NASA contro NASA – la fronda contro i dogmi climatologici si estende

49 tra ex astronauti (7 del programma Apollo), scienziati, ingegneri e due direttori del Johnson Space Center di Houston (NASA), scrivono alla NASA ed al Goddard Institute for Space Studies (GISS) per prendere le distanze dal loro sostegno ufficiale all’ipotesi della causazione umana del riscaldamento globale che, secondo loro, è invece indimostrata e non merita un avallo istituzionale.

Ecco il testo della loro lettera di protesta:

28 marzo 2012

Spett.le Charles Bolden, Jr.

NASA Administrator

NASA Headquarters

Washington, D.C. 20546-0001

I sottoscritti domandano rispettosamente che la NASA e il Goddard Institute for Space Studies (GISS) si astengano dall’inserire osservazioni indimostrate nelle loro comunicazioni pubbliche e sui loro siti web.

Riteniamo che le affermazioni di NASA e GISS in merito all’ipotesi che un incremento dell’anidride carbonica prodotto dall’uomo stia avendo un impatto catastrofico sul clima globale non siano giustificate, soprattutto se si tiene conto di migliaia di anni di dati empirici.

Con centinaia di celebri scienziati del clima e decine di migliaia di altri scienziati che dichiarano pubblicamente la loro incredulità riguardo alle previsioni catastrofiche, provenienti in particolare dalla direzione del GISS, è chiaro che la questione è ancora aperta.

La difesa sfrenata della CO2 come la principale causa del cambiamento climatico è disdicevole alla luce della storia della NASA, che si è sempre impegnata a valutare oggettivamente tutti i dati scientifici disponibili prima di prendere una posizione ufficiale.

In quanto ex dipendenti della NASA, riteniamo che il sostegno della NASA ad una posizione estrema, prima ancora di intraprendere uno studio approfondito del possibile impatto determinante dei fattori che influenzano il clima naturale, non sia appropriato.

Vi è il rischio di un danno per l’esemplare reputazione della NASA, dei suoi scienziati e dipendenti di oggi e di ieri ed anche per la reputazione della scienza stessa.

Per ulteriori informazioni a proposito delle considerazioni scientifiche che motivano le nostre preoccupazioni, raccomandiamo di contattare Harrison Schmitt e Walter Cunningham, o altri che loro vi sapranno consigliare.

La ringraziamo di aver preso in considerazione questa richiesta.

Cordialmente,

CC: Mr. John Grunsfeld, Associate Administrator for Science

CC: Ass Mr. Chris Scolese, Director, Goddard Space Flight Center

Ref: Letter to NASA Administrator Charles Bolden, dated 3-26-12, regarding a request for NASA to refrain from making unsubstantiated claims that human produced CO2 is having a catastrophic impact on climate change.

/s/ Jack Barneburg, Jack – JSC, Space Shuttle Structures, Engineering Directorate, 34 years

/s/ Larry Bell– JSC, Mgr. Crew Systems Div., Engineering Directorate, 32 years

/s/ Dr. Donald Bogard – JSC, Principal Investigator, Science Directorate, 41 years

/s/ Jerry C. Bostick – JSC, Principal Investigator, Science Directorate, 23 years

/s/ Dr. Phillip K. Chapman – JSC, Scientist – astronaut, 5 years

/s/ Michael F. Collins, JSC, Chief, Flight Design and Dynamics Division, MOD, 41 years

/s/ Dr. Kenneth Cox – JSC, Chief Flight Dynamics Div., Engr. Directorate, 40 years

/s/ Walter Cunningham – JSC, Astronaut, Apollo 7, 8 years

/s/ Dr. Donald M. Curry – JSC, Mgr. Shuttle Leading Edge, Thermal Protection Sys., Engr. Dir., 44 years

/s/ Leroy Day – Hdq. Deputy Director, Space Shuttle Program, 19 years

/s/ Dr. Henry P. Decell, Jr. – JSC, Chief, Theory & Analysis Office, 5 years

/s/Charles F. Deiterich – JSC, Mgr., Flight Operations Integration, MOD, 30 years

/s/ Dr. Harold Doiron – JSC, Chairman, Shuttle Pogo Prevention Panel, 16 years

/s/ Charles Duke – JSC, Astronaut, Apollo 16, 10 years

/s/ Anita Gale

/s/ Grace Germany – JSC, Program Analyst, 35 years

/s/ Ed Gibson – JSC, Astronaut Skylab 4, 14 years

/s/ Richard Gordon – JSC, Astronaut, Gemini Xi, Apollo 12, 9 years

/s/ Gerald C. Griffin – JSC, Apollo Flight Director, and Director of Johnson Space Center, 22 years

/s/ Thomas M. Grubbs – JSC, Chief, Aircraft Maintenance and Engineering Branch, 31 years

/s/ Thomas J. Harmon

/s/ David W. Heath – JSC, Reentry Specialist, MOD, 30 years

/s/ Miguel A. Hernandez, Jr. – JSC, Flight crew training and operations, 3 years

/s/ James R. Roundtree – JSC Branch Chief, 26 years

/s/ Enoch Jones – JSC, Mgr. SE&I, Shuttle Program Office, 26 years

/s/ Dr. Joseph Kerwin – JSC, Astronaut, Skylab 2, Director of Space and Life Sciences, 22 years

/s/ Jack Knight – JSC, Chief, Advanced Operations and Development Division, MOD, 40 years

/s/ Dr. Christopher C. Kraft– JSC, Apollo Flight Director and Director of Johnson Space Center, 24 years

/s/ Paul C. Kramer – JSC, Ass.t for Planning Aeroscience and Flight Mechanics Div., Egr. Dir., 34 years

/s/ Alex (Skip) Larsen

/s/ Dr. Lubert Leger – JSC, Ass’t. Chief Materials Division, Engr. Directorate, 30 years

/s/ Dr. Humbolt C. Mandell – JSC, Mgr. Shuttle Program Control and Advance Programs, 40 years

/s/ Donald K. McCutchen – JSC, Project Engineer – Space Shuttle and ISS Program Offices, 33 years

/s/ Thomas L. (Tom) Moser – Hdq. Dep. Assoc. Admin. & Director, Space Station Program, 28 years

/s/ Dr. George Mueller – Hdq., Assoc. Adm., Office of Space Flight, 6 years

/s/ Tom Ohesorge

/s/ James Peacock – JSC, Apollo and Shuttle Program Office, 21 years

/s/ Richard McFarland – JSC, Mgr. Motion Simulators, 28 years

/s/ Joseph E. Rogers – JSC, Chief, Structures and Dynamics Branch, Engr. Directorate,40 years

/s/ Bernard J. Rosenbaum – JSC, Chief Engineer, Propulsion and Power Division, Engr. Dir., 48 years

/s/ Dr. Harrison (Jack) Schmitt – JSC, Astronaut Apollo 17, 10 years

/s/ Gerard C. Shows – JSC, Asst. Manager, Quality Assurance, 30 years

/s/ Kenneth Suit – JSC, Ass’t Mgr., Systems Integration, Space Shuttle, 37 years

/s/ Robert F. Thompson – JSC, Program Manager, Space Shuttle, 44 years/s/ Frank Van Renesselaer – Hdq., Mgr. Shuttle Solid Rocket Boosters, 15 years

/s/ Dr. James Visentine – JSC Materials Branch, Engineering Directorate, 30 years

/s/ Manfred (Dutch) von Ehrenfried – JSC, Flight Controller; Mercury, Gemini & Apollo, MOD, 10 years

/s/ George Weisskopf – JSC, Avionics Systems Division, Engineering Dir., 40 years

/s/ Al Worden – JSC, Astronaut, Apollo 15, 9 years

/s/ Thomas (Tom) Wysmuller – JSC, Meteorologist, 5 years

Salvate le lumache! George Carlin mi mette in riga

Milioni di persone, migliaia di monumenti simbolo, uffici e abitazioni private rimangono al buio per 60 minuti per sensibilizzare contro il riscaldamento globale e a favore di uno stile di vita sostenibile.

La Repubblica, l’Ora della Terra, 31 marzo 2012

Non punisce, non premia, non giudica affatto.
George Carlin

Sono un ambientalista e devo ammettere che George Carlin mi ha beccato in castagna e gliene sono gratoServe più gente che ci dica quel che non vogliamo sentire, sentirci dire, confessare a noi stessi, che smascheri le nostre ipocrisie, che ci sbatta in faccia le nostre paurose contraddizioni. Carlin era una di quelle persone.

“Non abbiamo già fatto abbastanza? Siamo così presuntuosi, così presuntuosi. Ognuno si ripromette di salvare qualcosa, adesso. Salviamo gli alberi, salviamo le api, salviamo le balene, salviamo le lumache. E, colmo dell’arroganza: salviamo il pianeta. Cosa? Stiamo scherzando? Salviamo il pianeta? Noi non sappiamo ancora nemmeno come prenderci cura di noi stessi, non abbiamo imparato a prenderci cura gli uni degli altri, ma adesso ci mettiamo a salvare il pianeta. Mi sto stancando di questa merda. Sono stanco della Giornata della Terra. Sono stanco di questi ambientalisti ipocriti. Questi bianchi, borghesi, progressisti che pensano che l’unica cosa sbagliata di questo paese è che non ci sono abbastanza piste ciclabili. Persone che cercano di rendere il mondo sicuro per le loro Volvo. E comunque agli ambientalisti non gliene frega nulla del pianeta, non si preoccupano del pianeta al di là delle loro astrazioni. Sapete che cosa gli interessa? Un luogo pulito in cui vivere. Il loro habitat. Sono preoccupati che un giorno potrebbero perfino essere incomodati in prima persona.

Inoltre, non c’è niente di sbagliato in questo pianeta. Il pianeta sta bene. Siamo noi ad essere fottuti. Il pianeta sta bene, sta andando alla grande, in confronto alle persone. È stato qui da quattro miliardi e mezzo di anni. Avete fatto i calcoli? Il pianeta è stato qui quattro miliardi e mezzo di anni, mentre noi ci siamo stati per centomila, forse duecentomila anni. E ci siamo dati all’industria pesante per circa duecento anni. Duecento anni rispetto a quattro miliardi e mezzo, ed abbiamo la presunzione di pensare, in qualche modo, di essere una minaccia, che in qualche modo stiamo mettendo a repentaglio questa bella pallina verde-blu che fluttua intorno al sole. Il pianeta ne ha passate di molto peggio, rispetto a noi. Terremoti, vulcani, tettonica a zolle, deriva dei continenti, brillamenti solari, macchie solari, tempeste magnetiche, l’inversione magnetica dei poli, centinaia di migliaia di anni di bombardamenti da parte di asteroidi e comete e meteore, le inondazioni e gli incendi in tutto il mondo, maremoti, erosione, raggi cosmici, glaciazioni ricorrenti, e pensiamo che alcuni sacchetti di plastica e alcune lattine di alluminio possano fare la differenza. Il pianeta non sta andando da nessuna parte. Siamo noi che ce ne stiamo andando via. Fate i bagagli. Ce ne stiamo andando e non resterà traccia di noi, grazie a Dio. Forse un po’ di polistirolo. Forse. Il pianeta sarà ancora qui e noi saremo ormai lontani. Solo un’altra mutazione che non è andata a buon fine, un errore biologico. Un vicolo cieco evolutivo. Il pianeta si scrollerà di dosso tutti noi, come delle pulci pestifere. Un fastidio superficiale.

Volete sapere come se la cava il pianeta? Chiedete a quelle persone a Pompei trasformati in statue dalle ceneri vulcaniche. Se volete sapere se il pianeta se la passa bene, basta chiedere a quelle persone a Città del Messico, o in Armenia o in cento altri luoghi sepolti sotto migliaia di tonnellate di macerie dai terremoti. Domandate a loro se questa settimana si sentono una minaccia per il pianeta”.

Qui c’è l’intero segmento e merita:

AGGIORNAMENTO:

“Questo non è il primo investimento di un orso in Trentino Alto Adige. Nel 2008 un cucciolo di orso bruno era stato trovato morto ai bordi della strada provinciale tra Preore e Villa Rendena, probabilmente travolto di notte da un veicolo in transito. Nella stessa zona nel 2005 era stato investito un altro orso, che però non aveva subito traumi importanti. Nel 2001 l’orsetta “Vida” era stata invece urtata da una macchina sull’autostrada del Brennero fra Trento e Bolzano e nel 2009 una guardacaccia aveva investito un esemplare nella zona di Passo Palade. In entrambi i casi l’animale era però sopravvissuto”.
http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/451282/

è quel che succede quando l’uomo gioca a fare il dio e decide chi deve stare dove sul “nostro” pianeta.

Nella malaugurata evenienza di un altro 11 settembre, ma peggiore

a cura di Stefano Fait

L’immagine è tratta da:
http://it.wikipedia.org/wiki/Southland_Tales_-_Cos%C3%AC_finisce_il_mondo

L’esito finale di questa deriva sarà probabilmente un conflitto con l’Iran e con gran parte del mondo islamico. Uno scenario plausibile di uno scontro militare con l’Iran presuppone il fallimento [del governo] iracheno nell’adempiere ai requisiti [stabiliti dall’amministrazione statunitense], con il seguito di accuse all’Iran di essere responsabile del fallimento, e poi, una qualche provocazione in Iraq o un atto terroristico negli Stati Uniti che sarà attribuito all’Iran, [il tutto] culminante in un’azione militare “difensiva” degli Stati Uniti contro l’Iran.
Zbigniew Brzezinski, dichiarazione davanti ad una commissione del senato americano (1 febbraio 2007)

http://foreign.senate.gov/imo/media/doc/BrzezinskiTestimony070201.pdf.

Pensate alle conseguenze di un altro massiccio attacco (terroristico) negli Stati Uniti – magari la detonazione di una bomba radiologica o sporca, oppure di una mini bomba atomica o un attacco chimico in una metropolitana. Uno qualunque di questi eventi provocherebbe morte, devastazione e panico su una scala tale che al confronto l’11 settembre apparirebbe come un timido preludio. Dopo un attacco del genere, una cappa di lutto, melanconia, rabbia e paura resterebbe sospesa sulle nostre vite per una generazione. Questo tipo di attacco è potenzialmente possibile. Le istruzioni per costruire queste armi finali si trovano su internet ed il materiale necessario per costruirle lo si può ottenere pagando il giusto prezzo. Le democrazie hanno bisogno del libero mercato per sopravvivere, ma un libero mercato in tutto e per tutto – uranio arricchito, ricino, antrace – comporterà la morte della democrazia. L’armageddon è diventato un affare privato e se non riusciamo a bloccare questi mercati, la fine del mondo sarà messa in vendita. L’11 settembre con tutto il suo orrore, rimane un attacco convenzionale. Abbiamo le migliori ragioni per avere paura del fuoco, la prossima volta. Una democrazia può consentire ai suoi governanti un errore fatale – che è quel che molti osservatori considerano sia stato l’11 settembre – ma gli Americani non perdoneranno un altro errore. Una serie di attacchi su vasta scala strapperebbe la trama della fiducia che ci lega a chi ci governa e distruggerebbe quella che abbiamo l’uno nell’altro. Una volta che le aree devastate fossero state isolate ed i corpi sepolti, potremmo trovarci, rapidamente, a vivere in uno stato di polizia in costante allerta, con frontiere sigillate, continue identificazioni e campi di detenzione permanente per dissidenti e stranieri. I nostri diritti costituzionali potrebbero sparire dalle nostre corti, la tortura potrebbe ricomparire nei nostri interrogatori. Il peggio è che il governo non dovrebbe imporre una tirannia su una popolazione intimidita. La domanderemmo per la nostra sicurezza. E se le istituzioni della nostra democrazia fossero incapaci di proteggerci dai nostri nemici, potremmo andare anche oltre e farci giustizia da soli. Abbiamo una tradizione di linciaggi in questa nazione e quando la paura e la paranoia ci saranno entrati nelle ossa, potremmo finire per ripetere i peggiori episodi del nostro passato, uccidendo i nostri vicini, i nostri amici.

Michael Ignatieff, New York Times Magazine, il 2 maggio 2004

http://www.treccani.it/enciclopedia/michael-ignatieff/

[Già leader del Liberal Party of Canada, che non ha quasi più nulla di liberale, come succede spesso nel mondo della neolingua orwelliana]

Mi sono occupato della questione di un’eventuale istituzione di campi di concentramento negli Stati Uniti, qui:
http://www.informarexresistere.fr/tag/campi-di-concentramento/#axzz1mLNsw14z

Se scivoliamo in un conflitto con l’Iran, in un modo o nell’altro, le conseguenze saranno disastrose per noi, enormemente disastrose e, contemporaneamente, globali.

Zbigniew Brzezinski, 14 dicembre 2011

Nel film Southland Tales gli attacchi nucleari si verificano in Texas, ma potrebbero anche avvenire nel New Mexico, o in Arizona, o comunque nei pressi del confine col Messico, infatti:
http://www.informarexresistere.fr/2011/12/17/cuba-venezuela-brasile-messico-e-il-nuovo-11-settembre-atomico/#axzz1mLNsw14z

N.B. Una curiosa coincidenza: il prossimo film di Richard Kelly si intitolerà “Corpus Christi” e proprio di Corpus Christi (Texas) era il presunto terrorista iraniano arrestato per, ci dicono, aver tentato di uccidere l’ambasciatore saudita (si veda il link precedente)

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