Webster Tarpley spiega la natura della crisi dell’eurozona (e cosa non fare)

 

Progresso Internazionale:  Tu hai dichiarato in varie interviste e discorsi sulla crisi finanziaria che ha investito la Grecia e l’Europa che “la Grecia non è un problema; il problema è la speculazione d’assalto”. Hai sottolineato che non c’e’ bisogno di austerità o di “salvataggi”. Perché austerità e salvataggi non sono necessari? E cosa sarebbe necessario invece?

Webster Tarpley:  Oggi assistiamo ad una attacco speculativo nei confronti della Grecia, della Spagna, del Portogallo, dell’Irlanda con l’idea di aggiungere poi anche l’Italia e altri paesi ancora. Questo attacco e’ motivato innanzitutto da considerazioni politiche: la debolezza del dollaro.
L’autunno scorso quando il dollaro scendeva praticamente ogni giorno, ci fu una presa di coscienza all’interno dell’elite della City di Londra e soprattutto di Wall Street che per salvare il dollaro direttamente non c’era niente da fare. L’unica strategia per evitare il crollo del dollaro era di provocare preventivamente un crollo dell’Euro e quindi fa apparire il dollaro come un porto sicuro nella tempesta generale.
E quindi hanno cominciato a ragionare: come si fa per attaccare l’Euro. Il fatturato tra l’Euro e le altre monete ogni giorno è di circa mille miliardi di Euro e quindi è difficile incidere lì con manovre bancarie e con lo scatenamento degli hedge funds. Perciò hanno identificato un punto debole cioè le obbligazioni dello stato greco in cui il deficit è molto elevato e anche le obbligazioni del Portogallo, e della Spagna.

E hanno anche lanciato un attacco contro l’Irlanda. E quindi con quei mercati che sono piuttosto piccoli paragonati ad altri paesi dell’Euro, hanno pensato che si potesse generare una crisi.

Così hanno fatto. Questo processo è stato innescato all’inizio dello scorso dicembre quando ci fu l’arresto della caduta del dollaro e l’inizio di una fase di ascesa del dollaro che si basava sulla debolezza crescente e sulla crisi dell’Euro.

Progresso: Gli hedge funds sono spesso associati al nome del finanziere George Soros, e si sono resi responsabili di attacchi contro le monete nazionali e quindi contro le economie e i livelli di vita di molti paesi tra cui anche contro l’Italia ai tempi della lira…

Tarpley: Sì, infatti. Gli hedge funds sono in generale strumenti di distruzione economica dediti al saccheggio delle economie reali per realizzare operazioni brutalmente speculative col risultato di procurare a un piccolo gruppo guadagni altissimi in brevissimo tempo e una miseria altrettanto alta.

I soci proprietari sono pochissimi, inferiore al numero minimo che renderebbe queste ditte regolabili per legge. Pochissimi investitori ma con immensa capacità finanziaria. Sono gli hedge funds che hanno partecipato alla distruzione della Lehman Brothers, hanno attuato la speculazione che ha portato all’aumento del petrolio al limite dei 150 dollari al barile nell’estate 2008 e oggi stanno tornando alla carica anche sul petrolio. Gli hedge funds sono gli incrociatori leggeri di questo attacco alla Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda, Italia. Gli incrociatori sono seguiti dalle portaerei, che sono le banche, JP Morgan e via dicendo.

Progresso: E’ stato lo stesso giornale finanziario, Il Wall Street Journal, che ha rivelato in un sorprendente articolo dell’incontro segreto dei grandi hedge funds dedicato a preparare un attacco all’Euro…

Tarpley: Sì, questo è un esempio illuminante. L’articolo del Wall Street Journal è del 26 febbraio scorso; s’intitola minacciosamente: “Hedge Funds Pound Euro” [Gli Hedge Funds Pestano l’Euro]. Qui leggiamo di un incontro riservatissimo in un’abitazione di Manhattan, l’area elegante, l’area delle grandi banche di New York ospitato della ditta finanziaria Monness, Crespi, Hardt & Co. Gli ospiti, che hanno discusso cenando a base di pollo incrostato al limone e filet mignon, erano i rappresentanti dei più grandi (i “titani” li definisce il Journal) hedge funds. In particolare, c’era il rappresentante del Soros Fund Management LLC, David Einhorn, presidente della Greenlight Capital Inc., Donald Morgan, Presidente dell’hedge-fund Brigade Capital, il rappresentante di SAC Capital Advisors LP ed altri. I commensali si sono trovati d’accordo che era iniziata una fase di crisi non solo del debito pubblico, non solo della Grecia ma di tutti i paesi. Voglio porre l’accento sul “tutte”.

Questo vuol dire la Gran Bretagna, gli Stati Uniti, il Giappone, Cina. Nessuno escluso. Nessuno è immune da questo attacco.

L’intenzione è di fare della Grecia il primo esempio e poi di generalizzare questo contagio verso altri, anche verso stati degli Stati Uniti come la California, New York e anche entità tipo il Port Authority, l’agenzia che gestisce il porto di New York. L’intenzione è di favorire un cannibalismo speculativo generalizzato…

Progresso: Un cannibalismo speculativo generalizzato?

Tarpley: Sì. L’idea è di lanciare attacchi speculativi coprendoli con lo spargimento di voci, teorie, giustificazioni che diano un’apparenza oggettiva a questo ben organizzato piano di cannibalizzazione finanziaria. L’arma per l’assalto sono I derivati finanziari, Credit Default Swaps.
Strumenti che servono per giocare al ribasso dei titoli (tipo i Buoni del Tesoro) emessi dai paesi-vittima per finanziare il proprio debito di bilancio. In questo contesto l’economia della Grecia, il deficit della Grecia, gli introiti dello stato greco – le cui manchevolezze sono state invocate dalla stampa mondiale, dai rappresentanti degli hedge funds, dagli istituti di ratings come la causa della crisi – sono in realtà solo minuscoli pretesti.
L’idea che si può bloccare l’attacco furibondo di questi hedge funds e delle grandi banche istituti finanziari “risanando” il bilancio e attuando una feroce austerità contro la popolazione del paese preso di mira dalla speculazione – tutto questo è irrazionale.

L’assalto speculativo di questi hedge funds non è motivato dalla necessità di tagliare la sanità o le pensioni per “riequilibrare” le finanze di un paese. Questa è semplicemente un’operazione orchestrata per colpire secondo un piano preciso e per fare grossi profitti.

Voglio rilevare che questi hedge-funds hanno da tanto tempo l’ambizione non tanto nascosta di provocare la bancarotta di stati sovrani – e cioè dei cittadini che sono bene o male rappresentati da queste istituzioni da loro elette. Si vorrebbe il ritorno alla “libertà” del signore feudale di disporre come vuole dei suoi soggetti. La loro idea sembra essere che fra breve le banche vinceranno e gli stati nazionali sovrani saranno schiacciati.
Qui negli Stati Uniti abbiamo l’espressione “zombie banks” appunto perché ci sono queste grandi banche come Citibank, JP Morgan Chase, Bank of America, e adesso anche Goldman Sachs che sarebbe una banca e anche Morgan Stanley che sarebbe una banca…

Tutte queste banche sono fondamentalmente in bancarotta, Sono insolventi. Sono Zombie, morti viventi! Sono state salvate, coi soldi degli americani, dall’intervento dello stato con il famoso bail-out [salvataggio finanziario] del settembre/ottobre 2008. Se paragoniamo la Grecia o lo stato della California (che ufficialmente sarebbe finanziariamente traballante) con la JP Morgan Chase dobbiamo concludere che le condizioni di Grecia e California sono mille volte migliori di quelle della JP Morgan Chase. Quindi c’e’ un forte elemento d’irrazionalità, di fantapolitica in questo tipo di discorsi.

Progresso: C’e’ stato un certo tentennamento all’interno dell’Unione Europea; non si sapeva se intervenire o meno. In parte forse comprensibile dato l’attacco speculativo violentissimo.

I leader e i pubblici europei sono stati martellati da continui appelli lanciati da George Soros e dai “titani” degli hedge funds affinché si intervenisse con tutti i mezzi da parte dei paesi europei per evitare quella che Soros ha chiamato la “spirale della morte”, con funebri previsioni di fine dell’Europa.

Tra l’altro ogni dichiarazione degli uomini degli Hedge funds, ogni pronunciamento delle agenzie di ratings tendeva ad aumentare la gravità della crisi.
Adesso le decisioni, che coincidono con il Primo Maggio festa dei lavoratori, prevedono una fortissima austerità che sarà il prezzo che la Grecia dovrà pagare per i suoi peccati finanziari con possibilità di esplosioni sociali. Ma, secondo la versione ufficiale, dopo la bastonata tutto dovrebbe rimettersi a posto, anche se ci sono piccole differenze di atteggiamento, come quella della Francia che fa la voce grossa contro la speculazione senza, però, prendere finora iniziative concrete. Che pensi della reazione dei paesi Europei alla crisi Greca; soprattutto della Germania e della Francia?

Tarpley:  E’ una reazione fallimentare. Si può riassumere in due punti. Prima di tutto, come hai detto, c’e’ l’austerità feroce con aspetti da genocidio economico nei confronti della popolazione greca che deve pagare più tasse, lavorare di più, andare in pensione dieci anni dopo, vedersi ridurre drasticamente i servizi sociali distruggere l’istruzione pubblica, la sanità… fare della Grecia una sorta di Inferno sociale.

Ma la feroce ironia in tutto questo è che tali misure non funzionano affatto! Anzi, peggiorano drammaticamente la situazione.
E’ questo il motivo per cui questi potentati finanziari le invocano? L’abbiamo visto mille volte nella storia anche recente. Il cancelliere tedesco Heinrich Brüning, nel 1930, rispose all’arrivo della Grande Depressione con spietate misure di austerità rigettando le proteste della popolazione e del Reichstag. Dovette imporre una forma di dittatura di fatto che provocò due conseguenze: la paralisi dell’economia e la presa del potere da parte di Hitler e del Partito nazista. Il fatto è che più si taglia il deficit e più crescono le spese dello stato. Per esempio parlando dei dipendenti dello stato greco si dice: licenziamoli. Benissimo; ma allora vuol dire che invece di pagare le tasse dovranno ricevere un sussidio da parte dello stato.

Progresso: Quindi la tua conclusione è che questo tipo di austerità equivale alla distruzione dell’apparato economico produttivo in definitiva….

Tarpley: Sì. Esatto. Qual è la grande risorsa di cui dispone la Grecia? E’ la qualificazione tecnica e professionale del lavoratore greco che è considerevole e quindi dovrebbero evitare la via dell’austerità. Ripeto, se funzionasse, si potrebbe anche discutere di questa ipotesi feroce, ma, infatti, sappiamo bene che mai è stata risolta una crisi semplicemente attaccando le condizioni di vita di una popolazione e fagocitando il capitale accumulato nell’apparato produttivo o altri beni capitali di cui un paese dispone. Tutto questo non funziona. Aumenta la crisi. Produce una crisi economica ancora più profonda.

Progresso: E tuttavia quello che sentiamo ripeterci da tutti i media, non solo negli USA e non solo quelli legati direttamente agli hedge funds, è che i Greci hanno fatto grandi errori, hanno creato un sistema sociale in cui si rimpinzano di tutti i benefici sociali senza dare niente, come cicale spendaccione e pigre paragonato alla serietà fiscale delle banche/formiche… Quindi sarebbe giustificato far loro espiare i peccati finanziari…

Tarpley: [Risata] Questo mi sembra l’atteggiamento feroce e barbaro che è tipico di chi vuole distruggere un sistema economico produttivo per rimpiazzarlo con cannibalismo speculativo. Questo è il linguaggio degli hedge funds. Questa è la loro giustificazione per lanciare nuove ondate speculative. Adesso arriva il paradiso dei luoghi comuni e del razzismo d’accatto. I Greci sono pigri, si sa.

E che dire dei Portoghesi? Sicuramente pigroni anche loro. La Spagna? Ma sì, lo sappiamo bene con tutte quelle sieste che fanno. E poi arriviamo all’Italia, scansafatiche con mandolini e spaghetti. Gli Irlandesi? Tutti alcolizzati. E non finirà qui. Poi magari sarà la volta degli inglesi; quante se ne potrebbero dire su di loro. Per non parlare della Germania.  Insomma ci sbattono in faccia argomentazioni puramente denigratorie presentate come analisi economiche e finanziarie.

E fatte da chi? Da ladri, da pescecani tipo questi Soros, questi David Einhorn, i grandi paladini della giustizia e della trasparenza che si sono incontrati per la famosa cena dell’otto febbraio a Manhattan. Queste sono le stesse ditte che hanno distrutto la Lehman Brothers il 15 settembre 2008 con le loro vendite al ribasso. Queste argomentazioni sono da respingere assolutamente, anche perché sono fatti da persone che dovrebbero essere in galera, da coloro che sono responsabili della crisi del 2008.

Progresso: Quindi tu dici che l’errore della Grecia è di non essere riuscita a difendersi da questo attacco…

Tarpley: L’errore madornale della Grecia è stato quello (durante il precedente governo) di invitare la Goldman Sachs che ha consigliato loro di creare una serie di derivati (derivatives) con la promessa – il classico boccone avvelenato — da parte dei reucci di Wall Street di nascondere l’ammontare del debito dello stato greco.

Così hanno dato alla Goldman Sachs la possibilità di usare queste informazioni per scatenare un attacco speculativo contro il paese.
Dobbiamo anche sottolineare che il regime della globalizzazione (di cui questi Soros, Goldman eccetera sono i grandi fautori) è un regime fallimentare. Dal 1990 abbiamo avuto un ventennio caratterizzato dalla vittoria del liberismo e monetarismo più scatenato, dal predominio degli Stati Uniti…
Questo ha distrutto tanti paesi, non solo la Grecia. L’Ucraina, l’Ungheria che erano già andate dal Fondo Monetario Internazionale. Il regime della globalizzazione non funziona, è fallimentare.

L’idea di privatizzare tutto, di cancellare qualsiasi legge e regolamento che aveva difeso gli standard di vita di un normale lavoratore ha aperto la porta al ristagno produttivo, al declino del capitalismo industriale, all’abbassamento del livello di vita.

Tutto questo non è colpa della Grecia, è colpa di quei finanzieri della City di Londra e di Wall Street che hanno insistito per la globalizzazione del mondo. Speculatori come George Soros.

Per quanto ancora, dunque, abuserete della nostra pazienza?

È giusto dire che le cose sembrano migliori di come erano qualche mese fa.

Christine Lagarde, direttore generale del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), 3 aprile 2012

La crescita ritornerà in Europa nel secondo semestre del 2012. C’è un aumento di fiducia ed è possibile credere nel ritorno del continente alla crescita.

José Manuel Barroso, presidente della Commissione Ue, 29 Febbraio 2012

Il peggio della crisi è alle spalle, ma i rischi non sono ancora del tutto scomparsi.

Mario Draghi, 22 marzo 2012

Sono volato in Asia per chiedervi di rilassarvi un po’ circa la crisi dell’Eurozona che è superata, anche grazie al più solido sentiero imboccato dall’Italia.

Mario Monti, 2 aprile 2012

Per altre brillanti esternazioni, rimando a:

https://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/03/governo-monti-o-italia-chi-cadra-per-primo-pssst-i-governi-tecnici-hanno-le-gambe-corte-come-le-bugie/

 

GERMANIA

“Cala più del previsto la produzione industriale tedesca a febbraio. Segna una flessione dell’1,3% rispetto a gennaio, contro stime di un -0,5% e dopo un rialzo dell’ 1,2% il mese precedente (dato rivisto in calo da +1,6%). Su base annua, l’indice – corretto per effetto di calendario – ha registrato una diminuzione dell’1%”.

 

SPAGNA E FRANCIA

“I movimenti al rialzo degli spread dei Paesi periferici sono dettati dalla deludente asta di ieri dei titoli di Stato della Spagna, che ha dovuto accontentarsi di una raccolta inferiore al massimo programmato, e da quella di oggi di Parigi: il Tesoro francese ha collocato tutti gli 8,5 miliardi di titoli di Stato in programma, ma ha dovuto accettare rendimenti più alti dell’ultima asta precedente”.

http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=201204051329468926&chkAgenzie=TMFI&sez=news&testo=&titolo=Le%20costruzioni%20sgretolano%20la%20produzione%20tedesca

ITALIA: MENO MALE CHE MARIO C’È

Lo spread tra Btp decennali e Bund tedeschi equivalenti a fine sessione si attesta a 372 punti dopo aver toccato un massimo di seduta di 380 punti. Il rendimento e’ al 5,44%. Il differenziale calcolato sui Bonos di Madrid resta invece sopra quota 400 a 404 punti, per un tasso del 5,77%”.

http://www.agi.it/iphone/notizie/201204051843-eco-rom0111-titoli_stato_spread_btp_bund_chiude_sopra_370_punti

CINA E REGNO UNITO

“I timori per un rallentamento della crescita economica cinese continuano a pesare sulle commodity currency, dollaro australiano, canadese e neozelandese, mentre la sterlina rimane debole dopo che il Pil inglese del 4* trimestre e’ stato rivisto al ribasso.

Il dollaro australiano e’ sceso ai minimi annuali rispetto all’euro e rimane debole rispetto al dollaro in scia ai crescenti timori “riguardo all’economia della Cina”. Gli analisti di Morgan Stanley ricordano che “ieri la Cina ha registrato un calo del 5,3% a/a sui profitti netti delle imprese a febbraio“, dato che conferma il trend di indebilimento degli indicatori del Paese.

Le vendite hanno colpito anche la sterlina dopo la revisione al ribasso del Pil della Gran Bretagna nel quarto trimestre del 2011.

Secondo Michael Saunders, economista di Citigroup, uno dei fattori principali della revisione e’ stata la spesa per consumi, scesa al -1% a/a dal -0,6% a/a precedente. Secondo l’economista, i redditi reali inglesi continueranno a scendere durante l’anno, riflettendo la bassa crescita dei salari nominali e la mancata creazione di posti di lavoro”.

http://www.milanofinanza.it/trader/dettaglio_news_trader.asp?id=201203281407292212&chkAgenzie=TMFI&sez=trader

INDIA

India: la crescita continua a rallentare.

Per Indranil Pal, analista economico di Kotak Mahindra Bank, il rallentamento nel 2012 era prevedibile a fronte del crollo della produzione manifatturiera (+3,9% rispetto al 7,6% dell’anno scorso). Un risultato che oltre ad essere il peggiore da quando è scoppiata la crisi economica internazionale, si distacca di molto anche dalla media del decennio che oscilla attorno al 9%.

http://blog.panorama.it/economia/2012/02/14/india-la-crescita-continua-a-rallentare/

 

GIAPPONE

“Gli investitori guardano ancora ai dati sul deficit commerciale in Giappone che inverte la tendenza delle esportazioni fino al mese scorso rivelatasi positiva. La preoccupazione ora è diventata una minaccia più concreta che sta spaventando i trader”.

http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=201204061001474479&chkAgenzie=TMFI&titolo=Borse%20poco%20mosse,%20sale%20il%20deficit%20commerciale%20in%20Giappone

STATI UNITI

Le spese per costruzioni negli Stati Uniti nel mese di febbraio sono scese dell’1,1% rispetto al mese precedente, facendo peggio di quanto atteso dagli analisti che puntavano su un rialzo dello 0,7%. Lo ha reso noto il dipartimento del Commercio. Rivisto in negativo anche il dato di gennaio a -0,8% dal precedente -0,1%”.

http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Economia/Usa-spese-costruzioni-febbraio-attese/02-04-2012/1-A_001357988.shtml

BRASILE

“Il governo brasiliano annuncia un nuovo pacchetto di sgravi fiscali da circa 5,5 miliardi di dollari per aiutare le industrie, unito ad una serie di prestiti agevolati. Il ministro delle Finanze, Guido Mantega fa sapere che l’esecutivo è pronto a varare un taglio dei contributi ai lavoratori in un’ampia gamma di settori, dal tessile, alla plastica, all’auto. Complessivamente il pacchetto di sgravi fiscali e’ pari a 10 miliardi di real (5,5 miliardi di dollari). Il governo intende anche iniettare 45 miliardi di real (24,5 miliardi di dollari) in una banca per lo sviluppo, per favorire prestiti agevolati all’industria. Si tratta della seconda tornata di stimoli da quando il boom economico ha iniziato a rallentare a metà del 2011”.

http://www.agi.it/iphone/notizie/201204032110-eco-rom0115-brasile_governo_lancia_sgravi_fiscali_e_aiuti_all_industria

L’Italia farà la fine della Spagna e la Spagna sta facendo la fine della Grecia e del Portogallo

a cura di jcassociati

“Con moderazione ma giustificata soddisfazione, la stampa finanziaria ha annunciato che dopo oltre sei mesi il rendimento dei titoli di stato italiani è tornato al di sotto di quello delle obbligazioni spagnole.

È evidente che questa circostanza rappresenta un’evoluzione molto positiva rispetto a solo poche settimane fa, soprattutto perché è stata raggiunta grazie ad un significativo calo dei rendimenti delle nostre obbligazioni.

Le operazioni di finanziamento a lungo termine della BCE hanno certamente contribuito in maniera sostanziale alla riduzione dei rendimenti, ma i titoli italiani ne hanno beneficiato in maniera enormemente maggiore rispetto a quelli spagnoli (per non parlare poi dei portoghesi).

Il merito va certamente all’azione del nuovo governo, che ha ridato fiducia ai mercati attraverso l’approvazione di importanti riforme, che aiuteranno il paese a tornare al pareggio di bilancio nel 2013, iniziando così un percorso “virtuoso” di rientro dell’indebitamento.

Tutto bene quindi? Può darsi.

Noi però abbiamo (forse) la memoria un po’ più attenta di tanti giornalisti e analisti, o forse ci piace fare l’avvocato del diavolo, e siamo andati a ripescare le motivazioni che, circa un anno fa, fecero iniziare un movimento inverso a quello attuale, con i rendimenti dei bond spagnoli in forte discesa rispetto a quelli italiani.

Allora, erano i mesi di marzo e aprile 2011, il governo Zapatero passò una serie di riforme, tra cui quelle delle pensioni e del contenimento della spesa pubblica (vi ricorda qualcosa?). I mercati finanziari apprezzarono, indicando la Spagna come un esempio da seguire per la serietà e l’impegno con i quali si stavano perseguendo gli obiettivi di risanamento. Proprio in quei mesi iniziò il movimento a ribasso dei rendimenti spagnoli, che li portò a fine 2011 di quasi 2 punti percentuali (sulle scadenze decennali) al di sotto di quelli italiani.

Cosa è cambiato quindi nei primi due mesi del 2012?

Oltre alla percezione nettamente migliorata sull’Italia, due “tegole” si sono abbattute sulla Spagna: la prima riguarda i dati di deficit di bilancio decisamente peggiori delle attese, sia per il consuntivo 2011 che per la previsione del 2012. Oltre a ciò il “vicino” Portogallo sembra avviarsi verso un “avvitamento” della propria posizione finanziaria in stile Grecia, con dati di deficit nettamente peggiori delle attese. Va sottolineato che anche il Portogallo aveva approvato nel corso del 2011 misure drastiche di austerità e risanamento, tanto da meritarsi il plauso delle autorità europee e del Fondo Monetario Internazionale.

È accaduto che nei paesi iberici, l’implementazione delle riforme di austerità durante una fase di generale difficoltà economica, ha creato i presupposti per una recessione più profonda delle attese; quindi meno entrate fiscali e deficit più elevati.

In un certo senso, le stesse riforme che avevano “convinto” i mercati nel 2011, hanno contribuito al peggioramento dei conti pubblici di Spagna e Portogallo invertendo la percezione e la propensione degli investitori.

La storia non si deve necessariamente ripetere, ma le similitudini tra il percorso intrapreso dalla Spagna un anno fa e quello iniziato dal governo Monti tra fine 2011 e inizio 2012 sembrano davvero numerose.

Come cittadini italiani auguriamoci che l’Italia non segua lo stesso percorso della Spagna, come investitori però non possiamo non sottolineare il rischio che la “luna di miele” tra gli investitori e i titoli di stato italiani iniziata a gennaio, potrebbe avere basi meno solide rispetto a quanto molti danno per scontato”.

http://www.soldionline.it/network/idee-investire/il-sorpasso-i-bond-italiani-rendono-meno-di-quelli-spagnoli.html

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: