Il Grande Riaggiustamento Finanziario andrà in porto?

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

memo

L’insolvenza privata si è trasferita sui conti pubblici (locali e nazionali) passando per le banche (banche zombie). Ora nessuno può più far fronte all’esplosione della prossima bolla. Nessuno tranne il FMI, che è solvente e può stampare denaro (Diritti Speciali di Prelievo) per il prossimo giga-bailout planetario e ristrutturazione del debito mondiale (l’alternativa sarebbe un caos incontrollabile e non sarebbe gradita a chi governa le sorti del mondo).

Questa è la relazione ciclica (30-40 anni: l’ultimo evento è del 1971) tra caos finanziario, guerre e ristrutturazioni sistemiche globali

http://www.econ-pol.unisi.it/~bosco/int/mat/SMI.pdf

Il petrolio sarà presto pagato in Diritti Speciali di Prelievo del Fondo Monetario Internazionale (DSP; Special Drawing Rights, SDR) e non più in dollari.

Questa opzione era già stata valutata alla fine degli anni Settanta in una nota confidenziale per il presidente Carter: il prezzo del petrolio non sarebbe cambiato, ma il dollaro si sarebbe deprezzato. Perciò conveniva evitare un tale scenario. L’OPEC aveva precedentemente rinunciato a questa mossa per via della forza del dollaro. Avrebbe cambiato idea solo nell’eventualità di un forte indebolimento del dollaro (ci siamo). Da notare comunque che la nota accenna anche a dei “pro” in caso dell’abbandono del dollaro come valuta di riserva globale. Perciò la posizione implicitamente possibilista di Obama non è sorprendente.

Odiernamente il mondo sta abbandonando il dollaro e quindi è pressoché inevitabile che il petrolio sarà sganciato dal dollaro.

In una prima fase si useranno valute regionali, come il rublo e lo yuan. Poi si richiederà ufficialmente uno stabilizzatore dei mercati, ossia i DSP, appunto, con un paniere che verosimilmente includerà anche i dollari canadesi e australiani, perché il nuovo ordine sarà più produttivo (economia reale) che parassitario (rendite finanziarie) e avrà bisogno di risorse energetiche e minerarie.
[NOTA BENE: di per sé, questa soluzione non è male: andava bene a Roosevelt, De Gaulle e Keynes. Come sempre, però, dipende dall’uso che uno ne fa: con una corda posso aiutarti a uscire da un fosso, oppure posso impiccarti].

Se Ucraina, Siria, Libia, Egitto, Nigeria e, più recentemente, il Vietnam sono al centro di dispute interne ed internazionali è perché – per via della loro produzione energetica o della loro posizione geostrategica in relazione al commercio energetico – sono dei tasselli cruciali per la costruzione di questo nuovo ordine incentrato sul FMI.

Quando la transizione sarà completata assisteremo a un boom del mercato energetico e delle risorse estrattive.

Questa priorità annulla qualunque altra contesa, reale o fittizia che sia (es. sanzioni contro la Russia, respinte da Canada, Giappone e Germania perché danneggerebbero le loro imprese).

Il mondo va avanti anche se il Congresso americano si rifiuta di ratificare la riforma del FMI che ridurrebbe il peso americano e aumenterebbe quello dei BRICS. Il G20 aveva avvertito: dovremo ricorrere a misure aggressive casomai non ci fosse la collaborazione del Congresso ed è precisamente quel che sta accadendo

http://www.reuters.com/article/2014/04/11/us-g20-economy-idUSBREA3A1FC20140411

Nei prossimi mesi il FMI sopprimerà il diritto di veto statunitense e ristrutturerà il suo consiglio di amministrazione per diventare una banca centrale mondiale, in vista di una conciliazione degli interessi euro-atlantici con quelli euro-asiatici (tesi > antitesi > sintesi), sotto l’egida della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI)

http://www.bancaditalia.it/studiricerche/coop_intern/partecipa_org_int/bri

Le aree di crisi sono quelle in cui il dollaro e i vari interessi in competizione per accaparrarsi la fetta più grossa della torta stanno lottando per conservare o migliorare le loro posizioni prima del Grande Riaggiustamento (leggi: Grande Accentramento post-nazionale)

http://www.futurables.com/2014/04/24/la-grande-trasformazione-del-2015-2016-due-scenari/

Da notare che Russia e FMI erano/sono favorevoli a concedere prestiti all’Ucraina in DSP, invece che in dollari

http://www.reuters.com/article/2013/12/27/us-ukraine-bailout-idUSBRE9BQ09F20131227

Ucraina, 2014: prima volta che i DSP di un prestito FMI non sono convertiti in dollari o euro ma direttamente in oro e poi nella valuta nazionale

https://www.imf.org/external/np/sec/pr/2014/pr14189.htm

Attendiamo la dichiarazione congiunta sino-russa della prossima settimana (alla presenza di Ban Ki-moon)

http://thediplomat.com/2014/05/iranian-russian-presidents-to-visit-china/

Come andrà a finire?

Resto pessimista. Anche se numerosi grandi manovratori avessero davvero a cuore il nostro migliore interesse (da “ciò che va a mio vantaggio beneficia tutti” /trickle down –  a “ciò che va a vantaggio di tutti beneficia anche me”/ama il prossimo tuo…) non credo che abbiano il pieno controllo della situazione.

Mutamento climatico; Cintura di Fuoco in subbuglio; umanità sempre più sospettosa delle intenzioni dell’1%; incapacità di valutare oggettivamente certe variabili (tipica di personalità sociopatiche); la maggior parte dei politici che non ha la più vaga idea di quel che sta succedendo oppure non può permettersi di dire quel che pensa; i media che distorcono la realtà invece di descriverla…Qualunque sia il piano, non credo che dobbiamo attendere alcuna soluzione dall’alto. O ci diamo da fare noi, oppure affonderemo assieme ai capitani del bastimento.

FONTI:

http://philosophyofmetrics.com/2014/05/16/oil-sdrs-and-the-new-currency-basket/

http://philosophyofmetrics.com/2014/05/16/the-america-dollar-is-dumping-vietnam/

http://blogs.reuters.com/breakingviews/2014/03/21/review-a-world-of-reasons-for-the-dollar-to-crash/

http://www.financialsense.com/contributors/jim-rickards/death-of-money-china-gold-financial-warfare

http://www.financialsense.com/contributors/jim-rickards/death-of-money-interview-part-2

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Il prossimo Natale il mondo ci sembrerà molto diverso da come lo conosciamo, eppure…

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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Una mia previsione, sulla base di un’attenta lettura delle dichiarazioni e riflessioni di alcuni tra i più influenti decisori europei ed extraeuropei: entro Natale 2014 il mondo sarà molto diverso da come lo percepiamo ora.

la crisi ucraina sarà risolta con la vittoria della fazione transnazionale (euro-russo-americana) che desidera un’Ucraina federata ed equidistante in un’Europa a cerchi concentrici di integrazione che coinvolgerà anche la Russia (armonizzazione dei rapporti tra Bruxelles e Mosca);

la NATO e il petrodollaro (dollaro come riserva mondiale) non sopravvivranno a questa crisi e alla sconfitta dei neocon e del loro sogno di un mondo unipolare dominato da un’iperpotenza;

il FMI sarà democratizzato e multilateralizzato (se il 99% riuscirà a farsi valere, altrimenti diventerà uno strumento di oppressione peggiore di adesso)

il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sarà riconfigurato, magari attraverso la formula 7-7-7,  che vedrà un maggiore coinvolgimento di Pachistan, Nigeria, Brasile, Sudafrica, Indonesia, Iran, Cile, Messico, Turchia, Giappone e, ci si deve augurare, anche l’Italia, che tanto e meritoriamente si è spesa per dare più voce alle potenze minori con un progetto di riforma analogo

certe scomode verità (minori) saranno disoccultate per screditare il vecchio ordine e legittimarne uno nuovo.

il vecchio ordine non se ne andrà prima di aver sparato l’ultima cartuccia.

L’amministrazione Obama sta già preparando la transizione.

Ha di fatto tolto il suo appoggio ai miliziani anti-assad, permettendo ad Assad di vincere la guerra civile.

Ha scaricato i sauditi e gli israeliani.

Quando un segretario di Stato, nel corso di una riunione della Commissione Trilaterale, fa trapelare un parallelo tra Israele e il Sudafrica dell’apartheid, è chiaro che qualcosa di grosso bolle in pentola.

Ci tengo a precisare che questo NON è l’inizio di un Rinascimento per l’umanità.

Una fazione (realista, potenzialmente sensibile, o comunque meno insensibile, alle esigenze della specie umana) vince, un’altra fazione (integralista, socio-psicopatizzata) perde.

Quel che accade in cima alla piramide è solo una versione macroscopica di quel che accade nelle nostre vite, nei nostri rapporti reciproci. Perciò il nuovo ordine non sarà diverso da quello attuale. Sembrerà più umano all’inizio, per qualche anno, perché garantirà una maggiore redistribuzione delle risorse (ci sono già sufficienti ricchezze per tutti: ogni singolo essere umano, neonati inclusi, avrebbe in teoria a disposizione oltre 50mila dollari di beni; 75mila entro il 2020).

Ci sarà crescita e più prosperità, ma per fare cosa?

Finché non attueremo una rivoluzione interiore, nelle nostre teste e nei nostri cuori – un passaggio dall’infantile modalità “sfruttamento egoistico” (parassitismo entropico, crescita bulimica vs. decrescita anoressica) all’adulta modalità “altruismo solidale” (fare comunità, espansione/evoluzione non materialista) –, ogni rivoluzione esteriore (tecnologica, politica, economica, culturale, ecc.) sarà soggetta alle stesse derive degenerative e sociopatiche, con costanti trasferimenti di ricchezze dal basso verso l’alto, fino alla prossima Crisi, più grave delle precedenti e al prossimo Ordine, più subdolo di quello che l’ha preceduto.

Che speranze hanno le persone di buona volontà e retto intendimento che riescono ad arrivare in alto (es. padri fondatori degli Stati Uniti, i girondini, i padri e madri della nostra costituzione, ecc.: i destinatari dei loro messaggi erano il 2-4% delle rispettive popolazioni, a voler essere generosi), se poi si ritrovano tra l’incudine delle masse ignare ed egoiste e il martello di arrivisti senza scrupoli?

Servirebbe una creativa, autocritica, matura assunzione di responsabilità collettiva che ci emancipi da questi paternalistici cicli di asservimento e ci restituisca alla nostra piena dimensione di Individui Sovrani Cooperativi.

Dovremmo essere capaci di vedere il mondo come è, non come crediamo che sia, ed agire di conseguenza, con discernimento e obiettività, senza credere a certi falsi dogmi in voga in quest’epoca decadente.

Qualcosa per fortuna si sta muovendo e le grandi trasformazioni sono verosimilmente anche un sintomo e un motore di questa presa di coscienza planetaria.

Specialmente a livello locale, si potrebbe fare e si farà moltissimo per cavalcare l’onda del cambiamento.

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Congiurati per la verità alla Bookique

A cura di Stefano Fait

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Credere alle bugie e agire sulla base di una percezione falsata della realtà può, letteralmente, distruggerci.

Quando chiesero a Thomas Herndon, studente di economia presso l’Università del Massachusetts, di scegliere un’analisi economica ed esercitarsi provando a replicare i risultati lui, ambiziosamente, scelse un articolo di Carmen Reinhart (Harvard) e dell’ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale, Ken Rogoff, che aveva avuto un ruolo decisivo nel giustificare le misure di austerità nell’eurozona. Dopo mesi di tentativi i conti non tornavano. Assieme ai suoi docenti, Herndon scoprì che i due esperti avevano commesso una serie di errori, tra i quali uno particolarmente grossolano.

Daniel Hamermesh, economista all’Università di Londra, ha saputo comunicare concisamente il significato più profondo dell’evento: “Quell’articolo ha contribuito a plasmare il modo in cui le persone, e specialmente i politici, vedono il mondo ed è proprio questo che, alla fine, determina come funziona il mondo” (BBC 19 aprile 2013).

La mancanza di obiettività e trasparenza è perciò la causa di gran parte dei nostri mali e della nostra violenza. L’accesso a una pluralità di prospettive sul mondo ci può consentire di percepire la realtà meno soggettivamente e quindi ci rende persone e società migliori (cf. articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani). Una cittadinanza abituata a interrogarsi e informarsi non sprofonda nell’apatia e in un sordo e potenzialmente pericoloso risentimento generalizzato.

Per questo il giornalismo ben fatto è il sale della democrazia: una cittadinanza adeguatamente informata sa cosa chiedere, sa cosa aspettarsi, sa per chi votare nell’interesse generale. Una scelta malinformata o disinformata non è una vera scelta.

Il premio Pulitzer Seymour Hersh, celebre per gli scoop di My Lai (Vietnam, 1968) e Abu Ghraib (Iraq, 2004), per le sue inchieste sull’opzione nucleare “Sansone” israeliana, sulla Guerra al Terrore, sulle circostanze della morte di Osama Bin Laden, sulla sorveglianza illegale negli Stati Uniti, è stato definito “la cosa più vicina a un terrorista nel panorama giornalistico americano” dall’ultraconservatore statunitense Richard Perle.

Oggi, in un mondo dell’informazione dominato da pochi giganti oligopolistici – Time Warner, Walt Disney, Viacom, News Corporation (Rupert Murdoch), Bertelsmann, Axel Springer AG, SonyHersh rileva che c’è molta meno libertà di informazione e molto più conformismo di quando era giovane e il suo capo al New York Times gli domandava, affettuosamente: “Come sta il mio piccolo comunista?”, perché era contrario alla guerra in Vietnam.

