La luce nera in fondo al tunnel

 

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E’ proprio come la medicina medievale: salassavano i pazienti per curare i loro malanni, e quando il sanguinamento li faceva star peggio, li salassavano ancora di più.

Paul Krugman, NYT, dicembre 2012

FINLANDIA – recessione

http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=201212051014108874&chkAgenzie=TMFI

FRANCIA – recessione

http://www.agi.it/economia/notizie/201212100903-eco-rt10027-francia_banca_centrale_prevede_recessione_a_fine_2012

GERMANIA – contrazione nel quarto trimestre.

http://it.reuters.com/article/itEuroRpt/idITL5E8NA1L820121210

Su base annua la produzione industriale tedesca ha registrato ad ottobre un calo del 3,7%.

http://www.borsainside.com/mercati_europei/2012/12/42241-crisi-la-produzione-industriale-tedesca-crolla-ad-ottobre.shtm

PAESI BASSI – contrazione dell’1,1%

http://www.tradingeconomics.com/netherlands/gdp-growth

AUSTRIA E DANIMARCA – crescita dello 0,1%

http://articles.economictimes.indiatimes.com/2012-11-30/news/35483426_1_growth-forecast-gdp-forecast-growth-view

REGNO UNITO – in recessione fino alle Olimpiadi, si prevede una ricaduta nella recessione

http://www.telegraph.co.uk/finance/festival-of-business/9620479/Accuracy-of-UK-GDP-data-worse-than-China-says-Jim-ONeill.html#

POLONIA – crescita quasi dimezzata

http://www.bloomberg.com/news/2011-11-28/poland-s-2012-2013-gdp-growth-forecasts-cut-to-2-5-by-oecd.html

ITALIA

Più di un miliardo di ore in 9 mesi…gli ultimi dati dell’Inps sulla cassa integrazione guadagni (cig), che è tornata ai livelli del 2010: l’anno nero della crisi economica internazionale….Una situazione simile si registra anche per gli altri due ammortizzatori sociali che, oltre alla cig, vengono erogati nel nostro paese, cioè i sussidi ordinari di disoccupazione e gli assegni di mobilità. Per questi ultimi, a ottobre, si sono registrate oltre 17mila richieste, con una crescita di ben il 67% rispetto al mese precedente. Per i sussidi alla disoccupazione, invece, da gennaio a novembre del 2012 sono state presentate 1 milione e 146mila domande, con un incremento del 16% rispetto ai primi 10 mesi del 2011.

http://economia.panorama.it/lavoro/cassa-integrazione-record

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Luciano Gallino, La strada da seguire per creare più lavoro, La Repubblica, 03/11/2012.

Sotto il profilo economico, quasi tre milioni di disoccupati comportano una riduzione del Pil potenziale dell’ordine di 70-80 miliardi l’anno… Quanto al rischio politico, qualcuno dovrebbe ricordarsi che uno dei fattori alla base dell’ascesa del fascismo e ancor più del nazismo è stata la disoccupazione di massa. E la capacità di ridurla mostrata da tali regimi dopo la crisi del ’29 è una delle ragioni del sostegno popolare di cui hanno goduto fino alla guerra che li ha abbattuti.

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Luciano Gallino, Sulla crisi pesano i debiti delle banche, La Repubblica, 30/07/2012.

IL 20 luglio la Camera ha approvato il “Patto fiscale”, trattato Ue che impone di ridurre il debito pubblico al 60% del Pil in vent’anni. Comporterà per l’Italia una riduzione del debito di una cinquantina di miliardi l’anno, dal 2013 al 2032. Una cifra mostruosa che lascia aperte due sole possibilità: o il patto non viene rispettato, o condanna il Paese a una generazione di povertà.

[…]

la crisi è nata dal fatto che le banche Ue (come si continuano a chiamare, benché molte siano conglomerati finanziari formati da centinaia di società, tra le quali vi sono anche delle banche) sono gravate da una montagna di debiti e di crediti, di cui nessuno riesce a stabilire l’esatto ammontare né il rischio di insolvenza. Ciò avviene perché al pari delle consorelle Usa esse hanno creato, con l’aiuto dei governi e della legislazione, una gigantesca “finanza ombra”, un sistema finanziario parallelo i cui attivi e passivi non sono registrati in bilancio, per cui nessuno riesce a capire dove esattamente siano collocati né a misurarne il valore. La finanza ombra è formata da varie entità che operano come banche senza esserlo. Molti sono fondi: monetari, speculativi, di investimento, immobiliari.

