Montesquieu mon amour

Il grande filosofo Charles-Louis de Secondat, barone di Montesquieu (1689-1755) – nella foto, in uno dei suoi momenti più ispirati ;o) – fu un celebre intellettuale illuminista. Non fu certamente privo di difetti e non tutti suoi giudizi sarebbero condivisibili, ai nostri occhi, ma qui io voglio celebrare unicamente la sua grandezza, nella speranza che funga da modello anche per molti altri.

Pochi sanno che cominciò la sua brillante carriera, in qualità di consigliere e poi presidente del parlamento di Bordeaux, agli inizi del diciottesimo secolo, difendendo la dignità di una casta di reietti, i cagots. Fu in quell’occasione che formulò le sue idee egalitarie, seguendo questo ragionamento (pseudo-sillogismo): le tirannie si fondano sulla paura > i cagots sono temuti > l’uguaglianza e la democrazia dovranno servire ad abolire la paura.

I cagots (variamente denominati Cagots, Gézitain, Chrestians, Gahets, Capots, Agots) della regione pirenaica Francese e Spagnola rappresentano il primo e uno dei più formidabili ed atroci esempi di biologizzazione di una categoria umana. Questi sfortunati esseri umani furono trasformati in una sub-specie, una casta di intoccabili segregati ed ostracizzati dal resto della popolazione.

Questo episodio della storia del razzismo è importante perché mostra che il razzismo era presente anche nei paesi mediterranei di tradizione greco-romana ed è possibile che in qualche modo questo fenomeno fosse collegato al tentativo di biologizzare le differenze culturali di Mori ed Ebrei nella Spagna dell’Inquisizione. Sappiamo infatti che l’Inquisizione impiegò medici spagnoli per determinare il grado di purezza razziale degli imputati (Alcalà, 1984) e lo stesso avvenne nella Germania nazista, quando ai medici genetisti (Erbarzt) venne richiesto di stabilire la proporzione di “ebraicità” dei certi cittadini tedeschi.

È tuttavia importante tenere a mente che la segregazione non fu codificata dalle autorità spagnole e francesi, eredi della giurisprudenza romana che rifiutava recisamente di adottare un  parametro biologico per la definizione della persona giuridica. Anche gli statuti di limpieza de sangre spagnoli furono avversati persino da numerosi inquisitori e di conseguenza essi vennero raramente adottati, ed ancor più raramente osservati (Kamen 1998, Baud 2001).

Tornando ai nostri cagots, è possible che questo termine possa essere emerso nel Medioevo a partire da un termine della parlata béarnais che stava ad indicare i lebbrosi. Dunque, più che ad una tara ereditaria, esso si riferiva al rischio di contagio ad essi associato. Tuttavia, sembra abbastanza certo che non di lebbrosi si trattasse, ma di reietti, gozzuti, ed asociali. La ragione principale di questa discriminazione è ancora incerta, e la credenza popolare la faceva risalire ad una remota discendenza gotica, celtica o saracena, ossia ad una distinzione etno-razziale che aveva reso possibile l’arbitraria creazione di una race maudite, a dispetto dei dubbi e delle obiezioni sollevati da un certo numero di medici, molti dei quali confessavano di non poter distinguere i cagots dai “normali”.

Questo tipo di apartheid pre-moderno durò per diversi secoli. I cagots non potevano frequentare i “normali” e potevano solo lavorare come carpentieri e pastori, essendo però costretti a lasciare i centri abitati al calar del sole. Non potevano portare armi e possedere terre, delle sezioni delle chiese erano loro riservate in modo da non porli in contatto con gli altri fedeli, dovevano portare sulle vesti dei contrassegni che li identificassero e non potevano essere seppelliti nei cimiteri ufficiali. Poi, a partire dalla fine del diciassettesimo secolo, i magistrati ed amministratori locali più illuminati, come Montesquieu, appunto (Bériac 1990; Kingston 1996), cominciarono a lottare per l’abolizione di queste aberrazioni sociali, anche in virtù delle dichiarazioni sempre più egalitarie ed anti-razziste di medici e chirurghi.

Fu quest’esperienza ad indirizzare il pensiero di Montesquieu verso l’attivismo universalista e democratico. Furono gli insegnamenti che ne trasse a guidarlo nella composizione delle “Lettere Persiane” (1721), in cui esaltava la diversità di ogni singolo essere umano e denunciava il desiderio di irreggimentare questa varietà, di armonizzarla in un’uniformità di caratteri, estinguendone la rigogliosità. Uno dei temi centrali dell’opera è che la persona può realizzarsi solo assieme alle altre persone, non a loro spese. Il che implica che per godere del prossimo, debbo rispettare la sua autenticità (e lui o lei deve rispettare la mia). Come recita l’adagio: “il mondo è bello perché è vario”. Il che causa la dissoluzione dell’istinto di possesso reciproco ma anche della rigidità identitaria: nessuna personalità è intrinsecamente più inestimabile delle altre, dunque nessuna identità è essenziale per garantire il successo nella vita. Posso recitare una molteplicità di ruoli nel corso della mia esistenza; anzi, è nel mio interesse farlo, se è questa la mia vocazione, ciò che mi rende autentico.

Fu così che cominciò ad affermarsi la democrazia moderna, che non si fonda sull’idea che l’uomo comune o medio, non particolarmente competente, andrebbe riformato in linea con le aspettative dei grandi pianificatori, bensì sulla premessa che uomini e donne, per quanto inevitabilmente imperfetti, siano capaci di compiere le loro scelte, di coltivare una propria autonomia di giudizio, di saper gestire i conflitti che immancabilmente ne derivano.

Montesquieu recupera e proietta verso il futuro l’umanesimo universalista di Pico della Mirandola, Erasmo da Rotterdam e Bartolomé de las Casas.

Per la stessa ragione, nel capitolo intitolato “Sull’Impero della Cina” (“Lo spirito delle leggi”, 1748), il Nostro approva il giudizio dell’ammiraglio Anson sulla società cinese, schierandosi contro i padri gesuiti che, ammaliati dall’autoritarismo imperiale cinese e dai loro obiettivi, idealizzano quella nazione:

Ci parlano i nostri missionari del vasto impero della Cina, come d’un governo ammirabile, che mescola insieme nel suo principio il timore, l’onore e la virtù. Adunque ho io piantata una vana distinzione, allorché ho stabiliti i principi dei tre governi. Ignoro che cosa sia questo onore, di cui si parla presso a popoli ai quali nulla si fa fare se non a forza di bastone. Inoltre se ne fanno poco i nostri commercianti di questa idea di virtù di cui parlano i missionari; si possono interrogare a proposito delle estorsioni per mano dei mandarini…Non potrebbe essere che i missionari fossero stati ingannati da un’apparenza d’ordine; che avesse lor fatto colpo quel continuo esercizio del volere d’un solo da cui sono governati essi stessi, e che tanto amano di trovare nelle corti dei re indiani? Poiché essi vi si recano con nessun’altra mira che quella di effettuarvi dei grandi cambiamenti, è loro più agevole convincere i principi che possono tutto, che persuadere i popoli che tutto possono soffrire”.

I contemporanei apprezzano Montesquieu per la sua passione per il pluralismo, che lo porta a formulare la “teoria dei corpi intermedi”, ossia a perorare la tesi che tra sovrano e cittadini siano necessario l’inserimento di gradi intermedi di distribuzione del potere che tutelino questi ultimi dalle forme dispotiche del suo esercizio. Per Montesquieu, come per James Madison, uno dei padri del costituzionalismo americano, una società democratica moderna non può fare a meno di un meccanismo di bilanciamento delle forze antagonistiche, degli interessi contrastanti, per diluire gli impulsi coercitivi ed autoritari.

M. afferma che nessuna società può rendere felici gli esseri umani se non garantisce il diritto fondamentale di ogni uomo e donna a poter essere se stesso/a, ad esprimere e coltivare la propria personalità, nel rispetto delle leggi. Questa concezione dell’individualità democratica prende le mosse dal presupposto che se tutte le persone sono messe nella posizione di poter realizzare le proprie finalità personali (in forme legittime, ossia che tutelino il diritto altrui di fare lo stesso) il fine e la volontà di qualcuno in particolare non potrà contare più di quello degli altri (come invece avviene nelle oligarchie e nelle monarchie).

Per M. l’effetto benefico della città è quello di smantellare la fissità dei ruoli imposti dalle società tradizionali, una rigidità mortificante.

Se la società cerca di reprimere la varietà prodotta in natura la conseguenza non potrà che essere una legittima rivolta.

Una posizione, questa, fortemente avversata da Rousseau, paladino della “volontà generale” che tanto piace ai fautori della democrazia diretta: se il popolo è sovrano, la sua volontà è legge ed ogni interesse divergente non ha ragione di esistere. Oggigiorno questa si chiamerebbe “tirannia della maggioranza”. Pur con tutti i nostri difetti, abbiamo fatto molti, importanti passi in avanti sulla strada dell’affermazione della dignità umana. La strada, però, è ancora lunga e passa per il rafforzamento e consolidamento della dignità degli immigrati e di tutti gli esseri viventi.

Montesquieu era convinto che il commercio fosse una scuola di tolleranza. Infatti la compravendita di beni insegnava alle persone che era possibile accordarsi su un certo numero di regole di base, pur conservando opinioni anche radicalmente antitetiche sulle cose della vita. Mettendo a contatto genti di estrazione sociale e provenienza diversa, il commercio non poteva fare a meno di distruggere il particolarismo e promuovere la tolleranza per le diversità.

Per questo soleva dire: “Sono necessariamente uomo…e francese solo per caso”.

Montesquieu era anche convinto che la certezza della pena avesse un potere di deterrenza molto maggiore della sua severità. Il che è indubbiamente vero (pena di morte docet).

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Il futuro visto da un think tank della Rockefeller Foundation

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

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Vari scenari esaminati nel Rapporto del Rockefeller Foundation and Global Business Network, 2010

Nel 2012 arriva la famigerata pandemia attesa da anni. A differenza l’H1N1 del 2009, questo ceppo influenzale – che ha origine dalle oche selvatiche (!!) – è estremamente virulento e mortale. Infetta quasi il 20 per cento della popolazione mondiale e uccide 8 milioni di persone in soli sette mesi, la maggior parte dei quali sono giovani adulti in buona salute. La pandemia ha anche effetti mortali sulle economie: turismo, mobilità, commercio, tutto si blocca (p. 18).

Il think tank osserva che la Cina se la cava molto meglio delle democrazie occidentali perché vieta immediatamente ai suoi cittadini di spostarsi, mentre le democrazie sono troppo lassiste (p. 18).

Ma alla fine anche i leader democratici capiscono che non si può andare avanti così: dopo la fine della pandemia, le misure di controllo e sorveglianza più autoritarie che erano state introdotte non solo non vengono tolte, ma vengono irrigidite, per proteggersi dalla diffusione istantanea di problemi globali come le malattie, il terrorismo, la crisi ecologica e la miseria in aumento (p. 19).

All’inizio i cittadini delle nazioni sviluppate approvano la svolta paternalista che ristabilisce l’ordine e rilancia l’economia. È nelle nazioni in via di sviluppo che le cose non vanno lisce, perché sono spesso governate da leader irresponsabili ed autocratici che approfittano della legittimazione globale di questi nuovi poteri.

Fino al 2026, la gente tende ad accettare il nuovo status quo (p. 21).

A dispetto delle attese, la recessione del 2008-2010 si risolve abbastanza presto: ritorna una forte crescita globale (p. 26)

Purtroppo il clima diventa sempre più instabile a causa delle attività umane. L’oceano inonda New York e la gente deve usare barche a motore per spostarsi a Manhattan. Si prendono misure emergenziali per bloccare l’aumento dell’anidride carbonica prodotta dall’uomo. Nel 2022 si cominciano a vedere i primi risultati, con un rallentamento della crescita della CO2 (p. 28) [A quel punto Manhattan è sott’acqua da un lustro: naturalmente tutto questo è assurdo, visto che il riscaldamento globale è causato solo in minima parte dalle attività umane e, per quella data, avrà prodotto una glaciazione e le glaciazioni fanno abbassare i livelli degli oceani di decine se non centinaia di metri: Venezia città prealpina!].

Per fortuna le multinazionali sviluppano vaccini, farmaci e nuove tecnologie verdi e le organizzazioni non-governative li distribuiscono, aiutando il Terzo Mondo a svilupparsi più velocemente e sostenibilmente (giuro! Controllate: pagina 29).

Però la costante crescita dei consumi genera nuovi problemi.

