Cosa succederà dopo il no del Congresso? Stiamo vincendo la pace? La guerra ci sarà ugualmente?

604Obama-Zombie-democracy-attack-edited-600px1

Twitter

Facebook

Mentre il segretario di Stato John Kerry asseriva lunedì che l’attacco chimico era «innegabile» come lo erano i responsabili, i militari siriani, diversi funzionari dei servizi segreti degli Stati Uniti non erano così certi che l’attacco chimico fosse stato effettuato su ordine di Assad. Alcuni hanno anche riferito della possibilità che i ribelli avessero perpetrato l’attacco in un tentativo cinico e calcolato di attirare l’Occidente in guerra. Questo sospetto non è stato incluso nella relazione ufficiale dell’intelligence.

Associated Press

In Siria dopo due anni di lotta cruenta Assad stava vincendo la guerra civile…ed è quindi perfettamente logico che ad un passo dalla vittoria si metta ad usare armi chimiche contro la propria popolazione allo scopo di farsi attaccare dal più potente esercito del mondo che non aspettava altro. E questo, proprio mentre accoglie una squadra di ispettori ONU che ha invitato ad indagare esattamente sull’uso di gas. Solo per uno stupido questo ragionamento assurdo riesce ad apparire paradossalmente logico. Per fare un esempio comprensibile a tutti immaginiamo una finale calcistica di Coppa dei Campioni – i giocatori della squadra che sta vincendo 5 a zero a 10 minuti dalla fine senza alcun motivo si scagliano sul portiere avversario e mentre un paio lo tengono fermo, tutto il resto della squadra a turno lo sodomizza, dopo che il capitano ha invitato l’arbitro ad avvicinarsi per vedere bene e non avere dubbi circa la doverosissima squalifica. Stessa cosa, con la differenza che a comportarsi così in una guerra non solo finisci per perdere una partita già vinta, ma ti squalificano non solo dal campo, ma anche dal mondo, cioè vai pure a lasciarci la pelle. In effetti, per credere ad una tale completamente inverosimile versione dei fatti una normale quantità di stupidità non basta – è necessario avventurarsi verso le frontiere inumane dell’encefalogramma piatto. Tuttavia, in molti riescono in questa missione impossibile.

Roberto Quaglia

Noi siamo gli Stati Uniti d’America. Non possiamo chiudere gli occhi davanti ad immagini come quelle siriane.

Obama

Avete tranquillamente chiuso gli occhi per Pinochet, Videla, Suharto, Saddam Hussein, Mubarak, Islom Karimov, le truppe saudite che uccidono i manifestanti in Bahrain e quelle egiziane che massacrano un migliaio di manifestanti in Egitto, l’uso del fosforo bianco a Falluja e a Gaza, la distruzione dell’economia e della società greca, ecc., ecc.

propaganda3

Le cose si stanno mettendo troppo bene. Tutto fila troppo liscio. La guerra sembra allontanarsi. Dovrei essere ottimista, ma ci sono tanti, troppi interrogativi e punti oscuri:

1. Perché l’Arabia Saudita ha promesso PUBBLICAMENTE agli Stati Uniti che avrebbe coperto i costi dell’attacco (come se l’esercito americano fosse una prostituta, o una banda di mercenari, come se i cittadini americani non reagissero con sdegno e ira)?

2. Perché Israele ha bombardato ripetutamente Siria e Libano, rivelando al mondo quanto sia coinvolto nella guerra civile siriana?

3. Perché Kerry ha affermato che Al-Qaeda – la ragione per cui, ufficialmente, hanno “dovuto” istituire una sistema di sorveglianza mondiale – non combatte contro Assad, quando sta scritto su tutti i giornali e, così facendo, ha permesso a Putin di smentirlo all’istante?

4. Perché il Washington Post e il New York Times hanno prima chiesto una no-fly zone e ora stanno invece spiegando ai lettori che Obama non può in alcun modo giustificare un attacco missilistico limitato, un’azione molto ma molto più blanda?

5. Non ho capito perché per attaccare la Siria abbiano aspettato una fase in cui le difese aeree e navali di quest’ultima sono al top (forse non volevano vincere – preferivano un caos permanente –, ma ora hanno capito che stanno per perdere e, in tal caso, il caos avrebbe fine?)

6. Se Obama fosse davvero contro questa guerra, perché si sarebbe circondato di falchi? Per mantenere la facciata con chi cerca di manovrarlo e spingerlo alla guerra?

7. Russia e Cina hanno spiegato in ogni modo che per loro la Siria è come la Polonia per Francia e Regno Unito nel 1939. Assad non sarebbe ancora in sella se non ci fossero milioni di siriani – alawiti, cristiani, kurdi, ossia almeno il 40% della popolazione – che lo vedono come un protettore contro migliaia di jihadisti che torturano, squartano, saccheggiano, massacrano i civili. Questi siriani interpretano la lotta come una questione esistenziale: mors tua, vita mea. Dunque perché insistere, avendo la certezza che sarà una guerra regionale totale con il coinvolgimento praticamente certo di tre superpotenze nucleari?

8. Perché Kerry pensa di poter ottenere una risoluzione ONU favorevole all’attacco sebbene abbiano già dovuto modificare la versione ufficiale e ora accusino certe unità dell’esercito siriano che hanno operato all’insaputa del governo (il che, anche se fosse vero, non giustificherebbe un attacco alla Siria)?

9. Perché Netanyahu pensa di potersi permettere di fare l’arrogante con Putin mantenendo un contegno che, stando ai presenti, non si era mai visto prima?

10. Perché gli Stati Uniti sono pronti ad imbarcarsi in una guerra che ovviamente si espanderà, dato che gli iraniani sanno che se la Siria cade saranno il prossimo bersaglio, pur non avendo i soldi per pagarla e l’appoggio della popolazione?

11. Tutto questo finirebbe all’istante se la popolazione smettesse di pagare le tasse, obbedire agli ordini e lavorare indefessamente nei settori industriali che producono armi e forniscono la logistica per le guerre: perché le masse sono così scioccamente mansuete e incapaci di rendersi conto del loro immenso ed irresistibile potere?

12. Perché Obama ha seguito il ridicolo esempio di Netanyahu con le sue linee rosse che non significano nulla?

13. Davvero Obama non aveva previsto che il Congresso sarebbe stato massicciamente contrario all’attacco? Oppure ci contava?

14. Come si spiega questa dichiarazione del ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, in una conferenza stampa congiunta con il suo omologo iracheno, Hoshyar Zebari, a Baghdad? “Sappiamo che il Presidente degli Stati Uniti è caduto in una trappola che gli hanno teso altri [leggi: neocon e sionisti] e speriamo possa uscire da questa trappola con saggezza

http://www.presstv.ir/detail/2013/09/08/322766/iran-seeks-to-quiet-syria-war-drums-fm/

15. Gli stessi americani hanno ammesso che non hanno prove che sia stato Assad. Come mai questa volta la montatura è così grossolana e per nulla credibile, buona solo per dei boccaloni?

16. Perché gli inglesi hanno un Ed Miliband – una specie di F.D. Roosevelt reincarnato – che dice le cose come stanno e, in pratica, sabota forse irrimediabilmente i piani americani-israeliani, mentre noi abbiamo un Letta che scodinzola dietro Obama e arriva a contraddire la Bonino (umiliandola internazionalmente)?

17. Perché tutto il mondo sa che gli Stati Uniti hanno un sistema di sorveglianza mondiale, combattono un conflitto ogni 40 mesi, hanno la popolazione carceraria di gran lunga più vasta del mondo, usano le loro banche e agenzie di rating per destabilizzare le economie altrui, hanno seguito piuttosto puntualmente la serie di invasioni rivelate dal generale Wesley Clark (Libia, Siria, Iraq, Libano, Somalia, Sudan, Iran) eppure c’è ancora in giro tanta gente che li considera una forza di pace, bene e prosperità? Quanto tonti si può essere? Come si fa a costruire un mondo nuovo con tutti questi tonti tra i piedi?

18. Perché l’amministrazione Obama si è comportata in maniera così contraddittoria da rendere sempre più scettici e cauti i congressisti?

age-of-ogama

* Obama doveva ricorrere al voto del Congresso perché non ha credibilità. Una maggioranza di americani ha capito che è un talentuoso e affascinante bugiardo. Ha aggredito ogni singola istanza autenticamente progressista, umanitaria, civile dell’ultimo secolo, fingendo nel contempo di volerle difendere.

Si è circondato di banchieri, mercanti di armi, petrolieri (giocava a golf con il capo della BP mentre dichiarava che le sue trivellazioni erano sicure, una settimana prima dell’ecocidio BP del Golfo del Messico, e ha poi riautorizzato le trivellazioni dello stesso tipo, nello stesso luogo); ha eliminato l’habeas corpus firmando il NDAA che gli permette di arrestare e far scomparire chiunque e ovunque; stila liste di persone da uccidere senza processo (con o senza i droni); affida la copertura sanitaria “rivoluzionaria” da lui introdotta alle cure degli assicuratori privati; pianifica la privatizzazione della previdenza sociale; reprime spietatamente il movimento Occupy; perseguita le gole profonde (whistle blowers); spia tutto il mondo; non ha chiuso Guantanamo né le prigioni segrete della CIA; ordina “fughe” di notizie false per i media e minaccia i reporter seri; dice di non volere guerre e poi le combatte tutte; viola le risoluzioni ONU (es. Libia); cerca di rivitalizzare la menzogna del cambiamento climatico causato dalla Co2 proprio quando i dati ufficiali la screditano e si cercano altre cause. Contemporaneamente sostiene candidamente che non fa nulla di tutto questo. Non c’è mai stato un rinnegato peggiore di lui, mai un impostore, doppiogiochista, corrotto servo del potere peggiore di lui dal 1945 in poi, a capo degli Stati Uniti. Obama e gli Stati Uniti sono una minaccia per il mondo e siamo solo agli inizi. Chi non l’ha ancora capito lo capirà nei prossimi mesi.

L’America è stata catturata da maniaci criminali che hanno istituito centri di tortura in tutto il mondo, bombardano almeno due-tre paesi contemporaneamente se non si sentono insoddisfatti, fanno esplodere l’indebitamento (18mila miliardi di dollari!!!), truccano le statistiche sull’impiego escludendo i milioni di americani che hanno smesso di cercare un lavoro dopo anni di tentativi frustrati. La bancarotta di Detroit è solo uno dei tanti esempi delle politiche fallimentari e suicide imposte dal loro “Washington Consensus”.

In Occidente la democrazia è stata abbandonata in nome del profitto. Quasi tutti gli esseri umani preferirebbero vivere in pace, ma l’avidità di multinazionali e azionisti non se ne curano. Le guerre si susseguono senza soluzione di continuità proprio perché non c’è più democrazia e la volontà dei cittadini viene ignorata. Anzi si fa quasi sempre il contrario di quel che vorrebbe il popolo “sovrano”. La guerra con la Siria farà esplodere il Medio Oriente e incendiare il mondo, ma se poche migliaia di persone ci realizzano un guadagno, allora va tutto bene. L’America è in ostaggio, viene usata come un ariete, come un terminator, come una clava. Bisogna fare qualcosa per fermare questa macchina di distruzione. Bisogna rifare l’America da cima a fondo, e restituirle la sua dignità e la sua vocazione.

 putin-vs-obama

* Putin ha capito che la NATO, lo strumento dei plutocrati occidentali, utilizzando ogni mezzo, sta cercando pretesti per completare l’accerchiamento di Russia e Cina. Ha capito che se lascia andare la Siria e consente che il Medio Oriente sia saccheggiato e spartito tra americani, sauditi e israeliani, sarà la fine del suo paese. I cinesi sono giunti alla stessa conclusione. Per questo difenderanno Siria e Iran dai petrolieri occidentali. È una guerra per le risorse del pianeta (inclusi i soldi nelle nostre tasche), che porterà alla rovina l’umanità e il pianeta, se non la faremo fallire. Finché più persone non superano il loro blocco mentale e accettano che gli psicopatici sono una realtà con la quale dobbiamo fare i conti, ci continueranno ad essere colpi di stato, sovversioni, rivoluzioni colorate, destabilizzazioni finanziarie, embarghi illegali, continue violazioni del diritto internazionale, guerre “umanitarie”, ecc.

