Alfiere nero in sicurezza, bianchi in difficoltà – prossime mosse sulla scacchiera siriana

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Persino il Washington Post riporta la notizia che praticamente nessuna persona informata crede che esistano prove che il governo siriano abbia usato armi chimiche
http://www.washingtonpost.com/world/national-security/in-syrian-chemical-weapons-claim-criticism-about-lack-of-transparency/2013/06/20/fa799e6e-d925-11e2-a016-92547bf094cc_story.html?hpid=z1
http://nymag.com/daily/intelligencer/2013/06/did-syria-actually-cross-obamas-red-line.html

Agenti della Cia e membri delle forze speciali Usa hanno segretamente addestrato sin dall’anno scorso per mesi contingenti di ribelli siriani, insegnando loro ad usare armi anticarro e antiaereo. Lo afferma il Los Angeles Times, citando funzionari Usa e comandanti ribelli siriani, secondo cui l’addestramento ha avuto luogo in basi in Giordania e Turchia e sarebbe cominciato molti mesi prima della decisione formale di Barack Obama di fornire assistenza militare diretta agli insorti.
http://www.ansa.it/web/notizie/collection/rubriche_mondo/06/22/Siria-media-Cia-addestra-ribelli-mesi_8910163.html

Obama non vuole che vincano i ribelli. Uno stallo gli è più congeniale, per arrivare ad un governo di transizione e ad elezioni che farà in modo di vincere
https://now.mmedia.me/lb/en/commentaryanalysis/tactical-shift
http://www.dailystar.com.lb/Opinion/Columnist/2013/Jun-20/220951-barack-obama-is-not-after-a-military-defeat-of-bashar-assad.ashx#axzz2Wr1o6bWY

Nella zona di Idlib i ribelli controllano i campi ma il governo controlla i mulini. Hanno fatto un accordo: mandano il grano, il governo lo macina, se ne tiene una parte e il resto lo rispedisce indietro
http://in.reuters.com/article/2013/06/20/syria-rebels-trade-idINDEE95J06D20130620

L’alfiere nero Assad concede interviste ai media occidentali e si dimostra tranquillo e fiducioso, al punto da sminuire l’importanza della vittoria di Al-Qusair che invece, in Occidente, è stata annunciata come una svolta nella guerra sia dai sostenitori sia dai critici di Assad (l’ho fatto anch’io).

LiveLeak-dot-com-d97c553679bf-944423_480732258670250_1448349536_nsacche di resistenza nei pressi di Damasco accerchiate

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Si fa beffe delle accuse circa l’uso del sarin: 150 morti si fanno molto presto con armi convenzionali. Chi potrebbe essere così stupido da usare delle armi di distruzione di massa per un risultato del genere, scatenandosi addosso l’ira del resto del mondo? [appunto!] E perché non hanno mostrato al mondo le loro prove così inoppugnabili? [appunto!]

scarfe-assad“Augmented reality” per i media occidentali del terzo millennio
(N.B. Se ci fosse stato Netanyahu al posto di Assad si sarebbero levate le accuse di antisemitismo nazistoide)

Assad ribadisce anche che nessuno leader resta in sella se la popolazione ce l’ha con lui: se diversi paesi confinanti e l’Occidente ti vedono come un nemico, difficilmente resti al potere in un paese in cui non godi di un ampio appoggio popolare [appunto!]

Intervista rilasciata al(la) Frankfurter Allgemeine Zeitung

http://www.faz.net/aktuell/politik/ausland/naher-osten/f-a-z-interview-with-bashar-al-assad-europe-s-backyard-would-become-a-terrorist-haven-12225367.html

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Mentre l’alfiere nero ostenta disinvoltura, sul solito Wall Street Journal un pedone bianco, l’immarcescibile falco neocon e filosionista John Bolton, uno dei protagonisti della stagione guerrafondaia della premiata ditta Bush&Cheney, accusa Obama di essere confuso, esitante, irrisoluto e di favorire la Russia che, a suo avviso, sta cercando….UDITE, UDITE…di conquistare l’egemonia globale!!!

http://online.wsj.com/article/SB10001424127887324798904578527060289564332.html

Siamo tornati alla minaccia bolscevica usata per giustificare l’imperialismo più becero (e senza logica, senza costrutto, senza prospettive). La classica inversione della realtà che è il tratto caratterizzante delle personalità psicopatiche: la Russia è l’aggressore, gli USA e Israele si stanno difendendo.

Se il giochetto funziona ci saranno decine di politici e banchieri idioti che eserciteranno pressioni sulla Casa Bianca che fanno in direzione diametralmente opposta a quelli che sarebbero i loro reali interessi. Obama questo lo sa bene e lo sa anche chiunque abbia tratto le dovute conclusioni dalla miserevole performance israeliana nel Libano del 2006 e dei ribelli/mercenari in Siria nella primavera del 2013. Per questo sta trascinando i piedi ed aggrappandosi ad ogni appiglio possibile (proteste in Turchia in parte sostenute e rinfocolate da operatori che rispondono agli ordini della Casa Bianca? Da che parte sta Soros?). Obama sta facendo un ottimo doppiogioco, per salvare se stesso e quindi gli Stati Uniti.

A dire il vero, lo scoppio di questa guerra è nell’interesse delle masse asservite allo status quo oligarchico, perché innescherà un effetto domino. Ma quanti di voi sono pronti a sacrificare milioni di vite asiatiche, africane (Egitto) ed euro-americane per un cambiamento che dovremmo invece conquistarci politicamente, con una mobilitazione generale?

Io resto contrario a questa guerra. Non mi piace vincere “facile”, non mi piace vincere grazie al sacrificio di milioni di innocenti.

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L’alfiere bianco che si credeva regina (Israele) sta conducendo le danze e sopravvalutando enormemente la sua potenza e la sua influenza

http://world.time.com/2013/06/14/the-syrian-war-israel-and-u-s-coordinating-how-to-target-assads-arsenal/

Arriverà il momento in cui sarà sacrificato dal re bianco (Pentagono, non certo Obama). Momento alquanto vicino, visto che i mercenari in Siria, in quanto appunto mercenari, non saranno disposti a lasciarci la pelle nella disfatta e cercheranno di trovare altri sponsor in altre guerre (Niger? Nigeria?). Inoltre alle prossime elezioni è quasi certo che Assad, se si ripresenterà, non avrà rivali e sarà difficile spiegare all’opinione pubblica occidentale come delle elezioni monitorate dagli osservatori internazionali abbiano visto la vittoria del Tiranno.
Israele dovrà fare qualcosa prima delle elezioni del 2014 e sarà una sciocchezza, perché le sue difese sono coordinate con la NATO e quindi non è in grado di operare autonomamente in uno scenario di guerra regionale. La popolazione israeliana dovrebbe cominciare a rendersi conto che non può dare per scontata l’assistenza statunitense (es. Georgia e il mitomane Saakashvili, ora fortunatamente defenestrato).

Il re nero (Putin) è definito dai media occidentali come “internazionalmente isolato”, eppure il 60-80% dell’opinione pubblica occidentale, a seconda delle nazioni, disapprova la condotta dei propri governi. Nel G8 UK, Francia, Canada e USA spingono per un intervento armato. Forse sono loro ad essere isolati?
Putin è passato all’offensiva e non ha alcuna intenzione di bluffare o di bersi i bluff degli avversari. Sa perfettamente che una parte delle forze armate americane (e forse franco-inglesi) è contraria al coinvolgimento per ragioni strategiche, perché ne ha abbastanza di essere usata dai sionisti per fare il lavoro sporco senza trarne vantaggi sostanziali, perché la Turchia è già partita per la tangente e perché è conscia di cosa sia successo l’11 settembre e non ha perdonato Israele, anzi. Così il portavoce del re bianco (Obama) ha apparentemente approvato qualcosa che è stato descritto come un intervento, ma in realtà non ha promesso nulla di concreto. Mr. Vaghezza.

Il re nero deve solo aspettare le mosse bianche, sempre più a rischio di aggravare la propria già difficile posizione.

Israele e la NATO cercavano rogne, le hanno trovate e ora tutto è possibile

Vladimir+Putin+Benjamin+Netanyahu+President+VA2xK0qHRcEl

 

Mosca è preoccupata per i segnali che indicano un’attività di preparazione dell’opinione pubblica mondiale alla possibilità di un intervento armato nella guerra civile siriana.

Aleksandr Lukashevich, portavoce del ministero degli Esteri, 11 maggio 2013

Per il Medio Oriente è l’ultima possibilità.

Emma Bonino

Abbiamo potuto raccogliere alcune testimonianze sull’utilizzo di armi chimiche in Siria, ma non da parte delle autorità governative, bensì degli oppositori…In Siria non ci sono buoni da una parte e cattivi dall’altra.

Carla Del Ponte, componente della commissione Onu sul conflitto siriano, 6 maggio 2013

Che cosa pensa il Brasile? Pensa che non esiste una soluzione militare al conflitto siriano…Ci sono stati interventi militari che, invece di stabilizzare, hanno creato maggiori impasse, conflitti interminabili… Noi ribadiamo che il conflitto siriano deve essere risolto dai siriani.

Dilma Rousseff, presidente del Brasile, 14 dicembre 2012

http://blog.planalto.gov.br/dilma-concede-entrevista-em-moscou-e-fala-sobre-exportacao-de-carne-e-conflito-na-siria/

Pensiamo di avere solide prove dell’uso di armi chimiche da parte del regime di Bashar al Assad in Siria.

John Kerry, segretario di Stato Usa, 9 maggio 2013

Lingua biforcuta: la locuzione è entrata in uso con la diffusione dell’Epopea Indiana del Far West, e nel linguaggio dei fumetti veniva usata dai Pellerossa nei confronti dei coloni bianchi.

http://dizionari.corriere.it/dizionario-modi-di-dire/L/lingua.shtml

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– Gli insorti siriani stanno perdendo terreno su tutti i fronti e l’inerzia della guerra civile è cambiata (Washington Post). Non è chiaro come mai: forse il reclutamento non è sufficiente a rimpiazzare i caduti. Per gli aggiornamenti, consiglio questa fonte.
Hezbollah è intervenuto a fianco di Assad proclamando di voler liberare le alture del Golan dall’occupazione israeliana.
Kerry esclude che tra i futuri candidati a governare la Siria ci possa essere Assad, ma la compattezza delle forze armate, il fatto che una maggioranza di sunniti (che in teoria dovrebbero volere la caduta di Assad) non si sia schierata contro il regime, la probabile sconfitta dell’insurrezione, l’assenza di un vero leader alternativo ad Assad (in due anni di insurrezione i capi sono sempre stati calati dall’alto: uno era un lobbista della Shell, l’altro è un cittadino americano di origini siriane residente nel Texas) indicano che Assad non avrebbe rivali.
– se gli insorti perdessero, le elezioni già previste per il 2014, sorvegliate da osservatori internazionali, sarebbero probabilmente vinte da un delfino di Assad (la nuova legge elettorale voluta da Assad gli impedisce di essere rieletto, avendo già governato 14 anni), che riuscirebbe facilmente a convincere la popolazione che la sua fiera resistenza li ha salvati da un golpe jihadista (il che è vero) e da una destabilizzazione permanente sponsorizzata da Israele (verosimile). L’Occidente può permettersi questa umiliazione e completa perdita di credibilità ed influenza? NO!
– la rimozione di Assad come precondizione per i negoziati annulla ogni chance che si arrivi ad un accordo: qualunque “conferenza di pace” fallirà e la guerra civile proseguirà finché una delle due parti non schiaccerà l’altra.
Erdogan ha dichiarato che il regime siriano ha usato armi chimiche e quindi la linea rossa è stata varcata. Si dice favorevole ad una no-fly zone. Sta rischiando grosso e la Turchia potrebbe disgregarsi.
Putin ha fatto aspettare Kerry 3 ore, per fargli capire che un segretario di stato americano non deve avere la pretesa di parlare da pari a pari ad un presidente russo, essendoci un ministro russo per gli affari esteri incaricato di trattare con i suoi omologhi.
Brzezinski (e molti alti ufficiali statunitensi) avevano avvertito che “tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino” e che la presunta sollevazione popolare anti-Assad è più un mito che una realtà. La sua fazione vuole un cambio di regime ed una balcanizzazione del paese, quella “neocon-sionista” vuole il caos.
India, Brasile, Sudafrica e Pachistan continuano ad essere contrari all’ingerenza militare occidentale nelle questioni siriane ed iraniane;

Stando così le cose, il maggior pericolo è che Stati Uniti e Israele, per superare l’impasse, scelgano non di effettuare un ripiego ma di agire sempre più temerariamente e aggressivamente, e non solo in Medio Oriente, dove i fattori di tensione sono molteplici e fortissimi.
Parlano di pace ma le azioni non sono conseguenti: sembra che l’idea sia quella di provocare una guerra, forse per puntellare un sistema finanziario che non si sa più come tenere in vita e per deviare la rabbia popolare verso un conveniente capro espiatorio, e lontano dai veri colpevoli (l’1%).
I pessimi (eufemismo) governanti europei non solo non trovano nulla da eccepire, ma addirittura sono in prima linea nell’escalation. Vogliono una fetta della torta?
Come se ciò non bastasse, il precedente maliano ci insegna che quando gli jihadisti vengono scacciati da un’area saltano fuori da qualche altra parte, molto ben armati, e al centro di qualche traffico di armi e droga. Saranno una sciagura per tutto il Medio Oriente.

Constatiamo che le tensioni e l’instabilità stanno diventando insostenibili e s’intersecano con gli interessi di nazioni solidamente armate. Così la soglia dello scontro armato internazionale generalizzato (effetto domino del tipo prima guerra mondiale) si sta abbassando e la cricca di fanatici e/o psicopatici e/o schizoidi e/o megalomani non sembra intenzionata a mollare la presa.

Falliranno, perché le opinioni pubbliche occidentali sono stabilmente e marcatamente contrarie ad avventurismi militari.
http://italian.irib.ir/notizie/politica5/item/123036-sondaggio-americani-e-britannici-contro-cambio-di-regime-in-siria
Le armi di distruzione di massa non sono più un argomento decisivo per gli Americani, se non si dimostra in modo inequivocabile che sono state impiegate dal regime, e ache in quel caso l’appoggio all’azione militare sarebbe minoritario:
http://www.people-press.org/2013/04/29/modest-support-for-military-force-if-syria-used-chemical-weapons/

Il mondo arabo è complessivamente contrario a coinvolgimenti occidentali e un’ampia maggioranza di tedeschi (82%), francesi (69%), inglesi (57%) e turchi (65%) non approva l’opzione delle forniture militari agli insorti:
http://www.pewglobal.org/2013/05/01/widespread-middle-east-fears-that-syrian-violence-will-spread/

L’opposizione alle ingerenze occidentali in Siria è quindi cresciuta sensibilmente rispetto a meno di un anno fa
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/02/lopinione-pubblica-occidentale-rifiuta-di-farsi-coinvolgere-nella-questione-siriana/

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Mentre i ribelli “moderati” disertano in massa per unirsi alle ben sovvenzionate (dalle petromonarchie) brigate integraliste islamiche che la Francia vorrebbe fosse classificata come organizzazione terroristica:
http://www.guardian.co.uk/world/2013/may/08/free-syrian-army-rebels-defect-islamist-group

“La caduta di Khirbet Ghazaleh segna un avanzamento delle forze del presidente di Bashar al-Assad per il controllo di una strada di transito internazionale. Da qui si sono oggi ritirati un migliaio di ribelli, che hanno lamentato uno scarso sostegno da parte delle autorità giordane nel combattere le forze di Damasco nella regione”.

http://news.liberoreporter.eu/index.php/2013/05/cronaca/siria-esercito-riprende-controllo-citta-strategica-al-confine-giordano.html

è l’ennesimo successo dell’offensiva primaverile dell’esercito regolare siriano, che in 3 giorni ha liberato/ripreso:
Assan
Tall Assan
Khanat Assan
Khan Assan
Saqlaya
Hdeidin
Khirbet Ghazaleh
Tal Assafir
al momento l’esercito sta aprendosi un varco verso l’aeroporto internazionale di Aleppo.
Questi innegabili successi nei distretti di Damasco, Aleppo e Homs sono stati ottenuti anche grazie a nuove tattiche anti-guerriglia ed all’intervento di Hezbollah dal Libano (provocato dai raid israeliani), che ha tagliato molte linee di rifornimento dei ribelli e li ha costretti sulla difensiva, quasi assediati nei sobborghi di Damasco, a rischio di assedio ad Aleppo, assediati ad Homs e ad al-Qusayr (la battaglia decisiva, perché la cittadina è la chiave per collegare Damasco al mare), scacciati dalla base aerea di Minnigh (N.B. per mesi i media occidentali ci avevano garantito che le forze fedeli ad Assad erano sull’orlo del collasso)
http://www.dailystar.com.lb/News/Middle-East/2013/May-09/216455-kerry-insists-assad-cannot-be-part-of-syrian-transitional-government.ashx#axzz2SuSNsadV

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/04/27/gli-insorti-le-stanno-prendendo-e-fanno-capolino-le-consuete-armi-di-distruzione-di-massa/

A meno di un intervento della NATO, una volta ripresa al-Qasayr,  il regime avrà la vittoria in tasca
http://english.alarabiya.net/en/News/middle-east/2013/05/10/Syrian-army-warns-civilians-to-leave-Qusayr.html

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Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, mentre era a Shanghai, ha ricevuto una severa strigliata dal presidente russo Vladimir Putin, un avvertimento che la Russia non avrebbe tollerato ulteriori attacchi israeliani contro Damasco e avrebbe risposto.

http://english.farsnews.com/newstext.php?nn=9107168122

Putin non ha detto come, ma ha annunciato di aver ordinato l’accelerazione delle forniture di armi russe molto avanzate alla Siria.

Fonti militari israeliane (DEBKAfile) hanno rivelato che il leader russo si riferiva a sistemi di difesa contraerea S-300

http://it.wikipedia.org/wiki/S-300

e missili di superficie 9K720 Iskander.

http://it.wikipedia.org/wiki/9K720_Iskander

Mosca reagisce non solo alle operazioni aeree di Israele contro la Siria, ma in previsione della imminente decisione dell’amministrazione Obama di inviare i primi armamenti americani ai ribelli siriani.

Lunedì il presidente del comitato per gli affari estri del Senato degli Stati Uniti, Bob Menendez, ha presentato un disegno di legge che consente agli Stati Uniti di fornire armi e addestramento militare ai ribelli siriani.

http://www.repubblica.it/ultimora/esteri/siria-senatore-usa-propone-legge-per-armare-i-ribelli/news-dettaglio/4340741

Il messaggio di Putin aveva l’obiettivo di raggiungere un pubblico più ampio, come Barack Obama a Washington e il presidente Xi Jinping a Pechino

http://www.lapresse.it/mondo/asia/abbas-e-netanyahu-in-cina-per-visite-separate-pechino-mira-a-diplomazia-1.327099

Il messaggio è giunto forte e chiaro. La Turchia si è zittita, tranne la condanna dei raid israeliani. Dalla Francia nessun commento. Carla Del Ponte ha addirittura accusato i ribelli di essere i responsabili del rilascio di agenti chimichi (molto probabile). Israele si è lamentato con gli USA che l’invio delle batterie missilistiche s-300 renderebbe complicito un intervento in Siria (in effetti sarebbe un massacro) e Kerry ha definito la decisione “potenzialmente destabilizzante“. In cambio quando sono gli Stati Uniti a fornire sofisticati armamenti offensivi ad Israele e alle petromonarchie del Golfo Persico, va tutto bene.

I raid israeliani sono stati condannati da Turchia, Egitto, Lega Araba, Libano, Cina, Russia. La Giordania si è rifiutata di aiutare i ribelli siriani asserragliati in un altro centro strategico che hanno dovuto sgomberare.

L’ex braccio destro di Colin Powell quand’era Segretario di Stato, il colonnello in pensione Lawrence Wilkerson, incolpa Israele per l’uso di armi chimiche che dovevano servire per spingere la NATO ad intervenire – parla apertamente di “false flag”
http://www.haaretz.com/blogs/west-of-eden/former-bush-administration-official-israel-may-be-behind-use-of-chemical-arms-in-syria.premium-1.519172

Sta prendendo forma un’alleanza militare pan-araba contro Israele, che per di più godrà del sostegno di Russia, Iran e Cina (+ Pachistan?). Un eventuale coinvolgimento diretto e massiccio di Israele in Siria o un attacco preventivo all’Iran sarebbero la goccia che fa traboccare il naso: la resa dei conti. Netanyahu non è intellettualmente e psicologicamente capace di comprendere la terribile minaccia che si profila all’orizzonte.

Gli Stati Uniti ora parlano di pace. Forse perché Putin ha fatto capire che la Russia è pronta ad entrare in guerra in Siria se ci sarà un intervento della NATO? Forse perché gli Stati Uniti non sono assolutamente disposti a farsi coinvolgere in una guerra con la Russia?

L’azione inconsulta di Israele ha costretto Putin ad inviare un ultimatum? Obama ha capito che doveva opporsi ai falchi e alle lobby interne perché il regime/governo di Assad ha dimostrato una forza imprevista e perché un’escalation in Siria coinvolgerebbe non solo l’Iran e la Russia ma anche la Cina?

NON CI SARà PIù ALCUNA CONFERENZA DI PACE

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Una conferenza internazionale entro fine mese per mettere fine al conflitto siriano: è la principale decisione annunciata dal Segretario di Stato americano, John Kerry, e dal suo omologo russo Sergei Lavrov, al termine del loro incontro a Mosca.

http://it.euronews.com/2013/05/07/siria-usa-e-russia-d-accordo-conferenza-internazionale-entro-fine-mese/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+euronews%2Fit%2Fhome+%28euronews+-+home+-+it%29

Potrebbe essere un’ottima maniera di permettere all’amministrazione Obama di ritirarsi in buon’ordine evitando un’umiliazione internazionale. Ma Israele non può tollerare questo genere di esito.

I leader della ribellione siriana la considerano una perdita di tempo

http://www.guardian.co.uk/world/2013/may/08/syrian-rebels-react-coolly-peace-conference

Qatar e Arabia Saudita l’hanno sabotata
http://www.atimes.com/atimes/Middle_East/MID-01-100513.html

RAGIONI PER OSTEGGIARE L’INGERENZA OCCIDENTALE IN SIRIA

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Sir Andrew Green, ex ambasciatore britannico in Siria: “Gli alawiti non hanno esercitato un monopolio del potere. Le numerose minoranze – cristiani, drusi, curdi e altri – preferivano il loro dominio a quello della maggioranza sunnita. In effetti un buon numero di sunniti ha preferito un regime effettivamente laico ad un’alternativa che potrebbe essere gestita dai Fratelli Musulmani…sapendo che l’alternativa sarebbe o una dittatura islamica o un conflitto settario.

Queste sono le nozioni essenziali per poter prendere una decisione sul da farsi. Purtroppo non sono state comprese. Il governo britannico…vuole addestrare ed armare le milizie in modo da mettere pressione al regime e farlo cadere.

Questo, purtroppo, è un grave travisamento della situazione. Gli alawiti e i loro sostenitori lotteranno fino alla fine. Con il sostegno militare della Russia e dell’Iran, più il sostegno politico della Cina (tutti per le loro buone ragioni) il regime può resistere ancora. Se alla fine cadrà, la Siria precipiterà nel caos. Questo è il motivo per cui molti tra quelli che, come noi, conoscono la Siria sono stati, sin dall’inizio, fortemente contrari ad un “cambio di regime”.

Il caos sarà intensificato dalle divisioni settarie e dalla cultura della vendetta e dell’onore. Per motivi personali e tradizionali, chi ha subito si vendicherà sui responsabili o sulle loro famiglie.

Alla fine, uno dei tanti gruppi di opposizione emergerà. Sarà probabilmente Al-Nusra, il gruppo jihadista che afferma di essere alleato di al-Qaeda e che è stato il più coraggioso ed efficace nei combattimenti. Godono di un ulteriore e decisivo vantaggio. I loro leader sono segreti, mentre i loro rivali sono noti a tutti. Non escluderei certamente che possano intimidire o, se necessario, uccidere i loro avversari o qualsiasi leader rivale che li sfidi.

Questo è il motivo per cui sono sicuro che la nostra politica stia procedendo nella direzione sbagliata. Fornire armi all’opposizione sarebbe semplicemente versare benzina sul fuoco – oltre al rischio che le armi finiscano nelle mani sbagliate. Il crollo della Siria sarebbe un disastro, non solo per il paese ma per il Libano e, forse, l’Iraq e, in effetti, per l’intera regione e non solo.

Dobbiamo avere il coraggio di fare un passo indietro. Anzi, dobbiamo invertire la politica di armare l’opposizione. Dovremmo avviare un dialogo serio con i russi e, se necessario, gli iraniani, per ridurre il flusso di armi ad entrambe le parti. Solo quando entrambe le parti si renderanno conto che una vittoria militare non è più possibile possiamo sperare di dare l’avvio ad un processo politico. Meglio una speranza futura che un disastro imminente”.

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/middleeast/syria/10022576/Commentary-Arming-the-Syrian-rebels-is-pouring-petrol-on-the-fire.html

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Quel che i cittadini dei paesi occidentali, ottenebrati dalla continua propaganda, di regola non riescono a capire, è che la NATO è letteralmente fuori controllo e sta disseminando disastri nel mondo: Iraq, Afghanistan, Somalia, Yemen, Libia, Mali sono solo gli esempi più recenti. È così sorprendente che i paesi del secondo e terzo mondo abbiano paura di noi?

Siamo quelli col cappello nero, quelli che alla fine del film schiattano

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/14/siamo-quelli-col-cappello-nero-quelli-che-alla-fine-del-film-schiattano-kosovo-nella-nato/

Gli insorti le stanno prendendo e fanno capolino le consuete “Armi di Distruzione di Massa”

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Qualora il governo di Israele fosse costretto ad intraprendere un’azione militare di legittima auto-difesa contro il programma di armamento nucleare iraniano, il governo degli Stati Uniti affiancherà Israele, fornendo, nel rispetto della legge americana e delle responsabilità costituzionali del Congresso ad autorizzare l’uso della forza militare, supporto diplomatico militare ed economico al governo di Israele nella difesa del suo territorio, del suo popolo e della sua esistenza.
Risoluzione 65 del Senato americano

Il 23 aprile il segretario di stato americano Kerry aveva avvertito la NATO che l’esercito siriano avrebbe potuto cominciare ad usare armi chimiche

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Siria-Kerry-su-armi-chimiche-non-ho-elementi-a-conferma_32121313153.html

ma il 25 aprile Hagel lo contraddice sostenendo che ci sono prove di un loro uso

http://www.agi.it/ultime/notizie/articoli/201304251740-est-rom0068-siria_hagel_usate_piccole_quantita_di_armi_chimiche

Finora Qatar, Regno Unito, Francia, Arabia Saudita e Israele – vassalli degli Stati Uniti – erano stati i paesi più interventisti, con gli Stati Uniti a recitare la parte della potenza misurata e responsabile (pragmatica).

Ora un po’ tutti sostengono di avere prove inequivocabili che Assad ha usato queste famigerate armi di distruzione di massa:
http://amanpour.blogs.cnn.com/2013/04/24/free-syrian-army-general-clear-proof-chemical-weapons-used/

http://www.guardian.co.uk/world/middle-east-live/2013/apr/25/syria-rebels-claim-proof-of-chemical-weapons-live

http://www.guardian.co.uk/world/middle-east-live/2013/apr/26/syria-chemical-weapons-red-line-live#start-of-comments

La spiegazione è semplice: l’esercito regolare del governo siriano ha cominciato a fare progressi sostanziali già da alcuni mesi, senza aver alcun bisogno di usare sarin e l’Occidente teme l’ennesima sconfitta (dopo Afghanistan, Iraq, Somalia e, sembra di capire, Libia – in Mali si combatte ancora).
La redazione della Repubblica, come sempre, funge da grancassa della propaganda NATO e ha ripudiato ogni principio deontologico (trasparenza, analisi critica, ricerca dell’obiettività, approfondimento, rispetto per l’intelligenza dei lettori). Parla già di prove inequivocabili dell’uso del sarin da parte del regime di Assad.
Mi permetto di suggerire un elenco di domande che un giornalista serio avrebbe dovuto porsi e porre alle sue fonti:

1. perché dovremmo fidarci di analisi compiute dalle stesse nazioni che premono per un intervento in Siria?
2. Perché dovremmo credere alla valutazione di un medico inglese che assiste i ribelli quando sostiene che la schiuma alla bocca sia un sintomo dell’avvelenamento da sarin, sebbene sia dimostrabilmente falso, come testimoniano anche le immagini degli attentati alla metropolitana di Tokyo?
3. Perché dovremmo pensare che il gas al cloro debba provenire dagli arsenali di Assad quando Al-Qaeda ne ha fatto largo uso in Iraq e gli alqaedisti stanno combattendo contro Assad?
4. La lezione delle inesistenti armi di distruzione di massa in Iraq è già stata dimenticata?
5. Perché Assad, sapendo che le armi chimiche provocherebbero l’attacco americano, le dovrebbe usare con il contagocce (una sola famiglia colpita, il vicinato incolume) e non in un attacco decisivo?
6. Perché dovrebbe farlo proprio ora che l’esercito regolare fa progressi?
7. Gli insorti siriani non erano riusciti a conquistare un magazzino militare dell’esercito che conteneva armi chimiche, mostrandole in TV?
8. Già una volta una fabbrica farmaceutica sudanese fu bombardata dagli americani (1998), convinti che fosse un impianto per la produzione di armi chimiche. E’ rilevante?
9. Armi chimiche sono state usate CONTRO le truppe siriane e gli Occidentali sostengono che sia stato un episodio di “fuoco amico”. Quanto credibile è questa valutazione?
10. Non sarebbe indispensabile un’inchiesta INDIPENDENTE delle Nazioni Unite prima di parlare di intervento, specialmente alla luce dell’infame comportamento di Tony Blair e George W. Bush, che dovrebbero essere processati per crimini di guerra in Iraq?
11. Perché Israele e gli Stati Uniti possono usare il fosforo bianco sui civili (cf. rapporto di Amnesty International) senza che la stampa occidentale strepiti in una misura anche solo lontanamente paragonabile?
12. Chi è Obama per stabilire dove vada tracciata la linea rossa attraversata la quale sarà giustificabile un intervento armato della NATO e di Israele? Il diritto internazionale è opzionale anche per lui come per il suo predecessore?
13. Andava bene quando erano tedeschi, americani ed inglesi (Thatcher) a fornire armi chimiche a Saddam Hussein, loro alleato, per attaccare l’Iran?
14. Il fatto che i soldati siriani dichiarino di combattere per la Siria (contro Israele, Qatar, Arabia Saudita e i salafiti/alqaedisti) e non necessariamente per Assad, cambia qualcosa?

In conclusione: è una montatura-casus belli che serve ad aggirare il veto di Cina e Russia.

*****

QUANTO AI SUCCESSI DELL’ESERCITO REGOLARE:

Un rapporto di intelligence consegnato al Dipartimento di Stato da fonti siriane che lavorano con l’esercito siriano libero (FSA) descrive la situazione nei territori liberati a tinte fosche: combattenti disorganizzati, avidi trafficanti di armi e signori della guerra intenti a fare affari.

http://articles.washingtonpost.com/2013-01-11/opinions/36312167_1_al-nusra-aleppo-idlib

Il Washington post parla di “progressiva erosione della popolarità i ribelli”: A Homs, i ribelli sono circondati ed immobilizzati in alcuni quartieri sparsi che stanno diventando sempre più difficili da rifornire. L’offensiva lanciata in pompa magna il mese scorso nella provincia di Hama è svanita”. Musab al-Hamawi, un attivista dell’opposizione in provincia di Hama dichiarava: “Assad è fiducioso perché sa che stiamo perdendo terreno in termini di popolarità tra la gente…L’esercito siriano libero ha dimostrato di non essere in grado di proteggere i civili e liberare il paese senza provocare morte e distruzione”.

http://www.washingtonpost.com/world/assad-still-confident-that-he-control-syria/2013/01/12/2e24a62e-5d01-11e2-b8b2-0d18a64c8dfa_story_1.html

Malik al Abdeh, un giornalista siriano con sede a Londra: “I ribelli…non hanno dimostrato la capacità di fare progressi verso Damasco, la chiave per controllare il paese”.

http://articles.washingtonpost.com/2013-01-12/world/36312287_1_syrian-president-bashar-al-assad-syrian-army-rebels

In questi ultimi giorni l’avanzata delle forze regolari ha portato alla ripresa di una città strategica nei pressi della capitale, interrompendo la principale linea di rifornimento degli armamenti per i ribelli.
http://www.foxnews.com/world/2013/04/25/syrian-government-troops-capture-strategic-town-near-damascus-cut-arms-route/

Le brigate di insorti non collaborano, essendo divise da ragioni ideologiche e dalla competizione per l’influenza e gli armamenti forniti dai paesi del Golfo e dall’Occidente. Tutto lascia pensare che siano uniti unicamente dalla volontà di detronizzare Assad ma, una volta sconfittolo, i signori della guerra comincerebbero a combattersi, come avviene in Libia, o in Somalia, dopo gli interventi occidentali

http://www.reuters.com/article/2013/04/24/us-syria-crisis-mortars-idUSBRE93N0RB20130424

http://www.linkiesta.it/libia-attentato-ambasciata-francese-terrorismo

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/04/14/Somalia-due-attentati-almeno-20-morti_8551543.html

Qusayr, una cittadina controllata dai ribelli fin dall’inizio dell’insurrezione, è ora circondata

http://english.al-akhbar.com/content/syria-national-defense-forces-forefront-qusayr-fighting

La verità è che quel 70% della popolazione di credo sunnita che dovrebbe essere ostile ad Assad deve aver deciso che salafiti e alqaedisti sono il male peggiore, si è turato il naso e non appoggia più attivamente la rivolta. Gli alawiti e le varie denominazioni cristiane hanno già scelto da tempo di schierarsi con Assad, un leader laico, temendo le rappresaglie dei fondamentalisti in caso di loro vittoria.

Mubarak aveva un esercito molto più forte di quello di Assad, eppure nulla ha potuto contro una rivolta che pure non aveva conquistato le masse contadine ed era confinata alle grandi metropoli. Se la NATO (e Israele) avessero voluto rimuovere Mubarak avrebbero immediatamente inviato agenti provocatori per creare violenza, come hanno fatto in Libia e Siria.

In pratica – e come dar loro torto? – i siriani hanno concluso che non vogliono fare la fine dell’Afghanistan o della Libia. L’insignificante tasso di diserzioni nell’esercito siriano (che è in gran parte sunnita) ne è un’importante conferma. Solo un pilota ha disertato, anche se la maggioranza dei piloti è sunnita e potrebbe facilmente varcare i confini.

Il ministro degli esteri russo Lavrov ha rilevato che persino i governi occidentali ammettono che Assad gode della simpatia di almeno un terzo dei siriani

http://rt.com/politics/syria-russia-human-rights-lavrov-024/

E così andremo in guerra, con il benestare di Enrico Letta, più filoamericano di Veltroni.

Fallimento in Siria? Ci si gioca l’Algeria

algeria

Bloccata in Siria, la NATO si butta sul Mali e, soprattutto, sull’Algeria, rea di aver preso posizione contro l’intervento in Libia, prevedendo che avrebbe destabilizzato tutto il Nord Africa. L’Algeria è anche colpevole di aver sconfitto il colonialismo francese e di non voler diventare un satellite della NATO: una sacca di resistensa intollerabile per i nostri strateghi. L’Algeria sta al Mali come il Pachistan sta all’Afghanistan: droni in arrivo anche per lei.

Degli occidentali, tra i quali un uomo con i capelli biondi e gli occhi azzurri, si ritiene siano stati tra i militanti islamici che hanno lanciato l’attacco della scorsa settimana al complesso Tigantourine vicino al confine algerino con la Libia. Si sospetta che un jihadista francese, sconosciuto alle autorità, e due canadesi siano stati coinvolti nella cattura di ostaggi, e le testimonianze concordano sul fatto che un uomo con un accento occidentale è stato tra gli estremisti che hanno attirato fuori dalle loro stanze i terrorizzati lavoratori dell’impianto di estrazione del gas durante la crisi degli ostaggi.

http://www.independent.co.uk/news/world/africa/terror-in-north-africa-are-westerners-pulling-the-strings-8460832.html

E meditate anche su questo singolare evento di qualche mese fa: specialisti americani di operazioni clandestine trovati morti nel Mali qualche mese prima dell’intervento francese:

http://articles.washingtonpost.com/2012-07-08/world/35488661_1_malian-counterterrorism-commando

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manifestazione pro-Assad

“Il crescente caos nelle zone liberate della Siria settentrionale ha convinto alcuni membri dell’opposizione siriana che il paese collasserà senza una transizione controllata che sostituisca il presidente Bashar al-Assad.

Questa dura analisi è contenuta in un rapporto di intelligence consegnato al Dipartimento di Stato la settimana scorsa da fonti siriane che lavorano con l’esercito siriano libero (FSA). Descrivendo la situazione nella zona di Aleppo al confine turco, in gran parte evacuata dall’esercito di Assad, il rapporto traccia un quadro di combattenti disorganizzati, avidi trafficanti di armi e signori della guerra intenti a fare affari.

Questo vuoto di sicurezza nella regione di Aleppo sembra aver aiutato al-Jabhat Nusra, che è alleata di al-Qaeda. Il gruppo sta beneficiando non solo dalla sua abilità sul campo di battaglia, ma anche del suo rifiuto di impegnarsi in saccheggi e altri comportamenti predatori. Nella sua enfasi su una giustizia cruda ma equa e sul ripristino dei servizi ai cittadini, al-Jabhat Nusra emula altre organizzazioni estremiste musulmane di successo, come Hezbollah in Libano e i talebani in Afghanistan”.

http://articles.washingtonpost.com/2013-01-11/opinions/36312167_1_al-nusra-aleppo-idlib

“La progressiva erosione della popolarità i ribelli.

Nel resto del paese, la situazione è più critica. A Homs, i ribelli sono circondati ed immobilizzati in alcuni quartieri sparsi che stanno diventando sempre più difficili da rifornire. L’offensiva lanciata in pompa magna il mese scorso nella provincia di Hama è svanita. Le battaglie per il controllo dei sobborghi di Damasco hanno registrato alti e bassi per mesi, con la perdita di migliaia di vite…ed ora sono in una fase di stallo che potrebbe essere prolungato e sanguinoso…

Nel frattempo le condizioni stanno peggiorando drammaticamente nelle aree controllate dai ribelli. Attacchi aerei e bombardamenti da parte delle forze governative, assieme alla grave carenza di carburante, cibo e medicinali stanno erodendo gran parte del sostegno ai ribelli di cui godevano inizialmente presso i residenti, ha detto Musab al-Hamawi, un attivista dell’opposizione in provincia di Hama.

Assad è fiducioso perché sa che stiamo perdendo terreno in termini di popolarità tra la gente”, ha detto. “L’esercito siriano libero ha dimostrato di non essere in grado di proteggere i civili e liberare il paese senza provocare morte e distruzione”.

http://www.washingtonpost.com/world/assad-still-confident-that-he-control-syria/2013/01/12/2e24a62e-5d01-11e2-b8b2-0d18a64c8dfa_story_1.html

“Dal primo giorno, Bashar al-Assad è stata sottovalutato dalla opposizione e dalla comunità internazionale”, ha detto Malik al Abdeh, un giornalista siriano con sede a Londra, uno di una serie di attivisti dell’opposizione che sta diventando sempre più pessimista sulla possibilità che la fine del sanguinoso conflitto possa essere vicina. “Sta giocando una partita decisiva, se la sta giocando in maniera molto intelligente e sembra vincere per il semplice fatto che è ancora al potere

Quando Assad ha rivolto ai sostenitori un discorso con aria di sfida e senza compromessi la scorsa settimana (discorso di inizio anno), il Dipartimento di Stato lo ha condannato per aver “perso il contatto con la realtà.” Ma molti siriani si chiedono se non siano gli Stati Uniti ed i loro alleati ad averlo perso nei loro continui tentativi di soluzione negoziata ad un conflitto che Assad ha ancora ragione di credere di poter vincere, spiega Abdeh.
Anche se l’esercito siriano è stato indebolito da migliaia di defezioni e perdite pesanti, sta ancora combattendo…Le defezioni dal suo governo sono state sporadiche. I ribelli…non hanno dimostrato la capacità di fare progressi verso Damasco, la chiave per controllare il paese.

Gli alleati Russia e Iran non hanno dato segno di tentennare nel loro sostegno e hanno le loro ragioni per non cedere terreno nella lotta per l’influenza su un paese la cui posizione strategica lo mette al crocevia di molteplici conflitti regionali. Sabato scorso, il ministero degli Esteri russo ha ribadito che la partenza di Assad non può far parte di una qualsiasi soluzione negoziata.

Siamo ancora fermamente dell’avviso che la questione del futuro della Siria debba essere decisa dagli stessi siriani senza interferenze dall’esterno o l’imposizione di ricette preconfezionate”, ha detto il ministero degli esteri russi in un comunicato.

Soprattutto, dicono i siriani, Assad resta convinto del fatto che né gli Stati Uniti né i suoi alleati interverranno militarmente per aiutare i ribelli a battere le sue forze. Tale convinzione è corroborata da indicazioni di una crescente preoccupazione degli Stati Uniti per il ruolo crescente degli estremisti islamici nel già frammentato esercito ribelle.

[…].

Assad non ha altra scelta che continuare a cercare di schiacciare la rivolta. I 2 milioni di membri della comunità alawita da cui dipende temono per il loro annientamento se ci dovesse essere una vittoria schiacciante dei ribelli sunniti, ha detto Joshua Landis, un professore di storia presso l’Università di Oklahoma, che ha sposato una alawita e rimane regolarmente in contatto con la comunità”.

http://articles.washingtonpost.com/2013-01-12/world/36312287_1_syrian-president-bashar-al-assad-syrian-army-rebels

La Primavera Araba, la Siria e l’Industria del Bene (R. Fisk, the Independent, 24.12.12)

The Arab Spring - Hitchhiker's Guide to The Near and Middle East

Medio Oriente – di luogo comune in luogo comune abbiamo raggiunto il “punto di svolta”

Ricordate i giorni in cui abbiamo pensato che il cammino dell’Egitto verso la democrazia fosse ormai un dato acquisito? Mohamed Morsi, educato in Occidente, aveva invitato la gente a venire a incontrarlo nel palazzo presidenziale che apparteneva a Hosni Mubarak, la vecchia aristocrazia militare del “Consiglio Supremo delle Forze Armate” era stata mandata in pensione ed il Fondo Monetario Internazionale era in attesa di poter distribuire un po’ di crudeli privazioni in Egitto, pronto a sua volta a ricevere la nostra benevolenza finanziaria.

Com’erano beati gli ottimisti sul Medio Oriente verso la metà del 2012.

Nella  vicina Libia si era affermato il filo-occidentale laicista Mahmoud Jibril, che prometteva libertà, stabilità, una nuova casa per l’Occidente in uno dei più fecondi produttori di petrolio del mondo arabo. Era un luogo dove persino i diplomatici degli Stati Uniti potevano circolare praticamente non protetti.

La Tunisia poteva anche avere un partito islamico al governo, ma era una gestione “moderata” – in altre parole, abbiamo pensato che avrebbe fatto quello che volevamo – mentre i sauditi e gli autocrati del Bahrain, con la muta disapprovazione di Obama e Cameron, sopprimevano silenziosamente ciò che era rimasto della rivolta sciita che minacciava di ricordare a tutti noi che la democrazia non era davvero benvenuta tra gli stati arabi più ricchi. La democrazia era per i poveri.

Nella primavera dello scorso anno, i commentatori occidentali davano per spacciato Bashar al-Assad. Non meritava “di vivere su questa terra”, secondo il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius. Doveva “dimettersi”, “farsi da parte”. Il suo regime aveva solo poche settimane di vita, forse solo qualche giorno. Era il “punto di svolta”.

Poi, entro l’estate, quando il “punto di non ritorno” si era dileguato, ci hanno detto che Assad stava per usare il gas “contro il suo popolo”, o che le sue forniture di armi chimiche potevano “cadere nelle mani sbagliate” (le “mani giuste” erano ancora presumibilmente quelle di Assad).

I ribelli siriani erano sempre sul punto di farcela – a Homs, poi a Damasco, poi ad Aleppo, poi di nuovo a Damasco. L’Occidente sosteneva i ribelli: un profluvio di armi e denaro provenienti da Qatar e Arabia Saudita ed il sostegno morale di Obama, Clinton, del patetico Hague, di Hollande, di tutta l’industria del bene – fino a quando, inevitabilmente, si è scoperto che i ribelli avevano tra le loro file un bel po’ di salafiti, carnefici, settari assassini e, in un caso, un decapitatore di adolescenti che si comportava un po’ come il regime spietato che stavano combattendo. L’industria del bene ha dovuto fare retromarcia. Gli Stati Uniti hanno continuato a sostenere i buoni, i ribelli laici, ma ora consideravano gli orribili ribelli salafiti come un’”organizzazione terroristica”.

E il povero vecchio Libano, manco a dirlo, era sul punto di esplodere in una guerra civile per la seconda volta in meno di 40 anni, questa volta perché la violenza della Siria si “riversava” nel territorio dei suoi vicini.

Il Libano non era forse settario come la stessa Siria? Gli Hezbollah libanesi non erano forse alleati di Assad? I sunniti del Libano non sostenevano i ribelli siriani? Tutto vero. Ma i libanesi … erano troppo intelligenti ed istruiti per ripiombare nel caos del 1975-1990.

L’Iran, naturalmente, stava per essere bombardato perché stava – o stava per – fabbricare armi nucleari, o poteva – o avrebbe potuto – fabbricare armi nucleari entro un mese, o un anno, o una decina d’anni.

Obama potrebbe non bombardare l’Iran, non ne ha davvero voglia, ma “tutte le opzioni” erano “sul tavolo”. Lo stesso per Israele, che voleva bombardare l’Iran, perché poteva o potrebbe fabbricare armi nucleari o era in procinto di farlo, o potrebbe averle in sei mesi, o un anno, o in alcuni anni ma – ancora una volta – “tutte le opzioni” erano “sul tavolo”. La “finestra di opportunità” di Netanyahu si sarebbe chiusa, ci dicevano, con le elezioni presidenziali negli Stati Uniti. E così queste sciocchezze sono continuate…ebbene, fino alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, al termine delle quali ci avevano avvertito ancora una volta che l’Iran stava producendo, o poteva produrre, o potrebbe produrre un’arma nucleare.

Israele ha anche minacciato il Libano, perché Hezbollah aveva migliaia di missili, e ha minacciato i palestinesi di Gaza, perché avevano migliaia di missili. E molti sono stati i giornalisti israeliani – con i loro cloni americani – che hanno preparato il terreno con i loro lettori per queste due guerre al “terrore”.

In questo caso il Libano è rimasto esente da bombardamenti mentre un conflitto molto insoddisfacente (dal punto di vista di Israele) scoppiato tra Israele e Hamas si è concluso quando Morsi ha convinto i palestinesi a rispettare un cessate il fuoco, che Netanyahu ha poi tristemente accettato.

Ha così rafforzato il suo prestigio Khaled Meshal, che ha successivamente annunciato che la Palestina dovrebbe estendersi dal fiume Giordano al mare. In altre parole: basta Israele.

Proprio come il ministro degli Esteri di Israele, Avigdor Lieberman, che si sarebbe presto dovuto dimettere, e i suoi sodali, che per lungo tempo avevano ripetuto che Israele doveva estendersi dal mare al fiume Giordano. In altre parole: niente più Palestina.

Al coraggioso e molto invecchiato israeliano Uri Avnery non è restato altro da fare che sottolineare che, se entrambi avevano questo stesso desiderio, poteva esistere solo una fosse comune tra il fiume e il mare.

Verso la fine dell’anno, l’amichevole, affettuoso Mohamed Morsi stava recitando la parte del Mubarak e stava facendo il pieno di tutti i vecchi poteri dittatoriali a sua disposizione, mentre una costituzione molto dubbia era imposta alla popolazione laica di quella terra, musulmana e cristiana, che Morsi aveva promesso di servire. In Libia, come s’è visto, gli Stati Uniti hanno scoperto di avere  più nemici di quel che si pensava, l’ambasciatore è stato ucciso da – e l’attribuzione deve restare in sospeso, nonostante i tentativi della Clinton di confondere le acque – una sorta di banda di miliziani di al-Qaeda.

In effetti, al-Qaeda – politicamente fallita dal momento dell’omicidio di Osama Bin Laden da parte di una squadra di sicari statunitensi in uniforme militare nel 2011 – era stata praticamente cancellata dal vocabolario della Casa Bianca prima della rielezione di Obama. Ma gli evanescenti disperati del wahabismo hanno acquisito l’abitudine tanto amata dai mostri del cinema di rigenerarsi in forma diversa, in paesi diversi.

Il Mali ha sostituito l’Afghanistan, così come la Libia ha sostituito lo Yemen e la Siria ha preso il posto dell’Iraq.

[…].

Eppure, ci potete scommettere, l’industria del bene ci farà piovere addosso un altro carico di luoghi comuni in sostituzione di quelli che sono già serviti al loro scopo.

http://www.independent.co.uk/voices/comment/a-word-of-advice-about-the-middle-east–weve-reached-the-tipping-point-with-cliches-8430495.html

**********

Cosa ne pensano i civili yemeniti dei droni che li uccidono? Cosa ne pensano i civili del Bahrein che vorrebbero ribellarsi alla dittatura ma non possono farlo perché sauditi e statunitensi inviano armi al regime? Cosa ne pensano i giornalisti di Al-Jazeera che si dimettono uno dopo l’altro per la faziosità del network sui conflitti in Libia e Siria? Cosa ne pensano gli indignati americani nello scoprire che sono state usate leggi anti-terrorismo per sorvegliarli minuziosamente?

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/dec/26/drones-yemen-fbi-occupy-terrorism#start-of-comments

Il precedente progetto angloamericano di destabilizzazione della Siria, risalente agli anni Cinquanta:
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/31/loccidente-e-la-destabilizzazione-della-siria-1957-2011-articolo-del-guardian/

Cuscinetto o scherzetto? Una delle guerre più annunciate ed odiate della storia

effetti degli attacchi con autobombe nel centro di Aleppo

La guerra ci permise di risolvere delle questioni che in condizioni di pace sarebbero rimaste insolute

Joseph Goebbels

È ovvio che la gente non vuole la guerra. Perché mai un povero contadino dovrebbe voler rischiare la pelle in guerra, quando il vantaggio maggiore che può trarne è quello di tornare a casa tutto intero? Ma sono i capi che decidono la politica dei vari stati ed è sempre facile trascinarsi dietro il popolo. Basta dirgli che sta per essere attaccato e accusare i pacifisti di essere privi di spirito patriottico e di voler esporre il proprio paese al pericolo. Funziona sempre, in qualsiasi paese.

Hermann Göring (Goering)

Ricevo l’ambasciatrice tedesca in Spagna, Baronessa von Stohrer. È molto pessimista sulla situazione interna della Germania. Crede che lo scoppio di una guerra generale possa molto rapidamente condurre al bolscevismo. Dice che il popolo tedesco, “che è il più ingrato del mondo”, è agitato in questo momento da fortissime correnti antinaziste.

Galeazzo Ciano, Diario

Come quello dei generali, anche l’animo della nazione è lungi dallo stato di esaltazione: in questo agosto del 1939, non vi è nulla che si sia avvicinato al torrente di entusiasmo, al frenetico precipitarsi verso l’olocausto (sic!) del luglio 1914, e Hitler lo sa benissimo. L’anno precedente, prima di Monaco, aveva fatto un esperimento che quest’anno non ha più osato tentare: la sfilata a Berlino di una divisione corazzata. Egli si attendeva un uragano di patriottismo e ha avuto come risultato uno spettacolo di costernazione generale! Per tre ore i carri armati hanno percorso in lungo e in largo la capitale in mezzo a un silenzioso stupore, come un esercito nemico in una città occupata, mentre Hitler, al balcone della Cancelleria, attendeva invano che, al passaggio dei suoi mostri d’acciaio, si levasse quel bellicoso clamore che egli intendeva suscitare. Alla fine egli era rientrato nel suo studio, si era gettato in poltrona e aveva cominciato a ingiuriare il popolo tedesco.

Raymond Cartier

Non c’era nessun entusiasmo per la guerra.

Richard von Weizsäcker

Alberto Negri, “Al via un conflitto a bassa intensità”, Il Sole 24 Ore, 5 ottobre

“Dall’inizio della rivolta contro Assad nella primavera del 2011 si sapeva che la Turchia, membro di primo piano della Nato, poteva essere coinvolta in un conflitto con una proiezione che oltre alla Siria interessa direttamente l’Iraq e l’Iran, due vicini con i quali Ankara ha relazioni politiche ed economiche rilevanti ma anche problemi cronici soprattutto per la storica rivalità tra Ankara e Teheran, riflesso di un’altra contrapposizione secolare tra la sfera di influenza del mondo sunnita, turco e arabo, e quello sciita.

Già da tempo quella siriana è una pericolosa guerra per procura tra potenze regionali concorrenti. Le tensioni, da decenni, riguardano la guerriglia curda del Pkk che ha i suoi santuari nel Kurdistan iracheno, conta appoggi tra i curdi siriani e viene manovrata, quando fa comodo, anche da Teheran, alleato di Damasco e del Governo sciita di Baghdad. Per altro i rapporti nel triangolo Ankara-Baghdad-Teheran sono fondamentali pure per l’Europa perché secondo il piano energetico dell’Unione dalla Turchia passano e passeranno le pipeline più importanti per le importazioni di gas e petrolio dall’Oriente.

Niente di quanto avviene da queste parti quindi ci può essere indifferente. Lungo i quasi mille chilometri di confine tra Siria e Turchia si gioca una partita strategica per gli equilibri del Levante del Medio Oriente: il conflitto tra il regime di Assad e la guerriglia è alimentato dal mondo arabo sunnita e dalle monarchie del Golfo che vogliono controbilanciare la potenza dell’Iran e prendersi una rivincita sull’ascesa degli sciiti in Iraq dopo la caduta di Saddam. Un obiettivo non semplice ma in linea con l’agenda occidentale e anche israeliana.

La primavera araba ha innescato la miccia di tensioni che esistevano da tempo e non erano neppure troppo latenti. Il 23 novembre 2011 “Zaman”, quotidiano vicino alle posizioni dell’Akp del premier Erdogan, scriveva che Ankara rischiava di essere trascinata nella guerra civile ospitando nei campi profughi il Free Syrian Army. I vertici militari turchi hanno ripetutamente avanzato l’ipotesi di penetrare in Siria per insediare una “zona cuscinetto” e la Turchia, insieme alle petro-monarchie, ha chiesto più volte di dichiarare una “no-fly zone”.

Con l’approvazione del Parlamento di Ankara a intervenire oltre confine inizia un altro conflitto a bassa intensità, anche se forse non con effetti immediati: Erdogan, capo di un governo islamico moderato, ci penserà due volte prima di infilarsi in un’escalation, mostra i muscoli per ragioni di prestigio internazionale e proteggere i confini nazionali ma deve anche fronteggiare l’ostilità dell’opinione pubblica che secondo i sondaggi non vuole una guerra contro Damasco.

Il problema è quale sarà l’atteggiamento futuro della Nato se ci saranno altri scontri tra turchi e siriani, dando per scontato che al Consiglio di sicurezza ogni votazione contro il regime di Damasco viene regolarmente bloccata dal veto della Russia e dalla Cina, in una riedizione della guerra fredda che rende lo scenario più complicato.

L’Occidente non vuole fare la guerra [La NATO è sempre pronta alla guerra, ma stavolta ha paura della Russia, NdR] ma neppure può ignorare il coinvolgimento della Turchia. I guai non sono soltanto di Erdogan ma anche nostri.

La verità è che gli Stati Uniti e l’Europa, all’inizio di questa crisi si sono affidati alla Turchia e a una valutazione sbagliata di Ankara condivisa dagli alleati della Nato: che bastasse poco tempo per abbattere Bashar Assad, un regime al capolinea ma non ancora finito. La Turchia ha quindi abbracciato il compito di dare una retrovia alla guerriglia. In un primo tempo era formata da oppositori e disertori siriani, poi i turchi hanno accolto, con l’appoggio finanziario delle monarchie del Golfo e di varie organizzazioni islamiche, formazioni di combattenti libici e di altri Paesi arabi, di reduci dall’Afghanistan o dall’Iraq, ben sapendo che cosa potesse significare il loro intervento.

Il risultato è che oggi i turchi combattono su due fronti, quello siriano e quello del Kurdistan iracheno, mentre la Nato non ha ancora ben chiaro quali siano le forze della guerriglia affidabili e neppure quale potrebbe essere il dopo Assad: l’opposizione è disunita e gli occidentali annaspano tra le sigle dei gruppi ribelli senza trovare gente credibile. Non è un caso che Kofi Annan abbia lasciato il suo incarico a Lakhdar Brahimi: sapeva che la via diplomatica, per l’ostinata resistenza di Assad [precisazione: se non ci fosse una maggioranza di Siriani che sostiene Assad, magari anche a malincuore, quest’ultimo sarebbe caduto, NdR] e gli interessi in gioco, era quasi impossibile, come ha ribadito anche il suo successore. In Siria ogni soluzione politica, giorno dopo giorno, sembra svanire, inghiottita da un turbine di violenza fuori controllo”.

*****

48 morti ed edifici sventrati in una piazza del centro di Aleppo (Saadallah al-Jabiri). Se i partigiani avessero combattuto in questo modo – con attacchi suicidi, autobombe e violenze indiscriminate – tutto il Nord si sarebbe schierato con Mussolini.

I Turchi ci avevano già provato con l’aereo

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/25/labbattimento-dellaereo-turco-non-e-un-semplice-incidente-e-i-cittadini-turchi-non-vogliono-la-guerra/

ma la cosa non aveva funzionato

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/28/laereo-turco-il-precedente-libico-ed-un-intervento-nato-che-si-complica/

E i neocon americani si interrogano pubblicamente su come INVENTARE un pretesto per attaccare l’Iran

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/01/con-favoloso-candore-gli-apprendisti-stregoni-ci-dicono-come-intendono-far-scoppiare-la-guerra/

Solo il 18% dei Turchi approva le interferenze turche in Siria

http://www.voanews.com/content/turkish_polls_show_waning_support_for_ankaras_policy/1510503.html

Guardian e New York Times  riportano che “Non si sa se i proiettili di mortaio siano stati sparati dalle forze governative siriane o dai ribelli che combattono per rovesciare il governo del presidente Bashar al-Assad”.

La Russia ha costretto la Siria a scusarsi per bloccare l’escalation ma la Siria sta conducendo un’inchiesta per verificare chi abbia sparato i colpi di mortaio ed ha consigliato alla Turchia di mantenere la calma, tenuto conto del fatto che l’area è percorsa da bande di ribelli di varia nazionalità e con varie finalità.

La Turchia dopo aver armato e fornito supporto logistico ai ribelli siriani e mercenari internazionali che cercano di abbattere il governo siriano, non si è mai sentita in dovere di scusarsi per i suoi raid e bombardamenti in Siria (questo è l’ultimo in ordine di tempo)

http://www.google.com/hostednews/afp/article/ALeqM5iKxnodFAJ1tOLa6CkcK52soa7eZg?docId=CNG.8b2b456bdc514b0dd075381637648f70.2e1

è l’atteggiamento dei bulli. La NATO è un gruppo di bulli che decide a sua discrezione e convenienza chi ha ragione e chi ha torto e punisce chi sgarra. Arriva il momento in cui i bulli ricevono la lezione che meritano, una volta che le vittime si coalizzano per porre fine ad una condizione di perenne soggezione e ricatto.

Il parlamento turco ha autorizzato l’esercito turco ad invadere ed occupare parti della Siria per mettere in sicurezza il territorio.

Ciò potrebbe portare alla creazione di zone franche e corridoi umanitari che dovrebbero essere sostenuti da un limitato potere militare. Ciò, naturalmente, non raggiunge gli obiettivi degli Stati Uniti per la Siria, in cui Assad potrebbe conservare il potere. Da questo punto di partenza, però, è possibile che una vasta coalizione con un mandato internazionale possa aggiungere ulteriori azioni coercitive ai suoi sforzi“.

Pagina 4, ‘Valutazione delle opzioni per il cambiamento di regime’, Middle East Memo, Brookings Institution.

I turchi l’avevano già proposto ad agosto

http://italian.ruvr.ru/2012_08_21/85674329/

Aviv Kochavi, capo dell’intelligence militare israeliana ha preannunciato che Israele farà la stessa cosa nel sud della Siria perché, sostiene, il governo di Assad non riesce a controllare gli jihadisti che costituiscono una minaccia per Israele (gli stessi pagati da sauditi e qatari, alleati di Israele contro l’Iran e la Siria, quelli che usano le stesse tecniche che hanno portato all’uccisione di 25 nostri soldati a Nassiriya)

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/01/al-qaeda-alleata-della-nato-in-siria/

“Inoltre, i servizi di intelligence d’Israele hanno una forte conoscenza della Siria, così come delle attività nel regime siriano, che potrebbero essere utilizzate per sovvertire la base di potere del regime e avviare la rimozione di Assad. Israele potrebbe inviare truppe su o vicino le alture del Golan e, in tal modo, potrebbe distogliere le forze del regime dal reprimere l’opposizione. Questa posizione può evocare la paura nel regime di Assad di una guerra su vari fronti, in particolare se la Turchia è disposta a fare lo stesso sul suo confine, e se l’opposizione siriana è alimentata continuamente con armi e addestramento. Una tale mobilitazione potrebbe, forse, convincere la leadership militare della Siria a cacciare Assad al fine di preservare se stessa. I sostenitori argomentano che questa pressione supplementare potrebbe far pendere la bilancia contro Assad in Siria, se altre forze vi si allineano correttamente”.

Pagina 6, ‘Valutazione delle opzioni per il cambiamento di regime’, Brookings Institution.

http://www.oltrelacoltre.com/?p=13731&preview=true

La Russia ha messo in guardia la NATO: non tollererà nessun tentativo di creare zone cuscinetto

http://italian.irib.ir/featured/item/114206-russia-respinge-idea-di-zone-cuscinetto-in-siria

La Sicurezza Paesi Nato indivisibile. Per il ministro degli Esteri Giulio Terzi la richiesta del governo Erdogan al Parlamento è legittima. E “la sicurezza dei Paesi Nato è indivisibile”. Principio, riaffermato nel Consiglio atlantico della scorsa notte, “al quale i membri dell’Alleanza atlantica tengono molto”,

Bravo Terzi, rendici complici di altre infamie e coinvolgici in una guerra con la Russia.

Non voglio più amici,

Non voglio più amici,

Voglio solo nemici!

E basta alle vostre bugie, bugie!

E allora tu cavalca, cavalca mio cowboy

che la terra tanto ce la fotti a noi…

Ah, che cazzo dici?

La vostra libertà?!?!

Uoh, ma cosa dici?

Noi ce l’avevamo già…

Litfiba, “Tex”

Perché la conferenza di pace e riconciliazione di Teheran non può interrompere l’escalation globale

Questi sono i paesi che hanno preso parte alla conferenza che dovrebbe proporre una via per la soluzione della questione siriana che eviti la deriva verso un conflitto globale: Russia, Cina, Bielorussia, Mauritania, Indonesia, Kirghizistan, Georgia, Turkmenistan, Benin, Sri Lanka, Ecuador, Afghanistan, Pakistan, Algeria, Iraq, Zimbabwe, Oman, Venezuela, Tagikistan, India, Kazakistan, Armenia, Nicaragua, Cuba, Sudan, Giordania, Tunisia, Palestina e il rappresentante dell’ONU in Iran.

Nonostante il considerevole peso internazionale dei partecipanti, rafforzato dalle divisioni emerse nell’ultima assemblea ONU tra NATO e BRICS/America Latina, questo tentativo è condannato al fallimento (se non altro perché nessun paese NATO è presente), per la semplice ragione che quel che accade in Siria è stato pianificato meticolosamente per anni (così come l’attacco all’Iran), gli investimenti sono stati troppo ingenti (si veda oltre) e ormai non possono perdere la faccia rimangiandosi la propaganda di questi mesi: non si torna indietro da un impegno così totalizzante. Andranno fino in fondo, costi quel che costi.

La precedente Depressione ha generato dittature ed una guerra globale. Questa si profila come persino peggiore di quella precedente. Obama (consigliato da Brzezinski) pare contrario ad una guerra con la Russia ma pare anche che l’establishment sia più propenso a spalleggiare Romney (cf. donazioni, ma anche Goldman Sachs che volta le spalle ad Obama), che invece si è dichiarato pronto a tutto (e potrebbe persino offrire la vicepresidenza all’ex generale Petraeus) e l’economia americana e quella cinese sono in sofferenza, mentre l’eurozona è verosimilmente spacciata.

L’obiettivo euro-americano è quello di rimuovere la presenza russa (e cinese) dal Mediterraneo (come è appunto successo in Libia). L’obiettivo saudita è quello di indebolire la potenza iraniana, ma anche di soffocare, grazie ad un conflitto, i focolai insurrezionali al suo interno, che si faranno insostenibili al termine del Ramadan (18 agosto). L’obiettivo israeliano è quello di avere le mani libere nei Territori Occupati. L’esito finale sarà, come minimo, la morte di milioni di abitanti del Medio Oriente e il colpo di grazia all’economia globale. È però impensabile che Russia e Cina resteranno a guardare:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/08/ex-direttore-del-mossad-gli-iraniani-devono-temere-un-attacco-entro-le-prossime-12-settimane/

Gli Stati Uniti hanno già sponsorizzato un colpo di stato in Siria nel 1949:

http://www.us-foreign-policy-perspective.org/index.php?id=323

e pianificato un altro colpo di stato alla fine degli anni Cinquanta:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/05/31/loccidente-e-la-destabilizzazione-della-siria-1957-2011-articolo-del-guardian/

All’inizio del 2012 Obama ha autorizzato operazioni clandestine di supporto agli insorti in Siria:

http://www.reuters.com/article/2012/08/01/us-usa-syria-obama-order-idUSBRE8701OK20120801

La CIA partecipa alle azioni degli insorti ed organizza la distribuzione delle armi che affluiscono dalla Turchia:

http://www.nytimes.com/2012/06/21/world/middleeast/cia-said-to-aid-in-steering-arms-to-syrian-rebels.html?_r=2&pagewanted=all

L’Occidente ha allevato per anni la leadership dell’insurrezione siriana, impelagata con le fazioni più reazionarie e/o fintamente progressiste delle oligarchie finanziarie:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/27/uninchiesta-del-guardian-ci-spiega-chi-ci-vuole-portare-in-guerra-e-perche/

Gli Stati Uniti hanno ammesso che sono stati elaborati piani per la rimozione di Assad con l’ausilio di Israeliani e Turchi:

http://www.nytimes.com/2012/07/22/world/middleeast/us-to-focus-on-forcibly-toppling-syrian-government.html?pagewanted=all

Turchia, Arabia Saudita e Qatar hanno creato una base militare segreta che si occupa della logistica e del coordinamento degli insorti ad Adana, a 80 chilometri dal confine con la Siria e dove ha sede la base NATO di Incirlik, con forte presenza di personale americano militare e dell’intelligence:

http://www.reuters.com/article/2012/07/27/us-syria-crisis-centre-idUSBRE86Q0JM20120727

http://www.reuters.com/article/2012/08/01/us-usa-syria-obama-order-idUSBRE8701OK20120801

La Turchia reclama il diritto di intervenire in Siria nella sua sanguinaria repressione dell’insurrezione kurda (se la Turchia fosse invisa all’Occidente i Kurdi sarebbero degli eroi?):

http://blogs.channel4.com/alex-thomsons-view/international-relations-unravelling-syrian-borders/2493

Qatar e Arabia Saudita – due dittature – armano e STIPENDIANO i ribelli (che, per definizione, dovrebbero quindi essere chiamati “mercenari”),

http://www.bbc.co.uk/news/world-middle-east-17607547

mentre all’assemblea delle Nazioni Unite condannano il regime per le uccisioni di “civili disarmati”:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/05/il-voto-sulla-siria-spacca-lonu-e-contrappone-nato-e-brics-nigeria-e-pakistan/

L’Arabia Saudita soffoca le rivolte interne nel sangue:

http://italian.irib.ir/notizie/mondo/item/109974-arabia-saudita-uccisi-due-manifestanti-nella-protesta-contro-arrestato-religioso-sciita-video

Gli insorti giustiziano e torturano i loro prigionieri:

http://www.hrw.org/news/2012/03/20/syria-armed-opposition-groups-committing-abuses

http://www.mcclatchydc.com/2012/08/03/159888/accounts-of-syria-rebels-executing.html

e godono dell’assistenza di Al-Qaeda

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/01/al-qaeda-alleata-della-nato-in-siria/

Philip Giraldi, ex funzionario della CIA, ritiene che Israele trovi molto conveniente la destabilizzazione della Siria in vista dell’attacco all’Iran, che esporrebbe Israele alla rappresaglia degli alleati dell’Iran, e quindi anche della Siria:

http://www.michaelmeacher.info/weblog/2012/03/where-the-syrian-imbroglio-is-now-headed/

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/04/kofi-annan-getta-la-spugna-la-guerra-e-vicina/

Nel frattempo, gli opportunisti dell’umanitarismo, da bravi pastori, stanno conducendo le loro pecorelle al macello

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/16/gli-opportunisti-dellumanitarismo-sono-un-pericolo-per-tutti-noi/

e il nostro ministro degli esteri non si tira certo indietro:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/14/il-ministro-degli-esteri-italiano-auspica-una-missione-piu-muscolare/

IL DATO E’ TRATTO, NON SI TORNERA’ INDIETRO.

Gli inviati di Channel 4 e Frankfurter Allgemeine Zeitung ci spiegano come i ribelli siriani ci spingono verso la guerra

Il giornalista britannico Alex Thomson (Channel 4) è sicuro che i membri dell’esercito siriano libero abbiano intenzionalmente portato lui e i suoi colleghi in un luogo in cui l’esercito siriano gli avrebbe sparato contro. Perché? Perché, dice Thomson, la morte dei giornalisti sarebbe stata cattiva pubblicità per Damasco.

Ecco la parte essenziale del suo racconto: “[Cercavano la strada per Damasco]. All’improvviso quattro uomini in una macchina nera ci hanno invitato a seguirli. Li seguiamo. Ci portano in un’altra strada…Questi miliziani ribelli ci dicono di seguire una strada senza uscita, al centro della terra di nessuno…Arrivano i primi proiettili, prendiamo la più vicina strada laterale in cerca di copertura. Un altro vicolo cieco. Voltiamo l’auto, di nuovo sotto il tiro dei cecchini e torniamo dove eravamo. L’auto nera era ancora lì ma sfreccia via non appena ci vede.

È piuttosto chiaro che i ribelli ci hanno incastrati per farci sparare addosso dall’esercito siriano. I giornalisti morti sono un pessimo affare per Damasco.

È diventata una certezza quando gli stessi occupanti dell’auto nera ci hanno circondati mentre i veicoli delle Nazioni Unite ci passavano a fianco per poi lasciare la città.

[leggi: gli osservatori delle Nazioni Unite avrebbero immediatamente constatato che il regime aveva ucciso dei giornalisti occidentali – ma l’inganno non è riuscito, i giornalisti sono sopravvissuti]

Alla fine siamo riusciti ad uscire e ci siamo diretti verso Damasco sulla strada giusta”.

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/middleeast/syria/9321068/Channel-4-journalist-Alex-Thomson-says-Syria-rebels-led-me-into-death-trap.html#

*****

Intanto anche la Frankfurter Allgemeine Zeitung, uno dei quotidiani tedeschi più rispettati, comincia a dare ragione agli scettici e a mettere in discussione la versione dei massacri in Siria fornita dai ribelli ai media occidentali. Il terribile massacro di Houla è stato perpetrato dai ribelli fondamentalisti sunniti che hanno sterminato intere famiglie di sciiti ed alawiti, non dai soldati regolari siriani che invece stavano cercando di proteggere queste minoranze, per poi vedersi addossata la colpa. Il castello di carte della propaganda pro-intervento militare sta per crollare?

Il caos siriano spiegato dai missionari (che non possono essere sospettati di complicità con Iran, Russi e Cinesi)

Damasco (Agenzia Fides) – Instabilità, insicurezza, violenza, massacri: lo scenario oggi in Siria è desolante. Secondo il “Consiglio Nazionale Siriano”, che guida l’opposizione, a Houla, in provincia di Homs, 88 persone, fra i quali civili e bambini, sono state uccise da bombardamenti dell’esercito regolare. Fonti di Fides raccontano un’altra versione: l’esercito regolare avrebbe colpito Houla, dove si sono rifugiati molti militanti salafisti e terroristi che avevano bruciato l’ospedale nazionale nella città, provocando molte vittime, e hanno poi usato i civili come scudi umani.
Il Nunzio Apostolico in Siria, S. Ecc. Mons. Mario Zenari, interpellato dall’Agenzia Fides, lancia un appello: “Questo massacro non è l’unico, speriamo sia l’ultimo. Chiediamo la fine di tali atrocità. Tutti i credenti, cristiani e musulmani, oggi sono chiamati a riscoprire le armi della preghiera e del digiuno, per riaccendere la speranza di un futuro di pace in Siria”.
Secondo fonti di Fides nella comunità cristiana, anche bande armate fuori controllo continuano a imperversare e colpire civili innocenti. Terroristi hanno fatto saltare in aria la casa di un alawita nel quartiere meridionale di Rableh, nei pressi di Qusayr, sempre nell’area di Homs. L’esplosione ha causato la morte di Youssef Airouti, il ferimento di sua moglie e di suo figlio, ma anche di Shibli Hallaq e di sua moglie Niamat Saadiyet, una coppia di cristiani di Qusayr, rifugiati a Rableh. Intanto a Homs la chiesa armena apostolica e la scuola annessa nel quartiere di Hamidia sono state sequestrate e occupate dai militari dell’Esercito di Liberazione Siriano, che usa gli edifici come alloggi e ospedali.
P. Romualdo Fernandez, frate francescano del Santuario di Tabbaleh, dedicato a San Paolo, a Damasco, commenta all’Agenzia Fides: “La gente è confusa e disorientata. Notizie di massacri si susseguono ma i responsabili non sono certi. C’è pessimismo perchè non si sa qual sarà il futuro. Vi sono critiche al regime ma anche ai ribelli dell’opposizione. Come cristiani partecipiamo alle sofferenza del popolo, provato dal conflitto. Operiamo per la pace e la giustizia, senza aderire ad alcuna fazione politica”. (PA) (Agenzia Fides, 26/05/2012)
http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=39181&lan=ita

Damasco (Agenzia Fides) – Dal “Giorno della dignità” al “Venerdì delle Armate dell’Islam”:sta tutto in questi due titoli, scelti per le manifestazioni dell’opposizione siriana, il sintomo di come la militanza islamica, wahabita e salafita, si sta facendo strada nelle file dei ribelli siriani. Come successo nelle esperienze della “Primavera araba” in Yemen, i dissidenti hanno scelto dare un titolo, ogni volta differente, alle manifestazioni di protesta di ogni venerdì. La prima giornata di protesta pubblica, nel marzo 2011, che inaugurò la rivolta, venne chiamata “Giorno della dignità” e indicava il desiderio di rinascita, di dignità, diritti e democrazia che c’è nei rivoluzionari.
A circa un anno dall’inizio delle sollevazioni popolari, come confermano fonti di Fides in Siria, la militanza islamica sta prendendo sempre più corpo: nella scelta del titolo per la manifestazione del 13 aprile scorso, operata tramite un sondaggio sul social network “Facebook”, nelle oltre 30mila risposte degli attivisti, il titolo più gettonato è stato a lungo “Venerdì delle armate dell’islam: salvezza della Siria”. Un chiaro segno di come, dalla base, stia crescendo una ideologia islamica che preoccupa tutte le minoranze religiose, inclusi i cristiani. Solo “sul filo di lana”, grazie all’intervento dei leader del “Consiglio della Rivoluzione Siriana”, la scelta è poi caduta sul nome “Una rivoluzione per tutti i siriani”.
La vicenda e l’inneggiare alle armate dell’islam da parte di tanti attivisti è segno evidente che l’opposizione siriana è divisa e che l’anima islamica whahabita e salafita, incoraggiata da forze esterne, sta prendendo piede”, commenta allarmata un fonte di Fides nella comunità cristiana in Siria. “Il pericolo è che il fondamentalismo islamico, foraggiato da paesi esteri, si impadronisca della rivoluzione siriana: allora sarebbe la fine per le minoranze etniche e religiose, che già stanno soffrendo molto in Siria, nochè per il pluralismo culturale e religioso che caratterizza la nazione siriana”. (PA) (Agenzia Fides 21/4/2012)
http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=38926&lan=ita

*****

DI MARINELLA CORREGGIA

sibialiria.org

L’opposizione siriana ripresa dai media sostiene che l’esercito ha usato artiglieria pesante contro il villaggio dopo una aver sparato su una manifestazione pacifica, e che in seguito degli assassini filo-Assad sarebbero andati nelle case a uccidere i bambini. Fra le tante domande, queste cinque si riferiscono a contraddizioni che inficerebbero la narrazione dei media internazionali e dell’opposizione siriana.

1. Cui prodest? A chi giova un simile massacro? Quale risultato ha avuto a livello internazionale? E’ evidentissimo. I media dicono che l’Onu accusa il governo siriano. Ma il generale Robert Mood capo degli osservatori Onu non l’ha fatto. E Navi Pillai, commissario ONU per i diritti umani, condanna il governo ma – come risulta perfino nel comunicato! Lo fa sulla basi di “unconfirmed news” (notizie non confermate) a proposito appunto degli assassini recatisi casa per casa.

2. I terribili video che circolano su youtube (http://www.youtube.com/watch?NR=1&v=7B2_iY9ALpg&feature=endscreen) e http://www.youtube.com/watch?NR=1&v=bLab9mIl750&feature=endscreen&skipcontrinter=1) mostrano i bambini ammassati in diverse ambientazioni, case o moschee. Dove sono stati trovati i bambini? Chi li ha trovati? Perché assassini mandati dal governo avrebbero dovuto lasciarli alla vista di tutti e degli osservatori? Secondo il centro di informazione cattolico Vox Clamantis che si trova a Qara, in Siria, i bambini e gli adulti sono stati uccisi in diversi luoghi e poi portati dai complici nella moschea per mostrarli agli osservatori e incolpare l’esercito.

3. Questo video (http://www.youtube.com/watch?v=-DhJoeorfDY&feature=related) mostra bambini morti, alcuni con i polsi legati, e la didascalia è “hanno legato le mani ai bambini prima di ucciderli”. Ma non è incredibile che un assassino si metta a legare le mani dei bambini prima di ucciderli in massa. Dunque le mani sono state legate dopo. Dunque c’è una componente di messinscena.

4. L’opposizione parla di bombardamenti. Ma nessun morto (bambini e adulti) sembra essere stato ucciso in tal modo: tutti mostrano di essere stati uccisi da breve distanza, uno per uno, non nel crollo di case o colpiti da armi pesanti. Non c’è polvere, non ci sono disintegrazioni di corpi, né macerie.

5. Non ci sono del resto video di bombardamenti governativi su Hulé. Né ci sono video – mi pare – di persone uccise nelle strade. C’è un video (arriva digitando “Hula massacre” su Google) che mostra uomini che corrono via nelle strade dopo rumori di spari, mentre qualcuno rimane a giacere per terra e viene poi portato via. Ma si vendono delle bandiere nazionali (rosse bianche nere), non dell’opposizione. Dove è stato girato e a chi si riferisce? (http://www.youtube.com/watch?v=o84kc_Y1Gfo)

Alcune altre considerazioni si trovano qui: http://www.rt.com/news/damascus-refutes-accusations-houla-massacre-339/

Marinella Correggia

Fonte: www.sibialiria.org

29.05.2012

Mentre la Turchia si prepara all’intervento in Siria…alcune immagini istruttive

Sono immagini di Siriani pro-Assad che hanno manifestato negli ultimi giorni.

Qui una manifestazione di massa del 2011 (che il Post aveva vergognosamente spacciato per anti-Assad):
http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/siete-disposti-uccidere-questi-esseri.html

“Chi parte all’attacco della Siria?

Cerchiamo di dare un’occhiata nel prossimo futuro. Usando i sintomi che possiamo leggere. L’Italia ha chiuso la sua ambasciata a Damasco. Gli altri paesi Nato stanno facendo altrettanto. Non è solo un gesto politico (grave e stupido): è una misura definita prudenziale. Si pensa a un attacco. Da dove verrà?

I generali del Pentagono si sono affannati, nei giorni scorsi, a spiegare ai candidati repubblicani per la Casa Bianca, che attaccare dall’alto la Siria significherebbe fare più morti tra la popolazione civile di quelli che facemmo nella guerra di Libia. Aggiungono che un attacco aereo non sarebbe comunque sufficiente, perché poi bisognerebbe mettere piede sul territorio. E questo non si può fare senza mettere in conto dei morti di carnagione bianca e con passaporto euro-americano.

Ma ci sarebbe una soluzione: un bell’attacco in partenza dal territorio turco. L’esercito c’è ed è quello di un paese islamico, ma anche Nato, molto ambizioso, di circa 80 milioni di abitanti. I soldi ci sono e sono quelli dell’Arabia Saudita. L’informazione c’è, ed è quella di Al Jazeera.

E poi c’è Avaaz, Facebook. Che si vuole di più?

Ankara recalcitra, ma è una ritrosia da finta verginella. La tentazione è forte. E poi questa sarebbe la soluzione migliore per il premio Nobel per la pace. Potrebbe restare in secondo piano, come fece in Libia. E dire ai suoi supporters democratici di avere acconsentito per difendere i diritti umani.  Perfetto. Tutti gli altri già pensano al prossimo colpo contro l’Iran. Meglio se la situazione dell’area sarà già in piena destabilizzazione. Così i bombardamenti su Teheran si noteranno meno.

Tre piccioni con una sola fava turca: un colpo a Hamas, uno a Hezbollah, il terzo, finale, a Teheran. Come sicuramente dirà, ridendo, la signora Hillary Clinton, “veni, vidi, morì”. Il riferimento fu a Gheddafi. Questa volta sarà sul cadavere di Bashar, che parla inglese. Siamo a una svolta: i diavoli precedenti (quelli che abbiamo giustiziato) erano tutti non anglofoni: Milosevic, Saddam, bin Laden, Gheddafi. Si allarga l’area linguistica. E la nostra globalizzazione, bellezza!

Noi ci saremo, statene certi. Cioè ci sarà l’Italia, per confermare che siamo forti contro i deboli, e che siamo servi nei riguardi dei potenti”.

Giulietto Chiesa, 16 marzo 2012
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/parte-allattacco-della-siria/197781/

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