La democrazia diretta non ha mai ucciso nessuno…finora!

Non credete a chi vi dice che più democrazia diretta ci sarà, meno problemi avremo. Non è successo in Svizzera e non succederà altrove. La democrazia diretta è una buona cosa se usata con misura, sobrietà, buon senso, assennatezza e discernimento, altrimenti è un’arma micidiale. In ogni caso, i diritti fondamentali e la pari dignità di cittadini e residenti/soggiornanti NON DEVONO ESSERE MAI TOCCATI (se non per migliorarli ed ampliarli!)

Un estratto dal mio prossimo libro
:

“[…] Gli etnopopulisti elvetici dell’SVP, imprigionati dai vincoli costituzionali, adoperano la democrazia diretta, incluse le proposte di legge di iniziativa popolare e i referendum, per vincere delle battaglie che altrimenti non potrebbero neppure intraprendere. Questo, naturalmente, significa che la fede di carattere messianico dei campioni della democrazia diretta, che vedono nella democrazia diretta la soluzione alla gran parte del mali della società, è malriposta. Lungi dall’indebolire la partitocrazia, la democrazia diretta dal basso incentiva lo sviluppo di nuove forme di partitismo non meno manipolative e spregiudicate di quelle giustamente sotto accusa (Ladner/Brändle, 1999).

Uwe Serdült e Yanina Welp, due tra i massimi esperti elvetici di democrazia diretta, hanno studiato le iniziative popolari di democrazia diretta in tutto il mondo dalla prima (nel 1874) al 2009 (Serdült/Welp 2012) ed hanno scoperto che la diffusione della democrazia diretta non ha nulla a che vedere con la crisi della democrazia rappresentativa nelle democrazie consolidate. Infatti la spinta per una maggiore democrazia diretta ha riguardato soprattutto paesi non-europei. Sono solo quattro su 38 le nazioni dell’Europa occidentale che si sono dotate degli strumenti per attuare la democrazia diretta a partire dal basso. E di queste 38 nazioni solo 19 ne hanno fatto uso dalla fine degli anni Ottanta. La tanto bistrattata democrazia italiana risulta al secondo posto nel mondo, con 62 referendum a partire dal 1974, dopo la Svizzera (336 dal 1874) e davanti al Liechtenstein (56 dal 1925), San Marino (14 dal 1982) e Uruguay (11 dagli anni Cinquanta). Proprio in Uruguay dei referendum di riforma costituzionale sono stati promossi nel 1958, 1962 e 1966 per imprimere una svolta autoritaria al sistema di governo uruguagio. In Estonia, nel 1933, sotto la pressione della Depressione, il regime fascista fu instaurato proprio attraverso un’iniziativa popolare di democrazia diretta.

Più recentemente, numerosi studiosi hanno messo in guardia dal sottovalutare la capacità dei gruppi di pressione e dei poteri forti di influenzare l’andamento delle campagne referendarie e l’esito del voto: il cosiddetto “paradosso populista” (Gerber, 1999). David S. Broder (2000) ha evidenziato con abbondanza di riferimenti come, soprattutto in California, ma non solo, è tragicamente ingenua la fiducia che si ripone del potere taumaturgico dell’iniziativa popolare: laddove c’è un netto divario di risorse, demagoghi e lobbisti strumentalizzano la democrazia diretta senza che gli elettori se ne rendano conto e sussiste un rischio molto concreto che, prima o poi, il sistema democratico rappresentativo e, con esso, la cornice costituzionale, possa essere abbattuto dall’interno, a furor di plebiscito. In pratica, quella che doveva essere una cura contro il lobbismo si è trasformata in un’ulteriore opportunità di manipolazione degli orientamenti dei cittadini, perché la politica non ha ancora provveduto a regolamentare adeguatamente le attività di pressione e renderle trasparenti.

Barbara Gamble, che ha rianalizzato le esperienze di democrazia diretta negli Stati Uniti tra il 1959 ed il 1993, ha mostrato che le maggioranze hanno ripetutamente usato lo strumento referendario per tiranneggiare le minoranze, con iniziative contrarie ai loro diritti civili che hanno riscosso una serie straordinaria di successi (Gamble 1997, p. 261). Questo avviene ancora più di frequente nelle comunità più piccole, laddove manca quell’eterogeneità di interessi che rende più arduo formare delle maggioranze coese che possano spadroneggiare sulle minoranze (Donovan/Bowler 1998).

Il problema principale è che chi è in grado di investire molto denaro ha una concreta possibilità (statisticamente significativa) di far pendere la bilancia da una parte o dall’altra, in accordo con le sue preferenze (Hertig, 1982; Kriesi, 2005; Stratmann, 2006). Hanspeter Kriesi, direttore del dipartimento di politica comparata all’Università di Zurigo e specialista di democrazia diretta, ha rilevato che le iniziative di democrazia diretta in Svizzera sono molto spesso impregnate di emotivismi e di tenaci pregiudizi in favore delle indicazioni di voto del proprio partito di riferimento e moltissimi elettori decidono fin dall’inizio che cosa voteranno, cambiando idea molto di rado e facendo proprie le argomentazioni che raccolgono durante la campagna referendaria solo per razionalizzare scelte predeterminate e di carattere emotivo. In un intervento alla conferenza internazionale annuale dell’associazione di studi politici sul tema “in difesa della politica” (aprile 2012), Kriesi ha amaramente commentato che l’esercizio deliberativo nelle campagne di democrazia diretta non corrisponde ad uno scenario ideale in cui i votanti prendono delle decisioni sulla base delle argomentazioni più persuasive.