Per non parlare della decade apocalittica 2010-2020, all’insegna del terrorismo (bombe olimpiche del 2012 causano 13mila morti), dei disastri naturali , della carestia cinese causata dal cambiamento climatico, delle guerre regionali per il controllo delle risorse, della bancarotta di diverse nazioni precedentemente benestanti, dell’hackeraggio selvaggio, dell’uso di falsi vaccini da parte delle mafie internazionali che producono isterie tra i genitori che rinunciano a vaccinare i figli causando una forte crescita della mortalità infantile (!!! p. 35).

Ancora una volta, però, l’eroismo (!!! Usano questo vocabolo) delle multinazionali e delle organizzazioni non-governative salva capra e cavoli (p. 37).

Il che non impedisce che il divario nel tenore di vita costringa i ricchi di tutto il mondo a costruire muri intorno ai loro quartieri per difendersi dai poveri (p. 37). Il collasso degli stati nazionali conduce all’anarchia neofeudale. La gente si affida a chiunque garantisca protezione e sicurezza.

Diverso scenario: la crisi economica prosegue per vari anni. Conseguenze: xenofobia, fine dell’egemonia americana ma Cina non può approfittarne, riflusso degli immigrati verso i loro paesi d’origine: li aiutano a progredire (p. 45).

Vediamo chi ci va più vicino ;o)

http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/le-mie-previsioni-per-il-2012-2013-2014.html

Atlantide contro Eurasia – la principale causa della terza guerra mondiale

Patto sull´energia Mosca-Pechino la Russia esporterà gas in Cina

Fonte: GIAMPAOLO VISETTI – la Repubblica

Mercoledì 06 Giugno 2012

Putin: “Cambieremo gli equilibri del mercato mondiale”

A Shanghai vertice dei paesi centro asiatici per ridurre il peso delle forniture alla Ue

Pechino – Cina e Russia, trascinando con sé i Paesi dell´Asia centrale, stringono un patto di ferro su energia e sviluppo per colmare il vuoto lasciato da Europa e Usa. L´accordo è stato siglato ieri a Pechino dai presidenti Hu Jintao e Vladimir Putin, che da oggi partecipano al vertice della Cooperazione di Shanghai (Sco), allargato a Iran, Afghanistan, Bielorussia e Turchia. E´ «l´altro summit», che unisce le potenze energetiche alternative al Medio Oriente e l´abbraccio Mosca-Pechino sposta gli equilibri globali dei flussi di petrolio e gas. La firma dell´annunciato patto per le forniture del gas russo alla Cina non è stato ufficializzata. Il sì del primo produttore e del primo consumatore di energia al mondo però c´è e l´Asia centrale si appresta a superare i Paesi Arabi e a diventare il crocevia strategico delle materie prime. Sul Quotidiano del Popolo, Putin ha assicurato che «Mosca avvierà forniture di gas su larga scala» e che l´asse Mosca-Pechino «cambia la configurazione del mercato energetico globale». Al vertice partecipano anche i ministri dell´Energia, i numeri uno delle agenzie atomiche e i capi dei colossi energetici delle due potenze, a partire dall´ad di Gazprom, Alexei Miller. Per il gas manca ancora l´accordo sul prezzo, ma le pipeline siberiane collegate fino al Guangdong sono pronte per aggiungersi a quelle di Turkmenistan, Kazakhstan e e Uzbekistan. Hu e Putin, al termine del faccia a faccia, hanno confermato che ormai «Cina e Russia hanno visioni coincidenti su tutto, o molto simili». Non si riferivano solo alle crisi internazionali, a partire dalla Siria e dagli attesi colloqui di oggi con Ahmadinejad e Karzai. Il patto a due sull´energia farà esplodere l´interscambio Mosca-Pechino a 100 miliardi di dollari entro il 2015 e a 200 prima del 2020. E «l´intesa rossa» non si limita a gas e petrolio. Ieri è nato un fondo di investimento comune da 4 miliardi di dollari, aperto agli investitori privati cinesi. Putin, deciso a trovare mercati di sbocco alternativi alla Ue, ha anche annunciato un piano sino-russo per la prima linea elettrica trans-asiatica, con il coinvolgimento di Afghanistan, Pakistan e India, il varo di un´autostrada tra San Pietroburgo e Shenzhen e il sì «ad un´alleanza tecnologica, che porterà a catene integrate di aziende hi-tech di Cina e Russia, per entrare congiuntamente nei Paesi terzi». Petrolio, gas, carbone ed energia atomica aprono le porte ad intese industriali e finanziarie su larga scala e riportano gli equilibri mondiali all´epoca d´oro dell´Urss di Brezhnev e della Cina di Deng Xiaoping. Dietro al sogno di Putin e del prossimo leader cinese, Xi Jinping, la «svolta verde» che sostiene l´energia pulita: prezzo del gas al più 17% nei prossimi cinque anni, con Pechino al raddoppio dei consumi.