I media americani sono patetici, sono più che ossequiosi, hanno paura di prendersela con Obama. Citano le fonti ufficiali invece di verificarne la validità. È come se temessero di essere outsider, di far arrabbiare qualcuno. Eppure è il momento di farlo, perché la nostra repubblica se la passa male: mentiamo su tutto, mentire è diventato la norma, non l’eccezione (intervista del Guardian, settembre 2013).

Federico Mayor Zaragoza, direttore generale dell’UNESCO dal 1987 al 1999, lo chiama il “Gran Dominio”: “se si guarda a chi detiene il potere mediatico nel mondo, sono sei o sette persone. E non è solo una questione di informazioni parziali o menzognere, a sua volta un’altra cosa contro cui occorrerebbe protestare. Non credo che sia questo il mondo che vogliamo lasciare ai nostri figli” (intervista di un’emittente spagnola, 2011).

Anche Gustavo Zagrebelsky, in “Simboli al potere” (2012, pp. 89-90), descrive a tinte molto fosche la nostra situazione: “Alla cementificazione del pensiero, all’espulsione delle alternative dal campo delle possibilità, all’omologazione delle aspirazioni, alla diffusione di modelli pervasivi di comportamento, di stili di vita e di status e sex symbol nelle società del nostro tempo, lavorano centri di ricerca, scuole di formazione, università degli affari, accademie, think-tanks, uffici di marketing politico e commerciale, in cui vivono e operano intellettuali e opinionisti che sono in realtà consulenti e propagandisti, consapevoli o inconsapevoli, ai quali la visibilità e il successo sono assicurati in misura proporzionale alla consonanza ideologica. La loro influenza sul pubblico è poi garantita dall’accesso a strumenti di diffusione capillari e altamente omologanti. Non è forse lì che, prima di tutto, si stabiliscono i confini simbolici del legittimo e dell’illegittimo, del pensabile e dell’impensabile, del desiderabile e del detestabile, del ragionevole e dell’irragionevole, del dicibile e dell’indicibile, del vivibile e dell’invivibile? Da qui provengono le forze simboliche potenti che, fino a ora, cercano di tenere insieme le nostre società….come in una religione, per di più monoteista”.

Arrestare e invertire questa tendenza all’invenzione mediatica della realtà è possibile solo se la cosiddetta società civile è vivace, scettica, vigile e discernente, ossia patriottica nell’accezione migliore del termine. Altrimenti, se resta silente e passiva, le collusioni proliferano, i poteri arbitrari si consolidano e la popolazione non si accorge che la sua libertà di pensiero si è rarefatta. Oppure, dandosene conto, esagera nel senso opposto, attribuendo ogni singola catastrofe naturale a tecniche di geoingegneria o sollevando sospetti sulla morte di ogni figura scomoda.

Alla fine le ipotesi più strampalate finiscono per fare ombra alle tesi più plausibili e circostanziate, per quanto “controverse”. Così i veri e propri crimini di stato e di lobby contro la democrazia, l’umanità e il pianeta finiscono per partorire aberrazioni dell’intelletto, paranoie irrazionaliste, nichilismo e attese messianiche. Diventa arduo distinguere tra un’idea folle e un’idea realistica, tra un autentico complotto e una fantasia. Tutto finisce nel calderone delle sottoculture del complottismo, un termine che oggi viene usato per screditare indiscriminatamente chiunque contesti l’establishment e denunci gli abusi di potere.

Abbiamo bisogno di una “congiura per la verità” che si concentri sui sospetti, sui moventi e sull’evidenza concreta, e che lo faccia con rigore. Questa congiura per la verità si chiama Giornalismo con la maiuscola e necessita di professionisti che sappiano andare fino in fondo e dell’assistenza di persone dotate dei tre sensi chiave del buon cittadino: senso civico, senso critico, buon senso.

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Con questo spirito è nato Web Caffè Bookique, un caffè dibattito che unisce la quotidiana discussione in rete e l’incontro con “congiurati per la verità” presso la Bookique (parco della Predara), il terzo mercoledì di ogni mese, in via Torre D’Augusto 29 (quartiere San Martino).

Questo mese sono intervenuti Mario Giuliano, avvocato e membro del comitato 26 gennaio, Andrea Tomasi e Jacopo Valenti, autori di “La farfalla avvelenata. Il Trentino che non ti aspetti” (Città del Sole edizioni, 2012).

Per una sociologia del complotto

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Ed io vi dico invece, brava gente,

che i patrizi si curano di voi

col più caritatevole riguardo.

Quanto a quel che vi manca,

ciò che soffrite in questa carestia,

alzare contro lo Stato romano

le vostre mazze, è come alzarle in aria

con l’intenzione di colpire il cielo:

esso seguiterà per la sua strada,

spezzando mille, diecimila ostacoli

più forti che non possa mai sembrare

quello di questa vostra opposizione.

Quanto alla carestia, sono gli dèi

che l’han voluta, non punto i patrizi,

e davanti agli dèi sono i ginocchi,

non le braccia, che possono soccorrervi.

Ahimè, che voi vi fate trascinare

dalla disgrazia dove altri malanni

v’aspettano, a calunniar così

e maledir come nemici gli uomini

che reggono il timone dello Stato

e di voi son pensosi, come padri.

Menenio (Coriolano, Atto I, Scena I)

La società contemporanea è simultaneamente complottista ed anti-complottista

http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/complottisti-ed-anticomplottisti-sono.html

Le persone dotate di una modica quantità di lucidità non possono fare a meno di concludere che le élite sono impegolate in una miriade di complotti: dalle menzogne sulle armi di distruzione di massa, ai cartelli per tenere artificialmente ed illegalmente alti i prezzi di certi beni e risorse, al Watergate, agli accordi tra politica e finanza per garantire l’impunità di certe persone, agli insabbiamenti delle inchieste più delicate, agli accordi tra stato e mafia, agli accordi tra democrazie e dittature o teocrazie, ai servizi segreti “deviati”, ai golpe sponsorizzati, agli attacchi speculativi concordati contro certe nazioni e certe valute, al controllo delle valutazioni delle agenzie di rating, agli accordi sottobanco tra banche centrali e banche, agli inciuci, agli attentati simulati (false flag) come quello previsto nell’operazione Northwoods

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/13/cuba-1962-siriairan-2012-operazione-northwoods-false-flag-per-invadere-cuba/

ed altre operazioni di propaganda per scatenare delle guerre

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/27/uninchiesta-del-guardian-ci-spiega-chi-ci-vuole-portare-in-guerra-e-perche/

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/11/il-bilderberg-2012-decide-le-sorti-della-siria-e-del-mondo-articolo-del-guardian/

alla nomina ai più alti uffici di persone al servizio di interessi privati

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/17/il-grigiocrate-mario-monti-nellera-dei-mediocri-di-augusto-grandi-il-sole-24-ore-premio-saint-vincent/

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/19/sergio-romano-spiega-il-club-bilderberg-ma-unimmagine-vale-piu-di-mille-parole/

alla creazione di finti movimenti spontanei

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/10/tea-party-il-totalitarismo-anarchico-alla-conquista-degli-stati-uniti/


Disprezza pure la scienza e la ragione,

supreme forze umane,

lascia che il Mentitore ti ammaestri

nelle arti di abbagli e di magie,

e io ti avrò senza condizioni

Mefistofele – Faust (Goethe)

 

Le élite (o, per meglio dire, quella parte dell’oligarchia mondiale che non è formata da persone di buona volontà e che, al momento, è largamente egemone) hanno tutto l’interesse a convincere le masse che gli scettici siano dei paranoici, che tutto procede per il verso giusto e le pecore possono dormire sonni tranquilli. Poiché il livello di credulità ed auto-inganno di molti (inclusi molti giornalisti) è stupefacente, non incontrano troppe difficoltà.

La cospiranoia – demonizzazione degli scettici – è una tecnologia sociale di controllo che stabilisce i confini del “discorso responsabile” e riflette il consenso delle élite sulla natura fondamentale della realtà sociale, conformemente ai propri interessi di classe:

Nel famoso libro L’élite del potere, del 1956, C. Wright Mills sostiene che negli Stati Uniti la politica è dominata da una ristretta e potente élite formata dalle persone che presiedono le maggiori organizzazioni: la burocrazia pubblica, le grandi corporations e le forze armate. Il capitalismo avanzato esige che si prendano decisioni fortemente coordinate e di ampia portata, quindi i dirigenti delle grandi organizzazioni sono costantemente in contatto e spesso assumono in modo informale decisioni di rilievo politico e sociale. Come hanno confermato anche recenti e accurate ricerche, questa élite del potere è composta da persone con un’estrazione sociale molto simile: sono nati in America da genitori americani, provengono da aree urbane, sono in prevalenza protestanti, hanno frequentato gli stessi college, provengono in maggioranza dagli stati dell’Est, si conoscono personalmente e hanno atteggiamenti, valori e interessi molto simili. Con i loro rapporti costituiscono un “direttorio intrecciato” che coordina iniziative e attività. Direttamente sotto questa élite, che opera in modo informale e invisibile, esiste un livello intermedio di gestione del potere, costituito dal settore legislativo, dai gruppi d’interesse e di pressione e dagli opinion leader locali. A un terzo e più basso livello si colloca la massa dei cittadini non organizzati”.

http://www.sapere.it/sapere/strumenti/studiafacile/sociologia/Lo-Stato-e-il-sistema-politico/Il-controllo-del-potere/Le-teorie-delle—lite-.html

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/02/succinto-trattatello-sulloligarchia/

In questo modo si afferma un pensiero convenzionale che è un mezzo incredibilmente efficace per consolidare l’egemonia della classe dirigente attraverso il controllo del dissenso e la traduzione degli interessi della classe dominante in quelli della nazione nel suo complesso (es. austerità neoliberista).

Si viene additati come complottisti per il semplice fatto di evocare quello che è un caposaldo della sociologia italiana ed internazionale: ogni classe dirigente si sforza di mantenere l’egemonia e, se necessario, lo fa con metodi cospiratori. La spiegazione alternativa fornita dall’establishment è che la classe dirigente sia indecisa, incoerente, incompetente, dottrinale o, quando il gioco si fa veramente sporco, folle (cf. Peter Bofinger https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/05/17/bagnai-piga-e-gli-zombie/). Si esclude a priori l’opzione “tacita collusione”, “crimine” e “alto tradimento”, nonostante la voluminosa letteratura sociologica dedicata alle élite al potere ed alla “devianza delle élite”.

Le nazioni e gli uomini si circondano di un apparato materiale che corrisponde esattamente al loro…modo di pensare. Osservate come ogni verità e ogni errore, ciascuno il pensiero di qualcuno, si rivestono di società, case, città, lingue, riti, giornali. Osservate le idee del presente…vedete come il legname, il mattone, la calce e la pietra hanno assunto una forma conveniente, obbediente all’idea dominante che governa le menti di tante persone… ne consegue, naturalmente, che il più minuscolo ampliamento delle idee…produrrebbe i più impressionanti cambiamenti delle cose esterne.

R.W. Emerson

La falsa coscienza indotta dalla propaganda mediatica è tale che persino persone laureate in sociologia si fanno buggerare da questa tattica dei poteri forti, poche migliaia di persone (< 100mila) che, accomunate dall’estrazione sociale,

http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/la-famiglia-bush-e-il-terzo-reich.html

dominano miliardi di altre persone, ricalibrando le loro iniziative in forum esclusivi e attraverso think tank, figure chiave negli ambienti accademici, giornalistici ed intellettuali ed organizzazioni transnazionali (cf. Gruppo Bilderberg, Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, World Economic Forum di Davos, Banca dei regolamenti internazionali, Organizzazione Mondiale del Commercio, Council of Foreign Relations, Commissione Trilaterale, Bohemian Grove, Gruppo degli Otto, Trans-Atlantic Business Council, ecc.)

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/16/la-perniciosa-influenza-planetaria-delle-fondazioni-e-think-tank-degli-stati-uniti/

Lo scopo è quello di convincere il maggior numero possibile di persone che l’attuale sistema plutocratico (modello capitalista anglo-americano – e, recentemente, tedesco) funziona o comunque tornerà a funzionare se le masse faranno altri sacrifici.

*****
I poteri del capitalismo finanziario avevano un obiettivo più ampio, niente meno che la creazione di un sistema globale di controllo finanziario in mani private in grado di dominare il sistema politico di ciascuna nazione e l’economia mondiale nel suo complesso. Questo sistema andava controllato in stile feudale dalle banche centrali di tutto il mondo, agendo di concerto, per mezzo di accordi segreti raggiunti in frequenti incontri privati e conferenze. Al culmine della piramide ci doveva essere l’elvetica Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) di Basilea, una banca privata posseduta e controllata dalle banche centrali mondiali che a loro volta erano imprese private…non bisogna immaginare che questi dirigenti della principali banche centrali del mondo fossero loro stessi dei ragguardevoli potenti nel mondo della finanza. Non lo erano. Erano piuttosto dei tecnici e gli agenti dei massimi banchieri commerciali delle loro rispettive nazioni, che li avevano allevati ed erano perfettamente capaci di liberarsene…e che rimanevano in gran parte dietro le quinte…Questi costituivano un sistema di cooperazione internazionale e di egemonia nazionale più privato, più potente e più segreto di quello dei loro agenti nelle banche centrali. Il dominio dei banchieri commerciali era fondato sul controllo dei flussi di credito e dei fondi di investimento nelle loro nazioni e nel mondo….potevano dominare i governi attraverso il controllo dei debiti nazionali e dei cambi. Quasi tutto questo potere era esercitato dall’influenza personale e dal prestigio di uomini che in passato avevano dimostrato la capacità di portare a compimento con successo dei golpe finanziari, di mantenere la parola data, di mantenere la mente fredda nelle crisi e di condividere le loro opportunità più vantaggiose con i loro associati.

Carroll Quigley, docente di storia, scienze politiche e geopolitica a Princeton, Harvard e Georgetown e mentore del giovane Bill Clinton, da “Tragedy and Hope: A History of the World in Our Time” (New York: Macmillan, 1966).

