ISIS e la rivoluzione globale

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AGGIORNAMENTO:http://www.futurables.com/2015/03/01/isis-sion-saud-e-il-gas-idra-fenice-frankenstein-e-vaso-di-pandora/

SECONDA PARTE

AGGIORNAMENTO: come previsto, sta avendo luogo una riunificazione del radicalismo islamico anti-saudita (Isis reconciles with al-Qaida group, 28 settembre). Seguiranno abboccamenti con i fratelli musulmani costretti alla clandestinità dalla giunta golpista egiziana. Queste tre entità sono state dichiarate “organizzazioni terroristiche” dall’Arabia Saudita (Saudi Arabia designates Brotherhood, Nusra Front, ISIS terrorist groups, 8 marzo 2014).

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Il tempo della rivoluzione mondiale si avvicina. Qatar, Arabia Saudita, gli Emirati si fanno chiamare stati islamici, ma poi improvvisamente salta fuori uno stato fondamentalista islamico che ce l’ha principalmente con loro. ISIS conta circa 10.000 sauditi tra le sue file – sono fondamentalisti jihadisti provenienti dall’Arabia Saudita. Hanno già detto che il loro obiettivo principale è quello di rovesciare il regime marcio e corrotto dell’Arabia Saudita.

In definitiva, stiamo entrando in un periodo molto interessante. Non saranno i toni geopolitici ed economici a prevalere. Questo è un periodo ideologico. Ancora una volta stiamo entrando in un’epoca di guerre ideologiche. Le guerre religiose sono una delle forme più acute di guerra ideologica e le guerre ideologiche durano sempre fino alla fine.

Shamil Sultanov, ISIS starts new era in the history of mankind, Pravda, 23 settembre 2014

Chiunque abbia studiato la Siria da lontano, per non parlare di quelli che vi si recano, sanno che la finzione dell’”opposizione moderata” – presunti disertori dell’esercito governativo siriano – non esiste. Danneggiati, disillusi, assassinati o semplicemente reclutati da ISIS o qualche altra veste di al-Qaeda, la vecchia “Free Syrian Army” è ormai un mito altrettanto ridicolo e potente per i Kerry di questo mondo quanto la vanteria di Mussolini che l’esercito italiano avrebbe sconfitto gli inglesi in Nord Africa. Ogni soldato siriano vi dirà che è felice di combattere la FSA perché questi guerrieri dell’”opposizione moderata” se la battono sempre. Sono i “terroristi” di al-Qaeda-Nusra-Isis che combattono fino alla morte.

Robert Fisk, John Kerry’s rhetoric on Isis insults our intelligence and conceals the reality of the situation in Syria, the Independent, 21 settembre 2014

Evitiamo di aggiungere un altro fallimento ad una già lunga e smettiamola di giocare all’apprendista stregone…Non si va in guerra per sradicare un nemico, ma per guadagnarsi dei punti d’appoggio per la pace. Che cosa accadrà con questa importante operazione? Si faranno amalgamare per riflesso di solidarietà identitaria delle popolazioni sunnite che sarebbero ambivalenti nei confronti dello stato islamico. Idee semplici alimenteranno la vittimologia sunnita: “Tutti i nostri nemici si sono coalizzati: sciiti, curdi e occidentali! Siamo rimasti gli unici a difendere la popolazione sunnita!

Dominique de Villepin, En Irak, les «Somnambules» sont de retour, Libération, 17 settembre 2014

Il solito copione. Si crea il babau, che simboleggia tutto ciò facciamo finta di non essere, il male incarnato contro cui lottiamo, con tutti i crismi della legittimità. Così possiamo andare alla guerra senza necessitare di una risoluzione ONU che ci potrebbe legare le mani e avvantaggiare i nostri avversari (le potenze emergenti, ossia tutto il resto del mondo, anche noto come comunità internazionale, che fingiamo sia dalla nostra parte, per tenere buona la nostra opinione pubblica).

In realtà il resto del mondo è combattuto tra invidia, odio, paura e disprezzo nei nostri confronti. La stima, il rispetto e l’ammirazione si sono esaurite con la morte di Kennedy e con un Nobel per la Pace che bombarda sette nazioni musulmane in sei anni.

Distruggiamo nazioni (es. Libia, Iraq, Afghanistan, Pakistan, ecc.), usiamo il fondamentalismo per i nostri scopi (Afghanistan, Somalia, Iraq, Siria, i salafiti sponsorizzati dalle petromonarchie del Golfo Persico, nazionalismo israeliano, ecc.), massacriamo centinaia di migliaia di innocenti.

Tra 1977 e 1979 gli americani hanno applicato la dottrina Brzezinski (fomenta l’islamismo in funzione anti-sovietica) in Pakistan, Iran e Afghanistan. In tutti e tre i casi, con il passare del tempo, le pedine si sono ribellate ai padroni. In Iran sono andati al potere gli islamisti sbagliati, in Afghanistan i talebani sono una mafia che rivaleggia con la CIA per il controllo dell’oppio e il Pakistan è una potenza nucleare tendenzialmente ostile.
Isis è nata allo stesso modo, in funzione anti-Assad. Ma poi cos’è successo? A loro di Assad o di Israele non gliene può fregar di meno (es. manco un comunicato su Israele e Gaza).

Sono più interessati ai soldi e alla purezza della loro missione. Si sono fatti il califfato, si sono presi le armi, il petrolio, i soldi e ora non sono più controllabili, perché puoi affittare un uomo ma non lo puoi comprare.

Ora i sauditi sono preoccupati che ISIS prenda il controllo dei wahabiti (integralisti sunniti), strappandolo a loro e abbattendo la loro teocrazia.

L’Iran gode perché, grazie a ISIS, tiene sotto scacco i sauditi e rafforza la sua egemonia sull’Iraq. Questa è la ragione per cui non hanno schiacciato il califfato e si sono limitati ad evitare che arrivasse a Baghdad.

La malcelata Schadenfreude che manifestano nei confronti della guerra occidentale ad ISIS è la prova più chiara del fatto che il califfato ha acquistato una sua dinamica interna, si è emancipato dai servizi segreti occidentali e ha cercato in tutti i modi lo scontro con l’Occidente per potersi conquistare le simpatie di quelle decine di migliaia di giovani arabi ed euro-musulmani disoccupati e alienati, vittime di una modernizzazione iniqua, che si fanno ipnotizzare da prediche messianiche e culti dei leader e dal sogno di riuscire a dare un senso a un’esistenza che finora ne ha avuto molto poco ed è priva di prospettive (è successo qualcosa di analogo nel periodo tra le due guerra mondiali, in Europa e in Giappone).

Sono le conseguenze impreviste delle alchimie geopolitiche: chi semina vento raccoglie tempesta.

ISIS aveva lo scopo di formare uno stato cuscinetto sunnita tra Iraq e Siria, tagliando fuori Hezbollah dal ponte sciita che congiunge l’Iran al Libano. Piaceva agli israeliani, piaceva ai turchi (anti-kurdi), piaceva alle petromonarchie sunnite che volevano indebolire l’Iran distruggendo Assad. Andava bene anche agli americani, che possono puntellare la loro fragile egemonia solo attraverso il caos in un’area energeticamente strategica (Medio Oriente, Ucraina, Mar Rosso, Nigeria, Venezuela, Afghanistan, ecc.).

Ma poiché i rispettivi obiettivi erano distinti e spesso contrastanti, i manovratori si trovano ora ai ferri corti. Il Qatar sta per perdere i mondiali di calcio a causa dell’ostilità di tutte le altre petromonarchie (non certo per ragioni umanitarie!), la Turchia ha usato ISIS contro i curdi, che però sono una pedina israeliana, il golpe egiziano ha certamente fatto confluire molti fratelli islamici seriamente infuriati e disillusi dalla “democrazia” tra le file di ISIS.

Il califfato è stato poi probabilmente infiltrato dall’intelligence siriana e irachena, tanto più che moltissimi ufficiali e soldati iracheni che hanno combattuto per Saddam Hussein, dopo la sconfitta, hanno abbandonato la laicità e si sono votati a tutt’altra causa, unendosi a queste formazioni islamiste contro il governo fantoccio di al-Maliki. Ora possono prendersi la rivincita contro gli anglo-americani e i wahabiti (pedina di Arabia Saudita e Bahrein).

Perciò ora la Casa Bianca si ritrova a dover bombardare (senza alcuna chance di avere successo, come in Afghanistan) delle truppe estremamente ben addestrate, pronte a tutto e con ampie disponibilità finanziarie.

Ogni attacco aereo ed ogni mese di resistenza allo strapotere militare occidentale esalteranno ISIS agli occhi di migliaia di musulmani stufi di essere trattati come delle pezze per i piedi e desiderosi di riprendere il controllo delle proprie vite e delle proprie terre.

È una questione di riscatto, vendetta, orgoglio. Le bombe non potranno nulla. Servirebbero soldati, ma ci sarebbero centinaia/migliaia di morti, e quindi disordini nelle capitali occidentali. Per questo Obama si è dissociato dal Pentagono sull’uso delle truppe di terra in Iraq. Questo è uno dei pochi elementi che lo distinguono da George W. Bush, ormai. Obama vede le elezioni di metà mandato (Congresso + un terzo dei governatori) che si avvicinano, e non può mostrarsi troppo debole, perché perdendo il controllo del Congresso diventerebbe un’anatra zoppa. Tuttavia chi lo manovra gli sta fornendo indicazioni e direttive volutamente contraddittorie, per metterlo in cattiva luce (si prende sempre una pausa golfistica, nei momenti più sbagliati, ammette di non sapere che fare, usa toni e termini che lo fanno sembrare ridicolo, ecc.). Qualcosa bolle in pentola, a Washington.