Mentre l’islamofobia e la xenofobia hanno pesantemente condizionato la pratica della democrazia diretta in Svizzera, ostacolando per esempio gli sforzi dei rappresentanti politici di naturalizzare gli immigrati e garantire i loro diritti civili (Hainmueller/ Hangartner 2012), l’omofobia ha più volte annullato virtualmente tutte le iniziative a livello rappresentativo negli Stati Uniti che volevano garantire pari diritti agli omosessuali. Negli Stati Uniti, tra il 1995 ed il 2004, gli stati che prevedevano la democrazia diretta hanno approvato molte più proposte di legge ostili alle minoranze di quelli che non la contemplano (Lewis, 2011). La Svizzera, avendo previsto questo tipo di risvolto, è meno affetta – ma tutt’altro che immune – da questa sindrome di populismo autoritario e discriminatorio perché ha cercato di mettere al sicuro i principi costituzionali ed i diritti civili già garantiti dalle aggressioni di un elettorato volubile (ma sulle naturalizzazioni ha potuto fare ben poco).

Dobbiamo, tristemente, prendere atto del fatto che James Madison, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti, aveva ragione quando ammoniva che “quando una maggioranza è unita da un comune interesse, i diritti della minoranza sono incerti” (1787)”.

Interventi drastici sulla forma di governo senza sentire il parere dei cittadini? è l’Italia del 2012

Stefano Rodotà, “Una fase costituente più democratica”, la Repubblica, 20 giugno 2012, p. 45

“Stiamo vivendo una fase costituente senza averne adeguata consapevolezza, senza la necessaria discussione pubblica, senza la capacità di guardare oltre l’emergenza
. È stato modificato l’articolo 81 della Costituzione, introducendo il pareggio di bilancio. Un decreto legge dell’agosto dell’anno scorso e uno del gennaio di quest’anno hanno messo tra parentesi l’articolo 41. E ora il Senato discute una revisione costituzionale che incide profondamente su Parlamento, governo, ruolo del Presidente della Repubblica. Non siamo di fronte alla buona “manutenzione” della Costituzione, ma a modifiche sostanziali della forma di Stato e di governo. Le poche voci critiche non sono ascoltate, vengono sopraffatte da richiami all’emergenza così perentori che ogni invito alla riflessione configura il delitto di lesa economia.

In tutto questo non è arbitrario cogliere un altro segno della incapacità delle forze politiche di intrattenere un giusto rapporto con i cittadini che, negli ultimi tempi, sono tornati a guardare con fiducia alla Costituzione e non possono essere messi di fronte a fatti compiuti. Proprio perché s’invocano condivisione e coesione, non si può poi procedere come se la revisione costituzionale fosse affare di pochi, da chiudere negli spazi ristretti d’una commissione del Senato, senza che i partiti presenti in Parlamento promuovano essi stessi quella indispensabile discussione pubblica che, finora, è mancata.

Con una battuta tutt’altro che banale si è detto che la riforma dell’articolo 81 ha dichiarato l’incostituzionalità di Keynes. L’orrore del debito è stato tradotto in una disciplina che irrigidisce la Costituzione, riduce oltre ogni ragionevolezza i margini di manovra dei governi, impone politiche economiche restrittive, i cui rischi sono stati segnalati, tra gli altri da cinque premi Nobel in un documento inviato a Obama. Soprattutto, mette seriamente in dubbio la possibilità di politiche sociali, che pure trovavano un riferimento obbligato nei principi costituzionali. La Costituzione contro se stessa? Per mettere qualche riparo ad una situazione tanto pregiudicata, uno studioso attento alle dinamiche costituzionali, Gianni Ferrara, non ha proposto rivolte di piazza, ma l’uso accorto degli strumenti della democrazia. Nel momento in cui votavano definitivamente la legge sul pareggio di bilancio, ai parlamentari era stato chiesto di non farlo con la maggioranza dei due terzi, lasciando così ai cittadini la possibilità di esprimere la loro opinione con un referendum. Il saggio invito non è stato raccolto, anzi si è fatta una indecente strizzata d’occhio invitando a considerare le molte eccezioni che consentiranno di sfuggire al vincolo del pareggio, così mostrando in quale modo siano considerate oggi le norme costituzionali. Privati della possibilità di usare il referendum, i cittadini — questa è la proposta — dovrebbero raccogliere le firme per una legge d’iniziativa popolare che preveda l’obbligo di introdurre nei bilanci di previsione di Stato, regioni, province e comuni una norma che destini una quota significativa della spesa proprio alla garanzia dei diritti sociali, dal lavoro all’istruzione, alla salute, com’è già previsto da qualche altra costituzione. Non è una via facile ma, percorrendola, le lingue tagliate dei cittadini potrebbero almeno ritrovare la parola.

L’altro fatto compiuto riguarda la riforma costituzionale strisciante dell’articolo 41. Nei due decreti citati, il principio costituzionale diviene solo quello dell’iniziativa economica privata, ricostruito unicamente intorno alla concorrenza, degradando a meri limiti quelli che, invece, sono principi davvero fondativi, che in quell’articolo si chiamano sicurezza, libertà, dignità umana. Un rovesciamento inammissibile, che sovverte la logica costituzionale, incide direttamente su principi e diritti fondamentali, sì che sorprende che in Parlamento nessuno si sia preoccupato di chiedere che dai decreti scomparissero norme così pericolose.

È con questi spiriti che si vuol giungere a un intervento assai drastico, come quello in discussione al Senato. Ne conosciamo i punti essenziali. Riduzione del numero dei parlamentari, modifiche riguardanti l’età per il voto e per l’elezione al Senato, correttivi al bicameralismo per quanto riguarda l’approvazione delle leggi, rafforzamento del Presidente del Consiglio, poteri del governo nel procedimento legislativo, introduzione della sfiducia costruttiva. Un “pacchetto” che desta molte preoccupazioni politiche e tecniche e che, proprio per questa ragione, esigerebbe discussione aperta e tempi adeguati. Su questo punto sono tornati a richiamare l’attenzione studiosi autorevoli come Valerio Onida, presidente dell’Associazione dei costituzionalisti, e Gaetano Azzariti, e un documento di Libertà e Giustizia, che hanno pure sollevato alcune ineludibili questioni generali. Può un Parlamento non di eletti, ma di “nominati” in base a una legge di cui tutti a parole dicono di volersi liberare per la distorsione introdotta nel nostro sistema istituzionale, mettere le mani in modo così incisivo sulla Costituzione? Può l’obiettivo di arrivare alle elezioni con una prova di efficienza essere affidato a una operazione frettolosa e ambigua? Può essere riproposta la linea seguita per la modifica dell’articolo 81, arrivando a una votazione con la maggioranza dei due terzi che escluderebbe la possibilità di un intervento dei cittadini? Quest’ultima non è una pretesa abusiva o eccessiva. Non dimentichiamo che la Costituzione è stata salvata dal voto di sedici milioni di cittadini che, con il referendum del 2006, dissero “no” alla riforma berlusconiana.

A questi interrogativi non si può sfuggire, anche perché mettono in evidenza il rischio grandissimo di appiattire una modifica costituzionale, che sempre dovrebbe frequentare la dimensione del futuro, su esigenze e convenienze del brevissimo periodo. Le riforme costituzionali devono unire e non dividere, esigono legittimazione forte di chi le fa e consenso diffuso dei cittadini.

Considerando più da vicino il testo in discussione al Senato, si nota subito che esso muove da premesse assai contestabili, come la debolezza del Presidente del Consiglio. Elude la questione vera del bicameralismo, concentrandosi su farraginose procedure di distinzione e condivisione dei poteri delle Camere, invece di differenziare il ruolo del Senato. Propone un intreccio tra sfiducia costruttiva e potere del Presidente del Consiglio di chiedere lo scioglimento delle Camere che, da una parte, attribuisce a quest’ultimo un improprio strumento di pressione e, dall’altra, ridimensiona il ruolo del Presidente della Repubblica. Aumenta oltre il giusto il potere del governo nel procedimento legislativo, ignorando del tutto l’ormai ineludibile rafforzamento delle leggi d’iniziativa popolare. Trascura la questione capitale dell’equilibrio tra i poteri. Tutte questioni di cui bisogna discutere, e che nei contributi degli studiosi prima ricordati trovano ulteriori approfondimenti. Ricordando, però, anche un altro problema. Si continua a dire che le riforme attuate o in corso non toccano la prima parte della Costituzione, quella dei principi. Non è vero. Con la modifica dell’articolo 81, con la “rilettura” dell’articolo 41, con l’indebolimento della garanzia della legge derivante dal ridimensionamento del ruolo del Parlamento, sono proprio quei principi ad essere abbandonati o messi in discussione”.


Kony 2012 – La stucchevole pornografia umanitaria (I bambini! Pensate ai bambini!)

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

Web Caffè Bookique [Facebook]

KONY 2012 (decine di milioni di visualizzazioni) è la consueta trappola “filantropico-umanitaria” in cui cadono fin troppi internauti.

Qui potere trovate il video, tediosamente manicheo, ipersemplificatore, manipolatore, razzista, ingannevole, omertoso:

http://www.informarexresistere.fr/2012/03/10/kony-2012-make-him-visible-rendiamolo-visibile/#axzz1od3sL7a5

Le critiche più superficiali a questa organizzazione umanitaria si concentrano sui ricchi emolumenti che si riservano i dirigenti di Invisible Children, sul fatto che solo un terzo del denaro delle donazioni finisce in Uganda (e, anche lì, siamo sicuri che arrivino alle persone giuste?), che la sua contabilità non è per nulla trasparente, che tende ad esagerare i fatti e le cifre per ragioni di autopromozione. Infine, che il video-documentario in questione contiene pochissime informazioni e moltissime esche emotive per spettatori dal cuore tenero e dallo spirito critico assopito, che manco si rendono conto che Kony (pronuncia: “Koon”) non è più in Uganda dal 2006 e che nell’Uganda del Nord la situazione è relativamente tranquilla da diversi anni, a dispetto delle immagini strazianti che ci vengono propinate:

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/africaandindianocean/uganda/9131469/Joseph-Kony-2012-growing-outrage-in-Uganda-over-film.html

Ci sono però ragioni molto più stringenti, profonde ed inquietanti.

Farsi fotografare imbracciando armi automatiche dei ribelli del Sud Sudan, non è solo una pessima idea, è anche molto rivelatore. Infatti “Invisible Children” è ben vista dal presidente ugandese, al potere da 26 anni grazie all’appoggio degli Stati Uniti:

http://www.peacelink.it/conflitti/a/34895.html

Si dimostra utile anche per gli interessi industriali anglo-americani, specialmente quelli nel settore petrolifero e in quello del legname, ai danni delle popolazioni locali:

http://www.peacelink.it/ecologia/a/34854.html

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/mar/08/kony-2012-campaign-oprah-and-bracelets?INTCMP=SRCH

“Un altro elemento degno di nota è che in Kony 2012 si sostenga l’invio di militari statunitensi in Uganda, deciso da Obama. Il proseguimento del sostegno militare alle forze armate ugandese è anzi il principale obiettivo dell’intera campagna: si vuole proprio evitare che il Congresso possa scegliere un disimpegno dal paese africano. La scelta del presidente Obama è dipinta come il risultato delle pressioni dal basso esercitate negli anni passati dalla Invisible Children, Inc., e come una missione militare decisa semplicemente perché è la cosa giusta.

http://www.geopolitica-rivista.org/16839/dietro-kony-2012-cosa-succede-davvero-in-uganda/

Incredibile a dirsi, questi attivisti umanitari chiedono agli Stati Uniti di armare l’esercito ugandese, che è uno dei principali colpevoli del peggior genocidio della storia dopo quello nazista, ossia quello dei Congolesi, che hanno la sfortuna (!!!) di vivere in uno dei paesi più ricchi di risorse naturali del mondo, un boccone delizioso per le potenze occidentali:

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=4546

Yoweri Museveni, presidente ugandese paladino delle privatizzazioni e del rigore fiscale, accusato di essere restato ininterrottamente al potere dal 1986 solo grazie ai brogli, responsabile della morte di più Ugandesi di quelli uccisi da Kony, è anche implicato nel genocidio ruandese:

http://www.percorsidipace.net/conflitti/conflitto-ruanda

La campagna per un intervento militare in Uganda ed in tutta l’Africa centro-orientale è promossa non soltanto da Invisible Children, ma anche da figure terribilmente sinistre come il senatore statunitense Jim Inhofe, nemico giurato di Joseph Kony.

http://inhofe.senate.gov/public/index.cfm?FuseAction=PressRoom.PressReleases&ContentRecord_id=039016be-bef0-0770-4f0e-3bcacdd69097

Inhofe, grande amico di Yoweri Museveni, è uno dei pezzi grossi di “The Family”, l’organizzazione cristiano-fascista che esercita un’enorme influenza sulla politica americana, nazionale ed estera:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/09/quando-il-fascismo-giungera-in-america-sara-avvolto-nella-bandiera-e-brandira-una-croce-sinclair-lewis/#axzz1od3sL7a5

Tanto intensa è l’influenza di questi fanatici cristianisti, che in Uganda si continua a ventilare l’ipotesi di promulgare leggi che autorizzino la condanna a morte degli omosessuali:

http://it.globalvoicesonline.org/2012/02/uganda-torna-la-proposta-di-legge-anti-gay/

Museveni è un paladino dell’unificazione dell’Africa orientale, ufficialmente per “sviluppare un programma spaziale africano” (sic!), in realtà per favorire gli interessi anglo-americani a discapito di quelli cinesi:

http://www.zimbio.com/President+Yoweri+Museveni/articles/70/Africans+must+travel+moon+Uganda+president

Questa vicenda può essere uno spunto per comprendere meglio la maniera in cui gli psicopatici che governano il mondo (solo degli psicopatici potrebbero sacrificare le esistenze di milioni di persone per il loro profitto e status) manipolano le masse.

Il video incriminato esemplifica al meglio le tecniche messe in atto per strumentalizzare le emozioni della gente.

C’è il nauseante e paternalistico motivo del fardello dell’uomo bianco che deve ripetutamente farsi carico della sorte dei suoi fratelli neri, un po’ sfigati, un po’ sub-umani, incapaci di autogestirsi. Perfino un criminale di guerra in pre-pensionamento, circondato da poche centinaia di miliziani, e non più in Uganda, può essere un pretesto per “risolvere” certe questioni con l’uso della forza.

Presumo che nessuno abbia visto il video integralmente. Pochi minuti sono sufficienti per capire che l’obiettivo non è quello di aiutare a capire la situazione, ma di oscurarla, contando sul fatto che nessuno si interessa degli Africani. Non si sa nulla del contesto, dei protagonisti, delle loro motivazioni, delle relazioni di potere, dei coinvolgimenti stranieri, del punto di vista degli Ugandesi. Il tutto si riduce ad uno scontro tra esseri umani bestiali ed esseri umani inermi. Un clic, un twitter e possiamo sentirci angeli salvatori: eliminato il Grande Mostro tutto si risolverà. Il fatto che ciò autorizzi un intervento militare americano in una regione che è sostanzialmente pacifica da almeno 4 anni è un dettaglio di poco conto.

La democrazia diretta dell’era digitale è guidata dai buoni sentimenti, non dall’intelletto,  dalla curiosità, dal desiderio di approfondire, dall’umiltà di chi accetta che è necessario informarsi prima di trarre delle conclusioni.

Quante delle persone che hanno condiviso il video sanno anche solo dov’è l’Uganda (“sono neri, saranno da qualche parte in Africa”)? Quanti si sono chiesti se le immagini sono recenti o risalgono per caso ad una decina di anni fa e se l’accostamento di Kony e Hitler sia legittimo? Quanti si sono domandati la ragione di tutto questo scalpore per una guerra che è durata 20 anni (1986-2006), nell’indifferenza del mondo, proprio ora che le acque sono relativamente calme? Quanti hanno idea della guerra commerciale ed economica che si svolge tra Stati Uniti e Cina nel teatro dell’Africa orientale? Quanti hanno messo in discussione la contrapposizione tra assistenza occidentale allo sviluppo buona / colonialismo cinese cattivo? Quanti sono rimasti sconcertati dal linguaggio emotivo, pontificatore, vuoto di contenuti di questa campagna?

Un linguaggio che fa appello al nostro senso di colpa e razzismo inconsapevole (“gli Africani sono così, c’è poco da fare se non mettersi in mezzo e farli rigar dritti, questi selvaggi”) ed ignora il contesto, i conflitti di potere, l’occultamento dei moventi, la rimozione del boom economico dell’Uganda settentrionale dall’orizzonte degli eventi, ecc. C’è un uomo cattivo, ci sono delle vittime e c’è una soluzione: un “mi piace”, una condivisione, un sms e ci mettiamo il cuore in pace. Come vincere una guerra in un videogioco. Una mobilitazione istantanea ed asettica per la guerra (“guerra giusta”), una guerra che comporterebbe l’uccisione di centinaia di ragazzini-soldato che sono stati “reclutati” contro la loro volontà e di migliaia civili, quelli che incolpano non solo Kony ma anche il governo/regime ugandese.

30 minuti di propaganda melliflua sono sufficienti per mandarci il cervello in pappa, per farci credere di essere diventati sufficientemente competenti riguardo ad un tema che prima ignoravamo completamente da sapere cosa sia giusto fare, per spingerci ad attaccare chiunque critichi il video, a comprare le nostre brave t-shirt filantropiche, come dei bravi soldatini?

Goebbels sfruttava precisamente questi meccanismi di adesione spontanea, irriflessa, semi-consapevole.

Le guerre umanitarie sono state “autorizzate” dall’opinione pubblica internazionale in questa stessa maniera (cf. i neonati kuwaitiani infilzati dai soldati iracheni nelle incubatrici, i soldati di Gheddafi che usano viagra per stuprare meglio le donne libiche, Assad che fa saltare in aria le proprie forze dell’ordine per poter dare la colpa ad Al-Qaeda).

Useranno le stesse tecniche per farci accettare la prossima guerra mondiale e tutto ciò che seguirà.

In definitiva, Jason Russell, Bobby Bailey e Laren Poole, i giovani fondatori di “Invisibile Children”, sono forsi animati dalle migliori intenzioni, sono forse gli utili idioti di turno, ma è lecito chiedersi cosa li abbia spinti a scegliere di usare Kevin, il figlio di Jason Russell, per spiegare al mondo la bontà della causa, come se gli spettatori avessero l’età mentale di un bambino e non potessero gestire informazioni più complesse di quelle inserite nel documentario. Paternalistico è anche il nome della stessa organizzazione, che allude al fatto che siano stati loro a rendere visibili bambini che prima non lo erano, come se proprio il fatto di autoproclamarsene portavoce, senza farli parlare, non equivalesse a renderli muti ed invisibili.

Gli Ugandesi non hanno bisogno di questa carità pelosa e noi abbiamo invece bisogno di darci una svegliata, prima che sia troppo tardi.

Il testo integrale del tanto discusso intervento di Adriano Celentano (per chi giudica solo dopo aver preso visione)

 

a cura di Stefano Fait

 

 

CELENTANO Avrò girato mille chiese, il Duomo di Milano, piazza San Pietro, Bologna, Firenze, Napoli, Palermo. E morire se durante la predica si capisce qualcosa di quello che dice il prete. Non perché sbagliano a parlare: perché non sanno regolare l’audio negli altoparlanti. O sono troppo bassi oppure non ci sono abbastanza diffusori affinché la voce del prete si senta fino in fondo alle ultime file. Sembra quasi che i preti dicano: “Noi la predica l’abbiamo fatta, poi chi se ne frega se gli ultimi in fondo non sentono”. E sì che il Vangelo è stato chiaro: “Beati gli ultimi”, dice il Vangelo, “perché saranno i primi nel Regno dei Cieli”. Questo è un problema che c’era anche a Galbiate. Poi, a furia di martellare il parroco, finalmente un bel giorno si è deciso e ha cambiato l’impianto. Però se c’è una cosa che non sopporto e che mi innervosisce, non soltanto dei preti ma anche dei frati, è che nei loro argomenti, quando fanno la predica, o anche nei dibattiti in televisione, non parlano mai della cosa più importante, cioè del motivo per cui siamo nati. Quel motivo nel quale è insito il cammino verso il traguardo, quel traguardo che segna non la fine di un’esistenza, ma l’inizio di una nuova vita. Insomma, i preti, i frati non parlano mai del Paradiso. Perché? Quasi come a dare l’impressione che l’uomo sia nato soltanto per morire. Ma le cose non stanno così. Qual è la camera dove sono dentro i preti? Ah questa. Le cose non stanno così. Noi non siamo nati per morire. Noi siamo nati per vivere. Voi preti siete obbligati a parlare del Paradiso, altrimenti la gente pensa che la vita sia quella che stiamo vivendo adesso. Ma che cazzo di vita è questa qua? Lo spread, l’economia, le guerre. Giornali inutili come l’Avvenire, Famiglia Cristiana: andrebbero chiusi definitivamente. Si occupano di politica e delle beghe nel mondo, anziché parlare di Dio e dei suoi progetti e non hanno la più pallida idea di quanto invece può essere confortante per i malati leggere di ciò che Dio ci ha promesso. Senza contare, poi, i malati terminali, che anche se non lo dicono, loro sono consapevoli di ciò a cui stanno andando incontro. Ma loro no, Famiglia Cristiana e l’Avvenire non la pensano così. Per loro il discorso di Dio è… il discorso di Dio, per loro, occupa poco spazio: lo spazio delle loro testate ipocrite. Ipocrite come le critiche che fanno a uno come Don Gallo, che ha…E di ultimi ce ne sono tanti. Ci sono sulla torre della Stazione Centrale di Milano, ci sono degli operai che dall’8 dicembre stazionano lì, giorno e notte, al freddo e al gelo, per protestare contro la cancellazione dei vagoni letto, quei vagoni letto che collegavano il Nord al Sud, lasciando a casa ottocento persone addette ai servizi nei treni di notte. E questo, purtroppo, con il triste scopo di cancellare un’altra fetta del passato che costituisce le fondamenta della nostra identità. Montezemolo ha fatto bene a fare il treno veloce, quello che… bello, confortevole: è giusto. È giusto fare l’alta velocità. Però bisogna bilanciare la velocità con qualche cosa di lento. E allora io ti dico, Montezemolo, che adesso devi fare subito un treno lento, che magari si chiama Lumaca, dove ti fa vedere le bellezze dell’Italia, perché c’è gente che vuole andare lì. Sono sicuro che lo farà.

CELENTANO Come ti chiami?

CANALIS Italia.

CELENTANO Resta un po’ qui.

CANALIS Non posso.

CELENTANO Perché?

CANALIS Le cose non vanno bene ed io sto perdendo la mia bellezza.

CELENTANO Tornerai?

CANALIS Sì, se gli italiani lo vorranno.

CELENTANO La parola politica sembra aver perso ogni valore e le lettere che la compongono stanno cadendo a pezzi sulla testa di un popolo che ancora si illude di essere sovrano. Ma cosa significa sovrano? Il vocabolario lo spiega bene. Maitre!

CELENTANO Cosa dice il vocabolario?

PAPALEO Non lo so.

CELENTANO Tu non leggi mai il vocabolario eh?

PAPALEO Non vorrei contraddirla, Immensità. Con tutto il rispetto, preferisco leggere il giornale, soprattutto dopo colazione. Ho provato a leggere il vocabolario ma… dice sempre le stesse cose. E alcune volte non si spiega neanche troppo bene. Per esempio, qualche giorno fa sono andato alla lettera “Governo Monti”. Dice: “Materiale di ottima resistenza, apparentemente indipendente, facile però all’ossido dei partiti”.

CELENTANO E questo è quello che dice il vocabolario?

PAPALEO Esattamente.

CELENTANO E sulla parola “Sovrano”?

PAPALEO No, lì si spiega molto bene. Sovrano… ecco qua. Sovrano: si dice di potere, dignità, diritto che non derivino da altra autorità, che non dipendano da altro potere. La Costituzione italiana sancisce che il potere sovrano appartiene al popolo che esercita un potere pieno e indipendente.

CELENTANO Questo è quello che dice il vocabolario. E noi sappiamo che, perché il popolo possa esercitare il suo potere incontrastato, bastano cinquecentomila firme.

PAPALEO Cinquecentomila.

CELENTANO Ma i promotori del referendum, Antonio Di Pietro, Parisi e Segni come al solito hanno esagerato e ne hanno raccolte un milione e duecentomila.

PAPALEO Un milione e duecentomila.

CELENTANO Che la Consulta non ha esitato a buttare nel cestino.

PAPALEO Nel cestino, nel cestino, nel cestino.

CELENTANO Per cui c’è qualcosa che non va. O la Consulta sbaglia, o se no bisogna cambiare il vocabolario perché altrimenti non si sa quando siamo sovrani e quando no. Una bella mattina io mi alzo, esco di casa contento… convinto di essere sovrano, di essere al di sopra di tutti, il più alto, perché questo vuol dire “sovrano” e magari incontro Pupo e mi dice: “Ue’ guarda che tu non sei nessuno eh?”.
PUPO. Ma cosa stai dicendo? Ma cosa stai dicendo?

CELENTANO Ue’. Cosa hai detto? Non ho capito. Come stai?

PUPO Comunque stasera hai detto una grande verità.

CELENTANO Perché?

PUPO Infatti è vero: tu non sei nessuno.

CELENTANO Perché?

PUPO Perché… sottovaluti quelli bassi. Non sottovalutare quelli bassi.

CELENTANO E chi lo sottovaluta? E poi non esistono quelli bassi o quelli alti: esistono quelli giusti o quelli sbagliati.

PUPO Ma certo! Tu hai la verità in tasca. Certo, è normale. Dall’alto di quel palco ti puoi permettere di dire quello che vuoi. Senti, ma secondo te, io da che parte starei?

CELENTANO No, tu per me sei praticamente normale.

PUPO Cosa? Ma lo sentite? Ha detto “praticamente normale”.

CELENTANO Be’ sì… c’è qualche cosetta ma…

PUPO Ma quale cosetta?

CELENTANO No… ma niente, una scemata. Ma non c’è bisogno di…

PUPO No, ma parla chiaro! Quale cosetta?

CELENTANO Ma… scusa… chi è?

CELENTANO C’è un altro?

MORANDI Cosa sta succedendo? Cosa sta succedendo?

CELENTANO No, stavamo discutendo… tu sai che la Consulta ha bocciato i referendum, no?

MORANDI Eh sì, non è stata una cosa molto bella.

CELENTANO Vedi che lo dice anche lui?

PUPO Questa è una novità: ma da quando in qua sei diventato un paladino delle battaglie perse della sinistra?

MORANDI Ma quale paladino?

PUPO E allora sentiamo: perché la Consulta avrebbe sbagliato?

MORANDI Be’, bocciando i referendum ha tolto la parola…Non si possono buttare nel cestino un milione, non si possono buttare nel cestino un milione e duecentomila firme. Se pensi che ne bastano cinquecentomila per dare la parola al popolo, figurati che errore che ha fatto la Consulta a buttare via un milione e duecentomila firme.

PUPO E non pensi, invece, che l’errore grosso come una casa lo stai facendo tu? Informati prima di parlare!

CELENTANO No, no… scusa un attimo. No, io volevo parlare, perché prima tu hai detto… come si chiama il Direttore della Rai, il Direttore Generale?

MORANDI Lei.

CELENTANO Chi?

MORANDI Come “chi”?

CELENTANO No, dico…il Direttore Generale, come si chiama?

MORANDI Si chiama Lei.

CELENTANO Ah, si chiama Lei. Ah, proprio così. Be’, originale però. No perché… eh, ma io ho capito perché. Perché lei vuole mantenere le distanze. Hai visto anche con Michele Santoro l’ha distanziato mica male.

MORANDI Be’ sì, anche lì non è stata una cosa molto bella eh?

CELENTANO
Però tu adesso stai insinuando: non dirai mica che la Rai censura.

MORANDI No, no, io… scusa, ho avuto uno “sbandamento”. Ho avuto uno “sbandamento”. Cosa volevi dal Direttore Generale?

CELENTANO Volevo dire: in che camera alloggia il Direttore Generale?

MORANDI Mah, di solito in quella di centro.

CELENTANO Ecco, no, volevo dire che quelle cose che ha detto lui sulla Consulta, io non c’entro niente eh? Sono cose che ha detto lui.

MORANDI Sì, sì è vero: le ha scritte lui ma le ho dette io.

PUPO Ma piantatela di fare gli ipocriti. Ma non vi vergognate?

CELENTANO e MORANDI ALL’UNISONO Di che cosa?

PUPO E che ne so io di che cosa? Voi siete capaci solo di criticare, venite qui e fate il vostro “teatrino”. Ma informatevi prima di parlare, informatevi prima di parlare. Lo sapete, siete due ignoranti che a malapena riuscite a emettere qualche nota nel campo musicale. Ah ah… la Consulta… il popolo sovrano… ma chi ve l’ha dette queste cose?

MORANDI No, ma guarda che tu allora non hai capito.

PUPO No, capite sempre tutto voi, capite.

MORANDI No, tu sottovaluti la parola “sovrano”, che significa al di sopra di tutto, il più alto. Come fai a non capire?

CELENTANO
No eh be’, scusa: lui non può capire. Scusa, quanto sei alto?

PUPO Come?

CELENTANO Quanto sei alto tu?

PUPO Un metro e dieci.

MORANDI Eh… effettivamente è un po’ poco eh?
PUPO. Un po’ poco? Un po’ poco? Comunque sono alto quanto basta per non essere ipocrita come siete voi. La Consulta non poteva fare altrimenti, in quanto la cosa si poteva risolvere solo in Parlamento. Anche nel ’95, quando ci fu il referendum per la privatizzazione della Rai, anche in quel caso più del 50 per cento votarono a favore. Ma anche lì dovettero per forza cestinare tutto. Perché se la Rai fosse stata privatizzata e il “popolo sovrano”, come voi lo chiamate, avesse avuto ragione questa sera probabilmente voi due non eravate qua a sparare le vostre cazzate, carissimi “amici”, i sapientoni del nulla, voi che vi credete dei giganti.

CELENTANO Non si tratta di essere dei giganti. È che a noi ci dispiace di vederti così.

PUPO Ma “di vederti così” come?

CELENTANO
Così come sei tu.

MORANDI Ecco vedi perché diciamo che la Consulta ha sbagliato? Perché tu potresti essere moralmente più alto.

CELENTANO E anche meno basso.

PAPALEO C’è un errore.

CELENTANO Chi?

PAPALEO Non è alto un metro e dieci lui.

CELENTANO È più piccolo?

PAPALEO No. Il Pupo è alto un metro e 65. Quindi, se la Consulta non avesse bocciato il referendum, sarebbe alto quasi quanto voi.

MORANDI L’altezza, la bassezza fisica, grasso, magro, biondo, con gli occhi azzurri: tutte cose che contano fino a un certo punto. Ciò che conta veramente, invece, è essere alti dentro. Solo così è possibile arrivare intatti e senza macchia a quel traguardo di cui parlava Adriano, che se non altro, poiché nessuno è perfetto, tagliare quel traguardo con meno macchie possibili. Perché, come dice Adriano, quello che stiamo vivendo adesso, di vita, praticamente è uno scherzo.

CELENTANO E che la vita è uno scherzo basta guardare cosa succede nel mondo. C’è l’aria secca qua. Ma questa, di vita, è soltanto la prima… non la prima, una fermata. La prossima approderemo in un mondo che neanche lontanamente possiamo immaginare quanto è meraviglioso. Lì non ci saranno distinzioni di popoli: neri, bianchi; saremo tutti uguali. Eternamente giovani e belli, in compagnia di cristiani e musulmani, mentre ballano il tango della felicità, in un abbraccio d’amore senza fine. Certo, non mancherà il giudizio di Dio. Ci sarà qualcuno che, prima di entrare in Paradiso, avrà bisogno di una spolveratina. È per questo che è venuto al mondo Gesù: per metterci in guardia contro la polvere. Quella polvere che oscura l’anima, fino ad uccidere i propri simili e a rendere gli Stati assassini. Alla stregua di quei criminali che loro vogliono giustiziare con la pena di morte. Ma soprattutto è venuto al mondo per dimostrarci che la morte non esiste. Non esiste per i buoni e non esiste neanche per i cattivi che, di fronte alla vergogna che proverebbero in quel dato giorno davanti a Dio, forse preferirebbero morire. Ed è per questo che poi ha cominciato a fare i miracoli, pur sapendo che non sarebbero bastati perché avremmo detto: è un mago, è uno stregone. E allora lui cosa ha fatto? Ha fatto una cosa che nessun mago, nessuno stregone, potrà mai fare: è risorto. E per farlo ha dovuto morire e subendo il più straziante dei martiri. La morte è soltanto un ultimo gradino prima del grande inizio. Ed è per questo che noi… ed è su questo inizio che noi dobbiamo concentrare i nostri pensieri. E invece cosa facciamo? Stiamo qui ad affannarci su quel titolo, su quanto potrà fruttarci in Borsa; a litigare uno con l’altro; a prendercela per ogni piccola cosa. Ci rattristiamo se un deficiente come Aldo Grasso scrive delle idiozie sul Corriere della Sera. Cadiamo subito in depressione di fronte alla prima ruga. E invece dovremmo avere il coraggio di non tingerci i capelli. Io non so se voi vi rendete conto, ma per quanto lunga possa essere la vita sulla terra, diciamo anche due, trecento anni, che cosa sono? Niente. Io mi ricordo quand’ero giovane, ero forte, pieno di… adesso non mi ricordo più di che cosa ero pieno, però ero pieno di vita, di idee; non facevo in tempo a pensarla una cosa che l’avevo già pensata. Mi ricordo quando ero… voi forse non ci crederete, io mi ricordo che avevo pochi mesi di vita, mi pare quattro-cinque mesi, facevo già la quinta elementare e mi appoggiavo da solo sui braccioli di una sedia. A cinque mesi: vi rendete conto che forza che avevo? La vita è un lampo. Sei nel pieno della giovinezza e, quando meno te lo aspetti, non fai a tempo a guardarti allo specchio, che hai già più di 90 anni. Ecco perché si dice che il Regno dei Cieli è vicino.
La Merkel e Sarkozy impongono al governo greco l’acquisto delle loro armi. Se volete gli aiuti e rimanere nell’euro, hanno detto, dovete comprare i nostri carri armati e le nostre belle navi da guerra, imponendo così tagli e sacrifici agli straziati cittadini greci. Questo è ciò che diceva il Corriere della Sera di ieri a pagina 5. Ma già l’estate scorsa il Wall Street Journal rivelava che Berlino e Parigi avevano preteso l’acquisto di armamenti come condizione per approvare il piano di salvataggio della Grecia. È questa l’Europa che vogliamo, cinica e armata fino ai denti?

Newer entries »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: