I sanculotti grillini hanno preso la Bastiglia – istruzioni per l’uso del M5S

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La serpe in seno dell’Ancien Régime ;oD

La metaforica Bastiglia italiana è caduta tra il 24 ed il 25 febbraio del 2013:

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Il M5S è il primo partito italiano alla Camera.

Com’è potuto accadere?

Minipreambolo – della serie: “pensano che la ggente sia davvero stupida” – Monti è stato brutalmente sconfitto – “Fino a ieri i sondaggi, prima che il premier annunciasse la sua disponibilità a candidarsi, davano una generica lista Monti al 15% con un bacino potenziale del 25%. Ebbene, dicono che il professore punti al 30% per sciogliere positivamente la riserva” (Il Messaggero, 24 dicembre 2012). Bersani ha perso perché ha continuato a ventilare ipotesi di collaborazione con Monti, ma i media ci assicurano che l’ultramontiano Renzi avrebbe vinto. Il principio di realtà è un ricordo del passato.

Ecco un commento efficacissimo apparso su MicroMega. Lo sottoscrivo in pieno, salvo l’attacco all’euro (che comunque è formalmente corretto, perchè la gestione dell’euro è stata realmente criminosa ed anti-europeista, distruggendo il lavoro di decenni). Il lettore scrive a tratti in romanesco, ma sa di cosa sta parlando – lo stesso giorno il Nobel Paul Krugman (complottista?),  sul NYT, descriveva Mario Monti come un proconsole della Merkel messo a Roma con la connivenza dei partiti tradizionali per imporre misure di austerità depressive (!!!) – e il messaggio diventa ancora più potente. La dirigenza del PD non ha ancora afferrato pienamente quel che è successo (a me è successo verso le 5:30 del giorno dopo: mi sono svegliato con le idee improvvisamente chiare).
C’è un prima e un dopo: loro sono ancora nel prima, ma arriveranno nel dopo a rimorchio, volenti o nolenti, com’è successo a me.

“Buonasera.

La domanda è questa: perché l’elettorato si affida a Grillo e non all’originale?

La risposta era molto chiara, stasera, se si aveva la pazienza e lo stomaco di girovagare per le varie trasmissioni.

Perché il Pd ha perso, hanno chiesto ad autorevoli opinionisti e membri del partito? Risposte fantastiche. Per la legge elettorale. Perché il Pd non ha messo in lista persone nuove. Perché non ha diminuito lo stipendio ai politici. Perché (Scalfari, sublime) gli ha tolto voti Ingroia. Perché non ha saputo proporre niente di nuovo agli elettori. Perché non c’era Renzi. Perché pioveva. Perché Grillo strilla per le piazze. Perché a socera de Bersani porta sfiga, eccetera…

Incredibilmente, da Vespa non mi ricordo chi, un genio, ha fatto presente che il Pd ha collaborato alle politiche economiche e sociali del governo Monti (identiche alle politiche che da 20 anni pusher neoliberisti vanno spacciando in Europa come uno sballo senza pari, e che il Pd ormai cià scolpite nell’anima, infatti le vorrebbe continuare…), politiche ormai universalmente riconosciute come nefaste. Politiche di destra (si veda il pezzo di Bifo Berardi). Politiche che in tanti di sinistra (io, per la precisione comunista) hanno vissuto come un vero e proprio tradimento. L’ennesimo. La goccia che ha fatto traboccare il vaso. Mo’ basta.

Non se l’aspettavano la batosta, porelli. E, certo, a guardarli, ben pasciuti, ben piazzati, annidati nel loro fantastico mondo di Amelie fatto di principi che non corrispondono ad alcuna sostanza, si capisce che non se lo aspettavano. Domandiamoci: come credono che campino gl’italiani, ’sti marziani? La Fornero ha esplicitato il loro unanime pensiero: gl’italiani nun cianno voja de lavorà e passano il tempo a magnà la pasta seduti ar sole. E perchè? Perchè so’ zozzi e bestiali (il governo Monti ha esplicitato il pensiero generale della nostra raffinatissima calsse dirigente), e vanno civilizzati

E se il Pd non ha vinto (il partito dei più fichi, dei migliori a priori, la santa chiesa della sinistra che denuncia, scomunica e santifica e nun sbaja mai), è colpa dell’itajani, che nun capischeno na cippa. Italiani buzzurri. Italiani che nun ve va de fa niente. Italiani che odiate la santa Europa. Italiani, razza inferiore! Mica come noi, i strafichi, che abbiamo studiato all’estero, parlamo l’inglese, portiamo abiti di buon taglio, e nun pagamo na lira de tasse.

Belli, sti fenomeni, proprio belli. Fassino era spiritato, Gotor nevrastenico, Letta un santino di sè stesso. Cacchio, avranno pensato, ma l’itajani ce stanno davero, nun so solo proiezioni e statistiche…ma come se permettono…e pensare che avevamo garantito, e dato il paese in pegno ai mercati, alla Merkel, a Wall Street…

Ah l’Europa, mo che penserà, avranno pensato? Ce famo na figuraccia. Oddio, tutta sta fisima dell’Europa non ce l’avrei. Girano pazzi scatenati per l’Europa, paranoici deliranti come Olli Rehn, quello che manda le lettera all’Fmi, dopo il paper di Blanchard, per dire che nun era vero che l’austerità faceva danni…ma lasciamo perdere. Europa, Europa uber alles! Sì, vabbè, l”euro ci ha fatto a pezzi, i mercati nostri se li sono fregati Franchi e Ostrogoti, ma voi mette che se devi andare a Parigi a fare shopping non devi cambià. E annamo…

Erano proprio stupiti, Pucciarelli, tanto. Strepitavano. Gotor ogni tre respiri parlava di grande responsabilità di fronte a un paese che il Pd ( e il Pdl, se capisce) hanno raso al suolo trattandoci da schiavi e pezze da piedi e maiali. Fifa la Cermania! E adesso i macellai, quelli che hanno massacrato il 90% degli italiani (ma ben pagati, loro, oh quanto ben pagati), ce vonno mette na pezza…

Pucciarè, saremo incivili, zozzi e nun parleremo l’inglese. Anzi, come vedi, manco l’itajano. Ma nun semo scemi. Sta caciara ha da finì. Hanno già rotto quasi tutti i servizi de piatti e bicchieri, e storto le posate. Mo basta.Se vonno fa casino andassero fori.

Nella Crande Cermania, per esempio. Lì, li aspettano a braccia aperte. Ce da andà a raccontà un po’ de cazzate ai polacchi e a tutti quelli che dentro l’euro ancora nun ce stanno…e chi mejo dei pulcinella nostri, quelli che stasera strillavano, ansimavano, nun se capacitavano?

Quelli che l’Itaja è un ber posto ar parlamento, del resto chissenefrega, mica ce sto io a la pioggia e ar vento…

Saluti.

Saluti.

Saluti.

Bruno Di Prisco”

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/02/25/matteo-pucciarelli-non-e-un-disastro-e-molto-peggio/

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Un’attivista del M5S ha proposto ai cittadini (non si faranno chiamare “onorevoli”, bensì “cittadini” – come i citoyen della rivoluzione francese) grillini eletti in Parlamento di vestirsi di bianco per la loro “prima volta” dopo la “presa della Bastiglia“, in modo da distinguersi fin da subito dagli altri parlamentari.

È inevitabile pensare ai sanculotti: “Il diverso abbigliamento adottato dai “patrioti” – soprattutto piccoli commercianti, impiegati, artigiani e operai – costituiva la precisa volontà di distinguersi dalle classi agiate, sottolineando i differenti obiettivi politici che li distanziavano tanto dai contro-rivoluzionari quanto dai più moderati sostenitori della Rivoluzione” (wikipedia).

I sanculotti, popolani indignati, senza un preciso disegno politico in mente ma con tanta buona volontà e voglia di giustizia e libertà, furono contesi tra i girondini da un lato (moderati) e i giacobini dall’altro (radicali).

Vinsero i giacobini, purtroppo, e fu il Terrore:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/14/se-incontrerete-questo-tipo-di-rivoluzionari-isolateli-sono-mortiferi/#axzz2M1f0TkXR

Imposero un nuovo ordine ferocemente intransigente e puritano, un proto-totalitarismo con diversi elementi in comune con visioni futuristiche più recenti:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/01/totalitarismo-cosmico-grillo-gaia-casaleggio/

Una vittoria dei girondini (repubblicani moderati, federalisti, intenti ad unire la società, non a dividerla in buoni e cattivi, virtuosi ed empi) avrebbe cambiato il corso della storia. L’umanità si sarebbe emancipata molto prima.

Gli errori del passato siano di lezione per il presente. Non sappiamo veramente da dove venga il MoVimento, ma possiamo aiutarlo a prendere la direzione giusta, quella della libertà, dell’uguaglianza, della fratellanza (e quindi della tolleranza e dell’interesse generale).
Dunque non lasciamo che timori, pregiudizi, scetticismi, ostilità e sospetti (probabilmente in certi casi più che giustificati) ci impediscano di riconoscere il ruolo storico di questo movimento, il potenziale di cambiamento positivo e nonviolento che porta con sé. Aiutiamoli a focalizzare la loro attenzione su problematiche di più ampia rilevanza, integriamoli in una spinta al cambiamento che riguardi tutta la nazione – rendendoli meno settari e meno paranoidi -, cerchiamo ASSIEME a loro di definire una visione ed un progetto di riforma del paese, senza guidarli e senza farci guidare o assistere da spettatori passivi. Non regaliamo il M5S a qualche forma di neo-giacobinismo di quei piccoli despoti psicopatici che emergono in tempi di crisi sistemica per sedurre gli animi angosciati, confusi e bisognosi di guida.
Insomma, NON seguite il mio pessimo esempio di qualche giorno fa (che pure rilevava problemi non ignorabili):
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/02/23/per-un-voto-martin-perse-la-cappa/

Svariate ragioni per NON votare Giorgio Tonini

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Pierferdinando Casini e Giorgio Tonini – presentazione di
L’Italia dei democratici. Idee per un manifesto riformista

La linea degasperiana oggi si chiama Agenda Monti
Giorgio Tonini

La questione, provando a osservarla con un certo distacco, è che Bersani e Monti si ritrovano al loro interno esplicite e forti presenze conservatrici. Fassina e Casini, Vendola e Bocchino sono facce della stessa medaglia. Una medaglia che, alla prima difficoltà elettorale successiva al voto delle politiche, comincerà a girare su se stessa freneticamente, mettendo in difficoltà la tenuta di qualsiasi iniziativa di riforma, figurarsi l’avvio del ciclo riformista qui auspicato. È questo un film che abbiamo visto, negli ultimi vent’anni, tante di quelle volte ripetersi, che il pensiero di dover assistere alla sua ennesima replica scoraggia tutti, dentro e fuori l’Italia. Ecco allora che solo dalla fattiva e diretta collaborazione tra Bersani e Monti è possibile immaginare che la guida di un governo utile all’Italia resti indirizzata in direzione del Riformismo, contrastando il Populismo diffuso in tutti gli altri partiti e coalizioni che gareggeranno alle elezioni e neutralizzando le spinte conservatrici che muovono dall’interno».

Antonio Funiciello, direttore dell’Associazione Libertà Eguale di cui è socio fondatore Giorgio Tonini

Il PD di Trento ha scelto Giorgio Tonini come candidato per il Senato, pur “tra i malumori per i diktat della segreteria nazionale e qualche lamentela per la mancanza di candidate donne” (Trentino, 14 gennaio 2013).
Giorgio Tonini veltroniano, renziano e montiano – non è il mio candidato. La sua idea di “progresso” è antiquata, legata a schemi e valori che hanno già abbondantemente dimostrato la loro insostenibilità morale, sociale ed ambientale.  Giorgio Tonini vuole che l’Italia divenga sempre più simile alla Germania (cf. “L’Italia del democratici”).

Un’Agenda per l’Italia, analoga a quella per la Germania con la quale il governo rosso-verde di Schröder e Fischer ha saputo porre le basi della rinascita del più grande paese d’Europa“.

Vediamo, allora, i risultati di queste riforme che dovevano assicurare aumento della ricchezza e diminuzione della disparità.

GIORGIO TONINI, LA GERMANIA, SCHWAZER E ARMSTRONG

Gli indicatori socioeconomici tedeschi sono fortemente preoccupanti:
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/29/quando-i-tedeschi-capiranno-che-la-merkel-li-ha-truffati/
Non oso immaginare cosa succederà quanto il gigante dai piedi d’argilla teutonico cadrà.

Quale potrà essere l’impatto psicologico, dopo anni di propaganda mediatica volta a convincerli di essere invincibili, il vero asso della squadra europea, destinati a trascinare l’Europa verso un roseo futuro?
Non li invidio, non invidio chi li ha illusi e non voto per chi si autoillude e si rifiuta di affrontare la realtà.

Il mito antico della rana che voleva farsi bue trova ai nostri giorni la sua più compiuta realizzazione: gonfiarsi fino a esplodere. E se lo fa l’economia finanziaria, se l’idea stessa del limite viene abrogata pur di dare spazio all’illusione dell’illimitato, se perfino l’economia “pulita”, quella della produzione industriale e dei consumi, vive nel mito di una crescita senza fine, quali antidoti culturali possono darsi, i fantozzi delle palestre, delle tirate in bicicletta, dell’ossessione cronometrica?…La paura di non farcela è l’ossessione di massa della società più competitiva mai vista sulla faccia della Terra; e tanto più competitiva quanto più disposta a reggersi l’anima con i denti, affilatissimi, delle droghe di ogni ordine e grado”.
Michele Serra, la Repubblica, 8 agosto 2012

GIORGIO TONINI E L’AGENDA MONTI

O il Pd si appropria dell’agenda Monti o non reggiamo, si va a sbattere.

Giorgio Tonini

Voto Matteo Renzi perché è più in continuità con l’agenda dei tecnici.

Giorgio Tonini

Serve un no convinto al referendum contro la riforma Fornero.

Giorgio Tonini

L’agenda Monti è un’agenda dell’apertura: liberalizzazione dei servizi, delle professioni, dei mercati. È indispensabile un incontro tra queste due agende forse anche per più di una legislatura. Sono stupito e molto severo sul fatto che Bersani abbia fatto fuori la componente più liberal del partito e mi auguro che non sia così autodistruttivo da negare al Trentino la possibilità di rappresentare un modello alternativo. La candidatura di Giorgio Tonini è indispensabile…Senza l’accordo e Tonini si tornerebbe indietro di 15 anni e si riproporrebbe un Pd con istinti neocomunisti e cattolico-integralisti.

Sergio Fabbrini, L’Adige, 10 gennaio 2013

[Mario Monti] Un uomo per tutte le stagioni. Commissario europeo in quota centrodestra e pure in quota centrosinistra. Membro del cda Fiat all’epoca delle tangenti di cui non si era accorto. E poi Goldman Sachs e agenzia di rating che declassava, l’Italia mentre lui non se ne accorgeva. Un tipo distratto, ma silente e sobrio esecutore degli ordini dei poteri forti.
Augusto Grandi, Il sole 24 Ore

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2012/05/05/news/il-grigiocrate-monti-raccontato-da-daniele-lazzeri-1.4465198

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/17/il-grigiocrate-mario-monti-nellera-dei-mediocri-di-augusto-grandi-il-sole-24-ore-premio-saint-vincent/

http://www.qelsi.it/2012/mario-monti-un-pericolo-mortale-intervista-ad-augusto-grandi-giornalista-del-sole24ore/

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=43557

GIORGIO TONINI E IL FISCAL COMPACT

Giorgio Tonini, senatore centrista e cattolico conservatore all’interno del Partito Democratico, veltroniano, renziano e montiano  (considera l’agenda neoliberista di Monti come la naturale evoluzione delle aspirazioni di Alcide De Gasperi), sostenitore di un esecutivo forte, è completamente a favore dell’inserimento del fiscal compact nella costituzione, a dispetto della categorica opposizione di Kenneth Arrow (Nobel per l’Economia 1972), Peter Diamond (Nobel per l’Economia 2010), William Sharpe (Nobel per l’Economia 1990), Eric Maskin (Nobel per l’Economia 2007), Robert Solow (Nobel per l’Economia 1987), Joseph Stiglitz (Nobel per l’Economia 2001), Paul Krugman (Nobel per l’Economia 2008), Amartya Sen (Nobel per l’Economia 1998).

Il Gruppo PD esprimerà un voto favorevole sulla ratifica del Trattato riguardante il cosiddetto fiscal compact e lo farà con consapevolezza e convinzione. Innanzitutto, lo farà con consapevolezza. Votando sì a queste poche pagine, ribadiamo il nostro voto favorevole alle due decisioni più impegnative, che a pieno titolo possono essere definite costituenti, che questo Parlamento ha assunto nella corrente legislatura. Votando sì, infatti, non ci assumiamo un generico impegno di disciplina fiscale. Votando sì vincoliamo il nostro Paese e dunque il Governo attuale, ma anche quelli che verranno – attenzione, colleghi: chiunque governerà dopo le elezioni del 2013 e nell’arco almeno del decennio successivo – a rientrare dal debito, a dimezzare l’enorme stock del nostro debito pubblico al ritmo di un ventesimo l’anno della differenza tra l’attuale 120 per cento del PIL e il livello del 60 previsto dal Trattato di Maastricht. Per essere chiari ed espliciti, si tratta di ridurre il debito di qualcosa come 50 miliardi di euro l’anno per molti anni.

Giorgio Tonini, Dichiarazione di voto per la ratifica del trattato Fiscal Compact, Senato della Repubblica, Seduta del 12 luglio 2012

Al fine di farlo scendere al 60 per cento del Pil come prescrive il Trattato, si dovrebbe quindi ridurre il debito di 50 miliardi l’anno per un ventennio. La cifra è di per sé paurosa, tale da immiserire tre quarti della popolazione. Ma il problema non è solo questo. È che l’interesse sul debito, al tasso medio del 4 per cento, comporta una spesa di 80 miliardi l’anno, la quale si somma ogni anno al debito pregresso. Ne segue che quest’ultimo non smette di crescere. Ora, se riduco il debito di 50 miliardi, avrò sì risparmiato 2 miliardi di interessi; però sui restanti 1950 miliardi dovrò pur sempre pagarne 78. Risultato: il debito è salito a 2028 miliardi (2000-50+78). L’anno dopo taglio il debito di altri 50 miliardi e gli interessi di 2. Però devo pagarne 76, per cui il debito risulterà salito a 2054.

Luciano Gallino, MicroMega, 8 gennaio 2013

GIORGIO TONINI E LE CAUSE DELLA CRISI GLOBALE

La prima domanda che ci si pone dinanzi a una tempesta del genere è quali ne siano le cause. Non sembrano esserci molti margini di dubbio. C’è un contesto generale che vede il crescente affanno dell’Occidente, a cominciare dagli Stati Uniti, a gestire i debiti sovrani che ha lasciato crescere negli anni precedenti la crisi del 2007 e che proprio a causa della crisi hanno conosciuto un’impennata che si sta rivelando insostenibile.

Giorgio Tonini

Federico Rampini, La “cupola” dello spread tra teoria del complotto e attacco finale all’eurozona, La Repubblica, 25 luglio 2012

“I patiti della dietrologia hanno qualche elemento a cui appoggiarsi. Oltre ai complotti immaginari, che usiamo per dare un volto e un nome alle forze impersonali dei mercati, qualche volta esistono le congiure autentiche.

NELLA CRONACA RECENTE, ALCUNI CASI SPECIFICI EVOCANO MANOVRE CONCERTATE CONTRO L’EUROZONA.

La prima data è l’8 febbraio 2010: i più importanti hedge fund (Soros, Paulson, Greenlight, Sac Capital) concordano un attacco simultaneo all’euro in una cena segreta a Wall Street. Goldman Sachs e Barclays partecipano. L’accusa è contenuta in una dettagliata inchiesta del Dipartimento di Giustizia Usa.

Un episodio successivo è datato 12 dicembre 2010. Quel giorno il New York Times rivela le «cene del terzo mercoledì di ogni mese»: riuniscono 9 membri di una élite di banchieri a Midtown Manhattan che rappresentano Goldman Sachs, JP Morgan Chase, Morgan Stanley, Citigroup, Bank of America, Deutsche Bank, Barclays, Ubs e Credit Suisse. In quella “cupola” si concordano operazioni sui derivati. Fonte dell’accusa è nientemeno che Gary Gensler, capo della Commodity Futures Trading Commission cioè proprio l’authority di vigilanza sui derivati.

Il primo settembre 2011 è il Wall Street Journal a rivelare che lo stratega di Goldman Sachs Alan Brazil, in un rapporto confidenziale di 54 pagine, consiglia ad alcune centinaia di grossi clienti della banca delle operazioni di speculazione ribassista contro l’euro, con l’uso dei credit default swaps per lucrare dai fallimenti delle banche europee, spagnole in testa. In conflitto d’interessi, perché al tempo stesso Goldman Sachs è consulente del governo di Madrid.

Infine è del 10 novembre 2011 il “giallo” mai chiarito della falsa notizia su un imminente downgrading della Francia: l’indiscrezione esce dalla Standard & Poor’s, suscitando violente oscillazioni sui mercati. Viene seguita da una smentita, ma intanto il danno è fatto: l’indagine della magistratura francese è tuttora in corso”.

http://www.modena.legacoop.it/rassegna/2012/07/pressline20120725_339983.pdf

GIORGIO TONINI E L’AUTONOMIA

Ha condannato senza appello la scelta dei deputati della SVP di non votare la fiducia a Monti: “Lo faranno nell’indifferenza generale, perché nessuno, a Palazzo Madama, si sforza più di capire da che parte stanno. Sarà bene riflettere su questa esperienza dei cugini sudtirolesi, quando eleggeremo, tra qualche mese, i nuovi parlamentari trentini” (L’Adige, 30 luglio 2012).

Per le sue esternazioni in favore di un governo palesemente ostile alle autonomie locali, è stato oggetto di severi richiami da parte dei suoi colleghi di partito trentini.

GIORGIO TONINI E LA PROSSIMA LEGISLATURA

  • l’Agenda Monti…è “un insieme di proposte ineludibili per definire quello che potrà diventare il programma del nuovo governo del Paese”;
  • “mantenimento del pareggio strutturale di bilancio e riduzione del debito, anche attraverso operazioni sul patrimonio pubblico, sono scelte corrispondenti agli interessi nazionali e condizioni di ulteriore crescita della nostra credibilità in Europa, indispensabile per realizzare progressi sulla strada della politica economica e fiscale comune”;
  • “Sviluppo della riforma Fornero – senza ritorni all’indietro”;
  • semipresidenzialismo alla francese, sistema elettorale uninominale maggioritario;

http://www.giorgiotonini.it/commenti.php?id=110

GIORGIO TONINI, BARACK H. OBAMA E IL GLOBALISMO

“La dottrina Obama è…una specie evoluta, adattatasi con successo all’ambiente del nuovo secolo, del più ampio genere di pensiero, progressista e riformista, che va sotto il nome generico di “Terza Via“: una corrente di pensiero politico, che ha conosciuto il suo massimo splendore a cavallo del passaggio di secolo, con Clinton e Blair,

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/03/desmond-tutu-lo-denuncia-come-criminale-di-guerra-in-trentino-lo-invitano-a-parlare-di-pace-e-fratellanza/

Schröder e Prodi, chiaramente collocata sul versante di centrosinistra dello schieramento politico (dunque aliena da qualsiasi tentazione “terzaforzista” e limpidamente alternativa al pensiero neoconservatore e alle forze di centrodestra), ma non per questo incapace di interrogarsi sui limiti nella capacità di comprensione, rappresentanza e in definitiva governo delle società nuove, da parte dei tradizionali paradigmi culturali e politici della sinistra, e sulla necessità di contaminarli con gli elementi di “verità interna” della proposta neo-conservatrice, per trarne una sintesi nuova, convincente e vincente…. È il pensiero “democratico”, quello che con Obama si sta oggi cimentando nell’impresa di ridisegnare il volto della globalizzazione, per governarne la rotta. Un pensiero antico, nelle sue radici. Ma anche un “pensiero nuovo”, nel suo approccio alle sfide storiche del presente: come fu nuovo il pensiero neo-conservatore della Thatcher e di Reagan, che non si limitarono a riproporre la destra del passato, ma cercarono di impadronirsi (e ci riuscirono alla grande) della frontiera strategica dell’innovazione e del cambiamento.

Allo stesso modo, il pensiero neo-democratico, “new-dem”, nasce dalla consapevolezza, assai presente e viva nella riflessione di Obama, che dopo la crisi finanziaria e la grande recessione di questi anni, non si tratta di tornare all’era socialdemocratica: quel mondo non tornerà più [N.B. la fine della storia: Nord Europa, Scandinavia, Canada, New England hanno sbagliato e stanno sbagliando tutto, i diritti sociali di 7 miliardi di esseri umani sono quisquilie NdR], perché è venuto meno uno dei suoi presupposti fondamentali, la dimensione prevalentemente nazionale dei problemi economici e sociali e delle politiche necessarie per affrontarli, e si è manifestato invece un mondo nuovo, globalizzato, nel segno di una fortissima interdipendenza.

[…]

La vittoria di Obama parla anche a noi, democratici italiani. Innanzi tutto perché mantiene vivo e anzi rilancia poderosamente il pensiero democratico, quello che avevamo voluto porre alla base del partito nuovo, della casa comune dei riformisti italiani. Un pensiero che, proprio perché fa della democrazia, con la sua umanistica consapevolezza del limite radicale della politica, il suo ideale regolativo, rifugge dall’ideologia e dallo spirito conservatore che essa porta con sé (insieme e non casualmente con una buona dose di cinismo), in favore di un impasto originale di radicalità dei valori, dei principi, dei comportamenti, degli stili di vita, e di pragmatismo creativo e curioso, nella ricerca di soluzioni innovative ai problemi collettivi.

Un pensiero che considera semplicemente insensata la distinzione e ancor più la divisione del lavoro, tra sinistra e centro, tra progressisti e moderati”.

http://www.tamtamdemocratico.it/doc/247730/esiste-una-dottrina-obama.htm

L’Obama descritto da Giorgio Tonini è una bella favola, come quella di Blair.

L’Obama reale è, purtroppo, una cosa ben diversa:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2013/01/15/amerikarma/?preview=true

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IN CONCLUSIONE

Giorgio Tonini non è in malafede. Se sbaglia lo fa in base ad una percezione inconsapevolmente limitata della realtà, che lo ha spinto a puntare su una serie di cavalli sbagliati: Veltroni, Renzi, Monti. Purtroppo per lui – e per nostra fortuna – il mondo sta cambiando e si discosterà sempre più da quello che lui, influenzato da certi ambienti oligarchici, tende a credere sia il futuro.

Lo dimostrano queste 200 pagine di analisi di un rapporto dell’ONU che smentisce l’agenda Monti:
http://unctad.org/en/PublicationsLibrary/tdr2012_en.pdf

Puntare su di lui è commettere il suo stesso errore: è il cavallo sbagliato [Il che non significa che non possa essere il cavallo giusto in futuro: dipende unicamente da lui].

No, non lo voterò per bloccare Berlusconi. Berlusconi non ha alcuna chance. Nella trappola del voto utile cadeteci voi:
http://triskel182.wordpress.com/2013/01/13/berlusconi-il-boom-e-gia-flop-beatrice-borromeo/

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