* È chiaro che Assad non ha usato armi chimiche contro la sua gente. Non è mai stato un despota sanguinario e ha cominciato a usare la violenza solo dopo lo scoppio dell’insurrezione. In ogni intervista l’impressione è quella di una persona colta, lucida, posata, per nulla aggressiva nei confronti degli intervistatori, disposta a rispondere anche alle domande più delicate, senza svicolare. Non ha nulla in comune con nessuno dei classici “nuovi Hitler” che abbiamo abbattuto in passato. In ogni caso ora anche gli americani ammettono che non hanno prove contro di lui.

* È altrettanto chiaro che Israele fa comodo agli Stati Uniti, altrimenti l’avrebbero già mollato, o tradito (con una qualche montatura o una campagna mediatica). Questa è una cosa che, anche per colpa dei troppi antisemiti in circolazione – che martellano le teste di tutti con le loro ossessioni sugli ebrei che controllano gli USA e quindi il mondo –, ci ho messo un sacco a capire: Israele continua a esistere solo perché il suo bullismo:

1. arricchisce gli oligarchi (crisi petrolifere, vendite di armi);

2. spaventa le masse e le tiene buone;

3. indebita le popolazioni, asservendole;

4. distoglie l’attenzione dell’opinione pubblica dalle giuste rivendicazioni di giustizia sociale;

5. “rimedia” ai guasti di un modello finanziario predatorio e completamente insostenibile;

6. prospetta scenari di decimazione di una popolazione mondiale che, ridotta in miseria e gonfia di risentimento, potrebbe diventare ingestibile;

Queste sono le ragioni principali; le altre sono marginali o irrilevanti. Non serve perdere tempo chiamando in causa riserve energetiche (la Sicilia probabilmente ha più giacimenti della Siria), gasdotti, balcanizzazioni, programmi nucleari, o altro.

Pensateci bene: è possibile che ogni guerra umanitaria sfoci nel caos permanente, indebolendo preventivamente le ragioni per il successivo intervento? O è più probabile che il caos sia voluto, perché la psicopatia è entropica e sguazza nel caos, detesta l’ordine, le regole, gli stati, vuole la libertà del forte di schiacciare il debole e trarne lauti profitti (neoliberismo)?

Egoismo, stragi, spudoratezza e corruzione (Yan Fu)

democrazia-dei-cittadini

Questo è anche un trionfo della democrazia partecipata in rete. Milioni di persone in tutto il mondo si sono attivate per contrastare la propaganda belligerante e i sondaggi hanno registrato una crescente e massiccia opposizione all’intervento armato in tutto l’Occidente.

Questa potrebbe essere una fase storica ancora più importante della scoperta dell’America. Ragioniamo criticamente, dibattiamo, non subiamo passivamente gli eventi. Finalmente, la Storia siamo anche noi.

I commentatori dei forum dei quotidiani citano le loro fonti, argomentano, contestano e mostrano che non sono più disposti ad accettare acriticamente la linea dell’establishment, che ormai è assolutamente screditato.

Chiamatela RIVOLUZIONE, perché lo è. La Rivoluzione è già qui, anche se è diversa dal solito e non la riconosciamo come tale.

Nx233xl43-enrico-letta-emma-130907103948_medium.jpg.pagespeed.ic.Lw0L7Ar_wc

E L’ITALIA, IN TUTTO QUESTO? E L’EUROPA?
La Ashton (affari esteri europei) ha pensato bene di contraddire Barroso e van Rompuy e quindi la linea dell’Unione Europea, che è fortemente critica rispetto alla prospettiva di un attacco alla Siria, come se rappresentasse il governo Cameron e non l’UE. Un governo federale le avrebbe chiesto di rassegnare le dimissioni, ma purtroppo l’Unione Europea è dominata dagli interessi di alcuni stati egemoni
Letta ha perso un’altra occasione per stare zitto

Ci sono in gioco le vite di 1800 nostri giovani in missione in Libano e noi siamo un paese almeno formalmente sovrano, dottor Letta (che tra l’altro mi dovrebbe spiegare perché prima firma una dichiarazione estremamente aggressiva contro la Siria e poi va a fare il digiuno contro la guerra con il ponetefice).

Questo il parere del vicepresidente del Parlamento europeo, Gianni Pittella:

Le affermazioni di Catherine Ashton sulla Siria sono equivoche: ”Non si capisce a nome di chi parla e cosa intende per risposta forte e chiara. La baronessa interpreta malissimo il suo ruolo.” Quanto al documento firmato da Letta al G20 per Pittella “il premier è stato incauto, queste decisioni richiedono la legittimazione popolare, vanno discusse in Parlamento”.

http://video.repubblica.it/dossier/rivolta-siria/parlamento-europeo-pittella-ashton-parla-a-sproposito/139405/137946?ref=HRER1-1

Annunci

Brzezinski sull’attacco alla Siria e sull’inettitudine di Obama

Twitter

Facebook

 

…perché ciò che l’uomo semina, quello pure raccoglierà.

Galati 6:7

 

Zbigniew-Brzezinski-MCS

Il temuto Brzezinski – ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale e co-fondatore della Commissione Trilaterale – è sempre stato molto lucido e schietto sulla questione siriana, ben sapendo che Israele e i neocon stavano cercando di far scattare una trappola per Obama:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/09/persino-zbigniew-brzezinski-e-allarmato-non-fate-sciocchezze-in-siria-si-rischia-grosso/

dalle conseguenze disastrose per l’Occidente

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/06/27/il-golpe-anti-obama-e-il-secondo-olocausto-intervista-a-zbigniew-brzezinski/

Non posso nascondere una certa ammirazione per un avversario che gioca di fino e non usa la clava come i neocon.

Per di più la sua analisi della situazione siriana non si discosta sostanzialmente dalla mia:

1. Obama non vuole la guerra;

2. È stato un inetto e si è fatto mettere con le spalle al muro (cf. assurda linea rossa);

3. Ormai è costretto a compiere un gesto simbolico per salvare la faccia;

4. Dovrà cercare di ammansire i russi per fare in modo che l’attacco simbolico non porti ad un’escalation e il tutto possa essere risolto diplomaticamente-politicamente, una volta per tutte (leggi: Israele deve darsi una calmata].

5. [l’ironia della cosa è che, usando questi criteri, Pearl Harbor non era un atto di guerra, ma un attacco chirurgico senza il coinvolgimento di forze di terra, un gesto simbolico – non lo sapevano neppure i giapponesi]

 NSA-tweet

FAREED ZAKARIA (CNN): Zbigniew, il segretario Kerry ha rivelato alla CNN, nel precedente show, che gli Stati Uniti hanno ora una conferma indipendente che si trattava di sarin. Credi che il caso sia chiuso e sufficientemente importante da obbligare gli Stati Uniti ad agire?

ZBIGNIEW BREZEZINSKI: [sorvola sulla questione sarin, ben sapendo che si tratta di una menzogna] Il fatto è che siamo assolutamente tenuti ad agire. È in gioco la leadership presidenziale, la credibilità americana. Credo che la cosa peggiore sarebbe agire senza determinazione. Il voto del Congresso, per esempio, se si risolve in un nulla di fatto, o se c’è un voto decisamente contro l’intervento, complicherà ulteriormente la questione.

Mi auguro che gli Stati Uniti siano coerenti con gli impegni presi [leggi: stupido Obama, ti avevo ben avvertito di non parlare di linee rosse vincolanti e adesso ti sei cacciato in un vicolo cieco]. Spero che il Congresso sostenga il presidente. E spero che saremo in grado di chiudere questo capitolo che, come hai spiegato [l’intervistatore, l’ottimo Fareed Zakaria, aveva detto: “È difficile non concludere che la gestione dell’amministrazione della Siria nel corso dell’ultimo anno sia stata un caso esemplare di come non andrebbe condotta la politica estera”], è stato gestito davvero in modo inetto dagli Stati Uniti, a livello internazionale.

Ora dobbiamo pensare in una prospettiva più ampia. Dobbiamo chiederci se l’area non stia scivolando verso una situazione esplosiva e che cosa possiamo fare, insieme agli altri [non si riferisce ad Israele, ma a Russia, Iran e Cina, NdT], per evitarlo.

ZAKARIA: Zbigniew, è possibile? Perché, in fine dei conti, si tratta di una guerra civile e, attaccando Assad, stiamo aiutando indirettamente (?) le milizie sunnite che stanno cercando di scacciarlo, la più forte e meglio organizzata delle quali è Al-Nusra, che è strettamente legata ad al-Qaeda. Quindi, finiremo per schierarci in una guerra civile in cui aiuteremo quelli che in Afghanistan e nello Yemen stiamo cercando di uccidere con i droni.

BREZEZINSKI: Oh, hai assolutamente ragione [Quindi Putin diceva il vero e Kerry ha mentito, un’altra volta]. È quel che vado dicendo da quasi due anni. Penso che l’intero approccio sia stato mal concepito. Ma ormai bisogna ragionare nei termini della situazione attuale. Cosa facciamo adesso?

E mi sembra che Obama debba ormai ricorrere a qualche azione militare simbolica, perché si è vincolato mani e piedi. Mi auguro che il paese lo sostenga. Ma, oltre a questo, dobbiamo andare verso una più ampia iniziativa internazionale per affrontare il problema della Siria, anche in un contesto regionale più ampio. Dobbiamo mobilitare non solo le nostre [!] ex potenze coloniali, vale a dire la Francia e il Regno Unito, in uno sforzo comune, e non necessariamente i turchi, anch’essi con una storia di dominio della regione. Dobbiamo anche coinvolgere le potenze orientali, i paesi asiatici, che sono così dipendenti dal flusso costante di olio di questa regione. Sono certamente molto preoccupati di dove questa cosa sta andando a parare.

Ciò comporta anche un qualche impegno russo nonostante il linguaggio aggressivo e offensivo che stanno usando [Brzezinski, polacco, è russofobo e ragiona ancora in termini di Guerra Fredda]. Sai, uno dei più stretti collaboratori del signor Putin ha detto l’altro giorno, testualmente: “L’Occidente si comporta nei confronti del mondo islamico come una scimmia con una granata” [si tratta del vicepremier russo Dmitri Rogozin, che non solo ha totalmente ragione, ma è stato applaudito in vari forum del Guardian, un quotidiano generalmente schierato per l’intervento – a dimostrazione del fatto che l’Occidente ha già perso la guerra massmediatica]

Dobbiamo essere consapevoli del fatto che i russi possono utilizzare questo conflitto, se esplode, per minare la nostra posizione globale in Medio Oriente [ci puoi scommettere, altro che Vietnam].

Dobbiamo creare una situazione in cui sia nel loro interesse partecipare a una più grande iniziativa internazionale per definire le regole del gioco e le soluzioni dei problemi attuali, che vanno oltre la Siria, vale a dire la condizione esplosiva del Medio Oriente [leggi: risolvere le controversie che dividono Israele e Palestina, Israele e Iran – impossibile].