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/27/complottismo-for-dummies-le-trame-finanziarie-spiegate-al-bruco-del-mio-basilico/

“Fa sembrare piccoli tutti i maggiori scandali finanziari nella storia”

the-economist

Il tribunale di Milano ha condannato 4 banche accusate di una truffa sui derivati ai danni del Comune di Milano. Il giudice Oscar Magi ha condannato a una pena pecuniaria di un milione di euro ciascuno Deutsche Bank, Ubs, Jp Morgan e Depfa Bank. La sentenza ha anche disposto la confisca di 88 milioni di euro ai quattro istituti di credito. I fatti contestati risalgono al 2005. Magi ha condannato 9 imputati tra manager o ex a pene comprese tra i sei mesi e gli otto mesi e 15 giorni, e ne ha assolti quattro, come richiesto dall’accusa.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/19/milano-giudice-condanna-4-banche-truffa-sui-derivati-ai-danni-del-comune/450825/

Libor ed Euribor: “scandalo” o sistema?

di G. Colonna 17 Dicembre 2012 – da Clarissa.it

“Per ordine di grandezza fa sembrare piccoli tutti i maggiori scandali finanziari nella storia”, ha detto Andrew Lo, docente di finanza al Massachusetts Institute of Technology, parlando dello scandalo del Libor e dell’Euribor, sul quale giungono in questi giorni le notizie, assai poco pubblicizzate, dei primi arresti e insieme dei primi accordi extra-giudiziali che i maggiori istituti bancari del mondo stanno concordando con le autorità di controllo per evitare più gravi condanne.
Le dimensioni della vicenda sono effettivamente gigantesche: basti dire che si stima che sul Libor siano basati il 90 per cento dei Finanziamenti commerciali e dei mutui negli Stati Uniti, per cifre stimate intorno ai 10 miliardi di dollari, per quanto riguarda il credito al consumatore (carte di credito, finanziamenti per acquisto di auto, crediti di studio e mutui a tasso variabile), e tra i 350.000 e gli 800.000 miliardi di dollari, vale a dire da circa sei a oltre dodici volte l’intero prodotto lordo mondiale, per quanto riguarda i ben noti derivati.
Come sa chiunque abbia contratto un mutuo per acquistare la casa, il Libor, così come l’Euribor, sul quale sono del pari in corso inchieste a livello europeo, sono i tassi di riferimento per i prestiti interbancari, vale a dire i tassi sulla base dei quali le banche di maggiore importanza sono disponibili a prestare denaro ad altri istituti: in quanto tali, sono la base per il calcolo del costo del denaro che viene prestato ai clienti finali, come nel caso, appunto, di una famiglia che accende un mutuo per comperare la propria casa.

Chi calcola e rende noto il Libor?

Assai meno noto è come funziona il meccanismo con cui viene fissato il Libor, un sistema gestito tutto dall’interno della City londinese. Ogni anno, infatti, il Foreign Exchange and Money Markets Committee, un comitato della privatissima British Bankers’ Association (BAA) seleziona le panel banks, vale a dire le banche autorizzate a definire il Libor. Tali istituti sono prescelti sulla base del volume di attività, del valore del credito erogato e della esperienza nella gestione del mercato delle divise internazionali. A questo ristretto gruppo di operatori finanziari mondiali, viene richiesto di indicare a quale tasso di interesse presterebbero denaro, in base al tipo di valuta adottata e in base al periodo di tempo stabilito.
Tra le 5 e le 5:10 antimeridiane di ogni giorno, queste banche, chiamate anche contributor banks (banche contributrici), comunicano il tasso di interesse da loro individuato al cosiddetto calculating agent, la società Thomas Reuters, che le ha precedentemente fornite di un apposito software a questo scopo. Thomas Reuters confronta quindi i diversi tassi indicati dalle banche prescelte, ne elimina il 25% più alto e il 25% più basso, e calcola la media del restante 50%, che viene a determinare il Libor (più precisamente bbalibor). Per esempio, se vengono scelte 18 banche, vengono eliminati gli interessi delle quattro banche che si sono tenute più alte e le quattro banche più basse e il Libor corrisponderà alla media dei ratei indicati dalle dieci banche restanti.
A dimostrazione della singolare integrazione a livello globale fra alta finanza internazionale e informazione mondiale, è appena il caso di ricordare che Thomson Reuters non è propriamente una sconosciuta: risultante della fusione, avvenuta nel 2008, fra la storica agenzia di stampa anglosassone Reuters e la multinazionale informatica Thomson, la società oggi opera in 90 Paesi, con oltre 50.000 dipendenti ed un reddito annuo (2011) di 13,3 milioni di dollari Usa. È oggi la maggiore agenzia di stampa a livello mondiale, con uno staff editoriale di 2.500 giornalisti e fotografi, che operano in 197 sedi nel mondo: si tratta in sostanza della maggiore “fabbrica di notizie” al mondo. Ad essa è stata quindi affidata dalla BAA anche l’elaborazione di un’informazione finanziaria così essenziale come il Libor.
Intorno alle 12 di ogni giorno, ora di Londra, finalmente, il tasso Libor risultante dall’elaborazione di Thomson Reuters può essere reso noto alle società che sono a questo autorizzate, tramite licenza da parte della stessa British Bankers’ Association.
A seconda della valuta cui si riferisce il Libor (dollaro americano, australiano, canadese e neozelandese, sterlina, la corona danese e svedese, euro, yen e franco svizzero), le contributor banks variano da un minimo di 6 ad un massimo di 18, come nel caso del dollaro americano, in cui ovviamente compare il top del sistema bancario mondiale: Bank of America; Bank of Tokyo-Mitsubishi; Barclays Bank; BNP Paribas; Citibank; Credit Agricole; Credit Suisse; Deutsche Bank; HSBC; JP Morgan Chase; Lloyds Banking Group; Rabobank; Royal Bank of Canada; Société Générale; Sumitomo Mitsui Banking Corporation; Norinchukin Bank; Royal Bank of Scotland.