Se il dopo-Obama fosse all’insegna di un nazionalismo esasperato, anti-russo e anti-arabo, sul modello di Mitt Romney e John McCain, il conflitto globale che sembra particolarmente agognato dai neocon diventerebbe inevitabile. Non credo che sia ciò che desidera Israele, che sta facendo ogni sforzo possibile per conservare rapporti di collaborazione con la Russia. Mi pare anzi che sia l’avverarsi del grande incubo di un secondo olocausto.

Assad (con Netanyahu) è l’unico leader laico rimasto in Medio Oriente. ISIS è l’antitesi della laicità e non sarebbe così forte se non godesse del consenso di centinaia di migliaia di sunniti. Potranno essere sconfitti sul terreno, ma sarà una disfatta solo temporanea, perché incarnano uno spirito messianico che era atteso da secoli, una volontà di risorgimento che anima milioni di musulmani disgustati dall’ipocrisia occidentale e frustrati dalla miseria.

L’ISIS come causa pan-islamica che trova nel califfato (esteso per un terzo del territorio siriano ed iracheno) un simbolo concreto, funzionante, vincente, duraturo di un’alternativa realistica agli automatismi consumistici ed infantili dell’Occidente colonialista potrebbe, involontariamente, rappresentare i prodromi di quella rivoluzione sociale abortita che è stata la primavera araba, o quantomeno il suo innesco.

ISIS è una sorta di fascismo islamista o rivoluzione puritana interna all’Islam, che se ne infischia della Sharia (e quindi dell’autorità religiosa saudita, che considerano – giustamente – irrimediabilmente corrotta ed anti-islamica) e privilegia la Umma. Come il fascismo emerso in Occidente e in Giappone a causa degli squilibri collegati alla nostra fase di transizione verso la modernità, questo fascismo islamista, in combinazione con una postura sempre più aggressiva da parte della NATO, ha tutte le carte in regola per scatenare un inferno che si tramuterà in una rivoluzione globale.

Ankara, Riad, Doha, Manama, Amman, Kuwait City, il Cairo e forse anche Tel Aviv saranno il teatro di una delle più grandi sommosse della storia umana: annienterà l’establishment locale e lo stesso califfato integralista. Sarà solo l’inizio della Grande Trasformazione.

For a New World Order to live well

I conigli mannari della climatologia – Vivendo, cantando che male ti fo?

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Chi sta seguendo il dibattito sul cambiamento climatico avrà notato che gli scettici sono meno aggressivi dei serristi (= “il recente cambiamento climatico non è un fatto naturale ma è causato essenzialmente dall’uomo”). Questo fatto è particolarmente evidente nei forum dei quotidiani, dove è diventato impossibile contestare certe affermazioni senza essere aggrediti con una violenza verbale inaudita.

Chi dissente (fosse pure un climatologo, un astrofisico, un geologo, un ingegnere, ecc.) viene bollato come ignorante, antiscientifico, corrotto, complottista, egoista, negazionista, ecc. Le sue ragioni e i dati che presenta vengono automaticamente ignorati, anche se sono i dati ufficiali impiegati da entrambi gli schieramenti, anche se le sue ragioni sono quelle di climatologi che, pur non avendo abbandonato la tesi che l’uomo è il principale responsabile, hanno espresso pubblicamente dei dubbi sulla spiegazione ufficiale. Tale è la coazione all’allineamento, che persino gli esperti – es. Hans Von Storch, Lovelock, Gavin Schmidt, Fritz Vahrenholt, Richard Lindzen, titolare della cattedra di Meteorologia al MIT, Judy Curry, ecc. – non devono mostrare incertezze e tentennamenti. Sono compagni che sbagliano. Cieca lealtà alla vera fede.

Gli inquisitori della vera fede arrivano a bruciare i libri dei dissidenti

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/05/02/cosa-motiva-i-fanatici-del-cambiamento-climatico-globale-causato-dalluomo/

E a raccomandare la loro rieducazione

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/05/ce-chi-mici-paragona-agli-schiavisti-ed-ai-segregazionisti/

Il CLIMA che si è creato è davvero insalubre, per la psiche e per la società e, pur dovendo ammettere che una parte di me se ne rallegra, perché se i serristi fossero così certi di avere ragione, essendo ancora maggioritari e godendo del totale appoggio dell’establishment (incluse le compagnie petrolifere, le banche d’affari e i leader politici più potenti e discussi), dovrebbero dimostrare maggior autocontrollo, liberalità, disponibilità al dialogo e confronto, curiosità e volontà di riesaminare le proprie posizioni alla ricerca condivisa della verità.

Così non è. Loro si giustificano spiegando che è uno stato d’emergenza e che noi siamo d’intralcio. Ma che minaccia possiamo rappresentare se è vero che il mondo scientifico, il mondo politico, il mondo economico, il mondo finanziario sono schierati dalla loro parte e la loro egemonia è inviolabile, soprattutto perché (a sentir loro), la loro visione del mondo è corroborata dalla realtà?

Invito a riflettere bene su quanto ho scritto. Golia ha davvero paura di Davide? E perché? Forse perché Davide ha la fionda, ossia ha l’evidenza empirica dalla sua parte? Forse si sentono molto più insicuri di quel che vogliono ammettere? Forse dopo anni di predicazione il fatto che i loro modelli si siano dimostrati TUTTI errati, che i ghiacci artici siano ancora lì, i ghiacciai alpini siano ancora lì, i ghiacci antartici continuino ad espandersi, gli inverni non siano più miti ma anzi più rigidi e nevosi, le temperature globali si siano stabilizzate nonostante l’anidride carbonica stia battendo ogni record, ecc.

Una persona assennata e desiderosa di avvicinarsi al vero, a questo punto, abbasserebbe la cresta e si degnerebbe di analizzare le tesi dei suoi interlocutori, rispettosamente.

Un fanatico, invece, si chiuderebbe a riccio ed uscirebbe solo per attaccare chi non la pensa come lui, invece di lasciarlo in pace ed attendere che rinsavisca.

Ecco, allora, alcune considerazioni sulla tolleranza, il pluralismo, la libertà d’espressione, l’apertura mentale, la curiosità, la ragionevolezza, la democrazia, la maturità morale e spirituale, il fanatismo

Un uomo che toglie la libertà a un altro uomo è prigioniero dell’odio, è chiuso dietro le sbarre del pregiudizio e della ristrettezza di pensiero

Nelson Mandela

Un fanatico è un uomo che fa ciò che ritiene che Dio farebbe se fosse veramente al corrente di come vanno le cose quaggiù

Anonimo

Il fanatico è un punto esclamativo che cammina. Non ha una vita privata. Appare come un altruista, visto che si interessa soprattutto agli altri. Ma non lo fa per capire l’altro, lo fa solo per costringere l’altro a essere ciò che lui pensa sia giusto essere. Per costoro, nessuna forma di mediazione è possibile.

Amos Oz

Il fanatico è un uomo che raddoppia gli sforzi quando si dimentica dei fini

George Santayana

Non essendo loro stessi giunti alla maturità dopo tutto, lo scopo fondamentale di ogni tradizione spirituale è la trasformazione e il dominio del proprio spirito – impongono agli altri una trasformazione che non sono riusciti a compiere, imposizione che è all’origine di odio, di attaccamento e di molte altre passioni negative che sono tipiche dell’integralismo.

Dalai Lama

Perché mai chi propugnava una teoria liberatrice e umanistica come il socialismo ha finito per fare del patibolo, delle prigioni, delle deportazioni e dei massacri i suoi mezzi? Davvero la pressione delle minacce contingenti giustifica tutto?

Valerio Evangelisti

Almeno due terzi delle miserie umane derivano dalla stupidità degli uomini, dalla loro malvagità e da quei grandi istigatori e giustificatori della malvagità e della stupidità: idealismo, dogmatismo e zelante proselitismo, frutti della religione o del pensiero politico.

Aldous Huxley

Una mente debole è come un microscopio: ingrandisce le piccolezze, ma è incapace di comprendere le cose grandi

Lord Chesterfield

Discutere con gente siffatta, sarebbe gettare via le perle. Basta semplicemente mantenere con loro una posizione ferma, che non implica inutili sforzi. Discutere con loro è non solo inutile, ma anche dannoso al nostro scopo. Essi vi costringono a dire più di quanto voi non vorreste, vi fanno irritare, vi provocano a sostenere cose inutili e poco precise, ad esagerare il vostro pensiero, e poi, lasciando da parte il nucleo essenziale del vostro discorso, si attaccano solo a questo

Lev Tolstoj

Se l’umanità ha un qualsiasi attributo che la distingue dagli animali, è la capacità di interrogarsi e di dubitare. Qualunque cosa o chiunque voglia sopprimere il desiderio di conoscere e capire va condannato. Quindi prego tutte le persone che hanno già raggiunto una conclusione, per quanto rapidamente, di consentire agli altri la possibilità di arrivare alle proprie conclusioni ragionandoci sopra con la propria testa.

Stefano Fait, per gli internauti in buona fede

Nulla, tranquillo. Non puoi capire. Non sforzarti che ti fa male la testa. Calmati rilassati e torna nel nulla. Fidati.

Stefano Fait, per i troll

Ciò che è giusto deve continuare ad essere giusto

Franz Stangl, comandante austriaco dei campi di sterminio di Sobibor e Treblinka

Comprese ad un tratto che tutto quel male di cui era stato testimone nelle case di pena e l’imperturbabilità di chi lo commetteva, proveniva dal fatto che gli uomini volevano compiere un’impresa impossibile: correggere il male, essendo essi stessi malvagi. Uomini corrotti pretendevano di correggere altri uomini corrotti e pretendevano di arrivare allo scopo per via meccanica. E come unico risultato, uomini bisognosi e avidi, che s’eran fatti una professione di questo preteso punire e correggere la gente, erano essi stessi corrotti fino all’estremo limite e non facevano che peggiorare le persone costrette a subire i loro maltrattamenti.

Lev Tolstoj

I predatori ci hanno dato la loro mente, che è diventata la nostra. La mente dei predatori è barocca, contraddittoria, tetra, ossessionata dal timore di essere smascherata. Benché tu non abbia mai sofferto la fame, sei ugualmente vittima dell’ansia da cibo e la tua altro non è che l’ansia del predatore, sempre timoroso che il suo stratagemma venga scoperto e il nutrimento gli sia negato. Tramite la mente che, dopotutto, è la loro, i predatori instillano nella vita degli uomini ciò che più gli conviene, garantendosi un certo livello di sicurezza che va a mitigare la loro paura.

Don Juan

Sei un terrorista? Sì, tu!

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“Attività criminale” e “terrorismo domestico”: sono questi i termini che l’Fbi avrebbe utilizzato per riferirsi a Occupy Wall Steet, la protesta degli indignati partita da New York nel settembre 2011 e diffusasi nei mesi seguenti per tutto il Paese, da San Francisco, in California, ad Anchorage, in Alaska…. Secondo i documenti, di cui parla l’Huffington Post, nel corso delle indagini l’Fbi avrebbe collaborato strettamente con le banche americane e le società private entrate nel mirino dei protestanti.

http://america24.com/news/fbi-riferimenti-a-occupy-wall-street-come-terrorismo-domestico-

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È emerso che solo grazie all’intervento provvidenziale di un giudice federale che ha interrotto l’interrogatorio dell’FBI Dzhokhar Tsarnaev si è visto leggere i suoi diritti, sebbene Tsarnaev avesse ripetutamente richiesto di poter parlare con un avvocato (cosa che rientra tra i suoi diritti fondamentali di cittadino statunitense)

http://www.latimes.com/news/nationworld/nation/la-na-boston-bombing-20130426,0,5051005.story

Ogni passo lungo la strada che conduce ad uno stato di polizia è piccolo e incrementale. Inizia con casi come questo, in cui la gente è restia a difendere il diritto dell’accusato ad un giusto processo, perché lo considera colpevole. Così non si preoccupa più di tanto se i suoi diritti sono stati violati, in primis quello a ricevere una rappresentanza legale ed essere trattato come una persona che è innocente finché non è stata comprovata la sua colpevolezza.

È precisamente quando è più spiacevole farlo che diventa particolarmente necessario difendere lo stato di diritto, perché non è concepito per consumare vendette o placare gli animi dei famigliari delle vittime, ma per onorare il principio di giustizia. Altrimenti ogni “nonchalance” ed omissione posteriore sarà giustificata da quella, eclatante, che l’ha preceduta: “se lo si è fatto per lui, lo si può fare anche per quest’altra”.

A ciò si aggiunge il fatto che l’opinione pubblica internazionale non ha mai avuto l’opportunità di assistere ad un singolo processo di una persona accusata di complicità in atti terroristici di matrice islamica da parte delle autorità statunitensi. Tutti i sospettati sono morti, oppure sono internati (in sciopero della fame), oppure sono stati sequestrati a nostra insaputa e giacciono in qualche prigione segreta della CIA che Obama aveva promesso di chiudere. L’occultamento non è una prassi democratica, è il classico comportamento di un governo che ha qualcosa da nascondere. o di un’organizzazione terroristica.

Tommy Ray Franks, il generale che guidò le invasioni dell’Afghanistan e dell’Iraq ha descritto molto realisticamente (Time, 21 novembre 2003) quel che succederebbe se dei terroristi si impadronissero di armi di distruzione di massa: “l’Occidente, il mondo libero, perderebbe ciò a cui tiene di più, la libertà che abbiamo ammirato per un paio di secoli in questo grande esperimento che chiamiamo democrazia…significherebbe la possibilità di una massiccia distruzione con moltissime vittime in qualche regione dell’Occidente – potrebbe essere negli Stati Uniti – che indurrebbe la nostra popolazione a mettere in discussione la nostra Costituzione ed iniziare a militarizzare la nostra nazione per poter evitare un altro evento del genere. Una decisione che finirebbe per cancellare la stessa Costituzione”.

Stiamo assistendo ad una svolta nella narrazione: l’islamofobia cederà il primo posto alla paura della minaccia interna. In questo modo l’establishment degli Stati Uniti potrà “fare ordine” all’esterno e contemporaneamente all’interno.

Nella Guerra al Terrore permanente, i due fratelli Tamerlan e Dzhokhar Tsarnaev sono il perfetto trait d’union tra l’islamismo e l’eversione domestica. Il primo era un integralista legalmente residente negli Stati Uniti, il secondo era un cittadino americano di origini cecene, perfettamente integrato (di più: un giovane di condotta esemplare) ed assolutamente insospettabile.

Abbiamo visto funzionari e commentatori volgere ogni notizia o diceria in un vantaggio tattico a breve termine, in vista delle elezioni del 2014. Come se l’unica vera importanza di questo orribile ma modesto attacco terroristico stesse nella sua capacità di comprovare la correttezza della propria visione del mondo. A destra, la gente era sicura che i terroristi di Boston facevano parte di un enorme complotto jihadista. A sinistra abbiamo sentito un sacco di teorie sulla Giornata dei Patrioti e Waco e Oklahoma City, assieme all’argomento che sarebbe stato meglio per la pace globale se gli attentatori fossero stati americani bianchi, piuttosto che musulmani stranieri…[…]. Lo spettacolo mediatico fatto di paura e irrazionalità, l’isteria nazionale che ha fatto di un atto atroce apparentemente perpetrato da due perdenti con zainetti esplosivi una “minaccia esistenziale” (per prendere a prestito un’espressione tratta dalla serie “Homeland”) per la nazione più potente del mondo”.

http://www.salon.com/2013/04/20/how_boston_exposes_americas_dark_post_911_bargain/?ok

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John W. Whitehead, giurista, Rutherford Institute:

Per quelli che, come me, hanno studiato l’emergere degli stati di polizia, la vista di una città posta sotto legge marziale, i suoi cittadini agli arresti domiciliari, elicotteri militareschi dotati di telecamere termiche che ronzano per i cieli, carri armati e veicoli blindati per le strade, cecchini appollaiati sui tetti, mentre migliaia di poliziotti vestiti di nero sciamavano per le strade e le squadre speciali in uniforme paramilitare effettuavano perquisizioni casa per casa alla ricerca di due giovani e apparentemente improbabile sospetti – evoca in noi un crescente disagio.

Intendiamoci, questi non sono più i segni premonitori di un crescente stato di polizia. Lo stato di polizia è già qui.

Altrettanto inquietante è la facilità con cui gli americani hanno accolto con favore il blocco della città, l’invasione routinaria della loro vita privata e lo smantellamento di ogni diritto costituzionale destinato a servire come un baluardo contro gli abusi del governo. Guardando lo svolgersi degli eventi, non ho potuto fare a meno di pensare alle osservazioni del feldmaresciallo nazista Hermann Goering, durante il processo di Norimberga:

Naturalmente, la gente comune non vuole la guerra; né in Russia, né in Inghilterra, né in America, né in Germania. Questo è chiaro. Alla fine, però, è il leader di un Paese a determinare la politica ed è sempre abbastanza semplice costringere la gente a seguirlo, che ci sia una democrazia, una dittatura fascista, un Parlamento o una dittatura comunista. Che abbiano voce o meno, le persone possono sempre essere portate a seguire i propri leader. È semplice. Tutto quello che bisogna fare è dire loro che sono sotto attacco e denunciare i pacifisti per la mancanza di patriottismo, per esporre la nazione al pericolo. Funziona allo stesso modo in ogni Paese.

Come gli eventi di Boston hanno dimostrato, funziona davvero allo stesso modo in ogni paese. Le stesse tattiche di propaganda e di stato di polizia che hanno funzionato per Adolf Hitler 80 anni fa continuano ad essere impiegate con grande successo nell’America post-11 settembre.

Qualunque sia la minaccia alla cosiddetta sicurezza – se si vocifera di armi di distruzione di massa, sparatorie scolastiche o presunti atti di terrorismo -, non ci vuole molto perché il popolo americano si metta in riga rispetto ai dettami del governo, anche se questo significa sottomettersi alla legge marziale, vedere le proprie case perquisite, essere spogliati dei propri diritti costituzionali senza alcun preavviso e dibattito.

[…].

Particolarmente sconfortante è il fatto che gli americani, consumati dal bisogno di vendetta, sembrano ancor meno preoccupati di proteggere i diritti degli altri, soprattutto se questi “altri” hanno un diverso colore della pelle o una diversa nazionalità. La risposta pubblica alla caccia all’uomo, la cattura e il successivo trattamento dei fratelli Tamerlan e Dzhokhar Tsarnaev è solo l’ultimo esempio della mentalità xenofoba dell’America, che è anche stata il motivo trainante del rastrellamento e detenzione di centinaia di arabi, persone provenienti dal subcontinente indiano e musulmani in conseguenza dell’11 settembre; dei campi di internamento che ospitavano più di 18.000 persone di origine giapponese durante la seconda guerra mondiale [in realtà furono decine di migliaia, NdT]; dell’arresto e deportazione di migliaia di residenti “radicali” durante le ondate di panico anticomunista statunitense (cf. Red Scare: http://it.wikipedia.org/wiki/Paura_rossa).

[…].

Come ha notato la giornalista Emily Bazelon (Slate): “Perché dovrei preoccuparmi del fatto che nessuno abbia letto i suoi diritti a Dzhokhar Tsarnaev? Perché quando la legge viene distorta per lui, è più facile farlo anche per il resto di noi”.

[…]

Poco dopo aver preso Tsarnaev in custodia, il dipartimento di polizia di Boston ha twittato “Catturato! La caccia è finita. La ricerca ha avuto successo. Il terrore è finito. La giustizia ha vinto”. Eppure, con Tsarnaev e suo fratello già accusati, processati e condannati dal governo, dai media e dalla polizia, il tutto senza aver mai messo piede in un’aula di tribunale, resta da vedere se la giustizia abbia davvero vinto.

La lezione per il resto di noi è questa: una volta che un popolo libero permette al governo di erodere la sua libertà o baratta quelle stesse libertà per la sicurezza, ci si trova su un piano inclinato verso una tirannia. E non importa che al governo ci sia un democratico o un repubblicano, perché la mentalità burocratica su entrambi i lati sembra ora incarnare la stessa filosofia di governo autoritario. Sempre più spesso quelli di sinistra, che una volta celebravano Barack Obama come un antidoto per il ripristino delle numerose libertà civili che erano state perse o compromesse a seguito delle politiche dell’era Bush, si ritrovano costretti a riconoscere che le minacce alle libertà civili sono anche peggiori sotto Obama.

Chiaramente le prospettive per le libertà civili sotto Obama diventano ogni giorno più tetre, dal suo appoggio alla detenzione a tempo indeterminato per i cittadini degli Stati Uniti, alle liste di bersagli umani per i suoi droni, alla sorveglianza telefonica, postale ed elettronica senza mandato, ai procedimenti contro le gole profonde (funzionari onesti che informano la popolazione di ciò che non va, NdT).

Più di recente, capitalizzando sulla confusione e paura della popolazione, la tragedia della maratona di Boston è stata usata come un mezzo per estendere la portata dello stato di polizia, a cominciare dall’approvazione a larga maggioranza della CISPA.

Questi sviluppi preoccupanti sono le manifestazioni esteriori di un cambiamento del modo in cui il governo vede non solo la Costituzione e la Carta dei Diritti, ma anche “noi il popolo” (“we the people”). Ciò riflette un allontanamento da un governo in cui vige lo stato di diritto a uno che cerca il controllo totale attraverso l’imposizione di leggi che lo favoriscono, a detrimento della popolazione.

Intanto, gli americani rimangono in gran parte ignari delle minacce incombenti sulle loro libertà, desiderosi di essere persuasi che il governo può risolvere i problemi che ci affliggono – che si tratti di terrorismo, di una depressione economica, di un disastro ambientale o anche di un’epidemia di influenza.

Eppure, dopo essersi bevuti la fallace idea che il governo può garantire non solo la nostra sicurezza, ma la nostra felicità e che si prenderà cura di noi dalla culla alla tomba, cioè dagli asili nido alle case di cura, abbiamo in realtà permesso a noi stessi di essere imbrigliati e trasformato in schiavi agli ordini di un governo che se ne infischia delle nostre libertà o della nostra felicità.

http://original.antiwar.com/jwhitehead/2013/04/22/boston-strong-marching-in-lockstep-with-the-police-state/

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Abbiamo già visto che le autorità americane mentono compulsivamente: ci era stato detto che il più giovane dei terroristi di Boston era stato preso dopo una sparatoria e che il suddetto si era ferito gravemente tentando di suicidarsi. Tutto falso.

Qui la foto di lui che esce dalla barca sulle sue gambe:

http://boston.cbslocal.com/2013/04/20/cbs-news-dzhokhar-tsarnaev-may-have-attempted-suicide-before-capture/

Non era armato, non ha mai potuto rispondere al fuoco, dovevano prenderlo vivo, ma hanno crivellato di colpi la barca:

http://www.washingtonpost.com/world/national-security/officials-boston-suspect-had-no-firearm-when-barrage-of-bullets-hit-hiding-place/2013/04/24/376fc8a0-ad18-11e2-a8b9-2a63d75b5459_story.html

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LA PROSSIMA MENZOGNA?

L’FBI e la CIA prepareranno l’opinione pubblica americana al nuovo credo della Guerra al Terrore: “la più grave minaccia per l’America è interna. Ci sono cellule eversive AMERICANE ben armate che pianificano l’abbattimento dello stato federale ed hanno come obiettivo la cattura di una città”. Prima o poi questo scenario si materializzerà magicamente e la santabarbara esploderà.

Il governo federale affermerà che ha il dovere di ristabilire l’ordine, i ribelli si appelleranno a questo tipo di argomentazione:

A tutti quelli che vorrebbero proibire le armi dico solo che se gli ebrei europei avesse avuto il diritto di portare armi prima dell’Olocausto i nazisti e i loro collaboratori avrebbero avuto un bel daffare nell’attuare la “Soluzione Finale”. (Questo tipo di situazione era precisamente il motivo per l’introduzione del 2° emendamento – serviva ad eliminare il monopolio di Stato sulla violenza, armando la popolazione). Questo è il problema fondamentale che riguarda il controllo delle armi in America. Senza un’arma da fuoco si è in balia del linciaggio, la vostra sicurezza dipende dalla buona volontà degli altri cittadini. Se improvvisamente questi se la prendono con te perché sei ebreo, musulmano, nero, gay, o qualsiasi altra cosa, allora tanti saluti. Per questo esiste un’associazione ebraica in favore del secondo emendamento come baluardo contro l’antisemitismo e per la stessa ragione il movimento delle Pantere Nere (Black Panther) lottò strenuamente contro il divieto di portare armi. Un’arma da fuoco dà alle minoranze una serie di diritti che non potrebbero altrimenti essere protetti, in particolare la garanzia di protezione dalla tirannia”.

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/12/23/ora-sono-diventato-la-morte-il-distruttore-dei-mondi-100-1000-waco/

Il senatore della Repubblica e la questione siriana


So di almeno un senatore che vota sulla questione siriana senza essersi adeguatamente informato su cosa succede in Siria (abbiamo polemizzato a riguardo). La cosa non è sconvolgente: la maggior parte dei parlamentari non ha il tempo e le capacità di informarsi in misura sufficiente su tutto. Se fossi un senatore non potrei comportarmi diversamente: dovrei astenermi dal votare troppe cose, se avessi la pretesa di farmi un’idea davvero chiara di ciò per cui voto. Lo stesso fanno i cittadini: un 20% degli elettori italiani è convinto che Monti sia politicamente di sinistra quando lui stesso ha dichiarato di ammirare Marchionne, la Gelmini ed il neoliberismo. E’ il prezzo da pagare per avere il suffragio universale.

Ora, però, il problema del voto disinformato di questo senatore è che c’è di mezzo una possibile terza guerra mondiale, ossia il futuro di centinaia di milioni di persone e della democrazia.

Le sue dichiarazioni di voto mostrano che questo senatore sarebbe a favore dell’intervento armato della NATO in Siria come lo è stato nel caso libico. Solo che questa volta Russia e Cina si sono impuntate.

E’ in buona fede? Si rende conto di cosa implichi per l’incolumità della sua cospicua prole (e di tutti noi) la sua richiesta di “offensiva diplomatica sulla Russia”? E’ davvero ciecamente convinto che la NATO sia dalla parte del giusto e Russia e Cina siano completamente nel torto? Le menzogne sull’Iraq, il Kosovo e la Libia non gli hanno insegnato davvero nulla? Non abbiamo già compiuto abbastanza danni nel mondo? Non siamo già abbastanza detestati?

Il mio impegno non è mirato a scongiurare la guerra, perché sarebbe una pretesa a dir poco risibile, ma piuttosto, quando essa scoppierà, a far crollare il fronte interno il più rapidamente possibile (come con il Vietnam). Questo non lo faccio in nome della pace. Non sono un pacifista. C’è guerra e guerra. Questa guerra, come altre che l’hanno preceduta, è tremendamente sbagliata e il senatore, forse inconsapevolmente, assieme ai suoi colleghi, ci sta cacciando nel gorgo di un conflitto dalle ramificazioni colossali.

Alcuni punti che vanno capiti e che documento nei post linkati di seguito:

* Cina e Russia non hanno nulla da guadagnare da una guerra civile in Siria, l’Occidente e Israele sì;

* La Siria è l’anticamera dell’Iran, la sua destabilizzazione serve a completare l’accerchiamento dell’Iran, come previsto dai piani del pentagono di una decina di anni fa. C’è chi pensa che, cambiato il presidente degli Stati Uniti, cambiano anche gli obiettivi in politica internazionale. Chi pensa questo è molto ingenuo e sopravvaluta di molto la sovranità del presidente, sottovalutando drammaticamente l’autorità del Pentagono, che non è un istituto di carità o un’impresa umanitaria: è una macchina da guerra;

* Cina e Russia hanno sacrificato la Libia per guadagnare tempo, perché non era così strategica e perché era difficilmente difendibile, la Siria non sarà sacrificata;

* Gli Stati Uniti non stanno spostando la maggior parte della flotta nel Pacifico e schierando truppe a Darwin, in Australia, come gesto di benevolenza nei confronti della Cina;

* Arabia Saudita e Qatar, due dittature fondamentaliste e misogine nostre alleate (NB siamo in Afghanistan per combattere i talebani fondamentalisti e misogini), non armano e finanziano i guerriglieri che combattono Assad perché amano la democrazia. Se la amassero non avrebbero schiacciato con la forza le proteste nonviolente e pro-democratiche nel Bahrein;

* L’Occidente sa benissimo che ci sono centinaia di combattenti alqaedisti in Siria che attaccano le truppe regolari siriane, ma la cosa non sembra turbarli. Invece nello Yemen la presenza di alqaedisti serve a giustificare il regime autoritario filo-occidentale ed inviso alla popolazione (anche lì proteste soffocate nel sangue tra l’indifferenza dei media occidentali e brogli che danno risultati del 99% – manco in Bulgaria);

* È evidente che finché arriveranno armi (es. per nave dalla Libia passando per il Libano) e soldi ai guerriglieri fondamentalisti questi non avranno alcun incentivo a rispettare il cessate il fuoco previsto dal piano di pace Kofi Annan: la loro professione è il caos, la guerra; lo fanno da anni, ormai, come i mercenari, e non saprebbero che altro fare nella vita;

* È evidente che finché Sauditi e Iraniani continueranno a cercare di contrapporre sciiti (filo-iraniani) e sunniti (filo-sauditi) non ci sarà pace in Medio Oriente e men che meno in Palestina;

* Ogni massacro di civili viene imputato al regime a prescindere, perché i media occidentali riferiscono le dichiarazioni dei ribelli come se fossero la verità e ignorano sistematicamente qualunque incongruenza. Questa virtuale uniformità di giudizi e valutazioni dovrebbe far sospettare al cittadino un po’ più smaliziato che c’è qualcosa che non va. Gustavo Zagrebelsky (“Simboli al potere”, 2012, pp. 89-90) riesce, in poche righe, a definire con estrema precisione la questione centrale del nostro tempo: “Alla cementificazione del pensiero, all’espulsione delle alternative dal campo delle possibilità, all’omologazione delle aspirazioni, alla diffusione di modelli pervasivi di comportamento, di stili di vita e di status e sex symbol nelle società del nostro tempo, lavorano centri di ricerca, scuole di formazione, università degli affari, accademie, think-tanks, uffici di marketing politico e commerciale, in cui vivono e operano intellettuali e opinionisti che sono in realtà consulenti e propagandisti, consapevoli o inconsapevoli, ai quali la visibilità e il successo sono assicurati in misura proporzionale alla consonanza ideologica. La loro influenza sul pubblico è poi garantita dall’accesso a strumenti di diffusione capillari e altamente omologanti. Non è forse lì che, prima di tutto, si stabiliscono i confini simbolici del legittimo e dell’illegittimo, del pensabile e dell’impensabile, del desiderabile e del detestabile, del ragionevole e dell’irragionevole, del dicibile e dell’indicibile? Del vivibile e dell’invivibile? Da qui provengono le forze simboliche potenti che, fino a ora, cercano di tenere insieme le nostre società….come in una religione, per di più monoteista”.

* Le immagini delle proteste anti-Assad non hanno mai mostrato più di qualche decina di migliaia di persone, su una popolazione complessiva di 23 milioni di Siriani;

* In Egitto e Tunisia sono state le capitali a rappresentare il fulcro delle proteste. In Libia e Siria sono i bastioni del regime. Questa è la differenza sostanziale tra queste realtà. Le rivoluzioni scoppiano sempre nelle capitali, quella Siriana è iniziata a Daraa, a circa 10km dal confine meridionale della Siria, nei pressi di Libano ed Israele. La prova del fatto che non si trattava di normali civili insorti sta nel fatto che alla fine dei primi scontri sono rimasti sul campo più soldati regolari che ribelli;

* A Houla tutte le testimonianze riportate dai media occidentali parlavano di civili uccisi da bombardamenti siriani, mentre gli osservatori ONU hanno verificato che non c’era segno di bombardamenti. Questo video, secondo gli insorti, dimostra quel che è successo, ma non si vedono i fori delle esplosioni né si vedono detriti. Si vede invece un uomo che sta creando le esplosioni a beneficio di chi lo inquadra;

In quest’altro video, il bambino intervistato sta parlando del massacro di bambini come lui al quale in teoria ha assistito. Un tale “trauma” che la bambina accanto a lui si mette a ridere ed il cameraman è costretto a escluderla dall’inquadratura. Anche il bambino non pare per nulla traumatizzato. C’è un film, con Dustin Hoffman e Robert De Niro, che spiega molto bene quel che sta succedendo, s’intitola Wag the Dog. Solo che qui non è in gioco solo un’elezione presidenziale, ma la pace nel mondo;

* Paul Danahar, che copre il Medio Oriente per la BBC, ha constatato di persona che Sauditi e Qatarioti usano il loro controllo dei guerriglieri per infrangere i vari cessate il fuoco negoziati dalle Nazioni Unite. Per questo Kofi Annan ha chiesto di allargare il gruppo di interlocutori che proveranno a risolvere il conflitto;

* Seymour Hersh, reporter investigativo statunitense molto rispettato e vincitore del Pulitzer riferiva sul New Yorker, nel 2007,  che gli Stati Uniti erano coinvolti in operazioni clandestine contro l’Iran ed il suo alleato siriano attraverso il rafforzamento dei gruppi estremisti sunniti che sposano una visione militante dell’Islam e sono ostili all’America, incluso Al Qaeda;

* Intanto il nuovo governo libico ha vietato per legge ogni critica della rivolta del 17 febbraio (legge 37), ha amnistiato tutti i combattenti anti-Gheddafi responsabili di saccheggi, torture, crimini di guerra e crimini contro l’umanità denunciati da Amnesty International, Human Rights Watch e dall’ONU (legge 38). Oltre ad ostacolare ogni inchiesta indipendente su quel che sta succedendo nella Libia del dopo-Gheddafi:


“L’insurrezione, con buona pace del perenne interventista Garton Ash, non è mai stata una rivolta di massa, come confermano i migliori analisti del settore e almeno un sondaggio effettuato dagli accerrimi nemici di Assad, i qatarioti, ed è stata violenta fin dall’inizio, come in Libia, e diversamente da Tunisia, Egitto e Bahrein (cf. rapporto della Lega Araba sulla Siria). Il che dovrebbe far riflettere una persona che ha a cuore la propria coscienza ora, non al momento della morte. Una tale persona, se per di più credente, potrebbe anche informarsi dai missionari cristiani in Siria, riguardo alla storia della destabilizzazione della Siria.

Il senatore in questione è convinto che nessuno vuole l’intervento militare in Siria. Questa convinzione è falsa:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/31/loccidente-e-la-destabilizzazione-della-siria-1957-2011-articolo-del-guardian/

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/11/il-bilderberg-2012-decide-le-sorti-della-siria-e-del-mondo-articolo-del-guardian/

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/02/israele-la-destabilizzazione-del-medio-oriente-ed-il-neonazismo/

Questo Senatore della Repubblica ha delle precise responsabilità nei confronti di tutti gli Italiani, ad esempio la precisa responsabilità di usare una lingua straniera per informarsi di quel che succede nel mondo, a maggior ragione se rischiamo un conflitto mondiale con Russia e Cina. Non basta leggere degli articoli di quotidiani italiani per capire cosa sta succedendo in Medio Oriente. La vicenda libica ci ha mostrato che osservano selettivamente la realtà, per usare un eufemismo

Questo stesso senatore però non pare essersi informato neppure in quella circostanza, prima di caldeggiare l’intervento.Davvero è tutto così chiaro per il senatore in questione? Anche l’esito dell’intervento in Libia? E perché invece non lo è per i giornalisti di Al Jazeera? E perché i media italiani hanno ignorato il conflitto interno alla redazione di Al Jazeera?

Anche un inviato Mediaset in quell’area conferma che c’è qualcosa che non torna in quel che ci è stato detto.

Nutrono dubbi anche analisti che non sono mai stati complottisti.

Quel che mi irritta in special modo nel comportamento del suddetto senatore è che, nella sua veste di rappresentante delle istituzioni, ha il potere di cambiare le cose, un potere che quelli come me non hanno. Il fatto che lo usi con così tanta LEGGEREZZA, senza discernimento critico, nella convinzione manichea che Assad sia il Male assoluto e i suoi avversari (salafiti, alqaedisti, mujaheddin, ecc. ossia gente che se andasse al potere farebbe pulizia etnica) un male infinitamente minore o persino un bene, non è cosa che rassereni (avrebbe molto da imparare da Kofi Annan, che per il momento ha assunto una posizione molto più equilibrata).

Non sarò io a giudicare l’anima del senatore e neppure il “Padre Eterno”, che ci lascia liberi di sbagliare a nostro piacimento, autolesionisticamente. Sarà la storia a giudicare l’operato suo ed il mio e quello di chiunque altro abbia preso una posizione sulla questione o non l’abbia fatto quando era ancora in tempo per farlo.

Il caos siriano spiegato dai missionari (che non possono essere sospettati di complicità con Iran, Russi e Cinesi)

Damasco (Agenzia Fides) – Instabilità, insicurezza, violenza, massacri: lo scenario oggi in Siria è desolante. Secondo il “Consiglio Nazionale Siriano”, che guida l’opposizione, a Houla, in provincia di Homs, 88 persone, fra i quali civili e bambini, sono state uccise da bombardamenti dell’esercito regolare. Fonti di Fides raccontano un’altra versione: l’esercito regolare avrebbe colpito Houla, dove si sono rifugiati molti militanti salafisti e terroristi che avevano bruciato l’ospedale nazionale nella città, provocando molte vittime, e hanno poi usato i civili come scudi umani.
Il Nunzio Apostolico in Siria, S. Ecc. Mons. Mario Zenari, interpellato dall’Agenzia Fides, lancia un appello: “Questo massacro non è l’unico, speriamo sia l’ultimo. Chiediamo la fine di tali atrocità. Tutti i credenti, cristiani e musulmani, oggi sono chiamati a riscoprire le armi della preghiera e del digiuno, per riaccendere la speranza di un futuro di pace in Siria”.
Secondo fonti di Fides nella comunità cristiana, anche bande armate fuori controllo continuano a imperversare e colpire civili innocenti. Terroristi hanno fatto saltare in aria la casa di un alawita nel quartiere meridionale di Rableh, nei pressi di Qusayr, sempre nell’area di Homs. L’esplosione ha causato la morte di Youssef Airouti, il ferimento di sua moglie e di suo figlio, ma anche di Shibli Hallaq e di sua moglie Niamat Saadiyet, una coppia di cristiani di Qusayr, rifugiati a Rableh. Intanto a Homs la chiesa armena apostolica e la scuola annessa nel quartiere di Hamidia sono state sequestrate e occupate dai militari dell’Esercito di Liberazione Siriano, che usa gli edifici come alloggi e ospedali.
P. Romualdo Fernandez, frate francescano del Santuario di Tabbaleh, dedicato a San Paolo, a Damasco, commenta all’Agenzia Fides: “La gente è confusa e disorientata. Notizie di massacri si susseguono ma i responsabili non sono certi. C’è pessimismo perchè non si sa qual sarà il futuro. Vi sono critiche al regime ma anche ai ribelli dell’opposizione. Come cristiani partecipiamo alle sofferenza del popolo, provato dal conflitto. Operiamo per la pace e la giustizia, senza aderire ad alcuna fazione politica”. (PA) (Agenzia Fides, 26/05/2012)
http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=39181&lan=ita

Damasco (Agenzia Fides) – Dal “Giorno della dignità” al “Venerdì delle Armate dell’Islam”:sta tutto in questi due titoli, scelti per le manifestazioni dell’opposizione siriana, il sintomo di come la militanza islamica, wahabita e salafita, si sta facendo strada nelle file dei ribelli siriani. Come successo nelle esperienze della “Primavera araba” in Yemen, i dissidenti hanno scelto dare un titolo, ogni volta differente, alle manifestazioni di protesta di ogni venerdì. La prima giornata di protesta pubblica, nel marzo 2011, che inaugurò la rivolta, venne chiamata “Giorno della dignità” e indicava il desiderio di rinascita, di dignità, diritti e democrazia che c’è nei rivoluzionari.
A circa un anno dall’inizio delle sollevazioni popolari, come confermano fonti di Fides in Siria, la militanza islamica sta prendendo sempre più corpo: nella scelta del titolo per la manifestazione del 13 aprile scorso, operata tramite un sondaggio sul social network “Facebook”, nelle oltre 30mila risposte degli attivisti, il titolo più gettonato è stato a lungo “Venerdì delle armate dell’islam: salvezza della Siria”. Un chiaro segno di come, dalla base, stia crescendo una ideologia islamica che preoccupa tutte le minoranze religiose, inclusi i cristiani. Solo “sul filo di lana”, grazie all’intervento dei leader del “Consiglio della Rivoluzione Siriana”, la scelta è poi caduta sul nome “Una rivoluzione per tutti i siriani”.
La vicenda e l’inneggiare alle armate dell’islam da parte di tanti attivisti è segno evidente che l’opposizione siriana è divisa e che l’anima islamica whahabita e salafita, incoraggiata da forze esterne, sta prendendo piede”, commenta allarmata un fonte di Fides nella comunità cristiana in Siria. “Il pericolo è che il fondamentalismo islamico, foraggiato da paesi esteri, si impadronisca della rivoluzione siriana: allora sarebbe la fine per le minoranze etniche e religiose, che già stanno soffrendo molto in Siria, nochè per il pluralismo culturale e religioso che caratterizza la nazione siriana”. (PA) (Agenzia Fides 21/4/2012)
http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=38926&lan=ita

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DI MARINELLA CORREGGIA

sibialiria.org

L’opposizione siriana ripresa dai media sostiene che l’esercito ha usato artiglieria pesante contro il villaggio dopo una aver sparato su una manifestazione pacifica, e che in seguito degli assassini filo-Assad sarebbero andati nelle case a uccidere i bambini. Fra le tante domande, queste cinque si riferiscono a contraddizioni che inficerebbero la narrazione dei media internazionali e dell’opposizione siriana.

1. Cui prodest? A chi giova un simile massacro? Quale risultato ha avuto a livello internazionale? E’ evidentissimo. I media dicono che l’Onu accusa il governo siriano. Ma il generale Robert Mood capo degli osservatori Onu non l’ha fatto. E Navi Pillai, commissario ONU per i diritti umani, condanna il governo ma – come risulta perfino nel comunicato! Lo fa sulla basi di “unconfirmed news” (notizie non confermate) a proposito appunto degli assassini recatisi casa per casa.

2. I terribili video che circolano su youtube (http://www.youtube.com/watch?NR=1&v=7B2_iY9ALpg&feature=endscreen) e http://www.youtube.com/watch?NR=1&v=bLab9mIl750&feature=endscreen&skipcontrinter=1) mostrano i bambini ammassati in diverse ambientazioni, case o moschee. Dove sono stati trovati i bambini? Chi li ha trovati? Perché assassini mandati dal governo avrebbero dovuto lasciarli alla vista di tutti e degli osservatori? Secondo il centro di informazione cattolico Vox Clamantis che si trova a Qara, in Siria, i bambini e gli adulti sono stati uccisi in diversi luoghi e poi portati dai complici nella moschea per mostrarli agli osservatori e incolpare l’esercito.

3. Questo video (http://www.youtube.com/watch?v=-DhJoeorfDY&feature=related) mostra bambini morti, alcuni con i polsi legati, e la didascalia è “hanno legato le mani ai bambini prima di ucciderli”. Ma non è incredibile che un assassino si metta a legare le mani dei bambini prima di ucciderli in massa. Dunque le mani sono state legate dopo. Dunque c’è una componente di messinscena.

4. L’opposizione parla di bombardamenti. Ma nessun morto (bambini e adulti) sembra essere stato ucciso in tal modo: tutti mostrano di essere stati uccisi da breve distanza, uno per uno, non nel crollo di case o colpiti da armi pesanti. Non c’è polvere, non ci sono disintegrazioni di corpi, né macerie.

5. Non ci sono del resto video di bombardamenti governativi su Hulé. Né ci sono video – mi pare – di persone uccise nelle strade. C’è un video (arriva digitando “Hula massacre” su Google) che mostra uomini che corrono via nelle strade dopo rumori di spari, mentre qualcuno rimane a giacere per terra e viene poi portato via. Ma si vendono delle bandiere nazionali (rosse bianche nere), non dell’opposizione. Dove è stato girato e a chi si riferisce? (http://www.youtube.com/watch?v=o84kc_Y1Gfo)

Alcune altre considerazioni si trovano qui: http://www.rt.com/news/damascus-refutes-accusations-houla-massacre-339/

Marinella Correggia

Fonte: www.sibialiria.org

29.05.2012

L’FBI organizza e sventa la maggior parte degli attentati terroristici islamici sul suolo americano (ricerca della UCLA!)

 

Salvo tre eccezioni, tutti i complotti terroristici sul suolo americano dopo l’11 settembre 2001 sono stati organizzati grazie ad infiltrati FBI che hanno istigato, informato ed equipaggiato degli estremisti per poi sventare gli attentati.

Le eccezioni sono Najibullah Zazi, che quasi fece saltare in aria la metropolitana di New York nel settembre 2009; Hesham Hadayet Mohamed, un egiziano che ha aperto il fuoco contro la biglietteria El-Al all’aeroporto di Los Angeles e Faisal Shahzad, l’attentatore di Times Square.

http://www.motherjones.com/politics/2011/08/fbi-terrorist-informants

Perché una maggioranza di persone nel mondo non crede alla versione ufficiale dell’11 settembre?

Da notare che la percentuale degli scettici è cresciuta costantemente di anno in anno mentre il numero dei sondaggi sull’argomento è diminuito di conseguenza

Sondaggio YouGov in occasione dell’ennesimo anniversario del 9/11: 1 americano su 2 è scettico riguardo alla versione ufficiale dell’11 settembre. Il 46% pensa che la torre 7 abbia subito una demolizione controllata. Il 46% NON sa che è caduta anche una terza torre

Solo il 40% degli americani è pienamente soddisfatto della versione ufficiale dell’11 Settembre.

http://rethink911.org/news/new-poll-finds-most-americans-open-to-alternative-911-theories/#pagecontent

La risposta la trovate qui:

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In ogni inchiesta si parte dal basso, dai fatti, non dall’identificazione di un possibile mandante, che può essere difficile identificare. Partiamo da alcuni fatti, solo alcuni: il totale default della difesa aerea nordamericana in ben 4 episodi, l’insider trading dei giorni precedenti, la pressoché immediata attribuzione degli attentati ad Al Qaeda senza che ci fossero state rivendicazioni, il passaporto di Atta sopravvissuto a un impatto, un incendio, un crollo, nessuna inchiesta giudiziaria ma solo un’inchiesta amministrativa evidentemente pilotata. Di fronte a fatti del genere rifugiarsi nella versione ufficiale è solo l’istintiva reazione di difesa, prevista dai delinquenti che hanno perpetrato questo delitto, dei troppi che pensano: noooo, è troppo mostruoso per essere vero! Welcome to reality.
Riflessione di uno scettico

Far credere a milioni di persone che dei pivelli dediti all’alcool, alle droghe, alle spogliarelliste ed al gioco d’azzardo, decidano di unirsi ai fondamentalisti islamici di Al-Qaeda e, pur essendo incapaci di far volare decentemente un Cessna, riescano a colpire con precisione chirurgica 3 obiettivi su 4 nello spazio aereo meglio difeso del mondo pilotando dei giganteschi boeing – la spiegazione alternativa più plausibile è che i velivoli fossero teleguidati

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Il quotidiano britannico Guardian prende sul serio i complottisti: “History, documentation, facts. A respect for life, and a respect for truth. This is what I heard, over and over again, at this remarkable conference”.
http://www.guardian.co.uk/world/blog/2011/sep/12/9-11-symposium-charlie-skelton?INTCMP=SRCH.

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‎”Ricostruire le difese dell’America: strategie, forze, e risorse per un nuovo secolo”, Settembre 2000.
“nella convinzione che l’America dovrebbe cercare di preservare ed estendere la sua posizione di leadership globale mantenendo la superiorità delle forze armate USA”. “Inoltre, il processo di trasformazione [delle forze armate], anche se porterò cambiamenti rivoluzionari, facilmente sarà lungo, a meno che non avvenga un evento catastrofico e catalizzante – come una nuova Pearl Harbor”.
http://it.wikipedia.org/wiki/Progetto_per_un_nuovo_secolo_americano.http://webcache.googleusercontent.com./search?q=cache%3AlTLmLEvEfWQJ%3Awww.newamericancentury.org%2F&cd=1&hl=it&ct=clnk&gl=it.

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“l’attacco terroristico dell’11 settembre previsto e spiegato nel dettaglio oltre 6 mesi prima che avvenisse, nell’episodio pilota della serie Lone Gunman, uno spin-off (serie figlia) di X-Files: “il primo episodio, trasmesso il 4 MARZO 2001, racconta dell’organizzazione, ad opera di una parte del governo americano, di un autoattentato, al fine di giustificare una guerra e di conseguenza rinvigorire il mercato delle armi. L’attentato consiste nel telecomandare un aereo di linea verso il World Trade Center (un episodio molto simile a quello che accadrà circa sei mesi più tardi, l’11 settembre 2001)”
https://www.facebook.com/home.php?sk=group_216063445086439&view=doc&id=225536160805834

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POLITICI AMERICANI CHE NON CREDONO PIÙ ALLA VERSIONE UFFICIALE DELL’11 SETTEMBRE

Sono i presidenti della Commissione 911, un ex capo dell’antiterrorismo statunitense, il consigliere-capo della commissione 911, il presidente dell’inchiesta ufficiale del Congresso sull’11 settembre, nonché una pletora di agenti, non solo dell’FBI, citati da Richard Clarke.

Richard Clarke, l’ex zar dell’antiterrorismo americano, ha ammesso che i terroristi dell’11 settembre sono stati aiutati da elementi deviati del governo americano e da alcune figure dell’establishment saudita e ha fatto i nomi:

Qui una sintesi dell’evidenza raccolta dalle inchieste del Congresso americano che rafforzano la versione dei fatti di Clarke (sono tutti atti ufficiali riportati dalla stampa)

http://www.historycommons.org/timeline.jsp?timeline=complete_911_timeline&investigations:_a_detailed_look=911CongressionalInquiry

Il senatore Bob Graham pretende che si riapra l’inchiesta per stabilire il livello di complicità saudita e del governo americano:

http://www.huffingtonpost.com/bob-graham/911-saudi-arabia_b_1868863.html

Membri della Commissione sull’11-9 hanno notato che, “ il sospetto di cattivo comportamento [del Pentagono] divenne così profondo tra i 10 membri della Commissione che, in un incontro segreto alla fine del suo mandato nell’estate 2004, si discusse se riferire della questione al Dipartimento di Giustizia per un’indagine criminale” [17]. Il senatore Mark Dayton ha affermato che gli ufficiali del NORAD “ hanno mentito al popolo americano, hanno mentito al Congresso e hanno mentito alla vostra Commissione sull’11-9 in modo da creare una falsa impressione di competenza, comunicazione e protezione del popolo americano” [18].

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=4139

Per chi ha veramente voglia di informarsi:

http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/hani-hanjour-luomo-che-non-cera-11.html

http://www.amazon.com/Intelligence-Matters-Arabia-Failure-Americas/dp/0700616268

http://www.amazon.com/Disconnecting-Dots-How-Allowed-Happen/dp/0984185852

*****

gli architetti ed ingegneri dell’11 settembre (che ormai sono oltre 1500):
http://www.ae911truth.org/.

i piloti per la verità sull’11 settembre:
http://www.pilotsfor911truth.org/

ecco la lista di piloti ed ingegneri aeronautici civili e militari che non credono alla versione ufficiale sul Pentagono:
http://pilotsfor911truth.org/core.html

Poi ci sono gli accademici per la verità (ingegneri, matematici e consulenti per la difesa degli Stati Uniti e della Germania)
http://twilightpines.com//index.php?option=com_content&task=view&id=37&Itemid=35

che sono troppi ed hanno formato due gruppi. Questo è il secondo (chimici e fisici):
http://stj911.org/members/index.html.

Sono lieto di non essere ebreo e ce la metterò tutta per essere un giusto

di Stefano Fait

E lo spirito di Cesare, vagante in cerca di vendetta, con al suo fianco Ate uscita infocata dall’inferno, entro questi confini con voce di monarca griderà “sterminio!” e scioglierà i mastini della guerra, così che questa infame impresa ammorberà la terra col puzzo delle carogne umane gementi per la sepoltura.

William Shakespeare, Giulio Cesare, Atto 3, Scena 1

Bill Clinton è stato crocifisso per le bugie dette nella sua storia boccaccesca. Bush e Blair, per la guerra costruita su prove falsificate, no. Nessuno ne parla più. […] Hanno vinto la guerra, ma se l’avessero persa, loro, i loro consiglieri e gli affaristi che li spingevano, sarebbero davanti a una Corte penale internazionale.

Gustavo Zagrebelsky, “La felicità della democrazia: un dialogo”, 2011, p. 78.

Vari governi israeliani hanno pensato di poter controllare gli Stati Uniti grazie alla lobby sionista e a certe operazioni del Mossad. Netanyahu e gli altri falchi del suo governo sono forse gli ultimi a continuare a credere che sia così. Al contrario, Israele resterà solo e gli Ebrei saranno incolpati di tutte le conseguenze dell’armageddon, che includeranno anche lo sfacelo dell’economia globale. Occorre capire che quest’ultima era comunque condannata. Il forte rallentamento cinese è una “buona notizia”, perché consente alla Cina di mantenere una crescita sostenibile. Peccato che i mercati la pensino diversamente, che gli stessi dirigenti cinesi siano allarmati, perché temono rivolte di massa, e che la contemporanea contrazione dell’economia brasiliana sia una chiara indicazione di ben altre dinamiche. I continui, massicci interventi della Fed per tenere in vita la boccheggiante economia americana con la creazione di bolle sempre più grandi, destinate ad esplodere sempre più fragorosamente, sono presentati come “ripresa”:

http://www.rischiocalcolato.it/2012/03/marc-faber-la-fed-e-il-peggiore-previsore-economico-che-si-possa-immaginare.html

 “La Grecia è stata salvata e con essa l’eurozona”, ci spiegano, ma la realtà, ancora una volta, è molto differente:

http://mauropoggi.wordpress.com/2012/03/18/sapr-litalia-combattere-per-lautodeterminazione-della-grecia/#comment-54

https://versounmondonuovo.wordpress.com/category/crisi-generata/

Questi stessi analisti, naturalmente, si affanneranno a spiegarci che, se non fosse stato per la dissennatezza di Israele (cf. lobby sionista), tutto sarebbe andato bene. Gli Ebrei sono sempre un eccellente capro espiatorio. Per questo sono lieto di non essere ebreo.

NETANYAHU VUOLE LA SUA GUERRA GLORIOSA E L’AVRÀ

Il 5 marzo scorso il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è recato a Washington per portare a casa due risultati: il riconoscimento che il programma nucleare iraniano è il principale problema mondiale e il permesso di procedere con l’attacco preliminare. Tornato in Israele, ha dichiarato di esserci riuscito. Anche il quotidiano israeliano più severamente critico di Netanyahu, Haaretz, ha ammesso, in un editoriale, che è possibile che Netanyahu abbia ricevuto il benestare americano, in forma confidenziale:

http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/netanyahu-is-preparing-israeli-public-opinion-for-a-war-on-iran-1.418869

Finora ad Israele è sempre andata bene, ma questa volta il boccone è troppo grosso. Anche se gli andasse bene, le cose si metterebbero molto male, perché i suoi nemici si moltiplicherebbero, non solo in Iran e nel mondo arabo:

http://www.haaretz.com/print-edition/opinion/a-tale-of-success-and-darkness-in-iran-1.419272

Gli alti comandi dell’esercito hanno spiegato a Netanyahu che l’aviazione israeliana potrebbe ritardare di qualche mese, al massimo un anno, il programma nucleare iraniano: “Se riceveremo l’ordine, lo faremo, ma non abbiamo alcuna capacità di colpire il programma nucleare iraniano in modo significativo”:

http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,2105434,00.html

L’ordine arriverà, perché Netanyahu & co. vogliono regolare i conti contemporaneamente con Hamas, Hezbollah, l’Iran e la Siria:

http://www.haaretz.com/print-edition/news/israeli-official-iranian-military-experts-operating-in-gaza-sinai-1.419428

Iran e Siria, però, si trovano sotto la protezione russa e Putin – e con lui l’establishment russo e l’elettorato russo – ha espresso in termini inequivocabili la sua determinazione a non cedere di un millimetro. Per questo Israele si sta cacciando in un vicolo cieco, o forse in una trappola.

Lo sa bene Amos Oz, che ha interrotto il suo silenzio sulla politica israeliana per denunciare la testardaggine del suo governo:

“Invece di addivenire ad un accordo con l’Autorità palestinese, si stanno eccitando a vicenda all’idea di un attacco all’Iran. Un attacco all’Iran non sarà di grande utilità, perché non si può bombardare la conoscenza e non si può bombardare la motivazione, e gli iraniani hanno sia la conoscenza sia la motivazione per fabbricare armi nucleari. Anche se un attacco contro l’Iran rinviasse la costruzione di armi nucleari per un anno o due, farà crescere a dismisura il desiderio di usarle. Durante la prima guerra in Libano, [il primo ministro Menachem] Begin parlava di “Hitler nascosto in un bunker a Beirut”. A quel tempo scrissi un articolo intitolato “Hitler è già morto, signor Primo Ministro”. Quel che c’era scritto in quell’articolo ora lo indirizzo a  Netanyahu. Chi paragona l’Iran di oggi a Hitler, ed Israele ad Auschwitz, sta commettendo un atto che è anti-sionista e demagogico, incoraggia le persone a emigrare da Israele e dissemina isteria. Mi chiede se sono preoccupato? Non sono solo preoccupato. Ho paura. Vedo processi e tendenze che minacciano tutto quello che mi è più caro, e anche l’esistenza dello Stato di Israele”.

http://www.haaretz.com/weekend/magazine/amos-oz-i-get-up-in-the-morning-and-ask-what-if-1.418823

Fa molto bene ad essere spaventato. Il suo primo ministro eccita le folle dei fondamentalisti cristiani, che a loro volta esaltano il ruolo degli Ebrei d’Israele, perché senza di loro non ci sarebbe l’Armageddon ed il successivo ritorno del Messia. Vale la pensa di notare che questi stessi fondamentalisti credono che alla fine dei tempi (che giudicano molto prossima), gli Ebrei dovranno convertirsi o essere sterminati:

http://www.haaretz.com/print-edition/news/waiting-for-the-messiah-netanyahu-addresses-evangelical-christian-gathering-in-jerusalem-1.419432

OBAMA VUOLE LA SUA GUERRA GIUSTA E L’AVRÀ

Ultimamente un tema dominante dei media anglo-americani è l’insistenza con la quale Obama, Harper e Cameron sconsigliano Israele dall’attaccare l’Iran. Quel che potrebbe sfuggire all’opinione pubblica è che nessuno di loro ha detto che questa guerra non va fatta. La guerra, infatti, si farà. Israele è una “portaerei inaffondabile” in Medio Oriente, dal punto di vista statunitense (parole di un funzionario americano) e questa è la ragione per cui gli Stati Uniti hanno investito così massicciamente per potenziare la sua economia e il suo armamento. Dopo il crollo dell’impero britannico la creazione di Israele è servita a coprire un vuoto in quell’area così decisiva per l’egemonia globale. Perciò l’unica divergenza non riguarda se fare la guerra, ma quando farla. Quando il secondo canale israeliano riporta che i funzionari statunitensi hanno riferito di essere stati informati che la decisione di attaccare l’Iran è già stata presa, non fa dunque una rivelazione sconvolgente. L’incontro Obama-Netanyahu era puro teatro. Il 5 marzo non si è deciso niente: era già stato deciso tutto con largo anticipo. Ci si è limitati ad ufficializzare una decisione già presa: le potenze occidentali hanno già deciso di scatenare la Terza Guerra Mondiale e resta solo qualche incertezza sulla data. Israele pretende che inizi prima dell’estate, perché dopo quel periodo l’Iran riuscirà a mettere al sicuro i suoi impianti. Obama e Cameron vogliono attendere che l’opinione pubblica internazionale si convinca che tutte le strade sono state tentate e che l’Iran se le è cercate, senza farne una vittima. Se nel frattempo cade pure Assad, tanto meglio.

Ciò che è importante tenere a mente è che Obama non solo non ha detto ad Israele di non attaccare, ma non l’ha neppure minacciato di eventuali tagli ai finanziamenti o addirittura sanzioni nel caso in cui l’avesse fatto. Il dissenso, come lo stesso Obama ha ammesso, è solo di natura tattica, non strategica. Così Netanyahu se n’è tornato in patria con quella che considera carta bianca.

Di conseguenza, se Israele attaccherà preventivamente l’Iran in solitaria, anche Obama, Cameron, Harper e Sarkozy saranno responsabili di tutto quello che avverrà in seguito. Andrebbero processati e condannati assieme a Netanyahu e Barak per crimini contro l’umanità (cf. Zagrebelsky su Bush e Blair).

 

UCCIDERE I CIVILI IRANIANI PER POTERLI MEGLIO AIUTARE

I civili iraniani (e pachistani e indiani) che saranno uccisi dalle nubi radioattive non sono gli stessi che l’Occidente dovrebbe liberare dal dispotismo teocratico? Si deve ogni volta distruggere un paese per liberarlo? Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, Iran…Africa orientale?

http://www.nigrizia.it/sito/notizie_pagina.aspx?Id=9441&IdModule=1

I GIORNALISTI ISRAELO-AMERICANI E LA PROPAGANDA SIONISTA

Com’è possibile che l’opinione pubblica americana dia così tanto peso agli allarmismi e alla propaganda bellica di giornalisti come Jeffrey Goldberg, Ronen Bergman, David Gregory, Andrea Mitchell e Robert Siegel, che hanno tutti la doppia cittadinanza statunitense ed israeliana o, se non ce l’hanno, potrebbero ottenerla senza troppe difficoltà? Perché non dà lo stesso peso alle obiezioni di Glenn Greenwald, un altro giornalista ebreo americano che sta cercando di fare quel che moltissimi intellettuali ebrei hanno fatto nella storia, ossia servire lealmente il loro paese e la loro coscienza? Forse perché i media americani sono in combutta con i sionisti per spianare la strada all’intervento americano? Cosa succederà alle redazioni di questi media quando gli statunitensi capiranno di essere stati presi per i fondelli da uno staterello prussiano-spartano che fa il bullo con i più piccoli perché ha le spalle coperte dal fratello maggiore?

I GIOCHI OLIMPICI E LA MINACCIA TERRORISTICA

Brian Williams, giornalista direttore dell’NBC Nightly News (MSNBC) ha domandato al primo ministro britannico David Cameron se non sia incauto ospitare i giochi olimpici di Londra nel corso di una possibile azione militare israeliana contro l’Iran, suggerendo l’ipotesi di un attacco terroristico di rappresaglia in una città inglese. Cameron risponde: “ho molta fiducia nel fatto che li faremo qualunque cosa accada”.

Chi segue il mio blog sa che sospetto che l’attentato arriverà – e forse non solo nel Regno Unito – perché i leader dei paesi NATO hanno bisogno di un casus belli:

http://www.informarexresistere.fr/2011/12/23/operazione-northwoods-11-settembre-2001-falso-attentato-iraniano-del-2012/#axzz1pT9hf38H

http://www.informarexresistere.fr/2012/02/21/nella-malaugurata-evenienza-di-un-altro-11-settembre/#axzz1pT9hf38H

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