[…]

La finanza ombra è stata una delle cause determinanti della crisi finanziaria esplosa nel 2007. In Usa essa è discussa e studiata fin dall’estate di quell’anno. Nella Ue sembrano essersi svegliati pochi mesi fa. Un rapporto del Financial Stability Board dell’ottobre 2011 stimava la sua consistenza nel 2010 in 60 trilioni di dollari, di cui circa 25 in Usa e altrettanti in cinque paesi europei: Francia, Germania, Italia, Olanda e Spagna. La cifra si suppone corrisponda alla metà di tutti gli attivi dell’eurozona. […]. Nella sua genesi le banche europee hanno avuto un ruolo di primissimo piano a causa delle acrobazie finanziarie in cui si sono impegnate, emulando e in certi casi superando quelle americane. Ogni tanto qualche acrobata cade rovinosamente a terra; tra gli ultimi, come noto, vi sono state grandi banche spagnole. Frattanto in pochi mesi i governi europei hanno tagliato pensioni, salari, fondi per l’istruzione e la sanità, personale della PA, adducendo a motivo l’inaridimento dei bilanci pubblici. Che è reale, ma è dovuto principalmente ai 4 trilioni di euro spesi o impegnati nella Ue al fine di salvare gli enti finanziari: parola di José Manuel Barroso.

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La gestione del welfare è un bottino che fa gola ai privati. Le imprese, con la complicità dei governi europei, puntano a mercificare lo stato sociale e la spesa pubblica. Per loro parliamo di 3mila 800 miliardi l’anno di merci da comprare e da vendere, non più servizi da erogare.

http://pubblicogiornale.it/politica/i-tecnici-non-esistono-parola-di-luciano-gallino/

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«Le manovre tecniche hanno creato recessione»

Pubblicato da: Vladimiro Giacchè il 03 ottobre 2012 alle 04:58

I magistrati della Corte dei Conti hanno esaminato la Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza e hanno sottolineato con la matita blu la dubbia efficacia delle politiche governative e i loro sicuri effetti negativi sulla crescita del nostro Paese.

Per quanto riguarda gli effetti negativi, non hanno dovuto faticare molto. Come giustamente rilevano in apertura della loro relazione, infatti, «sul fronte delle prospettive economiche, il peggioramento rispetto all’aprile scorso appare assai netto e, per l’Italia, drammatico».

[….]

«secondo gli stessi parametri offerti dal documento governativo, quasi due terzi della riduzione del pil devono essere imputati alle dimensioni e alla composizione della mano- vra complessiva della finanza pubblica attuata a partire dall’estate 2011».

[…]

Il calo del prodotto comporta un peggioramento delle entrate fiscali.

http://pubblicogiornale.it/economia-2/corte-dei-conti-le-manovre-tecniche-hanno-creato-recessione/

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«Al punto in cui siamo, le politiche adottate per risolvere la crisi dell’eurozona stanno facendo più danni di qualunque cosa possa aver causato originariamente quei problemi». Con queste parole l’editorialista del Financial Times Wolfgang Münchau ha salutato giorni fa le più recenti proposte della cosiddetta troika (Fmi, Bce e Commissione europea) per aggiustare i conti della Grecia. […]. Il problema, fa osservare Münchau, è che quel crollo è dovuto in primo luogo proprio alle misure di austerity adottate. Ma questo la troika si ostina a ignorarlo. Così, quando «gli obiettivi economici vengono mancati, si applicano dosi maggiori di austerità, il che provoca una caduta ulteriore del pil, seguita da un ulteriore fallimento nel conseguire gli obiettivi», e così via. Questo è il girone infernale in cui sono ormai precipitati paesi come la Grecia, la Spagna e il Portogallo. Con l’ennesima manovra messa in campo dal governo Monti, l’Italia scende un ulteriore gradino di quel girone.

Vladimiro Giacchè il 17 ottobre 2012 Pubblico

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La spesa complessiva per i dipendenti pubblici? In Italia è di 172 miliardi, nel Regno Unito e in Germania di 194 miliardi, e in Francia addirittura di 259 miliardi.

Altro tema su cui l’uso dei dati è piuttosto opinabile è quello delle pensioni. La spesa pensionistica, ci dice Serra, nel 2010 è stata pari al 15,3% del prodotto interno lordo, a fronte di un 14,6% della Francia, di un 10,8% della Germania e via a scendere. Ma nello stesso grafico proposto si vede molto bene che questa spesa non crescerà di qui al 2050, mentre tutti gli altri paesi vedranno aumentare la loro in misura significativa. Del resto è ben noto a chiunque che il trattamento pensionistico italiano, grazie alle ultime “riforme”, è ormai tra i meno generosi del continente.

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secondo i dati Istat i redditi da lavoro nel periodo 2000-2011 sono cresciuti soltanto del 2% rispetto all’inflazione (e quel piccolo vantaggio è stato perso nel 2012).

Pubblicato da: Vladimiro Giacchè il 21 ottobre 2012 Pubblico del 21 ottobre 2012

L’Italia farà la fine della Spagna e la Spagna sta facendo la fine della Grecia e del Portogallo

a cura di jcassociati

“Con moderazione ma giustificata soddisfazione, la stampa finanziaria ha annunciato che dopo oltre sei mesi il rendimento dei titoli di stato italiani è tornato al di sotto di quello delle obbligazioni spagnole.

È evidente che questa circostanza rappresenta un’evoluzione molto positiva rispetto a solo poche settimane fa, soprattutto perché è stata raggiunta grazie ad un significativo calo dei rendimenti delle nostre obbligazioni.

Le operazioni di finanziamento a lungo termine della BCE hanno certamente contribuito in maniera sostanziale alla riduzione dei rendimenti, ma i titoli italiani ne hanno beneficiato in maniera enormemente maggiore rispetto a quelli spagnoli (per non parlare poi dei portoghesi).

Il merito va certamente all’azione del nuovo governo, che ha ridato fiducia ai mercati attraverso l’approvazione di importanti riforme, che aiuteranno il paese a tornare al pareggio di bilancio nel 2013, iniziando così un percorso “virtuoso” di rientro dell’indebitamento.

Tutto bene quindi? Può darsi.

Noi però abbiamo (forse) la memoria un po’ più attenta di tanti giornalisti e analisti, o forse ci piace fare l’avvocato del diavolo, e siamo andati a ripescare le motivazioni che, circa un anno fa, fecero iniziare un movimento inverso a quello attuale, con i rendimenti dei bond spagnoli in forte discesa rispetto a quelli italiani.

Allora, erano i mesi di marzo e aprile 2011, il governo Zapatero passò una serie di riforme, tra cui quelle delle pensioni e del contenimento della spesa pubblica (vi ricorda qualcosa?). I mercati finanziari apprezzarono, indicando la Spagna come un esempio da seguire per la serietà e l’impegno con i quali si stavano perseguendo gli obiettivi di risanamento. Proprio in quei mesi iniziò il movimento a ribasso dei rendimenti spagnoli, che li portò a fine 2011 di quasi 2 punti percentuali (sulle scadenze decennali) al di sotto di quelli italiani.

Cosa è cambiato quindi nei primi due mesi del 2012?

Oltre alla percezione nettamente migliorata sull’Italia, due “tegole” si sono abbattute sulla Spagna: la prima riguarda i dati di deficit di bilancio decisamente peggiori delle attese, sia per il consuntivo 2011 che per la previsione del 2012. Oltre a ciò il “vicino” Portogallo sembra avviarsi verso un “avvitamento” della propria posizione finanziaria in stile Grecia, con dati di deficit nettamente peggiori delle attese. Va sottolineato che anche il Portogallo aveva approvato nel corso del 2011 misure drastiche di austerità e risanamento, tanto da meritarsi il plauso delle autorità europee e del Fondo Monetario Internazionale.

È accaduto che nei paesi iberici, l’implementazione delle riforme di austerità durante una fase di generale difficoltà economica, ha creato i presupposti per una recessione più profonda delle attese; quindi meno entrate fiscali e deficit più elevati.

In un certo senso, le stesse riforme che avevano “convinto” i mercati nel 2011, hanno contribuito al peggioramento dei conti pubblici di Spagna e Portogallo invertendo la percezione e la propensione degli investitori.

La storia non si deve necessariamente ripetere, ma le similitudini tra il percorso intrapreso dalla Spagna un anno fa e quello iniziato dal governo Monti tra fine 2011 e inizio 2012 sembrano davvero numerose.

Come cittadini italiani auguriamoci che l’Italia non segua lo stesso percorso della Spagna, come investitori però non possiamo non sottolineare il rischio che la “luna di miele” tra gli investitori e i titoli di stato italiani iniziata a gennaio, potrebbe avere basi meno solide rispetto a quanto molti danno per scontato”.

http://www.soldionline.it/network/idee-investire/il-sorpasso-i-bond-italiani-rendono-meno-di-quelli-spagnoli.html

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