Lo “scandalo” Libor

Lo scandalo finanziario, che, solo negli Usa, sarebbe costato a privati ed enti pubblici oltre 10 miliardi di di dollari, parte in realtà da molto lontano in quanto fin dai primi mesi dello scoppio della crisi finanziaria (allora chiamata “crisi dei mutui”) erano emerse informazioni attendibili sull’uso spericolato che le contributor banks avevano fatto e continuavano a fare del Libor.
Nel maggio del 2008 infatti uno studio pubblicato dal Wall Street Journal aveva avanzato dubbi sulla correttezza delle operazioni di fissazione del Libor, immediatamente smentito dalle maggiori autorità di controllo mondiali (le stesse, per inciso, che ora stanno concordando gli accordi con le banche): nell’ottobre 2008, era sceso addirittura in campo lo stesso Fondo Monetario Internazionale (IMF), affermando che “benché la correttezza del processo di definizione del Libor sul dollaro Usa sia stata messa in discussione da organismi finanziari e dalla stampa, risulta che il Libor sul dollaro Usa rimane una misura accurata del costo marginale del prestito a termine non garantito in dollari Usa da parte di una tipica banca di credito”.
Una volta di più, la condizione di controllo dei mercati da parte di un ristretto numero di giganti finanziari vanifica l’idea stessa del “libero mercato” meccanicamente ribadita da politici, economisti e giornalisti: la possibilità di fissare e concordare in anticipo Libor ed Euribor ha permesso alle banche, tramite i propri operatori sul campo, di realizzare guadagni illeciti potendo aumentare a piacimento i tassi al cliente finale, nel caso del credito al consumo e degli strumenti di contro-assicurazioni sul debito pubblico; oppure di far risultare posizioni debitorie meno pesanti di quelle effettivamente in essere, manipolando riduzioni momentanee degli stessi tassi, sempre tramite Libor ed Euribor.
In entrambe i casi, le grandi banche hanno recato incalcolabili danni a consumatori, famiglie ed enti locali, come sta emergendo dalle azioni legali collettive intraprese soprattutto negli Stati Uniti, dove, ad esempio, be centomila querelanti, che avrebbero perso ognuno migliaia di dollari in interessi illecitamente percepiti, hanno avviato lo scorso ottobre un’azione legale contro 12 delle maggiori banche nordamericane ed europee. Sono numeri che non devono sorprendere, basti pensare, che solo negli Usa, ben 900.000 mutui sulle abitazioni sono legati al Libor, con 275 miliardi di dollari di rate non pagate in totale ad ottobre 2012, secondo i dati ufficiali delle autorità bancarie Usa.

Scandalo o questione strutturale?

Il fatto che grandi banche vengano multate, come avvenuto lo scorso luglio per Barclays, che ha dovuto pagare 362 milioni di euro; oppure che si accordino anticipatamente con le autorità di controllo americane e britanniche, come nel caso del gruppo bancario elvetico UBS, che verserà 1 miliardo di dollari – non significa molto dal punto di vista sostanziale.
Soluzioni transattive come queste, oltre a evitare la pubblicità di processi molto imbarazzanti, permettono di continuare a presentare fenomeni speculativi sempre più vasti come “scandali finanziari”: quando vengono coinvolte almeno 20 delle maggiori banche mondiali, quando si aprono inchieste in 7 diversi paesi, quando è documentata la piena consapevolezza da anni delle stesse autorità preposte al controllo (basti per tutte il caso della Federal Reserve di NY, il cui governatore, Tim Geithner è divenuto poi Segretario al Tesoro americano con il presidente Obama), non si può ridurre tutto al semplice comportamento spregiudicato di trader o di funzionari, sia pure di altissimo livello, come nel caso di Marcus Agius, presidente di Barclays, o di Bob Diamond, amministratore delegato, dimissionati lo scorso luglio dalla loro banca.
Questi fenomeni sono elementi strutturali del sistema finanziario mondializzato e sono riconducibili al fatto che le banche mondiali dispongono di un controllo assoluto sulle monete, un controllo grazie al quale condizionano, attraverso la creazione e la gestione del debito di famiglie, imprese, enti locali e Stati, l’economia mondiale, arrivando a poter influire, come nel caso della Grecia ma anche dell’Italia, sugli stessi assetti politico-sociali di interi Paesi.
È quindi piuttosto ironica, posto che venga poi effettivamente attuata, la soluzione di porre sotto il controllo della BCE europea l’Euribor, per la cui gestione sono in corso indagini altrettanto esplosive di quelle sul Libor: la BCE, infatti, nonostante il continuo sforzo di presentarla come una “terza parte” fra banche e governi, è, esattamente come la Fed americana, nient’altro che una banca posseduta da banche, le quali sono di norma, è vero, le banche centrali dei singoli Stati componenti. Ma queste ultime, è ben ricordare, sono a loro volta possedute da banche private, molte delle quali rientrano nell’elenco delle diciotto contributor banks che hanno operato in condizioni di cartello, vale a dire di monopolio, nella fissazione di Libor ed Euribor, potendo così manipolare questi tassi a proprio piacimento.
Ancora una volta torniamo quindi al punto nodale di questa componente della crisi economica mondiale – quella di chi stampa e controlla la moneta, che dovrebbe rappresentare semplicemente il valore del prodotto del lavoro dei popoli e non essere un’arma per condizionarne l’esistenza. Una questione che non è veramente più eludibile.

http://www.clarissa.it/editoriale_n1871/Libor-ed-Euribor-scandalo-o-sistema

32mila miliardi di dollari – la radice dei mali del presente

Tanto quanto le economie di Stati Uniti e Giappone messe assieme: i patrimoni dei super-ricchi di tutto il mondo nascosti nei paradisi fiscali arrivano a qualcosa come 21mila miliardi di dollari, secondo uno studio condotto da un ex capo economista di McKinsey, James Henry, intitolato “Il prezzo dell’offshore rivisto” e che fa il punto a fine 2010. Secondo l’autore, precisa la Bbc, in realtà la vera cifra potrebbe arrivare a 32mila miliardi di dollari, poiché il suo monitoraggio ha preso in considerazione solo i depositi bancari e gli investimenti finanziari, tralasciando beni concreti come proprietà o yacht.

Il rapporto è stato commissionato da Tax Justice Network, un gruppo che milita contro l’evasione fiscale. «Le mancate entrate fiscali che risultano dalle nostre stime sono enormi. Abbastanza da cambiare sensibilmente le finanze di molti Paesi», ha dichiarato Henry. Il tutto, costituisce «un enorme buco nero nell’economia mondiale»”.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-07-22/oltre-miliardi-dollari-sono-172901.shtml?uuid=AbmE63BG

Sono gli oligarchi che finanziano le campagne presidenziali, i colpi di stato nei paesi in via di sviluppo, le rivoluzioni colorate nei paesi ostili. Sono gli oligarchi che producono armi e le vogliono vendere, che occultano la reale quantità di riserve di greggio, che impongono colture geneticamente modificate e medicalizzano la popolazione per incrementare le vendite di farmaci.

Sono i padroni del mondo, perché li lasciamo fare, finché li lasciamo fare.

Il rapporto, realizzato sulla base dei dati della Banca dei Regolamenti Internazionali e del Fondo Monetario Internazionale, spiega che questa concentrazione di ricchezze sottratte alla tassazione è stata resa possibile dalla globalizzazione, che ha gradualmente reso vani i controlli di frontiera. Le 10 maggiori banche hanno messo da parte un quinto del totale, nel 2010, quasi triplicando il gruzzolo di 5 anni prima. Miracoli delle crisi globali. La ricchezza sottratta ai paesi in via di sviluppo (in primis la Russia post-comunista) negli ultimi 40 anni sarebbe più che sufficiente per coprire il loro indebitamento con il resto del mondo. Il rapporto precisa che “il problema è che i beni di queste nazioni sono controllati da un ristretto numero di persone mentre i governi ridistribuiscono i debiti sui cittadini ordinari”. La somma calcolata è così colossale da lasciar capire che la misura dell’ingiustizia sociale dei nostri tempi è “drammaticamente sottostimata”. Quasi la metà di queste ricchezze è posseduta da 92mila persone, ossia circa lo 0,001% della popolazione mondiale. Altro che mano invisibile ed effetto di ricaduta/redistribuzione (trickle-down), altro che austerità senza alternative, altro che masse pigre e dissolute che vivono al di sopra delle proprie possibilità. Il capitalismo deregolato è una calamità globale per la quasi totalità del genere umano, salvo per un ridottissimo numero di enormi parassiti neoliberisti che usano i servizi pubblici (pulizia delle strade, nettezza urbana, forze dell’ordine, ecc.).

Che ne è stato delle promesse dei leader del G20 di porre fine ai paradisi fiscali e garantire maggiore trasparenza nel settore bancario?

http://www.guardian.co.uk/business/2012/jul/21/global-elite-tax-offshore-economy

In seguito alla guerriglia urbana nelle città inglesi sono state emesse sentenze di 6 mesi di carcere per aver rubato una bottiglietta d’acqua o un cono gelato (senza precedenti penali). Cosa potrà succedere a queste persone?

Il FMI sapeva fin dal 2010 che l’austerità avrebbe distrutto l’economia e la società europea

PREMESSA: Non ci sono alibi per i 450mila bambini greci malnutriti (UNICEF), né per la distruzione di migliaia di piccole e medie imprese italiane espulse dal mercato a causa del crollo dei consumi dovuto ad un’austerità immotivata stando al parere degli stessi analisi dell’FMI. Ci sarà clemenza, perché tutti possono sbagliare in buona fede e rifiutarsi di osservare le cose come stanno, ma non ci sono alibi. Ognuno si dovrà assumere le sue responsabilità al cospetto della propria coscienza e chiedersi se ha davvero fatto tutto quel che poteva fare, se è stato un giusto o un operatore di iniquità.

Già da due anni il Fondo Monetario Internazionale (Christine Lagarde) sa che l’austerità è la strategia più sbagliata che si possa immaginare per risolvere la crisi. La prova che non sono inetti ma che stanno deliberatamente distruggendo le vite di milioni di persone si trova in uno studio realizzato dallo stesso FMI nel 2010.

Michael Kumhof & Romain Rancière, “Inequality, Leverage and Crises”, International Monetary Fund, Working Paper 268 (2010)

http://www.imf.org/external/pubs/ft/wp/2010/wp10268.pdf

L’austerità non potrà mai funzionare perché si basa sulla premessa che la stagnazione economica attuale è la conseguenza del debito pubblico mentre questo studio dimostra che la causa del crollo finanziario del 2007 e della susseguente recessione è la colossale disparità di reddito, non l’eccesso di spesa pubblica o di indebitamento.

Le ragioni di questa disparità individuate dai due economisti dell’FMI sono: indebolimento dei sindacati, disgregazione del sistema della contrattazione collettiva, flessibilità del mercato del lavoro, delocalizzazione, riduzione della spesa sociale, privatizzazioni, globalizzazione, sgravi fiscali per i più ricchi, esplosione nella remunerazione dei dirigenti, tassazione dei guadagni derivanti da investimenti finanziari inferiore a quella del reddito generato dal lavoro.

[Economisti dell’FMI più marxisti di Paolo Ferrero? O forse Ferrero ha ragione e gli editorialisti dei maggiori quotidiani non sanno quello che dicono?]

Il risultato è stato questo:

http://www.informarexresistere.fr/2012/04/01/il-99-contro-l%E2%80%991-non-e-populismo-spicciolo-eccone-la-prova/#axzz1wjYeBq00

Gli autori sottolineano che l’altro periodo nella storia degli Stati Uniti in cui si è verificata una situazione del genere è stato quello precedente la Grande Depressione.

Le montagne di denaro accumulate dal 10% più ricco degli americani, allora come a partire dagli anni Ottanta, non sono stati investite per aumentare la capacità produttiva dell’economia, ma in attività di acquisizione, speculazione immobiliare e, catastroficamente, in prestiti concessi al 90% il cui reddito è diminuito. Così la restante parte della popolazione si è indebitata sempre di più, anche grazie alle invenzioni di Wall Street, che hanno permesso di introdurre nuovi strumenti di indebitamento come i mutui sub-prime e le garanzie collaterali (collateralized debt obligations, CDO). [Per non parlare delle frodi su scala industriale]. Così, dal 1983 al 2007 l’indebitamento per i mutui sulle abitazioni è aumentato di oltre il 200% negli Stati Uniti, con un incremento che non si vedeva dalla Grande Depressione. Ma il massiccio trasferimento di denaro e beni dal basso verso l’alto non ha affrontato il problema essenziale: la mancanza di crescita del reddito per la maggior parte dei lavoratori. Così la disparità tra diminuzione dei salari e incremento del debito privato ha portato il sistema al collasso nel 2008, falciando le bellezza di 9mila miliardi dollari dall’economia degli Stati Uniti.

Nel Regno Unito, stagnazione dei salari, deregolamentazione del governo Thatcher del settore dei servizi finanziari nel 1980 e crescita della disuguaglianza hanno portato ad una simile esplosione del debito privato. Per mantenere il loro potere d’acquisto, i salariati si sono rivolti al credito, contando sul rapido aumento di valore delle proprietà. Ma, come negli Stati Uniti, l’inflazione dei prezzi delle abitazioni alimentata dal crescente debito privato si è rivelato insostenibile ed il castello di carte è crollato. Entro il 2015 si prevede che l’indebitamento delle famiglie inglesi salirà del 36%, fino all’astronomica cifra di 2mila miliardi di sterline.

Quale soluzione proponeva lo studio del FMI per ridurre l’indebitamento, saldare i debiti e stabilizzare l’economia? L’esatto opposto dell’austerità, ossia l’aumento dei redditi bassi e medi. Un’idea già testata con successo negli Stati Uniti del 1930: si chiamava New Deal (F.D. Roosevelt) e realizzò l’aumento dei redditi e l’occupazione di milioni di persone.

Solo un elettorato ignorante, ebete e fanaticamente anticomplottista, dei politici corrotti e conniventi ed un’élite genuinamente psicopatica potrebbero continuare a sostenere la ricetta dei salassi del rigore neoliberista a dispetto dei fatti e delle raccomandazioni dei loro stessi esperti.

Prima vennero per i Greci e non dissi nulla, perché non ero greco

 

a cura di Stefano Fait

Monti è un esponente della destra finanziaria europea. È un uomo che sta in mezzo alle banche e alle istituzioni finanziarie da sempre. È espressione di quel mondo e ha ricoperto ruoli chiave per conto di quel sistema. Che è legittimo, certo, e Monti è una persona per bene, ma che costituisce l’assoluto opposto rispetto al posizionamento politico che deve avere un partito laburista, riformista di sinistra come deve essere il Pd. Noi dobbiamo difendere coloro che non contano un granché nel mondo, non difendere le ragioni di chi è già forte. […]. Se noi non lavoriamo su ipotesi di sostegno della domanda tutte queste manovra recessive che Monti ha fatto non avranno alcuna utilità perché ci sarà un crollo delle entrate tributarie.

Michele Emiliano, sindaco di Bari

Als die Nazis die Kommunisten holten, | habe ich geschwiegen; | ich war ja kein Kommunist. || Als sie die Sozialdemokraten einsperrten, | habe ich geschwiegen; | ich war ja kein Sozialdemokrat. || Als sie die Gewerkschafter holten, | habe ich nicht protestiert; | ich war ja kein Gewerkschafter. || Als sie die Juden holten, | habe ich geschwiegen; | ich war ja kein Jude. || Als sie mich holten, | gab es keinen mehr, der protestieren konnte.

Quando i nazisti vennero per i comunisti, | Io restai in silenzio; | Non ero comunista. || Quando rinchiusero i socialdemocratici, | Rimasi in silenzio; | Non ero un socialdemocratico. || Quando vennero per i sindacalisti, | Io non feci sentire la mia voce; | Non ero un sindacalista. || Quando vennero per gli ebrei, | Rimasi in silenzio; | Non ero un ebreo. || Quando vennero per me, Non era più rimasto nessuno che potesse far sentire la mia voce.

Friedrich Niemöller (1892 – 1984)

Yanis Varoufakis, direttore del dipartimento di politiche economiche dell’Università di Atene, racconta la Grecia attuale in un’intervista rilasciata all’Occupied Times:

“Ad Atene la gente si può trovare a parlare anche solo della crisi. Incontri persone che non vedi da una vita e invece di aggiornarsi a vicenda su cosa sia successo nel frattempo, ci si lancia in una discussione sul “disastro”. Le luci si stanno spegnendo sulla città, poiché molte famiglie hanno perso il diritto all’erogazione di elettricità. Un negozio su due è chiuso, anche nei quartieri eleganti di Atene. Anche le attività che in qualche modo tirano avanti si stanno preparando a chiudere bottega. Tutti devono dei soldi a qualcuno e nessuno può saldare i debiti. Il lavoro è un miraggio, con il tasso di disoccupazione giovanile che ha raggiunto il 45%. La bolletta dell’elettricità è cresciuta del 12% ed il governo sta introducendo nuove imposte attraverso le bollette dell’elettricità. Se non fosse tragico ci sarebbe da ridere.

Fino al 2008 le cose in Grecia stavano andando bene. L’economia stava crescendo più della media europea, gli investimenti erano in aumento sia nel pubblico sia nel privato….Quel che è successo è che prima dell’euro la Grecia riusciva ad evitare le crisi (dovute anche alla deindustrializzazione, all’evasione, ecc.) con delle frequenti svalutazioni ma una volta entrata nell’euro non è più stato possibile assorbire gli choc in questa maniera. Fu quello il tempo in cui fiumi di investimenti tossici prodotti in gran parte da Wall Street, dalla City di Londra e dalle grandi banche del Nord Europa sono affluiti nazioni come l’Irlanda, la Spagna, ecc. Diedero a tutti un falso senso di sicurezza e progresso, ma in realtà stavano producendo un boom fondato sui consumi. Così, quando arrivò il crash del 2008, il capitale affluito ci mise un attimo a defluire, lasciando devastazioni dietro di sé. Poiché non era più possibile svalutare, fu l’economia sociale ad essere colpita. Le agenzie di rating realizzarono il loro miracolo criminale quando le cose andavano a gonfie vele, specialmente a Wall Street e nella City. Ebbero un ruolo da protagoniste quando le banche stamparono i loro titoli tossici (CDO, Obbligazioni con garanzie collaterali) valutandoli come AAA, ossia privi di rischi. Si strinse un’alleanza infernale tra queste agenzie e le banche che edificò piramidi che crollarono nel 2008, con conseguenze che si fanno sentire tuttora. Oggi non contano più molto e se lo fanno è solo per colpa dei politici.

[…]

È importante sottolineare che l’aspetto peggiore dei bailout greci non è l’obiettivo di spogliare la Grecia di ogni risorsa. Lo scopo è quello di nascondere la reale, patetica situazione in cui versano le banche del Nord Europa. È per questa ragione che si pretende dallo stato greco insolvente e dalla sua tartassata cittadinanza di accollarsi dei prestiti che non potranno ripagare per poi trasmetterli alle banche insolventi. Ma per farlo, nonostante l’opposizione del parlamento tedesco, il governo tedesco deve dimostrare ai suoi deputati che la Grecia si merita i prestiti perché sta soffrendo, sanguinando e si sta svendendo. Perciò la Grecia viene depredata per placare i parlamentari tedeschi ed indurli ad approvare nuovi prestiti alle banche prossime al fallimento.

[…].

Finora il fardello e la sofferenza è spettato unicamente ai Greci, mentre l’Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale accumulano nuovi debiti sulle fragili spalle della Grecia, cosicché i banchieri non perderanno un centesimo dei loro crediti e interessi.

[…].

Ai Greci si chiede di negoziare con i banchieri quale colpo dovranno assorbire. È come chiedere ad un topo di negoziare con un gatto quale parte del topo il gatto può divorare. E tutto questo come precondizione perché l’UE e l’FMI concedano nuovi prestiti alla Grecia, che la Grecia userà per ripagare le banche, provocando un’austerità ancora più devastante, sotto la proibizione di usare anche solo una frazione di quel denaro per rilanciare l’economia o finanziare gli ospedali.

[…].

Penso che il collasso dell’euro sarebbe terribile per tutti noi ed anche per chi non fa parte dell’eurozona. Il costo umano per la Grecia, se dovesse lasciare l’euro mentre l’euro resta la valuta legale sarebbe mostruoso.

[Gli chiedono se la gente sarà costretta ad abbandonare le metropoli (Atene, Roma, Lisbona) per tornare in campagna]

Molte persone stanno effettivamente abbandonando Atene trasferendosi in campagna nella speranza di condurre una vita più semplice e sostenibile. Ma questa non è una soluzione. Viviamo in società urbanizzate e cosmopolite e la città è la pietra angolare della nostra civiltà. Il nostro compito è quello di farle funzionare, non di abbandonarle.

Il debito è così potente perché i creditori detengono il monopolio del potere sul sistema politico. Specialmente dopo il crollo del 2008 viviamo in un sistema che chiamo bancarottocrazia, governato da banche insolventi. Più grande è il buco nero, maggiore diventa la loro capacità di mobilitare lo stato. Finché la classe media non si rivolterà ed il sistema politico non si renderà conto che deve piegarsi alla volontà delle masse o scomparire, la gente non riuscirà a riprendere il controllo del sistema creditizio.

Il movimento degli indignati/occupanti è l’unico raggio di speranza in una notte particolarmente buia”.

Poi vennero a prendere noi.

E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.

 

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