ZAKARIA: Tu conosci Obama. Sei stato consigliere per la sicurezza nazionale. Questa pessima situazione rispecchia un’involuzione nel processo decisionale? Che cosa è andato storto?

BREZEZINSKI: Beh, in un certo senso, credo che un sacco di cose siano andate storte. Penso che il presidente sia diventato contemporaneamente il decisore, il principale portavoce e il pianificatore senza che ci fosse una chiara indicazione di quale fosse la strategia [totale bocciatura dell’amministrazione Obama].

Penso che sia inciampato in una serie di problemi tattici che ora incombono su di noi come pericoli potenzialmente strategici. Questa è una parte del problema.
In secondo luogo, credo che la nostra politica estera in Medio Oriente sia stato essenzialmente ad hoc [parcellizzata]. Non si è mai affrontata la regione nel suo complesso, ma solo in porzioni separate. Penso che stiamo ora iniziando a pagare lo scotto.

Dobbiamo riscattarci questo riguardo. Ma un voto negativo al Congresso potrebbe creare altri problemi, perché stabilirebbe che il presidente non può agire militarmente anche nel caso di missioni militari limitate

 [non ci vedo nulla di male, caro Zbig. Rileggiti cosa dicevano Obama e Biden qualche anno fa, riferendosi alla presidenza Bush:

Il presidente non ha l’autorità costituzionale … per portare in guerra questa nazione… a meno che non sia sotto attacco o che ci siano le prove che stiamo per essere attaccati. E, se lo facesse, chiederei io stesso il suo impeachment.

Joe Biden, attuale vicepresidente, intervista, 2007

La Costituzione non autorizza il presidente ad ordinare unilateralmente un attacco militare in una situazione che non comporta la neutralizzazione di una minaccia reale ed imminente per la nazione.

Barack H. Obama, attuale presidente, intervista, 20 dicembre 2007

I democratici erano pronti a chiedere l’impeachment di Bush, ora i neocon stanno rendendo la pariglia].

BRZEZINSKI: Dobbiamo liberarci di questo malaugurato passato e lanciare un’iniziativa internazionale che coinvolga i principali paesi del mondo che hanno interesse a che questa regione non salti in aria, non solo i paesi occidentali.

In tale contesto, potremmo essere in grado di indurre i russi ad un atteggiamento più conciliante, perché i russi non vogliono essere isolati [17 a 3 al G20 CONTRO l’intervento: chi è isolato?], alla fine, e temono per la stabilità nel Caucaso.

Putin deve gestire le Olimpiadi invernali. Questa è la leva che possiamo usare con intelligenza, se abbiamo una politica a lungo termine per il Medio Oriente nel suo complesso e non solo per le parti più disparate.

http://transcripts.cnn.com/TRANSCRIPTS/1309/01/fzgps.01.html

Interpretiamo le ultime parole di Brzezinski: attento Putin che se non ci dai una mano contro i neocon e sionisti solo perché pensi che ne trarrai vantaggio, i terroristi ceceni e del Daghestan ti rovineranno la festa a Sochi.

Bandar ha detto a Putin: “Ci sono molti valori e obiettivi che abbiamo in comune e che ci uniscono , in particolare la lotta contro il terrorismo e contro l’estremismo in tutto il mondo. La Russia, gli Stati Uniti, l’Unione europea e i sauditi sono d’accordo sulla promozione e il consolidamento della pace e della sicurezza internazionale. La minaccia terroristica sta aumentando anche per effetto dei fenomeni generati dalla primavera araba. È caduto qualche regime ma in cambio si sono allargate molte esperienze di terrorismo, come dimostra l’esperienza dei Fratelli Musulmani in Egitto e dei gruppi estremisti in Libia. … Per fare un esempio, io posso garantire protezione sulle Olimpiadi invernali di Sochi del prossimo anno sul Mar Nero. I gruppi ceceni che minacciano la sicurezza dei giochi sono sotto il nostro controllo e non si muoveranno verso la Siria senza coordinarsi prima con noi. Questi gruppi non ci spaventano. Li stiamo usando contro il regime siriano, ma non avranno nessun ruolo e nessuna influenza nel futuro politico della Siria”.

http://www.telegraph.co.uk/finance/newsbysector/energy/oilandgas/10266957/Saudis-offer-Russia-secret-oil-deal-if-it-drops-Syria.html

http://www.zerohedge.com/news/2013-08-30/dont-show-obama-report-about-who-really-behind-syrian-chemical-attacks
30.08.2013

[Da che parte sta Bandar?]

NATO il 4 luglio – gli schuetzen americani del 2013 e il fallito golpe del 1934

945179_599860410032238_810896296_n

Questo sarà un evento non-violento, a meno che il governo non scelga di renderlo violento…C’è una remota possibilità che ci possano essere atti di violenza da parte del governo, come è già successo e penso che dovrebbe essere chiaro che se un qualche partecipante sarà avvicinato con rispetto dagli agenti, si sottometterà all’arresto senza opporre resistenza. Stiamo veramente dicendo nel modo più sottile possibile che preferiamo morire in piedi che vivere in ginocchio.
Adam Kokesh, 2013

La commissione ha raccolto prove che dimostrano che alcune persone hanno effettuato un tentativo di dar vita ad una organizzazione fascista in questo paese…Non vi è alcun dubbio che questi tentativi sono stati discussi, sono stati pianificati, e potevano essere attuati, se e quando i finanziatori lo avessero ritenuto opportuno.

Relazione finale della commissione d’inchiesta del Congresso sulle accuse del generale Smedley D. Butler

James E. Van Zandt, comandante nazionale dei veterani di guerra era stato contattato da Butler subito dopo la riunione del 22 agosto con MacGuire ed avvertito che … stava per essere avvicinato dai golpisti…Confermò che, proprio come gli era stato anticipato da Butler, era stato avvicinato “da agenti di Wall Street”, che avevano cercato di arruolarlo nella loro trama.

New York Times, 23 novembre 1934

Il colpo di stato mirava a rovesciare il presidente Franklin D. Roosevelt con l’aiuto di mezzo milione di veterani di guerra. I congiurati, che sono stati accusati di coinvolgere alcune delle più famose famiglie in America (proprietari di Heinz, Birds Eye, Goodtea, Maxwell Hse e il nonno di George Bush, Prescott Bush) credevano che il loro paese avrebbe dovuto adottare le politiche di Hitler e Mussolini per battere la grande depressione. Mike Thomson indaga le ragioni per cui si sa così poco sulla più grande minaccia della storia alla democrazia americana in tempo di pace

http://www.bbc.co.uk/radio4/history/document/document_20070723.shtml

http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/la-famiglia-bush-e-il-terzo-reich.html

kokesh-accusations

Gli eventi del 4 luglio potrebbero essere sanguinosi, a causa della stupidità o doppiezza di Adam Kokesh, ex marine dissidente fondatore dell’associazione veterani per Ron Paul (candidato alle presidenziali e pro-secessionismo), conduttore radiofonico, libertario in stile Tea Party (anarco-capitalista), con un largo seguito tra i feticisti delle armi, che qui discute con Webster G. Tarpley, rooseveltiano-gollista (come me)

pttab

“L’attivista libertario e conduttore radiofonico, Adam Kokesh vuole organizzare una marcia armata su Washington, DC per il giorno dell’Indipendenza. Lanciato come un gruppo su Facebook,  lo “Open Carry March on Washington“ spera di portare 1.000 sostenitori a marciare nella capitale della nazione con fucili carichi. Il gruppo prevede di incontrarsi al cimitero nazionale di Arlington in Virginia. Da lì, marciare attraverso il ponte di Memorial a Washington, DC e proseguire lungo Viale Indipendenza. Mentre la Virginia permette di portare armi cariche, Washington, DC non rilascia alcun permesso / licenze o porto d’armi”.
http://voxnews.info/2013/05/06/la-marcia-su-washington-armi-in-pugno/

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/10/tea-party-il-totalitarismo-anarchico-alla-conquista-degli-stati-uniti/

Finora gli iscritti alla marcia sono circa 5mila (ma quanti verranno veramente?).

*****

This-Asshole

Ecco il recente appello di Kokesh dopo il suo arresto per un presunto assalto ai danni di un agente:

“Quando un governo ha ripetutamente e deliberatamente omesso di rispettare le proprie leggi, violato i diritti umani fondamentali dei suoi cittadini,  minacciato la santità di una stampa libera, creato istituzioni per la soppressione della privacy, intrapreso guerre per venire incontro ad interessi particolari che minacciano la sicurezza pubblica, ucciso centinaia di bambini con attacchi di droni, imprigionato e distrutto la vite di innumerevoli individui per crimini senza vittime, soffocato opportunità economiche per mantenere il dominio delle élite finanziarie, rubato al popolo attraverso un assurdo sistema di tassazione e attraverso l’inflazione, svenduto le future generazioni in una condizione di servitù del debito, abusato del suo potere per reprimere l’opposizione politica, non è degno di continuare ad esistere – e fin qui nulla da eccepire [NdT] – e il dovere del popolo è quello di cambiare o abolire quel governo con qualsiasi mezzo necessario per garantire la libertà e garantire la pace.

Una nuova rivoluzione americana è attesa da tempo. L’idea di questa rivoluzione è maturata nei cuori e nelle menti delle persone nel corso di molti anni, ma questo Independence Day, essa prende una nuova forma, quando l’Esercito Rivoluzionario Americano marcerà su ogni capitale dello stato per chiedere che i governatori di questi 50 membri avviino immediatamente il processo di ordinata dissoluzione del governo federale attraverso la secessione e la ridistribuzione delle proprietà federali.

Qualora trascorresse un anno intero da questo 4 luglio senza che i crimini di questo governo fossero interrotti, si potrebbe superato il punto in cui la rivoluzione non violenta diventa impossibile.

Il tempo di stare a guardare è passato. Restare neutrali è essere complici, limitarsi a fare il proprio lavoro non è una scusa: il dado è tratto.

Mentre alcuni animi miti diranno che è troppo presto, che siamo in grado di risolvere questo problema attraverso mezzi democratici forniti dal governo, che gli attuali livelli di tassazione sono ragionevoli per i servizi forniti, e che i crimini di questo governo sono solo un fastidio tollerabile, potrebbe essere già troppo tardi.

È vero che un’azione drastica comporta dei rischi, ma il maggiore pericolo sta nel permettere a questo governo di proseguire il suo operato in modo incontrastato.

Quindi, se siete soddisfatti dello status quo, rimanete a casa, ingrassate, guardate i fuochi d’artificio a distanza di sicurezza, e permettete che questo Independence Day sia come tutti quelli che l’hanno preceduto. Ma se anche tu vedi quel che vediamo e senti quel che sentiamo, ci incontreremo sul fronte della libertà il 4 luglio 2013 per la definitiva Rivoluzione Americana

Adam Kokesh, 23 maggio 2013, da una cella di una prigione federale di Philadelphia.

970520_371870826253040_67710855_n

Ora io vi chiedo: come può qualcuno che è rinchiuso in una prigione federale rilasciare qualsiasi tipo di dichiarazione, e specialmente un appello alla guerra civile e alla dissoluzione degli Stati Uniti in un’anarchica congerie di staterelli?

adambruce-500x275

L’establishment finanziario sta fomentando una violenta risposta popolare per giustificare misure da stato di polizia? È un trabocchetto? Manifestazione armata > rivolte > rivoluzione > guerra civile > dittatura?
Obama ha una vaga idea di quello che sta facendo e di quel che potrebbe succedere? E’ un burattino? E’ un idiota all’oscuro di tutto quel che conta? E’ un complice?

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/05/04/under-the-dome-linvoluzione-degli-stati-uniti-verso-un-quarto-reich/

Renzismo contro grillismo – “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto sia rottamato”

pp-grillo-renzi-competitor

INTERVISTA A MASSIMO CACCIARI (filosofo)

Sarebbe stato meglio avere Renzi?

Aspetti. Prima di dire certe cose, legga i risultati locali.

A quali si riferisce, in particolare?

(Qui il tono della voce si alza) Al nord è una catastrofe sia per Pdl che per la Lega! Eppure il centrosinistra non ha fatto un cazzo. Non è cresciuto.

Hanno sottovalutato l’avversario?

Di più, peggio! (il tono cresce ancora, notevolmente) Sono delle teste di cazzo! Loro sanno tutto, loro capiscono tutto. Loro possono insegnare tutto a tutti. Mentre gli altri sono dei cretini.

Quindi?
Le faccio un esempio: è impossibile spiegargli che c’è una questione settentrionale. Eppure continuano a sbatterci la faccia. La loro vita si sviluppa solo tra Botteghe Oscure, il Nazareno e Montecitorio. Del resto non sanno nulla. Gli basta quel triangolo.

Colpa di Bersani?

No. Ma di quel gruppo dirigente che continua a circondarlo. Gente completamente fallita.

A chi si riferisce, in particolare?

Tutti quelli che stanno da sempre lì e che non abbiamo ancora cacciato. Sì, abbiamo sbagliato a non appoggiare Matteo Renzi. È stato un grande errore.
Ora i democratici cosa devono fare?

(Qui cala i toni, diventa quasi più riflessivo) L’unica strategia è mantenere i nervi saldi. E cerchiamo di dialogare in Parlamento con gli eletti nelle liste di Grillo. Se ci riusciamo.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/26/elezioni-cacciari-commenta-risultati-sono-teste-di-cazzo-era-meglio-renzi/513648/

Dovrei ripetere che il nostro compito era recuperare gli elettori delusi del centrodestra? Che non bisognava sottovalutare Berlusconi? Oppure che dovevamo fare nostri alcuni temi di Beppe Grillo? Inutile, ora. Inutile dopo aver voluto le primarie salvo poi chiuderle al secondo turno per paura che venissero a votare elettori esterni al centrosinistra: che sono esattamente quelli di cui avevamo bisogno alle elezioni vere e che, naturalmente, non ci hanno votato. Dico solo che ci stiamo mettendo nelle mani di Grillo, gli abbiamo regalato un rigore e ora vediamo come lo calcerà.

Matteo Renzi

http://www.youreporternews.it/2013/elezioni-bersani-grillo-renzi-non-ci-sta-ora-noi-nelle-mani-del-m5s/

Con Renzi candidato non si sarebbe candidato Berlusconi, neanche Monti. Molte persone che normalmente non votano a sinistra avrebbero considerato di farlo, sarebbe stato uno scenario diversoil Congresso va fatto non a ottobre ma subito, bisogna pensare a mettere al centro un’idea di un partito con occhi e un cuore nuovo, bisogna essere radicali, visionari, creativi.

Ivan Scalfarotto, vicepresidente del Pd, ospite di “24 Mattino” su Radio 24.

E adesso tutti rimpiangono Matteo Renzi. Adesso che Pier Luigi Bersani che ha praticamente buttato alle ortiche una vittoria certa, adesso che la formula “usato sicuro” non ha vinto, la sinistra recita il mea culpa. Da sempre incapace di guardare al futuro, la sinistra guarda al passato: e ripensa con nostalgia a Matteo Renzi. Il rottamatore che non è riuscito a rottamare e che ha perso le primarie adesso viene osannato e celebrato come la grande occasione perduta. Si preme il tasto rewind, si torna al 25 novembre, quando il partito democratico ha avuto la possibilità di scegliere il proprio candidato premier e ci si chiede (dandosi una risposta affermativa) cosa sarebbe successo se il popolo della sinistra avesse avuto il coraggio di cambiare, se si fosse sbarazzato del vecchio per dare credito al giovane, agguerrito, carismatico sindaco di Firenze. Certamente Silvio Berlusconi (lo ha più volte detto lui stesso) non sarebbe sceso in campo dando inizio alla più agguerrita campagna elettorale di sempre e realizzando il grande miracolo di questo voto. Certamente Mario Monti non sarebbe salito in  politica indirizzandosi verso una più tranquilla ascesa al Quirinale.

[…].  E’ evidente che la sinistra può ripartire solo da lui. 

http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/1191954/Il-Pd-piange-e-rimpiange-Renzi–Matteo-gode–e-lui-il-vero-vincitore.html

Il primo cittadino di Firenze con la sua impostazione sta facendo virare il Pd da un approdo socialdemocratico, come quello al quale sta lavorando il segretario Pier Luigi Bersani, verso le origini liberal e “americane” del Pd liquido immaginato da Walter Veltroni. In questo modo recide ogni rapporto politico con le ali estreme, sia dipietriste che comuniste, e si candida ad accogliere l´elettorato liberale in libera uscita sia del Pdl che della Lega. Renzi potrebbe anche prosciugare in parte le preferenze potenziali finora accumulate dai movimenti politici in fieri come la montezemoliana Italia Futura e il gianniniano Fermare il Declino.

Il renzismo avrà effetti benefici nel centrodestra: il Pdl sarà costretto a innestare un deciso rinnovamento nella dirigenza e nelle idee per evitare di essere rottamato dal rottamatore in caso il primo cittadino di Firenze diventi davvero il candidato premier del Pd. Resta da vedere l´effetto Renzi sui centristi dell´Udc.

Ma il renzismo, con la sua carica di nuovismo giovanilistico e ottimistico sembra l’unica carta del sistema politico per far confluire le spinte di rinnovamento e anti casta in un percorso istituzionale. Scongiurando, o meglio cercando di scongiurare, nefaste derive grillesche.

http://michelearnese.it/2012/renz-3/

I principali media invocano il ritorno di Matteo Renzi. Non si danno pace che sia stato messo in secondo piano.

Non sorprende, perché Renzi è il cucciolo degli interessi industriali che controllano i media:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/?s=Matteo+Renzi

Fino a due mesi fa Monti puntava al 30% (!!!) e voleva al suo fianco RENZI:

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/monti_a_caccia_di_teste_grandi_manovre_con_renzi/notizie/240237.shtml

Renzi è il montismo senza Monti. Un montismo giovanilista, scanzonato e rottamatore – “tutto va rottamato affinché tutto resti come prima” (Il Renzipardo). Montezemolo, Monti, Renzi, Marchionne

http://www.glialtrionline.it/2012/11/13/montismo-o-barbarie-parla-romano-guru-di-montezemolo/

Monti è stato brutalmente sconfitto dal voto e Bersani ha perso perché ha continuato a ventilare ipotesi di collaborazione con Monti.

Tanto odiato è Monti, che l’immagine di Napolitano (che l’ha voluto) – esaltata da tutto l’establishment politico e mediatico – ha subito un tracollo principalmente a causa sua:

http://www.secoloditalia.it/2013/01/crolla-la-popolarita-di-napolitano-colpa-del-sostegno-a-monti/

Ma i media (sp. del gruppo l’Espresso-la Repubblica) ci assicurano che l’ultramontiano Renzi avrebbe vinto. Il principio di realtà è un ricordo del passato. La propaganda una spiacevole costante del presente:

FALSO MITO – Il coro delle vedove renziane è partito dalle prime proiezioni del Senato di ieri, dopo esser stato abbastanza silente nella lunga fase svoltasi tra la fine delle primarie e lo svolgimento della campagna elettorale. Con Renzi si vinceva, il Pd avrebbe sfondato – il 40% era l’obiettivo dichiarato del sindaco, che non si è mai accorto che nella storia italiana la Dc raccolse un simile consenso solo in due occasioni, lontane ormai qualche decennio. La brillantezza e la novità rappresentata dal sindaco di Firenze, insieme alla sua capacità di parlare con un elettorato meno tradizionale rispetto a quello a cui si è rivolto Bersani, avrebbero però secondo il coro delle vedove renziane riscritto la storia. Una simile valutazione però si basa su considerazioni fondamentale errate, visto che la stessa forza del sindaco di Firenze sarebbe servita relativamente a poco nel quadro emerso dal voto di ieri. Di Renzi si è sempre detto che aveva un’unica capacità di attrarre i voti di centrodestra, ma a patto che esiste una significativa differenza tra apprezzamento personale, reale, e intenzione di voto, mai testata, il problema del centrosinistra non è stato certo il famoso “elettorato settentrionale”.

RENZI UMILIATO – E’ difficile fare considerazioni assertive senza la controprova dei dati, ma per capire perché la tesi del Renzi più forte di Bersani sia quantomeno molto fragile basti considerare dove ha sfondato Grillo, e dove il sindaco di Firenze è andato peggio alle primarie. Renzi è stato letteralmente annichilito da Bersani al Sud, mentre nelle grandi città italiane è stato sconfitto anche con percentuali umilianti. A Roma il sindaco rottamatore è arrivato terzo al primo turno, e Bersani ha vinto con il 70% nella città simbolo del tonfo del PD. Nella capitale infatti la flessione rispetto al 2008 è stata assai marcata, pari a 13 punti percentuali, con un crollo di 250 mila voti, ed il MoVimento 5 Stella ha praticamente appaiato i democratici nelle preferenze dei romani. Una simile contrazione si registra nelle maggiori città italiane, con la parziale eccezione di Milano, dove il Pd cala, ma meno che nel resto d’Italia. Pare difficile affermare, sulla base dei dati, che il Pd sarebbe potuto andare meglio con un candidato che aveva palesato simili debolezze nelle zone dove poi i democratici hanno sofferto maggiormente”.

http://www.giornalettismo.com/archives/798033/risultati-elezioni-2013-perche-con-renzi-il-pd-sarebbe-andato-peggio/

La perniciosa influenza planetaria delle fondazioni e think tank degli Stati Uniti

 

Le fondazioni…esercitano un’influenza corrosiva sulla società democratica; rappresentano concentrazioni di potere e ricchezza relativamente incontrollate e che non devono rispondere delle proprie azioni, che comprano i talenti, promuovono cause e, di fatto, determinano che cosa meriti l’attenzione della società…un sistema che…ha operato a svantaggio degli interessi delle minoranze, dei lavoratori e dei popoli del Terzo Mondo

Robert F. Arnove, “Philanthropy and Cultural Imperialism. The Foundations at Home and Abroad”.

Un enorme potere, senza paragoni è concentrato nelle mani di un gruppo di persone, perfettamente coordinato e con la tendenza a perpetuare se stesso. Diversamente dal potere nelle aziende, non è controllato dagli azionisti; diversamente dal potere del governo, non è sottoposto al controllo popolare; diversamente dal potere nelle chiese, non è controllato da alcun canone consolidato di valori.

Conclusioni di un’indagine conoscitiva sulle fondazioni statunitensi effettuata da un comitato del Congresso americano nel 1952

Non ci si dovrebbe aspettare che ingenti patrimoni privati siano donati in maniera tale da innescare nella società redistribuzioni delle ricchezze e trasformazioni politiche.

Ruth Crocker, in“Charity, Philanthropy, and Civility in American History”

Il miglior programma in assoluto di educazione alla democrazia si chiama “Esercito degli Stati Uniti”

Michael Ledeen, American Enterprise Institute for Public Policy Research (AEI), collaboratore di Matteo Renzi

 

I think tank, pensatoi che dovrebbero partorire soluzioni per i grandi problemi di una comunità, sono armi a doppio taglio, perché danno alla luce idee e simboli, che sono il cibo della mente umana, ma anche la sua droga ed il suo veleno. Come le api sono nate per fare il miele ed i castori per costruire dighe, gli esseri umani sono nati per trasmutare simbolicamente tutto ciò che li circonda. Sono fatti per attingere al sublime, ma anche per cadere nella trappola dei miti politicizzati (Fait/Fattor 2010).

La ragion d’essere delle principali fondazioni e think tank (pensatoi, gruppi di riflessione ed approfondimento, reti di esperti) è quella di migliorare il mondo in accordo con le preferenze di chi le crea e le finanzia, ossia, in genere, dei magnati o dei politici, cioè a dire di persone che esercitano già una considerevole influenza sulla società, ma intendono esercitarne ancora di più. Queste organizzazioni, in termini pratici, servono a giustificare la permanenza di rapporti di poteri vantaggiosi per chi è già economicamente e politicamente egemone, pensando al posto nostro. Dato il loro profilo così prominente nella contemporaneità, sono stati oggetto di innumerevoli studi sociologici. Usando un gioco di parole, possiamo dire che il think tank è un carro armato (tank, in inglese) nella guerra delle idee che mira al controllo delle menti di 7 miliardi di persone.
Stephen Boucher e Martine Royo (2006) definiscono i “think tank” degli organismi permanenti non pubblici che hanno l’incarico di formulare soluzioni su scala nazionale o internazionale che possano essere tradotte in politiche pubbliche. Quasi tutte le fondazioni si sono dotate di uno o più think tank, perciò è pressoché inutile cercare di separarli. La loro missione li rende inscindibili. La fondazione si occupa della parte strategica, il think tank di quella tattica. Alcune fondazioni esistono da oltre un secolo, come ad esempio il trittico Ford, Rockefeller e Carnegie, dai nomi dei magnati che hanno fatto la storia dell’economia e dell’industria americana moderna. Un altro gigante si è aggiunto di recente, la Gates Foundation di Bill Gates, il fondatore di Microsoft, e di sua moglie. In Germania, la Friedrich Ebert Stiftung è vicina ai socialdemocratici, la Konrad Adenauer Stiftung è nella sfera democristiana.

Anche se ufficialmente i loro think tank dovrebbero produrre ricerca seria e rigorosa, non conosco nessuno studio accademico (ossia non promosso da un qualche think tank e quindi apologetico) che non li consideri delle vere e proprie macchine ideologiche al servizio di un qualche specifico interesse e/o ideologia. Boucher e Royo parlano di “pensiero mercenario”, un eufemismo per quello che altri chiamerebbero, meno sottilmente, “prostituzione intellettuale”.

Con questo non si vuol dire che tutti i think tank e tutte le fondazioni siano da mettere sullo stesso piano e demonizzare. Ma è indubbio che all’intensificarsi dei legami con la politica ed il capitale l’indipendenza di giudizio e l’integrità morale dei componenti di un think tank subiscono un inevitabile processo involutivo e la loro attività finisce per rassomigliare sempre più al marketing ed al lobbismo, con un impatto mediatico rapido e massiccio nel mercato delle idee (Boucher/Royo, ibidem). Gli intellettuali e gli stessi scienziati sono degli esseri umani come gli altri, né peggiori né migliori degli altri, anche se loro, non-ufficialmente, sono inclini a ritenersi migliori ed esenti da certe influenze corruttrici. Non citerò la cospicua produzione di studi sociologici che smentiscono le loro più intime convinzioni. Per questo sarebbe meglio che le politiche pubbliche fossero formulate da commissioni pubbliche temporanee, allo stesso modo in cui si sottopongono periodicamente al voto i rappresentanti parlamentari che poi le vaglieranno. A meno che non si creda, con Mandeville, che i vizi privati sono alla base delle virtù pubbliche, uno slogan screditato da millenni di storia umana ma che piace molto ai neoliberisti.

L’influenza dei think tank è poderosa in una molteplicità di settori: dall’ecologismo alla bioetica ed alle biotecnologie, dagli studi sulla pace alla geopolitica, dalle risorse energetiche alle politiche socio-economiche, carcerarie e monetarie, dalla Guerra al Terrore alla globalizzazione, all’arte ed alla cultura, al razzismo, al federalismo ed alla tutela delle minoranze etno-linguistiche.

Gli esempi della loro egemonia culturale non si contano, ma due sono forse i più eclatanti. Il primo è quello delle politiche di sterilizzazione involontaria di decine di migliaia di donne nel mondo occidentale e di milioni di donne nel Terzo Mondo a fini eugenetici prima e di controllo della popolazione non-bianca (ad esempio i quechua ed aymara del Perù) poi (Connelly, 2008). L’altro è il “Progetto per un nuovo secolo americano”, una strategia neoconservatrice imperialista statunitense che risale alla fine degli anni Novanta e che ha condotto all’invasione dell’Iraq nel 2003. È notorio perché al centro delle teorie del complotto riguardo all’11 settembre 2001, in quanto un suo rapporto del settembre del 2000, intitolato “Rebuilding America’s Defenses: Strategies, Forces, and Resources for a New Century” (“Ricostruire le difese dell’America: strategie, forze e risorse per un nuovo secolo”), auspicava il verificarsi di un evento del tipo Pearl Harbor che autorizzasse gli Stati Uniti a prendere il controllo dell’Asia Centrale, considerata la chiave per mantenere in una posizione subalterna Russia, India e Cina e quindi per conservare lo status di unica superpotenza egemone. Altri casi degni di menzione sono l’amministrazione Reagan, che selezionò lo staff presidenziale (150 specialisti!) nel vivaio della Hoover Institution, della Heritage Foundation e dell’American Enterprise Institute, tutte fondazioni ultraconservatrici, con relativi think tank.

Tra gli studiosi che hanno approfondito il ruolo delle fondazioni e dei think tank nella formazione della percezione della realtà da parte dei cittadini delle democrazie occidentali figura anche il celebre Pierre Bourdieu, che anche dopo la morte, avvenuta nel 2002, resta il più influente sociologo francese. Nel 1998, assieme al collega francese (docente a Berkeley) Loïc Wacquant, riconosciuto specialista nel campo del razzismo e dei sistemi carcerari, pubblicò un saggio dagli effetti dirompenti, intitolato “Sulle astuzie della ragione imperialista” (“Sur les ruses de la raison impérialiste”), in cui si argomentava la tesi che le grandi fondazioni americane che si occupano di razzismo, in particolare la Rockefeller e la Ford, cerchino deliberatamente di incoraggiare i leader delle minoranze etno-razziali al di fuori degli Stati Uniti ad adottare le stesse tecniche di autoaffermazione identitaria, oggettivamente fallimentari, impiegate negli Stati Uniti. Tecniche, per intendersi, che sono state ripudiate dallo stesso Martin Luther King, un uomo dall’enorme perspicacia ed onestà, e che non sono mai state prese in seria considerazione da Aung San Suu Kyi o da qualunque attivista che rivendichi i diritti umani e civili per tutti e non solo per una fazione.

Bourdieu e Wacquant sono finiti al centro di una vigorosa polemica non tanto per aver denunciato il carattere fallimentare dell’identitarismo particolaristico e settario, ma per aver affermato che la contrapposizione tra neri e bianchi, che volutamente cancella l’esistenza dei meticci/mulatti, fa parte di una strategia globale neocolonialista all’insegna del divide et impera che, insistendo sulla componente somatica (il colore della pelle), conduce ad una guerra tra poveri che avvantaggia chi teme che le classi subordinate possano creare una piattaforma di rivendicazioni comuni che metta in difficoltà lo status quo. Le loro conclusioni sono in linea con quanto si apprende dalle ricerche di Anthony W. Marx (nessuna relazione con il più celebre Karl) su Stati Uniti, Sudafrica e Brasile, Livio Sansone sul Brasile (2002, 2003), Mark Clapson sul Regno Unito (2006), Donald E. Abelson (1996), Yves Dezalay & Brian G. Garth (2002), Noliwe Rooks (2006), Inderjeet Parmar (2012) e Thomas Medvetz (2012) sugli Stati Uniti e le loro relazioni interrazziali ed internazionali, Rafael Loayza Bueno ed Ajoy Datta sulla Bolivia (2011).

A dire il vero, Bourdieu e Wacquant non sono stati dei pionieri. Già negli anni Quaranta il giornalista e storico statunitense Joel A. Rogers lamentava il fatto che gli attivisti neri per i diritti civili fossero usati dai filantropi delle maggiori fondazioni per diffondere un’immagine omogenea, omologata, monolitica e caricaturale dei neri che sarebbe servita a “tenerli al loro posto” e a “mettere in cattiva luce quei pochi neri in grado di ragionare con la propria testa” (cit. in Plummer, 1996, p. 228). Uno dei più ammirati sociologi americani, C. Wright Mills, aveva gettato le basi per un’analisi scientifica di questo fenomeno già a cavallo degli Cinquanta e Sessanta, ma scomparve prematuramente prima di riuscire a portare al termine il suo ambiziosissimo progetto sociologico di studio delle élite e delle loro strategie. Solo negli anni Ottanta, grazie ad Edward Berman ed al suo magnifico e scrupoloso saggio (“The Ideology of Philanthropy”) e, più recentemente, Sally Covington (1998), Frances Stonor Saunders (1999, ed. it. 2004) e Joan Roelofs (2003) sono riusciti a mettere in luce i legami tra le fondazioni filantropiche, le militanze identitarie, gli architetti della politica estera americana e la CIA. Centinaia di milioni di dollari investiti in una guerra di idee e per il controllo dei media, di interi dipartimenti universitari e della lealtà di membri del Congresso (Saunders, op. cit., p. 122):

L’uso delle fondazioni filantropiche si rivelò il modo più efficace per far pervenire consistenti somme di denaro ai progetti della CIA, senza mettere in allarme i destinatari sulla loro origine…Nel 1976, una commissione d’inchiesta nominata per indagare le attività dell’intelligence statunitense riportò i seguenti dati relativi alla penetrazione della CIA nella fondazioni: durante il periodo 1963-1966, delle 700 donazioni superiori ai 10.000 dollari erogate da 164 fondazioni, almeno 108 furono totalmente o parzialmente fondi della CIA. Ancor più rilevante è che finanziamenti della CIA fossero presenti in quasi metà delle elargizioni, fatte da queste 164 fondazioni durante lo stesso periodo nel campo delle attività internazionali durante lo stesso periodo.

Sempre negli anni Ottanta, Robert Arnove, oggi professore emerito all’Università dell’Indiana, allora un insider con accesso ad informazioni riservate, curò la pubblicazione di un volume collettaneo (“Philantropy and cultural imperialism: the foundations at home and abroad”, 1980) in cui puntava il dito contro le fondazioni Ford, Rockefeller e Carnegie e la loro “corrosiva influenza sulla società democratica”, resa possibile da una concentrazione di potere e capitali non adeguatamente regolamentata, in grado letteralmente di comprare la lealtà degli esperti e di promuovere certe cause secondo certe modalità in modo tale da indirizzare l’attenzione dell’opinione pubblica in certe direzioni piuttosto che in altre. Lo stesso Arnove, in seguito, assieme alla collega sociologa Nadine Pinede (“Revisiting the Big Three Foundations”, 2003), ha potuto confermare la validità dei precedenti giudizi sulle politiche di deradicalizzazione (leggi: castrazione e frammentazione) del movimento per i diritti civili attuate dalle suddette fondazioni in nome dell’ideologia dell’identitarismo culturale che sottrasse al più vasto movimento le importanti energie di una larga porzione di attivisti afro-americani, non più disposti a condividere la lotta con esponenti di altre culture ed etnie (si veda anche Roelofs 2003).

Il povero Martin Luther King non poté sfuggire a questo gorgo e ne finì risucchiato, lui che contrastava ogni tentativo di spezzare il movimento dei diritti civili in fazioni concorrenti. Nel febbraio del 1967 prese la decisione di opporsi alla politica americana in Vietnam, pur sapendo che così facendo avrebbe causato l’interruzione del flusso di erogazioni da parte di varie fondazioni e in particolare della Ford Foundation. Aveva ben chiaro in mente che, com’era più che logico, le politiche di finanziamento delle maggiori fondazioni favorivano le valvole di sfogo, ossia quelle organizzazioni che davano voce alla protesta ma senza mai mettere in discussione l’establishment nel suo complesso (Walker, 1983).

Molte persone fanno fatica ad immaginare che delle fondazioni possano realmente cambiare il corso della storia di un’intera nazione. Ma si considerino le somme a loro disposizione. Nel 2011 il valore del patrimonio complessivo delle fondazioni americane ammontava a quasi 622 miliardi di dollari. Se fossero una nazione, sarebbero al ventesimo posto nella classifica del PIL, poco dietro la Svizzera. Nel 2010 decine di migliaia di fondazioni filantropiche hanno distribuito finanziamenti per un valore totale che eccede i 46 miliardi di dollari (valore raddoppiato rispetto al 1999). Ciò significa che, in questi anni, solo negli Stati Uniti, le fondazioni movimentano l’equivalente di una manovra finanziaria italiana importante o del PIL della Tunisia o dell’Uruguay. Nel 2000 il solo “Programma per la pace e la giustizia sociale” della Ford Foundation ha devoluto 26 milioni di dollari per i “diritti delle minoranze e la giustizia razziale”, su un totale di 80 milioni di dollari di finanziamenti a livello globale. La Bill e Melinda Gates Foundation distribuisce annualmente almeno 3 miliardi di dollari ad organizzazioni ed individui che ritiene meritevoli e dispone di un patrimonio del valore di oltre 33 miliardi di dollari (poco meno del PIL del Kenya, più di quello della Lettonia). Era a 37 miliardi nel 2010. Ford Foundation, Paul Getty Trust, Robert Wood Johnson Foundation dispongono tutte di circa 10 miliardi di dollari di beni: in termini di PIL, si collocherebbero davanti all’Armenia. In termini pratici, non devono rispondere del loro operato né ai mercati, né alla stampa, né tantomeno all’elettorato.

Con queste cifre e questo potere in ballo, non è sorprendente che i saggi dedicati a questo argomento così cruciale siano, globalmente, poche decine e tutti o quasi tutti ad opera di accademici non dipendenti da sovvenzioni private. Non sono molti i giovani ricercatori disposti a sputare nel piatto in cui sperano di mangiare e ancor meno quelli, più maturi, pronti a farlo in quello in cui stanno già mangiando. La falsa coscienza fa il resto: si razionalizza il proprio comportamento e quello di chi ci sovvenziona e ci si convince che l’utile giustifica i mezzi. D’altronde, stante il feroce antistatalismo americano, quasi tutte le organizzazioni per i diritti civili, la giustizia sociale e la difesa dell’ambiente, per poter restare in vita, sono costrette a rivolgersi alle fondazioni “filantropiche” ed alla loro per nulla disinteressata filantropia. Lo stato non è quindi in grado di assicurarsi che l’elaborazione e discussione delle questioni pubbliche non vengano monopolizzate da interessi privati. È un fenomeno che si sta verificando anche in Europa, specialmente ora che la crisi e l’austerità hanno prosciugato le casse degli stati europei.

Ora, limitatamente alle fondazioni maggiori, emanazioni del capitale finanziario-industriale, alla luce degli studi summenzionati, possiamo dire che quelle di destra sono anti-democratiche e non fanno molto per nasconderlo; quelle “progressiste” sembrano più orientate a provare a migliorare la situazione, ma solo per poter mantenere le cose come stanno. Queste ultime sono espressioni di centri di interesse che non disprezzano apertamente la democrazia, ma preferiscono gestirla in modo accentrato e tecnocratico, a causa della scarsa stima che nutrono nei confronti delle masse. Ciò che accomuna le fondazioni di destra (es. praticamente tutte quelle legate agli interessi delle multinazionali farmaceutiche e petrolifere, o il Pioneer Fund) e i think tank di destra da un lato (es. Freedom House, Council on Foreign Relations, Hudson Institute) e quelle di sinistra (es. Open Society di George Soros, Gates Foundation) con i rispettivi think tank (es. la New America Foundation vicina a Zbigniew Brzezinski, una delle figure più influenti nelle scelte di politica estera dell’amministrazione Obama) dall’altro è, a grandi linee, il rifiuto del principio della pari dignità e il trionfo dell’elitismo e dell’oligarchismo più o meno benevolo (o malevolo, a seconda dei punti di vista, naturalmente). Come documentano Robert Arnove e Nadine Pinede, tutte le grandi fondazioni “progressiste” sono ispirate ai principi del conservatorismo sofisticato ed appoggiano dei cambiamenti che assicurano una maggiore efficienza del sistema esistente ed una minore frizione con i privilegi già acquisiti. In questo modo, però, perpetuano le dinamiche che generano quelle disuguaglianze ed ingiustizie alle quali ufficialmente desiderano porre rimedio.

Giornalista di Fox News denuncia la politica americana in Siria (e la CIA): perché?

Ben Swann, giornalista di Fox News 19 afferma e documenta che:

  • Non c’è dubbio che Al Qaeda fa parte delle forze di opposizione che tentano di rovesciare il governo della Siria;
  • Non è stato il fondamentalismo islamico a creare Al Qaeda, ma la CIA (dichiarazione di Hillary Clinton);
  • Centinaia di civili in Yemen sono stati uccisi da attacchi aerei USA che in teoria dovevano combattere al Qaeda;

Ben Swann conclude: “Il nostro governo sta bombardando località di tutto il mondo in una guerra in corso con al Qaeda. In Iraq, dove Al Qaeda non era presente prima della guerra con gli Stati Uniti, oggi al Qaeda è fiorente – la stessa al Qaeda che è stata creata dal governo americano per danneggiare i sovietici. E oggi almeno 13mila civili in Afghanistan sono morti a causa di quella guerra con al Qaeda … Questa non è propaganda. Piuttosto, è una domanda che ogni americano dovrebbe porre al Congresso e a questo presidente: perché stiamo dando soldi ed armi ad al Qaeda per rovesciare un altro governo in Medio Oriente? Oggi, il nostro governo sostiene che servano a liberare il popolo siriano. Domani, se la storia ci insegna qualcosa, uccideremo e feriremo civili in attacchi aerei, per poi definirli danni collaterali, in una guerra contro un nemico che abbiamo portato al potere”.

Com’è possibile che un giornalista di una superpotenza dell’informazione americana (conservatrice) possa dire certe cose pubblicamente?
Forse certi poteri forti americani hanno deciso che è tempo di far emergere la verità sull’11 settembre, per potersi liberare di certi altri poteri forti, a Washington, che hanno invischiato gli Stati Uniti in un’alleanza sempre più scomoda che rischia di ingolfarli in una guerra non richiesta (Iran)?
Se è così arriverà presto il momento in cui certi lobbisti e certi congressisti con doppia cittadinanza precipiteranno dalle stelle alle stalle e Israele resterà solo con la sua guerra suicida.

Amerika

Congresso degli Stati Uniti
Camera dei Rappresentanti
Washington, DC 20515-3308

24 marzo 1997

Sig. Zell Setzer

P.O. Box 4198

Salisbury, NC 28145

Gentile sig. Setzer,

Allegate potrete trovare le informazioni che avete richiesto riguardo alla politica ed alle linee guida dell’esercito in merito all’istituzione di un programma di lavoro carcerario per civili e di campi di prigionia civili in installazioni militari. Queste informazioni non sono ancora state pubblicate (sono in corso di stampa), comunque, questi programmi sono stati finanziati, hanno ottenuto l’assegnazione del relativo personale e riflettono l’attuale politica dell’esercito. Spero che troverete queste informazioni utili,

Cordiali saluti,

Sinceramente vostro

BILL HEFNER

Membro del Congresso

*****

Rex 84 è l’abbreviazione di “Readiness Exercise 1984”, un programma di addestramento statunitense che, in seguito alla proclamazione dello stato di emergenza da parte del presidente, prevede la sospensione della Costituzione degli Stati Uniti, la dichiarazione della legge marziale, l’assegnazione dei governi statali e locali a comandanti dell’esercito e la detenzione di migliaia di cittadini americani giudicati una minaccia per la sicurezza nazionale.

Fu ideato da Oliver North assieme a John Brinkerhoff e Louis Giuffrida (FEMA – la protezione civile statunitense) sulla base di uno scenario precedente che contemplava l’internamento di 21 milioni di afro-americani in caso di rivolte a sfondo razziale (“Reagan aides and the secret government”, The Miami Herald, 5 luglio 1987). Questo precedente piano, del 1968, prendeva il nome di “Operation Garden Plot”. Fu richiesto dal generale Ralph E. Haines Jr. per definire le linee d’azione nell’eventualità dell’esplosione dei ghetti in conseguenza della possibile uccisione di Martin Luther King.

Fu poi investigato da Ron Ridenhour, un veterano del Vietnam che portò alla luce l’infame massacro di My Lai con una lettera al Congresso ed al Pentagono e che poi si specializzò in giornalismo investigative, morendo prematuramente, a 52 anni, nel 1998 (cf. Ron Ridenhour e Arthur Lubow, “Bringing the War Home”, New Times Magazine, 1975, pg. 20; Ron Ridenhour, “Garden Plot and the New Action Army”, CounterSpy, 1975).

Questi campi esistono già. Sono stati costruiti negli ultimi anni, a partire dal 2006, ad opera di una consociata della multinazionale Halliburton (cf. Dick Cheney), già impegnata in Iraq e nella costruzione di Camp Bondsteel, la Guantánamo europea (“Halliburton Subsidiary Gets Contract to Add Temporary Immigration Detention Centers”, New York Times, 4 febbraio, 2006).

 

*****

Nel corso dell’inchiesta Iran-Contra si tenne un’udienza presso una commissione congiunta del Congresso americano in cui si svolse questo scambio di battute:
[Membro del Congresso Jack] Brooks: “Colonnello North, nell’ambito del vostro lavoro al National Security Council, non vi hanno assegnato ad un certo momento alla pianificazione per la continuità di governo in caso di grave calamità?”
Brendan Sullivan [consigliere di North, nervosamente]: “Signor Presidente?”
[senatore Daniel] Inouye:Credo che questa domanda riguardi un argomento estremamente delicato e riservato, perciò posso chiedere che non venga toccato?”
Brooks: “Ero particolarmente preoccupato, Signor Presidente, perché ho letto nei giornali di Miami e in molti altri che era stato sviluppato un piano, dalla stessa agenzia, un piano di contingenza in caso di emergenza, che sospenderebbe la Costituzione Americana. Ne sono stato profondamente turbato e mi sono chiesto se questo era un settore in cui aveva lavorato. Credo lo sia e vorrei averne conferma”.
Inouye: “Con tutto il rispetto, posso chiedervi di non toccare la questione a questo punto? Se vogliamo affrontarla, sono sicuro che possono essere fatti degli accordi per una sessione esecutiva”.

http://www.loc.gov/law/find/nominations/gates/003_excerpt.pdf

Perché proprio ora? Riguardo alla pubblicazione di uno studio sull’impatto di un attacco terroristico nucleare a Washington

Forse è una coincidenza, o forse no. Quel che mi pare certo è che Randy Larsen ragiona come uno psicopatico.

Questo è ciò che il governo degli Stati Uniti immagina sarebbe successo se i terroristi avessero fatto esplodere una bomba nucleare a pochi isolati dalla Casa Bianca: l’esplosione avrebbe distrutto tutto nel raggio di un miglio e mezzo. Un’intenso flash accecherebbe gli automobilisti a diverse miglia di distanza. Una nube radioattiva potrebbe spingersi verso Baltimora.

Ma c’è una conclusione sorprendente: una bomba da 10 chilotoni fatta esplodere da dei terroristi a Washington non  spazzerebbe via la metropoli: “Non è la fine del mondo”, ha detto Randy Larsen, un colonnello in pensione dell’Aeronautica Militare e fondatore dell’Institute for Homeland Security. “Non è uno scenario da guerra fredda”.

Il Campidoglio (United States Capitol), la Corte Suprema, i monumenti a Washington, Lincoln e Jefferson, nonché il Pentagono, si troverebbero in aree caratterizzate da “danni leggeri” e lievi lesioni.

Lo studio intitolato “I fattori chiave di una risposta pianificata ad un attentato terroristico nucleare,” è stato realizzato nel mese di novembre dal Dipartimento della sicurezza nazionale (Homeland Security) e dalla National Nuclear Security Administration.

Martedì scorso, la Casa Bianca ha rivelato che la minaccia del terrorismo nucleare è stata una delle questioni centrali nei recenti colloqui tra il presidente Barack Obama e il primo ministro del Pakistan.

C’è un precedente importante.

Il 27 maggio del 2004 il Washington Post pubblicò un articolo dal titolo “Haig disse che Nixon aveva ironizzato sull’idea di far esplodere una bomba atomica sul Congresso”. Era il marzo del 1974, alcuni mesi prima del suo impeachment, il capo di stato maggiore era il generale Alexander Haig, il segretario di stato era Henry Kissinger. Haig rivelò a Kissinger che Nixon gli aveva chiesto di “portargli la palla”, che nel gergo significava i codici per ordinare degli attacchi nucleari, e che intendeva usarla contro la Collina, ossia il Congresso – un messaggio in stile mafioso per chi intendeva farlo destituire. La scelta del quotidiano principe dell’establishment di riesumare la notizia in piena Guerra al Terrore forse non fu casuale.

Webster Tarpley ha ipotizzato che in quei mesi che fosse in preparazione un superattentato che sarebbe servito a provocare una guerra con l’Iran, per sventare il fallimento dell’occupazione dell’Iraq, con una disperata fuga in avanti. L’attacco si sarebbe verificato verosimilmente nell’ottobre del 2004. Lo temevano anche Jacques Chirac e Dominique de Villepin  che si spesero in prima persona per scongiurarlo e si meriterebbero il Nobel per la Pace di Obama. Invece hanno ricevuto fango:

http://www.serendipity.li/wot/tarpley/tarpley.htm

http://www.meforum.org/772/the-chirac-doctrine
http://dust.it/articolo-diario/la-strategia-del-fango/

http://www.eurasia-rivista.org/silvia-coattori-intervista-giorgio-s-frankel-israele-non-cedera-mai-i-territori-occupati/9570/

Il piano prevedeva un bombardamento preventivo israelo-statunitense dei siti nucleari iraniani ed un possibile attacco terroristico con uso di armi di distruzione di massa sul suolo americano di cui i media avrebbero incolpato l’Iran. Per mesi si era parlato dell’imminente conflitto con l’Iran, giudicato responsabile del vigore con cui la resistenza irachena resisteva agli occupanti e, secondo Webster Tarpley, non si procedette con il piano solo perché una fazione ostile ai neocon e vicina alle forze armate americane, anch’esse contrarie a quest’azione, spifferò tempestivamente il nome di un sospetto agente del Mossad invischiato con i neocon.

Il 2012 è l’anno della Rivoluzione Globale – vi spiego perché

di Stefano Fait

Il mantenimento stesso del livello di vita raggiunto nel nostro paese richiede che si innalzi l’intensità del capitale umano e riprenda a crescere la produttività totale di fattori; non può non richiedere, come ho osservato in altre occasioni, che si lavori di più, in più e più a lungo

Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, 7 marzo 2012

Bisogna riconoscere che le autorità stanno facendo di tutto per far avverare la mia “profezia” di qualche mese fa (25 novembre 2011):

http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/e-successo-un-quarantotto-la.html

Le cose, intanto, si stanno muovendo in quella direzione. Ci sarebbero delle alternative, se chi comanda si ricordasse che “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Invece stiamo, ahimè, arrivando alla resa dei conti tra chi crede nella democrazia e chi crede nell’oligarchia.
È una cosa terribile, una sconfitta per chi ammira il coraggio e lo spirito di sacrificio di coloro i quali hanno ristabilito la democrazia sconfiggendo il nazismo, per chi ha sognato un’Europa unita, democratica, pacifica e prospera, modello per il resto del mondo, nonché per chi ha celebrato il 1989 come la fine di un incubo e l’inizio di una stagione di progresso civile e morale per tutta l’umanità.

Lo ripeto: nulla di tutto questo era inevitabile, ma qualcosa è andato tragicamente storto:

http://fanuessays.blogspot.com/2012/01/golpe-psicopatico.html

Non resta altro da fare che difendersi e difendere il nostro prossimo.

Mentre l’Egitto è prossimo alla bancarotta:

http://ansamed.ansa.it/ansamed/it/notizie/rubriche/politica/2012/03/01/visualizza_new.html_106197565.html

Come aveva correttamente previsto Jacques Attali:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/27/le-4-principali-sfide-dei-prossimi-anni-secondo-jacques-attali/#axzz1od3sL7a5

Gli Egiziani si preparano alla vera Rivoluzione (quella dell’anno scorso era una ribellione, non una rivoluzione):

http://www.repubblica.it/esteri/2012/02/02/news/egitto_strage-29223974/

http://italian.irib.ir/notizie/politica/item/104124-egitto-protesta-davanti-ambasciata-usa-decine-i-feriti

Lo Yemen è una polveriera, com’era prevedibile, se s’impone un unico candidato alle elezioni e lo si fa vincere con il 99,8 per cento dei voti:

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Yemen-scontro-tra-battaglioni-esercito-davanti-casa-presidente-a-Sanaa_313041476999.html

La Spagna si ribella:

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9977

L’Irlanda si ribella:

http://www.forexinfo.it/Irlanda-referendum-sul-fiscal

Si ribellano gli etnopopulisti olandesi sui quali si regge il governo e che pretendono un referendum:

http://www.rischiocalcolato.it/2012/03/good-morning-europa-rajoy-affonda-il-fiscal-compact-e-lolanda-ripensa-al-fiorino-di-maurizio-blondet.html

La Grecia si ribella:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/02/28/la-rabbia-e-lamore-sulla-violenza-in-grecia/

anche perché con un disoccupazione giovanile che eccede il 50% (!!!!!!), c’è poco altro da fare:

http://ca.news.yahoo.com/greek-unemployment-hits-record-high-december-21-percent-101223761.html

La Romania si ribella:

http://www.corriere.it/esteri/12_gennaio_17/romania-scontri_f9c874fe-410a-11e1-b71c-2a80ccba9858.shtml

Il Portogallo si ribella:

http://italian.irib.ir/notizie/economia/item/103036-portogallo–crisi-proteste-contro-tagli-mercoledi-visita-troika

L’Italia si ribella (il 44% degli Italiani sta con i no-Tav, a dispetto della quasi unanimità pro-Tav dei media):

http://www.notav.info/top/caro-passera-caro-bersani-anche-i-sondaggi-dicono-notav/

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/02/bandiere-greche-in-val-di-susa-disobbedienza-civile-solidale-nel-mediterraneo-e-oltre/

In Sicilia:

http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201203061114-ipp-rt10062-sicilia_forconi_tornano_in_piazza_a_palermo_si_uniscono_no_tav

In Sardegna Napolitano viene chiamato “buffone” e “servo dei banchieri”:

http://www.infoaut.org/index.php/blog/precariato-sociale/item/4036-cagliari-contesta-napolitano-sei-il-presidente-delle-banche

http://www.corriere.it/politica/12_febbraio_21/napolitano-sassari_0efbcb9c-5c76-11e1-beff-3dad6e87678a.shtml

L’Islanda si ribella:

http://it.euronews.com/2012/03/05/islanda-l-ex-premier-haarde-a-processo/

I Canadesi si ribellano ai brogli elettorali che hanno portato al governo l’ultra-filoamericano neoliberista Stephen Harper:

http://rabble.ca/news/2012/03/wave-protest-against-electoral-fraud-kicks-saturday-vancouver

Persino gli Americani cominciano a ribellarsi. Nel 2011 solo il 17% degli statunitensi riteneva che il governo federale godesse della legittimità a governare, una percentuale che scendeva al 6% per quel che riguarda il Congresso, i livelli più bassi della storia dei sondaggi d’opinione negli USA:

http://www.washingtonsblog.com/2011/08/rasmussen-poll-american-sentiment-is-pre-revolutionary-only-17-say-u-s-government-has-consent-of-the-governed.html

http://www.blitzquotidiano.it/economia/usa-sondaggio-tasse-aumento-ricchi-703632/

http://www.nytimes.com/2011/10/26/us/politics/poll-finds-anxiety-on-the-economy-fuels-volatility-in-the-2012-race.html

Qualcosa di molto brutto accadrà negli Stati Uniti:

http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/dominio-mercenario.html

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/07/ndaa-torneranno-i-campi-di-concentramento-in-america/#axzz1oEiKocMC

http://www.informarexresistere.fr/2011/12/17/lo-slittamento-giuridico-verso-la-dittatura-usa-2001-2012/#axzz1oEiKocMC

Il Regno Unito ha già avuto un assaggio di quel che ci attende:

http://www.informarexresistere.fr/2011/12/17/londra-in-fiamme-preludio-alla-rivoluzione-globale/#axzz1oEiKocMC

e le Olimpiadi non saranno tranquille:

http://www.lettera43.it/attualita/41757/londra-2012-giochi-di-protesta.htm

anche perché il numero di senzatetto è cresciuto di almeno il 14% in un anno, senza contare chi è stato costretto a trasferirsi da parenti ed amici e non è su una strada solo grazie alla loro benevolenza:

http://www.guardian.co.uk/society/2012/mar/08/homelessness-rise

Stanno subappaltando ad imprese private i compiti delle forze dell’ordine (pubblico), nonostante il fatto che la principale causa delle rivolte urbane dell’anno scorso siano stati i pessimi rapporti tra poliziotti e residenti di certi quartieri – figuriamoci quando saranno dei mercenari a pattugliare le strade e compiere arresti:

http://www.guardian.co.uk/uk/2012/mar/02/police-privatisation-security-firms-crime

Difficile credere che gli agenti prenderanno bene questa cosa. La loro lealtà sarà messa a dura prova, potrebbero rivoltarsi contro i loro “padroni”.

I Francesi hanno già dimostrato di cosa sono capaci:

http://www.ilpost.it/2010/10/19/sesta-giornata-di-proteste-e-scioperi-in-francia/

François Hollande, candidato socialista alle presidenziali francesi, ha dichiarato, in risposta all’ostilità degli eurocrati nei suoi confronti: “Siamo una grande nazione che non si fa comandare”:

http://archiviostorico.corriere.it/2012/marzo/05/Merkel_Pericolo_Hollande_dietro_Patto_co_9_120305021.shtml

In Australia gli aborigeni protestano e costringono la premier Julia Gillard ad uscire dalla porta sul retro di un ristorante:

http://video.ilsole24ore.com/TMNews/2012/20120127_video_13155471/00000157-australia-protesta-aborigeni-bruciano-la-bandiera.php

Proteste in Croazia e Slovenia:

http://www.italintermedia.com/2011/10/anche-in-croazia-e-slovenia-si-diffondono-le-proteste-contro-il-capitalismo-neoliberale/

Proteste in Cina:

http://www.ilpost.it/2012/01/07/le-500-proteste-al-giorno-in-cina/

Solo il clima pre-bellico ha placato le proteste di massa in Israele:

http://www.ilpost.it/2011/09/04/le-foto-di-stanotte-in-israele/

Anche i media più popolari cominciano a contestare le politiche europee:

http://www.spiegel.de/international/europe/0,1518,816498,00.html

Persino gli ossequienti Giapponesi protestano:

http://it.euronews.com/2012/01/19/nucleare-tokyo-ci-riprova-proteste-in-giappone/

Kony 2012 – La stucchevole pornografia umanitaria (I bambini! Pensate ai bambini!)

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

Web Caffè Bookique [Facebook]

KONY 2012 (decine di milioni di visualizzazioni) è la consueta trappola “filantropico-umanitaria” in cui cadono fin troppi internauti.

Qui potere trovate il video, tediosamente manicheo, ipersemplificatore, manipolatore, razzista, ingannevole, omertoso:

http://www.informarexresistere.fr/2012/03/10/kony-2012-make-him-visible-rendiamolo-visibile/#axzz1od3sL7a5

Le critiche più superficiali a questa organizzazione umanitaria si concentrano sui ricchi emolumenti che si riservano i dirigenti di Invisible Children, sul fatto che solo un terzo del denaro delle donazioni finisce in Uganda (e, anche lì, siamo sicuri che arrivino alle persone giuste?), che la sua contabilità non è per nulla trasparente, che tende ad esagerare i fatti e le cifre per ragioni di autopromozione. Infine, che il video-documentario in questione contiene pochissime informazioni e moltissime esche emotive per spettatori dal cuore tenero e dallo spirito critico assopito, che manco si rendono conto che Kony (pronuncia: “Koon”) non è più in Uganda dal 2006 e che nell’Uganda del Nord la situazione è relativamente tranquilla da diversi anni, a dispetto delle immagini strazianti che ci vengono propinate:

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/africaandindianocean/uganda/9131469/Joseph-Kony-2012-growing-outrage-in-Uganda-over-film.html

Ci sono però ragioni molto più stringenti, profonde ed inquietanti.

Farsi fotografare imbracciando armi automatiche dei ribelli del Sud Sudan, non è solo una pessima idea, è anche molto rivelatore. Infatti “Invisible Children” è ben vista dal presidente ugandese, al potere da 26 anni grazie all’appoggio degli Stati Uniti:

http://www.peacelink.it/conflitti/a/34895.html

Si dimostra utile anche per gli interessi industriali anglo-americani, specialmente quelli nel settore petrolifero e in quello del legname, ai danni delle popolazioni locali:

http://www.peacelink.it/ecologia/a/34854.html

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/mar/08/kony-2012-campaign-oprah-and-bracelets?INTCMP=SRCH

“Un altro elemento degno di nota è che in Kony 2012 si sostenga l’invio di militari statunitensi in Uganda, deciso da Obama. Il proseguimento del sostegno militare alle forze armate ugandese è anzi il principale obiettivo dell’intera campagna: si vuole proprio evitare che il Congresso possa scegliere un disimpegno dal paese africano. La scelta del presidente Obama è dipinta come il risultato delle pressioni dal basso esercitate negli anni passati dalla Invisible Children, Inc., e come una missione militare decisa semplicemente perché è la cosa giusta.

http://www.geopolitica-rivista.org/16839/dietro-kony-2012-cosa-succede-davvero-in-uganda/

Incredibile a dirsi, questi attivisti umanitari chiedono agli Stati Uniti di armare l’esercito ugandese, che è uno dei principali colpevoli del peggior genocidio della storia dopo quello nazista, ossia quello dei Congolesi, che hanno la sfortuna (!!!) di vivere in uno dei paesi più ricchi di risorse naturali del mondo, un boccone delizioso per le potenze occidentali:

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=4546

Yoweri Museveni, presidente ugandese paladino delle privatizzazioni e del rigore fiscale, accusato di essere restato ininterrottamente al potere dal 1986 solo grazie ai brogli, responsabile della morte di più Ugandesi di quelli uccisi da Kony, è anche implicato nel genocidio ruandese:

http://www.percorsidipace.net/conflitti/conflitto-ruanda

La campagna per un intervento militare in Uganda ed in tutta l’Africa centro-orientale è promossa non soltanto da Invisible Children, ma anche da figure terribilmente sinistre come il senatore statunitense Jim Inhofe, nemico giurato di Joseph Kony.

http://inhofe.senate.gov/public/index.cfm?FuseAction=PressRoom.PressReleases&ContentRecord_id=039016be-bef0-0770-4f0e-3bcacdd69097

Inhofe, grande amico di Yoweri Museveni, è uno dei pezzi grossi di “The Family”, l’organizzazione cristiano-fascista che esercita un’enorme influenza sulla politica americana, nazionale ed estera:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/09/quando-il-fascismo-giungera-in-america-sara-avvolto-nella-bandiera-e-brandira-una-croce-sinclair-lewis/#axzz1od3sL7a5

Tanto intensa è l’influenza di questi fanatici cristianisti, che in Uganda si continua a ventilare l’ipotesi di promulgare leggi che autorizzino la condanna a morte degli omosessuali:

http://it.globalvoicesonline.org/2012/02/uganda-torna-la-proposta-di-legge-anti-gay/

Museveni è un paladino dell’unificazione dell’Africa orientale, ufficialmente per “sviluppare un programma spaziale africano” (sic!), in realtà per favorire gli interessi anglo-americani a discapito di quelli cinesi:

http://www.zimbio.com/President+Yoweri+Museveni/articles/70/Africans+must+travel+moon+Uganda+president

Questa vicenda può essere uno spunto per comprendere meglio la maniera in cui gli psicopatici che governano il mondo (solo degli psicopatici potrebbero sacrificare le esistenze di milioni di persone per il loro profitto e status) manipolano le masse.

Il video incriminato esemplifica al meglio le tecniche messe in atto per strumentalizzare le emozioni della gente.

C’è il nauseante e paternalistico motivo del fardello dell’uomo bianco che deve ripetutamente farsi carico della sorte dei suoi fratelli neri, un po’ sfigati, un po’ sub-umani, incapaci di autogestirsi. Perfino un criminale di guerra in pre-pensionamento, circondato da poche centinaia di miliziani, e non più in Uganda, può essere un pretesto per “risolvere” certe questioni con l’uso della forza.

Presumo che nessuno abbia visto il video integralmente. Pochi minuti sono sufficienti per capire che l’obiettivo non è quello di aiutare a capire la situazione, ma di oscurarla, contando sul fatto che nessuno si interessa degli Africani. Non si sa nulla del contesto, dei protagonisti, delle loro motivazioni, delle relazioni di potere, dei coinvolgimenti stranieri, del punto di vista degli Ugandesi. Il tutto si riduce ad uno scontro tra esseri umani bestiali ed esseri umani inermi. Un clic, un twitter e possiamo sentirci angeli salvatori: eliminato il Grande Mostro tutto si risolverà. Il fatto che ciò autorizzi un intervento militare americano in una regione che è sostanzialmente pacifica da almeno 4 anni è un dettaglio di poco conto.

La democrazia diretta dell’era digitale è guidata dai buoni sentimenti, non dall’intelletto,  dalla curiosità, dal desiderio di approfondire, dall’umiltà di chi accetta che è necessario informarsi prima di trarre delle conclusioni.

Quante delle persone che hanno condiviso il video sanno anche solo dov’è l’Uganda (“sono neri, saranno da qualche parte in Africa”)? Quanti si sono chiesti se le immagini sono recenti o risalgono per caso ad una decina di anni fa e se l’accostamento di Kony e Hitler sia legittimo? Quanti si sono domandati la ragione di tutto questo scalpore per una guerra che è durata 20 anni (1986-2006), nell’indifferenza del mondo, proprio ora che le acque sono relativamente calme? Quanti hanno idea della guerra commerciale ed economica che si svolge tra Stati Uniti e Cina nel teatro dell’Africa orientale? Quanti hanno messo in discussione la contrapposizione tra assistenza occidentale allo sviluppo buona / colonialismo cinese cattivo? Quanti sono rimasti sconcertati dal linguaggio emotivo, pontificatore, vuoto di contenuti di questa campagna?

Un linguaggio che fa appello al nostro senso di colpa e razzismo inconsapevole (“gli Africani sono così, c’è poco da fare se non mettersi in mezzo e farli rigar dritti, questi selvaggi”) ed ignora il contesto, i conflitti di potere, l’occultamento dei moventi, la rimozione del boom economico dell’Uganda settentrionale dall’orizzonte degli eventi, ecc. C’è un uomo cattivo, ci sono delle vittime e c’è una soluzione: un “mi piace”, una condivisione, un sms e ci mettiamo il cuore in pace. Come vincere una guerra in un videogioco. Una mobilitazione istantanea ed asettica per la guerra (“guerra giusta”), una guerra che comporterebbe l’uccisione di centinaia di ragazzini-soldato che sono stati “reclutati” contro la loro volontà e di migliaia civili, quelli che incolpano non solo Kony ma anche il governo/regime ugandese.

30 minuti di propaganda melliflua sono sufficienti per mandarci il cervello in pappa, per farci credere di essere diventati sufficientemente competenti riguardo ad un tema che prima ignoravamo completamente da sapere cosa sia giusto fare, per spingerci ad attaccare chiunque critichi il video, a comprare le nostre brave t-shirt filantropiche, come dei bravi soldatini?

Goebbels sfruttava precisamente questi meccanismi di adesione spontanea, irriflessa, semi-consapevole.

Le guerre umanitarie sono state “autorizzate” dall’opinione pubblica internazionale in questa stessa maniera (cf. i neonati kuwaitiani infilzati dai soldati iracheni nelle incubatrici, i soldati di Gheddafi che usano viagra per stuprare meglio le donne libiche, Assad che fa saltare in aria le proprie forze dell’ordine per poter dare la colpa ad Al-Qaeda).

Useranno le stesse tecniche per farci accettare la prossima guerra mondiale e tutto ciò che seguirà.

In definitiva, Jason Russell, Bobby Bailey e Laren Poole, i giovani fondatori di “Invisibile Children”, sono forsi animati dalle migliori intenzioni, sono forse gli utili idioti di turno, ma è lecito chiedersi cosa li abbia spinti a scegliere di usare Kevin, il figlio di Jason Russell, per spiegare al mondo la bontà della causa, come se gli spettatori avessero l’età mentale di un bambino e non potessero gestire informazioni più complesse di quelle inserite nel documentario. Paternalistico è anche il nome della stessa organizzazione, che allude al fatto che siano stati loro a rendere visibili bambini che prima non lo erano, come se proprio il fatto di autoproclamarsene portavoce, senza farli parlare, non equivalesse a renderli muti ed invisibili.

Gli Ugandesi non hanno bisogno di questa carità pelosa e noi abbiamo invece bisogno di darci una svegliata, prima che sia troppo tardi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: