Monti, Marchionne, Montezemolo, Mussolini – feudalesimo e libertà

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http://www.giornalettismo.com/archives/679613/feudalesimo-e-liberta-il-partito-che-aspettavi/

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Ancora non è chiaro cosa significhi, nelle parole di Monti, il centrismo radicale proposto come Agenda di una futura unità nazionale: un ordine nuovo, addirittura, dove le classiche divisioni fra destra e sinistra sfumerebbero.

Barbara Spinelli, la Repubblica, 27 dicembre 2012

I movimenti fascisti hanno sempre rappresentato un estremismo di centro.

Seymour Lipset, sociologo statunitense, “Political Man”, 1959

Lo stato è oggi ipertrofico, elefantiaco, enorme e vulnerabilissimo, perché ha assunto una quantità di funzioni di indole economica che dovevano essere lasciate al libero gioco dell’economia privata. […] Noi crediamo, ad esempio che il tanto e giustamente vituperato disservizio postale cesserebbe d’incanto se il servizio postale, invece di essere avocato alla ditta stato, che lo esercisce nefandemente in regime di monopolio assoluto, fosse affidato a due o più imprese private. […] In altri termini, la volontà del fascismo è rafforzamento dello stato politico, graduale smobilitazione dello stato economico.

Benito Mussolini. Opera Omnia., XVI, p. 101

Lo stato deve esercitare tutti i controlli possibili immaginabili, ma deve rinunciare ad ogni forma di gestione economica. Non è affar suo. Anche i servizi cosiddetti pubblici devono essere sottratti al monopolio statale.

Benito Mussolini, cf. Sternhell, “Nascita dell’ideologia fascista”, 2008, p. 315.

Una dittatura può essere un sistema necessario per un periodo transitorio. […] Personalmente preferisco un dittatore liberale ad un governo democratico non liberale. La mia impressione personale – e questo vale per il Sud America – è che in Cile, per esempio, si assisterà ad una transizione da un governo dittatoriale ad un governo liberale.

Friedrich von Hayek, nume tutelare dei neoliberisti, intervistato da Renée Sallas per El Mercurio”, il 12 aprile 1981.

La mano invisibile del mercato non funzionerà mai senza un pugno invisibile. McDonald’s non può prosperare senza McDonnell Douglas e i suoi F-15. E il pugno invisibile che mantiene il mondo sicuro permettendo alle tecnologie della Silicon Valley di prosperare si chiama US Army, Air Force, Navy e Marine Corps.

Thomas L. Friedman, “A Manifesto for the Fast World”, New York Times, 28 marzo 1999

Io sono liberale nel senso economico del termine…Il termine americano “liberale” significa qualcuno che pensa che si dovrebbe permettere a tutti di svilupparsi a proprio piacimento e fare quel che gli pare.

Lee Kuan Yew, ex despota di Singapore

[Il liberismo] si fonda sull’idea che solo una ristretta cerchia di eletti meritino le opportunità offerte dall’individualismo e che la società esiste idealmente allo scopo di consentir loro di sviluppare al meglio le proprie potenzialità e di farsi valere impunemente, tipicamente ma non esclusivamente a spese degli altri.

George Kateb, “On liberty”, 2003, p. 289

Ci dobbiamo chiedere come mai i liberali siano stati in prima fila, assieme alla sinistra, nella lotta per l’abolizione della schiavitù, nella decolonizzazione e nella conquista dei diritti costituzionali (liberale era la classe dirigente dell’Italia unificata; liberale era una parte importante della classe dirigente dell’Italia post-fascista), mentre ora i cosiddetti liberali sono in realtà neoliberisti. Si è tanto parlato della cattura cognitiva della sinistra da parte della destra – con il PD che ha ripudiato la sua vocazione social-democratica per abbracciare la sua antitesi, il liberismo – ma non si è parlato abbastanza della morte della destra migliore, quella liberale appunto, pugnalata alle spalle dai neoliberisti, che poi ne hanno assunto machiavellicamente l’identità.

In linea generale, la differenza tra anarchismo di destra (libertarismo/liberismo/neoliberismo) e liberalismo consiste in questo: (a) il liberista privilegia la propria libertà a spese di quella altrui, mentre il liberale è attento alle libertà di tutti ed alla loro attuazione concreta; (b) il neoliberismo avversa l’intervento statale nell’economia e favorisce la difesa dei rapporti gerarchici nella natura e nella società, mentre il liberalismo approva l’intervento statale nell’economia al fine di consentire ad un crescente numero di cittadini di porre in essere i propri progetti di vita, nella prospettiva della loro emancipazione – per quel che è lecito attendersi – dall’assistenza delle istituzioni.

La loro visione del mondo non ha nulla ha che vedere con un genuino liberalismo. Infatti, storicamente, come ha sottolineato il filosofo politico Samuel Freeman (cf. Illiberal Libertarians. Why Libertarianism is not a liberal view, in Philosophy and Public Affairs, 30(2), pp. 105-151, 2002), il liberalismo è emerso in contrapposizione al libertarismo, che invece condivide molti attributi della “dottrina del potere politico privato alla base del feudalesimo”. Come il feudalesimo, il libertarismo si appoggia a “un reticolo di contratti privati” e si oppone all’idea liberale che “il potere politico è un potere pubblico, esercitato con imparzialità per il bene comune”.

Per questo il libertarismo tende al populismo ed all’autoritarismo: è la pretesa del forte di stabilire autonomamente le proprie regole (tirannia privata) e di convincere il maggior numero possibile di persone che queste regole vanno a vantaggio di tutti, ossia che il suo volere beneficerà, indirettamente, la collettività.

In pratica il liberismo è una difesa filosofica e politica dell’egoismo, mentre il liberalismo è una difesa filosofica e politica dell’autonomia all’interno di una comunità. Il liberismo è secessionista, il liberalismo è autonomista. Il liberismo è anti-universalista ed anti-comunitario, privilegiando l’interesse privato (privatismo, monopolismo), il liberalismo privilegia l’interesse generale (individualità democratica).

In sintesi, il neoliberismo è un’ideologia neo-feudale, è un feudalesimo aggiornato, adattato all’era del capitalismo globalistaNon della servitù della gleba si avvale, ma della servitù del debito “sovrano” (N.B. neolingua orwelliana).

Ogni diritto ha un costo ed ogni libertà richiede un vigoroso intervento statale che la sancisca e la protegga.

L’intervento statale contemplato dai neoliberisti è di tutt’altro genere. Tanto ostili al gigantismo statale, una volta al governo (es. Reagan, Pinochet, Thatcher, Cameron) sono quasi sempre riusciti a far crescere lo stato nei seguenti settori:

– difesa;

– forze dell’ordine;

– apparato tecno-burocratico.

Guarda caso proprio quei settori che servono ai pochi per difendere i propri immeritati privilegi dai molti.

Un articolo del Giornale – quotidiano allineato alla dottrina neoliberista – fa luce sulla questione:

“Si può dire che il liberalismo sia quell’ideologia che, avendo come radice la libertà stessa, si presta meno di qualsiasi altra ad essere codificata in un’unica formulazione? Considerazione, questa, pressoché banale, che però non sembra essere condivisa dal curatore e da alcuni collaboratori dell’ultimo numero della rivista Paradoxa, che porta come titolo “Liberali davvero!” Secondo costoro, in modo particolare, Gianfranco Pasquino, Salvatore Veca e Francesca Rigotti, una parte dell’esiguo mondo del liberalismo italiano sarebbe popolata da «sedicenti liberali» che avrebbero fornito in questi ultimi anni – sull’onda del berlusconismo – un’interpretazione molto distorta dell’idea liberale. Le colpe dei «sedicenti liberali» – ricorrono alla rinfusa i nomi di Piero Ostellino, Angelo Panebianco, Dino Cofrancesco, Giuliano Ferrara, Giuseppe Bedeschi, Marcello Pera e altri – sono quelle di aver avallato la credenza secondo cui il liberalismo va inteso come una concezione estremista della libertà tendente a relegare in un angolo lo Stato, tanto da sconfinare non solo nel liberismo, ma addirittura nellanarchismo (troppa grazia!). A tale inclinazione permissivista, che in sostanza decreterebbe la libertà come assenza di regole, farebbero da contrappeso taluni provvedimenti legislativi di grave limitazione della libertà individuale, ad esempio nel campo bioetico.

Ai «sedicenti liberali», il curatore e gli autori di Paradoxa contrappongono quello che ritengono il vero liberalismo, riconducibile al costituzionalismo, concepito come limitazione, separazione e bilanciamento dei poteri. All’interno di questa prospettiva, volta a collocare la libertà in un quadro normativo molto preciso (si può dire angusto?), viene assegnato al potere politico un ruolo primario, che non sembra però contemplare quei princìpi formulati dal padre del liberalismo, John Locke, per il quale, prima di tutto, vanno affermati i diritti individuali; diritti, a cominciare da quello di proprietà e di libero scambio, che lo Stato ha il dovere di difendere, non essendo, di per sé, produttore di diritto. Linterpretazione del liberalismo come costituzionalismo è sacrosanta. Unilaterale ci pare invece l’esclusione del liberismo dal liberalismo. Ad esempio, considerando la nota polemica fra Croce ed Einaudi, dove quest’ultimo aveva rivendicato la libertà economica quale condizione imprescindibile della libertà politica, dovremmo concludere per l’esclusione dello stesso Einaudi dal novero del liberalismo!”

È bene precisare che Einaudi era ostile al liberismo (anarchismo oligopolista), infatti, nel 1948, scriveva sul ” Corriere della Sera”: “A che serve la libertà politica a chi dipende da altri per soddisfare i bisogni elementari della vita? Fa d’ uopo dare all’ uomo la sicurezza della vita materiale, dargli la libertà dal bisogno, perché egli sia veramente libero nella vita civile e politica…La libertà economica è la condizione necessaria della libertà politica...Vi sono due estremi nei quali sembra difficile concepire l’ esercizio effettivo, pratico, della libertà: all’un estremo tutta la ricchezza essendo posseduta da un solo colossale monopolista privato; ed all’altro estremo della collettività. I due estremi si chiamano comunemente monopolismo e collettivismo: ed ambedue sono fatali alla libertà

Il liberismo ( = mors tua vita mea, il forte schiaccia legittimamente il debole, dispotismo) è, non a caso, la dottrina preferita dagli oligopoli finanziari e dai CEO delle multinazionali.

Il liberalismo, come spiegava Norberto Bobbio, è contrario alla concentrazione dei poteri in mani pubbliche o private, essendo una dottrina politica che aspira a realizzare una piena “garanzia di diritti di libertà (in primis libertà di pensiero e di stampa), la divisione dei poteri, la pluralità dei partiti, la tutela delle minoranze politiche”.

Gianfranco Pasquino, rispondendo ai critici citati dal Giornale, scrive: “Non capisco perché Cofrancesco e altri ci accusino di anti-berlusconismo, un tema assolutamente marginale nei nostri capitoli. Giusto, invece, lo ribadisco, criticare coloro che non criticano le caratteristiche illiberali del berlusconismo: conflitto di interessi, interpretazione della sovranità popolare, uso strumentale della religione, insistita sfida alla separazione dei poteri, duopolio televisivo… Sappiamo che neppure la democrazia è una perfetta allocatrice di “beni”, ma ha meccanismi, come l’alternanza, e limiti al potere delle maggioranze, proprio come voluti dai liberali classici, che impediscono le degenerazioni possibili nei mercati sregolati. La mia non-condivisione non significa che Cofrancesco non abbia la facoltà di continuare a definirsi liberale e a sentirsi in buona compagnia con coloro che del liberalismo, politico, etico, culturale, fanno un disinvolto uso à la carte. Che è esattamente quello che abbiamo criticato ricevendo astiose repliche, non su quello che abbiamo scritto, ma sulle nostre persone. Quanto di più illiberale, meglio di quasi stalinista, si possa immaginare”.

http://www.novaspes.org/paradoxa/detArticolo.asp?id=470

Troppi fra loro credono che essere antisocialisti sia sufficiente per definirsi liberali. Anche i conservatori e i reazionari sono antisocialisti ma questo non serve loro per comprarsi il biglietto d’ingresso nel giardino del liberalismo politico e del costituzionalismo. Poiché i liberali sanno che «provando» si può anche sbagliare e che la storia impartisce dure repliche, concluderò suggerendo a Ostellino di «provarci» ancora a confutare il liberalismo dei liberali classici da Montesquieu a Kant, da Tocqueville a Mill, magari dopo avere letto anche soltanto gli articoli loro dedicati da Paradoxa”.

Gianfranco Pasquino, Corriere della Sera, 19 aprile 2012

Ora, siete liberi di scegliere di chi fidarvi.

Potete dare più peso al parere di alcuni tra i massimi politologi italiani del nostro tempo [Pasquino, Veca e Rigotti; ma anche Norberto Bobbio], oppure a quello della redazione del Giornale, di Ferrara, Ostellino, Panebianco, Marcello Pera e Silvio Berlusconi (ma anche di Mario Monti e Sergio Marchionne, che si sentono così in sintonia http://www.gadlerner.it/2012/12/21/monti-marchionne-insieme-sono-gia-un-programma-elettorale).

A voi la scelta.

“È liberale il liberismo?” [Con il Patrocinio del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati]

Alto Adige, Baviera, Catalogna, Veneto, Parco della Vittoria, Viale dei Giardini – il Vaso di Pandora dei separatismi

Le qualifiche necessarie per sedere al tavolo globale e attrarre soluzioni globali finiranno progressivamente per coincidere non più con i confini politici che separano artificiosamente i Paesi, ma con unità geografiche più focalizzate […], in pratica le aree dove si svolge il vero lavoro e dove fioriscono i veri mercati. Ho chiamato queste unità “Stati-regione”…eccellenti porti d’entrata per l’economia globale, poiché tendono a formarsi proprio in base ai criteri dettati da quell’economia…debbono essere abbastanza piccoli da consentire ai loro abitanti di condividere gli stessi interessi in quanto consumatori e, nello stesso tempo, sufficientemente estesi da giustificare non tanto economie di scala (ottenibili a partire da una base di qualunque entità, tramite esportazioni verso il resto del mondo) quanto economie di servizio – ossia, le infrastrutture rappresentate dalle comunicazioni, dai trasporti e dai servizi professionali indispensabili per partecipare all’economia globale.

Kenichi Ohmae, economista neoliberista [“lasciate fare ai mercati e tutto si sistemerà”], “La fine dello Stato-nazione”, 1996

Ma come si è mai potuto pensare che l’ideale di una vita riuscita fosse l’indipendenza totale, ossia l’assenza di ogni obbligo e di ogni attaccamento, non soltanto verso Dio ma anche verso gli uomini? La libertà illimitata, infatti, non può essere un ideale dell’esistenza umana – del resto, non ne è nemmeno il punto di partenza.

Tzvetan Todorov, I nemici intimi della democrazia, 2012, pp. 132-133

L’indipendenza è una via percorribile e seria per un paese europeo nel XXI secolo? E poi con che fine e con che programma? Uscire dalla Spagna per rientrare come paese indipendente nell’UE migliorerebbe la situazione economica del popolo catalano? Il rebus, come si diceva all’inizio, non è di facile soluzione. E la classe politica catalana, al pari di quella spagnola, sta dimostrando di non averla trovata e nemmeno pensata questa soluzione, se non con le solite risposte unilaterali, semplicistiche e di corte vedute, fautrici, come la storia ci ha dimostrato, solo di più grandi sciagure. In una crisi senza precedenti come quella attuale, la soluzione si deve trovare insieme, non con la secessione, ma con la solidarietà reciproca

Steven Forti, Catalogna: nuovo Stato d’Europa?

http://www.politicaresponsabile.it/pensiero/853/catalogna-nuovo-stato-deuropa.html

Fino a qualche mese fa i sondaggi gli promettevano al leader di Convergenza e Unione (CiU) e presidente in carica, Artur Mas, almeno 68 seggi su 135, invece è sceso a 50 (contro i 62 conquistati nel 2010). Il presidente della regione catalana conferma che il referendum si farà “nei tempi previsti”, ma è difficile pensare che CiU riuscirà a governare in modo stabile con le formazioni indipendentiste di sinistra ed ecologiste che si sono opposte nel biennio precedente alle politiche economiche dell’attuale leadership.

http://www.ilfoglio.it/soloqui/15910

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Il congresso della Südtiroler Freiheit, il movimento politico di Eva Klotz, ha votato ieri all’unanimità la proposta di referendum per separare la minoranza sudtirolese dall’Italia. L’intenzione emersa dall’assemblea del partito che si è tenuta ad Appiano è quella di votare due mesi prima delle prossime elezioni provinciali, nell’autunno del 2013. Tre i quesiti: rimanere in Italia, ritornare in Austria o autodeterminarsi come stato libero del Sudtirolo. Il referendum, è stato spiegato, sarà aperto «a tutti i cittadini con diritto al voto in Alto Adige». Circa trecento le persone presenti al congresso, tra cui anche esponenti di minoranze europee. La Südtiroler Freiheit aderisce infatti ad una raccolta di firme a livello europeo per ottenere il diritto all’autodeterminazione dei popoli. Intanto il portavoce della commissione del Parlamento austriaco per le questioni altoatesine, Hermann Gahr, ha respinto nel modo più assoluto l’istanza di uno Stato libero del Sudtirolo, come riportato dal giornale Tiroler Tageszeitung.

Via dall’Italia, sì al referendum, Alto Adige, 25 novembre 2012

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Convocato un consiglio straordinario il 28 novembre per votare sul referendum per l’indipendenza veneta. La mozione del consigliere di Unione Nordest, Mariangelo Foggiato verrà discussa e sta già raccogliendo consensi, anche tra “insospettabili”.

Oltre ai pareri favorevoli di Lega e Pdl, il consigliere vicentino, Stefano Fracasso, è l’unico del Pd ad aver sottoscritto la richiesta di convocazione. “E’ proprio nei momenti di crisi che lo sguardo va lanciato un po’ lontano” ha dichiarato a Il Gazzettino. Con lui il rappresentante di Rifondazione Comunista, Pietrangelo Pettenò: “Con le opportune modiche si può approvare, anche il referendum si può fare purché non sia demagogia: lasciare l’Italia è fuori discussione, insistere sull’autodeterminazione del popolo veneto è doveroso – ha dichiarato, aggiungendo una frecciata ai colleghi di Fracasso – Quelli del Pd sono i più statalisti. Devono occupare lo stato per governarlo anche a costo di restringere spazi di democrazia: il governo Monti è il governo di Napolitano e del Pd, mica di Berlusconi”.

Resta solo da vedere se l’iniziativa sarà dichiarata inammissibile per motivi di incostituzionalità. La parola al consiglio veneto.

http://www.vicenzatoday.it/politica/indipendenza-veneto-referendum-stefano-fracasso.html

Referendum sull’indipendenza veneta, Zaia: “Voterei sì”

Domani in Consiglio regionale si discute sul referendum per l’indipendenza veneta proposto da Unione Nord Est e sostenuto trasversalmente.

„Se il voto fosse legale, come auspico, sulla scheda io segnerei si”’ anticipa Luca Zaia, presidente della giunta regionale, a proposito della discussione, domani, in Consiglio regionale, sulla proposta di un referendum sull’autonomia veneta, proposto da Mariangelo Foggiato di Unione Nordest“

”Sono per l’indipendenza perché il Veneto – spiega Zaia – ha determinati valori da tutelare e da promuovere e si sente senza dubbio piu’ vicino alla Baviera che alla Calabria”. Oltre ai pareri favorevoli di Lega e Pdl, il consigliere vicentino, Stefano Fracasso, è l’unico del Pd ad aver sottoscritto la richiesta di convocazione, mentre è entusiasta il consigliere di Rifondazione comunista, Pietrangelo Pettenò.“

http://www.vicenzatoday.it/politica/indipendenza-veneto-referendum-luca-zaia.html

‘L’autodeterminazione è il passaggio fondamentale per arrivare alla richiesta legittima di referendum per l’indipendenza. Referendum che si deve tenere rispettando le regole. Oggi non ci sono”. Lo ha detto il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, intervenendo all’assemblea regionale dove si sta discutendo del possibile referendum per l’indipendenza del Veneto. Zaia ha proposto la costituzione di un tavolo di ”autorevoli giuristi” per definire ”in maniera chiara” il percorso referendario ”affinché’ sia inquadrabile giuridicamente”. Un tavolo, ha precisato Zaia, a costi zero. ”Dopodiché’ ognuno deciderà secondo la propria coscienza”.

http://www.asca.it/newsregioni-Veneto__Zaia__prima_autodeterminazione__poi_referendum_indipendenza-1223785-.html

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La Baviera può farcela da sola … Der Spiegel ironizza, la FAZ prende la cosa sul serio, per la Merkel è un’altra grana, che si aggiunge alle tante che affliggono la sua coalizione. La Baviera vuole andarsene, o, almeno, c’è qualcuno – sempre di più –  che in Baviera vuole andarsene dalla Repubblica Federale Tedesca. La Germania è uno stato federale e in questo sistema la Baviera gode di particolari autonomie: Freistaat Bayern, libero stato di Baviera. Ha una sua costituzione e una lunga tradizione di autonomismo.  Ha un suo partito – la CSU – che è nella coalizione di governo ed è il più importante in Baviera. Ma oggi ai Bavaresi non basta più. Dal basso fioriscono le iniziative in cui si chiede di farla finita coi “Prussiani” e con un governo federale che sta svendendo il benessere bavarese ai poteri finanziari eurocratici. Così, anche nella CSU, che non vuole perdere il suo ruolo di rappresentanza territoriale, crescono le voci che invocano maggiore incisività nei rapporti con Berlino. Anche perché, in Baviera, guadagna sempre più consensi la Bayernpartei, partito politico apertamente separatista. Questo spiega perché sta diventando un best seller il libro pubblicato nello scorso mese di agosto dal giornalista Wilfried Schnargl: Bayern kann es auch allein, «La Baviera può farcela da sola», in cui il tema dell’indipendenza e della secessione sono trattati con toni che suonano di sfida aperta al sistema federale e al socialismo di stato della Merkel. Scharnagl ha avuto ruoli importanti nella CSU, come amico e consigliere di Franz Josef Strauss e come caporedattore del Bayernkurier. Il suo libro inizia con un appello ai suoi compatrioti: «è tempo ormai che la Baviera si sollevi!».

http://giuseppereguzzoni.blogspot.it/2012/09/se-la-baviera-se-ne-va.html

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La mia previsione? Scozia, Baviera e Corsica resteranno dove sono. La Scozia è solo uno specchietto per le allodole: gli Scozzesi vogliono più autonomia, non l’indipendenza; per questo Cameron ha approvato il referendum separatista al posto di quello sulla devolution. Sa di avere la vittoria in tasca.

Inoltre Alex Salmond, il leader dei nazionalisti scozzesi, è un ex consulente della Royal Bank of Scotland (famiglia Rothschild) per il settore petrolifero.

Germania, Regno Unito e Francia resteranno integri. I PIGS, invece, potrebbero essere fatti a pezzettini, per poi essere “privatizzati”. Il Belgio si spezzerà in 3 tronconi, con la parte germanofona e quella francofona assorbite da Germania e Francia e le Fiandre federate ai Paesi Bassi.

Qualcuno ha fatto notare che i movimenti separatisti europei – inclusi quelli in Jugoslavia e Cecoslovacchia hanno fatto il “salto di qualità” dopo l’unificazione tedesca. Il Movimento Lega Nord è nato il 4 dicembre 1989, poche settimane dopo la caduta del Muro di Berlino (forse con capitali bavaresi, cf. Saverio Vertone, “Padania e altre padanie: L’oro dal Reno? Finanza tedesca e Lega Nord”, Limes, (4), 1997, pp. 221-224)

Per approfondire:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/27/lucio-caracciolo-leuropa-e-finita-considerazioni-di-immenso-buon-senso-sulleuropa-sullitalia-e-su-altro-ancora/

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/20/bruno-luvera-tg1-rai-sulla-jugoslavizzazione-dellitalia-e-la-balcanizzazione-delleuropa/

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/17/il-corriere-della-sera-pubblica-un-inno-alla-jugoslavizzazione-dellitalia-perche/

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/23/la-geopolitica-dei-miti-etnici-la-morte-delleurozona-e-lavvento-dellimpero/

Prossima mossa neoliberista: chi non paga abbastanza tasse perde il diritto di voto (George Monbiot sul Guardian)

Ogni volta che sul Fatto Quotidiano o su qualunque altro quotidiano o rivista leggerete un articolo di supporto agli studi dell’Istituto Bruno Leoni – che è un covo di neoliberisti assatanati ed orgogliosi di esserlo – ricordatevi della seguente analisi di George Monbiot, uno dei giornalisti britannici più quotati ed uno dei pochi che si può ancora permettere di criticare l’establishment.

“Sovvertire significa rovesciare dal basso. Abbiamo bisogno di una nuova parola, che significhi rovesciare dall’alto. La principale minaccia per lo Stato democratico e le sue funzioni non è il governo della masse o un’insurrezione di sinistra, ma è costituita dai più ricchi e dalle multinazionali sotto il loro controllo.
Queste forze hanno affinato la loro strategia di assalto alla gestione democratica della società. Non c’è più bisogno – come invece facevano Sir James Goldsmith, John Aspinall, Lord Lucan e altri negli anni Settanta – di discutere la possibilità di lanciare un colpo di stato militare contro il governo britannico: i plutocrati hanno altri mezzi di sovvertirlo.

Nel corso degli ultimi anni ho cercato di capire meglio in che modo le esigenze delle grandi imprese e dei più ricchi vengano implementate nelle politiche statali, e sono arrivato a capire il ruolo centrale dei think tank neoliberisti in questo processo. Questi sono gruppi che pretendono di difendere il libero mercato, ma le cui proposte spesso appaiono come raccomandazioni per un più ampio potere delle imprese.

David Frum, ex membro di uno di questi think tank – l’American Enterprise Institute – sostiene che “funzionano sempre più come agenzie di pubbliche relazioni”. Ma in questo caso, non sappiamo chi siano i clienti. Come il lobbista Jeff Judson ribadisce entusiasticamente, sono “virtualmente immuni da qualsiasi punizione … l’identità dei finanziatori dei think tank è protetta dall’anonimato”. Un consulente che ha lavorato per i miliardari fratelli Koch [i responsabili della creazione del movimento Tea Party, quello di Oscar Giannino] sostiene che vedono il finanziamento dei think tank “come un modo per ottenere quello che vogliono senza sporcarsi le mani”.

Questo mi era già chiaro, ma negli ultimi giorni ho imparato molto di più. In Think Tank: la storia dell’Adam Smith Institute [Think Tank: the story of the Adam Smith Institute], il fondatore dell’Istituto, Madsen Pirie, fornisce una guida, involontaria ma inestimabile, su come opera realmente  il potere in Gran Bretagna.

Poco dopo la sua fondazione (nel 1977), l’istituto si avvicinò a “tutte le principali aziende”. Circa 20 di loro risposero con l’invio di assegni. Il suo sostenitore più entusiasta fu James Goldsmith, uno degli aspiranti golpisti, una degli speculatori più spietati del suo tempo. Prima di fare una delle sue donazioni, scrive Pirie, “ascoltò con attenzione la descrizione del nostro progetto, i suoi occhi brillavano per la sua audacia e la sua scala. Poi ci fece consegnare dalla sua segretaria un assegno di 12mila sterline [sterline degli anni Settanta!]”.

Fin dall’inizio, giornalisti veterani del Telegraph, Times e Daily Mail offrirono volontariamente i loro servigi. Ogni sabato, in una vineria chiamata “the Cork and Bottle”, i ricercatori di Margaret Thatcher e gli editorialisti e giornalisti del Times e Telegraph incontravano il personale dell’Adam Smith Institute e dell’Institute of Economic Affairs. Durante il pranzo, “pianificavano la strategia per la settimana successiva”. Queste riunioni “coordinavano le nostre attività per massimizzare la nostra efficacia collettiva”. I giornalisti poi si incaricavano di tradurre in editoriali le proposte dell’istituto mentre i ricercatori s’incollavano ai ministri ombra.

Molto presto, riferisce Pirie, il Mail iniziò a pubblicare articoli di sostegno volta che l’Adam Smith Institute pubblicava qualcosa. L’allora direttore del giornale, David English, curava in prima persona la loro stesura ed aiutava l’istituto a migliorare le sue argomentazioni.

[…]

Pirie si prende, tutto o in parte (e fornisce un mucchio di prove a sostegno) il merito della privatizzazione delle ferrovie e di altre industrie, dell’appalto di servizi pubblici a società private, dell’imposta procapite (indipendente dal reddito e quindi favorevole ai ricchi), della vendita di case popolari, delle liberalizzazioni nel campo dell’istruzione e della sanità, della creazione di penitenziari privati e, successivamente, delle politiche fiscali dell’attuale governo Cameron [neoliberista].

Pirie, restando anonimo, scrisse anche il manifesto dell’ala neoliberista del governo Thatcher, “No Turning Back”.

[…]

Successivamente Monbiot stabilisce un parallelo con il think tank neoliberista “Free Enterprise Group”, che ha raccolto il testimone.

“Ancora una volta la stampa ha risposto alla chiamata. Il Telegraph ha commissionato una serie di articoli che promuovono lo stesso desolante programma a base di meno tasse per i ricchi, meno assistenza ai poveri e meno regolamentazione delle attività delle imprese. Un altro articolo sullo stesso giornale, pubblicato una quindicina di giorni fa dal responsabile delle questioni finanziarie dell’istituto Ian Cowie, propone che non sia prevista alcun rappresentanza per chi non paga le tasse. In pratica chi non paga abbastanza tasse sul reddito perderebbe il diritto al voto.

Considero queste persone come gli avanguardisti della destra, mobilitati per sfasciare prima e assumere il controllo poi di un sistema politico che è stato concepito per appartenere a tutti noi. Come sovversivi marxisti, parlano spesso di rompere le cose, di “distruzione creativa”, di spezzare le catene e togliere il guinzaglio. Ma pare che stiano più che altro tentando di liberare i ricchi dai vincoli della democrazia. E al momento stanno vincendo.

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/oct/01/rightwing-insurrection-usurps-democracy

Qui un’altra traduzione in italiano, con il testo completo:

http://znetitaly.altervista.org/art/7947

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Sul potere e le “profezie” dei think tank

http://www.informarexresistere.fr/2012/10/12/la-perniciosa-influenza-planetaria-delle-fondazioni-e-think-tank-degli-stati-uniti/#axzz29HXJDac0

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/15/il-futuro-visto-da-un-think-tank-della-rockefeller-foundation/

Psicopatia, portami via – La gente ce l’ha sotto il naso, ma non la vuole vedere

Romney nega spudoratamente davanti a milioni di Americani di aver detto o scritto cose che ha detto e scritto (il che è facilmente documentabile). Obama, interdetto, perde il confronto (lui, le molte volte che mente, non lo fa con così tanta disinvoltura, non con quel godimento).
Cameron presenta i conservatori inglesi (quelli che hanno tolto l’assistenza ai disabili relegandoli in casa) come “il partito della compassione”.
Serve davvero altro per capire che queste persone sono psicopatiche?
Se vedete una persona di colore, riuscite a chiamarlo “nero” anche se è politicamente scorretto accennare al colore della pelle?
Se uno è un imbecille non si può definirlo tale perché non sta bene e allora non lo è più?

Perché molti trovano così difficile accettare l’idea che una considerevole parte dell’umanità è diversa, è priva di empatia e coscienza e non ci può fare niente?
Un nero è nero, non è bianco. E uno psicopatico è quello che è, non ha scelto lui di essere così. Mentre il nero non è meno innocuo in quanto nero, lo psicopatico si comporta come la sua natura gli detta di comportarsi ed è nocivo per tutti gli altri, inclusi gli altri psicopatici (circa il 3-6% dell’umanità).

“Nel libro di Claude Steiner “l’alfabeto delle emozioni” ci vengono presentate due categorie di persone destinate ad esercitare “potere” nel mondo: gli psicopatici e gli empatici .

Gli psicopatici sono emotivamente “freddi”, non hanno contatto emotivo, sono bloccati nel “sentire”, agiscono senza freni. Possono mentire, rubare, estorcere, manipolare, senza sensi di colpa. Giocano con l’altro, lo usano, lo seducono, lo commuovono in funzione del potere, del possesso, del successo. Per gli psicopatici l’altro è solo un voto, un corpo, una cosa e non una persona. Raccontano verità diverse, giocano con le parole in funzione dell’interlocutore che ascolta. Ciò che è stato detto ieri oggi viene smentito. Tutto è strumentale e strumentalizzato. Hanno una grande capacità di intuire che cosa le persone vogliono sentire, lo dicono senza crederci, ma lo fanno sorridendo. Intuiscono se c’è un prezzo per il quale l’interlocutore è disposto a vendersi . Inventano nemici e traditori su cui indirizzare l’aggressività e le responsabilità degli insuccessi. Nella loro storia personale il cuore non è stato considerato e lo hanno dimenticato. Hanno un grande buco nell’anima, sono insaziabili e tutto ciò che conquistano, strappano, costruiscono, possiedono non placa il loro “vuoto”.

Gli empatici sono attenti ai sentimenti altrui. Cercano di cooperare con gli altri, di ottenere il meglio da sé e dalle persone. Si sentono impegnati a costruire percorsi e relazioni leali, autentiche, emozionalmente oneste. Il politico empatico ascolta il dolore e si è dato un metro con cui misurare i comportamenti: il rispetto del cittadino e dell’avversario. L’empatico è capace di forza e di tenerezza. Sa che il potere è importante e lo considera un prestito. È consapevole che la vita è fragile, che la storia è tragica e cerca di non barare né con l’una né con l’altra. Il politico empatico insegue sogni, ma è libero nel suo procedere. Sa che ogni essere umano ha una dignità sacra e si impegna a non calpestarla. Conosce gli idoli del suo cuore e sente che ha bisogno di guarigione interiore.

Laddove il politico psicopatico distrugge l’empatico costruisce, laddove il politico psicopatico calpesta l’empatico consola e progetta speranze.

Chiaramente l’empatia e la psicopatia sono due estremi. Nessuno è totalmente empatico o psicopatico, ma riconoscere i comportamenti prevalenti in noi e negli altri è un primo passo per capire e cambiare.

Capire quanti psicopatici nel panorama politico italiano detengono posti di potere è una necessità per custodire il futuro. Sono tanti, troppi coloro che avendo problemi in sospeso con la vita sono stati arruolati come classe dirigente dai vari partiti. E sono tanti, troppi i politici psicopatici a cui abbiamo consegnato il nostro consenso”.

http://www.insiemeragusa.it/node/396

Fenomenologia della psicopatia

Indossano sempre delle maschere (metaforiche): in pubblico vanno incontro alle aspettative altrui, per mimetizzarsi meglio (sanno di essere diversi dagli altri). Lo facciamo tutti, ma loro hanno come unico obiettivo la manipolazione del prossimo per realizzare i propri scopi.

Feriscono gli altri ma cercano costantemente di suscitare pietà o sensi di colpa, sentimenti che li avvantaggiano nelle loro manipolazioni.

Non sanno cos’è la coscienza e l’empatia ma la vedono negli altri e si convincono che sia un handicap. Terraformano la società in modo da allinearla alla loro percezione di come debbano andare le cose (vizi diventano virtù, virtù diventano vizi o patologie)

Sono guidati dalla necessità di dominare gli altri in un modo o nell’altro e di accumulare, ingoiare, spinti da un appetito inestinguibile.

Hanno unicamente e sempiternamente i propri interessi in mente.

Sono seduttori nati perché, almeno inizialmente, si conformano perfettamente alle aspettative degli altri. Sono dei camaleonti in forma umana.

Credono di essere più importanti di quello che realmente sono (e si sforzano di convincere gli altri di esserlo). In genere si prendono dannatamente sul serio.

Per difendere la loro credibilità e status gonfiato a dismisura mentono metodicamente.

Se non possono manipolare direttamente qualcuno seminano zizzania, mettono gli uni contro gli altri, diffondendo malelingue e calunnie.

Le loro emozioni (salvo il risentimento, la delusione, la rabbia, la bramosia) sono false e non sono bravi a calibrarle, perché sono privi di empatia, sono come dei principianti assoluti. Esagerano (“lacrime di coccodrillo”) oppure si mostrano singolarmente freddi. Sono spesso fuori luogo.

Non hanno assolutamente alcun riguardo per i sentimenti degli altri e li accusano di reagire sproporzionatamente alle loro azioni.

Sono completamente irresponsabili, privi di rimorsi e scrupoli, non si assumono mai alcuna responsabilità. Se rimpiangono qualcosa, è per non averla ottenuta.

Se chiedono scusa è solo perché la situazione lo richiede per poter continuare a manipolare il prossimo.

Sono amorali e promiscui, incapaci di essere fedeli, vogliono sempre prendere e se danno un po’ e perché sanno di potere ottenere molto di più.

Vivere in mezzo a persone dotate di coscienza è per loro estenuante. Per questo si prendono delle vacanze di completa depravazione. Vogliono sentirsi sporchi, impuri, corrotti, per ripulirsi dei “buoni sentimenti” che sono costretti a subire quotidianamente e che li fanno sentire a disagio. Droghe, prostituzione, pedofilia, abusi e torture possono essere degli ottimi sfoghi.

La loro prospettiva è fissata sul breve termine. Non sono lungimiranti e questo è il loro Tallone d’Achille: vedono la realtà come desiderano vederla, non come è. Prima o poi fanno un passo più lungo della gamba e crollano rovinosamente. È solo una questione di tempo.

Si annoiano facilmente, sono drogati di eccitazione e quindi impulsivi. Il che li rende ancora più vulnerabili all’autolesionismo (es. DSK).

Se non succede prima è perché, di norma, sono molto intelligenti ed abili nella mimesi. Quelli non sufficientemente acuti commettono errori grossolani e finiscono in galera. Gli altri arrivano al potere sfruttando la benevolenza, compassione, altruismo, spirito di sacrificio, devozione, dedizione, ingenuità, idealismo e credulità (imbecillità) dei “normali”. Fregare il prossimo facendo leva sulle sue virtù (che per loro sono debolezze) li fa godere, letteralmente.

Può capitare che fissino gli altri intensamente, come un predatore che mira alla sua preda.

http://fanuessays.blogspot.it/2012/01/golpe-psicopatico.html

La resistibilissima ascesa di Alba Dorata e dell’estrema destra

Per Antonis Samaras la società «nel suo insieme» è minacciata dai populisti dell’estrema sinistra e «da qualcosa che non si era mai visto prima nel nostro Paese: la crescita di un partito dell’estrema destra, si potrebbe dire fascista, neonazista»

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-10-05/grecia-appello-samaras-senza-093428.shtml?uuid=Ab9g5moG

Il vero bersaglio non è l’estrema destra, che rimarrà marginale ed è inchiodata da mesi al 10% nonostante le sue distribuzioni di cibo gratuito.
Il premier Samaras vorrebbe far credere a Greci ed Europei che la Grecia è messa come Weimar e che l’alternativa a chi governa è il “populismo di sinistra” o un nuovo Hitler.

Tuttavia in Grecia, quando i partiti responsabili del disastro saranno finalmente rispediti a casa, andrà al potere Tsipras, che è l’esatto opposto di Hitler e non è più populista di un Roosevelt o di un De Gaulle.

Sinistramente rassomigliante a quella nazista è invece la spietatezza adoperata dalla troika ai danni di milioni di Greci, con la connivenza dei partiti di governo.

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/07/arbeit-macht-frei-cari-greci-quando-lo-capirete/

È la classica strategia neoliberista. Pur essendo un’ideologia assolutamente radicale ed incompatibile con la democrazia, si propaganda come forza moderata che protegge la popolazione dagli estremismi di destra e di sinistra.

Dunque teniamo presente che:

  • Alba Dorata non gode dell’appoggio dell’establishment, a differenza di Hitler;
  • Hitler ha perso di brutto le ultime elezioni prima dell’incendio del Reichstag (-2.000.000 di voti), ma è arrivato al potere per gentil concessione di industria e finanza tedesche;
  • Tsipras, diversamente dai socialdemocratici di Weimar, è percepito come il nuovo che avanza e, diversamente dai comunisti di Weimar, non è percepito come eversivo;
  • Ogni volta che rischiano di perdere, i partiti dell’establishment tirano in ballo la minaccia dell’estrema destra per ricompattare l’elettorato moderato (cf. Sarkozy, Cameron);
  • Le elezioni comprese tra il 2008 ed il 2012 non hanno visto nessuna inesorabile avanzata dell’estrema destra ed è semmai stata la sinistra – in termini di voti e di orientamento al voto – a giovarsi elettoralmente delle folli politiche di austerità imposte all’eurozona;
  • Adesso c’è internet che permette di informare la gente ed ostacolare le manipolazioni: così un altro “incendio del Reichstag”/11 settembre sarebbe immediatamente inteso da milioni di persone come un false flag (un auto-attentato)

Certo, se invece ci convinciamo che nel nostro futuro ci possono essere solo dittature orwelliane à la 1984 e che le forze dell’ordine sono congenitamente fasciste ed irrimediabilmente schierate dalla parte del potere allora non c’è dubbio che riusciremo a far avverare le profezie più cupe.
Ma le cose non stanno così:
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/28/le-rivoluzioni-si-fanno-con-lappoggio-delle-forze-dellordine-la-lezione-spagnola/

Servono meno allarmismi (Samaras dimostra che sono utili allo status quo) e più costruzione di alternative politiche
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/09/25/un-progetto-politico-per-un-mondo-nuovo/

e morali
https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/10/05/la-democrazia-nella-via-lattea-dirittidoveri-di-un-mondo-nuovo/

perché le avanzate si contrastano con le idee, non ingigantendo i successi di formazioni destinate comunque a restare marginali.

Il governo inglese, terrorizzato dai suoi stessi cittadini, si scava la fossa da solo

 

Enrico Franceschini, “Londra verso controllo su web e telefoni”, Repubblica, 1 Aprile 2012

“Il governo prepara nuove misure legislative che renderanno più facili i controlli sulle comunicazioni elettroniche e telefoniche. Occorrerà il mandato del giudice per accedere a contenuti, mentre quantità, durata e destinatari degli scambi saranno sempre accessibili. Le associazioni per i diritti civili protestano: “Diventeremo come la Cina”.

Se non è il Grande Fratello, l’occhio del potere che tutto vede e tutto controlla immaginato da George Orwell nel suo romanzo fantapolitico “1984”, poco ci manca. Il governo britannico sarà in grado di monitorare telefonate, messaggini, email e navigazione su internet di tutti coloro che vivono nel Regno Unito in base a una nuova legislazione che sarà annunciata prossimamente a Londra. In base alla nuova legge, le aziende di comunicazione telefonica e sul web saranno obbligate a fornire informazioni in tempo reale su specifiche domande al Gchq, l’agenzia di spionaggio elettronico della Gran Bretagna. Il ministero degli Interni afferma che l’iniziativa è cruciale per combattere terrorismo e crimine, ma i gruppi per la difesa delle libertà civili si oppongono giudicandola una pericolosa violazione della privacy e dei diritti dell’individuo.

Il precedente governo laburista guidato da Gordon Brown aveva tentato di introdurre norme analoghe, ma era stato bloccato dall’opposizione, allora rappresentata dal partito conservatore. Ora che sono loro a risiedere a Downing street, tuttavia, i Tories sembrano essersi convinti della necessità di simili controlli. La nuova legge potrebbe essere annunciata nel discorso della regina al Parlamento nel maggio prossimo. Il provvedimento, secondo indiscrezioni riportate oggi dalla Bbc e dalla stampa inglese, non consentirebbe allo spionaggio di avere accesso al “contenuto” di email, telefonate e messaggi senza un mandato della magistratura per ogni singola richiesta di indagini; ma permetterebbe al Gchq, potente braccio elettronico dell’intelligence britannica, di identificare con chi è in contatto un individuo, quanto spesso è in contatto e per quanto tempo.

Tali dati “sarebbero necessari per mantenere un flusso costante di informazioni di fronte al cambiamento delle tecnologie di comunicazione”, afferma un comunicato del ministero degli Interni, aggiungendo che la legislazione sarà presentata non appena il governo avrà ricevuto luce verde dagli organismi che hanno la supervisione delle libertà civili, ovvero non appena sarà ritenuto ammissibile e in regola con le leggi vigenti che proteggono i diritti dei cittadini.
Nick Pickles, direttore di Big Brother Watch, un’associazione che fa campagna contro l’eccesiva intrusione dello stato nella vita della popolazione, definisce tuttavia la decisione come “un passo senza precedenti che farà adottare al Regno Unito lo stesso tipo di sorveglianza esistente in un paese autoritario come la Cina”. Si tratta, sostiene Pickels, “di un grave attacco alla privacy e non è affatto chiaro se contribuirebbe alla sicurezza pubblica”. Le prime reazioni sul sito della Bbc sono state in maggioranza negative”.

http://www.repubblica.it/tecnologia/sicurezza/2012/04/01/news/gb_sicurezza_privacy-32570348/?ref=HREC2-6

Ho dato un’occhiata alle reazioni sui forum dei 4 principali quotidiani inglesi. Ecco una selezione dei commenti che hanno ricevuto il maggior numero di “mi piace”.

Questo deve essere un “pesce d’aprile”. Nessun governo potrebbe essere così stupido. Vogliono veramente che il Regno Unito si affianchi all’Iran, alla Cina, ecc. quegli stessi paesi che siamo sempre pronti a criticare?

Questa cosa mi preoccupa davvero molto. Immagino che sia camuffata da metodo per combattere il terrorismo, ma sarà anche utilizzata per tenere sotto controllo le persone contrarie alle politiche della coalizione di governo…e che si troveranno sotto esame ed inserite su una specie di lista, segnalati al datore di lavoro se sono insegnanti o all’amministrazione pubblica se beneficiari di sussidi. Non riesco a credere che stiano dicendo la verità circa gli obiettivi reali di tutto questo.

Più di dieci anni fa, stavo parlando con uno dei tecnici della polizia per la sorveglianza di Internet. Già 10 anni fa il suo avvertimento era allarmante: potevano già vedere tutto quello che facevano tutti. Ogni anno pare che la polizia intercetti oltre 250mila telefonate e molto spesso senza l’autorizzazione di un magistrato. Dunque esiste già questo tipo di monitoraggio, ed è in corso da molti anni, e la prova di questo è di dominio pubblico,  con i frequenti casi giudiziari inerenti le intercettazioni.

Ma allora, a cosa serve veramente questa nuova legge?

La risposta a questa domanda non può che essere spaventosa!

Ci sono molti modi in cui la polizia e il governo possono già guardare la nostra corrispondenza e i nostri fornitori di servizi Internet hanno già accesso ad ogni cosa che facciamo su internet (es. Google). Le domande che dobbiamo porci sono: perché è necessaria questa nuova legge? Perché proprio ora? A quale scopo? Quale sarà l’oggetto di queste nuove leggi che non è già coperto dalle leggi esistenti? L’intera faccenda puzza, soprattutto quando leggiamo in questa stessa pagina un articolo su come i poliziotti vengono istruiti a non fidarsi delle nostre comunità. C’è una crescente mania di controllo, incoraggiata dalla paura di disordini che viene fomentata ai nostri giorni, giorni bui.

Penso che il governo si stia preparando per gli inevitabili disordini che ci aspettano. Sanno che saranno sempre più impopolari con queste misure che  incidono sulle libertà dei cittadini e con l’introduzione di inutili misure di austerità. Semplicemente non gliene frega più niente – la nave è già salpata. Stanno preparando il campo, posizionando i loro pezzi, tutelando i loro interessi. È tempo che gli inglesi si rendano conto che il loro vecchio sistema parlamentare ha cessato di funzionare un bel po’ di tempo addietro. Tutto quello che abbiamo ora è un governo, dietro le mentite spoglie di 3 partiti – dimenticatevi gli altri, non avrebbero mai il permesso di governare il paese con il sistema attuale. Ci abbagliano con le loro false pantomime di litigi e di campagne elettorali, ma alla fine servono gli stessi padroni e prendono ordini direttamente dalle banche, persone e imprese che detengono la maggior parte delle ricchezze qui e all’estero. Finché restiamo a guardare e permettiamo che si consumi questa farsa, ci mentiranno costantemente e faranno qualunque cosa gli passi per la testa.

Messaggi completi che includeranno naturalmente i contenuti dovranno essere conservati per monitorare i dati punto per punto. Le aziende che saranno incaricate di farlo non avranno altra scelta che archiviare tutto su giganteschi database e successivamente decodificare e ricostruire i contenuti punto per punto. Quindi, indipendentemente dalle tutele legali e dei consumatori che vengono promesse, queste sono solo inutili rassicurazioni. Inoltre i giudici ai quali spettano queste decisioni odiernamente tendono a dire sì ad ogni richiesta del genere. Se i dati sono lì sarà tutto potenzialmente oggetto di abusi, prima o poi, perché questa è la natura di coloro che desiderano memorizzarli.

Non importa quali scuse tirino fuori per farlo, tutto questo si riduce al fatto che non si fidano della popolazione di questo paese. Ora, mi chiedo per quale ragione?

L’Occidente sta imponendo democrazia, libertà e capitalismo al resto del mondo, mentre priva i propri cittadini, o sudditi, nel caso del Regno Unito, degli stessi diritti. Mi viene in mente una citazione famosa e così vera: “Nessuno è più schiavo di chi crede erroneamente di essere libero” (Johann Wolfgang von Goethe).

Il partito laburista resta preoccupantemente in silenzio. Pensavo che Ed Miliband [leader del partito laburista] fosse pronto a porre rimedio agli errori del New Labour, incluso l’autoritarismo. È quel che ci aveva detto. Invece, con tutti e tre i principali partiti a sostegno di queste politiche, i presunti rappresentanti del popolo stanno mostrando il loro vero volto di classe dirigente determinata a trattare tutta la popolazione, le persone che si suppone loro debbano rappresentare, come potenziali criminali e nemici dello stato che vanno dominati e controllati, piuttosto che rappresentati.

Non c’è da stupirsi che in questi tempi di crisi il governo senta il bisogno di ogni mezzo a sua disposizione per monitorare e controllare una popolazione eccedente rispetto ai posti lavoro ed alle risorse disponibili.

Tutto converge: il giubileo della Regina, i Giochi Olimpici e la prossima guerra in Medio Oriente: lo scenario perfetto per istituire uno stato di polizia antiterroristico. Con 40mila uomini dell’esercito e delle forze di polizia attesi per le strade di Londra durante le Olimpiadi e batterie di missili nel Tamigi e quant’altro, è abbastanza chiaro che ci stiamo preparando per qualcosa di molto brutto. “Sigilliamo Londra” si trasforma in “Sigilliamo la Gran Bretagna”, un sistema di sorveglianza permanente, decisamente in linea con le previsioni di Orwell.

Occorre contrastare questa cosa. Abbiamo già più telecamere a circuito chiuso a testa di qualsiasi altro paese al mondo (più della Cina o della Corea del Nord), e ora vogliono ascoltare tutte le vostre chiamate, leggere le vostre e-mail e messaggi di testo e controllare ciò che si sceglie di guardare su internet. Non solo, possono già tracciare il vostro abbonamento per i mezzi di trasporto pubblico, con registrazioni video e AUDIO (molte persone non lo sanno!) negli autobus, nella metropolitana e sui treni. La prossima volta che salite su un autobus, date un’occhiata a quante telecamere a circuito chiuso ad alta definizione ci sono. È veramente spaventoso.

Se faranno passare questa legge, insieme con il piano del sindaco di Londra per prevenire ogni sciopero, allora saremo a buon punto nella creazione di un nuovo stato fascista – in cui il governo e gli interessi aziendali prevalgono sulla democrazia e l’opinione pubblica.

Questo tipo di politica ha funzionato davvero bene nella ex Germania orientale.

Ci sono forze oscure al lavoro nel nostro governo. “Servizi”, come la polizia e i servizi segreti hanno interrotto una tradizione di servizio pubblico e cercano di essere i nostri padroni. Questa non è semplicemente una questione di privacy, è molto più seria. È la questione di quale forma di governo abbiamo, se torniamo a credere nelle virtù della democrazia liberale, o se invece discendiamo nella tirannide. Non è nulla di iperbolico, né ridicolo. Sta succedendo. È così che le società si trasformano in tirannie.

Sono stato un poliziotto per 20 anni. Tutto questo è malvagio, sbagliato, folle. Mi vergogno di essere britannico, oggi.

“La questione non è se sei paranoico, la questione è se sei sufficientemente paranoico” (Max, Strange Days).

Ora saremo in grado di tener testa alla Cina ed all’Iran. Non siamo troppo lontani da uno stato di sorveglianza ed uno totalitario, dove l’auto-censura ed il  controllo del pensiero calpestano la libertà di espressione e l’autonomia di giudizio. Se questo è ciò che è necessario per combattere il terrorismo (ancora una volta, torna fuori la classica giustificazione) allora gli altri hanno già vinto e noi abbiamo perso.

Tutto quello che decisioni come questa ci dicono è che lo Stato ha sempre più paura dei suoi cittadini, il che significa che lo Stato sta facendo qualcosa di sbagliato e sa che la cittadinanza potrebbe coglierlo con le mani nel sacco e che ci sarebbe l’inferno in terra se ciò accadesse. Quindi tutti devono essere monitorati in modo tale che le persone sbagliate siano fatte star zitte e che le voci di quelle giuste trovino ampia risonanza.

Queste non sono le azioni di un governo democratico. Questa demolizione della tutela della vita privata è cominciata negli Stati Uniti ed ha ormai raggiunto uno stadio in cui chiunque può essere sorvegliato in base ai capricci del Grande Fratello, può essere catturato e portato via dalla sua casa e famiglia senza un giusto processo e può essere incarcerato a vita senza che sia formulata un’accusa e senza che possano disporre di un avvocato.

Il caso del commentatore su Twitter che è stato processato per aver pubblicato una battuta in stato di ubriachezza è assolutamente spaventoso. Era ovviamente uno scherzo – i terroristi, di norma, non pubblicano i loro piani su Twitter. Quindi questo caso è stato un monito rivolto a tutti. Queste iniziative non faranno nulla per prevenire il terrorismo, questa scusa è semplicemente una cortina di fumo. Sono state pensate precisamente per eliminare i diritti personali, quei diritti che decine di milioni di nostri nonni hanno dato la vita per preservare.

Per approfondire:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/02/29/gustavo-zagrebelsky-sul-nuovo-ordine-mondiale-e-lapocalisse/

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/21/utah-2013-dal-grande-fratello-allimmenso-fratello/

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/02/27/cose-il-grande-fratello/

Il New York Times prepara il terreno per il prossimo 11 settembre – dove sono Kennedy e Kruscev quando ne hai bisogno?

Mentre Obama e Cameron si alternano nel dichiarare al mondo di non volere una guerra che i loro rispettivi paesi stanno preparando da anni, un “gioco di guerra”, ossia una simulazione strategica del Pentagono, ha mostrato che un attacco israeliano all’Iran scatenerebbe una guerra regionale più e ampia che potrebbe coinvolgere gli Stati Uniti, se gli Iraniani lanciassero i loro missili contro le numerose navi da guerra americane stazionate nel Golfo Persico, causando la morte di centinaia di soldati americani. A quel punto partirebbe la rappresaglia degli USA contro i siti nucleari iraniani, completando l’opera dell’aviazione israeliana, che non è in grado di fare tutto da sola [in realtà è tutto da dimostrare che l’aviazione riesca anche solo a scalfire il programma nucleare iraniano senza perdere gran parte degli aerei inviati, NdR]. In ogni caso il programma atomico sarebbe ritardato di solo un paio di anni, salvo un impegno americano ancora più massiccio, che dovrebbe essere autorizzato da Obama.

A questo punto, il New York Times reintroduce il classico motivo della rappresaglia terroristica iraniana, spiegando che ci sono esperti che valutano improbabile un contrattacco iraniano diretto esplicitamente contro le forze armate statunitensi, che fornirebbe un facile pretesto per un intervento americani. Per qualche “bizzarra” ragione, questi asseriti “esperti”, ritengono che sia più probabile un’offensiva iraniana per mezzo di autobombe fatte esplodere in diverse capitali mondiali [sembra che ci debbano condurre per mano: “se A, allora B e poi C e quindi D…se non avete capito ve lo ripetiamo tutte le volte che serve, finché non vi è entrato in testa”, NdR] e fornendo esplosivo ad alto potenziale ai talebani da usare contro le truppe NATO [il che autorizzerebbe l’invasione via terra dell’Iran da parte delle truppe NATO: c’è di mezzo anche il nostro contingente in “missione di pace” di circa 4mila effettivi! NdR].

Tuttavia, precisa il NYT, la mano iraniana in questi attentati e forniture sotto banco si vedrebbe lontano un miglio e quindi i dinieghi e le smentite degli Ayatollah non convincerebbero nessuno.

Io invece credo che le cose andranno diversamente. L’ultimo sondaggio globale, del 2008, aveva mostrato che una maggioranza di persone nel mondo non crede alla versione ufficiale dell’11 settembre, e penso che quella percentuale sia via via aumentata, a misura che sempre più persone hanno preso coscienza delle menzogne riguardanti la Libia:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/21/menzogne-sulla-libia-preludio-alle-menzogne-sulla-siria/

e Kony 2012:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/12/kony-2012-la-stucchevole-pornografia-umanitaria-i-bambini-pensate-ai-bambini/

e hanno scoperto l’esistenza dell’operazione Northwoods:

http://www.informarexresistere.fr/2011/12/23/operazione-northwoods-11-settembre-2001-falso-attentato-iraniano-del-2012/#axzz1pkJAZiL8

Dunque non vedo come si possa credere che questo ammaestramento da parte dei media globali rispetto a quel che dobbiamo attenderci nelle prossime settimane o mesi possa andare in porto. Tutto è troppo palesemente pilotato, come al tempo dell’attacco in Iraq (falsità su armi di distruzione di massa e legami con Al Qaeda). Inoltre la gente è allo stremo per via della crisi economica, ha dimostrato che il caos siriano non è sufficiente a mobilitarla e perciò qualunque analista realistico potrebbe facilmente prevedere che le cose non andranno secondo copione e che ci saranno dapprima manifestazioni di massa senza precedenti per bloccare questa guerra demente (psicopatica) e poi sommosse diffuse.

La linea del NYT è ormai da tempo fermamente collocata nel campo interventista. L’articolo si chiude con queste “ultime parole famose”, degne della propaganda di regime: “Le stime dei servizi segreti israeliani, corroborate da studi accademici, hanno messo in dubbio l’ipotesi diffusa che un attacco militare contro gli impianti nucleari iraniani potrebbe scatenare una catastrofica serie di eventi, come una conflagrazione regionale, diffuse azioni terroristiche e altissimi prezzi del petrolio”. “Una guerra non è un picnic”, ha detto il ministro della Difesa Ehud Barak a Radio Israele nel mese di novembre. Ma se Israele si sente costretto ad agire, potrebbe far fronte alla rappresaglia: “Non ci saranno 100.000 morti, o 10.000 morti, o 1.000 morti. Lo stato di Israele non sarà distrutto”:

http://www.nytimes.com/2012/03/20/world/middleeast/united-states-war-game-sees-dire-results-of-an-israeli-attack-on-iran.html?pagewanted=2&_r=1

La Storia dimostrerà che quest’uomo e il resto della combriccola sionista non era meno folle dei responsabili dell’attacco a Pearl Harbor o della decisione nazista di attaccare l’Unione Sovietica prima di aver sconfitto il Regno Unito. Se il governo e la destra nazionalista non controllassero direttamente o indirettamente quasi tutti i media israeliani ciò non sarebbe possibile. Come i Tedeschi erano massicciamente contrari alla Seconda Guerra Mondiale, così lo sono gli Israeliani, che diventano ancora più scettici nel caso in cui dovesse mancare l’appoggio militare americano. Solo un quarto degli Americani vuole questa guerra.

Purtroppo, invece di Kennedy e Kruscev, ci troviamo un Kennedy abortito (Obama), che dal suo predecessore ha imparato che lavorare per la pace e la prosperità è cagionevole per la salute, una Hillary Clinton che lancia ultimatum un giorno sì ed uno no,

http://www.tmnews.it/web/sezioni/esteri/PN_20120314_00004_NE.shtml

ed un Ahmadinejad, ferito nell’orgoglio mascolino dalla sconfitta elettorale, che sta perdendo il controllo della situazione, o sta bluffando, oppure si sta giocando il tutto per tutto:

“Ciò che più ha irritato i parlamentari iraniani, però, è stato l’atteggiamento arrogante con cui Ahmadinejad si è presentato in aula, assieme a otto ministri del suo governo. A un certo punto, ha provocatoriamente detto ai parlamentari che lui stesso avrebbe potuto suggerire “domande migliori” di quelle che gli sono state rivolte e che sarebbe stato contento di “condividere barzellette” con i deputati, perché “quelli che hanno preparato queste domande sono tra coloro che hanno avuto una laurea solo premendo un bottone”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/15/iran-ahmadinejad-parlamento-negata-ogni-divergenza-khamenei/197500/

E, in fondo al tunnel dell’austerità neoliberista, già si scorge la nostra sorte…

a cura di Stefano Fait

 

Kendell Geers and K.O. Lab: T/Error, B/Order and D/Anger, 2003

Bisogna proseguire su questa strada, non c’è possibilità di uscire da questo sentiero più virtuoso e responsabile che abbiamo intrapreso…Ci impegnamo ad avere anche nella Costituzione il pareggio di bilancio. Non possiamo che continuare su questa strada. Le misure che vengono definite di austerità sono state imposte da una situazione molto delicata, come la crisi del debito sovrano in Europa, anche se le cause e le dimensioni della crisi economica sono molteplici. Ci muoviamo in questo orizzonte, sapendo che è il 2012 già è e sarà un anno difficile per le nostre economie.

Giorgio Napolitano, 20 marzo 2012

Quello che certamente si verificherà sarà una recessione dell’Area e il default della Grecia, con la possibilità che Atene arrivi all’abbandono dell’euro. Niente di tutto ciò renderà la vita facile al Portogallo.

Paul Krugman, Nobel per l’Economia, 28 febbraio 2012

Benché l’austerità non dia frutti, la risposta politica è quella di chiederne sempre di più. La crisi vede vacillare paesi come Spagna e Irlanda, che prima della crisi avevano avanzi di bilancio.

Joseph Stiglitz, Nobel per l’Economia, 7 marzo 2012

A me sembra che l’impostazione sindacale di Landini, che parte dai principi (repubblica imperniata sul lavoro, diritto di ogni cittadino al lavoro) piuttosto che dalle leggi naturali (domanda, offerta, libero scambio)…sia una scheggia di quel sindacalismo che prevaleva nell’Italia del dopoguerra, figlio dell’estremismo di sinistra.

Piero Ottone, Repubblica (un quotidiano che si diceva di sinistra), 22 marzo 2012

Notare la perla: ai principi costituzionali Piero Ottone antepone le “leggi naturali” (?), che poi sarebbero quelle del più forte ma detto in modo più algido, dimenticando che è proprio per difendersi da questo che i principi cui fa riferimento Landini sono stati scritti in Costituzione.La gente accetta per auto-evidenti affermazioni che sono tali solo perché appartengono al filone di pensiero prevalente. Mala tempora.

Mauro Poggi, 22 marzo 2012

L’incidenza dell’HIV / AIDS tra i tossicodipendenti per via endovenosa nel centro di Atene è aumentata del 1250% nei primi 10 mesi del 2011 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo il capo di Medici Senza Frontiere Grecia, mentre la malaria sta diventando endemica nel sud del paese per la prima volta dopo il regime dei colonnelli.

Reveka Papadopoulos ha detto che, in conseguenza di tagli selvaggi al bilancio del servizio sanitario nazionale, comprese pesanti perdite di posti di lavoro e una riduzione del 40% dei finanziamenti per gli ospedali, l’assistenza pubblica greca “è stremata, se non a pezzi. Vediamo indicatori molto chiari di un sistema che non regge”. I pesanti e miopi tagli di bilancio sono coincisi lo scorso anno con un aumento del 24% della domanda di servizi ospedalieri perché le persone non possono più permettersi la sanità privata. L’intero sistema si sta deteriorando. L’aumento straordinario dell’HIV/Aids tra i tossicodipendenti, causato soprattutto della sospensione o cancellazione del programma di distribuzione di siringhe, è stato accompagnata da un incremento del 52% nella popolazione generale. “Stiamo inoltre assistendo per la prima volta in Grecia alla trasmissione tra madre e figlio. Qualcosa che siamo abituati a vedere nell’Africa sub-sahariana, non in Europa. Poi c’è la ricomparsa della malaria endemica in varie parti della Grecia, in particolare il sud. “La malaria è curabile, non dovrebbe diffondersi se il sistema funziona”.

http://www.guardian.co.uk/world/blog/2012/mar/15/greece-breadline-hiv-malaria

L’austerità uccide ed infligge il colpo di grazia ad economie stagnanti.

Herbert Hoover nell’America della Depressione e Arnold Schwazenegger in California hanno già dato ampia dimostrazione degli effetti dell’austerità neoliberista. Un altro politico che adottò la stessa strategia in un’analoga situazione fu il cancelliere di Weimar Heinrich Brüning: dopo di lui arrivò al potere Hitler, sull’onda del disastro economico prodotto dai suoi tagli alla spesa pubblica. Chi predica il dogma dell’austerità (incluso Napolitano) non può essere in buona fede. Lo ripeto: Napolitano e Monti non possono non sapere che stanno distruggendo l’economia italiana. Il loro è, necessariamente, un piano consapevole (è comunque anche possibile che Napolitano sia semplicemente troppo ignorante o senile per capire cosa sta succedendo). Monti, Cameron, Merkel, Sarkozy, Papademos, ecc. sono i Brüning dei nostri tempi.

È indispensabile fare un buon lavoro di sensibilizzazione perché il deterioramento degli standard di vita spingerà molte persone normalmente apatiche a prendere posizione e protestare contro un sistema sempre più iniquo. Questi milioni di persone, catapultate improvvisamente sul palcoscenico della storia, saranno un boccone prelibato per i demagoghi e potrebbero cadere nella trappola dell’estremismo di destra.

Sono giunto alla conclusione che il piano dell’élite sia appunto questo, perché, lo ripeto, è impossibile che non abbiano appreso neppure i rudimenti della storia economica. La crisi economica e l’attacco israeliano all’Iran saranno impiegati per demolire lo stato di diritto democratico e, se non li fermeremo in tempo, instaurare qualcosa di molto diverso e di molto minaccioso.

A questo proposito, riporto una fantastica analisi di Blicero:

“La parola che definirà il 2012 è principalmente una: austerità. La crisi azzanna le economie, il corpo della società è malato, la recessione incombente: l’unica soluzione è ingurgitare il pesante cocktail di tagli alla spesa pubblica, aumenti di tasse, esuberi, licenziamenti di massa e benzina a prezzi greci. Certo, i sacrifici – assicurano alteri e sobri i nostri politici/governanti – saranno durissimi. Ma alla fine la crescita sboccerà di nuovo, e la prosperità, dopo il carpet-bombing di misure di austerità, tornerà a scoccare e risuonare impetuosa in tutti i cieli d’Europa.

Giusto? Non proprio. Se si guarda alla storia dei programmi di austerità degli ultimi 90 anni si nota esattamente l’inverso: svolte autoritarie, feroci scontri  di piazza, tensione sociale, massacri, colpi di stato, rovesciamenti di governi e l’ascesa di regimi dittatoriali. Il paperAusterity and Anarchy: Budget Cuts and Social Unrest in Europe, 1919-2010” scritto da Jacopo Ponticelli e Hans-Joachim Voth1 rileva in maniera scientifica la correlazione tra austerità e instabilità politica e sociale.

In “Austerity and Anarchy” i due studiosi individuano cinque diversi tipi di instabilità (manifestazioni contro il governo, riots, assassinii, scioperi generali e tentativi di rivoluzione) in Europa nel periodo 1919-2009. Gli indicatori sono assommati e aggregati in una variabile chiamata CHAOS. Nella prima immagine, come si vede, gli anni antecedenti/successivi alla seconda guerra mondiale, gli anni ’70 e la fine anni ’80/inizio anni ’90 sono estremamente turbolenti.

 

(Grafico #1: Numero di incidenti in Europa, 1919-2009. Fonte: Ponticelli, Voth, “Austerity and Anarchy: Budget Cuts and Social Unrest in Europe, 1919-2010″)

Nella seconda immagine le barre indicano il numero di incidenti per anno e Paese. Più la barra diventa scura, più i tagli alla spesa pubblica sono massicci. Una volta che i tagli raggiungono il 2% del PIL, l’instabilità aumenta esponenzialmente. Quando i tagli arrivano al 5% del PIL vuol dire una cosa soltanto: Grecia odierna – e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

(Grafico #2: Disordini e tagli al budget. Fonte: Ponticelli, Voth, “Austerity and Anarchy: Budget Cuts and Social Unrest in Europe, 1919-2010″)

Il programma di austerità più catastrofico della Storia è sicuramente quello della Repubblica di Weimar, portato avanti nel pieno della Grande Depressione (tra il 1930 e il 1932) dal “cancelliere della fame” Heinrich Brüning. Dopo aver appreso i fondamenti dell’austerity durante il dottorato alla London School of Economics, il cancelliere era fortemente supportato nel suo piano dai big dell’industria tedesca. Ma dopo due anni di austerità la situazione era degenerata: Brüning sospese di fatto la democrazia parlamentare e governò a colpi di decreti emergenziali; la disoccupazione raddoppiò dal 15% del 1930 al 30% del 1932; la miseria dilagò; le proteste si fecero sempre più violente; e le milizie paramilitari e i nazisti acquisirono un potere sconfinato. Brüning fu infine costretto a dimettersi, e nel 1933 salì al potere un certo Adolf Hitler.

Un altro interessante caso di studio sull’efficacia dei programmi di austerità è la Lituania dei primi anni ’90. L’URSS era appena collassata e la piccola repubblica sovietica cercava di sganciarsi definitivamente dall’orbita del Cremlino, anche e soprattutto sul versante economico. Per fare ciò, il governo lituano si rivolse all’economista Larry Summers (ex Segretario del Tesoro sotto Clinton ed ex presidente del National Economic Council sotto Obama), che prescrisse la solita medicina dell’austerità per la transizione dall’economia pianificata al libero mercato. I risultati? Disoccupazione alle stelle, corruzione galoppante, una popolazione che addirittura rimette al potere i comunisti (nel 1992, appena due anni dopo la dichiarazione di indipendenza dalla Russia) ed il più alto tasso di suicidi del mondo. Nel 1990, infatti, in Lituania il tasso era fermo a 26.1 persone su 100.000; dopo appena cinque anni era schizzato a 45.6 su 100.0002.

(Grafico #3: Suicidi in Lituania, 1986-1996. Fonte: Haghighat, “Psychiatry in Lithuania: the highest rate of suicide in the world” in “The Psychiatrist”)

[…].

I programmi di austerità non sono stati sperimentati solo in Europa. Nel paperTightening Tensions: Fiscal Policy and Civil Unrest in Eleven South American Countries, 1937-1995”, Hans-Joachim Voth analizza la corrispondenza tra le misure di austerità e l’instabilità politico-sociale in undici stati sudamericani nel periodo 1937-1995. Il risultato della ricerca, scrive Voth, “mostra una chiara e positiva correlazione tra austerità e instabilità”.

Il caso più eclatante del fallimento dell’austerity è quello venezuelano. Nel febbraio 1989 Carlos Andres Perez venne eletto presidente del Venezuela promettendo di combattere il piano di austerità che il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale volevano somministrare al suo paese. Ad appena tre settimane dall’elezione, però, Perez tradì le promesse e impose quegli stessi programmi a cui si era pubblicamente opposto. Le proteste furono massicce, la repressione cruenta: dopo aver dichiarato la legge marziale e sospeso la Costituzione, i reparti speciali della polizia trucidarono a Caracas circa tremila persone (i venezuelani chiamano il massacro “Caracazo”). In definitiva, il programma di austerity venezuelano aumentò esponenzialmente la povertà, fece esplodere la corruzione, rese incredibilmente ricco il solito ristretto club di oligarchi e nel 1992 portò ad un fallito tentativo di golpe da parte di Hugo Chavez. Perez, accusato di peculato e malversazione, venne destituito nel 1993 dalla Corte Suprema del Venezuela e fuggì a Miami, dove è morto il 25 dicembre del 2010.

 

(Grafico #4: Rivolte e Assassinii in Sud America, 1937-1995. Fonte: Voth, “Tightening Tensions: Fiscal Policy and Civil Unrest in Eleven South American Countries, 1937-1995″)

 

(Grafico #5: Rivoluzioni e Manifestazioni in Sud America, 1937-1995. Fonte: Voth, “Tightening Tensions: Fiscal Policy and Civil Unrest in Eleven South American Countries, 1937-1995″)

L’idea della “naturalizzazione de-politicizzata”3 della crisi sembra essere irrimediabilmente passata. Se vogliamo tornare a crescere, in parole povere, dobbiamo ingoiare l’amara pillola, rinunciare alle nostre pensioni, accettare di buon grado i tagli agli stipendi, accogliere con spirito di sacrificio lo smantellamento dello Stato sociale, chiudere un occhio sulle chiusure delle fabbriche, delle aziende e credere ciecamente nei vari pacchetti Salva-Qualcosa e Cresci-Qualcosa.

Il punto è che le misure di austerità non sono, come propugnano certi economisti e policy makers, l’unica & imprescindibile soluzione per imboccare nuovamente la retta via fiscale. La storia recente è lì a dimostrarlo: l’austerità non ha fatto altro che deprimere l’economia dei paesi che l’hanno adottata e ha risucchiato le società in una spirale di caos e disordine. “Ad eccezione della Germania, tutti i governi europei si stanno facendo in quattro per dimostrare ai mercati che non esiteranno a fare quello che è necessario – ha dichiarato tre giorni fa al New York Times Charles Wyplosz (professore di economia al Graduate Institute di Ginevra), riferendosi ai pacchetti di austerity approvati in questi ultimi mesi – Con questo tipo di politica stiamo andando dritti contro un muro. È follia pura”.

Quando si dice che l’alternativa all’austerità semplicemente non esiste, è una menzogna. Le misure di austerity sono una precisa scelta politica. Non è qualcosa che piove dall’alto. E non è nemmeno una catastrofe inevitabile come un terremoto, uno tsunami o un libro di Fabio Volo. Piuttosto, è la consapevole decisione di sfracellarsi contro un muro con una macchina senza l’airbag di serie”.

Sono lieto di non essere ebreo e ce la metterò tutta per essere un giusto

di Stefano Fait

E lo spirito di Cesare, vagante in cerca di vendetta, con al suo fianco Ate uscita infocata dall’inferno, entro questi confini con voce di monarca griderà “sterminio!” e scioglierà i mastini della guerra, così che questa infame impresa ammorberà la terra col puzzo delle carogne umane gementi per la sepoltura.

William Shakespeare, Giulio Cesare, Atto 3, Scena 1

Bill Clinton è stato crocifisso per le bugie dette nella sua storia boccaccesca. Bush e Blair, per la guerra costruita su prove falsificate, no. Nessuno ne parla più. […] Hanno vinto la guerra, ma se l’avessero persa, loro, i loro consiglieri e gli affaristi che li spingevano, sarebbero davanti a una Corte penale internazionale.

Gustavo Zagrebelsky, “La felicità della democrazia: un dialogo”, 2011, p. 78.

Vari governi israeliani hanno pensato di poter controllare gli Stati Uniti grazie alla lobby sionista e a certe operazioni del Mossad. Netanyahu e gli altri falchi del suo governo sono forse gli ultimi a continuare a credere che sia così. Al contrario, Israele resterà solo e gli Ebrei saranno incolpati di tutte le conseguenze dell’armageddon, che includeranno anche lo sfacelo dell’economia globale. Occorre capire che quest’ultima era comunque condannata. Il forte rallentamento cinese è una “buona notizia”, perché consente alla Cina di mantenere una crescita sostenibile. Peccato che i mercati la pensino diversamente, che gli stessi dirigenti cinesi siano allarmati, perché temono rivolte di massa, e che la contemporanea contrazione dell’economia brasiliana sia una chiara indicazione di ben altre dinamiche. I continui, massicci interventi della Fed per tenere in vita la boccheggiante economia americana con la creazione di bolle sempre più grandi, destinate ad esplodere sempre più fragorosamente, sono presentati come “ripresa”:

http://www.rischiocalcolato.it/2012/03/marc-faber-la-fed-e-il-peggiore-previsore-economico-che-si-possa-immaginare.html

 “La Grecia è stata salvata e con essa l’eurozona”, ci spiegano, ma la realtà, ancora una volta, è molto differente:

http://mauropoggi.wordpress.com/2012/03/18/sapr-litalia-combattere-per-lautodeterminazione-della-grecia/#comment-54

https://versounmondonuovo.wordpress.com/category/crisi-generata/

Questi stessi analisti, naturalmente, si affanneranno a spiegarci che, se non fosse stato per la dissennatezza di Israele (cf. lobby sionista), tutto sarebbe andato bene. Gli Ebrei sono sempre un eccellente capro espiatorio. Per questo sono lieto di non essere ebreo.

NETANYAHU VUOLE LA SUA GUERRA GLORIOSA E L’AVRÀ

Il 5 marzo scorso il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è recato a Washington per portare a casa due risultati: il riconoscimento che il programma nucleare iraniano è il principale problema mondiale e il permesso di procedere con l’attacco preliminare. Tornato in Israele, ha dichiarato di esserci riuscito. Anche il quotidiano israeliano più severamente critico di Netanyahu, Haaretz, ha ammesso, in un editoriale, che è possibile che Netanyahu abbia ricevuto il benestare americano, in forma confidenziale:

http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/netanyahu-is-preparing-israeli-public-opinion-for-a-war-on-iran-1.418869

Finora ad Israele è sempre andata bene, ma questa volta il boccone è troppo grosso. Anche se gli andasse bene, le cose si metterebbero molto male, perché i suoi nemici si moltiplicherebbero, non solo in Iran e nel mondo arabo:

http://www.haaretz.com/print-edition/opinion/a-tale-of-success-and-darkness-in-iran-1.419272

Gli alti comandi dell’esercito hanno spiegato a Netanyahu che l’aviazione israeliana potrebbe ritardare di qualche mese, al massimo un anno, il programma nucleare iraniano: “Se riceveremo l’ordine, lo faremo, ma non abbiamo alcuna capacità di colpire il programma nucleare iraniano in modo significativo”:

http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,2105434,00.html

L’ordine arriverà, perché Netanyahu & co. vogliono regolare i conti contemporaneamente con Hamas, Hezbollah, l’Iran e la Siria:

http://www.haaretz.com/print-edition/news/israeli-official-iranian-military-experts-operating-in-gaza-sinai-1.419428

Iran e Siria, però, si trovano sotto la protezione russa e Putin – e con lui l’establishment russo e l’elettorato russo – ha espresso in termini inequivocabili la sua determinazione a non cedere di un millimetro. Per questo Israele si sta cacciando in un vicolo cieco, o forse in una trappola.

Lo sa bene Amos Oz, che ha interrotto il suo silenzio sulla politica israeliana per denunciare la testardaggine del suo governo:

“Invece di addivenire ad un accordo con l’Autorità palestinese, si stanno eccitando a vicenda all’idea di un attacco all’Iran. Un attacco all’Iran non sarà di grande utilità, perché non si può bombardare la conoscenza e non si può bombardare la motivazione, e gli iraniani hanno sia la conoscenza sia la motivazione per fabbricare armi nucleari. Anche se un attacco contro l’Iran rinviasse la costruzione di armi nucleari per un anno o due, farà crescere a dismisura il desiderio di usarle. Durante la prima guerra in Libano, [il primo ministro Menachem] Begin parlava di “Hitler nascosto in un bunker a Beirut”. A quel tempo scrissi un articolo intitolato “Hitler è già morto, signor Primo Ministro”. Quel che c’era scritto in quell’articolo ora lo indirizzo a  Netanyahu. Chi paragona l’Iran di oggi a Hitler, ed Israele ad Auschwitz, sta commettendo un atto che è anti-sionista e demagogico, incoraggia le persone a emigrare da Israele e dissemina isteria. Mi chiede se sono preoccupato? Non sono solo preoccupato. Ho paura. Vedo processi e tendenze che minacciano tutto quello che mi è più caro, e anche l’esistenza dello Stato di Israele”.

http://www.haaretz.com/weekend/magazine/amos-oz-i-get-up-in-the-morning-and-ask-what-if-1.418823

Fa molto bene ad essere spaventato. Il suo primo ministro eccita le folle dei fondamentalisti cristiani, che a loro volta esaltano il ruolo degli Ebrei d’Israele, perché senza di loro non ci sarebbe l’Armageddon ed il successivo ritorno del Messia. Vale la pensa di notare che questi stessi fondamentalisti credono che alla fine dei tempi (che giudicano molto prossima), gli Ebrei dovranno convertirsi o essere sterminati:

http://www.haaretz.com/print-edition/news/waiting-for-the-messiah-netanyahu-addresses-evangelical-christian-gathering-in-jerusalem-1.419432

OBAMA VUOLE LA SUA GUERRA GIUSTA E L’AVRÀ

Ultimamente un tema dominante dei media anglo-americani è l’insistenza con la quale Obama, Harper e Cameron sconsigliano Israele dall’attaccare l’Iran. Quel che potrebbe sfuggire all’opinione pubblica è che nessuno di loro ha detto che questa guerra non va fatta. La guerra, infatti, si farà. Israele è una “portaerei inaffondabile” in Medio Oriente, dal punto di vista statunitense (parole di un funzionario americano) e questa è la ragione per cui gli Stati Uniti hanno investito così massicciamente per potenziare la sua economia e il suo armamento. Dopo il crollo dell’impero britannico la creazione di Israele è servita a coprire un vuoto in quell’area così decisiva per l’egemonia globale. Perciò l’unica divergenza non riguarda se fare la guerra, ma quando farla. Quando il secondo canale israeliano riporta che i funzionari statunitensi hanno riferito di essere stati informati che la decisione di attaccare l’Iran è già stata presa, non fa dunque una rivelazione sconvolgente. L’incontro Obama-Netanyahu era puro teatro. Il 5 marzo non si è deciso niente: era già stato deciso tutto con largo anticipo. Ci si è limitati ad ufficializzare una decisione già presa: le potenze occidentali hanno già deciso di scatenare la Terza Guerra Mondiale e resta solo qualche incertezza sulla data. Israele pretende che inizi prima dell’estate, perché dopo quel periodo l’Iran riuscirà a mettere al sicuro i suoi impianti. Obama e Cameron vogliono attendere che l’opinione pubblica internazionale si convinca che tutte le strade sono state tentate e che l’Iran se le è cercate, senza farne una vittima. Se nel frattempo cade pure Assad, tanto meglio.

Ciò che è importante tenere a mente è che Obama non solo non ha detto ad Israele di non attaccare, ma non l’ha neppure minacciato di eventuali tagli ai finanziamenti o addirittura sanzioni nel caso in cui l’avesse fatto. Il dissenso, come lo stesso Obama ha ammesso, è solo di natura tattica, non strategica. Così Netanyahu se n’è tornato in patria con quella che considera carta bianca.

Di conseguenza, se Israele attaccherà preventivamente l’Iran in solitaria, anche Obama, Cameron, Harper e Sarkozy saranno responsabili di tutto quello che avverrà in seguito. Andrebbero processati e condannati assieme a Netanyahu e Barak per crimini contro l’umanità (cf. Zagrebelsky su Bush e Blair).

 

UCCIDERE I CIVILI IRANIANI PER POTERLI MEGLIO AIUTARE

I civili iraniani (e pachistani e indiani) che saranno uccisi dalle nubi radioattive non sono gli stessi che l’Occidente dovrebbe liberare dal dispotismo teocratico? Si deve ogni volta distruggere un paese per liberarlo? Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, Iran…Africa orientale?

http://www.nigrizia.it/sito/notizie_pagina.aspx?Id=9441&IdModule=1

I GIORNALISTI ISRAELO-AMERICANI E LA PROPAGANDA SIONISTA

Com’è possibile che l’opinione pubblica americana dia così tanto peso agli allarmismi e alla propaganda bellica di giornalisti come Jeffrey Goldberg, Ronen Bergman, David Gregory, Andrea Mitchell e Robert Siegel, che hanno tutti la doppia cittadinanza statunitense ed israeliana o, se non ce l’hanno, potrebbero ottenerla senza troppe difficoltà? Perché non dà lo stesso peso alle obiezioni di Glenn Greenwald, un altro giornalista ebreo americano che sta cercando di fare quel che moltissimi intellettuali ebrei hanno fatto nella storia, ossia servire lealmente il loro paese e la loro coscienza? Forse perché i media americani sono in combutta con i sionisti per spianare la strada all’intervento americano? Cosa succederà alle redazioni di questi media quando gli statunitensi capiranno di essere stati presi per i fondelli da uno staterello prussiano-spartano che fa il bullo con i più piccoli perché ha le spalle coperte dal fratello maggiore?

I GIOCHI OLIMPICI E LA MINACCIA TERRORISTICA

Brian Williams, giornalista direttore dell’NBC Nightly News (MSNBC) ha domandato al primo ministro britannico David Cameron se non sia incauto ospitare i giochi olimpici di Londra nel corso di una possibile azione militare israeliana contro l’Iran, suggerendo l’ipotesi di un attacco terroristico di rappresaglia in una città inglese. Cameron risponde: “ho molta fiducia nel fatto che li faremo qualunque cosa accada”.

Chi segue il mio blog sa che sospetto che l’attentato arriverà – e forse non solo nel Regno Unito – perché i leader dei paesi NATO hanno bisogno di un casus belli:

http://www.informarexresistere.fr/2011/12/23/operazione-northwoods-11-settembre-2001-falso-attentato-iraniano-del-2012/#axzz1pT9hf38H

http://www.informarexresistere.fr/2012/02/21/nella-malaugurata-evenienza-di-un-altro-11-settembre/#axzz1pT9hf38H

La soluzione finale alla questione dei disabili secondo il governo inglese: cazzi loro!

di Stefano Fait

Jude Law, “Gattaca”, 1997

L’atteggiamento del governo inglese nei confronti dei suoi cittadini disabili e poveri dovrebbe far suonare un campanello d’allarme. Che diavolo sta succedendo? Chi sono queste persone che esercitano il potere? È giusto continuare a fidarsi di loro?

I conservatori inglesi, dopo aver ostacolato l’adozione della Tobin Tax (la tassa sulle transazioni finanziarie che poteva sanare i debiti pubblici di molte nazioni, Regno Unito incluso), smantellato lo stato sociale, e deciso che i dipendenti pubblici delle aree più povere saranno pagati di meno (nonostante gli economisti avvertano che ciò causerà un aggravamento della recessione e del già ragguardevole divario nord-povero/sud-ricco):

http://www.guardian.co.uk/society/2012/mar/16/public-servants-poorer-regions-lower-pay#start-of-comments

ora riducono le tasse ai ricchi:

http://www.guardian.co.uk/politics/2012/mar/15/george-osborne-top-tax-rate#start-of-comments

Curioso, visto che loro stessi hanno affermato che non ci sono soldi in cassa per i sussidi destinati all’inserimento sociale dei portatori di handicap.

“Come testimonia minuziosamente un articolo del Guardian online, l’altroieri le strade di Londra non erano affollate di gente in festa come per il matrimonio di William e Kate, ma di migliaia di disabili che manifestavano agguerriti. Il motivo della protesta sono stati i tagli effettuati dal Primo Ministro David Cameron ai servizi dedicati ai disabili”:

http://d.repubblica.it/argomenti/2011/05/13/news/manifestazione_disabili_londra-330416/

“Nuovi guai per David Cameron, che stavolta hanno il volto di una ragazzina dai capelli rossi gravemente disabile. La madre della piccola Holly Vincent, che aveva incontrato in campagna elettorale il futuro premier conservatore in campagna elettorale, gli ha oggi dato del traditore: “Mi aveva promesso personalmente che la mia Holly sarebbe stata al sicuro se fosse stato eletto, ma ha chiaramente tradito la promessa”, ha detto Riven Vincent, che in aprile aveva ricevuto il futuro primo ministro a caccia di voti nella sua casa di Bristol”:

http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-europa/gb-madre-cameron-traditore-disabili-719510/

Quel che i mezzi d’informazione italiani non hanno saputo convogliare al pubblico italiano è la ferocia dei tagli dei conservatori inglesi.

La drammaticità della condizione dei cittadini britannici affetti da disabilità merita una particolare attenzione perché rivela il carattere socialdarwinistico dell’attuale governo: 23 su 29 dei suoi membri sono milionari (in sterline); il premier è David Cameron, un aristocratico discendente diretto di re Guglielmo IV e figlio di un operatore di borsa. Non sorprende il loro atteggiamento da prescelti.

Per trent’anni il Regno Unito si era impegnato a fare in modo che i disabili fossero messi nelle condizioni di diventare sempre più autonomi ed attivi, protagonisti della vita della loro comunità. Ora, come denunciano associazioni, docenti, parlamentari, giornalisti e privati cittadini, l’austerità è diventata un pretesto per annullare quel percorso trentennale, tra l’altro in violazione della “Convenzione delle Nazioni Uniti sui diritti delle persone con disabilità”, che era stata ratificata dal Regno Unito nel 2009:

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/mar/01/disabled-people-have-come-far?INTCMP=SRCH

http://www.dailymail.co.uk/debate/article-2094805/Why-does-David-Cameron-insist-disability-cuts-sickened-party.html#ixzz1pH0SImeO

Gli inglesi sono in balia di un governo che disprezza la debolezza e riduce o abolisce progressivamente ogni tipo di sussidio a disoccupati, famiglie povere, anziani e, naturalmente, disabili, superando perfino gli eccessi dei tempi di Reagan e Thatcher. L’assurdità di queste politiche è che i disabili non saranno più in grado di mantenere il loro posto di lavoro e quindi finiranno interamente a carico delle famiglie o degli istituti, con costi maggiorati per l’erario. Inoltre, il personale che in precedenza si prendeva cura di loro in quelle operazioni in cui non possono essere indipendenti, diventerà licenziabile, andando ad ingrossare ancora di più le file dei disoccupati.

Dunque neppure il criterio esclusivamente utilitaristico, per quanto discutibile, può giustificarle. I conservatori non sembrano curarsene, così come gli eurocrati non sembrano curarsi del fatto che l’austerità causa decrescita ed allontana il traguardo della riduzione del debito. Parlano ed agiscono come dei fanatici: è verosimile che lo siano. Che, per di più, sia proprio Cameron, che poco tempo fa piangeva la morte del figlio disabile, ad infierire sui disabili e le loro famiglie è un’indecenza che lascia sconcertati. Il profluvio di denari sprecati in Afghanistan, contro la volontà della stragran parte dei cittadini britannici (ed afghani), sarebbe sufficiente a mantenere intatto lo stato sociale, e la Tobin tax servirebbe a restituire alla società – con ragguardevoli interessi – quello che l’avidità dei banchieri le ha tolto attraverso la socializzazione delle perdite (cf. salvataggi pubblici di chi celebra il libero mercato e condanna lo Stato: si può essere più patetici e perdenti?) e la privatizzazione dei profitti (cf. sgravi fiscali, paradisi fiscali: si può essere più parassitari e ipocriti?).

Invece il messaggio che implicitamente si dà è che i disabili sono un fardello per la collettività e sarebbe opportuno che si togliessero di mezzo il più velocemente possibile. Com’è stato detto, un paese che “non può permettersi” di assistere i suoi disabili è certamente fallito, moralmente fallito. Il Regno Unito è diventata una presenza imbarazzante per l’Europa e si è avviato lungo una pessima china. Quel che il suo governo non pare aver capito è che le persone disperate che non hanno nulla da perdere compiono gesti disperati. Le manifestazioni di migliaia di disabili nelle strade inglesi in difesa dei propri diritti sono solo il primo passo. La gente non è felice di tirare la cinghia mentre i veri responsabili della crisi sono a piede libero e più ricchi di prima. La gente non è felice di vedere che la propria nazione ha perso l’anima.

Ciò che sta accadendo in Gran Bretagna potrebbe succedere anche in Italia?

Forse sì:

http://www.articolotre.com/2011/12/%C2%ABmonti-da-che-parte-sta%C2%BB-i-disabili-protestano-a-montecitorio/51831

Perciò è meglio dedicare del tempo ad alcune riflessioni in materia di disabilità.

Oggi in molte società, specialmente in quelle dove la popolazione sta invecchiando più rapidamente, i disabili costituiscono la minoranza più consistente. A seconda dei criteri utilizzati per definire cosa sia una disabilità e chi sia disabile, oggi ci sono fino a 50 milioni di statunitensi e 40 milioni di Europei occidentali che convivono con una qualche forma di disabilità. Nella metà dei casi si tratta di una menomazione grave. La disabilità è quindi un fenomeno piuttosto ordinario ed il confine tra abilità e disabilità è permeabile. È ragionevole presumere che, ad un certo punto della vita, ciascuno di noi si troverà ad affrontare personalmente una disabilità o dovrà prendersi cura di un disabile ed è quindi nell’interesse di tutti far sì che la società moderna si sforzi di venire incontro ai bisogni dei disabili invece di considerarli “beni deteriorati”, come sembra fare il governo conservatore. Questo diventa specialmente importante oggi che le biotecnologie sono in procinto di rendere ancora più poroso il confine tra abile e disabile e che la categoria “disabilità” si estenderà molto probabilmente a persone affette da alcolismo, obesità, predisposizione a malattie congenite, ecc.

Nella vita di ogni giorno resta la tendenza a valutare gli esseri umani non per quel che sono ma per quel che fanno.

La dipendenza delle persone disabili dal supporto di altre persone ed istituzioni è stato un costante promemoria delle imperfezioni e fragilità umane e dell’impotenza delle scienze mediche. Inoltre, nei periodio di austerità più o meno indotta, i disabili sono quasi sempre stati visti come un costo insostenibile. Negli anni Venti, quando l’economia tedesca era in pessime condizioni, ma comunque prima dell’ascesa di Hitler, un sondaggio di una clinica rivelò che la maggioranza dei genitori di bambini sofferenti di un ritardo mentale avrebbero acconsentito alla loro “eutanasia” se le autorità mediche li avessero consigliati in tal senso (Burleigh, 2002).

Purtroppo, un’eccessiva insistenza sul valore dell’autosufficienza (tipico degli egotisti e degli psicopatici) a discapito di quello dell’interdipendenza, assieme a considerazioni di ordine utilitaristico su come le persone possono meglio contribuire all’economia, tende a sminuire il valore di chi non può cavarsela da solo. Se le anormalità non possono essere curate, la diagnosi prenatale e l’aborto selettivo possono anche essere viste da alcuni come una soluzione rapida ed efficace ad un problema intrattabile come quello delle discriminazioni contro i disabili: “se non ci fossero i disabili non ci sarebbero discriminazioni”. Il messaggio che passa è che i disabili sono degli errori ai quali il progresso tecnologico prima o poi saprà rimediare: ma vanno comunque tollerati (!!!).

I due obiettivi paralleli di eliminare le disabilità e indirizzare la società verso un atteggiamento più indulgente e rispettoso nei confronti dei portatori di handicap sono inconciliabili.

Dobbiamo anche capire che i test genetici prenatali e, in futuro, la terapia fetale, cioè il trattamento medico dei bambini in grembo non garantiranno la nascita di un bambino “normale”. Anche lo screening sistematico dei feti non può evitare che alcuni bambini “difettosi” vengano al mondo. Ciò solleva il problema di come verranno trattati questi bambini inattesi in una società che tende a valorizzare competenza ed intelligenza sopra ogni altra cosa, cioè una società in cui sarebbe stato meglio che non fossero mai nati. Stiamo già assistendo alla collisione tra il diritto costituzionale all’uguaglianza e una realtà di disuguaglianza fisica, e questa è una situazione in cui i diritti delle donne si scontrano con quelli dei disabili e dei feti, mentre i diritti, valori ed interessi individuali configgono con quelli sociali.

È opportuno meditare sulla serie di effetti a breve o lungo termine dell’applicazione di nuove tecnologie nel campo della medicina genetica, anche se non possono essere previsti con certezza. A seguito dell’adozione della diagnostica genetica (quando esistono indicazioni che qualcuno potrebbe essere affetto da una qualche malattia genetica) e dei test genetici nello screening dei portatori sani (che non offrono indicazioni di sorta), potrebbe emergere una nuova classe di cittadini che includerebbe tutte le persone che sono state diagnosticate come malati asintomatici, cioè a maggior rischio di contrarre certe infermità. Promulgare una legislazione specifica a protezione di questi cittadini contro ogni tipo di discriminazione potrebbe paradossalmente farli sembrare più diversi dalla “norma” di quel che realmente sono. Così è stato detto che discriminazioni nel settore assicurativo, dell’impiego, e della sanità potrebbero essere la logica ed inevitabile conseguenza di un vicolo cieco in cui si verrà trattati in modo diverso sia che uno consenta a farsi testare geneticamente e a permettere che lo stesso venga fatto ai propri figli e l’esito sia positivo, sia che uno si rifiuti di farlo, perché in quel caso si sospetterà la presenza di una malattia ereditaria che si vuole nascondere. In ultima analisi il rischio è quello di assistere ad una deriva epistemologica che condurrebbe ad una società in cui una vita umana non conforme a standard qualitativi sempre più elevati sarà vista come una seria negligenza:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/09/lavvento-di-gattaca-quando-i-complotti-sono-alla-luce-del-sole/#axzz1pT9hf38H

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