“Gli animali da fuori guardavano il maiale e poi l’uomo, poi l’uomo e ancora il maiale: ma era ormai impossibile dire chi era l’uno e chi l’altro” (Orwell)

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Monti: “Partiti stiano lontani dalle banche”.
Bersani: “Tenere i banchieri lontani dai partiti”.
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“Ecco, tutti costoro sono niente; nulla sono le opere loro, vento e vuoto i loro idoli”.
Isaia 41, 29

Abbiamo voluto noi Monti. Io interpreto la sua agenda come rigore e rispetto dei vincoli europei, tentativo di incidere sull’evoluzione della politica europea, sforzi di riforma e modernizzazione e quindi ribadisco che il rigore e la credibilità sono un punto di non ritornoSe toccherà a me guidare il Paese, il giorno dopo la vittoria parlerò con Monti. Ho detto direttamente al presidente del Consiglio e pubblicamente che deve continuare ad avere un ruolo. Quale lo discuteremo insiemeSiamo disponibili e aperti all’incontro con i centristi.

Pierluigi Bersani, 13 dicembre 2012

Tra l’agenda Bersani e quella Monti non vedo grandi differenze, anzi non ne vedo quasi nessuna salvo forse alcune diverse priorità e un diverso approccio alla ridistribuzione del reddito e alle regole d’ingresso e di permanenza nel lavoro dei precari. E salvo che l’agenda Bersani è stata formulata prima di quella Monti e in alcune parti avrebbe potuto utilizzarla anche l’attuale governo se avesse posto la fiducia su quei provvedimenti. Conclusione: non esiste né un’agenda Bersani né un’agenda Monti. Esiste un’agenda Italia che dovrebbe essere valida per tutte le forze responsabili e democratiche.

Eugenio Scalfari, editoriale, Repubblica, 30 dicembre 2012

Bersani candiderà nel listino il Prof. Carlo dell’Aringa, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, giuslavorista, storico ispiratore della Cisl, uomo graditissimo a Confindustria. Grande cultura e dottrina, la sua, ma giocata sempre in un campo diverso da quello dei diritti dei lavoratori e dei più deboli. La cosa ha quasi dei lati comici. Fuori Ichino (peraltro se ne è andato con le sue gambe), dentro un altro. Mi sa che gli elettori della coalizione dei democratici e dei progressisti si potrebbero anche trovare nella paradossale condizione di dire, come si usa a Roma : “Arridatece Ichino”!

Alfonso Gianni

Ho segnalato tempo fa che il PD attraverso le fondazioni bancarie presiedute dai suoi amministratori locali controlla le tre maggiori banche italiane, che detengono gran parte del debito pubblico italiano e continuano ad ottenere prestiti e fortissimi vantaggi da parte del governo. Fassino presiede la fondazione cassa di risparmio di torino che detiene il maggior pacchetto di unicredit subito dopo gli arabi, chiamparino alla compagnia di san paolo controlla nettamente intesa con oltre il 10%, su siena e mps non mi pare di dovermi dilungare…Monti è stato creato in questo suo ruolo da Napolitano e sostenuto costantemente dal PD…io ritengo che il PD non si sia fatto catturare dal montismo e ne sia vittima, bensi che sia proprio tra i mandanti e creatori, con il movente di difendere il prprio potere economico-finanziario. Allora la lista monti non è un avversario del pd bensì una pedina posta in parlamento per poter poi costituire un governo post elezioni e non dover calare del tutto la maschera presentandosi come la coalizione erede del governo monti. Io credo che già sappiano che non avranno una maggioranza solida al senato e così potranno giustificare l’alleanza con il centro-monti, un secondo miracolo per enrico letta. Sel sarà ininfluente e comunque condita nelle sue liste di “responsabili” che per non far cadere il paese nel caos resteranno nel governo.

Pierfrancesco Ciancia, 7 gennaio 2012 (con approvazione di Aldo Giannuli)

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Pierluigi Bersani ha sostenuto…con la copertura della discrezione di Repubblica e Unità, uno dei più robusti e silenziosi, almeno a livello di opinione pubblica, tentativi di salvataggio di banche tossiche della storia d’Italia. Stiamo parlando di una iniezione di liquidità superiore ai tagli delle pensioni della recente riforma Fornero a favore di uno dei feudi piddini: il Monte dei Paschi.  Allo stesso tempo, a differenza della Gran Bretagna (che è IL paese liberista) la decisiva immissione di liquidità non ha comportato che la banca passasse sotto controllo pubblico. Insomma, la società italiana ha compiuto uno sforzo immenso per pagare le avventure di MPS, e di riflesso del Pd, nel mondo della speculazione finanziaria.  Di fatto ha dovuto pagare anche il disastro MPS dell’acquisizione di Antonveneta (costata 9 miliardi), ma il controllo del Monte, a differenza di quanto accaduto in Gran Bretagna per casi analoghi, resta privato. Nonostante questo Moody’s ha declassato…i titoli MPS a spazzatura. Un’operazione da serio, serissimo dibattito politico. Lusi, Penati e lo scandalo Enac, di un altro collaboratore stretto di Bersani, rispetto a quanto è costato alla società italiana  MPS, e a fondo perduto, a confronto sono questioni da ricettazione di un camion trafugato pieno di salumi.

http://senzasoste.it/internazionale/i-disperati

Ma qual era allora il vero obiettivo della Spending Review? A questa domanda i ministri allineati e indottrinati del governo Monti rispondono in coro: evitare l’aumento dell’IVA dal 21% al 23% previsto per luglio 2013. Risposta sbagliata, perché l’aumento dell’IVA non è stato definitivamente scongiurato ma risulta solamente rinviato di qualche mese fino a gennaio 2014, con uno stratagemma contabile che penalizzerà come al solito gli ignari consumatori: l’aumento del 2% verrà scorporato in due parti, 1,5% e 0,5%, e applicato in due periodi successivi, con una manovra che per chi conosce come funziona la tecnica degli arrotondamenti al rialzo prevista per ogni aumento IVA corrisponde ad una doppia fregatura per i consumatori.

Bazzecole direte voi, però sommate tutti gli arrotondamenti da 1 o 2 centesimi sui consumi complessivi di un’intera nazione e vedrete la cifra enorme che vi apparirà come risultato: un esproprio lento e impercettibile dalle tasche dei contribuenti che finirà come sempre per svanire dentro il buco nero del debito pubblico italiano e ingrassare i forzieri di chi vive esclusivamente di rendita sulle spalle dei lavoratori. Ma andiamo avanti, perché non è questo il punto. Scorrendo il documento del decreto legge Spending Review fino alla fine, troviamo il famigerato articolo 23-sexties che dichiara quanto segue (vengono omessi per facilità di lettura i riferimenti di legge):

1. Al fine di conseguire gli obiettivi di rafforzamento patrimoniale previsti in attuazione della raccomandazione della European Banking Authority (EBA) dell’8 dicembre 2011 il Ministero dell’economia e delle finanze (di seguito il «Ministero»), su specifica richiesta di Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. (di seguito l’«Emittente»):

a) provvede a sottoscrivere, fino al 31 dicembre 2012, anche in deroga alle norme di contabilità di Stato, strumenti finanziari (di seguito i «Nuovi Strumenti Finanziari»), computabili nel patrimonio di vigilanza (Core Tier 1) come definito dalla raccomandazione EBA dell’8 dicembre 2011, fino all’importo di €2 miliardi;

b) provvede altresì a sottoscrivere, entro il medesimo termine, Nuovi Strumenti Finanziari per l’importo ulteriore di €1,9 miliardi al fine dell’integrale sostituzione degli strumenti finanziari emessi dall’Emittente e sottoscritti dal Ministero (si tratta dei cosiddetti Tremonti bonds già utilizzati da Monte Paschi).

Monte Paschi chiama e lo stato italiano risponde, con uno stravolgimento di ruoli che ha dell’incredibile: quando uno è in difficoltà finanziaria, quasi sempre è la parte forte che detta le condizioni alla parte debole (Germania docet, purtroppo per noi paesi deboli della periferia). Mentre qui in Italia avviene esattamente il contrario: la parte debole (Monte Paschi) impone le sue richieste e le metodologie operative alla parte forte (che in teoria dovremmo essere noi cittadini e le istituzioni statali che indegnamente ci rappresentano), secondo le sue specifiche convenienze. E così lo stato italiano dovrà versare i famosi €3,9 miliardi di aiuti complessivi alla banca tecnicamente fallita Monte Paschi di Siena, tramite l’acquisto delle sue obbligazioni spazzatura, che a ragion veduta nessuno tra gli investitori più accorti vuole più comprare. Un salvataggio pubblico in piena regola, che viene mascherato da un’operazione finanziaria molto svantaggiosa per le casse dello Stato, e quindi in ultima istanza per le tasche dei cittadini, la quale finirà per creare rendite di posizione per i soliti banchieri privati, tramite lo schema ormai ben collaudato della socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti. Noi paghiamo con i nostri soldi per coprire i buchi di bilancio accumulati da Monte Paschi di Siena, mentre gli inqualificabili dirigenti della banca senese continueranno ad incassare i loro fantasmagorici compensi e gli eventuali utili di gestione.

http://tempesta-perfetta.blogspot.co.uk/2012/10/la-spending-review-e-il-salvataggio-di.html#more

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Morale della favola: Vendola sarà rispedito al suo posto, ossia all’opposizione (pare che sia rimasto l’unico a non averlo capito). Si farà una Grande Coalizione con i centristi per fare un governo che, con i voti di Berlusconi, riformerà la costituzione in senso molto più ampio e drastico rispetto a quanto preannunciato dalla Carta d’Intenti (PD, SEL) e dall’Agenda Monti.

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Bersani ha approvato tutto questo:

http://temi.repubblica.it/micromega-online/i-falsi-tecnicismi-della-spending-review/

http://www.milanocosa.it/temi-e-riflessioni/dopo-un-anno-di-governo-monti

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/11/01/patrizio-gonnella-carceri-e-spending-review/

http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-decrescita-infelice-del-governo-monti/

http://temi.repubblica.it/micromega-online/disabili-gravi-sciopero-della-fame-contro-i-tagli-allassistenza/?printpage=undefined

http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-clinica-dei-tagli/?printpage=undefined

http://temi.repubblica.it/micromega-online/f35-sotto-lalbero-il-regalo-di-monti-alla-casta-dei-militari/?printpage=undefined

http://temi.repubblica.it/micromega-online/l%E2%80%99anno-perduto-di-mario-monti/?printpage=undefined

http://temi.repubblica.it/micromega-online/quei-modelli-sbagliati-alla-base-della-crisi-europea/?printpage=undefined

http://temi.repubblica.it/micromega-online/tagli-alla-cultura-il-governo-cancella-i-fondi-alle-edizioni-nazionali/

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/08/29/marina-boscaino-il-governo-monti-e-i-diplomifici/

http://temi.repubblica.it/micromega-online/patrimonio-pubblico-e-diritti-civili/?printpage=undefined

http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-mistica-dei-sacrifici-da-andreotti-a-monti-passando-per-il-pci/?printpage=undefined

http://temi.repubblica.it/micromega-online/cosi-viene-umiliata-listruzione-pubblica/?printpage=undefined

http://temi.repubblica.it/micromega-online/pessime-previsioni/?printpage=undefined

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/10/23/fabio-sabatini-%E2%80%93-il-governo-colpisce-la-societa-civile-e-risparmia-la-chiesa-cattolica/

http://temi.repubblica.it/micromega-online/perche-rottamare-l%E2%80%99agenda-monti/

http://temi.repubblica.it/micromega-online/nellera-monti-i-mercati-vanno-a-scuola/?printpage=undefined

http://temi.repubblica.it/micromega-online/monti-lestremista-liberista/

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Insomma la differenza sostanziale tra Berlusconi, Monti e Bersani sembra essere la seguente:

  1. il primo ce l’ha messo nel didietro negando di aver intenzione di farlo e di averlo fatto;
  2. il secondo ha dichiarato di volerlo fare, di averlo fatto e di volerlo fare ancora e pretende la nostra gratitudine;
  3. il terzo ha applaudito la tecnica del secondo e condannato quella del primo e si propone di imitare il secondo rassicurandoci sul fatto che “è una cosa di sinistra”;

Siamo messi proprio bene!


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Chi controlla l’informazione in Italia e nel mondo?

Un tecnico degli anni Ottanta parla della crisi, dell’euro, di Andreotti e della deindustrializzazione italiana

Antonino Galloni, già Direttore generale del Ministero del Lavoro, ricostruisce la storia dell’economia italiana, dagli anni floridi alla crisi, e spiega, quale testimone oculare al Ministero del Bilancio sul finire degli anni ’80, come e perché l’Italia fu svenduta.

Alla fine degli anni ’70 l’Italia aveva superato l’Inghilterra, e nessuno 30 anni prima poteva immaginare un risultato del genere. Aveva quasi appaiato la Francia e stava minacciando la Germania. E’ in quella situazione che si stabilisce, in Europa, l’accordo per i cambi fissi. Che cosa significa? I singoli stati sono responsabili della propria bilancia dei pagamenti, cioè di fronte a un disavanzo commerciale non possono svalutare la propria moneta perché si sono impegnati con i cambi fissi e quindi devono offrire questi titoli ad alto tasso di interesse. Ma far crescere i tassi di interesse non è ininfluente per l’economia, per cui si crea un meccanismo per cui gli stati più forti, che esportano di più, non tenuti a rivalutare la propria moneta, diventano ancora più forti e quindi si abbassano i loro tassi di interesse, fanno più investimenti in tecnologia, sono più competitivi e ricominciano a esportare di più. Invece gli stati deboli, per compensare le importazioni nette, devono emettere titoli e far crescere i tassi di interesse, ma l’aumento dei tassi di interesse determina un accorciamento dell’orizzonte delle imprese e quindi minori prospettive di occupazione per i giovani”.

ESTRATTO DAL MINUTO 19:05

Nel 1982/83 io ero funzionario del Ministero del Bilancio e feci uno studio. Lo feci vedere al Ministro, facendogli presente che questo sistema avrebbe rovinato il Paese perché il debito pubblico, nel giro di 5/6 anni, avrebbe superato il prodotto interno lordo, e la disoccupazione giovanile avrebbe superato il 50%. Ne parlai anche col Ministro del Tesoro, che era Beniamino Andreatta, e con alcuni dell’ufficio studi della Banca d’Italia. Tutti quanti concordarono sul fatto che la mia analisi era esagerata e che non era possibile che il debito pubblico superasse il PIL, perché allora il sistema sarebbe saltato. E io dissi: scusate, se il debito è un fondo e il PIL è un flusso, non c’è nessun problema. Se io oggi, per farvi un esempio, con 50mila euro di reddito della mia famiglia vado a chiedere un prestito di 200, 250mila euro alla banca, me lo danno. Quindi anche un rapporto di 4/5 volte rispetto al PIL è sostenibile. Se è sostenibile per una famiglia, che tutto sommato non ha la forza di uno Stato, perché uno Stato, se supera il 100% del PIL, dovrebbe vivere chissà quali catastrofi? Allora dissero che le preoccupazioni sulla disoccupazione giovanile erano esagerate… Insomma: litigammo, me ne andrai dall’amministrazione e andai a fare altri lavori.

Nel 1989 ebbi uno scambio con l’allora incaricato Presidente del Consiglio che era Giulio Andreotti, il quale mi disse: “Dobbiamo cambiare l’economia italiana perché così non può andare avanti, ci dia una mano”. Io mi misi a disposizione e mi fecero incontrare con il suo braccio destro il quale, come è noto, mi chiese “Che cosa devo fare per cambiare l’economia di questo Paese”? Dissi: “Guardi, lei si faccia nominare dal prossimo Governo al Ministero del Bilancio e mi metta in mano tutta la struttura. Al resto ci penso io”. Poi me ne andai, pensando insomma che non sarebbe successo niente. E invece mi chiamò, dopo qualche settimana, e mi disse: “Guardi, sono Ministro del Bilancio” e mi mise a capo di tutta la struttura. Per cui io, nell’autunno del 1989 cominciai a cambiare l’economia di questo Paese. Nel senso perlomeno di rallentare il processo dell’Europa. Poi io ho avuto la buona scuola di Federico Caffè.. non ero un euroscettico, però non ero neanche un euroestremista. Insomma, pensavo che l’Italia dovesse anche guardare all’Europa, ma con i suoi tempi, le sue caratteristiche, le sue peculiarità, per cercare di recuperare un po’ di sovranità monetaria etc.

In effetti io lì lavorai due o tre mesi e poi successe l’inferno. Arrivarono al Ministro del Tesoro, Guido Carli, telefonate dalla Banca d’Italia, dalla Fondazione Agnelli, dalla Confindusitra e, nientedimeno, da un certo Helmut Kohl, il quale era venuto a sapere che c’era questo oscuro funzionario del Ministero del Bilancio che stava cambiando le carte degli accordi. Nel frattempo, però, lo stesso Andreotti stava cambiando idea. Quando mi chiamò, nell’estate dell’89, volevano cambiare. Non volevano fare quello che poi fu fatto. Lui stesso andava in giro dicendo che le rivendicazioni della Germania erano una sciocchezza. Dopo qualche mese ci fu l’accordo tra Kohl e Mitterrand in cui Kohl, in cambio dell’appoggio di Mitterrand per la riunificazione tedesca, rinunciava al marco e quindi accettava la prospettiva dell’euro, accettava cioè di arrivare a una moneta comune che proteggesse la Francia. Ma quest’accordo prevedeva anche la deindustrializzazione dell’Italia. Perché se l’Italia si manteneva così forte dal punto di vista produttivo – industriale, quell’accordo tra Kohl e Mitterrand sarebbe rimasto un accordo così, per modo di dire. C’erano fondamentalmente, contro la spesa pubblica, contro la classe politica del tempo, contro la sovranità monetaria – per quello che comporta – due correnti. Una era interessata soprattutto ai grandi business delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni. Hanno guadagnato distruggendo l’industria pubblica: c’erano aziende che venivano vendute al loro valore di magazzino, e quindi come andavano in borsa ovviamente alzavano la loro quotazione. Poi c’erano gli altri, che erano magari in buona fede, cioè avevano l’obiettivo di moralizzare il Paese. E hanno sbagliato. In entrambi i casi la contropartita è stata negativa: abbiamo perso quell’abbrivio strategico che avevamo nell’ambito della nostra industria. Quindi in sostanza la nostra classe dirigente ha accettato una prospettiva di deindustrializzazione del nostro Paese.

Si veda anche:
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/15/le-cause-della-rivoluzione-in-europa-lhanno-fatto-una-volta-lo-rifaranno-ancora/

Anarchismo di destra, anarchismo di sinistra – due ideologie magnifiche e terribili

Giannino

Il nostro spettacolo è finito. Questi nostri attori,

come ti avevo detto, erano tutti spiriti

e si sono dissolti nell’aria, nell’aria sottile.

E, come l’edificio senza fondamenta di questa visione,

le torri ricoperte dalle nubi, i palazzi sontuosi,

i templi solenni, questo stesso vasto globo, sì,

e quello che contiene, tutto si dissolverà.

Come la scena priva di sostanza ora svanita

tutto svanirà senza lasciare traccia.

Noi siamo della materia di cui sono fatti i sogni;

e la nostra piccola vita è circondata da un sonno.

Prospero, “La Tempesta” (William Shakespeare ci insegna che le nostre battaglie sono lo sfondo di qualcos’altro)

Grosso modo, l’umanità si colloca variamente lungo un asse che collega due estremità che in natura molto probabilmente non esistono, almeno non su questo pianeta. Ad una estremità si trova il debitore radicale, quello che si sente in debito con il mondo e deve continuare a farsi gli affari degli altri per meglio aiutarli. All’altra estremità si trova il creditore radicale, ossia quello che si sente in credito con il mondo e vede nel prossimo uno strumento per il proprio tornaconto.

L’anarchismo di sinistra è l’ideologia di riferimento del debitore radicale, l’uomo che “i bambini, i bambini, pensate ai bambini!”.

L’anarchismo di destra è l’ideologia di riferimento del creditore radicale, l’uomo che “non deve chiedere mai”, perché tutto gli spetta.

L’anarchico di sinistra è facilmente manipolabile facendo leva sul suo eterno senso di colpa e sul suo narcisismo. L’anarchico di destra si manovra sfruttando l’odio e la paura.

Se militanti, entrambi sono a rischio di diventare perdenti radicali: “Convinto della propria superiorità e animato da cieco vittimismo, [il perdente radicale] chiede a gran voce rispetto per sé senza riconoscerlo agli altri. Riservando solo alla propria minoranza di eletti la salvezza da un mondo che condanna alla morte”

http://books.google.it/books/about/Il_perdente_radicale.html?id=j3qr2y3BjTUC&redir_esc=y

[A proposito di nichilismo: “The End”, dei Doors, è la sigla del programma di Oscar Giannino, in onda sulla radio del Sole 24 Ore, il giornale di proprietà di Confindustria, ossia dell’establishment].

Entrambi, se militanti, sono tendenzialmente totalitari. Infatti non possono che ricercare una rivoluzione dell’esistente. Non possono tollerare gli esseri umani come sono, né le istituzioni democratiche, quel giusto mezzo che media tra gli estremi, che fa incontrare gli opposti: “L’ego umano fatica a mantenere assieme gli opposti contrastanti (riconciliazione degli opposti, coincidentia oppositorum, interdipendenza dei contrari: Baldur e Loki, Osiride e Set, Apollo e Dioniso, Pesci e Gemelli), perché questa coesistenza lo rende insicuro, incerto; la percepisce come caotica. Per questo tende a polarizzarsi: o bianco o nero, o sionismo o antisemitismo, sebbene non ci sia luce senza oscurità, verità senza errore, bianco senza nero. Ci risulta difficile credere che Dio possa contenere tutti gli opposti, trascendere ed armonizzare le dualità, anche se per definizione lo fa (cf. Paracleto)”.

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/10/lantisemitismo-lanti-sionismo-e-la-mentalita-apocalittica/

L’anarchismo di sinistra, per poter essere realizzato, come aveva ben capito Marx, necessita di una dittatura che riformi la natura umana ed elimini o soggioghi gli irriformabili.

L’anarchismo di destra, per poter essere realizzato, come aveva ben capito Hitler, necessita di una dittatura che protegga gli eletti ed elimini o soggioghi gli impuri.

Per questo entrambe le dottrine devono restare nell’ambito teorico e non entrare mai in quello pratico.

Tea Party – il totalitarismo anarchico alla conquista degli Stati Uniti

Tre anni fa, il Tea Party era un gruppo di qualche centinaio di pensionati diabetici incazzati coi neri e i gay perché li facevano sentire vecchi. Ora hanno 62 seggi al Congresso.
Bill Maher (comico)

Lo stato è oggi ipertrofico, elefantiaco, enorme e vulnerabilissimo, perché ha assunto una quantità di funzioni di indole economica che dovevano essere lasciate al libero gioco dell’economia privata. […] Noi crediamo, ad esempio che il tanto e giustamente vituperato disservizio postale cesserebbe d’incanto se il servizio postale, invece di essere avocato alla ditta stato, che lo esercisce nefandemente in regime di monopolio assoluto, fosse affidato a due o più imprese private. […] In altri termini, la volontà del fascismo è rafforzamento dello stato politico, graduale smobilitazione dello stato economico.

Benito Mussolini. Opera Omnia., XVI, p. 101

Il popolo italiano, gridiamolo a tutta voce, non si sentì mai, come sotto il regime fascista, più libero e franco…gli italiani non si sentirono mai più di ora liberi innanzi al dovere, liberi innanzi al destino, liberi innanzi alla morte.

Giuseppe Maggiore

Io sono liberale nel senso economico del termine…Il termine americano “liberale” significa qualcuno che pensa che si dovrebbe permettere a tutti di svilupparsi a proprio piacimento e fare quel che gli pare

Lee Kuan Yew, ex despota di Singapore, confonde liberalismo e libertarismo/neoliberismo/anarchismo di destra

Anche il Guardian dice quello che molti di noi pensano da lungo tempo. I repubblicani neoliberisti stanno deliberatamente sabotando l’economia per ricavarne dei vantaggi personali ed elettorali. Da quando hanno la maggioranza al congresso hanno impedito ogni misura che portasse alla crescita ed imposto austerità, austerità, austerità, tanto che l’economia americana è sul punto di affondare nuovamente, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali.

Esaminiamo meglio la questione.

* La carriera giornalistica di Mussolini che lo proiettò verso il potere è stata finanziata dall’Ansaldo che, grazie all’intervento italiano nella Grande Guerra, diventò un gigante industriale.

* Oscar Giannino è l’importatore in Italia del movimento statunitense del Tea Party. Tea Party Italia è referente ufficiale italiano per

http://www.teapartypatriots.org/

* Il Tea Party americano è finanziato generosamente dai multimiliardari fratelli Koch (i ricchi sono sempre molto felici di finanziare un movimento anti-stato: senza stato possono fare più agevolmente i propri comodi)

http://it.wikipedia.org/wiki/David_H._Koch

* Tra i candidati alla presidenza degli USA targati Tea Party figurano Ron Paul, Sarah Palin e Michele Bachmann.

Sarah Palin è già notoria: una fondamentalista cristiana, omofoba, amante delle armi automatiche e credente nella necessità dell’Armageddon per il ritorno del Cristo (NB l’Armageddon prevede lo sterminio degli Ebrei non convertiti: lei si dice sionista perché senza un Israele aggressivo non ci può essere l’Armageddon, ovvero il Secondo Olocausto).

Michele Bachmann è un clone di Sarah Palin:

http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201108/110811faggioli.pdf

Christian Rocca (un libertario di destra) ha già detto molto di quel che andava detto riguardo a Ron Paul:

http://www.camilloblog.it/archivio/2011/12/29/ron-paul-non-e-un-libertario/

* Un altro beniamino dei Tea Party Patriots è il governatore del Wisconsin, il repubblicano Scott Walker, l’Attila del sindacato e del pubblico impiego e il Babbo Natale delle grandi imprese, sostenuto nella sua riconferma da 30 milioni di dollari di sponsorizzazioni repubblicane:

http://www.repubblica.it/esteri/2012/06/06/news/sindacati_tradiscono_obama-36678874/

“Appena eletto governatore nel 2010, Walker aveva affrontato il rapporto dipendenti pubblici sul disavanzo dello stato con decisione: aveva chiesto l’eliminazione del negoziato collettivo del contratto di lavoro, il licenziamento di circa 12.000 dipendenti dello stato del Wisconsin, aveva eliminato i diritti sindacali, autorizzando il licenziamento immediato di chiunque scioperasse, e un taglio di stipendio per 340.000 lavoratori statali”.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-06-06/vittoria-walker-wisconsin-pesante-120334.shtml?uuid=Ab6Uw6nF

Come si vede, nessun cittadino di sinistra dovrebbe avere a che spartire con questo movimento, in Italia o altrove.

* Ma c’è un ulteriore livello da esplorare. Il maggiore benefattore di Ron Paul è Peter Thiel, guarda caso un altro miliardario libertario che vuole costruire città-stato neofeudali in acque internazionali, dove le leggi degli stati non possono essere applicate (e quindi tutto è lecito, se hai i soldi):

http://www.liberazione.it/news-file/Benvenuti-a-Seasteading–la-citt–del-sole-del-capitalismo.htm

Orbene, questo Peter Thiel è anche un pezzo grosso del Bilderberg, un’organizzazione di potenti non nota per la sua passione democratica (eufemismo!):

http://www.bilderbergmeetings.org/governance.html

http://www.politico.com/news/stories/0512/76518_Page2.html

Il paladino delle libertà, sponsorizzato da un nemico della democrazia.

Come volevasi dimostrare.

L’ANELITO TOTALITARIO DELL’ANARCHISMO DI DESTRA: APPROFONDIMENTI

In linea generale, la differenza tra anarchismo di destra (libertarismo/neoliberismo) e liberalismo consiste nell’avversione del primo nei confronti dell’intervento governativo nell’economia e nel favore con il quale invece accoglie la difesa dei rapporti gerarchici in natura e nella società.

Il liberalismo democratico invece approva l’intervento statale nell’economia al fine di consentire ad un crescente numero di cittadini di porre in essere i propri progetti di vita, nella prospettiva della loro emancipazione – per quel che è lecito attendersi – dall’assistenza delle istituzioni, mentre condanna le intrusioni non richieste nella sfera privata. Questo dualismo era già evidente nel periodo tra le due guerre, quando la destra autoritaria promuoveva programmi di governo conservatori a livello culturale e liberisti a livello economico-fiscale (Soucy, 1995; Bobbio, 2008). Così, scrivendo sul Popolo d’Italia, nel 1921, Benito Mussolini, ormai burattino degli interessi industriali, asseriva che “lo stato deve esercitare tutti i controlli possibili immaginabili, ma deve rinunciare ad ogni forma di gestione economica. Non è affar suo. Anche i servizi cosiddetti pubblici devono essere sottratti al monopolio statale” (cf. Sternhell, 2008, p. 315).

 

FRIEDERICH NIETZSCHE

Il filosofo tedesco Friederich Nietzsche (1844-1900) fu tra coloro i quali scelsero di raccogliere la sfida della modernità e di perseguirne la logica fino alle conclusioni più sgradevoli. Egli si pose l’obiettivo di determinare quali approcci filosofici e sistemi morali sarebbero stati più o meno vantaggiosi per il prosperare della vita. Si badi bene, della “vita”, non dell’”umanità” nel suo complesso. Nietzsche, come Schopenhauer, era fondamentalmente un misantropo e come tale la sua antropologia non poteva che essere negativa. Lui stesso dichiarò in diverse occasioni che ben più importante dell’amore per il prossimo era l’amore per ciò che è remoto e futuro e che in lui l’amore per le cose e le idee eccedeva quello per l’essere umano. Nietzsche è famoso per la sua perorazione della causa del Superuomo. La visione superomistica era la sua risposta all’incedere del nichilismo nella modernità scettica, cinica e disillusa. La moralità del Superuomo era quella idealistica e sprezzante del signore e padrone ed andava contrapposta alla moralità utilitaristica dello “schiavo”, l’uomo debole e codardo destinato a rimanere succube del signore una volta che questi avesse preso coscienza della sua condizione di superiorità. La moralità dello schiavo – che per Nietzsche si identificava con quella cristiana, socialista e liberal-democratica – giudicava malvagio tutto ciò che era nell’interesse del Signore che, invece, avrebbe dovuto adottare se stesso ed il suo volere come supremo parametro etico, pronto a sacrificare gli altri nel perseguimento dei propri interessi, senza sentirsi in alcun modo in colpa. L’umanitarismo, la pazienza e la tolleranza, virtù predicate dallo schiavo come strategie di sopravvivenza ed espressione del risentimento del debole nei confronti del forte, erano solo d’intralcio alla superiore volontà dell’Uomo Padrone. Quelle della moralità dello schiavo erano dunque virtù negative, piuttosto che positive come quelle che informavano l’azione del Superuomo, ed il movimento liberal-democratico era solo un’altra forma di decadenza dell’organizzazione politica che sminuiva, svalutava e rendeva mediocre l’umanità. Questo Superuomo non era una figura chiaramente definita. Nietzsche sembrava volerne preparare l’avvento. Lui stesso affermava di scrivere per una specie d’uomo che doveva ancora nascere. In breve il Superuomo fu il parto delle fantasie di una classe privilegiata che si sentiva minacciata dalla concessione del suffragio universale e sognava un sistema istituzionale che ricreasse almeno in parte il sistema di rapporti semi-feudali pre-esistente. Una società mascolina e militante che rigenerasse e ringiovanisse l’umanità attraverso una cultura più autentica e vitale. Il risultato finale sarebbe stato, sempre secondo Nietzsche, che come la scimmia per l’uomo è oggetto di scherno o di doloroso imbarazzo, così l’uomo sarebbe stato trattato dal Superuomo, perché ogni miglioramento del tipo “uomo” è sempre stato e sempre sarà il prodotto di una società e di una mentalità aristocratica, che crede in un scala gerarchica lungo la quale i vari tipi umani sono ordinati per valore decrescente [il libertario di destra, narcisisticamente, non può immaginare che un giorno si troverà in fondo alla scala: lui/lei è speciale per definizione].

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/24/morbido-e-bello-perche-amo-il-femminino-e-detesto-nietzsche-pur-ammirandolo/#axzz1xCovAXps

 

BENITO MUSSOLINI

L’egocentrico Benito Mussolini si lasciò conquistare dal fascino del Superuomo, al punto da credere di rappresentarne l’incarnazione terrena, pioniere e messaggero di un’umanità futura, palingeneticamente rigenerata e superiore. Mentre “la società borghese ha creato l’uomo macchina, l’uomo funzionario, l’uomo orologiaio, l’uomo regola. Io sogno l’uomo eccezione” (Gentile, 1996: p. 65). Mussolini definisce il Superuomo un “inno alla vita – alla vita vissuta con tutte le energie in una tensione continua verso qualche cosa di più alto, di più fino, di più tentatore” (Gentile, 1996: p. 35). Tuttavia il libertarismo mussoliniano, come quello futurista, non poteva che tradursi nell’autoritarismo più sfrenato, perché le libere decisioni dell’individuo eccezionale dovevano per definizione essere vincolanti per tutti gli altri, anche quelli che non sapevano cogliere la presunta sagacia e lucidità del Duce. L’intolleranza più feroce nei confronti degli oppositori è infatti il tratto caratterizzante del libertarismo di destra che usa l’appello alla libertà per giustificare il diritto del forte di intimidire il debole, l’incerto, o l’avversario (vis = ius). Per questo il motto di questa dottrina dovrebbe essere: “Sono libero di fare quel che ritengo giusto e vantaggioso, e voi siete liberi di fare quel che ritengo giusto e vantaggioso”.

http://www.informarexresistere.fr/2011/12/21/la-sindrome-dellanticristo/#axzz1xCovAXps

L’IDEOLOGIA DELLA FRONTIERA

La società libertaria trovò la sua piena realizzazione in California durante la corsa all’oro, quando centinaia di migliaia di cercatori d’oro e commercianti provenienti da tutto il mondo si riversarono in California, la nuova Terra Promessa. Molti di loro erano uomini che avevano lasciato le mogli a casa e che quindi costruirono una società completamente diversa dalle altre. Quasi interamente maschile (97 per cento di uomini), la violenza ed il sopruso erano parte della quotidianità, specialmente nei confronti delle minoranze etnico-razziali. Circa 4000 su alcune decine di migliaia di cercatori d’oro furono uccisi violentemente. L’ideologia della frontiera americana privilegia la libertà (irresponsabile, se non verso il proprio tornaconto), l’individualismo, l’autarchia, l’autogoverno, la violenza “legittima”, l’anti-intellettualismo, il vigilantismo, il paternalismo, una religiosità emozionale ed un’etica familista.

Libertà dalle gerarchie ecclesiastiche tradizionali, libertà dalla regolamentazione del mercato e libertà dal governo centrale e dalle indicazioni e prescrizioni degli esperti. L’invocazione della volontà popolare altro non è che una netta presa di posizione contro le élite del sapere, la democrazia liberale e, più in generale, la necessità di esaminare le questioni più spinose da molteplici punti di vista, tenendo aperti diversi percorsi esplicativi e rifuggendo dalle conclusioni affrettate. È una libertà populista, la libertà di poter agire come se la realtà fosse assai meno complessa di quel che appare o di quel che altri vorrebbero far credere. È la libertà che gode la gente comune di ritenersi immune dalle “balorde astrusità” della torre d’avorio e di poter attingere senza intermediari e senza soverchie difficoltà alla sorgente del buon senso e quindi della verità. È la libertà, infine, di poter credere che il troppo pensare e l’eccessivo sapere sviino la mente e lo spirito, facendoli deviare dal retto pensare e dal retto sentire – ritenuti frutto di una rivelazione che resiste alle interpretazioni razionali – e spingendo le persone verso l’infelicità e la cronica insubordinazione che, così si sostiene, sempre s’associano alla perenne incertezza del relativismo etico.

Fu in questo contesto che emerse la figura, profondamente misogina, asociale e reazionaria, del giustiziere solitario redentore che, dotato di straordinaria integrità morale, lealtà, coraggio, valore, determinazione e chiarezza d’intenti, tralascia le strade diplomatiche ed assume temporaneamente un potere assoluto di vita e di morte per rimettere a posto le cose in una piccola comunità minacciata dai malvagi, che saranno alla fine puniti. In questa tradizione narrativa un “vigilantismo” unilaterale e senza regole si trasforma nella più pura espressione della tutela della legge e dell’ordine in assenza di un governo democraticamente eletto. Il virile maschio bianco libertario, novello eroe omerico che si cura più dei compagni d’arme, della gloria, degli dèi e della propria gente che delle leggi umane, diviene l’incarnazione della sua legge e della sua giustizia e, laddove lo stato c’è, come nel contesto urbano, le sue azioni si contrappongono in modo stridente alle disposizioni ufficiali.

Il manicheismo della sua visione del mondo è sconfinato: solo lui ha ben chiaro in mente cosa impedisca alla società di evolvere naturalmente nella direzione da lui auspicata, solo lui e pochi altri sono realmente in grado di gestire la libertà personale e quindi si meritano di esercitarla. In fondo quel che l’eroe libertario cerca è un universo nel quale agire come un demiurgo. Il suo desiderio infantile è quello di sostituire la sua autorità a quella di un governo che ne limita le ambizioni. Per questo molto spesso l’eroe solitario si sente particolarmente a suo agio nel ruolo di tiranno.

Ayn Rand è un distillato dell’ideologia della frontiera

AYN RAND, LA PSICOPATIA E IL MOVIMENTO TEA PARTY ITALIA

Ayn Rand è il Marx dei neoliberisti/libertari/anarchici di destra. I suoi testi sono le sacre scritture del Tea Party, inclusa la sua filiale italiana (es. il manifesto del Tea Party italiano è corredato da una citazione di Ayn Rand).

Ron Paul ha chiamato suo figlio Rand Paul come tributo ad Ayn Rand.

Rand e Ron Paul

Diamo un’occhiata alle sue teorie, riunite nella filosofia oggettivista.

Può essere a buon diritto definita la peggiore filosofia partorita nel dopoguerra. L’egoismo, si sostiene, è un bene, l’altruismo un male, l’empatia e la compassione sono irrazionali e distruttive. I poveri meritano di morire, i ricchi meritano di esercitare una potenza senza limiti. È già stata testata ed ha fallito clamorosamente e catastroficamente. Eppure la dottrina di Ayn Rand, morta 30 anni fa, non è mai stato più popolare ed influente.

Rand era russa, di famiglia benestante emigrata negli Stati Uniti. Attraverso i suoi romanzi (come “La rivolta di Atlante”) e la sua saggistica (come “La virtù dell’egoismo”), ha illustrato una filosofia chiamata oggettivismo. Questa sostiene che l’unica morale è il puro interesse personale. Non dobbiamo nulla a nessuno, neppure ai membri delle nostre famiglie. Descrive i poveri e i deboli come “rifiuti” e “parassiti” e critica aspramente chiunque cerchi di aiutarli. Oltre polizia, tribunali e forze armate, non ci dovrebbe essere alcun altro ruolo per il governo: nessuna sicurezza sociale, né salute pubblica o istruzione pubblica, infrastrutture pubbliche o trasporti pubblici, nessuna regolamentazione, nessuna imposta sul reddito.

“La rivolta di Atlante”, pubblicato nel 1957, raffigura gli Stati Uniti come paralizzati dall’interventismo governativo, in cui eroici milionari lottano contro un popolo di parassiti. I milionari, che lei ritrae come Atlante che regge il mondo su di sé, scioperano, con il risultato che la nazione crolla. Si salva solo grazie all’avidità ed all’egoismo sconfinato, per mano di uno degli eroici plutocrati, John Galt.

I poveri muoiono come mosche a causa dei programmi di governo e della loro pigrizia ed irresponsabilità. Coloro che cercano di aiutarli sono gasati. In un passo famoso, Rand sostiene che tutti i passeggeri di un treno uccisi da fumi avvelenati meritavano la loro sorte. Uno, per esempio, era una maestra che aveva insegnato ai bambini a fare squadra, una era una madre sposata con un funzionario pubblico che si era presa cura dei suoi figli, uno era una casalinga “che credeva di avere il diritto di eleggere politici di cui sapeva nulla”.

Quella di Rand è la filosofia degli psicopatici, una fantasia misantropica di crudeltà, vendetta ed avidità. Eppure, come Gary Weiss mostra nel suo nuovo libro, “Ayn Rand Nation”, è diventata per la nuova destra ciò che Karl Marx una volta era a sinistra: un semidio a capo di un culto millenaristico. Quasi un terzo degli americani, secondo un recente sondaggio, ha letto “La rivolta di Atlante”, che ora vende centinaia di migliaia di copie ogni anno.

Ignorando l’ateismo evangelico di Rand, il movimento Tea Party l’ha adottata. Nessun loro raduno è completo senza cartelli con le scritte “Chi è John Galt?” e “Rand aveva ragione”.

Rand, afferma Weiss, fornisce quell’ideologia unificante che ha fornito un bersaglio ad una rabbia ed infelicità che non ce l’avevano. La filosofa è energicamente promossa dalle emittenti Glenn Beck, Rush Limbaugh e Rick Santelli. È lo spirito guida dei repubblicani al Congresso.

[…].

Non è difficile capire perché Rand piaccia ai miliardari. Offre loro qualcosa che è fondamentale per ogni movimento politico di successo: un senso di vittimismo. Dice loro che sono vampirizzati dai poveri ingrati ed oppressi da governi invadenti.

E invece più difficile capire che cosa ci guadagnino i militanti ordinari del Tea Party, che avrebbero molto da perdere se lo stato si ritraesse. Ma tale è il grado di disinformazione che satura questo movimento e così diffusa, negli Stati Uniti, è la sindrome di Willy Loman (il divario tra realtà e aspettative) che milioni, allegramente, si offrono volontari per fungere da zerbini ai miliardari. Mi chiedo quanti avrebbero continuato a venerare Ayn Rand se avessero saputo che, in età più avanzata, si iscrisse ai programmi di sanità e previdenza pubblica. Si era scagliata furiosamente contro entrambe, in quanto rappresentavano tutto quello che disprezzava dello stato invadente, ma il suo sistema di credenze non poteva competere con la realtà del’invecchiamento e della salute cagionevole.

[…].

Impregnata della sua filosofia, la nuova destra su entrambi i lati dell’Atlantico continua a chiedere il rimpicciolimento dello Stato, anche se i resti del naufragio di quella politica ci circondano. I poveri sprofondano, gli ultra-ricchi prosperano. Ayn Rand approverebbe”.

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/mar/05/new-right-ayn-rand-marx

Ne consegue che l’anarchismo di destra è un concentrato di tutti i vizi umani, che però esalta come magnifiche virtù (cf. Bernard de Mandeville, “La favola delle api: ovvero vizi privati, pubbliche virtù”):

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/18/la-vera-banalita-del-male-ovvero-perche-le-cose-non-stanno-andando-come-dovrebbero/

Non c’è altro da dire. I rest my case.

Napolitano è al di sopra di ogni critica? (siamo ancora una democrazia?)

Napolitano è stato un militante e propagandista fascista durante il fascismo, difensore dell’invasione sovietica dell’Ungheria nel 1956, atlantista al tempo della strategia della tensione, europeista ai tempi dell’eurocrazia e neoliberista (cioè darwinista sociale) a sostegno di Monti.

La democrazia non pare volerlo toccare neppure con una perticaSarebbe interessante capire se la sua personalità autoritaria (forte coi deboli, debole coi forti) sia legata all’educazione ricevuta o sia connaturata al personaggio. Degni di nota i paralleli con Angela Merkel.

Aldo Giannuli è del parere che in una democrazia nessuno può essere immune da critiche. Questa è la sua lista:

a-nei quasi due anni del governo Prodi, Napolitano ha controfirmato senza battere ciglio leggi come la Legge 3 agosto 2007, n. 124 di riforma dei servizi segreti che fanno a cazzotti con gli art 3, 101, 104 e 112 della Costituzione (tanto per fare un esempio)

b-nel primo anno di governo Berlusconi ha controfirmato, con altrettanta letizia d’animo, riforme sulla giustizia su cui ci sarebbe stato molto da ridire, ma, più ancora, ha consentito provvedimenti in materia di federalismo in aperto contrasto con l’art. 5 della Costituzione

c-dalla fine del 2009, la sua prassi è andata via via invadendo campi non di sua pertinenza: ad esempio, per circa un anno la politica estera è stata di fatto curata direttamente dal Quirinale (anche se, bisogna ammettere, ciò trovava una sua parziale giustificazione nell’impresentabilità del Presidente del Consiglio che poteva fare viaggi di stato solo in Russia dal suo amico Putin)

d-fra gli sconfinamenti di campo del Presidente sono da segnalare anche interventi che definiremmo di “indirizzo storico culturale” (come le ripetute e non richieste esternazioni in materia di strategia della tensione e simili, subito raccolte da giornalisti  compiacenti delle maggiori testate nazionali)

e-una certa tendenza a “dettare” l’agenda del Parlamento e del Governo, che va molto oltre il diritto di inviare messaggi alle Camere sancito dall’Art. 87. Peraltro, il dovere del Presidente di essere imparziale non riguarda solo l’equidistanza fra le forze politiche, ma anche quella fra le forze sociali e questo è stato uno dei punti più carenti della Presidenza Napolitano: in tutta la vicenda della riforma del mercato del lavoro i suoi interventi sono stati costantemente schierati con il Governo (ed, in parte con la Confindustria) e contro il sindacato. Vice versa, colpisce il suo assoluto silenzio in materia di riforma della Finanza (anzi ricordiamo l’assoluta tranquillità con la quale il Presidente accettò l’inclusione dei reati finanziari nella discutibile amnistia del 2006)

f-Anche alcune sue “scelte silenziose” meritano un commento. Ad esempio il caso della grazia a Sofri: concessa dal suo predecessore, venne bloccata dall’allora Guardasigilli Castelli, per cui ne derivò un conflitto fra poteri dello Stato davanti alla Corte Costituzionale, risolto a favore della tesi presidenziale. La grazia tuttavia non diveniva esecutiva, perché nel frattempo Ciampi era giunto a scadenza. Un minimo di cortesia istituzionale avrebbe voluto che il nuovo Presidente desse esecuzione alla volontà del suo predecessore, assumendo l’atto della grazia non come una decisione personale ma come un atto di ufficio, tanto più che la questione era stata posta come conflitto fra poteri dello Stato, quindi trattata come atto dell’istituzione in quanto tale. Invece, non solo la grazia non era concessa, ma sulla questione calava un pesante silenzio. Di fatto, quella mancata conferma diventava un giudizio politico di merito che allineava Napolitano a Castelli, contro il suo predecessore. La conferma implicita verrà dal discorso del Presidente in occasione dell’”incontro delle due vedove” (Pinelli e Calabresi) il 9 maggio 2009.

g-Sempre in materia di atti non compiuti, ci sembra il caso di sollevare una questione totalmente ignorata: la Costituzione stabilisce l’obbligo di copertura delle spese per ogni legge non prevista dal bilancio (art 81). E’ noto, che questo è stato risolto per oltre trenta anni con il disavanzo finanziato dall’emissione di titoli di debito pubblico. E questo è accaduto anche durante gli ultimi governi di Prodi e Berlusconi. Anche se la soluzione adottata non contraddiceva la lettera della Costituzione,  sarebbe stato più che opportuno, doveroso, un richiamo del Presidente al rispetto della ratio costituzionale, cercando di contrastare l’aumento del debito. Ma né Napolitano né i suoi predecessori hanno ritenuto di farlo, magari  rinviando alle Camere qualche legge di spesa. Oggi si invoca un infausto (e poco credibile) vincolo di pareggio in Costituzione, ma non sarebbe stato costituzionalmente più corretto un intervento presidenziale mentre il debito si gonfiava  come una mongolfiera?

h-Ma dove la condotta presidenziale rende costituzionalmente più perplessi è la crisi del novembre scorso. Certamente c’era una situazione di emergenza determinata dalla tempesta sui titoli di Stato, c’era un Presidente del Consiglio che non aveva la sensibilità di farsi da parte ed il ricorso immediato alle elezioni, in quel contesto, appariva finanziariamente troppo rischioso. Tutto vero. Tuttavia, se un governo di transizione, espresso dal Presidente e mandato al voto in Parlamento, era la soluzione quasi obbligata, questo non significa che  ne dovesse scaturire una formula di governo di lunga durata (18 mesi) ed addirittura proposta anche dopo le prossime elezioni. Tanto più che noi abbiamo un sistema elettorale maggioritario, che è già uno strappo costituzionale in sé. Se poi le  due ( o tre) principali forze politiche si alleano, praticamente sparisce l’opposizione e la forma di governo del paese diventa un’altra cosa rispetto a quella prevista dalla Costituzione. Per di più, questo governo “tecnico” (che più politico non si può) non è affatto neutrale nel conflitto sociale, sta apertamente dalla parte della finanza e vara riforme che vanno molto al di là della singola emergenza che ne ha determinato la nascita, in campi come la giustizia, l’università, i beni comuni. Di fatto, questo governo sta cercando di attuare un nuovo modello sociale polarmente opposto a quello descritto nella prima parte della Costituzione e, per di più, senza mai aver ricevuto una investitura popolare. Se non è un colpo di Stato ci siamo molto vicini.

i-Anche dal punto di vista formale la prassi Presidenziale è stata molto “sciolta”: le consultazioni avviate prima ancora delle dimissioni del governo in carica, la nomina sul capo di Monti a Senatore a vita, con efficacia in 24 ore, con l’effetto di rafforzare la sua eventuale maggioranza in Senato (dove era possibile prevedere maggiori difficoltà, se il Pdl non avesse accettato di votare la fiducia), il governo che chiede ed ottiene la fiducia prima ancora di essersi completato con la nomina dei sottosegretari, ecc ecc: neanche in una bocciofila di quartiere si sarebbe statutariamente così allegri. Mi direte che si tratta di rilievi formali: certo, ma una democrazia parlamentare (o comunque liberale) è fondata su procedure formali da rispettare.

j-Infine, poco consono al dovere di imparzialità ci è sembrato il suo intervento diretto contro il movimento 5 stelle che avrà certamente i suoi aspetti criticabili, ma non spetta al Capo dello Stato occuparsene.

“Tav subito o sarà troppo tardi” (martedì 15 ottobre 1991)

Pertini, Berlinguer e don Milani si rivoltano nella tomba. Il PD non ancora.

 

a cura di Stefano Fait

 

 

Soltanto una crisi – reale o percepita – produce vero cambiamento. Quando quella crisi si verifica, le azioni intraprese dipendono dalle idee che circolano. Questa, io credo, è la nostra funzione principale: sviluppare alternative alle politiche esistenti, mantenerle in vita e disponibili finché il politicamente impossibile diventa politicamente inevitabile.

Milton Friedman, “Capitalism and Freedom”, 1982.

Non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi, e di gravi crisi, per fare passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario. È chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale, possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto, visibile, conclamata.

Mario Monti, discorso alla Luiss, 22 febbraio 2011.

Questo arcaico stile di rivendicazione, che finisce spesso per fare il danno degli interessi tutelati, è un grosso ostacolo alle riforme. Ma può venire superato. L’abbiamo visto di recente con le due importanti riforme dovute a Mariastella Gelmini e a Sergio Marchionne. Grazie alla loro determinazione, verrà un po’ ridotto l’handicap dell’Italia nel formare studenti, nel fare ricerca, nel fabbricare automobili.

Mario Monti, Corriere della Sera, 2 gennaio 2011

La Merkel e Sarkozy impongono al governo greco l’acquisto delle loro armi. Se volete gli aiuti e rimanere nell’euro, hanno detto, dovete comprare i nostri carri armati e le nostre belle navi da guerra, imponendo così tagli e sacrifici agli straziati cittadini greci. Questo è ciò che diceva il Corriere della Sera di ieri a pagina 5. Ma già l’estate scorsa il Wall Street Journal rivelava che Berlino e Parigi avevano preteso l’acquisto di armamenti come condizione per approvare il piano di salvataggio della Grecia. È questa l’Europa che vogliamo, cinica e armata fino ai denti?

Adriano Celentano, primo intervento a Sanremo, 15 febbraio 2012

Scrive il sempre prezioso Aldo Giannuli – http://www.aldogiannuli.it/2012/02/frasi-infelici/:

“Monti si è scusato della sua battuta sul “posto fisso che è monotono” dicendo che era stata una frase infelice ed altrettanto ha fatto la Cancellieri a proposito di quei bamboccioni che vogliono il lavoro “vicino a mamma e papà”. Ma non si tratta di frasi infelici perché tradiscono qualcosa che conviene capire meglio. Aveva iniziato il vice ministro Michel Martone dicendo che “chi a 28 anni non è laureato è uno sfigato” (ricordate?). Se poi uno si laurea anche a 30 anni, perché nel frattempo deve fare mille mestieri per vivere, perché ha dovuto interrompere gli studi per qualche tempo perché non aveva i soldi per pagarsi le tasse universitarie o per altre ragioni di disagio sociale, questo a Martone non importa. Cosa volete che ne sappia uno che è figlio dell’Avvocato Generale presso la Corte di Cassazione (scusate se è poco), che si è laureato a 21 anni ed a 31 (con ben poche pubblicazioni) era addirittura professore ordinario? Potete leggerne la brillante carriera sul “Fatto quotidiano”.

E, infatti, quello che contraddistingue questo governo è il nobile lignaggio dei suoi componenti.

Della Cancellieri si sa che è figlia  di “italiani emigrati in Libia”, quel che può voler dire tutto, e che “iniziò a lavorare a 19 anni alla Presidenza del Consiglio” (1962) quello che fa sospettare una provenienza sociale non proprio popolare.

Di Mario Monti non c’è nemmeno bisogno di dire: figlio di un direttore di banca ed, addirittura nipote del grande banchiere Raffaele Mattioli, che altro volete?

Diceva il vecchio Marx che è “l’essere sociale che determina la coscienza” e questi personaggi sono l’espressione di classi sociali molto elevate. Esprimono quel bel mondo di chi non ha mai dovuto dimostrare nulla perché bastava il cognome a dire tutto. Ceti sociali i cui individui  non si sono  mai guadagnati nulla – e che, se anche avevano dei meriti reali, non è per quello che sono stati scelti, ma che nutrono salda la convinzione di essere i migliori, che meritano senza ombra di dubbio le altissime retribuzioni che riscuotono, destinati naturalmente a dirigere, perché le gerarchie sociali non sono un dato storicamente determinato, ma un fatto del tutto naturale.

Conseguentemente, guardano tutti con una vena di disprezzo: i poveri? È giusto che esistano, non possiamo essere tutti ricchi. Le classi popolari sono così poco istruite, poco abili, poco intelligenti! Hanno condizioni di vita dure, con un carico di sofferenze spaventoso? È il prodotto delle loro scarse capacità e, poi, di che si lamentano? Appunto: sono sfigati!

La povertà per questa gente non è un problema sociale da affrontare e la miseria non è qualcosa da vincere, ma un dato di fatto da accettare senza fare troppe storie. Le crisi, per questi signori, sono i periodi in cui “voi dovete tirare la cinghia” è l’unica ricetta che conoscono è abbassare il costo del lavoro, liquidare le garanzie sociali ecc, perché “siamo tutti nella stessa barca”. Cose dette intrepidamente, senza traccia di rossore sulle guance: la vergogna? Cosa è?

Le frasi sul posto di lavoro e sugli sfigati non sono “frasi infelici” ma l’espressione di un feroce classismo e di una istintiva avversione a qualsiasi forma di eguaglianza.

Berlusconi, lo conosciamo, è stato un personaggio della cui indecenza non abbiamo bisogno di dire ancora una volta: ha mantenuto la goffaggine, l’ineleganza, la grettezza culturale, la sbruffoneria cafona, lo spaventoso egocentrismo tipiche del parvenu, ma almeno è uno che “si è fatto da sé” (lasciamo perdere come: sappiamo, sappiamo….), ha conosciuto disagi e privazioni,  ha dovuto inventarsi di tutto per arrampicarsi. Tutto questo può guadagnargli un attimo di simpatia umana (un nanosecondo: sia chiaro!) per poi tornare all’inimicizia di sempre.

Ma la gente di cui questo governo è espressione, con la sua odiosa protervia, non merita neanche quel nanosecondo.

Umanamente, sono molto più spregevoli di Berlusconi.

Aldo Giannuli, in un commento, aggiunge, e mi trova d’accordo: “Peraltro confermo che l’aristo-borghesia è umanamente più spregevole del parvenu cafone ed arraffatore”.

Questi i commenti di alcuni lettori.

Dario: “Sono pienamente d’accordo con Aldo Giannuli. Il governo dei professori è l’espressione massima dello strapotere di classe. Nel corso della mia vita lavorativa ho conosciuto molti di “signori” come questi per farmene un concetto non molto lusinghiero. Si tratta di persone che si dicono democratiche ma che, nel profondo, covano un algido disprezzo per chi non ha i loro buoni natali. Nella realtà e nel fare concreto sono profondamente classisti, conservatori, convinti che per il loro censo essi siano destinati sempre e comunque a primeggiare. Vengono allevati così fin da piccoli e condotti dai loro padri nelle scuole più esclusive, nei circoli internazionali più riservati, nelle logge massoniche o nelle segrete dell’opus dei. Nel secondo dopoguerra abbiamo avuto Giuseppe Di Vittorio, venuto dal profondo sud, bracciante autodidatta, indomito cuor di leone, che, salendo dal basso ai vertici del sindacalismo e della politica, ha saputo dare voce e speranza a chi non l’aveva. Fino alla fine degli anni ottanta anche i figli degli operai, dei contadini, degli impiegati, potevano diventare classe dirigente. Oggi, il classismo e l’elitismo, che promana fin dai vertici della UE scendendo per li rami giù per banche e istituzioni politiche, ha spazzato via ogni sorta di ascensore sociale, impedisce alle classi popolari di essere rappresentate per davvero e di avere aspirazioni di crescita, di benessere, di più ampi spazi di uguaglianza, giustizia sociale, libertà.
Il capitalismo ha disvelato ormai la sua vera natura: via ogni connotato socialdemocratico e avanti tutta con le ricette ultra-liberiste che hanno già impoverito milioni di persone. Per procedere su questa strada non vanno più bene i pagliacci, i barzellettari, i bunga bunghisti. Ci vogliono persone “serie”… Monti ha persino “le phisique du role” dell’oligarca, dell’uomo dell’èlite “illuminata”, cresciuta tra grandi banche d’affari (Goldman Sachs) e le organizzazioni che incarnano il potere vero e puro dei padroni del mondo. Non si diventa per caso membri della Trilateral Commission e del Gruppo Bilderberg!!!”

Nicola Mosti: “Quegli impersonali Mercati che in realtà hanno un nome ed un cognome: sono gli investitori istituzionali come i fondi pensione, i fondi comuni, le banche, le quali, si ricorderà, sono appena state salvate dalla bancarotta con i soldi dei contribuenti. Grottesco poi che, dopo l’emotrasfusione, abbiano iniziato a speculare sulla solvibilità dei debiti sovrani, cresciuti a dismisura anche a causa dell’irresponsabilità degli stessi istituti finanziari.

E qui starebbe il ruolo della politica, che dovrebbe intervenire nella rigorosa regolamentazione di questi maledetti Mercati (altro che deregulation), imponendo loro finalità sociali piuttosto che speculative. Purtroppo, l’attuale classe dirigente è talmente degenerata da aver lasciato le redini agli imbonitori dell’Economia di Mercato, quegli stessi personaggi il cui fanatico credo ha gettato le basi per la crisi attuale, oltre che per quelle pregresse.
Ma ora io dico: affidereste voi la vostra salute ad un medico le cui teorie – alla prova dei fatti – si sono rivelate tanto fallaci? Non credo”.

Angelo Iannacone: “È vero non si tratta di “infortuni” o semplici “frasi infelici”, ma di frasi che tradiscono quello che il governo Monti in realtà è: un governo di destra e precisamente il governo delle banche e di confindustria, un governo di destra peggiore del governo di destra berlusconiano, che lo ha preceduto. Certo non è il governo del bunga bunga, ma è il governo del loden grigio, ma è indubbiamente il governo di quelle forze che hanno le maggiori responsabilità della crisi e che conoscono un solo modo di uscirne: quello che consente loro di arricchirsi ancora di più anche con la crisi a danno delle classi sociali meno elevate, che devono solo fare sacrifici, lavorare, produrre e consumare, così da permettere al sistema di stare in piedi.

Il governo Monti non è affatto una medicina necessaria, ma è solo il modo, per chi è responsabile della crisi, di sfruttarla per arricchirsi ancora di più e di farla pagare a chi ne è stato solo vittima.

Ciò che allarma è il clima da regime che si sta instaurando:

Mancanza di opposizione, con i leader politici in particolare del PD, che sostengono con entusiasmo e cecità il governo delle banche e di CONFINDUSTRIA. Totale mancanza di informazione critica, con la stampa “progressista” (Repubblica in testa) tramutata in stampa di regime, che non da voce a chi osi criticare e dissentire, bollando semplicemente di lobbysmo e corporativismo chiunque osi criticare. Per giorni la Repubblica, gli altri giornali e telegiornali hanno riempito le loro pagine della visita di Monti negli States, dando la falsa impressione che Monti abbia conquistato l’America, quando invece la stampa americana ha pressoché ignorato l’evento, a cui è stato riservato solo un trafiletto. Clamoroso poi che la copertina di Time con la foto di Monti, che ci è stata propinata, non è invece la copertina con cui Time è stato distribuito negli States, insomma è una copertina diversa usata per le copie che si trovano negli aeroporti.

La Repubblica dell’altro giorno, a proposito degli emendamenti al decreto sulle c.d. liberalizzazioni, titolava in prima pagina “Liberalizzazioni: Lobby all’assalto”, ma non riferiva che molti degli emendamenti demonizzati vanno a colpire banche, assicurazioni ecc. Insomma il governo delle banche e di confindustria, secondo questa stampa illuminata, sarebbe il paladino delle liberalizzazioni e della redistribuzione della ricchezza e chi osa criticare sarebbe lobbysta, corporativista e perché no sciovinista, trotskista, spia e controrivoluzionario.

Piccolo particolare è che il governo Monti è il governo dei poteri forti e non è un governo rivoluzionario.

Certo anche il Presidente Napolitano ha detto che si tratta di sacrifici necessari, ma Napolitano aveva giustificato anche l’invasione dell’ Ungheria.
Alla soluzione, suggerita da qualcuno, di turarsi il naso ed affidarsi al male minore e cioè a Bersani, D’Alema, Veltroni ecc., sarebbe sicuramente preferibile (in quanto meno dannoso) affidarsi ai comici, che sin dai tempi del governo Berlusconi sembrano gli unici in grado di capire e spiegare realmente le vicende politico-sociali di questi anni ed a volte addirittura gli unici a fare informazione, restando le uniche voci di opposizione al potere… All’epoca dell’elezione a sindaco di Milano si costituì spontaneamente un gruppo di colleghi a sostegno della candidatura di Pisapia. Il gruppo è rimasto abbastanza coeso nel sostegno e nella collaborazione con la nuova giunta, ma ha posizioni ben distinte per quanto riguarda il governo Monti, che per molti va sostenuto ad ogni costo in quanto è visto come l’alternativa a Berlusconi. La mia posizione di minoranza fortemente critica (e direi di opposizione) mi porta ad avere forti preoccupazioni sulla capacità di certi ambienti della “sinistra ufficiale” di comprendere gli avvenimenti attuali.

*****

Scrive l’altrettanto prezioso Marco della Luna http://marcodellaluna.info/sito/2012/02/06/oligarchia-a-montecitorio/:

Nella storia dell’umanità tutte le società organizzate sono oligarchiche. Non si trovano casi di democrazia, intesa come pari distribuzione del potere  ultimo e reale tra tutti i cittadini. Le società sono governate, tutte, dal di sopra e, oggi soprattutto, dal di fuori di esse. La recente storia finanziaria e monetaria lo dimostra. Le grandi decisioni, che cambiano la vita dei popoli, sono prese senza i popoli, da vertici autocratici, a porte chiuse, senza trasparenza né partecipazione né accountability, come scriveva negli anni ’40 Charles Wright Mills in Power Elite, portando le prove che gli USA, arsenale della democrazia, non sono affatto democratici, ma retti esattamente in quel modo dai vertici degli apparati finanziario, politico e militare, cui si è ammessi solo per eredità o cooptazione. Il che manifesta come mere illusioni sia il principio di legalità (stato di diritto, costituzionale, rule of law) che lo stesso principio del diritto scritto, essendo le decisioni a porte chiuse prese attraverso consultazioni informali. E a ciò si aggiunge il fatto che è trascurabile la percentuale della popolazione che si informa delle cose economiche e geostrategiche rilevanti. Metà degli italiani non è in grado di capire nemmeno un articolo di giornale di media difficoltà. Legge libri uno su sette, e otto libri su dieci sono di evasione. […].Vi è nel mondo una piramide o catena alimentare: in cima stanno i banchieri che si producono il denaro a costo zero e senza vincoli di rimborso o limiti di quantità, in  segreto ed esentasse – i banchieri della Fed – e con esso comperano ciò che vogliono nel mondo (signoraggio internazionale). Sotto di loro, a scalare, cioè a salire coi tassi e a scendere con i volumi e i tempi di rimborso, il sistema-paese germanico, le banche italiane, lo Stato italiano, le grandi imprese italiane, le pmi italiane, gli artigiani…. chi paga il denaro il 12,25% o il 6 o il 5 l’anno non può competere con chi lo paga l’1%. Chi sta sotto è mangiato da chi sta sopra”.

Quel che sta succedendo è che un presidente della repubblica già membro della Gioventù Universitaria Fascista e apologeta dell’invasione sovietica dell’Ungheria (giusta perché garantisce la pace nel mondo: sue parole!) ha avallato la presa del potere di una cricca di neo-darwinisti sociali:

http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/reza-moghadam-governa-monti-monti.html

http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/premiata-ditta-goldman-sachs.html

Il darwinismo sociale è un’ideologia pseudo-scientifica in voga nel corso dell’Ottocento e Novecento, ma evidentemente mai defunta [cf. Markus Vogt, Sozialdarwinismus. Wissenschaftstheorie, politische und theologisch-ethische Aspekte der Evolutionstheorie. Freiburg, Basel, Wien: Herder, 1997].

Predica che solo una minoranza selezionata trionfa nella lotta per la vita e che la vera giustizia sociale è la disuguaglianza e la vittoria del forte sul debole.

Il duro lavoro, lo sforzo, la lotta denotano lo status dell’individuo: trionfatore o perdente. Chi sta in alto e chi sta in basso è perché si merita di stare lì.

Niente di più di una grottesca mascheratura scientista dell’etica protestante che giustifica la separazione della specie umana in guardiani dello zoo e bestie ingabbiate o animali da soma. Solo i guardiani sono veramente umani, gli altri sono poco più che animali al loro servizio.

Una dottrina della dominazione brutale della forza, della negazione dei diritti e della giustizia, dell’appello alla violenza (psicologica o fisica) nel nome del progresso, una dottrina dell’immoralità naturale. Una legittimazione ideologica del capitalismo rampante, della competizione spietata, dell’individualismo economica sregolato, che condanna gli inadatti ed esalta gli eletti ed i vittoriosi. Il darwinismo sociale è razzista ed elitista, imperialista e militarismo. In passato ha condotto ad Hitler ed ai campi di sterminio; più recentemente, alla distruzione delle nazioni più deboli, nel Terzo Mondo e nell’eurozona.

I leader politici al potere in questi anni ritengono di essere insostituibili, mentre gli altri sono intercambiabili. Queste persone non assegnano al prossimo lo stesso grado di realtà, non credono che l’amore, la sofferenza, l’affetto, la gioia degli altri siano intensi, profondi e significativi quanto i loro. Perciò non credono che i torti che subiscono gli altri siano Torti con la t maiuscola come quelli che sono inflitti ai loro danni. In ultima analisi, non li considerano umani quanto lo sono loro e si curano davvero poco delle loro afflizioni:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/16/golpe-psicopatico/#axzz1nHqhsU6c

Queste esternazioni da parte dei potenti che ci governano rivelano un panorama interiore gretto e meschino, gravemente compromesso da pregiudizi classisti e biologistici. Per questo i potenti post-berlusconiani fanno paura: non ritengono di appartenere alla stessa categoria umana e sono dogmaticamente persuasi che la loro ricetta sia non solo giusta, ma l’unica possibile, perché i pochi sono chiamati a decidere delle sorti dei tanti in quanto unici veri illuminati. La loro è protervia, un’ostinazione dettata dalla superbia che denota una colossale ignoranza delle cose del mondo. Stanno decidendo le sorti di milioni di persone e le loro dichiarazioni e decisioni lasciano intuire una distanza psicologica e morale davvero sconcertante, a corredare un menù neopuritano che include: austerità, formalismi, pessimismo, ubbidienza, decrescita forzosa, filoamericanismo, elitismo, gerarchizzazione, tecnocrazia, sacrificio, grigiore, prevedibilità, sobrietà, rinunce, sensi di colpa.

I puritani, accomunati dal medesimo temperamento dei darwinisti sociali, non erano noti per la loro passione democratica, apertura mentale, umanità, altruismo. Erano invece noti per la loro inclinazione all’eccellenza autocertificata ed a considerare gli altri come sub-standard, arretrati nell’evoluzione, superati, antiquati, obsoleti, un modello da sostituire. Se i puritani hanno perso la loro battaglia è perché non sono riusciti ad estirpare ciò che gli opponeva, a causa della loro incomprensione della natura del loro nemico. D’altra parte, se l’avessero capito, non avrebbero desiderato estirparlo.

Ora siamo da capo.

La logica di questi becchini della democrazia è quella del bonsaista: si tagliano via quasi tutte le radici, tranne quelle più giovani e si confina la pianta nella prigione di un vaso. Monti, Papademos e tutti quelli che verranno dopo di loro, sono qui per fare giardinaggio sociale: come il giardiniere estirpa erbacce e ramaglie, presenze indesiderabili perché rovinano l’estetica del giardino, così il “tecnocrate da resa dei conti” rimuove il sottobosco, le sterpaglie, le erbacce tutto ciò che impedisce all’eccellenza di rifulgere, di prosperare, come i superuomini nietzscheani.

Questi ingegneri sociali non possono consentire che l’eterogeneità umana interferisca con i loro programmi di “qualità totale” in un ordine rigidamente gerarchico: il valore del cittadino dipenderà dal suo contributo fattivo alla sforzo produttivo della nazione. Si privilegia il più forte (l’élite finanziaria) perché solo una casta selezionata può preservare la piramide sociale. Non c’è spazio per la contestazione dei comuni cittadini. Le obiezioni sono estremismi dottrinari, complottismi paranoici, sentimentalismi dozzinali indegni di uno stato moderno.

Stando così le cose, non ci può essere alcuno spazio per una consultazione popolare. Gli esperti sono qui per badare a tutto al posto dei cittadini. Come il Grande Inquisitore di Dostoevskij (”I Fratelli Karamazov”): “Essi ci ammireranno e ci considereranno come altrettanti dèi, per aver consentito, dopo esserci messi alla loro testa, a prendere sulle nostre spalle il carico della libertà, della quale essi hanno avuto paura, e per aver consentito a dominarli; tanto tremendo finirà col sembrar loro l’essere liberi!…Per l’uomo rimasto libero non esiste una preoccupazione più assillante e tormentosa che quella di trovare al più presto qualcuno davanti al quale prosternarsi”.

Servi di natura, come propugnato dai sofisti Gorgia e Trasimaco, secondo i quali “la natura vuole padroni e servi”, la giustizia naturale essendo “l’utile del più forte”, o servi per cultura, ma comunque servi. Per un breve periodo si erano ribellati, per poi ammansirsi nuovamente. Continua il Grande Inquisitore: “Ma il gregge di nuovo si radunerà e di nuovo si sottometterà, e stavolta per sempre. Allora noi gli daremo una quieta, umile felicità, una felicità di esseri deboli, quali costituzionalmente essi sono. Oh, noi li persuaderemo, alla fine, a non essere orgogliosi, giacché Tu li hai sollevati in alto, e così hai insegnato loro a inorgoglirsi: dimostreremo loro che son deboli, che non son altro che dei poveri bambini, ma che in compenso la felicità bambinesca è la più soave di tutte. Essi si faranno timidi e s’avvezzeranno a girar gli occhi a noi e a stringersi a noi tutti spaventati, come pulcini alla chioccia”.

Ci viene detto che questi Governi Tecnici sono provvisori: ma quanto provvisori? Si sta già parlando di posticipare le elezioni greche, ben sapendo che punirebbero gli eurocrati e i loro emissari in Grecia. E quanto temporanei saranno i loro effetti? Siamo davvero sicuri che la parola sarà restituita agli elettori? Oppure l’emergenza è ormai permanente e le conquiste democratiche dei nostri progenitori ci saranno sottratte per cause di forza maggiore? Nascerà un’Europa bi-gusto: “Tchu gust is megl che uan”? Gusto democrazia coloniale per i privilegiati e gusto autoritarismo tecnocratico per i PIIGS, i fratellini scemi incapaci di praticare l’etica protestante ed inebriarsi dello spirito del capitalismo?

http://www.informarexresistere.fr/2011/11/15/sicari-delleconomia-becchini-della-democrazia/#axzz1nHqhsU6c

Cosa può succedere quando un popolo si rende conto di essere stato circuito, quando smaschera la tirannia dissimulata? Un tirannicidio? Una rivoluzione? Una guerra civile?

James K. Galbraith è stato facile profeta quando ha previsto una fortissima resistenza popolare a questo programma neo-darwinista (“destroying the weak to protect the strong”), vere e proprie rivolte – “The crisis in the eurozone.  The continent is destroying the weak to protect the strong. But will that be enough?”, 10 Novembre 2011:

http://www.salon.com/2011/11/10/the_crisis_in_the_eurozone/singleton/

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