Bernie = pace / Clinton = terza guerra mondiale (Armageddon)

Cattura

http://www.nytimes.com/2016/04/15/us/politics/transcript-democratic-presidential-debate.html?_r=1

Annunci

King Kong, Godzilla e le elezioni americane

1442936846_kingkong_vs_godzilla___cover_by_ucaliptic-d7k3xmt

Mi sono finalmente preso il tempo di approfondire le meccaniche (dinamiche strutturali, di lungo periodo) della campagna elettorale presidenziale USA più importante dai tempi di Nixon vs. JFK.

E ho capito una cosa che mi era sfuggita: TUTTI i candidati ancora in lizza sono POPULISTI (pro-establishment o anti-establishment). Al di là delle imbarazzanti menzogne e imposture dell’unica candidata, la verità è che candidati ed elettori si sono vaccinati contro il buon senso.
E’ una campagna elettorale totalmente insensata (e questo vale anche per il “mio” Sanders).

Questa mi pare una novità assoluta e credo stia ad indicare un tasso di risentimento e autoinganno popolare forse senza precedenti.
Una buona parte della classe media USA è estremamente arrabbiata e/o disperata e non è più in grado di distinguere il veridico e il verosimile dall’illusione.

Normalmente, dopo l’elezione della nuova amministrazione, la parte perdente si rassegna, attende la prossima chance e l’atmosfera ritorna alla “normalità”.
Questa volta, però, non credo che le cose andranno lisce.

Trumpisti e Clintonisti sembrano accomunati da aspettative assolutamente irrealistiche rispetto alle prospettive dell’economia USA. Aspettative che saranno crudelmente disattese con grosse perdite di risparmi ingenuamente “investiti” da chi, distratto dallo spettacolo elettorale, non ha badato agli indicatori economici fondamentali.

Come reagirà la popolazione?

Mi domando se certe grottesche produzioni hollywoodiane non siano avvisaglie di qualcosa di più profondo e violento che sta per abbattersi sugli Stati “Uniti”.

A proposito del primo presidente ebreo e socialista degli Stati Uniti

cmhylo7wuaae2di
Miei commenti su Facebook, dal 1 marzo in poi:

4 aprile 2016

Ogni popolo ha il/la presidente che si merita.

La nazione più potente del mondo rischia di essere comandata da:
– l’amico (fondamentalista cristiano / ‪#‎dominionista‬) di un pastore protestante che fa circolare pamphlet in cui invoca l’UCCISIONE IN MASSA di ‪#‎omosessuali‬ e ‪#‎lesbiche‬‪#‎TedCruz‬;
– un’avvocata che all’inizio della sua carriera ha difeso con successo uno ‪#‎stupratore‬ ‪#‎pedofilo‬ sapendo che era colpevole (e ci scherza su anni dopo in un’intervista) – ‪#‎HillaryClinton‬;
– un candidato che vorrebbe legalizzare la tortura e l’eccidio delle famiglie dei terroristi – ‪#‎DonaldTrump‬

….e poi c’è ‪#‎BernieSanders‬, apparentemente l’unico candidato non psicopatico/sociopatico.

Con l’aria che tira mi accontenterei anche di un terzo mandato di ‪#‎Obama‬

Ma non la trovate anche voi PAZZESCA questa cosa?
Come c…. è possibile che non si discuta di questo negli editoriali dei nostri quotidiani, nelle trasmissioni televisive, ecc.?

Mi domando se questo film non abbia tratto ispirazione dalla biografia di Hillary Clinton: “Kevin Lomax è un avvocato della Florida che non ha mai perso una causa. Dopo aver fatto assolvere anche un professore accusato di pedofilia, chiaramente colpevole, viene chiamato a New York, dal potente studio legale Milton”.

latest

3 aprile 2016

#‎Obama e ‪#‎papaFrancesco tifano segretamente per ‪#‎Sanders?

#‎HillaryClinton è ancora avanti di circa 228 delegati ma si capisce che è in difficoltà.

Si vedano gli inauditi attacchi del clan Clinton a Obama (es. Bill definisce i due mandati di Obama “an awful legacy” – una pessima eredità; ‪#‎ChelseaClinton condanna la riforma della sanità di Obama).

Obama forse poteva stoppare l’inchiesta dell’‪#‎FBI e non l’ha fatto?
Hillary sarà chiamata a testimoniare in piena campagna elettorale e rischia l’incriminazione.

Le voci sulle possibili candidature di ‪#‎JoeBiden e ‪#‎Bloomberg sono un’ulteriore indicazione che il partito capisce molto bene che Hillary è una candidata debole, perché fredda, compromessa con Wall Street, troppo vicina ai neocon e forse anche perché donna (e questo mi spiace).

Ma c’è un altro aspetto della questione: Obama, nei suoi più importanti discorsi al ‪#‎Cairo, a ‪#‎Cuba e in ‪#‎Israele, si è pronunciato negli stessi termini ecumenici normalmente associati a Sanders (o a ‪#‎Bergoglio) e anatema per i ‪#‎neocon e i ‪#‎sionisti (#Israele ueber alles).
Ha usato ‪#‎Kerry per rallentare e poi stoppare il coinvolgimento americano in ‪#‎Ucraina e ‪#‎Siria, come avrebbe fatto #Sanders.
Ha denunciato gli ‪#‎insediamenti israeliani, che la Clinton invece difende.

L’interrogativo che ponevo alcune settimane fa è legittimo: esiste una grossa porzione dell’establishment che intende usare Sanders per purgare i neocon e la lobby israeliana da Washington (e dalla CIA e dalle forze armate) e salvare il salvabile prima che i falchi portino gli USA alla rovina, nella convinzione che tanto Sanders non potrà mai trasformare gli USA in un paese nordico?
Io penso di sì.
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10205487307055991&set=a.1050241190190.8313.1650548479&type=3

23 marzo 2016

#‎Sanders‬ il candidato ebreo che è vissuto in un kibbutz, si è rifiutato di parlare (leccare il culo) all’Aipac, la principale lobby americana pro-Israele, ha preso le distanze da ‪#‎Netanyahu‬, ha condannato l’occupazione della ‪#‎Palestina‬ e pretende la rimozione degli insediamenti illegali.
“Bernie Sanders trionfa in Idaho e Utah con percentuali quasi bulgare: quasi l’80% in entrambi gli Stati” (la Repubblica, 23 marzo).

*****

“Il miglior modo di aiutare ‪#‎Israele‬ con la crescente capacità nucleare dell’Iran è di aiutare i ribelli in ‪#‎Siria‬ a rovesciare il regime di Bashar ‪#‎Assad‬.”
‪#‎HillaryClinton‬, email del 30 novembre 2015, da ‪#‎wikileaks‬
[= terza guerra mondiale]

*****

“Con l’evidente menzogna di sostenere un’opposizione moderata quasi inesistente, gli Stati Uniti hanno dato via libera alla Turchia per aprire “l’autostrada della Jihad” con l’afflusso di migliaia di jihadisti da tutto il mondo musulmano, Europa compresa”
Alberto Negri, Sole 24 Ore, 23 marzo 2016

*****

L’America di Sanders, l’Israele di Sanders…cosa potrebbe fare l’umanità con due motori del genere? Potrebbe volare…

bernie

9 marzo 2016

#‎Sanders‬ distrugge la ‪#‎clinton‬ nel ‪#‎michigan‬ sovvertendo i pronostici dei mass media e i sondaggi (ha recuperato tra i 15 e i 25 punti percentuali a seconda del sondaggio). Ricordo che in tempi per nulla sospetti ho anticipato una sua probabile vittoria alle ‪#‎presidenziali‬ usa in virtù di 2 fattori: dati socioeconomici falsati non possono neutralizzare la rabbia popolare + una parte dell establishment trova utile usare il socialismo per far fuori i neocon e conservare un posto a tavola per Washington nel futuro ‪#‎ordinemultipolare‬ postimperiale.
Praticamente tutti i sondaggi davano la Clinton tra il 55 e il 66%. E’ questa la vera sorpresa ed è per questo che si tratta di un disastro d’immagine, per lei. Precedentemente Sanders aveva vinto dove la distanza nei sondaggi era relativamente ridotta e quindi una sua vittoria non era poi così improbabile.
Ora gli americani sanno che un divario del 20-25% è colmabile.

In realtà pensavo che servisse una spintarella per farlo vincere, tipo un crollo/scandalo finanziario, perché i media occidentali sono massicciamente pro-clinton ossia pro status quo. Invece ora non escludo ce la possa fare anche senza l’aiutino.
Da notare notare come il Guardian in poche ore abbia sepolto la notizia in un angolino della sua edizione online, dopo aver constatato la potenza della reazione entusiastica dei lettori nei forum.

7 marzo 2016
i temibili ‪#‎neoconservatori‬ (pro-guerra, pro-Wall Street, neoliberisti, imperialisti, ecc.) si schierano CON Hillary ‪#‎Clinton‬ e CONTRO ‪#‎Trump‬, colpevole di essere equidistante sulla ‪#‎Palestina‬ (impensabile negli USA!), contrario alle ingerenze americane nel mondo, favorevole a rapporti costruttivi con Putin, convinto che l’11 settembre sia un lavoretto saudita-neocon
http://www.politico.com/story/2016/03/trump-clinton-neoconservatives-220151

6 marzo 2016

Gli stati del sud che votano massicciamente per la candidata neoconservatrice di “sinistra” (guerrafondaia, sponsorizzata apertamente da Goldman Sachs e dal resto di Wall Street) stanno finendo e Bernie sta battendo la Clinton in tutti gli stati incerti.
Basterà?
I sondaggi dicono di no. Le minoranze continuano assurdamente a votare in maggioranza per una candidata che è complice della loro incarcerazione di massa.

In cambio la Clinton, debole in tutti gli stati incerti e invisa all’elettorato populista di sinistra, sembra destinata a perdere contro Trump.

Se gli investitori prendono coscienza del fatto che il debito usato a fini speculativi ha gonfiato i prezzi oltre ogni ragionevole attesa e quindi non c’è più corrispondenza tra valore reale e valore artificiale, le bolle finanziarie faranno pop e così la candidatura Clinton.

Succederà entro aprile-maggio?
Dipende da quanti nemici si è fatta la Clinton negli USA
Dipende dalla celerità con cui l’Impero (Wall Street+City+feudi assortiti) si dissolverà. Il fallimento del G20 significa che le economie emergenti (ex colonie) si sentono sufficientemente robuste da gestire la prossima implosione dei mercati e sufficientemente fiduciose che l’Impero non ce la farà a reggere l’urto.
Gli emergenti non amano la Clinton, per usare un eufemismo.

1 marzo 2016
In una nazione che crea opportunità e fornisce i mezzi per vivere prosperi, liberi e felici il socialismo è superfluo. In America è ormai diventato indispensabile. Stati uniti culla del neosocialismo…stimolante…tempi interessanti.

Già dieci anni fa, il meteorologo Luca Mercalli prevedeva sulle Alpi inverni senza neve sotto i 2mila metri di quota. [questa non c’entra ma mi diverte e mi divertirà sempre di più col passare degli anni]

repubblica.it, 27 novembre 2015

Lo schiavismo imprigiona anche gli schiavisti (per molte generazioni)

Il decisore israeliano che spiega le ragioni dell’attacco all’Iran

Premessa: la mia valutazione della faccenda è che Israele non si arrischierà ad attaccare senza essersi garantito un intervento americano. Tale garanzia potrebbe essere un nuovo 11 settembre, negli USA ma anche in qualche capitale europea:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/22/il-new-york-times-prepara-il-terreno-per-il-prossimo-11-settembre-dove-sono-kennedy-e-kruscev-quando-ne-hai-bisogno/

Tra l’altro mancano pochi giorni all’undicesimo anniversario.

Sarà un errore fatale, perché la versione ufficiale dell’11 settembre è già contestata da una maggioranza di persone nel mondo e metterà in pessima luce Israele e gli Ebrei:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/22/perche-una-maggioranza-di-persone-nel-mondo-non-crede-alla-versione-ufficiale-dell11-settembre/

Milioni di persone (non centinaia, come congettura il decisore israeliano) moriranno prima in Iran e poi in Israele (rappresaglia – altissimi livelli di radioattività si espandono in tutto il Medio Oriente e fino in India). La guerra sarà tutt’altro che breve e vedrà l’uso di armi atomiche in Medio Oriente (e forse non solo lì). Una nazione dopo l’altra sarà coinvolta nel conflitto, con un effetto domino paragonabile a quello susseguente allo scoppio della Grande Guerra. Molte tra queste nazioni saranno dilaniate da guerre civili (es. Turchia, Israele, Libano; forse il Pachistan?) e rivolte/rivoluzioni (Europa e Stati Uniti).

Gli Ebrei diventeranno un’altra volta il capro espiatorio della furia popolare globale (= pogrom):

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/24/e-se-liran-avesse-gia-latomica-osservazioni-sconvenienti-sullarmageddon-che-verra/

Chi lucra sulla vendita di armi e sui derivati legati ai conflitti non potrà che compiacersi della sua lungimiranza.

Un “decisore” israeliano: “Non possiamo aspettare un anno per vedere chi ha ragione”

di Alfatau

Pubblicato il 12 Agosto 2012

Un anonimo “decisore” israeliano, accreditato come altissimo funzionario, figura-chiave dell’establishment della sicurezza dello Stato ebraico, ha rilasciato al giornalista del quotidiano Haarez Ari Shavit, un’intervista che riteniamo esplosiva poiché espressamente manifesta la volontà israeliana di colpire l’Iran prima della primavera del 2013, senza attendere oltre le decisioni Usa.

Il misterioso personaggio, facilmente identificabile per chi abbia seguito le vicende dei protagonisti della sicurezza israeliana, ribadisce dapprima concetti ben noti sul pericolo rappresentato da un Iran nucleare, enumerando le principali ragioni che spiegano questa visione: un Iran nucleare innescherebbe una corsa all’atomica in tutta la regione; il pericolo che armi atomiche iraniane giungano in mano a gruppi terroristici; la minaccia agli Emirati Arabi, paragonata all’occupazione della Renania da parte della Germania nel 1936; “l’immunità politica” che un Iran dotato di armi atomiche acquisirebbe anche nei confronti delle opposizioni interne, con un conseguente indebolimento di tutte le forze “moderate” in Medio Oriente.

Sono gli argomenti ormai ben noti dei “falchi” israeliani, per cui è molto più interessante e probabilmente fondamentale, invece, l’analisi della divergenza (gap) tra l’attuale posizione statunitense e quella del governo israeliano. “Per gli Americani – afferma “il decisore”, gli Iraniani non si stanno ancora avvicinando alla zona di immunità [il momento nel quale i loro impianti nucleari non sono più vulnerabili ad un attacco, N.d.T.], perché gli Americani dispongono di bombardieri e bombe più potenti e della capacità di reiterare l’attacco per un numero indefinito di volte. Per noi, l’Iran potrebbe entrare prima nella zona di immunità. E quando questo avviene, significa consegnare nelle mani degli Usa una questione vitale per la nostra sopravvivenza. Non si può porre la responsabilità per la propria sicurezza nelle mani nemmeno del proprio migliore e più leale amico. (…) Dal punto di vista del presidente americano, il momento non è ancora venuto. Gli Usa saranno in grado di agire anche l’anno prossimo. Per questo gli Americani ci stanno dicendo che sarebbe un grosso errore agire adesso. Dopo tutto, sono in grado di colpire gli Iraniani mettendoli a tappeto, mentre tutti pensano che noi possiamo al massimo fargli un occhio nero. Per questo sembrerebbe meglio anche per noi, secondo loro, che siano i soli ad agire, non noi. Ma come Stato sovrano, gli stiamo dicendo, su questioni vitali per la nostra sicurezza non possiamo mettere in mani altrui il nostro destino. (…) Cinque anni fa, gli iraniani avevano 800 kg di uranio arricchito e oggi ne hanno oltre sei tonnellate e mezzo. Se aspettiamo fino alla prossima primavera, avranno sufficiente uranio arricchito al 20 per cento per fare una prima bomba. Più andranno avanti, più saranno tentati di superare la soglia, di superarla di nascosto. Questo è un pericolo reale per noi, che presto non saremo più in grado di fermare. Il problema resterà serio per il mondo e per noi, ma solo il mondo sarà in grado di occuparsene. Non saremo più un attore, a quel punto. Per noi la questione si sposterà dall’ambito dei decisori a quello degli analisti e degli storici. Non possiamo permettere che ciò accada. Quindi c’è un effettivo gap [una divergenza] fra gli Americani e noi.”

A questo punto, il misterioso personaggio sviluppa un’interpretazione della visione iraniana che è importante riportare in quanto evidenzia come, diversamente da quello che spesso si dice in Occidente, gli uomini dell’establishment israeliano non considerano affatto l’estremismo di Ahmadinejad il fattore di rischio decisivo del nucleare iraniano. Al contrario.

“Mi riferisco ad un discorso che l’ex-presidente iraniano Akbar Rafsanjani tenne una decina di anni fa. Rafsanjani è percepito in occidente come un iraniano moderato. Ma chi legge le parole di questo iraniano, perderà qualsiasi illusione. Vedrà che quello che noi stiamo fronteggiando è un unico ragionamento che potrebbe portare ad un’apocalisse. Perché, cosa ha detto Rafsanjani? Dice che tra Musulmani e Israele non c’è compromesso possibile e quindi non ci sarà nemmeno un equilibrio fondato sulla deterrenza. Dice che Israele non è una superpotenza con un territorio di dimensioni continentali. Non è nemmeno il Giappone che ha assorbito Hiroshima e Nagasaki e in 15 anni è diventato un potenza mondiale. Israele è uno Stato da una bomba sola. Dopo una sola bomba atomica, non sarà più quello che era o che riteneva di essere. Una sola bomba è sufficiente a porre fine alla storia del Sionismo. Invece, dice Rafsanjani, il mondo musulmano ha un miliardo e mezzo di persone e dozzine di Paesi. Anche se Israele colpisce duramente il paese che lancia la bomba, l’Islam rimarrebbe intatto. Una guerra nucleare non farebbe scomparire il mondo musulmano ma danneggerebbe in modo irreparabile Israele“.

Di fronte all’obiezione di Ari Shavit sugli enormi costi che un attacco israeliano all’Iran potrebbe avere, l’anonimo interlocutore sviluppa la sua analisi:
“La sua domanda è quale sia l’obiettivo dell’operazione. Non prendiamoci in giro. Il nostro obiettivo non è di annientare il programma nucleare iraniano. Ma bisogna rendersi conto del fatto che la questione è il collegamento tra la nuclearizzazione dell’Iran e la caduta del regime degli ayatollah in Iran. Se abbiamo successo nel ritardare il programma nucleare di sei, otto o dieci anni ci sono buone possibilità che il regime non sopravviva fino al momento critico. Così il nostro obiettivo è ritardare.”

Anche sul piano delle conseguenze per Israele, “il decisore” risulta estremamente determinato:

“Israele è una nazione forte. Abbiamo buone capacità. Il numero di vittime che ci possiamo aspettare sul fronte interno in caso di guerra con l’Iran, Hezbollah e Hamas è inferiore al numero delle perdite del Quarto Battaglione della Brigata Harel nel 1948*. Ma nel 1948 era chiaro a tutti che non c’erano alternative. Questo ci ha dato a livello nazionale forza e determinazione. Se comprendiamo che anche ora non c’è scelta, avremo bisogno lo stesso di tutta la nostra forza a livello nazionale. Ricordo che da ogni punto di vista, compreso quella di preservare vite umane, occuparsi di un Iran nucleare tra pochi anni sarà molto più complesso che prevenirlo adesso. Non dobbiamo ascoltare coloro che in ogni situazione preferiscono l’inazione all’azione.”
La domanda che viene spontanea è a chi sia in realtà rivolta un’intervista di così forte impatto, proposta in un momento in cui la gran parte dell’opinione pubblica è distratta ma gli addetti ai lavori sono in grado di decifrare perfettamente l’importanza del messaggio: gli Iraniani sono perfettamente in condizione di sapere chi è “il decisore”, idem gli Statunitensi. E forse proprio a questi ultimi è quindi rivolto l’avviso più forte: non ci si faccia illusioni che Israele preferisca attendere l’esito delle elezioni, non è un obbligo, per lo Stato ebraico. In cambio, Israele farà chiaramente capire, quando colpirà, che lo sta facendo da solo e per proprio conto.

“Non dovremmo assolutamente trascinare deliberatamente gli Stati Uniti in guerra. Se decidiamo di intraprendere questa operazione, deve essere un atto indipendente che si giustifica da solo, senza attivare nessuna reazione a catena. Un Paese non va in guerra nella speranza o nell’attesa che un altro Paese si unisca al conflitto. Un atto del genere sarebbe una scommessa irresponsabile“.

Ma in questo modo, in realtà, il legame fra l’azione israeliana e i tempi della transizione elettorale americana diviene più forte che mai, dimostrando che il continuo, crescente, inarrestabile collegamento fra le strategie israeliane e gli Usa sta ormai condizionando irrefrenabilmente la politica nord-americana, come bene ha dimostrato Gaetano Colonna in Medio Oriente senza pace.

Con ogni probabilità, il messaggio è quindi indirizzato anche a quei settori israeliani che esitano a colpire da soli e che vorrebbero ricavare, come dividendo proprio della politica appena ricordata, un intervento americano che sia risolutivo, senza esporre lo Stato ebraico ad un confronto diretto con l’Iran. Anche su questo “il decisore” conclude con un invito senza mezzi termini alla chiarezza.

“Se Israele perde l’occasione di agire e diventa chiaro che non ha più il potere di agire, la probabilità di un’azione americana diminuirà. Perciò non possiamo attendere un anno per scoprire chi ha ragione: chi dice che la probabilità di un’azione americana è alta, chi dice sia bassa. Non possiamo aspettare, per scoprire poi una bella mattina che noi contavamo sugli americani ma ci siamo ingannati perché gli americani alla fine non agiranno. Dobbiamo guardare in faccia la realtà con assoluta chiarezza. Perfino una realtà crudele deve essere vista con totale chiarezza. Israele è forte, Israele è responsabile, Israele farà quello che deve fare”.

* Secondo fonti ufficiali israeliane, l’intera Brigata Harel perse 313 uomini nel conflitto del 1948.

http://www.clarissa.it/ultimora_nuovo_int.php?id=161

L’anagramma di “Mitt Romney and Paul Ryan” (sfidanti di Obama)

 

“Mitt Romney and Paul Ryan”
Il suo anagramma è:
“My Ultimate Ayn Rand porn”
[il film porno definitivo con Ayn Rand come protagonista]

Paul Ryan è cresciuto a pane ed Ayn Rand.
Le idee e predilezioni di Ayn Rand corrispondono a quelle di uno psicopatico. Non si può provare che lo fosse, ma certamente piace molto agli psicopatici.

 

Stanno preparando l’espulsione di Grecia e Portogallo, ovvero la morte dell’eurozona

 

a cura di Stefano Fait

 

“Improvviso e atteso”. Necrologio della moneta unica.

 

Alla Banca Centrale Europea non abbiamo alcun piano B, che significherebbe una sconfitta, e noi non vogliamo essere sconfitti.

Mario Draghi, 8 marzo 2012

Il peggio della crisi è alle spalle, ma i rischi non sono ancora del tutto scomparsi.

Mario Draghi, 22 marzo 2012

 

Intervista a Yanis Varoufakis (direttore del dipartimento di economia politica dell’Università di Atene, già docente in alcuni tra i più prestigiosi dipartimenti di economia inglesi) – in inglese

I potentati hanno già deciso di lasciar fallire la Grecia?

La Grecia è già in bancarotta ed ha già dichiarato il default (inadempienza). Il punto è capire se abbiano già deciso di spingere la Grecia fuori dall’eurozona. Non credo abbiano già deciso di farlo. Dai miei colloqui con alcune persone che contano in Germania, sembra che ci siano forti divergenze di opinione tra almeno tre centri di potere: gli operatori del settore finanziario (Francoforte), i politici  (Berlino) e i rappresentanti degli interessi dell’industria. Per i primi Grecia e Portogallo se ne devono andare subito dopo le elezioni presidenziali francesi, dopo di che 2000 miliardi di euro saranno pompati nel sistema bancario per mantenere Italia e Spagna nell’eurozona. Berlino non è entusiasta all’idea, ma è a corto di opzioni, tenuto conto del disastroso fallimento dei piani di salvataggio greco e portoghese. Angela Merkel è scettica. Sa che comunque le banche centrali greca e portoghese sono indebitate con la Bundesbank e con il resto del sistema delle banche centrali europee; inoltre deve tener conto dei soldi che dovranno essere distribuiti alle banche della Grecia e del Portogallo per tenerle in vita dopo il loro ritorno al vecchio conio o l’introduzione di nuove valute. Contemporaneamente, l’industria tedesca teme che una tale mossa sarebbe il preludio al graduale ripristino del marco tedesco, una prospettiva che vorrebbero evitare, ma alla quale si stanno rassegnando [per l’industria tedesca l’euro è stato un toccasana perché ha levato di torno un marco sopravvalutato che frenava le esportazioni e ha causato la deindustrializzazione degli altri paesi europei, Francia inclusa, incapaci di competere con la Germania su un terreno favorevole a quest’ultima, NdT].

[…].

Come vede il futuro economico della Grecia e dell’UE?

Nel quadro dell’attuale combinazione di politiche, non vedo un futuro per l’UE. L’Europa è nel bel mezzo di un processo di disintegrazione, in virtù di politiche del tutto irrazionali che hanno impresso un forte impulso alle forze centrifughe che stanno frantumando l’Unione. Se questa rottura avrà luogo, allora la Grecia sarà solo una delle tante vittime di questi anni Trenta postmoderni [gli anni della Depressione, NdT].

Lunedì 5 marzo 2012 si decidono le sorti del mondo, nell’indifferenza della gente

 

di Stefano Fait

 

 

Si sente usare l’espressione tutte le opzioni sono sul tavolo. Ma alcune azioni sono contrare al diritto internazionale.

Antonio Patriota, ministro degli Esteri brasiliano, rivolgendosi al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, 24 febbraio 2012

Noi non abbiamo bisogno di una nuova guerra. E dobbiamo chiarirlo ai nostri amici israeliani. Se gli Israeliani vogliono cominciare un conflitto armato contro l’Iran, sorvolando il nostro spazio aereo in Iraq, devono sapere che noi non lo sosterremo mai. Se lo fanno, dovranno farlo da soli. Devono assumersi tutta la responsabilità perché in caso di una guerra si dovrà pagare un prezzo altissimo e le conseguenze di un intervento militare saranno disastrose sopratutto per gli Stati Uniti, in Afghanistan e Iraq, nel settore energetico ed anche per la stabilità in Medio Oriente. […]

Obama deve dire a Israele che gli iraniani reagiranno bersagliando per prima i nostri obiettivi. Saremo costretti noi a pagare un caro prezzo. Questo non è  accettabile. Però dobbiamo anche ricordare che la maggior parte degli israeliani non supporta la guerra. È della stessa posizione anche quasi tutta la comunità ebraica in America.

Zbigniew Brzezinski (il Grande Vecchio della politica estera statunitense e mentore di Obama), 26 febbraio 2012

http://www.youtube.com/watch?v=52G-qiK8qEY

testo trascritto (inglese):

http://transcripts.cnn.com/TRANSCRIPTS/1202/26/fzgps.01.html

Allo stato attuale un attacco contro l’Iran non è prudente e, soprattutto, sarebbe destabilizzante.

Martin Dempsey, Capo di Stato maggiore della Difesa Usa, 20 febbraio 2012

 

Panetta crede che vi sia una forte probabilità che Israele colpisca l’Iran nel mese di aprile, maggio o giugno, prima che l’Iran entri in quella che gli israeliani hanno descritto come una ‘zona di non ritorno’ nell’iniziare la costruzione di una bomba nucleare.

http://www.washingtonpost.com/opinions/is-israel-preparing-to-attack-iran/2012/02/02/gIQANjfTkQ_story.html

Cosa accadrebbe poi? Una catastrofe umanitaria, un grande numero di rifugiati. E l’Iran vorrebbe vendetta, e non solo contro Israele, ma anche contro altri paesi. Gli eventi nella regione diventerebbero completamente imprevedibili. Penso che l’entità di tale catastrofe non sarebbe paragonabile a null’altro. Perciò, prima di prendere la decisione di lanciare qualunque attacco, bisogna considerare appieno la situazione. Sarebbe il modo più irrazionale di affrontare la questione. Ma i miei colleghi israeliani mi hanno detto che non stanno pianificando una cosa simile. E gli io credo.

Dmitriy Medvedev, nel 2009

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=6299

Mentre al GF12 Patrick bacia Ilenia, il Ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, noto per essersi lasciato sfuggire che se fosse stato un mullah iraniano avrebbe optato per l’atomica anche lui, essendo l’Iran una nazione circondata da potenze atomiche, è in visita negli Stati Uniti per perorare la causa dell’attacco preventivo. Incontrerà Biden, Panetta e vari alti ufficiali del Pentagono. Lui, che in teoria dovrebbe essere progressista, è considerato un falco dagli Americani, che lo giudicano il principale responsabile dell’irrigidimento di Netanyahu:

http://www.haaretz.com/print-edition/news/barak-heading-to-u-s-for-talks-on-iran-nuclear-threat-1.414978

Lunedì 5 marzo Obama e Netanyahu si incontrano a Washington. Forse per l’ultima volta. Netanyahu, ossessionato dall’Olocausto e dalla prospettiva di un Secondo Olocausto come nessun altro leader israeliano prima di lui, lancerà quello che è un vero e proprio ultimatum, pretendendo da Obama la garanzia assoluta che gli USA faranno tutto ciò che è necessario per bloccare il programma nucleare iraniano dopo le elezioni presidenziali del novembre 2012 (dando quindi per scontato che Obama le vinca). Se non riceverà sufficienti rassicurazioni in tal senso, Israele attaccherà prima delle elezioni, perché l’Iran sta per rendere inaccessibile il suo programma nucleare e perché un Obama che insegue il secondo mandato è più vulnerabile:

http://www.haaretz.com/print-edition/opinion/if-israel-strikes-iran-it-ll-be-because-obama-didn-t-stop-it-1.414245

dando l’avvio ad un effetto domino che ingolferà il mondo in una serie di conflitti regionali e poi, con il tempo, globali, una catastrofe economica prodotta dall’aumento del prezzo del petrolio ed un disastroso rilascio radioattivo planetario:

http://www.informarexresistere.fr/2011/12/24/fukushima-in-confronto-sarebbe-una-bagatella/#axzz1nNrT1Utx

Tutto questo sarà verosimilmente accompagnato da sommosse, insurrezioni e, più oltre, una rivoluzione globale.

Stephen Harper, premier canadese fortemente filo-americano, ha già detto no a Netanyahu pur riconoscendogli il diritto di difendersi (ossia di attaccare):

http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=116457

Anche Obama dirà no, negli stessi termini. Non perché intenda finalmente guadagnarsi il premio Nobel per la Guerra vergognosamente conferitogli sulla fiducia, ma perché la lobby sionista a Washington è molto meno forte di quel che crede e perché l’esercito americano è ferocemente ostile a questa prospettiva e potrebbe persino mettere in discussione la sua lealtà all’esecutivo. Inoltre Obama non può permettere che gli Stati Uniti facciano la figura del burattino di Israele e non può più smentire le argomentazioni contrarie del suo entourage e della CIA:

http://www.wallstreetitalia.com/article/1330263/iran-intelligence-usa-teheran-non-cerca-la-bomba-atomica.aspx

in linea con quelle del Mossad, che sta cercando, senza successo, di salvare capra e cavoli:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/04/la-prova-che-israele-e-in-mano-ad-una-cricca-di-invasati-antisemiti/

Dal canto loro i dirigenti israeliani hanno già chiarito che non avvertiranno gli Stati Uniti riguardo alla loro decisione di colpire preventivamente i siti nucleari iraniani, ufficialmente per evitare di coinvolgerli, dato che sarebbero incolpati di non aver fatto tutto quel che era possibile per fermare Israele. [Ed è assolutamente vero!]. La verità è che gli Israeliani sanno già da tempo che gli Americani non li appoggeranno e che il loro attacco sarà unilaterale. Intendono procedere ugualmente, citando l’esempio della Corea del Nord, che alla fine si è dotata di arma atomica [esempio controproducente: il dittatore mitomane non l’ha mai usata]:

http://www.foxnews.com/us/2012/02/27/ap-source-israel-wont-warn-us-before-iran-strike/#ixzz1nn1NmK3L

Ehud Olmert, il predecessore di Netanyahu, attaccò un sito “nucleare” siriano segreto nonostante la contrarietà dell’amministrazione Bush (Cheney era però a favore, come sempre). Mentre quell’attacco era inatteso, questo è l’attacco più telefonato della storia:

http://www.haaretz.com/weekend/week-s-end/netanyahu-faces-a-tough-decision-should-obama-not-give-him-a-green-light-on-iran-1.416061

Un alleato che entra in guerra contro la volontà del partner e che lo tiene all’oscuro del momento in cui lo farà verosimilmente sancisce la fine dell’alleanza. Israele resterà solo a combattere contro tutti i nemici partoriti dalla sua costante tensione, ansia, paranoia, aggressività.

D’altronde Israele fa bene a non fidarsi degli Stati Uniti, che hanno sempre visto Israele come una pedina da sostenere finanziariamente e militarmente finché era nel loro interesse. Gli Stati Uniti non hanno costruito una base militare in Israele per proteggerlo e non sono minimamente riluttanti a sacrificare questa piccola nazione in vista di un boccone più grande. La prova di ciò è che gli USA, nel 2003, hanno attaccato l’Iraq, non l’Iran, come sperava Israele. Le nazioni non sono esseri umani e non si comportano coscienziosamente: se gli Stati Uniti intendono giocarsi Israele contro un’altra potenza, lo faranno e faranno credere al mondo che Israele sia l’unica causa della sua rovina. Ma non se la caveranno a buon mercato: il sacrificio dell’alfiere si ripercuoterà drammaticamente su di loro e non troppo in là nel tempo. Se l’amministrazione Obama avesse detto chiaramente a Israele di non attaccare – uso il passato perché non è successo e non succederà lunedì – non ci sarebbe stato nessun attacco, invece si è limitata a lavarsene le mani pilatescamente. Le mani di Obama e Panetta (e di Harper) saranno grondanti di sangue quanto quelle di Netanyahu e Barak. Molto bella, a proposito, questa analisi pubblicata da Haaretz, l’unico maggior quotidiano anti-sionista rimasto in Israele:

http://www.haaretz.com/print-edition/opinion/jerusalem-washington-and-the-iranian-bomb-1.415657

Intanto il New York Times ha già preparato il terreno per un falso attentato terroristico attribuito all’Iran: la rappresaglia iraniana sarà anonima (per poter negare la loro paternità) e colpirà nazioni ritenute simpatizzanti per la causa sionista, con autobombe collocate in diverse capitali mondiali ed attacchi alle forze americani in Afghanistan:

http://www.nytimes.com/2012/02/29/world/middleeast/us-sees-iran-attacks-as-likely-if-israel-strikes.html?_r=3&hp=&pagewanted=all

Il New York Times sta aiutando Israele a scatenare la terza guerra mondiale che, nei piani del governo israeliano, dovrebbe permettergli di completare il folle e suicida piano di un “Grande Israele”. I conservatori americani vogliono la guerra per poter rimuovere Obama dal potere e ci saranno serie ripercussioni in seno all’establishment americano quando Obama abbandonerà Israele al suo destino, perché voleranno le accuse di codardia, tradimento, infamia, ecc. e si consumerà forse una resa dei conti tra sionisti ed anti-sionisti. Sarkozy fa la voce grossa contro Siria ed Iran perché si gioca la rielezione e deve nascondere il disastro libico (una nazione nel caos, oscurata dai media italiani a favore dell’intervento per non giocarsi la residua credibilità). Cameron è il mastino della City di Londra che certamente saprà lucrare da quest’ennesima guerra.

In pratica, miliardi di persone sono sull’orlo dell’Armageddon per l’implacabile avidità e assenza di scrupoli ed empatia di poche centinaia di psicopatici e/o narcisisti e/o fanatici e per l’inestinguibile trauma degli Ebrei che vivono nel ghetto israeliano, iperfortificato, armato fino ai denti, bellicoso, nazionalista, iperaggressivo, come molte vittime di bullismo che diventano a loro volta bulli per superare lo smacco, la sofferenza, il senso di inadeguatezza e, nel farlo, si sentono buoni, innocenti, puri e vittime altrui. Per non venire feriti un’altra volta, si feriscono preventivamente gli altri, fino a quando la profezia si auto-adempie e ci si tira addosso la sciagura che si voleva evitare:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/27/auschwitz-in-israele-un-suicidio-collettivo/#axzz1nNrT1Utx

La principale responsabilità di questa sindrome collettiva, dopo la sconfitta del nazismo, ricade sulle autorità israeliane, che hanno perpetuato il trauma di generazione in generazione per costruire una nuova Sparta o una nuova Prussia nel Medio Oriente, invece di provare a curarlo e stabilire rapporti di collaborazione con i vicini. Il trauma stesso è diventato così la ragion d’essere di Israele, eternamente schiavo delle sue ombre e delle sue paure, eternamente auto-centrato e concentrato sul breve e non sul lungo termine:

http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/il-mio-punto-di-vista-sulla-questione.html

E così, nonostante il fatto che l’opinione pubblica internazionale sia decisamente contraria a questa eventualità:

http://www.informarexresistere.fr/2011/12/08/i-sondaggi-che-condannano-al-suicidio-israele-e-stati-uniti/

http://www.foreignpolicy.com/articles/2012/02/22/asking_the_right_question

Un giorno non troppo lontano, tra marzo e novembre, apprenderemo dai telegiornali che la follia è diventata realtà:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/12/guardatevi-dalle-idi-di-marzo-come-prevedere-la-data-dinizio-della-terza-guerra-mondiale/#axzz1nNrT1Utx

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: