Miti da sfatare sulle Coree – informarsi non fa ingrassare

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La situazione coreana è molto più complessa di come la descrivono i media occidentali, più interessati al pittoresco, al sensazionale ed al luogo comune che all’approfondimento.

Le relazioni tra la Cina e la Corea del Nord non sono di buon vicinato, se non addirittura di ferrea alleanza, come normalmente si crede. Se la Cina aiuta la CdN è per ragioni puramente pragmatiche: se la società nordcoreana implodesse si troverebbe in casa centinaia di migliaia di profughi ed una rivoluzione/guerra civile alle porte di casa. La CdN è un grattacapo, non certo una risorsa. La Cina avrebbe tutto da guadagnare dall’unificazione coreana. È già di gran lunga il principale partner commerciale della Corea del Sud e una Corea unificata non avrebbe più bisogno di “ospitare” le truppe statunitensi. Quindi sarebbe nell’interesse della Cina, che non è certamente felice di avere basi americane a poche centinaia di chilometri da Shanghai (e ce ne sono altre 13 in Giappone).

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La Corea del Sud (CdS) ha il più alto tasso di suicidi del mondo. È in cima alla classifica anche per numero di ore lavorate (i greci recentemente erano al secondo posto) e per tasso di infelicità dei bambini tra le nazioni “sviluppate” (studio dell’Università Yonsei). Si tratta di una società maniacalmente competitiva, fin dalla scuola materna (il Giappone segue lo stesso modello, ma è un po’ meno ossessivo). Nick Connelly, insegnante di inglese nella Corea del Sud, poco prima di ripartire, quando era già in corso l’escalation di minacce e contro-minacce tra Corea del Nord e Stati Uniti, chiese ai suoi studenti quali siano i loro sentimenti: sei studenti su dieci gli risposero che speravano in un attacco della Corea del Nord perché desideravano morire, non ce la facevano più. Connelly riferisce che è un fenomeno diffuso nelle scuole coreane, dove la pressione è incredibile (Nick Connelly, The west seems more concerned about North Korea than most Koreans, Guardian, 14 April 2013)

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La maggior parte dei sudcoreani (54%) vorrebbe che le truppe americane fossero rimpatriate. Solo il 16% vorrebbe che restassero su base permanente

http://www.angus-reid.com/polls/15427/south_koreans_want_us_troops_to_leave/

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Se gli americani vogliono la pace perché compiono manovre militari a poche miglia dai confini nordcoreani che includono lo scenario di un’invasione della Corea del Nord? È la maniera migliore per evitare l’intensificazione dei sospetti, della sfiducia, della paura e dell’aggressività nella penisola coreana?

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Secondo un sondaggio eseguito nel 2006 per conto dello Jung Ang Ilbo, un importante quotidiano della Corea del Sud, il 54% dei disertori nordcoreani che vivono in Corea del Sud sosteneva di voler tornare in Corea del Nord, se avessero avuto garanzie di non essere puniti. Per questo il governo del Nord ha istituito una politica di grazia automatica

http://english.donga.com/srv/service.php3?biid=2012072371048

Così il tasso di disertori che rientra in CdN è in crescita

koreajoongangdaily.joinsmsn.com/news/article/article.aspx?aid=2957044&cloc=joongangdaily|home|newslist1

Questo è il risultato delle discriminazioni che subiscono da parte dei sudcoreani. Il che ribadisce che la libertà non è tutto e non basta per rendere una società degna di essere considerata democratica. Sentirsi parte di una comunità è essenziale.

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Chi pensa che il regime voglia usare la bomba atomica non sa quello che dice: sarebbe la sua fine.

Chi auspica la linea dura non sa quello che dice: la conurbazione di Seoul (20 milioni di abitanti) si trova a circa 40 km dal confine. In caso di guerra la capitale sudcoreana sarebbe distrutta in meno di un’ora da una tempesta di proiettili di artiglieria: le stime parlano di un numero che oscilla tra i mille ed i 30mila colpi al minuto (non intercettabili). Non è un videogioco: ci sono centinaia di migliaia di vite umane in gioco e anche uno psicopatico capirebbe che la rovina di uno dei maggiori centri economici del pianeta non è nel suo interesse.

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La CdS ha completamente cambiato il suo atteggiamento verso la Corea del Nord dal 2008, con l’elezione alla presidenza del sindaco di Seoul, Lee Myung-Bak, un conservatore che ha posto fine alla politica di distensione che aveva portato al ripristino di voli commerciali, ai lavori per la riapertura della linea ferroviaria Pyongyang-Seoul, al turismo, alla nascita del complesso industriale di Kaesong, ai permessi di ricongiungimento delle famiglie del sud e del nord, separate dalla guerra. Ora la Corea del Nord ha davvero poco o nulla da perdere e non sorprende che i nordcoreani si aggrappino fanaticamente al leader (caricature e insulti razzisti non aiutano, in questo senso). Se era questo l’obiettivo, allora è un successo pieno.

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Il primo governo veramente democratico della Corea del Sud risale al 1992 (ed ogni presidente è stato condannato per corruzione). In precedenza si incarcerava in massa, si torturava, si massacrava (Gwangju, 1980), si facevano sparire i dissidenti, senza che l’Occidente si turbasse più di tanto. Ancora oggi una legge per la sicurezza nazionale fa sì che si possa essere arrestati per aver ricevuto un twitter dalla CdN.

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un ex ambasciatore americano in Corea del Sud ha aspramente criticato la continuità dell’atteggiamento delle amministrazioni USA nella politica di isolamento della Corea del Nord, che spinge quest’ultima sempre più verso la modalità “paranoia” – l’alternativa più sana di mente è il negoziato: “Per quelli che sono disposti ad ascoltare, la Corea del Nord ha chiarito che vuole discutere di un processo di pace che conduca ad un trattato di pace. Un processo di pace necessita di una base di fiducia reciproca, fiducia che manca del tutto tra Washington e Pyongyang, al momento”

http://koreatimes.co.kr/www/news/nation/2013/04/113_133776.html

L’aereo turco, il precedente libico ed un intervento NATO che si complica

[…] “Un portavoce del ministero degli Esteri siriano, Magdissi Jihad, ha detto che l’abbattimento dell’aereo turco è stato un gesto di autodifesa contro una violazione della sua sovranità. La Difesa aerea siriana è stata presa di sorpresa dall’aeroplano che volava a 100 metri di altitudine. Anche se l’aereo fosse stato siriano, l’avremmo abbattuto”, ha detto, aggiungendo che Damasco ha fatto del suo meglio per attenuare le conseguenze, contattando tempestivamente le autorità turche ed offrendo tutta l’assistenza dovuta nelle operazioni di ricerca e soccorso […]. L’incursione del jet militare turco in Siria potrebbe essere stata un’operazione NATO non riuscita per mimetizzare i suoi aerei militari al fine di ingannare la difesa aerea del paese, facendoli passare per aerei siriani. I codici necessari sono stati sottratti al cacciabombardiere siriano che era stato rubato dal suo pilota disertore qualche giorno fa [si è consegnato al governo giordano, NdT].

Questa teoria spiega perché l’aereo da ricognizione turco è entrato nello spazio aereo siriano prima di essere abbattuto, ha argomentato il quotidiano russo Komsomolskaya Pravda, che cita fonti anonime delle forze di sicurezza siriane.

I Siriani ritengono che l’incidente di venerdì abbia origine dalla defezione della scorsa settimana di un pilota siriano fuggito nel suo MiG-21 jet da combattimento in Giordania. Damasco ha bollato il disertore come un traditore, mentre le autorità giordane gli hanno dato asilo.

La defezione richiama alla mente un incidente simile che ha avuto luogo nel mese di febbraio 2011, quando due piloti libici “consegnarono” il loro aereo militare a Malta. La campagna di bombardamenti della NATO, che si concluse con la caduta del governo del Muammar Gheddafi, iniziò appena un mese dopo.
Gli analisti militari hanno notato che, curiosamente, i sistemi di difesa aerea libici sembravano essere impotenti contro gli attacchi aerei della NATO. La spiegazione potrebbe essere in un sistema di identificazione “amico/nemico” presente a bordo dei due velivoli rubati, suggerisce il giornale. Questo sistema viene utilizzato dai militari in combattimento per distinguere il proprio aereo.

Secondo il quotidiano, l’esercito siriano [leggi: i tecnici russi, NdT] ritiene che la NATO ci abbia riprovato, ma senza riuscire a decifrare i codici. Questo è dimostrato dal fatto che il pilota disertore è riuscito a mandare la sua famiglia in Turchia prima di rubare il jet da combattimento, il che significa che l’atto non è stato probabilmente dettato da un’improvvisa crisi emotiva.

Alla Turchia potrebbe essere stato affidato il compito da parte della NATO di testare la qualità del lavoro svolto e il risultato è stato disastroso.

Questa è comunque solo una teoria e non si possono escludere spiegazioni più banali – ma è più probabile che l’intrusione facesse parte di un’operazione militare, piuttosto che essere un errore come ha affermato la Turchia, sostengono gli esperti militari […]”.

http://www.rt.com/news/turkish-plane-nato-syria-725/

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