Frances Stonor Saunders, “La Guerra Fredda culturale. La Cia e il mondo delle lettere e delle arti”, Fazi, Roma, 2004

“In nome di che? Non delle virtù civili, ma dell’Impero”

di Guido Barbarigo

Recensione di Frances Stonor Saunders, La Guerra Fredda culturale. La Cia e il mondo delle lettere e delle arti, Fazi, Roma, 2004 (ed. originale Londra, 1999)

“Bel libro, questo dell’inglese Saunders. L’autrice racconta, con ricca documentazione (da cui abbiamo tratto anche il titolo) e stile gradevole, la storia di una parte delle operazioni culturali della CIA dal 1946 al 1970 circa: la parte relativa all’utilizzo in funzione anticomunista e antirussa di varii intellettuali progressisti, della sinistra non comunista o ex-comunista, a livello mondiale e nelle varie sezioni nazionali del cosiddetto Congresso per la libertà della cultura.
Non è possibile nemmeno tentare di riassumere la vasta messe di episodi relativi alle attività del Congresso, e nemmeno fare l’elenco completo dei nomi di coloro che in USA e in Europa vi furono più o meno pesantemente coinvolti. Fra i principali (alcuni fra l’altro sono già noti): Arthur Koestler, James Burnham, Isaiah Berlin, Raymond Aron, Denis de Rougemont, André Malraux, Jean Cocteau, Mircea Eliade, Salvador de Madariaga, Hannah Arendt, Bertrand Russell, Michael Polanyi, George Orwell, Czeslaw Milosz, Jason Pollock. E in Italia, sotto l’egida della rivista Tempo Presente (e non solo): Ignazio Silone, Nicola Chiaromonte, Benedetto Croce, Altiero Spinelli, Enzo Forcella, Adriano Olivetti, Mario Pannunzio, Ferruccio Parri, Primo Levi, Italo Calvino, Eugenio Montale, Vasco Pratolini, Libero del Libero, Ugo La Malfa, Nicolò Carandini, Francesco Compagna, Giuseppe Romita, Gaetano Martino, Tristano Codignola, eccetera eccetera.

Più interessanti sono gli aspetti per così dire strutturali della vicenda, intesa come modello operativo. In primo luogo, si deve dare atto a Bill Donovan, l’indimenticato capo dell’OSS, di autentiche virtù di reclutatore. Praticamente, la squadra CIA che segue l’operazione è prevalentemente composta di uomini da lui selezionati e provati durante la guerra mondiale: i due Dulles, Arthur Schlesinger, John McCloy, James Jesus Angleton, George Kennan, Irving Kristol, Melvin Lasky, Michael Josselson (che del Congresso per la libertà della cultura fu l’anima), Tom Braden, il cui scanzonato cinismo alla fine si attira le simpatie del lettore. Tutti professionisti del miglior livello, dotati di notevole sensibilità intellettuale e di una capacità organizzativa a tutta prova – tale da permettere alla CIA di intervenire in ogni campo della cultura.

Qualche esempio. 1984 di Orwell, Buio a mezzogiorno di Koestler, I machiavellici di Burnham non avrebbero avuto la risonanza che ebbero senza le cure assidue del Congresso. Forse non ci sarebbe stata Radio Free Europe. L’Europa non sarebbe stata invasa dall’astrattismo pittorico di Pollock e sodali, la Boston Symphony Orchestra non avrebbe conosciuto i fasti del successo internazionale, non avremmo avuto un così spiccato interesse per la musica contemporanea (Luigi Nono compreso), e la storia del cinema sarebbe stata alquanto diversa.

In secondo luogo, è interessante notare come su quel tavolo le posizioni eccessivamente di destra o ferocemente anticomuniste (alla Koestler e alla Burnham, per intendersi), non fossero assolutamente gradite. L’operazione, nella sua durata più che ventennale, era diretta a sedurre gli opinion leaders e le “masse” in modo da creare un progressismo non comunista, anche a livello politico e sindacale – non un anticomunismo forcaiolo. Non a caso Burnham fu da noi girato alle Edizioni del Borghese, assieme al più mite de Madariaga, e in bella compagnia col vice di Johnson, Spyro Agnew, ed altri personaggi del genere (il catalogo di qualche decennio fa delle predette edizioni è un vero florilegio di certo anticomunismo para-neofascista nostrano e delle sue liason dangereuses). Non a caso il maccartismo creò alla CIA e al Congresso sempre e soltanto problemi.

In terzo luogo, la struttura organizzativa, il sistema di reclutamento e quello di finanziamento (benissimo descritte dall’autrice) sono un vero classico, soprattutto per l’utilizzo fatto delle fondazioni (Ford, Rockefeller, eccetera eccetera), in modo che la CIA non comparisse mai direttamente, e al tempo stesso avesse sempre un suo uomo nei punti di controllo critici. Ah, va precisato che quando si dice CIA si arriva direttamente alla Presidenza USA: quindi Truman, Eisenhower, Kennedy, Johnson erano al corrente per quanto di loro competenza (cioè molto), insieme al Dipartimento di Stato, peraltro presidiato da personaggi del calibro di John Foster Dulles, il fratello del più celebre Allen, direttore della CIA: ambedue ex-OSS, ovviamente.
In ultimo è di grande interesse la fine del Congresso e delle multiformi attività culturali ad esso collegate. Tutto comincia, anzi finisce, con un’inchiesta della rivista radicale americana Ramparts. Inchiesta talmente dettagliata da far pensare, a livello di quasi certezza, che le informazioni siano state rese accessibili dalla stessa CIA, o meglio da quel gruppo di suoi strateghi che non ritenevano più interessante una sinistra non comunista. La Saunders non inquadra bene il momento (è il 1966): ma se pensiamo ad alcuni eventi successivi (golpe dei colonnelli in Grecia, 1967; avvio della strategia della tensione in Italia, 1969; golpe in Cile, 1971; terrorismo e caso Moro, 1974 e anni successivi), nonché alla situazione in Vietnam e a quella in Medio Oriente, ci sono pochi dubbi che il Congresso fu liquidato perché non serviva più ad una linea di condotta orientata, almeno nei teatri citati, a forme di gestione più – come dire? – incisive.

Va anche detto che i protagonisti della vicenda furono riassorbiti o riciclati in posizioni di tutto comodo, salvo quelli ormai troppo noti, o incapaci di riallinearsi nel quadro di una diversa strategia. Resta anche il fatto che alcuni di essi ebbero singolari, penose vicende cliniche, turbe psichiche assortite e tendenze suicide (realizzate) – vai a capire se logorati dai conflitti di coscienza, dai troppi alcolici e da un tenore di vita pingue ma frenetico, dagli psicofarmaci o da altro.

Imbecilli o ipocriti? – si chiede reiteratamente la Saunders, quando commenta le dichiarazioni di stupore sulla circostanza di essere pagati dalla CIA da parte dei varii collaboratori del Congresso, allorché il giocattolo si ruppe. L’autrice propende – prove alla mano – per l’ipocrisia. Oddìo, c’è anche una certa dose di imbecillità, abbastanza tipica degli intellettuali, nel senso che se è vera la scultorea massima di sir Stuart Graham Menzies, capo dell’Intelligence britannica nell’ultima guerra mondiale – “Intelligence is the business of gentlemen” – è vero che pur sempre di business si tratta, e che quindi è bene sapere che, quando non si serve più, si è, per così dire, serviti. E questo è il caso migliore, perché poi c’è sempre Musil a ricordarci che il funzionario che non funziona più è, logicamente, de-funto.

Vogliamo sottolineare che la Saunders si richiama esplicitamente ad un metodo prosopografico e di ricostruzione delle reti di amicizie: il che le consente di delineare piuttosto bene la sostanziale compattezza e durata della dirigenza USA, la sua consapevolezza, la natura e la qualità del dibattito interno, le modalità di selezione e di cooptazione del personale – insomma, un bello spaccato di una élite molto organica e programmaticamente convinta di dover interpretare, letteralmente, il ruolo dei guardiani platonici al vertice del nuovo impero romano.

Per finire, qualche parola sulla prefazione, molto interessante per alcuni fatti citati, di Giovanni Fasanella. Abbiamo qualche difficoltà a condividere il suo atteggiamento mentale, quando dice che gli obiettivi (la sconfitta del comunismo) erano giusti, e i metodi invece no. Intanto, va messo in chiaro che la classe dirigente americana era pienamente consapevole, fin dal 1949, che non esisteva nessun piano comunista di dominio del mondo e che, anche se fosse esistito, la Russia non aveva i mezzi per attuarlo (si veda al riguardo la nota 39 al cap.6, sugli esiti del progetto Jigsaw). E poi, se gli obiettivi erano giusti, a che discutere di mezzi? Vogliamo perpetuare l’eterna discussione sulla democrazia protetta, ovvero sul fatto che alla democrazia, per difendersi, non sarebbe lecito impiegare gli stessi mezzi usati dalle dittature?

Francamente, sembra un problema di lana caprina, a parte il caso di crimini che sono tali comunque, democrazia o non democrazia. Ma – ci chiediamo – che doveva, anzi, che deve, meglio ancora: che cosa ci si aspetta che faccia un paese consapevole (nel 1946 come adesso) di essere l’unica vera superpotenza, e per di più convinto di avere raggiunto tale status per la propria intrinseca superiorità in quanto civiltà umana? Ovviamente, che faccia di tutto per rimanere tale il più a lungo possibile. La guerra culturale è un mezzo eccellente per un simile fine. E i problemi di accesso a certe fonti che la Saunders denuncia (a cominciare dalle registrazioni di Radio Free Europe prima e durante l’insurrezione ungherese del 1956), nonostante il Freedom of Information Act, sono del pari mezzi adeguati.

Il vero problema non è la contraddizione interna fra democrazia e mezzi per difenderla, fatti salvi gli eccessi sanguinosi e sanguinari. Fin quando la sinistra europea continuerà su questa strada, non riuscirà mai ad elaborare una seria diagnosi della situazione e quindi nemmeno una seria alternativa.
Il vero problema è, molto semplicemente, che quella angloamericana (nelle sue due versioni) non è più da molto tempo una democrazia, ma una sorta di repubblica aristocratica, con buoni meccanismi di rinnovamento per cooptazione della classe dirigente. Una repubblica aristocratica ben decisa a prolungare il proprio dominio, che ha origini ideologiche assai precise, di cui la teoria del destino manifesto è solo una delle più risalenti ed esplicite espressioni – ma non certo la sola.

Insomma, fin quando si rimane nell’equivoco di riconoscere al mondo angloamericano il titolo di democrazia per eccellenza, non si verrà mai a capo di nulla. Si potrà pensare qualcosa di nuovo solo quando si capirà che la democrazia angloamericana è da un bel pezzo solo un mezzo, in sé stesso quasi formale ma alquanto efficiente, per tutt’altri scopi: in modo assolutamente coerente, e in genere anche con linee strategiche definite ed attuate in maniera piuttosto professionale.

Tra l’altro, rimanere in questo equivoco nell’anno del Signore 2004 dimostra che fra le vittime della guerra culturale della CIA possiamo includere, fra i tanti, anche Fasanella. In tal senso, mai fu scritta presentazione più pertinente e significativa del cronico e persistente fallimento della sinistra europea nel pensare una nuova democrazia, e della solida vittoria statunitense in quella guerra culturale che si depreca.

Un libro proprio da leggere, insomma, adatto anche a non specialisti perché adeguatamente annotato. Un libro in cui non si fa troppa fatica a vedere un modello d’azione tuttora in essere, anche se sono cambiati l’avversario, i nomi dei protagonisti, alcuni dei mezzi impiegati, certe tecniche operative, con buona pace di quei commentatori della grande stampa che (imbecilli o ipocriti? – per dirla con la Saunders) qualche tempo fa cadevano dalle nuvole quando gli USA hanno ripreso espressioni tipo “la battaglia delle idee”.

Riguardo a questi sviluppi più recenti, naturalmente, aspettiamo fiduciosi la puntata successiva”.

APPROFONDIMENTI SUL VERSANTE ITALIANO:
http://www.eurasia-rivista.org/cogit_content/articoli/EkppVVlEpFJBzpSaEW.shtml

La Cia finanziò abbondantemente l’Espressionismo astratto. Obiettivo dell’intelligence Usa, sedurre le menti delle classi lontane dalla borghesia negli anni della Guerra Fredda. Fu proprio la Cia a organizzare le prime grandi mostre del “new american painting”, che rivelò le opere dell’Espressionismo astratto in tutte le principali città europee: “Modern art in the United States” (1955) e “Masterpieces of the Twentieth Century” (1952).

http://www.repubblica.it/speciali/arte/recensioni/2010/11/11/news/cia_mecenate_dell_espressionismo_astratto-8997066/

Jacques Attali, “Domani chi governerà il mondo?” (2012) – estratti

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Jacques Attali, domani chi governerà il mondo? Roma: Fazi, 2012

10: per fare questo servirà un governo mondiale, che dovrà assumere una forma molto simile ai sistemi federali di oggi; l’Unione Europea ne rappresenta senz’altro il miglior laboratorio. Lasciando ai governi delle nazioni il compito di assicurare il rispetto dei diritti specifici di ciascun popolo e la protezione di ogni cultura, questa amministrazione si farà carico degli interessi generali del pianeta e verificherà che ogni nazione rispetti i diritti dei cittadini dell’umanità. La sua nascita sarà il risultato di un processo caratterizzato da un gigantesco caos economico, monetario, militare, ambientale, demografico, etico, politico; o, invece, meno probabilmente, avverrà semplicemente al posto di questo caos…sarà un governo totalitario o democratico, a seconda di come si instaurerà.

19-20: bisognerà senza dubbio attendere che catastrofi di ordine finanziario, ecologico, demografico, sanitario, politico, etico, culturale, come quella del Giappone nel marzo 2011, facciano capire agli uomini che i loro destini sono comuni. Essi prenderanno allora coscienza delle minacce sistemiche che hanno di fronte. Realizzeranno che il mercato non può funzionare correttamente senza uno Stato di diritto mondiale, che lo Stato di diritto non può essere applicato senza uno Stato, e che uno Stato, anche se mondiale, non può durare se non è realmente democratico.

20: come evitare che questa struttura sia la semplice ratificazione della nuova onnipotenza di qualcuno, nazioni o imprese, che tenta di imporre a tutti gli altri una nuova forma di totalitarismo, nel momento in cui gli ultimi popoli sottomessi si liberano.

22: sarà dotato di un parlamento, di partiti, di un’amministrazione, di giudici, di forze di polizia, di una banca centrale, di una moneta, di un sistema di welfare, di un’autorità delegata al disarmo e di un’altra delegata al controllo della sicurezza del nucleare civile, e di un insieme di contropoteri.

22: piano più modesto e pragmatico: per evitare il disastro, basterebbero alcune riforme, quali la fusione del G20 con il Consiglio di sicurezza della Nazioni Unite, ponendo sotto la sua autorità tutte le organizzazioni di competenza mondiale, come il FMI e la Banca Mondiale, e sottoponendo l’insieme al controllo dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Un simile trattato sta in due righe. Può essere adottato in una giornata. Alcuni lo vivranno come un’opprimente dittatura globale. È verosimile che, se votasse oggi, gran parte dell’umanità vi si opporrebbe, mentre voterebbe senza dubbio un testo generale che affermi l’unità e la solidarietà della specie umana, o che arrivi persino a reclamare la costituzione degli stati generali del mondo. È dunque da qui che bisognerà cominciare.

284: ASTEROIDI: il pianeta è stato in passato colpito da asteroidi e lo sarà di nuovo in futuro. Anche qui, non si vede come i governi e le istituzioni internazionali attuali potrebbero far fronte a tale minaccia, alla quale nessuno si sta preparando seriamente.

289: In risposta ai rischi sistemici mondiali, si vedrà in particolare crescere un’ideologia ecologica planetaria che raccomanda la riduzione della produzione per diminuire il consumo di energia e attenuare i rischi d’inquinamento, imponendo restrizioni in tutti i settori in nome della frugalità e dei vantaggi a lungo termine. Dall’altra parte, un’ideologia religiose – o più d’una – tenterà anch’essa di imporre regole conformi alle esigenze di un aldilà dove risiederà, secondo quanto sostiene, l’unica speranza di salvezza. Queste due ideologia fondamentaliste, ecologica e religiosa, convergeranno: l’una e l’altra affermeranno che il destino degli uomini è già scritto e che il vero padrone del mondo – la Natura o Dio – è altrove. L’una e l’altra, alla ricerca della purezza, denunceranno l’Occidente. L’una e l’altra sosterranno di pensare alla felicità degli uomini in termini di prospettiva. Potrebbe anche emergere un giorno un’ideologia che metta insieme le due dottrine: un fondamentalismo allo stesso tempo religioso ed ecologico. Un ossimoro, come lo fu il nazionalsocialismo. Già ha fatto la sua comparsa in Brasile, dove si sta sviluppando un fondamentalismo evangelico eminentemente interessato alla tutela dell’ambiente. Inoltre, nel 2002, Osama Bin Laden, nella sua “Lettera all’America”, accusò gli Stati Uniti di distruggere la natura più di qualsiasi altra nazione, con l’emissione di gas a effetto serra e la produzione di rifiuti industriali. Nel gennaio del 2010, sosteneva che “tutte le nazioni occidentali” sono colpevoli del cambiamento climatico. Nell’ottobre dello stesso anno, ribadiva che le vittime del cambiamento climatico sono più numerose di quelle delle guerre.

292: tale governo non sostituirà quelli nazionali. Questi veglieranno, quando saranno in grado di farlo, sui diritti specifici, sull’identità culturale di ogni popolo. Il governo del mondo si occuperà degli interessi generali del pianeta, che possono anche divergere da quelli di ogni singola nazione; verificherà che ogni Stato rispetti i diritti di ciascun cittadino e vigilerà per impedire il propagarsi di rischi sistemici mondiali. Permetterà di evitare sia il potere di uno solo sia l’anarchia di tutti.

293: catastrofi ecologiche e crisi economica, l’accrescimento del potere di un’economia criminale, l’incombere della caduta di un meteorite, la virulenza di un movimento terroristico potrebbero, alla fine, spingere i governi democratici del mondo a unire le loro forze.

304-305: BENI COMUNI E CITTADINANZA MONDIALE: ogni essere umano deve disporre di una “cittadinanza mondiale”. Nessuno deve più essere “apolide”. Ciascuno deve sentirsi a casa propria sulla terra. Chiunque deve avere il diritto di lasciare il proprio paese d’origine e di essere accolto, almeno temporaneamente, in qualsiasi altro luogo. Ogni essere umano deve avere diritto a un insieme di beni universali: l’aria, l’acqua, i prodotti alimentari, la casa, le cure, l’istruzione, il lavoro, il credito, la cultura, l’informazione, un reddito equo per il suo lavoro, la protezione in caso di malattia o di invalidità; l’eterogeneità del modo di vivere, la vita privata, la trasparenza, la giustizia, il diritto di emigrare e quello di non farlo; la libertà di coscienza, di religiose, d’espressione, di associazione; la fraternità, il rispetto dell’altro, la tolleranza, la curiosità, l’altruismo, il piacere di dare piacere, la felicità nel rendere gli altri felici, la molteplicità delle culture e delle concezioni di benessere.

305: tutte le leggi mondiali e tutti i trattati internazionali esistenti saranno raccolti in un Codice mondiale che avrà un valore giuridico superiore a quello delle costituzioni nazionali.

307: un’Assemblea mondiale, con l’incarico di rappresentare gli interessi di ogni cittadino; un Senato delle nazioni, con il compito di rappresentare l’interesse dei singoli Stati; una “Camera della pazienza” impegnata a rappresentare le generazioni future e il resto del regno dei viventi.

308: la Camera della pazienza dovrà riflettere in particolare su progetti di amplissimo respiro, come sviluppare l’altruismo e la gratuità, contrastare il cambiamento climatico di origine antropica, immaginare nuovi modi di bere, di nutrirsi, di respirare, di vivere sott’acqua o a temperature estreme, di colonizzare l’universo o di “sopravvivere”, trasformandosi geneticamente per diventare capaci di affrontare condizioni radicalmente diverse.

310: METEORITI: sarà anche messa in campo una forza di difesa e di prevenzione per difendere la terra dalla caduta di meteoriti

312: una moneta unica mondiale, sul modello del Bancor proposto da J.M. Keynes

322-323: una federazione può anche crollare quando il collante della paura smette di tenere uniti i popoli…la prima battaglia deve avere come obiettivo una presa di coscienza dell’umanità sul perché della sua esistenza e sui pericoli che gravano su di essa…deve fare in modo che ognuno prenda coscienza della sua appartenenza a una precisa specie vivente e della necessità di proteggerla.

324: questa presa di coscienza verrà dall’azione di quelli che si interessano al futuro del mondo e che ho chiamato altrove “ipernomadi”: militanti di associazioni, giornalisti, filosofi, storici, funzionari internazionali, diplomatici, attivisti di movimenti internazionalisti, mecenati, protagonisti dell’economia internazionale, dell’economia virtuale e dei social network, creativi in qualsiasi campo, ecc.

326: METEORITI: telescopi ottici sono in grado di individuare il più piccolo meteorite da uno a sei mesi prima dell’eventuale impatto, precisando il luogo con alcune settimane d’anticipo. È possibile attivare un’organizzazione mondiale efficiente: un sistema di osservazione efficace dovrebbe seguire 500mila asteroidi e conoscere le loro orbite almeno quindici anni prima della loro eventuale caduta. Per arrivare a questi risultati, basterebbe coordinare i due sistemi esistenti di sorveglianza automatizzata di questi corpi celesti: il Sentry, creato dalla NASA, e il suo equivalente italiano, il NEODyS. Insieme contano un numero considerevole di telescopi al suolo e nello spazio, che analizzano le orbite e i probabili punti d’impatto.

332: METEORITI: infine, per ridurre la minaccia di impatto di meteoriti, l’azione più efficace dovrebbe essere quella di mettere insieme i quindici paesi che hanno realmente i mezzi scientifici, umani e tecnici utili. Una volta individuato l’eventuale impatto, questo gruppo dovrà valutare il livello di rischio sistemico mondiale sulla Scala di Torino. Se il rischio sarà considerato grave, bisognerà organizzare due missioni: una per osservare la struttura dell’oggetto, l’altra, se necessario, per deviarlo; se il meteorite raggiungerà più di quattrocento metri di diametro, sarà necessaria un’esplosione nucleare. Bisognerà reagire molto prima di disporre di un’analisi affidabile sulla probabilità che raggiunga il nostro pianeta. Converrà agire nel momento in cui ci sia più di una possibilità su dieci che l’impatto avvenga, creando un cratere di più di quaranta metri di diametro. Bisognerà prendere in media una decisione di questo genere ogni dieci anni. Tale processo decisionale esige una notevole preparazione. L’Association of Space Explorers e l’International Panel on Asteroid Threat Mitigation stimano che bisogna mettere a punto entro dieci anni una rete di sorveglianza, di meccanismi decisionali e di mezzi d’azione di questo tipo.

335: Il FMI diventerebbe l’equivalente del Ministero delle Finanze del mondo…La Banca Mondiale diventerebbe il finanziatore dei beni pubblici mondiali e il principale attore della crescita globale.

CHI SI OCCUPA DELL’ORDINE MONDIALE? 336: una NATO allargata. Attali la chiama Alleanza per la Democrazia: “Questa Alleanza rivendicherà il proprio dovere d’ingerenza nelle dittature, dotandosi di mezzi per aiutare le popolazioni sottomesse a instaurare governi democratici nei rispettivi paesi…Fino a quando tutte le nazioni non saranno democrazie, l’Alleanza per la democrazia potrà trovarsi in concorrenza, o anche in contrasto, con il Governo del mondo. Se, un giorno, il mondo sarà costituito solo da sistemi di governo democratici, l’Alleanza diventerà il braccio armato del Governo planetario a avrà il ruolo di proteggerli”

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