Come il montismo e l’eurotroika distruggeranno l’economia padana

Guardando ai dati del 2008, si scopre che la Grecia stava assorbendo beni e servizi italiani (soprattutto merci) pari in valore al 33% delle esportazioni italiane verso gli Stati Uniti!

Nel 2011, secondo UN Comtrade, le esportazioni italiane verso la Grecia sono scese del 46% rispetto al 2008: vittime dell’implosione della Grecia.

http://www.bankofgreece.gr/BogEkdoseis/sdos201203-04.pdf

In termini di bilancia commerciale Italia-Grecia, mentre il rapporto era di 5 a 1 nel 2008 in favore dell’Italia, ora è ridotto a 2 a 1. I Greci non possono compiacersene. Non c’è stato alcun cambiamento di competitività relativa. Non sono i prodotti greci ad essere migliorati o diventati più convenienti. Il surplus commerciale con la Grecia è crollato perché la Grecia è crollata. In questo senso, un’esplosione nucleare che spazzasse via la Grecia eliminerebbe completamente il suo deficit commerciale. Lo vogliamo chiamare un progresso?

Un discorso analogo può essere fatto sul commercio bilaterale tra Italia e Spagna, Italia e Portogallo, Italia e Cipro (che presto dovrà chiedere un piano di salvataggio). Sud Europa e Francia erano le zone più sicure per le esportazioni nette italiane all’interno della zona euro. Nel resto d’Europa (a nord delle Alpi), l’Italia potrebbe competere solo attraverso la svalutazione della lira (una delle ragioni principali per cui la Germania ha insistito per l’inclusione dell’Italia nella zona euro).

http://www.nytimes.com/2011/04/23/business/global/23charts.html?smid=tw-nytimesbusiness&seid=auto

http://www.spiegel.de/international/europe/euro-struggles-can-be-traced-to-origins-of-common-currency-a-831842-2.html

È chiaro che l’Italia (sotto Berlusconi e sotto Monti) era ansiosa di essere vista come parte del nucleo trainante dell’Europa. A questo fine, i suoi dirigenti hanno ritenuto di doversi mostrare dalla parte ‘giusta’ del waterboarding di Grecia, Spagna e Portogallo. Ma, sostenendo le politiche della troika, l’Italia ha pugnalato alla schiena i suoi propri interessi e, quindi, contribuito alla sua scomparsa proprio in aree che incidevano pesantemente, in positivo, sulla sua bilancia commerciale. Anche se odia ammetterlo, l’Italia sta già facendo l’esperienza del waterboarding dalla parte di chi lo subisce, prendendo il suo posto tra le sue vittime (Grecia, Spagna e Portogallo), in paziente attesa del suo turno di essere torturata e prosciugata della sua vitalità economica.

FONTE: http://yanisvaroufakis.eu/2012/06/03/italys-own-goal-guest-post-by-joseph-halevi/
Joseph Halevi, economista all’Università di Sydney

Una sua intervista
http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/7039/

NOTA BENE: La stessa Germania comincia a sentire i morsi dell’austerità imposta ai PIIGS:
“Un crollo si e’ invece registrato per quelle verso l’Italia (-7,6%) con un volume di 14,9 miliardi di euro, verso la Spagna (-7,8%) con 8,4 miliardi di euro, ma soprattutto in direzione di Portogallo (-14%) con 1,7 miliardi di euro ed in Grecia (-9,8%) per un importo di 1,2 miliardi”
http://www.agienergia.it/NewsML.aspx?idd=115304&id=67&ante=0

e noi dipendiamo dalla Germania:
“Il più ampio contributo alla crescita delle esportazioni nazionali è fornito dalle vendite della Lombardia in Germania. Rilevante è anche il ruolo delle vendite di Toscana, Lombardia e Piemonte verso la Svizzera”.
http://www.infoiva.com/2012/03/istat-crescono-le-esportazioni-italiane.html

I pro-Tav sono fanatici, i no-Tav sono realisti

a cura di Stefano Fait

 

Che cosa è giusto fare quando si sa e si crede fermamente di avere ragione e si sente che il proprio avversario, dalla parte del torto – in buona fede o cattiva fede – è disposto a tutto pur di non smettere la strada intrapresa? […]. Se si stesse “serenamente” ai fatti, bisognerebbe riconoscere…che i fautori della Tav appartengono a quel partito trasversale e ingordo che si chiama Partito Preso. Il loro avverbio è: Ormai. Ormai, non si può che continuare. Lo ripetono, come per convincersene meglio. Lo direbbero, con la stessa inesorabilità, a proposito del nucleare, se non ci fosse stato l’incidente di Fukushima, e aspettano solo di ricominciare.

Adriano Sofri, “La Val di Susa e l’assimmetria delle ragioni”, Repubblica, 29 febbraio 2012

 

Avanti con i lavori!

Corrado Passera, Ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e Trasporti

 

Deus lo volt

(“Dio lo vuole”)

Grido di battaglia dei crociati

Luca Mercalli, “Alcune domande sul TAV/TAC Torino-Lione”:

http://areeweb.polito.it/eventi/TAVSalute/presentazioni/TAV%20e%20Salute%20Mercalli.pdf

Confronto tra modelli predittivi che dovevano comprovare la necessità della TAV Torino Lione e i flussi di traffico reali:

http://www.lsmetropolis.org/2011/07/bignamino-no-tav-per-non-valsusini/

Studio di Paolo Beria e Raffaele Grimaldi, del Politecnico di Milano: «Difficile da giustificare, dato il calo continuo dei traffici negli ultimi 10 anni».

http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2012-01-31/promossa-solo-milanoroma-064241.shtml?uuid=AaI0IskE

“TAV in Valle di Susa. Problemi di radioprotezione e impatto ambientale per la presenza di uranio e radon”

Massimo Zucchetti [Professore di I fascia di Impianti Nucleari, Dottore in Ingegneria Nucleare, Docente del Politecnico di Torino], Lucia Bonavigo [Laureata in Ingegneria Energetica presso la I Facoltà del Politecnico di Torino]

http://staff.polito.it/massimo.zucchetti/Seconda_Relazione.pdf

“Una analisi costi-benefici sulla linea ferroviaria Torino-Lione riesce a dimostrare la redditività dell’opera. Un risultato sorprendente considerati i costi altimissimi e lo scarso traffico. Lo si ottiene però sorvolando su alcune prescrizioni previste dalle migliori prassi internazionali e senza considerare per esempio l’impatto ambientale del cantiere. Mentre le previsioni di domanda sono eccessivamente ottimistiche. Ciononostante la redditività è marginale e basterebbe abbassare una delle tante sovrastime per rendere non fattibile il progetto.

La controversa linea ferroviaria Torino-Lione è stata recentemente oggetto di una analisi economica (costi-benefici sociali) commissionata dai promotori dell’infrastruttura: tra il quasi unanime stupore – considerati gli altissimi costi dell’opera e lo scarso traffico – mostra risultati positivi. Qualunque studioso del settore ne dedurrebbe che, se risulta fattibile un’opera con questi numeri, probabilmente non esiste alcun investimento infrastrutturale non fattibile. In ogni caso, la priorità di questa specifica opera risulterebbe bassissima se fosse confrontata con altre. Ma l’analisi in questione, come d’altronde accade sempre nel nostro paese, non è stata fatta in termini comparativi con altri progetti e nemmeno con possibili alternative tecniche dello stesso progetto”.

http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002454.html

Angelo Tartaglia, docente di scienze fisiche, fisica teorica, modelli e metodi matematici al Politecnico di Torino

“Sintesi dei risultati dello studio sulla convenienza economica dell’ipotizzata nuova linea ferroviaria Torino-Lione”

Lo studio ha preso in considerazione i dati ufficiali relativi ai costi di realizzazione del nuovo collegamento ferroviario a standard di Alta Velocità tra Torino e Lione. Includendo i costi di manutenzione/gestione della nuova linea e gli oneri finanziari, da un lato, e valutando in termini economici i benefici ambientali, dall’altro, è emerso che per raggiungere una soglia minima di economicità il nuovo collegamento dovrebbe ospitare flussi di traffico decine di volte superiori a quelli correnti ed anche alla punta massima lungo la direttrice, verificatasi nel 1997. […]. Anche il solo pareggio di gestione, non considerando il recupero dell’investimento, richiederebbe flussi di passeggeri e merci da 5 a 10 volte superiori a quelli correnti.

[…].

Nell’ipotesi di realizzazione parziale, la linea risulterebbe necessariamente in perdita in ogni caso.

[…]

il flusso di merci attraverso la frontiera francese, mettendo insieme tutte le modalità (strada e ferrovia) e tutti i valichi (dal Monte Bianco a Ventimiglia), è in calo da una decina d’anni;

il traffico su rotaia cala in modo molto più marcato che sulla strada;

nello stesso tempo si riscontra una crescita dei flussi lungo la direttrice Nord-Sud (frontiere svizzera e austriaca), con un consistente aumento del traffico per ferrovia. Analizzando il contesto si vede che le ragioni di questi andamenti sono strutturali, in quanto sono legate alla dislocazione delle aree di produzione, come anche di smercio, delle merci di massa verso Est e in particolare verso il lontano oriente asiatico. Partendo dalle tendenze in atto e dalle prospettive di evoluzione del mercato delle merci atte al trasporto ferroviario è possibile valutare i flussi attendibili per il futuro lungo l’asse della Valle di Susae, per la verità, attraverso l’intero arco alpino occidentale. Le valutazioni si basano sull’osservazione che le economie dai due lati della frontiera italo-francese sono mature, con mercati di beni di consumo di massa sostanzialmente saturi. Viceversa i mercati in espansione si trovano in aree il cui tenore di vita è più basso di quello della media dell’Europa occidentale e l’economia è (e potrà essere) in crescita. Ne emerge che incrementi significativi dei traffici sono prevedibili lungo l’asse Nord-Sud e quindi in corrispondenza dei porti, non lungo l’asse Est-Ovest attraverso le Alpi.

Quello che emerge, in sostanza, è che è del tutto immotivata e irragionevole l’ipotesi di un aumento dei traffici tra Italia e Francia nella misura che sarebbe necessaria per giustificare la nuova linea Torino-Lione.

Il flusso di merci attraverso la frontiera italo-francese potrebbe verosimilmente, in condizioni economiche globali migliori di quelle di oggi, risalire ai livelli del 1997 o poco più in alto senza però cambiare di ordine di grandezza. Questa conclusione collima con le valutazioni espresse in un documento della Direction des Ponts et Chaussées predisposto per il Parlamento francese nel 2003. Da quanto sopra consegue che è del tutto infondata la previsione di una saturazione della linea esistente nei prossimi decenni.

Schematizzando, le conclusioni sono che:

1. l’economicità di una nuova linea ferroviaria tra Torino e Lione richiede flussi, in particolare di merci, che sono più di un ordine di grandezza superiori a quelli verificatisi nell’ultimo decennio (fino a 40 volte e più);

2. Il volume di traffico, tanto di passeggeri che di merci, lungo il corridoio della Valle di Susa è da tempo tendenzialmente in calo e non ha motivo di crescere in maniera rilevante nei prossimi decenni;

3. Non vi è alcuna ragionevole prospettiva di saturazione della linea esistente entro tale arco di tempo;

4. Una nuova linea non potrebbe far altro che essere fonte continua di passività;

5. L’opera sarebbe, di conseguenza, del tutto ingiustificata anche in una situazione economica molto migliore di quella presente;

6. I benefici non direttamente economici ipotizzabili non sono tali da modificare la valutazione negativa;

7. In caso di realizzazione parziale della nuova linea con utilizzo della linea storica tra Susa e a piana delle Chiuse l’esercizio risulterebbe comunque in passivo anche se la linea funzionasse in condizioni di saturazione.

Torino, 21/06/2011

http://www.scribd.com/sarti42/d/59819873-Relazione-Prof-AngeloTartaglia

Replica del Prof. Tartaglia alle teorie a favore del TAV Torino-Lione esposte dall’Onorevole Esposito nel suo sito web

Angelo Tartaglia è docente di scienze fisiche, fisica teorica, modelli e metodi matematici al Politecnico di Torino; da molti anni consulente per il TAV della Comunità montana della Valle di Susa, di cui è stato rappresentante nelle diverse commissioni tecniche e, per il periodo 2007-2009, anche nell’Osservatorio sulla Torino-Lione.

Stefano Esposito del Partito Democratico, è ex consigliere provinciale e dal 2008 Deputato del Piemonte; si è sempre distinto per iniziative, spesso dalla carica provocatoria, a favore della realizzazione del TAV Torino-Lione: autore di proposte quali l’espulsione dal proprio partito degli amministratori valsusini contrari all’opera e per l’impiego dell’esercito nell’imporre i cantieri sul territorio.

http://www.notavtorino.org/documenti/tartaglia-smonta-esposito-25-11-10.pdf

Mirco Federici, “Analisi termodinamica integrata dei sistemi di trasporto in diversi livelli territoriali”, Dipartimento di Chimica, Università degli Studi di Siena

La TAV ha impatti ambientali paragonabili al trasporto individuale in auto e addirittura superiori al trasporto merci su gomma. Non migliora l’impatto dovuto alle emissioni, ed anzi peggiora la qualità ambientale con l’invasività delle sue infrastrutture… la TAV non ha ragione di esistere né dal punto di vista dell’offerta di trasporto (troppo bassa) né dal punto di vista dell’efficienza… Inutile e oltretutto dannoso investire risorse e soldi su una tipologia di trasporto che non offre miglioramenti ambientali nel caso del trasporto passeggeri e che addirittura peggiora la situazione per il trasporto merci. Sottolineiamo che se il trasporto merci sulle TAV venisse abbandonato, allora il trasporto passeggeri diverrebbe assolutamente insostenibile, perché l’allocazione dei materiali e dell’energia delle infrastrutture verrebbe imputata interamente su un volume di traffico, che per quanto ottimistico, porterebbe ad una sotto utilizzazione della linea. Se questi risultati venissero integrati dagli altri impatti ambientali relativi alla cantierizzazione della TAV (come le falde acquifere deviate, infiltrazioni e contaminazione di terreni e falde sotterranee, impatto paesaggistico, inquinamento acustico etc.), il giudizio finale delle TAV diverrebbe ancora più negativo:

http://www.notav-valsangone.eu/index.php?option=com_docman&task=doc_details&gid=28&Itemid=93

Appello a Monti sottoscritto da 360 professori universitari, ricercatori e professionisti convinti che il problema della nuova linea ferroviaria ad alta velocità/alta capacità Torino-Lione rappresenti “una questione di metodo e di merito sulla quale non è più possibile soprassedere, nell’interesse del Paese”.

“Il progetto della nuova linea ferroviaria Torino-Lione…non si giustifica dal punto di vista della domanda di trasporto merci e passeggeri, non presenta prospettive di convenienza economica né per il territorio attraversato né per i territori limitrofi né per il Paese, non garantisce in alcun modo il ritorno alle casse pubbliche degli ingenti capitali investiti (anche per la mancanza di un qualsivoglia piano finanziario), è passibile di causare ingenti danni ambientali diretti e indiretti, e infine è tale da generare un notevole impatto sociale sulle aree attraversate, sia per la prevista durata dei lavori, sia per il pesante stravolgimento della vita delle comunità locali e dei territori coinvolti. […]. L’applicazione di misure di sorveglianza di tipo militare dei cantieri della nuova linea ferroviaria Torino-Lione ci sembra un’anomalia che Le chiediamo vivamente di rimuovere al più presto, anche per dimostrare all’Unione Europea la capacità dell’Italia di instaurare un vero dialogo con i cittadini, basato su valutazioni trasparenti e documentabili, così come previsto dalla Convenzione di Aarhus. Per queste ragioni, Le chiediamo rispettosamente di rimettere in discussione in modo trasparente ed oggettivo la necessità dell’opera”:

http://www.notav-valsangone.eu/documenti/letteraMonti9_2_12.pdf

TAV Torino-Lione e ‘ndrangheta piemontese:

http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2011/09/tav-lione-torino-e-ndrangheta-piemontese-loperazione-minotauro-scopre-che-i-binari-sono-paralleli.html

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