e i dispiaceri che hanno accompagnato ogni evento della loro vita. Per di più, provano anche tutte le emozioni delle persone con le quali hanno interagito. Percepiscono la felicità di tutti gli individui con i quali sono stati gentili. Se hanno commesso un atto offensivo, diventano acutamente consapevoli del dolore che la loro vittima aveva provato come conseguenza della loro sventatezza. E sembra che nessun evento sia abbastanza insignificante da essere trascurato. Mentre riviveva un momento della sua infanzia, una donna provò improvvisamente tutto il senso di privazione e impotenza che sua sorella aveva provato, dopo che lei (allora una bambina) le aveva sottratto un giocattolo.

Whitton ha dimostrato che gli atti sconsiderati non sono le sole cose a far provare rimorso agli individui durante la visione retrospettiva della loro vita. Sotto ipnosi, i suoi soggetti riferirono che anche i sogni e le aspirazioni mancate – cose che avevano sperato di realizzare durante la vita, ma non erano riusciti a portare a compimento – causavano loro accessi di tristezza. Anche i pensieri vengono riproposti con assoluta fedeltà durante la visione della vita. Chimere, volti visti una volta ma ricordati per anni, cose che ci hanno fatto ridere, la gioia provata nell’osservare un particolare dipinto, preoccupazioni infantili, sogni a occhi aperti da lungo dimenticati passano tutti attraverso la mente in un secondo. Come un protagonista dell’esperienza di pre-morte riassume, «nemmeno i tuoi pensieri sono perduti… Ogni pensiero era presente».

E così la visione retrospettiva della vita non è olografica soltanto nella sua tridimensionalità, ma anche nell’incredibile contenuto di informazione che il processo mostra. È olografica anche in un terzo senso. Come «l’aleph» cabalistico, un mitico punto nello spazio e nel tempo che contiene ogni altro punto nel tempo e nello spazio, essa è un momento che contiene ogni altro momento. Anche la capacità di percepire la visione retrospettiva della vita sembra essere olografica, poiché è una facoltà in grado di sperimentare qualcosa che paradossalmente è, allo stesso tempo, sia incredibilmente rapido che abbastanza lento da essere visto nei minimi dettagli. Come un protagonista dell’esperienza lo espresse nel 1821, è l’abilità di «comprendere simultaneamente l’intero e ogni sua parte».

In effetti, la visione retrospettiva della vita ha una forte rassomiglianza con le scene del giudizio dell’aldilà descritte nei testi sacri di molte delle grandi religioni del mondo, da quella egizia alla giudeo-cristiana, ma con una differenza cruciale. Come i soggetti di Whitton, coloro che sperimentano la pre-morte riferiscono universalmente di non essere mai giudicati dagli esseri di luce, ma di avvertire in loro presenza solo amore e accettazione. Il solo giudizio che mai si verifica è l’autogiudizio, e sorge esclusivamente dai sentimenti di colpa e pentimento personali di colui che la vive. Occasionalmente, gli esseri si impongono, ma anziché comportarsi in maniera autoritaria, fungono da guide e consiglieri il cui unico scopo è di insegnare.

Questa totale mancanza di giudizio cosmico e/o di qualsiasi sistema divino di punizione e ricompensa è stata e continua a essere uno degli aspetti più discussi del fenomeno fra i gruppi religiosi, ma è una delle caratteristiche maggiormente riferite dell’esperienza. Qual è la spiegazione? Moody crede che sia semplice quanto polemica. Viviamo in un universo molto più benevolo di quanto immaginiamo. Ciò non significa che tutto è approvato, durante la visione retrospettiva della vita. Come i soggetti ipnotizzati da Whitton, dopo essere giunti nel regno della luce, coloro che sperimentano la pre-morte entrano in uno stato di consapevolezza elevata, o metacoscienza, e divengono limpidamente onesti nelle proprie auto riflessioni.

Non significa nemmeno che gli esseri di luce non suggeriscano valori morali. Di esperienza in esperienza, essi danno enfasi a due cose. Una di esse è l’importanza dell’amore. Ripetono di continuo questo messaggio, che dobbiamo imparare a sostituire la rabbia con l’amore, imparare ad amare di più, imparare a perdonare e ad amare tutti senza condizioni, e imparare che a nostra volta siamo amati. Questo sembra essere il solo criterio morale usato dagli esseri. Perfino l’attività sessuale cessa di possedere il marchio d’infamia morale che noi esseri umani amiamo tanto attribuirle. Uno dei soggetti di Whitton riferì che dopo avere vissuto parecchie incarnazioni introverse e depresse, era stato vivamente consigliato di progettare una vita come femmina affettuosa e sessualmente attiva, per bilanciare lo sviluppo globale della sua anima. Sembra che nelle menti degli esseri di luce, la compassione sia il barometro della grazia; e ripetutamente, quando coloro che sperimentano la pre-morte si chiedono se un atto commesso fosse giusto o sbagliato, gli esseri replicano alle loro domande soltanto con una domanda: l’hai fatto per amore? Il motivo era amore?

È per questo che siamo qui sulla terra, dicono gli esseri, per imparare che l’amore è la chiave. Si rendono conto che è un impegno difficile, ma dichiarano che è cruciale sia per la nostra esistenza biologica che spirituale, in modi che forse non abbiamo nemmeno iniziato a contemplare. Perfino i bambini tornano dal regno prossimo alla morte con questo messaggio fermamente impresso nei loro pensieri. Un bambino che, dopo essere stato investito da un’automobile, fu guidato nel mondo al di là da due persone in tuniche «bianchissime», dice: «Ciò che ho imparato lì è che la cosa più importante è amare mentre sei in vita».

La seconda cosa che gli esseri enfatizzano è la conoscenza. Frequentemente, coloro che vivono l’esperienza commentano che gli esseri sembravano compiaciuti, qualora un evento che coinvolgeva la conoscenza o l’apprendimento fosse emerso durante la loro visione retrospettiva della vita. Alcuni vengono apertamente consigliati di dedicarsi, dopo essere tornati ai propri corpi fisici, alla ricerca della conoscenza, specialmente la conoscenza connessa alla crescita personale o alla capacità di aiutare le altre persone. Altri vengono stimolati da affermazioni come: «L’apprendimento è un processo continuo e continua anche dopo la morte», e: «la conoscenza è una delle poche cose che sarai in grado di portare con te dopo essere morto».

La preminenza della conoscenza nella dimensione dopo la vita è evidente anche in altro modo. Alcuni di coloro che hanno sperimentato la pre-morte hanno scoperto che in presenza della luce avevano improvvisamente accesso all’intera conoscenza. Questo accesso si manifestava in parecchi modi. A volte, giungeva in risposta a domande. Un uomo disse che tutto ciò che doveva fare era porre un quesito, ad esempio, cosa significasse essere un insetto, e istantaneamente vi si identificava. Un altro protagonista descrisse il fenomeno dicendo: «Puoi pensare a una domanda… e immediatamente conoscerne la risposta. È così semplice. E può essere qualsiasi domanda. Può riguardare un soggetto sul quale non sai nulla, e per comprendere il quale non ti trovi nemmeno nella giusta posizione, e la luce ti darà l’istantanea, corretta risposta e te la farà comprendere».

Alcuni di coloro che hanno sperimentato la pre-morte riferiscono il fatto che non avevano nemmeno bisogno di porre domande, per potere accedere a questa infinita biblioteca di informazione. Seguendo la visione retrospettiva delle loro vite, semplicemente d’improvviso sapevano ogni cosa, tutto quanto c’era da conoscere dall’inizio alla fine del tempo. Altri entravano in contatto con questa conoscenza dopo che l’essere di luce aveva compiuto qualche gesto specifico come agitare la mano. Altri ancora dissero che invece di acquistare la conoscenza, la ricordavano, ma che avevano dimenticato la maggior parte di quanto ricordato, appena tornati ai loro corpi fisici (un’amnesia che sembra essere universale fra quegli sperimentatori di pre-morte che hanno conosciuto questo tipo di visioni). Comunque stiano i fatti, sembra che una volta nel mondo al di là, non sia più necessario entrare in uno stato alterato di coscienza per potere accedere al regno dell’informazione transpersonale e infinitamente interconnesso sperimentato dai pazienti di Grof.

Oltre ad essere olografica in tutti i sensi già citati, questa visione di conoscenza totale ha un’altra caratteristica olografica. Coloro che vivono l’esperienza spesso dicono che, durante la visione, l’informazione giunge in «blocchi», che si registrano istantaneamente nella mente. In altre parole, anziché essere disposti in fila in maniera lineare come parole in una frase o scene in un film, tutti i fatti, dettagli, immagini e informazioni esplodono nella consapevolezza in un istante. Un protagonista dell’esperienza di pre-morte si riferì a queste esplosioni di informazione come a «fasci di pensiero». Monroe, che ha anch’egli sperimentato simili esplosioni istantanee di informazione durante lo stato extracorporeo, le definisce «palle di pensiero».

In effetti, chiunque possieda un’abilità sensitiva apprezzabile conosce questa esperienza, poiché essa è la forma nella quale si riceve anche l’informazione medianica. Ad esempio, a volte, quando incontro uno straniero (e occasionalmente, perfino quando odo il solo nome di una persona), una palla di pensiero di informazione circa quella persona lampeggia istantaneamente nella mia consapevolezza. Questa palla di pensiero può includere fatti importanti riguardanti la struttura psicologica ed emotiva della persona, la sua salute, e perfino scene appartenenti al suo passato. Trovo di avere particolarmente la tendenza a ricevere palle di pensiero circa persone che sono in una qualche sorta di crisi. Ad esempio, recentemente incontrai una donna e seppi all’istante che contemplava l’idea del suicidio. Ne conoscevo anche alcuni dei motivi. Come sempre faccio in simili situazioni, iniziai a parlarle e cautamente diressi la conversazione verso argomenti paranormali. Dopo avere appurato che era ricettiva alla materia, la misi a confronto con ciò che sapevo e la indussi a parlare dei suoi problemi. Le feci promettere che avrebbe cercato qualche sorta di consiglio professionale, invece della triste scelta che stava considerando.

Questo modo di ricevere informazione è simile a quello che ci rende consapevoli durante i sogni. Quasi tutti hanno avuto un sogno nel quale si trovano in una data situazione e improvvisamente sanno cose di tutti i tipi in proposito, senza che siano state loro dette. Ad esempio, potreste sognare di essere a una festa e appena vi arrivate sapete in onore di chi è stata data e per quale ragione. In modo analogo, ognuno è stato colpito da un’idea dettagliata o ispirazione improvvisa. Queste esperienze sono versioni ridotte dell’effetto della palla di pensiero.

Stranamente, poiché queste esplosioni di informazione paranormale giungono in blocchi non lineari, a volte mi sono necessari parecchi minuti per tradurle in parole. Come le gestalt psicologiche sperimentate da individui durante esperienze transpersonali, sono olografiche nel senso che sono «interi» istantanei, con i quali le nostre menti orientate verso una percezione temporale devono lottare per un attimo, per potersi districare e trasformarli in una disposizione sequenziale di parti. Quale forma prende la conoscenza contenuta nelle palle di pensiero sperimentate durante la pre-morte? Secondo coloro che hanno avuto l’esperienza, vengono usate tutte le forme di comunicazione, suoni, immagini olografiche in movimento, perfino la telepatia – un fatto che Ring ritiene dimostri ancora una volta che l’aldilà è «una sfera di esistenza dove il pensiero è re».

L’attento lettore si potrebbe immediatamente domandare perché la ricerca della conoscenza sia tanto importante durante la vita, se abbiamo accesso all’intera conoscenza dopo la morte? Coloro che hanno vissuto questo stato, interrogati sull’argomento, hanno risposto di non esserne certi, ma che sentivano fortemente che avesse qualcosa a che fare con lo scopo della vita e la capacità di ciascun individuo di espandersi e aiutare gli altri.

Progetti di vita e tracce di tempi paralleli

Come Whitton, anche gli studiosi della pre-morte hanno scoperto prove che le nostre vite, almeno fino a un certo punto, sono progettate in anticipo, e che ciascuno di noi gioca un ruolo nella creazione di questo progetto. Questo è evidente in parecchi aspetti dell’esperienza. Frequentemente, dopo essere giunti nel mondo della luce, viene detto a coloro che hanno l’esperienza che «non è ancora giunto il loro tempo». Come Ring fa notare, questa asserzione implica chiaramente l’esistenza di un qualche tipo di «progetto della vita».63 È anche chiaro che coloro che vivono la pre-morte giocano un ruolo nella formulazione di questi destini, poiché è spesso data loro la scelta se tornare o rimanere. Vi sono addirittura casi di protagonisti dell’esperienza ai quali è stato detto che quello era il loro momento ed era comunque stato loro concesso di tornare. Moody cita un caso in cui un uomo iniziò a piangere quando si rese conto di essere morto, perché temeva che sua moglie non sarebbe stata in grado di allevare il loro nipote senza di lui. Sentendo questo, l’essere gli disse che dato che non chiedeva per se stesso, gli sarebbe stato permesso di tornare.64 In un altro caso una donna arguì che non aveva ballato ancora abbastanza. La sua affermazione fece sì che l’essere di luce scoppiasse in una grande risata e fu concesso anche a lei il permesso di tornare alla vita fisica.

Il fatto che il nostro futuro è almeno parzialmente disegnato è evidente anche nel fenomeno che Ring chiama «flashforward». Occasionalmente, durante la visione della conoscenza, vengono mostrati a coloro che hanno l’esperienza barlumi del proprio futuro. In un caso particolarmente sensazionale, a un bambino protagonista del fenomeno furono rivelati vari fatti specifici sul suo futuro, inclusa l’informazione che si sarebbe sposato all’età di ventott’anni e avrebbe avuto due bambini. Gli vennero addirittura mostrati la sua immagine adulta e i suoi futuri bambini seduti in una stanza della casa che avrebbe a un dato punto abitato, e nell’osservare la stanza, notò qualcosa di molto strano sul muro, qualcosa che la sua mente non riusciva ad afferrare. Decenni più tardi e dopo che ciascuna di queste previsioni si era verificata, si ritrovò nell’esatta situazione a cui aveva assistito da bambino, e si rese conto che lo strano oggetto sul muro era un «termosifone ad aria», un tipo di termosifone che non era ancora stato inventato al tempo della sua esperienza.

In un altro flashforward altrettanto stupefacente, fu mostrata a una sperimentatrice di pre-morte una fotografia di Moody, le fu detto il suo nome per intero, e anche che, quando fosse giunto il momento, gli avrebbe raccontato la sua esperienza. L’anno era il 1971 e Moody non aveva ancora pubblicato Life After Life, quindi il suo nome e la fotografia non significavano nulla per la donna. Tuttavia, il momento «giunse» quattro anni più tardi, quando Moody e la sua famiglia casualmente si trasferirono proprio nella stessa via in cui la donna viveva. Durante la festa di Halloween, il figlio di Moody era in giro a fare «trick-or-treat» (N.d.T.) Frase pronunciata dai bambini che si presentano alla porta dei vicini nel giorno di Halloween, esigendo dei dolci e minacciando rappresaglie in caso di rifiuto) e bussò alla porta della donna. Dopo avere udito il nome del ragazzo, questa gli disse di comunicare a suo padre che aveva bisogno di parlargli, e quando Moody aderì all’invito, ella raccontò l’eccezionale storia.

Alcuni degli individui che hanno esperienze di pre-morte sostengono l’idea di Loye che esistono molti universi o tracce di tempi paralleli olografici. A volte, a coloro che vivono il fenomeno vengono mostrati flashforward e viene loro detto che il futuro a cui hanno assistito si verificherà solo se proseguiranno sul proprio sentiero attuale. In un singolare caso, fu mostrata a una protagonista dell’esperienza di pre-morte una storia della terra completamente diversa, una storia che si sarebbe sviluppata, se «certi eventi» non si fossero verificati intorno all’epoca del filosofo e matematico greco Pitagora, tremila anni fa. La visione rivelò che se questi eventi, dei quali la donna non chiarì l’esatta natura, non si fossero verificati, ora vivremmo in un mondo di pace e armonia caratterizzato «dall’assenza di guerre religiose e della figura di un Cristo».68 [lo sapevo, io, che Pitagora era uno di quelli giusti! ;o)] Simili esperienze suggeriscono che le leggi del tempo e dello spazio operative in un universo olografico potrebbero essere davvero molto strane.

Perfino coloro che vivono la pre-morte, ma non hanno esperienza diretta del ruolo che giocano nel proprio destino, spesso ritornano con una ferma comprensione dell’interconnessione olografica di tutte le cose. Come dice un uomo d’affari di sessantadue anni, che ebbe una di queste esperienze durante un arresto cardiaco: «Una cosa che ho imparato è che siamo tutti parte di un unico grande universo vivente. Se pensiamo di poter ferire un’altra persona o un’altra cosa vivente senza nuocere a noi stessi, siamo tristemente in errore. Adesso guardo una foresta, o un fiore, o un uccello e dico, ‘Quello è me, parte di me’. Siamo connessi con tutte le cose, e se inviamo amore attraverso quelle connessioni, allora siamo felici».

Potete nutrirvi ma non è indispensabile

Gli aspetti olografici e creati dalla mente della dimensione in prossimità della morte sono evidenti in una miriade di altri modi. Nel descrivere l’aldilà, una bambina disse che il cibo appariva ogni volta che lo desiderava, ma che non era necessario mangiare, un’osservazione che sottolinea ancora una volta la natura illusoria e simile a un ologramma della realtà dopo la morte.70 Perfino al linguaggio simbolico della psiche è data una forma «oggettiva». Ad esempio, uno dei soggetti di Whitton disse che quando fu introdotto a una donna che avrebbe avuto una parte importante nella sua vita successiva, anziché apparire come essere umano, ella apparve in una forma che era metà rosa e metà cobra. Dopo essere stato spinto a risolvere il significato del simbolismo, si rese conto che la donna e lui erano stati innamorati in altre due vite. Tuttavia, ella era anche stata per due volte responsabile della sua morte. Perciò, invece di manifestarsi come essere umano, gli elementi insieme amorevoli e sinistri del suo carattere fecero sì che apparisse in una forma simile a un ologramma che meglio simboleggiava queste qualità diametralmente opposte.

Il soggetto di Whitton non è isolato nella sua esperienza. Hazrat Inayat Khan disse che quando entrò in uno stato mistico e viaggiò verso le «realtà divine», gli esseri che incontrò apparvero anch’essi occasionalmente in forme metà umane e metà animali. Come il soggetto di Whitton, Khan comprese che queste trasfigurazioni erano simboliche, e quando un essere appariva in parte animale era perché l’animale simboleggiava una certa qualità che esso possedeva. Ad esempio, un essere che aveva grande forza poteva apparire con la testa di un leone, o un essere insolitamente sveglio e astuto poteva avere alcune delle caratteristiche di una volpe. Khan teorizzò che questa è la ragione per la quale le culture antiche, come quella egizia, ritraevano gli dei che governano il regno dell’aldilà con teste di animali.

La tendenza che la realtà in prossimità della morte ha nel modellarsi in forme simili a ologrammi che rispecchiano i pensieri, i desideri e i simboli che popolano le nostre menti, spiega perché gli occidentali tendono a percepire gli esseri di luce come figure religiose cristiane, mentre gli indiani li percepiscono come santi induisti e divinità, e così via. La plasticità del regno della pre-morte suggerisce che queste apparizioni possano essere né più né meno reali del cibo che la bambina sopracitata aveva materializzato col semplice desiderio, della donna che apparve come un misto di cobra e rosa, e degli indumenti fantomatici fatti apparire dal protagonista dell’esperienza che era imbarazzato della propria nudità. Questa stessa plasticità spiega le altre differenze culturali che si riscontrano nelle esperienze in prossimità della morte, come il perché alcuni di coloro che vivono il fenomeno giungono all’aldilà viaggiando attraverso un tunnel, alcuni attraversando un ponte, altri sorvolando una massa d’acqua, e altri ancora semplicemente camminando lungo una strada. Di nuovo, sembra che in una realtà creata soltanto dall’interazione di strutture di pensiero, perfino il paesaggio stesso è scolpito dalle idee e aspettative dello sperimentatore.

In questo frangente, è necessario sottolineare un punto importante. Per quanto sbalorditivo e sconosciuto il regno della quasi morte possa sembrare, le prove presentate in questo libro rivelano che il nostro livello di esistenza potrebbe non essere poi tanto diverso. Come abbiamo visto, anche noi possiamo avere un completo accesso all’informazione; per noi è soltanto un po’ più difficile. Anche noi possiamo occasionalmente avere flashforward personali e trovarci faccia a faccia con la natura fantasmica di tempo e spazio. E anche noi possiamo scolpire e rimodellare i nostri corpi, e a volte perfino la nostra realtà, secondo le nostre convinzioni; abbiamo giusto bisogno di un piccolo sforzo in più. Infatti, le abilità di Sai Baba [Sai Baba era una pessima, pessima persona e là fuori non c’è solo amore e luce, c’è anche chi, a buon diritto, ama oscurità e dolore, per il prossimo] suggeriscono che possiamo addirittura materializzare cibo semplicemente desiderandolo, e l’inedia di Therese Neumann offre prova che nutrirsi potrebbe essere in definitiva superfluo quanto lo è per gli individui nel regno della quasi morte.

In effetti, sembra che questa realtà e la successiva siano differenti in gradi, ma non in sostanza. Entrambi sono costrutti simili a ologrammi, realtà che sono fondate, come dicono Jahn e la Dunne, solo dall’interazione della coscienza con il suo ambiente. In altre parole, la nostra realtà sembra essere una versione più rigida della dimensione dopo la vita. Ci vuole un po’ più tempo perché le nostre credenze riscolpiscano i nostri corpi in cose come le stigmate simili a chiodi, e perché il linguaggio simbolico della nostra psiche si palesi esternamente sotto forma di sincronicità. Ma si manifestano, in un lento fiume inesorabile, un fiume la cui presenza persistente ci insegna che viviamo in un universo che stiamo soltanto iniziando a comprendere.

Notizie sul regno della pre-morte provenienti da altre fonti

Non è necessario essere in pericolo di vita per visitare la dimensione dell’aldilà. Esistono prove che il regno della pre-morte possa essere raggiunto anche durante le esperienze extracorporee. Nei suoi scritti, Monroe descrive parecchie visite a livelli di realtà nei quali incontrò amici deceduti.73 Un visitatore della terra dei morti ancora più abile era il mistico svedese Swedenborg. Nato nel 1688, Swedenborg fu il Leonardo da Vinci della sua epoca. In gioventù studiò scienza. Era il maggiore matematico della Svezia, parlava nove lingue, era incisore, politico, astronomo e uomo d’affari, costruiva orologi e microscopi per hobby, scriveva libri su metallurgia, teoria del colore, commercio, economia, fisica, chimica, attività minerarie e anatomia, e inventò prototipi di aeroplani e sottomarini.

Nel contempo, egli meditava anche regolarmente, e quando raggiunse la mezza età, sviluppò la capacità di entrare in trance profonde, durante le quali lasciava il corpo e visitava ciò che gli sembrava essere il paradiso, e conversava con «angeli» e «spiriti». Del fatto che Swedenborg sperimentasse qualcosa di profondo durante questi viaggi non vi può essere dubbio. Egli divenne talmente famoso per questa dote, che la regina di Svezia gli chiese di scoprire perché il proprio fratello deceduto aveva trascurato di rispondere a una lettera che lei gli aveva inviato prima della sua morte. Swedenborg promise di consultare il defunto, e il giorno seguente tornò con un messaggio che la regina confessò conteneva informazioni note soltanto a lei e al fratello deceduto. Swedenborg compì questo servizio parecchie volte per vari individui che cercarono il suo aiuto, e in un’altra occasione disse a una vedova dove trovare un compartimento segreto nella scrivania del suo defunto marito, nel quale rinvenne dei documenti di cui aveva disperatamente bisogno. Quest’ultimo fatto divenne talmente famoso, da ispirare il filosofo tedesco Immanuel Kant a scrivere un intero libro su Swedenborg intitolato “I sogni di un visionario spiegati con i sogni della metafisica” [a dire il vero questo testo giovanile era critico; il Kant più maturo invece prese sul serio la mistica e si convinse che Swedenborg era in grado di fare quel che sosteneva di fare]

Ma la cosa più straordinaria dei resoconti di Swedenborg circa il regno dell’aldilà è quanto riflettano da vicino le descrizioni offerte da coloro che sperimentano oggi il fenomeno della pre-morte. Ad esempio, Swedenborg parla dell’attraversamento di un tunnel scuro, di incontri con spiriti accoglienti, di paesaggi più belli di ogni altro sulla terra e dove tempo e spazio cessano di esistere, di una luce abbagliante che trasmette un senso di amore, apparendo dinanzi agli esseri di luce, e di un senso avvolgente di pace e serenità che circonda tutto.74 Egli dice inoltre che gli era permesso di osservare in prima persona l’arrivo in paradiso di coloro che erano appena deceduti, e di vedere mentre venivano sottoposti alla visione retrospettiva della vita, un processo che definì «l’apertura del Libro delle Vite». Ammise che durante il processo una persona assisteva a tutto quanto fosse mai stata o avesse fatto,» ma vi aggiunse una singolare novità. Secondo Swedenborg, l’informazione che emergeva durante l’apertura del Libro delle Vite era registrata nel sistema nervoso del corpo spirituale della persona. Quindi, per poter evocare la visione retrospettiva della vita un «angelo» doveva esaminare l’intero corpo dell’individuo «iniziando dalle dita di ciascuna mano, e proseguendo attraverso tutto il resto».

Swedenborg fa riferimento anche alle palle di pensiero olografiche che gli angeli usano per comunicare e dice che non sono diverse dalle rappresentazioni che poteva vedere nella «sostanza a onda» che circondava le persone. Come la maggior parte di coloro che vivono l’esperienza di pre-morte, egli descrive queste esplosioni telepatiche di conoscenza come un linguaggio pittorico talmente denso di informazione, che ciascuna rappresentazione contiene mille idee. La comunicazione di una serie di queste rappresentazioni può anche essere piuttosto prolissa e «durare fino a parecchie ore, in una disposizione sequenziale tale, di cui ci si può solo meravigliare».

Ma anche qui Swedenborg aggiunse una svolta affascinante. Oltre a usare raffigurazioni, gli angeli adoperano un linguaggio che contiene concetti che sono al di là della comprensione umana. In effetti, la ragione principale per la quale usano raffigurazioni è perché è l’unico modo di rendere una versione anche pallida dei loro pensieri e idee comprensibile agli esseri umani.

Le esperienze di Swedenborg confermano addirittura alcuni degli elementi meno comunemente riferiti dell’esperienza di pre-morte. Egli notò che nel mondo degli spiriti non è più necessario mangiare cibo, ma aggiunse che l’informazione ne prende il posto come sorgente di nutrimento. Disse che quando gli spiriti e gli angeli parlavano, i loro pensieri si fondevano in continuazione in immagini simboliche tridimensionali, specialmente di animali. Ad esempio, disse che quando gli angeli parlavano di amore e affetto «vengono mostrati bellissimi animali, come agnelli… Quando però gli angeli parlano di sentimenti malvagi, questo è raffigurato da animali spaventevoli, feroci e inutilizzabili, come tigri, orsi, lupi, scorpioni, serpenti e topi». Nonostante non sia una caratteristica riferita dai moderni protagonisti dell’esperienza, Swedenborg diceva di essere stupito di scoprire che in paradiso vi sono anche spiriti provenienti da altri pianeti, un’asserzione sbalorditiva per un uomo nato oltre trecento anni fa!

Più intriganti di tutte sono le asserzioni di Swedenborg che sembrano riferirsi alle qualità olografiche della realtà. Egli diceva, ad esempio, che sebbene gli esseri umani sembrino essere separati gli uni dagli altri, siamo tutti connessi in un’unità cosmica. Inoltre, ciascuno di noi è un paradiso in miniatura, e ogni persona è in verità l’intero universo fisico, è un microcosmo della più grande realtà divina. Come abbiamo visto, egli credeva anche che alla base della realtà visibile vi fosse una sostanza a onda.

In effetti, parecchi studiosi di Swedenborg hanno commentato sui molti parallelismi fra alcune delle sue concezioni e la teoria di Bohm e Pribram. Uno di questi studiosi è il Dottor George F. Dole, professore di teologia presso la Swedenborg School of Religion di Newton, in Massachusets. Dole, che possiede lauree conseguite a Yale, Oxford e Harvard, fa notare che uno dei principi basilari del pensiero di Swedenborg è che il nostro universo è costantemente creato e sostenuto da due flussi simili a onde, uno proveniente dal cielo e l’altro dalla nostra anima o spirito. «Se mettiamo insieme queste immagini, la somiglianza con l’ologramma è impressionante», dice Dole. «Siamo costituiti dall’intersezione di due flussi – uno diretto, proveniente dal divino, e uno indiretto, proveniente dal divino attraverso il nostro ambiente. Possiamo vedere noi stessi come schemi di interferenza, poiché l’afflusso è un fenomeno ondulatorio, e noi siamo il punto dove le onde si incontrano».

Swedenborg credeva anche che, nonostante le sue qualità effimere e fantasmiche, il paradiso fosse un livello di realtà più fondamentale del nostro mondo fisico. Esso è, diceva, la fonte archetipica dalla quale tutte le forme terrestri hanno origine, e alla quale tutte le forme ritornano, un concetto non troppo dissimile dall’idea di Bohm degli ordini implicito ed esplicito. Inoltre, anch’egli credeva che il regno dell’aldilà e la realtà fisica fossero differenti in gradazioni ma non in sostanza, e che il mondo fisico fosse semplicemente una versione statica della realtà del paradiso creata dal pensiero. La sostanza che include sia il paradiso che la terra «affluisce a stadi» dal divino, diceva Swedenborg, e «ad ogni nuovo stadio, diviene più generica e quindi più rozza e confusa, e diventa più lenta, e quindi più viscosa e fredda».

Swedenborg riempì quasi venti volumi con le sue esperienze, e sul letto di morte gli fu domandato se vi fosse qualcosa che volesse ripudiare. Egli rispose con fervore: «Tutto ciò che ho scritto è vero quanto il fatto che ora mi vedete. Avrei detto molto di più, se mi fosse stato permesso. Dopo la morte vedrete tutto, e allora avremo molto da scambiarci sull’argomento».

http://www.urraonline.com/libri/9788850322954/parte/brani

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